lunedì, agosto 02, 2004

Serata magica:la festa di "urban night"

Serata magica quella di sabato 31 luglio; una serata di mezza estate da ricordare: la Festa Urban Night.
Con un ricco menù di animazioni, nelle piazzette e nei vicoli, si è festeggiata l’apertura del Museo del Mare: l’intervento più importante del programma di Urban2 che con il suo intervento di qualificazione urbana ha investito complessivamente circa 30 milioni di Euro, di cui 11 milioni a carico della Comunità Europea. Ma la festa è stata anche l’occasione per gustare la città notturna e i genovesi hanno risposto alla grande.
Io ho iniziato la serata di festa in Piazza Lavagna dove Federico Siriani, con le sue canzoni, dalle ore 21 ha deliziato i presenti seduti ai dehors di Caos e Exultate. Un prosecco, due stuzzichini e poi via lungo i vicoli, verso il Galata. Solo pochi metri e incontro una prima banda di dixieland, i suoni trasmettono una naturale allegria, incoraggiano anche il ritmo della passeggiata. Altra constatazione, le luci dei negozi e caffé aperti; solitamente a quest’ora nei vicoli c’è solo la luce delle lampare. Evviva anche i commercianti rispondono all’evento spettacolare.
La folla più ci si avvicina alla Darsena, più cresce. La musica di un tango attrae tutti in un punto particolare: è a due passi da una lunga coda di persone in attesa di entrare al Museo del Mare. Cosa fare? Fermarsi a gustare la musica e godersi le evoluzioni dei ballerini o aumentare la coda? L’affluenza all’inaugurazione è eccezionale, non solo per la curiosità e perché “agratis” –come si dice a Genova - ma, per l’interesse che i genovesi riservano alle navi, alla sua cultura, alla vita di mare.
La sosta per la musica argentina è d’obbligo ma poi vedendo un movimento “avanti tutta” della coda…eccomi. Pochi minuti e sono dentro; dentro il Museo del Mare che Giulio Nepi ed uno slideshow illustrano bene su Mentelocale.it.

Il viaggio nel viaggio di mare è iniziato ed ora c’è il tempo di tante soste per tante emozioni: carte, modelli, mappe, navi, immagini, cinema, suoni, luci, documenti…tutto sopra il mare. E per il sotto? Cento metri indietro e c’è l’Acquario. Insomma a Genova c’è tutto il mare: da conoscere, amare e rispettare.

Genova ha concentrato gli sforzi per racchiudere il suo sapere marinaro e la sua ragione in questo Museo del Mare. Costruito nell’ambito di GeNova 2004 rimarrà come segno permanente a ricordarci quest’evento e insieme per rimarcare la sua vocazione, se ancora ce ne fosse bisogno, di continuare la sua vita per il mare.

Le emozioni di questa bellissima serata non sono ancora finite, all’uscita del Museo del Mare mi ritrovo in Via del Campo e nella piazzetta Vittorio De Scalzi, dei New Trolls, sta cantando una canzone di Faber De Andrè. Era appena finita l’esecuzione di “Quella carezza della sera…” che De Scalzi concluderà il ricordo di De Andrè, con l’amico Gianni Tassio, riproponendo “Via del Campo”. Tutti i presenti cantano insieme e il momento è fantastico. Raggiunta via Garibaldi ormai è mezzanotte ed i Black Fusion in Piazza della Meridiana hanno appena messo via gli strumenti; la via però è animata come fosse di giorno, anzi di più, ma non erano partiti tutti con il week end del primo agosto? Speriamo che una serata così si ripeta. Sarebbe un sogno farla diventare l’estate genovese?

giovedì, luglio 29, 2004

In ricordo di Terzani: una sola vita non basta

La notizia della morte di Tiziano Terzani mi raggiunge mentre sto leggendo il suo ultimo libro: “Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo” che prende spunto dalla scoperta dell’autore di avere un tumore, anzi tre. Lo scrittore e giornalista di numerosi libri, reportage, saggi e racconti scriveva nel suo ultimo libro: “a pensarci bene, dopo un po' il viaggio non era più in cerca di una cura per il mio cancro, ma per quella malattia che è di tutti: la mortalità”; questa nostra mortalità ce l’ha raccontata attraverso le sue innumerevoli vite.
Sì, per me Terzani ha dimostrato quante vite possiamo vivere, quanta ricchezza disponiamo, quante possibilità di conoscere e rinascere abbiamo e non usiamo; di più poi ci ha dato una grande lezione di tolleranza, interesse, se non amore per gli altri.
Ho iniziato a conoscere Terzani nel lontano 1975 quando con il suo celebre reportage, poi riportato nel libro “Giai Phong! La liberazione di Saigon” (1976),  raccontò la presa di Saigon da parte delle forze vietcong. Fu uno dei pochi giornalisti rimasti a Saigon e Dopo avrei letto “Pelle di Leopardo”; “La porta proibita”; “Buonanotte signor Lenin”; “Un indovino mi disse” e “In Asia”. In ultimo poi avevo apprezzato il suo “Lettere contro la guerra” cui rispondeva a Oriana Fallaci, fiorentina come lui, al suo libro “La rabbia e l’orgoglio” contro l’islam, con grande intelligenza e senza mai trascendere in insulti.
Egli, come racconta, ha lasciato l’Italia giovane iniziando come corrispondente, scrivendo in tedesco, per il settimanale Der Spiegel, è vissuto in molti paesi dell’Asia ed in ognuno ne ha assorbito la cultura ed i costumi; aveva poi scelto, dal 1994, l’India come sua ultima dimora trovandovi in essa la sua “ragione” per le ragioni altrui. L’India è infatti un paese di antica tradizione, civiltà e cultura religiosa che ha accettato tutte le altre varie religioni e tradizioni senza cercare di convertire nessuno come invece fanno l’Islam e il cristianesimo che sono religioni “aggressive”. “Ogni religione ha una sua bellezza ed il mosaico delle diverse religioni non fa che arricchire l' insieme dell' umanità…qualcuno qui si chiede giustamente perche' si debba celebrare anche qui la fine di un secondo millennio, calcolato secondo un calendario fondato sulla nascita di Cristo, il cui nome non sarebbe che una variazione del dio Krishna nato in India molto prima e la cui capitale, ora sotto il mare, e' appunto oggetto di grandi scavi archeologici per essere riportata alla luce.”. Così Terzani scriveva in un articolo del 1999.
Ancora scriveva in quegli anni: “L'India è una straordinaria cassaforte di umanità, una gigantesca arca di Noè stivata di uomini di tutte le epoche, di tutte le civiltà, di creature ancora non addomesticate e deformate dal progresso, ancora non indebolite dal vivere urbano e fra cui potrebbero essere sopravvissuti anche dei seguaci di Giove. Eppure proprio oggi anche quella immensa riserva sta per appiattirsi, per eliminare le sue interne diversità. Le cause ultime sono sempre le stesse: la razionalizzazione, le regole di mercato, la logica dei commercianti. Le antiche società sapevano che non si poteva lasciare a costoro la gestione del mondo e non a caso Confucio, sistematizzando la struttura piramidale della società cinese relegò i mercanti al livello più basso, dopo i sapienti, i militari e i contadini. Oggi le società moderne hanno rovesciato quella piramide ed i mercanti con la loro etica, la loro estetica sono in testa a tutti”.  
Terzani con la sua vita mi ha fatto pensare che una sola vita non basta a vivere tutta la diversità che esprimiamo come umanità. Una sola vita non basta a raccontarci.
Allora? Allora noi siamo ancora perché siamo anche…siamo mille cose senza esserne in fondo nessuna; siamo parti di un Tutto che, a cercarlo bene, è in seno ad ognuno e se sapessimo interrogarci profondamente non solo conosceremmo noi stessi, ma conosceremmo anche l’altro. Conosceremmo così l’islamico, l’ebreo e il cristiano come l’indù, l’ateo o il buddista e non è utopia dire che conosceremmo la pace.
Io ho conosciuto Tiziano Terzani attraverso i suoi libri e mi pare di aver fatto con lui un bel tratto di strada, di avergli camminato a fianco pur restando seduto qui nella mia casa. Ora che Tiziano è scomparso penso che ora sia il suo spirito a camminare con me. Grazie Terzani.

domenica, luglio 25, 2004

Devolution

Mio articolo pubblicato ieri sull'Unità
Scuola, Sanità, Polizia, Fisco, queste sono le competenze che la cosiddetta devolution vuole trasferire alle Regioni, ma si parla dei costi? La realizzazione di questo tipo di federalismo è compatibile con le attuali risorse economiche e la promessa di abbattimento delle aliquote fiscali? No. Anche per questo motivo l’attuale governo dimostra tutta l’incompetenza e l’avventurismo possibile.
Se questa accozzaglia di ministri, con in testa Berlusconi, non viene fermata per l’Italia si prospetta un patatrac economico e istituzionale le cui conseguenze saranno gravi e imprevedibili.
Ormai ognuno nel governo corre per conto suo: riforma pensionistica, manovre economiche con tagli a quegli enti locali cui dovrebbero essere destinate le risorse per la devolution, promesse e determinazioni di diminuire le tasse senza spiegare dove reperire le risorse finanziarie per la copertura dei mancati introiti, sanità in discesa e costi in salita, scuola gettata nel caos- pronta a soccombere a scapito delle private- con le competenze date alle regioni per farla diventare fucina di interessi locali. Non parliamo poi della polizia regionale…
Ma si riesce a comprendere che dove esiste il federalismo sono stati federati stati e grandi comprensori geografici? Cos’è questa devolution che decentra poteri in Calabria, Liguria e nel Molise come fossero stati a sé? In Italia esistono già le autonomie locali e grandi possibilità di decentramento dei poteri applicando bene o perfezionando le attuali leggi. Dove ci porterà la devolution? Solo a mantenere come ministro Calderoli? Meno male che poi ci dovrà essere un referendum e allora si scoprirà che quei leghisti sono una minoranza della minoranza. 

 

sabato, luglio 24, 2004

Al concerto di Joan Baez

Serata da reduci? Poteva esserlo quella del concerto di Joan Baez all’Arena del Mare nel Porto Antico di Genova, ma per la sentita partecipazione e l’eterogeneità del pubblico non lo è stata: si è assistito invece ad una bella serata di buona musica.
L’ex ragazza di Bob Dylan a Woodstok, l’usignolo d’America, è oggi una signora sessantenne che emana un elegante fascino: con il tempo si è affinata e la folksinger, di tante battaglie per la pace e i diritti civili, oggi si presenta con classe, semplicità, con la sua immutata bellissima voce.
Ha aperto il concerto Jhos Ritter e subito si è entrati nel clima di quella musica folk americana che ha portato al successo Joan Baez. Josh Ritter è bravo, niente da dire, è un nuovo talento della musica americana e anche se per essere eccentrico si presenta nell’arena estiva in giacca e cravatta ci trasporta in alto con le sue sonorità vellutate fatte da sola voce e chitarra. Per qualche istante a me è parso di ascoltare quasi un Jacques Brel in “Le Plat Pays”…ma qui c’è un Bob Dylan in salsa dolce, un Tom Pretty reinterpretato, c’è il cuore della musica folk-rock. Quindi un giusto prologo nell’attesa di Joan che si fa subito perdonare per il piccolo ritardo attaccando con “Farewell Angiolina”; subito dopo una canzone, Deportees, dedicata a Michael Moore, l’autore anti Bush di “Fahrenheit 9/11” e vincitore con questo film della Palma d’Oro 2004 a Cannes.  Poi arriva l’applauso più intenso di tutta la serata, con il pubblico si alza in piedi commosso, quando Joan Baez dice: “Chiedo scusa per quello che il mio governo sta facendo nel mondo”. Joan Baez non è cambiata; con forza e semplicità ribadisce concetti antichi e sempre attuali. Grazie Joan.
Si prosegue con “Christmas in Washington” e qui ricorda che lo spirito dei grandi uomini ritorna. Ritorna Ghandi, ritorna Luther King, ritorna Woody Guthrie e con quest’ultimo si intende anche l’anima popolare della musica, la sua coerenza.
Il concerto continua con “Diamon and rust”: “We both know what memories can bring. They bring diamonds and rust” - entrambi sappiamo cosa possono portare i ricordi. Portano diamanti e ruggine- e qui i nostri ricordi vengono spolverati con alcune canzoni italiane: c’è un grande prato verde…c’era un ragazzo che come me amava i bestles e i rolling stones…
Bellissimo per me è stato vedere una giovane con il telefonino rivolto verso il palco gridare: “Senti mamma? Senti è Joan Baez”; in quel momento stava cantando “Here’s to you Nicola and Bart, Rest forever here in our hearts” accompagnata dal pubblico. Era iniziata la serie di bis. 
Una carrellata di successi conclusa con “Forever young”. Sì, Joan, non ci sono reduci, ci sono dei sempre giovani che seguono altri giovani per continui ideali.

martedì, luglio 20, 2004

Di poesia ne so


Ascoltate me che di poesia ne so: sono un poeta;
lo sono come potreste esserlo voi.
Io sono un poeta perché ho sentito le poesie,
ho sentito le vostre e scritto poi le mie. 
Io sono un poeta per un semplice fatto:
so arrabbiarmi ridere e piangere;
dite che non basta? C’è qualche altro sapere?
No, sono un poeta perché ho un contatto,
scendo o salgo con voi aggrappato alle stesse corde,
poi descrivo quello che succede:
la realtà di un’intima comune condizione.
Scopro allora tutta la bellezza che ci rimane;
ci rimane tra le mani…
ed è solo un caso se qualcuno poi stringe una penna.
E se uno sono io, di poesia ne so.

domenica, luglio 18, 2004

Dolore e trasformazione

 
Per chi sa superare il dolore più grande come la perdita di un figlio, di un genitore o della persona amata e continuerà a vivere con forza e coraggio, diverrà un re o una regina della vita.
Non si tratta di diventare sordi al distacco, alla separazione da cose e persone amate. Non si tratta neppure di diventare automi capaci di rimuovere i propri sentimenti; non c’è vita più nobile che superare una tragedia personale proseguendo nel futuro con l’accettazione del cambiamento, della trasformazione agita ora che quella presenza cui eravamo legati sentimentalmente non c’è più. Che cosa rappresentava quella persona persa? Basavamo forse la nostra felicità sulla presenza di quella?
In quei momenti di sofferenza non ci sarà nessuno a sostenerci e quel burrone che si apre davanti a noi potrà inghiottirci. Soffrire una perdita è naturale ma è possibile trasformare il dolore in conoscenza, in comprensione che quell’enorme vuoto lasciatoci dentro può essere il luogo dove non cadere ma imparare a volare.

Razza ariana

Ogni tanto qualcuno prova a progettare una “razza ariana”, concependola come frutto di uomini e donne, con un pedigree di “pura razza nordica ariana”, da ospitare in una fattoria; altri saltano l’ostacolo cercando di farli in provetta e altri ancora ci provano provando a clonare campioni umani perfetti.
Per tutti poi ci pensa la natura, ancorché prima degli uomini, a stendere un velo pietoso. Infatti leggo la notizia di un tal  Jürgen Rieger, di spiccate simpatie neonaziste, che ha fallito nel suo progetto per la mancanza di materia prima: uomini di pura razza ariana. Evviva i bastardi è dovuta a loro la salvezza del mondo.

sabato, luglio 10, 2004

Viva i pompieri di Viggiù

Un anziano di 75 anni, forse è meglio dire vecchio, infatti un gerontologo famoso ha detto che la vecchiaia inizia per effetto dell'attuale allungamento della vita a circa 74 anni, dice di essere entrato nella 4° età: l'ultima? Ma non era quella, la terza età? Mah!
Il vecchio leggendo i giornali è venuto a sapere che in agosto non sarà più parcheggiato al supermercato, reparto salumi, formaggi e surgelati per difenderlo dal caldo, ma nella caserma dei pompieri. Evviva, passerà dalle vacanze con vista su talleggio, soppressata e sofficini findus a quelle su pertiche, scale antincendio e carri anfibi. Di più ricorderà il film e la canzoncina: "Viva i pompieri di Viggiù che quando passano i cuori infiammano. Viva i pennacchi rossi e blu…". Che bello; lui è anche genoano.
Ma che bella pensata; ecco chi l'ha fatta: quelli del governo che si scoprono della terza età, della seconda repubblica ma che come idee sono rimasti alla prima…alla prima guerra mondiale che qualcuno definì "igiene del mondo". Andiamo bene. Proprio bene.

sabato, luglio 03, 2004

Dai, raccontacene una

Quello che si è consumato tra venerdì 2 luglio ed il sabato successivo è tra le giornate più nere del governo Berlusconi II; il ragioniere Tremonti, il mago della finanza creativa e dei condoni su tutto si è dimesso: per il governo un brutto giorno, per me un sollievo. Anzi, a questo punto mi manca qualcosa; mi manca una barzelletta del premier: su dai Berlusconi raccontacene una. Fai vedere che il tuo ottimismo va oltre le frontiere; fai vedere che dopo il "pat…pat" sulla tua pelata a Bruxelles sai riacquistare punti. Diamine, hanno proprio tutti perso la stima? Dai Berlusconi raccontacene una, raccontaci l'ultima…tu la sai.
Una barzelletta ti salverà: ci farà vedere di che pasta sei; ci dimostrerà che quello che succede non è una cosa seria e una risata seppellirà tutti. Tutti voi.

Marlon Brando è sempre lui

Marlon Brando era il mio cinema di allora, era l’eroe dei film della mia gioventù; il primo film che me lo fece conoscere e ammirare fu “Fronte del Porto” di Elia Kazan. Quel cinema non si esauriva nelle “prime visioni” e seguiva un lungo percorso in tante sale di periferia e di piccoli paesi che durava anni; la televisione sarebbe arrivata dopo a riproporli ma intanto il mito, il campione, c’era già.
In quel film che gli valse l’Oscar, Marlon Brando, interpretava Terry Malloy, un ex pugile che prendeva un sacco di botte per riscattarsi e schierarsi dalla parte degli oppressi: nasceva un eroe diverso, pieno di contraddizioni, ribelle e liberal insieme, che voleva cambiare le situazioni d’istinto; voleva ottenere giustizia e diritti affermandosi con la sua personalità. Insieme a Brando arrivarono Paul Newman, Clift Montgomery, James Dean ed Elvis Presley; arrivarono i modelli di una nuova generazione, di una gioventù definita “bruciata”. Via le cravatte e le giacche, era l’ora del giaccone a quadri rosso e nero di Terry Malloy e le ragazze diventavano tante Eva Marie Saint, Edie Doyle. Era l’ora del giubbotto di pelle nero de “Il Selvaggio” e le ragazze si chiamavano Kathie…un onda lunga che ha attraversato marce per la pace in Vietnam, contestazioni al perbenismo, al conformismo, bisogni di nuovi rapporti sociali scalciando l’ipocrisia, quasi una rivoluzione. Quasi.
Ecco arrivare nel 1972, “Ultimo Tango a Parigi” di B. Bertolucci e Marlon Brando è Paul un eroe negativo, il fallito, un uomo alla deriva che si interroga e ci interroga su un destino ineluttabile tra sesso e morte. Eccolo ancora Brando- Paul; eccolo ancora mito e grande cinema. Oggi la notizia: Marlon Brando è morto. Morto? E chi lo dice? Quel cinema non c’è più ma quei sentimenti che Brando attore ci ha saputo trasmettere ci sono sempre e “Marlon Brando è sempre lui”; come canta Luciano Ligabue.

martedì, giugno 22, 2004

da Silvano Agosti

Oggi ho trovato in un’intervista di Silvano Agosti una corrispondenza di idee per me molto importante. Trascrivo il passaggio dell’intervista che mi ha colpito e in cui mi ritrovo:
“…Credo che ogni persona debba essere l'autore del proprio destino del proprio vivere. Vorrei trasferirvi rapidamente queste tre condizioni profonde della mia visione del mondo. Sono condizioni impossibili da sradicare dalla mia incertezza . La prima é che ognuno di noi è all'origine, assolutamente, un capolavoro anche solo da un punto di vista biologico... La seconda convinzione é che voi vivete una volta sola e non due. La terza é che ognuno di voi non è mai esistito prima e mai esisterà dopo. Per queste tre ragioni è fondamentale che ognuno ci si rapporti a se stesso e agli altri come ci si rapporta ad un capolavoro. Se voi avete scoperto nella vostra soffitta un quadro di Van Gogh non credo che lo utilizzerete come vassoio per portare il caffè, anzi, lo metterete nel luogo più bello della casa e lo proteggerete. Questo senso di venerazione verso un capolavoro lo dovete trasferire su voi stessi e su chiunque incontrate...”.


sabato, giugno 19, 2004

Il Trattato Costituzionale UE

Ho letto con interesse il Trattato Costituzionale unico, approvato dal Consiglio Europeo, è un grande risultato; un evento storico che ci aiuta a guardare al futuro, in questi momenti difficili, con un po' di serenità. L'UE ha ora una carta che ne sancisce i principi fondativi, le regole e le finalità.
Dopo il Preambolo ci sono i primi tre articoli della Costituzione Europea che stabiliscono le definizioni e gli obiettivi dell'istituzione degli Stati uniti d'Europa; come si possono intendere? Da un punto di vista filologico il testo è sintesi di quei valori ispirativi la democrazia occidentale; così l'articolo 1 è una premessa politica, quasi a rimarcare differenze anche linguistiche, al vero corpo ideale rappresentato dall'articolo 2. Sì, in questo secondo articolo troviamo i nostri ideali; troviamo la nostra storia, le nostre aspirazioni e, anche senza riferimenti a valori cristiani diretti, si comprende che l'uguaglianza, la libertà, la giustizia e la solidarietà senza nessuna discriminazione sono nati in questa civiltà: sono radicati dopo un lungo percorso filosofico e riassunti dal libro più grande, dal Vangelo.
L'articolo 3 dopo richiama alla pace, al benessere, alla sicurezza, al mercato unico e libero -"nel quale la concorrenza è libera e non distorta"- per una crescita economica e sociale…ben detto, resta ora da metterle in pratica, si spera con una tranquillità in più: nessun paese si troverà d'ora in poi da solo ad affrontare totalitarismi e dittature. Nessun paese, non dimentichiamolo, di quelli che hanno dato origine a tutte le guerre mondiali, dichiarerà più guerra al vicino. Speriamo infine che serva anche a correggere quelle "storture" democratiche oggi presenti.

venerdì, giugno 18, 2004

Visioni

Ieri sui giornali genovesi campeggiava la notizia della comparsa dell'immagine di Padre Pio su la statua del Cristo degli Abissi in mostra dopo il reastauro. Questa è la mia opinione.

Il Cristo degli Abissi ci porta proprio negli abissi, quelli della mente e quella macchia dovuta ad un effetto di luci, dovrebbe essere letta come un test di Rorscharch, ovvero un sistema per individuare le nevrosi.
Già ritengo Padre Pio un santo che riporta indietro la fede di secoli: le sue stimmate e miracoli sono per me la testimonianza di una chiesa italica e discutibile sia esteticamente che spiritualmente; oggi la sua visione dimostra un inconscio collettivo sempre pronto a darci risposte sopranaturali a problemi quotidiani irrisolti.
Altro che sacro e religioso in quelle visioni si annida una fede diventata creduloneria e scoop; il sopranaturale divino e il “miracoloso” sarebbe poca cosa ed anche ridicola se divenisse lo scudetto di un frate da apporre all’emblema di un Cristo di bronzo.
Indirettamente la notizia e il suo “peso” mediatico ci rivelano non solo una nevrosi ma anche la schizofrenia di un’informazione che relega la guerra, in Iraq e nel mondo, in trafiletti interni…ecco a cosa serve forse Padre Pio.

giovedì, giugno 17, 2004

Impressioni sul voto

A mio parere nessuno può dirsi contento dei risultati elettorali; però se interpretati come una svolta del consenso berlusconiano allora c’è d’avere fiducia per un reale cambiamento della politica.
Queste elezioni hanno dimostrato che esiste uno zoccolo duro del 20% che non sarà facile scalzare; però bisogna ricordare che il berlusconismo esisteva nella società ancora prima di Berlusconi: era iniziato con “l’edonismo reaganiano” -ve lo ricordate? – poi con il craxismo si era affermato in Italia. Yuppy divenuti politici e quindi politici come falsi manager; affaristi come ideologi, partiti come bande armate di mazzette…Berlusconi aveva raccolto una eredità tutta sua e che l’insipienza della sinistra non era riuscita a trasformare.
Ora ci vorrà forse tempo ma un’inversione politica, che riflette anche un cambiamento di costume, è in atto; la crisi economica non permette apparenze: i ricchi torneranno ad essere i ricchi e una griffe non fa primavera.
Mentre scrivo una radio paradossalmente sta trasmettendo Renato Zero che canta: “I migliori anni della nostra vita…tienimi forte che nessuna notte è mai infinita…i migliori anni della nostra vita…”. A pensarli forse potevano anche esserli, quelli dell’edonismo e del berlusconismo, ma solo per un dato anagrafico, ora meno male che si stanno esaurendo. Rimanendo con Renato Zero sarà che “si sta facendo notte”?. Notte naturalmente buona.

Un bell'acquisto


Ho votato Marta Vincenzi ed è stata eletta al parlamento europeo con oltre 150.000 preferenze: un successo strabiliante per una candidata ligure che era conosciuta solo nella provincia di Genova e dintorni.
In campagna elettorale l’avevo avvicinata e gli avevo proposto l’acquisto del mio libro “La poesia come un accidente”, lei ha accettato e allora le dissi che le avrebbe portato fortuna. Le segnalai una poesia che lesse subito e vi trovò lo spirito che l’animava in quel momento. Eccola:

Cosa vediamo quando guardiamo un uomo?

Se quando guardiamo un uomo non vediamo un ricco o un povero, un bianco o un nero, ma noi vediamo un uomo...
Se quando guardiamo un uomo non vediamo un cattolico, un ebreo o un musulmano, ma noi vediamo un uomo...
Se quando guardiamo un uomo noi vediamo semplicemente un uomo, vediamo una poesia, vediamo una via all'umanità...
Se quando guardiamo un uomo noi quell'uomo lo vediamo, lo riconosciamo un passeggero come noi e lui ci vede uguali,
è perché abbiamo davanti un uomo intero.
E' perché siamo liberi.
E' perché abbiamo preso il sentiero indicato da Yeats: il sentiero di sinistra, quello che ci ha fatto abbandonare la maschera sociale facendoci conservare uno strano pudore che ci fa salutare agli incroci.

Ecco è semplicemente questo che vorrei di nuovo: è cambiare il nostro sguardo insieme all'anno, al secolo e al millennio.
E' cambiare l'uomo?

Davvero un bell’auspicio.

domenica, giugno 13, 2004

La poesia è già scritta

La poesia è già scritta; arriva con parole conosciute
Parole semplici con significati profondi che toccano tutti…
E non serve evocare cuori, amori, cieli e angeli, colombe e colori
E non servono rime, ripetizioni, andare a capo o ritornare sui propri passi
Quando arriva la poesia, tu la riconosci e ti meravigli
Ti meravigli come un bambino che scopre quello che c’era sempre stato.

sabato, giugno 12, 2004

Ogni città

Per me ogni città dovrebbe avere una chiesa, una sinagoga e una moschea; ogni città dovrebbe avere una piazza, una scuola ed un teatro. Ogni città, per chiamarsi tale, dovrebbe avere anche una pensione, un’osteria ed una biblioteca.
La città dovrebbe poi essere il luogo dove incontrare sempre gente nuova, oppure incontrare le stesse persone o ancora il posto dove non incontrare mai tutte quelle che l’abitano.
Però la città dovrebbe essere di tutti, così la penso seduto in Piazza De Ferrari mentre davanti mi passano persone indaffarate, tutte con la premura di raggiungere qualche altro posto e chi sta fermo e silente come me, qua davanti a Palazzo Ducale, riflette.
Però la città, e sì che ci conosciamo, poi ci divide: c’è qualcuno che la città la vuole diversa, c’è qualcun altro che la considera solo sua; c’è chi la pensa come la sua casa e chi solo una strada.
Però la città, ma chi l’ha fatta grande? Sono senz’altro, oltre che quelli che vi sono nati, tutti quelli che vi sono arrivati da fuori, da lontano: sono gli infiniti migranti che hanno portato una pietra; sono le persone innamorate che l’hanno sognata come dimora, sono quelli che l’abitano con il senso ospitale di far cittadini tutti. Siamo noi che accogliamo donne e uomini; ecco la città è dare il benvenuto.

giovedì, giugno 10, 2004

Mie poesie antiche

Alcune mie poesie scritte tantissimi anni fa ed ora ritrovate in un quaderno ingiallito:

Una stella

Allontanarsi dalla Terra
Arrivare ad una stella
E di là mirare un punto
Un punto, qualcosa di astratto
Un punto di punti: noi
Noi concreti nel pensiero
Il pensiero che tocca una stella
Ma si è uguali: punti.

Milena dalla voglia d'amare

Sea shell di Santo and Johnny
Passi lenti e fremiti nuovi percorsero il tuo corpo tra le mie braccia
Inesorabile è l'amore quando si ha voglia d'amare
Un lungo respiro ed un sì, fu l'ultima cosa prima che con un bacio
entrasse lo spirito d'amore
Poi altri fuggevoli baci percorsero tutto il tuo viso,
dai lobi al naso, dal mento alla fronte
E solo si soffermarono nell'oasi della tua bocca
Cingendoti di baci ci siamo amati
Milena dalla voglia d'amare.





martedì, giugno 08, 2004

Ancora Suq


Venerdì scorso si è aperto il SUQ, manifestazione culturale che da anni anima le iniziative culturali della città di Genova. Per quest'evento ho scritto:
Ancora il Suq, ancora incontri, scambi e cultura. Ancora il Suq, ancora ritrovi arabi, sudamericani ed orientali. Ancora il Suq a Genova dal 4 a 14 Giugno alla Piazza delle Feste nel Porto Antico.
Ogni volta con il Suq si realizza una scommessa e sono 6 anni con questo che il questo si materializza come d'incanto per farci respirare suoni, odori e colori di terre di fronte e lontane; di mondi esotici e misteriosi che poi scopriamo avere qui da noi.
Ogni volta Carla e Valentina, le menti ideatrici ed organizzatrici dell'evento Suq, sanno raccontarci qualcosa di diverso; questa volta con il progetto: "Il viaggio che gli altri ci portano" uniscono il viaggio fantastico che si compie con la lettura di un libro con quello della cultura che si concretizza nelle forme artistiche più varie e negli oggetti trovabili all'interno del medesimo Suq.
Così il Suq e il Salotto del Libro trovano in questa sesta edizione un connubio foriero di nuove conoscenze. Così è accaduto che, dopo lo spettacolo seguitissimo delle danzatrici del ventre, Piero Tarallo giornalista e viaggiatore ci ha portato in giro per il mondo raccontandoci qualche luogo affascinante e sconosciuto dei suoi numerosi viaggi.
Così viaggio e suq sono complemento di una sintesi culturale: i mercati che si incontrano in tutti i paesi raccontano costumi, usi, tradizione e con gli scambi di merce fanno camminare e conoscere la cultura di ognuno; insomma la storia di una frittata, di un biscotto, di una spezia o un tessuto sono anche la storia di un popolo, sono il loro viaggio…sono la vita.
Abbiamo ora tempo fino al 14 giugno per fare un grande viaggio fermandoci all'interno del Suq. Abbiamo, sotto la tensostruttura del Porto Antico, l'occasione di fare nuove conoscenze e insieme cultura.

lunedì, giugno 07, 2004

Allora, oggi una poesia

Questa sera sono andato in radio; su radio Mie TerreRadio – la web radio delle emozioni: http://pietrob.net/. E’ stato un momento piacevole e utile per conoscere oltre che Pietro Busalacchi, l’inventore, l’ideatore, il conduttore, il gestore…insomma il deux machina della radio che mi ha fatto una bella sorpresa.
Così ho preso il suggerimento di mettere nel blog qualche poesia che è nel mio libro appena pubblicato da Carroggio Editore: La poesia come un accidente…
Allora:
Scrivere l'amore
Scrivere l'amore è l'amore banale
L'amore ha sempre le stesse parole
L'eterna rima con l'eterno cuore
Allora che è di più di dire ti amo e basta
E ascoltare il silenzio che viene poi?
Il silenzio di un nostro abbraccio
Mentre ci aggrappiamo l'un l'altro
E siamo fuori e dentro l'un l'altro
Ed è tutto
Scrivere l'amore è l'amore unico
L'amore ha gli stessi occhi, le stesse labbra
Promesse ardenti e visi chiari
Allora che è di più di dire ti amo e basta
E lasciare cadere le nostre difese e i vestiti?
Ci tocchiamo nudi e niente ci doniamo
Siamo con noi e siamo l'uno con l'altro
Ed è tutto