giovedì, luglio 04, 2019

“Il crepuscolo di una nazione. L'America di Trump all'esame di uno psichiatra” di Allen Frances.

Mia recensione.
Già la prefazione del libro nell'edizione italiana, ad opera dell'autore, risponde a molti interrogativi che l'indagine sulla psiche di una nazione -in questo caso gli USA- solleva. Perché la democrazia occidentale più avanzata ha affidato a una personalità tanto poco specchiata il suo destino? Perché milioni di elettori hanno creduto alle sue menzogne e lo hanno ritenuto in grado di diventare il comandante in capo dell’esercito più potente del mondo?
'Trump è uno che ha portato il livello di stupidità dei padri oltre ogni immaginabile altezza. Le sue bizzarre teorie complottiste, il suo comportamento imprevedibile, la retorica infiammatoria, le politiche mutevoli, i tweet di mezzanotte e il suo costante profluvio di menzogne sono cose che hanno portato molti a considerarlo un pazzo.'.
Le risposte sgombrano subito il campo di una presunta o meno sanità mentale di Donald Trump. Allen Frances dice subito che Trump potrà anche essere un cattivo presidente, ma non è sicuramente pazzo; la vera questione con cui confrontarci è come noi, come paese, abbiamo potuto sceglierlo come nostro capo. Il prologo riporta come titolo: “Non è Trump a essere pazzo. Siamo noi”. Sì è facile e consolante ritenere Trump un pazzo. L'analisi di Frances è impietosa e ogni Stato che si è trovato ad affrontare il fenomeno populista ha messo in crisi il suo sistema democratico.

Come non credere a Allen Frances? Lui è Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, che ha diretto per molti anni. Lui mette sotto indagine non Trump, ma la psiche di una nazione, un lavoro essenziale per comprendere la crisi dello spirito democratico in questo inizio di secolo. Nella prefazione la conclusione testuale è: ...'Quando gli Stati Uniti starnutiscono tutto il mondo prende l’influenza; quando noi facciamo qualcosa di stupido chiunque sul pianeta ne soffre, direttamente o indirettamente. Un sciocco tweet di Trump propaga le sue vibrazioni negative ovunque in pochi secondi e le forze responsabili dell’incredibile ascesa al potere di Trump stanno minando l’ordine ovunque. La nostra follia sociale è una pandemia diffusa e può essere curata solo con la collaborazione di tutto il mondo. Il tribalismo e il nazionalismo sono segnali della prolungata adolescenza della nostra specie: diventiamo adulti in fretta o potremmo non diventare adulti mai più.'

. Una volta si diceva: Beata ignoranza...ora questo non vale più. Quello che ignoriamo può ritorcerci contro. Oggi a maggior ragione di ieri. Nell'età di internet paradossalmente aumenta l'ignoranza e così il popolo statunitense si trova a seguire questo clownesco pifferaio magico che è Trump. Le illusioni sono dure a morire. Il libro fa un elenco delle molte illusioni che il popolo statunitense è vittima...l'autore le chiama deliri; io che tempo fa avevo letto il libro di Luigi Zoja: 'Paranoia. La follia che fa la storia' le chiamerei semplicemente paranoie. Nel libro di Luigi Zoja -uno psicoanalista italiano- si descriveva bene il meccanismo che fa trasferire una paranoia dal leader al popolo e viceversa. E' sempre più chiaro che Trump di paranoie ne ha parecchie.
Una paranoia molto importante è quella che dichiara che la questione ambientale non esiste. Gli Stati Uniti possono pure continuare a usare carbone, depauperare terreni con le coltivazioni intensive di foraggio per gli animali da trasformare i bistecche e hamburger, produrre quantità di CO2 ecc.
il consigliere James Inhofe di Trump sul clima afferma:“Il 97 per cento degli scienziati del clima sostiene cose senza senso». «Il riscaldamento globale è la più grande bufala che sia mai stata spacciata al popolo americano». «Aumenti delle temperature globali possono avere effetti positivi sulle nostre vite». «Il mio punto è che lassù c’è ancora Dio. L’arroganza della gente che pensa che noi, esseri umani, siamo in grado di cambiare quanto Lui sta facendo riguardo al clima è profondamente offensiva per me».” .Insomma dietro allo slogan american first c'è il rifiuto di abbandonare lo stile di vita americano, anzi c'è il suo rilancio.

Altro punto è quello che fa scattare la paranoia a Trump ricco, fuor di misura, tra i ricchi la continua antica solfa per cui aumentare la ricchezza dei già ricchi fa diventare ricchi anche gli altri. Questo invece nella realtà crea e aumenta le diseguaglianze.
“La ricchezza segue le leggi della gravità economica – i soldi portano soldi; il ricco diventa più ricco e il povero diventa più povero, e le diseguaglianze crescono in modo esponenziale. Le concentrazioni di denaro attraggono il potere politico e il potere politico asseconda le concentrazioni di denaro per renderle ancora più consistenti, in un circolo vizioso senza fine.”.

Il libro è una disanima molto articolata sul personaggio di Donald Trump e di quanto sia riuscito a destabilizzare gli Stati Uniti con parole d'ordine e slogan che hanno fatto presa sui cittadini. In sostanza il libro 'Il crepuscolo di una nazione. L'America di Trump all'esame di uno psichiatra' afferma che 'Con Trump abbiamo toccato il fondo di tutti i deliri collettivi; c’è da sperare che riusciremo a darci una scrollata per arrivare a una presa più salda sulla realtà e a un rinnovato impulso nel plasmarla per garantirci un futuro migliore. Dubito fortemente che potremo mai tornare allo status quo dell’era pre-Trump – molto più probabilmente sprofonderemo in un’era ancora più buia di tirannide e ignoranza, oppure riemergeremo più forti, più saggi e meno inclini ai deliri collettivi su cui ha prosperato e che sta facendo prosperare Trump.'. Sì c'è da augurarsi che alla fine prevalga la saggezza. Il libro riporta molte buone pratiche e buone filosofie per uscire dallo stato presente. Uno stato che ricerchi il tasso interno di felicità e la saggezza; Trump deve essere di contro una persona poco saggia e infelice. Quindi da Epicuro ad Aristotele; da Confucio a Gandhi e altri pensatori del passato possono aiutarci nel presente. Aiutarci a non perdere la sfida democratica del benessere collettivo.

mercoledì, luglio 03, 2019

Una storia su Luigi Stringa uno scienziato genovese mai abbastanza ricordato.

Voglio raccontare un episodio della mia vita che riporta un argomento che considero sempre come una tecnologia che sarà in grado di sovvertire il mondo, al pari di molte tecnologie che in questi anni dall'evento della nascita di internet in poi stanno invadendo la nostra vita quotidiana; dai pc portatili agli smartphone e i prodotti che rendono la casa sempre più soggetta alla rivoluzione informatica. Questa tecnologia a cui mi riferisco è la trasmissione dell'energia a distanza senza fili.

Io all'inizio della mia vita lavorativa fui assunto presso una azienda editoriale grafica che si chiamava AGIS (acronimo di Arti Grafiche Iro Stringa). Iro Stringa era il fondatore di questa tipolitografia che era famosa anche per i suoi libri artistici e soprattutto per l'edizione di un giornalino per le scuole che si titolava 'Lo Scolaro'. Questo imprenditore ebbe 5 figli maschi e il primogenito fu Luigi che nato nel 1939 ha raggiunto nel suo ruolo di fisico nucleare molti importanti traguardi. Egli divenne anche il più giovane amministratore delegato di una delle aziende più importanti d'Italia nel settore elettronico, l'Elsag 'L'Elettronica San Giorgio' di Sestri Ponente. Luigi Stringa è morto nell'anno 2000 all'età di 61 anni. Egli aveva un carattere chiuso e questo non lo aiutava nelle relazioni. La sua passione per la ricerca nel campo dell'Intelligenza Artificiale lo portò a dare le dimissioni da manager per andare a dirigere l'Istituto di Intelligenza Artificiale di Trento. Egli fu anche l'inventore dell'unica tecnologia che come paese Italia siamo riusciti a vendere in tutto il mondo compresi gli USA: EMMA (Elaboratore Multi Mini Associativo), il lettore del codice di avviamento postale. Emma era anche il nome della madre di Luigi Stringa.

Io tramite un amico di Luigi Stringa, Alfredo Ferraro, venni a conoscenza di un fatto strano e per versi inquietante: la materializzazione di un gioiello nelle mani di Luigi Stringa durante una seduta spiritica. Ma come? Lui fisico scienziato, credeva veramente a ciò che gli successe? Per me restava un mistero. Ma chissà, solitamente sono i fisici a metterci in contatto con le cose più inaspettate...con la trascendenza.
Alfredo Ferraro fu un fisico ed un dirigente Rai a Genova, con la passione per la letteratura ed il paranormale. Nel 1972 a Genova, dopo aver partecipato a Convegni dedicati alla parapsicologia, decise di dedicare tutta la sua ricerca al campo paranormale. Da quel momento ha pubblicato numerosi libri, articoli e relazioni; fu in quel periodo che durante la stampa dei suoi libri presso la tipografia dove lavoravo lo conobbi e nacque una amicizia anche se io contestavo ripetutamente le sue tesi sul paranormale.
Ma un'altra cosa che di più mi incuriosì di Luigi Stringa, che poi ebbi modo di porgli a lui stesso la domanda, era quella che lui credeva alla trasmissione dell'energia a distanza senza fili. Questa cosa era stata studiata da Tesla e in parte dei suoi studi c'era già in embrione quella che ha portato alla tecnologia witricity.

Witricity (contrazione di wireless electricity, elettricità senza fili) è una tecnologia sviluppata nei laboratori del MIT di Boston (USA) e pubblicata nel 2007. Essa consente di trasmettere energia senza fili tra le apparecchiature elettriche od elettroniche, basandosi su un principio dimostrato già da Nikola Tesla nel 1893.

Luigi Stringa in quel tempo frequentatore del Cerchio Firenze 77(http://www.cerchiofirenze77.org/) insieme a Ferraro aveva assistito ad una manifestazione medianica di Roberto Setti in cui nelle vesti di uno scienziato parlava di trasmissione di energia elettrica senza fili. Luigi Stringa fu interessato a questa previsione e la fece sua. Lui mi confermò la cosa come fattibile e anzi i suoi studi di scienziato lo portavano a sviluppare quella tecnologia del futuro.

Purtroppo questo grande scienziato genovese è morto prematuramente ed ora non saprei chi in Italia potrebbe continuare questo interessante filone tecnologico. Un ricordo che ho voluto raccontare ora a distanza di moltissimi anni.

domenica, giugno 23, 2019

Il fenomeno Dylan

Ho appena terminato di vedere il film di Martin Scorsese ‘Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story’; un film che il regista italoamericano ha girato dopo 15 anni da 'No Direction Home: Bob Dylan'. Un altro documentario che ci aiuta a comprendere bene l'artista Bob Dylan.

Martin Scorsese con cui tante volte ha scavato e rivissuto i propri mondi sonori, dalla serie ‘The Blues’ (2003) – tesa all’esplorazione di un intero genere musicale – a ‘Shine a Light’ (2008) dedicato ai The Rolling Stones; questa volta ha diretto una monografia sul ‘Rolling Thunder Revue Tour’ per Netflix.

Link al film:
https://www.netflix.com/watch/80221016?trackId=14277281&tctx=0%2C0%2C0f5ee11f-5843-4df1-be2f-62b63539ece1-8584013%2C%2C

Bob Dylan, pseudonimo di Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941), è un cantautore, compositore e poeta statunitense. Bob Dylan, che scelse il nome di Dylan in onore al poeta Dylan Thomas, (qualcuno invece sostiene che tale scelta fu dettata per sviare l'antisemitismo che spesso affiorava nella provincia da cui proveniva) distintosi anche come scrittore, poeta, e conduttore radiofonico, si è imposto come una delle più importanti figure a livello mondiale in campo musicale, in quello della cultura di massa e in quello della letteratura. Per quest'ultima attività è riuscito a conquistare il premio Nobel nel 2016. Di riconoscimenti e premi inoltre ne ha avuti tantissimi: il Grammy Award alla carriera nel 1991; il Premio Oscar nel 2001 per la canzone Things Have Changed (dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe); il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009; la Presidential Medal of Freedom nel 2012 e la Legion D'Onore nel 2013.

Bob Dylan ha iniziato la sua attività musicale partendo da genere country e poi è passato al blues al gospel/spiritual, fino ad affrontare il rock and roll, il rockabilly, il jazz e lo swing. Inoltre ha anche toccato con il suo stile la musica popolare inglese, scozzese e irlandese. La rivista Rolling Stone lo inserisce al secondo posto nella lista dei 100 miglior artisti, al settimo in quella dei 100 migliori cantanti e nel 2015, al primo nella lista dei 100 migliori cantautori.
In sostanza il background culturale, dove Bob Dylan attinge la musica per arrivare al suo personale stile, è multiforme ed è legata al fervido clima musicale degli anni 50. Ma prima di intraprendere il tour -raccontato nel docume ntario di Scorsese- che lo porterà in giro per gli Stati Uniti c'è a mio parere un incontro che per certi versi sarà determinante per la formazione culturale di Bob; si tratta di Suze Rotolo, la sua prima fidanzata. Suze Rotolo ebbe l'influenza culturale su Bob Dylan quanto la ebbe in campo musicale Woody Guthrie. Fu così che nacque quel moderno cantastorie, quel menestrello che aveva radici nella tradizione italiana. Naturalmente poi Bob Dylan aveva dato nuove parole alle canzoni; aveva costruito testi che erano di attualità, parlavano della condizione giovanile, dei problemi di giustizia, di questioni razziali, di diritti e lo faceva con testi nuovi e pieni di fantasia. In breve anticipava una stagione di cantautori che cantavano le proprie canzoni e per questo non c'era bisogno di belle voci, di voci sussurrate, di crooner, di note melodiose ecc.... Con Bob Dylan cambiava l'approccio alla musica discografica.

Suze Rotolo nacque nel Queens in una famiglia italoamericana. I suoi genitori, Joachim Rotolo e Mary Pezzati Rotolo erano amici della spia sovietica Charles Flato. Sua sorella maggiore, Carla Rotolo, conobbe Dylan all'inizio degli anni sessanta. La presenza di Suze Rotolo nella vita di Dylan ebbe una forte influenza su quest'ultimo, sia per quanto riguarda la scrittura di canzoni d'attualità che per il suo modo di suonare e di stare sul palco, influenzato dal teatro brechtiano a cui assistevano Suze e Dylan durante la loro relazione. Anche l'interesse di Dylan per la pittura è dovuto alla relazione con Suze. Secondo la sua autobiografia, Suze rimase incinta durante la relazione con Dylan, ma abortì. Intervenne poi anche Joan Baez che influenzò molto Bob Dylan dandogli delle sicurezze per affrontare il pubblico che lui all'inizio non aveva...ma questa è in fondo un'altra storia.
Suze Rotolo era una ragazza e poi donna molto impegnata; aveva una grande cultura e militava in una sinistra comunista statunitense che era sempre osteggiata. Senz'altro fu lei a coinvolgerlo per quanto lo fece in posizioni di difesa dei deboli e dei diritti degli emarginati. Anche quando Dylan in diversi passaggi del documentario cita cose italiane lo fa a mio parere perché sono un suggerimento fatto da Suze Rotolo.
Memorabili infine risultano le foto del giovanissimo Dylan con Suze Rotolo abbracciata che sono diventate una icona per il lancio del personaggio amato dai giovani statunitensi dell'epoca.

mercoledì, maggio 29, 2019

Il Mov5Stelle quale futuro?

Il Mov5Stelle è nato sostenendo che Destra e Sinistra politicamente non esistevano più. Per rinnovare la politica c'era bisogno di un nuovo discrimine tra onestà e malaffare e con 5 obiettivi, chiamati stelle, che erano Acqua, Ambiente, Trasporti, Connettività e Sviluppo. Il Mov5Stelle aveva senz'altro ragione per quanto Destra e Sinistra erano configurate in organizzazioni partitiche; quei partiti a cui si ispiravano gli schieramenti, ma molto irragionevole se riferiti a valori ideali e ad interessi economici. Questo grosso e iniziale peccato sta emergendo e si rivelerà per questo movimento, nato su un'onda antipolitica e soprattutto antipartitica, un micidiale boomerang.
Beppe Grillo il padre spirituale di questo movimento usava nei primi comizi il termine '5 stelle' quale classificazione di qualità alberghiera; infatti secondo lui se non fossero esistiti i partiti, composti da politici ladri e corrotti e sostenuti da un’informazione asservita al potere, avremmo tutti potuto condurre una vita come se fossimo ospiti di un albergo a 'cinque stelle'. Questa era in sostanza la forza del movimento di Beppe Grillo che dai Vaffa Day del 2007 sino alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha via via raggiunto la posizione di primo gruppo politico, superando il 32% dei consensi sia alla Camera sia al Senato ed esprimendo così 227 deputati e 112 senatori.
Ora le ultime elezioni europee hanno sempre più chiaramente messo in luce che le scelte ideologiche di Destra e Sinistra esistono e il Mov5Stelle alla lunga dovrà scegliere da che parte stare. Non si possono attuare serie scelte di politica sociale ed economica se non si entra in modo chiaro in uno dei due schieramenti ideali. Insomma alla fine entra in gioco la filosofia e qui bisognerà scegliere se credere in Hobbes o in Rousseau; sapere se si è di Destra o di Sinistra.

Secondo il britannico Thomas Hobbes (il filosofo di Destra): la natura dell’uomo è essenzialmente egoistica e a determinare le azioni umane sono solamente l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione. Hobbes ritiene impossibile che l’uomo si senta spinto ad avvicinare un proprio simile in virtù di un amore naturale; i legami di amicizia o di società degli uomini sono dovuti solamente al timore reciproco. Nello stato di natura, ovvero in quello stato non regolato da alcuna legge, ogni persona, mossa dal suo più recondito istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare tutti coloro che rappresentano un ostacolo al raggiungimento dei propri scopi; in altri termini, ogni individuo vede nel proprio prossimo un nemico. In sostanza Thomas Hobbes fa sua l'espressione latina Homo homini lupus per cui 'l’uomo è un lupo per l’uomo'. Odiare il prossimo diventa così naturale.
Per Jean Jaques Rousseau (il filosofo di Sinistra) invece con la sua visione etica pone al centro un uomo che, se fosse rimasto in uno stato di natura autosufficiente e isolato ai suoi simili, sarebbe rimasto spontaneamente buono e in armonia rispetto a se stesso e all'ambiente circostante. Il male dell'uomo è quello creato da uno stato civile dominato dalla competizione, dalla falsità, dall'oppressione e dai bisogni superflui, a cui l'individuo si adatterà acquisendo questi fattori sociali...ma senza dover tornare allo stato di natura (anche perché non ne saremmo più capaci) se sarà in grado di costruire uno stato civile giusto riuscirà a ristabilire quella armonia e uguaglianza tra gli uomini persa.
In sostanza serviva per Rousseau un Contratto Sociale, che in realtà oggi abbiamo già ed è nella nostra Costituzione repubblicana, che va sempre difesa e applicata...e anche qui sorgono dei distinguo che fanno comprendere molte cose. Cose di Destra e cose di Sinistra.

Ma ancora mi chiedo: il Mov5Stelle, che sta con Salvini che sa di essere di Destra, sa da che parte stare?

mercoledì, aprile 24, 2019

Fascismo e antifascismo

Con la liberazione d'Italia dal governo fascista di Salò e dall'occupazione nazista nel 1945, si scoprì che il nazifascismo era una malattia dell'uomo; era soprattutto una condizione psicologica, uno stato dell'anima.
Già il fondatore Benito Mussolini e il suo filosofo Giovanni Gentile sostennero che il fascismo era in campo politico qualcosa di nuovo e mai sperimentato...infatti quel fascismo, che poi fu faro per il nazismo, era qualcosa che andava oltre la politica; era appunto uno stato dell'anima. Filosoficamente fu Benedetto Croce che per primo avvertì che il fascismo per la sua peculiarità era soprattutto una malattia morale; un malessere che è uno smarrimento di coscienza, una depressione civile e una ubriacatura, prodotta dalla guerra. Fu poi Piero Gobetti con la sua definizione quale 'il fascismo biografia degli italiani' a calarlo ulteriormente nella storia.

Per Erik Berne, psicologo canadese e creatore dell'Analisi Transazionale, esiste un 'Piccolo fascista' che vive dentro di noi e rappresenta la forza della conservazione, quella che ci tiene legati al sangue, alla tribù, ed è l'ostacolo più forte all'evoluzione umana. Il fascismo, che etimologicamente significa legare, unire, ripete l'istanza sovrana di concentrare l’autorità militare e l’autorità religiosa per realizzare un dominio totale. Non è un caso che il valore del capo politico diventi anche un valore religioso e questo è realmente il valore fondamentale - se non formale - del fascismo. Da qui è facile affermare che il fascismo con il nazismo sono in sostanza le più alte forme di disumanità.

Per questo l'antifascismo diventa una prerogativa sempre attuale. Il fascismo come il nazismo albergando in ognuno di noi troverà sempre qualche leader politico capace di estrarlo da noi facendogli svolgere il suo ruolo per ripetere la storia degli orrori passati. L'antifascismo serve quindi a tenerci desti facendo attenzione a chi si professa guida infallibile, leader insostituibile, duce...tutto naturalmente dopo aver dato uno sguardo attento dentro di noi. Poi succede anche che chi si professa politicamente antifascista cada in azioni e comportamenti fascisti poiché prevale quello spirito tribale, quel fanatismo di gruppo o di branco che oscura le coscienze.

Citando George Bataille dal libro: 'La struttura psicologica del fascismo', anche negli aspetti esteriori il fascismo fa notare la sua vera natura che mutua l’organizzazione dell’esercito (la disciplina, la gerarchia) costituendo una sorta di società nobile per eccellenza – vedi la costituzione delle milizie. Evidentemente quella è la nobiltà delle armi che suppone in primo luogo una eterogeneità; solo il sangue versato, la carneficina, la morte rispondono, alla base, della natura delle armi.
Testuale: “Degli esseri umani inquadrati in un esercito non sono che degli elementi negati, negati con una sorta di rabbia, di sadismo, che si manifesta nel tono di ciascun comando, negati nella parata, negati dall’uniforme e dalla perfetta geometria dei movimenti cadenzati. Il capo militare, in quanto imperativo, è l’incarnazione di questa negazione violenta. La sua natura intima, la natura della sua gloria, si costituisce nell’atto imperativo che annienta il popolaccio infame che costituisce l’esercito, allo steso modo in cui annulla il macello come tale.”

Voglio concludere questo mio pensiero sul fascismo ricordando un intervento di Umberto Eco raccolto nel piccolo libro: 'Cinque scritti morali' dove parla del fascismo eterno; quello che chiama l' Ur-Fascismo.

Sul fascismo eterno Umberto Eco elenca diverse caratteristiche utili ad individuarlo: il culto della tradizione. Il rifiuto dello spirito critico, per il fascismo il disaccordo è tradimento; il disaccordo è inoltre un segno di diversità e per questo alimenta la naturale paura della differenza. Il fascismo quindi non tollera gli intrusi per cui è razzista per definizione. Il fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale e fa appello alle classi medie frustrate. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale il fascismo dice che il loro privilegio è di essere nati nello stesso paese. E' questa l'origine del nazionalismo. A proposito:'Prima gli italiani' ricorda qualcosa?. Ancora per il fascismo non c'è lotta per la vita, ma piuttosto vita per la lotta. Il pacifismo è allora collusione col nemico; il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente. Infine la retorica sul nemico, spesso troppo forte o troppo debole, condanna sempre il fascismo a perdere le guerre e gli elitismi aristocratici e militaristici hanno sempre implicato il disprezzo per i deboli.

Così Umberto Eco nel libro scrive: 'L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: 'Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!' Ahimè, la vita non è così facile. L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo'.

Così bisogna ancora ribadire che essere antifascisti è sempre d'attualità.

lunedì, aprile 22, 2019

Stan & Ollie

il film diretto da Jon S. Baird, vede protagonista il duo comico più celebre della storia del cinema, ovvero Stan Laurel (Steve Coogan) e Oliver Hardy (John C. Reilly).

Chi non conosce Stanlio e Ollio? In Italia erano famosi anche come Cric e Croc. Quante risate hanno fatto fare al cinema. La loro comicità era irresistibile; si basava su canoni semplici: una gestualità accompagnata da sguardi dentro la cinepresa che voleva dire interagire direttamente con il pubblico per trovare un coinvolgimento alle loro 'malefatte'; al loro potere distruttivo. Quelli della mia generazione li hanno visti prima al cinema e poi in televisione...ed era divertimento assicurato. Ora Il film si concentra sull'ultimo tour in Inghilterra di Stanlio e Ollio, all'inizio degli anni Cinquanta: nonostante Hardy avesse sofferto di un infarto durante l'iniziativa, questo non impedì ai due leggendari comici di congedarsi dal pubblico nel migliore dei modi.

Il film fornisce anche l'occasione per raccontarci la storia di una amicizia che va oltre le scene. Storia di un sodalizio artistico e di sentimenti che travalica il rapporto dello show business per essere qualcosa di profondamente umano. Non poteva essere d'altronde così: non si può condividere quella fonte di divertita comunicazione e restare refrattari all'amicizia più vera. Non può finire un percorso di coppia professionale e artistico senza diventare una coppia di fatto. Il film biografico Stan & Ollie riesce bene a raccontarci questo senza essere patetico. I due interpreti Steve Coogan e John C. Reill risultano eccezionali.

Il copione del film riprende il libro Laurel and Hardy British Tour, -Blackpool, 1993- dell'autrice "AJ" Marriot che è il resoconto documentato dello straordinario tour che la coppia di comici fece in Inghilterra negli anni '50. Nel libro vengono riportati gli impegni di ogni singola data, un lavoro minuzioso che comprende anche le recensioni critiche al momento. Ogni impegno teatrale e ogni atto con cui hanno lavorato viene registrato: un resoconto completo del loro viaggio, degli alberghi in cui hanno soggiornato, delle persone che hanno incontrato e delle visite di Stan ai suoi ex case e teatri ha giocato da giovanile...ricca è poi la documentazione fotografica. Insomma tutto un buon supporto al film.

I due lottarono contro le proprie condizioni fisiche per salutare un'ultima volta il pubblico che li aveva resi delle icone: Hardy nel 1956 avrebbe subito un ictus che lo fece ritirare definitivamente dalle scene, poco prima della sua morte avvenuta nell'agosto del 1957, a 65 anni. Laurel gli sopravvisse diversi anni, morendo nel 1965, ma si rifiutò di tornare a recitare senza l'amico. La loro carriera in tandem era cominciata non ufficialmente nel 1921 per mano del geniale producer Hal Roach, anche se non diventarono un brand "garanzia di risata" fino al 1927.

Il film sarà visibile nelle sale italiane dal 1 maggio di quest'anno.
Io l'ho visto in streaming al seguente indirizzo:
https://www.tantifilm.cafe/guarda/stan-ollie-sub-ita-2018-streaming/

domenica, marzo 10, 2019

'Guardarsi dentro rende ciechi' di Paul Watzalawick

Ho finito di leggere il libro di Paul Watzalawick 'Guardarsi dentro rende ciechi' che riprende in sostanza il libro 'Pragmatica della comunicazione' e 'L'arte del cambiamento'. Watzalawick grande studioso della comunicazione ci mette in guardia sulle trappole che troviamo nella relazione verbale. Gli studi di Watzalawick sulla comunicazione e sulle interazioni personali, sono fondamentali per la comprensione del comportamento umano.

Quindi ritroviamo nel libro tutti i temi affrontati precedentemente: il paradosso del Doppio Legame (1962); le ingiunzioni; i giochi relazionali; le interazioni metacomunicative; le terapie brevi o problem solving...per arrivare in sostanza alla conclusione che tutto ciò che appare immodificabile può essere cambiato. Così la svolta non origina da un percorso di introspezione -quello che si chiama insight- che scopra le cause di un problema nel passato; ma si tratta piuttosto di lavorare sui disturbi nel presente utilizzando il linguaggio come mezzo di suggestione e persuasione al cambiamento. Sfruttando le enormi potenzialità della comunicazione umana è possibile dare fiducia a chi è in difficoltà. Una volta abolite le etichette che condannano per sempre un paziente alla sua malattia o semplicemente alla sua difficoltà, sarà possibile costruire una realtà migliore.
Ricordo oltre a questo libro, appena letto, anche 'Istruzioni per rendersi infelici' e 'Di bene in peggio': libri che affrontano i nostri schemi mentali nell'interagire con il prossimo e che poi sono alla base dei nostri comportamenti.

Paul Watzalawick è un conferenziere brillante e con i suoi testi riesce a far cogliere al lettore le varie situazioni comunicative, i loro disturbi, i paradossi, gli aspetti irrazionali in modo semplice.
La parte finale del libro è basato sulle sue ricerche nel campo del costruttivismo e della terapia breve. Lui rispondendo a interlocutori psicoanalisti tradizionali dice di sentirsi sempre junghiano (non dimentichiamo che completò il suo training come psicoanalista presso lo Jung Institute di Vienna), ma certo che per lui l'insight, il guardarsi dentro, non è niente di magico, ma un percorso che può avvenire attraverso altre strade e può stimolarlo...e non è detto che il passato incida poi più di tanto nella ricerca del malessere. Il qui ed ora è per Watzalawick il punto da cui partire.

A lettura ultimata io non saprei cosa aggiungere. Se si ottengono dei risultati di liberare le persone da disturbi e dinamiche angoscianti, ben vengano le terapie brevi e le diagnosi comportamentali. Un nodo resta comunque: il confronto e il rapporto dialettico con l'inconscio, il vero materiale su cui lavorare e che proprio Carl Gustav Jung riteneva ciò la via fondamentale per giungere al Sè.