martedì, gennaio 27, 2026

Il giorno della Memoria

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà tanta per far si che non si ripeta più l'orrore di un nuovo genocidio. Una fragile pausa continua, ma resta in agguato la cattiveria e l'ignoranza per una nuova strage. Le guerre sono sempre presenti e sembra che nulla le possa fermare. La memoria come un toccasana, come una medicina dell'anima serve a formarci la coscienza per interrompere il dolore che riserviamo agli altri.

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà diffusa. Passate parola. Dite a tutti quel che successe nel secolo passato. Dite e ripetete le parole di Primo Levi de 'I sommersi e i salvati' che è indispensabile conoscere le categorie delle vittime e degli aguzini se vogliamo conoscere la specie umana. Come si costruisce un mostro senza la memoria? Come si impara a mantenere il ricordo fresco e vivo con la frequente rievocazione. Passate parola.

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà sempre per far sì che si ribalti la storia. Chi mai pensava che la terra di Goethe, di Kant e di Fichte potesse oscurarsi di grandi pensieri nella violenza xenofoba e inumana? Ci sollevi ancora il pensiero di un altro grande filosofo tedesco: Ernst Bloch e il suo principio di speranza.

La speranza ci aiuta sempre a progettare un tempo migliore; la speranza è la materia cui sono fatti i sogni e non bisogna smettere di sognare. Sì, per Ernst Bloch il principio di speranza è contro quello di angoscia, è l'aria che sostiene la ragione, un passare dall'oscuro al chiaro, senza cancellare l'oscuro che è in noi.

sabato, dicembre 20, 2025

La psicologia umana secondo l'Analisi Transazionale

La psicologia umana è complessa ma alquanto leggibile soprattutto con il metodo dell'Analisi Transazionale di Eric Berne. Dopo aver mutuato i tre stati della psicologia freudiana contrassegnati da Es, Io e Super Io in Bambino, Adulto e Genitore, Eric Berne ha sviluppato una teoria che spiega il comportamento umano in maniera molto appropriata.
In sostanza il comportamento umano è quello che ci unisce; come i sentimenti e i desideri. Questi fattori annullano le differenze di quelle che impropriamente chiamiamo razze. Ci differenziamo sempre con numerosi capricci estetici: pelli scure, chiare o colorate, nasi schiacciati, capelli ricci o lisci, occhi a mandorla o a noce...ma continueremo ad avere tutti le stese aspettative psicologiche. Così anche personaggi eccentrici o complessi come Donald Trump o Elon Musk hanno una loro semplice lettura.
Innanzi tutto noi siamo 'relazione'. Nessun uomo può vivere senza la relazione che è l'elemento fondamentale della sua esistenza. Non c'è vita senza relazione. Se poi comprendiamo che non cessiamo mai di comunicare, scopriamo anche quanto diciamo agli altri di noi senza che lo sappiamo. La relazione è causa ed effetto della qualità della nostra vita: è il metro che misura il nostro benessere e malessere. Le relazioni anche quelle costruite artatamente servono per procurarci stimoli, conferme d'esistenza o meglio "carezze". Il termine "carezza" è inteso come unità di stimolo per la relazione. Le "carezze" possono essere di diverso tipo, grado e modalità; possono essere fisiche, verbali, mimiche, mediali, condizionate o incondizionate, distruttive o costruttive, positive o negative. Questa fame di "carezze" o di stimoli, che è fame di riconoscimento, è tanto importante come il cibo e l'aria.
A questo punto è bene sapere che ognuno ha una fame diversa di queste 'carezze'; c'è a chi basta un 'buongiorno' detto da un passante e chi non basta un applauso di 1000 persone; c'è a chi non bastano mai e chi si accontenta. Un esempio possono essere i divi dello spettacolo o i personaggi pubblici, cui le "carezze" ricevute con il successo o la riconoscibilità, pare non bastino mai: cadere nella dimenticanza li fa sprofondare in gravi crisi depressive. C'è chi racconta bugie per avere il riconoscimento al suo 'valore' e chi perfino uccide per ricevere quelle che sono carezze negative; già perchè è meglio anche una carezza negativa che nessuna carezza. Questa fame è così sentita che si preferisce una carezza negativa (es. un rimprovero) piuttosto che l'indifferenza. Senza "carezze" non si vive. In mancanza di queste, preferiamo gli schiaffi.
Confermato ciò è possibile sapere quanta ricerca di carezze c'è nei vari personaggi pubblici e quindi nel contempo cononoscere i loro fondamenti caratteriali.
E' chiaro che a tipi come Donald Trump le carezze non bastano mai e le bugie e molte affermazioni non sono altro che la ricerca di carezze. Questo è anche frutto di un enorme Bambino che lo contraddistingue...insieme poi con lo Script -ovvero lo speciale comando che dirige il nostro comportamento e che in buona parte determina il destino. Con lo 'Script' Berne ha indicato l’inganno dell’evoluzione attraverso la “programmazione parentale”, ovvero tutta quella serie di insegnamenti, messaggi, comandi che trasmettono i genitori o le figure più rappresentative della vita di un bambino. Egli ci dice anche degli inganni della natura cui sono oggetto diversi animali, sono frodi che danno l’illusione di soddisfare un bisogno e hanno come fine la conservazione della specie.
Lo Script fornisce le risposte pronte ad ogni uso: “Gli stranieri? Mandarli a casa loro”- “Gli omosessuali? Che schifo! Come i drogati,”- “I drogati? Ammazzarli subito, prima che ci ammazzino loro!”, oppure “Poverini sono ammalati”. Questo è un campionario di frasi fatte, le soluzioni più semplici ai problemi più complessi.
Questo è in fondo il tipo psicologico che si rifà a Trump e in un certo senso anche a Elon Musk.

domenica, novembre 16, 2025


Ruggero Pierantoni

Voglio ricordare Ruggero Pierantoni, morto a gennaio di quest'anno a Genova dove fu anche assessore alla Cultura e insegnante all'Accademia Ligustica de Belle Arti. Ruggero Pierantoni si potrebbe definire semplicemente uno scienziato; un grande scienziato che sapeva trattare dalle cose piccole a quelle più grandi che la nostra mente riusciva a pensare. O meglio Pieratoni partiva dalle cose piccole per coinvolgerci con le sue riflessioni a cose universali; a cose originali e inaspettate. Prendiamo il suo libro, edito da Bollati Boringhieri, 'L'occhio e l'idea. Fisiologia e storia della visione' dove partendo dalla fisiologia dell'occhio, arrivava alle stelle, alla luce, al suo riflesso e allo spazio; insomma la ragione e il suo contrario: un osservatore che sapeva come guardare e vedere per restituire a noi sempliciotti la varietà di una epistemologia nascosta.
Così descrive bene tutto il suo lavoro di scienziato originale nella prefazione del libro: 'Ci si accontenti allora di frammenti, lampi, sorprese, seduzioni improvvise. Definitive rinunce. Il tentativo di scrivere questo libro nasce dalla sorpresa dolorosa di questa necessaria ignoranza, necessaria come l'indagine. E dalla sorpresa inesauribile di poter vedere'.
Ruggero Pierantoni aveva una dote interessante: sapeva coniugare arte e scienza; filosofia e ricerca. Un navigare tra questi saperi che arricchivano tutti; insomma un grande saggista.
Un sapere che è stato acquisito dai molteplici luoghi dove è stato e ha insegnato: Università della California di Los Angeles; Università di Calgary (Canada); Istituto di Cibernetica e Biofisica del CNR; Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; Facoltà di Design del Politecnico di Milano; Accademia di Belle Arti di Urbino; Università di Toronto; Facoltà di Architettura dell’Università di Genova. Non dimenticando dove si è specializzato nello studio degli aspetti biofisici della comunicazione animale presso il Max-Planck-lnstitut di Tubinga e il California lnstitute of Technology di Pasadena.
Ruggero Pierantoni da psicologo non dimenticava poi di ricorrere ai miti e al loro disvelamento che muovono la nostra cultura. Va ricordato anche il riconoscimento di Italo Calvino alla prosa elegante di saggista letterario di Pierantoni. Dobbiamo continuare a leggere e conoscere Ruggero Pierantoni che ci ha insegnato a vedere più che a guardare ciò che ci circonda e soprattutto l'arte.

Tra i suoi libri: La trottola di Prometeo. Introduzione alla percezione acustica e visiva (Laterza, 1996); Verità a bassissima definizione (Einaudi, 1999); Vortici, atomi e sirene. Immagini e forme del pensiero esatto (Electa Mondadori, 2003). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato: Riconoscere e comunicare (1977), L’occhio e l’idea. Fisiologia e storia della visione (1981), Forma fluens. Il movimento e la sua rappresentazione nella scienza, nell’arte e nella tecnica (1986), Monologo sulle stelle (1994), Salto di scala. Grandezze, misure, biografie delle immagini (settembre, 2012).

lunedì, agosto 04, 2025

Internet rende più intelligenti o più stupidi?

Mi ero chiesto tempo fa se la Rete Internet ci renda più stupidi o intelligenti. A tale proposito avevo letto due libri che sostenevano le due ragioni: 'Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello' di Nicholas Carr e 'Perché la rete ci rende intelligenti' di Howard Rheingold. Tutti e due editi da Raffaele Cortina.
Il libro scritto nel 2011 da Nicolas Carr affonda la sua critica già nel prologo:'ora che internet è entrato nella nostra vita anche in mobilità, tramite gli smartphone, ed è sempre più presente nelle nostre case, nei nostri posti di lavoro, scuole, auto ecc...si può osservare che il medium sia diventato il nostro padrone. Così internet, nato per far pensare i pecoroni e dare a questi nuovi pensieri, invece impecorisce tutti'. Infatti prima con la pandemia del Covid ed ora con la guerra in Ucraina vediamo come circolino le false notizie, quelle che chiamiamo fake news. Altro che Nuovo Rinascimento come sosteneva Derrik de Kerckhove; oggi come scrive Nicolas Carr l'intelligenza non è solo trovare informazioni rapidamente, ma la capacità di attribuirvi un senso. Oggi ci sono i terrapiattisti e i complottisti che imperversano creando smarrimenti.
Nicolas Carr utilizza molte pagine per descrivere i meccanismi e la struttura del nostro cervello. Usa la filosofia e le recenti scoperte sulla plasticità del cervello e le sue capacità cognitive per giungere alla sua teoria definitiva: il cervello si modifica con la tecnologia che usiamo. Da quanto assistiamo in buona parte mi sembra che Nicola Carr abbia ragione. Soprattutto bisogna evitare la dipendenza da internet; bisogna imparare a 'staccare', a ritrovare i vecchi modi di relazionarci con gli altri guardandoli in viso. Inoltre prendere in mano un libro o un quotidiano cartaceo diventa importante.
Per contro Howard Rheingold con il libro: 'Perché la rete ci rende intelligenti' si afferma invece che questa strabiliante intelligenza artificiale aiuterà tutti a sviluppare una società più seria, attenta e più responsabile. L'alfabetizzazione digitale non è solo arricchimento personale, metodo di comunicazione immediata ma base che può tradursi in un patrimonio di beni comuni; un modo di condivisione di saperi, servizi, risorse...insomma un grande vantaggio per acquisire intelligenza. Anch'io inizialmente, più di 30 anni fa, credevo in tutto questo; pensavo come Howard Rheingold- pioniere della Rete, fu lui a coniare il termine Internet nel 1987- sulla questione della 'partecipazione': l'educazione alla competenza nell'uso delle tecnologie migliorasse la società. Imparare ad usare internet è un'arte ed quello che potrà generare capitale sociale: costruendo buoni cittadini digitali. Naturalmente il tutto con l'utilizzo di un termine caduto in disuso e che andrebbe aggiornato, ovvero la “netiquette”; (rete+etiquette) per indicare un galateo della Rete con un insieme di norme codificate e regole di saggezza spicciola.
Nell'uso della Rete è importante il comportamento, ma ora vediamo riflettere non solo il bene ma anche il peggio di noi. Un esempio è quello che avviene con l'hate speech- seminare l'odio attraverso i social-network porta a diffondere, a moltiplicare, l'odio in modo esponenziale. Sembra una conquista di libertà è invece un avvoltolarsi su fobie e paranoie. Lo constatiamo ogni giorno con l'uso dei cosiddetti social-network.
Ed ecco che alla fine internet non fa che moltiplicare il meglio e il peggio di noi. La nostra intelligenza e la nostra stupidità.

sabato, agosto 02, 2025

Erich Fromm e la distruttività umana di Giorgio Boratto

Anche Erich Fromm psicoanalista e filosofo tedesco, come James Hillman -psicoanalista junghiano- ha scandagliato la violenza e distruttività umana con il libro: 'Anatomia della distruttività umana'. Una ricerca che alla luce delle continue guerre che interessano il mondo umano acquista una valenza sempre attuale. Per quanto riguarda l'aggressione e le guerre, questi sono uno dei principali ostacoli al progresso umano.
Gli ambiti scientifici che si palesano nell'analisi sui motivi che fanno agire l'uomo esercitando la violenza e la distruttività umana seguono due strade: la psicologia istintuale comportamentista e la psicoanalisi freudiana. L'invito anche di Erich Fromm, come sostanzialmente quello di James Hillman, è quello di usare il linguaggio dei miti e dei simboli per conoscere e capire la nostra origine primitiva. Il linguaggio simbolico è la caratteristica dell'Uomo; solo l'Uomo è capace di trascendere il proprio linguaggio e a darle una dimensione universale. Nasce con il pensiero la narrazione del Mito che accompagna l'Uomo attraverso migliaia di anni; questo è il tratto comune di tutta l'umanità. Erich Fromm lo spiega nel suo libro: 'Il linguaggio dimenticato' che definisce il linguaggio del mito ed i suoi simboli come lo strumento per conoscere l'inconscio. Una operazione che C.G. Jung fece in modo molto più ampio interessandosi alla varietà dei miti, dei riti e delle religioni.
Nel libro di Eriche Fromm si prende in considerazione la tesi di Konrad Lorenz per cui esiste una distruttività che è geneticamente insita nella natura umana e ha le sue origini nel mondo animale da dove proviene con i suoi istinti, per cui prevale una dimensione comportamentista che a sua volta ha legami con la sfera sociale, culturale e politica. La differenza tra istintivisti e comportamentisti sta che mentre i primi vivono il passato della specie per i secondi vive il presente del suo sistema sociale. Secondo il pensiero di quest'ultimi, il comportamento umano è plasmato esclusivamente dall'influsso dell'ambiente, cioè da fattori sociali e culturali, in opposizione a quelli innati degli istintivisti. Così mentre per gli istintivisti l'Uomo è una macchina che può produrre soltanto schemi ereditati dal passato; per i comportamentisti è una macchina che può produrre soltanto schemi sociali del presente. Istintivismo e comportamentismo hanno una premessa fondamentale in comune: l'uomo non ha una psiche con una struttura e leggi proprie. Qui sta la differenza per cui la psicoanalisi freudiana scandaglia le ragioni della distruttività e le guerre umane. Per la visione freudiana si fa invece riferimento alle due principale pulsioni inconsce: quella dell'Eros e quella di Thanatos ovvero la pulsione vitale e quella di morte. Queste pulsioni inconsce contraddicono in buona parte la teoria di Konrad Lorenz e i suoi caratteri istintivi filogenetici.
Erich Fromm ha passato molto tempo negli USA e sa quindi come la psicologia comportamentista sia stata molto influente in quella cultura americana. La psicologia comportamentista spiegava e risolveva il tutto inserendo i comportamenti umani in un ambito socio-culturale dando alle istituzioni un ruolo fondamentale a quanto avveniva nell'individuo. E' chiaro che si tralasciava con quella psicologia di fare i conti con l'inconscio: la vera causa di ogni atto umano. Tutti e due i campi di indagine hanno risvolti scientifici e se vogliamo illuministici; tendono a trovare positivi riscontri nella risoluzione del problema della distruttività. Sigmund Freud ritiene che aumentare la consapevolezza dei meccanismi inconsci e delle sue forze ritenute quasi invincibile poteva creare un giusto allontanamento della distruttività: 'la dove c'è l'Es ci sia l'Io'. Sigmund Freud fu uno degli ultimi esponenti della filosofia dell'Illuminismo. Credeva sinceramente nella ragione come nell'unica forza che l'uomo possieda, e che sola può salvarlo dalla confusione e dal decadimento. Postulò sinceramente l'esigenza della conoscenza di sé, mettendo a nudo i desideri inconsci dell'uomo.
Ad ogni modo nel suo libro Erich Fromm lamenta come gli antropologi non abbiano indagato molto sulle comunità umane primitive che dimostrano come l'aggressività sia un carattere sociale e non individuale; analizzando circa 30 comunità primitive Fromm ha notato come prevalesse una natura pacifica e la violenza, la crudeltà e l'ostilità siano ridotte al minimo: in quelle società si esalta la vita. Quindi la guerra è un fatto raro e non dovuto all'interpretazione istintuale: violenza e crudeltà non sono innate. Questo non vuol dire che non siano diffuse e nelle società più moderne. Per Erich Fromm quindi la storia non va confusa con la biologia.
Erich Fromm poi aggiunge al 'terribile amore per la guerra' di James Hillman anche la riflessione che la guerra è una ribellione indiretta contro l'ingiustizia, l'ineguaglianza e la noia che dominano la vita sociale in tempo di pace, e non bisogna sottovalutare il fatto che, se un soldato combatte il nemico per la sua pelle, non deve combattere contro i membri del suo gruppo per avere cibo, cure mediche, riparo, vestiario, che gli vengono forniti da una specie di sistema perversamente socializzato. Il fatto che la guerra abbia queste caratteristiche positive è un triste commento alla nostra civiltà.
In conclusione: l'uomo evolvendo ha la capacità di orientare il proprio sviluppo con l'intelligenza determinando lo schema della sua cultura; questa capacità, che nessun animale possiede, permetterà di abbandonare le guerre. Quindi le guerre ci potranno dire a che punto è la nostra evoluzione. Quanto umanesimo abbiamo raggiunto.

martedì, luglio 22, 2025

Un terribile amore per la guerra
di Giorgio Boratto

La guerra continua: dovrebbero essere la filosofia e la teologia a produrre pensieri forti sulla guerra; basti pensare che già Eraclito, agli albori del pensiero occidentale, disse che 'il conflitto è padre di tutte le cose', ma è la psicologia e in particolare la psicoanalisi a farci comprendere l'origine della guerra. Così James Hillman -psicologo di formazione junghiana morto nel 2011- con il libro: 'Un terribile amore per la guerra' affronta questo tema per comprenderlo ed immaginarlo per farlo cessare. Il libro è un dettagliato excursus sulla guerra ed i suoi meccanismi di attuazione.
Infatti scrive Hillman: “Se non entriamo dentro questo amore per la guerra, non riusciremo mai a prevenirla né a parlare in modo sensato di pace e disarmo. Se non spingiamo l'immaginazione dentro lo stato marziale dell'anima, non potremo comprenderne la forza di attrazione. In altre parole, occorre "andare alla guerra", e questo libro vuole essere una chiamata alle armi per la nostra mente. E non andremo alla guerra "in nome della pace", come tanto spesso una retorica ipocrita proclama, ci andremo in nome della guerra: per comprendere la follia del suo amore.”.
Leone Tolstoj con Guerra e pace, considerato lo studio più esauriente e più immaginativo mai tentato sulla guerra, conclude: "Perché milioni di uomini cominciarono ad ammazzarsi a vicenda? Chi glielo ordinò? Si direbbe fosse chiaro a ciascuno che nessuno di loro ne avrebbe tratto alcun beneficio, ma anzi per tutti le cose sarebbero peggiorate...perché lo fecero?”. Tolstoj irrise la pretesa di scoprire le cause della guerra e decretò che la guerra è governata da una sorta di forza collettiva che trascende la volontà umana individuale.
Fu per primo Giambattista Vico a interessarsi dei motivi di fondo del diritto, della lingua, della letteratura: dei temi ricorrenti, le strutture e le forze eterne, ubiquitarie, emotive e ineludibili che agiscono in ogni vita umana, in ogni società umana, alle quali dobbiamo inchinarci, insomma sono le forze che possiamo definire archetipiche. La guerra è una di queste.
Se scaviamo in profondità scopriremo che ci sono delle forze archetipe che riportano alla luce i temi mitici che attraversano i tempi e sono senza tempo. E la guerra è una di tali forze. La guerra è un tema senza tempo dell'esistenza umana che riceve al pari di altre cose il significato dai miti; è qui la grandezza della cultura greca: riconoscere la tragedia.
Non possiamo dimenticare sulla guerra il poema l'Iliade che Omero compose intorno al 730 a.C.: 'miserabile, lacrimosa, dolorosa, raccapricciante'; così viene descritta la guerra nell’Iliade, un poema che narra la lotta tra due eserciti in lizza per la città di Troia ed è considerato uno dei più grandi capolavori della letteratura.
Sopra ogni cosa, l’Iliade raffigura costantemente la guerra come una forza odiata che rovina ogni vita che tocca. Il poema evoca il destino di tutti: quello dei guerrieri, greci e troiani; quello delle donne catturate e di quelle amate; quello di coloro che sono troppo giovani e di quelli che sono troppo vecchi per combattere; dei vittoriosi e dei vinti, dei feriti, dei morenti e dei morti. James Hillman ci dice: ''Trattiamo la guerra a prescindere dai miti e degli dèi, come se miti e dèi fossero morti e sepolti''; eppure troviamo la tragedia e quella strana unione di amore e guerra anche leggendo i quotidiani di questi giorni di guerra in Ucraina, a Gaza e in Iran: la guerra incomprensibile e non immaginabile viene trasportata in una condizione mitica con gli dèi ben vivi e reali. Marte e Afrodite sono sempre fra noi.
Ma c'è da pensare: la guerra è davvero anormale? A me sembra che non sia così. Se guardiamo bene dopo la seconda guerra mondiale e dopo i grandi conflitti che l'hanno seguita. Dal 1975 in poi, il pianeta ha conosciuto innumerevoli guerre...fino ad oggi con Ucraina, Israele; Iran e ognuno potrebbe aggiungerne altre.
Si parla quindi di normalità della guerra sulla base della costanza nel corso della storia; ma se ne deve presupporre anche l'accettabilità. Le guerre non si combatterebbero se non esistesse chi è disposto a contribuire alla loro realizzazione: ci sono sempre masse pronte a rispondere alla chiamata alle armi, ad arruolarsi, a combattere.
Ma perché la guerra è normale: lo è perché è radicata nella natura umana o perché è essenziale per le società? E' fondamentalmente espressione dell'aggressività e dell'istinto di autoconservazione degli esseri umani o è un prolungamento del comportamento del branco? Per Platone: ''Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze, e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarcele a causa del corpo (Fedone)''. Per Kant,“La guerra non richiede alcuna motivazione, ma appare radicata nella natura umana ed è addirittura considerata qualcosa di nobile”. La guerra, scrive invece Hobbes, ''è una situazione in cui ogni uomo è nemico a ogni altro uomo. Senza nemici è difficile fare la guerra''. Ma la guerra allora è innata o acquisita? Istinto aggressivo dell'individuo o pretese espansionistiche del gruppo sociale? In entrambi i casi però tutto riporta alla necessità di avere l'immagine di un nemico.
Ecco alla fine i miti sono sempre il nostro riferimento; sono il paradigma delle nostre azioni: nessuna forma di pensiero o di azione può escludere il mito. Se ne rese conto Sigmund Freud e anche Friedrich Nietzsche che con La nascita della tragedia prende la cultura greca e i suoi miti come aspetti prodromici che permettono all’uomo non solo di conservare se stesso, ma di raggiungere l’autosuperamento.
Non è un caso che Sigmund Freud poi abbia preso dal mito di Edipo, la sua simbologia per illustrare le passioni e i sentimenti umani: un paradigma dello sviluppo dall'infanzia allo stato adulto. Lo stato inconscio del nostro essere. Freud mutuò dai miti anche la figura di Narciso che poi Erich Fromm indicò come responsabile della distruttività umana. Egli scrive: ''In genere non si è consapevoli del proprio narcisismo, ma solo di quelle manifestazioni che non lo rivelano apertamente. Così, per esempio, il narcisista proverà un'ammirazione sproporzionata per i genitori o per i figli, e non avrà difficoltà a manifestare i suoi sentimenti, dato che questo comportamento è in genere valutato positivamente come pietà filiale, affetto parentale, o lealtà. Importante è poi il narcisismo di gruppo che trasforma la fantasia in realtà ed essendo condivisa da parecchi membri di un gruppo oltre che incentivare la solidarietà e coesione facilita la manipolazione soddisfacendo le poche ragioni di sentirsi orgogliosi. Il fanatismo diventa una prerogativa del narcisismo di gruppo. Diventa così un fenomeno semipatologico capace di manifestare forme di aggressione violenta.''.
Un'altra causa è la perseveranza nell'errore che secondo Barbara Tuchman conduce le nazioni e i loro capi verso il baratro, in una marcia della follia, come ha intitolato il suo studio sulle guerre, da quella di Troia a quella del Vietnam.
All'origine di tali catastrofiche scelte Barbara Tuchman individua la mentalità poco immaginativa della vita politica e burocratica, che mortifica l'intelletto efficace privilegiando l'esecuzione meccanica degli ordini. Esecuzione meccanica degli ordini, accettazione della catena gerarchica dell'autorità senza immaginare nulla oltre i fatti angusti, ridotti ad ancora più angusti numeri, sono caratteristiche che descrivono alla perfezione tutti i condannati capi nazisti, dal comandante del campo di stermino di Treblinka Franz Stangl all'esemplare Adolf Heichmann che ispirò Hannah Arendt alla definizione di 'banalità del male'.
Eppure ci sarebbe un altro modo per sconfiggere la violenza e la guerra: fare in maniera che ognuno acquisisca la responsabilità personale di ogni sua azione. Non ci sarebbe esercito che tenga se ognuno si rifiutasse di sparare e di aggredire l'altro. Per questo resiste la speranza che i pacifisti aumentino e diventino una vera maggioranza che prenda coscienza attraverso il riconoscimento che i miti sono la normazione dell'irragionevole, nell'identificazione c'è la loro virtù terapeutica.
James Hillman come indagatore psicoanalista ci racconta che la guerra non è inumana ma umana, e gli appartiene come la razionalità e il pensiero scientifico. Come si può dire che la guerra ci fa scendere a livello di animali se a farla sono solo gli uomini? James Hillman è stato un pacifista e racconta che la guerra si può fermarla solo facendo ridiventare un mito il suo culto. Attraverso il riconoscimento dei miti come normazione dell'irragionevole, si può trovare nell'identificazione la loro virtù terapeutica.
Così penetrando i segreti della guerra potremmo scoprire altri modi per soddisfare le sue richieste; altri modi di andare in guerra senza farla.

lunedì, aprile 14, 2025

I dazi disastrosi per gli USA

L'iPhone, della Apple, spiega bene come sia disastrosa per gli USA la politica dei dazi. L'iPhone è prodotto in Cina e con i dazi questo smartphone verrà a costare molto di più; anche se si producesse tutto negli USA. Inoltre negli USA non esiste un sistema di produzione uguale alle industrie cinesi come la Foxconn: la più grande impresa di componenti elettronici al mondo, basti sapere che produce iPode, iPhone, iPad, PlayStation, Nintendo, Amazon Kindle, Televisori Sony ecc...
Attualmente la Foxconn, nata nel 1974 assembla il 40% dei prodotti di elettronica di consumo del mondo, ha impianti oltre che in Asia anche in Europa e in America latina.
La fabbrica cinese della Foxconn è chiamata anche 'iPhone City' e occupa circa 400.000 lavoratori. Negli USA volessero fare un impianto del genere oltre ad essere fuori dai tempi soprattutto mancherebbe il personale, la disoccupazione è al 4% a meno che non aprano le frontiere all'emigrazione. Neanche la strategia di importare con urgenza 5 aerei cargo zeppi di iPhone salverà la Apple dalla politica dei dazi imposti alla Cina. Un altro colpo alla Apple può venire dalla rivale per eccellenza, ovvero la coreana Samsung; infatti alla Corea viene imposto un dazio del 25%, molto inferiore a quello cinese.
Intanto la Apple ha avuto un calo in borsa e chissà cosa ne pensa Tim Cook, amministratore delegato dell'Apple, che era tra gli invitati all'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

mercoledì, marzo 19, 2025

Trump e Putin

Consoliamoci questo è l'ultimo mandato di Donald Trump mentre per Vladimir Putin lo dovremo sopportare con la sua politica imperiale fino al 2036 se non oltre. Allora avrà compiuto 83 anni, mentre Trump li compirà a fine del suo mandato nel 2010.
Cosa si prevede? Che negli USA tutto tornerà come prima; mentre nella Russia niente è dato per scontato.
D'altronde Putin vorrebbe, come Trump per l'America, fare grande la Russia e dal punto di vista geografico lo è già: è la nazione con più territorio di tutte e forse non gli basta. Trump vorrebbe essere invece Putin, ma questo non sarà possibile: oltre l'età c'è il vincolo del doppio mandato e questo bloccherà il tycoon. Ad occidente possiamo essere tranquillizzati. Con Putin è diverso e l'Europa fa bene ad avere paura.
In questo gioco di potenti manca la Cina e questo è il vero aspetto che deciderà il rapporto tra Trump-Putin. La Cina con il tempo diventa sicuramente il paese più potente e ricco del pianeta.
Tutto il mondo aspettava i risultati della telefonata tra i due Trump – Putin; ma questa è solo un escamotage per aiutare Putin a fare terra bruciata dell'Ucraina. Trump si rivela quello che è: tutto fuorché che un negoziatore. Lo si vede da come si comporta sui dazi, sulle acquisizioni territoriali quali Groelandia e Canadà, sulle leggi fondamentali dei diritti umani...insomma tutte cose che andrebbero trattate diversamente.
Putin ha solo uno scopo: prendere con la forza le parti ricche del mondo e per questo mette in gara l'autocrazia contro le democrazie liberali. Trump sicuramente gli dà una mano.

Il Fatto Quotidiano 19/3/2025

venerdì, marzo 14, 2025

'C'è del marcio in Occidente' di Piergiorgio Odifreddi

C'è un libro scritto dal matematico logico Piergiorgio Odifreddi: 'C'è del marcio in Occidente', (Raffaello Cortina 2024) che descrive bene il pensiero 'marcio' occidentale; quello nato in Europa è che domina o ha dominato il mondo. Nel libro sono riportati interessanti passaggi di numerosi uomini di cultura paradossalmente cresciuti e vissuti in occidente o meglio in quella che chiamiamo la sua civiltà. Dostoevskij, Gandhi, Einstein...di quest'ultimo riporta un pamphhlet -Come io vedo il mondo- che dice tra le altre cose sempre attuali: (Antimilitarismo) “La cosa veramente preziosa nella vita umana non mi sembra essere lo stato, ma l’individuo. E la peggior manifestazione della vita gregaria è il militarismo, che io aborrisco. Che un uomo trovi piacere nel marciare inquadrato a suon di musica, basta per meritargli il mio disprezzo. Costui ha ricevuto un cervello solo per sbaglio: un midollo spinale era tutto ciò di cui aveva bisogno.”
“(Pacifismo) La guerra mi sembra ignobile e spregevole. Preferirei lasciarmi fare a pezzi, piuttosto che partecipare a un’azione così miserabile. Ciò nonostante, la mia considerazione dell’umanità è così alta, da farmi credere che questo flagello sarebbe da lungo tempo scomparso, se il buon senso delle popolazioni non fosse stato sistematicamente corrotto dagli interessi politici e commerciali, per mezzo della scuola e della stampa.”...una visione, radicalmente anti-occidentale. Come quella di tutti gli altri: Fidel Castro, Nelson Mandela, Patrice Lumumba, Martin Luther King; nuovamente di quest'ultimo citato: “Io credo, spero, prego che qualcosa di nuovo possa emergere nella vita politica, e produrre un uomo nuovo, delle istituzioni nuove, e una vita nuova per l’umanità. Ma so che non succederà, a meno di una radicale rivoluzione dei valori. Fino a quando le macchine e i computer, il profitto e le proprietà continueranno a essere considerati più importanti delle persone, la triade nera del razzismo, del materialismo e del militarismo non potrà essere sconfitta. E una civiltà può andare più facilmente in bancarotta per la morale che per la finanza.”
Poi ancora ci sono le note di altri personaggi che hanno a loro modo messo in in discussione le prerogative formali del pensiero Occidentale; Konrad Lorenz, Aleksandr Solženicyn, Charles Darwin.
Sembra che razzismo, colonialismo, militarismo, capitalismo, guerre mondiali sia tutto partito dall'Europa e dalla sua civiltà: un mondo che ha condizionato l'umanità come nessun altro. Nella riflessione dell'autore non manca i riferimento alla religione dell'unico Dio, al monoteismo che abbraccia giudaismo, islam e cristianesimo: per tutti 'Dio con noi'.
Altro paradosso che chi ha fatto nascere l'America con la sua civiltà e l'ha portata ad estremizzare l'Occidente in ogni maniera oggi se la ritrova contro. L'America figlia e matrigna dell'Europa pare voglia far scontare le sue colpe secolari. Ma l'America o meglio gli USA -i nostri liberatori dal fascio-nazismo- non sono certo immuni da grandi peccati contro l'umanità. Non va dimenticato che l'attuale Occidente comprende oltre gli Stati Uniti, “l’Europa, Israele, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda, e in parte il Giappone, costituiscono una fluida alleanza, che canta in coro über Alles. Cioè, “uniti siamo il meglio del mondo”. Anzi, “siamo gli unici degni di considerazione”.
Nel caso del modello economico-politico dell’Occidente, basato sul combinato disposto di mercato e democrazia, l'Occidente pensa che sia il miglior di tutti i modelle possibili: ma questo atteggiamento che piace a noi, 'può diventare un accidente per gli altri'. Un momento di riflessione lo apporta il libro sul nazismo, il terrorismo e le religioni: genocidi, attentati e crociate sono parti di un Occidente che non ha mai smesso di governare il mondo. Per vincere il nazismo si è dovuto usare una medesima violenza. La stessa guerra in Ucraina porta molte responsabilità delle politiche europee.
Un libro da leggere sicuramente, anche se poi non si può essere d'accordo su tutto il 'marcio' evocato, che si conclude con gli aspetti filosofici che hanno determinato la cultura dell'Occidente a partire dai Greci.

mercoledì, marzo 05, 2025

Il Pniec e il nucleare

Il PNIEC, ovvero il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima; nato nel 2019 si prefiggeva di attuare un piano di sostenibilità energetica per salvaguardare il clima. Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili con l'occhio mirato ai costi e ai benefici ambientali con date utili alla decarbonizzazione quali il 2050. Il PNIEC non parlava di nucleare e tra le molte voci c'era il contributo in base agli abitanti ai Comuni che investivano nel risparmio energetico. Ma ecco che il 1 luglio del 2024 nel trasmettere il PNIEC a Bruxelles, veniva aggiunto con una nota del ministro Gilberto Pichetto Fratin il rilancio del nucleare; in particolare lo scenario sull’energia nucleare, sia da fissione nel medio termine (a partire dal 2035) che da fusione (a ridosso del 2050).
Ricordo che immediata fu la risposta a tale scelta e in un appello, lanciato in una lettera aperta, da Energia per l'Italian un gruppo di docenti e ricercatori diceva: 'È indispensabile rivedere gli scenari proposti nel Pniec che prevedono l’impiego del nucleare, perché tali ipotesi, oltre a essere palesemente irrealizzabili, sottrarrebbero importanti risorse all’obiettivo della decarbonizzazione per il nostro Paese'.
Di 'scelta irrazionale' invece parlano il WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&Environment. 'L’inclusione dell’atomo serve solo a mantenere lo status quo perché qualsiasi apertura alle tecnologie nucleari fissili, che in realtà nulla hanno di nuovo, dopo che in Italia ben due referendum si sono espressi in senso contrario, avrebbe comunque tempi ben più lunghi di quelli dettati dalla traiettoria della transizione'.
Tutto la dice lunga sulla distanza dei proclami dell'esecutivo sul nucleare e la realtà. Non abbiamo risolto il problema di dove collocare il deposito delle scorie nucleari. Non abbiamo concluso i lavori di smantellamento delle centrali chiuse dopo il referendum contro l'atomo del 1987. E non abbiamo neanche un piano sul da farsi.
Emblematica è la questione del rientro in Italia, dalla Francia e dell'Inghilterra, delle scorie radioattive previste entro quest'anno. Nel 2001 a oggi abbiamo pagato circa 1,2 miliardi di euro per farcele tenere fuori dall'Italia. Poi bisogna saper che dovranno rientrare oltre 235 tonnellate di scorie nucleari il cui costo pagato è in realtà riservato....e ora dove le metteremo? Nessuno le vuole.
Ad oggi forse non tutti lo sanno ma abbiamo sul territorio italiano 20 depositi temporanei di rifiuti radioattivi. Sono quelli dei centri di ricerca, degli ospedali con le loro sezioni di radiomedicina, di diagnostica, di trattamenti oncologici con radioisotopi o diagnostica per immagini nucleari; ma quelli previsti per il rientro dall'estero sono ad alta attività, e andranno stoccati all’interno di un deposito geologico di profondità, e anche quello, insieme al dove al momento è in fase di progettazione.
Tutti argomenti che fanno allontanare il governo dalla realtà.

giovedì, febbraio 27, 2025

Siamo sicuri che Trump conosca Putin?

Vladimir Putin come Benjamin Netanyahu sono stati condannati per crimini di guerra dalla Cpi, la Corte penale internazionale dell'Aja. Però Donald Trump non la riconosce e quindi tratta Putin e Netanyahu come amici. Ma le loro politiche sono contro il diritto internazionale e senz'altro Trump non conosce veramente Putin.
Vladimir Putin è il presidente russo da oltre 25 anni e ha rinnovato il suo mandato modificando la legge costituzionale dei due mandati, assicurandosi il potere fino al 2036; quindi per altri 11 anni. Lui è ritenuto anche il mandante di molti omicidi in primis della giornalista Anna Politkovskaya e anche del suo rivale politico Alexei Navalny. Vladimir Putin si è distinto nella feroce repressione in Cecenia e con la chiusura dell'opposizione interna. Il suo obiettivo è far finire l'egemonia mondiale occidentale, specie quella degli USA e per questo non esita a proclamare guerre.
Ma per sapere di più basterebbe che Trump leggesse il libro di Elena Kostioukovitch: 'Nella mente di Putin' edito da La nave di Teseo. In questo libro troviamo un’analisi profonda della situazione catastrofica in cui la Russia di Putin si è andata a cacciare. Questa è la vera causa della guerra contro l’Ucraina.
Ma cosa c'è nella mente di Putin? Già all'inizio del libro l'autrice è chiara: “Per cercare di scoprirlo, può essere utile affidarsi alle analisi dei politologi, con le loro fonti colte e il loro metodo efficace. Ed è validissimo pure l’approccio storico-biografico, cerebrale, di matrice psicanalitica, che si concentra sull’analisi del suo linguaggio. In tal modo si evidenziano persino le parentele del suo vocabolario con il lessico del Terzo Reich. Basti notare che il leader russo, parlando di “soluzione finale” della questione ucraina, ha auspicato una okonchatelnoe reshenie (equivalente russo dell’Endloesung tedesco), richiamando proprio la “soluzione finale” prospettata dai nazisti contro gli ebrei a partire dalla Conferenza di Wannsee (1942).

”. A questo riguardo anche il nostro presidente Mattarella nel descrivere l'intervento in Ucraina è stato preciso Il libro di Elena Kostioukovitch va avanti indagando sulle basi della filosofia che accompagna il potere perseguito da Putin; una specie di 'razza ariana' in versione russa: una farneticazione sulla 'superiorità genetica' russa. Poi c'è tutta la serie di mitologie legate alla numerologia, ai simboli quale la 'Z' che campeggia sui carri armati...insomma, 'Il leader russo è mosso da una motivazione messianica che lo priva di ogni cautela. Infatti ha proclamato il 18 ottobre 2018, parlando con i giovani del “club Valdai” (proprio quello intitolato in onore della Valle della morte): “Noi moriremo, okay, ma saremo martiri e andremo in Paradiso! E gli altri creperanno e basta”. Il pubblico in sala annuiva.”. (pag. 44).
Con chi fa la pace Trump? La fa solo asservendo un guerrafondaio.

martedì, gennaio 21, 2025


Il principio di speranza di Ernst Bloch

Si può pensare che siamo in un momento di perdita di speranza; lo si può desumere da molti fatti: le guerre in corso, il ritorno dei nazionalismi, il razzismo mai vinto e la vincita nelle politiche della destra estrema, con Donald Trump ancora vincitore negli USA. Avevo letto nel 2018 il libro di Allen Frances: Il crepuscolo di una nazione. L'America di Trump all'esame di uno psichiatra. Quel libro poneva molti interrogativi sugli statunitensi e sul nostro modo di pensare che ha portato al potere un personaggio come Donald Trump...oggi a distanza di 5 anni è successo nuovamente. Cosa dire?
Quel libro si chiedeva come una democrazia avanzata potesse scegliersi come capo Donald Trump che si faceva beffe delle verità scientifiche, quali i vaccini, e soprattutto del cambiamento climatico; insomma un delirio collettivo molto simile a quelli cui sono affetti i singoli: in parte si tratta di disorganizzazione e cattivo funzionamento cerebrale, in parte si tratta di meccanismi di difesa che aiutano a evitare una realtà troppo dolorosa; e in parte si tratta di stress sociale che non si riesce a contrastare. Ancora si può pensare sia a causa dell’inquietante enormità dei problemi sociali, politici, economici, ambientali e di risorse che dobbiamo affrontare cui la destra offre risposte semplici: slogan e ideologie pronte all'uso.
Ora Donald Trump ha vinto nuovamente e si prospettano tempi bui; tempi come detto senza speranza. Ma io mi rifaccio al 'principio di speranza' predetto dal filosofo Ernst Bloch. La speranza ci aiuta sempre a progettare un tempo migliore; la speranza è la materia cui sono fatti i sogni e non bisogna smettere di sognare. Sì per Ernst Bloch il principio di speranza è contro quello di angoscia, è l'aria che sostiene la ragione, ma con la coscienza che quest'ultima non è tutto ma va vista in un divenire: un passare dall'oscuro al chiaro, senza cancellare l'oscuro che è in noi.
Quindi oltre Trump e l'estrema destra vincitrice non bisogna abbandonare l'utopia che resiste.

martedì, novembre 05, 2024

Saggio che sfrutta molti riferimenti di autori che hanno trattato le materie della psicologia e della filosofia aiutando a sviluppare una riflessione sul nostro cammino; sul futuro che paradossalmente viviamo ogni istante che passiamo con ‘noi’.
La nostra presente unicità è una via per l’universo. Diventare ciò che siamo è in fondo il fine della nostra vita.
Diventare quello che siamo è la realizzazione più difficile da realizzare. I nostri genitori e insegnanti agiscono in buona fede e ci vorrebbero come piace a loro. Così spesso raggiungiamo obiettivi e traguardi; poi scopriremo che noi non siamo quello che facciamo e che questo operare non ci ha resi gioiosi e sereni. Scopriremo che siamo delusi e infelici e quello che ci resta da fare è prestare attenzione a quello che interrogandoci ci suggerisce il nostro essere: nessuno meglio di noi alla fine sa quello che ci serve ed è utile per noi. Allora sarà necessario un cambiamento e non dovremo avere paura.
Gli autori di riferimento di questo saggio sono molti e di ognuno è riportato lo studio e le note più importanti. Un testo quindi che aiuta a trovare e provare la nostra crescita personale utilizzando le letture di autori di libri che diventano una guida utile alla crescita di ognuno.

Estratto pag. 15-16: Ogni persona è una via
Ogni uomo è un percorso verso la verità e il senso del suo vivere è dato dal diventare quel che è. In questo percorso ci sono molti passaggi e strade prese in forza di una educazione, di programmazioni parentali e di mappe costruite dalla mente. Diventare ciò che si è, è un percorso di una evoluzione sempre difficile. Abbiamo molti condizionamenti, modelli, gabbie comportamentali; spesso recitiamo parti e ruoli imposti da una società che ci uniforma e ci assimila nelle relazioni. Trovare la strada il percorso del divenire noi stessi richiede una umile presa di coscienza; una consapevolezza dovuta all'ascolto di noi stessi.
Leggendo 'Ogni cosa alla sua stagione' di Enzo Bianchi -saggista italiano, monaco laico, fondatore della Comunità monastica di Bose, a Magnano, della quale è stato anche priore dalla fondazione fino al gennaio 2017-, all'inizio parla della sua cella monastica; della scelta di abitare un luogo desolato composto dall'essenziale: un tavolo, una sedia, una lampada, la stufa a legna e il letto. In questo posto egli impara ad abitare con se stesso.
Ecco abitare con se stessi è una grande scoperta che avviene dentro il celare, il nascondere che è proprio della cella. Enzo Bianchi scrive: '...tra quelle quattro mura la verità dell'uomo è messa alla prova del rapporto con il proprio corpo, con il cibo, con la propria sessualità, con il tempo, con gli altri, con l'avere, il fare, con Dio stesso con tutte quelle presenze quotidiane che, paradossalmente, fanno percepire il proprio peso attraverso l'assenza'.
Molte sono le strade per realizzare se stessi; si potrebbe dire che ogni persona è una via per raggiungere la propria dimensione dell'essere. Io ho visto e incontrato molte strade e ognuna, contenente semi di saggezza e verità, aveva una risposta giusta ad un particolare problema.
Maria Zambrano affermava, in Persona e Democrazia (1958): ‘Queste strade, per quanto diverse, hanno in comune il fatto di essere strade aperte dall'uomo nella selva oscura e compatta formata dagli dei, dalla confusione della natura e perfino dall'oscurità della sua mente. E' come se l'uomo si fosse finalmente messo in moto. Farsi strada é l'azione umana per eccellenza...perché l'uomo è egli stesso strada’.

Spesso si incontrano e si prova a percorrere queste strade in momenti difficili dell’esistenza: drammi, problemi, fatti tragici e difficoltà varie fanno avvicinare le persone a particolari dottrine, filosofie e pratiche religiose; ognuna rappresenta un conforto ed una rassicurazione per superare quelle particolari difficoltà del vivere. Ognuna quindi può essere utile e funzionare. Per certi versi si potrebbe pensare che un effetto placebo esiste anche per l’anima, per cui non importa a chi e a che cosa credere, l’importante sovente è solo credere.
Io ho potuto constatare che c’è un filo che accomuna tutte le pratiche e le filosofie che aiutano la ricerca del proprio bene, insieme a quello degli altri: la responsabilità delle nostre azioni; la consapevolezza di quanto i nostri comportamenti influiscano sul nostro destino. In fondo tutte le strade arrivano ad un unico posto: nell’interiorità del nostro essere, dove è posta la nostra verità. Così sono dell’idea che nella nostra vita niente succeda mai veramente per caso, ed ogni cosa metta alla prova il cammino che ognuno intraprende per diventare ciò che è: questo è il senso profondo della nostra vita. Per questo dobbiamo, nel corso della vita, fare i conti con molte cose; dobbiamo misurarci con meccanismi mentali e comportamentali che non ci appartengono, per realizzare quel miracolo di unicità e irripetibilità che ognuno rappresenta.
Dobbiamo percorrere la nostra strada.
Noi non siamo consapevoli che quello che ci succede dipende da noi, dal nostro atteggiamento verso le cose e soprattutto per i nostri pensieri. La sofferenza che ci attornia e riempie la nostra vita non è dovuta a sfortuna o accidenti vari ma si inserisce in un disegno molto ampio per cui noi non siamo solo una parte dell’universo, ma ne siamo parte attiva. 'Un maestro di medicina mi disse: “Non cercare di seguirmi, di contemplarmi, non inchinarti davanti a me. Questo è il tuo sentiero e cammini su di esso per scoprire la tua verità e acquisire potere con la tua medicina. Solo tu puoi trovarla e divenire libero e responsabile'. Perciò...se incontri Buddha uccidilo.
Già, se incontri Buddha uccidilo. Questo è il titolo di un libro 'Se incontri il Buddha per la strada uccidilo' di Sheldon Kopp - uno psicoterapeuta statunitense scomparso nel 1999- che aiuta a prendere consapevolezza di noi che per paradosso cerchiamo una autorità esterna (psicoterapeuta, guru, filosofo, ecc) per superare i nostri disagi esistenziali. Il libro è stato scritto nel 1972 e pubblicato in Italia da Astrolabio - Ubaldini Editore nel 1975. Sheldon Kopp, è chiaro fin dal titolo del suo libro: Se incontri il Buddha per la strada uccidilo. Già, prima o poi siamo costretti a prendere atto che quella via d'uscita non la conosce nessuno al di fuori di noi, di conseguenza la soluzione sta nel riconoscere che l'autorità che stiamo cercando siamo noi stessi.
Però intendiamoci: nessuno dice che è inutile cercare consiglio o affidarsi all'aiuto di altre persone, più o meno carismatiche, che sembrano star lì apposta per indicarci la via. Il giusto atteggiamento di fondo è sapersi relazionare con quelli che ci potranno guidare. Come non sono riusciti i nostri genitori a darci e ricette della libertà e della felicità, nessun altro sarà in grado di trasmettercele. Il loro scopo dovrebbe essere (in un gioco degli specchi') quello di indicarci i talenti che abbiamo e non sappiamo riconoscerci; oltre a trovare la relazione corretta con gli altri e il mondo.
Il ruolo importante dei maestri, terapeuti, filosofi e genitori è quello di aiutarci a scoprire dentro di noi gli strumenti che ci permetteranno di trovare la nostra strada.
In breve non dovremo mai rinunciare alla nostra autonomia: quella stessa che ci aiuterà ad assumerci la nostra parte di responsabilità nel cammino alla ricerca del nostro senso della vita.

Acquisto libro:
Amazon.it: Evoluzione e crescita spirituale: Diventare ciò che siamo - Boratto, Giorgio - Libri

sabato, ottobre 26, 2024

MIGRAZIONI - La verità

La questione dei migranti è diventato il tema politico che da diversi anni ha spostato l'elettorato a destra ed è stato responsabile anche della Brexit; bisogna sapere dell'insofferenza degli inglesi verso i migranti polacchi e in genere dell'Europa dell'est. L'uscita della Gran Bretagna dall'Europa però non ha fermato la migrazione dei cittadini dell'est. Quest0'anno è uscito per Einaudi un libro di Hein de Haas, 'Migrazioni - La verità oltre le ideologie' che smentisce tutti i dati delle attuali migrazioni.
Non è vero che queste siano aumentate ma restano nei numeri quelle dello scorso secolo. I dati del libro smentiscono molti miti legati alle migrazioni come ad esempio quella dell'invasione: la maggioranza dei migranti arriva senza violare nessuna legge. Poi in verità fondamentalmente la principale migrazione rimane quella interna ad ogni paese: il flusso verso le città, verso l'urbanizzazione; l'esodo rurale.
La maggioranza di noi discende da contadini e se andiamo indietro anche solo di due generazioni si scoprirebbe di avere familiari contadini che si sono spostati in città.
La storia del mondo si potrebbe definire una storia di migrazioni; da sempre gli uomini si sono spostati da un luogo all'altro del globo e sempre hanno portato con sé i propri costumi e tradizioni. Non dovremo mai dimenticare che tutti abbiamo una origine di nomadi. Tutte le migrazioni fanno spostare uomini e donne; fanno spostare persone, mondi, culture e voglia di vivere, di crescere. Infine per leggi di compensazione, leggi anche di natura economia, le migrazioni fanno progredire e non regredire: aumentano la gioventù invece che la vecchiaia, la popolazione colpita dalla natalità insufficiente, i lavori più diversi...già, i migranti giungono per scelte politiche deliberate, per far fronte a carenze crescenti di manodopera.
In questo contesto migratorio bisogna dire che un ruolo egemonico culturale ed economico è stato svolto dall'Europa. Con la Spagna, il Portogallo, la Francia e l'Inghilterra è stato dato origine al sistema coloniale. Un sistema quello coloniale che ha rappresentato il sistema migratorio più illegale della storia e sempre al colonialismo europeo si deve la più grande migrazione forzata della storia dell'umanità, ovvero la tratta degli schiavi che ha visto circa 12 milioni di africani trasferiti in catene nelle Americhe. L'Europa è stata da continente di partenza delle migrazioni a quello di arrivo di oggi.
Il libro di Hein de Haas ci aiuta a capire che le migrazioni non sono solo buone o cattive; le migrazioni assumono un fattore scientifico e naturale che è molto complesso e per questo dovrebbero essere affrontate con un giudizio e soluzioni diverse da quelle usate fino ad oggi.
Ancora il libro continua con una disamina che lega migrazioni e razzismo attraverso le varie epoche storiche anche recenti. Nelle oltre 400 pagine il libro ci fornisce molti elementi di riflessione: la migrazione rimane sempre il modo per aiutare lo sviluppo dei paesi da cui arrivano i migranti...che non attuano una fuga disperata ma svolgono con consapevolezza la pratica dell'esodo all'estero. Le rimesse dei migranti risultano oltre il doppio del reddito dei paesi da dove sono partiti. In breve tutti abbiamo bisogno dei migranti...

Il Fatto Quotidiano 26/10/2024

'La verità oltre le ideologie': il libro che smentisce tutti i dati delle attuali migrazioni - Il Fatto Quotidiano

martedì, agosto 20, 2024

Volume terzo: 'Articoli & Lettere, Scritti pubblicati' di Giorgio Boratto

Ecco la presentazione degli scritti pubblicati che fanno parte del terzo volume dei 4 libri pubblicati da Amazon.it. In questo volume 'Articoli & Lettere, Scritti pubblicati – Volume 3' sono pubblicati scritti che vanno dal 2007 al 2011; per un totale di 280 pagine. Sono scritti, articoli vari, per la maggior parte pubblicati su mentelocale.it e Wema.it. E' stato per i due webmagazine un momento di grande produzione. Ora gli articoli pubblicati, quelli su mentelocale.it, non sono più disponibili online; sono stati messi nell'archivio e Wema.it è stato chiuso. Io in quest'ultimo quotidiano online sono stato anche vicedirettore: è stata una bella esperienza, con quel quotidiano online si sono formati validi giornalisti che ora scrivono su varie testate.
Di questa raccolta ne propongo in questa segnalazione 6, che a distanza di molto tempo conservano una certa attualità.
L'informazione al tempo dei blog -pag.42-; La fine del giornalismo -pag. 83-; Serendipity – pag.92-; GENOVA PER JOSE' MARTI', SCRITTORE E POETA CUBANO: UNO SPAZIO QUASI SEGRETO -pag. 149-; Mister GOOGLE ha preso esempio da un italiano...- pag.202-; Come la tecnologia trasforma l'uomo e la società – pag.244-.
Il libro è acquistabile al link: Amazon.it: Articoli & Lettere, Scritti pubblicati - Volume 3 - Boratto, Giorgio - Libri

L'INFORMAZIONE AL TEMPO DEI BLOG
‘Il termine blog è la contrazione di web log, ovvero ‘traccia su rete’. Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America, nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog’.
Così scrive Wikipedia, l’enciclopedia o­nline che è guarda caso anch’essa un blog, nel senso che è uno spazio aperto, libero, dove ognuno può scrivere quel che vuole con la certezza che apparirà in rete. Un sistema talmente a rischio che qualche mese fa è scoppiato inevitabile l’incidente, clamoroso, quando un rispettabile medico americano la cui biografia è stata ‘pubblicata’ da Wikipedia si è visto attribuire nientemeno che un coinvolgimento nell’omicidio Kennedy. Il fondatore e presidente di Wikipedia ha dovuto comprare spazi sui quotidiani per scusarsi e poi in un’intervista contrita sul New York Times ha promesso che sarà creata una forte struttura di controlli. Un incidente di percorso che non mina la portata di democraticità, di innovazione anche nel linguaggio, di apertura mentale dei blog. Ma fa riflettere non poco su questo patto di correttezza che dovrebbe sovrintendere alla gigantesca macchina da informazione che si è creata a livello mondiale. E siccome questa correttezza universale ovviamente non esiste, è tempo che dopo aver scoperto le virtù dei blog, i lettori apprendano in fretta i diritti del cittadino del villaggio globale. «Dobbiamo tutti imparare a leggerli», conferma Derrick De Kerckhove, il guru del multimedia, l’erede di Marshall McLuhan, che tra l’altro conosce molto bene l’Italia: «Nel vostro paese c’è la tendenza, per esempio, ad accreditare come buona qualsiasi cosa che passi in televisione, e a credere a chiunque parli dallo schermo. Invece serve spirito critico, e questo va moltiplicato quando si legge un blog».
Per non parlare della reputazione di un'azienda, che può essere messa in discussione dalle informazioni che vengono diffuse in rete. Quando sono appropriate ben vengano, ma come si può immaginare l’incrociarsi degli interessi autorizza lo scetticismo. Si moltiplicano non caso i modelli di monitoraggio, e anzi esiste già un sottomercato sempre più fiorente dedicato appunto a questo sistemi. Per esempio ne verrà presentato uno nei prossimi giorni chiamato WebRep, realizzato dalla Burson Marsteller, un’azienda specializzata nel crisis management (oltre che nelle pubbliche relazioni). Lo scopo è sempre quello: identificare, analizzare e monitorare con un elevato livello di precisione, affidabilità e rilevanza, la presenza sulla rete di notizie su un brand, di un servizio o di un prodotto. E poi verificare una per una l’attendibilità di queste notizie, e andarne a cercare la fonte. Di fronte a questa travolgente novità come si comportano gli organi di stampa tradizionali? Per la maggior parte, a partire dai grandi quotidiani, cercano di non farsi prendere in contropiede, neanche dall’ulteriore minaccia multimediale di strumenti che vanno già al di là del blog come il podcasting.
Hanno perciò attrezzato all’interno delle stesse edizioni o­nline dei veri e propri blog, spazi di solito gestiti da giornalisti di provata autorevolezza, che garantiscono una tribuna in più per affrontare senza censure i problemi più diversi, e poi servono anche per proseguire l’opera di fidelizzazione degli utenti. Non a caso nella classifica dei blog italiani più seguiti figurano soprattutto due categorie: ci sono quelli di personaggi simbolo come Beppe Grillo, che realisticamente non si presteranno a campagne ‘sospette’, e poi quelli ‘garantiti’ dal cappello protettivo di un grande giornale. A fianco di questi c’è la moltitudine dei blog autogestiti. Anche il software si sta evolvendo: i programmini di pubblicazione, distribuiti anche gratuitamente su Internet, consentono ormai con enorme facilità di creare una pagina web, anche senza conoscere il linguaggio HTML. La struttura può essere personalizzata con vesti grafiche dette templates (ne esistono diverse centinaia), ma anche se si resta all’osso permette a chiunque sia in possesso di una connessione web di creare facilmente un sito in cui pubblicare storie, informazioni e opinioni in completa autonomia.
Mentelocale.it 6/11/2007

LA FINE DEL GIORNALISMO
‘La fine del giornalismo’ è il titolo di un interessante articolo apparso sul Times online http://entertainment.timesonline.co.uk/tol/arts_and_entertainment/the_tls/article5236208.ece a firma di George Brock; un titolo preoccupante che affronta un ragionamento basato su un’opera di Robert Fox per la Folio Society (http://www.foliosociety.com/): EYEWITNESS TO HISTORY - Testimoni oculari della Storia; ovvero il più grande compendio di storia giornalistica mai prodotto. Divisa in 4 volumi, per un totale di 2000 pagine, l’opera di Robert Fox raccoglie le descrizioni dei grandi eventi storici dai geroglifici ai messaggi scritti con un Blackberry. Dall’egiziano Harkhuf che racconta al suo Faraone un ballo, sino a John Updike che osserva e descrive il crollo delle Torri Gemelle: 4000 anni di storia.
Si parte con il primo volume da Erodoto, l’inventore della Storia, il primo reporter che fa parlare soldati, servitori, re e viaggiatori per consegnarli ai posteri per arrivare a John Simpson, che racconta i fatti di piazza Tienamen. In verità i giornalisti professionali nei primi tre volumi sono pochi ed entrano in scena nell’ultimo volume, prima avremo scrittori e romanzieri; con l’assassinio dello zar Alessandro II si chiude e apre il nuovo capitolo della storia giornalistica moderna che pare finire con l’avvento dei bloggers. Appunto, con il quarto volume dell’opera, Eyewitness to History, si parla dell’avvento della tecnologia che trasforma radicalmente il ruolo del reporter nel 20° secolo.
Grazie alla tecnologia, con la possibilità di rendere immediata di comunicazione, con le foto di camere digitali e video trasmessi su internet, le testimonianze di testimoni oculari ci stanno sommergendo. Con l'espansione della tecnologia digitale, chiunque ora può essere editore di se stesso...allora, in queste circostanze nuove, come si definisce il giornalismo? A cosa servono i giornalisti? Molti bloggers ed operatori di nuovi media, hanno risposto alla domanda dichiarando che giornali chiuderanno: ‘deprivati dal reddito pubblicitario e dei giovani lettori, ambedue emigrati su internet, il potere del sacerdozio separato di giornalisti, finirà. I giornali creati da società capitaliste per controllare il potere e addomesticare le opinioni dei cittadini cesseranno’. Un vecchio regime dei media decade e una nuova comunicazione, che potremo definire ‘peer to peer’, prenderà il sopravvento.
Con la fine del giornalismo George Brock si domanda: ‘Ci sono sempre reporter, ma ci saranno sempre professionisti? Le testimonianze oculari devono resistere all’interrogatorio degli storici, ma gli odori, i rumori, i gusti devono sopravvivere al di là della contingenza dei fatti, facendoci vivere quella storia con una prosa vera; questo raccontare è ancora una qualità che va imparata, seppure esiste una abilità istintiva e artistica.
George Brock osserva che il meglio di quanto è stato prodotto ultimamente , viene sempre da professionisti John Simpson, (http://en.wikipedia.org/wiki/John_Simpson)
Martha Gellhorn (http://it.wikipedia.org/wiki/Martha_Gellhorn) e Tom Wolfe, (http://www.tomwolfe.com/bio.html), solo per citarne alcuni di grande successo. Io aggiungerei anche Ryszard Kapuscinski (http://it.wikipedia.org/wiki/Ryszard_Kapu%C5%9Bci%C5%84ski) e per l’Italia Ettore Mo (http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Mo) e Tiziano Terzani.
(http://www.tizianoterzani.com/) Poi c’è lo straordinario evento dei blogger di Bagdad (http://warnewstoday.blogspot.com/index.html) – qui il link di un blog giornalistico aggiornato- (http://www.aliveinbaghdad.org/): attraverso i loro diari riusciamo a conoscere la realtà della guerra irachena che nessuno racconta.
La situazione dell’informazione è complessa e ancora non si delinea una chiara evoluzione dei media. I quotidiani cartacei continueranno a vivere anche se Marco Pratellesi sul mediablog (http://mediablog.corriere.it/) del corriere online riprendendo una notizia dagli Usa, informa come la stampa stia arrancando e per la prima volta internet abbia messo in riga tutti gli altri media, ad eccezione della televisione.
Secondo l'ultimo report di Pew Research Center,
(http://pewresearch.org/pubs/1066/internet-overtakes-newspapers-as-news-source) il 40 % del pubblico Usa preferisce internet per informarsi, mentre solo il 35% resta ancorato al vecchio giornale di carta. La televisione, con il suo 70%, regna incontrastata, seppure in leggera flessione rispetto agli anni scorsi. Solo internet fa registrare una crescita poderosa, in termini di scelta e fiducia degli utenti, con un più 24% rispetto al settembre 2007.
In sostanza la comunicazione digitale con le nuove tecnologie andrà sempre più affermandosi delegando alla stampa settori sempre più di nicchia indirizzandosi verso notizie di approfondimento con edizioni diverse dal quotidiano e periodico che vediamo oggi. Un fatto da rimarcare è che la comunicazione digitale non ha danneggiato la scrittura e il potere della lingua, anzi schermi e tastiere hanno permesso di raggiungere più persone facendo raggiungere nuovi record di lettura. Forse i grandi testimoni oculari della Storia sono finiti e rimangono a segnalarci l’alba di un’età dorata della scrittura. Quello che accadrà nel settore giornalistico non si sa ancora bene, certo è che tra il lancio della notizia e il suo fruitore rimane una sorta di fiducia, un legame per continuare una professionalità.
Mentelocale 31/12/2008

SERENDIPITY
Il vocabolo coniato da Walpole indica le intuizioni dovute al caso. Qualche esempio? La scoperta dell'America. Molti i casi scientifici. In margine al Festival della Scienza dedicato alla curiosità, mi piace parlare di un termine che ha una valenza scientifica come fonte di ricerca: serendipity.
Questo vocabolo di origine inglese è stato coniato da Horace Walpole, in riferimento ad una fiaba persiana, I tre principi di Serendippo. La storia descrive le scoperte dei tre personaggi con intuizioni dovute al caso, ma anche per la disposizione spirituale con cui si mettono ad osservare le cose. Per questo la serendipità - si può usare anche il neologismo italiano - è intesa come un elemento essenziale nell'avanzamento della ricerca scientifica; spesso scoperte importanti avvengono mentre si stava ricercando altro. Un esempio per sperimentare la serendipità è quello di smettere di arrovellarsi nel ricordare un nome, nella speranza che l'informazione emerga da sé, dalla memoria: il nome, poi arriva.
Approfondendo questo fattore di serendipità, scopriremo che molte scoperte della ricerca scientifica sono avvenute mentre si stava cercando altro. Un esempio è la scoperta della muffa che inibiva il proliferarsi dei batteri, fatta da Alexander Fleming: con quella osservazione casuale nacque la penicillina, il primo antibiotico della storia. E poi, la stessa scoperta dell'America di Cristoforo Colombo, perchè in verità lui stava cercando un passaggio per l'India.
Bella è la frase di un ricercatore biomedico che disse: «La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino». Sarà per questo motivo che la serendipità è un atteggiamento della ricerca sempre più praticato consapevolmente. Pensando ancora, posso aggiungere che la natura di Internet si presta molto alla formazione di serendipità. Culturalmente, possiamo affermare che la Rete è un grande motore di serendipità. Gli intrecci connettivi, la possibilità di esplorare gli ipertesti, i rimandi dei link, gli indirizzi specifici e le curiosità aggiunte, aumentano la possibilità di scoperte e conoscenze nuove. Io inoltre credo che la serendipità porti con sé anche l'intuizione, quella speciale risorsa che ci mette in contatto con un sapere ancestrale: la conoscenza di qualcosa che è prezioso per noi e ci aiuta a comprendere quello che siamo e vogliamo. Perciò ritengo che spesso, quello che consideriamo magia, sia in sostanza un nostro personale percorso all'interno di un disegno cosmico. La serendipità allora entra in gioco non già per caso, ma per un disporsi sereno alla propria intuizione, al proprio accadere delle cose che è dettato dal nostro essere.
Così concludo augurando buona serendipità a tutti. Come? Invitandovi a lasciar perdere i vostri pensieri fissi e le vostre continue idiosincrasie, così libererete molte vostre potenzialità sconosciute e troverete la cosa più giusta per voi.
Mentelocale.it 9/2/2009

GENOVA PER JOSE' MARTI', SCRITTORE E POETA CUBANO: UNO SPAZIO QUASI SEGRETO
Dirigendosi verso l'Acquasola, salendo da Largo XII Ottobre, si passa accanto ad un giardinetto dedicato al poeta cubano Josè Martì (1853-1895). Lì trova posto un cippo dedicato al poeta cubano che ha a fianco una lapide dove sono incisi i versi di una sua poesia famosa:  La rosa bianca - tradotta da Edoardo Sanguineti: Cultivo la rosa blanca/ En junio como en enero /Para el amigo sincero/ Que me da su mano franca...‘Coltivo una bianca mia rosa/D'estate come d'inverno/Per il mio amico fraterno/Che mi tende la mano fedele/perché mi strappa crudele/Il cuore nel quale io vivo/Né cardi né ortiche coltivo/Coltivo una rosa mia bianca’.
Sotto il cippo, che reca l’effige bronzea di Josè Martì, c’è una targa messa il 5 novembre 1988 che segnala la direzione e la distanza da questo luogo al monumento dello stesso in piazza della rivoluzione all’Avana a Cuba: Miglia Marine 4508,38 - Km 8349,53 –determinazione effettuata dall’Istituto Idrografico della Marina. Sono passati quindi oltre 20 anni da quella posa e oggi fa piacere ricordare questo luogo poco conosciuto della città di Genova insieme a questo grande poeta.
José Martí è l'eroe nazionale di Cuba. Poeta di grande qualità e semplicità fu un autore rivoluzionario che ruppe con le limitazioni della tradizione letteraria dell’epoca. José Martí si collocò nel momento di transizione tra il romanticismo e il modernismo e fece uso di tutta la ricchezza di pensiero e linguaggio per offrirla in beneficio alla sua patria e la rivoluzione. La sua oratoria a favore dell'indipendenza spinse la popolazione a continuare nel cammino alla lotta per la emancipazione di Cuba. Il valore reale di questo talento si trova sia nei grandi ideali che lo condussero al sacrificio, sia nella sua opera letteraria.
Di questo poeta e libertador ricordo anche che ha ispirato, con i versi della sua poesia Versos sencillos, (http://www.exilio.com/Marti/Marti.html)
una famosissima canzone popolare cubana Guantanamera, che risale al XIX secolo. Questa canzone vanta innumerevoli versioni e strofe diverse ed è spesso stata cantata da singoli e gruppi; quella probabilmente più nota è stata cantata da personaggi come Joan Baez e Pete Seeger. Il personaggio della ‘guajira guantanamera’ altro non è che una ‘contadina di Guantanamo’, alla quale il poeta/cantante si rivolge.
Io da visitatore improvvisato di questo luogo, rimesso in ordine dopo la costruzione di un parcheggio- prima lo spazio era molto diverso ed ora esteticamente è migliorato-, mi chiedo l’origine di questo pensiero genovese verso il suo eroe e il popolo cubano. Qualcuno lo sa? Ecco una mia piccola curiosità che non voglio disgiungere da una bella frase di Josè Martì:’ L'unico modo per essere liberi è essere colti’.
Mentelocale.it 6/1/2009

MISTER GOOGLE HA PRESO ESEMPIO DA UN ITALIANO PER L'ECONOMIA SVILUPPABILE CON INTERNET
C'è un italiano che è stato scelto come modello per crescere e affermarsi in campo economico con l'utilizzo di internet da mister Google, ovvero il presidente Eric Schmidt. Questo è successo all'e-G8 Forum di Parigi davanti a una platea di società tecnologiche e di politici. L'italiano è Federico Hoefer: un siciliano di Gela emigrato in Lombardia in cerca di lavoro nel 1995. Arrivato ad essere responsabile di punto vendita per diverse aziende come la Coop Lombardia, la Esso italiana, la Lago.it con la crisi ha perso il lavoro; allora si è ingegnato a inventarsi qualcosa che lo potesse rimettere in gioco. Partendo da una Mercedes blu, classe E, e un pc, ha creato un sito web ladyblu.it (http://www.ladyblu.it) che gli ha cambiato la vita.
Con quello spazio su internet Federico Hoefer ha iniziato ad offrire un servizio di noleggio auto con conducente. In breve tempo quell'indirizzo sul web è diventato quasi un portale: la pubblicità sulla Rete è aumentata e oggi riesce a lavorare con una clientela presa dagli aeroporti Verona, Brescia e Malpensa. Aeroporti vicini a Mantova, sede della sua azienda. A ladyblu.it ha affiancato in seguito altri due siti web: malpensa24.com (http://www.malpensa24.com/ ) e taxi24airport.com
(http://www.taxi24airport.com/) completando una gamma di servizi, di autonoleggio con autista, efficiente. Con un computer sempre connesso e un telefono Federico Hoefer, riesce a garantire un servizio esclusivo 24 ore su 24. Bene. Internet, può diventare la piattaforma per costruire business, ma certo che alla base serve sempre un'idea e una semplice voglia di ricominciare.
Mentelocale.it 25/5/2011

COME LA TECNOLOGIA TRASFORMA L'UOMO E LA SOCIETA'
La tecnologia e l'informazione; il cervello e l'evoluzione: questi sono i temi congeniali a Derrick de Kerckhove di cui ha parlato nella sua conferenza al Festival della Scienza.
Derrick de Kerckhove ha iniziato ricordando il suo maestro Marshall McLuhan: 'Lui è stato un grande descrittore del tempo attuale; aveva visto quello che è successo dopo: l'estensione della coscienza, e internet coniugando la memoria e l'intelligenza ha moltiplicando la conoscenza...poi la televisione che diventa forma d'arte e ancora il computer come ricerca e comunicazione. Questo lo disse quando i computer erano grandi come una stanza...'.
Con il computer e internet oggi viviamo la terza età del linguaggio: un'età iniziata con l'avvento dell'elettricità. Una età che segue l'età della scrittura e quella della stampa.
E' il linguaggio che domina il corpo. Da sempre. Poi con la scrittura l'uomo scrive il suo destino. Il linguaggio crea potere. Con l'avvento dell'elettricità e la digitalizzazione noi diventiamo persone che cambiano radicalmente il modo di comunicare. Con il www, il world wide web, facciamo un salto quantico: entriamo in una interconnessione globale. La Rete avvolge tutti e tutto...
Derrick de Kerckhove si infervora e con rimandi al cinema: 'il cinema riesce a fare come i sogni: crea le nostre fantasie in termini virtuali'. Cita come Twitter riesca ad estendere le nostre comunicazioni in frazioni di intelligenza, in modo espansivo tanto da generare rivoluzioni (quelle del nord Africa). Scopriamo così che Derrik è innamorato di twitter.
Le divagazioni sul tema di Derrick de Kerckhove sono molte e parlano del Cloud computing, una metafora per dire che c'è un sistema intelligente di gestire i dati; dell'evoluzione tecnica che segue una sequenza di trattamento di dati, di informazioni, che possono creare il nostro profilo, con i molti parametri presi da dati conservati nei server. Il motore di ricerca Google, ad esempio, può rispondere alle nostre domande in modo mirato...con 'internet avviene l'appropriazione degli strumenti di produzione da parte dei cittadini. Marx realizza il suo sogno'.
Io appassionato di tecnologia per un momento godo...ma poi sarà davvero così? Per Derrick de Kerckhove esiste l'inconscio personale di Freud, l'inconscio collettivo di Jung e l'inconscio digitale: quello che nasce con internet e di cui noi non sappiamo di noi ma è dentro le banche dati.
Derrick de Kerckhove in finale affronta un tema che è psicologico e filosofico insieme: la ricerca di noi stessi. Pinocchio e Avatar: due modi, due metafore per percorrere l'identità, il non mentire a noi stessi sapendo che noi siamo già esseri virtuali a parte la tecnologia. Noi ci creiamo con la mente.
Per questo possono nascere problemi di soggettività, di identità. Noi riiventiamo il nostro essere con la fantasia. Con le tecnologie e le relazioni conseguenti, quali l'estensione della Rete noi corriamo certi rischi, la nostra personalità relazionale, si trasforma. La reticolazione del cervello può essere data dai social network? Per Derrick de Kerckhove siamo al 30% dello stato di influenza...una storia che è appena iniziata.
Da poco siamo arrivati a usare le onde cerebrali per controllare gli strumenti tecnologici. Arriveremo a controllare anche le emozioni? Questa è magia! La magia continua. Nuove frontiere avanzano. Bisognerà spesso fare i conti con queste nuove realtà e l'appuntamento con Derrick de Kerckhove è stata una buona opportunità.
Mentelocale.it 25/10/2011

domenica, luglio 14, 2024

Volume secondo: 'Articoli & Lettere, Scritti pubblicati' di Giorgio Boratto

Ecco un assaggio degli scritti pubblicati che fanno parte del secondo volume dei 4 libri pubblicati da Amazon.it. In questo volume 'Articoli & Lettere, Scritti pubblicati – Volume 2' sono pubblicati scritti che vanno dal 2003 al 2006; per un totale di 414 pagine. Il volume più corposo e ricco di articoli. Sono scritti, lettere e articoli vari. Di questa raccolta ne propongo in questa segnalazione 6, che a distanza di molto tempo conservano una certa attualità. Oltretutto sono pescati a caso.
Fisici e spirito -pag.30-; Emigrare- pag 96-; Fascismo male assoluto – pag.122-; Quando i ricchi erano ricchi...-pag.123-; Satira: i proiettili dell'intelligenza -pag.147-; Piccole cose per cambiare il mondo –pag.272-; Serial killer italiani -pag.309-.
Il libro è acquistabile al link:
Amazon.it: Articoli & Lettere Scritti pubblicati di Giorgio Boratto: Volume 2 (anni 2003-2006) - Boratto, Giorgio - Libri
Buona lettura

FISICI E SPIRITO
Capita spesso che siano i fisici a metterci in contatto con lo spirito. La fisica nasce come lo sforzo di scoprire la costituzione reale delle cose e per questo è in comunanza con i mistici e i filosofi della scuola di Mileto. Se poi entriamo nella fisica subatomica, allora lo spirito è di per sè la materia prima. Quale concezione abbiamo dell'atomo, che nessuno ha mai visto fisicamente, se non facendo una operazione spirituale? Abbiamo dato forma ad una astrazione disegnando un frammento di universo: un pianeta - nucleo con i satelliti - elettroni. Una conferma di come l'infinitamente piccolo assomiglia all'infinitamente grande.
Io sono rimasto, pur essendo un profano, molto colpito tempo fa, quando un genovese, M. Macrì e un olandese, W. Oelert riuscirono a rendere "osservabile" l'antimateria. Si era riusciti con un acceleratore molto grande (di diversi chilometri) a fare scontrare delle particelle atomiche (infinitamente piccole) e quindi conoscere le loro proprietà, comportamenti e sintomi. Allora l'antimateria esiste, pensai; pensai, ma allora esiste il nulla? Per me era una scoperta sconvolgente, la più importante del secolo dopo il principio di relatività di Einstein. C'era nella scoperta anche la riconferma della stessa simmetria misteriosa che accompagna tutte le cose, e ha generato il concetto di bello anche nella materia subatomica: ecco allora ad ogni particella accompagnarsi una anti-particella. Ecco allora ritornare il "Panta rei" di Eraclito che considerava il continuo scorrere delle cose, la loro trasformazione, una unità dei contrari. Nel frattempo abbiamo diviso la materia dallo spirito, l'anima dal corpo e ci siamo persi nel dualismo del pensiero occidentale. Con la scoperta dell'antimateria abbiamo riscoperto l'unità e per me anche un non-luogo, ma non un nulla, un posto dove le cose non sono ma stanno per diventare; il luogo del silenzio, il luogo dove prende forma il pensiero...Un posto di passaggio, di sospensione, di silenzio ma non di vuoto...forse il centro dell'anima.
Il Secolo XIX 23/9/2003

EMIGRARE
Da sempre niente di più che la fame fa camminare il mondo. Oggi ancora, sono gli emigranti in cerca di pane. Nessuna ricchezza sposta le anime, sposta le cose: quella sposta merci, sposta i sogni; con quella ci si può pure fermare. Poi gli appetiti ci possono spingere oltre; allora sono le brame, gli egoismi e un cattivo senso dell'immortalità a farci allontanare nel tempo, mantenendoci però fermi in un punto solo della Terra per far gridare: è mia. Oggi eppure, emigrano ancora gli eserciti sull'onda delle guerre: entrano in case altrui con un fucile in mano, dopo aver fatto scaricare bombe dai cieli.
Questi soldati vengono a portare il loro ordine, quel senso che si chiama democrazia.
Restate chiusi a casa, paiono dire i capi degli eserciti in arme, veniamo noi da voi.
Si costruiranno nuovi recinti. E tu da che parte stai? Dove c'è la sofferenza ci sono i nostri fratelli…così ci avevano insegnato da ragazzetti. Dai non fare lo stupido: di qua è meglio.
Quella terra può essere nostra. Allora tenetela tutta quella terra, essa servirà a ricoprire la bara.
Il Secolo XIX 22/10/2003

FASCISMO MALE ASSOLUTO
A mio parere Gianfranco Fini ha fatto bene a trarre una considerazione filosofica sul fascismo ritenendolo giustamente un "male assoluto". Ricordo a tale proposito un'affermazione, credo dello storico tedesco E. Nolte: "Il fascismo non fu solo un fenomeno politico ma il più grande attacco alla trascendenza dell'uomo, alla sua capacità di evolvere".
Per questo il fascismo si può ritenere un "male assoluto" e, seppur inserito storicamente come una reazione al comunismo, ha proprie radici originarie nella psicologia infantile dell'uomo. Il contrasto al comunismo, alla sua ideologia non può spiegare come il fascismo con il nazismo abbia potuto esercitare tutta la devastazione culminata con l'olocausto e la guerra. Il fascismo come nemico dell'umanità e alla sua fratellanza universale - l'opposto del cristianesimo - è sinteticamente descritto nella teoria della psicologa inglese Melanie Klein: "L'uomo nasce cattivo e passa la vita cercando di diventare buono. Non sempre ci riesce". Il fascismo è quindi frutto di un bambino viziato, egoista, bisognoso di una guida autoritaria e punitiva; ha bisogno di un duce che lo conservi tale, gli dica quali giocattoli comprare e soprattutto con quali nemici giocare alla guerra.
Mentre il comunismo passa, è passato e passerà, il fascismo c'è, rimane e rimarrà…con Fini e senza Fini.
Italians 29/11/2003

QUANDO I RICCHI ERANO RICCHI...
Quando i ricchi erano ricchi, i ricchi erano bianchi di carnagione e i poveri abbronzati; si sa, i poveri lavoravano nei campi e allora si abbronzavano. Poi i poveri hanno cambiato lavoro e sono diventati bianchi e allora i ricchi si sono abbronzati e questo per tutto l'anno: d'inverno vanno ai Caraibi o a fare trekking nel deserto. Allora anche i poveri si sono di nuovo abbronzati: fanno le lampade con gli ultravioletti ma si vede che nel week end erano in giro per l'Ikea…
Quando i ricchi erano ricchi, i ricchi erano grassi e i poveri magri; si sa, i poveri non avevano molto da mangiare. Poi i poveri con il tempo hanno avuto a disposizione molto cibo e sono diventati grassi e allora i ricchi sono diventati magri: mangiano poco e biologico, comprano cibi dietetici e fanno massaggi e palestra. Allora anche i poveri ora cercano di dimagrire: comprano elettrostimolatori in TV, tisane, pillole e scioglipancia da novelle Wanna Marchi in Tv ma non ci riescono…
Questo è un breve ritratto delle distinzioni di classe che esistono sempre; però si tenta sempre di imitare i ricchi - come se fossero un bell'esempio, anzi ci uniformiamo a modelli che annullano queste differenze. Ma si sa che qualcuno vuole sempre distinguersi…
E così un ricco (a dire il vero il più ricco) è diventato padrone dell'Italia promettendo che con lui saremmo stati tutti bene: infatti, guardando lui, non serve più essere magri, per abbronzarci basta un fondotinta, non bisogna essere neanche tanto alti, lui è soprannominato "nano pelato" e quindi non servono neanche i capelli, non parliamo poi di vacanze a uno che lavora 14 ore al giorno e di pensione? Figurarsi è quasi settantenne e non ci pensa. Ecco abbiamo la mediocrità al potere; con lui possiamo aspirare al "basso" in tutti i sensi, non serve neppure tanta cultura e le fregnacce si possono sempre smentire: hanno frainteso, scritto male, capovolto il pensiero…
Maledetto pensiero, volete vedere che questo ricco ce l'hanno mandato apposta per depistarci? Per toglierci i riferimenti? Per dirci che i ricchi non esistono? Abbronzati o no, ridenti o tristi, nani o pelati siamo tutti poveri e se lo vogliamo imitare poveri lo siamo due volte: anche di spirito.
Il Secolo XIX-Namir e Italians 8/12/2003

SATIRA: I PROIETTILI DELL'INTELLIGENZA
Ricordo la campagna di M. Costanzo "Vietato Vietare", si riferiva alle telepromozioni, ma nella sostanza il celebre conduttore la indirizzava contro la censura di qualsiasi tipo: "devono essere gli spettatori a decidere cosa guardare e cosa no". Ora con la soppressione della Guzzanti, il CDA della RAI attua una censura da autentico regime. D'altronde quello di far cessare certi spettacoli, chiudere alcune trasmissioni, mettere il veto a giornalisti e autori, è una prerogativa di questo centrodestra politico.
Cosa possiamo sperare? Non sarà certo "Striscia", "Le Jene" o "Mai dire Domenica" le sole trasmissioni di satira televisiva. Oltretutto quelle trasmissioni hanno un fondo d'ambiguità propria della TV commerciale: come vendere telefonini, auto, biscotti e poi prendere in giro quel potere che è padrone degli spot pubblicitari; tutto per vendere insomma.
Poi la satira è prevalentemente di sinistra e questo disturba la destra. La ragione della prevalenza di sinistra nella satira è che il potere nella sostanza è sempre stato di destra. Intendiamoci, c'è qualcuno che pensa che non comandino i soldi? Che Berlusconi non comandi? E che prima non comandava Agnelli, Pirelli o la Confindustria? D'accordo prima i politici si ritagliavano con quel potere le tangenti ma ora è forse cambiato qualcosa? Non sono sempre gli stessi al potere?
La satira così si trova a fare ridere sbeffeggiando il solito potere, e cosa fa più ridere di un potente che inciampa? Che maschera la sua fame con trucchetti, leggine e avvocati? Niente di nuovo: per i potenti senza ironia le risate in faccia sono il maggior pericolo, sono proiettili di intelligenza che a loro manca.
Italians 8/9/2003 Wema.it 12/9/2003

PICCOLE COSE PER CAMBIARE IL MONDO
Girando per Internet ho trovato un sito web- http://www.wearewhatwedo.org/ - che riportava le 50 cose utili da fare per cambiare il mondo. Erano piccole cose riferenti a comportamenti quotidiani, che se modificati potevano trasformare il ciclo dei consumi evitando gli sprechi, e innestare un circolo virtuoso di disponibilità verso gli altri, di cortesia e attenzione, dandoci coscienza che con quello che facciamo si può davvero cambiare il mondo.
Ho pensato che 50 cose fossero un po' troppe da seguire e ricordare, allora ho cercato di fare una sintesi e le ho ridotte un po'. Così sono divenute 13. Eccole:
1- Sorridi e rispondi ai sorrisi. Per sorridere si usa la metà dei muscoli che servono per aggrottare la fronte, ma sorridere fa sentire te e gli altri due volte meglio
2- Usa i trasporti pubblici e cerca di camminare di più; farai bene a te stesso e all'ambiente. Per mantenerti in forma usa le scale e non l'ascensore.
3- Passa un po' di tempo con una persona anziana. Le persone di altre generazioni sanno cose che tu non sai. Poi leggi una favola ad un bambino quelle sensazioni, che hai vissuto tu da piccolo ascoltandola, è giusto che ora le trasmetti.
4- Dona il sangue e iscriviti all'associazione di donatori di organi. Moltissime persone potranno essere salvate dalla morte. 5- Guarda meno la TV; accendila solo quando sai che programma guardare. Poi leggi più libri non dimenticando dopo di donarli agli amici. Ricicla i tuoi libri o 'abbandonali' alla lettura degli altri.
6- Iscriviti ad una associazione di volontariato e dedica un po' di tempo ad ascoltare gli altri. Non devi risolvere i problemi del prossimo, basta che gli dai la possibilità di esporli.
7- Rifiuta le buste di plastica e adotta lampadine a basso consumo energetico. Inquinamento e spreco d'energia diminuiranno subito. 8- Compra i prodotti del commercio equo solidale. Sono più convenienti e garantiscono condizioni di lavoro dignitose e condizioni commerciali eque agli agricoltori e ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo.
9- Presentati e scambia i numeri di telefono con i vicini di casa o abitanti del tuo quartiere. Stabilire rapporti amichevoli con i vicini aiuta a creare un clima migliore.
10- Chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti. Lasciandolo aperto si sprecano migliaia di litri d'acqua ogni anno.
11- Fai qualcosa che credevi di non saper fare. Finchè non ci provi, non puoi sapere se davvero non ne sei capace. Fai e impara anche cose nuove. Diffondi le idee che secondo te lo meritano, mettendole in atto ma anche parlandone con altre persone.
12- Ricicla tutto quanto è possibile: computer, cellulare, occhiali. Usa il foglio di carta da entrambi i lati e pianta un albero ogni anno. 13- Abbraccia le persone a cui vuoi bene. Chi ti vuol bene desidera essere toccato; poi comunicaglielo, dire ti voglio bene fa girare l'amore. Elogia anche le persone che ammiri e hanno fatto qualcosa di bello, le incoraggerà a farlo di nuovo.
Ultimo consiglio: fatele girare
Mentelocale.it 22/7/2005

SERIAL KILLER ITALIANI
Ho sempre pensato che il serial killer fosse quel personaggio che veniva smascherato e ucciso un momento prima del telegiornale della notte; che fosse l’interprete omicida dei film trasmessi in tv. Credevo anche che il serial killer fosse un prodotto specificatamente americano…ma con il libro di Gordiano Lupi, Serial killer italiani, edito da Editoriale Olimpia Firenze, non solo scopro che l’omicidio seriale è sì, un problema soprattutto del Nord America -dove possiamo contare addirittura l’80% di tutti i serial killer del xx secolo- ma anche quanti assassini seriali hanno accompagnato la storia italiana negli ultimi cento anni.
Io sapevo di Jack lo squartatore a Londra, avevo sentito parlare del cannibale di Milwaukee, Jeffrey Dahmer, di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio; sono arrivato a conoscere i genovesi Minghella e Bilancia, ma mai avrei pensato a tutti quei pazzi omicidi che compongono l’elenco, fatto in modo dettagliato, del libro.
Gordiano Lupi con questo libro ha fatto un grande lavoro di ricerca e dobbiamo essergli grati di ricordarci  come questi assassini siano tutti uniti da comportamenti simili. Ci sono molti caratteri comuni che saranno determinanti nello scatenare i crimini più violenti e le aberrazioni devastanti dei delitti commessi in serie. La storia dei carnefici ci farà comprendere come le loro vittime siano frutto anche di violenze da loro stessi conosciute nell’infanzia. Le deviazioni sessuali, le privazioni affettive, la mancanza di cultura sono l’humus comune per generare quello che la comunità solitamente definisce i ‘mostri’. L’elenco dei criminali omicidi inizia con Antonio Boggia e Vincenzo Verzeni, che agirono a metà dell’800, per arrivare ai giorni nostri con Ludwig, la Uno Bianca, il mostro di Firenze, Donato Bilancia, Unabomber ed in ultimo le Bestie di Satana. Nel finale l’autore ci mette in guardia ricordandoci come molti serial killer potenziali vivono attorno a noi e sono pronti a scatenare la loro furia omicida: la struttura della nostra società è anch’essa uno dei molti fattori legati al tragico fenomeno.
L’autore Gordiano Lupi poteva metterci del suo nello scrivere la scheda biografica di ognuno dei serial killer; egli oltre che editore (Edizioni IL FOGLIO di Piombino) è anche scrittore di noir, ma analizzando la realtà si scopre che batte la fantasia. Così Gordiano Lupi fa suo il motto di Stephen King: ‘racconta solo la verità e non inganni il lettore’. Amaramente leggendolo possiamo dire: tutto vero.
Mentelocale 8/10/2005