domenica, gennaio 01, 2017

La mia Sestri: una storia nella Storia -Parte Seconda

Parte seconda

La strada intanto in quegli anni '50 era la mia vita. Il libro di Molnar, I ragazzi della via Pal, lo avrei letto molti anni dopo ma li avevo vissuti nella mia strada: via Casimiro Corradi. Quella strada era il mondo, il territorio dove si svolgeva il gioco, per noi ragazzi, la vita. Ginocchia sbucciate, tagli alle braccia, gomiti spellati...Pisciaci sopra, quella era la cura delle ferite. Intanto si pisciava dappertutto, negli angoli di quella strada a segnare, anche noi come gli animali, il territorio ma soprattutto per non perdere tempo a salire in casa e farla in un cesso alla turca: un foro su un piano d'ardesia e sul muro un chiodo dove i ritagli di giornale, "Il Secolo XIX" o "Il Lavoro" acquistavano una dimensione ancora più utile. La merenda veniva gettata giù dalla finestra. Un fischio o un nome urlato, interrompeva il gioco: un panino, condito con aglio olio e sale, fasciato nella carta straccia, cadeva dal cielo; era divorato in un momento tra la fame e il gioco.
I nostri avversari erano quelli di via Paglia. Erano i cattivi. Con quelli si faceva a prionate – lanci di pietre. Ma più spesso erano i rimasugli di ortaggi e cassette di frutta del mercato vicino a diventare le armi di lancio. In gioco c'era come sempre la conservazione degli spazi. Gli stessi spazi stradali dove ognuno svolgeva i suoi giochi: I "giri d'Italia" con le grette, i tappi di gazzosa, chinotto o aranciata. Un po' di stucco a riempire la gretta e sopra appiccicata l'immagine del ciclista. Coppi e Bartali erano i campioni più gettonati ma a Sestri Ponente non c'erano dubbi: tutti per Fausto Coppi che di Sestri Ponente aveva sposato una giovane donna, Bruna Ciampolini. Quante volte mi è capitato di vederlo passare sotto casa...era il Campionissimo: alto e magrissimo.
Secondo le stagioni i disegni fatti col gesso nella strada mutavano: dal Pampano, al Giro; mutavano i giochi dai "4 canti" alla "zuiarda", la trottola di legno, i carretti con i cuscinetti. Si saliva un pezzo di via Gazzo e via Molfino per poi lasciarsi andare giù in discesa...attenti però a girare nel punto giusto per non centrare le porte della Chiesa Metodista che c'era all'angolo di via Fabio da Persico.
Giochi d'antan, giochi persi al cambiamento, giochi in cui la fisicità era sempre presente, consumava ginocchia e scarpe, gomiti e legni. In quel tempo via Casimiro Corradi nella zona a monte era interrotta. Non c'era la scala che portava alle case di Pre Luigi, ma un montetto era il nostro fortino, l'ultimo baluardo della resistenza agli invasori della strada. Strada che comprendendo via Fabio da Persico aveva altri confini: a sud via Paglia a est Piazza Oriani, a ovest invece, come un passaggio a nordovest, ci si addentrava attraverso via Gazzo e via Molfino in Cantarena. Lì tra canneti, lucertoloni, ramarri, gracidii di rane si viveva la dimensione misteriosa ed esotica. Era la mia mitica gea.

Sestri Ponente aveva molti angoli misteriosi...

Mia nonna parlava in piemontese con mia mamma e mio nonno, mio papà parlava in genovese con mia mamma e i suoi parenti; con me parlavano tutti in italiano: se no va male a scuola, dicevano, ma certo non serviva poiché nei miei pensierini scritti a scuola andavo sempre a giocare nella gea e belin, me demuavo tantu.

Ogni giorno si ascoltavano le canzoni alla radio sulla mensola sopra il tavolo in cucina: un tavolo robusto con piano di marmo e incassata la tavola di legno per impastare e il mattarello per stendere la sfoglia. Quella tavola di legno diventava la mia scrivania, posta in basso con la mia seggiolina a fare le aste, le croci, i per: interi quaderni riempiti di geroglifici senza senso. 25 anni dopo mia figlia Chiara scriverà, il primo giorno di scuola, la parola: erba. Impiegherà tutto un pomeriggio e finirà la scritta fuori dal quaderno, ma finalmente in un giorno era nata la parola erba.
Erano gli anni '50, gli anni della ricostruzione, ora mi rimangono delle foto in bianco e nero ad aiutare la mente: la prima comunione, foto di rito con gli abiti della festa, la fascia al braccio e le mani giunte davanti al mobile buono.

Le foto con i giocattoli ed io con il broncio a guardare geloso quello in mano a mia sorella: un parallelepipedo di legno colorato con le ruote. Mia sorella con il fiocco in testa: un bambolotto rosa; una carrozzella, carrozzata tipo auto, sul lungomare di Pegli. Già il lungomare di Pegli: per noi di Sestri P. la riviera iniziava lì, si raggiungeva a piedi e il mare era disponibile a tutti. Pegli era la festa, era l'aria buona, era per il suo particolare microclima l'altra parte di Nervi. Pegli per me era Castelluccio, i bagni Doria, la Pria Pulla. A Pegli si potevano incontrare i turisti venuti da Alessandria, Novi Ligure, da Crema, da Piacenza e Pavia...Pegli era per me i primi amori, ricordo Mariella di Vernasca, provincia di Piacenza: era bastato solo un ballo, una sola serata a farmi sentire innamorato; non c'era stato che un bacio senza lingua, un bacio goffo a bocca aperta ad alitare emozioni. A Pegli c'era la mia compagnia in prevalenza formata da studenti che io, già operaio, frequentavo felice della mia conquistata autonomia a differenza di loro studenti. Uguali avevamo i sogni.
In quegli anni a Pegli, come a Sestri P., come penso ovunque, i ricchi erano quelli che già lo erano; lo era la figlia del dottore, del farmacista, il figlio del tal direttore di stabilimento, del proprietario di 2 negozi in centro da 2 generazioni. Da lì a poco anche i figli degli operai sarebbero diventati dottore; da lì a poco il mondo si trasformò...si entrava negli anni della contestazione e subito dopo nel '68 che in Italia, a differenza dei francesi, venne il '69 e prese il nome di autunno caldo.

seguirà parte terza...

2 commenti:

Dave Bova ha detto...

Bellissima. L'ho letta tutta. Pure essesndo arrivato a Sestri nel 1970 ( a due anni) e poi cresciuto li fino al 1988 tante che cose che citi facevano e hanno in effetti fatto parte dei miei ricordi di bambino. Grazie per avermi fatto ricordare certe cose bellissime come le grette... wow long time ago!

Vanda Gaggero ha detto...

Bel percorso nel tempo! Degli anni del dopo guerra dal 1946 al 1950 ci sono notizie/documenti della Scuola Appredisti Ansaldo di Calcinara? Grazie