giovedì, giugno 15, 2006

Un libro d'attualità

Durante un incontro di letture, dei bookcrossing genovesi, ho conosciuto un piccolo libro molto interessante e attuale:‘L'infelicità araba’ di Samir Kassir.
‘Non è bello essere arabi di questi tempi: stretti tra le accuse di fanatismo e oscurantismo e l'ansia di giustificarsi o di dimostrarsi diversi, i cittadini dei paesi arabo-musulmani hanno poco di cui rallegrarsi. Eppure non è sempre stato così né è fatale che continui a esserlo. L'infelicità araba non dipende da un'incompatibilità ontologica tra islam e modernità ma da un ben più prosaico fallimento del processo di modernizzazione avviato nell'ottocento. Ed è proprio a questo processo che gli arabi devono guardare se vogliono riavviare il motore della loro storia’.
L’autore era un intellettuale e politico libanese che come storico e giornalista si è impegnato a modernizzare il Libano e a rilanciare la cultura araba per una rinascita nel solco della libertà e della democrazia. Un impegno che ha pagato con la vita, venendo assassinato il 2 giugno 2005 in un attentato terroristico. ‘L’infelicità araba’ è il suo ultimo libro ed è il primo ad essere pubblicato in Italia. E’ vero che gli arabi stanno vivendo una infelicità dovuta al vittimismo e ad una tradizione che falsamente appare oscurantista; l’idea di un grande passato che non riesce più a vivere il presente.
Il libro scommette su la possibilità per il mondo arabo di aprirsi alla ragione e alla democrazia. I valori umani sono universali e non esiste una supremazia di una civiltà sull’altra.
La riflessione di Kassir sulla condizione araba muove dalla necessità che siano gli stessi arabi ad assumere consapevolezza del proprio declino: un declino prima di tutto civile e culturale, risultato di una reazione sbagliata all'irruzione della modernità in quel mondo. Occorre reagire all'immobilismo dello spirito civile, guardando senza nostalgia ai momenti più vitali della storia araba e assumendo pienamente la sfida della modernizzazione e della democrazia.
La democrazia, la modernità e la tecnologia non sono minacce. Bisogna che il popolo arabo prenda coscienza di ciò e così riprenda in mano il proprio destino.

martedì, giugno 06, 2006

Bush, cattivo presidente

Ho appena letto un editoriale di Bob Herbert sul The New York Time e i giudizi su George W. Bush sono severissimi. Nell’articolo si dice espressamente che se potesse essere rimosso d’ufficio, lo avrebbero già mandato nel suo ranch molto tempo fa e se l’incompetenza fosse un crimine sarebbe già dietro le sbarre di una prigione.
Gli americani sono sempre più imbarazzati e scontenti di George W. Bush e negli ultimi sondaggi si registra, per questo sentimento, la percentuale del 68%.
Gli americani con molto ritardo si sono accorti della tragica inettitudine del loro presidente. Lo hanno perfino rieletto, ma in molti sostengono la possibilità di definire G. Bush, come il presidente più malaugurato di tutta la storia degli USA. Una delle colpe più grandi è stato il modo fraudolento con cui ha condotto la nazione in guerra con l’Iraq. Questa guerra di cui non si vede la fine ha già prodotto migliaia di morti americani e spese sempre in aumento.
Inoltre è sempre aperto lo scandalo CIAgate, per l’intercettazione di migliaia di cittadini ignari, si aggiunga poi la cattiva gestione del dopo disastro provocato dall’uragano Katrina: dove come per un attacco terroristico o per l’emergenza aviaria, il suo unico chiodo fisso è stato di inviare le truppe. L’uso dell’esercito e della forza militare sembra il suo solo pensiero.
Josè Saramago, il grande scrittore, aveva già espresso un suo severo giudizio, definendo George W. Bush come l’emblema dell’età della menzogna: ‘La società umana è impregnata di menzogna come della peggiore contaminazione morale e Bush è uno dei maggiori responsabili’.
In molti si chiedono come e perché gli Stati Uniti, un paese così grande sotto tutti i punti di vista, abbiano spesso avuto dei presidenti così piccoli, tipo Nixon, soprannominato Dick Trick, ovvero un ciarlatano. George W. è sicuramente il più piccolo di tutti. Con la sua abissale ignoranza e la sua maniera di esprimersi confusa e irresistibilmente portata alla ‘sparata’, quest’uomo si presenta di fronte all’umanità nella posa grottesca di un cow-boy che ha ricevuto in eredità il mondo e lo confonde con una mandria di bestiame. Certo, ha poi ha incontrato sulla sua strada tanti ‘yes men’: Berlusconi, Blair, Aznar…che non l’hanno aiutato.
Dobbiamo augurarci allora che l’Europa trovi una sua politica indipendente e originale risposta ai problemi del mondo. Un modo per rendere meno grave la pericolosità di un presidente che è soprattutto un piccolo uomo.
Pubblicato oggi su Italians

lunedì, giugno 05, 2006

Cattive e Buone notizie

Sui giornali, alla radio e in tv continuano sempre le brutte notizie. Insomma, siamo sempre sotto la minaccia di delinquenti e bruti che ci vogliono distruggere. C’è sempre qualcuno che ruba la nostra ricchezza e vuole sovvertire il nostro vivere civile. Tutto va male. Così le cattive notizie continuano imperturbabili ad avvolgerci. Ma riusciremo a vincere questi timori? Troveremo qualche buona notizia per continuare a vivere? Possibile che siano tutti nemici? Riusciremo a trovare un tempo migliore?
Eppure proprio nel momento della cattive notizie, possiamo trovare nelle nostre menti e nel nostro cuore, la risposta per superare le difficoltà; possiamo trasformarci in saggi e alla luce della pietà e dell’umiltà. Così potremo scacciare le paure insieme al tempo cattivo.
Io sostengo che se sapessimo ascoltare quello che ci viene da dentro, il mondo migliorerebbe. Non abbiamo bisogno di eroi o di costruire muri; la nostra civiltà non si difende con la violenza o la forza militare. Dedicando semplicemente ogni giorno un pensiero a favore degli altri, con il proposito di fare una piccola buona azione durante la giornata, ecco che il mondo si trasforma. Quella piccola volontà da sola basterà a dissolvere le nostre paure e portarci la pace. Per fare questo però dobbiamo costruire delle condizioni.
Allora che ne dite di spegnere la radio, la Tv e sintonizzarci con il nostro cuore? Se imparassimo ad ascoltarci vedremo che le risposte ai nostri problemi ci arriveranno senza che ci sia qualcuno dall’esterno a imporcele. Non abbiamo bisogno di chi predica miracoli o soluzioni armate; la fiducia in noi, esseri prodotti da Dio e capaci di trascendere dalle cose materiali, fa spostare le montagne e generare mondi nuovi. Le buone notizie allora arriveranno a riempirci il cuore. Arriveranno a ridestare il mondo.

martedì, maggio 30, 2006

Notte di voto amministrativo

Il centrosinistra si è preso Arezzo, Grosseto, Crotone e Benevento non perdendo nessun comune da lui amministrato. Dei 26 comuni capoluogo, dove si è votato, i 13 precedentemente governati dal centrosinistra sono diventati 14 e per il centrodestra ne sono stati assegnati al momento solo 3; gli altri sono in ballottaggio o con il voto rinviato. Le Provincie erano 4 a 4, ora sono 5 a 3 per il centrosinistra: la provincia di Reggio Calabria ha fatto il ribaltone. In Sicilia Forza Italia è passata dal 29% dei consensi a meno del 20%; per la formazione politica di Berlusconi il calo di voti è stato fortissimo in quasi tutte i luoghi dove si è votato: Provincia di Lucca -8%; Provincia di Pavia -9%; Comune di Roma -9% e al Comune di Torino ha addirittura dimezzato i voti passando dal 32% al 14,5. Cosa aggiungere? Nella roccaforte berlusconiana che è Milano, Forza Italia ha perso il 5% dei voti rispetto al 2001. Però se si sente parlare La Russa, Schifani e altri esponenti del Polo di destra, ecco che hanno vinto. Meno male, se no richiedevano di ricontare le schede anche questa volta e denunciavano nuovi brogli inesistenti. Diciamogli di sì: hanno vinto loro. Grazie.
Al centrosinistra poi toccherà amministrare con saggezza e lungimiranza i comuni più importanti d’Italia: Roma, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna…
Diciamogli di sì: ha vinto lui; il bambino viziato di nome Silvio. Domani dovrebbe scendere in piazza…a giocare al pampano.

lunedì, maggio 29, 2006

Domande su Auschwitz

Il Papa Ratzinger si domanda: ‘Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?’…domande forti che riportano alla memoria un’altra domanda: Dov’era Dio ad Auschwitz? Questo si domandò Eli Wiesel - premio Nobel per la Pace nel 1986- nel libro La nuit , in cui scrisse:
Mai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che trasformò la mia vita in una unica lunga notte. (…)Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i teneri volti dei bambini, i cui corpi ho visto trasformati in spirali di fumo sotto un'indifferente cielo azzurro. Mai dimenticherò quelle cose, dovessi vivere quanto Dio stesso. Mai.
Per quella tragica esperienza Eli Wiesel perse la fede in Dio. Ma come poteva Dio non salvare il suo popolo eletto? Come poteva ancora essere il Signore Benedetto, colui che permetteva che migliaia di bambini bruciassero nelle fosse? Dov'era Dio?
In seguito paradossalmente, Wiesel, sembrava quasi essersi convinto che la colpa non é stata di Dio, ma soltanto dell'uomo; una posizione simile a quella di Primo Levi, che continuava a non credere in Dio. Ma ancora Wiesel afferma che non ci si deve aspettare una risposta definitiva: “Ma chi dice che la domanda fondamentale possa trovare la sua risposta? L’essenza dell’uomo è di essere domanda, e l’essenza della domanda è di essere senza risposta”.
Ora noi siamo alla terza generazione dopo Auschwitz e l’elaborazione del lutto è più difficile; resta il fatto di continuare una memoria che da sola può salvarci. Solo ricordando quanto l’uomo ha fatto all’uomo ci aiuta affinché non accada più quello che è successo. Inutile negarlo, responsabile di tutto è stato il popolo tedesco; un popolo che ha espresso nel nazismo e con esso quanto di più crudele si potesse fare a chi non era considerato come lui. Tutto il popolo tedesco era complice del regime: nessuna dittatura riuscirebbe a fare quello che ha fatto il nazismo senza l’acquiescenza della gente di Germania.
Hannah Arendt l’ha magistralmente descritto: ecco come la mancanza di un pensiero proprio, con la normalità più normale del conformismo comportamentale di schemi mentali ideologici ‘perbene’, si è commesso un male tanto banale quanto orribile e assoluto. Quel male è bene rammentarlo è sempre possibile. Basta poco per noi uomini mettere a tacere Dio. Basta volgere lo sguardo fuori di noi. Solo con l’introspezione, con l’interrogazione profonda di noi stessi scopriamo le debolezze che ci accomunano più delle tante virtù che vantiamo, rendendoci assassini inconsapevoli. Impariamo prima la pietà per noi, per porgerla ai nostri simili. Di quello che è successo ancora Wiesel dice:’Tacere è proibito. Parlarne è impossibile’.

giovedì, maggio 25, 2006

Ho visto…di Nando Dalla Chiesa

"Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro - così ci venne detto - i morti di New York. Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.
Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli, dentro Carnevale.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.
Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo. Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare "vacca" e "gallina".
Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.
Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.
Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.
Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.
Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.
Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del paese.
Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.
Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.
Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.
Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".
Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.
Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.
Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.
Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.
Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.
Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura. Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.
Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.
Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.
Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l'impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni. Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia."

martedì, maggio 16, 2006

Poteri forti

Poteri forti…e chi li ha? L’ho già sentita questa frase…’contro i poteri forti’; ora la pronuncia Luky Luciano, ovvero Luciano Moggi. Contro questi poteri va bene l’inciucio; va bene la truffa e l’inganno? Un po’ erano le istituzioni, un po’ le lobby e poi tutto quello che ti frega. Sempre. I ‘poteri forti’ li abbiamo sentiti evocare dalla destra all’epoca del governo preelettorale riferendosi alla Fiat-Ferrari e Confindustria guidata, non più dal ‘masaniello’ D’Amato ma, da Montezemolo. Se poi ‘grattiamo’ ancora un poco scopriamo che ‘i furbetti del quartierino’, Stefano Ricucci, Giuseppe Statuto e Danilo Coppola avevano altri ‘poteri forti’…insomma da Bankitalia al Vaticano, passando dalla P2 all’alta finanza, tutto conduce ogni volta ai poteri forti.
Sentite cosa diceva Baget Bozzo, nel 2004, a proposito del governo Berlusconi ‘Il governo Berlusconi appare come la democrazia governante dopo la lunga decadenza democristiana della politica in un clericalismo senza spiritualità(…)Oggi il governo ha compiuto quello che aveva promesso: la rifondazione della democrazia italiana. Oggi in cui i poteri forti sono divenuti poteri illegittimi, la democrazia italiana è stata rifondata non sull'antifascismo e la Resistenza ma solo su il suo unico sostegno possibile: la libertà unica legittimità degna di un grande popolo come il nostro’. Evviva. Allora a chi si riferirà Moggi? Sarebbe bello saperlo.
Io semplice cittadino credo che l’unico potere forte riconosciuto, sia il rispetto della nostra Costituzione repubblicana. Tutto il resto è il potere dei furbetti, dei mezzi uomini, degli interessi particolari e non della comunità degli onesti. Moggi e tutta la compagnia del calcio sicuramente sono ed erano da un’altra parte: quella disonesta.

sabato, maggio 13, 2006

Mondo Calcio

Quando la catastrofe diventa una opportunità. Il calcio come paradigma della crisi del mondo: qui lo tsunami non è fisico ma morale; una deriva di malcostume, corruzione, interessi sordidi e ambizioni di potere per uomini piccoli, molto piccoli. Tutto insegna che operare nel male non può durare a lungo e la giustizia prima o poi riprende il suo cammino. Con la scoperta del marciume si può fare pulizia e ricominciare.
Era da molto tempo che il mondo del calcio dava segnali di malessere; se ne aveva sentore anche guardando gli uomini che lo gestivano: presidenti, dirigenti di squadre e vertici delle istituzioni sportive, tutti personaggi mossi da ambizioni sfrenate e alla ricerca di un potere pieno di intrallazzi per affarismi finanziari. La levatura intellettuale e morale di quegli uomini lasciava perplessi…altro che processi del lunedì, alla moviola e televisivi; bisognerebbe fare un maxiprocesso vero, tipo quello contro la cupola mafiosa di Provenzano e Riina.
Come ricominciare? Semplicemente riportando quel mondo a quello che è, sport. Sport pulito e onesto agonismo. Tutte le squadre andrebbero retrocesse, come hanno fatto con il Genoa, in serie C. Poi con nuove regole rifare i campionati ex novo. Via tutti quelli che sono coinvolti negli scandali; via tutti gli interessi finanziari e politici. Aggiungerei un tetto per gli stipendi ai giocatori, trasparenza dei bilanci societari e niente sanatorie per tasse e contratti in nero.
Se il calcio è piacere, spettacolo, divertimento sicuramente non ce lo devono dare Moggi e company. Divertitevi per ora con quei ragazzi che giocano per passione nei campi di periferia, e se qualche volta sbagliano un palleggio, un passaggio, un tiro in porta (come i superpagati divi di serie A) sappiate che questi hanno sogni ancora puri. Da lì si può ricominciare.

giovedì, maggio 11, 2006

Brutte e buone notizie

Sui giornali e nella politica continuano sempre le brutte notizie. Insomma, siamo sempre sotto la minaccia di delinquenti che ci vogliono distruggere, rubando la nostra ricchezza; vogliono sovvertire il nostro vivere civile. Tutto va male. Così le cattive notizie continuano imperturbabili ad avvolgerci. Ma riusciremo a vincere questi timori? Troveremo qualche buona notizia per continuare a vivere? Possibile che tutti siano nemici? Riusciremo a trovare un tempo migliore?
Eppure proprio nel momento della cattive notizie, possiamo trovare nelle nostre menti e nel nostro cuore, la risposta per superare le difficoltà; possiamo trasformarci in saggi e alla luce della pietà e dell’umiltà, potremo scacciare le paure insieme al tempo cattivo.
Abbiamo tutti sotto gli occhi la miseria e le difficoltà di vivere di molta parte del mondo; noi possiamo aiutare questa parte, cambiando il nostro modo di vivere: consumando meno, evitando gli sprechi, destinando ciò che spendiamo per le armi in agricoltura. Non ci sarà mai nessuna sicurezza del nostro vivere, senza la giustizia e la pace.
In fondo se sapessimo ascoltare quello che ci viene da dentro, il mondo migliorerebbe. Non abbiamo bisogno di eroi, di medicine; la nostra civiltà non si difende con la violenza o la forza militare. Dedicando semplicemente ogni giorno un pensiero a favore degli altri, con il proposito di fare una piccola buona azione durante la giornata, ecco che il mondo si trasforma. Quella piccola volontà da sola basterà a dissolvere le nostre paure e portarci la pace. Per fare questo dobbiamo costruire le condizioni spegnendo la radio, la Tv e sintonizzandoci con il nostro cuore. Se imparassimo ad ascoltarci vedremo che le risposte ai nostri problemi ci arriveranno senza che ci sia qualcuno dall’esterno a imporcele. Non abbiamo bisogno di chi predica miracoli o soluzioni armate; la fiducia in noi, esseri prodotti da Dio e capaci di trascendere dalle cose materiali, fa spostare le montagne e generare mondi nuovi.
Le buone notizie allora arriveranno a riempirci il cuore; arriveranno a ridestare il mondo.

lunedì, maggio 08, 2006

Il militante Alfredo Helman

E’ davvero interessante leggere la storia, la biografia di un ‘militante’ comunista argentino, Alfredo Helman, che dopo avere attraversato la storia delle rivoluzioni del secolo scorso, si ritrova in Toscana a Camaiore. Una lunga storia che va da Peron ed Evita a Mao; da Che Guevara a Berlinguer, per approdare oggi a Fassino…una involuzione? Lui dice di no, alla mia domanda fatta con ironia. Helamn dice di no: ‘Ho continuato a vivere fino in fondo i cambiamenti e gli ideali di giustizia e pace che si rinnovano. Ideali che sono rimasti gli stessi anche se il mondo si trasforma; scendono e salgono le situazioni ma poi sempre si riprende il cammino verso la giustizia…non si può pensare che gli uomini non aspirino a migliorare la loro vita’. E’ racchiuso in questa breve frase lo slancio ideale del militante Helman. Tutto questo è raccontato nel libro: ‘Il militante’, delle Edizioni Clandestine.
Alfredo Helman -autore di un altro libro,‘Il peronista’-, con questa autobiografia ci offre l’opportunità di conoscere un rivoluzionario vero. Abbiamo bisogno, nel mondo odierno, di avvicinare questi uomini cui si sembra essersi perso lo stampo. Gli uomini come Helman, nel testimoniarci le gesta avventurose di lotta per un mondo migliore diventano maestri di vita.

mercoledì, maggio 03, 2006

Ieri brindisi

Finalmente ieri mi sono concesso una bevuta con l’amico Salvatore, con sua moglie e la mia. Semplice, ieri finalmente Berlusconi si è dimesso e per noi è finita una lunga stagione. Questo meritava un brindisi: ieri abbiamo assistito ad una specie di rinascita, ad un capodanno politico. L’ormai ex presidente ha detto che lo rimpiangeremo. Lasciamo perdere i pianti: io sono uno dei tanti coglioni che cambiava canale tv ad ogni sua apparizione; ero uno dei tanti italiani stufo delle sue gag, discorsi fraintesi, detti e disdetti, vaniloqui, barzellette, promesse e affari suoi.
Ieri ho fatto un brindisi con un buon spumante italiano; ho brindato assaporando il momento presente. Poi so che arriverà ancora l’incazzatura per i nuovi arrivati: la banda dei buoni propositi e dei sinistri, nel senso di accidentati, percorsi. Bisognerà incalzarli e vigilare, poiché se sbagliano ancora, questi politici ci rimetteranno ancora in braccio a qualche nuovo guitto della politica…sarà uno che non solo si è trapiantato capelli e lisciato le rughe, ma con la mascella volitiva e un elmetto militare ci metterà tutti in riga a cantare un inno che abbiamo dimenticato: Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza/ della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va…

giovedì, aprile 27, 2006

Ancora su l'Iraq

Avevo appena pubblicato ‘Lettera dall’Iraq’ che è arrivata la notizia di altri morti italiani. La morte in Iraq è una cosa ordinaria: tutti i giorni scoppiano bombe per attentati, la guerra è anche questo. Ogni giorno muoiono civili inermi, muoiono donne e bambini straziati da autobombe, kamikaze, razzi, pallottole vaganti, mine, la guerra continua. La guerra non è mai cessata e anche se le nostre truppe si chiamano ‘forza di pace’, sono in un paese che è in guerra, perché è stato invaso da stranieri…come lo siamo noi.
Cosa ci fanno allora i nostri soldati là? A cosa servono le nostre truppe armate e asserragliate in un bunker? Sempre sottoposte a continui pericoli d’attacco? Cosa fanno, gli eroi? Penso che non abbiamo bisogno né noi, né gli iracheni di eroi morti. Durante la campagna elettorale, nel faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi, l’allora capo del governo disse che solo il 7%, del finanziamento di milioni e milioni di euro, serviva alla popolazione irachena; tutto il resto serviva per pagare profumatamente i soldati in missione. E’ giusto allora continuare a stare là per pagare questi soldati, carabinieri volontari in armi, chiusi in un bunker?
Guardiamo in faccia la realtà: quella guerra il popolo italiano non l’ha voluta e non la vuole. Lasciamo solo gli americani e gli inglesi a continuare la distruzione e l’insensatezza di una guerra, che pensa di portare la democrazia con la forza. Una contraddizione di termini. Un ossimoro: democrazia e violenza, politica e guerra, giustizia e bombe non sono mai andate d’accordo. Gli americani e inglesi, si portino a casa il loro emulo Saddam, e lascino l’Iraq agli iracheni. Se mai l’Iraq esisterà ancora, dopo tutti i danni compiuti.

domenica, aprile 23, 2006

Lettera dall’Iraq

Non sono marziani questi soldati che camminano armati per le nostre strade; hanno una divisa ed un armamentario che li possono far sembrare di un altro mondo e forse lo sono…ma non sono marziani: no, questi sono degli umani fifoni, coraggiosi e anche cattivi, quanto lo possono essere tutti gli uomini in guerra. Sono soprattutto i nostri ‘liberatori’: così ci vogliono far credere. Insieme a loro sono arrivate molte cose: è arrivato l’occidente in massa, ma io non ho mai patito tanto; sto chiuso in casa tutto il giorno e aspetto. Sono giù di morale. La mia moschea è stata chiusa per paura di attentati; posso pregare in casa e la mia famiglia vive nel terrore.
Loro, gli americani, avevano come nemico numero uno Saddam Hussein e lo hanno sconfitto. Grazie; ma noi, dovrebbero saperlo, siamo solo della povera gente. L’iracheno è un uomo gentile; è religioso di diverse religioni, non è solo islamico è anche cristiano ed ebreo, ma è soprattutto arabo. Sì, l’iracheno si sente arabo. Poi l’occidente qui lo conoscevamo bene: Saddam Hussein piaceva agli americani e lo hanno sempre aiutato, contro gli iraniani, contro i comunisti, contro i curdi; lo rifornivano delle armi migliori in cambio di petrolio e controllo strategico di questa ampia zona del Medio oriente.
I prodotti americani prima dell’embargo giravano tranquillamente: coca cola, auto, benzina e computer erano cose americane. Ora le abbiamo di nuovo e di più. Non abbiamo però più lo Stato. Ho degli amici funzionari nell’amministrazione della mia città che sono stati mandati via perché appartenenti al partito Baath di Saddam, ma senza di loro non funziona niente. Gli americani con gli inglesi hanno portato con le loro aziende anche i loro tecnici, ma sempre più spesso si rivolgono a noi. Spesso non capiscono e i nostri tecnici si rivelano più bravi.
La politica imperialista americana e inglese non può funzionare: non possono fare i padroni in una casa che non è loro. Con la guerra abbiamo bisogno di tutto e tutti, ma non si può pensare di sfruttare il popolo iracheno come se fosse sottosviluppato; nei rapporti che si instaurano c’è bisogno di solidarietà, di vicinanza, di condivisione degli obiettivi, che garantiranno in futuro rapporti duraturi. Invece si comportano spesso in maniera da farsi odiare. Attualmente lavorano molto, a parte gli americani, le aziende cinesi, inglesi e russe. Gli italiani sono pochissimi. Almeno io non ne vedo.
Ora gli americani vorrebbero farci avere un sistema democratico e per questo occorrono diversi partiti, ed io mi auguro che si voti presto con tutti i partiti candidati e non solo quelli che piacciono a Bush.
Contro Saddam c’è stata la resistenza dei comunisti, degli sciiti, dei nazionalisti curdi, oggi si potrebbe dire, come si disse per Stalin con i comunisti: nessuno ha ucciso tanti islamici quanto Saddam. Però il terrorismo dei kamikaze non lo avevamo mai conosciuto: è triste vedere saltare in aria degli uomini per ucciderne altri. La guerra non finirà finché gireranno tra le nostre case i soldati americani e i loro carriarmati. Chissà però se si riuscirà ad avere ancora il nostro Iraq unito. Salam aleikum…preghiamo insieme.

giovedì, aprile 20, 2006

Per Tina Anselmi- Presidente della Repubblica

Fra pochi giorni inizierà il balletto di nomi per l’elezione del Capo dello Stato italiano, il Presidente della nostra Repubblica; alcuni nomi sono già stati fatti nell’arengo politico, come Giuliano Amato o Giorgio Napoletano…senz’altro nomi importanti poiché abbiamo bisogno di un nome di alto profilo morale e politico: un nome che richiami ancora i valori fondanti la nostra Repubblica. Io proporrei, anche nel sostenere che è giunto il momento di avere una donna, a ricoprire quel ruolo, Tina Anselmi.
Tina Anselmi, la partigiana “Gabriella”, rispondendo alle domande di un’immaginaria nipotina, racconta nel libro, “Zia cos’è la Resistenza?” , non solo la sua Resistenza tra Castelfranco Veneto, Bassano e il Monte Grappa, ma quella delle donne e degli uomini della sua generazione travolti dalla tragedia della guerra, il senso profondo di una scelta (ribellarsi in armi all’occupante nazista e al risorto fascismo di Salò) che avrebbe cambiato non solo la sua, ma anche la nostra vita. Così motiva la sua scelta di quei momenti difficili:
“La scoperta più importante fatta in quei mesi di lotta durante la guerra, è stata l’importanza della partecipazione. Per cambiare il mondo bisognava esserci. Questo è il motivo che mi ha fatto abbracciare l’impegno politico: la convinzione che esserci è una parte costitutiva della democrazia, senza partecipazione non c’è democrazia e il paese potrebbe andare nuovamente allo sbando”.
Oggi la paura di nuovi sbandamenti è forte. Forte deve essere il richiamo alla democrazia. Potente deve essere l’esempio, di una esistenza dedicata alla libertà.

martedì, aprile 18, 2006

Lettera di Dio agli abitanti della Terra

Miei cari uomini e donne, se guardo tutto quello che ho fatto sulla Terra, da come si è sviluppato- darwinianamente- cellula dopo cellula e gene dopo gene, devo dire che ho aspettato milioni e milioni di anni ed io, Dio, mi considero un tipo molto paziente. Sono stato anche molto tollerante nel seguire le vostre mode, le vostre civilizzazioni, guerre, schemi politici ecc. ma ora devo dire che ci sono alcune cose che iniziano a fare tic-tac, ovvero stanno per esplodere; in primo luogo le rivalità religiose.
Come dite io ho scritto un solo libro, ma ognuno poi vuole la sua personale Bibbia e dichiara tutte le altre false…finitela con queste complicazioni e sappiate che io voglio bene a tutti, come i genitori fanno con i figli. Io che sono il vostro padre e madre come posso dividervi e giocare a farvi odiare? Dovete saper che tutti i libri, compresa la Bibbia, sono stati scritti da uomini e donne che hanno fatto molti errori; d’accordo che sono stati ispirati da personaggi notevoli, ma non fidatevi di quelle parole scritte più di quanto vi suggerisce il vostro cuore.
Ognuno di voi vale più di ogni libro santo del mondo: la vostra vita è il mio spirito che vive, qui ed ora, come nel vostro alito. I libri, i santi profeti, i riti, sono sacri e potenti, ma hanno il significato di mettervi in contatto con me e non per creare discussioni o sminuire alcuni per rafforzare altri. Che assurdità attaccare le religioni per fare vincere un mio ‘interesse’; per favorire chi mi favorisce, credendo di tenermi in piedi: io non ho bisogno del vostro soccorso, sto bene in piedi da solo. L’unico mio desiderio è che siate buoni gli uni con gli altri. Le religioni non sono mezzi per acquistare dei ‘buoni’ verso di me, ma sono strumenti affinché prendiate coscienza di me. Io non ho bisogno di sapere come professate questa o quell’altra religione: io conosco già i vostri cuori e vi amo sapendo quello che è la cosa migliore per voi. Amore e rispetto sono le cose che, anche quando la vita è spaventosa o confusa, non devono lasciarvi poiché io sono sempre con voi.
Perché continuate a complicare il vostro mondo? Pensate pure a me nominandomi: Yahweh, Jehovah, Allah, Wakantonka, Brahma, Padre Supremo, Madre Natura, o persino il Grande Vuoto o il Nirvana; pensate pure a me come mi sono stati vicini Gesù, Maria, Buddha, Krishna, Mohammed…o altri, ma come potete trascurare, al di là dei nomi da scegliere, che io vi amo tutti ugualmente?
Non sto dicendovi di abbandonare le vostre religioni. Continuate la vostra religione insegnata dai vostri genitori. Come i genitori, la vostra religione deve avere un posto speciale nei vostri cuori. Io non mi occupo di unire le religioni. Ogni religione è unica per un motivo: ognuno vi può trovare il percorso migliore per sé.
Il pianeta Terra sta diventando sempre più piccolo; ogni cosa è collegata: con le informazioni e gli scambi di cose, anche le malattie e bisogni sono diventati reciproci. Provate a cambiare programmi.
Per concludere vi dico che in verità quel tic-tac non è vero, ma ho desiderato richiamare la vostra attenzione perché odio vedervi soffrire. Vi ho dato la libertà e la volontà, per cui ora io non posso usare che qualche trucchetto antiquato per persuadervi ad amarvi come amo voi. Poi, con il mio desiderio di vedervi felici, mi siederò nuovamente nel mistero. Io sono sempre con voi. Voi abbiate sempre fiducia in me. Il soltanto vostro Dio.

sabato, aprile 15, 2006

Cambio di stagione

Metabolizzare 5 anni di governo Berlusconi con tante arrabbiature, molti mal di pancia e sofferenze, richiederà tempo. Il lungo film dell’avventura berlusconiana al governo scorrerà ancora per un po’ nelle nostre menti. Per molti è stato un lungo incubo, che ha raggiunto l’apice nella campagna elettorale, dove non si poteva guardare da nessuna parte senza incocciare in quella faccia gaudente per ascoltarne gli insulti, rivolti agli avversari: a quelli come me, che non ne potevano più di vederlo.
Ci vorrà tempo, ma senz’altro si riuscirà a limitare le apparizioni o le sparate mediatiche del guitto politico…a tal proposito, una cosa a me piacerebbe: che i politici parlassero di meno. Bisognerebbe dire basta a tutte le dichiarazioni dei molti capi banda politici. Insomma, in questo gioco al ribasso della politica ha contribuito molto la stampa, nel riportare in prima pagina ogni scoreggia verbale dei vari protagonisti. Uno che sembra riprendere fiato, per mettersi in mostra, con supponenza è D’Alema…ma non potrebbe stare anche lui per un po’ zitto? Lui che è responsabile di tanti insuccessi nello scontro con Berlusconi? Abbiamo davvero bisogno in questo momento di conoscere il suo pensiero profondo? Poi si ascolteranno, ancora di certo, tutti i ‘saggi’ di una stagione politica che non finirà presto: Giovanardi, Gasparri, Calderoli, Castelli, La Russa…si aggiungeranno penso dopo Mastella, Di Pietro, Bonino, Capezzone…Aiuto! Risparmiateci i vostri ragli: quelli si sa non vanno in paradiso, semplicemente cadono sulle nostre teste a deprimerci e a non distoglierci, malamente con il tifo, dagli affanni quotidiani.
Questa cosa mi auguro cambi, ma i presupposti dovrebbero essere quelli di avere una informazione più puntuale, più seria, e meno legata ai personalismi, ai teatranti del gossip politico.
Ci piacerebbe per questo una politica meno soggetta alle bande, rappresentate dai partiti, ma più mirata a risolvere i problemi seri e veri del paese. Un cambiamento di stagione dove mettere via i tanti panni consunti e sporcati dal fango di parole, cadute come piogge acide.

giovedì, aprile 13, 2006

Mi do conforto

Certo che il patimento è stato forte e solo ora mi sto riprendendo. Poco alla volta sto uscendo dal clima estenuante della lunga campagna elettorale ma, soprattutto da uno spoglio elettorale da brivido, che ha portato al cambiamento del governo dell’Italia. Mi dicevo, negli anni scorsi, che il nostro Paese non meritava il governo che ha avuto negli ultimi 5 anni…ma mi sono dovuto ricredere: quel governo, con tutte le storture, le leggi ad personam e sopraffazioni, era l’immagine dell’Italia reale, di un’Italia che continua e vediamo ovunque. L’Italia che posteggia l’auto in doppia e terza fila incurante del prossimo, l’Italia che non legge e guarda solo la TV; l’Italia che pensa solo alle tasse e le evade, l’Italia delle raccomandazioni, dei furbi, dell’impunibilità, l’Italia spaccata in due, l’Italia dell’intolleranza e del razzismo, degli interessi corporativi e dei privilegi, l’Italia divisa tra il nord e il sud è vera e sempre presente. Questa Italia ha rischiato di nuovo di vincere.
Ora non si può sapere dove parerà una nuova stagione politica che auspico capace di unire gli interessi collettivi, di farci sentire una comunità per uscire da una guerra ideologica senza senso; di rilanciare il sentimento di essere italiani campioni di cultura e di civiltà. Sicuramente ci conforta non avere più alla guida del governo il massimo rappresentante dell’italietta: lo sfasciacarrozze dilapidatore dell’altrui ricchezze. Per questo, senza enfasi, si può affermare che forse sta iniziando la primavera. Una flora tarda sta sbocciando: ulivi, querce, margherite e rose, insieme a un sole che ride, stanno per far germogliare nuove gemme.

martedì, aprile 11, 2006

notte agitata

E’ stata una notte molto agitata. Mi sono rifugiato nella lettura di un libro perché non ce la facevo a reggere quel balletto di risultati che a distanza di molte ore, dalla chiusura dei seggi, non riuscivano ad essere chiari.
Il titolo del libro che sto leggendo poteva essere di buon auspicio: ‘La fine è il mio inizio’- intendevo la fine del politico che guida il centrodestra e l’inizio di qualcosa di diverso. Ma il libro di Terzani è profondo e insieme concreto. Le guerre si ripetono inesorabili e l’insegnamento sembra non esistere se non solo attraverso l’esperienza personale, privata, intima: la vera evoluzione si compie all’interno di se stessi –afferma Terzani- e diventa necessario anche imparare il distacco da molte cose. Ecco quello che mi manca, non riuscire a staccare, non farmi prendere da certi coinvolgimenti. Infatti, mi sono svegliato alle tre per andare in bagno e non ho resistito di accendere la radio: senato alla cdl e camera all’unione…la notte diventava ancora più lunga.
Ma cosa succede all’Italia? E’ mai possibile assistere ad una involuzione così? E’ proprio maggioranza il popolo dei teledipendenti e degli intolleranti? D’accordo che storicamente certi personaggi non si tolgono facilmente dalla scena: il dramma, la tragedia si ripete sempre; ma dobbiamo sempre toccare il fondo per renderci conto dei pericoli che corriamo? Non voglio essere supponente o ritenermi portatore di verità o ragioni; semplicemente si è visto chiaro come il leader del centrodestra sia insofferente alle regole e irrispettoso verso ogni istituzione, nonché degli avversari politici. Ancora una volta mettere paura e fare demagogia sulle tasse è stata la strada del consenso.
Ora si va incontro ad un periodo che immagino difficile. Ci vorrà tutta l’abilità di Prodi per farsi carico degli interessi nazionali ed economici dell’Italia. Il centro sinistra è chiamato ad una prova durissima. Forse mai niente succede per caso e anche questo è un modo per vedere quanta capacità e volontà c’è, di fare il bene dell’Italia e non delle singole bande. Nel frattempo meno male che siamo in Europa. Non saprei al momento se questo di oggi è davvero un ‘altro giorno’ certo è che non avremo più al governo l’ometto di Arcore e questo è il primo importante risultato…e dato che le belle notizie –come le cattive non vengono mai sole oggi abbiamo quella della cattura del capomafia Provengano, latitante da oltre 40 anni. Bel colpo!

lunedì, aprile 10, 2006

Attesa in compagnia

In attesa dei risultati elettorali ho fatto un giretto sui blog. Questi sono alcuni post trovati:

I coglioni sono tanti.. Milioni di milioni.. La stella di B..oni NN vuol dire libertà.
Insomma X-ate mi raccomando!

Un coglione ha messo le sue due X

Il mio voto vale doppio: sono riuscito a convincere mia madre a venire dalla parte dei coglioni: votava Fini, l'ho spinta verso la Rosa nel Pugno ed ha finito per votare Bertinotti!! Incrediiiibbbile!!
Dai che è quasi fatta!!!

Buon voto (già dato a quanto pare) ed in bocca al lupo ... domani è un altro giorno

Su la testa coglioni!
Ma ci pensate che abbiamo l’occasione di togliercelo dalle palle?

NON FACCIAMOCI ABOLIRE
L’ICI, I Coglioni Italiani, vi da appuntamento Lunedì 10 Aprile Ore 19 Largo di Torre Argentina, Roma
Seguirà pellegrinaggio Palazzo Grazioli/Piazza Santi Apostoli

Poi domani da brava cogliona pure io andrò a votare per Rifondazione.
Incrociamo le dita.
p.s pure le suore comboniane votano Rif.!

ho votato x i radicali. mi sento un po un coglioncello.
Dopo la disgrazia di aver avuto una testa di cazzo di Arcore, per cinque anni a ricoprire la carica di presidente del consiglio. Resistiamo, manca poco per la circoncisione ormai!

mercoledì, aprile 05, 2006

Ode al coglione

A chi ha citato il ‘coglione’ a Sinistra, mi permetto di ricordare che per funzionare la democrazia, e la copula, ha bisogno del testicolo anche di destra. Allora diamo il benvenuto al coglione di Destra. Ci mancherebbe, poi si possono aggiungere altre cose, altre parti, sempre di quelle zone; poiché quello che soprassiede, o meglio dire si erge, su quei coglioni è una testa di c…o.
Letta così la faccenda assume la sua congeniale conseguenza: il fine dicitore di tal ‘coglione’ ne ha visto solo uno, che pare sia quello naturalmente più grosso, dimenticando di toccarselo per scaramanzia…ma non l’ha trovato nè sotto, né davanti: lo aveva dietro in dolce compagnia all’altro, che sballonzolava su e giù in un ritmico ‘andante mosso con allegria’. Quel ‘coglione’ giocava divertito alla messa, in quel posto ambito, che di solito ama fare il potente e il ricco nei confronti di chi è prono.
Non si arrabbi allora il caro decantatore al terziario avanzato, potrebbe succedere che gli piaccia e una illuminazione gli sveli l’amore provato finora, solo da una parte.