domenica, giugno 23, 2019

Il fenomeno Dylan

Ho appena terminato di vedere il film di Martin Scorsese ‘Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story’; un film che il regista italoamericano ha girato dopo 15 anni da 'No Direction Home: Bob Dylan'. Un altro documentario che ci aiuta a comprendere bene l'artista Bob Dylan.

Martin Scorsese con cui tante volte ha scavato e rivissuto i propri mondi sonori, dalla serie ‘The Blues’ (2003) – tesa all’esplorazione di un intero genere musicale – a ‘Shine a Light’ (2008) dedicato ai The Rolling Stones; questa volta ha diretto una monografia sul ‘Rolling Thunder Revue Tour’ per Netflix.

Link al film:
https://www.netflix.com/watch/80221016?trackId=14277281&tctx=0%2C0%2C0f5ee11f-5843-4df1-be2f-62b63539ece1-8584013%2C%2C

Bob Dylan, pseudonimo di Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941), è un cantautore, compositore e poeta statunitense. Bob Dylan, che scelse il nome di Dylan in onore al poeta Dylan Thomas, (qualcuno invece sostiene che tale scelta fu dettata per sviare l'antisemitismo che spesso affiorava nella provincia da cui proveniva) distintosi anche come scrittore, poeta, e conduttore radiofonico, si è imposto come una delle più importanti figure a livello mondiale in campo musicale, in quello della cultura di massa e in quello della letteratura. Per quest'ultima attività è riuscito a conquistare il premio Nobel nel 2016. Di riconoscimenti e premi inoltre ne ha avuti tantissimi: il Grammy Award alla carriera nel 1991; il Premio Oscar nel 2001 per la canzone Things Have Changed (dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe); il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009; la Presidential Medal of Freedom nel 2012 e la Legion D'Onore nel 2013.

Bob Dylan ha iniziato la sua attività musicale partendo da genere country e poi è passato al blues al gospel/spiritual, fino ad affrontare il rock and roll, il rockabilly, il jazz e lo swing. Inoltre ha anche toccato con il suo stile la musica popolare inglese, scozzese e irlandese. La rivista Rolling Stone lo inserisce al secondo posto nella lista dei 100 miglior artisti, al settimo in quella dei 100 migliori cantanti e nel 2015, al primo nella lista dei 100 migliori cantautori.
In sostanza il background culturale, dove Bob Dylan attinge la musica per arrivare al suo personale stile, è multiforme ed è legata al fervido clima musicale degli anni 50. Ma prima di intraprendere il tour -raccontato nel docume ntario di Scorsese- che lo porterà in giro per gli Stati Uniti c'è a mio parere un incontro che per certi versi sarà determinante per la formazione culturale di Bob; si tratta di Suze Rotolo, la sua prima fidanzata. Suze Rotolo ebbe l'influenza culturale su Bob Dylan quanto la ebbe in campo musicale Woody Guthrie. Fu così che nacque quel moderno cantastorie, quel menestrello che aveva radici nella tradizione italiana. Naturalmente poi Bob Dylan aveva dato nuove parole alle canzoni; aveva costruito testi che erano di attualità, parlavano della condizione giovanile, dei problemi di giustizia, di questioni razziali, di diritti e lo faceva con testi nuovi e pieni di fantasia. In breve anticipava una stagione di cantautori che cantavano le proprie canzoni e per questo non c'era bisogno di belle voci, di voci sussurrate, di crooner, di note melodiose ecc.... Con Bob Dylan cambiava l'approccio alla musica discografica.

Suze Rotolo nacque nel Queens in una famiglia italoamericana. I suoi genitori, Joachim Rotolo e Mary Pezzati Rotolo erano amici della spia sovietica Charles Flato. Sua sorella maggiore, Carla Rotolo, conobbe Dylan all'inizio degli anni sessanta. La presenza di Suze Rotolo nella vita di Dylan ebbe una forte influenza su quest'ultimo, sia per quanto riguarda la scrittura di canzoni d'attualità che per il suo modo di suonare e di stare sul palco, influenzato dal teatro brechtiano a cui assistevano Suze e Dylan durante la loro relazione. Anche l'interesse di Dylan per la pittura è dovuto alla relazione con Suze. Secondo la sua autobiografia, Suze rimase incinta durante la relazione con Dylan, ma abortì. Intervenne poi anche Joan Baez che influenzò molto Bob Dylan dandogli delle sicurezze per affrontare il pubblico che lui all'inizio non aveva...ma questa è in fondo un'altra storia.
Suze Rotolo era una ragazza e poi donna molto impegnata; aveva una grande cultura e militava in una sinistra comunista statunitense che era sempre osteggiata. Senz'altro fu lei a coinvolgerlo per quanto lo fece in posizioni di difesa dei deboli e dei diritti degli emarginati. Anche quando Dylan in diversi passaggi del documentario cita cose italiane lo fa a mio parere perché sono un suggerimento fatto da Suze Rotolo.
Memorabili infine risultano le foto del giovanissimo Dylan con Suze Rotolo abbracciata che sono diventate una icona per il lancio del personaggio amato dai giovani statunitensi dell'epoca.

mercoledì, maggio 29, 2019

Il Mov5Stelle quale futuro?

Il Mov5Stelle è nato sostenendo che Destra e Sinistra politicamente non esistevano più. Per rinnovare la politica c'era bisogno di un nuovo discrimine tra onestà e malaffare e con 5 obiettivi, chiamati stelle, che erano Acqua, Ambiente, Trasporti, Connettività e Sviluppo. Il Mov5Stelle aveva senz'altro ragione per quanto Destra e Sinistra erano configurate in organizzazioni partitiche; quei partiti a cui si ispiravano gli schieramenti, ma molto irragionevole se riferiti a valori ideali e ad interessi economici. Questo grosso e iniziale peccato sta emergendo e si rivelerà per questo movimento, nato su un'onda antipolitica e soprattutto antipartitica, un micidiale boomerang.
Beppe Grillo il padre spirituale di questo movimento usava nei primi comizi il termine '5 stelle' quale classificazione di qualità alberghiera; infatti secondo lui se non fossero esistiti i partiti, composti da politici ladri e corrotti e sostenuti da un’informazione asservita al potere, avremmo tutti potuto condurre una vita come se fossimo ospiti di un albergo a 'cinque stelle'. Questa era in sostanza la forza del movimento di Beppe Grillo che dai Vaffa Day del 2007 sino alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha via via raggiunto la posizione di primo gruppo politico, superando il 32% dei consensi sia alla Camera sia al Senato ed esprimendo così 227 deputati e 112 senatori.
Ora le ultime elezioni europee hanno sempre più chiaramente messo in luce che le scelte ideologiche di Destra e Sinistra esistono e il Mov5Stelle alla lunga dovrà scegliere da che parte stare. Non si possono attuare serie scelte di politica sociale ed economica se non si entra in modo chiaro in uno dei due schieramenti ideali. Insomma alla fine entra in gioco la filosofia e qui bisognerà scegliere se credere in Hobbes o in Rousseau; sapere se si è di Destra o di Sinistra.

Secondo il britannico Thomas Hobbes (il filosofo di Destra): la natura dell’uomo è essenzialmente egoistica e a determinare le azioni umane sono solamente l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione. Hobbes ritiene impossibile che l’uomo si senta spinto ad avvicinare un proprio simile in virtù di un amore naturale; i legami di amicizia o di società degli uomini sono dovuti solamente al timore reciproco. Nello stato di natura, ovvero in quello stato non regolato da alcuna legge, ogni persona, mossa dal suo più recondito istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare tutti coloro che rappresentano un ostacolo al raggiungimento dei propri scopi; in altri termini, ogni individuo vede nel proprio prossimo un nemico. In sostanza Thomas Hobbes fa sua l'espressione latina Homo homini lupus per cui 'l’uomo è un lupo per l’uomo'. Odiare il prossimo diventa così naturale.
Per Jean Jaques Rousseau (il filosofo di Sinistra) invece con la sua visione etica pone al centro un uomo che, se fosse rimasto in uno stato di natura autosufficiente e isolato ai suoi simili, sarebbe rimasto spontaneamente buono e in armonia rispetto a se stesso e all'ambiente circostante. Il male dell'uomo è quello creato da uno stato civile dominato dalla competizione, dalla falsità, dall'oppressione e dai bisogni superflui, a cui l'individuo si adatterà acquisendo questi fattori sociali...ma senza dover tornare allo stato di natura (anche perché non ne saremmo più capaci) se sarà in grado di costruire uno stato civile giusto riuscirà a ristabilire quella armonia e uguaglianza tra gli uomini persa.
In sostanza serviva per Rousseau un Contratto Sociale, che in realtà oggi abbiamo già ed è nella nostra Costituzione repubblicana, che va sempre difesa e applicata...e anche qui sorgono dei distinguo che fanno comprendere molte cose. Cose di Destra e cose di Sinistra.

Ma ancora mi chiedo: il Mov5Stelle, che sta con Salvini che sa di essere di Destra, sa da che parte stare?

mercoledì, aprile 24, 2019

Fascismo e antifascismo

Con la liberazione d'Italia dal governo fascista di Salò e dall'occupazione nazista nel 1945, si scoprì che il nazifascismo era una malattia dell'uomo; era soprattutto una condizione psicologica, uno stato dell'anima.
Già il fondatore Benito Mussolini e il suo filosofo Giovanni Gentile sostennero che il fascismo era in campo politico qualcosa di nuovo e mai sperimentato...infatti quel fascismo, che poi fu faro per il nazismo, era qualcosa che andava oltre la politica; era appunto uno stato dell'anima. Filosoficamente fu Benedetto Croce che per primo avvertì che il fascismo per la sua peculiarità era soprattutto una malattia morale; un malessere che è uno smarrimento di coscienza, una depressione civile e una ubriacatura, prodotta dalla guerra. Fu poi Piero Gobetti con la sua definizione quale 'il fascismo biografia degli italiani' a calarlo ulteriormente nella storia.

Per Erik Berne, psicologo canadese e creatore dell'Analisi Transazionale, esiste un 'Piccolo fascista' che vive dentro di noi e rappresenta la forza della conservazione, quella che ci tiene legati al sangue, alla tribù, ed è l'ostacolo più forte all'evoluzione umana. Il fascismo, che etimologicamente significa legare, unire, ripete l'istanza sovrana di concentrare l’autorità militare e l’autorità religiosa per realizzare un dominio totale. Non è un caso che il valore del capo politico diventi anche un valore religioso e questo è realmente il valore fondamentale - se non formale - del fascismo. Da qui è facile affermare che il fascismo con il nazismo sono in sostanza le più alte forme di disumanità.

Per questo l'antifascismo diventa una prerogativa sempre attuale. Il fascismo come il nazismo albergando in ognuno di noi troverà sempre qualche leader politico capace di estrarlo da noi facendogli svolgere il suo ruolo per ripetere la storia degli orrori passati. L'antifascismo serve quindi a tenerci desti facendo attenzione a chi si professa guida infallibile, leader insostituibile, duce...tutto naturalmente dopo aver dato uno sguardo attento dentro di noi. Poi succede anche che chi si professa politicamente antifascista cada in azioni e comportamenti fascisti poiché prevale quello spirito tribale, quel fanatismo di gruppo o di branco che oscura le coscienze.

Citando George Bataille dal libro: 'La struttura psicologica del fascismo', anche negli aspetti esteriori il fascismo fa notare la sua vera natura che mutua l’organizzazione dell’esercito (la disciplina, la gerarchia) costituendo una sorta di società nobile per eccellenza – vedi la costituzione delle milizie. Evidentemente quella è la nobiltà delle armi che suppone in primo luogo una eterogeneità; solo il sangue versato, la carneficina, la morte rispondono, alla base, della natura delle armi.
Testuale: “Degli esseri umani inquadrati in un esercito non sono che degli elementi negati, negati con una sorta di rabbia, di sadismo, che si manifesta nel tono di ciascun comando, negati nella parata, negati dall’uniforme e dalla perfetta geometria dei movimenti cadenzati. Il capo militare, in quanto imperativo, è l’incarnazione di questa negazione violenta. La sua natura intima, la natura della sua gloria, si costituisce nell’atto imperativo che annienta il popolaccio infame che costituisce l’esercito, allo steso modo in cui annulla il macello come tale.”

Voglio concludere questo mio pensiero sul fascismo ricordando un intervento di Umberto Eco raccolto nel piccolo libro: 'Cinque scritti morali' dove parla del fascismo eterno; quello che chiama l' Ur-Fascismo.

Sul fascismo eterno Umberto Eco elenca diverse caratteristiche utili ad individuarlo: il culto della tradizione. Il rifiuto dello spirito critico, per il fascismo il disaccordo è tradimento; il disaccordo è inoltre un segno di diversità e per questo alimenta la naturale paura della differenza. Il fascismo quindi non tollera gli intrusi per cui è razzista per definizione. Il fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale e fa appello alle classi medie frustrate. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale il fascismo dice che il loro privilegio è di essere nati nello stesso paese. E' questa l'origine del nazionalismo. A proposito:'Prima gli italiani' ricorda qualcosa?. Ancora per il fascismo non c'è lotta per la vita, ma piuttosto vita per la lotta. Il pacifismo è allora collusione col nemico; il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente. Infine la retorica sul nemico, spesso troppo forte o troppo debole, condanna sempre il fascismo a perdere le guerre e gli elitismi aristocratici e militaristici hanno sempre implicato il disprezzo per i deboli.

Così Umberto Eco nel libro scrive: 'L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: 'Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!' Ahimè, la vita non è così facile. L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo'.

Così bisogna ancora ribadire che essere antifascisti è sempre d'attualità.

lunedì, aprile 22, 2019

Stan & Ollie

il film diretto da Jon S. Baird, vede protagonista il duo comico più celebre della storia del cinema, ovvero Stan Laurel (Steve Coogan) e Oliver Hardy (John C. Reilly).

Chi non conosce Stanlio e Ollio? In Italia erano famosi anche come Cric e Croc. Quante risate hanno fatto fare al cinema. La loro comicità era irresistibile; si basava su canoni semplici: una gestualità accompagnata da sguardi dentro la cinepresa che voleva dire interagire direttamente con il pubblico per trovare un coinvolgimento alle loro 'malefatte'; al loro potere distruttivo. Quelli della mia generazione li hanno visti prima al cinema e poi in televisione...ed era divertimento assicurato. Ora Il film si concentra sull'ultimo tour in Inghilterra di Stanlio e Ollio, all'inizio degli anni Cinquanta: nonostante Hardy avesse sofferto di un infarto durante l'iniziativa, questo non impedì ai due leggendari comici di congedarsi dal pubblico nel migliore dei modi.

Il film fornisce anche l'occasione per raccontarci la storia di una amicizia che va oltre le scene. Storia di un sodalizio artistico e di sentimenti che travalica il rapporto dello show business per essere qualcosa di profondamente umano. Non poteva essere d'altronde così: non si può condividere quella fonte di divertita comunicazione e restare refrattari all'amicizia più vera. Non può finire un percorso di coppia professionale e artistico senza diventare una coppia di fatto. Il film biografico Stan & Ollie riesce bene a raccontarci questo senza essere patetico. I due interpreti Steve Coogan e John C. Reill risultano eccezionali.

Il copione del film riprende il libro Laurel and Hardy British Tour, -Blackpool, 1993- dell'autrice "AJ" Marriot che è il resoconto documentato dello straordinario tour che la coppia di comici fece in Inghilterra negli anni '50. Nel libro vengono riportati gli impegni di ogni singola data, un lavoro minuzioso che comprende anche le recensioni critiche al momento. Ogni impegno teatrale e ogni atto con cui hanno lavorato viene registrato: un resoconto completo del loro viaggio, degli alberghi in cui hanno soggiornato, delle persone che hanno incontrato e delle visite di Stan ai suoi ex case e teatri ha giocato da giovanile...ricca è poi la documentazione fotografica. Insomma tutto un buon supporto al film.

I due lottarono contro le proprie condizioni fisiche per salutare un'ultima volta il pubblico che li aveva resi delle icone: Hardy nel 1956 avrebbe subito un ictus che lo fece ritirare definitivamente dalle scene, poco prima della sua morte avvenuta nell'agosto del 1957, a 65 anni. Laurel gli sopravvisse diversi anni, morendo nel 1965, ma si rifiutò di tornare a recitare senza l'amico. La loro carriera in tandem era cominciata non ufficialmente nel 1921 per mano del geniale producer Hal Roach, anche se non diventarono un brand "garanzia di risata" fino al 1927.

Il film sarà visibile nelle sale italiane dal 1 maggio di quest'anno.
Io l'ho visto in streaming al seguente indirizzo:
https://www.tantifilm.cafe/guarda/stan-ollie-sub-ita-2018-streaming/

domenica, marzo 10, 2019

'Guardarsi dentro rende ciechi' di Paul Watzalawick

Ho finito di leggere il libro di Paul Watzalawick 'Guardarsi dentro rende ciechi' che riprende in sostanza il libro 'Pragmatica della comunicazione' e 'L'arte del cambiamento'. Watzalawick grande studioso della comunicazione ci mette in guardia sulle trappole che troviamo nella relazione verbale. Gli studi di Watzalawick sulla comunicazione e sulle interazioni personali, sono fondamentali per la comprensione del comportamento umano.

Quindi ritroviamo nel libro tutti i temi affrontati precedentemente: il paradosso del Doppio Legame (1962); le ingiunzioni; i giochi relazionali; le interazioni metacomunicative; le terapie brevi o problem solving...per arrivare in sostanza alla conclusione che tutto ciò che appare immodificabile può essere cambiato. Così la svolta non origina da un percorso di introspezione -quello che si chiama insight- che scopra le cause di un problema nel passato; ma si tratta piuttosto di lavorare sui disturbi nel presente utilizzando il linguaggio come mezzo di suggestione e persuasione al cambiamento. Sfruttando le enormi potenzialità della comunicazione umana è possibile dare fiducia a chi è in difficoltà. Una volta abolite le etichette che condannano per sempre un paziente alla sua malattia o semplicemente alla sua difficoltà, sarà possibile costruire una realtà migliore.
Ricordo oltre a questo libro, appena letto, anche 'Istruzioni per rendersi infelici' e 'Di bene in peggio': libri che affrontano i nostri schemi mentali nell'interagire con il prossimo e che poi sono alla base dei nostri comportamenti.

Paul Watzalawick è un conferenziere brillante e con i suoi testi riesce a far cogliere al lettore le varie situazioni comunicative, i loro disturbi, i paradossi, gli aspetti irrazionali in modo semplice.
La parte finale del libro è basato sulle sue ricerche nel campo del costruttivismo e della terapia breve. Lui rispondendo a interlocutori psicoanalisti tradizionali dice di sentirsi sempre junghiano (non dimentichiamo che completò il suo training come psicoanalista presso lo Jung Institute di Vienna), ma certo che per lui l'insight, il guardarsi dentro, non è niente di magico, ma un percorso che può avvenire attraverso altre strade e può stimolarlo...e non è detto che il passato incida poi più di tanto nella ricerca del malessere. Il qui ed ora è per Watzalawick il punto da cui partire.

A lettura ultimata io non saprei cosa aggiungere. Se si ottengono dei risultati di liberare le persone da disturbi e dinamiche angoscianti, ben vengano le terapie brevi e le diagnosi comportamentali. Un nodo resta comunque: il confronto e il rapporto dialettico con l'inconscio, il vero materiale su cui lavorare e che proprio Carl Gustav Jung riteneva ciò la via fondamentale per giungere al Sè.

martedì, gennaio 29, 2019

Ridere ad Auschwitz ovvero la serena vita quotidiana dei carnefici

Testo tratto dal sito web: https://berlinocacioepepemagazine.com

Il Museo Nazionale dell’Olocausto di Washington ha pubblicato una raccolta di fotografie in cui appaiono ufficiali e guardie in pose rilassate e sorridenti, mentre migliaia di ebrei venivano torturati e uccisi nelle camere a gas.
Le foto pubblicate dal Museo sono di Karl Hoecker e risultano le prime a essere state scoperte, ma ne esistono altre provenienti dai campi di Sachsenhausen, Dachau e Buchenwald.
Dopo la fine della Guerra, il proprietario degli scatti ha lavorato per anni presso una banca senza venire riconosciuto, fino a quando, nel 1963, è stato chiamato a rispondere delle accuse a suo carico durante un processo a Francoforte.
«Non ho influenzato in nessun modo il corso degli eventi», ha dichiarato Karl Hoecker, «non ho fatto del male a nessuno e nessuno è morto nel lager a causa mia». Ciononostante fu incolpato di complicità nell’uccisione di 1000 ebrei e condannato a sette anni di carcere. Morì nel 2000, all’età di 88 anni.
Secondo la direttrice del Museo, Sara Bloomfield, queste foto illustrano perfettamente il mondo di coloro che osservavano dall’esterno una sofferenza inumana, e offrono un’interessante prospettiva sulla psicologia di coloro che hanno perpetrato il genocidio. «Queste foto non ritraggono nulla di ripugnante», dice la direttrice della sezione fotografica del Museo, Judith Coen, «ed è proprio per questo che sono orribili».

Osservando queste cose, non si può fare a meno di pensare all’illuminante saggio di Hannah Arendt, scritto in occasione delle sedute del processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista processato per genocidio a Gerusalemme nel 1961 e condannato all’impiccagione. Il suo processo e queste foto sono infatti la dimostrazione più lampante di quanto può essere scioccante la banalità del male.
Insieme si deve affermare che tutto quel male fu possibile perchè a compierlo fu tutto un popolo: quello tedesco.

sabato, gennaio 26, 2019

Greta Thunberg una saggia sedicenne svedese che affronta i potenti della Terra

La piccola e insieme 'grande' Greta Thunberg mi ha commosso. Vederla parlare ai convegni mondiali di fronte ai potenti della Terra, mi ha inferto la speranza che i giovani possano davvero dare una svolta al modo di vivere odierno.
Prima a Katowice, in Polonia, alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite e poi a Davos in Svizzera, per il Forum Economico Mondiale ha ribattuto le sue posizioni sul clima. La sedicenne svedese arrivata in treno, dopo 32 ore di viaggio, ha aggiunto: 'Penso sia folle che le persone riunite qui per parlare del clima, arrivino su jet privati'.
Per Greta risolvere la crisi climatica è la sfida più grande dell’umanità.
Il discorso della sedicenne, che dallo scorso settembre sciopera da scuola ogni venerdì per recarsi davanti alla sede del Parlamento svedese e protestare contro il cambiamento climatico che minaccia il pianeta, è chiaro e rivolto a tutti: 'Sembra che le nostre uniche preoccupazioni siano il denaro e la crescita. Ma io non voglio più sentire che gli adulti devono dare speranza ai giovani. Non voglio la vostra speranza, voglio che entriate nel panico'
. Grazie a lei ora molti giovani la imitano e migliaia di studenti scendono ora in piazza in tutti gli angoli del mondo con lo slogan 'Fridays for future'.

mercoledì, gennaio 23, 2019

Quotidiano 'Libero'

Avevo già scritto del quotidiano di Vittorio Feltri, Libero: ora si può dedurre che continuando la stessa solfa paghi. Infatti sul quotidiano online ad ogni articolo c'è un titolo che riporta ad un atteggiamento di rivincita, sopraffazione, vendetta, minacce...(11 gennaio 2019) ad esempio leggiamo: Soros, quel vergognoso incontro col vice di Juncker 'Puniteli così', come vuole assassinare l'Italia.
Conte, l'operazione Kamikaze del premier. Attacca Salvini? Disintegrato dal sondaggio.
Otto e Mezzo, Lilli Gruber furibonda con Marco Travaglio: gli toglie l'audio e lo umilia.
La pornoministra di Macron delira e insulta gli italiani: Vergogna, a chi date i soldi.
Orlando, che figura di palta. La sua guerra contro la legge di Salvini fa una fine ridicola.
"Non ha senso, fa male all'azienda. Invece a Mediaset...". Paola Perego furibonda, demolisce Freccero.
Il delirio in diretta di Cacciari in tv? Salvini da godere: cosa spunta nel video, come lo ridicolizza.
"Ex amico, fomenta l'odio. La sua trasmissione...". Impensabile su La7: il vip che sfregia Giletti.
"Salvini, attento al golpe". Zaia, il gravissimo allarme sull'agguato inaccettabile-

Eppoi ecco lo stesso giorno -11 gennaio 2019- sul cartaceo il titolo a pagina piena: 'Comandano i terroni'. Ecco come il bieco razzismo si manifesti senza vergogna. Terroni era un epiteto dispregiativo verso i meridionali. Si definivano terroni quelli del Sud Italia per umiliarli. Ma si sa quel quotidiano non è nuovo a provocazioni...vi ricordate di 'Patata bollente'? - La prima volta venne usata come appellativo a Ruby -la minorenne che piaceva a Berlusconi -e poi per Virginia Raggi sindaco di Roma.
Oggi 23 gennaio un altro titolo provocatorio: 'C'è poco da stare allegri- Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay'...ancora razzismo omofobo

A proposito quel giornale chiama Berlusconi sempre Cavaliere. Non ricorda che quel titolo gli è stato revocato insieme all'interdizione dai pubblici uffici per due anni con la condanna per frode fiscale. Ma si sa il compito del quotidiano è di compiacere alla destra e sull'onda di articoli sparapalta -per non dire altro- continua la sua pseudoinformazione.