sabato, novembre 30, 2013

Il tempo per cambiare di Richard Bandler


Il libro nella versione originale con il titolo: Using your brain for a change

Ho terminato di leggere il libro di Richard Bandler: Il tempo per cambiare- la PNL per capire e usare gli stati di coscienza, le convinzioni e l'esperienza del tempo.
R. Bandler è insieme a John Grinder, creatore della PNL.
Richard Bandler è uno dei terapeuti più originali ed efficaci comparsi negli ultimi anni negli Stati Uniti. Ha scritto svariati volumi veramente fondamentali. Studente di Matematica, analizzò il lavoro di Fritz Perls (Fondatore della Gestalt Therapy) per il quale riordinò appunti e trascrizioni per la pubblicazione del libro Eyewitness To Therapy nel 1973.
Nel medesimo periodo incominciò a lavorare anche a fianco di Virginia Satir famosissima terapeuta della famiglia. Durante il suo lavoro di analisi dei Geni, Bandler incontrò John Grinder all'Università di Santa Cruz con il quale in seguito decise di lavorare insieme pubblicando le ricerche comuni nei libri La Struttura della Magia, dal quale scaturì la Programmazione NeuroLinguistica (PNL). In seguito pubblicò I Modelli della Tecnica Ipnotica di Milton H. Erickson e nello straordinario Ipnosi e Trasformazione. Dopo questi lavori sviluppati in collaborazione con John Grinder, Richard Bandler decise di proseguire il suo lavoro di "modellamento" dei Geni e di condivisione attraverso i libri e i corsi di formazione, con la collaborazione di altri ricercatori.
Da oltre 30 anni viaggia per il mondo tenendo corsi di formazione in PNL e lavorando alla ricerca di risorse per il miglioramento personale e professionale. Richard Bandler è inoltre il fondatore del nuovo e potente modello di tecniche chiamato 'Design Human Engineering' e del 'Neuro Hypnotic Repatterning' una metodica che utilizza particolari modelli linguistici per creare cambiamento.
Oltre che per la sua straordinaria genialità, Richard Bandler è famoso per il suo senso dell'umorismo, la sue incredibili abilità linguistiche e il suo straordinario e coinvolgente stile di insegnamento.
Questo libro, Il tempo per cambiare, è la raccolta di alcune conferenze del 1982 in cui l'autore spiega e usa le submodalità, ovvero la creazione di convinzioni a livello inconscio, attraverso l'ipnosi, per sviluppare una maggiore stato di coscienza e curare delle fobie.
Ancora Bandler conferma come il modo in cui si fa esperienza del mondo è soggettivo e per questo con alcune tecniche si riesce a svolgere una riprogrammazione del cervello che porta al cambiamento immediato…nel tempo di una risata.
Di R. Bandler avevo già scritto la recensione del libro Il potere dell'inconscio e della PNL, dove l'autore insegnava come la stessa forza e meccanismo che provoca una fobia si possa invertire. Si possa sfruttare il potere della trance, dell'inconscio per abbandonare schemi negativi e generarne altri nuovi e positivi. Esiste il potere di scegliere e per questo sentirsi liberi.
A questo proposito ricordo sempre una frase di Eric Berne, l'inventore dell'Analisi Transazionale, che diceva: 'Non esistono problemi ma solo indecisioni'.
Ecco l'importanza di fare scelte. Ecco l'importanza di certi metodi che, pur sembrando semplicistici, chi in realtà li ha sperimentati ha trovato riscontri positivi.
Ecco dove potrete scaricare il libro in PDF: QUI!

mercoledì, novembre 27, 2013

Fine della Libertà...di un uomo potente, arrogante e menzognero. Speranza per la Democrazia...per tutti.

Oggi 27 novembre alle ore 17,43 è stato votato dal Senato della Repubblica italiana la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Finalmente la lunga telenovela che da mesi e mesi dominava la discussione politica si è conclusa.
Ma davvero c'era bisogno di parlarne tanto? Il fatto è che l'incriminato è stato il dominus di 20 anni di politica italiana e sebbene una condanna definitiva per frode fiscale gli togliesse i requisiti di stare in Parlamento, lui si riteneva intoccabile perchè si considerava innocente. Oltretutto è capo e boss di un cosiddetto partito che è da considerare una sua corte. Questi ultimi poi si rivelano peggio del boss.
Il suo giornale di famiglia titola a tutto campo: Fine della Libertà. Naturalmente la Libertà a cui si riferiscono è quella del loro padrone; quella che avrebbe continuato a permettere di fare quello che voleva: ostacolare i processi a suo carico, infangare le istituzioni, far perdere prestigio all'Italia, insultare gli avversari politici, corrompere senatori ecc.
Il titolo de Il Fatto Quotidiano è invece più appropriato: Espulso il pregiudicato
I motivi affinchè si voglia la fine di quest'uomo politico sono così tanti che è anche inutile elencarli: buona parte del degrado in cui si trova l'Italia è sua responsabilità; sua e delle televisioni che possiede.
Berlusconi però non è finito: continuerà a guidare il suo gruppo di mercenari e sicuramente dovremo vedere e subire ancora molte sue ingiurie. Io intanto plaudo al fatto che sia stata applicata una norma fondamentale di democrazia e civiltà: la legge è uguale per tutti e chi viene giudicato colpevole, di un qualunque reato, deve rimanere fuori dalle istituzioni.

giovedì, novembre 21, 2013

Il metodo antistronzi un libro salutare per tutti

C'è un libro, uscito da qualche anno, (febbraio 2007) che risulta sempre attuale; si tratta di Il metodo antistronzi (The No Asshole Rule) scritto da Robert I. Sutton edito dalla piccola casa editrice Elliot Edizioni.
Sottotitolo di questo libro, divenuto un bestseller, è: Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è. Gli stronzi analizzati nel libro da cui proteggerci, sono scovati nel luogo privilegiato dove esercitano le loro cattiverie: le aziende, i posti di lavoro, dove nelle gerarchie e nelle relazioni di potere vengono allo scoperto.
Robert I. Sutton laureatosi in psicologia applicata al posto di lavoro, ha creato lo Stanford Technology Venture Program (STVP), mirato al pensiero lineare e multidisciplinare all’interno del marketing e attualmente è titolare a Stanford della cattedra di tecnica aziendale innovativa.
Il titolo del libro non deve ingannare poiché è un serio trattato sulla psicologia dei prepotenti, maleducati, cafoni, bastardi, aguzzini, tiranni, maniaci oppressivi, despoti, egomaniaci…insomma di tutti quelli che la parola stronzi sintetizza bene. Tutti abbiamo conosciuto degli stronzi, persone insopportabili, capaci di avvelenarci la vita lavorativa; spesso le consideravamo un accessorio imprescindibile del potere e la loro tracotanza la subivamo rassegnati…ora il libro insegna a smontarli, a depotenziarli.
Sostenitore della relazione assertiva, ovvero costruttiva e rivolta all’aiuto reciproco, l’autore del metodo antistronzi illustra come le personalità distruttive feriscano il prossimo e danneggino la produttività aziendale.
Questo libro è indicato in particolar modo ai dirigenti di aziende e a chi ha la responsabilità di gestire gruppi di lavoro, per questo è un trattato di asshole management ossia di gestione degli stronzi.
Può sorprendere invece che fra gli stronzi famosi sia citato Steve Jobs, il capo della Apple, che a quanto pare era noto per l'aggressività, le richieste impossibili ai propri collaboratori e le sfuriate in caso di errori. Sutton ammette che anche gli stronzi possono avere successo, che a volte le loro fissazioni maniacali possono aiutarli, quella di Jobs per l'estetica ad esempio è stata fondamentale, ma in linea di massima la stronzaggine è ben lontana dall'avere risvolti positivi.
Secondo Sutton, per quanto lo stronzo possa essere bravo, non vale la pena assumerne uno: il metodo antistronzi consiste proprio nell'evitare di introdurre nel proprio gruppo di lavoro gli stronzi e nello stabilire regole di reciproco rispetto all'interno dell'azienda.
Evitare gli stronzi si rivela un grandissimo vantaggio in termini di risparmio di denaro, per non parlare de l'immensamente migliore qualità della vita.
Fra le grandi aziende che hanno applicato questo metodo Sutton cita ad esempio Google, dove vige la regola No evil, cioè non essere malvagio, e il grande successo raggiunto da questo gruppo, a partire praticamente dal nulla, dimostra che è stata una buona tattica. Un libro consigliato quindi a chi fa assunzioni e per chi vuole la vita e l’azienda sana.
Per saperne di più, visita pagina dell'editore: QUI

lunedì, novembre 18, 2013

Seguaci e destini

Passano gli anni, infausti anni, e sempre di più mi chiedo come sia possibile la perversione di un grande numero di individui che fa seguire, acriticamente con sentimenti di dedizione totale, un vecchio uomo di mediocre intelligenza e discutibili valori morali? Il carattere delittuoso di Berlusconi non si può disconoscere, eppure si ritrovano in lui molti seguaci: che abbiano tutti una natura predestinata? Di fatto a sentirli parlare sono tutti mossi nell'agire a fin di bene. Una duplicità mentale è connaturata in essi che li rende inconsapevoli e i fa propagandisti di loro stessi: si danno sempre ragione, sopprimendo ogni senso di colpa.
C'è nel loro capo un vittimismo (anche tralasciando le allusioni agli ebrei) che paradossalmente lo rende un torturatore di milioni di italiani che non ne possono più di lui.
Una risposta a quanto succede si può trovare nel Mito e nella tragedia, che ad esso si accompagna. Diceva la filosofa Maria Zambrano che ogni agire umano trova riscontro nel Mito; dunque anche questa lunga storia sembra trovi un epilogo nella tragedia. A questo punto la questione si può solo chiudere: o con la scomparsa naturale del protagonista, o con una guerra civile dove la morte di molti supporti una palingenesi. Una rinascita.
Eppure c'è in tutto questo accadere qualcosa di déjà vu: e se vivessimo realmente sempre dentro un Eterno Ritorno? Comunque un consiglio: attenti ai seguaci, ai servi e ai guru. Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo*. *Titolo di un libro di Sheldon B. Kopp

venerdì, novembre 15, 2013

Confessioni di un sicario dell'economia (Confessions of an Economic Hit Man)

Confessioni di un sicario dell'economia (Confessions of an Economic Hit Man) è il titolo di un libro autobiografico di John Perkins, che racconta alcuni anni della sua vita lavorativa all'interno della Chas T. Main Inc. con il ruolo di economista capo. Il libro parte con una breve introduzione sui motivi che hanno spinto l'autore a scrivere il libro, con tutte le vicissitudini che lo hanno accompagnato durante le varie stesure: iniziato nel 1982, interrotto varie volte per pressioni esterne, e poi finito nel 2004.
La storia raccontata dal libro è una storia crudele, agghiacciante come può esserlo un racconto che mette gli interessi economici, il profitto e il potere davanti all'umanità. Questi sicari, che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi paesi in tutto il mondo, hanno metodi che comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni, sesso e omicidi.
La realtà del potere di ricche famiglie e potenti multinazionali che detengono la ricchezza ed il controllo delle risorse naturali del pianeta.
L'autore John Perkins, che era uno di essi, racconta il suo cammino interiore da servitore dell’impero a sostenitore dei diritti degli oppressi.

Presentazione libro su YOUTUBE:

su current tv

L'autore nel corso del libro si pone diverse domande:
Vogliamo un mondo governato da pochi miliardari, occupati a controllare le risorse del pianeta con l’unico fine di servire i loro appetiti sempre più voraci? Vogliamo più debito, privatizzazioni e mercato in cui i signori del furto si innalzano al di sopra delle leggi che valgono solo per il resto della popolazione? Vogliamo comprare da aziende che finanziano il rovesciamento di governi eletti democraticamente? Che indeboliscono i nostri presidenti e le altre cariche elettive? Vogliamo continuare a crescere i nostri figli in un pianeta dove meno del 5 per cento della popolazione consuma più del 25 per cento delle risorse, e meno del 10 per cento di quel 5 per cento controlla i patrimoni, e dove circa metà del mondo vive in povertà?

Alla fine del libro, dove vengono rivelati molti omicidi economici, l'autore delle confessioni dice cosa possiamo fare affinché si impari a leggere tra le righe di ogni articolo di giornale; la maggior parte di periodici, case editrici e giornali sono detenuti dalle gigantesche corporation internazionali. Dobbiamo per questo informarci bene.
Pare che per uscire dalla attuale crisi bisogni incrementare i consumi; si ritorni in fondo a fare ciò che si faceva prima che sopraggiungesse la crisi. Sbagliato. Impariamo invece dalla crisi a spendere meno, a consumare di meno, ad avere meno oggetti e appena si è tentati di fare shopping aprite e leggete un libro.
Quello che fa girare l'infernale meccanismo che ci stritola sta nella nostra percezione del mondo. Ecco allora che porsi delle domande, pensare di più ed esere insieme insegnanti e studenti, con il coraggio di agire conseguentemente, può cambiare il mondo. Noi insieme possiamo cambiare il paradigma: possiamo trasformare noi stessi; è in nostro potere farlo.
Oggi abbiano la possibilità anche tramite la Rete internet di conoscere di più e crescere di consapevolezza. Il mondo è come lo sogniamo e quindi iniziamo a immaginarlo diverso.
Le stesse istituzioni, banche, aziende, corporation ecc. non hanno niente di intrinsecamente sbagliato; non c'è il maligno al loro interno: c'è invece una concezione sbagliata dello sviluppo economico; quello di pensare che non ci sia altra strada che arricchirsi a discapito di qualcun altro.
Ribaltare questo concetto impiegando le stesse risorse per attuare obiettivi diversi e positivi ispirati a valori di solidarietà, trasformerebbe il mondo. Avremmo da subito acqua, cibo e medicine per tutti. Si debellerebbe subito le epidemie che mietono ogni anno milioni di morti.
Confessioni di un sicario dell'economia. La costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider
Autore: John Perkins
Traduttore: Lupi G.
Editore: Minimun Fax - Data di Pubblicazione: Febbraio 2010
ISBN: 8865590696 ISBN-13: 9788865590690
Pagine:315 Euro 17,50 in E-book Euro 4,99

lunedì, novembre 11, 2013

L'Estate Nera di Remo Guerrini

Un'immersione totale negli anni'60; questa è la premessa della storia raccontata nel romanzo di Remo Guerrini, L'estate nera. Tutto inizia con lo scenario reale di un paese del Monferrato, Altavilla, che come un microcosmo racchiude la vita di una comunità nell'epoca che precede il boom economico degli anni sessanta. In questa comunità c'è un gruppo di adolescenti che si appresta a consumare un delitto. La crudeltà di pensare di uccidere Benni (Beniamino) 'lo scemo del villaggio' da parte di questi poco più che bambini ha contorni da banalità del male, dove l'incoscienza diventa scusante...male incolpevole.
I ragazzini descritti con grande dovizia sono Santino, Massimino, Attila, Eva, Cavanesio, Federico, Saturnina e Giusi; sono ragazzini che scoprono il mondo con la televisione, i primi dischi, le feste con i balli lenti e le prime pulsioni sessuali.
Remo Guerrini sicuramente racconta in questo libro molto di sè. A me è parso di cogliere in Attila il suo alter ego. Forse mi sbaglio: penso che in ognuno dei vari protagonisti ci sia in parte l'autore. Ma in questa accurata descrizione affiora un vissuto coinvolgente che è misura e abilità dello scrittore, quanto sua biografia. C'è nel romanzo noir, L'estate nera, una provincia che è storia italiana e storia di formazione. L'Italia era in quegli anni tutta una provincia e si intravedeva in quella dimensione anche la nascita di una qualità di cittadini uniformati dall'affacciarsi della cultura di massa attraverso la televisione.
La lettura di questo libro ha mosso in me molti ricordi della mia infanzia. Sono affiorati i ricordi di mie estati di vacanza passate in un paese del basso Piemonte uguali a quello descritto. Non sarà per il fatto che mi leghi all'autore Remo Guerrini, oltre che luoghi, anche una stessa data di anno di nascita? Comunque Remo Guerrini non ha tralasciato niente e per chi ha vissuto quegli anni con la stessa età non può che rimanere soggiogato. Il delitto raccontato da Remo Guerrini, è insieme un delitto metaforico di qualcosa di sè: è la rimozione di qualcosa di oscuro che ognuno porta dentro, specie di quel tempo e di quell'età. L'autore sa farci immergere nella sua storia in modo coinvolgente.
Con un salto temporale di molti anni i protagonisti si ritroveranno nel paese di Altavilla. Benni (Beniamino) era stato trovato morto dentro un pozzo. La riesumazione dello scheletro rivelerà che è stato ucciso: chi sarà stato? Chi fu il colpevole? L'incontro tra i componenti del gruppo di allora, sarà l'occasione di un tuffo in quegli anni difficili da dimenticare; sarà l'occasione di fare i conti con quel passato e con la propria vita.
Soprattutto gli antichi amici del gruppo dovranno fare i conti con una giornata dell'estate di trent'anni prima: il 17 giugno del 1962.

L'autore Remo Guerrini è stato redattore, inviato e vice capo redattore presso "Panorama" e "L'Espresso". Dopo aver fatto il capo redattore presso il "Secolo XIX", ha assunto la vicedirezione di "Vera"; è stato direttore di "Focus" per tre anni, di "Epoca" per tre mesi, del settimanale Mondadori "Primo Piano", e alla fine direttore de "Il Giorno" e direttore editoriale delle testate della Poligrafici Editoriale, ovvero "Il Giorno", "Il Resto del Carlino" e "La Nazione".
La sua passione più grande è scrivere racconti e romanzi di fantascienza e genere noir.
Intanto si ha notizia che dal libro uscirà un film, Eppideis, diretto da Matteo Andreolli con Gianmarco Tognazzi come protagonista.
In attesa di vedere il film entrate subito nelle atmosfere degli anni '60 leggendo questo libro.
Remo Guerrini – L'estate nera
Newton Compton 2013
430 pagg., 9,90€ - ISBN 9788854153493

venerdì, novembre 08, 2013

Qualcosa da cambiare: il denaro

Avevo parlato qualche post fa del libro di Richard Feynman: Il senso delle cose. Nella conferenza Un'epoca scientifica la nostra?, raccolta in quel libro, l'autore chiede ad ognuno uno sforzo di creatività, di nuove idee: non bisogna pensare che tutto vada bene così come è oggi; la lingua, la matematica, la medicina...
Ecco che io ho pensato: perché non cambiare la cosa che più di ogni altra condiziona la vita delle persone? Perché non cambiare il denaro in qualcosa d'altro? Già, proprio il denaro, il responsabile di molta infelicità umana; lo stesso denaro capace di creare libertà che rende prigionieri e crea dipendenze. Può esserci qualcosa che sostituisca il denaro, il soldo come è inteso oggi? Il denaro è una creazione dell'uomo e in quanto tale è destinata a finire. Ma perché nessuno ha finora pensato di cambiare questa forma di scambio che misura valori che spesso, per non dire mai, sono fittizi? Valori che vengono tradotti in unità di misure riferite ad altre monete e ad altro ancora, tipo metalli (oro), liquidi (petrolio), ecc. ...
Possiamo ridurre tutto ad una fittizia unità di scambio che varia in qualche altra parte del mondo riducendo la nostra vita a valori di carta e all'arbitrio di qualche uomo seduto in una stanza?
Se analizzassimo il grande potere del denaro dal punto di vista di un marziano ci accorgeremmo di quanta stupidità è insita in questo sistema di scambio di valori. Il denaro è stato sempre accomunato all'oro e alla sua preziosità: natura speciale tanto da diventare simbolo di energia e omaggio da riservare al divino. Allora? Ecco il denaro può essere qualcosa d'altro. Al posto del denaro ci possono stare molte cose.
Oggi ad esempio il nostro tempo, che ha senz'altro più valore del denaro, viene monetizzato: il lavoro è diventato solo uno scambio tempo-denaro e naturalmente il tempo della nostra vita è scaduto.
Quel nostro tempo dovrebbe invero garantirci diritti: acqua, casa, pane, salute, educazione, informazione, cultura, sicurezza...tutti diritti cosiddetti inalienabili per la dignità dell'uomo. La paga per il lavoro potrebbe essere allora un attestato di valore che trovi riscontro in accesso e garanzia a quei diritti enunciati. Quindi niente denaro per pagare il lavoro, ma vita. Tolto al denaro il potere di misurare i diritti-valori sopra indicati, avremo un mezzo diverso per pagare il superfluo. Avremo altri valori e mezzi. L'economia e la finanza sarebbero un'altra cosa e i talenti di evangelica memoria assumerebbero una dimensione diversa: non unità di misura e bene da accumulare, ma capacità di espressione personale nella ricerca del bene comune.
Voi che leggete ci avete mai pensato?
Lasciatemi sognare e immaginare il diverso: qualcosa succederà.

mercoledì, novembre 06, 2013

Il comandante di Auschwitz di Thomas Harding

Ho terminato in questi giorni di leggere il libro di Thomas Harding, Il comandante di Auschwitz. Il libro racconta in parallelo la storia di Alexander Hanns, un ebreo naturalizzato inglese e di Rudolf Höss, il nazista che fu a capo del campo di concentramento di Auschwitz; dove si perpetuò l'assassinio di massa più grande della Shoah (termine recente che indica l'Olocausto ebraico).
La storia delle due vite del romanzo sono raccontate, intrecciando i vari momenti storici che vanno dall'inizio della prima guerra mondiale fino alla loro morte.
Alexander Hanns era l'ufficiale della squadra di investigatori inglesi costituita per acciuffare i criminali nazisti che riuscirà a scovare e catturare Rudolf Höss.
L'autore del libro, Thomas Harding, è un pronipote di Alexander Hanns, che venne a sapere della partecipazione e direzione nella cattura di Rudolf Höss da parte dello prozio durante l'elogio funebre alle sue esequie nel 2006. Thomas Harding iniziò allora a fare le sue ricerche e, insieme alla consultazione di una vasta bibliografia, ottenne anche inedite testimonianze sui due protagonisti grazie a interviste a figli e nipoti a cui aggiungere la lettura di lettere e corrispondenze private delle due famiglie.
la testimonianza al processo di Norimberga di Rudolf Höss, definito uno dei più grandi criminali dell'ultima guerra mondiale, fu il momento più chiaro e veritiero di denuncia del massacro creato con la sistematica gasazione e crematura delle vittime. Nella confessione di Rudolf Höss si legge:
'Sono stato il comandante di Auschwitz fino al 1 dicembre del 1943, e stimo che siano state giustiziate e sterminate almenno due milioni e mezzo di di vittime gasandole e bruciandole, e un altro mezzo milione di individui sia morto per fame e malattia, per un ammontare di circa tre milioni di decessi. Ho personalmente visionato le esecuzioni ad Auschwitz fino al 1 dicembre 1943- Nell'estate del 1944, solo ad Auschwitz abbiamo giustiziato 400.000 ebrei ungheresi.
Il libro di Thomas Harding ha nel titolo l'aggiunta di: Una storia vera- Le vite parallele del più spietato criminale nazista e dell'ebreo che riuscì a catturarlo.
Questa aggiunta al titolo penso sia stata fatta per non confonderlo con l'autobiografia che porta lo stesso titolo, scritta nella prigione polacca in attesa del processo e condanna da Rudolf Höss stesso.

Mi piace ricordare cosa scrisse di Rudolf Höss, nella prefazione di quel libro, Primo Levi:
'Höss è stato uno dei massimi criminali mai esistiti, ma non era fatto di una sostanza diversa da quella di qualsiasi altro borghese di qualsiasi altro paese; la sua colpa, non scritta nel suo patrimonio genetico né nel suo esser nato tedesco, sta tutta nel non aver saputo resistere alla pressione che un ambiente violento aveva esercitato su di lui, già prima della salita di Hitler al potere...
Si spandono oggi molte lacrime sulla fine delle ideologie; mi pare che questo libro dimostri in modo esemplare a che cosa possa portare un'ideologia che viene accettata con la radicalità dei tedeschi di Hitler, e degli estremisti in generale. Le ideologie possono essere buone o cattive; è bene conoscerle, confrontarle e cercare di valutarle; è sempre male sposarne una, anche se si ammanta di parole rispettabili quali Patria e Dovere'
.
Già, per quella nuova edizione, avvenuta nel 1984 a 40 anni dalla fine della guerra ed a 38 dall'esecuzione dell'autore, Primo Levi si chiedeva se valesse la pena ripubblicarlo. La risposta che si dette allora vale oggi per questo nuovo libro di Thomas Harding: il rigurgito negazionista e revisionista di pagine di storia di cui conservare la memoria per sempre.
Per Primo Levi: 'A mio parere, i motivi sono almeno due. Pochi anni fa ha preso inizio un'operazione insidiosa: il numero delle vittime dei campi di sterminio sarebbe stato enormemente minore di quanto afferma «la storia ufficiale»; nei campi non si sarebbe mai usato gas tossico per uccidere esseri umani. Su entrambi questi punti la testimonianza di Höss è completa ed esplicita, né si vedrebbe perché avrebbe dovuto formularla in modo così preciso ed articolato, e con tanti dettagli conformi a quelli dei sopravvissuti ed ai reperti materiali, se si fosse trovato in stato di costrizione come pretendono i «revisionisti».
Proprio in questi giorni sono nuovamente uscit dichiarazioni di negazionisti dell'Olocausto e di revisionisti che cercano di sminuire la tragedia nella sua portata di numeri e, in un certo senso, di gravità. Questi non sanno che proprio gli autori di quel genocidio dissero che la loro atrocità era così grande che chi l'avrebbe raccontata non sarebbe stato creduto. Nessuno riuscirebbe a pensare e a descrivere quello che era accaduto. Una prova è che molti testimoni sopravvissuti a quell'esperienza trovarono difficoltà a raccontarla e non ne vollero parlare per molto tempo.
Questo libro aiuta a continuare la memoria aggiungendo nuove rivelazioni e argomenti di riflessione su quel male ben descritto da Hanna Arendt con la definizione banale.

sabato, novembre 02, 2013

Ora che i ricchi sono sempre più ricchi...

Giusto 10 anni fa scrissi un post (ripreso anche da Italians -la rubrica del Corriere della Sera online) che diceva: Quando i ricchi erano ricchi, i ricchi erano bianchi di carnagione e i poveri abbronzati; si sa, i poveri lavoravano nei campi e allora si abbronzavano. Poi i poveri hanno cambiato lavoro e sono diventati bianchi e allora i ricchi si sono abbronzati e questo per tutto l'anno: d'inverno vanno ai Caraibi o a fare trekking nel deserto. Allora anche i poveri si sono di nuovo abbronzati: fanno le lampade con gli ultravioletti ma si vede che nel week end erano in giro per l'Ikea…
Qui potrete leggerlo tutto. Facendo il verso a quella prosa oggi ho scritto:
Ora che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono più poveri, i ricchi continuano a fare frodi fiscali e se condannati ricorrono a Strasburgo o al ministro di loro conoscenza, mentre i poveri che hanno perso il lavoro legale ora lavorando in nero evadono anche loro il fisco, ma non li cercano neppure: le carceri sono già piene di poveracci.
Ora che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono più poveri; i ricchi continuano ad avere tutte le donne che vogliono e possono sposare non chi ha l'età della figlia ma quella della nipotina, mentre i poveri hanno solo le donne che gli capitano, ma se vogliono ora pagano prostitute giovani più povere di loro.
Ora che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono più poveri, i ricchi si fanno eleggere in Parlamento facendosi votare dai poveri, mentre quest'ultimi continuano a lamentarsi dei politici corrotti che rubano i soldi di tutti...quelli che poi usano per mantenersi ricchi a discapito dei poveri che sono sempre pronti a rivotarli al grido di Forza Italia.
Così ora va il mondo e la lotta di classe è solo un ricordo del '900. D'altronde la classe dei ricchi ha sempre avuto un ascendente verso le classi inferiori promuovendone i comportamenti, le furberie e i difetti.
Passano gli anni e nulla cambia. Cosa c'è da sperare? Forse in una grande invasione di africani, di affamati e disgraziati del mondo che forse saranno capaci di ribaltare l'attuale andazzo. Forza Africa.

venerdì, novembre 01, 2013

Il paradigma Destra - Sinistra

Schemino pubblicato sul blog del corsera online: sentimeter, Questa immagine chiarisce la posizione dei vari partiti in relazione alla scelta Libertà-Stato- Mercato - Conservazione. Scelte sempre presenti in ogni scontro democratico e che delinea la divisione tra Destra e Sinistra.

L'amico su Fb Alessandro Chelo mi ha invitato a cliccare su 'Mi piace' della pagina 'Oltre la destra e la sinistra': La pagina degli Innovatori della politica per andare oltre il paradigma destra-sinistra.
Ecco la mia risposta.

Caro Alessandro lasciami dire che non credo al superamento del paradigma Destra e Sinistra. Da tempo si ribadisce che siano finite le ideologie e che non esista più la Destra e la Sinistra. Sbagliato. Esistono eccome; esistono pur perdendo la loro ragione d'essere in quanto con l'affermazione dell'unica ideologia rappresentata dal neoliberismo, nessuno sembra in grado di riportare la politica al suo primato. Oggi vince e conta solo il mercato: il mercato dettato dagli interessi delle attuali 200 multinazionali che governano il mondo al di sopra delle scelte degli Stati. E' chiaro come a questa egemonia finanziaria capitalista, ha fatto eco il messaggio mistificatorio della fine delle ideologie. Le ideologie esistono sempre. Sono il sale della politica e del confronto di idee diverse.
Oggi con la vittoria incontrastata dell'ideologia neoliberista si ha la sensazione che non ci sia e debba esistere altro. A questo punto mi basterebbe citare Norberto Bobbio, che oltre a ribadire che 'non vi è nulla di più ideologico che l’affermazione della crisi delle ideologie', è uno stereotipo che non esista più alcuna distinzione tra Destra e Sinistra.
Per chi come me pensa che la civiltà sia un generale progresso da ingiustizia a giustizia, da diseguaglianza a uguaglianza. Proprio affermando la disuguaglianza naturale degli uomini bisogna operare contro di essa: l’uguaglianza degli uomini non è una loro natura, è un dovere della politica e della Sinistra.
Per questo pur guardando al nuovo e al rinnovamento che cambiano continuamente gli scenari del mondo bisogna tenere fermo i principio che non sia il mercato e le sue leggi a governare la nostra vita. Le comunità con la Politica dovranno continuare a confrontarsi con idee anche opposte (chiamate finora Destra e Sinistra) per progredire in pace. Il normale conflitto è in questo caso motore di crescita...come avviene in democrazia.
Quello che oggi manca è dovuto all'arresa sia della Destra che della Sinistra all'esistente: la supremazia di un mercato finanziario che detta lui le regole di tutto. Non è un caso che le diseguaglianze e le ingiustizie avanzino fuor modo.

mercoledì, ottobre 30, 2013

Il ritorno del Principe

In Italia sul tema della corruzione non riusciamo mai ad essere coerenti; anzi dato che corrotti e corruttori spesso si trovano nei gangli del potere, ecco che politici e criminali frequentemente condividono affari e destini.
Uno dei libri più interessanti che affronta questo tema è Il ritorno del Principe
Uscito in libreria il 27 giugno 2008 il libro, Il ritorno del Principe di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato(Chiarelettere Editore, 368 pp., 15,60 Eu) affronta la mafiosità, quel comportamento diffuso specialmente qui in Italia, pare essere una componente costitutiva del potere: il richiamo al Principe di Macchiavelli, per cui ogni mezzo è lecito per l’esercizio del potere, è senza dubbio pregnante; quale democrazia può svilupparsi con questa premessa?
Di questo libro scrissi una recensione, pubblicata sul quotidiano online mentelocale.it il 4 novembre 2008.
Gli autori del libro inchiesta, Il ritorno del Principe, sono Saverio Lodato, giornalista e scrittore, che lavora per L'Unità, e Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo, dove dirige il Dipartimento Mafia-economia. Quest’ultimo è stato anche Pubblico Ministero al processo Andreotti.
Nel libro Roberto Scarpinato prende atto che il mondo degli assassini comunica con mille porte girevoli con le persone normali, con i tanti sepolcri imbiancati che occupano la scena…gli assassini, con i loro volti truci, molto spesso sono persone come noi che frequentano gli stessi salotti e le stesse chiese delle vittime… così abbiamo il dio dei dittatori e il dio degli oppressi, il dio dei corruttori e il dio dei poveri cristi, il dio dei mafiosi e il dio degli antimafiosi… così sono tutti bravi cristiani e in pace con loro stessi.
Alla luce degli ultimi avvenimenti, che riguardano soprattutto la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, ecco che si rimarca quanta ambiguità e voglia di continuare il gioco politico della collusione tra potere e malaffare- in questo caso la frode fiscale.
Avere le istituzioni democratiche al di sopra di ogni sospetto sarebbe cosa normale e invece...
In Italia vediamo come chi incappa nelle maglie della giustizia continua poi a frequentare gli stessi ambienti. La stessa gente non esita poi a licenziare e a bollare come ladri e farabutti gli altri, mentre si autoassolve in nome di una appartenenza ad una classe sociale superiore: sono senza vergogna.

domenica, ottobre 27, 2013

Niente succede per caso...

Niente succede per caso: si dice spesso ed è una verità incontestabile. Se poi parliamo di politica quel caso acquista una valenza particolare: fa succedere cose che riguardano il nostro essere collettivo, la comunità, l'insieme di azioni e controreazioni sociali.
Per questo si può affermare che, per quanto riguarda l'Italia, il grillismo è la diretta conseguenza del berlusconismo. Ancora di più l'astensionismo, il rifiuto della partecipazione politica è responsabilità dei personalismi e della nomenclatura partitica, di partiti che poi lo sono per modo di dire.
Il solo partito italiano, che tale si potrebbe definire, è il Partito Democratico che svolge congressi e alimenta dibattiti sulle scelte da fare in campo economico e sociale. Per il resto il vuoto.
Oggi abbiamo tra astensionismo e votanti del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, una percentuale che supera il 55% degli elettori. Fatto grave per la democrazia.
Il movimento 5 Stelle è sorto su un'onda di antipolitica; non tutto però di questo movimento è da ritenere sbagliato: alcune istanze di rinnovamento e di pulizia sono necessarie per far cambiare rotta all'Italia. Vent'anni di Berlusconi, al centro della vita politica, ha portato un degrado istituzionale e morale evidente. La fine di una parabola personale, politica e sociale è inevitabile sia per questioni anagrafiche sia per una naturale trasformazione temporale che modifica fisici e idee. Idee che riscontriamo anch'esse vincolate da quel Niente succede per caso a quell'Eterno Ritorno, di nietzschiana memoria.
Da alcuni fatti possiamo quindi intravedere un succedere prossimo venturo: Berlusconi muore; Forza Italia finisce; Beppe Grillo diventa senatore; il Movimento 5Stelle cambia nome; il PD si spacca; i socialisti ritrovano un vecchio sole nascente e si inizierà a parlare della scoperta di algoritmo capace di dare risposte ai vecchi problemi. La formula software sarà inserita in un'umanoide capace di dare fisicità al virtuale...
un nuovo Berlusconi? Niente succede per caso.

martedì, ottobre 22, 2013

Ogni persona è una via


Foto di Maria Zambrano

Molte sono le strade per l’autorealizzazione; si potrebbe dire che ogni persona è una via per raggiungerla. Io ho incontrato molte strade ed ognuna conteneva semi di saggezza e verità; ognuna aveva la risposta giusta ad un problema.
Maria Zambiano (Filosofa spagnola e premio Cervantes) affermava, in Persona e Democrazia (1958): ‘Queste strade, per quanto diverse, hanno in comune il fatto di essere strade aperte dall'uomo nella selva oscura e compatta formata dagli dei, dalla confusione della natura e perfino dall'oscurità della sua mente. E' come se l'uomo si fosse finalmente messo in moto. Farsi strada é l'azione umana per eccellenza...perché l'uomo è egli stesso strada’.
Spesso si incontrano e si provano a percorrere queste strade in momenti difficili dell’esistenza: drammi, problemi, fatti tragici e difficoltà varie, facendo avvicinare le persone a particolari dottrine, filosofie e pratiche religiose; ognuna di queste rappresenta un conforto ed una rassicurazione per superare quelle particolari difficoltà del vivere. Ognuna quindi può essere utile e funzionare. Per certi versi si potrebbe pensare che un effetto placebo esiste anche per l’anima, per cui non importa a chi e a che cosa credere, l’importante è credere.
Io ho potuto constatare che c’è un filo che accomuna tutte le pratiche e le filosofie che aiutano la ricerca del proprio bene, insieme a quello degli altri: è il sapere della responsabilità delle nostre azioni; la consapevolezza di quanto i nostri comportamenti e i nostri desideri influiscano sul nostro destino. In fondo tutte le strade sono dirette nell’interiorità del nostro essere, dove è posta la nostra verità.
Così sono dell’idea che nella nostra vita niente succeda mai veramente per caso, ed ogni cosa metta alla prova il cammino che ognuno intraprende per diventare ciò che è: questo è il senso profondo della nostra vita.
Per questo dobbiamo, nel corso della vita, fare i conti con molte cose; dobbiamo misurarci con meccanismi mentali e comportamentali che non ci appartengono, per realizzare quel miracolo di unicità e irripetibilità che ognuno rappresenta. Dobbiamo percorrere la nostra strada.

sabato, ottobre 19, 2013

Cos'è la scienza?

Cos'è quel percorso per conoscere la materia e le leggi che muovono l'universo? Ecco leggendo il piccolo libro Il senso delle cose, di Richard Feynman, si potrebbe dire in sintesi che la scienza è l'arte del dubbio.
Richard Feynman, che è stato uno dei più grandi fisici del ventesimo secolo a cui è stato conferito il premio Nobel nel 1965, raccoglie nel libro citato tre conferenze fatte a dei giovani universitari: L'incertezza della scienza- l'incertezza dei valori e Un'epoca scientifica la nostra?
Il sapere di non sapere con la ricerca continua, come sfida all'ignoto, è quello che attua il metodo scientifico, portandoci da un'ipotesi quasi certamente falsa ad una quasi certamente vera. Un quasi dunque che muove delle certezze per approssimazione. Più cerchiamo di conoscere e descrivere l'universo più il confine si allontana e appare irraggiungibile. Il mistero aumenta. L'immaginazione della Natura è più grande di quella dell'uomo. La meraviglia che osserviamo non la potevamo immaginare.
Prendiamo i meccanismi della vita: bellissimi; scopriamo con essi che ogni forma di vita è in relazione con ogni altra. Ad esempio: nelle piante, forme di vita molto lontane dagli animali, c'è la clorofilla, una sostanza molto importante nei processi che coinvolgono l'ossigeno e in noi troviamo un sistema di trasporto dell'ossigeno nel sangue-, chiamato emoglobina che ha la stessa composizione chimica, la stessa struttura ad anelli.

Feynman rileva...'Che alla base di ogni essere vivente vi sia la stessa chimica è una cosa fantastica. A pensare che che per molto tempo noi umani eravamo tanto orgogliosi da non voler riconoscere nessuna parentela con gli animali.
Se poi il nostro occhio avesse la possibilità di vedere gli atomi scoprirebbe che tutto l'universo è fatto degli stessi atomi e che la materia delle stelle è la stessa di cui siamo fatti noi
.
Si è soliti dire che l'eccezione conferma la regola. Sbagliato. Per la scienza se c'è una eccezione la regola è sbagliata. Lo scienziato dovrebbe far di tutto per cercare le eccezioni; per far cadere le vecchie regole: questo è il progresso. La scienza è tutto quanto può essere esaminato tramite l'osservazione.
I periodi peggiori della storia dell'uomo sono stati quelli dove a comandare c'erano delle certezze. Dove era forte la presenza di persone che credevano in qualcosa con fede cieca e dogmatismo assoluto, prendendosi tanto sul serio tanto da pretendere che il mondo intero la pensasse come loro.
Un mistero è perché la Natura sia matematica, ovvero quelle leggi rispettino e abbiano quell'aspetto.
Saper convivere con il dubbio e l'incertezza non dovrebbe essere solo utile alla Scienza, ma ad ogni altro campo delle attività umane. La filosofia dell'incertezza rende possibile il progresso quale frutto della libertà di pensiero.
Per quanto riguarda la scienza nel rapporto con la religione si può sostenere subito che nessuno è in grado di sostenere la negazione di un Dio, tanto quanto la sua esistenza, ma resta chiaro che comunque quel Dio non potrà essere un Dio convenzionale descritto da una religione. Nessun Dio di qualunque religione è tanto grande da reggere la contemplazione dell'universo al di là della presenza umana.
Quello descritto dall'uomo è un Dio inadeguato: un semplice spettatore delle sue gesta racchiuse tra bene e male. Spesso poi la religione è entrata in conflitto con la scienza: dalla Terra che girava intorno al sole, alla discendenza animalesca ecc.
Ecco la Scienza: una continuo viaggio nell'interrogazione, nella ricerca di risposte alle cose più semplici...al senso delle cose, che paradossalmente rimanda ad altre. Altre cose che ci circondano e noi guardiamo attoniti e incantati.

lunedì, ottobre 14, 2013

Giuseppe Di Costanzo, filosofo e scrittore

Oggi avevo pronto un altro post, invece mi è arrivata la notizia dell'improvvisa morte di Giuseppe Di Costanzo, un filosofo napoletano a cui avevo presentato un libro a Genova il 26 settembre scorso, insieme all'amica Giusy Randazzo.
Ora sono basito, come tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Una perdita inaspettata che ha lasciato un senso di vuoto nei famigliari e amici. Ecco che qualunque post che non parlasse di Giuseppe Di Costanzo, oggi non avrebbe senso.
Un infarto ha colpito ieri pomeriggio Giuseppe Di Costanzo a Berlino. Lui andava spesso a Berlino. era una città in cui aveva trovato la sua seconda casa. I suoi studi sulla corrente filosofica dello Storicismo Critico Tedesco, in particolare sulla formazione culturale e filosofica di Friedrich Meinecke e successivamente di Otto Hintze, lo portavano spesso in Germania.
Io sono stato onorato dell'occasione datami, con la presentazione del suo libro, 'tutto tranne l'amore', di essergli divenuto amico. Avevamo subito preso l'impegno di rivederci e di organizzare altre cose insieme. Era un napoletano speciale, fisicamente sembrava più tedesco: dai tratti del viso e dalla sua fattura alta e robusta; la sua simpatia poi era napoletana, contagiosa e non disdegnava di improvvisare imitazioni perfette di personaggi conosciuti. Con l'impegno di fargli conoscere un po' Genova lo portai a Boccadasse a prendere la panera -una specialità semifredda genovese-, fu una serata bellissima e insieme scoprimmo anche la comune passione per il cinema. Imitò Alberto Sordi e altri attori.
Ora mi rimane il ricordo della sua immagine che non voglio dimenticare.
Ciao caro Giuseppe, caro amico di pochi giorni, non ti scorderò.

martedì, ottobre 08, 2013

Il bosone di Higgs, chiamato erroneamente particella di Dio. Nobel per la Fisica 2013

Il bosone di Higgs chiamato erroneamente particella di Dio, ha fatto vincere il Nobel per la Fisica 2013.

Era previsto e puntuale è arrivato il premio Nobel a Peter W. Higgs che nel lontano 1964 aveva previsto l'esistenza di un bosone -che sarà in seguito chiamato 'particella di Dio'-, una particella che è necessaria a tenere insieme la materia.
Il bosone di Higgs, come comunemente viene indicata questa particella, costringe a interagire e ad aggregare tutti i componenti della materia, diventando massa: materia concreta così come la conosciamo noi.
Per i fisici è la conferma di una teoria chiamata Modello Standard: una teoria che prevede che le 12 particelle elementari, mattoni presenti in tutta la materia sia infinitamente piccola che grande, comprendano altre 12 particelle tipo i fotoni e i gluoni, che sono la colla che unisce fra loro i mattoni della materia, come i quark nel nucleo dell'atomo.
Ad ogni modo il britannico Peter Higgs è ateo (come la maggioranza degli scienziati) e non è d'accordo a chiamare la particella da lui pensata, poi scoperta e vista (al Cern di Ginevra con il super acceleratore Lhc), particella di Dio.
Questa particella potrebbe essere definita di Dio per il fatto che è l'unica particella che ha la capacità di trasformare l'energia in massa. Di rallentare la velocità della luce dando corpo a particelle come i fotoni, i quark, gli atomi ecc... Se in principio c'era la luce...ecco che tramite questo bosone venne creata tutta la materia: tutte le cose del creato.
All'inizio il nome dato a questa particella era goddamn particle, che significa particella maledetta o dannata, poichè difficile da individuare; fu solo una errata traduzione a trasformarla in particella dio.
Questo Nobel per la Fisica 2013 è stato assegnato anche al belga François Englert (81 anni), della Libera Università di Bruxelles; anche lui aveva fatto la congettura dell'esistenza di questa particella grazie alla quale esiste la massa. Ad ognuno degli scienziati andrà il premio di 8 milioni di corone svedesi, equivalenti a 920.000 euro.

giovedì, ottobre 03, 2013

Una conversazione stimolante

Da un dialogo davvero interessante -del post precedente- ad una conversazione stimolante...

Alcune sere fa ero a tavola con degli amici e una persona appena conosciuta che da subito incuriosì i presenti: il suo eloquio rivelava conoscenze in diversi campi e una vasta cultura. Lui, un uomo di oltre cinquant'anni, ad una precisa richiesta sulla sua vita sentimentale rispose che aveva un compagno con cui viveva da diversi anni.
Ma allora sei omosex? Chiese subito un commensale.
La risposta fu pronta: Non so come la pensi, ma nel mio percorso sentimentale non c'è spazio per una identificazione sessuale...io credo che l'individuazione di genere nella ricerca della felicità, la sessualità limiti la libertà e la verità dei sentimenti d'amore. Se stai bene con una persona, stai bene. Se si ama, si ama. Il resto è sovrastruttura.
Sovrastruttura! Era da tempo che non ascoltavo l'argomentazione puntuale di una scelta che escludesse la sovrastruttura.
Sovrastruttura
: questa parola mi fece ricordare Karl Marx e la sua filosofia.
Marx in breve sosteneva che '...Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita'.
Ancora: 'Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.'.
In effetti la sovrastruttura è ogni tipo di concetto, non attinente ai rapporti economici, che determina la sostanza dei rapporti umani. Fondamentale a tal proposito è il ruolo creato dalla cultura dominante per meglio controllare la società. Quindi nella dialettica marxiana la sovrastruttura non dovrebbe distinguere le effettive entità nel mondo.
Questa è la sintesi del Karl Marx filosofo. Già, la nostra società dividendoci anche in maschi e femmine in un certo senso dà forma ad una società arcaica. La storia vera dell'umanità allora inizierà quando anche questa divisione sarà superata.
Questo è stato il mio pensiero inespresso in quel momento, ma che ora mi è tornato alla mente leggendo di omofobia e razzismo.
Spero che Karl Marx sia letto e riletto. Un approccio scientifico al perchè non riusciamo tra le tante ragioni ad uscire da certe gabbie.

martedì, ottobre 01, 2013

Un dialogo davvero interessante tra un Papa e un ateo

Questa è la parte finale del dialogo pubblicato da la Repubblica, tra Papa Francesco ed Eugenio Scalfari.
la Repubblica di oggi 1 ottobre 2013
Il Papa Francesco: «...Ma ora lasci a me di farle una domanda: lei, laico non credente in Dio, in che cosa crede? Lei è uno scrittore e un uomo di pensiero. Crederà dunque a qualcosa, avrà un valore dominante. Non mi risponda con parole come l’onestà, la ricerca, la visione del bene comune; tutti principi e valori importanti, ma non è questo che le chiedo. Le chiedo che cosa pensa dell’essenza del mondo, anzi dell’universo. Si domanderà certo, come tutti, chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Se le pone anche un bambino queste domande. E lei?».
Eugenio Scalfari: Le sono grato di questa domanda. La risposta è questa: io credo nell’Essere, cioè nel tessuto dal quale sorgono le forme, gli Enti.
«E io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio. E credo in Gesù Cristo, sua incarnazione. Gesù è il mio maestro e il mio pastore, ma Dio, il Padre, Abbà, è la luce e il Creatore. Questo è il mio Essere. Le sembra che siamo molto distanti?»
Siamo distanti nei pensieri, ma simili come persone umane, animate inconsapevolmente dai nostri istinti che si trasformano in pulsioni, sentimenti, volontà, pensiero e ragione. In questo siamo simili.
«Ma quello che voi chiamate l’Essere vuole definire come lei lo pensa?».
L’Essere è un tessuto di energia. Energia caotica ma indistruttibile e in eterna caoticità. Da quell’energia emergono le forme quando l’energia arriva al punto di esplodere. Le forme hanno le loro leggi, i loro campi magnetici, i loro elementi chimici, che si combinano casualmente, evolvono, infine si spengono ma la loro energia non si distrugge. L’uomo è probabilmente il solo animale dotato di pensiero, almeno in questo nostro pianeta e sistema solare. Ho detto è animato da istinti e desideri ma aggiungo che contiene anche dentro di sé una risonanza, un’eco, una vocazione di caos.
«Va bene. Non volevo che mi facesse un compendio della sua filosofia e mi ha detto quanto mi basta. Osservo dal canto mio che Dio è luce che illumina le tenebre anche se non le dissolve e una scintilla di quella luce divina è dentro ciascuno di noi. Nella lettera che le scrissi ricordo d’averle detto che anche la nostra specie finirà ma non finirà la luce di Dio che a quel punto invaderà tutte le anime e tutto sarà in tutti».
Sì, lo ricordo bene, disse “tutta la luce sarà in tutte le anime” il che — se posso permettermi — dà più una figura di immanenza che di trascendenza.
«La trascendenza resta perché quella luce, tutta in tutti, trascende l’universo e le specie che in quella fase lo popolano. Ma torniamo al presente. Abbiamo fatto un passo avanti nel nostro dialogo. Abbiamo constatato che nella società e nel mondo in cui viviamo l’egoismo è aumentato assai più dell’amore per gli altri e gli uomini di buona volontà debbono operare, ciascuno con la propria forza e competenza, per far sì che l’amore verso gli altri aumenti fino ad eguagliare e possibilmente superare l’amore per se stessi».
Qui anche la politica è chiamata in causa.
«Sicuramente. Personalmente penso che il cosiddetto liberismo selvaggio non faccia che rendere i forti più forti, i deboli più deboli e gli esclusi più esclusi. Ci vuole grande libertà, nessuna discriminazione, non demagogia e molto amore. Ci vogliono regole di comportamento ed anche, se fosse necessario, interventi diretti dello Stato per correggere le disuguaglianze più intollerabili».
Santità, lei è certamente una persona di grande fede, toccato dalla grazia, animato dalla volontà di rilanciare una Chiesa pastorale, missionaria, rigenerata e non temporalistica. Ma da come parla e da quanto io capisco, Lei è e sarà un Papa rivoluzionario. Per metà gesuita, per metà uomo di Francesco, un connubio che forse non si era mai visto. E poi, le piacciono i “Promessi Sposi” di Manzoni, Holderlin, Leopardi e soprattutto Dostoevskij, il film “La strada” e “Prova d’orchestra” di Fellini, “Roma città aperta” di Rossellini ed anche i film di Aldo Fabrizi.
«Quelli mi piacciono perché li vedevo con i miei genitori quando ero bambino». Ecco. Posso suggerirle di vedere due film usciti da poco? “Viva la libertà” e il film su Fellini di Ettore Scola. Sono certo che le piaceranno.
Sul potere gli dico: lo sa che a vent’anni ho fatto un mese e mezzo di esercizi spirituali dai gesuiti? C’erano i nazisti a Roma e io avevo disertato dalla leva militare. Eravamo punibili con la condanna a morte. I gesuiti ci ospitarono a condizione che facessimo gli esercizi spirituali per tutto il tempo in cui eravamo nascosti nella loro casa e così fu.
«Ma è impossibile resistere ad un mese e mezzo di esercizi spirituali» dice lui stupefatto e divertito. Gli racconterò il seguito la prossima volta. Ci abbracciamo. Saliamo la breve scala che ci divide dal portone. Prego il Papa di non accompagnarmi ma lui esclude con un gesto. «Parleremo anche del ruolo delle donne nella Chiesa. Le ricordo che la Chiesa è femminile».
E parleremo se Lei vuole anche di Pascal. Mi piacerebbe sapere come la pensa su quella grande anima.
«Porti a tutti i suoi familiari la mia benedizione e chieda che preghino per me. Lei mi pensi, mi pensi spesso».

Ci stringiamo la mano e lui resta fermo con le due dita alzate in segno di benedizione. Io lo saluto dal finestrino. Questo è Papa Francesco. Se la Chiesa diventerà come lui la pensa e la vuole sarà cambiata un’epoca.

Questo dialogo dice molte cose di questo Papa: affronta la Scienza e la modernità senza chiusure, insegnando a molti cattolici e cristiani come rapportarsi con le differenze del pensiero ideologico e scientifico. Illuminante è la frase: 'Nella lettera che le scrissi ricordo d’averle detto che anche la nostra specie finirà ma non finirà la luce di Dio che a quel punto invaderà tutte le anime e tutto sarà in tutti'.
Già, la nostra specie finirà...in perfetta aderenza scientifica darwiniana; allora quel Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza dal nulla, non finirà con la sua fragile e mortale creatura, ma continuerà e invaderà tutte le anime e tutto sarà in tutti. Una visione olistica che travalica il Dio di parte di tutte le religioni; quello ebreo di un solo popolo o quello dell'Islam accogliente e misericordioso dei musulmani insieme a quello onnipotente e vendicativo- capace di somministrare paradisi e inferni- come quello cattolico.
Per finire il Papa ricorda a Scalfari: Parleremo anche del ruolo delle donne nella Chiesa. Le ricordo che la Chiesa è femminile...
Fantastico! La rivoluzione della Chiesa Apostolica Romana è forse all'inizio...ne vedremo delle belle.

sabato, settembre 28, 2013

Verso la fine

Speriamo che si chiuda questa parentesi delle Larghe intese. Finisca quell'accordo con la protesi armata di Berlusconi. Era chiaro dall'inizio che la soluzione di richiamare Napolitano a continuare il mandato di presidenza della Repubblica, mettendo insieme il PD con quella banda di nominati dal boss chiamata PdL, era un disegno di Berlusconi per continuare a mantenere il potere.
E' da vent'anni che tutto ruota intorno ad una persona e non se ne può più. La politica è sprofondata sempre di più in un baratro autoreferenziale personale, dove conta la gestione del potere e non la risoluzione dei problemi con la civile convivenza.
Era sempre più chiaro che con quell'accozzaglia di pseudopolitici, operanti nel PdL, non si cambierà mai l'attuale legge elettorale attuata con meccanismi studiati per garantire alla Destra e alla Lega vantaggi e vassalli. Si cambi la legge elettorale, denominata porcellum, insieme a chi ci sta in Parlamento e si vada a votare subito.
Si spera che in questo momento gli italiani abbiano finalmente capito chi era e chi è il fondatore di Forza Italia: un partito che difficilmente potrà aderire al PPE europeo.
Già nella costruzione dell'Europa bisognerà trovare anche in Italia modi di confronto politico comuni e non giocati con personaggi alla Berlusconi. Personaggi che rimangono pervicacemente sulla scena politica come unti dal Signore.

martedì, settembre 24, 2013

Incontri mattutini


Stamane ho incontrato un conoscente ottantenne che mi ha detto di pensare spesso alla morte.
'Non mi era mai successo ma ultimamente penso spesso alla morte...non mi piace'.
La mia risposta è stata: 'Non è male pensare alla morte, anzi aiuta a vivere meglio'
'Dice?
-mi ha risposto- forse perché si diventa allora più bravi?'
'No. Si impara a vivere meglio il presente. Si apprezza di più quello che c'è di bello nella vita...ad esempio una giornata di sole, una tazza di caffè, l'incontro con un amico e anche un 'buongiorno!' esclamato dal tuo giornalaio. Pensiamo poco alla morte e alla brevità della vita. La morte l'abbiamo rimossa, ce la nascondiamo eppure quella cosa, che Totò chiamava 'a livella', aiuta non solo ad essere seri ma paradossalmente a ridere, ad amare
': così ho continuato.
'Grazie. Ha ragione, ma il fatto è che prima non ci avevo mai pensato. Quando ero giovane non pensavo alla morte, ma ora con l'età avanzata mi succede spesso. E' vero anche che apprezzo meglio le cose che un dì mi davano fastidio...ad esempio sono stato invitato a un matrimonio e tre giorni che sono agitato. Sono contento e aspetto con ansia'. Commenta lui
'Bene'. Ribadisco io
Mentre mi allontano mi dico, che in verità, non è che io pensi molto alla morte. Mi è venuto subito dopo in mente il film di Nanni Moretti Aprile, nella scena in cui con il metro in mano misurava quanto aveva vissuto e quanto poteva restargli ancora da vivere: pochi centimetri; erano di più quelli già vissuti. Accidenti!

Ma via. Teniamo solo le cose belle. Il film prosegue così.
Ecco vivere dovrebbe farci diventare saggi. Vecchi e saggi. Per vivere sempre meglio.