martedì, dicembre 24, 2019

'Ti ucciderò dopo Natale' di Marco Salotti

'Ti ucciderò dopo Natale' di Marco Salotti

Con un incipit davvero interessante -riportato anche nel risvolto di copertina- veniamo subito trasportati nel vortice dei pensieri ironici e tortuosi della mente del protagonista...già perché la storia è scritta in prima persona e questo la rende molto più avvincente; coinvolgente, stringente, con un humour dirompente. Bisogna poi ricordare che l'autore è un ex docente - di Storia e Critica del Cinema all'Università di Genova- e allora una nota saccente, nel senso buono, accompagna il tutto.
Dopo il romanzo 'Reality in Arcadia' -vincitore del premio Giuria di Viareggio 2016-, dove aveva dato prova delle sue capacità letterarie soprattutto nel costruire quello che oggi chiamiamo plot, con 'Ti ucciderò dopo Natale', Marco Salotti ritorna alla grande.

Il protagonista del romanzo è caratterizzato da un IO assoluto, con una essenza esteriore; scopriamo così che è un regista teatrale, un essere brechtiano, possessore di una mezza enciclopedia dalla 'o' alla 'zeta', ottenuta dopo la separazione dalla moglie.
La storia descritta attraverso una lunga elucubrazione del protagonista si svolge a Rovaniemi, il paese di Babbo Natale, ed è lì che attende la vittima: Diego l'amico vincente del figlio Gioa, perduto a fare il clown. Ci riuscirà? La scommessa è aperta e come in un giallo classico lo sapremo alla fine.

Letto in un pomeriggio di 'allerta rossa' prima di Natale, 'Ti ucciderò dopo Natale' mi ha divertito. Ora posso attendere il dopo Natale sapendo già se Diego sarà finalmente ucciso. O no.
Un libro da regalare per le prossime feste natalizie.

Libro: Ti ucciderò dopo Natale
di Marco Salotti.
Editore: Il Nuovo Melangolo
Pagine: 197 p., Brossura – Euro 10

martedì, dicembre 17, 2019

Gina- Diario di un addio- di Marco Aime

Gina-Diario di un addio- di Marco Aime, scaracolla tra i mille pensieri e ricordi di una vita che si raccoglie in una memoria che perde i pezzi. Marco Aime è bravo a raccontare con una prosa avvolgente la storia di Gina. Che sia un po' autobiografico? Gina fa Aime di cognome e allora? Me lo sono chiesto.
Ma poi questo particolare forse non ha importanza; è una curiosità che ho per comprendere il coinvolgimento emotivo che la scrittura di Marco Aime sa trasmettere. Emoziona e rimanda a ricordi passati di una generazione che potrebbe essere senz'altro dei nostri cari.
Ma poi parla della vecchiaia e delle sue patologie; Gina ha ricordi che si frantumano come le onde del mare, lo stesso mare che l'ha vista bambina. Un 'turbinare di pensieri come foglie di novembre'; e già quello che si narra è un novembre malato della nostra vita. La follia dell'Alzheimer...che fa perdere la memoria e invece subdolamente qui la ravviva, la riprende a cancellare il presente.
Ma poi Gina Aime è in verità Rosa Viale e allora? Mezzo sdoppiamento; mezzo perchè lei è sempre stata Gina, ma ora non c'è più nulla che la faccia uscire dal vuoto presente. Il racconto è stringente e non perde mai la protagonista Gina che invece si perde. Chi parla è il figlio Mario e diventa un racconto univoco; il racconto di una fine, di una ritirata. Commovente. E' bravo Marco Aime a mettere insieme parole che sanno toccare a fondo. Per concludere con una struggente e bella poesia...Così si va.

Gina. Diario di un addio
di Marco Aime
Editore: Ponte alle Grazie
Collana: Scrittori
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 2 maggio 2019
Pagine: 90 p., Brossura
EAN: 9788833311548

Marco Aime è attualmente ricercatore di Antropologia Culturale presso l’Università di Genova. Ha condotto ricerche in Benin, Burkina Faso e Mali, oltre che sulle Alpi.Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato vari testi antropologici sui paesi visitati: Chalancho, ome, masche, sabaque. Credenze e civiltà provenzale in valle Grana (Centre de Minouranço Prouvençal, Coumboscuro, 1992); Il mercato e la collina. Il sistema politico dei Tangba (Taneka) del Benin settentrionale. Passato e presente (Il Segnalibro, 1997); Le radici nella sabbia (EDT, 1999); Diario dogon (Bollati Boringhieri, 2000); Sapersi muovere. Pastori transumanti di Roaschia in collaborazione con S. Allovio e P.P. Viazzo (Meltemi, 2001); La casa di nessuno. Mercati in Africa...

mercoledì, novembre 27, 2019

La Costituzione come antidoto al neoliberismo a cura di Luigi Fasce

La Costituzione come antidoto al neoliberismo
a cura di Luigi Fasce del Comitato Democrazia Costituzionale
Martedì 26 novembre alle ore 21 si è svolto presso il Circolo Bianchini in piazza Romagnosi 3 a Genova-Marassi un approfondimento ragionato sulla nostra Costituzione quale antidoto al neoliberismo oggi imperante.
Dopo la visione del breve video di Luigi Fasce che dialoga con la nipote Leda, (https://youtu.be/ylyl2Qs3SPA) -dove vengono date le risposte alle interrogazioni dei giovani sulle questioni del passato- si è aperto un dibattito condotto da Sergio Dalmasso, che ha avuto al centro il libro di Luigi Fasce: 'Politiche Costituzionali per le Riforme' edito da Biblion.
I vari interventi sono stati incentrati sulla grave crisi politica ed economica che attanaglia l'Europa ed in primis l'Italia. Sergio Dalmasso rimarcando la mancanza di un soggetto politico che sappia convogliare le giuste misure univoche e di sinistra ora che non ci sono più riferimenti in Europa neanche nazionali, sarà difficile trovare soluzioni o elementi a cui appoggiarsi per invertire la rotta presa dal liberismo. Non è più questione di avere una Carta scritta, la vera questione deriva dai rapporti di forza sociali. La attuazione della Costituzione ha avuto andamenti ciclici...questo è il vero nodo da affrontare. Abbiamo forse riferimenti diversi...Calogero, Capitini...

Per Luigi Fasce abbiamo comunque un manifesto politico rappresentato dalla nostra Costituzione che indica come muoverci per ritrovare un equilibrio sociale e di politica economica. Dobbiamo attuare la Costituzione o meglio ritornare ai suoi dettami che sono chiari: una Economia mista pubblico e privato con il settore pubblico che riesca a fare da traino e da calmiere alle intemperanze del neoliberismo. Abbiamo trovato delle convergenze negli anni che hanno portato allo Statuto dei Lavoratori; alla Sanità Pubblica e alla grande trasformazione sociale degli anni passati. Concorda Luigi Fasce della mancanza di un soggetto politico che si faccia carico di aggregare le varie forze che si ispirano alla Costituzione come elemento utile a tagliare le unghie al liberismo. Speriamo. Dobbiamo sempre tentare. Dobbiamo sempre cercare di ristabilire una convivenza civile, democratica e soprattutto più giusta. I dettami costituzionali hanno un fondamento ideologico che in un certo senso riportano a Marx; riportano che a chi detiene i mezzi di produzione comanda.

Per Sergio Dalmasso manca la spinta sociale utile a tramutare in fatti i contenuti ideali. Un altro intervento richiama, proprio per quanto detto, alla sovranità limitata dell'Italia nel panorama mondiale...

Ci sono stati a questo punto dei riferimenti al passato e al peso del debito pubblico accumulato nel tempo, quale impedimento alle nuove politiche economiche da mettere in campo. Luigi Fasce ha ricordato il suo video che tratta proprio di questo e per rispondere rimanda al grafico inserito che denuncia una maggiore crescita di quel Debito Pubblico proprio quando il potere economico pubblico ha rinunciato alla sua funzione regolatrice delle politiche neoliberiste. Il richiamo al Debito Pubblico ha sostenuto Luigi Fasce si è impennato proprio quando lo Stato ha lasciato tutto in mano al privato.

I ragionamenti si sono direzionati su diversi temi mettendo in sostanza in luce quanto il neoliberismo abbia tolto al potere politico la forza di incidere sulle scelte di politica economica. In sostanza comandano i detentori del Capitale; comanda la Finanza e il Mercato.

Luigi Fasce ancora una volta ha ribadito che tutto questo si può fermare ritornando alla nostra Costituzione. Chi ha abbandonato i dettami costituzionali sono stati proprio quelli che professavano una politica di sinistra; sono stati i più ligi ad allinearsi al neoliberismo. Dobbiamo recuperare gli antichi valori ritornando ad affermare una economia ecocompatibile, solidale e a traino pubblico.
Una serata molto interessante.

martedì, novembre 12, 2019

La via dell'odio

Senz'altro il filosofo che meglio di tutti incarna la Destra politica è il britannico Thomas Hobbes: secondo lui la natura dell’uomo è essenzialmente egoistica e a determinare le azioni umane sono solamente l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione. Hobbes ritiene impossibile che l’uomo si senta spinto ad avvicinare un proprio simile in virtù di un amore naturale; i legami di amicizia o di società degli uomini sono dovuti solamente al timore reciproco. Nello stato di natura, ovvero in quello stato non regolato da alcuna legge, ogni persona, mossa dal suo più recondito istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare tutti coloro che rappresentano un ostacolo al raggiungimento dei propri scopi; in altri termini, ogni individuo vede nel proprio prossimo un nemico. In sostanza Thomas Hobbes fa sua l'espressione latina Homo homini lupus per cui 'l’uomo è un lupo per l’uomo'.
Così è anche vero che non sia la guerra a interrompere la pace ma viceversa è la pace che interrompe la guerra. Quello che assistiamo anche oggi in Italia è il salire della rabbia che cova all'interno dell'intimo che a insaputa rovescia ogni forma di convivenza civile.

Fu l'inventore della psicanalisi Sigmund Freud a scoprire come nel profondo della condizione umana ci sia una 'pulsione di morte' che... scavando in silenzio, al di là del piacere, si acquatta sotto i brucianti languori e le furberie dell’Eros. Freud fu un pessimista circa le potenzialità evolutive dell'uomo: egli sosteneva che l'uomo rimaneva alla fine una cattiva bestia. La psicologia umana è cambiata poco da quella dell'uomo primitivo. Riproducendoci e recitando sempre le stesse parti, abbiamo per un certo verso fermato il tempo, cercato l'immortalità. Il percorso umano sempre diverso, ha nei corsi e ricorsi, qualcosa di simile, di uguale.
"Venendo al dunque, la vita è sempre lo stesso vino vecchio in bottiglie sempre nuove. Cambiano i contenitori ma l'uva è la stessa che dà sempre la stessa antica ubriacatura". (Campbell).
Per Freud abbiamo una specie di condanna a scontare traumi infantili, cattiverie e repressioni puberali, madri castranti. In breve lo "script" di una religiosità latente come la civiltà, elementi del divieto che frenano l'uomo e creano patologie con sintomi incontrollabili, sono le origini del malessere sostenuto da Freud in 'Il disagio nella civiltà'-libro scritto nel 1929. La società tende ad individuarsi come gruppo omogeneo, contrapposto ad altri gruppi, coi quali mantiene rapporti di amicizia. Quando le tensioni collettive diventano però troppo forti, troppo laceranti (magari per effetto di una situazione economica disastrosa, che porta inevitabilmente al disastro politico), la benevolenza reciproca si trasforma e diventa razzismo e xenofobia, conducendo al possibile esito finale della guerra.
per Freud la cultura e l’analisi ci danno la conoscenza ma negano la libertà, l'evoluzione, la spiritualità con un "sogno diverso" del suo. Per Freud, l'uomo è un animale cattivo e crudele che continua una storia di assassinii, di morte che riportano ad un parricidio: il peccato originale. Una colpa primordiale. Freud si rivela dunque un pensatore senza dogmi e soprattutto senza illusioni, che vede la società umana come una costruzione tanto necessaria e preziosa quanto fragile, in quanto pone a proprio fondamento la repressione delle pulsioni e riduce l’uomo ad essere un animale malato. L'uomo uccide sempre, e al di là di nemici individuati con diverse bandiere, ma, come necessità di sopprimere il padre. Il cristianesimo per questo ci aiuta facendolo uccidere da altri, gli ebrei appunto.

Interessante è l'aforisma di Melanie Klein- che insieme ad Anna Freud (la figlia di Sigmund Freud) portò la psicanalisi al centro della teoria psicoanalitica, ossia al bambino- che dice: 'L'uomo nasce cattivo e passa tutto il tempo della sua vita nel cercare di diventare buono. Non sempre ci riesce'.
Ancora leggendo il libro di 'Il discorso dell'odio' di André Glucksmann: 'Se Dio è fuori causa, sia perché non esiste o perché è troppo lontano, la fiamma che rischia di divorare l’umanità è umana, non riconducibile a una fatalità impersonale e automatica. Il principio distruttore è in noi, che ce ne rendiamo conto o meno, martellano gli autori tragici. L’odio serpeggia come la «peste» di Tucidide: non un’infezione bubbonica puramente fisiologica, ma una malattia essenzialmente mentale, che si impossessa dei corpi, delle menti e della collettività.'

Questa riflessione è senza illusioni; anche se io con il mio carattere positivo ho sempre pensato ad una scintilla spirituale, presente in ogni essere umano, che spinge al bene. Una scintilla spirituale che anima il principio di speranza presente nella filosofia di Ernst Bloch.
Nell'opera 'Il principio speranza' (pubblicata in tre volumi dal 1953 al 1959) Ernst Bloch sosteneva che speranza e utopia sono elementi essenziali dell'agire e del pensare umano. Egli intendeva così porre in luce il contenuto utopico del pensiero di Karl Marx, che viene ad assumere, nell'interpretazione di Bloch, una peculiare tensione messianica. Bloch tentò di stabilire un collegamento fra marxismo e Cristianesimo, poiché in quest'ultimo riconosceva un significato utopico, come speranza di una redenzione, che il marxismo avrebbe trasformato in una prospettiva rivoluzionaria.

sabato, ottobre 19, 2019

L'inferno di Treblinka di Vasilij Grossman

Una lettura angosciante seppur meticolosa ci porta a conoscere ancora di più, se fosse necessario, lo strumento di morte creato dai nazisti per uccidere gli ebrei e tutti i prigionieri rastrellati nelle varie città conquistate dall'esercito del terzo Reich. Questo è 'L'inferno di Treblinka' di Vasilij Grossman; un libro scritto nel 1944 con la seconda guerra mondiale in corso. Grossman reporter al seguito dell'Armata Rossa entrò per primo in questi lager e subito avvertì il grande crimine commesso. Ecco come descrive all'inizio Treblinka: 'Un posto desolato che gli uomini della Gestapo, con il benestare del Reichsführer delle SS Heinrich Himmler, scelsero per edificarvi il patibolo per antonomasia, un luogo che - dalla barbarie della preistoria ai pur feroci giorni nostri - il genere umano non aveva ancora conosciuto; e che, molto probabilmente, l'universo intero tuttora non conosce. Lì venne eretta la principale fabbrica della morte delle SS, degna copia di Auschwitz, che surclassò Sobibor, Majdanek e Belzec.'

Il libro raccoglie le testimonianze di sopravvissuti cosicché riusciamo a conoscere le bestie che hanno caratterizzato il regime nazista; criminali che sarebbero stati casi da analizzare da psichiatri che con i loro crimini sono un elemento imprescindibile del nazismo. 'Migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di esseri simili sono stati i pilastri del fascismo germanico, il sostegno, la base della Germania di Hitler.
Uniforme addosso, armi in pugno e onorificenze del Reich, per anni essi hanno deciso della vita dei popoli d'Europa. A farci orrore non devono essere loro, ma lo Stato che li ha fatti uscire dalle loro tane, dalle tenebre e dal sottosuolo e li ha resi indispensabili, necessari e insostituibili a Treblinka come a Majdanek, Belzec, Sobibor, Auschwitz, Babij Jar, Domanevka e Bogdanovka (vicino a Odessa), a Trostjanets (vicino a Minsk), a Ponary in Lituania, e in decine e centinaia di prigioni, campi di lavoro e campi di sterminio della vita umana.
'.

Operazione Reinhard era il nome in codice per “sterminio degli ebrei in Polonia” ideato dal nazista Heydrich Reinhard, governatore del protettorato di Boemia e Moravia. Il primo campo di sterminio costruito in questi territori fu quello Chelmno (1941), il secondo fu quello di Belzec, il terzo quello di Sobibor e il quarto quello di Treblinka posto a 60 km circa da Varsavia, in una zona boschiva, scarsamente popolata. Cosicché le terribili esecuzioni di massa che lì furono eseguite, non avrebbero avuto scomodi testimoni. Il genocidio doveva rimanere nascosto.

Ancora prosegue Grossman: 'Treblinka era un lager come tanti, come le centinaia di altri lager che la Gestapo costruì nei territori occupati a est. Sorse nel 1941. Riflessi e deformati nello specchio tremendo del regime di Hitler, vi si coglievano diversi tratti del carattere germanico. Allo stesso modo il delirio di un malato riflette - deformati e mostruosi - pensieri e sentimenti precedenti alla malattia. Allo stesso modo un folle con la mente annebbiata agisce sovvertendo la logica tipica dei comportamenti e delle intenzioni di un normale essere umano. Allo stesso modo un criminale che infligge alla sua vittima una martellata fra gli occhi unisce l'abilità professionale - la mira e la precisione del fabbro - al sangue freddo del mostro. Parsimonia, precisione, oculatezza, attenzione maniacale alla pulizia sono caratteristiche tutt'altro che negative e tipiche di molti tedeschi. Se applicate all'agricoltura o all'industria danno il giusto frutto. L'hitlerismo le applicò ai crimini contro l'umanità: le SS del campo di lavoro polacco agivano come se stessero coltivando patate o cavolfiori'.

Grossman racconta anche il giorno dell'insurrezione da parte di un gruppo di internati del campo di Treblinka; una rivolta che portò a distruggere le baracche del lager e a uccidere molti carnefici nazisti. Un giorno per la vendetta e il riscatto. Quel 2 agosto del 1943 finiva anche Treblinka.
Già perchè come scrive Grossman: '”Beccarsi una pallottola era un lusso”, mi ha detto uno di loro, un ragazzo di Kossów che evase dal lager. Perché a Treblinka essere condannati a vivere era molto peggio che essere condannati a morire'.

Dopo aver visto i resti di Treblinka e ascoltato i testimoni Grossman si domanda quello che ogni uomo si chiede: Come è potuto succedere tutto questo? Grossman conclude il suo piccolo libro ma di grande spessore con queste parole:
'Guerre come quella in corso sono tremende. Il sangue innocente versato dai tedeschi è tanto, troppo. Tuttavia, oggi come oggi parlare della responsabilità della Germania per quanto è accaduto non basta. Oggi bisogna parlare della responsabilità di tutti i popoli e di ogni singolo cittadino del mondo per quanto accadrà. Oggi come oggi ogni singolo uomo è tenuto, dinanzi alla sua coscienza, a suo figlio e a sua madre, dinanzi alla patria e al genere umano a rispondere fascismo, l'hitlerismo non abbiano a risorgere né al di qua né al di là dell'oceano, mai e poi mai, in secula seculorum? L'idea imperialistica dell'eccellenza di una nazione, di una razza o di chissà che cos'altro ha avuto come conseguenza logica la costruzione da parte dei nazisti di Majdanek, Sobibor, Belzec, Auschwitz, Treblinka. Dobbiamo tenere a mente che di questa guerra il razzismo, il nazismo non serberanno soltanto l'amarezza della sconfitta, ma anche il ricordo fascinoso di quanto sia facile uno sterminio di massa. E dovrà tenerlo a mente ogni giorno, e con grande rigore, chiunque abbia cari l'onore, la libertà, la vita di ogni popolo e dell'umanità intera.'.

Vasilij Grossman, ebreo sovietico, scrittore e giornalista, conobbe direttamente le devastazioni della seconda guerra mondiale, la lotta contro i nazisti, la sconfitta di Hitler quindi l’ascesa di Stalin. Dopo Treblinka, Grossman fu anche il primo ad entrare nel lager di Auschwitz il 27 gennaio 1945 con l'Armata Rossa.
Dopo aver assistito alla campagna antisemita (fra il 1949 e il 1953) si trovò in dissidio con il regime e cadde in disgrazia. Così la stesura finale della sua grande opera, Vita e Destino, venne sequestrata e non avrebbe mai visto la luce se qualcuno non avesse conservato e fatto pervenire clandestinamente una o due copie a Losanna, dove fu stampato nel 1980.

mercoledì, ottobre 16, 2019

Ottobre 2018 -giusto un anno fa...

Ottobre 2018- giusto un anno fa stavo leggendo il libro di Edoardo Albinati 'Maggio Selvaggio' e mi sono scaturite delle riflessioni; già perché il libro stesso è un compendio di riflessioni dettate dalle condizioni e gli incontri fatti in carcere dall'autore stesso. Con quel libro Albinati racconta la sua esperienza di un anno da docente all’interno del carcere Rebibbia, a Roma.
Il diario o reportage di questa esperienza procede con un ordine casuale; d'altronde c'è l'impossibilità di fare un racconto ordinato sulla quotidianità del carcere dove tutto avviene in modo caotico. Solo i rumori e i passi lungo i corridoi sono una costante insignificante e ordinaria della vita carceraria...il resto è formato da una sensazione contraddittoria e ricca di frammenti di memoria.

Queste riflessioni sono di un anno fa: ottobre 2018...
All'ingresso del padiglione di neurologia dell'ospedale Galliera, l'infermiera nel mettermi il braccialetto con nome e cognome più un codice a barre mi saluta con un ' benvenuto in galera...'. Ha ragione. Giorni di ospedale, giorni di galera in cui trovi il tempo per una riflessione ulteriore sulla tua vita, sull'effimero, la fragilità e le disgrazie tue da misurare con quelle degli altri. Un voyeur tra i voyeurs. Un guardone tra i guardoni. Già perché Edoardo Albineti sostiene che chi si occupa degli altri, come gli infermieri e i medici, sia un voyeur. Eppoi nella nostra società ci sono molte galere; oltre a quelle dove vengono rinchiusi i condannati, c'è sempre secondo Albinati anche la scuola: una galera dove vengono parcheggiati gli 'indesiderabili'; i bambini, i figli.

Un'altra riflessione: come può essere che il più feroce dei criminali che compie atrocità uccidendo altre vite poi si comporti come una persona educata, dolce, sia conosciuta come una brava persona, un bravo cittadino, è difficile spiegarlo. Quell'atto di uccidere, quell'azione maligna viene poi nascosta all'interno del sé e vi rimane. Per quel dolore non vi è rimorso. Per Edoardo Albinati per questi criminali è un fatto che è irrimediabile e in quanto tale viene assunto e considerato compiuto e basta. Ma allora esiste una natura criminale? Io continuo a chiedermelo. Io ho sempre pensato che nessuno scegliesse il male; ho sempre sostenuto l'atto criminale come una grande fatica e provocante un dolore esistenziale perenne. Invece poi si scopro che grandi criminali non si pentono e hanno una diversa coscienza del loro male: sono sempre pronti a ri-uccidere; a ricommettere i loro reati. E' come se una animalità bestiale vivesse in loro. Minghella, Izzo, Bilancia sono alcuni esempi di serialità criminale.
Io invece continuo a pensare che esista in noi una spinta al bene che permette ad ognuno di riscattarsi e vivere diventando ciò che è in origine: un'opera unica e irripetibile ricca di talenti: un'opera d'arte dove si può trovare insieme alla bellezza anche il bene. Certo che questo seme vive nascosto e non sempre germoglia, spesso secca e muore...ma poi è vero che esista la pulsione di morte e questa non va sottovalutata. Essa è responsabile di molte brutture umane. L'animale resta -come sosteneva Sigmund Freud- una cattiva bestia. Qui mi viene da ricordare uno splendido aforisma di Melanie Klein: l'uomo nasce cattivo e passa tutta la vita cercando di diventare buono; non sempre ci riesce.
Melanie Klein è una psicoanalista inglese che lavorò insieme ad Anna Freud – figlia di Sigmund- e che portò la psicoanalisi al cuore del tema, ovvero all'infanzia.

domenica, settembre 22, 2019

Vita e destino di Vasilij Grossman

Vita e destino, un libro capolavoro del '900

Il libro di Vasilij Grossman,'Vita e destino', è un grandioso affresco sull'epica difesa di Stalingrado e dell'avanzata fino al cuore della Germania nazista da parte dell'Armata Rossa.
Un poderoso racconto che, seppure svolto da oltre 750 pagine, riporta a sintesi lo scontro fra due ideologie che hanno caratterizzato tutto il XX° secolo. Due regimi che hanno nel nome del socialismo portato all'estremo grandezza e orrore.
Si legge nella prefazione: 'Da questa disputa dipendevano il destino dell'uomo e la sua libertà. Sul Volga si giocava il destino del nostro secolo, il destino di tutti gli Stati, delle alleanze pro e contro la Germania, di tutti i partiti politici d'Europa o d'America, di tutti gli scampati al nazismo'. Infatti con la battaglia Stalingrado si decise la sorte della seconda guerra mondiale e la fine del terzo Reich.
Stalingrado per Grossman è un curioso paradosso poiché i due regimi, apparentemente antagonisti, finiscono per incontrarsi. Nel momento stesso in cui uno degli avversari schiaccia l'altro, ci si accorge che sono figli della stessa madre. Di qui l'ambiguità di Stalingrado: il trionfo delle armate sovietiche dissimula al tempo stesso la grandezza e l'orrore. La grandezza, perché la vittoria di Stalingrado è l'apoteosi di un popolo; l'orrore, perché la vittoria di un popolo significò l'apoteosi di Stalin e del suo regime imperiale.

Di quale speranza si può parlare, se siamo posti di fronte a due campi che come specchi si rimandano un'identica immagine? Si può, è vero, replicare che esiste comunque una differenza: i nazisti hanno fondato il loro totalitarismo sull'ideale nazionale, i comunisti sulla nozione di classe; ma con molta logica Vasilij Grossman ci dimostra che l'internazionalismo dei comunisti degenera in un nazionalismo di Stato e nulla più lo distingue dall'ideologia nazista. Questa degenerazione, avviata da tempo, trova la sua giustificazione, riceve la sanzione suprema, dopo la vittoria di Stalingrado. Per Grossman, Stalingrado ha aiutato "la popolazione e l'esercito a forgiarsi una nuova coscienza...".
La storia della Russia "diventava la storia della gloria russa, invece di essere la storia delle sofferenze e delle umiliazioni degli operai e dei contadini russi.”

E' a circa metà del voluminoso libro 'Vita e destino' che si snoda -secondo me- la potente riflessione del personaggio Mostovskoj che, nell'incontro con il nazista Liss all'interno del lager, affronta di quanto male si arrechi all'umanità nel fine di perseguire il bene per tutti. Hitler e Stalin due capi feroci e seppur nemici erano uguali nel perseguire un bene collettivo nel nome di un nazionalismo che ha plasmato tutto il '900. Ogni tentativo d'imporre all'umanità un Bene generale, obbligatorio, assoluto, sfocia nel Male.
La specificità dell'evoluzione russa - una costante progressione in favore di una schiavitù sempre maggiore - fu adottata da altre nazioni. Per Grossman gli italiani e poi i tedeschi, svilupparono a modo loro l'idea del nazional-socialismo. Così ogni tentativo d'imporre all'umanità un Bene generale, obbligatorio, assoluto, sfocia in una catastrofe sanguinosa, simile a quelle che hanno accompagnato tutta la storia del cristianesimo, i movimenti socialisti o la religione musulmana.

Pagine straordinarie che raccontano di molti personaggi le troviamo lungo tutto il libro; pagine di struggente narrazione come quelle di raccontano il drammatico cammino di Sof’ia Osipovna con il piccolo David nelle camere a gas di Birkenau...oppure quelle del commissario del popolo, il comunista Krymov, che diviene vittima del crudele ingranaggio dello Stato tirannico dove tutto è fondato su sospetto, delazione e coercizione.
La vita e le passioni dei singoli individui che lottano in primo piano fanno emergere la domanda sul significato della vita, su quello che Grossman chiama l’umano nell’uomo. 'Pietà, Vergogna e Solidarietà sono le componenti che segnalano l'umanità, se ne manca una l'uomo si sgretola; così sostengono i russi'.

Questo romanzo, forse poco conosciuto, che è la seconda parte di una dilogia (la prima parte è 'Per una giusta causa', mai tradotto in italiano) ha avuto una storia particolare: scritto negli anni Cinquanta fu ultimato nel 1960. Nel 1961 il KGB ne impedì la pubblicazione arrestando il manoscritto. Dopo quel sequestro di 'Vita e destino' non si saprà più nulla per anni. Passeranno più di 40 anni prima che appaia in una edizione completa in Occidente. Prima di questo capolavoro assoluto era stato pubblicato in Europa un altro libro fantasma di Vasilij Grossman, "Tutto scorre", in cui lo scrittore affronta il tema della repressione staliniana. La prima copia dattiloscritta di 'Vita e destino', che era stata affidata all'amico poeta Semen Lipkin, era passata nel frattempo nelle mani di Andrej Sakharov e Elena Bonner, che si occuparono di microfilmarla. A permetterle di passare dall'altra parte della cortina di ferro sarà invece un altro dissidente, lo scrittore Vladimir Vojnovic. Grazie a quest'ultimo i microfilm giunsero per vie traverse in Svizzera, dove un editore serbo, Vladimir Dimitrievic, dopo un faticoso lavoro di decifrazione delle immagini, lo pubblicò - pur con molte lacune - nel 1980. In Russia è stato pubblicato per la prima volta nel 1988 due anni prima del crollo dell'impero sovietico. In Italia fu pubblicato nel 2008 per i tipi di "Adelphi".

La fase finale del collasso dell'Unione Sovietica ebbe luogo con il referendum in Ucraina del 1º dicembre 1991, in cui il 90% dei votanti optò per l'indipendenza. I leader delle tre repubbliche slave (Russia, Ucraina e Bielorussia) concordarono di incontrarsi per una discussione sulle possibili forme di relazione. Il giorno di Natale successivo con le dimissioni di Gorbacev da Presidente dell'Unione Sovietica venne conferito il potere al Presidente della Russia Boris Eltsin. Nello stesso momento fu ammainata la bandiera sovietica sopra il Cremlino e sostituita con il tricolore russo. Il Soviet supremo denominato URSS si dissolse formalmente il giorno seguente: 26 dicembre 1991

L'autore del libro 'Vita e destino', Vasilij Grossman, è stato un inviato ebreo russo che si è unito all' Armata Rossa seguendone tutte le azioni di guerra. Il suo racconto diventa un'opera tra le più importanti della letteratura del '900. Un romanzo che riesce a cambiare la nostra visione del mondo.
'Vita e destino' è un viaggio profondo nell’umano; un romanzo di inaudita bellezza che non è mai troppo tardi per leggerlo.

domenica, settembre 08, 2019

La musica degli anni '60

Ecco un estratto di un mio libro che giace in un cassetto; questo capitolo è riferito al dialogo con un artista, Piero, che frequentavo negli anni '90. Con lui rivangavo ricordi di un'epoca che ci vedeva ragazzi...parlavamo degli anni '60 e in questo caso di musica.

Hey Jude

Qualche canzone e una nuova musica. Un’altra grande rivoluzione degli anni ’60 fu quella musicale. Arrivarono le prime canzoni inglesi e americane che imitavamo gridando versi senza significato in una lingua che voleva essere straniera. Straniera lo era davvero: nessuno la capiva. Ricordo che Celentano- che si sarebbe in seguito autonominato ‘il re degli ignoranti’- cantò una canzone dal titolo: Prisencolinensinainciusol. Era una satira, con il suono onomatopeico della lingua inglese. Il rock parlava inglese e come poteva essere diversamente? La lingua si prestava. Era corta-short; era rapida-fast; ed era per il mondo intero; era beat. Così avevamo molti cloni di Elvis Presley: Michele, Bobby Solo, Little Tony. Molti cloni di Sinatra: Johnny Dorelli, John Foster, Nico Fidenco. Poi arrivarono i cantanti stranieri veri: Neil Sedaka, Paul Anka, Gene Pitney, Pat Boone, Dean Martin, Frank Sinatra…e noi rispondevamo con Tony Renis, Richy Gianco, Don Bachy e con un imitatore di Jerry Lewis: Adriano Celentano. Anno 1962: Stai lontana da me, cantatala Celentano, è il disco in testa alla hit parade ed è il più venduto; è una ‘cover’, ovvero una traduzione dell’originale canzone inglese, Tower of strength di Burt Bacharach, cantata da Gene Mc Daniels. Il ’62 era l’anno del primo ‘Cantagiro’.
- ‘Però ti ricordi Piero che Genova ebbe, per il rinnovamento musicale, i suoi pilastri? Ti ricordi di Umberto Bindi? Luigi Tenco, Gino Paoli? Bruno Lauzi? Non parliamo poi di tutti gli altri, Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati…sicuramente ce n’è ancora…
Nascevano le canzoni d’autore. I cantautori, e Genova faceva scuola. Ancora oggi Sassi, La gatta, Senza Fine e Il cielo in una stanza con Sapore di sale, rimangono le canzoni italiane più belle di sempre’…
Piero proseguì.
- io ricordo Gabriella Ferri, la sua canzone, Sempre: ‘Ognuno ha tanta storia, tante facce nella memoria, tanto di tutto, tanto di niente, le parole di tanta gente…diventando alla fine ‘come un vecchio ritornello che nessuno canta più’. Sempre’.
E bravo Piero. Era entrato a gamba tesa, sfoderando ancora i suoi sentimenti poetici. Era vero le canzoni diventano poi vecchi ritornelli che nessuno canta. Però servono a fare memoria. E ci riuscivano bene. Riuscivano anche ad evocare volti di ragazze, serate in balere di ogni tipo: di campagna, di paese, in fiere paesane, in sagre estive, in feste dell’Unità; riuscivano ad evocare amori distanti che assumevano un sapore struggente.
Ricordai che ad una ragazza dedicai una poesia dopo averla incontrata e ballato con lei su una classica rotonda sul mare. ‘Una rotonda sul mare’ anno 1964 di Fred Bongusto. Un’altra canzone che ha segnato un’epoca. Ancora oggi riesce a ricreare l’atmosfera di vacanza, di amori lontani.
- ‘Piero conosci Piero Ciampi? Lo sai che fu quello che ispirò Gino Paoli e molti cantautori dell’epoca? Io l’ho scoperto da poco e devo dirti che ha un linguaggio che colpisce; è semplice e poetico. Forse quasi sempre triste, dolente e qualche volta con puntate ironiche fulminanti. Lo sai che la frase di una canzone famosa di Zucchero è di Piero Ciampi? "…il mare impetuoso al tramonto, salì sulla luna e dietro una tendina di stelle...se la chiavò". Peccato che fece una brutta fine e non ebbe il successo in vita che meritava. E’ morto a 46 anni nel 1980. Ciampi era un poeta e raccontava il suo malessere di vivere che segnava molti; quello lo ha portato a bere. L’alcool è stata una condanna. Ma invece che una cirrosi epatica se l’è portato via un cancro alla gola. Le sue canzoni hanno dei testi che ricordano quelli di Tenco. Egli rappresenta per la canzone una innovazione: si canta l’amore con nuovi chiaroscuri. Io trovo i suoi testi ancora attuali’.
Ricordavo a Piero, il cantautore Ciampi. Piero Ciampi. Quel giorno tornando a casa me ne pentii. Avevo fatto una fesseria. Come potevo segnalare un cantante i cui amori erano struggenti distacchi, rimpianti, fallimenti. Piero stava per affrontare la fine di un amore. Ciampi lo avrebbe intristito di più. Speravo che non gli venisse la voglia di cercarlo. Ma forse si era già dimenticato tutto quello che gli avevo detto.
Poi arrivarono i Beatles e tutto cambiò. Arrivarono delle canzoni allegre con un ritmo trascinante, avevano titoli nuovi e incomprensibili ma subito tradotte, le canzoni erano sulla bocca di tutti: Twist and shout; P.S. I love you; Please please me; Misery…un ciclone si abbatteva sui nostri timpani. Insieme nasceva la moda dei capelli lunghi, gli abiti azzimati, meglio dire striminziti, e tanti yeh yeh yeh a condire le musiche. Sarebbero poi sorti gli antagonisti, l’anima hard del movimento musicale beat- questa volta da i The Beatles e i The Rolling Stones, le pietre rotolanti. Tutti però avevano un loro antesignano, un grande musicista che influenzò tutti: Chuck Berry. Da lui non si può prescindere per il rinnovamento della musica moderna.
- ‘Piero eri andato a vederli quando vennero a Genova? Io sì. Ricordo un urlo continuo e nessuna canzone sentita. Eravamo dentro il Palasport ed era la prima volta che si prestava ad un evento musicale. Ma la musica forse importava poco’.
- ‘No, io non andai, ricordo comunque quel giorno. Un delirio’.
Era il 26 giugno 1965 e 25 mila ragazzi invasero il Palasport. Genova ebbe il suo momento di gloria musicale.
- ‘Io in seguito rimasi affascinato dai Rolling Stones. Anche se molte canzoni dei Beatles sono dei capolavori. Yesterday, Yellow submarine, Hey Jude che amo molto.
Quella canzone mi riporta al 1968. L’ascoltai una prima volta in auto di un amico durante un viaggio. Andavamo a Rimini. In quegli anni la giornalista Camilla Cederna aveva coniato un termine per quel luogo: il divertimentificio, erano oltre 60 Km di spiaggia attrezzata con una teoria di bar, ristoranti, balere, dancing, discoteche e parchi giochi. Noi eravamo diretti là. In quegli anni era stata inaugurata la discoteca più grande d’Europa: L’altro mondo’...
- Ecco Hey Jude dei Beatles era i miei vent'anni e il mio '68.
"Hey Jude, don't make it bad: take a sad song and make it better. Remember to let her into her heart, then you can start to make it better". Sì, non dovevo peggiorare le cose: quella canzone triste dovevo renderla migliore; quella canzone triste era la mia vita nell'affanno dei vent'anni.
Dovevo farla entrare nel mio cuore e poi farla uscire, dovevo farla mia. Il mondo doveva essere migliore ed io potevo senza prenderlo sulle spalle migliorarlo semplicemente non dispiacendomi e abbattermi per le difficoltà. Era la mia meglio gioventù da vivere sino in fondo.
Da lì a poco tutto sarebbe cambiato: musica, amori, politica, bombe, auto e televisione ci raccontavano un'altra storia.
"The minute you let her under your skin, then you begin to make it better".
Così ho provato dolore; ma non mi sono fermato, mi sono scontrato con l'orgoglio e la stupidità e oggi posso dirlo: non ho rinunciato a sognare…

Segue riflessione di Piero...

venerdì, settembre 06, 2019

Platone È Meglio Del Prozac di Lou Marinoff

Risolvere problemi esistenziali è sempre stato uno degli argomenti che hanno interessato la filosofia poi certo nel tempo è intervenuta la psichiatria e la psicoanalisi, ma certo è che queste ultime pratiche hanno raggiunto i propri limiti estremi quanto a capacità di risolvere problemi esistenziali. Quindi con un approccio pragmatico, tipico della cultura americana, Lou Marinoff ha scelto di tornare alla scienza filosofica e all’aiuto dei grandi pensatori del passato per indicare una via saggia che usi quel sapere nella loro competenza di logica, etica, valori, significato, razionalità, formulazione di decisioni in situazioni di conflitto, di rischio e l’intera gamma di complessità che caratterizzano la vita umana per aiutarci a vivere meglio. Il pragmatismo concezione prettamente americana: solidità, scarso ingombro, praticità. Se qualcosa è buono per te, vuol dire che è buono. I pragmatisti originari americani avrebbero senz’altro approvato la consulenza filosofica: aiuta la gente, e dunque è pragmaticamente valida.

Quindi il libro di Lou Marinoff, 'Platone è meglio del Prozac' offre ai lettori alcuni frutti della prassi filosofica. Per questo motivo la filosofia viene tolta dai contesti teorici, ipotetici, speculativi per essere applicata alla quotidianità. La filosofia quale elemento di dialogo è senz'altro utile per affrontare i problemi del momento...infatti l'autore è perentorio: 'le persone hanno bisogno di dialogo e non di diagnosi!'.

La psicologia diventata nel frattempo sempre più collegata alla Scienza e alla medicina si è allontanata dalla filosofia dimenticando che si debba rispondere in ugual modo alle domande esistenziali: che cosa fa muovere un essere umano? Si tratta di volontà razionale o di riflesso condizionato? Se intervengono entrambi, come interagiscono? Per arrivare a quelle più importanti: Chi sono? e che cosa è a farmi quel che sono? Che senso ha la vita? Perché sono qui? Perché dovrei fare la cosa giusta? E che cos'è la cosa giusta? Non sono domande facili, ma disporre di migliaia di anni di riflessione filosofica ci offre un vantaggio.

Inoltre è ormai assodato che una terapia psicologica è per di più un'arte e questo è da considerare anche una consulenza filosofica; per questo motivo non sono necessari medici per attuarla. La medicina è tuttora una via di mezzo tra scienza e arte. La medicina secondo Ippocrate è l’arte di ristabilire l’equilibrio, l’armonia, la salute.
Intuizione, empatia e competenze empiriche guidano questa arte che oggi viene accompagnata da tomografia assiale computerizzata, ricoveri ospedalieri, chemioterapia, tecniche di visualizzazione, elettrocardiogrammi, consulti medici...ecc.

La consulenza filosofica è così una terapia per sani...come d'altronde per tutti noi.
A pagina 19 l'autore scrive: 'Generalmente ci aspettiamo di essere accettati nonostante le nostre varie idiosincrasie e deficienze, e se non c’è ragione di vedere in questi difetti qualcosa di anormale (è la perfezione a essere anormale), non c’è neppure motivo di considerare il cambiamento al di là della propria portata. Quando Socrate affermava che non vale la pena di vivere una vita che non sia esaminata, sosteneva la necessità di una continua valutazione personale, e del miglioramento di se stessi come meta suprema'. Scrive ancora l'autore: 'L’idea che ogni problema personale è una malattia mentale è in pratica essa stessa una malattia mentale, causata primariamente da sconsideratezza, e curabile in primo luogo mediante la riflessione. Ed è qui che interviene la filosofia.'

Interessante a mio avviso è la pratica descritta nel libro denominata PEACE – acronimo che sta per Problema, Emozione, Analisi, Contemplazione ed Equilibrio- un acronimo appropriato per raggiungere una durevole pace interiore. PEACE: 5 modi per affrontare i problemi secondo la filosofia.
Essenziale è poi il sistema di auto-aiuto, il self-help, che indica la strategia terapeutica: il praticare la filosofia esplorando il proprio universo interiore. A dire il vero all'inizio l'autore diffida da pratiche di auto aiuto, ma poi afferma che siamo noi stessi i più qualificati ad intraprendere il viaggio di autoscoperta; anche se a volte si può trarre beneficio dalla guida di filosofi che abbiano battuto strade del genere. A tale proposito il libro affronta uno schematico percorso storico filosofico da Socrate a Camus, non tralasciando il pensiero filosofico orientale, la saggezza tradizionale degli I Ching e l'atteggiamento più intuitivo di Lao Tzu per far cogliere i vari insegnamenti che possono essere utili al nostro caso...al nostro punto di vista sul mondo.

Ad ogni buon conto il libro si inserisce in quel filone di libri e teorie che offrono una carica motivazionale e di psicologia comportamentale (classica cultura statunitense) che però non mi sento di dire che serva ad escludere la psicoanalisi; questa fa i conti con l'inconscio a cui non ci si può sottrarre.

lunedì, settembre 02, 2019

The Vagina Bible – La bibbia della Vagina di Jen Gunter

Una ginecologa americana svela in un libro rivoluzionario perché la ricerca medica non si è mai dedicata (volutamente) abbastanza alle malattie femminili.
Lei è Jennifer Gunter, più nota come Jen, una ginecologa metà canadese, metà statunitense molto popolare in America che ha appena pubblicato un libro intitolato The Vagina Bible; definito dall'autrice 'il manuale fondamentale per chiunque ne possieda una'.

Il libro The Vagina Bible, ovvero La Bibbia della Vagina, porta un sottotitolo: The vulva and the vagina- separating the myth from the medicine (la vulva e la vagina – separazione del mito dalla medicina). Inoltre la dedica di questo libro da parte di Jennifer Gunter è chiara: 'Per ogni donna a cui è mai stato detto - di solito da un tizio - che è troppo bagnata, troppo secca, troppo grossolana, troppo lenta, stretta, troppo sanguinosa o troppo puzzolente. Questo libro è per te.'

Jen Gunter che è anche scrittrice per il The New York Times , USA Today e Self , oltre che conduttrice dello spettacolo Jensplaining è orgogliosa della funzione che si è ritagliata nell’opinione pubblica americana perché per lei è importante ricevere messaggi del tipo 'il mio medico mi aveva detto che non potevo mettere la spirale perché non ho mai avuto figli, gli ho mostrato il suo articolo in cui dice che invece posso averla, e si è dovuto arrendere'.

Jennifer Gunter scopre le basi della vagina come dove si trova tutto e a cosa serve, incluso ciò che compone la Vulva, le sue parti e l'anatomia del clitoride. Continua a sfatare miti come se ci fosse davvero un punto G o solo le parti del clitoride vicino alla vescica e alla parete vaginale su alcune donne piene di sangue...
la quantità di disinformazione disponibile su Internet è enorme. L'autrice parla di tutto e per tutto, si intende tutto: malattie sessualmente trasmissibili, menopausa, pulizia, odore, mestruazioni, sesso, ecc.

Jen Gunter spiega anche molto chiaramente come il patriarcato governi ancora un luogo in cui gli uomini non hanno nulla da dire (la vulva e la vagina). Con una posizione molto femminista, Jen si occupa anche delle disparità nell'accesso alla salute a causa dei sistemi razzisti e sottolinea spesso il fatto che essere una donna non significa solo avere una vagina. Ma questo libro è consigliabile oltre che per tutte le donne anche agli uomini che vogliano capire le esperienze della loro partner o fornire una solida guida alle loro figlie. Il libro è stato definito dall'autrice anche come una I>vagenda, termine mutuato dagli attacchi a Hillary Clinton che veniva accusata di avere una vagenda di manocidio – Vagenda (rivista femminista) associata al manocidio, un omicidio commesso con l'invio di mail; bisogna ricordare che alle elezioni del 2016 circolava molta merda misogina.

Insomma un libro che risponde alle domande che si ha sempre avuto voglia di porre ma si aveva paura fare o che non è stato possibile trovarne le risposte giuste. Il tutto scritto in modo accattivante e a tratti allegro, scherzoso...con buon umore. Quindi Jen Gunter offre alle donne in modo accessibile, rispettoso un'enorme quantità di informazioni sull'educazione alla salute riproduttiva e sessuale, con la certezza che possono usarle.

Ecco alcune domande poste dalle donne:
Qual'è la differenza tra Vulva e Vagina?
La vulva è la parte esterna, dove la biancheria intima tocca la pelle. La parte all'interno è la vagina. La parte in cui i due si sovrappongono è il vestibolo.
Che funzione ha il clitoride?
Sì, è l'unico organo nel corpo umano che esiste solo per piacere. Non ha altra doppia funzione. Il pene è anche per la pipì. Anche per la procreazione. Il clitoride è lì solo per la festa.
Allora l'orgasmo non è solo dovuto alla spinta del pene...
Spesso siamo fissati sull'orgasmo che la spinta del pene stia causando questo incredibile orgasmo. Invece, adoro il nuovo approccio alla risposta sessuale femminile che è l'idea che le donne possono fare sesso per molte ragioni. Possono fare sesso per avere un orgasmo. Possono fare sesso per avere vicinanza fisica con il loro partner. Possono fare sesso per sentirsi presi cura di loro. Possono fare sesso per conforto. Non si tratta solo di essere eccitati. Il sesso poi dovrebbe essere orientato al piacere, non alla metrica.

Poi ancora: I peli pubici hanno una funzione? La tua vagina si restringe se non fai sesso? Qual è la verità sul vaccino HPV?

Spero che venga presto tradotto e pubblicato in Italia.

sabato, agosto 24, 2019

Le strade per Quoz- In giro per l'America di William Least Heat-Moon

Di William Least Heat-Moon avevo letto la sua trilogia sul viaggio- 'Strade blu', 'Prateria' e 'Nikawa'- e ora sto leggendo il libro 'Le strade per Quoz- In giro per l'America'. Questo autore è per me un grande narratore di viaggi e con questo libro tira le somme su cosa si intenda per viaggio. Venticinque anni dopo 'Strade blu', Least Heat-Moon torna a raccontare l'America meno battuta, e più sorprendente, attraverso sei viaggi, o, meglio, sei vagabondaggi nel cuore del paese.
Il libro pur frammentario diventa una superlativa sintesi del viaggio, del vagabondare, del guardare intorno per scoprire quanto ci rimbalza dentro; quanto l'imprevisto è ad ogni angolo con la storia che procede sempre davanti. Tralasciando le metafore sempre presenti, il viaggio per William Least Heat-Moon diventa il mistico rituale del gioco della vita.

Ma cos'è il Quoz riportato nel titolo? Bisogna sapere che i Quoz sono tutte quelle particelle di insolito, di imprevedibile, di incongruo e di prezioso che incontriamo nel cammino della nostra esistenza. I Quoz sono oggetti, paesaggi, eventi, ma sono soprattutto persone, incontri lungo via, che si trasformano in ricordo, in ciò che resta una volta tornati a casa. Il granello di sabbia intorno cui si forma la perla della memoria, e quindi del racconto. Ecco cosa scrive l'autore sul Quoz nel libro a pagina 9:
'Esiste un'altra lettera con la stessa percentuale di parole gioconde e curiose, che cosí numerose hanno a che fare con questue, questioni e quintessenze? Non è una lettera particolarmente q-riosa? Come può un seguace del quadrivio non amare la lettera Q? Come può un difensore dei diseredati non amare una lettera che è la meno usata sulla tastiera, quella che non diventa mai lucida per l'uso?
Eppure la Q, alfabeticamente superflua, ha i suoi tranelli: quanto alla lingua, c'è quaglia e quegli; quanto al significato, c'è quiescenza e quietanza; e c'è quadrare (ridurre in forma quadrata) e quadrare (soddisfare), quagliare (far cagliare) e quagliare (ottenere un risultato). E per infittirne il mistero, la Q ha il suo lato oscuro, ovvero parole che turbano la quiete: quartana, quassazione, quarantena, querela, questura, querulo, quartigliere, quatto, querimonia, quarantottesco, quaqquaraquà, quattrocchi.
È una lettera che ha subito una privazione, impoverendo il linguaggio mentre noi eravamo tutti presi a mettere i puntini sulle i trascurando le q; se Shakespeare le aveva, quelle parole perdute, perché noi non le abbiamo piú? Ecco un quorum di esempi di quæstio (vexata o meno) maturi per un revival, pronti per soddisfare voi querenti: qualmente (come), qualsia (qualsiasi), quartierare (stabilirsi), quassare (scuotere), quattrinaio (avido), quereloso (lamentoso), quiescente (dormiente), quitare (saldare). E poi c'è il comodo quisquiglia: nel suo senso piú arcaico (ed etimologico) significa impurità, nell'altro indica le minuzie, le cose di poco conto di una vita o di un libro.'...

Ecco per l'autore se uno si mette in cammino, anche solo per fare la spesa, se ha lo spirito giusto succede sempre qualcosa; trova sempre la componente che lui chiama Quoz, che in sostanza rappresenta l'imprevisto, l'incontro curioso, il pensiero laterale.
Quoz, un sostantivo che contiene in sé il mistero, l'incognita, una cosa strana. Quoz è l'inaspettato, la sorpresa, ciò che si cerca inconsciamente nel viaggio. Bisogna dire che la massima autorità mondiale sui Quoz, il quozzologo per eccellenza è William Least Heat-Moon.

Così basta una passeggiata anche intorno a casa per raccontare il mondo; raccontare la storia di una terra che si muove sotto i propri passi. Perché un viaggio sia ad alto tasso di quozzità deve essere percorso lentamente, con l'animo di chi è disponibile all'incontro.
Il viaggio in sostanza è un racconto che ne racconta altri.

A proposito di Quoz, i toponimi delle cittadine statunitensi sono davvero molto strani e rivelano un paesaggio caotico, una conquista dell'ovest sgangherata e effimera, sfuggevole...William Least Heat-Moon descrive bene nei suoi libri questi luoghi formatisi lungo strade periferiche.
Ecco in questo libro, che parte da un vagabondaggio nell'Arkansas, cosa scrive:
'Per i toponimi dell'Arkansas c'è un certo apprezzamento nazionale - prevalentemente Hope (Speranza), Flippin (Dannato), Yellville (Città degli strilli) e Smackover (Schiaffone) — ma i profani non hanno fatto particolarmente attenzione ad altri nomi ancora piú degni di eccentrica distinzione: Greasy Corner (Angolo unto), Chanticleer (Gallo), Figure Five (Figura cinque), Number Nine (Numero nove), Whisp (Ciocca), Twist (Svolta), Wild Cherry (Ciliegia selvatica), Possum Grape (Uva dell'opossum), Oil Trough (Tinozza d'olio), Seaton Dump (Discarica di Seaton, ma suona anche come «siediti su una cacata»). In uno stato dove abbondano le contee alcolicamente «asciutte», c'è Beverage Town (Città delle bevande) e Gin City (Città del gin), e nessuno dei due nomi si riferisce a bevande alcoliche. Dato che la mascotte dell'università dello stato è un cinghiale, non vi stupirà trovarci Hogeye (Occhio di porco) e Hog Jaw (Ganascia di porco), comunità che (come suggerisce il nome) a quanto pare sono prive di una camera di commercio. Altrove, come potete immaginare, la burla proverrà da una certa concatenazione di città lungo un versante settentrionale degli Ouachita, tra Needmore (Dammidipiú) e Blue Ball (Palla blu), vicino a Nella e Nola, con Harvey sdraiato tra di loro (tutti a sud di Kingdoodle Knob, Punta del pisellino del re).'.
Per me un bell'esempio della piacevolezza del racconto di viaggio di William Least Heat-Moon.

giovedì, luglio 04, 2019

“Il crepuscolo di una nazione. L'America di Trump all'esame di uno psichiatra” di Allen Frances.

Mia recensione.
Già la prefazione del libro nell'edizione italiana, ad opera dell'autore, risponde a molti interrogativi che l'indagine sulla psiche di una nazione -in questo caso gli USA- solleva. Perché la democrazia occidentale più avanzata ha affidato a una personalità tanto poco specchiata il suo destino? Perché milioni di elettori hanno creduto alle sue menzogne e lo hanno ritenuto in grado di diventare il comandante in capo dell’esercito più potente del mondo?
'Trump è uno che ha portato il livello di stupidità dei padri oltre ogni immaginabile altezza. Le sue bizzarre teorie complottiste, il suo comportamento imprevedibile, la retorica infiammatoria, le politiche mutevoli, i tweet di mezzanotte e il suo costante profluvio di menzogne sono cose che hanno portato molti a considerarlo un pazzo.'.
Le risposte sgombrano subito il campo di una presunta o meno sanità mentale di Donald Trump. Allen Frances dice subito che Trump potrà anche essere un cattivo presidente, ma non è sicuramente pazzo; la vera questione con cui confrontarci è come noi, come paese, abbiamo potuto sceglierlo come nostro capo. Il prologo riporta come titolo: “Non è Trump a essere pazzo. Siamo noi”. Sì è facile e consolante ritenere Trump un pazzo. L'analisi di Frances è impietosa e ogni Stato che si è trovato ad affrontare il fenomeno populista ha messo in crisi il suo sistema democratico.

Come non credere a Allen Frances? Lui è Professore Emerito presso il Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Duke University School of Medicine di Durham, Carolina del Nord, che ha diretto per molti anni. Lui mette sotto indagine non Trump, ma la psiche di una nazione, un lavoro essenziale per comprendere la crisi dello spirito democratico in questo inizio di secolo. Nella prefazione la conclusione testuale è: ...'Quando gli Stati Uniti starnutiscono tutto il mondo prende l’influenza; quando noi facciamo qualcosa di stupido chiunque sul pianeta ne soffre, direttamente o indirettamente. Un sciocco tweet di Trump propaga le sue vibrazioni negative ovunque in pochi secondi e le forze responsabili dell’incredibile ascesa al potere di Trump stanno minando l’ordine ovunque. La nostra follia sociale è una pandemia diffusa e può essere curata solo con la collaborazione di tutto il mondo. Il tribalismo e il nazionalismo sono segnali della prolungata adolescenza della nostra specie: diventiamo adulti in fretta o potremmo non diventare adulti mai più.'

. Una volta si diceva: Beata ignoranza...ora questo non vale più. Quello che ignoriamo può ritorcerci contro. Oggi a maggior ragione di ieri. Nell'età di internet paradossalmente aumenta l'ignoranza e così il popolo statunitense si trova a seguire questo clownesco pifferaio magico che è Trump. Le illusioni sono dure a morire. Il libro fa un elenco delle molte illusioni che il popolo statunitense è vittima...l'autore le chiama deliri; io che tempo fa avevo letto il libro di Luigi Zoja: 'Paranoia. La follia che fa la storia' le chiamerei semplicemente paranoie. Nel libro di Luigi Zoja -uno psicoanalista italiano- si descriveva bene il meccanismo che fa trasferire una paranoia dal leader al popolo e viceversa. E' sempre più chiaro che Trump di paranoie ne ha parecchie.
Una paranoia molto importante è quella che dichiara che la questione ambientale non esiste. Gli Stati Uniti possono pure continuare a usare carbone, depauperare terreni con le coltivazioni intensive di foraggio per gli animali da trasformare i bistecche e hamburger, produrre quantità di CO2 ecc.
il consigliere James Inhofe di Trump sul clima afferma:“Il 97 per cento degli scienziati del clima sostiene cose senza senso». «Il riscaldamento globale è la più grande bufala che sia mai stata spacciata al popolo americano». «Aumenti delle temperature globali possono avere effetti positivi sulle nostre vite». «Il mio punto è che lassù c’è ancora Dio. L’arroganza della gente che pensa che noi, esseri umani, siamo in grado di cambiare quanto Lui sta facendo riguardo al clima è profondamente offensiva per me».” .Insomma dietro allo slogan american first c'è il rifiuto di abbandonare lo stile di vita americano, anzi c'è il suo rilancio.

Altro punto è quello che fa scattare la paranoia a Trump ricco, fuor di misura, tra i ricchi la continua antica solfa per cui aumentare la ricchezza dei già ricchi fa diventare ricchi anche gli altri. Questo invece nella realtà crea e aumenta le diseguaglianze.
“La ricchezza segue le leggi della gravità economica – i soldi portano soldi; il ricco diventa più ricco e il povero diventa più povero, e le diseguaglianze crescono in modo esponenziale. Le concentrazioni di denaro attraggono il potere politico e il potere politico asseconda le concentrazioni di denaro per renderle ancora più consistenti, in un circolo vizioso senza fine.”.

Il libro è una disanima molto articolata sul personaggio di Donald Trump e di quanto sia riuscito a destabilizzare gli Stati Uniti con parole d'ordine e slogan che hanno fatto presa sui cittadini. In sostanza il libro 'Il crepuscolo di una nazione. L'America di Trump all'esame di uno psichiatra' afferma che 'Con Trump abbiamo toccato il fondo di tutti i deliri collettivi; c’è da sperare che riusciremo a darci una scrollata per arrivare a una presa più salda sulla realtà e a un rinnovato impulso nel plasmarla per garantirci un futuro migliore. Dubito fortemente che potremo mai tornare allo status quo dell’era pre-Trump – molto più probabilmente sprofonderemo in un’era ancora più buia di tirannide e ignoranza, oppure riemergeremo più forti, più saggi e meno inclini ai deliri collettivi su cui ha prosperato e che sta facendo prosperare Trump.'. Sì c'è da augurarsi che alla fine prevalga la saggezza. Il libro riporta molte buone pratiche e buone filosofie per uscire dallo stato presente. Uno stato che ricerchi il tasso interno di felicità e la saggezza; Trump deve essere di contro una persona poco saggia e infelice. Quindi da Epicuro ad Aristotele; da Confucio a Gandhi e altri pensatori del passato possono aiutarci nel presente. Aiutarci a non perdere la sfida democratica del benessere collettivo.

mercoledì, luglio 03, 2019

Una storia su Luigi Stringa uno scienziato genovese mai abbastanza ricordato.

Voglio raccontare un episodio della mia vita che riporta un argomento che considero sempre come una tecnologia che sarà in grado di sovvertire il mondo, al pari di molte tecnologie che in questi anni dall'evento della nascita di internet in poi stanno invadendo la nostra vita quotidiana; dai pc portatili agli smartphone e i prodotti che rendono la casa sempre più soggetta alla rivoluzione informatica. Questa tecnologia a cui mi riferisco è la trasmissione dell'energia a distanza senza fili.

Io all'inizio della mia vita lavorativa fui assunto presso una azienda editoriale grafica che si chiamava AGIS (acronimo di Arti Grafiche Iro Stringa). Iro Stringa era il fondatore di questa tipolitografia che era famosa anche per i suoi libri artistici e soprattutto per l'edizione di un giornalino per le scuole che si titolava 'Lo Scolaro'. Questo imprenditore ebbe 5 figli maschi e il primogenito fu Luigi che nato nel 1939 ha raggiunto nel suo ruolo di fisico nucleare molti importanti traguardi. Egli divenne anche il più giovane amministratore delegato di una delle aziende più importanti d'Italia nel settore elettronico, l'Elsag 'L'Elettronica San Giorgio' di Sestri Ponente. Luigi Stringa è morto nell'anno 2000 all'età di 61 anni. Egli aveva un carattere chiuso e questo non lo aiutava nelle relazioni. La sua passione per la ricerca nel campo dell'Intelligenza Artificiale lo portò a dare le dimissioni da manager per andare a dirigere l'Istituto di Intelligenza Artificiale di Trento. Egli fu anche l'inventore dell'unica tecnologia che come paese Italia siamo riusciti a vendere in tutto il mondo compresi gli USA: EMMA (Elaboratore Multi Mini Associativo), il lettore del codice di avviamento postale. Emma era anche il nome della madre di Luigi Stringa.

Io tramite un amico di Luigi Stringa, Alfredo Ferraro, venni a conoscenza di un fatto strano e per versi inquietante: la materializzazione di un gioiello nelle mani di Luigi Stringa durante una seduta spiritica. Ma come? Lui fisico scienziato, credeva veramente a ciò che gli successe? Per me restava un mistero. Ma chissà, solitamente sono i fisici a metterci in contatto con le cose più inaspettate...con la trascendenza.
Alfredo Ferraro fu un fisico ed un dirigente Rai a Genova, con la passione per la letteratura ed il paranormale. Nel 1972 a Genova, dopo aver partecipato a Convegni dedicati alla parapsicologia, decise di dedicare tutta la sua ricerca al campo paranormale. Da quel momento ha pubblicato numerosi libri, articoli e relazioni; fu in quel periodo che durante la stampa dei suoi libri presso la tipografia dove lavoravo lo conobbi e nacque una amicizia anche se io contestavo ripetutamente le sue tesi sul paranormale.
Ma un'altra cosa che di più mi incuriosì di Luigi Stringa, che poi ebbi modo di porgli a lui stesso la domanda, era quella che lui credeva alla trasmissione dell'energia a distanza senza fili. Questa cosa era stata studiata da Tesla e in parte dei suoi studi c'era già in embrione quella che ha portato alla tecnologia witricity.

Witricity (contrazione di wireless electricity, elettricità senza fili) è una tecnologia sviluppata nei laboratori del MIT di Boston (USA) e pubblicata nel 2007. Essa consente di trasmettere energia senza fili tra le apparecchiature elettriche od elettroniche, basandosi su un principio dimostrato già da Nikola Tesla nel 1893.

Luigi Stringa in quel tempo frequentatore del Cerchio Firenze 77(http://www.cerchiofirenze77.org/) insieme a Ferraro aveva assistito ad una manifestazione medianica di Roberto Setti in cui nelle vesti di uno scienziato parlava di trasmissione di energia elettrica senza fili. Luigi Stringa fu interessato a questa previsione e la fece sua. Lui mi confermò la cosa come fattibile e anzi i suoi studi di scienziato lo portavano a sviluppare quella tecnologia del futuro.

Purtroppo questo grande scienziato genovese è morto prematuramente ed ora non saprei chi in Italia potrebbe continuare questo interessante filone tecnologico. Un ricordo che ho voluto raccontare ora a distanza di moltissimi anni.

domenica, giugno 23, 2019

Il fenomeno Dylan

Ho appena terminato di vedere il film di Martin Scorsese ‘Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story’; un film che il regista italoamericano ha girato dopo 15 anni da 'No Direction Home: Bob Dylan'. Un altro documentario che ci aiuta a comprendere bene l'artista Bob Dylan.

Martin Scorsese con cui tante volte ha scavato e rivissuto i propri mondi sonori, dalla serie ‘The Blues’ (2003) – tesa all’esplorazione di un intero genere musicale – a ‘Shine a Light’ (2008) dedicato ai The Rolling Stones; questa volta ha diretto una monografia sul ‘Rolling Thunder Revue Tour’ per Netflix.

Link al film:
https://www.netflix.com/watch/80221016?trackId=14277281&tctx=0%2C0%2C0f5ee11f-5843-4df1-be2f-62b63539ece1-8584013%2C%2C

Bob Dylan, pseudonimo di Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941), è un cantautore, compositore e poeta statunitense. Bob Dylan, che scelse il nome di Dylan in onore al poeta Dylan Thomas, (qualcuno invece sostiene che tale scelta fu dettata per sviare l'antisemitismo che spesso affiorava nella provincia da cui proveniva) distintosi anche come scrittore, poeta, e conduttore radiofonico, si è imposto come una delle più importanti figure a livello mondiale in campo musicale, in quello della cultura di massa e in quello della letteratura. Per quest'ultima attività è riuscito a conquistare il premio Nobel nel 2016. Di riconoscimenti e premi inoltre ne ha avuti tantissimi: il Grammy Award alla carriera nel 1991; il Premio Oscar nel 2001 per la canzone Things Have Changed (dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe); il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009; la Presidential Medal of Freedom nel 2012 e la Legion D'Onore nel 2013.

Bob Dylan ha iniziato la sua attività musicale partendo da genere country e poi è passato al blues al gospel/spiritual, fino ad affrontare il rock and roll, il rockabilly, il jazz e lo swing. Inoltre ha anche toccato con il suo stile la musica popolare inglese, scozzese e irlandese. La rivista Rolling Stone lo inserisce al secondo posto nella lista dei 100 miglior artisti, al settimo in quella dei 100 migliori cantanti e nel 2015, al primo nella lista dei 100 migliori cantautori.
In sostanza il background culturale, dove Bob Dylan attinge la musica per arrivare al suo personale stile, è multiforme ed è legata al fervido clima musicale degli anni 50. Ma prima di intraprendere il tour -raccontato nel docume ntario di Scorsese- che lo porterà in giro per gli Stati Uniti c'è a mio parere un incontro che per certi versi sarà determinante per la formazione culturale di Bob; si tratta di Suze Rotolo, la sua prima fidanzata. Suze Rotolo ebbe l'influenza culturale su Bob Dylan quanto la ebbe in campo musicale Woody Guthrie. Fu così che nacque quel moderno cantastorie, quel menestrello che aveva radici nella tradizione italiana. Naturalmente poi Bob Dylan aveva dato nuove parole alle canzoni; aveva costruito testi che erano di attualità, parlavano della condizione giovanile, dei problemi di giustizia, di questioni razziali, di diritti e lo faceva con testi nuovi e pieni di fantasia. In breve anticipava una stagione di cantautori che cantavano le proprie canzoni e per questo non c'era bisogno di belle voci, di voci sussurrate, di crooner, di note melodiose ecc.... Con Bob Dylan cambiava l'approccio alla musica discografica.

Suze Rotolo nacque nel Queens in una famiglia italoamericana. I suoi genitori, Joachim Rotolo e Mary Pezzati Rotolo erano amici della spia sovietica Charles Flato. Sua sorella maggiore, Carla Rotolo, conobbe Dylan all'inizio degli anni sessanta. La presenza di Suze Rotolo nella vita di Dylan ebbe una forte influenza su quest'ultimo, sia per quanto riguarda la scrittura di canzoni d'attualità che per il suo modo di suonare e di stare sul palco, influenzato dal teatro brechtiano a cui assistevano Suze e Dylan durante la loro relazione. Anche l'interesse di Dylan per la pittura è dovuto alla relazione con Suze. Secondo la sua autobiografia, Suze rimase incinta durante la relazione con Dylan, ma abortì. Intervenne poi anche Joan Baez che influenzò molto Bob Dylan dandogli delle sicurezze per affrontare il pubblico che lui all'inizio non aveva...ma questa è in fondo un'altra storia.
Suze Rotolo era una ragazza e poi donna molto impegnata; aveva una grande cultura e militava in una sinistra comunista statunitense che era sempre osteggiata. Senz'altro fu lei a coinvolgerlo per quanto lo fece in posizioni di difesa dei deboli e dei diritti degli emarginati. Anche quando Dylan in diversi passaggi del documentario cita cose italiane lo fa a mio parere perché sono un suggerimento fatto da Suze Rotolo.
Memorabili infine risultano le foto del giovanissimo Dylan con Suze Rotolo abbracciata che sono diventate una icona per il lancio del personaggio amato dai giovani statunitensi dell'epoca.

mercoledì, maggio 29, 2019

Il Mov5Stelle quale futuro?

Il Mov5Stelle è nato sostenendo che Destra e Sinistra politicamente non esistevano più. Per rinnovare la politica c'era bisogno di un nuovo discrimine tra onestà e malaffare e con 5 obiettivi, chiamati stelle, che erano Acqua, Ambiente, Trasporti, Connettività e Sviluppo. Il Mov5Stelle aveva senz'altro ragione per quanto Destra e Sinistra erano configurate in organizzazioni partitiche; quei partiti a cui si ispiravano gli schieramenti, ma molto irragionevole se riferiti a valori ideali e ad interessi economici. Questo grosso e iniziale peccato sta emergendo e si rivelerà per questo movimento, nato su un'onda antipolitica e soprattutto antipartitica, un micidiale boomerang.
Beppe Grillo il padre spirituale di questo movimento usava nei primi comizi il termine '5 stelle' quale classificazione di qualità alberghiera; infatti secondo lui se non fossero esistiti i partiti, composti da politici ladri e corrotti e sostenuti da un’informazione asservita al potere, avremmo tutti potuto condurre una vita come se fossimo ospiti di un albergo a 'cinque stelle'. Questa era in sostanza la forza del movimento di Beppe Grillo che dai Vaffa Day del 2007 sino alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha via via raggiunto la posizione di primo gruppo politico, superando il 32% dei consensi sia alla Camera sia al Senato ed esprimendo così 227 deputati e 112 senatori.
Ora le ultime elezioni europee hanno sempre più chiaramente messo in luce che le scelte ideologiche di Destra e Sinistra esistono e il Mov5Stelle alla lunga dovrà scegliere da che parte stare. Non si possono attuare serie scelte di politica sociale ed economica se non si entra in modo chiaro in uno dei due schieramenti ideali. Insomma alla fine entra in gioco la filosofia e qui bisognerà scegliere se credere in Hobbes o in Rousseau; sapere se si è di Destra o di Sinistra.

Secondo il britannico Thomas Hobbes (il filosofo di Destra): la natura dell’uomo è essenzialmente egoistica e a determinare le azioni umane sono solamente l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione. Hobbes ritiene impossibile che l’uomo si senta spinto ad avvicinare un proprio simile in virtù di un amore naturale; i legami di amicizia o di società degli uomini sono dovuti solamente al timore reciproco. Nello stato di natura, ovvero in quello stato non regolato da alcuna legge, ogni persona, mossa dal suo più recondito istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare tutti coloro che rappresentano un ostacolo al raggiungimento dei propri scopi; in altri termini, ogni individuo vede nel proprio prossimo un nemico. In sostanza Thomas Hobbes fa sua l'espressione latina Homo homini lupus per cui 'l’uomo è un lupo per l’uomo'. Odiare il prossimo diventa così naturale.
Per Jean Jaques Rousseau (il filosofo di Sinistra) invece con la sua visione etica pone al centro un uomo che, se fosse rimasto in uno stato di natura autosufficiente e isolato ai suoi simili, sarebbe rimasto spontaneamente buono e in armonia rispetto a se stesso e all'ambiente circostante. Il male dell'uomo è quello creato da uno stato civile dominato dalla competizione, dalla falsità, dall'oppressione e dai bisogni superflui, a cui l'individuo si adatterà acquisendo questi fattori sociali...ma senza dover tornare allo stato di natura (anche perché non ne saremmo più capaci) se sarà in grado di costruire uno stato civile giusto riuscirà a ristabilire quella armonia e uguaglianza tra gli uomini persa.
In sostanza serviva per Rousseau un Contratto Sociale, che in realtà oggi abbiamo già ed è nella nostra Costituzione repubblicana, che va sempre difesa e applicata...e anche qui sorgono dei distinguo che fanno comprendere molte cose. Cose di Destra e cose di Sinistra.

Ma ancora mi chiedo: il Mov5Stelle, che sta con Salvini che sa di essere di Destra, sa da che parte stare?

mercoledì, aprile 24, 2019

Fascismo e antifascismo

Con la liberazione d'Italia dal governo fascista di Salò e dall'occupazione nazista nel 1945, si scoprì che il nazifascismo era una malattia dell'uomo; era soprattutto una condizione psicologica, uno stato dell'anima.
Già il fondatore Benito Mussolini e il suo filosofo Giovanni Gentile sostennero che il fascismo era in campo politico qualcosa di nuovo e mai sperimentato...infatti quel fascismo, che poi fu faro per il nazismo, era qualcosa che andava oltre la politica; era appunto uno stato dell'anima. Filosoficamente fu Benedetto Croce che per primo avvertì che il fascismo per la sua peculiarità era soprattutto una malattia morale; un malessere che è uno smarrimento di coscienza, una depressione civile e una ubriacatura, prodotta dalla guerra. Fu poi Piero Gobetti con la sua definizione quale 'il fascismo biografia degli italiani' a calarlo ulteriormente nella storia.

Per Erik Berne, psicologo canadese e creatore dell'Analisi Transazionale, esiste un 'Piccolo fascista' che vive dentro di noi e rappresenta la forza della conservazione, quella che ci tiene legati al sangue, alla tribù, ed è l'ostacolo più forte all'evoluzione umana. Il fascismo, che etimologicamente significa legare, unire, ripete l'istanza sovrana di concentrare l’autorità militare e l’autorità religiosa per realizzare un dominio totale. Non è un caso che il valore del capo politico diventi anche un valore religioso e questo è realmente il valore fondamentale - se non formale - del fascismo. Da qui è facile affermare che il fascismo con il nazismo sono in sostanza le più alte forme di disumanità.

Per questo l'antifascismo diventa una prerogativa sempre attuale. Il fascismo come il nazismo albergando in ognuno di noi troverà sempre qualche leader politico capace di estrarlo da noi facendogli svolgere il suo ruolo per ripetere la storia degli orrori passati. L'antifascismo serve quindi a tenerci desti facendo attenzione a chi si professa guida infallibile, leader insostituibile, duce...tutto naturalmente dopo aver dato uno sguardo attento dentro di noi. Poi succede anche che chi si professa politicamente antifascista cada in azioni e comportamenti fascisti poiché prevale quello spirito tribale, quel fanatismo di gruppo o di branco che oscura le coscienze.

Citando George Bataille dal libro: 'La struttura psicologica del fascismo', anche negli aspetti esteriori il fascismo fa notare la sua vera natura che mutua l’organizzazione dell’esercito (la disciplina, la gerarchia) costituendo una sorta di società nobile per eccellenza – vedi la costituzione delle milizie. Evidentemente quella è la nobiltà delle armi che suppone in primo luogo una eterogeneità; solo il sangue versato, la carneficina, la morte rispondono, alla base, della natura delle armi.
Testuale: “Degli esseri umani inquadrati in un esercito non sono che degli elementi negati, negati con una sorta di rabbia, di sadismo, che si manifesta nel tono di ciascun comando, negati nella parata, negati dall’uniforme e dalla perfetta geometria dei movimenti cadenzati. Il capo militare, in quanto imperativo, è l’incarnazione di questa negazione violenta. La sua natura intima, la natura della sua gloria, si costituisce nell’atto imperativo che annienta il popolaccio infame che costituisce l’esercito, allo steso modo in cui annulla il macello come tale.”

Voglio concludere questo mio pensiero sul fascismo ricordando un intervento di Umberto Eco raccolto nel piccolo libro: 'Cinque scritti morali' dove parla del fascismo eterno; quello che chiama l' Ur-Fascismo.

Sul fascismo eterno Umberto Eco elenca diverse caratteristiche utili ad individuarlo: il culto della tradizione. Il rifiuto dello spirito critico, per il fascismo il disaccordo è tradimento; il disaccordo è inoltre un segno di diversità e per questo alimenta la naturale paura della differenza. Il fascismo quindi non tollera gli intrusi per cui è razzista per definizione. Il fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale e fa appello alle classi medie frustrate. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale il fascismo dice che il loro privilegio è di essere nati nello stesso paese. E' questa l'origine del nazionalismo. A proposito:'Prima gli italiani' ricorda qualcosa?. Ancora per il fascismo non c'è lotta per la vita, ma piuttosto vita per la lotta. Il pacifismo è allora collusione col nemico; il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente. Infine la retorica sul nemico, spesso troppo forte o troppo debole, condanna sempre il fascismo a perdere le guerre e gli elitismi aristocratici e militaristici hanno sempre implicato il disprezzo per i deboli.

Così Umberto Eco nel libro scrive: 'L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: 'Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!' Ahimè, la vita non è così facile. L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme - ogni giorno, in ogni parte del mondo'.

Così bisogna ancora ribadire che essere antifascisti è sempre d'attualità.

lunedì, aprile 22, 2019

Stan & Ollie

il film diretto da Jon S. Baird, vede protagonista il duo comico più celebre della storia del cinema, ovvero Stan Laurel (Steve Coogan) e Oliver Hardy (John C. Reilly).

Chi non conosce Stanlio e Ollio? In Italia erano famosi anche come Cric e Croc. Quante risate hanno fatto fare al cinema. La loro comicità era irresistibile; si basava su canoni semplici: una gestualità accompagnata da sguardi dentro la cinepresa che voleva dire interagire direttamente con il pubblico per trovare un coinvolgimento alle loro 'malefatte'; al loro potere distruttivo. Quelli della mia generazione li hanno visti prima al cinema e poi in televisione...ed era divertimento assicurato. Ora Il film si concentra sull'ultimo tour in Inghilterra di Stanlio e Ollio, all'inizio degli anni Cinquanta: nonostante Hardy avesse sofferto di un infarto durante l'iniziativa, questo non impedì ai due leggendari comici di congedarsi dal pubblico nel migliore dei modi.

Il film fornisce anche l'occasione per raccontarci la storia di una amicizia che va oltre le scene. Storia di un sodalizio artistico e di sentimenti che travalica il rapporto dello show business per essere qualcosa di profondamente umano. Non poteva essere d'altronde così: non si può condividere quella fonte di divertita comunicazione e restare refrattari all'amicizia più vera. Non può finire un percorso di coppia professionale e artistico senza diventare una coppia di fatto. Il film biografico Stan & Ollie riesce bene a raccontarci questo senza essere patetico. I due interpreti Steve Coogan e John C. Reill risultano eccezionali.

Il copione del film riprende il libro Laurel and Hardy British Tour, -Blackpool, 1993- dell'autrice "AJ" Marriot che è il resoconto documentato dello straordinario tour che la coppia di comici fece in Inghilterra negli anni '50. Nel libro vengono riportati gli impegni di ogni singola data, un lavoro minuzioso che comprende anche le recensioni critiche al momento. Ogni impegno teatrale e ogni atto con cui hanno lavorato viene registrato: un resoconto completo del loro viaggio, degli alberghi in cui hanno soggiornato, delle persone che hanno incontrato e delle visite di Stan ai suoi ex case e teatri ha giocato da giovanile...ricca è poi la documentazione fotografica. Insomma tutto un buon supporto al film.

I due lottarono contro le proprie condizioni fisiche per salutare un'ultima volta il pubblico che li aveva resi delle icone: Hardy nel 1956 avrebbe subito un ictus che lo fece ritirare definitivamente dalle scene, poco prima della sua morte avvenuta nell'agosto del 1957, a 65 anni. Laurel gli sopravvisse diversi anni, morendo nel 1965, ma si rifiutò di tornare a recitare senza l'amico. La loro carriera in tandem era cominciata non ufficialmente nel 1921 per mano del geniale producer Hal Roach, anche se non diventarono un brand "garanzia di risata" fino al 1927.

Il film sarà visibile nelle sale italiane dal 1 maggio di quest'anno.
Io l'ho visto in streaming al seguente indirizzo:
https://www.tantifilm.cafe/guarda/stan-ollie-sub-ita-2018-streaming/

domenica, marzo 10, 2019

'Guardarsi dentro rende ciechi' di Paul Watzalawick

Ho finito di leggere il libro di Paul Watzalawick 'Guardarsi dentro rende ciechi' che riprende in sostanza il libro 'Pragmatica della comunicazione' e 'L'arte del cambiamento'. Watzalawick grande studioso della comunicazione ci mette in guardia sulle trappole che troviamo nella relazione verbale. Gli studi di Watzalawick sulla comunicazione e sulle interazioni personali, sono fondamentali per la comprensione del comportamento umano.

Quindi ritroviamo nel libro tutti i temi affrontati precedentemente: il paradosso del Doppio Legame (1962); le ingiunzioni; i giochi relazionali; le interazioni metacomunicative; le terapie brevi o problem solving...per arrivare in sostanza alla conclusione che tutto ciò che appare immodificabile può essere cambiato. Così la svolta non origina da un percorso di introspezione -quello che si chiama insight- che scopra le cause di un problema nel passato; ma si tratta piuttosto di lavorare sui disturbi nel presente utilizzando il linguaggio come mezzo di suggestione e persuasione al cambiamento. Sfruttando le enormi potenzialità della comunicazione umana è possibile dare fiducia a chi è in difficoltà. Una volta abolite le etichette che condannano per sempre un paziente alla sua malattia o semplicemente alla sua difficoltà, sarà possibile costruire una realtà migliore.
Ricordo oltre a questo libro, appena letto, anche 'Istruzioni per rendersi infelici' e 'Di bene in peggio': libri che affrontano i nostri schemi mentali nell'interagire con il prossimo e che poi sono alla base dei nostri comportamenti.

Paul Watzalawick è un conferenziere brillante e con i suoi testi riesce a far cogliere al lettore le varie situazioni comunicative, i loro disturbi, i paradossi, gli aspetti irrazionali in modo semplice.
La parte finale del libro è basato sulle sue ricerche nel campo del costruttivismo e della terapia breve. Lui rispondendo a interlocutori psicoanalisti tradizionali dice di sentirsi sempre junghiano (non dimentichiamo che completò il suo training come psicoanalista presso lo Jung Institute di Vienna), ma certo che per lui l'insight, il guardarsi dentro, non è niente di magico, ma un percorso che può avvenire attraverso altre strade e può stimolarlo...e non è detto che il passato incida poi più di tanto nella ricerca del malessere. Il qui ed ora è per Watzalawick il punto da cui partire.

A lettura ultimata io non saprei cosa aggiungere. Se si ottengono dei risultati di liberare le persone da disturbi e dinamiche angoscianti, ben vengano le terapie brevi e le diagnosi comportamentali. Un nodo resta comunque: il confronto e il rapporto dialettico con l'inconscio, il vero materiale su cui lavorare e che proprio Carl Gustav Jung riteneva ciò la via fondamentale per giungere al Sè.

martedì, gennaio 29, 2019

Ridere ad Auschwitz ovvero la serena vita quotidiana dei carnefici

Testo tratto dal sito web: https://berlinocacioepepemagazine.com

Il Museo Nazionale dell’Olocausto di Washington ha pubblicato una raccolta di fotografie in cui appaiono ufficiali e guardie in pose rilassate e sorridenti, mentre migliaia di ebrei venivano torturati e uccisi nelle camere a gas.
Le foto pubblicate dal Museo sono di Karl Hoecker e risultano le prime a essere state scoperte, ma ne esistono altre provenienti dai campi di Sachsenhausen, Dachau e Buchenwald.
Dopo la fine della Guerra, il proprietario degli scatti ha lavorato per anni presso una banca senza venire riconosciuto, fino a quando, nel 1963, è stato chiamato a rispondere delle accuse a suo carico durante un processo a Francoforte.
«Non ho influenzato in nessun modo il corso degli eventi», ha dichiarato Karl Hoecker, «non ho fatto del male a nessuno e nessuno è morto nel lager a causa mia». Ciononostante fu incolpato di complicità nell’uccisione di 1000 ebrei e condannato a sette anni di carcere. Morì nel 2000, all’età di 88 anni.
Secondo la direttrice del Museo, Sara Bloomfield, queste foto illustrano perfettamente il mondo di coloro che osservavano dall’esterno una sofferenza inumana, e offrono un’interessante prospettiva sulla psicologia di coloro che hanno perpetrato il genocidio. «Queste foto non ritraggono nulla di ripugnante», dice la direttrice della sezione fotografica del Museo, Judith Coen, «ed è proprio per questo che sono orribili».

Osservando queste cose, non si può fare a meno di pensare all’illuminante saggio di Hannah Arendt, scritto in occasione delle sedute del processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista processato per genocidio a Gerusalemme nel 1961 e condannato all’impiccagione. Il suo processo e queste foto sono infatti la dimostrazione più lampante di quanto può essere scioccante la banalità del male.
Insieme si deve affermare che tutto quel male fu possibile perchè a compierlo fu tutto un popolo: quello tedesco.