L'uomo è antiquato ancora oggi si può dire
Il filosofo Gunter Anders, pseudonimo di Gunther Stern, ex marito di Hannah Arendt e autore di libri come 'Il mondo dopo l'uomo. Tecnica e violenza'; 'Noi figli di Eichmann'; 'Lo sguardo dalla torre', diventa attuale nel descrivere la guerra tecnologica che si sta combattendo oggi con i droni e le bombe guidate da missili; già nel 1945 intervistando Claude Eatherly, il pilota che guidò la spedizione per lo sganciamento della bomba su Hiroshima, affrontava le nuove guerre tecnologiche; poi con il libro 'Die Antiquiertheit des Menschen', 'L'uomo è antiquato', del 1956 analizzava l'inedeguatezza dei sentimenti umani nel rapporto con le macchine. Egli categorizzò le sue idee coniando il termine tedesco Diskrepanzphilosophie (filosofia della discrepanza), per descrivere la sua attenzione sulla crescente divergenza tra ciò che è diventato tecnicamente possibile (ad esempio, la distruzione nucleare di tutto il globo) e ciò che la mente umana è in grado di immaginare. Quel libro Anders lo interpretava come una 'filosofia della tecnica'; quella stessa tecnica che cambiava anche l'uomo rendendolo antiquato e cambiava anche il modo di fare la guerra usando macchine -al tempo della stesura del libro c'era la guerra in Vietnam e le macchine erano complici di grandi stragi.
Il suo libro sulla 'critica alla tecnica' denunciava soprattutto la 'tecnocrazia omicida degli USA' che camuffava e giustificava i propri atti di distruzione e genocidio...lo stesso che oggi si può dire delle guerre promosse da Israele e dalla Russia, come di altre guerre.
Gunther Anders diventa poi ancora più attuale con la scelta della corsa al riarmo dell'Europa; per Anders i prodotti che produciamo non siamo in grado di conoscerne le conseguenze. Trascuriamo con ciò il sottosviluppo della nostra 'spietatezza'...per questo siamo davvero antiquati, tutti quanti.
Nelle guerre attuali la tecnologia ha fatto diventare la guerra come un videogioco per cui non si percepisce più l'ucciso, il nemico, l'altro uomo...già proprio l'altro; quello che lo stesso termine tedesco di 'anders' scelto dal filosofo scrittore sta a significare 'qualcosa di diverso'.
Da notare che l'attualità di questo filosofo si può riscontrare anche nella sua descrizione come emigrante; con il libro 'l'emigrante' Gunther Anders racconta la sua fuga e l'esilio che sono nei tempi odierni diventati generali.






