giovedì, febbraio 12, 2026

Ingegneria della Felicità di Silvio Ceccato

La cibernetica, la scienza del movimento dei meccanismi di guida fu introdotta in Italia da Silvio Ceccato, conosciuto dal pubblico italiano per il libro Ingegneria della felicità e i suoi interventi in televisione negli anni '80. Ma Silvio Ceccato non era un ingegnere o professore universitario, lui era laureato in lettere e diplomato in violoncello e composizione musicale.
Come Maltz Maxwell, anche Silvio Ceccato aveva applicato la cibernetica alla psicologia e alle attività linguistiche, spingendo all’uso corretto delle parole: sono celebri le sue conversazioni con i bambini delle elementari, descritte in numerosi articoli apparsi sul quotidiano il Giorno. Quegli articoli apparsi dal 1964 al 1967, furono raccolti in un saggio dal titolo: Cibernetica per tutti. La cibernetica dell'automazione delle macchine meccaniche venne trasferita alla macchina fisiologica, anatomica e mentale dell'uomo; a quell'insieme biologico e filosofico che lo rappresenta.
D'altronde la cibernetica era stata definita, dal suo inventore Norbert Wiener (matematico statunitense -nato a Columbia in Missouri nel 1894 e morto a Stoccolma nel 1964), come una nuova disciplina, una teoria del controllo e della comunicazione sia nella macchina che nell’animale. Norbert Wiener aveva sempre pensato di utilizzarla non soltanto come tecnica, ma anche come un nuovo approccio alla filosofia. Certo è che con l'avvento dei nuovi calcolatori e macchine pensanti, la cibernetica ha dimenticato il suo potenziale filosofico. Per Silvio Ceccato la cibernetica consentiva di esternare quelle assurdità riservate prima ai filosofi; visto che con modelli razionali cerca di studiare se stesso, la ragione, in sostanza la macchina umana. Ciò che però è meno noto è che questa definizione non delimita un campo di osservazione, ma fissa un punto di vista, un modo di considerare le cose. Non è infatti che si possa vedere un controllo e una comunicazione o un'informazione così come si vede un cavallo, un tavolo, e nemmeno una ruota od una valvola. Per il controllo bisogna trovare prima un modello, un paradigma per confrontare differenze e uguaglianze. Nessuna cosa presa singolarmente potrebbe essere uguale o differente. Bisogna trovare una situazione o un meccanismo che la crei. Un segno O può essere un cerchio, la lettera o, uno zero. Per saperlo c'è bisogno di una situazione fisica e una semantica.
Nel Il perfetto filosofo -libro pubblicato da Laterza nel 1988- Silvio Ceccato racconta la storia della costruzione di una macchina, poi scomparsa, che rappresentava un frammento di cervello...quello di AdamoII; così lo chiamò lui. Ceccato spiegò a tutti, lettori di giornali, agli studenti e agli insegnanti, gli zig-zag con cui gli occhi di una persona guardano un’altra persona, o un quadro, per cercare somiglianze e diversità con altri. Tra le sue storielle divertenti c'è quella che racconta la visita in un cimitero dove una lapide riporta: 'Ve l'avevo detto che non stavo bene'.
Silvio Ceccato, nato nel 1914, è morto il 2 dicembre del 1997. Sono passati molti anni e questo personaggio sembra ormai dimenticato. Non saprei dire se i suoi libri si possano ancora trovare nelle librerie o magari su qualche bancarella; sulla Rete però c'è la possibilità di rintracciarli.

lunedì, febbraio 02, 2026

E se essere di destra o di sinistra fosse anche una questione di geni?

Così ho pensato una volta e in attesa che l'epigenetica chiarisca questo argomento intanto qualche risposta viene da una neuroscienziata, Leor Zmigrod, che con il suo libro: 'Il cervello ideologico-la scienza dietro gli estremismi', sostiene che esista un legame tra le convinzioni politiche e la biologia del cervello. Nell'introduzione si dice: “l’ideologia non modifica solo le nostre convinzioni, ma ci entra sottopelle, plasma i nostri cervelli, fluisce nelle nostre cellule. Le ideologie sono seducenti perché offrono risposte semplici, copioni da seguire e un senso di identità condivisa”.
Si analizzano così i metodi per cui ognuno acquisisce una propria ideologia e sono molteplici: sono le diverse reazioni abituali che neanche percepiamo ma che attivano il nostro modo di pensare. 'I riti sociali ci orientano ai bisogni, ai giudizi, alle apparenze degli altri. La realtà esterna diventa più importante dell’introspezione. Le incertezze, le domande e le sensazioni interiori vengono messe a tacere, e con loro viene imbavagliato anche l’impulso a ribellarsi'. Così abbiamo ideologie più rigide o più flessibili; ideologie orientate a pregiudizi e negatività e quelle più aperte a soluzioni utili per tutti.
Diventa chiaro che i militari siano quelli che hanno una ideologia rigida: sono quelli che sono disposti anche ad uccidere; più inflessibili si è, più si è disposti a fare del male all'altro. Poi ci sono le dottrine religiose e politiche...interessante per questo poi è il ruolo dell'amigdala- una struttura a forma di mandorla presente nel nostro cervello- che governa l’elaborazione delle emozioni, specialmente quelle connotate in senso negativo come la paura, la rabbia, il disgusto, il senso del pericolo e della minaccia...ebbene le persone di idee conservatrici tendono a presentare un’amigdala destra più sviluppata rispetto ai soggetti liberal. Manco farlo apposta quella di destra. Questo lo ha scoperto una squadra di ricercatori londinesi. Più di così?!?
Un'altra questione accertata è anche il rilascio della dopamina (la molecola della felicità) da parte del nostro cervello; chi è più rigido tende a ridurre le concentrazioni di dopamina nella corteccia prefrontale. Ecco che qualcosa ci accerta la differenza che esiste anche corporea tra chi è destra e chi di sinistra. Non è un caso che chi è di destra pare sempre incazzato.
Intanto speriamo che la scienza ci dia una risposta e chissà se poi non si riesca a curare le ideologie estremiste.