mercoledì, gennaio 04, 2017

La mia Sestri: una storia nella Storia - Parte terza

Parte terza

Erano iniziati gli anni '60: si passò dal boom economico, per arrivare alla congiuntura; si passò dalla contestazione giovanile per arrivare ai Beatles. Si passò dal Maggio francese del '68 per arrivare all'autunno italiano sindacale del '69 e vennero gli attentati terroristici.
Spartiacque della storia italiana fu una data: 12 dicembre 1969; a Milano fu fatta scoppiare una bomba dentro la Banca Nazionale dell'Agricoltura. Con gli anni '70 uscirono le Brigate Rosse: era il 1974 e si era alla vigilia del referendum per abrogare il divorzio. Proprio a Genova ci fu la prima azione eclatante...qualche tempo prima una banda denominata XXII ottobre assaltava il fattorino portavalori dell'Istituto Autonomo delle Case Popolari (IACP).
Anni bui, anni di piombo.
Ricordo che la notizia della strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura a Milano la appresi dalla televisione all'interno del Bar Grifone in via Merano a Sestri P.
Ogni bar di Sestri era un microcosmo che poteva raccontare la storia di una piccola comunità. Ognuno aveva in comune gli stessi personaggi. Ogni bar a Sestri era poi in fondo una bisca. Non c'erano come oggi le Slot Machine, le Videolottery o i Gratta e Vinci, però il gioco la faceva da padrone anche in quegli anni. Al bar Grifone in via Merano, varia umanità riempiva i due locali. Uno era occupato dal biliardo e anch'esso era banco di scommesse. C'erano i giocatori di altri bar della zona che arrivavano a sfidare i locali, gli indigeni. Si raccontava che qualcuno vivesse di rendita grazie a quello vinto negli incontri. Gli spacconi nostrani diventavano leggende e qualcuno si diceva che avesse vinto anche degli appartamenti. Ma il vero azzardo si svolgeva ai tavoli, dove il poker era il gioco principale. Le carte che non servivano al mazzo da poker formavano le fiche: 50 lire i numeri e 100 lire le figure.
Molti di quei personaggi incontrati lì, li avrei ritrovati leggendo il romanzo di Stefano Benni, Bar Sport.
Ricordo il bar Elena in via Sestri, il bar pasticceria Sidea, dove si poteva incontrare spesso Michele Maisano (il cantante), il bar Luigi, covo dei tifosi della Sestrese, il bar Beretta sotto i portici, il bar Tremate con le sue vetrate liberty, il bar '900 sul puntinetto, il bar Milano...
Molti di quei locali avevano anche la specialità della casa: poteva essere u mâingraiou; a mêxìnn-a, u giàncuamâo particolare o un gianchétto di propria produzione, ecc.

Ma a dire il vero io divenni di più un conoscitore delle trattorie operaie di Sestri Ponente. All'epoca fine anni '60 e inizio anni '70 trattorie operaie a Sestri ce n'erano moltissime. Per la malattia grave che colpì mia mamma (che racconterò più avanti), io fui mandato in collegio a Genova, mentre mia sorella fu affidata ad una zia che aveva già una figlia della stessa età. Lui è un maschio e si arrangerà!: quello era stato il verdetto. Succedeva così che i weekend che avrei potuto trascorrere a casa, finivo per passarli invece dentro alle osterie che mio papà sceglieva a dimora...infatti lui in casa non si era mai cucinato nulla e quindi mi attendeva presso la trattoria di turno per poi andare a casa dopo cena.
Ricordo la prima trattoria era a fianco alla direzione della San Giorgio, le palazzine di Via Manara disegnate da Gino Coppedè -quello del Castello Mackenzie di Genova. Il grande caseggiato di via Siffredi che ospitava la trattoria- dove se ne trovavano addirittura altre due che avremmo frequentato dopo-, era soprannominato il palazzo delle figure e si diceva che lì nacque Alberto Lupo, trasferitosi poi a Pegli. Altre trattorie da me frequentate furono la Bottiglieria di via Giotto; da u Lazzu in via Chiaravagna; da Nestin e dalla Rosa in via Puccini; di altre non ricordo il nome, ma sicuramente una che mi ricordo bene era da Angelo in via Ciro Menotti. Quella trattoria era vicina al negozio di Ferdinando Botta e così spesso mi capitò di averlo seduto al mio tavolo insieme a mio papà. Ciao Hermes, Lo salutava mio papà... io timidamente dicevo solo Ciao Nando. Mio papà lo ricordava con quel sopranome per le sue applaudite performance al Teatro Roma davanti agli alleati. Io invece lo avevo visto esibirsi più modestamente al circo-teatro Fagiolino che stazionava spesso in Piazza Tazzoli, che per tutti era piazza Calabria. Vestito di una calzamaglia nera Botta cantava: Amove fevmati, questa seva non andavtene...

Ferdinando Botta era un raccontatore di barzellette formidabile e a quel tavolo ricordo me ne raccontò tantissime. Mio papà diceva: me racumando Hermes! Stanni bravu.-Ma che bèllo zoênottu che ti ghe Tiliu -rispondeva Botta...
Lui rideva e raccontava. Qui riporto una sua brevissima battuta:
Gioàn zughémmu a ascóndese? Se ti me trovi ti me fe u cû ...se nu ti me trovi sun in cantìnn-a.
Delle tante trattorie e osterie della mia memoria solo due mi pare reggano con successo il tempo: Toe Drûe in Via Carlo Corsi e l'osteria da Zina conosciuta come la Mussa de feru (oggi chiamata C'era una volta...)in via delle Vigne. L'osteria Toe Drûe deve la sua fortuna ad una visita del compianto Veronelli, che segnalata sulla sua guida nel giro di poco tempo si trasformò in un locale alla moda e da trattoria operaia di torte e farinate si trasformò in un luogo da gourmet.
Attraverso gli avventori di quei tavoli delle trattorie di Sestri Ponente che frequentai conobbi molta umanità, in un certo senso anche l'Italia. Erano molti i trasfertisti che giungevano da ogni parte d'Italia per lavorare nei cantieri sestrini. Per me era una specie di viaggiare stando seduto a tavola. Fu un'altra mia scuola.

Seguirà parte quarta

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