lunedì, settembre 01, 2003

TUTTI SPORCHI COMUNISTI?


Ieri pomeriggio ho assistito, alla festa provinciale genovese dell'Unità, alla presentazione del libro di Ennio Remondino "Tutti sporchi comunisti?". Il libro è un documento per fare riflettere e per un certo verso sconvolgente, poiché raccoglie le parole delle massime autorità morali mondiali insieme ad uomini di fede cattolica, di cultura e di politici dei vari schieramenti in merito all'ultima guerra scatenata in Iraq: le dichiarazioni dei più vari personaggi, inserite nel libro, smentiscono in modo netto quanto affermato dalla stampa sul consenso all'intervento militare in Iraq. Il titolo del libro è nato, per ammissione dell'autore, quando ad una conferenza stampa all'Unione Europea sentì citare le dichiarazioni contro la guerra di varie personalità: Jimmy Carter, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Hans Kung ecc…Tutti sporchi comunisti? Questo chiede e si domanda Remondino; queste grandi personalità, questi milioni di persone scese in strada per manifestare contro la guerra sono veramente comunisti tout court? Così con questa premessa il discorso si sposta nuovamente sull'informazione riportandoci al libro scritto precedentemente da Remondino, "La televisione va alla guerra": resoconto delle difficoltà dell'inviato di guerra nel presentare la realtà della guerra all'interno di telegiornali confezionati ad uso "casalingo". La guerra in TV diviene soft: racconto di spostamenti di truppe, di immagini preregistrate, di carri armati che avanzano sicuri con qualche calcinaccio di casa distrutta per sbaglio…La guerra vera non si vede più e la cronaca giornalistica diventa sempre più schizofrenica, avulsa dal contesto informativo; infatti, Remondino sostiene che oggi siamo assaliti dalla comunicazione ma non dall'informazione: oggi ci comunicano di tutto e di più senza farci conoscere in realtà nulla. Prendono il sopravvento nella parola gli eufemismi tipo: effetto collaterale, intervento per emergenza umanitaria, azione di polizia internazionale, ecc. per descrivere vere e proprie tragedie e crimini di guerra. La guerra diviene un paradigma della battaglia informativa: l'interesse occidentale con la sua visione del mondo, della realtà deve prevalere sulle ragioni della verità e della notizia. La notizia, la comunicazione non diviene informazione ovvero elemento di conoscenza, di formazione della comprensione della realtà, ma manipolazione, mistificazione, disinformazione con la perdita della capacità di discernimento. La notizia e la comunicazione come strumento di guerra, arma da usare contro gli avversari ideologici, contro i "comunisti", che sarebbero i "pacifisti" o chi non concorda con le decisioni del potente di turno.
Insomma cosa succede? Cosa ci capita intorno? Comunisti quindi sono i dissenzienti e paradossalmente, con gli stessi mezzi usati dai regimi comunisti, lo diventano i conformisti e gli assertori della ragione superiore dell'attuale potere autodefinitosi democratico. I comunisti definiti nel libro, ricordandoci il suo uso d'epiteto, invece sono quella parte di popolazione che non ci sta e quindi da ghettizzare, da bombardare con notizie che non sono informazioni, da comunicazioni che non danno conoscenza. Bombe mediatiche, tipo cluster, ovvero contenitori di altre piccole bombe, da far si che come ha scritto in una lettera al quotidiano "Il Messaggero", lo stesso Remondino: "Se le stronzate del giornalismo fossero mine, saremmo una categoria di mutilati". Infine il libro presentato è un'altra riflessione sull'informazione, sulla libertà e la pace.




Nessun commento: