lunedì, agosto 27, 2018

'Politiche Costituzionali per le Riforme' libro di Luigi Fasce

Il libro di Luigi Fasce dovrebbe essere una 'ristampa' del suo primo libro 'Quale politica per le riforme- Bussola per un orientamento a Sinistra', uscito nel 2014 sempre con la Biblion edizioni (Casa editrice specializzata in testi politici e storici di grande rilevanza. Saggi politici e ambientali); ma possiamo dire che con molte aggiunte, riscritture e aggiornamenti, il libro dal titolo: 'Politiche Costituzionali per le Riforme' è un libro nuovo. Un libro che scaturisce da nuove riflessioni e per recenti accadimenti quali il referendum del 4 dicembre e poi gli atti di denuncia di Luciano Gallino; Paolo Maddalena e Yanis Varoufakis.

Poi dobbiamo far sapere che del vecchio libro non ci sono più copie cartacee. Chi desiderasse acquistarlo lo potrebbe fare soltanto in formato elettronico (in e-book)andando sul sito della casa editrice. Il vecchio libro aveva la presentazione di Felice Besostri e la mia prefazione...questo invece reca una prefazione più illustre, quella di Paolo Maddalena- Giurista, Magistrato e Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale. Un supporto molto importante a chi come Luigi Fasce sostiene che la nostra Costituzione possa essere una guida sempre attuale a fare le riforme utili all'Italia.

Già, in Italia sembra sempre che le riforme siano sempre da fare. Ogni governo le promette e poi ne attua dei simulacri che poi all'atto pratico risultano inattuate o semplicemente senza un vero e proprio cemento ideale e politico. Luigi Fasce come è nel suo stile va al sodo: la Costituzione ha le basi strutturali che sanno indirizzare le riforme: sa unire i diritti collettivi e dei singoli in un quadro di norme che se seguite aiutano a fare riforme vere e durature.
Guardate quelle fatte: Job Act; Fisco; Scuola; Pensioni; Sanità...tutte nel segno di una ideologia neoliberista e anticostituzionale. A questo proposito il libro, che ha diverse funzioni, mette subito in chiaro come le ideologie siano sempre alla base del nostro agire politico. Su questo punto mi fa piacere leggere quello che scrive nella sua prefazione Paolo Maddalena a tale proposito:
Il primo concetto chiave che l’Autore esprime è quello della “ideologia”. Si dice, oramai da molti anni che le ideologie sono passate di moda, che esse non hanno alcun significato e che è doveroso prescindere da esse. Fasce annienta innanzitutto questo erroneo modo di pensare, dimostrando a chiare lettere che si tratta di una mistificazione voluta dalla classe economica dominante, mentre è indiscutibilmente vero che, come asseriva Mazzini, all’azione precede sempre un pensiero.

L'anteprima della presentazione è stata fatta a Frisolino di Nè in questo agosto.

Il libro di Luigi Fasce sarà oggetto di diverse presentazioni nei prossimi mesi.

Qui sotto c'è la copertina del libro:

ecco qui sotto il video dell'anteprima della presentazione:

martedì, luglio 10, 2018

Storia di Leningrado sotto assedio e della Settima Sinfonia di Dmitri Shostakovich in due libri -io ne ho letto uno.

La città che prese il nome di Leningrado, in onore dell'artefice della Rivoluzione russa, era ed è San Pietroburgo, che assediata dalle truppe naziste resistette 900 giorni e si salvò. Una pagina epica della seconda guerra mondiale. L'assedio durò ben 900 giorni, causando la morte di oltre un milione di persone fra il 1° settembre del 1941 e il 18 gennaio del 1944.
Tra i molti fatti avvenuti all'interno della città martoriata e con la morte visibile nelle sue strade, c'è quello dell'esecuzione della settima sinfonia di Dmitri Shostakovich chiamata appunto 'Leningrader': una musica che raggiunse l'anima di ognuno infondendo nuove capacità di resistenza nel nome della bellezza e della riconquista dell'umanità. Quella sinfonia ascoltata anche dalle truppe tedesche, che consideravano i popoli slavi e russi come genti inferiori, fece comprendere che quella città non l'avrebbero mai conquistata; era una città che sapeva conservare intelligenza insieme a risorse artistiche e morali che nessuna guerra poteva distruggere.

A raccontare la storia dell'esecuzione di quella sinfonia è il libro Sinfonia Leningrado di Sarah Quigley-edito da Neri Pozza nel 2012.
Per il Sunday Star Times si tratta di un magnifico romanzo che narra di un piccolo eroico gesto – il gesto di un solitario, timido direttore d’orchestra che, con l’aiuto di un violinista e di un gruppo di musicisti straziati dalla fame e dal freddo, riesce a eseguire una Sinfonia che ha avuto un’importanza enorme nella vittoriosa resistenza contro la barbarie nazista – Sinfonia Leningrado mostra come l’arte possa avere un impatto enorme sugli eventi. In questo caso la musica esercita tutto il suo potere.
Sarah Quigley con un racconto corale descrive i vari personaggi, primo su tutti Eliasberg, il direttore d’orchestra; poi il violinista Nikolaij e la dolce figlia violoncellista Sonia, come Shostakovich, il grande compositore russo. Tutti concorreranno all'evento musicale che dimostrerà come esista qualcosa che sopravvive alla barbaria della guerra.

Un altro libro più recente -edito da Il Saggiatore nel 2017- narra la stessa storia con un titolo simile: 'Sinfonia di Leningrado' e l'autore è Bryan Moynahan.
Anche in questo libro si racconta dell'impresa compiuta collettivamente da una città intera, una città morente che ha saputo risorgere, dimostrando a tutto il mondo che resistenza e musica, arte e libertà sono componenti inscindibili nella storia umana. Con il libro 'Sinfonia di Leningrado', Brian Moynahan fornisce un quadro nitido della città russa vessata da Stalin, ridotta alla fame da Hitler ed eternata da Sostakovic.
Quell'evento si svolse sabato 9 agosto 1942; quindi circa 76 anni fa.

La Sinfonia di Dmitri Shostakovich divenne poi l'inno internazionale della lotta contro il nazismo; tuttora è ritenuta il capolavoro di uno dei più grandi compositori del XX secolo: dal primo movimento - scritto sotto una pioggia di bombe -, con il celeberrimo tema dell'invasione e il crescendo di tamburi rullanti, al finale, con le sue melodie festose e trionfali, rappresenta la liberazione non solo dei cittadini di Leningrado, ma di qualunque popolo che tenta di resistere alle iniquità della guerra e dei regimi totalitari.

Naturalmente finito di leggere il libro della Sarah Quigley, sono andato su youtube ad ascoltare la settima sinfonia...a dimostrazione di quanto il libro sia un successo.

Ecco il link dove è possibile ascoltarte la Settima Sinfonia: https://youtu.be/_z8TZjcqYhY

giovedì, luglio 05, 2018

I figli dei nazisti di Tania Crasnianski

I figli dei nazisti di Tania Crasnianski. La mia recensione

E' notizia di questi giorni di inizio luglio che la figlia di Himmler, Gudrun Burwitz, è scomparsa a 88 anni il 24 maggio. La notizia della sua scomparsa si è diffusa solo venerdì. Era soprannominata la 'principessa nazista'. Io ho appena finito di leggere in questi giorni il libro I figli dei nazisti di Tania Crasnianski. Questo libro è un saggio che affronta il vissuto dei figli di 8 grandi gerarchi nazisti che si chiamano Himmler, Göring, Hess, Frank, Bormann, Höss, Speer e Mengele; tutti responsabili di grandi crimini o almeno comandanti di quella macchina che portò l'intera Europa alla catastrofe socio umanitaria del XX secolo. Questo libro è una testimonianza che forse può aiutare a comprendere quanto potere eserciti il passato nella costruzione del nostro essere.

Certo è che quel 'male assoluto' conosciuto nel XX secolo non fu opera soltanto di una cerchia di gerarchi che ruotavano intorno a Hitler, ma fu attuato da tutto il popolo tedesco. Hanna Arendt fu netta: quell'orrore a cui si è assistito nel secolo scorso, nasce dalla 'banalità del male', dal conformismo e paranoia che ha investito tutti i tedeschi che, senza nessun pensiero autonomo e autocritico, hanno aderito al compimento del 'male assoluto'. Hanna Arendt sottolineava che la disumanità si annida in ciascuno di noi, e che per evitare di sprofondare in questa crudeltà banale bisogna continuare a 'pensare', interrogandosi senza posa, senza mai rinunciare all’esercizio della ragione.
Per compiere tutti quei crimini c'è stato il bisogno di bravi soldati, onesti padri di famiglia, buone casalinghe, ufficiali servizievoli, diligenti impiegati...insomma l'adesione di un popolo all'ideologia imperante. Il conformismo di un pensiero che sosteneva la superiorità razziale di tutto un popolo definito ariano; quello germanico. A pensare che la Germania ha avuto tra i suoi antenati Goethe; Kant; Hegel; Schiller; Fichte; Cusano ecc.

Anche se le colpe dei padri non devono ricadere sui figli è difficile sfuggire al vissuto dei delitti e crimini inumani e incredibili compiuti dai genitori. Le reazioni, come era prevedibile, sono state diverse. E oggi, quando le vite dei figli si stanno avvicinando alla parte finale della loro esistenza, si può trarre un primo bilancio comune: le azioni dei genitori li hanno condizionati in modo profondo.
I figli protagonisti, come la stessa autrice del libro, sono nati con un fardello che porta direttamente la Germania a identificarsi con il nazismo.
Questa è una premessa importante per capire quel meccanismo del nostro passato che incide nelle nostre vite. Quanto potere esercita il passato nella costruzione del nostro essere? Mentre per i nipoti l'elaborazione delle colpe dei parenti riesce a far rimarcare un distacco consapevole; per i figli questo è più difficile: l'angoscia dell'abbandono e della perdita di identità pesano maggiormente.

Per Gudrun Himmler -ad esempio- l'affetto per il padre (l'ideatore della 'soluzione finale' e uno dei principali responsabili del genocidio ebraico) l'ha portata ad aderire anche alle stesse idee del genitore; ugualmente Edda Göring ha seguito le orme di Gudrun. Abbiamo invece un nipote di Hermann Göring, Matthias che si è convertito all'ebraismo. Per il figlio Rolf di Josef Mengele -nascosto in una favela in Brasile e che sosteneva di essere solo un esecutore di ordini e che in fondo lui non aveva fatto male a nessuno, era chiaro che il padre era colpevole di quei crimini denunciati; ma lui non rivelerà il nascondiglio del padre e pur affrancandosi dal cognome 'Mengele', assumendo il cognome della moglie, non tradirà mai il padre.
L'autrice Tania Crasnianski conclude: ''Infine in Germania è stato necessario attendere il cancelliere Helmut Kohl, la generazione dei tedeschi che non avevano mai conosciuto la guerra e l’era dell’unità nazionale apertasi con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989, perché il passato collettivo del paese potesse essere rivisitato e analizzato appieno. Con la riunificazione delle due Germanie è ormai un paese tutto intero ad accettare di riconoscere le proprie colpe, che un tempo erano sembrate gravare solo sui massimi artefici dell’orrore nazista.”
Un libro interessante.

sabato, maggio 19, 2018

boratto blog: il Santuario del libro di Gerusalemme

boratto blog: il Santuario del libro di Gerusalemme: Nei giorni scorsi Il Secolo XIX riportava una notizia che il ritrovamento di nuovi papiri a Qumran era frutto anche del lavoro di ricerca...

il Santuario del libro di Gerusalemme

Nei giorni scorsi Il Secolo XIX riportava una notizia che il ritrovamento di nuovi papiri a Qumran era frutto anche del lavoro di ricercatori genovesi. Nell'articolo non si faceva menzione della scoperta dei Rotoli del Mar Morto conservati presso il Santuario del Libro di Gerusalemme.

Dato che io ho visitato sia i resti archeologici di Qumran che il museo di Israele dove è ubicato il Santuario del libro voglio qui parlarne.

Il Museo d’Israele a Gerusalemme è il più importante museo in Israele ed uno dei più prestigiosi al mondo. Una sezione di questo importante museo ospita, a mio parere, uno dei santuari più affascinanti della civiltà e cultura umana: il Santuario del libro. Riconoscibile da una particolare cupola bianca, che ricorda il coperchio di un vaso -rimando ai contenitori all'interno dei quali vennero rinvenuti i preziosi rotoli- il Santuario del Libro raccoglie reperti archeologici di rilievo, preziosi manoscritti e soprattutto i Rotoli del Mar Morto; i famosi rotoli rinvenuti in una grotta a Qumran nel 1947.

I rotoli consistono in fogli di pelle arrotolata di varie dimensioni che vanno dal piccolo rotolo di Abacuc (141x13 cm) al rotolo di Isaia (25 cm x 15 mt). Scritti con inchiostro vegetale con calligrafia nettissima e quasi priva di errori, hanno sempre delle correzioni a margine. La formattazione del testo lascia stupefatti: questo ha la forma di pagina di un libro che possiamo vedere oggi. Ogni colonna è attentamente marcata ai margini da una immaginaria linea verticale ed i diversi capitoli sono separati da uno spazio bianco. In uno spazio circolare si possono osservare, dietro teche di vetro, i rotoli e le pergamene antiche che testimoniano la nascita del libro in senso lato. Oltre a questi testi sono conservati gli altri scritti interni alla comunità: rotolo del Tempio con la descrizione del Tempio ideale, Regola della guerra, Inni e preghiere e commenti a libri della Bibbia.

Un vero santuario della cultura, della tramandazione del nostro sapere.

I rotoli, che hanno una datazione sicura che va dal II sec. a.C. al primo d.C., sono in buono stato poiché rinvenuti racchiusi in anfore; insieme ad essi sono state trovate anche monete dell'epoca. Essi sono i più antichi manoscritti della Bibbia.

La cupola dell’edificio ricorda il coperchio di un vaso, ed è stata progettata in questo modo volutamente, come rimando ai contenitori all’interno dei quali vennero rinvenuti i preziosi rotoli. All'esterno del 'Santuario del libro', il bianco della cupola poi contrasta con un grande monolite di basalto nero; insieme rappresentano una la luce e l'altro l'oscurità: due capisaldi della religiosità di ogni tempo.

Il Museo di Israele che si estende su una superficie di 50.000 metri quadrati, ospita una collezione permanente “enciclopedica”, composta da varie sezioni: Archeologia, Arte Ebraica, Arte classica Europea, Impressionismo, Arte Moderna, design e architettura, tutte rappresentate al massimo livello. Questo museo con tutte le sue sfacettature si potrebbe definire il momento più intenso di incontro tra il materiale e lo spirituale.

Io ho avuto l'occasione di visitare questo Museo di Israele – fondato nel 1965- nel 2011, ovvero un anno dopo il suo sostanziale rinnovamento avvenuto nel 2010, e posso confermare le grandi emozioni provate nell'immergermi nei vari spazi offerti alla visita.

Qui sotto c'è il link al sito web dove è possibile 'sfogliare' i rotoli

http://dss.collections.imj.org.il/isaiah

domenica, gennaio 28, 2018

Incontro con Agnese Moro all'Istituto Scientifico Enrico Fermi di Sampierdarena.

Venerdì 26 gennaio è il giorno antecedente al giorno della memoria per ricordare la Shoah, e Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, ha incontrato gli alunni delle quinte classi del liceo Fermi.
Questo incontro è stato un altro momento per fare memoria. Una memoria non legata alla Shoah, ma alla storia più recente e a fatti che per diversi aspetti sono avvolti ancora da coltri di silenzio e rimozioni. Bene fa Agnese Moro a portare in giro la sua esperienza fatta da elaborazioni dolorose utili, a suo dire per uscire dal ruolo di vittima, che la relegava la tragica vicenda dell'assassinio del padre. Già, poi parlando di suo padre Aldo Moro, Agnese ha anche la possibilità di far conoscere suo padre, il personaggio politico, la sua figura umana così importante nella storia italiana. Così si è parlato di una memoria di giusto 40 anni fa.

Le introduzioni dei Professori Maria Eleonora Guasconi e Guido Levi hanno disegnato il periodo storico-politico degli anni in cui Aldo Moro con il partito della Democrazia Cristiana, di cui è stato tra i fondatori, hanno governato dal dopoguerra sino agli anni 80-90; per Aldo Moro con diversi incarichi o come capo del governo sino al 1976. Aldo Moro è stato uno degli artefici di grandi scelte e aperture coraggiose. Si ricorda ad esempio la nascita del centrosinistra nel 1962, con l'entrata nel governo del Partito Socialista. Come ministro degli Esteri è stato un fervente sostenitore del dialogo tra palestinesi e israeliani. Egli era un riformista e un mediatore. Inoltre aveva sempre presente la complessità delle situazioni e quindi del loro governo.
Agnese Moro lo ricorda bene: 'Egli fu un secchione. Uno studente ottimo e poi un insegnante che ha amato stare tra i giovani tutta la vita'.
Intanto va ricordato che Aldo Moro non ancora trentenne è stato uno dei costituenti, uno degli scriventi la Carta costituzionale. Agnese Moro ricorda che la nostra Costituzione è formata da parole importanti come Pace, Libertà, Giustizia, Lavoro, Diritti e Democrazia. Parole che Aldo Moro ha sempre cercato di trasformare in valori veri. Quelle scelte dettate dalla Costituzione non erano calate da un manipolo di pensatori, ma erano dettate dalla volontà popolare. Erano i desideri dei cittadini scritti su carta con un linguaggio semplice. Una bella lezione sulla Costituzione.
Nella sua attività politica troviamo discorsi interlocutori, discorsi che sapevano coinvolgere tutti. Quello che poi si sceglieva doveva essere fatto insieme. Ecco il secchione che continuava a lavorare per gli altri.
Per conoscere meglio Aldo Moro, Agnese mostra anche alcune foto. Quelle più 'buffe' o semplicemente strane sono quelle che ritraggono Aldo Moro sulla spiaggia in giacca e cravatta: 'Egli si presentava così poiché nel ruolo di rappresentante del popolo italiano doveva mantenere sempre la dignità'. Altre foto lo mostrano con Agnese sulle ginocchia mentre parla con altri politici e collaboratori. Momenti in cui si cercava di conciliare impegni politici e famiglia. Un'altra foto mentre cammina con la piccola Agnese dandole la mano; ecco quella mano che le veniva data spesso anche per tranquilizzarla prima di dormire rimane uno dei suoi ricordi struggenti.
Alla fine Agnese Moro si rivolge a tutto il pubblico formato soprattutto da studenti ponendo una domanda: 'Ha fatto bene o fatto male dedicare la sua vita alla politica? Al richiamo di mettersi al servizio degli altri? Lui che aveva una famiglia e dei figli?'. Un interrogativo a cui Agnese non sa rispondere. Sa solo che è stata una scelta del padre nell'obiettivo di una speranza di progresso dell'umanità.

Durante le presentazioni, prima dell'inizio dell'incontro- che voglio ricordare è stato promoso dalla Professoressa Giusy Randazzo- ho avuto modo di porre una domanda ad Agnese Moro. Volevo sapere cosa ne pensasse di un pensiero di Giorgio Bocca che sosteneva come i terroristi avessero alla base del loro agire un comune denominatore derivato da disturbi psicologici...lo stesso Curcio alla fine della pena era uscito dicendo che in fondo voleva ritrovare la sua mamma, che per la mancanza del padre (era figlio di ignoto) aveva allontanato.
'No- mi ha risposto Agnese Moro- bisogna stare attenti ad affermare una tale visione; potrebbero esserci delle componenti psicologiche, ma queste svierebbero e cancellerebbero ciò che si viveva nella società di quegli anni: il ricorso e la giustificazione diffusa della violenza.
Già, la violenza; l'aspetto più deleterio per la convivenza civile e umana.
Nell'incontro poi Agnese Moro ricorderà ancora la violenza e la ricorderà nell'ambito della Shoah come questa si accompagni all'indifferenza, al conformismo, alla paura e al non voler vedere...in sostanza alla 'banalità del male'.
Grazie ad Agnese Moro abbiamo avuto l'occasione di onorare una memoria da estendere sempre più.

martedì, dicembre 12, 2017

Comunicazione di destra e di sinistra.

Con l'elezione di Donald Trump a Presidente USA si è fatta ancora più chiarezza di quanta differenza esista nella comunicazione tra destra e sinistra politica. Ora che in Italia si entra in clima elettorale sarà più facile osservarla. Ad esempio le differenze di linguaggio e comunicazione le possiamo constatare guardando anche online i giornali di destra e sinistra (intendendo di sinistra uno schieramento molto ampio che raggruppa anche un centro).
Per la destra prendiamo Il Giornale e Libero; essi hanno come direttori due campioni del pensiero di destra: Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri, due conservatori che da sempre hanno sostenuto il potere berlusconiano e supportato i partiti di destra.
Per la sinistra possiamo prendere La Repubblica e Il Manifesto (quest'ultimo dichiaratamente comunista). Due quotidiani molto diversi e parlanti ad un pubblico molto eterogeneo. Il direttore di 'la Repubblica', ne viene da 'La Stampa' (quotidiano da sempre della famiglia Agnelli -proprietari della FIAT ora FCA). Per la destra il discorso parte in modo più semplice: quasi un paradigma della loro filosofia politica, la semplificazione. Per ogni problema una risposta semplice.
Si potrebbe schematizzare che la destra parli alla 'pancia' al basso ventre e invece la sinistra al cervello, alla parte razionale. Un teoria del genere presuppone due tipologie diverse di persone; ma forse la cosa è un po' più complessa e scandagliando il campo psicologico osserveremo che le due diversità a volte si mischiano.
Prima dell'elezione di Donald Trump lessi sul webmagazine valigiablu.it le annotazioni interessanti dello statunitense George Lakoff -linguista cognitivo allievo di Chomsky- che sosteneva che un conservatore è più propenso ad accettare acriticamente le indicazioni che vengono dall'alto mentre un progressista le mette abitualmente in discussione.
Alla base c'è un differente sviluppo dello spirito critico. In breve c'è da una parte l'accettazione della logica del 'Padre forte' che favorisce anche lo sviluppo di alcuni elementi di gerarchia morale che sono alla base del pensiero conservatore classico: Dio è davanti all'uomo, la disciplina va premiata e l'indisciplina punita, i ricchi sono più degni dei poveri, gli adulti contano più dei bambini... gli Stati Uniti contano più degli altri paesi.
Chi matura le proprie convinzioni crescendo in questo modello accetta le indicazioni dell'autorità in modo maggiormente acritico rispetto a quello progressista, che invece è abituato sin dalla giovane età a mettere in discussione le indicazioni che giungono dall'alto. Questo porterebbe a un'accettazione altrettanto acritica di contraddizioni anche evidenti nella proposta politica. Con analisi ancora più approfondite da parte di Lakoff si può sostenere che la 'sinistra' e i progressiti abbiano in sé dei valori di sostegno associati con la prudenza, l'educazione dei figli, la custodia della casa, in generale in linea con la femminilità; ma sono generalmente all'oscuro di questo punto di riferimento. Per la 'destra' e i conservatori esiste invece la capacità di sfruttare maggiormente il 'logos', ovvero il fascino maschile per la bellezza, la violenza e la certezza morale.
Un altro esempio di comunicazione di destra è quella dell'esasperazione del caso particolare per imporre un racconto generale. Esempi sono tantissimi; in ordine di tempo c'è quello di pochi giorni fa quando a Milano alcuni marocchini accoltellano un vigilantes del MCDonald's. Su Libero si poteva leggere che 'Nordafricani massacrano un vigilantes'. O ancora: 'Immigrati accoltellano un addetto alla vigilanza'. In sostanza abbiamo modi diversi per comunicare che hanno dietro oltre che una diversa visione del mondo una sostanziale diversità morale.
Inoltre Lakoff sostiene che le persone tendono a pensare metaforicamente, ragionando attraverso l'analogia piuttosto che con la logica.
Le metafore sono prevalenti nella comunicazione e non le usiamo solo nella lingua; in realtà percepiamo e agiamo in accordo con le metafore. Per Lakoff ci sono le metafore concettuali che non modellano solo la nostra comunicazione, ma anche il modo in cui pensiamo e agiamo. Così succede che i liberali e progressisti cercano di persuadere attraverso la ragione e i fatti, mentre i conservatori usano storie metaforiche ed è per questo che i politici conservatori hanno più successo nel motivare gli elettori.
Ultimo esempio per i conservatori gli immigrati sono stranieri che mettono in pericolo i nostri valori e costumi vitali; sono persone estranee che vivono nell'illegalità facendoci perdere la nostra identità.