mercoledì, ottobre 16, 2019

Ottobre 2018 -giusto un anno fa...

Ottobre 2018- giusto un anno fa stavo leggendo il libro di Edoardo Albinati 'Maggio Selvaggio' e mi sono scaturite delle riflessioni; già perché il libro stesso è un compendio di riflessioni dettate dalle condizioni e gli incontri fatti in carcere dall'autore stesso. Con quel libro Albinati racconta la sua esperienza di un anno da docente all’interno del carcere Rebibbia, a Roma.
Il diario o reportage di questa esperienza procede con un ordine casuale; d'altronde c'è l'impossibilità di fare un racconto ordinato sulla quotidianità del carcere dove tutto avviene in modo caotico. Solo i rumori e i passi lungo i corridoi sono una costante insignificante e ordinaria della vita carceraria...il resto è formato da una sensazione contraddittoria e ricca di frammenti di memoria.

Queste riflessioni sono di un anno fa: ottobre 2018...
All'ingresso del padiglione di neurologia dell'ospedale Galliera, l'infermiera nel mettermi il braccialetto con nome e cognome più un codice a barre mi saluta con un ' benvenuto in galera...'. Ha ragione. Giorni di ospedale, giorni di galera in cui trovi il tempo per una riflessione ulteriore sulla tua vita, sull'effimero, la fragilità e le disgrazie tue da misurare con quelle degli altri. Un voyeur tra i voyeurs. Un guardone tra i guardoni. Già perché Edoardo Albineti sostiene che chi si occupa degli altri, come gli infermieri e i medici, sia un voyeur. Eppoi nella nostra società ci sono molte galere; oltre a quelle dove vengono rinchiusi i condannati, c'è sempre secondo Albinati anche la scuola: una galera dove vengono parcheggiati gli 'indesiderabili'; i bambini, i figli.

Un'altra riflessione: come può essere che il più feroce dei criminali che compie atrocità uccidendo altre vite poi si comporti come una persona educata, dolce, sia conosciuta come una brava persona, un bravo cittadino, è difficile spiegarlo. Quell'atto di uccidere, quell'azione maligna viene poi nascosta all'interno del sé e vi rimane. Per quel dolore non vi è rimorso. Per Edoardo Albinati per questi criminali è un fatto che è irrimediabile e in quanto tale viene assunto e considerato compiuto e basta. Ma allora esiste una natura criminale? Io continuo a chiedermelo. Io ho sempre pensato che nessuno scegliesse il male; ho sempre sostenuto l'atto criminale come una grande fatica e provocante un dolore esistenziale perenne. Invece poi si scopro che grandi criminali non si pentono e hanno una diversa coscienza del loro male: sono sempre pronti a ri-uccidere; a ricommettere i loro reati. E' come se una animalità bestiale vivesse in loro. Minghella, Izzo, Bilancia sono alcuni esempi di serialità criminale.
Io invece continuo a pensare che esista in noi una spinta al bene che permette ad ognuno di riscattarsi e vivere diventando ciò che è in origine: un'opera unica e irripetibile ricca di talenti: un'opera d'arte dove si può trovare insieme alla bellezza anche il bene. Certo che questo seme vive nascosto e non sempre germoglia, spesso secca e muore...ma poi è vero che esista la pulsione di morte e questa non va sottovalutata. Essa è responsabile di molte brutture umane. L'animale resta -come sosteneva Sigmund Freud- una cattiva bestia. Qui mi viene da ricordare uno splendido aforisma di Melanie Klein: l'uomo nasce cattivo e passa tutta la vita cercando di diventare buono; non sempre ci riesce.
Melanie Klein è una psicoanalista inglese che lavorò insieme ad Anna Freud – figlia di Sigmund- e che portò la psicoanalisi al cuore del tema, ovvero all'infanzia.

domenica, settembre 22, 2019

Vita e destino di Vasilij Grossman

Vita e destino, un libro capolavoro del '900

Il libro di Vasilij Grossman,'Vita e destino', è un grandioso affresco sull'epica difesa di Stalingrado e dell'avanzata fino al cuore della Germania nazista da parte dell'Armata Rossa.
Un poderoso racconto che, seppure svolto da oltre 750 pagine, riporta a sintesi lo scontro fra due ideologie che hanno caratterizzato tutto il XX° secolo. Due regimi che hanno nel nome del socialismo portato all'estremo grandezza e orrore.
Si legge nella prefazione: 'Da questa disputa dipendevano il destino dell'uomo e la sua libertà. Sul Volga si giocava il destino del nostro secolo, il destino di tutti gli Stati, delle alleanze pro e contro la Germania, di tutti i partiti politici d'Europa o d'America, di tutti gli scampati al nazismo'. Infatti con la battaglia Stalingrado si decise la sorte della seconda guerra mondiale e la fine del terzo Reich.
Stalingrado per Grossman è un curioso paradosso poiché i due regimi, apparentemente antagonisti, finiscono per incontrarsi. Nel momento stesso in cui uno degli avversari schiaccia l'altro, ci si accorge che sono figli della stessa madre. Di qui l'ambiguità di Stalingrado: il trionfo delle armate sovietiche dissimula al tempo stesso la grandezza e l'orrore. La grandezza, perché la vittoria di Stalingrado è l'apoteosi di un popolo; l'orrore, perché la vittoria di un popolo significò l'apoteosi di Stalin e del suo regime imperiale.

Di quale speranza si può parlare, se siamo posti di fronte a due campi che come specchi si rimandano un'identica immagine? Si può, è vero, replicare che esiste comunque una differenza: i nazisti hanno fondato il loro totalitarismo sull'ideale nazionale, i comunisti sulla nozione di classe; ma con molta logica Vasilij Grossman ci dimostra che l'internazionalismo dei comunisti degenera in un nazionalismo di Stato e nulla più lo distingue dall'ideologia nazista. Questa degenerazione, avviata da tempo, trova la sua giustificazione, riceve la sanzione suprema, dopo la vittoria di Stalingrado. Per Grossman, Stalingrado ha aiutato "la popolazione e l'esercito a forgiarsi una nuova coscienza...".
La storia della Russia "diventava la storia della gloria russa, invece di essere la storia delle sofferenze e delle umiliazioni degli operai e dei contadini russi.”

E' a circa metà del voluminoso libro 'Vita e destino' che si snoda -secondo me- la potente riflessione del personaggio Mostovskoj che, nell'incontro con il nazista Liss all'interno del lager, affronta di quanto male si arrechi all'umanità nel fine di perseguire il bene per tutti. Hitler e Stalin due capi feroci e seppur nemici erano uguali nel perseguire un bene collettivo nel nome di un nazionalismo che ha plasmato tutto il '900. Ogni tentativo d'imporre all'umanità un Bene generale, obbligatorio, assoluto, sfocia nel Male.
La specificità dell'evoluzione russa - una costante progressione in favore di una schiavitù sempre maggiore - fu adottata da altre nazioni. Per Grossman gli italiani e poi i tedeschi, svilupparono a modo loro l'idea del nazional-socialismo. Così ogni tentativo d'imporre all'umanità un Bene generale, obbligatorio, assoluto, sfocia in una catastrofe sanguinosa, simile a quelle che hanno accompagnato tutta la storia del cristianesimo, i movimenti socialisti o la religione musulmana.

Pagine straordinarie che raccontano di molti personaggi le troviamo lungo tutto il libro; pagine di struggente narrazione come quelle di raccontano il drammatico cammino di Sof’ia Osipovna con il piccolo David nelle camere a gas di Birkenau...oppure quelle del commissario del popolo, il comunista Krymov, che diviene vittima del crudele ingranaggio dello Stato tirannico dove tutto è fondato su sospetto, delazione e coercizione.
La vita e le passioni dei singoli individui che lottano in primo piano fanno emergere la domanda sul significato della vita, su quello che Grossman chiama l’umano nell’uomo. 'Pietà, Vergogna e Solidarietà sono le componenti che segnalano l'umanità, se ne manca una l'uomo si sgretola; così sostengono i russi'.

Questo romanzo, forse poco conosciuto, che è la seconda parte di una dilogia (la prima parte è 'Per una giusta causa', mai tradotto in italiano) ha avuto una storia particolare: scritto negli anni Cinquanta fu ultimato nel 1960. Nel 1961 il KGB ne impedì la pubblicazione arrestando il manoscritto. Dopo quel sequestro di 'Vita e destino' non si saprà più nulla per anni. Passeranno più di 40 anni prima che appaia in una edizione completa in Occidente. Prima di questo capolavoro assoluto era stato pubblicato in Europa un altro libro fantasma di Vasilij Grossman, "Tutto scorre", in cui lo scrittore affronta il tema della repressione staliniana. La prima copia dattiloscritta di 'Vita e destino', che era stata affidata all'amico poeta Semen Lipkin, era passata nel frattempo nelle mani di Andrej Sakharov e Elena Bonner, che si occuparono di microfilmarla. A permetterle di passare dall'altra parte della cortina di ferro sarà invece un altro dissidente, lo scrittore Vladimir Vojnovic. Grazie a quest'ultimo i microfilm giunsero per vie traverse in Svizzera, dove un editore serbo, Vladimir Dimitrievic, dopo un faticoso lavoro di decifrazione delle immagini, lo pubblicò - pur con molte lacune - nel 1980. In Russia è stato pubblicato per la prima volta nel 1988 due anni prima del crollo dell'impero sovietico. In Italia fu pubblicato nel 2008 per i tipi di "Adelphi".

La fase finale del collasso dell'Unione Sovietica ebbe luogo con il referendum in Ucraina del 1º dicembre 1991, in cui il 90% dei votanti optò per l'indipendenza. I leader delle tre repubbliche slave (Russia, Ucraina e Bielorussia) concordarono di incontrarsi per una discussione sulle possibili forme di relazione. Il giorno di Natale successivo con le dimissioni di Gorbacev da Presidente dell'Unione Sovietica venne conferito il potere al Presidente della Russia Boris Eltsin. Nello stesso momento fu ammainata la bandiera sovietica sopra il Cremlino e sostituita con il tricolore russo. Il Soviet supremo denominato URSS si dissolse formalmente il giorno seguente: 26 dicembre 1991

L'autore del libro 'Vita e destino', Vasilij Grossman, è stato un inviato ebreo russo che si è unito all' Armata Rossa seguendone tutte le azioni di guerra. Il suo racconto diventa un'opera tra le più importanti della letteratura del '900. Un romanzo che riesce a cambiare la nostra visione del mondo.
'Vita e destino' è un viaggio profondo nell’umano; un romanzo di inaudita bellezza che non è mai troppo tardi per leggerlo.

domenica, settembre 08, 2019

La musica degli anni '60

Ecco un estratto di un mio libro che giace in un cassetto; questo capitolo è riferito al dialogo con un artista, Piero, che frequentavo negli anni '90. Con lui rivangavo ricordi di un'epoca che ci vedeva ragazzi...parlavamo degli anni '60 e in questo caso di musica.

Hey Jude

Qualche canzone e una nuova musica. Un’altra grande rivoluzione degli anni ’60 fu quella musicale. Arrivarono le prime canzoni inglesi e americane che imitavamo gridando versi senza significato in una lingua che voleva essere straniera. Straniera lo era davvero: nessuno la capiva. Ricordo che Celentano- che si sarebbe in seguito autonominato ‘il re degli ignoranti’- cantò una canzone dal titolo: Prisencolinensinainciusol. Era una satira, con il suono onomatopeico della lingua inglese. Il rock parlava inglese e come poteva essere diversamente? La lingua si prestava. Era corta-short; era rapida-fast; ed era per il mondo intero; era beat. Così avevamo molti cloni di Elvis Presley: Michele, Bobby Solo, Little Tony. Molti cloni di Sinatra: Johnny Dorelli, John Foster, Nico Fidenco. Poi arrivarono i cantanti stranieri veri: Neil Sedaka, Paul Anka, Gene Pitney, Pat Boone, Dean Martin, Frank Sinatra…e noi rispondevamo con Tony Renis, Richy Gianco, Don Bachy e con un imitatore di Jerry Lewis: Adriano Celentano. Anno 1962: Stai lontana da me, cantatala Celentano, è il disco in testa alla hit parade ed è il più venduto; è una ‘cover’, ovvero una traduzione dell’originale canzone inglese, Tower of strength di Burt Bacharach, cantata da Gene Mc Daniels. Il ’62 era l’anno del primo ‘Cantagiro’.
- ‘Però ti ricordi Piero che Genova ebbe, per il rinnovamento musicale, i suoi pilastri? Ti ricordi di Umberto Bindi? Luigi Tenco, Gino Paoli? Bruno Lauzi? Non parliamo poi di tutti gli altri, Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati…sicuramente ce n’è ancora…
Nascevano le canzoni d’autore. I cantautori, e Genova faceva scuola. Ancora oggi Sassi, La gatta, Senza Fine e Il cielo in una stanza con Sapore di sale, rimangono le canzoni italiane più belle di sempre’…
Piero proseguì.
- io ricordo Gabriella Ferri, la sua canzone, Sempre: ‘Ognuno ha tanta storia, tante facce nella memoria, tanto di tutto, tanto di niente, le parole di tanta gente…diventando alla fine ‘come un vecchio ritornello che nessuno canta più’. Sempre’.
E bravo Piero. Era entrato a gamba tesa, sfoderando ancora i suoi sentimenti poetici. Era vero le canzoni diventano poi vecchi ritornelli che nessuno canta. Però servono a fare memoria. E ci riuscivano bene. Riuscivano anche ad evocare volti di ragazze, serate in balere di ogni tipo: di campagna, di paese, in fiere paesane, in sagre estive, in feste dell’Unità; riuscivano ad evocare amori distanti che assumevano un sapore struggente.
Ricordai che ad una ragazza dedicai una poesia dopo averla incontrata e ballato con lei su una classica rotonda sul mare. ‘Una rotonda sul mare’ anno 1964 di Fred Bongusto. Un’altra canzone che ha segnato un’epoca. Ancora oggi riesce a ricreare l’atmosfera di vacanza, di amori lontani.
- ‘Piero conosci Piero Ciampi? Lo sai che fu quello che ispirò Gino Paoli e molti cantautori dell’epoca? Io l’ho scoperto da poco e devo dirti che ha un linguaggio che colpisce; è semplice e poetico. Forse quasi sempre triste, dolente e qualche volta con puntate ironiche fulminanti. Lo sai che la frase di una canzone famosa di Zucchero è di Piero Ciampi? "…il mare impetuoso al tramonto, salì sulla luna e dietro una tendina di stelle...se la chiavò". Peccato che fece una brutta fine e non ebbe il successo in vita che meritava. E’ morto a 46 anni nel 1980. Ciampi era un poeta e raccontava il suo malessere di vivere che segnava molti; quello lo ha portato a bere. L’alcool è stata una condanna. Ma invece che una cirrosi epatica se l’è portato via un cancro alla gola. Le sue canzoni hanno dei testi che ricordano quelli di Tenco. Egli rappresenta per la canzone una innovazione: si canta l’amore con nuovi chiaroscuri. Io trovo i suoi testi ancora attuali’.
Ricordavo a Piero, il cantautore Ciampi. Piero Ciampi. Quel giorno tornando a casa me ne pentii. Avevo fatto una fesseria. Come potevo segnalare un cantante i cui amori erano struggenti distacchi, rimpianti, fallimenti. Piero stava per affrontare la fine di un amore. Ciampi lo avrebbe intristito di più. Speravo che non gli venisse la voglia di cercarlo. Ma forse si era già dimenticato tutto quello che gli avevo detto.
Poi arrivarono i Beatles e tutto cambiò. Arrivarono delle canzoni allegre con un ritmo trascinante, avevano titoli nuovi e incomprensibili ma subito tradotte, le canzoni erano sulla bocca di tutti: Twist and shout; P.S. I love you; Please please me; Misery…un ciclone si abbatteva sui nostri timpani. Insieme nasceva la moda dei capelli lunghi, gli abiti azzimati, meglio dire striminziti, e tanti yeh yeh yeh a condire le musiche. Sarebbero poi sorti gli antagonisti, l’anima hard del movimento musicale beat- questa volta da i The Beatles e i The Rolling Stones, le pietre rotolanti. Tutti però avevano un loro antesignano, un grande musicista che influenzò tutti: Chuck Berry. Da lui non si può prescindere per il rinnovamento della musica moderna.
- ‘Piero eri andato a vederli quando vennero a Genova? Io sì. Ricordo un urlo continuo e nessuna canzone sentita. Eravamo dentro il Palasport ed era la prima volta che si prestava ad un evento musicale. Ma la musica forse importava poco’.
- ‘No, io non andai, ricordo comunque quel giorno. Un delirio’.
Era il 26 giugno 1965 e 25 mila ragazzi invasero il Palasport. Genova ebbe il suo momento di gloria musicale.
- ‘Io in seguito rimasi affascinato dai Rolling Stones. Anche se molte canzoni dei Beatles sono dei capolavori. Yesterday, Yellow submarine, Hey Jude che amo molto.
Quella canzone mi riporta al 1968. L’ascoltai una prima volta in auto di un amico durante un viaggio. Andavamo a Rimini. In quegli anni la giornalista Camilla Cederna aveva coniato un termine per quel luogo: il divertimentificio, erano oltre 60 Km di spiaggia attrezzata con una teoria di bar, ristoranti, balere, dancing, discoteche e parchi giochi. Noi eravamo diretti là. In quegli anni era stata inaugurata la discoteca più grande d’Europa: L’altro mondo’...
- Ecco Hey Jude dei Beatles era i miei vent'anni e il mio '68.
"Hey Jude, don't make it bad: take a sad song and make it better. Remember to let her into her heart, then you can start to make it better". Sì, non dovevo peggiorare le cose: quella canzone triste dovevo renderla migliore; quella canzone triste era la mia vita nell'affanno dei vent'anni.
Dovevo farla entrare nel mio cuore e poi farla uscire, dovevo farla mia. Il mondo doveva essere migliore ed io potevo senza prenderlo sulle spalle migliorarlo semplicemente non dispiacendomi e abbattermi per le difficoltà. Era la mia meglio gioventù da vivere sino in fondo.
Da lì a poco tutto sarebbe cambiato: musica, amori, politica, bombe, auto e televisione ci raccontavano un'altra storia.
"The minute you let her under your skin, then you begin to make it better".
Così ho provato dolore; ma non mi sono fermato, mi sono scontrato con l'orgoglio e la stupidità e oggi posso dirlo: non ho rinunciato a sognare…

Segue riflessione di Piero...

venerdì, settembre 06, 2019

Platone È Meglio Del Prozac di Lou Marinoff

Risolvere problemi esistenziali è sempre stato uno degli argomenti che hanno interessato la filosofia poi certo nel tempo è intervenuta la psichiatria e la psicoanalisi, ma certo è che queste ultime pratiche hanno raggiunto i propri limiti estremi quanto a capacità di risolvere problemi esistenziali. Quindi con un approccio pragmatico, tipico della cultura americana, Lou Marinoff ha scelto di tornare alla scienza filosofica e all’aiuto dei grandi pensatori del passato per indicare una via saggia che usi quel sapere nella loro competenza di logica, etica, valori, significato, razionalità, formulazione di decisioni in situazioni di conflitto, di rischio e l’intera gamma di complessità che caratterizzano la vita umana per aiutarci a vivere meglio. Il pragmatismo concezione prettamente americana: solidità, scarso ingombro, praticità. Se qualcosa è buono per te, vuol dire che è buono. I pragmatisti originari americani avrebbero senz’altro approvato la consulenza filosofica: aiuta la gente, e dunque è pragmaticamente valida.

Quindi il libro di Lou Marinoff, 'Platone è meglio del Prozac' offre ai lettori alcuni frutti della prassi filosofica. Per questo motivo la filosofia viene tolta dai contesti teorici, ipotetici, speculativi per essere applicata alla quotidianità. La filosofia quale elemento di dialogo è senz'altro utile per affrontare i problemi del momento...infatti l'autore è perentorio: 'le persone hanno bisogno di dialogo e non di diagnosi!'.

La psicologia diventata nel frattempo sempre più collegata alla Scienza e alla medicina si è allontanata dalla filosofia dimenticando che si debba rispondere in ugual modo alle domande esistenziali: che cosa fa muovere un essere umano? Si tratta di volontà razionale o di riflesso condizionato? Se intervengono entrambi, come interagiscono? Per arrivare a quelle più importanti: Chi sono? e che cosa è a farmi quel che sono? Che senso ha la vita? Perché sono qui? Perché dovrei fare la cosa giusta? E che cos'è la cosa giusta? Non sono domande facili, ma disporre di migliaia di anni di riflessione filosofica ci offre un vantaggio.

Inoltre è ormai assodato che una terapia psicologica è per di più un'arte e questo è da considerare anche una consulenza filosofica; per questo motivo non sono necessari medici per attuarla. La medicina è tuttora una via di mezzo tra scienza e arte. La medicina secondo Ippocrate è l’arte di ristabilire l’equilibrio, l’armonia, la salute.
Intuizione, empatia e competenze empiriche guidano questa arte che oggi viene accompagnata da tomografia assiale computerizzata, ricoveri ospedalieri, chemioterapia, tecniche di visualizzazione, elettrocardiogrammi, consulti medici...ecc.

La consulenza filosofica è così una terapia per sani...come d'altronde per tutti noi.
A pagina 19 l'autore scrive: 'Generalmente ci aspettiamo di essere accettati nonostante le nostre varie idiosincrasie e deficienze, e se non c’è ragione di vedere in questi difetti qualcosa di anormale (è la perfezione a essere anormale), non c’è neppure motivo di considerare il cambiamento al di là della propria portata. Quando Socrate affermava che non vale la pena di vivere una vita che non sia esaminata, sosteneva la necessità di una continua valutazione personale, e del miglioramento di se stessi come meta suprema'. Scrive ancora l'autore: 'L’idea che ogni problema personale è una malattia mentale è in pratica essa stessa una malattia mentale, causata primariamente da sconsideratezza, e curabile in primo luogo mediante la riflessione. Ed è qui che interviene la filosofia.'

Interessante a mio avviso è la pratica descritta nel libro denominata PEACE – acronimo che sta per Problema, Emozione, Analisi, Contemplazione ed Equilibrio- un acronimo appropriato per raggiungere una durevole pace interiore. PEACE: 5 modi per affrontare i problemi secondo la filosofia.
Essenziale è poi il sistema di auto-aiuto, il self-help, che indica la strategia terapeutica: il praticare la filosofia esplorando il proprio universo interiore. A dire il vero all'inizio l'autore diffida da pratiche di auto aiuto, ma poi afferma che siamo noi stessi i più qualificati ad intraprendere il viaggio di autoscoperta; anche se a volte si può trarre beneficio dalla guida di filosofi che abbiano battuto strade del genere. A tale proposito il libro affronta uno schematico percorso storico filosofico da Socrate a Camus, non tralasciando il pensiero filosofico orientale, la saggezza tradizionale degli I Ching e l'atteggiamento più intuitivo di Lao Tzu per far cogliere i vari insegnamenti che possono essere utili al nostro caso...al nostro punto di vista sul mondo.

Ad ogni buon conto il libro si inserisce in quel filone di libri e teorie che offrono una carica motivazionale e di psicologia comportamentale (classica cultura statunitense) che però non mi sento di dire che serva ad escludere la psicoanalisi; questa fa i conti con l'inconscio a cui non ci si può sottrarre.

lunedì, settembre 02, 2019

The Vagina Bible – La bibbia della Vagina di Jen Gunter

Una ginecologa americana svela in un libro rivoluzionario perché la ricerca medica non si è mai dedicata (volutamente) abbastanza alle malattie femminili.
Lei è Jennifer Gunter, più nota come Jen, una ginecologa metà canadese, metà statunitense molto popolare in America che ha appena pubblicato un libro intitolato The Vagina Bible; definito dall'autrice 'il manuale fondamentale per chiunque ne possieda una'.

Il libro The Vagina Bible, ovvero La Bibbia della Vagina, porta un sottotitolo: The vulva and the vagina- separating the myth from the medicine (la vulva e la vagina – separazione del mito dalla medicina). Inoltre la dedica di questo libro da parte di Jennifer Gunter è chiara: 'Per ogni donna a cui è mai stato detto - di solito da un tizio - che è troppo bagnata, troppo secca, troppo grossolana, troppo lenta, stretta, troppo sanguinosa o troppo puzzolente. Questo libro è per te.'

Jen Gunter che è anche scrittrice per il The New York Times , USA Today e Self , oltre che conduttrice dello spettacolo Jensplaining è orgogliosa della funzione che si è ritagliata nell’opinione pubblica americana perché per lei è importante ricevere messaggi del tipo 'il mio medico mi aveva detto che non potevo mettere la spirale perché non ho mai avuto figli, gli ho mostrato il suo articolo in cui dice che invece posso averla, e si è dovuto arrendere'.

Jennifer Gunter scopre le basi della vagina come dove si trova tutto e a cosa serve, incluso ciò che compone la Vulva, le sue parti e l'anatomia del clitoride. Continua a sfatare miti come se ci fosse davvero un punto G o solo le parti del clitoride vicino alla vescica e alla parete vaginale su alcune donne piene di sangue...
la quantità di disinformazione disponibile su Internet è enorme. L'autrice parla di tutto e per tutto, si intende tutto: malattie sessualmente trasmissibili, menopausa, pulizia, odore, mestruazioni, sesso, ecc.

Jen Gunter spiega anche molto chiaramente come il patriarcato governi ancora un luogo in cui gli uomini non hanno nulla da dire (la vulva e la vagina). Con una posizione molto femminista, Jen si occupa anche delle disparità nell'accesso alla salute a causa dei sistemi razzisti e sottolinea spesso il fatto che essere una donna non significa solo avere una vagina. Ma questo libro è consigliabile oltre che per tutte le donne anche agli uomini che vogliano capire le esperienze della loro partner o fornire una solida guida alle loro figlie. Il libro è stato definito dall'autrice anche come una I>vagenda, termine mutuato dagli attacchi a Hillary Clinton che veniva accusata di avere una vagenda di manocidio – Vagenda (rivista femminista) associata al manocidio, un omicidio commesso con l'invio di mail; bisogna ricordare che alle elezioni del 2016 circolava molta merda misogina.

Insomma un libro che risponde alle domande che si ha sempre avuto voglia di porre ma si aveva paura fare o che non è stato possibile trovarne le risposte giuste. Il tutto scritto in modo accattivante e a tratti allegro, scherzoso...con buon umore. Quindi Jen Gunter offre alle donne in modo accessibile, rispettoso un'enorme quantità di informazioni sull'educazione alla salute riproduttiva e sessuale, con la certezza che possono usarle.

Ecco alcune domande poste dalle donne:
Qual'è la differenza tra Vulva e Vagina?
La vulva è la parte esterna, dove la biancheria intima tocca la pelle. La parte all'interno è la vagina. La parte in cui i due si sovrappongono è il vestibolo.
Che funzione ha il clitoride?
Sì, è l'unico organo nel corpo umano che esiste solo per piacere. Non ha altra doppia funzione. Il pene è anche per la pipì. Anche per la procreazione. Il clitoride è lì solo per la festa.
Allora l'orgasmo non è solo dovuto alla spinta del pene...
Spesso siamo fissati sull'orgasmo che la spinta del pene stia causando questo incredibile orgasmo. Invece, adoro il nuovo approccio alla risposta sessuale femminile che è l'idea che le donne possono fare sesso per molte ragioni. Possono fare sesso per avere un orgasmo. Possono fare sesso per avere vicinanza fisica con il loro partner. Possono fare sesso per sentirsi presi cura di loro. Possono fare sesso per conforto. Non si tratta solo di essere eccitati. Il sesso poi dovrebbe essere orientato al piacere, non alla metrica.

Poi ancora: I peli pubici hanno una funzione? La tua vagina si restringe se non fai sesso? Qual è la verità sul vaccino HPV?

Spero che venga presto tradotto e pubblicato in Italia.

sabato, agosto 24, 2019

Le strade per Quoz- In giro per l'America di William Least Heat-Moon

Di William Least Heat-Moon avevo letto la sua trilogia sul viaggio- 'Strade blu', 'Prateria' e 'Nikawa'- e ora sto leggendo il libro 'Le strade per Quoz- In giro per l'America'. Questo autore è per me un grande narratore di viaggi e con questo libro tira le somme su cosa si intenda per viaggio. Venticinque anni dopo 'Strade blu', Least Heat-Moon torna a raccontare l'America meno battuta, e più sorprendente, attraverso sei viaggi, o, meglio, sei vagabondaggi nel cuore del paese.
Il libro pur frammentario diventa una superlativa sintesi del viaggio, del vagabondare, del guardare intorno per scoprire quanto ci rimbalza dentro; quanto l'imprevisto è ad ogni angolo con la storia che procede sempre davanti. Tralasciando le metafore sempre presenti, il viaggio per William Least Heat-Moon diventa il mistico rituale del gioco della vita.

Ma cos'è il Quoz riportato nel titolo? Bisogna sapere che i Quoz sono tutte quelle particelle di insolito, di imprevedibile, di incongruo e di prezioso che incontriamo nel cammino della nostra esistenza. I Quoz sono oggetti, paesaggi, eventi, ma sono soprattutto persone, incontri lungo via, che si trasformano in ricordo, in ciò che resta una volta tornati a casa. Il granello di sabbia intorno cui si forma la perla della memoria, e quindi del racconto. Ecco cosa scrive l'autore sul Quoz nel libro a pagina 9:
'Esiste un'altra lettera con la stessa percentuale di parole gioconde e curiose, che cosí numerose hanno a che fare con questue, questioni e quintessenze? Non è una lettera particolarmente q-riosa? Come può un seguace del quadrivio non amare la lettera Q? Come può un difensore dei diseredati non amare una lettera che è la meno usata sulla tastiera, quella che non diventa mai lucida per l'uso?
Eppure la Q, alfabeticamente superflua, ha i suoi tranelli: quanto alla lingua, c'è quaglia e quegli; quanto al significato, c'è quiescenza e quietanza; e c'è quadrare (ridurre in forma quadrata) e quadrare (soddisfare), quagliare (far cagliare) e quagliare (ottenere un risultato). E per infittirne il mistero, la Q ha il suo lato oscuro, ovvero parole che turbano la quiete: quartana, quassazione, quarantena, querela, questura, querulo, quartigliere, quatto, querimonia, quarantottesco, quaqquaraquà, quattrocchi.
È una lettera che ha subito una privazione, impoverendo il linguaggio mentre noi eravamo tutti presi a mettere i puntini sulle i trascurando le q; se Shakespeare le aveva, quelle parole perdute, perché noi non le abbiamo piú? Ecco un quorum di esempi di quæstio (vexata o meno) maturi per un revival, pronti per soddisfare voi querenti: qualmente (come), qualsia (qualsiasi), quartierare (stabilirsi), quassare (scuotere), quattrinaio (avido), quereloso (lamentoso), quiescente (dormiente), quitare (saldare). E poi c'è il comodo quisquiglia: nel suo senso piú arcaico (ed etimologico) significa impurità, nell'altro indica le minuzie, le cose di poco conto di una vita o di un libro.'...

Ecco per l'autore se uno si mette in cammino, anche solo per fare la spesa, se ha lo spirito giusto succede sempre qualcosa; trova sempre la componente che lui chiama Quoz, che in sostanza rappresenta l'imprevisto, l'incontro curioso, il pensiero laterale.
Quoz, un sostantivo che contiene in sé il mistero, l'incognita, una cosa strana. Quoz è l'inaspettato, la sorpresa, ciò che si cerca inconsciamente nel viaggio. Bisogna dire che la massima autorità mondiale sui Quoz, il quozzologo per eccellenza è William Least Heat-Moon.

Così basta una passeggiata anche intorno a casa per raccontare il mondo; raccontare la storia di una terra che si muove sotto i propri passi. Perché un viaggio sia ad alto tasso di quozzità deve essere percorso lentamente, con l'animo di chi è disponibile all'incontro.
Il viaggio in sostanza è un racconto che ne racconta altri.

A proposito di Quoz, i toponimi delle cittadine statunitensi sono davvero molto strani e rivelano un paesaggio caotico, una conquista dell'ovest sgangherata e effimera, sfuggevole...William Least Heat-Moon descrive bene nei suoi libri questi luoghi formatisi lungo strade periferiche.
Ecco in questo libro, che parte da un vagabondaggio nell'Arkansas, cosa scrive:
'Per i toponimi dell'Arkansas c'è un certo apprezzamento nazionale - prevalentemente Hope (Speranza), Flippin (Dannato), Yellville (Città degli strilli) e Smackover (Schiaffone) — ma i profani non hanno fatto particolarmente attenzione ad altri nomi ancora piú degni di eccentrica distinzione: Greasy Corner (Angolo unto), Chanticleer (Gallo), Figure Five (Figura cinque), Number Nine (Numero nove), Whisp (Ciocca), Twist (Svolta), Wild Cherry (Ciliegia selvatica), Possum Grape (Uva dell'opossum), Oil Trough (Tinozza d'olio), Seaton Dump (Discarica di Seaton, ma suona anche come «siediti su una cacata»). In uno stato dove abbondano le contee alcolicamente «asciutte», c'è Beverage Town (Città delle bevande) e Gin City (Città del gin), e nessuno dei due nomi si riferisce a bevande alcoliche. Dato che la mascotte dell'università dello stato è un cinghiale, non vi stupirà trovarci Hogeye (Occhio di porco) e Hog Jaw (Ganascia di porco), comunità che (come suggerisce il nome) a quanto pare sono prive di una camera di commercio. Altrove, come potete immaginare, la burla proverrà da una certa concatenazione di città lungo un versante settentrionale degli Ouachita, tra Needmore (Dammidipiú) e Blue Ball (Palla blu), vicino a Nella e Nola, con Harvey sdraiato tra di loro (tutti a sud di Kingdoodle Knob, Punta del pisellino del re).'.
Per me un bell'esempio della piacevolezza del racconto di viaggio di William Least Heat-Moon.

giovedì, luglio 04, 2019

“Il crepuscolo di una nazione. L'America di Trump all'esame di uno psichiatra” di Allen Frances.

Mia recensione.
Già la prefazione del libro nell'edizione italiana, ad opera dell'autore, risponde a molti interrogativi che l'indagine sulla psiche di una nazione -in questo caso gli USA- solleva. Perché la democrazia occidentale più avanzata ha affidato a una personalità tanto poco specchiata il suo destino? Perché milioni di elettori hanno creduto alle sue menzogne e lo hanno ritenuto in grado di diventare il comandante in capo dell’esercito più potente del mondo?
'Trump è uno che ha portato il livello di stupidità dei padri oltre ogni immaginabile altezza. Le sue bizzarre teorie complottiste, il suo comportamento imprevedibile, la retorica infiammatoria, le politiche mutevoli, i tweet di mezzanotte e il suo costante profluvio di menzogne sono cose che hanno portato molti a considerarlo un pazzo.'.
Le risposte sgombrano subito il campo di una presunta o meno sanità mentale di Donald Trump. Allen Frances dice subito che Trump potrà anche essere un cattivo presidente, ma non è sicuramente pazzo; la vera questione con cui confrontarci è come noi, come paese, abbiamo potuto sceglierlo come nostro capo. Il prologo riporta come titolo: “Non è Trump a essere pazzo. Siamo noi”. Sì è facile e consolante ritenere Trump un pazzo. L'analisi di Frances è impietosa e ogni Stato che si è trovato ad affrontare il fenomeno populista ha messo in crisi il suo sistema democratico.

Come non credere a Allen Frances? Lui è Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, che ha diretto per molti anni. Lui mette sotto indagine non Trump, ma la psiche di una nazione, un lavoro essenziale per comprendere la crisi dello spirito democratico in questo inizio di secolo. Nella prefazione la conclusione testuale è: ...'Quando gli Stati Uniti starnutiscono tutto il mondo prende l’influenza; quando noi facciamo qualcosa di stupido chiunque sul pianeta ne soffre, direttamente o indirettamente. Un sciocco tweet di Trump propaga le sue vibrazioni negative ovunque in pochi secondi e le forze responsabili dell’incredibile ascesa al potere di Trump stanno minando l’ordine ovunque. La nostra follia sociale è una pandemia diffusa e può essere curata solo con la collaborazione di tutto il mondo. Il tribalismo e il nazionalismo sono segnali della prolungata adolescenza della nostra specie: diventiamo adulti in fretta o potremmo non diventare adulti mai più.'

. Una volta si diceva: Beata ignoranza...ora questo non vale più. Quello che ignoriamo può ritorcerci contro. Oggi a maggior ragione di ieri. Nell'età di internet paradossalmente aumenta l'ignoranza e così il popolo statunitense si trova a seguire questo clownesco pifferaio magico che è Trump. Le illusioni sono dure a morire. Il libro fa un elenco delle molte illusioni che il popolo statunitense è vittima...l'autore le chiama deliri; io che tempo fa avevo letto il libro di Luigi Zoja: 'Paranoia. La follia che fa la storia' le chiamerei semplicemente paranoie. Nel libro di Luigi Zoja -uno psicoanalista italiano- si descriveva bene il meccanismo che fa trasferire una paranoia dal leader al popolo e viceversa. E' sempre più chiaro che Trump di paranoie ne ha parecchie.
Una paranoia molto importante è quella che dichiara che la questione ambientale non esiste. Gli Stati Uniti possono pure continuare a usare carbone, depauperare terreni con le coltivazioni intensive di foraggio per gli animali da trasformare i bistecche e hamburger, produrre quantità di CO2 ecc.
il consigliere James Inhofe di Trump sul clima afferma:“Il 97 per cento degli scienziati del clima sostiene cose senza senso». «Il riscaldamento globale è la più grande bufala che sia mai stata spacciata al popolo americano». «Aumenti delle temperature globali possono avere effetti positivi sulle nostre vite». «Il mio punto è che lassù c’è ancora Dio. L’arroganza della gente che pensa che noi, esseri umani, siamo in grado di cambiare quanto Lui sta facendo riguardo al clima è profondamente offensiva per me».” .Insomma dietro allo slogan american first c'è il rifiuto di abbandonare lo stile di vita americano, anzi c'è il suo rilancio.

Altro punto è quello che fa scattare la paranoia a Trump ricco, fuor di misura, tra i ricchi la continua antica solfa per cui aumentare la ricchezza dei già ricchi fa diventare ricchi anche gli altri. Questo invece nella realtà crea e aumenta le diseguaglianze.
“La ricchezza segue le leggi della gravità economica – i soldi portano soldi; il ricco diventa più ricco e il povero diventa più povero, e le diseguaglianze crescono in modo esponenziale. Le concentrazioni di denaro attraggono il potere politico e il potere politico asseconda le concentrazioni di denaro per renderle ancora più consistenti, in un circolo vizioso senza fine.”.

Il libro è una disanima molto articolata sul personaggio di Donald Trump e di quanto sia riuscito a destabilizzare gli Stati Uniti con parole d'ordine e slogan che hanno fatto presa sui cittadini. In sostanza il libro 'Il crepuscolo di una nazione. L'America di Trump all'esame di uno psichiatra' afferma che 'Con Trump abbiamo toccato il fondo di tutti i deliri collettivi; c’è da sperare che riusciremo a darci una scrollata per arrivare a una presa più salda sulla realtà e a un rinnovato impulso nel plasmarla per garantirci un futuro migliore. Dubito fortemente che potremo mai tornare allo status quo dell’era pre-Trump – molto più probabilmente sprofonderemo in un’era ancora più buia di tirannide e ignoranza, oppure riemergeremo più forti, più saggi e meno inclini ai deliri collettivi su cui ha prosperato e che sta facendo prosperare Trump.'. Sì c'è da augurarsi che alla fine prevalga la saggezza. Il libro riporta molte buone pratiche e buone filosofie per uscire dallo stato presente. Uno stato che ricerchi il tasso interno di felicità e la saggezza; Trump deve essere di contro una persona poco saggia e infelice. Quindi da Epicuro ad Aristotele; da Confucio a Gandhi e altri pensatori del passato possono aiutarci nel presente. Aiutarci a non perdere la sfida democratica del benessere collettivo.