martedì, aprile 29, 2014

Cosa vuol dire No Euro?

I politici di questa scassata Italia perchè parlano per slogan? Cosa succederebbe se abbandonassimo l'Euro? Con la campagna elettorale si sentiranno molti slogan e tra questi il No Euro, come se la colpa dei nostri mali fosse da addebitare all'Euro.
In Europa ad ogni modo c'è molta insofferenza alla moneta unica e il fronte Neuro - che significa No Euro - è sempre più forte tra gli Stati dell'Unione. Insieme a questa richiesta c'è l'antieuropeismo; la voglia di uscire da vincoli e politiche comuni che sono vissute come un male.
La verità è che le istituzioni comunitarie, a cominciare dalla Commissione Europea, sono complesse e in larga parte sconosciute dai cittadini; sfornano regole sempre più difficili da comprendere, perfino per gli addetti ai lavori (si pensi alle regole sulla finanza pubblica: fiscal compact, two-pack, six-pack, semestre europeo, etc.).
Bisogna fare un enorme sforzo per avvicinare le istituzioni europee ai cittadini: semplificarle e legittimarle democraticamente. Se i leader politici europei non sapranno investire in questa direzione, anche vincendo la prevedibile resistenza della burocrazia di Bruxelles, sarà difficile averla vinta sul populismo anti-europeo.
Ma succederà veramente che l'Italia esca dall'Euro e dall'Europa oppure la propaganda finirà con il giorno delle elezioni? Dalla Sinistra critica antiliberista ai grillini, dalle destre dei Fratelli d'Italia, alla Lega Nord e larga parte di Forza Italia il coro è unanime: questa unione monetaria non va.
Ma cosa succederebbe se abbandonassimo l'Euro e insieme l'Europa? Cosa accadrebbe se tornassimo alla Lira?
Se tornassimo alla Lira ci sarebbe semplicemente per l'Italia una bancarotta economica. La Lira non reggerebbe il confronto con le cosiddette monete forti come l'Euro e il Dollaro e in breve la Lira seguirebbe il percorso delle monete africane: non avrebbe nessun valore per gli scambi internazionali e pertanto avremo enormi difficoltà ad importare i beni che ci servono. Riusciremo invece ad esportare moltissimo, ma sarà comunque un saldo impari. Guadagnerebbero certi produttori di beni ma il guadagno non compenserebbe quello che siamo destinati ad importare e oggi importiamo tantissimo.
La svalutazione della lira partirebbe subito con il 50% per arrivare al 100% in brevissimo tempo. Con questa prospettiva un Dollaro e un Euro costerebbero circa 4000 nuove lire. Chi guadagnava 1500 euro al mese si troverà ad avere il valore dello stipendio decurtato della metà. Ma il fatto è che con quei soldi non riuscirà a comprare nulla. La benzina schizzerebbe a circa 10 mila lire al litro e l'elettricità, che importiamo anch'essa, seguirebbe un'impennata di prezzi che non si osa quantificare.
Non parliamo poi dei risparmi e dei mutui: i risparmi non avrebbero più un valore certo -l'inflazione galoppante li dimezzerebbe- e i mutui impazzirebbero. Insieme fallirebbero banche, assicurazioni e imprese. L'inflazione potrebbe arrivare al 200% come in Argentina nel 2001; certo che per gli argentini ci fu poi una rinegoziazione del debito che consentì un processo di stabilizzazione e dopo molti anni di enormi sacrifici una ripresa dell'economia. Il ritiro dell'Italia dall'Euro invece innescherebbe una destabilizzazione dell'Europa tale da farci trovare in un regime di economia di guerra. Non si saprebbe poi con chi si dovrebbe rinegoziare i nostri debiti.
Non si parla poi di come avverrebbe la transizione dall'Euro alla Lira: con che strumenti tecnici e politici si attuerebbe? Questa fase sarebbe molto difficile da gestire e rischiosissima: in previsione dell’uscita dall’Euro, vi sarebbero forti spinte alla fuga di capitali all’estero, dettate dal timore di vedere i propri risparmi convertiti in una moneta destinata a svalutarsi. Per gestire la situazione occorrerebbe introdurre vincoli ai movimenti di capitale e probabilmente anche alla possibilità di ritirare denaro dalle banche. Questi vincoli dovrebbero durare per tutto il periodo necessario a convertire i sistemi informativi e contabili delle banche alla nuova Lira: una moneta che dovrebbe essere ristampata. Ricordiamoci che l’euro è stato introdotto con un periodo di transizione di tre anni (1999-2001), durante il quale vi è stata una sorta di doppia circolazione di euro e lira, per quanto riguardava la moneta bancaria (in pratica per tutti i tipi di pagamenti tranne le banconote e le monete, che sono state introdotte all’inizio del 2002).
Con il ritorno alla nuova Lira non dovrebbe esistere questa doppia circolazione: non avrebbe senso uscirne e mantenerne la validità. L'Euro sarebbe trattato al pari del Dollaro ora: come una moneta estera, straniera.
La cosa migliore sarebbe decretare la fine dell'Euro in una sola notte, così all'improvviso per evitare speculazioni e manovre finanziarie che farebbero scappare tutti all'estero. Ma chi deciderebbe questo stop all'Euro? Ci sarebbe il rischio che i realizzatori del progetto della fine dell'Euro siano poi linciati dal popolo inferocito...lo farebbe Grillo? Salvini? Chi? E nessuno si nascondi dietro a referendum popolari. La verità bisogna dirla tutta.

domenica, aprile 13, 2014

Fine di un'epoca

Con il ritorno nella politica del partito di Forza Italia e l'arresto del cofondatore del partito originale, Marcello Dell'Utri, si conclude paradossalmente una parabola di un'epoca che vedeva con Berlusconi un modo per raccogliere pubblicità e consenso.
Sono passati 20 anni da quando il partito di Forza Italia nato da una costola della Fininvest, quella che non a caso si chiamava Publitalia e vedeva appunto Marcello Dell'Utri al comando, oggi possiamo dire che tutto è cambiato.
Sono passati 20 anni e sull'onda di una rivoluzione elettronica-informatica è cambiato il mondo. Oggi c'è la Rete di internet e la stessa televisione non è più la stessa di 20 anni fa. La televisione allora era il veicolo più importante per informare e formare le opinioni dei cittadini. Seguivano radio e giornali ma certo che la televisione rimaneva lo strumento che serviva a vendere e insieme a influenzare la popolazione.
La televisione ha ancora una forte influenza nel formare le opinioni, ma certo oggi i cittadini hanno anche altri modi per verificarne la veridicità e capirne i meccanismi.

Gli scandali con l'insipienza e la mancanza di etica di una classe politica cresciuta sull'onda della 'discesa in campo' di Berlusconi, hanno in buona misura creato disincanto verso gli imbonitori televisivi.
Quelli che credevano che l'uomo più ricco d'Italia avrebbe reso ricchi tutti hanno toccato con mano quanta miseria è stata creata: miseria oltre che monetaria anche morale. Tutti hanno visto, quale morale, quale cultura e capacità intellettuali avesse il boss; tutti hanno visto quali amicizie e compagnie prediligeva il 'ricco': escort, soubrette, magnaccia, affaristi, indagati, arrivisti, favoreggiatori di mafia, servi e ruffiani. D'altronde lui stesso è un frodatore fiscale. Allora? C'è solo da meravigliarci che in molti lo voterebbero ancora.
Poi c'è qualcuno che si ricordi di qualcosa d'importante fatta dai suoi governi? Io non ricordo niente. Ricordo la depenalizzazione del falso in bilancio e di altri reati amministrativi, i condoni, le amnistie; poi so di molte leggi che sono state rigettate dalla Corte Costituzionale e abrogate. Molte leggi scritte male e difficili da interpretare. Ricordo molta demagogia, tipo i falò di leggi inutili che non hanno intaccato minimamente la burocrazia. L'annunciato federalismo raggiunto con la farsa dell'apertura di ministeri al nord. Insomma quante prese in giro...e le agognate riforme? Sono ancora da fare.

giovedì, aprile 10, 2014

Recensione al libro: Il gesto di Orfeo di Barbara de Miro d'Ajeta

Questa è la recensione al libro Il gesto di Orfeo presentato ieri sera insieme all'autrice e a Roberto Guida Farnesi.

Molti anni fa raccolsi in un piccolo libro poesie e scritti vari intitolandolo La poesia come un accidente... Sì, ho sempre pensato e vissuto la poesia come un accidente, una cosa che capita (in questo caso benevolmente) improvvisa e non mediata. Certo che poi quell'afflato emotivo, che rimanda a parole che diventano musica, va poi coltivato; va ripensato. Va corretto. Anche la poesia ha bisogno di regole: sottili filature capaci di reggere un pentagramma di parole.
Questo ultimo libro Gesto di Orfeo di Barbara de Miro mi riporta a quel fatto accidentale; allo scaturire del sentimento poetico coltivato a lungo e poi uscito di colpo inconsciamente. Sì, il titolo di questa raccolta poetica esprime bene l'origine della poesia: l'apparire del ricordo quale molla per un salto nella trascendenza; nel suono di una lingua universale qual'è la poesia quando è vera. C'è poesia quando si riesce a toccare in ognuno le corde più intime, innescando un sublime atto di condivisione.
Nella poesia di Barbara ci sono ricordi struggenti; c'è una memoria che come dice tiene in vita i morti e dico io anche qualcosa di più: c'è una malinconia pura che sa elevare la vita.
La poesia per la sua immediatezza nel parlare ai sentimenti, viene introiettata da ognuno a cui ha toccato le corde intime; per questo è capace di far poeti chi sa ascoltare e quindi creare catene virtuose.
Il filo conduttore di tutte le poesie raccolte in questa silloge è per me l'amore. In fondo il Gesto di Orfeo è un gesto d'amore e le poesie di questo libro sono alcune delle infinite sfaccettature dell'amore; sono liriche che aprono a questo sentimento che ha radici misteriose.
Ad esempio poi l'amore agognato, mancato, perduto; l'amore sognato, amato e cantato diventa fornace dove lievita la poesia più struggente...l'amore che conserva quel mistero da far esclamare: La verità vi prego sull'amore; come la celebre poesia di W. Hugh Auden.
Leggendo il libro si entra nelle emozioni molto intime di Barbara, per poi d'incanto sentirci accomunati nel condividere con le sue parole gli stessi stati dell'anima. Affiorano con lei ricordi, oggetti, passioni.
Questa è la poesia. Questo è il gesto di Orfeo che continua.

lunedì, aprile 07, 2014

La netiquette: neologismo derivato da Net- Rete- con Etiquette-Galateo

Io sono un vecchio -in tutti i sensi -frequentatore del web e da oltre 15 anni uso la Rete: ho un sito da 13 anni e questo mio blog ha compiuto 11 anni. Ho letto in un articolo -su la Repubblica di ieri- che ricordava come all'inizio, tra i nuovi accoliti del web, si rispettava una netiquette (un galateo internettiano che suggeriva comportamenti e regole di convivenza civile) e invece oggi con il crescere degli utenti è saltata. L'uso della netiquette è stata dimenticata.
Con l'avvento dei social-network, specie Facebook, si sono moltiplicati i frequentatori della Rete e devo dire che in tanti la febbre da connessione è sorta proprio con l'uso di questo ultimo strumento social; così oggi assistiamo a veri e propri usi impropri dei mezzi di comunicazione. Aumentano gli insulti, le parolacce, le invasioni di campo e la cosiddetta comunicazione assertiva -quella che conserva costruttività e positività- è andata smarrita.
Io scrissi molti anni fa un articolo per mentelocale.it che riportava le regole della netiquette.
Oggi bisognerebbe rispolverare la netiquette, aggiornarla per i social-network e diffonderla. Sempre più si stanno perdendo regole basilari che se recuperate penso possano aiutare la comunicazione e a rendere l'uso di internet più piacevole.

Ad esempio per i social-network si dovrebbe subito dire che non andrebbero postati video volgari; taggare gli amici con foto impietose; rendere pubblici messaggi personali (esiste per questo su Fb l'apposita soluzione); il 'diffondi per favore' che potrebbe essere ispirato da moltissime buone ragioni non deve far diventare la bacheca degli amici una grancassa del vostro attivismo.
E' chiaro, girando per i social-network, quanto la privacy sia per tantissimi un falso problema, però evitare di aggiornare lo status con messaggi che lascino intendere quanto la vostra vita è pazzesca, divertente e sempre al limite dell'eccesso...siete sicuri che agli altri interessi?; le notizie importanti, magari relative alla nascita o alla morte di una persona, devono poi essere diffuse con chiamate personali. In ultimo specie per Facebook bisognerebbe sapere aggiungere gli 'amici', non solo per far numero per sembrare più belli e ricercati.
Ancora da ricordare che gli invii e-mail che contengano molti indirizzi siano messi in Cnn (ovvero nascosti).

Buona netiquette a tutti

sabato, aprile 05, 2014

Notizia di oggi su diversi quotidiani online: Eva Braun avrebbe avuto origini ebree

Eva Braun avrebbe avuto origini ebree. Lo rivelerebbero le ultime analisi del DNA della compagna e poi moglie di Adolf Hitler, ottenute grazie al ritrovamento di una spazzola da capelli a Berghof, la residenza bavarese del Führer, dove la Braun trascorse gran parte della Seconda guerra mondiale.
Su questi capelli i ricercatori avrebbero trovato una sequenza specifica di DNA fortemente associata agli ebrei aschenaziti (discendenti delle comunità ebraiche medievali della Valle del Reno).
Fortemente associata, cosa vuol dire? Tutto e niente. Questa via del DNA, per determinare una origine religiosa mi lascia molto perplesso. Addirittura si vuol risalire a discendenze di comunità ebraiche vissute nel medioevo...ma dal test del DNA si possono trarre molte informazioni: quella di scoprire l'identità religiosa mi sembra proprio una boutade...una bufala.
L'analisi del DNA fornisce proprio una sequenza, da cui si possono trarre alcune informazioni: si può capire quali geni possiede una persona; questo può essere importante, perché alcuni geni predispongono a determinate malattie piuttosto che ad altre; altri geni invece sono proprio la causa di malattie. La sequenza del DNA è unica per ogni persona, e avendo la sequenza si può stabilire se esiste una relazione di parentela tra due persone, sulla base delle omologie tra le due sequenze - almeno fino a un certo punto. Poi ad esempio: se si ritrova una macchia di sangue sulla scena di un delitto (o di sperma, o di altro materiale da cui si possa estrarre il DNA), è possibile confrontare la sequenza estratta con quella dei sospettati e della vittima per capire a chi appartiene.
Per altre questioni il DNA scientificamente aiuta ben poco: potrebbe individuare caratteristiche genetiche sessuali...ma poi c'è tutta la questione del sesso psicologico. Nell'uomo ci sono diversi tipi di sessualità, quindi la questione è complessa.
I geni possono stabilire un range, una gamma di valori possibili, per l'altezza fisica: stabiliscono una altezza massima potenziale e una altezza minima. Cos'è però che determina, in questo range di valori, quale sia l'altezza effettiva è difficile da stabilirsi. Fattori ambientali (per esempio, quanto mangi) e anche fattori interni, come per esempio l'interazione con altri geni, non direttamente correlati all'altezza, ma che la influenzano in qualche modo: tipo, avere dei geni che potenzialmente renderebbero alti, ma se non funziona il gene per l'ormone della crescita non si diventerà mai alti.
Anche questa notizia alla fine diventa una delle tante sbandierate ogni tanto tipo: scoperto il gene dell'infedeltà...scoperto il gene della timidezza, della paura, dell'obesità, ecc. Tutte cose da non credere.

P. S. Si deve poi ricordare che anche Adolf Hitler era considerato di origini ebraiche. Questo perché il cognome della nonna paterna di Hitler, Maria Anna Schicklgruber (che vuol dire tagliatore di siepi), è stato pensato di origine ebraica, sebbene gli storici abbiano smentito tale pretesa. fonte Wikipedia

giovedì, aprile 03, 2014

Spaccato dell'Italia attraverso i commenti di una notizia tragico-comica

Letti i commenti delle varie testate giornalistiche online, con la notizia degli arresti dei 24 cospiratori per l'indipendenza del Veneto: davvero illuminanti e divertenti. Uno spaccato dell'Italia che con la sua classe dirigente ha perso ogni vergogna. Resiste l'ironia e la perspicacia di un popolo che pur con poca memoria le ha viste tutte!

Ecco Il Secolo XIX online:
Volevano la secessione del Veneto, 24 arrestati nella notte
alcuni commenti:
Sabry2013
Branca branca branca, leon leon leon. Gli hanno raccontato che una volta diventati uno Stato "libero" non ci sarebbero più tasse.E come pensano di mantenerlo lo Stato? Rapinando banche? Ma sti veneti mi sono comunque simpatici. Non i guerrafondai neh.
giacomoalvaro
Vorrei sapere da Salvini che connessione c’è tra i clandestini ed il carrarmato.  Magari il carrarmato serve ad inseguire e combattere i clandestini con una bella mutanda verde issata sul cannone
sweetilli
come pena iscrizione e frequentazione della scuola dell'obbligo per almeno otto anni e divieto di consumo del prosecco
liguria50
Quando non c'è memoria, diventa un grosso guaio.Novembre 1951, alluvione del Polesine che che colpì le province di Rovigo e di Venezia fu una catastrofe con morti e feriti e senza casa.Gli Italiani mostrarono pur avendo poche risorse (la guerra era finita da poco )una solidarietà in soldi,indumenti,generi alimentari,tutto quello che potevano,i miei contribuirono con vestiario da neonato e altra biancheria,certe persone non avendo soldi hanno venduto rottami di rame raccimolare moneta da mandare

Il fatto quotidiano
Veneto, secessionisti arrestati: “Una parte delle forze dell’ordine starà con gli insorti”
Nelle intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti delle persone finite in carcere, è chiaro l'intento militare e la sfiducia nella politica

alcuni commenti:
luciusinfabulae
Da veneto mi hanno sempre molto incuriosito questi personaggi che fanno colazione con la grappa Nardini e le flebo con in pinot grigio riesling chardonnay.
Ma dove erano tutti questi personaggi, fautori del grado alcolico associato all'autodeterminazione dei popoli quando gli yankee ci hanno piazzato a Vicenza il secondo Dal Molin; americani notoriamente fautori dell'indipendenza delle nazioni? Mi chiedo: perchè il Kosovo no e il Veneto si?
E siccome la storia dovrà pur insegnare qualcosa e da che mondo è mondo tutte le guerre sono combattute da sfigati contro altri sfigati per gli interessi dei padroni, che si chiamino chiesa, nobiltà o alta borghesia, sia ben chiaro che io in guerra per difendere i privilegi dei figli di papà veneti che a vent'anni viaggiano in bmw, beh manco per il c....
cirneco
Qui ci vuole il dottore, mica i carabinieri.
clamor
una carnevalata che viene strumentalizzata dai sinistroidi. PS è impossibile che la polizia fosse con loro, sono tuti made in sud e con mentalità di aumma aumma
leonard
se ti scippano, ti derubano la casa o altro non li chiami quelli del sud aumma aumma ;) ?
jack600
Dite agli indepentisti veneti "Fuckyou and join mother fucking russia with the fucking crimean"
JEN
Usciamo dall'Euro, pagheremo il petrolio con il coltivato della fattoria del Trota!

Corriere.it
Indipendentisti, blitz all'alba: 24 arresti. Sequestrato 'tanko', in manette Rocchetta. Sedici in Veneto, accusati di terrorismo ed eversione. «Epicentro» nel Padovano. Pronto un blitz in piazza San Marco.

alcuni commenti:
mariadomenica
… accidenti. Dovrò chiedere alla Farnesina a quali rischi vado incontro per il week end programmato a fine mese a Venezia.
francofabbrica
Ombre sul veneto o i soliti veneti da "ombre"?
Gary 52
nelle rivolte di popolo la storia ci dice che vennero usate armi di ogni tipo, anche ridicole... A parte sassi lanciati dai vari Balilla, persino stampelle alla Enrico Toti! Noi veneti "anzianotti" lanceremo persino le nostre dentiere. Presa in un occhio fa male, lo sappia già!
Lettore_9976305
La Svizzera è una confederazione, con tre gruppi etnici, che va bene. In Italia si arrestano 24 persone, dicono per eversione. Nel resto dell'Italia vi sono gruppi armati che minacciano la nostra società, ma loro sono solo sfiorati dalla legalità. Salvini sta abbaiando alla luna, ma io sono convinto che fra vent'anni ci sarà la confederazione del nord est: Austria, Slovenia e Veneto, con un forte tasso di sviluppo: " così è.." Pirandello
1948
Ma avete visto bene il 'carrarmato' che stavano costruendo ? Non sono stato in grado di capire se fosse un bulldozer lamierato od un carro per il carnevale di Viareggio. Tutto fa notizia contro il Veneto anche un trattore scudato presentato come un Leopard.
W. Ockham
Il "clamoroso eco mediatico" è venuto fuori perché la votazione era una buffonata in pieno stile lega: 1 votante su 10 era connesso da Santiago del Cile.. Neanche un decimo dei voti sono validi.
Ale_sun
Peccato che il referendum per la secessione fosse totalmente falsato. Come ampiamente dimostrato. Voti dal Cile e da altri paesi non proprio facenti parte della Repubblica della Serenissima. Bot votanti e similia...una tristezza infinita!
contessina
Non avete visto il "tanko" ! Terrificante. Presto ! Urgono gli F35
Barret09
Chissà le risate degli stranieri quando vedranno la foto della ruspa "corazzata" detta "tanko". E con questa carnevalata vorrebbero accreditarsi come nuova nazione? Ancora sto a ride!

Repubblica.it
Sgominata organizzazione denominata 'L'Alleanza'. Sequestrato anche carro armato artigianale attrezzato con un cannoncino. L'operazione, ordinata dalla procura di Brescia, coinvolge 51 indagati: tra loro, anche l'ex deputato Rocchetta ora in custodia cautelare. Ipotizzati i reati di terrorismo e fabbricazione di munizioni da guerra. L'ira di Bossi e di Salvini: "Arresti bluff". Ma il Gip: "Disegno eversivo, pronti a deriva violenta per una rivolta popolare in armi". L'intercettazione: "Caricare i candelotti di dinamite"

alcuni commenti:
nata52
Impara a scrivere: l'ha costruita. In Veneto non conoscete l'italiano perchè ve l'hanno insegnato i maestri meridionali?

E' già accaduto, ora si ripetono poi Salvini dirà che erano solo dei PIRLA!!!!! Considerata la "viabilità" a Venezia due sono le cose: un "carro armato" anfibio oppure un carrarmatino tascabile. Ma sempre da PIRLA.
Ahhhh!!! Altro che Peppone e Don Camillo!!! Ma il loro carrarmato cosa spara? Cazzate??!!??

mercoledì, aprile 02, 2014

Il cibo e la sua cultura

Il cibo, l'alimentazione e la sua cultura, sembra abbia preso il sopravvento su qualsiasi forma di relazione artistico culturale. Pare che non si parli d'altro che di cibo. In Tv, nei quotidiani, sulle riviste c'è sempre in primo piano il cibo. Prossimamente a Milano avremo l'Expo 2015 che sarà dedicata all'alimentazione e a Palazzo Ducale di Genova per la rassegna La Storia in Piazza l'edizione di quest'anno è dedicata a I Tempi del Cibo.
Ricordando la celebre frase di Feuerbach: 'L'uomo è ciò che mangia' potremo pensare che oggi è quello che è perchè mangia male? Chissà. Mi piacerebbe poi affrontare il tema delle diete...
Tornando al cibo, sul piano culturale io ricordo un libro 'Il riposo della polpetta (e altre storie intorno al cibo)', una raccolta di molti articoli pubblicati dall'autore Massimo Montanari, che offre spunti di riflessione raccordando il passato con il presente. L'autore Massimo Montanari, che ha scritto anche molti altri libri- 'Il cibo come cultura';'Il formaggio con le pere- La storia di un proverbio';'L'identità italiana in cucina';'La fame e l'abbondanza. Storia dell'alimentazione in Europa';'L'alimentazione contadina nell'alto Medioevo';'Campagne medievali';'Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola'...ecc.- è uno storico medievalista e docente di Storia dell’Alimentazione all’Università di Bologna, questo fa sì che ci aiuti a scoprire molte curiosità e soprattutto a capovolgere i luoghi comuni; in fondo lo storico servirebbe a quello.
Nel libro vengono esaminati dai proverbi ai modi di dire, come girare la frittata o farsi infinocchiare fino alla nascita delle tecniche di conservazione dei cibi con un susseguirsi di percorsi storici, culturali e sociali. Perché il barbecue è prerogativa maschile? Dove nascono le patatine fritte? Siamo sicuri che l’arancione sia il colore originale delle carote? E se vi dicessi che il bell’arancio che oggi appare normale sarebbe stato ottenuto attraverso le selezioni operate nel diciassettesimo secolo dagli orticoltori olandesi, in onore della famiglia reale (gli Orange appunto), mi credereste? Quando la cioccolata diventò dolce?
Tutti interrogativi a cui Massimo Montanari risponde dettagliatamente.
In una presentazione l'autore spiega: 'Il titolo Il riposo della polpetta è nato come un un gioco e come tutti i giochi è una cosa seria. Lo scopo è fare divulgazione di cultura alimentare in modo intelligente e se possibile divertente. Il cibo, con la cucina, contiene tutto quello che gli gira intorno: argomenti importanti. Tutto è iniziato un giorno in cucina con mia moglie nel fare le polpette. Dopo averle preparate mia moglie mi disse ora le facciamo riposare, perchè poi saranno più saporite. Un pensiero che mi colpì. Ecco far riposare mi piacque; la stessa cosa succede per i pensieri che se aspetti un po' poi vengono fuori meglio. Se una cosa funziona nel preparare i cibi poi dovrebbe funzionare anche per altre cose. Nel libro ci sono molte ricette di polpette...'. Ricchi di curiosità sono i capitoli dedicati a lenticchie, patate, salsicce, ecc.
Il libro quindi tocca diversi temi e questioni più generali avendo come base sempre la cucina e il cibo. Nella storia dell'alimentazione esce fuori lo scambio, la contaminazione delle culture e il cibo come segno di identità. L'espressione alimentare come sintesi di ogni gruppo umano. Oggi questo elemento ha assunto nuove connotazioni, per un verso angosciante...
La storia dimostra che la costruzione dell'identità è in continua modificazione; è in continuo movimento. Si tratta di gestire questi incontri-scontri. La pasta sembra fatta apposta per significare, in metafora, l'unità e la varietà degli stili alimentari italiani. Così gli Spaghetti al pomodoro, cibo che identifica l'italianità, è frutto di una riuscita contaminazione tra due prodotti che non sono italiani ma che indicano una buona prova di nuova identità. Il cibo è cultura perché ha inventato e trasformato il mondo. È cultura quando si produce, quando si prepara, quando si consuma. È il frutto della nostra identità e uno strumento per esprimerla e comunicarla.
Il libro è così una interessante opera ricca di curiosità e divertenti annotazioni da parte di uno degli attuali massimi storici dell'alimentazione.
A proposito bisogna ricordare che ieri 1 aprile è morto il francese Jacques Le Goff che come storico medievalista- tra i più autorevoli -ha trattato anch'esso il cibo. Insieme a Jean Ferniot scrisse il libro: La cucina e la tavola -Storia di 5000 anni di gastronomia

sabato, marzo 29, 2014

Passeggiate nei prati dell'eternità di Valeria Paniccia


L'autrice Valeria Paniccia con Arnaldo Bagnasco con cui collaborò in RAI- Questa è una delle ultime immagini del compianto Arnaldo Bagnasco sulla terrazza di casa sua a Genova.


Uscito lo scorso anno per l'editore Mursia: Passeggiate nei prati dell'eternità, è un libro di Valeria Paniccia che fa conoscere molti cimiteri famosi insieme agli illustri sepolti. Un viaggio quindi nel passato, nella storia e insieme nell'arte, nella cultura che inaspettatamente troveremo nel passeggiare tra le tombe.
Il libro l'ho trovato molto bello e interessante ed ha accresciuto la mia curiosità verso personaggi cui conoscevo la fama ma, ripensati attraverso lapidi, sculture, monumenti, epigrafi e statue assumono aspetti inattesi.
Gli accompagnatori dell'autrice del libro- che si rifà alla serie televisiva della stessa autrice Extraterreni-, come novelli virgili, commentano e raccontano le loro impressioni su questi tanti luoghi di sepoltura. Troveremo così: Cacciari a San Michele in Isola, Pupi Avati alla Certosa di Bologna, Giovanni Sartori alle Porte Sante di Firenze, Gae Aulenti al Monumentale di Milano, Toni Servillo a Santa Maria del Pianto, Napoli, Margherita Hack all’acattolico di Roma, Saramago allo Staglieno di Genova, Muccino a Hollywood Forever, Volcic a Novodevichy, Mosca, Albertazzi al Père-Lachaise di Parigi, Chiambretti e Don Ciotti al Monumentale di Torino e infine Pandolfi al Verano.
Io ho sempre avuto per i morti, soprattutto quelli che ho conosciuto da vivi, un certo sentimento di inferiorità poichè li considero automaticamente superiori per il fatto che abbiano sperimentato la morte. Sì, loro sanno. Loro sono quelli che come extraterreni, hanno fatto una conoscenza estrema.
Leggere di queste dimore ultime, di questi luoghi aiuta a formare una idea di eterno; diventa un momento importante per comprendere la nostra cultura e la nostra vita.
Il rapporto con la morte è non solo elemento di speculazione filosofica ma certamente elemento per comprendere la cultura intima delle società. Io ho sempre pensato che lo spirito religioso nasca proprio quando l'uomo prese consapevolezza della morte. Insomma il culto dei morti è la culla delle religioni. Sono proprio le religioni che consolano l'uomo facendogli credere ad una vita al di là della morte fisica; disegnando una immortalità dell'anima. Intanto possiamo attraverso questo libro scoprire quanto resta di molti personaggi della storia passata e più recente. Possiamo conoscere quanta arte segnali e illustri questi passaggi...passaggi nei passeggi.
Passeggiate nei prati dell'eternità è un libro piacevole e ben confezionato che consiglio di leggere.

sabato, marzo 22, 2014

In ricordo di Cesare Zavattini

In questo 2014 sono 25 anni dalla morte di Cesare Zavattini: un artista poliedrico, difficile da inquadrare in una qualsiasi corrente artistica che ha attraversato il '900. Di lui si ricordano molte opere; ma soprattutto per essere stato uno dei massimi esponenti del neorealismo cinematografico. Di Zavattini si possono ricordare a questo proposito le sceneggiature di I bambini ci guardano; Ladri di biciclette, Sciuscià; Miracolo a Milano; Umberto D.; Bellissima; Il Cappotto; Stazione Termini; Le mura di Malapaga...e innumerevoli altri film.
Cesare Zavattini è stato giornalista, commediografo, pittore, poeta, sceneggiatore di cinema e fumetti, scrittore, conduttore radiofonico, regista...
Cesare Zavattini, a settant’anni, nel 1973 ha pubblicato una raccolta di poesie dialettali da titolo Stricarm’ in d’na parola- Stringersi in una parola; un lavoro di sintesi che Pasolini definì la cosa più bella che avesse mai letto. Il dialetto assume l'elemento per raccontare la realtà del suo paese Luzzara. Una realtà contadina che reclama a gran voce la sua natura bilinguistica, protestando implicitamente contro l’impoverimento della lingua causato dalla pressione livellante dei mass media.

Tra le poesie raccolte c'è Invecend ( Invecchiare) che esprime bene la scelta dialettale e il suo amore per questa forma d'espressione.
INVECEND
Invecend a vrés
büta föra in dialét
col co tgnü dentr’in italian.
As pöl di töt cm’al mé dialét
i sö sigulament
da car di bö chi turna a cà sotsira.
Pr’esempi:
“Sul gnüatr’a saiòm
col ca tulóm e dóm.”
An gal mia dal tambör?
St’atar: “S’avdésu al me paés sota la nev
avresu esag na.”
Duls: “Cun na panlada sul
piturà al ciel da Lusèra a Gualtér.”
Duls duls: “An segn drét in s’an foi 
l’è la pianura.”
Intim (a patés d’insonia):
“Sa pudés stricarm’in d’na parola
a durmirés.”
Ah cost, a l’o apena squacià:
“L’è pusibil sufri sensa capi.”
Vriv quel d’sucial?
“Unomas finalment cuntra tant casu.”
Avdì, töt as pöl dì.
Del.
Sré la porta.
Fat. Alura?
Spudèm in facia: an parli mia.
Parchè?
A go paura.
Ad chi?
Dal melanövsentstantatri.
Cardì, sempar da po’
a n’ag siöm mia e a s g’abituóm.

[Invecchiando vorrei / buttare fuori in dialetto / certe cose tenute dentro in italiano. / Può dire tutto il mio dialetto, coi suoi cigolamenti / da carro dei buoi quando tornano a casa sottosera. / Per esempio: / “Solo noi sappiamo / ciò che prendiamo e diamo.” / Non ha del tamburo? / Un’altra: “Se vedeste il mio paese sotto la neve, / vorreste esserci nati.” / Bello? / Dolce: “Con una pennellata sola / pitturare il cielo da Luzzara a Gualtieri.” / Dolce dolce: “Un segno dritto sul foglio / è la pianura.” / Bello bello. / Intimo (soffro d’insonnia): /  “Se potessi stringermi in una parola , dormirei.” / Ah questo, proprio fresco: / “E’ possibile soffrire anche senza capire.” / Volete qualche cosa di sociale? / “Uniamoci finalmente contro tanto caso.” / Tutto si può dire, vedete. / Dillo. / Chiudete la porta. / Fatto. Allora? / Sputatemi in faccia, non parlo. / Hai paura? / Ho paura. / Di chi? / Del millenovecentosettantatré. / Credete, sempre più / non ci siamo / e ci si abitua. ]

Inoltre mi fa piacere ricordarlo in questa sua poesia: DIU
Diu al ghè.
S’a ghè la figa al ghè
Sul lò al pudeva inventà
na roba acsè
cla pias a toti a toti
in ogni luogo,
ag pansom anca s’an s’ag pensa mia,
appena ca t’la tochi a combiòn facia.
Che mument! long o curt al saiòm gnanca.
La fa anc di miracui, par ciamala
an mot
a ghè turnà la vus.
Ah s’a pudès spiegaram
ma l’è difficil
cme parlà del nasar e dal murir.

TRADUZIONE: DIO. Dio c'è. Se c'è la fica c'è. Solo lui poteva inventare una cosa così che piace a tutti in ogni luogo, ci pensiamo anche se non ci pensi, appena tu la tocchi cambi faccia. Che momento lungo o corto non si sa. Fa anche dei miracoli, per chiamarla a un muto gli è tornata la voce. Ah se potessi spiegarmi ma è difficile come parlare del nascere e del morire.

venerdì, marzo 21, 2014

Censura ridicola in Turchia. Il potere svela sempre le stesse facce

La notizia di censura da parte del governo turco verso il social-network Twitter ha del ridicolo e manifesta quanta ignoranza ci sia in certo potere politico verso la rivoluzione di internet. Quella che si vuole attuare è una censura assurda, impossibile, a meno di uno switch-off dell’intera Rete. Questo naturalmente danneggerebbe l'intera economia del paese.
La libertà digitale è in continua espansione e come ha affermato il suo inventore Tim Berners-Lee,- l’informatico britannico che inventò il www che pochi giorni fa ha festeggiato il 25° anniversario- internet diverrà di tutti e sarà presto un diritto d'accesso per ogni cittadino.
L'assurdo tentativo di controllo vede all'opera una squadra di seimila controllori preposti al monitoraggio degli account turchi e pronti a rispondere alle critiche...sì, la prova di censura è scattata e vorrebbe riuscire a fermare la valanga di critiche al premier Erdogan.
Estirperemo Twitter, non mi interessa cosa dice la comunità internazionale, è contro la sicurezza nazionale. C’è una sentenza del tribunale. Vedranno la forza della Turchia : questa l'affermazione del premier Erdogan.
Questo ennesimo capitolo della crociata contro i social-network si rivelerà una sconfitta certa.
Intanto Twitter non ci ha messo molto a rispondere a tono, per quanto irraggiungibile la piattaforma è ancora possibile postare i propri 140 caratteri tramite SMS. Spegneranno anche gli smartphone?

domenica, marzo 16, 2014

Storia di una ladra di libri

Un bel film tratto da un bel libro.
Il romanzo di Markus Zusak, pubblicato in Australia nel 2005, La ragazza che salvava i libri -successo con oltre otto milioni di copie vendute in tutto il mondo, rimasto per circa sette anni nella classifica dei libri più venduti del New York Times- è diventato un film dal titolo originale The Book Thief e in italiano Storia di una ladra di libri.
Il film segue bene la storia raccontata dal libro: le vicissitudini di una ragazzina vivace e coraggiosa di nome Liesel Meminger, che viene mandata a vivere con la famiglia affidataria degli Hubermann, nella Germania della Seconda guerra mondiale. Una storia triste ma che sa donare speranza e ricca di insegnamenti. La ragazzina trova nei genitori adottivi Rosa e Hans protezione e amore imparando a leggere, lei che era analfabeta. Intanto la guerra incombe e nel piccolo paese si vivono gli avvenimenti della Germania nazista: l'odio verso gli ebrei, le idee diverse. La violenza sale e intorno a Liesel crescono le parole; cresce la conoscenza e l'immaginazione coltivata con i libri.
Con le interpretazioni straordinarie dei tre protagonisti Geoffrey Rush (Hans, il padre adottivo), Emily Watson (Rosa, la madre adottiva) e la giovane Sophie Nélisse nella parte di Liesel Meminger, si dipana una storia che seppur didascalica riesce ad emozionare e trasmettere valori fondamentali della cultura civile.
Il film che uscirà a breve in Italia è sceneggiato da Michael Petroni e diretto da Brian Percival.
Io l'ho visto in anteprima ed in streaming qualche sera fa.
Da far vedere soprattutto ai ragazzi.

venerdì, marzo 07, 2014

I neuroni specchio e i memi del linguaggio

La coscienza, considerata uno degli ultimi misteri della scienza, seppur da sempre presente tra i grandi problemi della filosofia, è stata per lungo tempo lasciata fuori dai programmi di studio sulla mente e sulla natura umana.
La filosofia ha posto questa domanda: come può un corpo materiale, come il cervello, creare l'idea di una identità e le illusioni ad esse relative? Creare semplicemente una immaterialità? Cos'è in sostanza la nostra esperienza cosciente? Una delle qualità che ci contraddistingue dagli altri animali è la capacità di vederci riflessi in uno specchio. Noi apprendiamo attraverso varie maniere, con l'imitazione, l'osservazione, con l'intuizione e con meccanismi di apprendimento innati che hanno lo scopo di preservarci dai pericoli mortali...poi insieme crediamo a innumerevoli cose strane e che in teoria non servono a nulla: queste convinzioni hanno dato origine ai memi, a dei replicatori di comportamenti culturali, come i neuroni specchio che hanno costruito l'uomo attuale.
E' grazie ad uno scienziato italiano, Giacomo Rizzolati dell'Università di Parma, che insieme ad un gruppo di ricercatori si deve nel 1995 la scoperta dei neuroni specchio. Studiando la corteccia premotoria ci si accorse come, ancora prima dell'azione, entrassero in connessione alcuni neuroni. Il lavoro fatto sui macachi permise di conoscere un apprendimento in automatico. I neuroni specchio si attivano quando un animale compie un'azione e quando l'animale osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto.
Questa grande scoperta ha intensificato il lavoro di ricerca sull'evoluzione del linguaggio. Il motivo è che nell'uomo i neuroni specchio sono stati localizzati vicino all'area di Broca.
Ciò ha comportato la convinzione (per alcuni la prova) che il linguaggio umano si sia evoluto tramite l'informazione trasmessa con le prestazioni gestuali e che infine il sistema specchio sia stato capace di comprendere e codificare/decodificare. Ormai è certo che tale sistema ha tutto il potenziale necessario per fornire un meccanismo di comprensione delle azioni e per l'apprendimento attraverso l'imitazione e la simulazione del comportamento altrui. In questo senso è opportuno ribadire che il riconoscimento non avviene soltanto a livello motorio ma con il riconoscimento vero e proprio dell'azione, intesa come evento biofisico.
Da qui si può partire per una comprensione più profonda delle relazioni sociali e i complessi comportamenti. Uno ad esempio è legato al sorridere e essere gentili. E' chiaro che questi sono gli imperativi della nostra cultura sociale che poi si è trasformata anche in metodo da insegnare nei corsi di vendita. Poi si sa che 'sorridere sempre' a comando non è possibile per cui nascono i sorrisi falsi che sono si colgono, si individuano e si catalogano pressoché immediatamente, sempre in virtù delle capacità dei neuroni specchio.
Sempre in base ai neuroni specchio bisogna sapere che quando esprimiamo uno stato d'animo negativo modifichiamo anche l'umore e le percezioni di tutti coloro che vengono in contatto con noi e si predispongono ad imitarci in modo automatico. E questo non è per niente utile, lo possiamo intuire. Si tratta quasi di un fatto igienico: tutti comprendiamo che emanare un cattivo odore non è igienico, e scorretto nei confronti di chi ci sta intorno. Allo stesso modo, esprimere uno stato d'animo negativo, magari generato dalla nostra immaginazione, è altrettanto scorretto, semplicemente ad un piano diverso da quello dell'olfatto, perché proprio come nel caso del cattivo odore, il cattivo umore affligge anche gli altri. Se non altro, tale processo è inconsapevole, e quindi ora, poiché ne conosciamo l'esistenza, possiamo decidere di effettuare scelte diverse, con risultati indubbiamente migliori.
Con i neuroni specchio noi possiamo entrare nella mente degli altri.

A questo punto mi piacerebbe avere una comparazione del neurone specchio con il meme di Richard Dawkins- sì il concetto di meme nato nel 1976 con il suo libro Il gene egoista.
In estrema sintesi, Dawkins afferma che, accanto alla molecola del DNA- l’entità replicante che ha prevalso sulla terra- esistono altre unità replicanti che concorrono all’evoluzione. Con le sue parole:
Io credo che un nuovo tipo di replicatore sia emerso di recente proprio su questo pianeta. Ce l'abbiamo davanti, ancora nella sua infanzia, ancora goffamente alla deriva nel suo brodo primordiale ma già soggetto a mutamenti evolutivi a un ritmo tale da lasciare il vecchio gene indietro senza fiato. Il nuovo brodo è quello della cultura umana. Ora dobbiamo dare un nome al nuovo replicatore, un nome che dia l'idea di un'unità di trasmissione culturale o un'unità di imitazione. "Mimeme" deriva da una radice greca che sarebbe adatta, ma io preferirei un bisillabo dal suono affine a "gene": spero però che i miei amici classicisti mi perdoneranno se abbrevio mimeme in meme. Se li può consolare, lo si potrebbe considerare correlato a "memoria" o alla parola francese même. Esempi di memi sono melodie, idee, frasi, modi di modellare vasi o costruire archi. Proprio come i geni si propagano nel pool genico saltando di corpo in corpo tramite spermatozoi o cellule uovo, così i memi si propagano nel pool nemico saltando di cervello in cervello tramite un processo che, in senso lato, si può chiamare imitazione.

domenica, febbraio 23, 2014

Un'intera vita - romanzo di Aharon Appelfeld

C'è uno scrittore, Aharon Appelfeld, diventato uno dei maggiori scrittori israeliani e tra i più grandi e letti al mondo- tradotto in più di trenta lingue- che ha praticamente scritto con oltre 9 romanzi la stessa storia: è quella che ha vissuto sulla propria pelle di sopravvissuto alla Shoa.
Il suo è il racconto di sopravvissuto ad uno dei drammi più indicibili della storia umana. Entrando nel mistero dell'uomo, capace di tali crudeltà, egli si sentì di astenersi dal giudizio...dalla perdita del senso del divino che alberga in ognuno.
In quella atroce esperienza, in cui il giovanissimo Appelfeld perse sua madre e i suoi nonni, riuscì a trarre la rievocazione della sua infanzia come un mosaico dove tessere i ricordi con mille voci diverse che raccontano la medesima storia di crudeltà e solitudine.
Per arrivare a ciò è stato necessario ad Appelfeld un lungo periodo di silenzio. Deportato da bambino e sfuggito per miracolo all’inferno del lager, si è rifiutato per tanto tempo di ricordare e di parlare. La scrittura aiuterà Aharon Appelfeld a ricostruire e a raccontare quell'atroce passato.
Approdato in Israele nel 1946 -a 14 anni- imparò l'ebraico e si laureò all'Università di Gerusalemme in letteratura, insegnando poi all'Università Ben Gurion del Negev.
Io ho letto in questi giorni Un'intera vita. In questo libro si racconta il dramma della perdita della madre che lui stesso ha subito a sette anni. In Un'intera vita la protagonista è invece una ragazzina di 13 anni, Helga, che si mette in cammino per trovare la mamma ebrea internata in un campo di lavoro.
I riferimenti biografici sono molti e rimandano allo struggente ricordo della famiglia perduta ed in particolare alla figura della madre.
Il viaggio che compirà Helga (Aharon) in Un'intera vita è un viaggio tra gli uomini sempre capaci di fare del male all'altro, fisicamente e spiritualmente. Molte volte senza ragione. L'assenza di risposta a questo fatto, resta un disperante punto di domanda.
Il periodo vissuto con i criminali fornisce gli strumenti per capire gli esseri umani. Lì ho imparato la generosità, l'odio, la brutalità, tutti i sensi dell'essere umano. Ovviamente questi criminali lo picchiavano, ma Appelfeld ripensandoli prova comunque calore nei loro confronti. Non tutti i criminali sono veri criminali.
Appelfeld giunge ad un conclusione: La bellezza esiste e il reale non è solo il male che ci raggiunge, ma il Mistero di Dio e della storia che si affida al nostro cuore.

sabato, febbraio 15, 2014

Parte seconda del racconto: La mia vita nelle canzoni Amori allo sbaraglio

Parte seconda del racconto:
La mia vita nelle canzoni - Amori allo sbaraglio

Diego ha deciso che stasera verrà a casa mia. Io non sono stato capace di trovare una scusa e dirgli di no. Diego nel volermi aiutare esagera.
Però Diego forse mi conosce meglio delle donne che ho avuto. Mi conosce meglio di Anna. Lui ha quella particolare dote che ti riporta all'essenza. La parte materiale, fisica. So anch'io delle particolari relazioni complementari: se sei un debole, ti metti con un forte; se sei un bambino cerchi la mamma; se sei un masochista trovi un sadico.
Ma no. Io con Anna avevo una relazione vera, alla pari. La cosa più bella era che ridevamo insieme di tante cose. Ecco avevamo quello che si chiamano le affinità elettive. Il sesso con lei diventava un gioco erotico pieno di complicità. Che godute! Solo a pensarla mi affiorano gli orgasmi intensi avuti insieme a lei. Ad ogni maniera...Soli si muore. Cantava così: Patrick Samson

Oh, la voglia di amare mi scoppia nel cuore. Soli si muore. Tu o un altra è lo stesso. Aspettare non posso. Soli si muore, senza un amore. E' l'ultima notte che prego il signore. Fa freddo di notte. Soli si muore, voglio un amore...
Sì. Voglio un amore.

Diego dopo cena ha preso possesso del mio pc e mi ha iscritto su lovepedia.net Ha fatto tutto da solo. Ha inserito la mia mail e mi ha registrato.
-Ecco che sei pronto a trovare altre donne. Donne tutte pronte a farti dimenticare Anna.
-Ma io non voglio dimenticarla. Hai capito?
-Dai, non fare lo scemo. Qui inserisci il tipo di donne che ti interessano e poi una volta aperta la lista, gira. Vedrai quanta figa hai a disposizione. Credimi. Chiodo scaccia chiodo.
-Senti Diego per me non è una questione sessuale. Con Anna era una questione d'amore...
-Va bene. Chiamalo amore. Chiama amore anche queste nuove donne e vedrai che tutto si aggiusta. Mi fai ridere con questo tuo sentimentalismo. -Tu non capisci. Io voglio che Anna ritorni da me. Non voglio mettere degli ostacoli tra noi. Con le tue soluzioni l'allontano.
-Ma lei non c'è già più. Lei si sarà già trovato un altro. Sarà dietro a scoparsi qualche suo collega...
-Sei uno stronzo Diego. Come fai a pensare questo... -Ma va là. Lo stai pensando anche tu. Lei con le gambe aperte ad accogliere un nuovo amore.
-Sei un bastardo Diego. Mi fai soffrire. Altro che aiuto.
-No, Giovanni io ti sto aiutando nella maniera giusta. Ti aiuto ad uscire da questo tuo stato di sofferenza facendoti pensare che tu puoi avere altre donne. Tu puoi trovare un'altra Anna e fregartene di questa. Insomma se la storia è finita, non farne un dramma. E' finita. Basta. Stop. Quello che è stato è stato. Avete chiavato insieme, avete visto anche i tramonti, i paesaggi, avete sognato, mangiato, succhiato, ma ora basta. Se lei volesse tornare con te si farebbe viva. Allora? Io ti aiuto a dimenticarla. Devi continuare a vivere...
-Lasciami stare Diego. Per oggi basta. Finiamo qui la serata. Lasciami solo. -Va bene Paolo. Vedrai che fra qualche giorno con i miei consigli starai meglio. Ti saluto. Ci vediamo domani.

Diego stasera si è rivelato quello che è e ho sempre pensato di lui: un bastardo. Uno senza sentimenti. Bastardo non perché non conosca i suoi genitori, ma perché non capisce che esiste una cosa che si chiama amore. Lui pensa solo a scopare. Per lui è tutto sesso. Lui mi conosce, ma anch'io lo conosco.
Ho messo Diego alla porta. Ora mi gira un po' la testa. Quel bastardo mi ha fatto bere. Un classico. Era arrivato con sottobraccio due bottiglie di vino e ce le siamo scolate tutte. Morale una bottiglia a testa e per me è una cosa eccezionale. Poi è riuscito anche a trovare una bottiglia di limoncello che avevo in un mobile da chissà quanto tempo. Non ricordavo neppure di averla. Abbiamo dato il fondo anche a quella. Per questo ora mi gira la testa. Stanotte forse riuscirò a dormire.
Sono passati 10 giorni senza aver visto Anna. Qualcosa si muove ancora dentro di me. Sembra che il dolore si sia placato. Il tempo è il medico dell'anima...così mi pare reciti un antico proverbio. Non sono sicuro. Diego aveva ragione? No. Ora posso solo dire una cosa: Io non ho paura. Ecco. Io non ho paura come canta Fiorella Mannoia:

Ci penso da lontano da un altro mare un’altra casa che non sai. La chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione. Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po'. Per chi ha l’anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio. A volte sogni di navigare su campi di grano. E nei ritorni quella bellezza resta in una mano. E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero. E tu da lì mi sentirai se grido. Io non ho paura...

Sì, adesso che non sento Anna, il suo silenzio fa più rumore. La ritrovo dappertutto. Ecco non ho paura di stare solo; non senza di lei. Lei c'è sempre. E' nei miei pensieri.
Ho evitato Diego da giorni. Meno male che ero impegnato fuori dall'azienda. Lui ha provato a cercarmi per telefono ma non ho risposto. Gli ho inviato un sms di risposta: sono impegnato. Ci sentiamo stasera. Stasera però non l'ho chiamato. So che mi avrebbe chiesto della chat. Io la chat non l'ho aperta.
Non è detto però che non la apra. Io non ho paura. Sarebbe meglio dire non devo avere paura. Un po' di paura ce l'ho. Va bene aprirò la chat. La aprirò per chattare online. Solo quello. Scambiare parole. Altro non mi interessa.
Devo capirlo. Sono rimasto solo. Sono uno di quelli restati soli...come Drupi:

E poi si resta soli e non si canta più; qualcuno prende il volo e qualcun altro cade giù. Ma in una notte come questa e' facile sbagliare; meglio aprire un'altra porta e non pensarci più. Soli. Ma come e' grande questo mare da guardare soli. Quante cose da gridare mentre corri fuori. Tra le stelle di una notte senza piu' rumori. Soli...

Stasera dopo diversi giorni ho acceso il pc e aperto la pagina di lovepedia.net
Il sito web ricorda la registrazione che mi aveva fatto Diego. Username: Mandrillo. Password: 696969. Disgraziato. Diego mi ha registrato con questo nikname che vedranno tutti. Io non sono un mandrillo e ora entrare in chat mi imbarazza ulteriormente. Diego si è registrato con il nikname: squarciapassere. Per lui è tutto più semplice. Lui va al sodo. Così mi ha spiegato:

-Così non do alito a malintesi. Così devi fare tu. Ricorda anche di inserire una bella foto. Aiuta. Se vuoi te la scatto io con il telefonino...ma ridi porca puttana. Levati quella faccia triste da sfigato. Fai un bel sorriso.

La foto non l'ha fatta. Ed è stato meglio così.
Appena entro nella pagina iniziale di lovepedia.net mi viene chiesto di completare il mio profilo. Alcune cose le aveva già immesse Diego.
Sesso: Uomo; Mi piacciono: Donne; Sto cercando: Relazioni occasionali, Amicizia; Località: Genova; Età: 40 anni; Segno zodiacale: Cancro. Etnia: Europea; Corporatura: Normale; Stato civile: Single. Fin qui tutto bene.
Diego per questo è stato corretto. Per migliorare il profilo e aumentare i contatti dovrei inserire una foto. Aspetto. Provo ugualmente a fare un giro. Cerco donne senza modificare le date riportate nei due specchietti: 18 – 99. Sono il limite minimo e massimo delle età delle donne che cerco. Dovrei mettere un limite al massimo. Ma perché? Io cerco compagnia. Io ho bisogno che qualcuna abbia voglia di chattare. Nel profilo aggiungo: Italia e per la località: indifferente. Clicco su cerca.
Nelle note in fondo pagina leggo:
Non utilizzare espressioni volgari o che possano violare diritti di terzi o che abbiano carattere diffamatorio, ingiurioso, osceno, offensivo, violento o che incitino alla violenza, politico, razzista o xenofobo e, in genere, contenuti contrari all'oggetto di Lovepedia.net, alle leggi ed alle norme in vigore, ai diritti personali o alla morale. Non comunicare dati sensibili (numeri telefonici, indirizzi, ecc).
In questi giorni mi sono trovato al supermercato del quartiere a parlare della qualità della carta igienica con una vicina di casa; in coda alla cassa poi mi sono sentito osservato da una vecchina che mi sorrideva. Non capivo cosa avesse da ridere. Ho contraccambiato il sorriso. Quando le sono passato accanto mi ha chiesto: dov'è la sua ragazza?
Già, la mia ragazza. E' fuori per lavoro. Così ho risposto.
La casa è diventata un letamaio. Non cucino più ma riesco lo stesso a fare delle pile di piatti sporchi. Appoggio le cose dei vari pacchetti: formaggi, affettati, robe pronte che solo il giorno dopo sono già acide...

martedì, febbraio 11, 2014

La mia vita nelle canzoni - Amori allo sbaraglio Racconto in progress

Ho iniziato a scrivere un lungo racconto che potrebbe essere anche un mio prossimo libro. Mi piacerebbe sapere dagli amici cosa ne pensano.
Intanto se avete tempo e voglia di leggere ecco che potrebbe essere un modo per regalarvi qualche minuto di divertissement. Ne abbiamo bisogno tutti.

La mia vita nelle canzoni - Amori allo sbaraglio

Prima puntata

Cinque giorni che ti ho perso e tu? Come la canzone di Michele Zarrillo:

Cinque giorni che ti ho perso, quanto freddo in questa vita, ma tu... non mi hai cercato più; troppa gente che mi chiede: scava dentro la ferita e in me... non cicatrizzi mai.

Sì, uguale. Ci siamo lasciati e ora io sono perso; perso nel mio dolore. In verità lei mi ha lasciato solo da tre giorni, ma io mi sento come nella canzone:
Amore mio come farò a rassegnarmi a vivere e proprio io che ti amo ti sto implorando: aiutami a distruggerti. Cinque giorni che ti ho perso, mille lacrime cadute ed io, inchiodato a te, tutto e ancora più di tutto per cercare di scappare...

Sì, ancora. Non riesco a rassegnarmi e neppure a distruggerti dai miei pensieri come canta Zarrillo. Ci siamo lasciati, meglio dire mi ha lasciato e ora devo fare qualcosa.
Potrei intanto cantare come Giorgia e Mina: Poche parole. Che altro dire?

Giorgia:
conoscersi confondersi- prova a prendermi - c'è da perdersi - il tempo cura le ferite - ancora io le mie non le ho guarite - prova a credermi - c'è da ridere – e ridendo ti parlo di me - dell'amore - poche parole per te - che sai comprendere quel male - che fa pensare che - io somiglio a te a te
Mina:
conoscersi nascondersi - prova a dirmelo - che sai piangere - il tempo corre con le sue salite - ancora io le mie non le ho finite - prova a spingermi - c'è da vivere - e vivendo ti parlo di me - dell'amore - poche parole - per te che sai comprendere quel male - che fa pensare che - io somiglio a te

Sì, sì è così. Però un'altra canzone di Mina in questo momento mi rappresenta meglio: Città vuota.

Le strade piene, la folla intorno a me - mi parla e ride e nulla sa di te - io vedo intorno a me chi passa e va - ma so che la città - vuota mi sembrerà se non ci sei tu.
Le strade vuote, deserte sempre più - leggo il tuo nome ovunque intorno a me torna da me amor e non sarà più vuota la città - ed io vivrò con te tutti i miei giorni - tutti i miei giorni, tutti i miei giorni.

Ci devo credere? No, devo solo vivere. Vivere con Vivimi di Laura Pausini:

Non ho bisogno più di niente - Adesso che - Mi illumini d'amore immenso fuori e dentro - Credimi se puoi - Credimi se vuoi - Credimi e vedrai non finirà mai Ho desideri scritti in alto che volano - Ogni pensiero è indipendente dal mio corpo - Credimi se puoi - credimi perché - farei del male solo e ancora a me Qui grandi spazi e poi noi - Cieli aperti che ormai - Non si chiudono più - C´è bisogno di vivere da qui - Vivimi senza paura - Che sia una vita o che sia un'ora - Non lasciare libero o disperso - Questo mio spazio adesso aperto ti prego - Vivimi senza vergogna - Anche se hai tutto il mondo contro.

Sono innamorato. Innamorato di Anna Fista. Lavoro da precario presso una piccola azienda di reti informatiche; Anna è invece una giornalista, anch'essa precaria, che collabora ad alcune riviste. Lei scrive su tutto: moda, costume, attualità, cultura, libri, cinema. Scrive su quello che le chiedono e le càpita. Sto soffrendo come una bestia. Non avrei mai creduto di arrivare a questo punto. Le ragazze, con cui ho avuto una relazione seria, nella mia vita sono state quattro. Tutte terminate. Mi sono lasciato quindi 4 volte, ma mai avevo sofferto come ora. Per quelle 4 separazioni, avvenute nel corso dei miei quarant'anni, non saprei dire se sono poche o tante, questa contiene tutto il dolore delle precedenti.
Cammino per la strada come un ebete. E' come se aspettassi che la voce di Anna mi chiamasse di colpo. Così mi guardo in giro sperando di incontrarla. La strada che percorro è la stessa che facevo insieme a lei ogni giorno.
Non so se l'avete capito ma io sono innamorato perso.
Mi interrogo sul perché lei se ne sia andata. Sarà la gelosia? Sì, sono geloso, ma anche lei non scherzava. Il nostro amore si sommava alle nostre gelosie. Troppe. Maledetto cellulare. Lei non doveva guardare gli sms ricevuti da me ed io non dovevo stressarla con le mie telefonate notturne.
L'sms che l'ha fatta infuriare era solo un saluto innocente di una amica che non vedevo da moltissimo tempo. Lei gelosa è subito scattata:
-Maledetto! Cosa mi tieni nascosto? Chi è questa tipa? La conosco?
Dovevo stare più attento e cancellar subito quel messaggino. Lei non avrebbe dovuto fare quella scenata: tirarmi il cellulare in faccia dentro quel ristorante. Una figura di merda di fronte a tutte quelle persone presenti. Manco avessi fatto chissà cosa. D'altronde avremmo dovuto sapere insieme che la gelosia porta solo tempesta. Suo fratello era stato minacciato di morte solo per avere accompagnato a casa una ragazza. Quella era l'ex fidanzata di un calabrese che si diceva facesse parte di una 'ndrina- una famiglia dedita agli affari illegali.
Ora Anna mi ha lasciato. Se n'è andata. Andata via come Lisa, nella canzone di Stefano Sani:
Lisa se n'è andata via, non è più mia. Lisa se n'è andata via, stupida la sua follia libera, dovunque sia, non è più mia. Qualche scusa addosso, brava com'è, si inventerà. La mia Lisa, adesso ma di chi è, di chi sarà. Verso nel bicchiere chiaro vino rosso, lo so già, la mia mente adesso sul soffitto volerà!

Mi manca l'equilibrio. Come in Dica! Così cantava Niccolò Fabi:

Mani nelle tasche e un chiodo nella mente, esco fuori per vedere un po' di gente. Mi manca l'equilibrio e mi appoggio a una vettura, esce il proprietario con la faccia tesa e scura e mi dice: 'Dica...' E non si dice mai 'dica' senza un perché, ma mica avrà capito che mi sono perso per te. Cerco di spiegargli che la vita a volte è dura, che ci sono dei momenti dove tutto fa paura, ti senti vuoto e solo nel grigiore esistenziale, hai bisogno di un sostegno economico e morale, ma dire...'Dica...'

Così sono combattuto tra lo scappare e il rimanere. Però anche in questo mio soffrire canto con Dolcenera: com'è straordinaria la vita.

Ci sono momenti che passano in fretta e il tempo che vola sa di sigaretta. Ci sono momenti che pensi alla vita ed altri in cui credi che è proprio finita. E ti viene da vivere, e ti viene da piangere e ti viene da prendere un treno andare affanculo, lasciare tutto com'è, che qui non è facile, ti senti fragile, qui, dove tutto quello che conta è quello che senti...è sentire com'è... sentire com'è... Com'è straordinaria la vita, com'è, coi suoi segreti, i sorrisi, gli inganni. Com'è straordinaria la vita, che un giorno ti senti come in un sogno e poi ti ritrovi all'inferno. Com'è straordinaria la vita, che non si ferma mai, si, non si ferma mai.

Diego è un amico e collega che mi vuole aiutare ad uscire da questo mio stato penoso. Ha ragione. Io non sono pronto. Lui ha un sacco di ricette. Quella che mi propone di più è la solita chiodo scaccia chiodo, ovvero: Fatti un'altra donna. Non stare a perdere tempo dietro a quella. Non ti merita.
Si fa presto a dire. Diego intanto è sempre stato un single. Lui cambia spesso donne, ma non ha mai avuto una relazione seria. Almeno io penso così. Certo, molte volte sembrava sul punto di fermarsi. Parlava della donna del momento come quella ideale. Quando annunciava quella cosa, poi succedeva che la storia finiva subito lì. Io penso che le responsabilità di vivere un rapporto di coppia vero lo spaventi. Ora vuole darmi consigli. Mi viene da ridere, eppure piango.
-Hai capito Gianni che non devi ridurti in uno zerbino? Devi pensarci prima a frequentare quel tipo di donne. Tu sei intelligente. Ti ammiro; ma scusa ora mi sembri uno stupido. Dammi retta, non cercarla più. Se poi vorrà, ti verrà a cercare lei. 'In amore vince chi fugge'. Non lo sai? A quel momento devi essere spietato: dovrai farle il culo. Lo so tu non sei il tipo. Sei troppo bravo. Il mio è un consiglio per non vederti soffrire. Per il momento hai bisogno di una donna che ti faccia dimenticare Anna. Una che le piaccia trombare senza problemi. Eppoi, con quella gelosia? Ma dove credevate di andare?
Per il chiodo schiaccia chiodo lui usa le chat che trova sul web. Diego per quello è un esperto e mi ha detto che mi darà tutti i ragguagli per non cadere nelle grinfie di donne vampire. Sì, oggi ci sono molte donne vampire. Così dice lui.

-Certe donne ti succhiano tutto. Devi capirlo al volo. Prima di presentargli il cazzo. Per prima cosa se trovi delle donne bellissime devi sapere che molte sono rumene e cercano soldi, è il modo di sistemarsi in Italia. Evita quelle che cercano 'amicizia duratura'. Sono quelle che diventano gelose. Cerca quelle 'medie': né troppo belle e appariscenti. Con quelle inizia a chattare per un po' online. Valuti così se è simpatica e quale Q.I. ha. Scappa anche da quelle che sono molto intelligenti. Ti inculano subito loro. Quando ti senti pronto a incontrarla fisicamente, allora mollale il numero di cellulare. Sei pronto per scopare. Quella è la vera ricetta per dimenticare Anna.

I suoi consigli per trovare donne con le chat, potevano anche essere validi. Ma a me in questo momento non mi interessano. Diego ha un bel dire. Mi fa rabbia. Sembra che non conosca i sentimenti. Vede le donne come vagine con le gambe. Grandi vulve dove tuffarsi dentro. Lui è un tipo Je T'aime, Moi Non Plus
Je t'aime je t'aime Oh oui je t'aime. Moi non plus. Oh mon amour l'amour fhysique est sans issue. Je vais je vais et je viens entre tes reins. Je vais et je viens. Je me retiens. Non! maintenant viens... Io t'amo. Ti amo. Oh si, ti amo. Io non più. Oh amore mio l'amore fisico è senza uscita. Vado e vengo tra i tuoi fianchi. Vado e vengo. Mi trattengo no! Ora vieni...

Io non riesco a fare come lui. Io mi innamoro. Io voglio Anna. Il mio è un grido come quello di Lucio Battisti: Anna

. Hai ragione tu, cosa voglio di più, cosa voglio Anna. Voglio Anna. Non hai mai visto un uomo piangere. Apri bene gli occhi sai perché tu ora lo vedrai. Apri bene gli occhi sai perché tu ora lo vedrai. Se tu...non hai mai visto un uomo piangere. Guardami...guardami...Anna...voglio Anna. Voglio Anna. Voglio Anna.

mercoledì, febbraio 05, 2014

Tempo e Libertà: la Relazione è Vita; la Vita è Relazione

La vita è relazione e la relazione è vita. E' nel rapporto con noi stessi e con gli altri che noi costruiamo la nostra vita. Purtroppo, come vedremo, buona parte delle nostre azioni sono falsate dal condizionamento che riceviamo a vari livelli. Salutiamo, sorridiamo, conversiamo amabilmente o ci mostriamo indignati, molto spesso per convenzione, per ubbidire a regole sociali più che per spontaneità. Il nostro essere che avvertiamo carente, mancante, cerchiamo di riempirlo con l'amore. Da qui l'antinomia di avere o essere, accompagna il cammino dell'uomo.
Ogni essere vivente, porta in se una costitutiva mancanza d'essere: nessun vivente può essere tutto l'Essere. Da questa mancanza, nasce il bisogno di un oggetto altro da se. Ciò si applica sia al bisogno di cibo, sia al bisogno sessuale.
L’uomo è l’essere che fa della relazione l’elemento fondamentale della sua esistenza. Non c’è vita senza relazione. Se poi comprendiamo che non cessiamo mai di comunicare, scopriamo quanto diciamo agli altri di noi, senza che lo sappiamo.
La relazione è causa ed effetto della qualità della nostra vita: è il metro che misura il nostro benessere e malessere. Nel gioco degli specchi con cui riconosciamo e valutiamo i comportamenti e tutte le cose, il rapporto relazionale che abbiamo con noi stessi si riflette nelle relazioni che costruiamo con il prossimo. Un ventaglio ampio di relazioni assertive, positive e paritarie segnano la capacità di vivere e affrontare i problemi quotidiani.

La libertà è quello che ci rende forti nella relazione, poiché possiamo permetterci di accettare gli altri così come sono. Rafforzando la nostra essenza miglioriamo le relazioni; diventiamo padroni del nostro spazio relazionale.
Nessuno insegna o spiega come governare e comprendere i nostri comportamenti. L’educazione così come è intesa oggi, prepara a comportamenti stereotipati, a risposte conformiste, a ragionamenti banali senza far apprendere nuove strategie alla nostra mente in risposta ai problemi; in sintesi a stimolare la mente creatrice. Nuovi pensieri creano nuove sinapsi, nuove realtà, nuove strategie per affrontare la vita e superare il disagio. Il dolore segnala un malessere legato ad una mappa inconscia, ad un fatto traumatico e a credenze sbagliate. Il dolore psichico è una domanda senza risposta.
La relazione interna, che condiziona quelle esterne, è spesso inconsapevole e genera pensieri automatici. Dobbiamo imparare ad ascoltarci e insieme a lasciarci andare nel senso di utilizzare maggiormente l'intelligenza intuitiva, la nostra mente creativa. Con la meditazione riusciamo a fare presenza, ad esercitare la ginnastica del qui e ora.
La qualità della vita dipende dal nostro dialogo interno. L’automatismo spinge l’energia in un certo senso. Con la mente creativa riusciamo ad elaborare il comportamento automatico. Conoscere significa distinguere; le generalizzazioni solitamente fanno emergere una scarsa coscienza, fanno comprendere quanta poca consapevolezza si ha del proprio pensiero.
Fermiamoci un momento.

sabato, febbraio 01, 2014

la vita in un algoritmo: ChoiceMap, l'app che ti dice cosa è giusto fare

Un articolo apparso oggi su la Repubblica.it dice 'Se esiste un'app praticamente per qualsiasi cosa, come ricordava tempo fa lo spot di un gigante dell'hi-tech, perché non dovrebbe essercene una che ti suggerisca qual è la cosa giusta da fare? Certo, l'idea di mettere la propria vita in mano a un algoritmo può apparire una scelta non proprio entusiasmante. Anche se, a pensarci bene, una larga fetta della nostra esistenza è già scandita da programmi e formule automatizzate, dal semaforo alle ricerche su Google'...
Chi conosce l'A.T. l'Analisi Transazionale, quel metodo ideato da Eric Berne per conoscere attraverso il tipo di relazioni che instauriamo con gli altri quale tipo di personalità usiamo, saprà che in fondo i nostri problemi sono solo indecisioni...ecco ora che un'app (una applicazione) ci dice cosa è giusto fare. L'app che si chiama ChoiceMap usa un algoritmo che in teoria va bene per tutto. Per la vita.
L'inventore di questo programmino si chiama Jonathan Jackson e racconta che cambiare casa, città, lavoro o partner ma anche scegliere cosa mangiare per cena è solo un bisogno di chiarire le proprie priorità. Vero.
Ecco che questa app in fondo non fa che metterci di fronte a delle scelte che in effetti sappiamo già. Sì, l'app non fa altro che stimolare la scelta su principi matematici che pescano da tutti quegli elementi responsabili della confusione personale che spesso origina malesseri.
La tecnologia viene in aiuto anche per questo.

domenica, gennaio 26, 2014

Sulle preferenze elettorali...

L'articolo di Giovanni Sartori, sul Corriere della Sera, dice: 'Siccome sono io che ho inventato a suo tempo le etichette Mattarellum e poi Porcellum, oramai mi è venuto il vizio e così provo ancora. Italicum proprio non mi va. Sa di treno. Al momento proporrei Bastardellum'.
Mi va bene. Non mi va però quello che sostiene dopo, ossia che le preferenze siano una questione annosa e superata...'Poi, d’un tratto, venne in mente alle nuove generazioni di politici e giornalisti che così gli eletti non erano veramente eletti dal demos votante ma «nominati» dai partiti. Stranezze della storia'.
A mio parere è proprio la storia a reclamarle. Sotto sotto c'è ancora e sempre la grande anomalia politica rappresentata da Berlusconi e il suo potere. Un potere derivato dal non avere risolto il conflitto di interessi e nel tollerare tutte le furbate ottenute dal suo esercito di avvocati e fans. Buona parte del degrado della classe politica è dovuta a Berlusconi e alle sue scelte di portare in Parlamento personaggi non solo discutibili ma anche inquisiti, pregiudicati e incredibilmente inadatti alla politica: erano in buona parte solo servi del loro padrone. Gli altri partiti hanno seguito.
Uno dei personaggi politici che più hanno abbassato la qualità del personale politico è stato poi Antonio Di Pietro: si devono a lui personaggi come Scilipoti e Razzi. Nasce così, a mio parere, l'esigenza di rimettere le preferenze; con quelle almeno si potranno coinvolgere gli elettori nella responsabilità delle scelte degli uomini. Si spera che forse con le preferenze non avremmo più in Parlamento, Scilipoti e Razzi: messi nuovamente in lista da Berlusconi come favore da pagare per il loro acquisto alla sua causa (personale).
Non parliamo poi dei listini dei sindaci e dei presidenti regionali nelle elezioni locali. Qui in Liguria i cosiddetti dipietristi in Regione sono tutti inquisiti per peculato e nessuno mi pare abbia qualche merito politico. Proviamo a levare i listini e a reintrodurre la preferenza?

domenica, gennaio 19, 2014

Le regole del gioco in democrazia...

Ora si chiede e si desidera che la legge elettorale, sia largamente condivisa. Giusto. Scelta allora obbligata incontrare anche il capo-padrone della forza politica denominata Forza Italia. Anzi, dato che in quel partito, sorto senza congressi e discussioni, decide tutto un unico uomo è normale incontrarlo.
Non bisogna però dimenticare che la regola del gioco, l'attuale legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale, era stata fatta a maggioranza e votata da una sola parte dello schieramento politico.
Perchè non dire che quella legge era stata voluta proprio da Silvio Berlusconi per impedire il risultato di una vittoria schiacciante del suo avversario politico che in quel periodo era Romano Prodi? Quale altro bisogno c'era di cambiarla? Sapendo poi di quante leggi scritte male e dal profilo infingardo, erano state votate da quella maggioranza di centro-destra, c'era da aspettarsi che quella legge elettorale -definita dallo stesso estensore una porcata- avesse vita effimera.
La legge elettorale porcata è stata bocciata su vari punti e uno importante era quello cui si dava senatori in maggioranza, non suddividendoli pariteticamente nelle varie Regioni ma, in base a quelle più popolose e guarda caso in mano al centro-destra: Lombardia, Veneto e Piemonte.
Ora è giusto decidere regole del gioco condivise, però stiamo attenti a trattare con chi per sua natura cambia sempre le carte in tavola ed è stato condannato per frode; e ha in corso processi su compra vendita di parlamentari. C'è da fidarsi di Silvio Berlusconi? Io sarei molto cauto.
Quell'uomo è capace di gridare ai golpe, di parlare di complotti della magistratura, di diventare una vittima ebrea, di far votare al parlamento: cose false come se una marocchina fosse la nipote di un dittatore egiziano. A quell'uomo interessa poco dell'Italia e delle regole: il suo interesse è solo personale. Io non mi fiderei...per realismo politico però quell'uomo ha ancora consensi in una fetta di italiani e allora? La democrazia ha questi difetti: possono vincere anche gli infingardi.

sabato, gennaio 18, 2014

A volte i Buddha da uccidere (metaforicamente), uccidono realmente.

Una notizia di agenzia ci dice che oggi a Mumbai, in India, sono morte almeno 18 persone e rimaste ferite una quarantina per la calca durante una veglia ad un santone musulmano sciita di nome Syedna Mohammed Burhanuddin.
In questo caso bisognerebbe dire -parafrasando il titolo di un famoso libro di Sheldon B. Kopp, 'Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo', - Se incontri un Buddha ti uccide.
Scritto nel 1972, l'interessante e provocatorio libro di Sheldon B. Kopp- psicoterapeuta di Washington- insegnava a superare il mito del maestro, del guru, del sacerdote, del terapeuta o guida religiosa. Insegnava a rinunciare al ruolo di discepolo, facendoci assumere la responsabilità di quello che facciamo, abbandonando l'idea che qualcun altro possa guidare le nostre scelte.
Purtroppo sembra che l'umanità non sia mai pronta ad abbandonare le figure genitoriali e l'autorità che ne deriva. In questo senso larghe masse di persone e popoli non saranno mai veramente adulte, libere e responsabili.
E' difficile far passare la nozione che i guru, i santoni, ecc. sono solo dei mezzi che aiutano a raggiungere se stessi, non sono il fine della nostra ricerca. Ucciderli (metaforicamente) significa riconoscere che sono strumenti di aiuto, compagni di strada che non vanno mitizzati. Essi sono figure umane importanti ma provvisorie, che ci accompagnano per un tratto della nostra vita.
In breve dovremmo sapere tutti che in questa nostra vita noi siamo tutti pellegrini. Non c'è alcun maestro, non c'è alcun allievo.
Chi si rivolge a dei maestri di vita, a saggi, guru, guide spirituali o psicoanalisti è un pellegrino che si mette a cercare fuori di sè, mentre dovrebbe imparare con la sua vera e propria conoscenza-coscienza che la sua forza è costituita dal desiderio di crescita. Ognuno ha in sè le risorse per cambiare ed evolvere. Maestri, guru, Buddha e psicanalisti sono solo mezzi per scoprire quelle risorse.
Per ciascuno di noi quindi, l'unica speranza risiede nei propri sforzi per completare la propria storia, non nell'interpretazione di un altro. I passi per trovare la strada di casa sono nostri; la strada che un altro ha percorso, non mi ci porterà.

venerdì, gennaio 17, 2014

Recensione al libro di Michele Serra: Gli sdraiati

Una lunga Amaca, quasi a rimarcare il senso de gli sdraiati, ovvero il Gruppo dei Giovani. Il libro di Michele Serra -Gli sdraiati- appare così come una lunga riflessione, un romanzo breve, ma soprattutto un lungo j'accuse ad una condizione giovanile da chi ha imparato a stare in piedi diritto e a camminare in montagna. Un atto d'accusa ad una generazione che nel suo stare sdraiata ha provocato una frattura nella scala evolutiva.
Ecco la riflessione impietosa e ironica nello stile umoristico dell'autore su quanto si avverte nella guerra generazionale: quasi un trattato sociologico su quanto sta accadendo.
Si sta combattendo una guerra tra due eserciti: quello del Vecchi contro i Giovani. Uno numeroso, quello dei Vecchi e l'altro, quello dei Giovani, destinato a vincere, obbligato a vincere, poiché diversamente sarebbe la fine della specie umana...ma quale specie?
C'è da riflettere e pensare se quei 'mostri' sdraiati non siano in fondo una appendice del nostro essere, del nostro pensare e insieme del nostro agire; insomma figli del nostro tempo. Tempo nostro sotto tutti i punti di vista.
La scelta di fare dell'economia un nostro fine è nostra? E' stata in una certa maniera il solo mezzo per uscire da una miseria aggravata dalla seconda guerra mondiale? E' questa la generazione dei Vecchi che hanno fatto il '68?
Poi è sorta la rassegnazione ed è forse quest'ultima che ha sdraiato chi è arrivato dopo: quelli senza colpa e voglia di cambiare.
Quello che testimonia Michele Serra è la voce di un padre. E' la voce di un genitore che parla al proprio figlio. Un figlio che teme, che biasima, che cerca di capire e che non conosce. Quel figlio è un esempio di incomunicabilità. Un esempio non nuovo. Ricordo che all'inizio degli anni '60 Michelangelo Antonioni girò una trilogia di film che affrontavano la difficoltà esistenziale a comunicare. C'era l'alienazione dell'uomo di fronte ad una società che si trasformava velocemente e metteva nel paesaggio l'aridità dei sentimenti. Un riproponimento sotto altre forme dialettiche.
Così attraverso Gli sdraiati di Michele Serra possiamo scorgere nuovi punti di vista per interpretare il grande vuoto, la cesura generazionale attuale.
Bisognerebbe rispolverare la teoria dei modelli e contromodelli, ovvero quei canoni culturali ed educativi che formano lo script del nostro destino. Gli esempi da assumere o rifiutare; condividere o controbattere.
Andare insieme al figlio sul Colle della Nasca è l'ossessione del padre. E' l'elemento metaforico di un cammino insieme verso una cima, una meta raggiunta diverse volte. Andare sul Colle della Nasca è stata una passeggiata fatta con i nonni, con gli zii, i parenti, gli amici; una esperienza da tramandare ora che il mondo ha esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, inventato e smontato ogni idea...
Cosa passare ai figli? Qui c'è Michele Serra padre che riflette. E' il padre borghese di sinistra che sa che il figlio è altro. Un padre che con il suo relativismo non ha potere e non lo vuole. Il padre riflette e allora una ragione la si trova di fronte alla rabbia e alla malinconia; la trova nell'amore.

Qui sotto la presentazione del libro alla Feltrinelli di Torino con Luciana Littizzetto
La mia recensione l'ho scritta senza vedere e leggere nessuna recensione. Ho trovato e visto dopo questo video e mi fa piacere segnalarlo. Riesce a descrivere bene l'aspetto narrativo.

martedì, gennaio 14, 2014

Il razzismo della Destra e della Lega in particolare

Mi sono imbattuto durante una ricerca sul web in una pagina di Libero di circa cinque anni fa -12 maggio 2009-, diretto a quel tempo da Vittorio Feltri. La prima pagina di quel quotidiano conteneva un test che avrebbe dovuto far scoprire chi è più razzista, la Lega o la Sinistra? Le domande erano 10 del tipo:
Un gruppo di clandestini ubriachi è solito pisciare proprio nell'aiuola dei giardinetti pubblici in cui tuo figlio gioca con i suoi amici. Come reagisci?
Risposte da scegliere: A) Mi arrabbio come un serpente a sonagli. B) Non lo apprezzo ma lo giustifico, vista la difficile condizione in cui si trova a vivere questa povera gente. C) Non saprei, mio figlio e i suoi amichetti sono iscritti al Tennis Club e non vanno ai giardinetti.
La teoria di quel giornale, spacciata con il test, è che chi sceglieva il primo tipo di risposte (A) apparteneva al borghese che ha scelto di stare a destra, uno che lavora duro e che non vuole immigrati tra i piedi. Il secondo tipo di risposte (B) è di quei cattolici che vivono nel mondo delle fiabe, hanno il parroco no global e amano la tolleranza e l'apertura verso il prossimo. E infine, quelle del terzo tipo (C) sono quelle della sinistra radical chic che ama gli immigrati, soprattutto dopo che hanno indossato la livrea. Insomma, tra deprimenti frizzi e lazzi la ricetta di Libero è semplice, come può apparire semplice il populismo: gli immigrati? Ributtiamoli a mare e staremo tutti meglio.
Si capisce che le domande erano costruite apposta per far scoprire quanto è ipocrita la Sinistra nel suo buonismo verso gli immigrati. Il soprattitolo del test pubblicato in prima pagina, spiega il gioco più di ogni riflessione: Clandestini e Furbettini, e qui si capisce chi sono i furbettini e come si devono trattare i clandestini, che poi saremmo noi: quelli che non si abituano al conformismo e e razzismo di Borghezio, Gentilini, Calderoli e Salvini...
Gli anni passano ma il razzismo non finisce. Si sa, è endemico all'ignoranza, al non accettare l'altro, il diverso.
Ora la maggior parte degli italiani restano ammutoliti davanti alla tragedia delle morti che continua nel mare di Sicilia, con l'arrivo di barconi sgangherati pieni di profughi, disgraziati e migranti che cercano in Europa un'occasione di riscatto, di uscita dalla disperazione vissuta a casa loro. Noi non sappiamo come rispondere. Certo non è con la repressione o leggi punitive che si riesce a fermare queste persone in maggior parte donne con figli piccoli. Dovremo pensare sempre al mondo, alla nostra Terra, come ad una cosa unica dove quello che succede in qualche parte di esso interessa tutti.

mercoledì, gennaio 01, 2014

Recensione al libro: Il club degli incorreggibili ottimisti di Jean-Michel Guenassia

Inizio i post dell'anno 2014 con la recensione di questo romanzo di oltre 700 pagine, con la lettura appena conclusa.
Saga famigliare? Affresco storico? Romanzo di formazione? Difficile classificarlo, certo è che questo romanzo ha al centro il tema della memoria e per le parole dell'autore stesso del come salvarla e tenerla viva.
Il romanzo ruota attorno a Michel Marini, ragazzo figlio di una famiglia italiana emigrata a Parigi. Un giorno nel suo divagare con gli amici nel quartiere parigino dove abita, si imbatte nel bistrò il Balto; qui conosce un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo.
Frequentare il Balto vuol dire scoprire il mondo. Michel impara a conoscere l'amicizia, l'amore, la complessità degli ideali.
Nel retro di un bistrò si litiga, si beve, si gioca a scacchi, si raccontano storie terribili di esilio che si intrecciano sullo sfondo di un decennio epocale, tra filosofia e rock'n'roll, Sartre e Kessel, la conquista dello spazio e l'inizio della Guerra fredda.
Il club degli incorreggibili ottimisti è un romanzo che prende strade inaspettate dove le molte vite sono il rivolo di un unico letto di fiume, quello di una sola vita che ne racchiude tante. Già, giochi di memoria. Giochi della storia. Giochi di partite a scacchi che hanno risvolti inattesi.
Bellissimo romanzo capace di racchiudere gli orrori del '900. Orrori che dovrebbero aiutarci a fare un salto e che invece appesantiscono i piedi. Fiaccano le membra.
Il titolo alla fine trova una ragione che durante la lettura non si scopre; bisogna arrivare al fondo. Al fondo della verità che rimane tale per ognuno. Divisa. Un mosaico che ha bisogno di lontananza per essere capito. Per essere visto.
Dopo sì, possiamo pure entrare anche noi in quel club che alla fine si dissolve come l'epoca che ha attraversato.
L'ottimismo non ci abbandona.
L'anno dove prende l'avvio la storia è il 1959. Siamo nella Parigi in fermento per i conflitti coloniali e per essere la meta di molti uomini allo sbando. Lo stesso fermento dell'età di Michel che si trova a vivere l'adolescenza. I protagonisti oltre a Michel Marini sono: Igor, Leonid, Imrè, Pavel, Tibor e Sasha oltre a Camille, Cecile, Frank e altre figure della famiglia Marini.
Il mio pensiero, appena girata l'ultima pagina, è stato quello che è vero che ci muoviamo all'interno di storie più grandi di noi e che appaiono difficili da riuscire a controllare, ma a ciò dovremo opporre sempre una nostra coscienza e responsabilità personale: un solo nostro essere vivi e liberi...con ottimismo
Questo libro fa riflettere su quanti equivoci, rimpianti, colpe, bugie e rimorsi ingabbino la vita di ognuno.

Autore: Jean-Michel Guenassia
Titolo: Il club degli incorreggibili ottimisti
Titolo originale: Le Club des incorrigibles optimistes
Editore: Salani - Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 18,60 euro - Pagine: 708 - 18,60 € - ISBN 978-88-6256-210-2