sabato, luglio 15, 2006

Nel romanzo ‘Porno’, di Irving Welsh, grazie al suo traduttore Massimo Bocchiola, ci troviamo tutto il nostro parlare conformista italiano, lo scandire delle frasi ripetute. Bocchiola è anche poeta e con licenza poetica si è permesso di re-interpretare tutti i modi di dire, dei luoghi dove sono raccontati i fatti del libro, tra Londra ed Edimburgo. Forse nella sostanza non cambia molto, ma dubito che ‘fuori come un poggiolo’,'attimino', ‘nisba’, ’cioè, voglio dire’,'c'havete','dimmerda','checcazzo', siano tradotti dalla versione inglese. Non ho visto l’originale, ma penso che non ci sia stata una traduzione letterale, quanto un originale adattamento. Una conferma al traduttore-traditore.
Nella lettura di ‘Porno’, troviamo poi tutto quanto è trash, volgare, ed è entrato nel linguaggio comune, quello normalmente parlato: le intercettazioni telefoniche, in questo caso, ci hanno rivelato quanto la volgarità non risparmi nessun strato sociale. Leggendo Massimo Bocchiola, traduttore, mi sembra di sentire parlare Moggi, Sottile o Vittorio Emanuele: contaminazioni gergali che denotano certo comuni frequentazioni.
Diverso è invece Bocchiola quando scrive per sé…qui sembra che non usi il linguaggio della strada per le sue poesie –anche se Sanguineti insegna quanto la poesia debba impregnarsi di quotidianità e il lievito sia quello di una lingua viva in trasformazione, sperimentata nella relazione parlata.
Ecco due esempi di Bocchiola poeta:

la luce
C'era la luce in principio, o piuttosto
un liminare fra il cortile e il bianco
e le ombre di ondulati, scale a pioli
e carri. Oh, l'improvviso soprassalto
a uno sfumare di linee, l'estate
che impallidiva, diventava aritmica
salvo rifarsi come una ranocchia
nell'elettricità del temporale.

il ragno
Macchinalmente tenere ogni filo
del sortilegio infermo, come i ragni
tessevano nell'orto quelle tele
basse nella verdura, che infuocava
Il sole pieno verso mezzogiorno;
e c'era anche un dolore per le strade
sterrate…come invece di abbracciarsi
in capo all'avventura, si perdessero
a una chiusa, frustrando scorribande.
(E i lunghi funerali che fermavano
tutto il paese - osterie, bar, botteghe.)
(Tratte dal sito web: miserabili.com)
Giuseppe Genna, nel recensire il libro di Massimo Bocchiola, Le radici dell’aria’, scrive: ‘una specie di nostalgia del presente, che i diversi tempi della memoria e della storia concorrono a formare. Una nostalgia per questo tempo che costa grande fatica e pare sempre regalato, in mezzo all'assedio degli orrori mondiali, da cui ci troviamo preservati abbastanza, in fondo, ma sentendo insinuarsi in noi stessi il sospetto di complicità. Bocchiola suggerisce, non denuncia (per pudore e per una colpevole gratitudine); lascia capire che - a dire il vero - sappiamo così poco, ed è la nostra vita tutta lì, nel silenzio di quello che diciamo’.
Forse allora Bocchiola come traduttore, non ha tradito: ha solo ridetto le cose di un altro; lui è, in fondo, rimasto fedele tradendo se stesso.

1 commento:

studiomike@alice.it ha detto...

fantastiko Giorgio!!!!
un abbraccio da Mike.
mi ha fatto molto piacere rivederti l'altro giorno sotto il portone, complimenti per la tua sensibilità nello scrivere dove descrivi gli stati d'animo in maniera normale visto che la "normalità" ormai è cosa rara!!
A presto,
mike.