mercoledì, agosto 26, 2026

Il cambiamento climatico e l'esistenza di Dio

Non esiste un Dio creatore e capace di salvare la sua creatura fatta a sua immagine e somiglianza dagli eventi catastrofici generati dalla natura. Anzi pare che questo animale eletto a governare la natura sia egli stesso provocatore dei disastri ambientali. Ma senz'altro ogni scoperta scientifica ci conferma l'inesistenza di Dio: non esiste una intelligenza creatrice capace di miracoli; non esiste un Dio che vada oltre o annulli le leggi dell'universo. Si potrebbe pensare che esista un Dio non abramico e non interventista; un Dio meno violento e rozzo, ma nessuno sarà capace di spiegare la nostra esistenza così poco probabile se non con l'evoluzione. Un argomento a suffragio della negazione dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio è data dalla teoria dell'evoluzione di Charles Darwin: l'uomo è solo un essere casuale senza preordinazione nell'evoluzione.
Il darwinismo si può considerare ad oggi l'unica legge universale. Se esistesse una qualche forma di vita su qualche altro pianeta dell'universo sicuramente questa seguirebbe l'evoluzione di Charles Darwin. Mentre le leggi di Newton potevano essere considerate leggi universali si è constatato che queste hanno valore solo per corpi macroscopici; solo per una fisica che presenta masse visibili. Per i microsistemi, per lo spazio atomico tutto cambia e interviene la legge quantistica, ovvero tutta un'altra legge che prevede una probabilità; una forma inusuale di come concepiamo il movimento e gli accadimenti.
Così per i credenti bisognerebbe far capire loro che le preghiere non bastano a cambiare gli eventi; a fermare le guerre o ridare la salute a chi è destinato a morire per malattia. Certo la speranza che genera la preghiera potrebbe essere terapeutica...ma per chi la esercita e non per i fini preposti. Infine basterebbe dire che la scienza è una forma di razionalismo mentre la religione è sostanzialmente una forma di superstizione.
La teoria di Darwin sull'evoluzione rende Dio un ozioso, un nullafacente, e allora che bisogno c'è di lui? Il sacro è la follia contro la ragione. Il Dio costruito dall'uomo è un Dio buono, un Dio Padre. Eppure quel Dio è anche il creatore del Male. Mi viene sempre in mente quella frase scritta su un muro delle celle a Mauthausen: 'Se Dio esiste dovrà chiederci scusa'. La follia ci abita e noi non sappiamo come escluderla. Per risolvere questo abbiamo la religione. Insomma chi crede nella scienza solitamente non crede in Dio, in specie quello disegnato dalle grandi religioni ovvero Jahvé, Allah o il Dio cristiano.
Quei Dio non ci salveranno; ci salverà solo una nuova consapevolezza di esseri umani capaci di usare la nostra intelligenza.

giovedì, agosto 13, 2026

La migrazione come fatto evolutivo darwiniano

Migrare è stato un fattore evolutivo fondamentale; ancora oggi abbiamo delle migrazioni dettate soprattutto da ragioni politico-economiche ed ambientali. Ma per le migrazioni si potrebbe considerare il fattore evolutivo anche per lo sviluppo demografico, dove in qualche regione ricca del pianeta si sta perdendo popolazione. In queste zone pare che non si applichi più il sistema del più adatto alla sopravvivenza: quell'uomo è diventato responsabile del cambiamento climatico e fautore di molti danni ecologici come autore della scomparsa di molte specie animali e con la produzione intensiva di altrettante scompensazioni naturali. A questo proposito la riduzione dell'uomo occidentale sembra sia già iniziata.

Prendiamo ad esempio l'Europa dove attualmente la popolazione di 450 milioni si ridurrà di quasi 5 milioni di abitanti verso il 2050, con un invecchiamento progressivo. In questo scenario dove le morti superano stabilmente il numero di nuove nascite, l'arrivo dei migranti può essere visto come un sistema di sopravvivenza.
L'Italia in questa fase rappresenta essere in prima linea per il calo demografico. Altri paesi sono Grecia, Malta, la Spagna e la Polonia. Un altro caso che forse può essere considerato ai fini dell'evoluzione potrebbe essere anche il calo della fertilità che si registra nelle femmine e nei maschi europei, dovuto oltre che alla scelta di avere figli in età avanzata e per motivi economici lavorativi e sociali...anche per una insufficienza spermatica nell'uomo occidentale dovuta a molti fattori. Una notizia apparsa sulla rivista Focus, di qualche anno fa, è che negli ultimi 40 anni la concentrazione di spermatozoi nell'eiaculato maschile è calata del 52%, e il loro numero totale del 60%. I motivi non sono chiari ma si può anche pensare benissimo ad un intervento evolutivo.
Così possiamo interpretare i flussi migratori anche come strutturale e costitutivo della nostra specie: l'animale umano. Il patrimonio genetico umano abbisogna di un rimpasto e quale meglio di un rimescolamento attraverso le migrazioni può avvennire?

domenica, luglio 26, 2026

L'Odissea cinematografica di Christopher Nolan

L'Iliade e l'Odissea rappresentano l'atto di nascita della letteratura occidentale e le fondamenta della cultura greca antica. Attribuiti al leggendario poeta Omero, questi due poemi epici segnano il passaggio cruciale da una lunghissima tradizione orale alla codificazione scritta. In quei libri parlavano gli dèi ed erano intimamente legati agli uomini. Quei testi non erano semplice intrattenimento. Per i greci rappresentavano una vera enciclopedia tribale, contenevano le leggi religiose, i modelli comportamentali, la geografia e la storia condivisa di un popolo. Senza i poemi omerici, la letteratura successiva (dalla tragedia greca fino all'Eneide di Virgilio e a Dante Alighieri) non sarebbe mai nata.
Per il cinema ne sono stati fatti molti adattamenti e in ultimo quello di Christopher Nolan che in un certo senso rappresenta l'atto di nascita nel cinema del sistema Imax.
A questo film manca a mio parere il ruolo fondamentale e primario della voce degli dèi; chi parla nel film è solo Atena ed è solo in un frangente...gli dèi greci muovevano gli uomini come automi. Interessante a questo proposito è la teoria di Julian Jaynes, che con il libro: “Il crollo della mente bicamerale” illustra come la composizione del nostro cervello, che si divide in emisfero destro e sinistro si comportino in modo differente; per cui l'emisfero destro è l'emisfero muto quello che stimola le reazioni emotive di dispiacere mentre l'emisfero sinistro – quello dominante- è quello della parola; quello delle funzioni più importanti per l'uomo. Proprio con le opere di Omero si dava voce all'emisfero destro; prima che questa funzione sia stata abbandonata. Ebbene l'emisfero destro è quello che ascolta gli dèi; nell'Odissea il protagonista è guidato, consigliato dagli dèi che hanno nei confronti dell'Eroe gli stessi istinti. Questa parte nel racconto filmico di Christopher Nolan è totalmente assente. Da un punto di vista narrativo si tralascia un passaggio fondamentale dell'evoluzione; la nascita degli dèi ci ha portato a un Dio che è totalmente unico, un atto ancestrale che sempre con la letteratura- vedi le Sacre Scritture- lo ha creato nuovo.

giovedì, luglio 09, 2026

La nuova guerra e le vecchie dinamiche

Con l'uso dei droni nelle guerre si avvera quello di chi sosteneva che la guerra sarebbe diventata un videogioco. Infatti queste nuove armi si manovrano con un joystick e sembra che anche chi viene colpito diventi parte di una morte apparentemente fittizia. La tecnologia ha modificato il senso della guerra e la crudeltà che sta dietro alle morti e alle distruzioni, si assiste a tutto ciò attraverso lo schermo che riprende l'obiettivo del drone. Con ciò si esclude il dolore e la crudeltà del gesto di uccidere. A teorizzare questo fu il filosofo Günther Anders che con il lavoro 'L'uomo è antiquato' del 1954, veniva analizzato il rapporto tra l'uomo e le macchine arrivando a descrivere la discrepanza tra le attività umane e quelle dei suoi dispositivi tecnologici. La sua filosofia antinucleare del 1954 considerava poi che la bomba atomica dotasse l'umanità di una sorta di onnipotenza cui vediamo, a mio avviso, avere oggi lo stesso risultato con l'ambito tecnologico.
Con l'uso delle nuove tecnologie e l'Intellegenza Artificiale si sta anche azzerrando il gap economico finanziario tra le nazioni; vince chi investe di più in questo tipo di armi e ha più conoscenze tecnologiche. L'unica strada che si intravede nella guerra tra Russia e Ucraina diventa una durata senza fine: da una parte un gruppo di agguerriti 'nerd' ucraini e dall'altra delle risorse enormi di armi convenzionali russe e droni forniti dall'Iran. I territori contesi alla fine dovranno essere vissuti da popolazioni sia russe che ucraine che per ora sono scappate. E' vero che le guerre sono sempre insensate e alla fine non hanno dei veri vincitori. Non è che l'esibizione della forza delle armi riesca poi a determinare oggi un vincitore. Specialmente tra russi e ucraini che si erano sempre considerati fratelli. La guerra della Russia ha solo accentuato il nazionalismo ucraino e dato a Putin di originare un imperialismo alla statunitense.

martedì, giugno 23, 2026

I miei ottantanni

Ho gli anni della Repubblica e devo dire che sono nato in un periodo che c'era ancora l'eco dello scoppio delle bombe atomiche sganciate sul Giappone. Quell'evento influenzò molto il periodo successivo e da allora si sono costruite tante bombe atomiche da distruggere l'intero pianeta. Dopo quella seconda guerra mondiale però noi in Europa abbiamo vissuto la pace. In fin dei conti la mia generazione è stata fortunata. Guerra fredda, terrorismo politico, religioso, ritorno del nazionalismo, caduta e rinascita di interi regimi non hanno influito più di tanto su l'affermazione di una democrazia come obiettivo da salvaguardare...anche se si è capito che niente è dato per scontato.

Ad ogni modo sono nato nell'anno della nascita del Totocalcio, della Vespa, del lancio del Bikini...poi pensavo che mio padre, da poco ritornato da Mauthausen dove era stato deportato il 16 giugno del 1944, avesse visto molto dei cambiamenti durante la sua vita; però se ci penso bene anche la mia generazione ne ha visti cambiamenti: cose che hanno rivoluzionato la vita. Mio papà giocava in strada scalzo; una città senza auto e con una miseria così diffusa da non fare invidia a nessuno e che faceva sentire tutti uguali. Così anche la mia generazione ha assistito a cose grandiose come lo sbarco sulla Luna del primo uomo, un benessere sociale costruito su frigoriferi, automobili e telvisioni; la nascita di una consapevolezza ecologica dopo che negli anni '70 ci si accorse che le risorse del pianeta si stavano esaurendo con un cambiamento climatico che metteva paura. Anche mio papà in verità assistette a molte cose che racconto io, non certo alla fine della famiglia Agnelli che vede oggi lo sgretolamento in cui la madre denuncia il figlio per l'eredità che non è imprenditoriale.

La scienza che aveva contribuito a costruire le atomiche si era indirizzata a leggere il genoma umano e a cercare nella medicina genetica nuove frontiere per sconfiggere le malattie anche se ritornava una pandemia globale; come il mercato anch'esso globale con il perseguimento del profitto ad ogni costo. Il capitalismo si impossesava del mondo facendo del neoliberismo la dottrina economica più diffusa e dominante il pianeta.

Oggi mi dico che vedo invecchiate molte persone e giudico qualcuna bene e altre male. Io non riesco a vedermi vecchio anche se lo sono. Gli occhi con cui guardo sono collegati a un'anima che non invecchia anche se gli acciacchi della malattia chiamata vcchiaia si fanno sentire. Oggi sono preoccupato per le mie nipotine: belle e brave; ma sono sicuro che avranno una vita in cui di cose ne vedranno...tante e non tutte belle, ma la vita continuerà tra il bello e il brutto.

venerdì, maggio 22, 2026

Oggi è morto Carlin Petrini; un grande italiano che ha avuto anche una copertina sulla rivista americana 'LIFE'. Io l'ho conosciuto durante un incontro al Festival della Scienza a Genova e in quell'occasione scrissi un articolo per Mentelocale.it. Ora per l'occasione lo ripubblico.

Incontro con Carlo Petrini, l’ideatore di Slow Food
di Giorgio Boratto
Il Festival della Scienza di Genova di quest’anno, appena concluso, ci ha dato la ghiotta occasione di ascoltare Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food. Dopo l’introduzione di Telmo Pievani, filosofo della scienza, che ha ricordato come la nascita della agricoltura ha rappresentato un’inversione adattativa, ovvero una rivoluzione antropologica, facendo dell’uomo il costruttore del suo ambiente, è intervenuto Carlo Petrini a parlarci del cibo come scienza planetaria.
Pievani ha spiegato che con l’agricoltura nacquero le prime forme sociali e il surplus (una produzione non consumata); di negativo si è avuto però una estinzione di massa di molte specie vitali a discapito di una sola, che si è accresciuta in modo enorme: quella umana. Oggi siamo arrivati a superare i 6 miliardi di persone e per vincere la fame, il ciclo transgenico potrebbe essere la soluzione evoluzionistica. Pievani ha concluso dicendo che ogni volta che si riduce la varietà si riduce anche la capacità di evoluzione. La diversità è il motore dell’evoluzione. La nostra diversità risiede nella nostra unicità che è un mezzo per continuare la specie umana. La mappatura del genoma rappresenta l’inizio della storia. Una nuova storia.
Ma tocca a Petrini, portatore con il movimento Slow Food di una saggezza antica e insieme modernissima, e il suo punto di vista è chiaro: il cibo come cultura, arte e scienza da mettere al centro della nostra vita; perché da come si produce cibo in rapporto con l’ecosistema si determinerà la nostra salvezza. Diversamente fra pochi secoli potremo sparire, come l’hanno già fatto i dinosauri. A questo punto si ricorda come la tragedia di New Orleans abbia scioccato gli statunitensi peggio dell’11 settembre 2001; oggi si avverte con i tifoni trasformati in cicloni, come la natura si stia ribellando.
Petrini:« Io non sono venuto a parlare del lardo di Colonnata o del Pesto genovese, ma sono qui per ricordarvi che 2 foreste su 5 di mangrovie, una barriera millenaria che salvaguardava le coste investite dallo tsunami, sono sparite per colpa dei gamberetti che mangiamo noi. Le foreste di mangrovie sono sparite per costruire vasche per allevare gamberetti». L’ecosistema della piccola pesca è finito. I casi come quello dei gamberetti sono molti. Petrini ricorda che, ritornando all’osteria del suo paese in provincia di Cuneo, non ha trovato più la peperonata fatta con i peperoni quadrati, specialità di Isola d’Asti. La peperonata non sapeva di nulla. Ora i peperoni provengono dall’Olanda e al posto dei peperoni in quel paese coltivano tulipani, che poi spediscono in Olanda…così abbiamo anche un traffico di camion. Come si fa con l’acqua minerale, dove ognuno beve quella di un altro. Non dobbiamo però più sorridere di fronte a queste cose. Questo approccio sconquassa tutto.
Con Slow Food, Petrini dice, si vuole dare dignità all’alimentazione come scienza multidisciplinare. L’alimentazione è botanica, genetica, scienza naturale, fisica, chimica, medicina, tecnica…lo spadellamento che assistiamo ora a tutte le ore è follia pura; è pornografia. Dobbiamo riscoprire la gastronomia delle nostre nonne. La gastronomia è ecologia, uso rispettoso dei prodotti stagionali o di quello che si pesca nella notte. Gli indiani dicevano: se vuoi lanciare la freccia, devi tirare l’arco indietro.
«Ricordiamoci –prosegue Petrini- che l’identità sta nello scambio. Non esiste identità senza scambio e lo dico qui a Genova dove sono avvenuti scambi da sempre. Noi piemontesi abbiamo un piatto: la bagna cauda e non produciamo né acciughe, né olio. Le radici hanno mille rivoli».
Per concludere la sua intelligente relazione, Petrini auspica che la scienza ufficiale ritorni a dialogare per il cibo con i saperi tradizionali, ma non in una dimensione folcloristica, ma come sapienza. La salvaguardia della saggezza antica ci farà scoprire come l’agricoltura tradizionale riuscirà a soddisfare i bisogni in modo ecologico. Una rete di economie locali è la risposta. Le comunità di pescatori che si incontreranno venerdì, nell’ambito di Slow Fish, lo dimostrano: questa è la modernità.
Se impariamo a scegliere nel nostro slow –l’andare tranquillo, con piacere- c’è la rivoluzione di diventare artefici del nostro destino.

mercoledì, aprile 01, 2026

La vecchiaia

Lo sapevi? E' morto David...
No, non lo sapevo. Succede alla mia età che molti amici se ne vadano. Muoiano. Ho una età che ha visto invecchiare molti personaggi pubblici, molti amici, conoscenti ecc...
Mi dico quello è invecchiato bene; quello male. E non mi accorgo che sono invecchiato anch'io. Lo scopro guardando e vedendo gli altri: qualcuno che invecchia fuor modo e qualcuno che ci lascia per malattia spesso dovuta alla vecchiaia, Già, la vecchiaia la vera malattia che ci affligge e nessuno riesce ad evitare. Se ci si arriva alla vecchiaia. Ma quando inizia questa maledetta vecchiaia?
Oggi abbiamo una aspettattiva di vita più lunga e si dice che l'età di vita si aggiri sugli 84 anni per gli uomini e 90 per le donne.
Malgrado tutto oggi campiamo di più e forse anche meglio; anche se qualcuno sostiene che siamo sempre più malati e la nostra vita è un compromesso tra farmaci, case di riposo e demenza senile...tendiamo a non ricordare più nulla.
La vecchiaia è una malattia che si accompagna a molte altre disfunzioni tipo: aumento della pressione sanguigna; aumento della resistenza all'insulina; abbassamento della capacità visiva e auditiva; aumento dei livelli di colesterolo; aumento degli infarti; sempre più difficile digerire e insieme l'insorgere di una pancetta che rasenta l'obesità.
Io sono giunto ad una età che non pensavo di raggiungere e mi dicevo che non ci sarei arrivato. Avevo sì un traguardo per la vecchiaia ma non era l'età; a proposito non ho ancora chiaro quando inizia, ma il mio traguardo per quell'età era diventare un vecchio saggio. Già la saggezza mi avrebbe fatto capire il mondo e non mi avrebbe risucchiato nelle stupide dispute che si affrontano ogni giorno...specie in politica. Oggi vedo finalmente molti giovani partecipare alla polis e questo mi rinfranca.
Circa l'inizio della vecchiaia bisognerebbe chiedere ad un gerontologo; già, sono loro che studiano in che modo si invecchia: loro sostengono che si è vecchi da 75 anni in poi. Una volta era dai 65 anni. Ma in verità il processo di invecchiamento inizia con la nascita: da lì iniziamo la nostra decadenza. Poi succede quello che ha magistralmente descritto Goethe: ‘Dalla natura siamo circondati e avvinti e non ci è dato di uscirne e penetrarvi a fondo.
Crea eternamente nuove forme, e ciò che era non ritorna, tutto è nuovo e tuttavia sempre antico. Il suo spettacolo è sempre nuovo perché crea sempre nuovi spettatori. Costruisce sempre e sempre distrugge. La vita è la sua invenzione più bella e la morte è il suo artificio per avere molte vite. Non conosce né passato né futuro; il presente è la sua eternità.’
(1783). Forse è in questo pensiero che si sviluppa la mia saggezza...

giovedì, febbraio 12, 2026

Ingegneria della Felicità di Silvio Ceccato

La cibernetica, la scienza del movimento dei meccanismi di guida fu introdotta in Italia da Silvio Ceccato, conosciuto dal pubblico italiano per il libro Ingegneria della felicità e i suoi interventi in televisione negli anni '80. Ma Silvio Ceccato non era un ingegnere o professore universitario, lui era laureato in lettere e diplomato in violoncello e composizione musicale.
Come Maltz Maxwell, anche Silvio Ceccato aveva applicato la cibernetica alla psicologia e alle attività linguistiche, spingendo all’uso corretto delle parole: sono celebri le sue conversazioni con i bambini delle elementari, descritte in numerosi articoli apparsi sul quotidiano il Giorno. Quegli articoli apparsi dal 1964 al 1967, furono raccolti in un saggio dal titolo: Cibernetica per tutti. La cibernetica dell'automazione delle macchine meccaniche venne trasferita alla macchina fisiologica, anatomica e mentale dell'uomo; a quell'insieme biologico e filosofico che lo rappresenta.
D'altronde la cibernetica era stata definita, dal suo inventore Norbert Wiener (matematico statunitense -nato a Columbia in Missouri nel 1894 e morto a Stoccolma nel 1964), come una nuova disciplina, una teoria del controllo e della comunicazione sia nella macchina che nell’animale. Norbert Wiener aveva sempre pensato di utilizzarla non soltanto come tecnica, ma anche come un nuovo approccio alla filosofia. Certo è che con l'avvento dei nuovi calcolatori e macchine pensanti, la cibernetica ha dimenticato il suo potenziale filosofico. Per Silvio Ceccato la cibernetica consentiva di esternare quelle assurdità riservate prima ai filosofi; visto che con modelli razionali cerca di studiare se stesso, la ragione, in sostanza la macchina umana. Ciò che però è meno noto è che questa definizione non delimita un campo di osservazione, ma fissa un punto di vista, un modo di considerare le cose. Non è infatti che si possa vedere un controllo e una comunicazione o un'informazione così come si vede un cavallo, un tavolo, e nemmeno una ruota od una valvola. Per il controllo bisogna trovare prima un modello, un paradigma per confrontare differenze e uguaglianze. Nessuna cosa presa singolarmente potrebbe essere uguale o differente. Bisogna trovare una situazione o un meccanismo che la crei. Un segno O può essere un cerchio, la lettera o, uno zero. Per saperlo c'è bisogno di una situazione fisica e una semantica.
Nel Il perfetto filosofo -libro pubblicato da Laterza nel 1988- Silvio Ceccato racconta la storia della costruzione di una macchina, poi scomparsa, che rappresentava un frammento di cervello...quello di AdamoII; così lo chiamò lui. Ceccato spiegò a tutti, lettori di giornali, agli studenti e agli insegnanti, gli zig-zag con cui gli occhi di una persona guardano un’altra persona, o un quadro, per cercare somiglianze e diversità con altri. Tra le sue storielle divertenti c'è quella che racconta la visita in un cimitero dove una lapide riporta: 'Ve l'avevo detto che non stavo bene'.
Silvio Ceccato, nato nel 1914, è morto il 2 dicembre del 1997. Sono passati molti anni e questo personaggio sembra ormai dimenticato. Non saprei dire se i suoi libri si possano ancora trovare nelle librerie o magari su qualche bancarella; sulla Rete però c'è la possibilità di rintracciarli.

lunedì, febbraio 02, 2026

E se essere di destra o di sinistra fosse anche una questione di geni?

Così ho pensato una volta e in attesa che l'epigenetica chiarisca questo argomento intanto qualche risposta viene da una neuroscienziata, Leor Zmigrod, che con il suo libro: 'Il cervello ideologico-la scienza dietro gli estremismi', sostiene che esista un legame tra le convinzioni politiche e la biologia del cervello. Nell'introduzione si dice: “l’ideologia non modifica solo le nostre convinzioni, ma ci entra sottopelle, plasma i nostri cervelli, fluisce nelle nostre cellule. Le ideologie sono seducenti perché offrono risposte semplici, copioni da seguire e un senso di identità condivisa”.
Si analizzano così i metodi per cui ognuno acquisisce una propria ideologia e sono molteplici: sono le diverse reazioni abituali che neanche percepiamo ma che attivano il nostro modo di pensare. 'I riti sociali ci orientano ai bisogni, ai giudizi, alle apparenze degli altri. La realtà esterna diventa più importante dell’introspezione. Le incertezze, le domande e le sensazioni interiori vengono messe a tacere, e con loro viene imbavagliato anche l’impulso a ribellarsi'. Così abbiamo ideologie più rigide o più flessibili; ideologie orientate a pregiudizi e negatività e quelle più aperte a soluzioni utili per tutti.
Diventa chiaro che i militari siano quelli che hanno una ideologia rigida: sono quelli che sono disposti anche ad uccidere; più inflessibili si è, più si è disposti a fare del male all'altro. Poi ci sono le dottrine religiose e politiche...interessante per questo poi è il ruolo dell'amigdala- una struttura a forma di mandorla presente nel nostro cervello- che governa l’elaborazione delle emozioni, specialmente quelle connotate in senso negativo come la paura, la rabbia, il disgusto, il senso del pericolo e della minaccia...ebbene le persone di idee conservatrici tendono a presentare un’amigdala destra più sviluppata rispetto ai soggetti liberal. Manco farlo apposta quella di destra. Questo lo ha scoperto una squadra di ricercatori londinesi. Più di così?!?
Un'altra questione accertata è anche il rilascio della dopamina (la molecola della felicità) da parte del nostro cervello; chi è più rigido tende a ridurre le concentrazioni di dopamina nella corteccia prefrontale. Ecco che qualcosa ci accerta la differenza che esiste anche corporea tra chi è destra e chi di sinistra. Non è un caso che chi è di destra pare sempre incazzato.
Intanto speriamo che la scienza ci dia una risposta e chissà se poi non si riesca a curare le ideologie estremiste.

martedì, gennaio 27, 2026

Il giorno della Memoria

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà tanta per far si che non si ripeta più l'orrore di un nuovo genocidio. Una fragile pausa continua, ma resta in agguato la cattiveria e l'ignoranza per una nuova strage. Le guerre sono sempre presenti e sembra che nulla le possa fermare. La memoria come un toccasana, come una medicina dell'anima serve a formarci la coscienza per interrompere il dolore che riserviamo agli altri.

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà diffusa. Passate parola. Dite a tutti quel che successe nel secolo passato. Dite e ripetete le parole di Primo Levi de 'I sommersi e i salvati' che è indispensabile conoscere le categorie delle vittime e degli aguzini se vogliamo conoscere la specie umana. Come si costruisce un mostro senza la memoria? Come si impara a mantenere il ricordo fresco e vivo con la frequente rievocazione. Passate parola.

E ce ne vorrà ancora di memoria; ce ne vorrà sempre per far sì che si ribalti la storia. Chi mai pensava che la terra di Goethe, di Kant e di Fichte potesse oscurarsi di grandi pensieri nella violenza xenofoba e inumana? Ci sollevi ancora il pensiero di un altro grande filosofo tedesco: Ernst Bloch e il suo principio di speranza.

La speranza ci aiuta sempre a progettare un tempo migliore; la speranza è la materia cui sono fatti i sogni e non bisogna smettere di sognare. Sì, per Ernst Bloch il principio di speranza è contro quello di angoscia, è l'aria che sostiene la ragione, un passare dall'oscuro al chiaro, senza cancellare l'oscuro che è in noi.

sabato, dicembre 20, 2025

La psicologia umana secondo l'Analisi Transazionale

La psicologia umana è complessa ma alquanto leggibile soprattutto con il metodo dell'Analisi Transazionale di Eric Berne. Dopo aver mutuato i tre stati della psicologia freudiana contrassegnati da Es, Io e Super Io in Bambino, Adulto e Genitore, Eric Berne ha sviluppato una teoria che spiega il comportamento umano in maniera molto appropriata.
In sostanza il comportamento umano è quello che ci unisce; come i sentimenti e i desideri. Questi fattori annullano le differenze di quelle che impropriamente chiamiamo razze. Ci differenziamo sempre con numerosi capricci estetici: pelli scure, chiare o colorate, nasi schiacciati, capelli ricci o lisci, occhi a mandorla o a noce...ma continueremo ad avere tutti le stese aspettative psicologiche. Così anche personaggi eccentrici o complessi come Donald Trump o Elon Musk hanno una loro semplice lettura.
Innanzi tutto noi siamo 'relazione'. Nessun uomo può vivere senza la relazione che è l'elemento fondamentale della sua esistenza. Non c'è vita senza relazione. Se poi comprendiamo che non cessiamo mai di comunicare, scopriamo anche quanto diciamo agli altri di noi senza che lo sappiamo. La relazione è causa ed effetto della qualità della nostra vita: è il metro che misura il nostro benessere e malessere. Le relazioni anche quelle costruite artatamente servono per procurarci stimoli, conferme d'esistenza o meglio "carezze". Il termine "carezza" è inteso come unità di stimolo per la relazione. Le "carezze" possono essere di diverso tipo, grado e modalità; possono essere fisiche, verbali, mimiche, mediali, condizionate o incondizionate, distruttive o costruttive, positive o negative. Questa fame di "carezze" o di stimoli, che è fame di riconoscimento, è tanto importante come il cibo e l'aria.
A questo punto è bene sapere che ognuno ha una fame diversa di queste 'carezze'; c'è a chi basta un 'buongiorno' detto da un passante e chi non basta un applauso di 1000 persone; c'è a chi non bastano mai e chi si accontenta. Un esempio possono essere i divi dello spettacolo o i personaggi pubblici, cui le "carezze" ricevute con il successo o la riconoscibilità, pare non bastino mai: cadere nella dimenticanza li fa sprofondare in gravi crisi depressive. C'è chi racconta bugie per avere il riconoscimento al suo 'valore' e chi perfino uccide per ricevere quelle che sono carezze negative; già perchè è meglio anche una carezza negativa che nessuna carezza. Questa fame è così sentita che si preferisce una carezza negativa (es. un rimprovero) piuttosto che l'indifferenza. Senza "carezze" non si vive. In mancanza di queste, preferiamo gli schiaffi.
Confermato ciò è possibile sapere quanta ricerca di carezze c'è nei vari personaggi pubblici e quindi nel contempo cononoscere i loro fondamenti caratteriali.
E' chiaro che a tipi come Donald Trump le carezze non bastano mai e le bugie e molte affermazioni non sono altro che la ricerca di carezze. Questo è anche frutto di un enorme Bambino che lo contraddistingue...insieme poi con lo Script -ovvero lo speciale comando che dirige il nostro comportamento e che in buona parte determina il destino. Con lo 'Script' Berne ha indicato l’inganno dell’evoluzione attraverso la “programmazione parentale”, ovvero tutta quella serie di insegnamenti, messaggi, comandi che trasmettono i genitori o le figure più rappresentative della vita di un bambino. Egli ci dice anche degli inganni della natura cui sono oggetto diversi animali, sono frodi che danno l’illusione di soddisfare un bisogno e hanno come fine la conservazione della specie.
Lo Script fornisce le risposte pronte ad ogni uso: “Gli stranieri? Mandarli a casa loro”- “Gli omosessuali? Che schifo! Come i drogati,”- “I drogati? Ammazzarli subito, prima che ci ammazzino loro!”, oppure “Poverini sono ammalati”. Questo è un campionario di frasi fatte, le soluzioni più semplici ai problemi più complessi.
Questo è in fondo il tipo psicologico che si rifà a Trump e in un certo senso anche a Elon Musk.

domenica, novembre 16, 2025


Ruggero Pierantoni

Voglio ricordare Ruggero Pierantoni, morto a gennaio di quest'anno a Genova dove fu anche assessore alla Cultura e insegnante all'Accademia Ligustica de Belle Arti. Ruggero Pierantoni si potrebbe definire semplicemente uno scienziato; un grande scienziato che sapeva trattare dalle cose piccole a quelle più grandi che la nostra mente riusciva a pensare. O meglio Pieratoni partiva dalle cose piccole per coinvolgerci con le sue riflessioni a cose universali; a cose originali e inaspettate. Prendiamo il suo libro, edito da Bollati Boringhieri, 'L'occhio e l'idea. Fisiologia e storia della visione' dove partendo dalla fisiologia dell'occhio, arrivava alle stelle, alla luce, al suo riflesso e allo spazio; insomma la ragione e il suo contrario: un osservatore che sapeva come guardare e vedere per restituire a noi sempliciotti la varietà di una epistemologia nascosta.
Così descrive bene tutto il suo lavoro di scienziato originale nella prefazione del libro: 'Ci si accontenti allora di frammenti, lampi, sorprese, seduzioni improvvise. Definitive rinunce. Il tentativo di scrivere questo libro nasce dalla sorpresa dolorosa di questa necessaria ignoranza, necessaria come l'indagine. E dalla sorpresa inesauribile di poter vedere'.
Ruggero Pierantoni aveva una dote interessante: sapeva coniugare arte e scienza; filosofia e ricerca. Un navigare tra questi saperi che arricchivano tutti; insomma un grande saggista.
Un sapere che è stato acquisito dai molteplici luoghi dove è stato e ha insegnato: Università della California di Los Angeles; Università di Calgary (Canada); Istituto di Cibernetica e Biofisica del CNR; Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova; Facoltà di Design del Politecnico di Milano; Accademia di Belle Arti di Urbino; Università di Toronto; Facoltà di Architettura dell’Università di Genova. Non dimenticando dove si è specializzato nello studio degli aspetti biofisici della comunicazione animale presso il Max-Planck-lnstitut di Tubinga e il California lnstitute of Technology di Pasadena.
Ruggero Pierantoni da psicologo non dimenticava poi di ricorrere ai miti e al loro disvelamento che muovono la nostra cultura. Va ricordato anche il riconoscimento di Italo Calvino alla prosa elegante di saggista letterario di Pierantoni. Dobbiamo continuare a leggere e conoscere Ruggero Pierantoni che ci ha insegnato a vedere più che a guardare ciò che ci circonda e soprattutto l'arte.

Tra i suoi libri: La trottola di Prometeo. Introduzione alla percezione acustica e visiva (Laterza, 1996); Verità a bassissima definizione (Einaudi, 1999); Vortici, atomi e sirene. Immagini e forme del pensiero esatto (Electa Mondadori, 2003). Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato: Riconoscere e comunicare (1977), L’occhio e l’idea. Fisiologia e storia della visione (1981), Forma fluens. Il movimento e la sua rappresentazione nella scienza, nell’arte e nella tecnica (1986), Monologo sulle stelle (1994), Salto di scala. Grandezze, misure, biografie delle immagini (settembre, 2012).

lunedì, agosto 04, 2025

Internet rende più intelligenti o più stupidi?

Mi ero chiesto tempo fa se la Rete Internet ci renda più stupidi o intelligenti. A tale proposito avevo letto due libri che sostenevano le due ragioni: 'Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello' di Nicholas Carr e 'Perché la rete ci rende intelligenti' di Howard Rheingold. Tutti e due editi da Raffaele Cortina.
Il libro scritto nel 2011 da Nicolas Carr affonda la sua critica già nel prologo:'ora che internet è entrato nella nostra vita anche in mobilità, tramite gli smartphone, ed è sempre più presente nelle nostre case, nei nostri posti di lavoro, scuole, auto ecc...si può osservare che il medium sia diventato il nostro padrone. Così internet, nato per far pensare i pecoroni e dare a questi nuovi pensieri, invece impecorisce tutti'. Infatti prima con la pandemia del Covid ed ora con la guerra in Ucraina vediamo come circolino le false notizie, quelle che chiamiamo fake news. Altro che Nuovo Rinascimento come sosteneva Derrik de Kerckhove; oggi come scrive Nicolas Carr l'intelligenza non è solo trovare informazioni rapidamente, ma la capacità di attribuirvi un senso. Oggi ci sono i terrapiattisti e i complottisti che imperversano creando smarrimenti.
Nicolas Carr utilizza molte pagine per descrivere i meccanismi e la struttura del nostro cervello. Usa la filosofia e le recenti scoperte sulla plasticità del cervello e le sue capacità cognitive per giungere alla sua teoria definitiva: il cervello si modifica con la tecnologia che usiamo. Da quanto assistiamo in buona parte mi sembra che Nicola Carr abbia ragione. Soprattutto bisogna evitare la dipendenza da internet; bisogna imparare a 'staccare', a ritrovare i vecchi modi di relazionarci con gli altri guardandoli in viso. Inoltre prendere in mano un libro o un quotidiano cartaceo diventa importante.
Per contro Howard Rheingold con il libro: 'Perché la rete ci rende intelligenti' si afferma invece che questa strabiliante intelligenza artificiale aiuterà tutti a sviluppare una società più seria, attenta e più responsabile. L'alfabetizzazione digitale non è solo arricchimento personale, metodo di comunicazione immediata ma base che può tradursi in un patrimonio di beni comuni; un modo di condivisione di saperi, servizi, risorse...insomma un grande vantaggio per acquisire intelligenza. Anch'io inizialmente, più di 30 anni fa, credevo in tutto questo; pensavo come Howard Rheingold- pioniere della Rete, fu lui a coniare il termine Internet nel 1987- sulla questione della 'partecipazione': l'educazione alla competenza nell'uso delle tecnologie migliorasse la società. Imparare ad usare internet è un'arte ed quello che potrà generare capitale sociale: costruendo buoni cittadini digitali. Naturalmente il tutto con l'utilizzo di un termine caduto in disuso e che andrebbe aggiornato, ovvero la “netiquette”; (rete+etiquette) per indicare un galateo della Rete con un insieme di norme codificate e regole di saggezza spicciola.
Nell'uso della Rete è importante il comportamento, ma ora vediamo riflettere non solo il bene ma anche il peggio di noi. Un esempio è quello che avviene con l'hate speech- seminare l'odio attraverso i social-network porta a diffondere, a moltiplicare, l'odio in modo esponenziale. Sembra una conquista di libertà è invece un avvoltolarsi su fobie e paranoie. Lo constatiamo ogni giorno con l'uso dei cosiddetti social-network.
Ed ecco che alla fine internet non fa che moltiplicare il meglio e il peggio di noi. La nostra intelligenza e la nostra stupidità.

sabato, agosto 02, 2025

Erich Fromm e la distruttività umana di Giorgio Boratto

Anche Erich Fromm psicoanalista e filosofo tedesco, come James Hillman -psicoanalista junghiano- ha scandagliato la violenza e distruttività umana con il libro: 'Anatomia della distruttività umana'. Una ricerca che alla luce delle continue guerre che interessano il mondo umano acquista una valenza sempre attuale. Per quanto riguarda l'aggressione e le guerre, questi sono uno dei principali ostacoli al progresso umano.
Gli ambiti scientifici che si palesano nell'analisi sui motivi che fanno agire l'uomo esercitando la violenza e la distruttività umana seguono due strade: la psicologia istintuale comportamentista e la psicoanalisi freudiana. L'invito anche di Erich Fromm, come sostanzialmente quello di James Hillman, è quello di usare il linguaggio dei miti e dei simboli per conoscere e capire la nostra origine primitiva. Il linguaggio simbolico è la caratteristica dell'Uomo; solo l'Uomo è capace di trascendere il proprio linguaggio e a darle una dimensione universale. Nasce con il pensiero la narrazione del Mito che accompagna l'Uomo attraverso migliaia di anni; questo è il tratto comune di tutta l'umanità. Erich Fromm lo spiega nel suo libro: 'Il linguaggio dimenticato' che definisce il linguaggio del mito ed i suoi simboli come lo strumento per conoscere l'inconscio. Una operazione che C.G. Jung fece in modo molto più ampio interessandosi alla varietà dei miti, dei riti e delle religioni.
Nel libro di Eriche Fromm si prende in considerazione la tesi di Konrad Lorenz per cui esiste una distruttività che è geneticamente insita nella natura umana e ha le sue origini nel mondo animale da dove proviene con i suoi istinti, per cui prevale una dimensione comportamentista che a sua volta ha legami con la sfera sociale, culturale e politica. La differenza tra istintivisti e comportamentisti sta che mentre i primi vivono il passato della specie per i secondi vive il presente del suo sistema sociale. Secondo il pensiero di quest'ultimi, il comportamento umano è plasmato esclusivamente dall'influsso dell'ambiente, cioè da fattori sociali e culturali, in opposizione a quelli innati degli istintivisti. Così mentre per gli istintivisti l'Uomo è una macchina che può produrre soltanto schemi ereditati dal passato; per i comportamentisti è una macchina che può produrre soltanto schemi sociali del presente. Istintivismo e comportamentismo hanno una premessa fondamentale in comune: l'uomo non ha una psiche con una struttura e leggi proprie. Qui sta la differenza per cui la psicoanalisi freudiana scandaglia le ragioni della distruttività e le guerre umane. Per la visione freudiana si fa invece riferimento alle due principale pulsioni inconsce: quella dell'Eros e quella di Thanatos ovvero la pulsione vitale e quella di morte. Queste pulsioni inconsce contraddicono in buona parte la teoria di Konrad Lorenz e i suoi caratteri istintivi filogenetici.
Erich Fromm ha passato molto tempo negli USA e sa quindi come la psicologia comportamentista sia stata molto influente in quella cultura americana. La psicologia comportamentista spiegava e risolveva il tutto inserendo i comportamenti umani in un ambito socio-culturale dando alle istituzioni un ruolo fondamentale a quanto avveniva nell'individuo. E' chiaro che si tralasciava con quella psicologia di fare i conti con l'inconscio: la vera causa di ogni atto umano. Tutti e due i campi di indagine hanno risvolti scientifici e se vogliamo illuministici; tendono a trovare positivi riscontri nella risoluzione del problema della distruttività. Sigmund Freud ritiene che aumentare la consapevolezza dei meccanismi inconsci e delle sue forze ritenute quasi invincibile poteva creare un giusto allontanamento della distruttività: 'la dove c'è l'Es ci sia l'Io'. Sigmund Freud fu uno degli ultimi esponenti della filosofia dell'Illuminismo. Credeva sinceramente nella ragione come nell'unica forza che l'uomo possieda, e che sola può salvarlo dalla confusione e dal decadimento. Postulò sinceramente l'esigenza della conoscenza di sé, mettendo a nudo i desideri inconsci dell'uomo.
Ad ogni modo nel suo libro Erich Fromm lamenta come gli antropologi non abbiano indagato molto sulle comunità umane primitive che dimostrano come l'aggressività sia un carattere sociale e non individuale; analizzando circa 30 comunità primitive Fromm ha notato come prevalesse una natura pacifica e la violenza, la crudeltà e l'ostilità siano ridotte al minimo: in quelle società si esalta la vita. Quindi la guerra è un fatto raro e non dovuto all'interpretazione istintuale: violenza e crudeltà non sono innate. Questo non vuol dire che non siano diffuse e nelle società più moderne. Per Erich Fromm quindi la storia non va confusa con la biologia.
Erich Fromm poi aggiunge al 'terribile amore per la guerra' di James Hillman anche la riflessione che la guerra è una ribellione indiretta contro l'ingiustizia, l'ineguaglianza e la noia che dominano la vita sociale in tempo di pace, e non bisogna sottovalutare il fatto che, se un soldato combatte il nemico per la sua pelle, non deve combattere contro i membri del suo gruppo per avere cibo, cure mediche, riparo, vestiario, che gli vengono forniti da una specie di sistema perversamente socializzato. Il fatto che la guerra abbia queste caratteristiche positive è un triste commento alla nostra civiltà.
In conclusione: l'uomo evolvendo ha la capacità di orientare il proprio sviluppo con l'intelligenza determinando lo schema della sua cultura; questa capacità, che nessun animale possiede, permetterà di abbandonare le guerre. Quindi le guerre ci potranno dire a che punto è la nostra evoluzione. Quanto umanesimo abbiamo raggiunto.

martedì, luglio 22, 2025

Un terribile amore per la guerra
di Giorgio Boratto

La guerra continua: dovrebbero essere la filosofia e la teologia a produrre pensieri forti sulla guerra; basti pensare che già Eraclito, agli albori del pensiero occidentale, disse che 'il conflitto è padre di tutte le cose', ma è la psicologia e in particolare la psicoanalisi a farci comprendere l'origine della guerra. Così James Hillman -psicologo di formazione junghiana morto nel 2011- con il libro: 'Un terribile amore per la guerra' affronta questo tema per comprenderlo ed immaginarlo per farlo cessare. Il libro è un dettagliato excursus sulla guerra ed i suoi meccanismi di attuazione.
Infatti scrive Hillman: “Se non entriamo dentro questo amore per la guerra, non riusciremo mai a prevenirla né a parlare in modo sensato di pace e disarmo. Se non spingiamo l'immaginazione dentro lo stato marziale dell'anima, non potremo comprenderne la forza di attrazione. In altre parole, occorre "andare alla guerra", e questo libro vuole essere una chiamata alle armi per la nostra mente. E non andremo alla guerra "in nome della pace", come tanto spesso una retorica ipocrita proclama, ci andremo in nome della guerra: per comprendere la follia del suo amore.”.
Leone Tolstoj con Guerra e pace, considerato lo studio più esauriente e più immaginativo mai tentato sulla guerra, conclude: "Perché milioni di uomini cominciarono ad ammazzarsi a vicenda? Chi glielo ordinò? Si direbbe fosse chiaro a ciascuno che nessuno di loro ne avrebbe tratto alcun beneficio, ma anzi per tutti le cose sarebbero peggiorate...perché lo fecero?”. Tolstoj irrise la pretesa di scoprire le cause della guerra e decretò che la guerra è governata da una sorta di forza collettiva che trascende la volontà umana individuale.
Fu per primo Giambattista Vico a interessarsi dei motivi di fondo del diritto, della lingua, della letteratura: dei temi ricorrenti, le strutture e le forze eterne, ubiquitarie, emotive e ineludibili che agiscono in ogni vita umana, in ogni società umana, alle quali dobbiamo inchinarci, insomma sono le forze che possiamo definire archetipiche. La guerra è una di queste.
Se scaviamo in profondità scopriremo che ci sono delle forze archetipe che riportano alla luce i temi mitici che attraversano i tempi e sono senza tempo. E la guerra è una di tali forze. La guerra è un tema senza tempo dell'esistenza umana che riceve al pari di altre cose il significato dai miti; è qui la grandezza della cultura greca: riconoscere la tragedia.
Non possiamo dimenticare sulla guerra il poema l'Iliade che Omero compose intorno al 730 a.C.: 'miserabile, lacrimosa, dolorosa, raccapricciante'; così viene descritta la guerra nell’Iliade, un poema che narra la lotta tra due eserciti in lizza per la città di Troia ed è considerato uno dei più grandi capolavori della letteratura.
Sopra ogni cosa, l’Iliade raffigura costantemente la guerra come una forza odiata che rovina ogni vita che tocca. Il poema evoca il destino di tutti: quello dei guerrieri, greci e troiani; quello delle donne catturate e di quelle amate; quello di coloro che sono troppo giovani e di quelli che sono troppo vecchi per combattere; dei vittoriosi e dei vinti, dei feriti, dei morenti e dei morti. James Hillman ci dice: ''Trattiamo la guerra a prescindere dai miti e degli dèi, come se miti e dèi fossero morti e sepolti''; eppure troviamo la tragedia e quella strana unione di amore e guerra anche leggendo i quotidiani di questi giorni di guerra in Ucraina, a Gaza e in Iran: la guerra incomprensibile e non immaginabile viene trasportata in una condizione mitica con gli dèi ben vivi e reali. Marte e Afrodite sono sempre fra noi.
Ma c'è da pensare: la guerra è davvero anormale? A me sembra che non sia così. Se guardiamo bene dopo la seconda guerra mondiale e dopo i grandi conflitti che l'hanno seguita. Dal 1975 in poi, il pianeta ha conosciuto innumerevoli guerre...fino ad oggi con Ucraina, Israele; Iran e ognuno potrebbe aggiungerne altre.
Si parla quindi di normalità della guerra sulla base della costanza nel corso della storia; ma se ne deve presupporre anche l'accettabilità. Le guerre non si combatterebbero se non esistesse chi è disposto a contribuire alla loro realizzazione: ci sono sempre masse pronte a rispondere alla chiamata alle armi, ad arruolarsi, a combattere.
Ma perché la guerra è normale: lo è perché è radicata nella natura umana o perché è essenziale per le società? E' fondamentalmente espressione dell'aggressività e dell'istinto di autoconservazione degli esseri umani o è un prolungamento del comportamento del branco? Per Platone: ''Tutte le guerre si originano per brama di ricchezze, e le ricchezze noi dobbiamo di necessità procacciarcele a causa del corpo (Fedone)''. Per Kant,“La guerra non richiede alcuna motivazione, ma appare radicata nella natura umana ed è addirittura considerata qualcosa di nobile”. La guerra, scrive invece Hobbes, ''è una situazione in cui ogni uomo è nemico a ogni altro uomo. Senza nemici è difficile fare la guerra''. Ma la guerra allora è innata o acquisita? Istinto aggressivo dell'individuo o pretese espansionistiche del gruppo sociale? In entrambi i casi però tutto riporta alla necessità di avere l'immagine di un nemico.
Ecco alla fine i miti sono sempre il nostro riferimento; sono il paradigma delle nostre azioni: nessuna forma di pensiero o di azione può escludere il mito. Se ne rese conto Sigmund Freud e anche Friedrich Nietzsche che con La nascita della tragedia prende la cultura greca e i suoi miti come aspetti prodromici che permettono all’uomo non solo di conservare se stesso, ma di raggiungere l’autosuperamento.
Non è un caso che Sigmund Freud poi abbia preso dal mito di Edipo, la sua simbologia per illustrare le passioni e i sentimenti umani: un paradigma dello sviluppo dall'infanzia allo stato adulto. Lo stato inconscio del nostro essere. Freud mutuò dai miti anche la figura di Narciso che poi Erich Fromm indicò come responsabile della distruttività umana. Egli scrive: ''In genere non si è consapevoli del proprio narcisismo, ma solo di quelle manifestazioni che non lo rivelano apertamente. Così, per esempio, il narcisista proverà un'ammirazione sproporzionata per i genitori o per i figli, e non avrà difficoltà a manifestare i suoi sentimenti, dato che questo comportamento è in genere valutato positivamente come pietà filiale, affetto parentale, o lealtà. Importante è poi il narcisismo di gruppo che trasforma la fantasia in realtà ed essendo condivisa da parecchi membri di un gruppo oltre che incentivare la solidarietà e coesione facilita la manipolazione soddisfacendo le poche ragioni di sentirsi orgogliosi. Il fanatismo diventa una prerogativa del narcisismo di gruppo. Diventa così un fenomeno semipatologico capace di manifestare forme di aggressione violenta.''.
Un'altra causa è la perseveranza nell'errore che secondo Barbara Tuchman conduce le nazioni e i loro capi verso il baratro, in una marcia della follia, come ha intitolato il suo studio sulle guerre, da quella di Troia a quella del Vietnam.
All'origine di tali catastrofiche scelte Barbara Tuchman individua la mentalità poco immaginativa della vita politica e burocratica, che mortifica l'intelletto efficace privilegiando l'esecuzione meccanica degli ordini. Esecuzione meccanica degli ordini, accettazione della catena gerarchica dell'autorità senza immaginare nulla oltre i fatti angusti, ridotti ad ancora più angusti numeri, sono caratteristiche che descrivono alla perfezione tutti i condannati capi nazisti, dal comandante del campo di stermino di Treblinka Franz Stangl all'esemplare Adolf Heichmann che ispirò Hannah Arendt alla definizione di 'banalità del male'.
Eppure ci sarebbe un altro modo per sconfiggere la violenza e la guerra: fare in maniera che ognuno acquisisca la responsabilità personale di ogni sua azione. Non ci sarebbe esercito che tenga se ognuno si rifiutasse di sparare e di aggredire l'altro. Per questo resiste la speranza che i pacifisti aumentino e diventino una vera maggioranza che prenda coscienza attraverso il riconoscimento che i miti sono la normazione dell'irragionevole, nell'identificazione c'è la loro virtù terapeutica.
James Hillman come indagatore psicoanalista ci racconta che la guerra non è inumana ma umana, e gli appartiene come la razionalità e il pensiero scientifico. Come si può dire che la guerra ci fa scendere a livello di animali se a farla sono solo gli uomini? James Hillman è stato un pacifista e racconta che la guerra si può fermarla solo facendo ridiventare un mito il suo culto. Attraverso il riconoscimento dei miti come normazione dell'irragionevole, si può trovare nell'identificazione la loro virtù terapeutica.
Così penetrando i segreti della guerra potremmo scoprire altri modi per soddisfare le sue richieste; altri modi di andare in guerra senza farla.

lunedì, aprile 14, 2025

I dazi disastrosi per gli USA

L'iPhone, della Apple, spiega bene come sia disastrosa per gli USA la politica dei dazi. L'iPhone è prodotto in Cina e con i dazi questo smartphone verrà a costare molto di più; anche se si producesse tutto negli USA. Inoltre negli USA non esiste un sistema di produzione uguale alle industrie cinesi come la Foxconn: la più grande impresa di componenti elettronici al mondo, basti sapere che produce iPode, iPhone, iPad, PlayStation, Nintendo, Amazon Kindle, Televisori Sony ecc...
Attualmente la Foxconn, nata nel 1974 assembla il 40% dei prodotti di elettronica di consumo del mondo, ha impianti oltre che in Asia anche in Europa e in America latina.
La fabbrica cinese della Foxconn è chiamata anche 'iPhone City' e occupa circa 400.000 lavoratori. Negli USA volessero fare un impianto del genere oltre ad essere fuori dai tempi soprattutto mancherebbe il personale, la disoccupazione è al 4% a meno che non aprano le frontiere all'emigrazione. Neanche la strategia di importare con urgenza 5 aerei cargo zeppi di iPhone salverà la Apple dalla politica dei dazi imposti alla Cina. Un altro colpo alla Apple può venire dalla rivale per eccellenza, ovvero la coreana Samsung; infatti alla Corea viene imposto un dazio del 25%, molto inferiore a quello cinese.
Intanto la Apple ha avuto un calo in borsa e chissà cosa ne pensa Tim Cook, amministratore delegato dell'Apple, che era tra gli invitati all'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

mercoledì, marzo 19, 2025

Trump e Putin

Consoliamoci questo è l'ultimo mandato di Donald Trump mentre per Vladimir Putin lo dovremo sopportare con la sua politica imperiale fino al 2036 se non oltre. Allora avrà compiuto 83 anni, mentre Trump li compirà a fine del suo mandato nel 2010.
Cosa si prevede? Che negli USA tutto tornerà come prima; mentre nella Russia niente è dato per scontato.
D'altronde Putin vorrebbe, come Trump per l'America, fare grande la Russia e dal punto di vista geografico lo è già: è la nazione con più territorio di tutte e forse non gli basta. Trump vorrebbe essere invece Putin, ma questo non sarà possibile: oltre l'età c'è il vincolo del doppio mandato e questo bloccherà il tycoon. Ad occidente possiamo essere tranquillizzati. Con Putin è diverso e l'Europa fa bene ad avere paura.
In questo gioco di potenti manca la Cina e questo è il vero aspetto che deciderà il rapporto tra Trump-Putin. La Cina con il tempo diventa sicuramente il paese più potente e ricco del pianeta.
Tutto il mondo aspettava i risultati della telefonata tra i due Trump – Putin; ma questa è solo un escamotage per aiutare Putin a fare terra bruciata dell'Ucraina. Trump si rivela quello che è: tutto fuorché che un negoziatore. Lo si vede da come si comporta sui dazi, sulle acquisizioni territoriali quali Groelandia e Canadà, sulle leggi fondamentali dei diritti umani...insomma tutte cose che andrebbero trattate diversamente.
Putin ha solo uno scopo: prendere con la forza le parti ricche del mondo e per questo mette in gara l'autocrazia contro le democrazie liberali. Trump sicuramente gli dà una mano.

Il Fatto Quotidiano 19/3/2025

venerdì, marzo 14, 2025

'C'è del marcio in Occidente' di Piergiorgio Odifreddi

C'è un libro scritto dal matematico logico Piergiorgio Odifreddi: 'C'è del marcio in Occidente', (Raffaello Cortina 2024) che descrive bene il pensiero 'marcio' occidentale; quello nato in Europa è che domina o ha dominato il mondo. Nel libro sono riportati interessanti passaggi di numerosi uomini di cultura paradossalmente cresciuti e vissuti in occidente o meglio in quella che chiamiamo la sua civiltà. Dostoevskij, Gandhi, Einstein...di quest'ultimo riporta un pamphhlet -Come io vedo il mondo- che dice tra le altre cose sempre attuali: (Antimilitarismo) “La cosa veramente preziosa nella vita umana non mi sembra essere lo stato, ma l’individuo. E la peggior manifestazione della vita gregaria è il militarismo, che io aborrisco. Che un uomo trovi piacere nel marciare inquadrato a suon di musica, basta per meritargli il mio disprezzo. Costui ha ricevuto un cervello solo per sbaglio: un midollo spinale era tutto ciò di cui aveva bisogno.”
“(Pacifismo) La guerra mi sembra ignobile e spregevole. Preferirei lasciarmi fare a pezzi, piuttosto che partecipare a un’azione così miserabile. Ciò nonostante, la mia considerazione dell’umanità è così alta, da farmi credere che questo flagello sarebbe da lungo tempo scomparso, se il buon senso delle popolazioni non fosse stato sistematicamente corrotto dagli interessi politici e commerciali, per mezzo della scuola e della stampa.”...una visione, radicalmente anti-occidentale. Come quella di tutti gli altri: Fidel Castro, Nelson Mandela, Patrice Lumumba, Martin Luther King; nuovamente di quest'ultimo citato: “Io credo, spero, prego che qualcosa di nuovo possa emergere nella vita politica, e produrre un uomo nuovo, delle istituzioni nuove, e una vita nuova per l’umanità. Ma so che non succederà, a meno di una radicale rivoluzione dei valori. Fino a quando le macchine e i computer, il profitto e le proprietà continueranno a essere considerati più importanti delle persone, la triade nera del razzismo, del materialismo e del militarismo non potrà essere sconfitta. E una civiltà può andare più facilmente in bancarotta per la morale che per la finanza.”
Poi ancora ci sono le note di altri personaggi che hanno a loro modo messo in in discussione le prerogative formali del pensiero Occidentale; Konrad Lorenz, Aleksandr Solženicyn, Charles Darwin.
Sembra che razzismo, colonialismo, militarismo, capitalismo, guerre mondiali sia tutto partito dall'Europa e dalla sua civiltà: un mondo che ha condizionato l'umanità come nessun altro. Nella riflessione dell'autore non manca i riferimento alla religione dell'unico Dio, al monoteismo che abbraccia giudaismo, islam e cristianesimo: per tutti 'Dio con noi'.
Altro paradosso che chi ha fatto nascere l'America con la sua civiltà e l'ha portata ad estremizzare l'Occidente in ogni maniera oggi se la ritrova contro. L'America figlia e matrigna dell'Europa pare voglia far scontare le sue colpe secolari. Ma l'America o meglio gli USA -i nostri liberatori dal fascio-nazismo- non sono certo immuni da grandi peccati contro l'umanità. Non va dimenticato che l'attuale Occidente comprende oltre gli Stati Uniti, “l’Europa, Israele, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda, e in parte il Giappone, costituiscono una fluida alleanza, che canta in coro über Alles. Cioè, “uniti siamo il meglio del mondo”. Anzi, “siamo gli unici degni di considerazione”.
Nel caso del modello economico-politico dell’Occidente, basato sul combinato disposto di mercato e democrazia, l'Occidente pensa che sia il miglior di tutti i modelle possibili: ma questo atteggiamento che piace a noi, 'può diventare un accidente per gli altri'. Un momento di riflessione lo apporta il libro sul nazismo, il terrorismo e le religioni: genocidi, attentati e crociate sono parti di un Occidente che non ha mai smesso di governare il mondo. Per vincere il nazismo si è dovuto usare una medesima violenza. La stessa guerra in Ucraina porta molte responsabilità delle politiche europee.
Un libro da leggere sicuramente, anche se poi non si può essere d'accordo su tutto il 'marcio' evocato, che si conclude con gli aspetti filosofici che hanno determinato la cultura dell'Occidente a partire dai Greci.

mercoledì, marzo 05, 2025

Il Pniec e il nucleare

Il PNIEC, ovvero il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima; nato nel 2019 si prefiggeva di attuare un piano di sostenibilità energetica per salvaguardare il clima. Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili con l'occhio mirato ai costi e ai benefici ambientali con date utili alla decarbonizzazione quali il 2050. Il PNIEC non parlava di nucleare e tra le molte voci c'era il contributo in base agli abitanti ai Comuni che investivano nel risparmio energetico. Ma ecco che il 1 luglio del 2024 nel trasmettere il PNIEC a Bruxelles, veniva aggiunto con una nota del ministro Gilberto Pichetto Fratin il rilancio del nucleare; in particolare lo scenario sull’energia nucleare, sia da fissione nel medio termine (a partire dal 2035) che da fusione (a ridosso del 2050).
Ricordo che immediata fu la risposta a tale scelta e in un appello, lanciato in una lettera aperta, da Energia per l'Italian un gruppo di docenti e ricercatori diceva: 'È indispensabile rivedere gli scenari proposti nel Pniec che prevedono l’impiego del nucleare, perché tali ipotesi, oltre a essere palesemente irrealizzabili, sottrarrebbero importanti risorse all’obiettivo della decarbonizzazione per il nostro Paese'.
Di 'scelta irrazionale' invece parlano il WWF Italia, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club e Transport&Environment. 'L’inclusione dell’atomo serve solo a mantenere lo status quo perché qualsiasi apertura alle tecnologie nucleari fissili, che in realtà nulla hanno di nuovo, dopo che in Italia ben due referendum si sono espressi in senso contrario, avrebbe comunque tempi ben più lunghi di quelli dettati dalla traiettoria della transizione'.
Tutto la dice lunga sulla distanza dei proclami dell'esecutivo sul nucleare e la realtà. Non abbiamo risolto il problema di dove collocare il deposito delle scorie nucleari. Non abbiamo concluso i lavori di smantellamento delle centrali chiuse dopo il referendum contro l'atomo del 1987. E non abbiamo neanche un piano sul da farsi.
Emblematica è la questione del rientro in Italia, dalla Francia e dell'Inghilterra, delle scorie radioattive previste entro quest'anno. Nel 2001 a oggi abbiamo pagato circa 1,2 miliardi di euro per farcele tenere fuori dall'Italia. Poi bisogna saper che dovranno rientrare oltre 235 tonnellate di scorie nucleari il cui costo pagato è in realtà riservato....e ora dove le metteremo? Nessuno le vuole.
Ad oggi forse non tutti lo sanno ma abbiamo sul territorio italiano 20 depositi temporanei di rifiuti radioattivi. Sono quelli dei centri di ricerca, degli ospedali con le loro sezioni di radiomedicina, di diagnostica, di trattamenti oncologici con radioisotopi o diagnostica per immagini nucleari; ma quelli previsti per il rientro dall'estero sono ad alta attività, e andranno stoccati all’interno di un deposito geologico di profondità, e anche quello, insieme al dove al momento è in fase di progettazione.
Tutti argomenti che fanno allontanare il governo dalla realtà.

giovedì, febbraio 27, 2025

Siamo sicuri che Trump conosca Putin?

Vladimir Putin come Benjamin Netanyahu sono stati condannati per crimini di guerra dalla Cpi, la Corte penale internazionale dell'Aja. Però Donald Trump non la riconosce e quindi tratta Putin e Netanyahu come amici. Ma le loro politiche sono contro il diritto internazionale e senz'altro Trump non conosce veramente Putin.
Vladimir Putin è il presidente russo da oltre 25 anni e ha rinnovato il suo mandato modificando la legge costituzionale dei due mandati, assicurandosi il potere fino al 2036; quindi per altri 11 anni. Lui è ritenuto anche il mandante di molti omicidi in primis della giornalista Anna Politkovskaya e anche del suo rivale politico Alexei Navalny. Vladimir Putin si è distinto nella feroce repressione in Cecenia e con la chiusura dell'opposizione interna. Il suo obiettivo è far finire l'egemonia mondiale occidentale, specie quella degli USA e per questo non esita a proclamare guerre.
Ma per sapere di più basterebbe che Trump leggesse il libro di Elena Kostioukovitch: 'Nella mente di Putin' edito da La nave di Teseo. In questo libro troviamo un’analisi profonda della situazione catastrofica in cui la Russia di Putin si è andata a cacciare. Questa è la vera causa della guerra contro l’Ucraina.
Ma cosa c'è nella mente di Putin? Già all'inizio del libro l'autrice è chiara: “Per cercare di scoprirlo, può essere utile affidarsi alle analisi dei politologi, con le loro fonti colte e il loro metodo efficace. Ed è validissimo pure l’approccio storico-biografico, cerebrale, di matrice psicanalitica, che si concentra sull’analisi del suo linguaggio. In tal modo si evidenziano persino le parentele del suo vocabolario con il lessico del Terzo Reich. Basti notare che il leader russo, parlando di “soluzione finale” della questione ucraina, ha auspicato una okonchatelnoe reshenie (equivalente russo dell’Endloesung tedesco), richiamando proprio la “soluzione finale” prospettata dai nazisti contro gli ebrei a partire dalla Conferenza di Wannsee (1942).

”. A questo riguardo anche il nostro presidente Mattarella nel descrivere l'intervento in Ucraina è stato preciso Il libro di Elena Kostioukovitch va avanti indagando sulle basi della filosofia che accompagna il potere perseguito da Putin; una specie di 'razza ariana' in versione russa: una farneticazione sulla 'superiorità genetica' russa. Poi c'è tutta la serie di mitologie legate alla numerologia, ai simboli quale la 'Z' che campeggia sui carri armati...insomma, 'Il leader russo è mosso da una motivazione messianica che lo priva di ogni cautela. Infatti ha proclamato il 18 ottobre 2018, parlando con i giovani del “club Valdai” (proprio quello intitolato in onore della Valle della morte): “Noi moriremo, okay, ma saremo martiri e andremo in Paradiso! E gli altri creperanno e basta”. Il pubblico in sala annuiva.”. (pag. 44).
Con chi fa la pace Trump? La fa solo asservendo un guerrafondaio.