giovedì, agosto 10, 2017

Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia di Carl Gustav Jung, Károly Kerényi

Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia

Un libro che confesso non riuscivo a portare a termine...il libro non è di facile lettura, ma le pagine lette continuavo a rileggerle poiché mi procuravano un notevole piacere; questi prolegomeni, che in sostanza sono l'esposizione di una dottrina, sono un argomento appassionante e trattano l'origine del nostro pensiero o meglio della nascita della cultura: un pensiero sul pensiero che scarnifica il linguaggio portandolo alla sua essenza, alla metafora. Capite la ricchezza?
Il mito è un racconto che narra di ciò che ha fatto e fa l'uomo; in più è lo strumento che -proprio tramite il racconto- mette in contatto con la spiritualità, con la trascendenza, con ciò che diversamente non si conoscerebbe. E così leggendo prima Kàroly Kerènyi (intellettuale e storico delle religioni) e poi le argomentazioni psicologiche di Carl Gustav Jung spesso mi sono abbandonato con il libro aperto sul petto a liberare la fantasia di quanto si può interpretare e pensare partendo da un soggetto mitologico.
Io che ho sempre ammirato, in un certo senso invidiato, chi sa leggere i fatti e le situazioni che viviamo in maniera simbolica con Kerènyi e Jung mi sono trovato in un brodo di giuggiole.
Per C.G.Jung spesso il simbolo è l'anticipazione di una futura situazione della coscienza. Per questo il mito, il simbolo o l'immagine onirica che emergono dall’inconscio predicono, se l'interpretazione è coretta, un futuro comportamento come in un responso oracolare.
Così leggo: 'Ma il mito non è una finzione, in quanto consiste in fatti reali che si ripetono costantemente e che possono venir osservati sempre di nuovo. Esso si produce nell’uomo,e gli uomini hanno destini mitici proprio come gli eroi greci.
Possiamo dunque definire il mito come un vero e proprio linguaggio che l’uomo ha usato dai tempi più arcaici per manifestare di considerarsi parte del cosmo come essere senziente e pensante che lo abita, ma soprattutto in comunione con esso.
L’uomo non vive più in un universo soltanto fisico, ma in un universo simbolico. L’uomo si è circondato di forme linguistiche, di immagini artistiche, di simboli mitici e di riti religiosi a tal segno da non potere vedere e conoscere più nulla se non per il tramite di questa artificiale mediazione.
Ogni aspetto della realtà diviene mezzo possibile di espressione, diviene simbolo unico e necessario per determinare un’appartenenza voluta ma soprattutto ricercata dall’umanità, sin dagli albori.
Il mito è inoltre un linguaggio tramite il quale l’umanità comunica con il naturale e con il sovranaturale. Il sole, la luce e ogni aspetto della realtà rappresentano un legame con Dio tramite il quale la bellezza e la perfezione dell’universo si manifestano in un susseguirsi di immagini archetipiche che trasmettono il messaggio di Dio al creato. Tale messaggio si annuncia tramite la musica, la poesia, la religione, e affonda le sue radici nella cultura dei popoli.'
Bellissimo!

Molto spazio è stato dato alla figura del giovane, del bambino, del divino neonato e mentre Kerènyi tratta questa figura con la storia delle religioni e del mito, Jung ci riporta all'essenza del divenire psicologico, alla sua radice originale: Il Fanciullo diventa un archetipo, una figura universale dell'inconscio collettivo.
Abbiamo così due interpretazioni molto coerenti e vicine: due pensieri che mettono in risalto il simbolo, non è più visto come un mero significante la cui reale essenza è da ricercare al di là di sé stesso, nel significato, ma è visto come una realtà autonoma sia del mito quanto della dinamica psicologica.

Per concludere incollo qui una riflessione fatta nella prefazione al libro di Mario Trevi.
'L’autentica mitologia – scrive Kerémyi – ci è diventata talmente estranea che noi, prima di gustarla, vogliamo fermarci a riflettere [...]. Noi abbiamo perduto l’accesso immediato alle grandi realtà del mondo spirituale – ed a queste appartiene tutto ciò che vi è di autenticamente mitologico –, l’abbiamo perduto anche a causa del nostro spirito scientifico fin troppo pronto ad aiutarci e fin troppo ricco in mezzi ausiliari. Esso ci aveva spiegato la bevanda nel calice, in modo che noi, meglio dei bravi bevitori antichi, sapevamo già che cosa c’era dentro» (pp. 13-14).
D’altra parte, come ribadisce Jung nel- l’introduzione al suo contributo sulla Psicologia dell’archetipo del Fanciullo, «il fatto che i motivi mitologici fino ad oggi venivano trattati abitualmente in campi di studio diversi e separati, come la filologia, l’etnologia, la storia culturale e la storia comparata delle religioni, non ha favorito molto il riconoscimento della loro universalità» (p. 109). A guidare i due studiosi è la medesima convinzione: secondo la quale lo spirito scientifico moderno ha privato l’uomo delle sue reali capacità di comprendere pienamente la realtà'.

Il libro è leggibile gratuitamente in formato PDF a questo indirizzo: https://it.scribd.com/doc/212229523/Jung-Kerenyi-Prolegomeni-allo-studio-scientifico-della-mitologia

lunedì, maggio 22, 2017

Lo scienziato Wolpert Lewis nel suo libro:'Sei cose impossibili prima di colazione. Le origini evolutive delle credenze', analizza le credenze che assumiamo in modo automatico e inconscio.
Il titolo del libro è tratto da una citazione tratta da Attraverso lo specchio di Lewis Carroll. Quando Alice nega di poter credere in una cosa impossibile, la Regina Bianca le risponde: 'Mi sembra che tu non abbia molta pratica. Alla tua età io mi esercitavo mezz'ora al giorno. Certe volte arrivavo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione'.
Lewis Wolpert è un biologo, saggista e scrittore britannico di origine sudafricana. Ingegnere civile in madrepatria, studiò successivamente al King's College di Londra per approfondire i suoi studi in biologia cellulare. Egli è arrivato con i suoi studi alla conclusione che il meccanismo del credere sia stato necessario per la sopravvivenza della specie umana.

Secondo Wolpert le credenze hanno una origine nella storia evolutiva dell'uomo quando ha iniziato a porsi le domande: 'Perché il Sole sorge e tramonta? Perché si nasce e si muore? Perché ci si ammala?'. Questo bisogno innato di trovare sempre una spiegazione ai fenomeni che ci circondano rende molto semplice, quasi automatico, il passaggio verso l’accettazione di credenze ingiustificate e sovrannaturali.
In fondo, credere è facile. Con la conseguente evoluzione del cervello e lo sviluppo dei concetti di causa ed effetto, la nostra mente è stata 'geneticamente programmata', diventando una vera e propria 'generatrice di credenze', un meccanismo utile ed essenziale per la sopravvivenza della specie. Le credenze fanno così parte della nostra identità.

Naturale, dunque, che la maggior parte delle persone condividano credenze in cose impossibili, religiose o paranormali che siano: i fantasmi, gli spiriti, la parapsicologia, la psicocinesi, la levitazione, la telepatia e l’oroscopo ecc. sono idee demenziali, eppure condivise da molti. C’è chi è convinto di poter parlare coi morti e addirittura il 70% degli americani crede negli angeli.
L'esistenza di idee così forti e radicate nell'uomo hanno una spiegazione scientifica: come abbiamo potuto avere a partire dall'Homo Sapiens, quel punto di vista così straordinario sulle nostre vite? Su vite da spegnere e donare nel nome di un Dio astratto? Ad esempio chi ha credenze mistiche fondamentaliste -e li troviamo in tutte le religioni- crede che la vita futura sia più importante di quella presente, per cui a differenza di chi pensa la vita sia tutto ciò che abbiamo e che dovremo godercela aiutando gli altri a godersela, è pronto a far saltare in aria il mondo.
Ma penso che alla fine la ragione prevarrà; la ragione della Natura, quella che ci vuole animali tra gli animali e soggetti ad una legge evolutiva, prevarrà e non ci saranno vincitori della Cultura di Morte.

Un aspetto paradossale è quello di rivolgersi al proprio Dio, Allah o Geova che sia, come fosse una entità umana; si prega rivolgendogli richieste di pietà, di perdono, di ascolto per esaudire desideri ecc... aspettandoci da questo 'dialogo' delle risposte.
Se ci fosse un marziano ad osservarci certo non capirebbe un Sinodo religioso, dove un mucchio di maschi perlopiù vecchi, che hanno deciso di fare un voto di castità, dovrebbe poi dare delle indicazioni su comportamenti sessuali e di coppia. Naturalmente ai credenti...ma guai agli altri che non credono; infatti a questi vogliono negarne i diritti di essere liberi di praticare l'amore come più si sente...al di là del genere maschile o femminile che sia.
Quel marziano non capirebbe lo spostamento di milioni di persone per raggiungere una cittadina chiamata Mecca dove nella calca perdono la vita centinaia di fedeli al suono di canti inneggianti ad Allah.
La religione e le sue credenze hanno avuto alti e bassi nella storia umana. In questo periodo pare che le religioni siano diventate un elemento di identità forte. Oggi molti popoli tengono a rivendicare il loro credo religioso come comune appartenenza culturale. In momenti di globalizzazione, di uniformità dei mercati e delle mode, la religione diventa per molti uomini e donne l'elemento di distinzione. L'integralismo religioso specie quello islamico sfocia poi in guerre, terrorismo e fanatismo. Cose stupidissime e insieme pericolosissime.

venerdì, maggio 05, 2017

L'Erasmus compie 30 anni

Quest'anno Erasmus compie 30 anni. Questa bella idea di far girare gli studenti europei per studiare presso le sedi universitarie di altri Paesi, ma anche innamorarsi, conoscere il mondo, imparare la cultura della tolleranza, è di una ragazza italiana di nome Sofia Corradi che oggi è stata ribattezzata 'Mamma Erasmus'.
Era il 1969 quando Sofia propose questa idea alla Conferenza dei rettori delle università italiane. L'idea piacque, ma si dovette aspettare il 1986, quando il presidente francese Francois Mitterrand appoggiò la nascita di Erasmus, il cui nome deriva dall'umanista olandese Erasmo da Rotterdam che viaggiò per diversi anni in Europa. Nel 1987 prese ufficialmente il via con i primi studenti dinamici pronti a partire per una esperienza unica nel suo genere.
Ad oggi questo programma di mobilità studentesca europea è arrivata a coinvolgere oltre tre milioni e mezzo di studenti. Le destinazioni più scelte dagli studenti italiani sono in ordine: Spagna; Francia; Germania; Regno Unito; Portogallo.

Nel mio libro, 'Me lo dai un bacio', a Sebastiano - uno dei personaggi principali del romanzo- gli faccio vivere l'esperienza Erasmus. Racconto le sue vicissitudini a Valencia la città che lo ospita. Molti passaggi descrivono l'esaltazione e il tipo di emozioni che si trovano a vivere gli studenti coinvolti in Erasmus. Per Sebastiano soprattutto il primo forte innamoramento con una ragazza francese.

Ecco qui alcuni passaggi del capitolo che riguardano Sebastiano.

Musica a stecca e voglia di volare… era uno stato dell’essere. Dell’essere? Non so come cavolo si potevano chiamare, ma certi stati mentali indotti erano quello che lo facevano volare, stare bene. Evadere. La musica era quella degli U2, le cuffie ben piazzate in testa, in mano un libro e via. Così Sebastiano Tumiati pensava di studiare e per lui i risultati erano buoni, perché così aveva la sensazioni di apprendere. Forse entrava in gioco un livello subliminale, chissà cosa, ma al momento giusto lui sapeva rispondere: del libro tenuto in mano ad occhi chiusi ascoltando la musica riusciva a coglierne il succo. Fantastico. Per Seba, così lo chiamavano tutti, era incredibile, ma provato: funzionava.
Seba era nella stanza della casa di Valencia che condivideva con uno studente tedesco, Gert. Era soltanto da due mesi che si trovava a Valencia per l’Erasmus, ed era soddisfatto della scelta. Il passaparola tra gli studenti che lo avevano sperimentato prima di lui lo avevano convinto: una esperienza formativa unica e fondamentale per il futuro. Lo spartiacque della mia vita, così aveva sentito dire da molti. Lui lo stava sperimentando e fino a quel momento viveva una sorta di continua febbre di novità: amici diversi, ragazze tutte da scoprire… be', quello era da vedere. Poi cucina, abitudini, lingua, luoghi ancora tutto da conoscere.
Una esperienza particolare però erano gli amici nuovi, che l’esperienza del programma Erasmus riservava sempre. Lo aveva sempre sentito dire: ho conosciuto molti amici ed ora potrei girare l’Europa per andarli a trovare. Fantastico.
Ora lui sperimentava anche quello. Oltre che il tedesco Gert compagno di stanza, c’era Rijna, Monica, Tatiana, Marc, Claudine, Jorge…rispettivamente finlandese, italiana, lituana, francese, francese e spagnolo. Meno male che un po’ di spagnolo, di castellano, Seba lo parlava già e allora si trattava solo di perfezionarlo ma soprattutto di comprenderlo meglio perché nei primi giorni ad ascoltare i valenciani parlare non riusciva a capire niente. Troppo veloci ne l’hablar. La mamma, Milena, un poco gli mancava; gli mancavano i suoi piatti di pasta, le frittate e le torte di verdura. Ora in cucina si alternava con Gert e a volte era un disastro: due uova fritte e una scatola di tonno salvavano la situazione.
Musica a stecca. Chiuso nella stanza ascoltava tramite le cuffie e chiuso il libro pensava alla serata a cui andava incontro. Serata? Sbronza si potrebbe aggiungere. Solo due sere prima l’avevano portato a casa sbronzo. Non si ricordava neppure bene chi l’avesse accompagnato… Gert no di sicuro: sbronzo anche lui; forse Monica con Tatiana. Che stupido. Quelle feste, quelle tante feste potevano concludersi in un’altra maniera. Lui lo sapeva, lo voleva, eppure chissà come finivano allo stesso modo: una colossale sbronza. Che lavorasse l’inconscio? Che la sua paura di affrontare la ragazza di cui in quel momento gli faceva battere forte il cuore e pulsare il sesso? Una spiegazione c’era. Paura, paura e ancora paura. Quella sera con Claudine la serata poteva finire diversamente. Claudine, francese di Parigi… e di dove se no? Se è francese è di Parigi! Questo Sebastiano lo aveva sentito dire da molti ragazzi: i francesi sono tutti parigini; sembra che si vergognino di dire che sono di altre città o della campagna. Claudine era la ragazza che gli piaceva di più di tutte. Claudine se n’era accorta subito. La sera che la conobbe rimase incantato ad ascoltarla. Lei parlava e lui con lo sguardo un po’ ebete la osservava continuamente. Non riusciva a distogliere lo sguardo. Claudine, la sera stessa la sognò e prima la pensò tra le sue braccia mentre l’accarezzava dappertutto.

Claudine era una ragazza dolcissima, parlava bene l’italiano perché la madre era italiana. Era anche lei a Valencia per il programma Erasmus: un corso di Economia.
Valencia come Genova, forse più viva, ha lo stesso numero di abitanti ma non disdegnava provare architetture nuove. Anche a Valencia aveva un Acquario importante…quale sarà più grande? Ognuno pensava che era il proprio. Ora dopo molti investimenti Valencia offriva innumerevoli attrattive: dal lungomare Malvarosa, dove si poteva degustare il piatto tipico paella valenciana (una versione con pollo e coniglio della celeberrima paella spagnola), fino al porto che ha ospitato la Coppa America di vela. Girare per Valencia era piuttosto semplice e saltava subito all’occhio come la città era costruita a passo d’uomo: la città vecchia si percorreva facilmente a piedi in pochi minuti. Se poi si voleva andare verso la marina o verso la città delle Arti e delle Scienze, bastava prendere il metrò o i tram che tagliavano tutta Valencia.
Valencia, Claudine, la Spagna, l’amore; lontano da casa da solo e con tanti amici. Che felicità. Troppe cose belle che lo frastornavano. Era quella la vita vera? Hola e ¿que tal? erano state le prime cose dette all’arrivo a Valencia; poi il salir de fiesta, era stata la costante degli impegni serali. Sangria, horchata, cerveza e ancora vino tinto e negroni si alternavano senza soluzione di continuità: grandi bevute e poi tapas a volontà.

domenica, aprile 30, 2017

perché l'antifascismo è sempre attuale

Il 25 aprile 1945 c'è stata la liberazione d'Italia dal governo fascista di Salò e dall'occupazione nazista; questa avvenne grazie alle truppe alleate formate da soldati statunitensi, inglesi, francesi, marocchini, indiani, senegalesi, canadesi, australiani...e a pezzi dell'ex esercito italiano e ai partigiani italiani. Bisogna però dire che il nazifascismo non fu sconfitto in quel giorno e in quell'anno. Il nazifascismo si scoprì che era una malattia dell'uomo; era soprattutto una condizione psicologica, uno stato dell'anima.
Già il fondatore Benito Mussolini e il suo filosofo Giovanni Gentile sostennero che il fascismo era in campo politico qualcosa di nuovo e mai sperimentato...infatti quel fascismo, che poi fu faro per il nazismo, era uno stato dell'anima.

Già uno stato che è poi raffigurabile nello Stato padre-padrone; lo Stato che si prende cura del cittadino dalla culla alla bara. lo Stato totalitario e autoritario, lo Stato che sviluppa la Nazione...ma filosoficamente Benedetto Croce per primo avverte che il fascismo per la sua peculiarità è soprattutto una malattia morale; un malessere che è uno smarrimento di coscienza, una depressione civile e una ubriacatura, prodotta dalla guerra. Fu poi Piero Gobetti con la sua definizione quale 'il fascismo biografia degli italiani' a calarlo ulteriormente nella storia. Ma il fascismo non è solo questo è qualcosa di più è uno strano sentimento che ci tiene legati al sangue, alla tribù e rappresenta l'ostacolo più forte all'evoluzione umana. Una evoluzione che liberi l'uomo dai legami di razza, sangue, nazione...
Per questo l'antifascismo diventa una prerogativa sempre attuale. Il fascismo come il nazismo albergando in ognuno di noi troverà sempre qualche leader politico capace di estrarlo da noi facendogli svolgere il suo ruolo per ripetere la storia degli orrori passati.
L'antifascismo serve per tenerci desti facendo attenzione a chi si professa guida infallibile, leader insostituibile, duce...tutto naturalmente dopo aver dato uno sguardo attento dentro di noi.

domenica, aprile 23, 2017

Dove va il mondo secondo la filosofia di Emanuele Severino -parte terza.

Parte terza

Nel frattempo la rivoluzione di internet continua e come un bubbone cresce di volume in modo esponenziale. Ogni giorno vengono introdotti attraverso l'ipertesto milioni e milioni di dati. Questo fa si che le interconnessioni si moltiplichino e senza che nessuno riesca a controllarle.
Internet ha qualcosa di anarchico nella sua struttura e i cosiddetti nodi ne generano altri per cui i dati vengono ripetuti e ritrasmessi senza soluzione di continuità. Nel momento che io intercetto una comunicazione posso 'salvarla' e ritrasmetterla; posso integrarla, modificarla o distruggerla ma sempre quella comunicazione continuerà a diffondersi.
Internet è in sostanza una piattaforma che con un suo linguaggio -il WWW, ossia il world wide web- ci fornisce le basi con cui metterci in contatto usando oltre dati scritti anche suoni e immagini. Questa è la cosiddetta era digitale: il passaggio ad un codice esadecimale in grado di scandire ogni tipo di informazione. Insomma la summa matematica che rigenera filosofia e arte per ritornare attraverso lo specchio digitale all'originalità del pensiero.
E' chiaro che Internet ha un futuro che sarà fuori controllo. Come la fantascienza non è stata in grado di prevedere Internet così nessuno è in grado di prevedere il futuro tecnologico. Nessuno è in grado di sapere dove questo tipo di tecnologia ci porterà.
La Téchne evocata da Emanuele Severino spaventa molte persone. Io penso che sarà in grado -una volta che ogni abitante della Terra sarà connesso- di trasformare profondamente la società...in positivo; malgrado tutte le degenerazioni che l'uomo continua a portare con sè.

Riguardo al 'Capitalismo senza futuro' titolo di un libro di Emanuele Severino che afferma il suo punto di vista in modo chiaro: il Capitalismo soccomberà.
"Il capitalismo va verso il tramonto non per le contraddizioni che il marxismo ha creduto di trovarvi, ma perché l'economia tecnologica va emarginando l'economia capitalistica."
Con ciò sono d'accordo con Emanuele Severino; anche sull'analisi del declino dell'intera tradizione occidentale - colto in primo luogo come declino della politica, del cristianesimo e di tutte le religioni monoteiste, come ieri del socialismo reale -, svelandone la trasformazione più radicale: il passaggio da una globalizzazione economica a una globalizzazione tecnica...che poi quest'ultima ci porti ad una barbaria ho le mie riserve.

Per Emanuele Severino la civiltà della tecnica, che incarna e realizza la vera anima dell'occidente, ha esteso oggi il suo dominio al mondo intero. Ancora per lui tutta la storia dell’Occidente è la storia del nichilismo, inteso come l’identificazione dell’essere col nulla. Il pensiero occidentale, prima che raggiunga la sua piena trasparenza nel pensiero di Leopardi, non affermerà mai direttamente l’identificazione dell’essere con il suo opposto, eppure questa identificazione scorre sotterraneamente lungo tutta la storia dell’Occidente. Concetti quali divenire, nichilismo, tecnica, poíesis, volontà di potenza, hýbris, arte, poesia, sono l’inconscia espressione di questa folle identità.
Severino, come una Cassandra, denuncia da anni come la tecnica stia distruggendo ogni forma tradizionale di civiltà, cristiana, borghese, marxista.
Il marxismo ad esempio sosteneva il primato della politica sull'economia. Oggi, infatti, è l'esatto contrario. La frase di Marx: I governi sono i comitati d'affari del capitalismo è quanto mai attuale. Solo che ora questo comitato d'affari deve servirsi della tecnica per sopravvivere. E senza rendersene conto è costretto ad agire contro se stesso.

Queste sono le premesse che potranno portarci a un nuovo tipo di società. In parte la Chiesa cattolica con un vecchio fenomeno di desacralizzazione conosce già. Basta pensare che l'Europa sta ridiventando terra di evangelizzazione, diminuisce il numero delle vocazioni e dei matrimoni religiosi rispetto a quelli civili. Sono i ragazzi, a partire da quelli del Nord Africa, che stanno avviando un processo di rinnovamento.
Io osservo con speranza umanitaria che la 'tèchne' ci aiuterà.

giovedì, aprile 13, 2017

Riflessione sul mondo partendo dalla filosofia di Emanuele Severino- seconda parte.

Parte seconda

Ecco la tesi di Emanuele Severino esposta già nel lontano 1972 alla luce di oggi.

La volontà di Trump di aumentare di molto i finanziamento degli armamenti USA non fa che confermare ciò che Emanuele Severino pronosticava riguardo alla volontà di potenza, all'apparato e alla Tecnica. Egli già nel 1972 in un libro sulla Terza guerra mondiale aveva scritto che le grandi potenze che potrebbero scontrarsi sono in realtà destinate al tramonto perché verranno sopraffatte dalla tecnica.
Il capitalismo è forma ed espressione della cultura occidentale. In quanto tale appartiene alla civiltà delle tecnica e, questa è la tesi dell'autore, è destinato a scomparire. Severino indaga le tendenze del presente proprio a partire dai mutamenti fondamentali che il capitalismo moderno sta conoscendo e che ne segneranno, in un futuro più o meno prossimo, l'estinzione.

In una intervista a Daniela Monti, Emanuele Severino risponde:
Continuerà a esistere uno scarto tra obiettivi economici e scopi morali, oppure sarà possibile un ridursi della divaricazione che li separa?
'Le forze che oggi si servono della tecnica sono azioni di grande complessità, e appunto perché si servono della tecnica sono destinate ad assumere uno scopo diverso da quello che è loro proprio: sono destinate al tramonto e la tecnica è destinata a dominarle. Il risultato è sorprendente: la conflittualità tra tali forze diventa una guerra di retroguardia, obsoleta, rispetto al conflitto primario che esiste tra l’insieme di esse e la tecnica. La cultura del nostro tempo, quella umanistica non meno di quella scientifica, si lascia sfuggire il senso autentico di questa destinazione. La tecnica è destinata al dominio perché il sottosuolo essenziale della filosofia degli ultimi due secoli mostra che l’unica verità possibile è il divenire del tutto, in cui viene travolta ogni altra verità e innanzitutto la verità della tradizione dell’Occidente, che pone limiti all’agire tecnico.'.

Che ne è dell’uomo in questo processo di autoaffermazione della tecnica?
'Lo scopo dell’Apparato tecno-scientifico planetario non è il benessere cristiano, capitalistico, comunista, democratico dell’umanità, ma è l’aumento indefinito della potenza; e la conflittualità tra le forze che oggi si combattono rallenta tale aumento. L’arricchimento dei venditori di armi non aumenta la potenza dell’Apparato tecno-scientifico: aumenta il loro capitale. Quindi l’Apparato si potenzia riducendo e infine eliminando tale conflittualità. Lo scopo dell’Apparato — ossia della forma suprema della volontà di potenza — non è l'Uomo: l'Uomo è mezzo per l’incremento della potenza; tuttavia, come il capitalismo, che prima ancora della tecnica ha già come scopo qualcosa di diverso dall'uomo, riesce a dare a quest’ultimo un benessere superiore a quello dei movimenti che, come il socialismo reale, si propongono invece di avere l’Uomo come fine, così, e anzi in misura essenzialmente superiore, accade nell’Apparato, dove ancora più radicalmente del capitalismo l'Uomo non è assunto come fine.'.

Pax technica: è questa la destinazione finale? La fine di ogni conflittualità?
'Prima di prevalere, l’Apparato tecnico planetario è costretto a reagire al tentativo delle forze della tradizione di non farsi mettere da parte. E questa reazione è un episodio — forse tra gli ultimi — delle guerre di retroguardia. La Terza guerra mondiale non può essere uno di questi episodi. Innanzitutto è mondiale se si contrappongono le maggiori potenze, che ancora oggi sono capaci di determinare la distruzione atomica del Pianeta, cioè Stati Uniti e Russia (il duumvirato Usa-Urss ha costituito una delle fasi decisive del passaggio al dominio tecnico del mondo). In esse è più avanzato che altrove il processo in cui la tecnica ha sempre più come scopo il proprio potenziamento. Se si esclude che proprio nei due luoghi primari del potenziamento tecnico abbia a prevalere quella totale cecità tecnologica che non fa loro comprendere l’identità dei loro scopi (cioè il potenziamento della tecnica) e quindi il carattere irreale dei motivi del loro contrapporsi, se cioè si esclude la cecità che impedisce loro di scorgere che il contrapporsi indebolisce e impedisce la realizzazione del loro stesso scopo comune e che li rende sempre più simili, allora non solo una Terza guerra mondiale è impossibile, ma si presenta come inevitabile il prevalere del senso autentico dell'universalismo tecnico. Questa inevitabilità non significa che la pax technica, a cui il prevalere della tecnica conduce, sia la fine di ogni conflittualità, ma determina un mutamento nella configurazione del nemico e della guerra. I nuovi nemici sono le forme storiche destinate a condurre oltre il tempo della stessa dominazione della tecnica — giacché nemmeno questa dominazione ha l’ultima parola. Anzi, l’inizio dell’ultima parola, che peraltro è una parola infinita, incomincia a questo punto.'.

intanto è di oggi la notizia dello sgancio in Afghanistan di una bomba micidiale ad alta tecnologia, da parte degli USA guidati da Donald Trump...cosa e dove ci porterà questa nuova frontiera di guerra?

seguirà una parte terza

domenica, aprile 09, 2017

Dove va il mondo? Alcune riflessioni partendo dalla filosofia di Emanuele Severino

Parte prima

Questa mia premessa vuole esemplificare un passaggio storico che si accompagna allo sviluppo tecnico dell'era digitale.

C'è stata una guerra fra ricchi e poveri e i ricchi l'hanno vinta. Inutile girarci intorno: la verità del mondo economico è questa. Oltretutto ha vinto anche l'economia sulla politica. Oggi comanda l'economia di mercato; oggi il mondo è dei ricchi. Quello che sta succedendo nel nostro mondo è quindi frutto del risultato della guerra fra ricchi e poveri. Se l'emigrazione di massa ha assunto dimensioni bibliche è perchè molte zone del mondo già povere si sono ridotte alla miseria. La vittoria dei ricchi ha affamato milioni di poveri e paradossalmente i rappresentanti dei ricchi hanno conquistato anche posti di potere politico...vedi Donald Trump negli USA o ancora Berlusconi in Italia. Ora quelli che vorrebbero fermare l'emigrazione, fermare lo spostamento delle persone dai paesi in guerra e nazioni alla fame, sono i principali responsabili della causa di ciò. Sono stati i ricchi e insieme le loro Nazioni, che hanno sfruttato le terre e fatto precipitare le povertà di quei popoli che ora scappano. Scappano da guerre fomentate dalle nazioni ricche e che ora non sanno come fermare i fuggitivi.

Chiaramente ci sono anche i poveri nei paesi ricchi, nei paesi dove vivono i cosiddetti magnati, ossia i detentori della ricchezza mondiale, ma questi avvertono la stessa paura dei vincitori ricchi. Insomma vedere arrivare dei nuovi poveri sottocasa allarma tutti. La guerra continuerebbe tra poveri e poveri...ma questo non è un bene neppure per i ricchi. Tutto questo in fondo poi si chiama Capitalismo, il responsabile della cosiddetta globalizzazione. Infatti per gli uomini esistono i confini, le frontiere, per i soldi no! I soldi si muovono come vogliono e così siamo passati da un Dio Trino ad un Dio Quattrino.
Riusciremo ad uscire da questa gabbia? Per alcuni filosofi tipo Emanuele Severino ed il suo allievo Umberto Galimberti la tecnologia -la Technè- metterà in crisi il capitalismo. La stessa tecnologia frutto del sistema esistente lo sovvertirà creando nuove schiavitù.

Io però penso che la tecnologia e il web, la Rete di internet, potrà essere utile all'umanità e servirà a rovesciare l'attuale economia. Non sarà solo un problema di redistribuzione della ricchezza prodotta, quanto della diffusione di una cultura nuova basata sulla condivisione della ricchezza, dei mezzi di produzione... in definitiva valori che ritornano al basso, alla base, al sentire universale. E' chiaro che con l'avvento della robotica bisognerà pensare ad una distribuzione della ricchezza e salari sociali o di cittadinanza dovranno prima o poi essere introdotti per alimentare il sistema dei consumi...insomma il potere del mercato ha bisogno di persone che diventino acquirenti consumatori; ma questo sarà solo un passaggio.

Nel frattempo c'è una vasta letteratura che prevede questo futuro postcapitalista. Con questo termine Postcapitalismo-Una guida al nostro futuro (ed. Il Saggiatore 2016) si titola un libro di Paul Mason che teorizza un mondo senza più il mercato così come concepito oggi. Nella presentazione del libro si dice: 'E mentre fra la popolazione serpeggia un senso di paura e rassegnazione, dalle tecnologie informatiche emerge la possibilità di una svolta radicale. La nuova economia di rete, fondata sulla conoscenza, mina infatti i presupposti stessi del capitalismo - riducendo la necessità del lavoro e abbassando sempre più i costi di produzione -, e i beni d'informazione erodono la capacità del mercato di formare correttamente i prezzi, perché se il mercato si basa sulla scarsità, l'informazione è invece abbondante. Nel frattempo, si sta affermando un nuovo modo di produzione collaborativo, che non risponde ai dettami del profitto e della gerarchia manageriale, ma ai principi della condivisione, della responsabilità reciproca e della gratuità.'.
Un mondo che vedrà il potere passare nelle mani della società civile. Il decantato lavoro vedrà un azzeramento per l'entrata in causa di macchinari robotizzati per cui i costi di beni e servizi saranno marginali.
Abbiamo poi la fine del lavoro (1995) e l’era dell’accesso (2000) di Jeremy Rifkin. La Wikinomics 2.0: ovvero la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo di Tapscott e Williams (2007); la rapida e universale diffusione di Wikipedia, l'enciclopedia online a cui tutti possono accedere e collaborare liberamente, è diventata la metafora di un nuovo modo di concepire l'economia e il business: la wikinomics.
Howard Rheingold con il libro, Perché la rete che ci rende intelligenti (edizioni Cortina 2013): qui le competenze essenziali dell’autore serviranno per non farvi sommergere dal diluvio di informazioni ma aiuteranno a sviluppare tutto il potenziale dell’intelligenza collettiva in Rete. 'Nell’alfabetizzazione digitale sono in gioco conseguenze sociali e personali assai più rilevanti che non il semplice arricchimento individuale. Mettendo insieme i singoli sforzi, è possibile costruire una società più seria, attenta e responsabile: innumerevoli piccoli gesti, come pubblicare una pagina Web o condividere un link, se uniti fra loro, possono tradursi in un patrimonio di beni comuni che migliora tutti. Usare il Web consapevolmente può renderci davvero più intelligenti, come dimostra questo libro, scritto nello stile notoriamente brillante di Rheingold'.

Ancora Jeremy Rifkin con La società a costo marginale zero (2014), ovvero all’internet delle cose, all’ascesa del commons collaborativo e quindi dell’eclissi del capitalismo.
'In La società a costo marginale zero, Jeremy Rifkin sostiene che si sta affermando sulla scena mondiale un nuovo sistema economico. L'emergere dell'Internet delle cose sta dando vita al "Commons collaborativo", il primo nuovo paradigma economico a prendere piede dall'avvento del capitalismo e del socialismo nel XIX secolo. Il Commons collaborativo sta trasformando il nostro modo di organizzare la vita economica, schiudendo la possibilità a una drastica riduzione delle disparità di reddito, democratizzando l'economia globale e dando vita a una società ecologicamente più sostenibile. Motore di questa rivoluzione del nostro modo di produrre e consumare è l'"Internet delle cose", un'infrastruttura intelligente formata dal virtuoso intreccio di Internet delle comunicazioni, Internet dell'energia e Internet della logistica, che avrà l'effetto di spingere la produttività fino al punto in cui il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gratuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato. Il diffondersi del costo marginale zero sta generando un'economia ibrida, in parte orientata al mercato capitalistico e in parte al Commons collaborativo, con ricadute sociali notevolissime. Rifkin racconta come i prosumers, consumatori diventati produttori in proprio, generano e condividono su scala laterale e paritaria informazioni, intrattenimento, energia verde e prodotti realizzati con la stampa 3D a costi marginali...'.

Non dimentichiamo altri tipo: Michael Hardt-Antonio Negri su Comune-Oltre il privato e il pubblico (Rizzoli 2010).

seguirà una parte seconda.