sabato, maggio 19, 2018

boratto blog: il Santuario del libro di Gerusalemme

boratto blog: il Santuario del libro di Gerusalemme: Nei giorni scorsi Il Secolo XIX riportava una notizia che il ritrovamento di nuovi papiri a Qumran era frutto anche del lavoro di ricerca...

il Santuario del libro di Gerusalemme

Nei giorni scorsi Il Secolo XIX riportava una notizia che il ritrovamento di nuovi papiri a Qumran era frutto anche del lavoro di ricercatori genovesi. Nell'articolo non si faceva menzione della scoperta dei Rotoli del Mar Morto conservati presso il Santuario del Libro di Gerusalemme.

Dato che io ho visitato sia i resti archeologici di Qumran che il museo di Israele dove è ubicato il Santuario del libro voglio qui parlarne.

Il Museo d’Israele a Gerusalemme è il più importante museo in Israele ed uno dei più prestigiosi al mondo. Una sezione di questo importante museo ospita, a mio parere, uno dei santuari più affascinanti della civiltà e cultura umana: il Santuario del libro. Riconoscibile da una particolare cupola bianca, che ricorda il coperchio di un vaso -rimando ai contenitori all'interno dei quali vennero rinvenuti i preziosi rotoli- il Santuario del Libro raccoglie reperti archeologici di rilievo, preziosi manoscritti e soprattutto i Rotoli del Mar Morto; i famosi rotoli rinvenuti in una grotta a Qumran nel 1947.

I rotoli consistono in fogli di pelle arrotolata di varie dimensioni che vanno dal piccolo rotolo di Abacuc (141x13 cm) al rotolo di Isaia (25 cm x 15 mt). Scritti con inchiostro vegetale con calligrafia nettissima e quasi priva di errori, hanno sempre delle correzioni a margine. La formattazione del testo lascia stupefatti: questo ha la forma di pagina di un libro che possiamo vedere oggi. Ogni colonna è attentamente marcata ai margini da una immaginaria linea verticale ed i diversi capitoli sono separati da uno spazio bianco. In uno spazio circolare si possono osservare, dietro teche di vetro, i rotoli e le pergamene antiche che testimoniano la nascita del libro in senso lato. Oltre a questi testi sono conservati gli altri scritti interni alla comunità: rotolo del Tempio con la descrizione del Tempio ideale, Regola della guerra, Inni e preghiere e commenti a libri della Bibbia.

Un vero santuario della cultura, della tramandazione del nostro sapere.

I rotoli, che hanno una datazione sicura che va dal II sec. a.C. al primo d.C., sono in buono stato poiché rinvenuti racchiusi in anfore; insieme ad essi sono state trovate anche monete dell'epoca. Essi sono i più antichi manoscritti della Bibbia.

La cupola dell’edificio ricorda il coperchio di un vaso, ed è stata progettata in questo modo volutamente, come rimando ai contenitori all’interno dei quali vennero rinvenuti i preziosi rotoli. All'esterno del 'Santuario del libro', il bianco della cupola poi contrasta con un grande monolite di basalto nero; insieme rappresentano una la luce e l'altro l'oscurità: due capisaldi della religiosità di ogni tempo.

Il Museo di Israele che si estende su una superficie di 50.000 metri quadrati, ospita una collezione permanente “enciclopedica”, composta da varie sezioni: Archeologia, Arte Ebraica, Arte classica Europea, Impressionismo, Arte Moderna, design e architettura, tutte rappresentate al massimo livello. Questo museo con tutte le sue sfacettature si potrebbe definire il momento più intenso di incontro tra il materiale e lo spirituale.

Io ho avuto l'occasione di visitare questo Museo di Israele – fondato nel 1965- nel 2011, ovvero un anno dopo il suo sostanziale rinnovamento avvenuto nel 2010, e posso confermare le grandi emozioni provate nell'immergermi nei vari spazi offerti alla visita.

Qui sotto c'è il link al sito web dove è possibile 'sfogliare' i rotoli

http://dss.collections.imj.org.il/isaiah

domenica, gennaio 28, 2018

Incontro con Agnese Moro all'Istituto Scientifico Enrico Fermi di Sampierdarena.

Venerdì 26 gennaio è il giorno antecedente al giorno della memoria per ricordare la Shoah, e Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, ha incontrato gli alunni delle quinte classi del liceo Fermi.
Questo incontro è stato un altro momento per fare memoria. Una memoria non legata alla Shoah, ma alla storia più recente e a fatti che per diversi aspetti sono avvolti ancora da coltri di silenzio e rimozioni. Bene fa Agnese Moro a portare in giro la sua esperienza fatta da elaborazioni dolorose utili, a suo dire per uscire dal ruolo di vittima, che la relegava la tragica vicenda dell'assassinio del padre. Già, poi parlando di suo padre Aldo Moro, Agnese ha anche la possibilità di far conoscere suo padre, il personaggio politico, la sua figura umana così importante nella storia italiana. Così si è parlato di una memoria di giusto 40 anni fa.

Le introduzioni dei Professori Maria Eleonora Guasconi e Guido Levi hanno disegnato il periodo storico-politico degli anni in cui Aldo Moro con il partito della Democrazia Cristiana, di cui è stato tra i fondatori, hanno governato dal dopoguerra sino agli anni 80-90; per Aldo Moro con diversi incarichi o come capo del governo sino al 1976. Aldo Moro è stato uno degli artefici di grandi scelte e aperture coraggiose. Si ricorda ad esempio la nascita del centrosinistra nel 1962, con l'entrata nel governo del Partito Socialista. Come ministro degli Esteri è stato un fervente sostenitore del dialogo tra palestinesi e israeliani. Egli era un riformista e un mediatore. Inoltre aveva sempre presente la complessità delle situazioni e quindi del loro governo.
Agnese Moro lo ricorda bene: 'Egli fu un secchione. Uno studente ottimo e poi un insegnante che ha amato stare tra i giovani tutta la vita'.
Intanto va ricordato che Aldo Moro non ancora trentenne è stato uno dei costituenti, uno degli scriventi la Carta costituzionale. Agnese Moro ricorda che la nostra Costituzione è formata da parole importanti come Pace, Libertà, Giustizia, Lavoro, Diritti e Democrazia. Parole che Aldo Moro ha sempre cercato di trasformare in valori veri. Quelle scelte dettate dalla Costituzione non erano calate da un manipolo di pensatori, ma erano dettate dalla volontà popolare. Erano i desideri dei cittadini scritti su carta con un linguaggio semplice. Una bella lezione sulla Costituzione.
Nella sua attività politica troviamo discorsi interlocutori, discorsi che sapevano coinvolgere tutti. Quello che poi si sceglieva doveva essere fatto insieme. Ecco il secchione che continuava a lavorare per gli altri.
Per conoscere meglio Aldo Moro, Agnese mostra anche alcune foto. Quelle più 'buffe' o semplicemente strane sono quelle che ritraggono Aldo Moro sulla spiaggia in giacca e cravatta: 'Egli si presentava così poiché nel ruolo di rappresentante del popolo italiano doveva mantenere sempre la dignità'. Altre foto lo mostrano con Agnese sulle ginocchia mentre parla con altri politici e collaboratori. Momenti in cui si cercava di conciliare impegni politici e famiglia. Un'altra foto mentre cammina con la piccola Agnese dandole la mano; ecco quella mano che le veniva data spesso anche per tranquilizzarla prima di dormire rimane uno dei suoi ricordi struggenti.
Alla fine Agnese Moro si rivolge a tutto il pubblico formato soprattutto da studenti ponendo una domanda: 'Ha fatto bene o fatto male dedicare la sua vita alla politica? Al richiamo di mettersi al servizio degli altri? Lui che aveva una famiglia e dei figli?'. Un interrogativo a cui Agnese non sa rispondere. Sa solo che è stata una scelta del padre nell'obiettivo di una speranza di progresso dell'umanità.

Durante le presentazioni, prima dell'inizio dell'incontro- che voglio ricordare è stato promoso dalla Professoressa Giusy Randazzo- ho avuto modo di porre una domanda ad Agnese Moro. Volevo sapere cosa ne pensasse di un pensiero di Giorgio Bocca che sosteneva come i terroristi avessero alla base del loro agire un comune denominatore derivato da disturbi psicologici...lo stesso Curcio alla fine della pena era uscito dicendo che in fondo voleva ritrovare la sua mamma, che per la mancanza del padre (era figlio di ignoto) aveva allontanato.
'No- mi ha risposto Agnese Moro- bisogna stare attenti ad affermare una tale visione; potrebbero esserci delle componenti psicologiche, ma queste svierebbero e cancellerebbero ciò che si viveva nella società di quegli anni: il ricorso e la giustificazione diffusa della violenza.
Già, la violenza; l'aspetto più deleterio per la convivenza civile e umana.
Nell'incontro poi Agnese Moro ricorderà ancora la violenza e la ricorderà nell'ambito della Shoah come questa si accompagni all'indifferenza, al conformismo, alla paura e al non voler vedere...in sostanza alla 'banalità del male'.
Grazie ad Agnese Moro abbiamo avuto l'occasione di onorare una memoria da estendere sempre più.

martedì, dicembre 12, 2017

Comunicazione di destra e di sinistra.

Con l'elezione di Donald Trump a Presidente USA si è fatta ancora più chiarezza di quanta differenza esista nella comunicazione tra destra e sinistra politica. Ora che in Italia si entra in clima elettorale sarà più facile osservarla. Ad esempio le differenze di linguaggio e comunicazione le possiamo constatare guardando anche online i giornali di destra e sinistra (intendendo di sinistra uno schieramento molto ampio che raggruppa anche un centro).
Per la destra prendiamo Il Giornale e Libero; essi hanno come direttori due campioni del pensiero di destra: Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri, due conservatori che da sempre hanno sostenuto il potere berlusconiano e supportato i partiti di destra.
Per la sinistra possiamo prendere La Repubblica e Il Manifesto (quest'ultimo dichiaratamente comunista). Due quotidiani molto diversi e parlanti ad un pubblico molto eterogeneo. Il direttore di 'la Repubblica', ne viene da 'La Stampa' (quotidiano da sempre della famiglia Agnelli -proprietari della FIAT ora FCA). Per la destra il discorso parte in modo più semplice: quasi un paradigma della loro filosofia politica, la semplificazione. Per ogni problema una risposta semplice.
Si potrebbe schematizzare che la destra parli alla 'pancia' al basso ventre e invece la sinistra al cervello, alla parte razionale. Un teoria del genere presuppone due tipologie diverse di persone; ma forse la cosa è un po' più complessa e scandagliando il campo psicologico osserveremo che le due diversità a volte si mischiano.
Prima dell'elezione di Donald Trump lessi sul webmagazine valigiablu.it le annotazioni interessanti dello statunitense George Lakoff -linguista cognitivo allievo di Chomsky- che sosteneva che un conservatore è più propenso ad accettare acriticamente le indicazioni che vengono dall'alto mentre un progressista le mette abitualmente in discussione.
Alla base c'è un differente sviluppo dello spirito critico. In breve c'è da una parte l'accettazione della logica del 'Padre forte' che favorisce anche lo sviluppo di alcuni elementi di gerarchia morale che sono alla base del pensiero conservatore classico: Dio è davanti all'uomo, la disciplina va premiata e l'indisciplina punita, i ricchi sono più degni dei poveri, gli adulti contano più dei bambini... gli Stati Uniti contano più degli altri paesi.
Chi matura le proprie convinzioni crescendo in questo modello accetta le indicazioni dell'autorità in modo maggiormente acritico rispetto a quello progressista, che invece è abituato sin dalla giovane età a mettere in discussione le indicazioni che giungono dall'alto. Questo porterebbe a un'accettazione altrettanto acritica di contraddizioni anche evidenti nella proposta politica. Con analisi ancora più approfondite da parte di Lakoff si può sostenere che la 'sinistra' e i progressiti abbiano in sé dei valori di sostegno associati con la prudenza, l'educazione dei figli, la custodia della casa, in generale in linea con la femminilità; ma sono generalmente all'oscuro di questo punto di riferimento. Per la 'destra' e i conservatori esiste invece la capacità di sfruttare maggiormente il 'logos', ovvero il fascino maschile per la bellezza, la violenza e la certezza morale.
Un altro esempio di comunicazione di destra è quella dell'esasperazione del caso particolare per imporre un racconto generale. Esempi sono tantissimi; in ordine di tempo c'è quello di pochi giorni fa quando a Milano alcuni marocchini accoltellano un vigilantes del MCDonald's. Su Libero si poteva leggere che 'Nordafricani massacrano un vigilantes'. O ancora: 'Immigrati accoltellano un addetto alla vigilanza'. In sostanza abbiamo modi diversi per comunicare che hanno dietro oltre che una diversa visione del mondo una sostanziale diversità morale.
Inoltre Lakoff sostiene che le persone tendono a pensare metaforicamente, ragionando attraverso l'analogia piuttosto che con la logica.
Le metafore sono prevalenti nella comunicazione e non le usiamo solo nella lingua; in realtà percepiamo e agiamo in accordo con le metafore. Per Lakoff ci sono le metafore concettuali che non modellano solo la nostra comunicazione, ma anche il modo in cui pensiamo e agiamo. Così succede che i liberali e progressisti cercano di persuadere attraverso la ragione e i fatti, mentre i conservatori usano storie metaforiche ed è per questo che i politici conservatori hanno più successo nel motivare gli elettori.
Ultimo esempio per i conservatori gli immigrati sono stranieri che mettono in pericolo i nostri valori e costumi vitali; sono persone estranee che vivono nell'illegalità facendoci perdere la nostra identità.

giovedì, novembre 30, 2017

Fascismo: il peggio di noi

Nel libro di Albert Einstein, Il mondo come io lo vedo', riporta riguardo alla crisi la frase: 'Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla'.
Per me tutto ciò è vero solo in parte. Infatti nelle grandi crisi politiche e sociali sia italiana e poi tedesca avvenute dopo la prima guerra mondiale, si ebbero risposte che misero in luce il peggio di noi. Proprio nel 1934 (anno della pubblicazione del libro) Hitler divenne Capo dello Stato germanico e insieme si celebravano i 13 anni dell'era fascista.
Per questo penso e sostengo che il fascismo, come il nazismo, non siano stati solo originali movimenti politici ma strutturate risposte alle crisi utili per far sorgere il peggio di ognuno di noi. E' chiaro che le crisi si presentano nella nostra vita in ogni momento e per superarle spesso usiamo risposte già confezionate o per ignavia e senza sforzare troppo il cervello quelle più semplici...

Esempio: drogati? Ammalati da far fuori subito. Zingari e accattoni? Parassiti e ladri da sbattere dentro e buttare via la chiave. Migranti? Meglio dire clandestini che rubano il lavoro agli italiani e da non farli più entrare in Italia. Bisogna chiudere le frontiere. Omosessuali? Pervertiti da tenere lontano. Politici? Tutti corrotti. Tutti attaccati alla loro poltrona. Il più pulito ha la rogna.
E' chiaro che queste risposte fanno, non a caso, di tutta l'erba un fascio. Trovare risposte che salvaguardino i diritti umani e insieme risolvino i problemi con intelligenza senza creare guerre è più complicato. E' difficile, ma certo non impossibile. Così si applica la democrazia e non si cade nel fascismo. Ecco perchè il fascismo è sempre in agguato ed esercitare l'antifascismo diventa un esercizio sempre attuale.

Oggi abbiamo un partito xenofobo, e insieme chi si richiama a movimenti di estrema destra che vorrebbero riportarci a soluzioni già sperimentate con risultati tragici. A questo punto c'è sempre qualcuno che si rivolge alla parte più retriva di ognuno di noi per farla emergere. E' così che il 'piccolo fascista' che risiede in noi è sempre pronto a venir fuori. Eric Berne docet.BR> Il "piccolo fascista" rappresenta la forza arcaica della conservazione, quella che ci tiene legati al sangue, alla tribù, è l'ostacolo più forte all'evoluzione umana. L'ingordigia e la violenza dell'uomo della caverne, che avevano un senso per superare le difficili condizioni di vita di quei tempi, sono giunte fino a noi attraverso il "piccolo fascista", trasformandosi in egoismo e crudeltà.
Si fa presto a cadere in un regime fascio-nazista: basta indicare un nemico reponsabile dei nostri guai e poi via a tenerci allineati e coperti a seguire senza un pensiero autocritico il leader di turno che indica la strada. Così cresce quella che diviene la banalità del male. Hannah Arendt docet.

venerdì, settembre 01, 2017

Abbiamo bisogno dei migranti, ma non sappiamo come.

Pubblicato oggi su Il SecoloXIX questo mio articolo con il titolo: Abbiamo bisogno dei migranti, ma non sappiamo come.

Sono passati moltissimi anni da quando con il fascismo si era attenti alla crescita demografica. Mussolini premiava gli italiani con tanti figli e l'aumento della popolazione era considerata una ricchezza. Nell’agosto 1936, alcuni mesi dopo la proclamazione dell’impero, Mussolini sosteneva: 'hanno diritto all’impero i popoli fecondi, quelli che hanno l’orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra, i popoli virili nel senso più stretto della parola'.
Erano gli anni che si guardava all'Africa come terra di conquista: Libia ed Etiopia rappresentarono il tentativo di fare dell'Italia una potenza mondiale. Fu invece un fallimento.
Oggi assistiamo ad una migrazione di massa dall'Africa verso l'Europa che spinta dalla miseria e ragioni di fuga da guerre, raggiunge dimensioni epocali. Ma ancora oggi c'è un bisogno per l'Europa di aumento demografico ed ecco che una delle soluzioni alla risoluzione del problema è quello di contare su questi nuovi arrivi.
Qualche settimana fa Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea, ha spiegato che nel 2016 la popolazione continentale è cresciuta solo grazie all’immigrazione. Il numero delle nascite è stato pari a quello delle morti (5,1 milioni), mentre il saldo migratorio netto è cresciuto di 1,5 milioni, portando il totale a 511,8 milioni. Lo scorso anno in 13 dei 28 paesi dell’Unione sono morte più persone di quante ne siano nate. Ma non tutti hanno visto calare la propria popolazione totale. Un ampio afflusso di migranti in Germania (perlopiù rifugiati siriani) e uno più ridotto in Finlandia e Polonia hanno fatto sì che il numero di abitanti di questi paesi sia comunque cresciuto.
In un articolo del 14 luglio 2017 su The Economist (Regno Unito) si legge che l'Europa ha sempre più bisogno di migranti. Germania e Italia ne hanno poi un bisogno disperato: senza nuovi arrivati, la loro popolazione declinerebbe rispettivamente del 18 e del 16 per cento. E anche se le migrazioni dovessero continuare, Eurostat prevede che la Germania potrà solo mantenere il proprio livello di abitanti attuale, ovvero 82,8 milioni; mentre l'Italia riuscirebbe a stento a mantenere gli attuali 60 milioni di abitanti.
Che dire? Il grande problema dell'immigrazione forse allora è solo questione di organizzazione; di sapere come fare e cosa fare con i migranti. Oggi esiste una organizzazione che fa acqua da tutte le parti. Ci mangiano le mafie, tutto è allo sbando o demandato ad associazione di volontariato senza nessuna coordinazione. Anche le prefetture che hanno il compito di uno smistamento matematico non sanno fare altro.
Poi esiste anche un moto della Natura, una forza equilibratrice della presenza animale sulla Terra (di cui l'uomo è parte essenziale) e della loro distribuzione. Darwin aveva visto nell'evoluzione della specie una selezione naturale per cui i punti principali sono: variabilità dei caratteri, eredità dei caratteri innati, adattamento all'ambiente, lotta per la sopravvivenza, selezione naturale ed isolamento geografico. Con questo allora si potrebbe leggere nell'arrivo di milioni e milioni di africani sul territorio europeo come una 'nuova speciazione'. Daltronde la storia umana è rappresentata da un continuo spostamento di persone da una parte all'altra del mondo...spesso con eserciti e armi. Oggi con masse armate solo di fame e quest'ultima è l'arma che fa affrontare i rischi più grandi. Pensiamoci. Ed ecco che una severa economia dettata dalla Natura fa sorridere quella dell'Uomo che riporta non alla sopravvivenza, ma ad un Dio Quattrino...succedaneo a quello Trino.

giovedì, agosto 10, 2017

Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia di Carl Gustav Jung, Károly Kerényi

Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia

Un libro che confesso non riuscivo a portare a termine...il libro non è di facile lettura, ma le pagine lette continuavo a rileggerle poiché mi procuravano un notevole piacere; questi prolegomeni, che in sostanza sono l'esposizione di una dottrina, sono un argomento appassionante e trattano l'origine del nostro pensiero o meglio della nascita della cultura: un pensiero sul pensiero che scarnifica il linguaggio portandolo alla sua essenza, alla metafora. Capite la ricchezza?
Il mito è un racconto che narra di ciò che ha fatto e fa l'uomo; in più è lo strumento che -proprio tramite il racconto- mette in contatto con la spiritualità, con la trascendenza, con ciò che diversamente non si conoscerebbe. E così leggendo prima Kàroly Kerènyi (intellettuale e storico delle religioni) e poi le argomentazioni psicologiche di Carl Gustav Jung spesso mi sono abbandonato con il libro aperto sul petto a liberare la fantasia di quanto si può interpretare e pensare partendo da un soggetto mitologico.
Io che ho sempre ammirato, in un certo senso invidiato, chi sa leggere i fatti e le situazioni che viviamo in maniera simbolica con Kerènyi e Jung mi sono trovato in un brodo di giuggiole.
Per C.G.Jung spesso il simbolo è l'anticipazione di una futura situazione della coscienza. Per questo il mito, il simbolo o l'immagine onirica che emergono dall’inconscio predicono, se l'interpretazione è coretta, un futuro comportamento come in un responso oracolare.
Così leggo: 'Ma il mito non è una finzione, in quanto consiste in fatti reali che si ripetono costantemente e che possono venir osservati sempre di nuovo. Esso si produce nell’uomo,e gli uomini hanno destini mitici proprio come gli eroi greci.
Possiamo dunque definire il mito come un vero e proprio linguaggio che l’uomo ha usato dai tempi più arcaici per manifestare di considerarsi parte del cosmo come essere senziente e pensante che lo abita, ma soprattutto in comunione con esso.
L’uomo non vive più in un universo soltanto fisico, ma in un universo simbolico. L’uomo si è circondato di forme linguistiche, di immagini artistiche, di simboli mitici e di riti religiosi a tal segno da non potere vedere e conoscere più nulla se non per il tramite di questa artificiale mediazione.
Ogni aspetto della realtà diviene mezzo possibile di espressione, diviene simbolo unico e necessario per determinare un’appartenenza voluta ma soprattutto ricercata dall’umanità, sin dagli albori.
Il mito è inoltre un linguaggio tramite il quale l’umanità comunica con il naturale e con il sovranaturale. Il sole, la luce e ogni aspetto della realtà rappresentano un legame con Dio tramite il quale la bellezza e la perfezione dell’universo si manifestano in un susseguirsi di immagini archetipiche che trasmettono il messaggio di Dio al creato. Tale messaggio si annuncia tramite la musica, la poesia, la religione, e affonda le sue radici nella cultura dei popoli.'
Bellissimo!

Molto spazio è stato dato alla figura del giovane, del bambino, del divino neonato e mentre Kerènyi tratta questa figura con la storia delle religioni e del mito, Jung ci riporta all'essenza del divenire psicologico, alla sua radice originale: Il Fanciullo diventa un archetipo, una figura universale dell'inconscio collettivo.
Abbiamo così due interpretazioni molto coerenti e vicine: due pensieri che mettono in risalto il simbolo, non è più visto come un mero significante la cui reale essenza è da ricercare al di là di sé stesso, nel significato, ma è visto come una realtà autonoma sia del mito quanto della dinamica psicologica.

Per concludere incollo qui una riflessione fatta nella prefazione al libro di Mario Trevi.
'L’autentica mitologia – scrive Kerémyi – ci è diventata talmente estranea che noi, prima di gustarla, vogliamo fermarci a riflettere [...]. Noi abbiamo perduto l’accesso immediato alle grandi realtà del mondo spirituale – ed a queste appartiene tutto ciò che vi è di autenticamente mitologico –, l’abbiamo perduto anche a causa del nostro spirito scientifico fin troppo pronto ad aiutarci e fin troppo ricco in mezzi ausiliari. Esso ci aveva spiegato la bevanda nel calice, in modo che noi, meglio dei bravi bevitori antichi, sapevamo già che cosa c’era dentro» (pp. 13-14).
D’altra parte, come ribadisce Jung nel- l’introduzione al suo contributo sulla Psicologia dell’archetipo del Fanciullo, «il fatto che i motivi mitologici fino ad oggi venivano trattati abitualmente in campi di studio diversi e separati, come la filologia, l’etnologia, la storia culturale e la storia comparata delle religioni, non ha favorito molto il riconoscimento della loro universalità» (p. 109). A guidare i due studiosi è la medesima convinzione: secondo la quale lo spirito scientifico moderno ha privato l’uomo delle sue reali capacità di comprendere pienamente la realtà'.

Il libro è leggibile gratuitamente in formato PDF a questo indirizzo: https://it.scribd.com/doc/212229523/Jung-Kerenyi-Prolegomeni-allo-studio-scientifico-della-mitologia

lunedì, maggio 22, 2017

Lo scienziato Wolpert Lewis nel suo libro:'Sei cose impossibili prima di colazione. Le origini evolutive delle credenze', analizza le credenze che assumiamo in modo automatico e inconscio.
Il titolo del libro è tratto da una citazione tratta da Attraverso lo specchio di Lewis Carroll. Quando Alice nega di poter credere in una cosa impossibile, la Regina Bianca le risponde: 'Mi sembra che tu non abbia molta pratica. Alla tua età io mi esercitavo mezz'ora al giorno. Certe volte arrivavo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione'.
Lewis Wolpert è un biologo, saggista e scrittore britannico di origine sudafricana. Ingegnere civile in madrepatria, studiò successivamente al King's College di Londra per approfondire i suoi studi in biologia cellulare. Egli è arrivato con i suoi studi alla conclusione che il meccanismo del credere sia stato necessario per la sopravvivenza della specie umana.

Secondo Wolpert le credenze hanno una origine nella storia evolutiva dell'uomo quando ha iniziato a porsi le domande: 'Perché il Sole sorge e tramonta? Perché si nasce e si muore? Perché ci si ammala?'. Questo bisogno innato di trovare sempre una spiegazione ai fenomeni che ci circondano rende molto semplice, quasi automatico, il passaggio verso l’accettazione di credenze ingiustificate e sovrannaturali.
In fondo, credere è facile. Con la conseguente evoluzione del cervello e lo sviluppo dei concetti di causa ed effetto, la nostra mente è stata 'geneticamente programmata', diventando una vera e propria 'generatrice di credenze', un meccanismo utile ed essenziale per la sopravvivenza della specie. Le credenze fanno così parte della nostra identità.

Naturale, dunque, che la maggior parte delle persone condividano credenze in cose impossibili, religiose o paranormali che siano: i fantasmi, gli spiriti, la parapsicologia, la psicocinesi, la levitazione, la telepatia e l’oroscopo ecc. sono idee demenziali, eppure condivise da molti. C’è chi è convinto di poter parlare coi morti e addirittura il 70% degli americani crede negli angeli.
L'esistenza di idee così forti e radicate nell'uomo hanno una spiegazione scientifica: come abbiamo potuto avere a partire dall'Homo Sapiens, quel punto di vista così straordinario sulle nostre vite? Su vite da spegnere e donare nel nome di un Dio astratto? Ad esempio chi ha credenze mistiche fondamentaliste -e li troviamo in tutte le religioni- crede che la vita futura sia più importante di quella presente, per cui a differenza di chi pensa la vita sia tutto ciò che abbiamo e che dovremo godercela aiutando gli altri a godersela, è pronto a far saltare in aria il mondo.
Ma penso che alla fine la ragione prevarrà; la ragione della Natura, quella che ci vuole animali tra gli animali e soggetti ad una legge evolutiva, prevarrà e non ci saranno vincitori della Cultura di Morte.

Un aspetto paradossale è quello di rivolgersi al proprio Dio, Allah o Geova che sia, come fosse una entità umana; si prega rivolgendogli richieste di pietà, di perdono, di ascolto per esaudire desideri ecc... aspettandoci da questo 'dialogo' delle risposte.
Se ci fosse un marziano ad osservarci certo non capirebbe un Sinodo religioso, dove un mucchio di maschi perlopiù vecchi, che hanno deciso di fare un voto di castità, dovrebbe poi dare delle indicazioni su comportamenti sessuali e di coppia. Naturalmente ai credenti...ma guai agli altri che non credono; infatti a questi vogliono negarne i diritti di essere liberi di praticare l'amore come più si sente...al di là del genere maschile o femminile che sia.
Quel marziano non capirebbe lo spostamento di milioni di persone per raggiungere una cittadina chiamata Mecca dove nella calca perdono la vita centinaia di fedeli al suono di canti inneggianti ad Allah.
La religione e le sue credenze hanno avuto alti e bassi nella storia umana. In questo periodo pare che le religioni siano diventate un elemento di identità forte. Oggi molti popoli tengono a rivendicare il loro credo religioso come comune appartenenza culturale. In momenti di globalizzazione, di uniformità dei mercati e delle mode, la religione diventa per molti uomini e donne l'elemento di distinzione. L'integralismo religioso specie quello islamico sfocia poi in guerre, terrorismo e fanatismo. Cose stupidissime e insieme pericolosissime.