sabato, marzo 31, 2007

Dico maledetti. Perchè?

Ma cosa avranno di così tanto pericoloso i Dico? Ovvero la formula che estende diritti alle coppie che convivono? Eppure per dare battaglia a questa norma, che non dovrebbe creare scandalo, si è arrivati a parlare di un possibile passo successivo verso la legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti. Da dove sbuca questo terrorismo morale? Ma cos’è questo accanimento della Chiesa? Cosa vuol conservare o difendere? E’ davvero da considerare un ‘male assoluto’ prendersi socialmente ‘cura’ delle unioni di fatto?
Mi piacerebbe che la Chiesa cattolica usasse lo stesso ardore e impegno per difendere la pace e condannare la guerra, gridare contro i costruttori di armi, contro le famiglie mafiose, gli spechi derivati dai consumi lussuosi, ossia lottasse contro la miseria dei molti, che dalla stessa Chiesa è stata considerata frutto della ricchezza dei pochi. Invece…ma forse non c’è niente da controbattere ai cardinali, arcivescovi e preti vari: hanno i loro personali problemi e il loro sguardo sulla società in fondo deve interessare più gli ascoltatori di RadioMaria che i politici. Così mi auguro.
A noi cittadini che crediamo nel bene - pur non seguendo pedissequamente la CEI- non resta che stare molto attenti, nel mantenerci laici, e saper destinare l’8 per mille verso lidi più consoni all’amore e alla tolleranza. Una protesta piccola, ma efficace.

giovedì, marzo 29, 2007

Avere dubbi

In 60 anni di Repubblica politica c’è da dire che di cose ne abbiamo viste. Abbiamo visto di tutto e il suo contrario. Come se niente fosse stato abbiamo assistito a capriole, giravolte, inversioni a U, salti mortali: come al circo; solo che quello cui abbiamo assistito non era sotto un tendone, ma nell’agorà politico.
Non è che cambiare opinione non sia auspicabile, spesso dimostra intelligenza, elasticità mentale, è segno di apertura all’altro e indica che non si è ottusi. Poi tutto andrebbe scritto in un percorso di crescita, di maturazione…insomma si è fatto esperienza e poi dopo una riflessione si cambia opinione, si provano altre idee. Può essere bello ed auspicabile. Sennonché invece ad ogni giro di giostra si cambia il posto per continuare solamente a scroccare la corsa.
Poi ci sono i ‘duri e puri’ che cascasse il mondo non si muovono: sono pronti a farci ammazzare tutti con loro. Esempi di coerenza? Di ideali incrollabili? No, esempi classici della ricerca dell’infelicità- come spiegato da ‘Istruzioni per rendersi infelici’, il libro di Paul Watzlawick.
Il potere esercita su moltissimi personaggi politici un fascino che, nella loro ricerca di identità, fa scontare i loro destini personali alla collettività. In un gioco oscuro di rimandi ambientali, certi meccanismi psicologici diventano collettivi o almeno condivisi. Come forse è naturale avviene che un certo destino venga subito anche da chi non ne vorrebbe far parte. Gioco crudele della democrazia? Non saprei, certo è che quel Tutto che ci comprende non può lasciarci indifferenti.
Allora infine solo una raccomandazione: stiamo attenti ad avere fede. Diversamente forse non avremmo bisogno di politici, ma solo di preti…
Tutto dovrebbe partire dal dubbio e non dalla fede. La conoscenza, cui dovremmo fare esperienza giorno per giorno, è una cosa diversa dalla fede religiosa. La verità del nostro essere, che poi diventa la verità dell’intero universo, è basata sul dubbio. Oggi poi possiamo aggiungere anche la laicità.

lunedì, marzo 26, 2007

Passeggiata virtuale con Cesare Viel

Nell’ambito dell‘arte contemporanea nei Palazzi dei Rolli, l’artista Cesare Viel ha prodotto una performance-installazione riempiendo di striscioni tutta la via San Lorenzo, con delle domande per il corpo. La trovata è interessante. E’ bello usare una manifestazione artistica per porre degli interrogativi che ci possono aiutare a comprendere meglio la realtà. Ho trovato interessante la successione di domande e impressioni sul corpo, che meritano una riflessione.
Il primo striscione in alto chiede…’hai provato a sentire l’incandescente perimetro del corpo?’; sembra che si inizi con la febbre, ma il retro dello stesso continua: ‘vorrei includere sempre lo spazio anche dell’ombra’, è la nostra mente che dilata tutto, ed è ancora quella che scalda i confini. ‘l’agente di un corpo è un enigma e resta un mistero?’; questo è il secondo striscione e già si entra nello sconosciuto, in quella stessa ombra accennata prima. Ma, ‘ho paura quando il corpo mi attraversa e io attraverso il corpo’. E’ vero di quanto si teme l’intimità.
Il terzo triscione: ‘avverti il peso del corpo che cade?’; è solo un momento, dopo: ‘forse non trovo che cenere e domande’. Consequenziale.
Il quarto striscione abbisogna di un’ermeneutica difficile, spiazzante: ‘riesce il corpo a sentirmi quando l’ascolto?’, purtroppo abbiamo una condanna a parlare sempre; con la bocca, con i pensieri, con i gesti, i movimenti e per di più…’non sono sempre là dove il corpo mi conduce’. Vero e incredibile: il corpo ci sentirebbe se facessimo silenzio. Purtroppo mai.
Arrivati al quinto leggiamo: ‘chi offendiamo quando si offende il corpo?’. Possiamo rispondere sicuri: noi. Il retro recita: ‘posso dire che ho visto corpi muti e sigillati, senza fiato’. Era lo stesso corpo? L’ultimo striscione della passeggiata a testa in su mi dice: ‘posso dire ciò che il corpo mi racconta?’, certo che lo possiamo dire e la malattia è senz’altro il suo grido; infatti si conclude con ‘dimentico ciò che il corpo riesce a chiedermi’.
Beh, io ci ho provato a percorrere la via ed un senso. Provateci anche voi con la stessa passeggiata.

giovedì, marzo 22, 2007

Aspettative

A vedere il wi-fi, la potenzialità di trasmissione di dati senza fili, solo sfruttando l’aria, mi viene in mente l’idea di Nicola Tesla sviluppata nel 1899: generare e trasmettere energia elettrica tramite l’etere. E’ nel frattempo trascorso più di un secolo da quell’idea geniale di Nicola Tesla ed è ancora da attuare, ma non è detto che non ci si riesca. Con la fisica moderna siamo a conoscenza come gli spazi all’interno degli atomi siano un campo energetico: c’è una forza gravitazionale come quella che esercita la massa del pianeta Terra. Questo campo energetico gravitazionale chiamato Tachionico, è stato definito da Einstein: Etere. Nell’etere abbiamo quindi un’immensa quantità di energia che non percepiamo, ma riusciamo ad osservarla tramite processi indotti da altri campi elettro magnetici: quelli che procuriamo noi. In sostanza certi processi elettrodinamici non avrebbero luogo se non esistesse nell’’aria’ una energia che attiva quei fenomeni.
Ci pensate? Avere l’energia a portata d’aria: una rivoluzione che avrebbe degli sviluppi incredibili. Tutto girerebbe innalzando al cielo una piccola antenna: luce, pc, auto, radio, tv, lavatrici, macchine funzionerebbero come per magia…incredibile. Eppure quella magia, come detto prima, esiste già: le onde elettromagnetiche che fanno vedere immagini, sentire suoni, viaggiare dati, voci, numeri, sono già realtà e utilizzata sempre di più. Ora non rimane che trovare il modo di sfruttare quella forza che c’è all’interno degli atomi; trasformare questa forza in elettricità.
Tesla, in verità, riuscì nel 1899 tramite la stazione di Colorado Spring ed un generatore di nuova concezione a trasmettere la quantità di corrente necessaria ad accendere 200 lampadine poste a 40 Km di distanza. Il magnate John Pierpoint Morgan si interessò agli esperimenti di Tesla e finanziò il suo progetto: "Il Sistema Mondiale"! Peccato che dopo poco tempo per ragioni sconosciute, Morgan ritirò i finanziamenti e gli appunti del fantastico generatore sparirono misteriosamente dopo la morte dello scienziato.
Ora a breve avremo, con la tecnologia Wi-Max, la possibilità di accedere ad Internet via etere, ossia senza fili, in varie parti del territorio. Non sarà per caso un fatto che farà da preludio a un nuovo rivoluzionario modo per trasmettere, insieme a dati multimediali, anche energia?

giovedì, marzo 08, 2007

L’economia può cambiare

Ci siamo abituati da anni a considerare ogni cosa sotto l’aspetto economico; ogni cosa deve avere un valore monetario e riconducibile ad una questione di ricavi e perdite. Forse è questa visione che ha reso la società difficile e di conseguenza impoverito oltre che il mondo anche i rapporti umani.
Con questo intendimento economico a perderci sono soprattutto le fasce cosiddette deboli della società; ecco allora tutte le tensioni che l’attraversano. Esempio è giusto che tutto sia rapportato ad un indicatore di crescita chiamato PIL (Prodotto Interno Lordo)? Altri esempi: è giusto che la sanità pubblica miri ad un bilancio in pareggio? E’ giusto aumentare il costo del bus per dare un servizio ai cittadini, quando la garanzia alla mobilità è un diritto? E’ giusto licenziare le donne che entrano in gravidanza, perché rappresentano solo un costo alle aziende? A pensare che una volta i figli erano considerati una ricchezza e oggi paradossalmente rappresentano solo un costo. La filosofia di questa economia di mercato ha ormai così pervaso a fondo le nostre coscienze che fa sembrare scontati i ‘tagli’, le chiusure di ospedali, la soppressione di attività, di servizi non renumerativi…
Ma invece una alternativa c’è: esiste una filosofia ed una economia che può riscattare valore e valori nuovi, aumentando la ricchezza più importante, quella dell’umanità, senza distruggere e perdere quella più vitale: quella dell’ecosistema naturale della Terra. Questa economia diversa si rifà alla decrescita: un percorso di crescita alternativo basato su consumi equilibrati con l’abbandono dell’ossessione consumistica tutta rivolta all’utilitarismo e al mercato. In sostanza l’economia dovrebbe essere riportata a mezzo e non a fine della vita umana. Come il denaro. Ancora una antica saggezza dovrebbe aiutarci: l’economia del dono, della preservazione della tradizione alimentare e quindi agricola locale, l’economia familiare, ecc.
Non sarà che molte delle nostre idiosincrasie odierne su valori morali, religiosi e laici nascondano in sostanza gli aspetti alienanti di una economia perversa? Riscoprendo e immaginando altro, forse risolveremo senza guerre molti nostri problemi attuali.

lunedì, marzo 05, 2007

Per l'8 marzo

Camerieri in boxer, stripes man…sono alcune proposte per festeggiare un 8 marzo, che è diventato qualcosa d’altro da quello per cui era nato. In verità la trasformazione era gia avvenuta quando da giornata di lotta internazionale a favore delle donne, promossa da Rosa Luxemburg, in ricordo della tragedia del 1908 a New York, è diventata festa. Ma l’emancipazione femminile con il segnale di spogliarelli maschili, discoteche e cene riservate alle sole donne, forse indicano che i sessi sono meno diversi di quanto si pensi. Infatti nessuno di noi per natura è legato ad un sesso: ognuno è legato ad una propria soggettività, inserita nel corpo e non come differenza legata ad un organo sessuale.
Umberto Galimberti nel suo libro ‘Le cose dell’amore’ ricorda come la scienza affermi che l’uomo ha desideri sessuali perchè ha un sesso; in verità è esattamente il contrario, in quanto ha un sesso perché ha desideri sessuali. La sessualità non è carne ma desiderio. Così sempre nello stesso libro si dice: ‘nessuno è mai là dove si crede, ma ciascuno è sempre là dove il desiderio lo spinge’. La nostra cultura ha trovato l’artificio del ‘naturale’ per definire cose che sono diverse.
Intanto le donne nel tempo si sono accorte che, sul piano della gestione del potere, non occorrono delle capacità, ma una particolare forma di alienazione molto efficace. Che si siano oggi impossessate di quello?
Noi maschi rimaniamo sorpresi di essere scimmiottati nei nostri atteggiamenti voyeuristici o peggio machisti; vorremmo la donna sempre fissata in una icona, ma questi passaggi forse ci obbligano a pensare quanta strada bisogna ancora percorrere per far nascere la storia. Sì, qualcuno ha sostenuto che la storia era finita, io ricordo che Marx disse che la storia sarebbe invece iniziata quando non ci sarebbero più state divisioni tra i sessi; quando uomini e donne sarebbero state semplicemente persone, e le relazioni tra le due metà dell’umanità - le donne e gli uomini- sarebbero diventate mutuali.
Allora l’8 marzo serve ancora, per scoprire quanto ci unisce e quanto ci divide. L’8 marzo serve ora a tutti, per scoprire quanto ancora insieme si può fare.

giovedì, febbraio 22, 2007

Continuate a scrivere

Con il nuovo anno 2007, avevo dovuto fare un po’ di pulizia sul pc e, nelle varie cartelle dove erano contenuti i miei scritti, feci alcuni aggiornamenti: quella su Berlusca divenne ‘comiche 2006’; pensando di non fare più una nuova cartella ‘Berlusca’, ne feci una chiamata, ‘cazzate’. A dire il vero quella cartella esisteva da sempre, ma si trattava di cancellare il vecchio contenuto; in maggioranza foto con ‘corna’, con il dito medio in alto, e notizie su ‘Stalin è morto’…insomma, le solite cose di come intende la politica un certo potere.
Poi avevo alcune ‘utility’ da riavviare, una specie di spyware, per scovare i bachi che intaccano la questione morale: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Fiorani, Fazio, Consorte, Riccucci, Tanzi…era un lavoro continuo e snervante. Mi salvava un po’ di ironia e qualche preghiera laica. Ma il lavoro più grosso era stato cancellare, buttare nel cestino, tutti gli scritti fatti con passione e sentimento; d’altronde lo spazio della memoria lo impone: fare spazio al nuovo.
Così, con il nuovo spazio mi sentivo di ripartire: ero pronto con la tastiera ad affrontare fatti nuovi: Pacs diventati Dico, Conflitto di Interessi, Riforma Radiotelevisiva, Liberalizzazioni, Riordino della macchina statale, Scuola, Giustizia, intanto insieme non mancavano spaventi, emozioni, amori, sentimenti, gioie, paure e malattie…insomma, in sostanza, le solite cose.
Poi di colpo ieri è diventato tutto vecchio: è ritornato tutto l’antico. Prodi si è dimesso e siamo risprofondati nel 2006, ante elezioni. La Destra incalza e riprende slancio. Calderoli, Tremonti, Casini e Fini stanno ritornando aiutati da due talebani rossi. Due comunisti ‘duri e puri’. Ho ancora ragione di scrivere?
Questa è l’unica cosa che mi salva. Oltre a fare memoria la scrittura aiuta. Scrivete anche voi. Oltre a vivere, almeno noi si cresce

Oggi mi sfogo

La verità è che il fondo con Berlusconi forse non lo avevamo toccato, diversamente non si sarebbero create, per colpa di due ‘duri e puri’, le condizioni per un suo ritorno. E alla grande.
Ecco che la sinistra ancora una volta dimostra tutti i suoi limiti di un infantilismo politico fatto di divisioni, contorcimenti, lacerazioni, attaccamenti ideologici, più che ideali, a dimostrazione che le responsabilità di governo non gli si addice.
Prepariamoci allora verso qualcosa di gommoso, stantio e già visto nel governo italico: l’inciucio.
Da una parte i ‘duri e puri’ contenti di non essersi contaminati con i ‘guerrafondai’, e dall’altra i ‘moderati’, i ‘liberal’, contenti di muoversi come sempre: alla caccia di affari e interessi personali.
Bel colpo per la sinistra, che con il governo perde anche la poca credibilità che poteva conquistarsi nel governare per 5 anni in modo diverso dal passato.
Purtroppo anche a destra manca una classe dirigente, seria e affidabile, che sappia muoversi fuori dalla ‘pancia’ e dai ‘ducetti’. Diversamente molti di sinistra, oggi come oggi, sarebbero pronti a votarla. Per questo abbiamo bisogno di cambiare le regole di un gioco democratico votato al massacro. Vogliamo un nuovo governo a Berlusconi per scendere ancora più in basso? Allora state pronti a mettervi tutti l’elmetto e cantare Forza Italia in favore di chi ha i conti in Svizzera. Poi forse succederà che comunisti italiani e rifondaroli faranno sembrare ‘rivoluzione’ anche andare al bar. Evviva i comunisti duri e puri. Evviva l’ Afganistan…che ci fa saltare tutte le buone leggi in programma…come i talebani.

giovedì, febbraio 15, 2007

Le nuove BR

Sul ritorno delle Brigate Rosse si è scritto nuovamente molto; però quello che mi ha colpito e che andrebbe analizzato più profondamente è l’aspetto psicologico e personale che, da grande conoscitore del fenomeno brigatista, ha sviluppato Giorgio Bocca nell’articolo del 14 febbraio scorso su La Repubblica.
Egli scrive: ‘Negli anni in cui ho interrogato, ascoltato centinaia di terroristi per scrivere la loro storia, la ragione della loro scelta di campo, la ragione vera che veniva fuori dalle loro testimonianze era personale e psichica: non potevano sopportare la parte che altri, i loro genitori, i loro amici, il loro partito avevano fatta per conto loro. Non potevano sopportare che la loro vita fosse già decisa, già tracciata da altri. Spesso, per non dire quasi sempre, il movente vero, decisivo, della scelta terroristica era l’affermazione della propria personalità, di fargliela vedere a chi pensava di poterli comandare, a chi pensava di essere il loro padrone’.
Io penso che molti di questi br, per me ‘balordi rossi’, rientrino, più che in un discorso politico, in casi di psicosi: legati ad un processo di identificazione distorto.
E’ chiarissimo che la politica, quella del senso più nobile di far convivere i cittadini in pace e benessere, non c’entra nulla con il terrorismo in generale e con quello specificatamente italiano denominato BR. Io ricordo ancora una immagine di Renato Curcio- il fondatore delle BR storiche- che dichiarava, alla fine di quella triste esperienza, che quello che cercava in fondo era la mamma. Lo ricordo in una foto sul Corriere della Sera abbracciato alla mamma. Quanta strada per poterla ritrovare…soprattutto ritrovarsi lui: rivoluzionario manicheo del più classico pensiero cattolico, da una parte il Paradiso e dall’altra l’Inferno. Come dire: Merda o Berretta rossa. Ancora quelli; quelli che ci vogliono mettere la berretta rossa in testa. Il processo di vera liberazione, passa sempre attraverso un percorso personale e spirituale profondo. Dovremmo essere noi aiutarli a liberarsi loro. Intanto facciamo bene a liberarci di questi, che pensano di diventare i nuovi padroni.
*Pubblicato oggi 16 febbraio su Italians (rubrica del Corsera online)

mercoledì, febbraio 14, 2007

Racconto di San Valentino

‘L’ultimo che arriva è scemo’ e poi una corsa lungo un campo verde. Lei e lui dietro, ansimando forte, giù a rotta di collo. Cento, forse duecento metri prima che un abbraccio li unisse nuovamente. Dopo giorni neri finalmente quella era una giornata serena. Ma non era il sereno del cielo, quello era denso di nuvole; il sereno era nell’anima di lei che si sentiva libera.
Lei correva e lui la inseguiva; lei era nei pensieri di lui sempre. Lei aveva da risolvere qualcosa che non sapeva bene. Lui aspettava.
Lui sapeva di amarla e lei capiva benissimo; lui le piaceva moltissimo. Lui la vedeva da molti giorni senza dire altro che il suo nome. Lei scappava.
‘Io ti voglio bene’, queste furono le parole di lui, appena la raggiunse dopo la corsa. Lei si ritrasse un poco; non si sentiva pronta per la risposta. Lei aveva ancora in testa un altro amore, un altro che le aveva detto la stessa cosa. Ma quell’altro era sparito, era diventato un ricordo, qualcosa di assente, ma capace di invadere ogni istante della sua vita.
Lui insisteva e lei sviava; lui sentiva di avere trovato l’amore che cercava. Lui così trovava il coraggio di dire qualcosa che non avrebbe mai immaginato di riuscire a dire.
Poi…‘L’ultimo che arriva è scemo’, ma sarà anche il più fortunato: questo lo pensò subito dopo lui, dopo che l’aveva raggiunta. Dopo che l’abbracciò di slancio; dopo che le disse: ‘Io ti voglio bene’.
Poi…ancora ’Se ce la fai, raggiungimi’, lei la decisione la prese in quel momento; mentre pronunciava come una bambina gioiosa quella frase. Lui la raggiunse in un baleno. Questa volta con l’abbraccio spuntò anche un bacio. Un lungo bacio. Che strano quel giorno era il 14 febbraio, San Valentino. Il giorno si dice degli innamorati. Loro iniziarono in quel giorno ad esserlo.

domenica, febbraio 11, 2007

Famiglie diverse

Quanta ipocrisia nella posizione della chiesa cattolica e dei suoi fedeli nel difendere la famiglia. Ma quale famiglia? Nessuno mette in dubbio la famiglia come nucleo costitutivo la persona umana; l’elemento primario della perpetuazione della specie. Ci mancherebbe altro. Però bisogna sapere che la famiglia è il luogo dell’amore e della pace, ma anche il luogo della perdizione e dell’inferno. Molti cosiddetti ‘mostri’, che conosciamo tramite le cronache criminali, non hanno forse una famiglia? Come è successo che molti ‘Maso’ hanno massacrato la propria? Come succede che molte madri uccidono i propri figli?
La chiesa riconosce una Sacra Famiglia, dove è stato concepito un figlio non dal padre naturale, ma da un fattore divino. Quel padre fu un padre mancato, e fu conosciuto più come un falegname, che un genitore…poi si sa, che essere padri e madri non vuol dire necessariamente ‘darli alla luce’. I figli sono di chi li cura, li alleva, li ama e protegge.
La chiesa sa che gli apostoli, chiamati da Gesù, abbandonarono famiglia, mogli e figli; fecero qualcosa come un ‘patto di solidarietà mistica’. Ancora oggi i preti, le suore e i frati abbracciano altre ‘famiglie’. In effetti l’istituto famigliare cui vediamo oggi ha ben poco di redento. Oggi assistiamo a sempre più separazioni, conflitti e disagi all’interno delle famiglie. Nel nome di una giusta autonomia personale, che è anche fattore di libertà e affermazione del proprio sé, vediamo giustamente il formarsi di altre unioni e famiglie. Fa quindi pena vedere negare diritti e possibilità di garantirsi mutui aiuti a cittadini italiani, da politici che per primi hanno fatto scempio dell’istituto familiare. Anzi qualcuno continua a fare il gigolò…in effetti gli italiani si comunicano alla domenica per poi ritenersi liberi di peccare tutti gli altri giorni. Il guaio che gli stessi non vogliono che ‘pecchino’ quelli che in chiesa non ci vanno. Forse loro hanno delle famiglie diverse.
Pubblicato, oggi 13 febbraio, sul Secolo XIX

martedì, febbraio 06, 2007

La ricerca dell'Io

Nel lungo tempo per arrivare al processo di identificazione, ovvero alla costruzione dell’Io e della coscienza, si trovano due strade, quella individuale e quella collettiva. L’identità personale si rivela erede e surrogato dell’anima, mentre quella collettiva forma l’io con uno ‘stampo sociale’ che stabilisce una normalità fragile. Quest’io è in lotta perenne tra la libertà e risucchio nella folla.
Il libro Destini personali, di Remo Bodei, racconta il lungo viaggio attraverso il processo di identificazione e la formazione delle coscienze, per la costituzione di un io che dialoga e si confonde con l’anima.
‘Ognuno di noi è il risultato di un corpo ricevuto per eredità biologica e di stampi anonimi (lingua, cultura, istituzioni), le cui impronte rielabora in forma inconfondibilmente personale’. Partendo da questa premessa il libro di Remo Bodei cerca di mostrare da un lato che l'identità dell'uomo deriva da forze - "corpo, linguaggio, istituzioni, stati" - che, inevitabilmente, lo plasmano, e dall'altro, la possibilità della coscienza di rendersi conto di queste stesse forze e sfruttare lo spazio intermedio dei rinvii tra l'Io e il Noi a proprio vantaggio.
Tutto questo percorso ci porta a comprendere quello che già aveva espresso Eraclito con il paradigma: "Ethos antropos daimon", il Carattere è Destino. Ecco il carattere, quella unicità, quell’individualità che porta a compiere strade diverse al nostro destino, dove trovare il senso ultimo del nostro essere.
E’ questo un percorso, non psicoanalitico, ma soprattutto filosofico; le domande: chi sono? Dove vado? Trovano risposte storico dialettiche nell’evoluzione del pensiero e nell’interrogazione continua. La maieutica socratica, il ‘tirar fuori’ ponendo domande. La filosofia consegna alla psicologia quella visione del mondo che la plasmerà.
Dall'età di Locke a quella di Schopenauer e alle soglie dell'attualità, Bodei descrive i processi di costruzione dell' Io e della coscienza mettendo in evidenza le relazioni tra la coscienza stessa e i suoi orizzonti storico-politici. Con particolare attenzione alla fase di conclamata denuncia della frammentazione dell' Io e ai successivi progetti autoritari di ricostruirlo (per renderlo più obbediente mediante una colonizzazione delle coscienze).
Schopenauer può essere il terminale di questo cammino filosofico che con la sua opera ‘La volontà come rappresentazione’ tocca la questione di fondo: il sé non riesce mai a realizzarsi compiutamente.
L'uomo, dotato di consapevolezza, soffre nel modo più doloroso il suo essere limitato dalla volontà e al contempo l'essere teso verso verità non limitate. Dunque nulla soddisfa, nulla riempie completamente l'uomo. L'uomo si trova così sospeso tra dolore e noia: dolore per il bisogno insaziabile di tendere a qualcosa di diverso e noia per il non riuscire a riempire la sua esistenza.
Schopenauer con il ‘principium individuationis’ affronta il nocciolo della ricerca di identità: sollevare il velo di Maya vuol dire sopprimere l’egoismo e allontanare la paura della morte con l’abbandono del principio di individuazione. ‘La morte dissipa l’illusione che separa la coscienza individuale dall’universale’. La morte in realtà distrugge l’individualità, non la vita né lo spirito. La stessa cosa ha origine nella sessualità, per continuare la specie, nel generare un nuovo individuo c’è la volontà di essere immortali.
Ogni uomo manifesta la volontà nel proprio corpo che nel giro di pochi anni si rinnova completamente; ma c’è un nucleo sostanziale del nostro essere che è fuori del tempo. Il suo essere non è dato dalla memoria e dalla coscienza ma dalla sua volontà. La volontà come consapevolezza, insight, intuizione del nostro spirito.

mercoledì, gennaio 31, 2007

I playboy d'oggi

Una volta esistevano i playboy ed erano dei maschietti che il femminismo degli anni ’70 ha spazzato via senza rimpianti…però qualcuno, che oggi ha giusto 70 anni, continua a coltivare quel sogno di latin Lover, post millennio: si sente ancora un Rossano Brazzi, un Porfirio Rubirosa, un Marcello Mastroianni…forse in sostanza solo un Alberto Sordi nel ruolo del seduttore. Il personaggio è quello, e non servono lifting, trapianti di capelli o altro per aggiornare un bagaglio culturale che tocca il culmine con le canzoni cantate da Apicella.
Una volta c’erano quei maschi, e nel conformismo imperante i modelli erano sullo standard del Sorpasso. Al Bar Sport, come in un Trani a gogò, pullulavano certi tipi e non mancava mai il playboy, qualcuno di quelli, lo ha dimostrato, ha fatto tanti soldi e ha avuto un grande successo. Ma state attenti perché qualcun altro è diventato un serial killer come Donato Bilancia. Molti sogni, molte paure; tante frustrazioni e tante rivincite. Come misurare il tutto? La bella macchina, ma poi tante donne, belle donne da esibire come trofei di caccia e allora?
I playboy sono in estinzione totale e l’ultimo che ci provava ancora, oggi ha chiesto scusa. Bene. Basterebbe a ristabilire le cose solo una domanda: se invertissimo i ruoli, cosa sarebbe una moglie se facesse la playgirl?
*Pubblicato oggi su ITALIANS (rubrica Corriere della sera online)

martedì, gennaio 30, 2007

A proposito di Pacs

Pacs è un acronimo che ha diversi significati ma quello corrente –di cui si parla tanto in questi giorni- sta per Patto Civile di Solidarietà. Questi patti non sono antagonisti o alternativi al matrimonio, ma una opportunità in più per garantire libertà, riconoscimenti e diritti a chi per libera scelta decide di condividere amore, amicizia, mutuo soccorso senza necessariamente sposarsi. Poi più prosaicamente condividere pensioni, casa, stipendi e tutto quanto aiuta a vivere dignitosamente.
In questo caso non c’entra né la religione, né l’etica laica, ma sostanzialmente la capacità di uno stato moderno a legiferare in ordine ai bisogni reali dei propri cittadini.
Per la religione chiunque non sposato in chiesa è di per sé già coppia di fatto. Allora? Dove sta il problema? Prima dell’istituzione del divorzio in Italia esistevano milioni di coppie di fatto e milioni di figli ‘illegittimi’. Si diceva che con l’introduzione del divorzio sarebbe finita la famiglia e la nostra società civile…penso che oggi in fondo si ripetano quelle paure e quella stessa storia.
Dopo approvati i Pacs, le persone continueranno a sposarsi, separarsi, risposarsi come sempre, e i Pacs saranno presto dimenticati.
Oggi per chi non si sposa neppure civilmente cosa rimane? Ecco che i Pacs forniscono altre forme di ‘contratto’ oltre a quello religioso e civile. In questo caso quindi non dovrebbero intervenire giudizi morali, di fede, o altro; fare un Pacs vorrà dire semplicemente dare, a quei cittadini che lo desiderano, i diritti alle diverse situazioni riconosciute attualmente solo a chi ha contratto il matrimonio.
Un esempio: nel campo delle successioni per causa di morte si richiede una via privilegiata che preveda la quota legittima anche per il convivente. Lo sapevate che tali accordi sono previsti per i nostri parlamentari? Non si comprende perché non possano essere applicati a tutti i cittadini. Se muore un ‘onorevole’ o ‘senatore’ i beni possono essere trasferiti al convivente, per noi semplici cittadini, no. Davvero bravi quei parlamentari che si oppongono ai Pacs. Perché non iniziano anche solo da lì? Altro esempio è quello di impedire che si possano porre veti sulla visita del compagno/a all’ospedale, perché non rientrante nella sfera famigliare…una aberrazione morale, giuridica e umana. Non entriamo poi nel diritto alla casa e alla reversibilità della pensione. In una realtà di precariato diffuso ascoltare le domande di tutela e diritto è un dovere.
In ultimo, i Pacs sono presenti in Francia, in Germania, nella cattolicissima Spagna, in Olanda e Belgio. Ora auguro a tutti di vivere in pace e in Pacs: una conquista di libertà. Certo che il cammino è lungo: dalla Jus primae noctis, c’è sempre qualcuno che vuole sindacare sui diritti. L’Italia purtroppo è così: deve fare i conti con una va in chiesa invadente che pretende di regolare la vita anche a chi non crede. Ma se credono così tanto nella famiglia perché intanto non permettono ai loro preti di sposarsi? Sarebbe un piccolo passo per superare i loro Pacs occulti.

venerdì, gennaio 26, 2007

27 Gennaio- Giornata della Memoria

27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria; ma quale memoria abbiamo noi della Shoah? Di quel crimine chiamato genocidio, di quel periodo storico mortifero e crudele? Ora che, dopo i Sommersi, se ne sono andati pure i Salvati? Più passa il tempo più cresce l’incapacità di percepire le esperienze altrui. Cosa possiamo recuperare noi di quelle atroci testimonianze?
Le esperienze dei lager nazisti per i giovani degli anni ’50 e ‘60 erano cose vissute dai loro padri; per i giovani degli anni ’80 erano cose dei loro nonni, e per i giovani del nuovo millennio, che cose sono? Contro l’oblio nel 1986 uscì appunto il libro: ‘I sommersi e i salvati’ scritto da Primo Levi, l’autore di ‘Se questo è un uomo’.
Primo Levi affermava di non sentirsi un testimone. Testimoni lo erano chi aveva toccato il fondo, lo erano i sommersi; lui era un salvato. I sommersi anche se avessero avuto a disposizione carta e penna per raccontare, non avrebbero testimoniato nulla perché erano già morti, ancor prima che fisicamente, nello spirito.
Il libro si apre con una prefazione dove si dice che i militi delle SS ammonivano i perseguitati di un orrore dei lager così grande che anche se raccontato non poteva essere creduto…questo stesso pensiero affiorava in forma di sogno anche nei prigionieri. Un segnale che fa comprendere l’unicum dei lager.
Quello che il libro si propone è di rispondere alle domande, sempre attuali: quanto di quell’orrore, dei Lager nazisti, potrà ripetersi? Si riuscirà a confinarlo in un posto come la schiavitù o il codice dei duelli? Ma soprattutto quanto ognuno di noi può fare affinché questa minaccia venga scongiurata?
Dai giovani di oggi la risposta potrà essere conseguente ad un insegnamento dei valori umani di fratellanza e libertà. Perché non bisogna dimenticare che quel male fu commesso da un popolo intero: da esseri umani che avevano il nostro viso ed erano mediamente intelligenti; non erano mostri. Erano in massima parte gregari, funzionari rozzi, diligenti impiegati desiderosi di far carriera; alcuni erano fanatici, altri indifferenti o paurosi di punizioni…erano in sostanza stati educati male. Erano tutti concordi con le ‘belle parole’ del caporale Hitler.
*Pubblicato oggi 27 gennaio su Il Secolo XIX e su Italians (rubrica del Corriere della Sera)

giovedì, gennaio 25, 2007

In merito ad un articolo di Silvia Neonato sul Il Secolo XIX

Mi auguro che le donne aumentino in politica; ora che la politica in generale non sta esprimendo il meglio di sé; trovo giusta la considerazione di Silvia Neonato che nelle emergenze si ha bisogno delle donne. Ma è così? La città delle donne, non sarà ancora quella pensata oniricamente da Federico Fellini?
Certo che per la maggioranza degli uomini la donna continua ad essere un fattore perturbante: l’oggetto di seduzione e l’incarnazione dell’eros. Nessuno si è scandalizzato quando a Genova, Berlusconi, con a fianco Renata Olivieri –candidata Presidente della Provincia- si diceva pronto a raccogliere i numeri di telefono delle signore presenti, la stessa Olivieri rideva divertita…forse il suo glielo aveva già dato. Per me c’è ancora bisogno di tempo per crescere.
Intanto la politica, specchio crudele dei tempi di vita collettiva, dimostra che più di capacità, di sensibilità, di saper fare e di saper ascoltare, ha bisogno di soddisfare enormi ambizioni personali. In questo caso maschi o femmine con un ego pauroso, danno il via a competizioni spesso davvero meschine. Sullo sfondo ci sono gli interessi dei cittadini (maschi e femmine), ma più che progetti, idee per la soluzioni dei problemi, escono nomi di uomini e donne; escono personalismi.
Però non smettiamo di sperare nel futuro. Non dimentichiamo che la storia ha i suoi tempi. Ricordiamo che uno dei passaggi cruciali della civiltà umana è rappresentato dalla agricoltura –da cui viene mutuata la parola ‘cultura’- ed è nato per intuizione delle donne. L’uomo andava a caccia e la donna raccogliendo le erbe, intorno al villaggio, scoprì i semi da coltivare.
Ora aspettiamo senz’altro che le donne ci facciano vedere qualcosa di nuovo.

lunedì, gennaio 22, 2007

Oggi è morto l'Abbè Pierre

Oggi è morto l’Abbè Pierre, una figura di frate in Francia e nel mondo molto famosa. Fondatore del movimento Emmaus, Henri Antoine Groués, questo il vero nome dell’Abbè Pierre, è morto a 94 anni. Fino all’ultimo è stato attivo nel diffondere le idee del cristianesimo più autentico. Fino all’ultimo è stata una voce dello ‘scandalo’ di Cristo: lo scandalo di stare con gli ultimi della Terra, con gli affamati, i miseri, i vecchi, gli anziani e i malati.
Solo lo scorso anno era uscito un suo libro: ‘Dio mio…perché?’, in cui rivelava di avere avuto relazioni sessuali con delle donne. Creò scalpore. Forse in fondo in quella confessione non c’era niente di male; ma la sua testimonianza ancora una volta era inserita in maniera da provocare riflessioni e discussioni: si diceva, in quel libro, d’accorso ai preti sposati, e a preti celibi che ‘possano consacrarsi totalmente alla preghiera e agli altri’, all'ordinazione al sacerdozio delle donne e al riconoscimento delle coppie omosessuali.
A proposito di perché, un giorno era stato chiesto all’Abbè Pierre, che cosa avrebbe voluto chiedere a Dio? Egli rispose: ‘mio Dio vi amo con tutto il cuore, con tutta l’anima…però non capisco niente dell’ordine della creazione cominciando dal fatto che gli animali più grandi per vivere e conservarsi debbano divorare i più piccoli. La legge naturale per cui bisogna servire prima i più forti a scapito dei più deboli non mi lascia tranquillo. Certo, questo non sminuisce il mio amore per Dio, però non posso tacerlo, glielo devo chiedere. Gli chiederò anche delle sofferenze ingiustificate di molte popolazioni. È vero che la miseria è il frutto del peccato degli uomini, di ciascun uomo, dei governanti; è colpa nostra se non esiste un’equa distribuzione dei beni terreni tra gli uomini, però perché non chiamare Dio in causa?’ Una domanda che penso continui ad assillare tutti i cristiani.
Il 12 Dicembre del 2003 l’Abbè Pierre venne a Genova per una lectio magistralis, nella Cattedrale di San Lorenzo, sulla carità predicata dal Vangelo. In quella giornata l’Abbè Pierre parlo d’amore. Parlò dell’amore che non trova all’inizio tempo per tutte le cose da dire, per quante cose da fare; poi - come con la preghiera - succede di stare bene insieme, con la persona amata, in silenzio. Poi potrà esserci anche solo una parola: la tua felicità è la mia; quando soffri tu soffro anch’io, la mia gioia è la tua…
Ecco in questo Amore, che insieme al male fa vedere le meraviglie della vita, c’è il ringraziamento a Dio e la risposta per trovare la giustizia. Spero che il suo insegnamento continui
*Pubblicato oggi 24 Gennaio su 'Il SecoloXIX'

sabato, gennaio 13, 2007

Olindo e Rosa

Olindo e Rosa due brave persone, due lavoratori, due cittadini normali, tanto normali da essere folli…folli assassini. La normalità è spesso il risultato di una costante allerta contro le latenti potenze di disgregazione. Come la malattia è sempre pronta ad intaccare il corpo; così la follia è pronta a impossessarsi dello spirito. Ancora una conferma che noi non siamo mai una persona sola, siamo migliaia di persone, siamo le persone ereditate, introiettate, imitate; siamo il frutto di molti ‘stampi’, e quello sociale, quello del gruppo ideologico e tribale, fornisce una identificazione fragile. Così può succedere che dinnanzi ad un problema lo si affronti annientandolo. Uccidendo.
La storia mostra come gli stati, i governi, le religioni, le chiese e tutte le istituzioni sono i mezzi grazie ai quali l’uomo (animale e selvaggio) acquisisce la sua piccola parte di ragione, giustizia e verità. Così si creano le civiltà: una mano di vernice sottilissima, sotto la quale si trovano intatti gli istinti e le passioni primitive dell’animale uomo. ‘Dentro di noi c’è sempre un selvaggio, un pazzo addormentato e incatenato sempre pronto ad uscire dalla caverna del nostro cuore’: così sosteneva lo storico Ippolito Taine.
Se osserviamo le guerre, in sostanza sono le tragedie in grande di quello che succede in piccolo; succede in piccolo sempre più spesso nelle province italiane e del mondo. Chi uccide in guerra poi si sente innocente, si sente come Olindo e Rosa: che hanno ‘cancellato’ il loro problema...un problema che non poteva, per la loro piccola mente, essere risolto diversamente.
Ecco dove bisognerebbe portare il Vangelo…altro che ai musulmani. Bisognerebbero portarlo nelle nostre care, amate, produttive, ricche e ‘normali’ province. Quanto lavoro da missionari c’è in questo nostra civiltà in continuo ‘apocalipto’. Certo che io però auspico missionari laici, missionari senza croce, che aiutino a comprendere che il male non è frutto di diavolerie, destini imperscrutabili, espiazioni divine ma semplicemente del non saperci ‘vedere’ e pensare diversi da quello che ostentiamo. Noi siamo anche altro.
Saremo mai capaci, tutti insieme, di stracciare il Velo di Maya?

sabato, gennaio 06, 2007

Come in alto, così in basso

Come in alto, così in basso; come nel grande, così nel piccolo.
Le analogie non sono solo esoteriche come tra Uomo e Cosmo, ma più prosaicamente significa anche che quello che seminiamo nei nostri pensieri ricadrà nella nostra realtà fisica, e che quello che riusciremo a trasformare o non trasformare nell'organizzazione delle nostre società (macrosistemi) ricadrà all'interno delle nostre relazioni personali e della nostra vita quotidiana (microsistemi).
Così in alto, così in basso. Così recita Ermete Trimegisto. Così si può pensare per trovare la strada verso la verità interiore.
Lei è un esperto di letteratura occulta", cominciò Gurdjieff, "e per questo motivo mi riferirò alla ben nota formula della Tavola Smeraldina di Ermete: "Come in alto, così in basso". Questa formula è un ottimo punto di partenza per la nostra conversazione. Ma le premetto che non è affatto necessario ricorrere all'occultismo per avvicinarsi alla conoscenza della verità. La verità parla da sé, qualunque sia la forma in cui si manifesta. Questo fatto le si chiarirà solo con l'andar del tempo, ma fin d'ora vorrei almeno un granello di comprensione. Ripeto, parto da questa formula occulta perché sto parlando con lei. So che ha tentato di decifrarla, e che in un certo senso la comprende: ma questa sua comprensione non è che un debole e lontano riflesso della luce divina.
"So che lei capisce l'unità delle leggi che governano l'universo, ma le dirò che la sua comprensione è solo astratta e teorica. Non basta che lei concepisca con l'intelletto, ma deve sentire con tutto il suo essere l'esattezza assoluta e l'infallibilità di tale verità; soltanto allora potrà dire in coscienza e con piena convinzione: io so." Questo fu il senso delle parole con cui Gurdjieff iniziò la conversazione.
da “Vedute sul Mondo Reale” di G.I. Gurdjieff ed. Neri Pozza.

sabato, dicembre 30, 2006

Oggi è stato impiccato Saddam Hussein

E così il tirannicidio è stato compiuto. Morte al dittatore, e di dittatori uccisi se ne sono visti tanti nella storia: è un po’ la metafora del potere maligno, che dimostra ogni volta la sua caduta atroce. Si fa presto a personificare il male, ad addossare tutte le colpe ad una persona, ed alla cerchia di fedeli esecutori di ordini criminali. Il tempo, poi si dice, è galantuomo e restituisce quello che si è seminato; ma la barbaria dell’intervento di un boia, a perpetuare un assassinio per un assassinio è ancora contro l’uomo e la sua umanità.
Che tristezza vedere il rito di un omicidio pubblico e l’esposizione di un cadavere come un supremo atto di giustizia. L’uccisione di un despota come una catarsi per liberarci dal Male; come un monito a futuri tiranni, che paradossalmente pullulano nella nostra vita sociale e inconscia.
Muore un Saddam ma non la colpa di Bush e della sua democrazia nel fomentare guerre, torture, morti innocenti; non la colpa di un potere che, nel nome del mercato e degli interessi particolari di una sola nazione, ha creato altri tiranni come Pinochet, Videla, Stroessner, Jean Claude Duvalier, Somoza…per citarne alcuni - quando il Sudamerica era considerato il suo ‘giardino di casa’.
Saddam come Mussolini e Hitler, si era ipotizzato; dimenticando che quegli uomini incarnavano il ‘progetto’, sostenuto dalla stessa malvagità di ognuno, di considerare quello ‘diverso’ da noi, come un male da distruggere…povero male. Continua. Continua nell’illusione della pena di morte: è forse diverso Bush? Sono forse diversi i sostenitori dei tiranni e i loro boia?
*Pubblicato oggi su L'Unità (31/12/2006)