lunedì, febbraio 02, 2026

E se essere di destra o di sinistra fosse anche una questione di geni?

Così ho pensato una volta e in attesa che l'epigenetica chiarisca questo argomento intanto qualche risposta viene da una neuroscienziata, Leor Zmigrod, che con il suo libro: 'Il cervello ideologico-la scienza dietro gli estremismi', sostiene che esista un legame tra le convinzioni politiche e la biologia del cervello. Nell'introduzione si dice: “l’ideologia non modifica solo le nostre convinzioni, ma ci entra sottopelle, plasma i nostri cervelli, fluisce nelle nostre cellule. Le ideologie sono seducenti perché offrono risposte semplici, copioni da seguire e un senso di identità condivisa”.
Si analizzano così i metodi per cui ognuno acquisisce una propria ideologia e sono molteplici: sono le diverse reazioni abituali che neanche percepiamo ma che attivano il nostro modo di pensare. 'I riti sociali ci orientano ai bisogni, ai giudizi, alle apparenze degli altri. La realtà esterna diventa più importante dell’introspezione. Le incertezze, le domande e le sensazioni interiori vengono messe a tacere, e con loro viene imbavagliato anche l’impulso a ribellarsi'. Così abbiamo ideologie più rigide o più flessibili; ideologie orientate a pregiudizi e negatività e quelle più aperte a soluzioni utili per tutti.
Diventa chiaro che i militari siano quelli che hanno una ideologia rigida: sono quelli che sono disposti anche ad uccidere; più inflessibili si è, più si è disposti a fare del male all'altro. Poi ci sono le dottrine religiose e politiche...interessante per questo poi è il ruolo dell'amigdala- una struttura a forma di mandorla presente nel nostro cervello- che governa l’elaborazione delle emozioni, specialmente quelle connotate in senso negativo come la paura, la rabbia, il disgusto, il senso del pericolo e della minaccia...ebbene le persone di idee conservatrici tendono a presentare un’amigdala destra più sviluppata rispetto ai soggetti liberal. Manco farlo apposta quella di destra. Questo lo ha scoperto una squadra di ricercatori londinesi. Più di così?!?
Un'altra questione accertata è anche il rilascio della dopamina (la molecola della felicità) da parte del nostro cervello; chi è più rigido tende a ridurre le concentrazioni di dopamina nella corteccia prefrontale. Ecco che qualcosa ci accerta la differenza che esiste anche corporea tra chi è destra e chi di sinistra. Non è un caso che chi è di destra pare sempre incazzato.
Intanto speriamo che la scienza ci dia una risposta e chissà se poi non si riesca a curare le ideologie estremiste.

martedì, gennaio 27, 2026

Il giorno della Memoria

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà tanta per far si che non si ripeta più l'orrore di un nuovo genocidio. Una fragile pausa continua, ma resta in agguato la cattiveria e l'ignoranza per una nuova strage. Le guerre sono sempre presenti e sembra che nulla le possa fermare. La memoria come un toccasana, come una medicina dell'anima serve a formarci la coscienza per interrompere il dolore che riserviamo agli altri.

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà diffusa. Passate parola. Dite a tutti quel che successe nel secolo passato. Dite e ripetete le parole di Primo Levi de 'I sommersi e i salvati' che è indispensabile conoscere le categorie delle vittime e degli aguzini se vogliamo conoscere la specie umana. Come si costruisce un mostro senza la memoria? Come si impara a mantenere il ricordo fresco e vivo con la frequente rievocazione. Passate parola.

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà sempre per far sì che si ribalti la storia. Chi mai pensava che la terra di Goethe, di Kant e di Fichte potesse oscurarsi di grandi pensieri nella violenza xenofoba e inumana? Ci sollevi ancora il pensiero di un altro grande filosofo tedesco: Ernst Bloch e il suo principio di speranza.

La speranza ci aiuta sempre a progettare un tempo migliore; la speranza è la materia cui sono fatti i sogni e non bisogna smettere di sognare. Sì, per Ernst Bloch il principio di speranza è contro quello di angoscia, è l'aria che sostiene la ragione, un passare dall'oscuro al chiaro, senza cancellare l'oscuro che è in noi.

sabato, dicembre 20, 2025

La psicologia umana secondo l'Analisi Transazionale

La psicologia umana è complessa ma alquanto leggibile soprattutto con il metodo dell'Analisi Transazionale di Eric Berne. Dopo aver mutuato i tre stati della psicologia freudiana contrassegnati da Es, Io e Super Io in Bambino, Adulto e Genitore, Eric Berne ha sviluppato una teoria che spiega il comportamento umano in maniera molto appropriata.
In sostanza il comportamento umano è quello che ci unisce; come i sentimenti e i desideri. Questi fattori annullano le differenze di quelle che impropriamente chiamiamo razze. Ci differenziamo sempre con numerosi capricci estetici: pelli scure, chiare o colorate, nasi schiacciati, capelli ricci o lisci, occhi a mandorla o a noce...ma continueremo ad avere tutti le stese aspettative psicologiche. Così anche personaggi eccentrici o complessi come Donald Trump o Elon Musk hanno una loro semplice lettura.
Innanzi tutto noi siamo 'relazione'. Nessun uomo può vivere senza la relazione che è l'elemento fondamentale della sua esistenza. Non c'è vita senza relazione. Se poi comprendiamo che non cessiamo mai di comunicare, scopriamo anche quanto diciamo agli altri di noi senza che lo sappiamo. La relazione è causa ed effetto della qualità della nostra vita: è il metro che misura il nostro benessere e malessere. Le relazioni anche quelle costruite artatamente servono per procurarci stimoli, conferme d'esistenza o meglio "carezze". Il termine "carezza" è inteso come unità di stimolo per la relazione. Le "carezze" possono essere di diverso tipo, grado e modalità; possono essere fisiche, verbali, mimiche, mediali, condizionate o incondizionate, distruttive o costruttive, positive o negative. Questa fame di "carezze" o di stimoli, che è fame di riconoscimento, è tanto importante come il cibo e l'aria.
A questo punto è bene sapere che ognuno ha una fame diversa di queste 'carezze'; c'è a chi basta un 'buongiorno' detto da un passante e chi non basta un applauso di 1000 persone; c'è a chi non bastano mai e chi si accontenta. Un esempio possono essere i divi dello spettacolo o i personaggi pubblici, cui le "carezze" ricevute con il successo o la riconoscibilità, pare non bastino mai: cadere nella dimenticanza li fa sprofondare in gravi crisi depressive. C'è chi racconta bugie per avere il riconoscimento al suo 'valore' e chi perfino uccide per ricevere quelle che sono carezze negative; già perchè è meglio anche una carezza negativa che nessuna carezza. Questa fame è così sentita che si preferisce una carezza negativa (es. un rimprovero) piuttosto che l'indifferenza. Senza "carezze" non si vive. In mancanza di queste, preferiamo gli schiaffi.
Confermato ciò è possibile sapere quanta ricerca di carezze c'è nei vari personaggi pubblici e quindi nel contempo cononoscere i loro fondamenti caratteriali.
E' chiaro che a tipi come Donald Trump le carezze non bastano mai e le bugie e molte affermazioni non sono altro che la ricerca di carezze. Questo è anche frutto di un enorme Bambino che lo contraddistingue...insieme poi con lo Script -ovvero lo speciale comando che dirige il nostro comportamento e che in buona parte determina il destino. Con lo 'Script' Berne ha indicato l’inganno dell’evoluzione attraverso la “programmazione parentale”, ovvero tutta quella serie di insegnamenti, messaggi, comandi che trasmettono i genitori o le figure più rappresentative della vita di un bambino. Egli ci dice anche degli inganni della natura cui sono oggetto diversi animali, sono frodi che danno l’illusione di soddisfare un bisogno e hanno come fine la conservazione della specie.
Lo Script fornisce le risposte pronte ad ogni uso: “Gli stranieri? Mandarli a casa loro”- “Gli omosessuali? Che schifo! Come i drogati,”- “I drogati? Ammazzarli subito, prima che ci ammazzino loro!”, oppure “Poverini sono ammalati”. Questo è un campionario di frasi fatte, le soluzioni più semplici ai problemi più complessi.
Questo è in fondo il tipo psicologico che si rifà a Trump e in un certo senso anche a Elon Musk.

domenica, novembre 16, 2025


Ruggero Pierantoni

Voglio ricordare Ruggero Pierantoni, morto a gennaio di quest'anno a Genova dove fu anche assessore alla Cultura e insegnante all'Accademia Ligustica de Belle Arti. Ruggero Pierantoni si potrebbe definire semplicemente uno scienziato; un grande scienziato che sapeva trattare dalle cose piccole a quelle più grandi che la nostra mente riusciva a pensare. O meglio Pieratoni partiva dalle cose piccole per coinvolgerci con le sue riflessioni a cose universali; a cose originali e inaspettate. Prendiamo il suo libro, edito da Bollati Boringhieri, 'L'occhio e l'idea. Fisiologia e storia della visione' dove partendo dalla fisiologia dell'occhio, arrivava alle stelle, alla luce, al suo riflesso e allo spazio; insomma la ragione e il suo contrario: un osservatore che sapeva come guardare e vedere per restituire a noi sempliciotti la varietà di una epistemologia nascosta.
Così descrive bene tutto il suo lavoro di scienziato originale nella prefazione del libro: 'Ci si accontenti allora di frammenti, lampi, sorprese, seduzioni improvvise. Definitive rinunce. Il tentativo di scrivere questo libro nasce dalla sorpresa dolorosa di questa necessaria ignoranza, necessaria come l'indagine. E dalla sorpresa inesauribile di poter vedere'.
Ruggero Pierantoni aveva una dote interessante: sapeva coniugare arte e scienza; filosofia e ricerca. Un navigare tra questi saperi che arricchivano tutti; insomma un grande saggista.
Un sapere che è stato acquisito dai molteplici luoghi dove è stato e ha insegnato: Università della California di Los Angeles; Università di Calgary (Canada); Istituto di Cibernetica e Biofisica del CNR; Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; Facoltà di Design del Politecnico di Milano; Accademia di Belle Arti di Urbino; Università di Toronto; Facoltà di Architettura dell’Università di Genova. Non dimenticando dove si è specializzato nello studio degli aspetti biofisici della comunicazione animale presso il Max-Planck-lnstitut di Tubinga e il California lnstitute of Technology di Pasadena.
Ruggero Pierantoni da psicologo non dimenticava poi di ricorrere ai miti e al loro disvelamento che muovono la nostra cultura. Va ricordato anche il riconoscimento di Italo Calvino alla prosa elegante di saggista letterario di Pierantoni. Dobbiamo continuare a leggere e conoscere Ruggero Pierantoni che ci ha insegnato a vedere più che a guardare ciò che ci circonda e soprattutto l'arte.

Tra i suoi libri: La trottola di Prometeo. Introduzione alla percezione acustica e visiva (Laterza, 1996); Verità a bassissima definizione (Einaudi, 1999); Vortici, atomi e sirene. Immagini e forme del pensiero esatto (Electa Mondadori, 2003). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato: Riconoscere e comunicare (1977), L’occhio e l’idea. Fisiologia e storia della visione (1981), Forma fluens. Il movimento e la sua rappresentazione nella scienza, nell’arte e nella tecnica (1986), Monologo sulle stelle (1994), Salto di scala. Grandezze, misure, biografie delle immagini (settembre, 2012).

lunedì, agosto 04, 2025

Internet rende più intelligenti o più stupidi?

Mi ero chiesto tempo fa se la Rete Internet ci renda più stupidi o intelligenti. A tale proposito avevo letto due libri che sostenevano le due ragioni: 'Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello' di Nicholas Carr e 'Perché la rete ci rende intelligenti' di Howard Rheingold. Tutti e due editi da Raffaele Cortina.
Il libro scritto nel 2011 da Nicolas Carr affonda la sua critica già nel prologo:'ora che internet è entrato nella nostra vita anche in mobilità, tramite gli smartphone, ed è sempre più presente nelle nostre case, nei nostri posti di lavoro, scuole, auto ecc...si può osservare che il medium sia diventato il nostro padrone. Così internet, nato per far pensare i pecoroni e dare a questi nuovi pensieri, invece impecorisce tutti'. Infatti prima con la pandemia del Covid ed ora con la guerra in Ucraina vediamo come circolino le false notizie, quelle che chiamiamo fake news. Altro che Nuovo Rinascimento come sosteneva Derrik de Kerckhove; oggi come scrive Nicolas Carr l'intelligenza non è solo trovare informazioni rapidamente, ma la capacità di attribuirvi un senso. Oggi ci sono i terrapiattisti e i complottisti che imperversano creando smarrimenti.
Nicolas Carr utilizza molte pagine per descrivere i meccanismi e la struttura del nostro cervello. Usa la filosofia e le recenti scoperte sulla plasticità del cervello e le sue capacità cognitive per giungere alla sua teoria definitiva: il cervello si modifica con la tecnologia che usiamo. Da quanto assistiamo in buona parte mi sembra che Nicola Carr abbia ragione. Soprattutto bisogna evitare la dipendenza da internet; bisogna imparare a 'staccare', a ritrovare i vecchi modi di relazionarci con gli altri guardandoli in viso. Inoltre prendere in mano un libro o un quotidiano cartaceo diventa importante.
Per contro Howard Rheingold con il libro: 'Perché la rete ci rende intelligenti' si afferma invece che questa strabiliante intelligenza artificiale aiuterà tutti a sviluppare una società più seria, attenta e più responsabile. L'alfabetizzazione digitale non è solo arricchimento personale, metodo di comunicazione immediata ma base che può tradursi in un patrimonio di beni comuni; un modo di condivisione di saperi, servizi, risorse...insomma un grande vantaggio per acquisire intelligenza. Anch'io inizialmente, più di 30 anni fa, credevo in tutto questo; pensavo come Howard Rheingold- pioniere della Rete, fu lui a coniare il termine Internet nel 1987- sulla questione della 'partecipazione': l'educazione alla competenza nell'uso delle tecnologie migliorasse la società. Imparare ad usare internet è un'arte ed quello che potrà generare capitale sociale: costruendo buoni cittadini digitali. Naturalmente il tutto con l'utilizzo di un termine caduto in disuso e che andrebbe aggiornato, ovvero la “netiquette”; (rete+etiquette) per indicare un galateo della Rete con un insieme di norme codificate e regole di saggezza spicciola.
Nell'uso della Rete è importante il comportamento, ma ora vediamo riflettere non solo il bene ma anche il peggio di noi. Un esempio è quello che avviene con l'hate speech- seminare l'odio attraverso i social-network porta a diffondere, a moltiplicare, l'odio in modo esponenziale. Sembra una conquista di libertà è invece un avvoltolarsi su fobie e paranoie. Lo constatiamo ogni giorno con l'uso dei cosiddetti social-network.
Ed ecco che alla fine internet non fa che moltiplicare il meglio e il peggio di noi. La nostra intelligenza e la nostra stupidità.

sabato, agosto 02, 2025

Erich Fromm e la distruttività umana di Giorgio Boratto

Anche Erich Fromm psicoanalista e filosofo tedesco, come James Hillman -psicoanalista junghiano- ha scandagliato la violenza e distruttività umana con il libro: 'Anatomia della distruttività umana'. Una ricerca che alla luce delle continue guerre che interessano il mondo umano acquista una valenza sempre attuale. Per quanto riguarda l'aggressione e le guerre, questi sono uno dei principali ostacoli al progresso umano.
Gli ambiti scientifici che si palesano nell'analisi sui motivi che fanno agire l'uomo esercitando la violenza e la distruttività umana seguono due strade: la psicologia istintuale comportamentista e la psicoanalisi freudiana. L'invito anche di Erich Fromm, come sostanzialmente quello di James Hillman, è quello di usare il linguaggio dei miti e dei simboli per conoscere e capire la nostra origine primitiva. Il linguaggio simbolico è la caratteristica dell'Uomo; solo l'Uomo è capace di trascendere il proprio linguaggio e a darle una dimensione universale. Nasce con il pensiero la narrazione del Mito che accompagna l'Uomo attraverso migliaia di anni; questo è il tratto comune di tutta l'umanità. Erich Fromm lo spiega nel suo libro: 'Il linguaggio dimenticato' che definisce il linguaggio del mito ed i suoi simboli come lo strumento per conoscere l'inconscio. Una operazione che C.G. Jung fece in modo molto più ampio interessandosi alla varietà dei miti, dei riti e delle religioni.
Nel libro di Eriche Fromm si prende in considerazione la tesi di Konrad Lorenz per cui esiste una distruttività che è geneticamente insita nella natura umana e ha le sue origini nel mondo animale da dove proviene con i suoi istinti, per cui prevale una dimensione comportamentista che a sua volta ha legami con la sfera sociale, culturale e politica. La differenza tra istintivisti e comportamentisti sta che mentre i primi vivono il passato della specie per i secondi vive il presente del suo sistema sociale. Secondo il pensiero di quest'ultimi, il comportamento umano è plasmato esclusivamente dall'influsso dell'ambiente, cioè da fattori sociali e culturali, in opposizione a quelli innati degli istintivisti. Così mentre per gli istintivisti l'Uomo è una macchina che può produrre soltanto schemi ereditati dal passato; per i comportamentisti è una macchina che può produrre soltanto schemi sociali del presente. Istintivismo e comportamentismo hanno una premessa fondamentale in comune: l'uomo non ha una psiche con una struttura e leggi proprie. Qui sta la differenza per cui la psicoanalisi freudiana scandaglia le ragioni della distruttività e le guerre umane. Per la visione freudiana si fa invece riferimento alle due principale pulsioni inconsce: quella dell'Eros e quella di Thanatos ovvero la pulsione vitale e quella di morte. Queste pulsioni inconsce contraddicono in buona parte la teoria di Konrad Lorenz e i suoi caratteri istintivi filogenetici.
Erich Fromm ha passato molto tempo negli USA e sa quindi come la psicologia comportamentista sia stata molto influente in quella cultura americana. La psicologia comportamentista spiegava e risolveva il tutto inserendo i comportamenti umani in un ambito socio-culturale dando alle istituzioni un ruolo fondamentale a quanto avveniva nell'individuo. E' chiaro che si tralasciava con quella psicologia di fare i conti con l'inconscio: la vera causa di ogni atto umano. Tutti e due i campi di indagine hanno risvolti scientifici e se vogliamo illuministici; tendono a trovare positivi riscontri nella risoluzione del problema della distruttività. Sigmund Freud ritiene che aumentare la consapevolezza dei meccanismi inconsci e delle sue forze ritenute quasi invincibile poteva creare un giusto allontanamento della distruttività: 'la dove c'è l'Es ci sia l'Io'. Sigmund Freud fu uno degli ultimi esponenti della filosofia dell'Illuminismo. Credeva sinceramente nella ragione come nell'unica forza che l'uomo possieda, e che sola può salvarlo dalla confusione e dal decadimento. Postulò sinceramente l'esigenza della conoscenza di sé, mettendo a nudo i desideri inconsci dell'uomo.
Ad ogni modo nel suo libro Erich Fromm lamenta come gli antropologi non abbiano indagato molto sulle comunità umane primitive che dimostrano come l'aggressività sia un carattere sociale e non individuale; analizzando circa 30 comunità primitive Fromm ha notato come prevalesse una natura pacifica e la violenza, la crudeltà e l'ostilità siano ridotte al minimo: in quelle società si esalta la vita. Quindi la guerra è un fatto raro e non dovuto all'interpretazione istintuale: violenza e crudeltà non sono innate. Questo non vuol dire che non siano diffuse e nelle società più moderne. Per Erich Fromm quindi la storia non va confusa con la biologia.
Erich Fromm poi aggiunge al 'terribile amore per la guerra' di James Hillman anche la riflessione che la guerra è una ribellione indiretta contro l'ingiustizia, l'ineguaglianza e la noia che dominano la vita sociale in tempo di pace, e non bisogna sottovalutare il fatto che, se un soldato combatte il nemico per la sua pelle, non deve combattere contro i membri del suo gruppo per avere cibo, cure mediche, riparo, vestiario, che gli vengono forniti da una specie di sistema perversamente socializzato. Il fatto che la guerra abbia queste caratteristiche positive è un triste commento alla nostra civiltà.
In conclusione: l'uomo evolvendo ha la capacità di orientare il proprio sviluppo con l'intelligenza determinando lo schema della sua cultura; questa capacità, che nessun animale possiede, permetterà di abbandonare le guerre. Quindi le guerre ci potranno dire a che punto è la nostra evoluzione. Quanto umanesimo abbiamo raggiunto.

martedì, luglio 22, 2025

Un terribile amore per la guerra
di Giorgio Boratto

La guerra continua: dovrebbero essere la filosofia e la teologia a produrre pensieri forti sulla guerra; basti pensare che già Eraclito, agli albori del pensiero occidentale, disse che 'il conflitto è padre di tutte le cose', ma è la psicologia e in particolare la psicoanalisi a farci comprendere l'origine della guerra. Così James Hillman -psicologo di formazione junghiana morto nel 2011- con il libro: 'Un terribile amore per la guerra' affronta questo tema per comprenderlo ed immaginarlo per farlo cessare. Il libro è un dettagliato excursus sulla guerra ed i suoi meccanismi di attuazione.
Infatti scrive Hillman: “Se non entriamo dentro questo amore per la guerra, non riusciremo mai a prevenirla né a parlare in modo sensato di pace e disarmo. Se non spingiamo l'immaginazione dentro lo stato marziale dell'anima, non potremo comprenderne la forza di attrazione. In altre parole, occorre "andare alla guerra", e questo libro vuole essere una chiamata alle armi per la nostra mente. E non andremo alla guerra "in nome della pace", come tanto spesso una retorica ipocrita proclama, ci andremo in nome della guerra: per comprendere la follia del suo amore.”.
Leone Tolstoj con Guerra e pace, considerato lo studio più esauriente e più immaginativo mai tentato sulla guerra, conclude: "Perché milioni di uomini cominciarono ad ammazzarsi a vicenda? Chi glielo ordinò? Si direbbe fosse chiaro a ciascuno che nessuno di loro ne avrebbe tratto alcun beneficio, ma anzi per tutti le cose sarebbero peggiorate...perché lo fecero?”. Tolstoj irrise la pretesa di scoprire le cause della guerra e decretò che la guerra è governata da una sorta di forza collettiva che trascende la volontà umana individuale.
Fu per primo Giambattista Vico a interessarsi dei motivi di fondo del diritto, della lingua, della letteratura: dei temi ricorrenti, le strutture e le forze eterne, ubiquitarie, emotive e ineludibili che agiscono in ogni vita umana, in ogni società umana, alle quali dobbiamo inchinarci, insomma sono le forze che possiamo definire archetipiche. La guerra è una di queste.
Se scaviamo in profondità scopriremo che ci sono delle forze archetipe che riportano alla luce i temi mitici che attraversano i tempi e sono senza tempo. E la guerra è una di tali forze. La guerra è un tema senza tempo dell'esistenza umana che riceve al pari di altre cose il significato dai miti; è qui la grandezza della cultura greca: riconoscere la tragedia.
Non possiamo dimenticare sulla guerra il poema l'Iliade che Omero compose intorno al 730 a.C.: 'miserabile, lacrimosa, dolorosa, raccapricciante'; così viene descritta la guerra nell’Iliade, un poema che narra la lotta tra due eserciti in lizza per la città di Troia ed è considerato uno dei più grandi capolavori della letteratura.
Sopra ogni cosa, l’Iliade raffigura costantemente la guerra come una forza odiata che rovina ogni vita che tocca. Il poema evoca il destino di tutti: quello dei guerrieri, greci e troiani; quello delle donne catturate e di quelle amate; quello di coloro che sono troppo giovani e di quelli che sono troppo vecchi per combattere; dei vittoriosi e dei vinti, dei feriti, dei morenti e dei morti. James Hillman ci dice: ''Trattiamo la guerra a prescindere dai miti e degli dèi, come se miti e dèi fossero morti e sepolti''; eppure troviamo la tragedia e quella strana unione di amore e guerra anche leggendo i quotidiani di questi giorni di guerra in Ucraina, a Gaza e in Iran: la guerra incomprensibile e non immaginabile viene trasportata in una condizione mitica con gli dèi ben vivi e reali. Marte e Afrodite sono sempre fra noi.
Ma c'è da pensare: la guerra è davvero anormale? A me sembra che non sia così. Se guardiamo bene dopo la seconda guerra mondiale e dopo i grandi conflitti che l'hanno seguita. Dal 1975 in poi, il pianeta ha conosciuto innumerevoli guerre...fino ad oggi con Ucraina, Israele; Iran e ognuno potrebbe aggiungerne altre.
Si parla quindi di normalità della guerra sulla base della costanza nel corso della storia; ma se ne deve presupporre anche l'accettabilità. Le guerre non si combatterebbero se non esistesse chi è disposto a contribuire alla loro realizzazione: ci sono sempre masse pronte a rispondere alla chiamata alle armi, ad arruolarsi, a combattere.
Ma perché la guerra è normale: lo è perché è radicata nella natura umana o perché è essenziale per le società? E' fondamentalmente espressione dell'aggressività e dell'istinto di autoconservazione degli esseri umani o è un prolungamento del comportamento del branco? Per Platone: ''Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze, e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarcele a causa del corpo (Fedone)''. Per Kant,“La guerra non richiede alcuna motivazione, ma appare radicata nella natura umana ed è addirittura considerata qualcosa di nobile”. La guerra, scrive invece Hobbes, ''è una situazione in cui ogni uomo è nemico a ogni altro uomo. Senza nemici è difficile fare la guerra''. Ma la guerra allora è innata o acquisita? Istinto aggressivo dell'individuo o pretese espansionistiche del gruppo sociale? In entrambi i casi però tutto riporta alla necessità di avere l'immagine di un nemico.
Ecco alla fine i miti sono sempre il nostro riferimento; sono il paradigma delle nostre azioni: nessuna forma di pensiero o di azione può escludere il mito. Se ne rese conto Sigmund Freud e anche Friedrich Nietzsche che con La nascita della tragedia prende la cultura greca e i suoi miti come aspetti prodromici che permettono all’uomo non solo di conservare se stesso, ma di raggiungere l’autosuperamento.
Non è un caso che Sigmund Freud poi abbia preso dal mito di Edipo, la sua simbologia per illustrare le passioni e i sentimenti umani: un paradigma dello sviluppo dall'infanzia allo stato adulto. Lo stato inconscio del nostro essere. Freud mutuò dai miti anche la figura di Narciso che poi Erich Fromm indicò come responsabile della distruttività umana. Egli scrive: ''In genere non si è consapevoli del proprio narcisismo, ma solo di quelle manifestazioni che non lo rivelano apertamente. Così, per esempio, il narcisista proverà un'ammirazione sproporzionata per i genitori o per i figli, e non avrà difficoltà a manifestare i suoi sentimenti, dato che questo comportamento è in genere valutato positivamente come pietà filiale, affetto parentale, o lealtà. Importante è poi il narcisismo di gruppo che trasforma la fantasia in realtà ed essendo condivisa da parecchi membri di un gruppo oltre che incentivare la solidarietà e coesione facilita la manipolazione soddisfacendo le poche ragioni di sentirsi orgogliosi. Il fanatismo diventa una prerogativa del narcisismo di gruppo. Diventa così un fenomeno semipatologico capace di manifestare forme di aggressione violenta.''.
Un'altra causa è la perseveranza nell'errore che secondo Barbara Tuchman conduce le nazioni e i loro capi verso il baratro, in una marcia della follia, come ha intitolato il suo studio sulle guerre, da quella di Troia a quella del Vietnam.
All'origine di tali catastrofiche scelte Barbara Tuchman individua la mentalità poco immaginativa della vita politica e burocratica, che mortifica l'intelletto efficace privilegiando l'esecuzione meccanica degli ordini. Esecuzione meccanica degli ordini, accettazione della catena gerarchica dell'autorità senza immaginare nulla oltre i fatti angusti, ridotti ad ancora più angusti numeri, sono caratteristiche che descrivono alla perfezione tutti i condannati capi nazisti, dal comandante del campo di stermino di Treblinka Franz Stangl all'esemplare Adolf Heichmann che ispirò Hannah Arendt alla definizione di 'banalità del male'.
Eppure ci sarebbe un altro modo per sconfiggere la violenza e la guerra: fare in maniera che ognuno acquisisca la responsabilità personale di ogni sua azione. Non ci sarebbe esercito che tenga se ognuno si rifiutasse di sparare e di aggredire l'altro. Per questo resiste la speranza che i pacifisti aumentino e diventino una vera maggioranza che prenda coscienza attraverso il riconoscimento che i miti sono la normazione dell'irragionevole, nell'identificazione c'è la loro virtù terapeutica.
James Hillman come indagatore psicoanalista ci racconta che la guerra non è inumana ma umana, e gli appartiene come la razionalità e il pensiero scientifico. Come si può dire che la guerra ci fa scendere a livello di animali se a farla sono solo gli uomini? James Hillman è stato un pacifista e racconta che la guerra si può fermarla solo facendo ridiventare un mito il suo culto. Attraverso il riconoscimento dei miti come normazione dell'irragionevole, si può trovare nell'identificazione la loro virtù terapeutica.
Così penetrando i segreti della guerra potremmo scoprire altri modi per soddisfare le sue richieste; altri modi di andare in guerra senza farla.