Nel grande albero della vita l'umanità è solo un piccolo ramoscello, situato tra molti altri nel mezzo del cespuglio delle scimmie africane. L'evoluzione umana può essere intesa come un'infantilizzazione: siamo scimmie che sono diventate sessualmente mature, mentre erano ancora morfologicamente giovani. Con la selezione sessuale, unita all'adattamento con l'ambiente, avviene una grande differenza di tipi umani. Non dimentichiamo che l'uomo è presente in tutte le aree del globo. Pur esistendo una fondamentale unità della nostra specie, abbiamo molte differenze; e la maggior differenza di tipi si ritrovano all'interno di quelle che impropriamente chiamiamo razze. Gli aspetti morfologici degli umani sono solo una caratteristica in più. C'è più variazione all'interno di una 'razza', che tra queste. Se si annientassero tutte le 'razze' eccetto una, ecco che ugualmente la variazione genetica umana sarebbe preservata. Continueremmo a differenziarci sempre con numerosissimi capricci estetici. Una pelle scura -ad esempio- può proteggere dal cancro alla pelle dove è più forte il sole, mentre una pelle chiara consente la ricezione di raggi benefici dove scarseggia la luce solare. Per questo motivo le differenze morfologiche degli umani sono simili alle razze canine. Tutti i cani discendono chiaramente dai lupi, ma nel corso di poche centinaia di anni, con l'intervento di allevatori, si è raggiunta una varietà che supera quella dei principali gruppi umani. Ma quello che più ci divide, e in un certo senso ci uniforma, è l'aspetto culturale che diventa una nuova natura. La cultura sembra il nuovo ingrediente che promuove una selezione naturale di tipo diverso. All'interno di questo agente agisce la religione. Ecco che l'etichetta principale per distinguerci diventa la religione. Il paradosso è che le tre religioni principali, che condizionano la cosiddetta civiltà umana, chiamano tutte il loro unico Dio, Padre onnipotente; eppure sembra si facciano la guerra per sostenere ognuna una propria verità teologica. Per quella si cercano adepti, si accettano conversioni, si lanciano proclami, ma in verità questi discrimini sembra nascano ancora una volta dal pregiudizio: dalla lingua diversa, dal colore della pelle, ecc... Le religioni diventano a loro volta etichette di 'pericolo'. 'Pericolo terrorismo' come l'Islam. Pur essendo in verità a loro volta ognuna pericolosa a suo modo, per l'inculcare credenze fuori da ogni logica di buon senso. Cosa dobbiamo pensare? Forse è in atto una selezione che ci vedrà tutti perdenti. I primi a perdere saranno certamente i cani rabbiosi.
postato da giorgio 1:25 PM
Ecco un articolo di Giorgio Bocca che illustra bene la situazione attuale con Berlusconi al governo per la terza volta. Giorgio Bocca a 80 anni ha sempre la lucidità del grande giornalista.
La destra al potere, la borghesia del fare, ha una sua idea della crisi sociale: siamo alla guerra civile, come annuncia drammaticamente il suo instancabile leader. Una guerra civile di nuovo tipo fra i coraggiosi produttori di ricchezza e la casta dei giudici, chiusi a difesa dei loro privilegi, signori di una giurisdizione imposta con il 'tintinnare delle manette'. E poiché il partito del fare è anche padrone della pubblicità e dell'informazione, diventa sempre più difficile e impopolare chiedersi perché mai dei servitori dello Stato come i giudici, degli uomini di legge, dovrebbero perseguire complotti liberticidi. La risposta del Cavaliere di Arcore è immutabile nei modi e nel tempo: perché sono comunisti. E a chi obietta che i comunisti hanno cessato di esistere anche in Russia e in Cina, Fedele Confalonieri, 'l'amico di una vita' ribatte: sì, ma funziona ottimamente nel mercato della politica, i comunisti non ci sono più ma fanno ancora paura. Dire che in Italia oggi è in corso una guerra civile può servire a mantenere in vita la grande paura che la rivoluzione di ottobre diffuse nel mondo intero. Quella in corso nel nostro Paese e nel mondo è qualcosa di diverso e di più drammatico, uno scontro per la sopravvivenza. I giudici e quanti vogliono la sopravvivenza dello Stato democratico abusano a volte del loro potere, non pagano per i loro errori? Sì, ma rappresentano quella parte della società che si rende drammaticamente conto che senza il rispetto delle leggi si arriva inevitabilmente al soffocamento progressivo di quella libertà di cui la destra dei produttori anarcoidi parla in continuazione. Il re dei produttori, l'insonne, l'ubiquo, l'instancabile si proclama ogni giorno salvatore di uno Stato di cui ogni giorno cerca di ignorare le leggi, che esorta i cittadini a ignorare. La criminalità organizzata è una cancrena che sta divorando l'economia e le istituzioni, un nemico mortale che annulla la legalità e normalizza l'illecito? Lui si dice pronto a "strozzare con le sue mani" quanti cercano di spiegare che le mafie esistono e fioriscono. Non è una riedizione del silenzio che la mafia ha sempre cercato di imporre ai grandi media dell'informazione? Gli Stati più civili del mondo, le grandi democrazie, hanno fatto della tassazione progressiva dei redditi la base di una civile convivenza, l'unico rimedio alle 'inique differenze' di status e di opportunità, lui non perde occasione per ricordare ai cittadini che la tassazione è iniqua, che fanno bene a correggerla. La sicurezza dei cittadini è uno dei beni più preziosi ed è noto che nella modernità supertecnica i mezzi per violarla si sono moltiplicati, ma se questi mezzi vengono usati per controllare gli abusi del potere, allora diventano barbari, inaccettabili. Le macchine della modernità, computer, copiatrici, calcolatrici, rendono più facile, meno faticoso il lavoro di scrittura e di contabilità, tutto è più comodo, più facile, ma anche più a disposizione dei delinquenti? La società che piace ai produttori anarcoidi difende a spada tratta questo progresso, ma lo combatte come un'empietà se si rivolge contro i suoi soprusi. A volte la spudoratezza autoritaria del nostro sembra innocente come il capriccio di un bambino, interviene nello scandalo del governatore del Lazio Marrazzo per far sapere che lui lo ha avvertito che dei ricattatori stavano cercando di vendere il filmino dei suoi convegni con i trans, come se fosse morale e meritorio che il capo del governo democratico, difensore delle leggi e della Costituzione, corresse in soccorso di un servitore infedele dello Stato. (29 dicembre 2009)
postato da giorgio 12:54 PM
I dieci comandamenti dettati da quel Dio vendicativo, crudele e guerrafondaio del Vecchio Testamento possono essere tranquillamente aggiornati e riformulati per questo terzo millennio. Ricordiamo che quel Dio invisibile, che ragiona come un uomo severo e autoritario, se si infrange anche solo uno di quei dieci comandamenti ci manda a soffrire e bruciare nelle fiamme dell'inferno per i secoli dei secoli...senza dimenticare che lui ci ama. Per questo motivo ho pensato a comandamenti che superino la fede in un Dio, in qualunque modo si chiami (Javhet, Cristo o Allah), e siano utili a tutti. Io li ho individuati in questa maniera: 1)Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. 2)Non danneggiare nessuno e tratta tutti gli esseri viventi con onestà e rispetto. 3)Non tollerare il male, non sottrarti alla Giustizia e sii pronto a perdonare le offese ogniqualvolta che chi le ha recate sia sinceramente pentito. 4)Vivi ogni giorno, ogni istante con gioia e meraviglia cercando sempre di imparare qualcosa. 5)Sottoponi le tue idee a verifica, non censurare e respingere a priori le idee diverse dalle tue, rispettando sempre gli altri a dissentire. 6)Forma le tue opinioni non lasciandoti trascinare dagli altri. Metti tutto in discussione. 7)Godi della vita sessuale senza danneggiare nessuno e lascia che gli altri godano della loro propria, quali che siano le loro inclinazioni. 8)Non discriminare nessuno. 9)Insegna ai figli a pensare liberamente con la loro testa. 10) Rispetta l'ambiente dove vivi, non inquinare e pensa ad un futuro più lungo della tua vita. Che ne dite? Forse potrebbero essere un elemento di evoluzione. Intanto io cerco di rispettare questi.
postato da giorgio 10:50 PM
Chi siamo veramente? Da un punto di vista fisico siamo frutto di una mitosi: un processo di 50 o 60 suddivisioni cellulari, attraverso 5 fasi, con cui cresciamo, aumentiamo e cambiamo nel corso della vita da quell'ovulo che eravamo. La mitosi è un processo complicato e ancora poco conosciuto a livello molecolare. È di vitale importanza che le cellule si dividano in modo corretto, perché un errore in questa fase può favorire i tumori, portare alla sterilità e causare ritardi mentali. Un'altra cosa interessante è che la parola mitosi ha un riferimento onomatopeico e deriva dal greco mitos, che indica 'filo', nome dovuto all'aspetto filiforme dei cromosomi durante la metafase, ma il mito è anche quello che ci accompagna dalla nascita del pensiero. Per Maria Zambrano ogni nostra azione non può prescindere dal mito. Ora scopriamo che anche la nostra crescita fisica ha nel mito un riferimento. Nella mitosi avviene uno sdoppiamento dei cromosomi con un processo straordinario e molto complicato che genera cellule figlie identiche della madre. Poi abbiamo i 'salti quantici' ossia variazioni misurabili solo con la meccanica quantistica. Poi entriamo in gioco noi: noi esseri specchianti; osservatori osservati. Per antonomasia noi siamo il riflesso di una intelligenza che si riflette nelle sue parole, idee e pensieri per cui la coscienza è scienza del sé. Lo stesso procedimento della mitosi è lo specchiarsi cellulare, un riprodursi identico che genera nuova identità. La riflessione è un esercizio del pensare che ci permette di guardare dall'esterno ciò che avviene all'interno. Tutto in fondo si riflette, rimbalza, ripercorre, attraversa e quello specchio concavo del cielo stellato entra in noi rivelandoci di che materia siamo fatti: polvere di stelle. Pensiamo ad esempio quante cose ci avvolgono, legano, ingarbugliano; quale incredibile matassa di fili invisibili ci circonda: le onde elettromagnetiche, i campi radio, le cellule di telefonia mobile, le immagini criptate di segni luminosi, i suoni ultra e infrarossi, flussi di segnali bip e bit… Ecco noi siamo questo: polvere di stelle che si auto-osserva. * Pubblicato sulla mia pagina nel sito di David Racah
postato da giorgio 1:16 PM
In Italia quando l'avviso di reato colpisce un politico si studia subito una legge per derubricare il reato o non considerarlo più tale. Falso in bilancio? Non è più reato. Reato di corruzione? Prescrizione per quella semplice sempre garantita. Concussione? Spirito affaristico di nessuna importanza...quando la esercitano i politici, poiché per loro la Giustizia non è più giusta se tocca loro. Bancarotta fraudolenta? Non è più reato. I defraudati poi chi sono? Ora si sta pensando di cancellare il concorso di mafia. Dell'Utri, Cuffaro, Berlusconi...insomma, ma chi sono i mafiosi? La devastazione del concetto di Giustizia continua. In fondo poi in galera ci vanno sempre i miserabili; coloro che non hanno soldi abbastanza per arrivare alla prescrizione o il potere di cancellare i reati. Ora con l'istituzione del processo breve forse avremo la prescrizione anche per i poveracci, in barba anche alla 'certezza della pena' che dovrebbe accompagnare sempre il concetto di Giustizia. I veri reati rimangono quelli di clandestinità (illegalità riservata agli stranieri); masterizzare un cd; consumare droga...se poi sono i politici, anche qui un velo pietoso sopra. Certo è che per arrestare questo andamento sarebbe necessaria una battaglia nutrita di un alimento etico-politico e da un adeguato sostegno dello spirito pubblico. In realtà scopriamo che l'illegalità diffusa è prima di tutto l'illegalità degli italiani in generale. Un modus vivendi che giustifica tutto e trova negli interessi di parte la sua applicazione comportamentale. Così l'Italia resta il paese del G8 a maggior tasso di delinquenza e il minor tasso di legalità.
postato da giorgio 1:33 PM
Yamaha -Valentino aiutaci tu-, Alfa Romeo di Arese -Alta tensione a Milano: oggi la Fiat potrebbe decidere la fine dell’Alfa Roneo di Arese- e il gruppo Omega, con in testa i licenziati di Agile-Eutelia, -improvvisato sit-in sotto Palazzo Chigi per chiedere chiedere garanzia al governo- sono le tre notizie che di seguito aprono le notizie sul quotidiano L'Unità di oggi 18 novembre 2009. Il lavoro è sempre al centro della crisi e questi tre casi sono emblematici dello stato generale che attraversa tutta l'occupazione italiana. Qui non ci sono solo aziende che hanno perso commesse o sono in crisi, ma c'è anche la volontà della aziende di speculare per questioni finanziarie, traslocando lavorazioni o cedendo rami della produzione. Un'altra notizia avverte che sono diminuiti i morti e gli incidenti sul lavoro anche per l'aumento della disoccupazione. Ci sono sempre meno occupati. E' certo che la crisi che viviamo non finirà certo con qualche punto percentuale positivo di PIL, ma si avrà quando inizierà un nuovo modo di creare occupazione con l'attenzione per quei beni durevoli e importanti che non sono misurabili con il PIL (il Prodotto Interno Lordo). I cosiddetti consumi creati ad arte e di per sé artificiosi finiscono per impoverire anziché arricchire la società. Oggi si parla anche di privatizzazione dell'acqua aprendo alle società private le aziende che gestiscono gli acquedotti pubblici. Un altro segnale dell'incapacità del mondo politico di governare i beni pubblici. Sembra che in Italia si trovino oggi gli alfieri delle politiche di Margaret Thatcher, mentre nel mondo si cambia strategia. Il berlusconismo avanza invece di retrocedere. Cosa dovrà succedere affinchè gli elettori rinsaviscano?
postato da giorgio 4:10 PM