mercoledì, settembre 01, 2004

Etica un nuovo modo per vivere la barca

Massimo ed Emanuela sono la coppia che ha realizzato una bellissima idea: un Boat & Breakfast a Genova. Lui, Massimo Tixi, è uno skipper con una notevole esperienza maturata, anche con gruppi ambientalisti di azione diretta e con organizzazioni umanitarie, in varie parti del mondo dall’Africa al Polo Nord. Lei, Manuela Facco, è una vivace e solare ragazza vicentina che con l’amore per Massimo ha trovato insieme l’entusiasmo per realizzare questo sogno: una barca da vivere sempre. La boat, l’imbarcazione, che è divenuta una accogliente dimora per pernottare, gustare una colazione internazionale e fare molte, tantissime, cose è un peschereccio del 1923 costruito nel cantiere di Corticello a Palermo. Inizialmente la barca si chiamava Santa Rosalia, divenne poi Filicudi per essere impiegata nella pesca a Favignana, per giungere ora a chiamarsi con una nuova veste, ma conservando sempre la classe di una vecchia signora del mare, Etica.
Etica è un nome scelto con cura poiché racchiude la filosofia che Massimo e Manuela perseguono: vivere il mare con il rispetto, l’attenzione e la conoscenza che questo richiede; quindi cibi per colazioni internazionali - poiché l’offerta è rivolta a tutti gli amanti del mare di tutte le latitudini e città del mondo- scelti con cura dal mercato equo e solidale e l’offerta di impiego della barca per l’aspetto nautico, attrezzata per l’allestimento di mostre, meeting, incontri didattici e la programmazione di piacevoli escursioni, come i giri eno-gastronomici nelle 5 Terre o puntate fino alle Baleari.
Massimo e Manuela mentre parlano della loro imbarcazione, delle molte idee per il suo futuro impiego, sanno trasmettere anche il loro amore per il mare.
Le idee sono davvero tante; tanto che vorrebbero scrivere su una fiancata della barca: “Laboratorio delle idee”. Idee che scivolano sul mare. Idee come sogni realizzabili: piccola biblioteca, saletta per presentazione libri, proiezione video, ecc…
Etica, bisogna poi dirlo, si trova in un posto fantastico: ormeggio F28 del molo Morosini, alla Marina Porto Antico, con la prua rivolta verso il Museo del Mare. Anche questo contribuisce a determinarne un suo futuro successo.
Benvenuta Etica ed a Manuela e Massimo un augurante “in bocca al lupo”.

sabato, agosto 28, 2004

Il Cavaliere a due punte

Si chiama Ghedini, ma non è l’avvocato di Berlusconi, non è Niccolò Ghedini, l’onorevole di milionario di Forza Italia, è Rudi un giovane scrittore bolognese che ha già pubblicato un romanzo, un saggio e diversi racconti ed oggi ha presentato, nello spazio intitolato a Giacomo Matteotti alla Festa Nazionale dell’Unità di Genova, il suo nuovo libro: Il Cavaliere a due punte.
Con questo piccolo pamphlet, Rudi Ghedini illustra con ironia ed intelligenza, un importante capitolo della biografia di Berlusconi: quello del Milan e del calcio; lo sport della pedata come metafora del successo.
Non è un caso che Berlusconi quando decise di fare politica “scese in campo” e dopo di lui furono in molti che decisero di diventare presidenti di squadre di calcio, di utilizzare lo sport calcistico come trampolino di lancio. Insomma Berlusconi è quello che ha “calcistizzato” la politica. Il mondo del pallone dentro la politica e la politica è andata nel pallone.
Così come Inzaghi non è mai fuori gioco, così non lo è Berlusconi: il conflitto di interessi non esiste. Il libro spiega bene attraverso gli undici capitoli (come i giocatori di una squadra di calcio) come lo sport pedatorio sia diventato con Berlusconi lo specchio, il paradigma della politica.
Per chi è amante del calcio, ne è tifoso, nel libro troverà molti spunti storici per riassumere in breve la situazione in cui versa il calcio odierno: i dieci anni che sconvolsero il calcio e si potrebbe aggiungere l’Italia.
Un capitolo divertente del libro è poi dedicato al tifoso milanista di sinistra: un personaggio schizofrenico, facente parte di una categoria masochista e da compatire, come dice Ghedini che è interista e vuole rappresentare l’altro mondo…
L’aneddotica sull’argomento trattato è grande ed anche difficile da ordinare, ma Rudi Ghedini ci riesce bene, poiché Berlusconi con il Milan, il Berlusconi sportivo e tifoso, il Berlusconi politico e capo del governo, sono legati da un filo comune: l’essere ridicolo. L’autore però rimarca come quest’ultimo aspetto non venga fatto emergere dalla sinistra che anzi avvalora e segue pedissequamente tutte le trovate, le sparate e pagliacciate del Cavaliere milanista. Berlusconi detta, con le formazioni calcistiche, anche i tempi delle uscite di quel “teatrino della politica” cui è divenuto la marionetta principale.
Il piccolo libro, “Il Cavaliere a due punte” si legge in un baleno e dopo molte risate amare alla fine si riescono a comprendere molte cose; come quella di avere semplificato la politica trasformando il paese in un’orda di tifosi. Come afferma Ghedini nelle pagine conclusive: “La scommessa è che sia questo ciò che gli italiani inconsciamente desiderano: qualcuno semplifichi la complessità sociale e la fatica della democrazia, a cui affidare una delega in bianco…”. Perfetto. Certo non è la politica adatta a risolvere i problemi di convivenza pacifica dei cittadini. Io aggiungerei l’Italia in gradinata, l’Italia divisa in due fazioni dove alla fine tutti perdono. Chissà se l’illusione del potere verrà ancora una volta smascherato con le guerre.
In chiusura della presentazione del libro, svolta con un’introduzione di Renzo Parodi del Secolo XIX, è intervenuto un partecipante che ha ricordato come il berlusconismo vincente ha trovato nel mondo dei tifosi il proprio humus; la cultura che permette questa storia e anche questo titolo: Il Cavaliere a due punte.
Renzo Parodi ha infine concluso con una breve e interessante diagnosi sociologica e di costume: sì, il calcio è un particolare elemento che scatena in Italia passioni ed i tifosi sono interclassisti, sono portatori di fedi spesso pericolose.
Si può proprio dire che niente è più serio del gioco.

Il Cavaliere a due punte
di Rudi Ghedini
Edizioni Fratelli Frilli Editori
Euro 6,50…in tutte le librerie.

giovedì, agosto 26, 2004

Popoli in cammino

A me piace il titolo della Festa Nazionale dell'Unità 2004: "Popoli in cammino". I popoli in cammino sono i popoli dei migranti; sono gli uomini e le donne che cercano di migliorare le loro condizioni di vita. I popoli in cammino sono in fondo tutti i popoli della Terra che aspirano al progresso umano. Poi leggo nell'ultimo libro di T. Terzani: "Non c'è felicità per chi non viaggia…i piedi del viandante diventano fiori". Pensando che qualcuno si illude di poterli fermare, vuole usare la forza contro questi popoli in cammino disarmati, mi fa arrabbiare. Ma non c'è da disperare. Guardateli bene quegli uomini arroganti, quelli che dicono no, perché ci sono ragioni di pulizia, di tradizione, di difesa; sono uomini bianco latte, tendente al rosa suino, hanno già perso, hanno una strana malattia: ci sono dei globuli fermi, paralizzati in prossimità dei glutei che pesano, pesano a reclamare sedili. Guardateli bene quegli uomini, hanno già perso. I popoli in cammino si curano dai vizi, spazzati via dalla fatica del viaggiare. I popoli in cammino si formano con il pensiero di cambiare, insieme a se stessi, il mondo.

svelato il mistero

Una cara amica mi ha scritto; svelato il mistero della bandana di berlusconi: è stato circonciso.

mercoledì, agosto 25, 2004

Logo Festa Unità

Di rielaborazioni dell’opera di Polizza da Volpedo, Quarto Stato, se ne sono viste molte; io ricordo ultimamente quella usata per la pubblicità di una macchina da caffè e quella per la Benetton, questa usata come logo della Festa Nazionale dell’Unità di Genova 2004, ricorda quella della Benetton. Ma si potrebbe soprassedere davanti al bel titolo che l’accompagna: “Popoli in Cammino”. Però poi, guardando il “popolo” raffigurato, mi coglie un po’ di sconforto: ma chi sono quei disgraziati?
Chi è quel tipo sorridente che si regge la pancetta e indossa le bermuda con le infradito? Ma chi sono questi simil giovani ritratti in trasferta dall’“after hour”? Potrebbero essere un popolo in cammino, ma dove va così conciato? Domande impertinenti? Forse.
Tra di loro ci hanno aggiunto uno che potrebbe essere un ultrasessantenne: è con la barba, indietro ma al centro; dovrebbe essere un pensionato che di strada ne dovrà fare poca. Forse anche per questo è l’unico e guarda a destra…la luce del sole questa volta non arriva diritta, di fronte, come nel quadro originale e il fondo non è neppure la notte della storia, ma un bianco diffuso. Anche le ombre spariscono.
Comunque il messaggio di un popolo in cammino, antirazzista e per la pace, arriva; arriva per lo straniero (colored) al centro e per il bimbo avvolto nella bandiera arcobaleno. E’ intanto però solo un “popolo”; per “popoli” forse bisognava aggiungere qualche straniero, colore e costume in più. Bisognava cogliere quel melting pot (mistura etnica) cui la società mondiale si avvia.
Ma rimaniamo fiduciosi. In fondo quel popolo ritratto, tipo “quarto stato”, dopo un iniziale sbandamento, comunica ottimismo: abbiamo bisogno di sorrisi. In fondo poi si pubblicizza una festa. Allora tanti auguri. Buona festa dell’Unità 2004.

martedì, agosto 17, 2004

Vacare


Andare in vacanza, il vacare, ha una serie di implicazioni che ricordano la diserzione, l'esilio temporaneo, l'abdicare a qualche facoltà, il liberarsi da qualche cosa, come metafora dello "staccare la spina". Il vacuum che richiama la vacanza, ovvero il vuoto, l'assenza, la sospensione, anche di un esercizio, è una forma di latitanza. Ecco si ha bisogno di questo, di una pratica che è forse anche voglia di trasgressione…chissà. Sarà il caldo?
Forse sì, sarà per quello che il “cavalier banana” è uscito per ferragosto dalla sua divisa ufficiale, il doppiopetto grigio o blu, e ha indossato la bandana. Da oggi sarà il “cavalier bandana”. Così il rappresentante del governo, l’uomo che incarna il “fare”, il fare soprattutto soldi, oggi ha fatto il suo spettacolo. Uno spettacolo, a dire il vero, triste. Si è assistito ad una trasgressione in linea con la sua banalità: accogliere ospiti importanti in privato, si pensava nella dovuta riservatezza, con il fazzoletto in testa come il giardiniere o la donna che si appresta a fare le pulizie con il codazzo di giornalisti al seguito.
Intriso in tanta bandalità, il cavaliere rideva divertito, gli ospiti si vedeva che contraccambiavano l’ilarità…ma eravano sulla costa Smeralda mentre un po’ più in là e più in giù, a Nassirya, qualcuno giocava alla guerra. Alla guerra vera.
Così quel vacare ferragostano 2004, di questo critico governo, a me pare un andare semplicemente in vacca.


venerdì, agosto 13, 2004

Amore

Un solo pezzo di te: una gamba, una mano o il seno…basta a cucinare lavoglia d'amarti.
Sì, è come un banchetto appetitoso avvicinarti con la bocca.
Ci siamo mai chiesti cosa rappresenta un bacio?Ti mangerei e mi fermo qua, a sfiorarti con la bocca.
Ti mangerei per diventare te.Così si nutre l'amore, si nutre di baci.Poi c'è lo sfregarsi, c'è da mettere in circolazione elettroni, sangue, effusioni;
c'è da scambiare emozioni, umori e sensazioni.
La ripetizione continua di gesti universali che dicono sempre la stessa identica cosa: "Ti amo".Dobbiamo toccarci, non basta scriverci o parlarci; dobbiamo stringerci, non basta vederci o sospirare.
Dobbiamo conoscerci con la pelle e poi ci potremo anche lasciare ma con la promessa tattile di frizionarci ancora.Allora con questo desiderio l'amore continuerà.
Continuerà anche senza incontrarci mai più.

lunedì, agosto 02, 2004

Serata magica:la festa di "urban night"

Serata magica quella di sabato 31 luglio; una serata di mezza estate da ricordare: la Festa Urban Night.
Con un ricco menù di animazioni, nelle piazzette e nei vicoli, si è festeggiata l’apertura del Museo del Mare: l’intervento più importante del programma di Urban2 che con il suo intervento di qualificazione urbana ha investito complessivamente circa 30 milioni di Euro, di cui 11 milioni a carico della Comunità Europea. Ma la festa è stata anche l’occasione per gustare la città notturna e i genovesi hanno risposto alla grande.
Io ho iniziato la serata di festa in Piazza Lavagna dove Federico Siriani, con le sue canzoni, dalle ore 21 ha deliziato i presenti seduti ai dehors di Caos e Exultate. Un prosecco, due stuzzichini e poi via lungo i vicoli, verso il Galata. Solo pochi metri e incontro una prima banda di dixieland, i suoni trasmettono una naturale allegria, incoraggiano anche il ritmo della passeggiata. Altra constatazione, le luci dei negozi e caffé aperti; solitamente a quest’ora nei vicoli c’è solo la luce delle lampare. Evviva anche i commercianti rispondono all’evento spettacolare.
La folla più ci si avvicina alla Darsena, più cresce. La musica di un tango attrae tutti in un punto particolare: è a due passi da una lunga coda di persone in attesa di entrare al Museo del Mare. Cosa fare? Fermarsi a gustare la musica e godersi le evoluzioni dei ballerini o aumentare la coda? L’affluenza all’inaugurazione è eccezionale, non solo per la curiosità e perché “agratis” –come si dice a Genova - ma, per l’interesse che i genovesi riservano alle navi, alla sua cultura, alla vita di mare.
La sosta per la musica argentina è d’obbligo ma poi vedendo un movimento “avanti tutta” della coda…eccomi. Pochi minuti e sono dentro; dentro il Museo del Mare che Giulio Nepi ed uno slideshow illustrano bene su Mentelocale.it.

Il viaggio nel viaggio di mare è iniziato ed ora c’è il tempo di tante soste per tante emozioni: carte, modelli, mappe, navi, immagini, cinema, suoni, luci, documenti…tutto sopra il mare. E per il sotto? Cento metri indietro e c’è l’Acquario. Insomma a Genova c’è tutto il mare: da conoscere, amare e rispettare.

Genova ha concentrato gli sforzi per racchiudere il suo sapere marinaro e la sua ragione in questo Museo del Mare. Costruito nell’ambito di GeNova 2004 rimarrà come segno permanente a ricordarci quest’evento e insieme per rimarcare la sua vocazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di continuare la sua vita per il mare.

Le emozioni di questa bellissima serata non sono ancora finite, all’uscita del Museo del Mare mi ritrovo in Via del Campo e nella piazzetta Vittorio De Scalzi, dei New Trolls, sta cantando una canzone di Faber De Andrè. Era appena finita l’esecuzione di “Quella carezza della sera…” che De Scalzi concluderà il ricordo di De Andrè, con l’amico Gianni Tassio, riproponendo “Via del Campo”. Tutti i presenti cantano insieme e il momento è fantastico. Raggiunta via Garibaldi ormai è mezzanotte ed i Black Fusion in Piazza della Meridiana hanno appena messo via gli strumenti; la via però è animata come fosse di giorno, anzi di più, ma non erano partiti tutti con il week end del primo agosto? Speriamo che una serata così si ripeta. Sarebbe un sogno farla diventare l’estate genovese?

giovedì, luglio 29, 2004

In ricordo di Terzani: una sola vita non basta

La notizia della morte di Tiziano Terzani mi raggiunge mentre sto leggendo il suo ultimo libro: “Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo” che prende spunto dalla scoperta dell’autore di avere un tumore, anzi tre. Lo scrittore e giornalista di numerosi libri, reportage, saggi e racconti scriveva nel suo ultimo libro: “a pensarci bene, dopo un po' il viaggio non era più in cerca di una cura per il mio cancro, ma per quella malattia che è di tutti: la mortalità”; questa nostra mortalità ce l’ha raccontata attraverso le sue innumerevoli vite.
Sì, per me Terzani ha dimostrato quante vite possiamo vivere, quanta ricchezza disponiamo, quante possibilità di conoscere e rinascere abbiamo e non usiamo; di più poi ci ha dato una grande lezione di tolleranza, interesse, se non amore per gli altri.
Ho iniziato a conoscere Terzani nel lontano 1975 quando con il suo celebre reportage, poi riportato nel libro “Giai Phong! La liberazione di Saigon” (1976),  raccontò la presa di Saigon da parte delle forze vietcong. Fu uno dei pochi giornalisti rimasti a Saigon e Dopo avrei letto “Pelle di Leopardo”; “La porta proibita”; “Buonanotte signor Lenin”; “Un indovino mi disse” e “In Asia”. In ultimo poi avevo apprezzato il suo “Lettere contro la guerra” cui rispondeva a Oriana Fallaci, fiorentina come lui, al suo libro “La rabbia e l’orgoglio” contro l’islam, con grande intelligenza e senza mai trascendere in insulti.
Egli, come racconta, ha lasciato l’Italia giovane iniziando come corrispondente, scrivendo in tedesco, per il settimanale Der Spiegel, è vissuto in molti paesi dell’Asia ed in ognuno ne ha assorbito la cultura ed i costumi; aveva poi scelto, dal 1994, l’India come sua ultima dimora trovandovi in essa la sua “ragione” per le ragioni altrui. L’India è infatti un paese di antica tradizione, civiltà e cultura religiosa che ha accettato tutte le altre varie religioni e tradizioni senza cercare di convertire nessuno come invece fanno l’Islam e il cristianesimo che sono religioni “aggressive”. “Ogni religione ha una sua bellezza ed il mosaico delle diverse religioni non fa che arricchire l' insieme dell' umanità…qualcuno qui si chiede giustamente perche' si debba celebrare anche qui la fine di un secondo millennio, calcolato secondo un calendario fondato sulla nascita di Cristo, il cui nome non sarebbe che una variazione del dio Krishna nato in India molto prima e la cui capitale, ora sotto il mare, e' appunto oggetto di grandi scavi archeologici per essere riportata alla luce.”. Così Terzani scriveva in un articolo del 1999.
Ancora scriveva in quegli anni: “L'India è una straordinaria cassaforte di umanità, una gigantesca arca di Noè stivata di uomini di tutte le epoche, di tutte le civiltà, di creature ancora non addomesticate e deformate dal progresso, ancora non indebolite dal vivere urbano e fra cui potrebbero essere sopravvissuti anche dei seguaci di Giove. Eppure proprio oggi anche quella immensa riserva sta per appiattirsi, per eliminare le sue interne diversità. Le cause ultime sono sempre le stesse: la razionalizzazione, le regole di mercato, la logica dei commercianti. Le antiche società sapevano che non si poteva lasciare a costoro la gestione del mondo e non a caso Confucio, sistematizzando la struttura piramidale della società cinese relegò i mercanti al livello più basso, dopo i sapienti, i militari e i contadini. Oggi le società moderne hanno rovesciato quella piramide ed i mercanti con la loro etica, la loro estetica sono in testa a tutti”.  
Terzani con la sua vita mi ha fatto pensare che una sola vita non basta a vivere tutta la diversità che esprimiamo come umanità. Una sola vita non basta a raccontarci.
Allora? Allora noi siamo ancora perché siamo anche…siamo mille cose senza esserne in fondo nessuna; siamo parti di un Tutto che, a cercarlo bene, è in seno ad ognuno e se sapessimo interrogarci profondamente non solo conosceremmo noi stessi, ma conosceremmo anche l’altro. Conosceremmo così l’islamico, l’ebreo e il cristiano come l’indù, l’ateo o il buddista e non è utopia dire che conosceremmo la pace.
Io ho conosciuto Tiziano Terzani attraverso i suoi libri e mi pare di aver fatto con lui un bel tratto di strada, di avergli camminato a fianco pur restando seduto qui nella mia casa. Ora che Tiziano è scomparso penso che ora sia il suo spirito a camminare con me. Grazie Terzani.

domenica, luglio 25, 2004

Devolution

Mio articolo pubblicato ieri sull'Unità
Scuola, Sanità, Polizia, Fisco, queste sono le competenze che la cosiddetta devolution vuole trasferire alle Regioni, ma si parla dei costi? La realizzazione di questo tipo di federalismo è compatibile con le attuali risorse economiche e la promessa di abbattimento delle aliquote fiscali? No. Anche per questo motivo l’attuale governo dimostra tutta l’incompetenza e l’avventurismo possibile.
Se questa accozzaglia di ministri, con in testa Berlusconi, non viene fermata per l’Italia si prospetta un patatrac economico e istituzionale le cui conseguenze saranno gravi e imprevedibili.
Ormai ognuno nel governo corre per conto suo: riforma pensionistica, manovre economiche con tagli a quegli enti locali cui dovrebbero essere destinate le risorse per la devolution, promesse e determinazioni di diminuire le tasse senza spiegare dove reperire le risorse finanziarie per la copertura dei mancati introiti, sanità in discesa e costi in salita, scuola gettata nel caos- pronta a soccombere a scapito delle private- con le competenze date alle regioni per farla diventare fucina di interessi locali. Non parliamo poi della polizia regionale…
Ma si riesce a comprendere che dove esiste il federalismo sono stati federati stati e grandi comprensori geografici? Cos’è questa devolution che decentra poteri in Calabria, Liguria e nel Molise come fossero stati a sé? In Italia esistono già le autonomie locali e grandi possibilità di decentramento dei poteri applicando bene o perfezionando le attuali leggi. Dove ci porterà la devolution? Solo a mantenere come ministro Calderoli? Meno male che poi ci dovrà essere un referendum e allora si scoprirà che quei leghisti sono una minoranza della minoranza. 

 

sabato, luglio 24, 2004

Al concerto di Joan Baez

Serata da reduci? Poteva esserlo quella del concerto di Joan Baez all’Arena del Mare nel Porto Antico di Genova, ma per la sentita partecipazione e l’eterogeneità del pubblico non lo è stata: si è assistito invece ad una bella serata di buona musica.
L’ex ragazza di Bob Dylan a Woodstok, l’usignolo d’America, è oggi una signora sessantenne che emana un elegante fascino: con il tempo si è affinata e la folksinger, di tante battaglie per la pace e i diritti civili, oggi si presenta con classe, semplicità, con la sua immutata bellissima voce.
Ha aperto il concerto Jhos Ritter e subito si è entrati nel clima di quella musica folk americana che ha portato al successo Joan Baez. Josh Ritter è bravo, niente da dire, è un nuovo talento della musica americana e anche se per essere eccentrico si presenta nell’arena estiva in giacca e cravatta ci trasporta in alto con le sue sonorità vellutate fatte da sola voce e chitarra. Per qualche istante a me è parso di ascoltare quasi un Jacques Brel in “Le Plat Pays”…ma qui c’è un Bob Dylan in salsa dolce, un Tom Pretty reinterpretato, c’è il cuore della musica folk-rock. Quindi un giusto prologo nell’attesa di Joan che si fa subito perdonare per il piccolo ritardo attaccando con “Farewell Angiolina”; subito dopo una canzone, Deportees, dedicata a Michael Moore, l’autore anti Bush di “Fahrenheit 9/11” e vincitore con questo film della Palma d’Oro 2004 a Cannes.  Poi arriva l’applauso più intenso di tutta la serata, con il pubblico si alza in piedi commosso, quando Joan Baez dice: “Chiedo scusa per quello che il mio governo sta facendo nel mondo”. Joan Baez non è cambiata; con forza e semplicità ribadisce concetti antichi e sempre attuali. Grazie Joan.
Si prosegue con “Christmas in Washington” e qui ricorda che lo spirito dei grandi uomini ritorna. Ritorna Ghandi, ritorna Luther King, ritorna Woody Guthrie e con quest’ultimo si intende anche l’anima popolare della musica, la sua coerenza.
Il concerto continua con “Diamon and rust”: “We both know what memories can bring. They bring diamonds and rust” - entrambi sappiamo cosa possono portare i ricordi. Portano diamanti e ruggine- e qui i nostri ricordi vengono spolverati con alcune canzoni italiane: c’è un grande prato verde…c’era un ragazzo che come me amava i bestles e i rolling stones…
Bellissimo per me è stato vedere una giovane con il telefonino rivolto verso il palco gridare: “Senti mamma? Senti è Joan Baez”; in quel momento stava cantando “Here’s to you Nicola and Bart, Rest forever here in our hearts” accompagnata dal pubblico. Era iniziata la serie di bis. 
Una carrellata di successi conclusa con “Forever young”. Sì, Joan, non ci sono reduci, ci sono dei sempre giovani che seguono altri giovani per continui ideali.

martedì, luglio 20, 2004

Di poesia ne so


Ascoltate me che di poesia ne so: sono un poeta;
lo sono come potreste esserlo voi.
Io sono un poeta perché ho sentito le poesie,
ho sentito le vostre e scritto poi le mie. 
Io sono un poeta per un semplice fatto:
so arrabbiarmi ridere e piangere;
dite che non basta? C’è qualche altro sapere?
No, sono un poeta perché ho un contatto,
scendo o salgo con voi aggrappato alle stesse corde,
poi descrivo quello che succede:
la realtà di un’intima comune condizione.
Scopro allora tutta la bellezza che ci rimane;
ci rimane tra le mani…
ed è solo un caso se qualcuno poi stringe una penna.
E se uno sono io, di poesia ne so.

domenica, luglio 18, 2004

Dolore e trasformazione

 
Per chi sa superare il dolore più grande come la perdita di un figlio, di un genitore o della persona amata e continuerà a vivere con forza e coraggio, diverrà un re o una regina della vita.
Non si tratta di diventare sordi al distacco, alla separazione da cose e persone amate. Non si tratta neppure di diventare automi capaci di rimuovere i propri sentimenti; non c’è vita più nobile che superare una tragedia personale proseguendo nel futuro con l’accettazione del cambiamento, della trasformazione agita ora che quella presenza cui eravamo legati sentimentalmente non c’è più. Che cosa rappresentava quella persona persa? Basavamo forse la nostra felicità sulla presenza di quella?
In quei momenti di sofferenza non ci sarà nessuno a sostenerci e quel burrone che si apre davanti a noi potrà inghiottirci. Soffrire una perdita è naturale ma è possibile trasformare il dolore in conoscenza, in comprensione che quell’enorme vuoto lasciatoci dentro può essere il luogo dove non cadere ma imparare a volare.

Razza ariana

Ogni tanto qualcuno prova a progettare una “razza ariana”, concependola come frutto di uomini e donne, con un pedigree di “pura razza nordica ariana”, da ospitare in una fattoria; altri saltano l’ostacolo cercando di farli in provetta e altri ancora ci provano provando a clonare campioni umani perfetti.
Per tutti poi ci pensa la natura, ancorché prima degli uomini, a stendere un velo pietoso. Infatti leggo la notizia di un tal  Jürgen Rieger, di spiccate simpatie neonaziste, che ha fallito nel suo progetto per la mancanza di materia prima: uomini di pura razza ariana. Evviva i bastardi è dovuta a loro la salvezza del mondo.

sabato, luglio 10, 2004

Viva i pompieri di Viggiù

Un anziano di 75 anni, forse è meglio dire vecchio, infatti un gerontologo famoso ha detto che la vecchiaia inizia per effetto dell'attuale allungamento della vita a circa 74 anni, dice di essere entrato nella 4° età: l'ultima? Ma non era quella, la terza età? Mah!
Il vecchio leggendo i giornali è venuto a sapere che in agosto non sarà più parcheggiato al supermercato, reparto salumi, formaggi e surgelati per difenderlo dal caldo, ma nella caserma dei pompieri. Evviva, passerà dalle vacanze con vista su talleggio, soppressata e sofficini findus a quelle su pertiche, scale antincendio e carri anfibi. Di più ricorderà il film e la canzoncina: "Viva i pompieri di Viggiù che quando passano i cuori infiammano. Viva i pennacchi rossi e blu…". Che bello; lui è anche genoano.
Ma che bella pensata; ecco chi l'ha fatta: quelli del governo che si scoprono della terza età, della seconda repubblica ma che come idee sono rimasti alla prima…alla prima guerra mondiale che qualcuno definì "igiene del mondo". Andiamo bene. Proprio bene.

sabato, luglio 03, 2004

Dai, raccontacene una

Quello che si è consumato tra venerdì 2 luglio ed il sabato successivo è tra le giornate più nere del governo Berlusconi II; il ragioniere Tremonti, il mago della finanza creativa e dei condoni su tutto si è dimesso: per il governo un brutto giorno, per me un sollievo. Anzi, a questo punto mi manca qualcosa; mi manca una barzelletta del premier: su dai Berlusconi raccontacene una. Fai vedere che il tuo ottimismo va oltre le frontiere; fai vedere che dopo il "pat…pat" sulla tua pelata a Bruxelles sai riacquistare punti. Diamine, hanno proprio tutti perso la stima? Dai Berlusconi raccontacene una, raccontaci l'ultima…tu la sai.
Una barzelletta ti salverà: ci farà vedere di che pasta sei; ci dimostrerà che quello che succede non è una cosa seria e una risata seppellirà tutti. Tutti voi.

Marlon Brando è sempre lui

Marlon Brando era il mio cinema di allora, era l’eroe dei film della mia gioventù; il primo film che me lo fece conoscere e ammirare fu “Fronte del Porto” di Elia Kazan. Quel cinema non si esauriva nelle “prime visioni” e seguiva un lungo percorso in tante sale di periferia e di piccoli paesi che durava anni; la televisione sarebbe arrivata dopo a riproporli ma intanto il mito, il campione, c’era già.
In quel film che gli valse l’Oscar, Marlon Brando, interpretava Terry Malloy, un ex pugile che prendeva un sacco di botte per riscattarsi e schierarsi dalla parte degli oppressi: nasceva un eroe diverso, pieno di contraddizioni, ribelle e liberal insieme, che voleva cambiare le situazioni d’istinto; voleva ottenere giustizia e diritti affermandosi con la sua personalità. Insieme a Brando arrivarono Paul Newman, Clift Montgomery, James Dean ed Elvis Presley; arrivarono i modelli di una nuova generazione, di una gioventù definita “bruciata”. Via le cravatte e le giacche, era l’ora del giaccone a quadri rosso e nero di Terry Malloy e le ragazze diventavano tante Eva Marie Saint, Edie Doyle. Era l’ora del giubbotto di pelle nero de “Il Selvaggio” e le ragazze si chiamavano Kathie…un onda lunga che ha attraversato marce per la pace in Vietnam, contestazioni al perbenismo, al conformismo, bisogni di nuovi rapporti sociali scalciando l’ipocrisia, quasi una rivoluzione. Quasi.
Ecco arrivare nel 1972, “Ultimo Tango a Parigi” di B. Bertolucci e Marlon Brando è Paul un eroe negativo, il fallito, un uomo alla deriva che si interroga e ci interroga su un destino ineluttabile tra sesso e morte. Eccolo ancora Brando- Paul; eccolo ancora mito e grande cinema. Oggi la notizia: Marlon Brando è morto. Morto? E chi lo dice? Quel cinema non c’è più ma quei sentimenti che Brando attore ci ha saputo trasmettere ci sono sempre e “Marlon Brando è sempre lui”; come canta Luciano Ligabue.

martedì, giugno 22, 2004

da Silvano Agosti

Oggi ho trovato in un’intervista di Silvano Agosti una corrispondenza di idee per me molto importante. Trascrivo il passaggio dell’intervista che mi ha colpito e in cui mi ritrovo:
“…Credo che ogni persona debba essere l'autore del proprio destino del proprio vivere. Vorrei trasferirvi rapidamente queste tre condizioni profonde della mia visione del mondo. Sono condizioni impossibili da sradicare dalla mia incertezza . La prima é che ognuno di noi è all'origine, assolutamente, un capolavoro anche solo da un punto di vista biologico... La seconda convinzione é che voi vivete una volta sola e non due. La terza é che ognuno di voi non è mai esistito prima e mai esisterà dopo. Per queste tre ragioni è fondamentale che ognuno ci si rapporti a se stesso e agli altri come ci si rapporta ad un capolavoro. Se voi avete scoperto nella vostra soffitta un quadro di Van Gogh non credo che lo utilizzerete come vassoio per portare il caffè, anzi, lo metterete nel luogo più bello della casa e lo proteggerete. Questo senso di venerazione verso un capolavoro lo dovete trasferire su voi stessi e su chiunque incontrate...”.


sabato, giugno 19, 2004

Il Trattato Costituzionale UE

Ho letto con interesse il Trattato Costituzionale unico, approvato dal Consiglio Europeo, è un grande risultato; un evento storico che ci aiuta a guardare al futuro, in questi momenti difficili, con un po' di serenità. L'UE ha ora una carta che ne sancisce i principi fondativi, le regole e le finalità.
Dopo il Preambolo ci sono i primi tre articoli della Costituzione Europea che stabiliscono le definizioni e gli obiettivi dell'istituzione degli Stati uniti d'Europa; come si possono intendere? Da un punto di vista filologico il testo è sintesi di quei valori ispirativi la democrazia occidentale; così l'articolo 1 è una premessa politica, quasi a rimarcare differenze anche linguistiche, al vero corpo ideale rappresentato dall'articolo 2. Sì, in questo secondo articolo troviamo i nostri ideali; troviamo la nostra storia, le nostre aspirazioni e, anche senza riferimenti a valori cristiani diretti, si comprende che l'uguaglianza, la libertà, la giustizia e la solidarietà senza nessuna discriminazione sono nati in questa civiltà: sono radicati dopo un lungo percorso filosofico e riassunti dal libro più grande, dal Vangelo.
L'articolo 3 dopo richiama alla pace, al benessere, alla sicurezza, al mercato unico e libero -"nel quale la concorrenza è libera e non distorta"- per una crescita economica e sociale…ben detto, resta ora da metterle in pratica, si spera con una tranquillità in più: nessun paese si troverà d'ora in poi da solo ad affrontare totalitarismi e dittature. Nessun paese, non dimentichiamolo, di quelli che hanno dato origine a tutte le guerre mondiali, dichiarerà più guerra al vicino. Speriamo infine che serva anche a correggere quelle "storture" democratiche oggi presenti.

venerdì, giugno 18, 2004

Visioni

Ieri sui giornali genovesi campeggiava la notizia della comparsa dell'immagine di Padre Pio su la statua del Cristo degli Abissi in mostra dopo il reastauro. Questa è la mia opinione.

Il Cristo degli Abissi ci porta proprio negli abissi, quelli della mente e quella macchia dovuta ad un effetto di luci, dovrebbe essere letta come un test di Rorscharch, ovvero un sistema per individuare le nevrosi.
Già ritengo Padre Pio un santo che riporta indietro la fede di secoli: le sue stimmate e miracoli sono per me la testimonianza di una chiesa italica e discutibile sia esteticamente che spiritualmente; oggi la sua visione dimostra un inconscio collettivo sempre pronto a darci risposte sopranaturali a problemi quotidiani irrisolti.
Altro che sacro e religioso in quelle visioni si annida una fede diventata creduloneria e scoop; il sopranaturale divino e il “miracoloso” sarebbe poca cosa ed anche ridicola se divenisse lo scudetto di un frate da apporre all’emblema di un Cristo di bronzo.
Indirettamente la notizia e il suo “peso” mediatico ci rivelano non solo una nevrosi ma anche la schizofrenia di un’informazione che relega la guerra, in Iraq e nel mondo, in trafiletti interni…ecco a cosa serve forse Padre Pio.

giovedì, giugno 17, 2004

Impressioni sul voto

A mio parere nessuno può dirsi contento dei risultati elettorali; però se interpretati come una svolta del consenso berlusconiano allora c’è d’avere fiducia per un reale cambiamento della politica.
Queste elezioni hanno dimostrato che esiste uno zoccolo duro del 20% che non sarà facile scalzare; però bisogna ricordare che il berlusconismo esisteva nella società ancora prima di Berlusconi: era iniziato con “l’edonismo reaganiano” -ve lo ricordate? – poi con il craxismo si era affermato in Italia. Yuppy divenuti politici e quindi politici come falsi manager; affaristi come ideologi, partiti come bande armate di mazzette…Berlusconi aveva raccolto una eredità tutta sua e che l’insipienza della sinistra non era riuscita a trasformare.
Ora ci vorrà forse tempo ma un’inversione politica, che riflette anche un cambiamento di costume, è in atto; la crisi economica non permette apparenze: i ricchi torneranno ad essere i ricchi e una griffe non fa primavera.
Mentre scrivo una radio paradossalmente sta trasmettendo Renato Zero che canta: “I migliori anni della nostra vita…tienimi forte che nessuna notte è mai infinita…i migliori anni della nostra vita…”. A pensarli forse potevano anche esserli, quelli dell’edonismo e del berlusconismo, ma solo per un dato anagrafico, ora meno male che si stanno esaurendo. Rimanendo con Renato Zero sarà che “si sta facendo notte”?. Notte naturalmente buona.

Un bell'acquisto


Ho votato Marta Vincenzi ed è stata eletta al parlamento europeo con oltre 150.000 preferenze: un successo strabiliante per una candidata ligure che era conosciuta solo nella provincia di Genova e dintorni.
In campagna elettorale l’avevo avvicinata e gli avevo proposto l’acquisto del mio libro “La poesia come un accidente”, lei ha accettato e allora le dissi che le avrebbe portato fortuna. Le segnalai una poesia che lesse subito e vi trovò lo spirito che l’animava in quel momento. Eccola:

Cosa vediamo quando guardiamo un uomo?

Se quando guardiamo un uomo non vediamo un ricco o un povero, un bianco o un nero, ma noi vediamo un uomo...
Se quando guardiamo un uomo non vediamo un cattolico, un ebreo o un musulmano, ma noi vediamo un uomo...
Se quando guardiamo un uomo noi vediamo semplicemente un uomo, vediamo una poesia, vediamo una via all'umanità...
Se quando guardiamo un uomo noi quell'uomo lo vediamo, lo riconosciamo un passeggero come noi e lui ci vede uguali,
è perché abbiamo davanti un uomo intero.
E' perché siamo liberi.
E' perché abbiamo preso il sentiero indicato da Yeats: il sentiero di sinistra, quello che ci ha fatto abbandonare la maschera sociale facendoci conservare uno strano pudore che ci fa salutare agli incroci.

Ecco è semplicemente questo che vorrei di nuovo: è cambiare il nostro sguardo insieme all'anno, al secolo e al millennio.
E' cambiare l'uomo?

Davvero un bell’auspicio.

domenica, giugno 13, 2004

La poesia è già scritta

La poesia è già scritta; arriva con parole conosciute
Parole semplici con significati profondi che toccano tutti…
E non serve evocare cuori, amori, cieli e angeli, colombe e colori
E non servono rime, ripetizioni, andare a capo o ritornare sui propri passi
Quando arriva la poesia, tu la riconosci e ti meravigli
Ti meravigli come un bambino che scopre quello che c’era sempre stato.

sabato, giugno 12, 2004

Ogni città

Per me ogni città dovrebbe avere una chiesa, una sinagoga e una moschea; ogni città dovrebbe avere una piazza, una scuola ed un teatro. Ogni città, per chiamarsi tale, dovrebbe avere anche una pensione, un’osteria ed una biblioteca.
La città dovrebbe poi essere il luogo dove incontrare sempre gente nuova, oppure incontrare le stesse persone o ancora il posto dove non incontrare mai tutte quelle che l’abitano.
Però la città dovrebbe essere di tutti, così la penso seduto in Piazza De Ferrari mentre davanti mi passano persone indaffarate, tutte con la premura di raggiungere qualche altro posto e chi sta fermo e silente come me, qua davanti a Palazzo Ducale, riflette.
Però la città, e sì che ci conosciamo, poi ci divide: c’è qualcuno che la città la vuole diversa, c’è qualcun altro che la considera solo sua; c’è chi la pensa come la sua casa e chi solo una strada.
Però la città, ma chi l’ha fatta grande? Sono senz’altro, oltre che quelli che vi sono nati, tutti quelli che vi sono arrivati da fuori, da lontano: sono gli infiniti migranti che hanno portato una pietra; sono le persone innamorate che l’hanno sognata come dimora, sono quelli che l’abitano con il senso ospitale di far cittadini tutti. Siamo noi che accogliamo donne e uomini; ecco la città è dare il benvenuto.

giovedì, giugno 10, 2004

Mie poesie antiche

Alcune mie poesie scritte tantissimi anni fa ed ora ritrovate in un quaderno ingiallito:

Una stella

Allontanarsi dalla Terra
Arrivare ad una stella
E di là mirare un punto
Un punto, qualcosa di astratto
Un punto di punti: noi
Noi concreti nel pensiero
Il pensiero che tocca una stella
Ma si è uguali: punti.

Milena dalla voglia d'amare

Sea shell di Santo and Johnny
Passi lenti e fremiti nuovi percorsero il tuo corpo tra le mie braccia
Inesorabile è l'amore quando si ha voglia d'amare
Un lungo respiro ed un sì, fu l'ultima cosa prima che con un bacio
entrasse lo spirito d'amore
Poi altri fuggevoli baci percorsero tutto il tuo viso,
dai lobi al naso, dal mento alla fronte
E solo si soffermarono nell'oasi della tua bocca
Cingendoti di baci ci siamo amati
Milena dalla voglia d'amare.





martedì, giugno 08, 2004

Ancora Suq


Venerdì scorso si è aperto il SUQ, manifestazione culturale che da anni anima le iniziative culturali della città di Genova. Per quest'evento ho scritto:
Ancora il Suq, ancora incontri, scambi e cultura. Ancora il Suq, ancora ritrovi arabi, sudamericani ed orientali. Ancora il Suq a Genova dal 4 a 14 Giugno alla Piazza delle Feste nel Porto Antico.
Ogni volta con il Suq si realizza una scommessa e sono 6 anni con questo che il questo si materializza come d'incanto per farci respirare suoni, odori e colori di terre di fronte e lontane; di mondi esotici e misteriosi che poi scopriamo avere qui da noi.
Ogni volta Carla e Valentina, le menti ideatrici ed organizzatrici dell'evento Suq, sanno raccontarci qualcosa di diverso; questa volta con il progetto: "Il viaggio che gli altri ci portano" uniscono il viaggio fantastico che si compie con la lettura di un libro con quello della cultura che si concretizza nelle forme artistiche più varie e negli oggetti trovabili all'interno del medesimo Suq.
Così il Suq e il Salotto del Libro trovano in questa sesta edizione un connubio foriero di nuove conoscenze. Così è accaduto che, dopo lo spettacolo seguitissimo delle danzatrici del ventre, Piero Tarallo giornalista e viaggiatore ci ha portato in giro per il mondo raccontandoci qualche luogo affascinante e sconosciuto dei suoi numerosi viaggi.
Così viaggio e suq sono complemento di una sintesi culturale: i mercati che si incontrano in tutti i paesi raccontano costumi, usi, tradizione e con gli scambi di merce fanno camminare e conoscere la cultura di ognuno; insomma la storia di una frittata, di un biscotto, di una spezia o un tessuto sono anche la storia di un popolo, sono il loro viaggio…sono la vita.
Abbiamo ora tempo fino al 14 giugno per fare un grande viaggio fermandoci all'interno del Suq. Abbiamo, sotto la tensostruttura del Porto Antico, l'occasione di fare nuove conoscenze e insieme cultura.

lunedì, giugno 07, 2004

Allora, oggi una poesia

Questa sera sono andato in radio; su radio Mie TerreRadio – la web radio delle emozioni: http://pietrob.net/. E’ stato un momento piacevole e utile per conoscere oltre che Pietro Busalacchi, l’inventore, l’ideatore, il conduttore, il gestore…insomma il deux machina della radio che mi ha fatto una bella sorpresa.
Così ho preso il suggerimento di mettere nel blog qualche poesia che è nel mio libro appena pubblicato da Carroggio Editore: La poesia come un accidente…
Allora:
Scrivere l'amore
Scrivere l'amore è l'amore banale
L'amore ha sempre le stesse parole
L'eterna rima con l'eterno cuore
Allora che è di più di dire ti amo e basta
E ascoltare il silenzio che viene poi?
Il silenzio di un nostro abbraccio
Mentre ci aggrappiamo l'un l'altro
E siamo fuori e dentro l'un l'altro
Ed è tutto
Scrivere l'amore è l'amore unico
L'amore ha gli stessi occhi, le stesse labbra
Promesse ardenti e visi chiari
Allora che è di più di dire ti amo e basta
E lasciare cadere le nostre difese e i vestiti?
Ci tocchiamo nudi e niente ci doniamo
Siamo con noi e siamo l'uno con l'altro
Ed è tutto

giovedì, maggio 27, 2004

A futura memoria

La voglia di cemento dei "comandanti" è sempre tanta. Non è quindi un caso che il "nostro" - per me più "loro"- oltre che un mausoleo dove depositare quando diverranno immobili, dato il fatal sospiro, le sue spoglie e qualche villa, ora pensi ad un anfiteatro finto greco più un approdo incavato nella roccia in uno dei posti più esclusivi della Sardegna cui nessuno è permesso costruire.
Penso che quella colata di cemento diverrà il monumento al conflitto di interessi per molti ritenuto solo virtuale. Ecco che con quel cemento il conflitto diverrà tangibile, concreto e soprattutto una testimonianza a futura memoria: poiché nessuno "sa quando una simile orma di pie' mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà".
Coraggio, la Terra ne vede sempre di queste storie; ne vede di scempiaggini.
Fra qualche secolo una torma di turisti scenderà ripide scale per mirar le attuali costruzioni divenute antiche rovine…una provvida guida lo dirà: "Queste erano rovine anche allora, nell'era di un certo…Perlustroni?".

mercoledì, maggio 26, 2004

Ma chi scrive la storia?


Ma chi scrive la storia? Non mi direte che oggi la scrive questo governo; che la scrivono i ministri e i loro sottosegretari…la storia la scrivono involontariamente gli uomini immobili nei letti di tortura: la scrivono i malati della vita, la scrive chi rivolge il suo pensiero oltre il tempo dell’attualità.
Perché ci ostiniamo a chiamare storia le volontà di un potere politico, che seppur eletto non incide per nulla nella nostra letteratura? Già, la storia la fanno i poeti e la loro realtà; per il resto gli altri si ostinano a ripetere lo stesso racconto, un già visto che ognuno sà.
E’ forse storia il racconto di una guerra? Il conteggio dei morti tra le parti? Oggi uccisi 3 soldati americani e 37 civili iracheni…cronaca del furore e della malvagità; riassunto dello spreco e dell’indecenza, del gettare via quello che poteva essere storia ed invece è inutilità.
La nostra storia è intima e ben diversa: è la conquista di un sapere nostro con sacrifici e amore. La nostra storia la scriviamo noi, la scriviamo parlandoci da uguali; la scriviamo anche inventandoci altre storie ma conoscendoci per ciò che realmente siamo.

venerdì, maggio 21, 2004

La storia? Un tutto.
Leggo ad un certo punto nel libro, Verso Santiago di Cees Nooteboom, questa frase: ”Se i musulmani non avessero conquistato la Spagna nel secolo VIII, gli spagnoli non avrebbero conquistato l’America nel XVI secolo. Paradosso? No, realtà”. Sarebbe un paradosso se fosse accaduto l’opposto; ma la storia è solo quello che è accaduto. Tutto quello che è accaduto.
Dopo la cacciata degli arabi dalla Spagna, l’Europa e così poi l’America ha prosperato nel cristianesimo; con questa religione, che indica anche una via di liberazione, l’uomo ha costruito la civiltà più potente. Oggi ci troviamo sempre con gli stessi valori, ma questi si sono svuotati e reggono solo all’apparire: un bel vestito di rappresentanza per santificare la festa. Ora se i musulmani non ci interrogassero sul nostro ruolo e non mettessero a nudo il degrado del paesaggio della nostra anima ecco che non si compirebbe un’altra palingenesi: quella di ritrovare se stessi perché ci sono gli altri.
Come si può pensare di far da soli? E’ dagli arabi che abbiamo imparato l’astronomia e la matematica per ricercare quell’unità divina e della natura che poi insieme forma l’universo. Noi non siamo solo cristiani o musulmani, arabi o americani, europei od asiatici, noi siamo un mondo. Siamo unità.
E se io devo scegliere una parte, non chiedo a chi l’ha di rinnegare la fede ma, lasciatemi una ragione piccola che può diventare nostra, di tutti.


lunedì, maggio 17, 2004

Cosa dicono gli iracheni?

“Restiamo in Iraq, ce lo chiedono gli iracheni”. Così qualche giorno fa dichiarava Frattini, il ministro degli Esteri. L’altro ieri lo stesso ministro riprendendo le affermazioni di C. Powell, diceva: “Resteremo in Iraq solo se gli iracheni ce lo chiedono”. Ma come non aveva detto che ce l’avevano già chiesto? Dopo Bush annuncia che l’esercito USA rimarrà in Iraq anche dopo il 30 giugno data di insediamento del nuovo governo iracheno: “Gli iracheni ce lo chiederanno, dobbiamo garantire la sicurezza del popolo iracheno”. Quindi si sa già che ce lo chiederanno. Questa volta il “nostro” Frattini sta zitto. Meno male.
Queste dichiarazioni fanno capire un paradosso della comunicazione: gli iracheni possono dire tutto e il suo contrario. Si potrebbe rispondere: “Andiamo via dall’Iraq ce lo dicono gli iracheni”, la dichiarazione può essere vera. Anzi ce ne potrebbe essere anche un’altra e anch’essa vera: “Perché siete venuti in Iraq?”; così ci interrogano gli iracheni.
Già gli iracheni sono tanti e ognuno ha delle sue opinioni che possono essere riportate a proprio interesse; ma quale è la verità? Qualcuno ha fatto un referendum? No, ognuno si è fatto la sua opinione e la supporta con quello che “dicono” gli iracheni…oggi noi leggiamo invece che sparano. Sparano sul serio e c’è un primo morto in combattimento. Cosa dicono gli iracheni? Come i nostri leghisti: “Padroni a casa nostra”. E andatevene.

giovedì, maggio 13, 2004

Noi e la tortura

C’è un filrouge che accompagna tutti i sistemi di tortura perpetuati dagli uomini in guerra e no, è nel ritenere “l’altro”, l’occasionale nemico, sempre di una razza inferiore. C’è anche la componente di farsi trascinare da un inconscio collettivo arcaico, quando l’uomo terrorizzato cercava a sua volta di terrorizzare gli esseri viventi che lo circondavano, ma quello che spinge un uomo qualsiasi a dare sfogo alle parti più bestiali è il carattere culturale di ritenere l’altro uomo un diverso: una persona indegna, un nemico su cui esercitare il potere di una propria intelligenza (e crudeltà) superiore.
Se si insegnasse e si applicasse quello che caratterizza la nostra civiltà, ovvero i valori cristiani e di umanità laica che ritiene ogni uomo una via alla bellezza, all’arte e alla trascendenza divina, forse si farebbe un piccolo passo verso l’evoluzione dell’umanità. Di tutta l’umanità.
Così assistiamo nelle nostre città, in buona parte poi tra quelli che vanno in chiesa tutte la domeniche, ad uno strisciante razzismo: l’esercizio religioso cattolico diviene uno strumento di identità, di riconoscimento della propria comunità, che lo è per usare il termine “extracomunitario”. Ma extracomunitario di che cosa? Non certo della comunità umana; di quella cristiana?
Così si perpetua la Passione di Cristo, con quello che abbiamo fatto “nostro” ed ora paradossalmente rigettiamo su un uomo torturato cui, diciamo noi, è a somiglianza di Dio…ma è soprattutto un nemico, quello a cui dobbiamo insegnare la verità, la giustizia e la democrazia. Quante torture dobbiamo ancora aspettarci? Non è forse insita nel religioso Bush la stessa cultura?

martedì, maggio 11, 2004



Nessuno si sa poeta; eppure quel che si dice talento, è in forza ad ognuno. Così la penso per cultura umanistica, ma poi a scrutare le facce, i movimenti e certe idee, trasalgo e vince lo sconforto. E’ giusto allora che la pena di morte continui; continui a portarci via, a ripulire la piazza: non certo la pena di morte inferta dai tribunali, ma quella di una provvida natura. E' giusto che si rinnovino sentimenti, si perpetuino rabbia e dolore, si riascoltino risate e gioia. Ma perché tanta ricchezza viene sperperata? Perché un'unità di scambio, fa scegliere un lingotto d'oro ad un bacio?
Dato che il pensiero e l’immaginazione sono funzioni accessibili a tutti è chiaro che la funzione poetica o creatrice è nella possibilità e disponibilità di chiunque. Così continuo a pensare che la poesia, come l’amore, capiti a tutti come un accidente; un meraviglioso accidente che ci apre alla conoscenza, alla realtà e agli altri poiché con quello che ci capita comprendiamo che non siamo soli e condividiamo tutto.
Per questo ho fatto un piccolo libro: “La poesia come un accidente…”. Non credo che lo troverete nelle librerie, la casa editrice è piccola e le copie sono poche ma se lo richiedete a me ve lo farò avere.

domenica, maggio 09, 2004

Torture e guerra

La tortura si innesta naturalmente in quel contesto irragionevole, inumano che si chiama guerra. Ci spiegano, di solito i potenti che la proclamano, che la guerra si farà con codici cavallereschi, che si faranno morti mirate con bombe intelligenti e convenzionali (chissà che differenza fa per chi muore), che saranno rispettati i prigionieri e chi vince alla fine detterà le condizioni…ogni volta poi assistiamo, poveri tapini in balia alla "pazzia dei Cesari" e all'inconscio collettivo, al copione della guerra con le sue brutture quasi pensandola ogni volta diversa.
Ma la guerra è questo: è terrore, morte, miseria, umiliazione, odio e anche tortura. C'è da meravigliarci? Lo stesso odio che si ha in fondo per l'altro è quello che si nutre per se stessi, per quel sogno d'onnipotenza che si infrange contro le nostre miserie. Solo la compassione ci può salvare.
Ora si dice: "Colpiremo i responsabili"…e chi è il responsabile se non Bush? Il liberatore? Il maestro di democrazia, che non ha vinto neppure le elezioni?

venerdì, maggio 07, 2004

L'Arte di amare


Quest’anno è uscito in ristampa “L’arte di amare”, un bellissimo libro di Erich Fromm, che spiega come la facoltà d’amare non è acquisita naturalmente dalle persone, non è una funzione innata, ma debba essere imparata; vada compresa nel suo profondo significato di comunicazione intima e sincera che unendo due individui li faccia crescere insieme ad un livello superiore.
Fromm sostiene, con questo libro, come l’attuale società fornisca palliativi e surrogati al sentimento d’amore che si sposta nel consumare. Oggi essere felici vuol dire divertirsi e divertirsi significa consumare; consumare è scambiare, barattare, comprare e vendere tutto quello che si pensa utile ai nostri bisogni. In questo modo l’amore come soddisfazione reciproca, l’amore come cooperazione, come rifugio alla solitudine, diventa la forma della disintegrazione dell’amore nella società occidentale moderna, la patologia socialmente schematizzata dell’amore.
Fromm avverte che l’amore è possibile solo se due persone comunicano con il loro essere profondo, sentendo loro stessi, nell’esperienza di rapporto, la vitalità e la forza dell’amore: l’amore sentito così è una sfida continua che spinge a sviluppare la propria personalità; paradossalmente l’amore ci libera, non è possesso o costrizione ma la costruzione di una unità che consente di restare due.
Il libro scritto da E. Fromm nel 1956, divenuto subito un grande successo, a distanza di moltissimi anni è ancora attuale e continua a trasmetterci la sua originale visione: ad amare si impara. Amare, per Fromm, è “prendere parte” e non “lasciarsi prendere”; è un esercizio di pazienza come il continuare a rialzarsi di un bambino che sta imparando a camminare.
“L’arte di amare” non è un prontuario che illustra stratagemmi sentimentali ed erotici ma un invito a cogliere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo del sentimento amoroso in amore vero; un aiuto quindi a lavorare su se stessi per scoprire quel talento con l’applicazione ad essere spontanei, ad essere come artisti.
Così per amare, bisogna imparare prima a pazientare, a sapere stare da soli, ad accettare l’altro e rispettarlo; importante poi è avere fiducia in se stessi perché in fondo è nel rapporto con il proprio sé che si sviluppa il rapporto con il prossimo.
Allora un buon auspicio di lettura utile a tutti per dare forza a quella verità che sostiene che diventando saggi e cambiando noi stessi, cambiamo e facciamo saggio il mondo.


martedì, maggio 04, 2004

Noi sappiamo di noi

Non sappiamo di noi. Spesso ci facciamo domande, ci interroghiamo su chi siamo inseguendo comportamenti e risposte stereotipate, ma ogni giorno, meglio ogni notte, la nostra natura intima si rivela e noi abbiamo la possibilità di risposte vere con i sogni. Il sogno è la strada, la via principale per questa conoscenza. Le informazioni su di noi sono dentro di noi e i sogni ci consentono di accedere a questa realtà soggettiva. In noi non abbiamo solo le informazioni su di chi siamo veramente, ma anche ci l’indicazione per trovare il senso della nostra vita e realizzare il nostro destino.
I sogni ci rivelano con una puntualità impressionante il nostro stato psichico. Certamente la lettura dei sogni non è mai banale, non è interpretabile tout-court, ma è da mettere in rapporto dialettico con il nostro vissuto reale e la nostra parte oscura. Proprio quest'ultima parte, ovvero l'inconscio, viene espressa dal sogno attraverso metafore, simboli, immagini molto simile al linguaggio artistico.
Quindi annotatevi i sogni e interrogateli. Non abbiate paura poi di non riuscire a trovare subito la risposta; certo che la natura sarebbe stata crudele se ci avesse dato i sogni e non la possibilità di interpretarli, allora pensateli e vedrete che arriverà la risposta.
Bisogna ricordare che nell’epopea di Gilgamesh, la storia più antica risalente a 5000 anni fa, viene ricordato un sogno: una stella caduta addosso a Gilgamesh, il regnante, lo mette in difficoltà e così chiede aiuto al suo popolo; egli allora scopre il passaggio del sentire collettivo a quello individuale. Non è un caso che i divi si appellino star- stella; questi individui che agiscono modelli collettivi non sono molto individuati. La stella rappresenta l'unicità della persona; ogni anima ha una stella in cielo. La stella è il nucleo originale e originario del nostro essere. Ogni sogno contiene un insegnamento, un richiamo; la stella della nostra unicità vive, viveva e vivrà. La stella indica una strada nuova che nessuno ha mai seguito: la strada giusta per te.
Il sogno di Gilgamesh è anche un momento importante del passaggio dal sentire collettivo a quello individuale. La vita ci chiama a vivere il destino di individui unici; invece spesso si ci nasconde in ruoli collettivi e dietro ambizioni. Dire ad esempio: io sono il mio talento, la mia intelligenza, vuol dire essere soggetti alle proiezioni e la devozione altrui, gonfia fino a scoppiare…così nasce la "pazzia dei Cesari". Qui entra in gioco la misura che è per ognuno diversa e non misurabile. Se ci si chiede quanto si vale, difficilmente si trova una risposta. Dipende dai momenti e per ognuno oscilla. Certo che certuni circondati da mediocri si sentano "grandi".
I sogni ecco che come polvere di stelle giungono a noi per rivelarci l’essenza di cosa siamo e di quanto poi sappiamo.



lunedì, maggio 03, 2004

Una vita non basta


Una vita non basta per fare i conti con tutto quello che abbiamo lasciato in sospeso, per questo credo in altre vite; credo in un karma, credo che rinasciamo e che non moriamo.
Una vita non basta a farci comprendere quello che ci circonda; la materia che vediamo e tocchiamo arriva da lontano e da azioni cui noi non abbiamo consapevolezza.
Una vita non basta a farci dimenticare la scimmia, a fare uno scalino in su, a continuare la storia. Se poi vediamo ancora guerre e con queste moriamo della violenza assurda data dalle nostre mani, una vita non basta davvero.
Una vita non basta per diventare cinese e poi indiano, diventare giapponese e americano; dobbiamo riprovare e riprovare, sbagliare e ritentare per essere quello che già siamo.
Ma allora una vita non basta? Non basta per conoscerci e sapere di noi?
Credo di no; penso che ci ritroveremo e chissà allora se ci riconosceremo, perché una vita non basta.

giovedì, aprile 29, 2004

Presentazione del libro:
“La poesia come un accidente…”

di Giorgio Boratto - Carroggio Editore

“La poesia come un accidente…” è un libro che si può aprire a caso e per caso anche senza imbattersi necessariamente in una poesia, si incontra un pensiero che la richiama.
Insomma, dov’è la poesia? E’ nell’avvicinarsi il più possibile alla realtà senza perdersi, senza dimenticare di quanta bellezza c’è in ognuno di noi e soltanto a richiamarla, anche senza rime baciate, ritornelli e punti a capo, la poesia si trova; c’è, come un beneaugurato accidente.
“La poesia come un accidente…” è così perché la poesia poi la si ritrova anche nella prosa, in certi minuti passaggi espressi con il sentimento dell’interrogazione e della meraviglia; è così perché leggendo anche a caso e solo due pagine al dì, come potrebbe suggerire un medico dell’anima, regala salute spirituale e chissà. Chissà allora, se questo libro non fosse un regalo da fare a se stessi, lo si potrebbe trovare in farmacia.

mercoledì, aprile 28, 2004

Genova del saper fare

Ieri sono entrato in quella strana mostra chiamata “Genova del saper fare” e Genova mi si è mostrata nella sua veste migliore. Daniele Miggino aveva già descritto bene, su mentelocale.it, il carattere “ascendente” della disposizione delle sale che illustrano Genova come primaria risorsa industriale; io vorrei invece calarmi nel meandro emozionale che questa mostra evoca.
Guardando quei filmati, ascoltando i suoni, che avvolgono chi visita la mostra, sono stato assalito dalla commozione: io quel mondo l’ho conosciuto, io con quegli uomini ho vissuto; io con quel “saper fare”, fatto di sacrifici, di solidarietà, di conoscenza e amore del proprio lavoro, ci sono cresciuto. Ora quelle immagini sembrano distanti, ma sono passate solo due generazioni e basta chiedere ad un nonno d’oggi per farle affiorare nella mente.
Insieme a quelle navi, treni e aerei, con quelle fabbriche simili a fucine dell’Olimpo o gironi danteschi, si costruiva una coscienza sociale e civile; si costruiva la storia e il lavoro diventava valore, lo strumento per riscattarsi, migliorare la propria vita insieme a quella degli altri. Non è un caso che Genova sia diventata per questo anche un riferimento politico importante, dove la politica assume nel concreto il valore di saper essere l’arte della convivenza civile.
Il “saper fare” di allora era un “saper conoscere” la natura intima della materia che si trasformava ed era anche un “imparare a vivere”: trovando nei lavori umili e faticosi la dignità dell’esistenza protesa a migliorare una condizione di miseria diffusa.
La prima sala che incontro è quella del porto, del suo lavoro e delle sue navi: qui ho rivisto il varo del transatlantico Michelangelo; rivisto poiché io nel 1965 vi avevo assistito nei cantieri di Sestri P. Ho rivissuto, con il filmato in bianco e nero che pare ancora più distante, l’emozione di quell’evento e, nel breve calcolo di 39 anni fa, mi dico che con quella turbonave si chiudeva un’era, finiva un mondo non certo il saper fare.
La sala 3, Ferro e Acciaio, è quella che più di tutte mi ha coinvolto; posizionandomi nell’apposito riquadro sul pavimento, insieme ai suoni della fabbrica si sente vibrare, tremare la terra, si ha l’impressione di partecipare allo sforzo per trasformare con il fuoco il minerale in acciaio, in lamiere, travi, barre che diverranno poi auto, treni, aerei, robot in altre parti del mondo ma soprattutto ancora qui nel “saper fare” di Genova. Infatti erano sempre a Genova le industrie di aerei, di treni, di navi…
Poi macchine, nomi illustri, fabbriche prestigiose; poi ancora intelligenze, successi, risultati per arrivare ad una sala dove la pianta di Genova si estende sotto grandi immagini di luoghi della città trasformati, ridisegnati e fatti rivivere come un puzzle della memoria. Ecco un nuovo senso di città dove il cambiamento è imposto dal lavoro, dal consumo, dai bisogni e forse anche dai sogni di un futuro mai raggiunto.
Con questa ricchezza del “saper fare” che si sta trasformando, cambiando, Genova oggi tenta altre strade, cerca il turismo, ricerca una nuova identità culturale; ma la Genova finora conosciuta è ancora in queste sale. Genova con i suoi uomini è ancora pronta alle sfide presenti.

martedì, aprile 27, 2004

Contributo alla liberazione degli ostaggi


Cari arabi delle falangi di Maometto, guardate bene l'Italia e capirete che la maggioranza del suo popolo è contro la guerra e contro la permanenza in Iraq del suo esercito.
Cari arabi iracheni girate per tutte le città italiane e vedrete ancora sventolare le bandiere della pace, le bandiere arcobaleno, sui balconi delle case.
Il governo italiano sul tema dell'intervento militare in Iraq è in minoranza, non ha fatto nessun referendum.
Quella parte di popolo italiano che sosteneva l'invio di soldati in Iraq credeva di andare a portare la pace, di aiutare a costruire la democrazia e non di ritrovarsi ad aiutare gli americani ad impadronirsi della vostra terra.
Credeteci arabi del nostro medio oriente, depositari della scrittura e della cultura più grande; credeteci arabi onesti e ancora portatori di valori di bontà e bellezza come le vostre moschee.
L'Italia ha un cuore enorme e la sua vera cultura non è quella di Berlusconi.

sabato, aprile 24, 2004

La Poesia è già scritta

La poesia è già scritta; arriva con parole conosciute
Parole semplici, suoni profondi che toccano tutti…
E non serve evocare cuori, amori, cieli e angeli, colombe e colori
E non servono rime, ripetizioni, andare a capo o ritornare sui propri passi
Quando arriva la poesia, tu la riconosci e ti meravigli
Ti meravigli come un bambino che scopre quello che c’era sempre stato.

martedì, aprile 20, 2004

Genova c'entra

Quando accade qualcosa di importante, di tragico o eclatante; anche solo di gossip o di distante, mi chiedo come non possa entrarci Genova.
Mi sono accorto che nelle varie storie che formano la Storia, Genova c'entra sempre; c'entra non per la genovesità o per caratteristiche speciali, c'entra come luogo, come entità geografica per cui la storia per via di una nascita, di una casa, di un'amicizia, di una nave o di un treno, Genova c'entra. C'entra sempre.
Con strani giri, come linee da tracciare tra vari punti o come nel gioco della pulce, qualcosa passa e salta su Genova. Su Genova torna.
Così Genova è entrata anche nelle morti in Iraq, con la tragica uccisione di un suo abitante; poi per chi sa scavare, Genova c'entra per altre innumerevoli cose: un'arma qui comprata, una fabbrica interessata o solo per una pensata fatta in un suo vicolo verso sera …
Genova così per la cronaca diventa in certi momenti centro del mondo; lo diventa per i suoi uomini, per i suoi fatti, per il suo mare, per mille cose o semplicemente perché ogni luogo è un microcosmo che rispecchia quello più grande, per cui alla fine chi può dire che quel piccolo luogo dove si vive non consumi e tocchi anch'esso la Storia? La storia che in fondo interessa tutti, non solo un luogo, e fa di ognuno il centro del mondo. Ecco sarà per questo che Genova c'entra. C'entra sempre, c'entra come i nostri pensieri.

domenica, aprile 18, 2004

Esce il mio libro


E' in uscita il mio libro: "La poesia come un accidente...".

sabato, aprile 17, 2004

L'arma più forte

Sono arrivato osservando gli sviluppi della violenza nel mondo ad una conclusione: per combattere contro il più potente esercito del mondo, contro la più grande potenza armata della Terra, ovvero gli U.S.A., ci sono solo due possibilità: il terrorismo o la resistenza passiva alla Gandhi; io sono per quest'ultima.
Diversamente e lo si è visto in Iraq, come si potrebbe assistere in ogni parte del globo, è inutile combattere contro la tecnologia militare devastante degli USA. Quelli con occhi satellitari, con aerei fantasma, con missili intelligenti, con bombe a grappolo per il "colpisci e terrorizza", hanno già vinto tutte le guerre prossime venture che dichiareranno a loro piacimento, e poi sempre loro le dichiareranno finite e vinte.
Ai popoli che non sono amici degli americani che cosa rimane? Ripeto, ci sono solo due possibilità: il terrorismo o la resistenza passiva alla Gandhi; io sono per quest'ultima.
Il Vietnam, per la verità, ci ha fatto comprendere che vincere contro l'esercito più potente è possibile con la guerra popolare dove ogni abitante dello stato invaso è un soldato senza divisa armato soprattutto dalla volontà di cacciare l'oppressore e il portatore di una cultura estranea alla loro. Questa guerra popolare cruenta e senza esclusione di colpi, che è il terrorismo delle due parti, trascina un odio per generazioni e generazioni per cui alla fine non esiste mai un vero vincitore ma solo una sospensione del conflitto armato per altre forme di repressione.
L'India è riuscita a vincere la guerra con gli inglesi, allora la potenza mondiale per antonomasia, solo con la resistenza passiva, con la disobbedienza, gli scioperi, il rifiuto delle loro gabelle e con la forza morale e ragionevole di volere essere padroni del proprio destino, della propria terra e dei loro diritti. Il resto è storia.
Forse ancora una volta l'arma più forte è e rimane "Il discorso della Montagna".


venerdì, aprile 16, 2004

Neanche


Un missile sparato ieri dagli americani ha colpito la casa dove vivevano una donna e i suoi due figli. Nessuno dei tre ha avuto il tempo di dire qualcosa, neanche «vi faccio vedere come muore un iracheno». (jena) da Il Manifesto di oggi

giovedì, aprile 15, 2004

Morti in Iraq

In Iraq ci sono migliaia di morti civili e militari, noi piangiamo i nostri; ognuno piange i suoi. Certo è che a piangere sono le persone semplici; non sono certo Bush che ha scatenato l’irragionevole guerra, né i fanatici che la alimentano.
Fra poco ci verrà detto:“ragazzi, quello è il prezzo della libertà, della democrazia, della nostra civiltà”. Grazie; già sentito e già anche pagato.
Insomma per far tenere agli americani lo stesso tenore di vita, lo stesso standard di consumi bisogna pagare dei prezzi; queste morti fanno parte del conto. Così la perfida economia di mercato delle merci si mischia con quello della vita degli uomini. Ma sarà vero che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio? Con il simbolo del dollaro stampigliato in testa, con i loghi delle multinazionali cuciti sui vestiti, forse siamo più credibili. Allora perché continuare la retorica degli eroi; le falsità di patrie da difendere, diciamoci semplicemente che dove ci sono “ricchezze” da perseguire, ci sono criminali, sfruttati, speculatori, potenti e lavoratori che ci lasciano la pelle. Infine c’è la guerra santa per ricordarci quante “divinità” esistono.


mercoledì, aprile 14, 2004

Darwin è qui

Se viene bandito l’insegnamento di Darwin dalle scuole non c’è proprio speranza…o almeno se ne apre paradossalmente una: non sarà che abbiamo trovato l’anello mancante tra l’uomo e la scimmia nella ministra Moratti e i suoi sostenitori?
Certo che se Dio ci avesse fatto direttamente così, come siamo, ci avrebbe fatto veramente male e senza fantasia…che ne sò, poteva farci le ossa in poliuretano e invece dei piedi delle ruote cingolate…
Ma invece ecco, è possibile che in questo periodo storico stia avvenendo un fondamentale passaggio della specie dei primati in evoluzione: il salto evolutivo nella forma mentis.
Continuiamo ad avere tutti i residui scimmieschi in comune: muscoli piliferi, escrescenze caudali, dentatura onnivora, ma iniziamo a differenziarci tra Bushimani ( sostenitori dell’attuale presidente americano) e Umani; tra dinosauri con grandi corazze e poco cervello ed una specie di E.T. dalla pelle vizza, grandi occhi con un gran cervello, ma indifesi. Chi trasmetterà il testimone?

lunedì, aprile 12, 2004

Domande di un amico


Un amico mi ha scritto dicendosi molto arrabbiato da come stanno andando le cose in generale ed in particolare in Iraq, dove ora i nemici degli USA non sono più i seguaci di Saddam Hussein ma proprio quelli che ne erano le vittime. Crediamo di esportare il progresso e la civiltà ma siamo sicuri che questi stiano dalla nostra parte? Si può chiamare civiltà dove si vendono neonati, si violentano bambine, si commerciano organi umani e droga, si ammazzano per poche lire i genitori o si uccidono i figli per vendicarsi con la moglie?
C'è civiltà dove si sfruttano i minori, si distrugge la natura, si inquina, si premiano gli evasori fiscali e le speculazioni, si spendono cifre esorbitanti in armamenti accettando la fame nel mondo e si tolgono i diritti ai deboli e i poveri dando sempre più potere ai ricchi?…Quale democrazia possiamo insegnare, esportare o anche consigliare? Pensiamo veramente di essere i migliori?
Io non saprei cosa rispondere a così tante domande, ma riflettendo un po' mi dico che sarebbe meglio fare un passo indietro, fare un atto di umiltà ricercando quei valori d'umanità universali che accomunano tutti gli uomini, al di là di ogni credo politico e religioso: nessuno è perfetto o detiene la verità e solo riconoscendo ognuno il bisogno dell'altro può migliorare.
Primo atto sarebbe quindi abbassare i fucili e le pistole ascoltandoci pregare: stranamente si scoprirebbero delle parole rivolte a Dio, di misericordia e di pace, uguali; si scoprirebbe che forse vogliamo le stesse cose con mezzi diversi…allora evviva la democrazia senza gli spari.



Siamo fragili

Siamo fragili; non esistono i duri. Siamo fragili per questo abbiamo l’amore.
Smettiamo allora quel volto severo che assumiamo per dirci e farci del male; diciamoci chiaro: ho bisogno di te. Abbiamo bisogno dell’altro. Abbiamo bisogno di chiunque e l’amore poi capita per questo; capita come un bisogno, capita come un sogno.
Siamo fragili come dei bambini, poi diventiamo vecchi e ancora più fragili;
ma poi siamo fragili anche da maturi, da adulti e da guerrieri: siamo fragili per l’essere soli, per curarci con l’amore.

venerdì, aprile 09, 2004

Nuovo Google

Campagna di comunicazione

La massiccia campagna elettorale con l'invasione di manifesti giganti e spot televisivi, non dovrebbe preoccupare più di tanto: non saranno certo quei messaggi di propaganda politica a far cambiare opinione o schieramento all'elettore.
Da sempre gli studiosi di comunicazione hanno fatto rilevare come all'interno di ogni manifestazione comunicativa, ogni rappresentazione visiva o verbale, ci fosse un fondamento di doppiezza; insomma ogni messaggio può essere letto in maniera diversa, scontando il paradosso. Già, il paradosso che oltre a spiegare la natura complessa delle cose e sfidare i principi di coerenza arriva a curarci. Sì, la sintesi del paradosso è nella massima di Ippocrate cui "le cose simili curano le cose simili".
Un esempio: sfruttando il paradosso si potrebbe immaginare una dichiarazione di Fassino, ai manifesti di Berlusconi che annunciano i numeri dei prestigiosi risultati del governo, con la frase: "Risultati impensabili per la loro grandezza"; un elogio dal doppio significato.
Un po' come fece Freud con la Gestapo cui, ad una dichiarazione di essere stato trattato bene, aggiunse di suo pugno: "Posso vivamente raccomandare la Gestapo a chicchessia". Tutti sapevano delle spaventose persecuzioni fatte agli ebrei e quell'elogio in più vanificava la propaganda di equità delle autorità naziste per un ebreo di fama internazionale.
Allora: "Con Berlusconi stiamo tutti veramente meglio!".
Buona Paqua

lunedì, aprile 05, 2004

Un motore della guerra

Una volta le crisi economiche delle nazioni si risolvevano con le guerre; si dichiarava solitamente guerra al vicino e poi finita la carneficina ecco la ricostruzione e insieme la crescita economica. Oggi sembra uguale e il nemico, che non può più essere il vicino di frontiera, eccolo nel musulmano, nell’asiatico o ancora in quello che consideriamo diverso e nemico; poi dopo le devastazioni ecco che ci sarà la ricostruzione con le società multinazionali, le vere vincitrici.
Sembrano spiegati così i cicli della crescita capitalista, dove con il solito diagramma di alti e bassi si perpetua un cammino che chiamiamo progresso ma che in sostanza paghiamo con il regresso spirituale e umano.
In questo percorso poi non devono meravigliare le cadute nel fascismo e nel comunismo che possono essere considerate fenomeni interni alla contraddizione capitalista, in quanto merce o lavoro, progresso o tradizione vengono mitizzati a discapito della centralità umana.
Si può allontanare la condanna capitalista di una crescita attraverso la morte dell’altro? Si può uscire da questa spirale mortuaria? Da questo falso progresso? Dalla mercificazione dei sentimenti, dei sogni, dei desideri? Io penso di sì; io credo che ogni uomo aspiri alla felicità e alla gioia da condividere con gli altri, non sottraendo o rubando ricchezza al prossimo ma ricercandola in noi.
Una crescita diversa è possibile ricordando che il peccato più grande dell’uomo è di invecchiare senza sapere niente di sé.


domenica, aprile 04, 2004

Siamo tutti…

Ho sentito gridare: “Siamo tutti ebrei, siamo tutti americani, siamo tutti cristiani”, si potrebbe dire anche islamici? A leggere alcuni passaggi del nuovo libro di Oriana Fallaci si direbbe di no.
Ma poi lo si potrebbe dire: se fossimo nati da una famiglia islamica lo saremmo; ma poi si potrebbe diventare anche atei o buddisti…o chissà cosa d’altro.
Possiamo essere tutto e tutti. Semplicemente infine si potrebbe, rompendo tutti gli script, le programmazioni parentali, culturali, sociali, diventare se stessi: essere ognuno il padre e la madre di sé.
Questa è una piccola premessa per comprendere la nostra umanità che è vero ci fa fare la guerra, ma ci fa anche riconoscere il comune destino di esseri limitati ed insieme divini; piccoli e grandi; potenti e miseri. Sì, ogni uomo ha innumerevoli volti e quelli che appaiono sul volto della Terra non sono tutti: quante religioni, sette, partiti, tribù, nazioni, costumi ci rappresentano? Tantissime eppure ci raccontano solo in parte e ancora cerchiamo qualcosa d’altro. Ci inventiamo copioni, sicurezze, destini, dei, solo per confermarci l’esistenza e proiettarla nell’immortalità.
Allora? Allora noi siamo ancora perché siamo anche…siamo mille cose senza esserne in fondo nessuna; siamo parti di un Tutto che, a cercarlo bene, è in seno ad ognuno e se sapessimo interrogarci profondamente non solo conosceremmo noi stessi, ma conosceremmo anche l’altro. Conosceremmo così l’islamico, l’ebreo e il cristiano e non è utopia dire conosceremmo la pace.


lunedì, marzo 29, 2004

Dedicato a chi si ama

L’ora legale

Caro amore ci hanno rubato un’ora,
l’ora legale ci ha rubato il tempo.
Hanno detto che ci daranno in cambio più luce.
Più tempo per gli acquisti, più tempo per guardare.
Caro amore dimmi che non ho perduto te.
Il tempo verrà poi recuperato…hanno detto che ritornerà.
Ma io ti amo ora, in questo momento, qui e adesso.
Io non aspetterò. Io sono il presente e tu sei ancora.


lunedì, marzo 22, 2004

24 marzo 1944

Sono in fila che attendo il mio turno per essere ammazzato, mi aspetta un colpo di pistola alla testa. Ho paura e grido: "Perché mi uccidete? Pietà. Cos'ho mai fatto?". Sto tremando. Vedere la propria morte arrivare per mano di un altro uomo come me, ma spinto da un "dovere", da un "ordine" che lo paragona ad un Dio crudele, spinge a chiedere pietà, perdono per qualunque peccato possa avere commesso, se l'ho commesso…"Non dovete uccidermi. Io non vi ho mai fatto niente. Perché devo morire?". Davanti a me un giovane piange e un altro uomo sembra inebetito dal grande orrore. Come si può uccidere in questo modo? Il colpo secco di uno sparo segna l'avanzare di un passo verso il luogo dell'esecuzione. E' una agonia bestiale. Lo sparo copre i lamenti per un attimo; poi si riprende ad imprecare, pregare, piangere e morire. Morire perché? La fila si snoda lungo una grotta. C'è odore acre di fumo, di polvere da sparo ma anche un odore dolciastro di sangue. Ecco sono in un macello e sto per essere macellato, finito con un colpo di pistola alla nuca. Di quello sparo per me io non avvertirò il colpo; ora sento quelli che ogni tre secondi circa segnano una morte. Implacabile prosegue l'eccidio. "Pietà, sono un uomo come voi…ho a casa chi mi aspetta…anch'io voglio le vostre stesse cose…non sono un nemico…perché devo morire? Ehi tu che mi guardi impassibile, che non abbassi lo sguardo e impugni quel mitra che pare faccia la differenza; tu che vesti una divisa e sei diventato una comparsa di una recita mortale, tu non sei un uomo come me? Io non ho mai ucciso nessuno. Pietà…per carità, risparmiatemi".
Questa breve storia si è conclusa il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine, dove sono stati trucidati dai nazisti 335 uomini dai 17 ai 70 anni.



domenica, marzo 21, 2004

Il popolo della pace è ritornato

La grande manifestazione del 20 marzo per ricordare l'inizio della guerra irachena e chiederne lo stop, ha visto per le strade di Roma oltre un milione di persone. E' stata la manifestazione mondiale più numerosa, questo deve rappresentare un segnale importante per il governo italiano che continua a sostenere acriticamente la politica di Bush.
C'è stato, lungo il percorso del corteo che andava da Piazza Barberini al Circo Massimo, un'esplosione di colori, di tante diverse e belle persone che mai succede di vedere riunite insieme in un'unica occasione. Certo è poi successo che un piccolo gruppo di "disobbedienti" abbia contestato il leader dei DS, Piero Fassino; ma è solo un episodio marginale nel clima di allegria e vivace partecipazione tra canti, musica e balli.
Oggi in un editoriale sul quotidiano "La Repubblica" E. Scalfari annota che questo popolo della pace può realmente dare una svolta alle scelte future del mondo, alle strategie dei potentati della Terra; dopo i fatti di Spagna sembra che dal terrore, dalla guerra e dalla paura si possa uscire con una nuova volontà di pace che questo grande movimento in piazza sa esprimere. Di questo movimento di pace, di questa marea di persone che sanno esprimere i desideri di pace in modo così civile e festoso qualunque scelta politica ne dovrà tenere conto. In Spagna Aznar è crollato si dice per le bugie sugli attentati dell'11 marzo scorso ma anche soprattutto per il suo allineamento a Bush e nell'alimentare la tensione guerrafondaia nel mondo.

giovedì, marzo 18, 2004

l'Iraq e il terrorismo

Perché non si dice chiaramente che il tiranno Saddam Hussein non c'entrava nulla con l'attacco alle Twin Towers l'11 settembre 2001? Gli americani nella disinformazione totale, secondo alcuni sondaggi, sono arrivati a pensare che Saddam fosse alleato di Osama per quel crimine commesso a New York. Falso.
Saddam Hussein era un nemico di Osama bin Laden e seppure fosse un dittatore sanguinario non era un fondamentalista islamico e assomigliava molto ad altri cari amici dittatori degli USA. L'unica ragione per fare la guerra a Saddam fu quella sostenuta dagli USA che egli nascondeva "armi di distruzione di massa". Intanto, dopo l'invasione dell'Iraq, visto che non sono state trovate le armi di distruzione di massa, si affermò che si era levato un dittatore, questo è un bene, ma se volessero continuare su questa strada allora dovrebbero continuare quella guerra infinita che aveva ipotizzato Bush e che adesso invece spalma a suo piacimento vicino all'Europa.
Ora, per la smania guerrafondaia di Bush e alla sua insipienza politica, ci troviamo ad affrontare una pericolosa stagione di morte e di guerre senza fine. Il terrorismo è aumentato insieme alla sfiducia delle popolazioni nei governi. Spero che a novembre Bush, come Aznar, perda le elezioni almeno si potrà forse costruire una fase nuova per il mondo.

lunedì, marzo 15, 2004

Fuori le bandiere di Pace

Tiriamo fuori di nuovo le bandiere della pace; la manifestazione del 20 marzo è quella vera. Ma le bandiere di pace noi non le abbiamo mai ammainate, le abbiamo listate a lutto, le abbiamo consumate e si sono scolorite un po', ma basterà solo una giornata di sole, basterà il nostro entusiasmo e la determinazione di far vincere la pace, la speranza e la ragione, perché l'arcobaleno risplenda di nuovo.
Tiriamo fuori le nostre bandiere contro la guerra e il terrorismo. Il 20 marzo celebriamo la voglia di pace contro il terrore dei seminatori di morte. I terroristi non prevarranno non perché qualcuno ha armi più dirompenti, armi che fanno più morti, armi invincibili; quelli non prevarranno perché siamo forti del nostro amore per la vita, del rispetto per il prossimo, della consapevolezza che la violenza non genera nulla.

sabato, marzo 13, 2004

Da "Non ti muovere" riflessione sull'amore

"Non ti muovere", avevo letto il libro e mi aveva impressionato soprattutto la storia d'amore vista, stranamente per una scrittrice, dalla parte maschile; si poteva per questo considerare una grande prova di scrittura e maturità artistica: non a caso poi, Margaret Mazzantini con questo libro ha vinto il premio Strega nel 2002. Ora alla prova cinematografica di Sergio Castellito, il regista e marito di M. Mazzantini, ho assistito allo stesso racconto percependo la variazione paradossale con il punto di vista femminile. Strano scambio di visioni eppure la fedeltà al racconto è mantenuta e lo stesso clima intimistico, del vissuto passionale tra amore e morte, c'è dato con la medesima intensità.
Questa mia annotazione penso conferma la diagnosi di G. Jung cui ogni individuo è composto da due parti: l'anima e l'animus, ossia la parte maschile e quella femminile. Mentre l'anima è la parte femminile dell'uomo ovvero ciò che tiene legati ai sentimenti, alla vita intuitiva e non razionale, ciò che unisce, l'animus è all'opposto la parte maschile della donna, l'immagine pensante, discriminatoria che, credendo di unire in forza all'Eros, divide e frammenta.
Per Jung il principio dell'uomo sembra emotivo e quello della donna meditativo: spinto dalla sua anima l'uomo, incapace di relazione, equivoco...tende a cercare il vuoto nella donna; l'animus invece, si rispecchia nelle personalità forti, decise, ben determinate. Per questo gioco di complementarità si assiste così ad un film che perfeziona il racconto originale. Quindi bravi tutti.
La storia scandaglia la nascita di un amore rievocato dal protagonista di fronte alla figlia in coma; una storia d'amore che due canzoni della colonna sonora supportano nelle loro parole: una "Amori" di Cutugno chiede, "Quanti amori? Quali amori?"…l'altra, quella scritta appositamente da Vasco Rossi, dice "Voglio trovare un senso a questa storia…Anche se questa storia un senso non ce l'ha...".
Infatti, quale senso può avere l'amore? Perché l'amore? Perché questo sentimento, che ha fatto chiedere al poeta W. H. Auden: "La verità, vi prego, sull'amore"?
Domanda senza risposta, forse perché l'amore non ha bisogno della verità, l'amore è fallace, in sostanza nasce, vive e muore con noi; è frutto del tempo di ognuno. L'amore ci unisce in una strana e misteriosa alchimia, non ha bisogno della bellezza, della ricchezza o della gioventù; l'amore è a disposizione di tutti.
Il film, come il libro da cui è tratto ce lo confermano: l'amore è andare insieme verso il buio, è un conoscere e conoscersi diversi.. Non è forse l'amore la follia riservata a tutti?



il terrorismo non si vince con la guerra


Il terrorismo non si vince con la guerra. Il terrorismo si alimenta della guerra, vive nella guerra e prelude a nuove guerre. L'impeto che crea il terrorismo, la sua vigliacca e criminale distruzione di vite e cose, è di vendetta, di reazione violenta, di nuovo odio. Certo che gli animali che compiono attentati nascondendosi dietro a sigle, hanno storicamente sempre perso poiché portatori di valori di morte e di sopraffazione per quelli che considerano i nemici politici, che poi in sostanza sono sempre gli onesti avversari e gli inermi cittadini.
In Italia abbiamo conosciuto il terrorismo delle BR, dei NAR, dei gruppi fascisti e golpisti: criminali che ora possiamo vedere scontare pene accessorie in associazioni di volontariato…Solo la pietà e la speranza di ritrovare un'umanità offuscata dal fanatismo può salvarci ogni volta tutti. Tutti insieme.
Perciò ancora e sempre un dialogo mai interrotto può farci conoscere e, guardandoci negli occhi, credere che la vita ogni volta ha un senso superiore alle nostre piccole e limitate visioni cui noi diamo un valore assoluto.
Ecco allora, con la forza della nostra unità nel ribadire pace e umanità, i corvi non prevarranno: la loro miseria e morte rimarranno per loro solo.


mercoledì, marzo 10, 2004

Oggi è mancata Rosy

Oggi 10 marzo 2004 la nostra gattina Rosy ci ha lasciato per sempre. Abbiamo vissuto insieme 20 anni, abbiamo attraversato un tempo lunghissimo della nostra vita condividendo gioie e tristezze, momenti dolci e malinconici. Oggi per noi è un giorno triste, Rosy ci mancherà.
Rosetta è stata una presenza importante nella nostra famiglia; ad ogni nostro ritorno a casa bastava trovarla accovacciata sul divano o sulla sedia per renderci contenti. Poi dopo essersi stiracchiata e lavata, Rosy ci concedeva il tempo delle coccole che contraccambiava con un felice "trenino": così ci sembravano le sue fusa. I suoi miagolii erano sempre un interloquire autorevole: per lo più erano richieste perentorie di cibo, qualche altra volta richiesta d'aiuto (qualche gatto più grosso aveva invaso il suo territorio e allora io come "capobranco" o "capogatto" dovevo intervenire) ma sempre più spesso domande di carezze…una testatina nelle gambe era un segnale inequivocabile.
Gli ultimi 5 giorni sono stati per Rosy una crudele agonia: non riusciva più a deglutire; così abbiamo deciso di fargli, d'accordo con il veterinario, una puntura finale. Io, mia moglie Anna e mia figlia Chiara eravamo muti e commossi nell'assisterla nel momento del trapasso…Sì, si trapassa, si va via da qualche altra parte e rimane solo un corpo di ossicini e peli. Per noi umani, ci sono giustamente riti e lutti più manifesti e partecipati ma anche la fine di una gattina di famiglia sento che abbisogna di una sua parte. Rosy, non so' se ci sia anche per gli animali un'altra vita come è supposta per noi umani, ma sappi che se c'è di sicuro saremo di nuovo insieme e il tuo "trenino" sarà anche nostro.

lunedì, marzo 08, 2004

Specifico biologico femminile...

C'è uno specifico biologico femminile che è composto dalla capacità di procreare; quello che succede nel corpo della donna per dare la vita ad un altro essere è straordinario: è qualcosa che non finisce mai di stupire. Dal menarca, la prima mestruazione, all'estrogeno, dall'aumento adiposo alla gonadotropina c'è tutto un microcosmo meraviglioso che ci permette di raddoppiarci, di progredire, di garantirci l'evoluzione…Ma poi c'è uno specifico spirituale femminile che spinge oltre.
Sì, esiste uno specifico spirituale femminile che ci accompagna alla trascendenza, ad elevare il pensiero. Poi non nascono donne ma femmine e questo è sempre meno destino, più progetto, ed anche qualcosa di più. La coscienza di essere donna, ovvero persona di genere femminile della specie umana, è un fatto non solo ormonale ma culturale, di protocollo, di comportamenti acquisiti; insomma, infilare i collants o lucidarsi le labbra non è dovuto all'avere XX invece che un XY: è qualcosa di più.
Sì, essere donna vuol dire avere principalmente sentimenti per costruire e non per distruggere; vuol dire cercare la pace e non avere mani adatte a lanciare bombe o impugnare picconi. Essere donna è formare uomini, è dotare intelligenze; è in sintesi rinascere. Che altro ricordare per l'otto marzo?

domenica, marzo 07, 2004

Valeria Valerina


Valeria (una mia nipote) è stata sottoposta due volte ad un intervento chirurgico d'urgenza per una malattia grave. Valeria piange ed io vorrei "tirarla" su…
Valeria Valerina che sei diventata piccolina. Ti ricordo rannicchiata sul divano a farti boccoli con le dita tra i capelli. Allora eri piccina per l'età e le coccole che chiedevi poi le trasportavi nei farballà del tuo vestitino.
Valeria Valerina ora sei una dolcissima mammina di due bellissimi bimbi che sono come te. Ma ora un "inciampo" che sempre ci riserva la vita, ti ha allontanato per un po’ da tutti noi.
Valeria Valerina ora hai bisogno di ritrovare le forze e i sogni di quella bambina che eri. Guarda un po' bene quanto amore hai; cerca un po' bene quanta forza hai…
Valeria Valerina non vergognarti a chiedere ancora le coccole poiché sono la medicina principale dell'anima e del corpo, sono quello che chiedono tutti.
Le chiedono Rebecca e Federico, le aspettano Stefano e gli amici; poi le pensano la mamma Elena, il papà Lello, la sorella Stefania, il fratello Lorenzo e la zia Anna…poi ancora io, Chiara, cognata, suoceri e non sai quanti ancora...e tutti poi ora sono pronti a farle a te tifando Valeria Valerina all'unisono.
Valeria Valerina sei bellissima e sei la più cara bambina diventata grande: una grandissima mammina che torna presto da tutti noi.

sabato, marzo 06, 2004

Agata e la tempesta…di femminilità


di Elisabetta Pagani

Le mie lodi all’humor inglese hanno solleticato alcuni lettori della mia precedente recensione che mi hanno accusata di essere troppo dura con la commedia italiana. Chiedo venia e, con piena soddisfazione, ammetto che nel panorama italiano abbiamo anche ottimi registi e sceneggiatori, soprattutto fra i giovani, che fanno sorridere e divertire senza il quadrinomio latino di cui parlavo. Non poteva sfuggirmi, e ve lo consiglio, “Agata e la tempesta” di Silvio Soldini con Licia Maglietta, musa ispiratrice, che già ci aveva deliziato in “Pane e tulipani”. Chiudete gli occhi e immaginate una donna, non più giovane, che appare naturalmente invecchiata all’inizio del film: viso leggermente cadente, qualche accenno di ruga e una pienezza non tonica; gradatamente, nel corso della storia, la vedrete rifiorire per quella alchimia segreta che è l’innamoramento. Agata riempie la scena: i suoi sorrisi, le sue paure, le sue metafisiche calamità, la sua sensualità di donna non liftata, carnale e passionale ci trascinano all’interno di una trama ben costruita, in una narrazione tra l’ironico e il farsesco, con tutti gli ingredienti di una storia vera. E, proprio perché vera, anche drammatica. Fratelli che si incontrano e si perdono per la naturale leggerezza della vita, amanti che non possono lasciarsi e coniugi che scivolano nell’oblio. Padri che si uniscono ai figli e colleghi che si cercano. E poi Genova con i suoi colori e la campagna emiliana che non si scorda più. Colori vivaci nei vestiti demodé che uniscono la famiglia e la distinguono. Colori anche sulle porte, sui balconi, sui muri e sugli sguardi. Progetti incompiuti e sogni realizzati. E poi le musiche e le inquadrature che danzano. Le risate vengono alternate a momenti di drammaticità e le antipatie si sciolgono attraverso la comprensione dell’altro. Ho invidiato Licia Maglietta per la sua bellezza fuori dai canoni moderni, per il suo sorriso senza età, a ricordarci che la femminilità è qualcosa che hai dentro e che nessuna perfezione può garantire.
Non tiratemi più le orecchie.

venerdì, marzo 05, 2004

Le tempeste d'amore di Agata e i suoi fratelli


Agata e la tempesta: è il film che segna il ritorno di Silvio Soldini e Licia Maglietta dopo Pani e Tulipani. Con questo nuovo film S. Soldini ricostruisce una commedia dove l'atmosfera leggera, ironica, che ruota attorno all'amore e alle sue trame imprevedibili è nuovamente al centro del racconto cinematografico. Così in questo bel film che definirei d'atmosfera e di sentimenti, si snoda una trama che potrebbe ricordare forse un Almodovar "all'acqua di rose". Scusate, ma quella Giselda Volodi che interpreta Maria libera e Carla Astolfi (il geometra Mirabassi) non ricordano le interpreti preferite di Almodovar? Ma Soldini non trasgredisce, non ha eccessi e le sue idee e bizzarrie si compongono in un delicato canto corale di una divertente e delicata commedia dove non mancano annotazioni amare e surreali.
Il racconto ha diversi personaggi: Romeo, Gustavo e naturalmente lei, Agata che con la sua carica vitale, la sua energia inespressa arriva a fulminare le lampadine. Questo è in fondo il leit motiv della commedia…l'amore che Agata non riesce a fermare, non riesce a raggiungere, fa cortocircuitare l'energia; tutto tornerà a posto quando trovato finalmente l'amore, la lampadina si spegnerà per effetto della sua volontà.
Così, con Agata, possiamo pensare che quando qualcosa non va sono segnali di un imminente cambiamento. Dopo avere scoperto di far "saltare" le lampadine, ad Agata e a chi le vive vicino succederà di tutto. Cambierà tutto: saprà che il fratello non è suo fratello, che chi la corteggia è sposato e ognuno ha dei problemi mai affrontati. Queste sono le premesse per un tourbillon di scenette dolci e tristi, gaudenti e malinconiche. Se c'è qualcosa da criticare sono le contorsioni per arrivare al finale: qualche lungaggine di troppo…Ma è tutto perdonato poiché la bravura degli attori fa scorrere il tempo piacevolmente.
Nel finale c'è una morte ma insieme il trovato amore dei due protagonisti rimasti e soprattutto il messaggio di continuare a volare a occhi chiusi nella bellezza della vita. Non a caso si è su un aereo. Così si esce dalla sala contenti di avere respirato un po’ della magia di suoni, colori e umori di un film sull'amore e la vita.

martedì, marzo 02, 2004

Marguerite Young, ossia giovani della pratolina

Leggendo il Diario di Anais Nin (il volume sesto, l'ultimo) mi sono incuriosito per le lodi entusiastiche che l'autrice dedica a Marguerite Young, una scrittrice a me sconosciuta. Quello che di lei, Anais Nin scrive è davvero notevole: "Marguerite Young sarà per l'America quello che Cervantes fu per la Spagna e Joyce fu per l'Irlanda. Un giorno sarà studiata, analizzata, interpretata e commentata come quest'ultimo…Con i suoi personaggi apre nuovi territori, nuove visioni, una nuova archeologia dell'anima…Qualcuno ha scritto che il sogno distintivo della mente creativa è la sua capacità di creare nuove connessioni, nuovi rapporti mai creati prima. Questa è Marguerite Young". Mi sono messo subito alla ricerca su Internet per conoscere meglio il personaggio ed i suoi libri e per far presto sono ricorso al motore di Google ed al suo traduttore incorporato.
Ecco cosa è uscito: Marguerite Young è diventata Giovani Della Pratolina e quel "Marguerite Young was born in Indianapolis and authored Angel in the Forest, a book about the two utopias of New Harmony, Indiana", è divenuto "Il giovane della pratolina è stato sopportato a Indianapolis e l'angelo creato nella foresta, un libro sui due utopias di nuova armonia, Indiana". Letterale. Tremendo; se non lo traducevo da me ne sapevo ancora meno.
Ho poi cercato invano dei libri di Marguerite Young tradotti in italiano, ma non ho trovato nulla; lo stesso motore di ricerca Google (questa volta con la ricerca in italiano) mi ha segnalato Marguerite Yourcenar…Duras…Young è solo e ancora "giovane". C'è qualcuno che sa di più?

lunedì, marzo 01, 2004

Previsione

Provo a fare una previsione: Bossi alle prossime elezioni europee non riuscirà a portare nessun Borghezio al parlamento europeo, forse neanche un parlamentare qualunque; Forza Italia, perderà molti consensi arrivando a dimezzare i voti tanto da far diventare "forza Italia" una pia esortazione per una patria che è sempre meno forte e ricca. Infine A.N. e l'UdC raccoglieranno solo le briciole dei primi due. A quel punto, pensate che il governo regga? No, il secondo governo Berlusconi cadrà. Si andrà presto ad elezioni anticipate.
Bossi a quel punto sparerà le più grandi cazzate che la politica italiana abbia mai sentito, ne avrà per tutti: chiesa, comunisti, democristiani da fucilare, mafiosi di Arcore e di Roma ladrona. Fini e Follini chiederanno nuove verifiche a Berlusconi che si ripresenterà sorridente con i nuovi manifesti di metri 4X10: "Un impegno concreto: ricchezza per tutti". L'italiano voterà e chi vincerà?…La previsione qui si ferma. Questo lo saprete solo voi.