domenica, marzo 21, 2004

Il popolo della pace è ritornato

La grande manifestazione del 20 marzo per ricordare l'inizio della guerra irachena e chiederne lo stop, ha visto per le strade di Roma oltre un milione di persone. E' stata la manifestazione mondiale più numerosa, questo deve rappresentare un segnale importante per il governo italiano che continua a sostenere acriticamente la politica di Bush.
C'è stato, lungo il percorso del corteo che andava da Piazza Barberini al Circo Massimo, un'esplosione di colori, di tante diverse e belle persone che mai succede di vedere riunite insieme in un'unica occasione. Certo è poi successo che un piccolo gruppo di "disobbedienti" abbia contestato il leader dei DS, Piero Fassino; ma è solo un episodio marginale nel clima di allegria e vivace partecipazione tra canti, musica e balli.
Oggi in un editoriale sul quotidiano "La Repubblica" E. Scalfari annota che questo popolo della pace può realmente dare una svolta alle scelte future del mondo, alle strategie dei potentati della Terra; dopo i fatti di Spagna sembra che dal terrore, dalla guerra e dalla paura si possa uscire con una nuova volontà di pace che questo grande movimento in piazza sa esprimere. Di questo movimento di pace, di questa marea di persone che sanno esprimere i desideri di pace in modo così civile e festoso qualunque scelta politica ne dovrà tenere conto. In Spagna Aznar è crollato si dice per le bugie sugli attentati dell'11 marzo scorso ma anche soprattutto per il suo allineamento a Bush e nell'alimentare la tensione guerrafondaia nel mondo.

giovedì, marzo 18, 2004

l'Iraq e il terrorismo

Perché non si dice chiaramente che il tiranno Saddam Hussein non c'entrava nulla con l'attacco alle Twin Towers l'11 settembre 2001? Gli americani nella disinformazione totale, secondo alcuni sondaggi, sono arrivati a pensare che Saddam fosse alleato di Osama per quel crimine commesso a New York. Falso.
Saddam Hussein era un nemico di Osama bin Laden e seppure fosse un dittatore sanguinario non era un fondamentalista islamico e assomigliava molto ad altri cari amici dittatori degli USA. L'unica ragione per fare la guerra a Saddam fu quella sostenuta dagli USA che egli nascondeva "armi di distruzione di massa". Intanto, dopo l'invasione dell'Iraq, visto che non sono state trovate le armi di distruzione di massa, si affermò che si era levato un dittatore, questo è un bene, ma se volessero continuare su questa strada allora dovrebbero continuare quella guerra infinita che aveva ipotizzato Bush e che adesso invece spalma a suo piacimento vicino all'Europa.
Ora, per la smania guerrafondaia di Bush e alla sua insipienza politica, ci troviamo ad affrontare una pericolosa stagione di morte e di guerre senza fine. Il terrorismo è aumentato insieme alla sfiducia delle popolazioni nei governi. Spero che a novembre Bush, come Aznar, perda le elezioni almeno si potrà forse costruire una fase nuova per il mondo.

lunedì, marzo 15, 2004

Fuori le bandiere di Pace

Tiriamo fuori di nuovo le bandiere della pace; la manifestazione del 20 marzo è quella vera. Ma le bandiere di pace noi non le abbiamo mai ammainate, le abbiamo listate a lutto, le abbiamo consumate e si sono scolorite un po', ma basterà solo una giornata di sole, basterà il nostro entusiasmo e la determinazione di far vincere la pace, la speranza e la ragione, perché l'arcobaleno risplenda di nuovo.
Tiriamo fuori le nostre bandiere contro la guerra e il terrorismo. Il 20 marzo celebriamo la voglia di pace contro il terrore dei seminatori di morte. I terroristi non prevarranno non perché qualcuno ha armi più dirompenti, armi che fanno più morti, armi invincibili; quelli non prevarranno perché siamo forti del nostro amore per la vita, del rispetto per il prossimo, della consapevolezza che la violenza non genera nulla.

sabato, marzo 13, 2004

Da "Non ti muovere" riflessione sull'amore

"Non ti muovere", avevo letto il libro e mi aveva impressionato soprattutto la storia d'amore vista, stranamente per una scrittrice, dalla parte maschile; si poteva per questo considerare una grande prova di scrittura e maturità artistica: non a caso poi, Margaret Mazzantini con questo libro ha vinto il premio Strega nel 2002. Ora alla prova cinematografica di Sergio Castellito, il regista e marito di M. Mazzantini, ho assistito allo stesso racconto percependo la variazione paradossale con il punto di vista femminile. Strano scambio di visioni eppure la fedeltà al racconto è mantenuta e lo stesso clima intimistico, del vissuto passionale tra amore e morte, c'è dato con la medesima intensità.
Questa mia annotazione penso conferma la diagnosi di G. Jung cui ogni individuo è composto da due parti: l'anima e l'animus, ossia la parte maschile e quella femminile. Mentre l'anima è la parte femminile dell'uomo ovvero ciò che tiene legati ai sentimenti, alla vita intuitiva e non razionale, ciò che unisce, l'animus è all'opposto la parte maschile della donna, l'immagine pensante, discriminatoria che, credendo di unire in forza all'Eros, divide e frammenta.
Per Jung il principio dell'uomo sembra emotivo e quello della donna meditativo: spinto dalla sua anima l'uomo, incapace di relazione, equivoco...tende a cercare il vuoto nella donna; l'animus invece, si rispecchia nelle personalità forti, decise, ben determinate. Per questo gioco di complementarità si assiste così ad un film che perfeziona il racconto originale. Quindi bravi tutti.
La storia scandaglia la nascita di un amore rievocato dal protagonista di fronte alla figlia in coma; una storia d'amore che due canzoni della colonna sonora supportano nelle loro parole: una "Amori" di Cutugno chiede, "Quanti amori? Quali amori?"…l'altra, quella scritta appositamente da Vasco Rossi, dice "Voglio trovare un senso a questa storia…Anche se questa storia un senso non ce l'ha...".
Infatti, quale senso può avere l'amore? Perché l'amore? Perché questo sentimento, che ha fatto chiedere al poeta W. H. Auden: "La verità, vi prego, sull'amore"?
Domanda senza risposta, forse perché l'amore non ha bisogno della verità, l'amore è fallace, in sostanza nasce, vive e muore con noi; è frutto del tempo di ognuno. L'amore ci unisce in una strana e misteriosa alchimia, non ha bisogno della bellezza, della ricchezza o della gioventù; l'amore è a disposizione di tutti.
Il film, come il libro da cui è tratto ce lo confermano: l'amore è andare insieme verso il buio, è un conoscere e conoscersi diversi.. Non è forse l'amore la follia riservata a tutti?



il terrorismo non si vince con la guerra


Il terrorismo non si vince con la guerra. Il terrorismo si alimenta della guerra, vive nella guerra e prelude a nuove guerre. L'impeto che crea il terrorismo, la sua vigliacca e criminale distruzione di vite e cose, è di vendetta, di reazione violenta, di nuovo odio. Certo che gli animali che compiono attentati nascondendosi dietro a sigle, hanno storicamente sempre perso poiché portatori di valori di morte e di sopraffazione per quelli che considerano i nemici politici, che poi in sostanza sono sempre gli onesti avversari e gli inermi cittadini.
In Italia abbiamo conosciuto il terrorismo delle BR, dei NAR, dei gruppi fascisti e golpisti: criminali che ora possiamo vedere scontare pene accessorie in associazioni di volontariato…Solo la pietà e la speranza di ritrovare un'umanità offuscata dal fanatismo può salvarci ogni volta tutti. Tutti insieme.
Perciò ancora e sempre un dialogo mai interrotto può farci conoscere e, guardandoci negli occhi, credere che la vita ogni volta ha un senso superiore alle nostre piccole e limitate visioni cui noi diamo un valore assoluto.
Ecco allora, con la forza della nostra unità nel ribadire pace e umanità, i corvi non prevarranno: la loro miseria e morte rimarranno per loro solo.


mercoledì, marzo 10, 2004

Oggi è mancata Rosy

Oggi 10 marzo 2004 la nostra gattina Rosy ci ha lasciato per sempre. Abbiamo vissuto insieme 20 anni, abbiamo attraversato un tempo lunghissimo della nostra vita condividendo gioie e tristezze, momenti dolci e malinconici. Oggi per noi è un giorno triste, Rosy ci mancherà.
Rosetta è stata una presenza importante nella nostra famiglia; ad ogni nostro ritorno a casa bastava trovarla accovacciata sul divano o sulla sedia per renderci contenti. Poi dopo essersi stiracchiata e lavata, Rosy ci concedeva il tempo delle coccole che contraccambiava con un felice "trenino": così ci sembravano le sue fusa. I suoi miagolii erano sempre un interloquire autorevole: per lo più erano richieste perentorie di cibo, qualche altra volta richiesta d'aiuto (qualche gatto più grosso aveva invaso il suo territorio e allora io come "capobranco" o "capogatto" dovevo intervenire) ma sempre più spesso domande di carezze…una testatina nelle gambe era un segnale inequivocabile.
Gli ultimi 5 giorni sono stati per Rosy una crudele agonia: non riusciva più a deglutire; così abbiamo deciso di fargli, d'accordo con il veterinario, una puntura finale. Io, mia moglie Anna e mia figlia Chiara eravamo muti e commossi nell'assisterla nel momento del trapasso…Sì, si trapassa, si va via da qualche altra parte e rimane solo un corpo di ossicini e peli. Per noi umani, ci sono giustamente riti e lutti più manifesti e partecipati ma anche la fine di una gattina di famiglia sento che abbisogna di una sua parte. Rosy, non so' se ci sia anche per gli animali un'altra vita come è supposta per noi umani, ma sappi che se c'è di sicuro saremo di nuovo insieme e il tuo "trenino" sarà anche nostro.

lunedì, marzo 08, 2004

Specifico biologico femminile...

C'è uno specifico biologico femminile che è composto dalla capacità di procreare; quello che succede nel corpo della donna per dare la vita ad un altro essere è straordinario: è qualcosa che non finisce mai di stupire. Dal menarca, la prima mestruazione, all'estrogeno, dall'aumento adiposo alla gonadotropina c'è tutto un microcosmo meraviglioso che ci permette di raddoppiarci, di progredire, di garantirci l'evoluzione…Ma poi c'è uno specifico spirituale femminile che spinge oltre.
Sì, esiste uno specifico spirituale femminile che ci accompagna alla trascendenza, ad elevare il pensiero. Poi non nascono donne ma femmine e questo è sempre meno destino, più progetto, ed anche qualcosa di più. La coscienza di essere donna, ovvero persona di genere femminile della specie umana, è un fatto non solo ormonale ma culturale, di protocollo, di comportamenti acquisiti; insomma, infilare i collants o lucidarsi le labbra non è dovuto all'avere XX invece che un XY: è qualcosa di più.
Sì, essere donna vuol dire avere principalmente sentimenti per costruire e non per distruggere; vuol dire cercare la pace e non avere mani adatte a lanciare bombe o impugnare picconi. Essere donna è formare uomini, è dotare intelligenze; è in sintesi rinascere. Che altro ricordare per l'otto marzo?

domenica, marzo 07, 2004

Valeria Valerina


Valeria (una mia nipote) è stata sottoposta due volte ad un intervento chirurgico d'urgenza per una malattia grave. Valeria piange ed io vorrei "tirarla" su…
Valeria Valerina che sei diventata piccolina. Ti ricordo rannicchiata sul divano a farti boccoli con le dita tra i capelli. Allora eri piccina per l'età e le coccole che chiedevi poi le trasportavi nei farballà del tuo vestitino.
Valeria Valerina ora sei una dolcissima mammina di due bellissimi bimbi che sono come te. Ma ora un "inciampo" che sempre ci riserva la vita, ti ha allontanato per un po’ da tutti noi.
Valeria Valerina ora hai bisogno di ritrovare le forze e i sogni di quella bambina che eri. Guarda un po' bene quanto amore hai; cerca un po' bene quanta forza hai…
Valeria Valerina non vergognarti a chiedere ancora le coccole poiché sono la medicina principale dell'anima e del corpo, sono quello che chiedono tutti.
Le chiedono Rebecca e Federico, le aspettano Stefano e gli amici; poi le pensano la mamma Elena, il papà Lello, la sorella Stefania, il fratello Lorenzo e la zia Anna…poi ancora io, Chiara, cognata, suoceri e non sai quanti ancora...e tutti poi ora sono pronti a farle a te tifando Valeria Valerina all'unisono.
Valeria Valerina sei bellissima e sei la più cara bambina diventata grande: una grandissima mammina che torna presto da tutti noi.

sabato, marzo 06, 2004

Agata e la tempesta…di femminilità


di Elisabetta Pagani

Le mie lodi all’humor inglese hanno solleticato alcuni lettori della mia precedente recensione che mi hanno accusata di essere troppo dura con la commedia italiana. Chiedo venia e, con piena soddisfazione, ammetto che nel panorama italiano abbiamo anche ottimi registi e sceneggiatori, soprattutto fra i giovani, che fanno sorridere e divertire senza il quadrinomio latino di cui parlavo. Non poteva sfuggirmi, e ve lo consiglio, “Agata e la tempesta” di Silvio Soldini con Licia Maglietta, musa ispiratrice, che già ci aveva deliziato in “Pane e tulipani”. Chiudete gli occhi e immaginate una donna, non più giovane, che appare naturalmente invecchiata all’inizio del film: viso leggermente cadente, qualche accenno di ruga e una pienezza non tonica; gradatamente, nel corso della storia, la vedrete rifiorire per quella alchimia segreta che è l’innamoramento. Agata riempie la scena: i suoi sorrisi, le sue paure, le sue metafisiche calamità, la sua sensualità di donna non liftata, carnale e passionale ci trascinano all’interno di una trama ben costruita, in una narrazione tra l’ironico e il farsesco, con tutti gli ingredienti di una storia vera. E, proprio perché vera, anche drammatica. Fratelli che si incontrano e si perdono per la naturale leggerezza della vita, amanti che non possono lasciarsi e coniugi che scivolano nell’oblio. Padri che si uniscono ai figli e colleghi che si cercano. E poi Genova con i suoi colori e la campagna emiliana che non si scorda più. Colori vivaci nei vestiti demodé che uniscono la famiglia e la distinguono. Colori anche sulle porte, sui balconi, sui muri e sugli sguardi. Progetti incompiuti e sogni realizzati. E poi le musiche e le inquadrature che danzano. Le risate vengono alternate a momenti di drammaticità e le antipatie si sciolgono attraverso la comprensione dell’altro. Ho invidiato Licia Maglietta per la sua bellezza fuori dai canoni moderni, per il suo sorriso senza età, a ricordarci che la femminilità è qualcosa che hai dentro e che nessuna perfezione può garantire.
Non tiratemi più le orecchie.

venerdì, marzo 05, 2004

Le tempeste d'amore di Agata e i suoi fratelli


Agata e la tempesta: è il film che segna il ritorno di Silvio Soldini e Licia Maglietta dopo Pani e Tulipani. Con questo nuovo film S. Soldini ricostruisce una commedia dove l'atmosfera leggera, ironica, che ruota attorno all'amore e alle sue trame imprevedibili è nuovamente al centro del racconto cinematografico. Così in questo bel film che definirei d'atmosfera e di sentimenti, si snoda una trama che potrebbe ricordare forse un Almodovar "all'acqua di rose". Scusate, ma quella Giselda Volodi che interpreta Maria libera e Carla Astolfi (il geometra Mirabassi) non ricordano le interpreti preferite di Almodovar? Ma Soldini non trasgredisce, non ha eccessi e le sue idee e bizzarrie si compongono in un delicato canto corale di una divertente e delicata commedia dove non mancano annotazioni amare e surreali.
Il racconto ha diversi personaggi: Romeo, Gustavo e naturalmente lei, Agata che con la sua carica vitale, la sua energia inespressa arriva a fulminare le lampadine. Questo è in fondo il leit motiv della commedia…l'amore che Agata non riesce a fermare, non riesce a raggiungere, fa cortocircuitare l'energia; tutto tornerà a posto quando trovato finalmente l'amore, la lampadina si spegnerà per effetto della sua volontà.
Così, con Agata, possiamo pensare che quando qualcosa non va sono segnali di un imminente cambiamento. Dopo avere scoperto di far "saltare" le lampadine, ad Agata e a chi le vive vicino succederà di tutto. Cambierà tutto: saprà che il fratello non è suo fratello, che chi la corteggia è sposato e ognuno ha dei problemi mai affrontati. Queste sono le premesse per un tourbillon di scenette dolci e tristi, gaudenti e malinconiche. Se c'è qualcosa da criticare sono le contorsioni per arrivare al finale: qualche lungaggine di troppo…Ma è tutto perdonato poiché la bravura degli attori fa scorrere il tempo piacevolmente.
Nel finale c'è una morte ma insieme il trovato amore dei due protagonisti rimasti e soprattutto il messaggio di continuare a volare a occhi chiusi nella bellezza della vita. Non a caso si è su un aereo. Così si esce dalla sala contenti di avere respirato un po’ della magia di suoni, colori e umori di un film sull'amore e la vita.

martedì, marzo 02, 2004

Marguerite Young, ossia giovani della pratolina

Leggendo il Diario di Anais Nin (il volume sesto, l'ultimo) mi sono incuriosito per le lodi entusiastiche che l'autrice dedica a Marguerite Young, una scrittrice a me sconosciuta. Quello che di lei, Anais Nin scrive è davvero notevole: "Marguerite Young sarà per l'America quello che Cervantes fu per la Spagna e Joyce fu per l'Irlanda. Un giorno sarà studiata, analizzata, interpretata e commentata come quest'ultimo…Con i suoi personaggi apre nuovi territori, nuove visioni, una nuova archeologia dell'anima…Qualcuno ha scritto che il sogno distintivo della mente creativa è la sua capacità di creare nuove connessioni, nuovi rapporti mai creati prima. Questa è Marguerite Young". Mi sono messo subito alla ricerca su Internet per conoscere meglio il personaggio ed i suoi libri e per far presto sono ricorso al motore di Google ed al suo traduttore incorporato.
Ecco cosa è uscito: Marguerite Young è diventata Giovani Della Pratolina e quel "Marguerite Young was born in Indianapolis and authored Angel in the Forest, a book about the two utopias of New Harmony, Indiana", è divenuto "Il giovane della pratolina è stato sopportato a Indianapolis e l'angelo creato nella foresta, un libro sui due utopias di nuova armonia, Indiana". Letterale. Tremendo; se non lo traducevo da me ne sapevo ancora meno.
Ho poi cercato invano dei libri di Marguerite Young tradotti in italiano, ma non ho trovato nulla; lo stesso motore di ricerca Google (questa volta con la ricerca in italiano) mi ha segnalato Marguerite Yourcenar…Duras…Young è solo e ancora "giovane". C'è qualcuno che sa di più?

lunedì, marzo 01, 2004

Previsione

Provo a fare una previsione: Bossi alle prossime elezioni europee non riuscirà a portare nessun Borghezio al parlamento europeo, forse neanche un parlamentare qualunque; Forza Italia, perderà molti consensi arrivando a dimezzare i voti tanto da far diventare "forza Italia" una pia esortazione per una patria che è sempre meno forte e ricca. Infine A.N. e l'UdC raccoglieranno solo le briciole dei primi due. A quel punto, pensate che il governo regga? No, il secondo governo Berlusconi cadrà. Si andrà presto ad elezioni anticipate.
Bossi a quel punto sparerà le più grandi cazzate che la politica italiana abbia mai sentito, ne avrà per tutti: chiesa, comunisti, democristiani da fucilare, mafiosi di Arcore e di Roma ladrona. Fini e Follini chiederanno nuove verifiche a Berlusconi che si ripresenterà sorridente con i nuovi manifesti di metri 4X10: "Un impegno concreto: ricchezza per tutti". L'italiano voterà e chi vincerà?…La previsione qui si ferma. Questo lo saprete solo voi.

sabato, febbraio 28, 2004

Io l'ho sognato morto

Berlusconi è uno di quei personaggi che si amano o si odiano; io sono della seconda categoria.
Si, il mio odio per Berlusconi parte da lontano e certe volte mi mette in difficoltà: infatti, si dice anche che chi odia ama e allora…Allora mi arrabbio ancora di più.
Cerco allora, con una certa introspezione dentro di me quale molla inconscia, quale motivo nascosto, ci sia che muove il mio odio che è soprattutto disprezzo. Sì, sono arrivato anche a pensarlo morto o meglio ad ucciderlo io stesso. In verità in sogno io l'ho già ucciso: gli ho sparato e mi pareva di essere uscito da un incubo.
Ma no, non sono democratico, sono un razzista e anche un assassino…Così mi sono detto: prova invece ad amarlo, a vederlo bravo, buono, sinceramente altruista e pronto a sacrificarsi per il tuo bene; vuoi vedere che tutto cambierebbe? Lo troveresti poi anche bello, alto no, ma di sicuro intelligente; lo vedresti poi come un filosofo dell'antica Grecia, un poeta, un vate…Così rischierei di assomigliare a Bondi o Baget Bozzo. Per carità.
Ma no, scoprirei senz'altro la pietà e la pietà soprattutto per me stesso. Basterebbe allora solo un po' di menefreghismo, di sana indifferenza e fuggirei dall'ossessione, dall'odio.
Ma no, invece mi sono scoperto solo uno sporco comunista. Ecco cosa sono un comunista cattivo che odia i ricchi e i nemici di classe. Rimango quello e chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma in fondo sto bene così. Evviva la libertà.

giovedì, febbraio 26, 2004

Tasse su strada


26 febbraio 2004
di Massimo Gramellini da LA STAMPA

II governo francese ha avuto una bella pensata: assegnare 20.000 chilometri di strade statali agli enti locali, in bolletta come i nostri, affinché ci mettano sopra un pedaggio. Se si pensa che fra breve anche a Parigi potrebbe scattare il permesso di circolazione a pagamento che tante soddisfazioni sta regalando al sindaco di Londra, è facile immaginare un futuro non lontano in cui tutta l'Europa sarà un'unica autostrada e lo Stato Sociale si reggerà sui tributi degli automobilisti, accumulati ad altri viziosi come i fumatori e i consumatori di alcol nel girone infernale del Balzello.
Nessuno mette in dubbio che da qualche parte i soldi vadano pescati: nei tribunali manca la carta per le fotocopie, le scuole cascano a pezzi e non fa quasi più notizia l'ospedale pediatrico di Palermo che invita i pazienti a portarsi le brandine da casa. In mancanza di meglio, la scelta medievale di tassare le strade e un domani pure l'aria potrebbe diventare un sopruso indispensabile. Però andrebbe comunicata agli elettori: trattandoli da adulti, per una volta. Invece si assiste a un balletto curioso. I governi centrali, di destra e di sinistra, giurano di voler ridurre le imposte, mentre consentono a regioni e città di aumentarle a dismisura. Si vantano di non infilare la manona statale nelle nostre tasche, ma incoraggiano la manina locale a farlo in maniera sempre più assidua ed esosa. Il risultato è che paghiamo (almeno) come prima, ma molto più spesso. E con in aggiunta la sensazione di una presa in giro.




mercoledì, febbraio 25, 2004

Legge karmica

Non posso credere che siamo un popolo di rintriciulliti, di bevitori di fandonie. Non posso credere di essere tornato nel Far West dove gli imbonitori arrivavano in diligenza e vendevano pozioni che curavano tutto: dai calli alla broncopolmonite…
come dice Grillo almeno là qualcuno ogni tanto lo impiccavano, invece qui lo abbiamo fatto Presidente del Consiglio…
Non posso credere che tutto questo possa durare; non è possibile ascoltare tutti i giorni delle cazzate e poi far finta di niente. Poi, lui non può continuare a riderci in faccia e raccontarci come fa la mamma a risparmiare i soldi e intanto non dirci come ha fatto a fare i soldi durante il "comunismo": sì, tutto prima che lui diventasse Presidente del Consiglio era "comunista".
Non posso credere che tanta sfacciataggine possa rimanere impunita.
Penso che la legge karmica poi riequilibrerà tutto…ecco lo vedo già, con l'amico Previti, novella piccola sorella missionaria della Carità di Calcutta.
Ora non dite che il credulone sia solo io.

domenica, febbraio 22, 2004

Gli ultimi privilegiati

Noi siamo gli ultimi privilegiati, gli ultimi che godono le conquiste sudate. Ora quelli che arrivano perdono tutto con la rivincita dell'uomo ricco.
Cosa si poteva pensare che i suoi benefici li regalasse? Che tutto quello raggiunto durasse? Che il capitale e la sua giungla non reclamasse?
I padroni presentano sempre il conto e la democrazia economica resta utopia.
I diritti acquisiti non si toccano, si dice a chi li gode, ma non si dice che domani ci sarà la guerra tra i poveri e questi continueranno a morire di stenti.
Noi in fondo siamo stati fortunati; avevamo dei diritti, assicurazioni, ci sapevamo difendere bene per quello ci sentiamo privilegiati: avevamo quasi il socialismo.
Il socialismo era lì a portata di mano, bastava ancora qualche voto…
Poi si poteva lasciare le cose a quelli che arrivavano dopo; potevamo dirgli di andare avanti loro, di proseguire il cammino da noi intrapreso…
Invece ci troviamo la generazione X.

sabato, febbraio 21, 2004

La globalizzazione

La globalizzazione è iniziata quando è stata scoperta la rotondità del mondo; quando si è percepito il globo: una palla persa nell'universo.
La globalizzazione è un brutto nome dato ad una astronave che ci porta tutti verso l'universo…ancora da comprendere.
La globalizzazione è uno scambio di parole, di cose, di costumi che hanno la ricchezza di occhi nuovi: la particolare prospettiva del nostro punto di vista.
La globalizzazione non ci toglierà un padre e una madre, un paese e un paesaggio, lo scambio di carezze e di doni con merci varie.
La globalizzazione aumenterà il disordine? Accentuerà l'entropia? Quanto mischierà le palline da far risultare tutto grigio? No, vincerà ancora la vita.


venerdì, febbraio 20, 2004

Capitalismo

C'è una condanna del capitalismo che spinge a crescere senza fermarsi: chi si ferma è perduto. La concorrenza sopravanza, così avviene naturalmente una "mors tua vita mea": restano i migliori; dovrebbe essere e così si spera. In questo quadro quale futuro si prospetta quindi al capitalismo e al liberalismo che ne consegue? Si riuscirà a governare la vittoria sul dispotismo di una crescita incontrollata e anarchica che impoverisce invece di arricchire?
E se avesse ancora una volta ragione Tocqueville, quando ammoniva che una società individualista e frammentata è destinata a soccombere di fronte al totalitarismo, rispetto a una società unita e pluralista, basata su associazioni e comunità di uomini?
Ora che il capitalismo sembra non avere più avversari, forse, il suo più acerrimo nemico lo potrà trovare solo dentro di sé.
Tempo fa in una intervista il Papa disse: "Se il capitalismo odierno è migliorato, è in buona parte merito delle buone cose realizzate dal comunismo: la lotta contro la disoccupazione, la preoccupazione per i poveri. Il capitalismo invece è individualista…".
Certo che l'etica calvinista, cui si deve lo slancio capitalista nella chiesa, ha contribuito alla sua affermazione; ma ora, con gli scandali, la perdita di moralità e l'aumentare delle contraddizioni di uno sviluppo distorto, si deve pensare ad un antagonista vero al capitalismo: se non sarà più il comunismo o il socialismo quale può essere? Solo la sua coscienza farisea? Forse lo può essere il riformismo; però tutti si richiamano a quello: destra e sinistra. Bisogna allora stare attenti: se osservate bene i protagonisti dell'attuale scena politica non dovrebbe essere difficile scegliere…diversamente il dispotismo capitalista ci travolgerà tutti.


giovedì, febbraio 19, 2004

brave persone


Ho conosciuto dei delinquenti che erano delle brave persone; poi ho conosciuto delle brave persone che erano delinquenti.
Perché dico questo? Perché conosco l'uomo.
L'uomo non è mai una sola persona e si è creato i santi per pensarsi vicino a Dio, per riscattarsi dai complessi di colpa, per supporre un'espiazione dei peccati…non servirebbe tirare in ballo il peccato ora che il suo senso pare smontato…qualcuno confessa il furto commesso ogni giorno a scapito dei poveri? Qualcun altro gli assassinii commessi nei suoi pensieri?
Si evoca l'odio come se appartenesse sempre all'altro; quanta stoltezza dietro l'egoismo e il perseguimento del potere: altro grande peccato divenuto virtù, come il lusso divenuto motore del mercato che non indigna più il cristiano.
Ne consegue che quello che si vede nasconde, oppure rivela, secondo di chi guarda, tutto il bene o tutto il male. Certo, ci vorrebbe la speciale capacità di leggere i simboli, ma se non è da tutti proprio per l'ambiguità del linguaggio che esclude il pensiero manicheo…
Ecco allora torno a dire: ho conosciuto delle brave persone che erano delinquenti; poi ho conosciuto dei delinquenti che erano brave persone. Avete presente chi comanda?

domenica, febbraio 15, 2004

PANTANI

Pantani: come una piuma gialla, vola.
Quante emozioni mi ha dato Pantani nel vederlo salire verso la vetta di montagne grandiose; salite che non terminavano mai e lui era là, in cima con in testa una bandana…il Pirata.
Ora ricordo una frase di Cesare Zavattini che diceva: "Finché c'è la bicicletta, c'è speranza". Alludeva alla fatica dell'uomo, all'impegno di contare sulle proprie forze per arrivare alla mèta, al traguardo. Finché dura questa voglia di pedalare c'è speranza per l'uomo di migliorare la propria condizione.
Ora Pantani con la sua morte pare uccidere quella speranza: non ci sono mete, traguardi da raggiungere, amori o allori da conquistare; c'è una solitudine profonda da sconfiggere, c'è un malessere senza fine che chiama la morte…
No Pantani. Non raccontarci che non c'è domani. Cosa è successo, Pantani?

venerdì, febbraio 13, 2004

Una serata di poesia

Il circolo culturale i Buonavoglia e la Casa Editrice Salani hanno preparato un bell'incontro di poesia. Venerdì 13 febbraio, nella Sala Porta Soprana della Fondazione Carige in Via G. D'Annunzio, si è svolta una presentazione di "poesie d'amore per innamorati di tutte le età", così diceva l'invito e gli intervenuti, soprattutto donne, hanno molto gradito. All'incontro partecipavano, con la direttrice editoriale di Salani, Mariagrazia Mazzitelli, Leopoldo Carra, Paola Pitagora e il poeta e traduttore Roberto Mussapi che ci hanno deliziato recitando numerosi versi poetici tratti dalla poesia d'ogni tempo.
Ha iniziato R. Mussapi con Ovidio e Catullo: con le liriche giocose e appassionate che parlano alle donne; si canta la donna, la sua bellezza, con struggenti frasi di desiderio. Poi la parola passa a Leopoldo Carra, traduttore, editor per Il Saggiatore e collaboratore del settimanale Diario; lui ci parla del Tango. Tango è anche il libro edito da Salani, cui Carra insieme a Daniela Gamba, ha scritto per raccogliere poesie: poesie del tango per giovani innamorati. Tango: felice binomio tra canzone musica e poesia: "…Quella raffica, il tango, quella diavoleria, sfida gli anni affannati; fatto di polvere e tempo, l'uomo dura meno della leggera melodia, che è solo tempo. Il tango crea un confuso passato irreale che in qualche modo è certo, il ricordo impossibile di essere morto combattendo, in periferia, ad un angolo di strada. Da Tango (Jorge Luis Borges).
Viene anche ricordato che con il Tango si ha una visione della donna "machista": l'uomo del tango è forte, rude ma ha perso l'amore della donna, è stato tradito, è finito; la donna è quindi traditrice, l'oggetto da riconquistare e vendicare. Ma il tema della nostalgia, dell'amore…"nelle storie degli uomini, 'pallidi relitti di un naufragio /sbattuti dalle onde dell'amore e della vita'. È una voce che torna e che si può sentire solo tenendo gli occhi chiusi. È l'ansia di assoluto e la sublimità della nostalgia, 'quella voglia tremenda di piangere che a volta in noi senza perché straripa'". Ecco che in questo equilibrio tra amore e morte, si ritrova l'universalità della poesia legata al tango.
In ultimo interviene la brava attrice ed ora anche scrittrice Paola Pitagora - ha promesso che verrà a Genova a breve per presentare il suo libro: Fiato d'artista edito dalla Sellerio nel 2001. E questa volta con il suo "fiato d'artista" vero ci regala l'interpretazione di diverse poesie di Borges, Prevert, Breil…Splendide.
A proposito, domani è il 14 Febbraio, San Valentino, e sicuramente si è usciti dall'incontro con un'idea in più sull'amore, su questo sentimento che nessuno è riuscito finora a descrivere pienamente. "La verità, vi prego, sull'amore" hanno chiesto i poeti e tutti ne hanno descritto un pezzo…Noi pensiamo e speriamo di viverlo tutto. Un augurio nella poesia, che chi ci ha salutato a termine dell'incontro ha definito la più grande medicina.

mercoledì, febbraio 11, 2004

Un martedì da Bookcrossing

Secondo martedì del mese, è il giorno dell'incontro ormai consolidato dei bookcrossing genovesi: una bella realtà per una ancor più bella compagnia.
Io ho partecipato all'incontro di questo martedì da neofita con l'entusiasmo che da subito mi aveva procurato la regola del bookcrossing, ovvero, i liberatori di libri, loro rilasciatori, per offrirli alla lettura di quanti sanno gustare una delle avventure più belle e intelligenti rappresentata dalla lettura di un libro.
La compagnia che ho trovato è eterogenea; io mi accorgo di essere il più anziano ma il ghiaccio è presto rotto: Giovannino si fa avanti e mi presenta agli altri…Giulia, Maria, Daniela, Marco, Carola, Matteo, Michela, Massimo…e avanti, siamo in 14 di tutte le età e professioni. Dalle borse, zaini, vengono immediatamente rilasciati i libri tutti recanti una speciale etichetta, "bookcrossing" che recita: " Io sono un libro molto speciale: non mi piace stare chiuso in una libreria. Desidero essere letto e lasciato libero! In un bar, su un treno…". Questi libri sono presi d'assalto, per ognuno c'è un commento una raccomandazione e poi spartiti tra i partecipanti, si sa' che ognuno dei libri partirà dopo essere stato letto per un viaggio sconosciuto: sarà abbandonato in qualche luogo e qualcuno sicuramente saprà goderne le qualità o forse anche dimenticarlo subito dopo altrove. Dimenticavo di dire che ogni libro reca un codice del "liberatore" cui collegandosi ad Internet al sito: www.bookcrossing.com. conoscerà fin dove è arrivato, se è stato apprezzato e quale storia continuerà. Storia che ha portato a partecipare all'incontro, di martedì, Massimo: lui ha trovato un libro, "bookcrossing", alla Stazione Centrale di Milano ed ora sta conoscendo questo gruppo genovese.
Alcuni raccontano di avere notizia del proprio libro liberato che è giunto a Bologna, qualcun altro crede di saperlo all'estero…Genova? Non sarà che trovare un libro gratis sblocchi una ritrosia? Chissà.
Ecco ad onorare la cultura di una GeNova 2004, nel senso più pregnante, ovvero la cultura che passa per il libro, esiste questa piccola e interessante realtà; questo piccolo gruppo di amanti del libro che sa superare le barriere generazionali, nel nome della lettura e dell'intelligenza. Quante vite si possono vivere leggendo? Tantissime. Potremo allora fermarci solo alla nostra? Alla data di nascita? Prossimo appuntamento il secondo martedì del prossimo mese. Scrivete per informazioni a (Giulia) Gjko: http://www.bookcrossing.com/sendmessage/gjko o
privatemessenger@bookcrossing.com



lunedì, febbraio 09, 2004

Precarietà

La vita precaria, lo è per definizione; lo è per naturale selezione, per infinite regole biologiche e anche religiose: perchè Dio ci reclama.
Ma questa precarietà che motiva l'ansia, che ci fa cercare l'amore per annegarci dentro, è per l'attuale gioventù un qualcosa di più.
Mai come oggi del "domani non c'è certezza"; mai come oggi, con le nuove regole sociali che si stanno instaurando, si è sentito tanto così il disagio. Il lavoro è precario e di conseguenza lo è lo stipendio; il costo delle merci è precario e quello che pago oggi domani sicuramente costa di più. I diritti conquistati sulla salute, la sicurezza, l'ambiente, l'istruzione e il lavoro vengono riscritti a favore di chi se li è già comprati e per chi si affaccia ora non c'è n'è.
E' il mercato, si dice, che fa la legge; d'ora in poi tutto dipenderà dalla domanda e dall'offerta…Ed ecco che c'è qualcuno che è sempre pronto ad offrire di più: in nome della "libertà" ti permetterà di sognare... Ed ecco che nel sogno sparisce la precarietà. Ecco ho sognato per i nostri giovani la rivoluzione. Una nuova libertà.

sabato, febbraio 07, 2004

Scienza, Filosofia e Amore

La storia della scienza è un lungo cammino di contraddizioni e di scoperte che nel tempo svelarono qualcosa d'altro e che solo una intuizione o un caso faceva conoscere per poi ridurre in formule matematiche.
Con questo si potrebbe sottendere il tutto ad un bisogno di matematica; insomma ad una conferma attraverso di questa alla prova scientifica, a quel "2+2 fa 4" che taccia ogni discussione. Ma è così? Nietzche in "Umano, troppo umano" dice che la filosofia va oltre e con essa non solo scopriamo la morte di Dio ma anche quella dei numeri creando una nuova natura. Poi se scopriamo che anche la legge dei numeri è stata fatta in base all'errore, tutto è detto.
I numeri sembrano naturali, sono entrati talmente tanto nella nostra vita che si ha l'impressione siano innati nell'uomo eppure anch'essi sono frutto di una invenzione. L'uomo all'inizio usava per contare le cose, gli animali, delle corrispondenze; faceva delle tacche, poneva dei sassi in una ciotola uno per uno: per ogni cosa un sasso e per ogni sasso una cosa - se c'era un sasso in più voleva dire, ad esempio, che mancava una pecora.
Con il tempo i numeri hanno assunto così tanta importanza che Newton gli attribuì un valore universale: pensò che le leggi che regolano l'universo siano matematiche. Poi Edward Lorenz scoprì, con la legge di indeterminazione, che nel microcosmo delle particelle infinitesimali quello che avveniva non rispondeva alla logica numerica: 2+2 poteva non fare più 4. La meccanica quantistica, così si chiama quello che succede nelle particelle infinitesimali, non corrispondeva alla legge universale matematica: ancora oggi quindi stiamo cercandola.
Detto questo allora io considero che chi fa scienza, ricerca, studi, non possa essere razzista, nazionalista, credere in dogmi o formule precostituite…Possa in sostanza non avere dubbi. Ecco per me il filosofo è un cittadino del mondo che ci invita a raggiungerlo per costruire la nostra vera natura; se poi insieme gli mettiamo un poeta abbiamo raggiunto le premesse per un'altra verità: potremo trovare altre specie di numeri per poi continuare pure a raccontarci lo stesso amore: in fondo questo è la legge universale e resta sempre un mistero. L'amore.


venerdì, febbraio 06, 2004

Lola Motel

"Lola Motel", il titolo non dice molto e potrebbe essere fuorviante, per l'opera prima di un giovane scrittore come Marco Archetti classe 1976, ma di sostanza in questo romanzo edito da "Meridiano zero" c'è né tanta. Lola Motel. Finto americano, finto anni cinquanta finti fine - così a pagina 117; invece ci trovi i nostri anni che continuano: con i rubinetti che perdono, con le speranze sconfitte e le risate sempre pronte a coprire gli affanni.
Marco Archetti è nato a Brescia. "Ha vissuto prima in una soffitta senza abitabilità, quindi in una Panda, poi tra l'Italia e L'Avana, dove ha tenuto lezioni di scrittura in vari laboratori. Nel 1996 ha anche superato una preselezione per Sanremo, ma terrorizzato all'idea di diventare un cantante confidenziale non si è presentato" così recita la quarta di copertina del suo libro. La casa editrice Meridiano zero pubblica Lola Motel nella serie "gli intemperanti", ovvero 17 giovani scrittori che nelle intenzioni dell'editore si contrappongono ai "Cannibali" degli anni'90.
Devo dire che l'incipit di Lola Motel mi ha subito catturato: "Aveva una fica bellissima. La prima che avessi mai visto non chinato ad una serratura". Ma più che iniziazioni sessuali ed erotiche il libro ci racconta una periferia del mondo, in questo caso è Cuba l'isola più isolata del mondo, dove l'ideale di socialismo reale sta morendo con la caricatura di una puttana che si accontenta di un dollaro.
Leggendo il libro, poi mi sono ricordato del licenziamento di Fulvio Grimaldi dal quotidiano del PRC, Liberazione, per avere parlato male, nella sua rubrica Mondocane, di Cuba. Non dimentichiamo che Fulvio Grimaldi aveva iniziato la sua collaborazione con il suddetto quotidiano nel 1999, così veniva annunziata: "Da oggi Fulvio Grimaldi e il suo inseparabile bassotto Nando iniziano a collaborare con Liberazione. Una rubrica quotidiana per stare dalla parte dei cani, dei senza voce, degli oppressi". Dopo ciò nel maggio 2003 Grimaldi è stato licenziato. Ecco il passaggio particolare di quell'articolo: "Mentre, allungato lo sguardo oltremare, scorgevo donne ravanare nell’analfabetismo per il 78% della popolazione centroamericana e caraibica. Impegnato nello scatarrare i residui delle patrie emissioni di diritti umani via marmitte e ciminiere e ancora fosforescente per piogge di casalingo elettrosmog, in cima alla sierra risanavo a forza di medicina naturale, in uno dei mille ambulatori alimentati da pannelli solari con i quali questi avanzi del realsocialismo arrivano al 35% di energia pulita. E allora, dilemma: come la mettiamo con quest’isola?". Ecco allora che "l'intemperante" M. Archetti diventa con questo libro un "pertinente"; quest'isola è raccontata nella sua doppiezza, quella ufficiale della retorica castrista e quella nel degrado quotidiano che intacca sentimenti e relazioni con buona immediatezza: la storia di Felipe scorre per l'Avana che diventano due città… La città del Malecòn (il lungomare) e quello della sporcizia delle case che diventano sempre più putride. La città dei turisti e quella del Lola Motel che chiudendo fa assaporare l'immensa periferia cui si trasforma la nostra civiltà.
Il libro si legge in un baleno e possiamo dire alla fine di essere contenti di avere un cantante in meno e un buon scrittore in più.
Lola Motel - Meridiano zero, pagine 174, euro 10.

martedì, febbraio 03, 2004

In Iraq

Cosa ci fanno i nostri militari in Iraq? Si dice per consentire un'operazione umanitaria; per aiutare a ricostruire la convivenza civile dopo la devastazione della guerra e del regime sanguinario di Saddam…Ma è così?
Intanto abbiamo costruito gli "eroi di Nassirya": i morti per un attentato. Ora cosa stanno facendo i nostri soldati nel bunker iracheno? Rimarcano una presenza che ha solo il sapore di rappresentanza politica del governo italiano di turno; lo stesso che prima ha dato il suo assenso alla guerra in Iraq e poi conseguentemente ha mandato i suoi uomini dopo, perché la Costituzione lo impediva, per costruire una pace fittizia.
Intanto si tace sulla guerra che ha provocato più di 15 mila morti tra i civili iracheni e che la presenza delle varie nazioni, in Iraq con i loro contingenti militari, è dovuta alla spartizione della torta della "ricostruzione". Ho la personale impressione che quei morti italiani in Iraq diventino cinicamente una merce di scambio: una "foglia di fico" per nascondere vili interessi di pecunia. Forse allora più che "eroi" sarebbe meglio chiamarli vittime di un incidente sul lavoro. Vittime da aggiungere alla lista dei morti quotidiani dei nostri cantieri.

sabato, gennaio 31, 2004

TV e Realtà

Seguendo E. Deaglio, in un incontro per la presentazione del libro "La meglio gioventù" organizzata dal circolo i Buonavoglia, si è fatta la riflessione di quanto poi veramente la televisione o la detenzione del potere mediatico porti voti e influisca nelle scelte elettorali; insomma quanto la TV e la stampa creino effettivamente la realtà.
Per Deaglio se si guarda al passato si capisce che questo potere mediatico influisce solo in minima parte. Nei primi anni '70, quasi tutta la stampa e la televisione allora esistente descriveva una realtà che non c'era eppure si stavano gettando le basi per la più grande avanzata politica della sinistra italiana. Da lì a poco ci sarebbe stato il successo al referendum per il divorzio ed una radicale trasformazione della società, con la conquista di grandi riforme. Certo in quegli anni ci fu anche il terrorismo rosso, scoppiarono grandi contraddizioni ma la popolazione avvertì quello che non capirono i partiti e che i media tardarono a descrivere e a raccontarci.
Quello che si sta preparando per le prossime elezioni sarà un prevedibile bombardamento di spot elettorali, di manifesti, di informazioni viziate dalla propaganda politica, dalle promesse, dagli slogan ma, per Deaglio e questo lo penso anch'io, gli elettori faranno riferimento alla loro realtà: alla constatazione se i loro bisogni sono stati soddisfatti o no. Questo è il punto e a ben vedere la realtà c'è da aspettare una sconfitta per il centrodestra senza precedenti. Certo una cosa si rimarcherà: l'enorme disparità di mezzi messi in campo; quelli economici d'investire nella propaganda politica e della detenzione dei mezzi di comunicazione, un altro elemento di democrazia viziata. Vincerà chi le spara più grosse? Io penso di no.
Ascoltando Berlusconi che se la prende con i comunisti mentre non dice nulla per risolvere le difficoltà reali dei cittadini la dice lunga sulle difficoltà a governare di questi politici. Altro che giornali e TV, andate in qualunque mercato rionale.

venerdì, gennaio 30, 2004

Sarà la poesia

Non tieni un centesimo? Sarà la poesia?
Con quella, ricchi lo siamo già.

Con tante cose per la testa che non lasciano spazio ai conti.
Con tante idee belle sul futuro.
Con tanti buoni sentimenti e cattivi umori.

Ma poi ad una certa ora apri il portafoglio.
Dentro c'è solo un foglietto con scritto una poesia.
Puoi pagare con quello? Chi ci guarda sorride.

Lui ha già avuto con quello, il conto pagato ed ora vuole altro…
"Oste della malora" un dì si diceva, ed eccolo ora davanti a te…
"Porca miseria" continui a ripetere, ma lui non capisce…

Fammi credito, dammi tempo e sarai pagato.
Eppure la poesia la stai scrivendo adesso tu.
Ma la poesia arricchisce solo te. Maledetto mondo.






giovedì, gennaio 29, 2004

Conferme d'esistenza

Spesso ci domandiamo cosa sia a spingere una persona a ricercare il successo, la notorietà e la fama…
Già, la fama, l'essere famosi; l'etimologia lo rivela: la fame. Fame di essere riconosciuti quindi amati e confermati dell'esistenza…
Già, paradossalmente l'uomo ha per sua natura e costituzione il bisogno di conferme d'esistenza che è dato dal vedere ed essere visti. Apparire quindi significa parere agli altri e questo vuol dire avere o cercare spettatori: esibirsi, mostrarsi, essere individuati e percepiti, essere accettati, ammessi, legittimati al bisogno d'amore e al suo appagamento. Ecco allora che cercare di essere amati e accettati ci condiziona molto.
C'è un film di Woody Allen che racconta bene questa dinamica interiore caratterizzandola con la storia di un uomo camaleonte: Zelig. L'irresistibile voglia di farsi amare ed accettare porta Zelig ad assumere le sembianze dell'interlocutore. C'è in tutti noi uno Zelig: è quella parte che sopporta i condizionamenti per farsi accettare e aiuta a confermare la nostra esistenza. Naturalmente la fame di conferma d'esistenza varia negli individui: l'unità di misura per appagare questa fame sono le "carezze" e queste possono essere sia positive che negative; tutto sempre meglio dell'essere ignorati, anche gli insulti. Così c'è chi si accontenta di un "buongiorno" la mattina e a chi non bastano 24 mila baci…
Ecco arrivare allora la TV che è un potente mezzo per la conferma d'esistenza ed un infallibile distributore di "carezze d'ogni tipo: la televisione fa vivere. Le "carezze" poi, di una popolarità immediata data dalla televisione, diventano una droga; qualcuno non riesce più farne a meno. A questo punto riferendomi ai politici: certo "più allodole per tutti" ma soprattutto molte "carezze" per loro; non sarà allora che quella loro tanta fame riveli anche una povertà di sentimenti? Una mancanza grave? Pensateci.




martedì, gennaio 27, 2004

Giorno della memoria

Il 27 Gennaio di 59 anni fa, dei soldati sovietici arrivarono ad Auschwitz e liberarono i sopravvissuti di quel campo di sterminio; trovarono solo la parvenza di uomini: scheletri che vagavano tra il gelo e i morti. Quello che si presentò di fronte a quei soldati fu l'inferno in terra. Ancora c'è da chiederci come fu possibile tutto quell'orrore.
Da quel giorno altri orrori hanno continuato ad apparirci davanti in varie parti del mondo; sono continuati genocidi, guerre, massacri, terrore…Ancora c'è da chiederci se mai riuscirà l'uomo a non commettere più questi crimini.
Io penso di no. Io penso che rimanga ancora forte il richiamo di Annah Arendt su la banalità del male; sulla possibilità che innumerevoli uomini in nome di un credo, di una propria infatuazione, nella normalità di un vivere conformista e di asservimento al potere (qualunque potere) possano tornare a vestire l'uniforme di carnefici, di boia sotto le spoglie di perfetti soldati, bravi impiegati e gentili casalinghe. Tutto nel nome di qualche nuovo leader, condottiero, capopopolo che pensi per loro, per noi e per tutti.
La memoria di quel giorno mi auguro allora che divenga il pensiero di una consapevolezza di essere noi i primi possibili assassini della civiltà umana. Quella capacità del male assoluto è sempre alla nostra portata; è sempre presente in ognuno di noi quando smettiamo di interrogarci e di contattare la nostra intimità umana: quel nocciolo divino che parla solo d'amore.

venerdì, gennaio 23, 2004

ARRIECCOLO

Eccolo è riapparso. Ma come si fa a non parlare di lui? Come si fa a vivere nella normalità; nella nostra quotidianità fatta di lavoro, letture, fatiche e riposi, amici e sentimenti senza che appaia lui da una Tv o da una prima pagina di giornale a turbarci?
Eccolo è riapparso. Ma non come Carmelo Bene alla Madonna, lui è apparso a noi, peggio. E' comparso per farsi ammirare nel suo supposto splendore; purtroppo appena ha riaperto bocca ecco che si è scoperto che era quello di prima, se non peggio.
Eccolo è ritornato. Certo non speravamo di vederlo più. Di lui Enzo Biagi diceva che se avesse avuto le tette farebbe anche la velina Tv, ma vederlo così proprio no, non ce lo aspettavamo: assomiglia all'amico Putin. Uno zar mancato.
Eccolo è ritornato. Lui è pronto ad affrontare la seconda parte della seconda legislatura dell'era seconda con la seconda faccia da premier che vorrebbe essere la prima. Mia figlia intanto inizia a preoccuparsi: "Papà ma quando ce lo toglieremo di torno? Presto?". "La seconda che hai detto".

giovedì, gennaio 22, 2004

Incontro con un "figlio" e un "fratello"


Con l'incontro di ieri il circolo "i Buonavoglia" ci ha fornito l'occasione per conoscere un po’ di più un "figlio" ed un "fratello"; ossia Alessandro Gassman e Beppe Fiorello, a Genova per presentare lo spettacolo "Delitto per delitto" alla sua terza stagione.
L'occasione ci ha rivelato la straordinaria bravura di Beppe Fiorello in quanto quella di Alessandro Gassman, con i suoi trascorsi teatrali e cinematografici, la conoscevamo già. Beppe Fiorello si potrebbe definire un attore "selvaggio", ovvero senza nessuna scuola d'arte drammatica o accademia di recitazione si è trovato a calcare il palco chiamato dall'amico A. Gassman, dopo essersi conosciuti sul set del film TV "La guerra è finita". Da subito -dice Gassman- avevo intuito le grandi potenzialità d'attore di Beppe e alla prova dei fatti è stata una scoperta…Mi sono chiesto spesso come facesse Beppe Fiorello ad avere la padronanza del personaggio e della scena senza avere le basi minime dell'attore di teatro, senza nessuna esperienza di teatro. Per me è stata una sorpresa che ha confermato il mio intuito, la mia scommessa su di lui…"Beh, -si schernisce Fiorello - ho pensato di fare l'attore prendendo spunto e facendo il verso di cosa fanno gli attori. Poi di uno in particolare: Giulio Bosetti…". Risata generale. Davvero divertente recitare alla maniera di…per ritrovarsi ad essere lui stesso un attore, acquisendo sempre più consapevolezza del mestiere e della parte che recita.
Interessante è il percorso iniziatico di Beppe Fiorello che con la parte di Charles Bruno dell'opera "Delitto per delitto" sa estrarre la parte "nera", la dimensione oscura di lui; un vera prova d'attore. Nel breve excursus dell'opera teatrale si è parlato della professione dell'attore e con il riferimento ai personaggi e alla loro interpretazione si è confermato come l'attore sia oltre il lavoro degli "scavalcamontagne" anche il mestiere dei "pazzi", il mestiere che cura la nevrosi di ognuno, fornendo la possibilità di essere liberamente anche "altro" ogni sera.
Il giornalista Umberto Basevi, che ha condotto l'incontro, è stato bravo a cogliere gli aspetti nascosti fornendo agli invitati del circolo i Buonavoglia un momento di conoscenza di questi due attori che come ricordava Alessandro si propongono anche di colmare un gap generazionale per la professione d'attore. Inoltre è' stato ricordato che il "figlio" e il "fratello" sono diventati a loro volta padri e quindi si sentono ormai svincolati da parentele e legami: una prova di maturità…Non si è forse maturi quando si diventa finalmente padri di se stessi?
Ad Alessandro Gassman e Beppe Fiorello facciamo i nostri auguri; c'è da giurare che li incontreremo nuovamente per altri successi.

lunedì, gennaio 19, 2004

Incontro con un poeta

Oggi ho incontrato virtualmente dopo molti anni, un poeta, Eduardo Mazo. Avevo incontrato e conosciuto Eduardo Mazo per caso nel 1995 su la Rambla di Barcellona che vendeva i suoi libri; io ne acquistai uno: "autorizado a vivir", una raccolta di epigrammi, da allora non l'ho mai più visto. Quel piccolo libro capitandomi oggi per le mani mi ha spinto a cercarlo su Internet e tramite un motore di ricerca l'ho "rivisto" e riletto con vero piacere.
Nella sua homepage, E. Mazo, (http://www.eduardomazo.com/) invita a riconoscerci ed incontrarci nel nome della poesia. Spinto dall'emozione ho tradotto il suo scritto che riporto qui:
"Questa mia pagina è anche di tutti voi, desidero che questo riconoscimento nella rete diventi, poco a poco, senza distanze e coni d'ombra, un posto d'incontro circolare e di amicizia.
Le sensazioni, le sensibilità, i sentimenti non saranno mai virtuali. Muniamoci di questa tecnologia per avvicinarsi e conoscerci, perché nel cuore di ognuno di noi, di ciascun umano, giace la sete dell'altro, la necessità dell'altro. Siamo nella rete per riempirla di poesia.
Leggere un poema. Non importa come. Prima, la poesia, forse era nella figura rupestre di un bisonte nella roccia, che ha trasmesso un messaggio a noi in un linguaggio plastico, dopo la poesia è stata trovata in un papiro o in una tavola di pietra, poi le carte sono venute dagli alberi che le hanno offerte per farci esprimere, ed oggi le vostre pupille riflettono la poesia a qualcuno che si avvicina al video del vostro computer. Già, non importa come, non importa dove, non importa quando. La poesia non è morta.
Se guardassimo soltanto una poesia vedremmo una manciata di parole. Se leggiamo la poesia, allora quella manciata diventa qualche cosa di superiore che ci fa vibrare, ci emoziona, ci stordisce, ci invita o sfida. Quando abbiamo letto una poesia noi ci sentiamo meglio, più buoni, più nobili, in definitiva più umani. Quanto di più degno noi abbiamo lo dobbiamo a questa "piccola cosa."
La poesia è un antidoto alla siccità delle cose quotidiane che raschia i nostri limiti; la poesia ci difende dalla noia, dalle cose materiali e ci salva regalandoci un momento così nostro, così intimo, che esiste solo la poesia ed ogni suo lettore.
Ti invito ad accompagnarmi in questa avventura digitale e poetica. Camminiamo insieme. Unisciti a noi in questa orgogliosa passione ".

Mi trovo in sintonia con lui e spero che abbia trovato tutte le soddisfazioni che merita.

domenica, gennaio 18, 2004

Rughe


Labbroni africani, tette mastodontiche, dentiere avvitate dente per dente e per l'occhio c'è il marsupio a scomparsa con palpebra vetroumidificata battente ciglia stellate…Poi c'è la depilazione laser, totale completa e definitiva. C'è tutto per essere belli. Non belli dentro che sarebbe uno spreco; proprio belli fuori perché solo così si è vincenti, ammirati e immortali…
Si ci rifà il gluteo cadente, il sottomento o lo zigomo. Per ogni parte del corpo si può prevedere un intervento chirurgico e con questo vederci un po’ più distante dalla morte. Di sicuro quando questa arriverà colpirà qualcun altro, si sbaglierà: non voleva prendere chi si è cambiato i caratteri somatici ed è diventato giovane, giovane…
Poi in fondo è solo una questione di soldi, fa chi può. C'è chi li spende per mangiare e chi per farsi bello; chi per la cultura e chi per la spazzatura. C'è chi soldi ne ha per ogni passione e chi non ne trova abbastanza per sopravvivere. Così questo edonismo non è più per sole donne, per Marte Marzotte o Sandre Milo ma per berluschi di ogni età...
C'è da meravigliarsi? Direi di no. L'insoddisfazione fa girare il mondo e la saggezza di accontentarsi di quello che si ha può far scoprire le rughe: segni della nostra vita; ma solo un poeta può confessare di avere vissuto.



martedì, gennaio 13, 2004

Furfanti ancora

Sentito in televisione: "Bisognerebbe adottare in materia di giustizia un codice di comportamento che preveda chi è stato condannato di non essere mandato in Parlamento…". Questo è quello che risponde A. Di Pietro a chi gli domanda se è disposto a collaborare per una riforma della Giustizia. Replica di Gaetano Pecorella, parlamentare, avvocato di Berlusconi e presidente della commissione Giustizia alla Camera: "Sono i cittadini a decidere chi inviare in Parlamento e si può presentare anche chi ritiene di essere stato ingiustamente condannato". Ognuno ha la sua cognizione etica.
Ecco, allora avanti le simpatiche canaglie, largo ai seducenti assassini, si accomodino gli allegri furfanti. Furfanti? Sì, ricordo di avere ascoltato in proposito, qualche tempo fa, un aneddoto; D'Annunzio a chi gli segnalava un manipolo di fascisti e di come questi furono fanti della guerra 1915-18, rispose indicandogli i parlamentari: "furfanti anch'essi". Si potrà continuare a dire:"furfanti ancora".


Berlusconi Cimabue

Berlusconi come Cimabue, fa una cosa e ne sbaglia due: dopo la Cirami, e la Gasparri ora anche il lodo Schifani. Era stato fatto tutto per compiacere il padrone di turno ed ora ecco che le leggi approvate vengono rigettate.
Meno male, dopo esserci sorbiti falsi in bilancio, rogatorie, condoni di tutte le risme e pseudo riforme della scuola e del lavoro ecco presentarsi un riscatto per le regole democratiche.
Ora dovrebbe arrivare la Devolution, quella sorta di federalismo che cambierebbe lo Stato italiano, chissà cosa prepara Bossi; dopo i "saggi" di Lorenzago dobbiamo aspettarci di tutto, ma ora siamo più sereni: la prima parte della Costituzione vigila. Vigila il Capo dello Stato Ciampi, ma soprattutto vigilano le nostre coscienze che non si sono mai rassegnate a vedere questa Italia andare a rotoli.
Ora aspettiamo che Berlusconi, come aveva promesso al processo sospeso, finisca di farci ridere e farcene vedere delle "belle". Prego si accomodi sul banco degli imputati e risponda ai pm. Colombo e Boccassini. Cimabue almeno una giusta la fa.

domenica, gennaio 11, 2004

L'amore


Un solo pezzo di te: una gamba, una mano o il seno…basta a cucinare la voglia d'amarti. Sì, è come un banchetto appetitoso avvicinarti con la bocca. Ci siamo mai chiesti cosa rappresenta un bacio?
Ti mangerei e mi fermo qua, a sfiorarti con la bocca. Ti mangerei per diventare te. Così si nutre l'amore, si nutre di baci.
Poi c'è lo sfregarsi, c'è da mettere in circolazione elettroni, sangue, effusioni; c'è da scambiare emozioni, umori e sensazioni. La ripetizione continua di gesti universali che dicono sempre la stessa identica cosa: "Ti amo".
Dobbiamo toccarci, non basta scriverci o parlarci; dobbiamo stringerci, non basta vederci o sospirare. Dobbiamo conoscerci con la pelle e poi ci potremo anche lasciare ma con la promessa tattile di frizionarci ancora.
Allora con questo desiderio l'amore continuerà.
Continuerà anche senza incontrarci mai più.

sabato, gennaio 10, 2004

Prodi e l'Europa


Ho seguito ieri sera l'intervento di Romano Prodi al convegno: "dialoghi sull'Europa", organizzato dall'associazione Maestrale di Genova.
Le idee di Prodi sull'Europa si possono condensare in due battute: Europa come Sistema ed Europa come Intelligenza. Per Prodi Sistema è avere una visione che supera i confini territoriali e che sappia offrire alla globalizzazione del mercato e del mondo un servizio che sia centrale per lo scambio di merci e di cultura…di qui poi il richiamo all'Intelligenza, alla risorsa primaria: il cervello.
"E' il cervello quello che di più prezioso abbiamo, è su quello che dobbiamo investire, dobbiamo puntare per essere competitivi e ancora punto di riferimento per il mondo": questa è stata la perorazione centrale dell'intervento di Romano Prodi.
Si era iniziato parlando di Genova e le sue sfide; quelle vinte nel passato e ancora quelle perse e perché: perché il mondo cambiava e Genova rimaneva quella di sempre…
Genova, metafora allora del perché dobbiamo contare sull'Europa come nuova dimensione del nostro vivere e progredire.
Genova che può tornare ad essere un centro del mondo se inserita in un sistema europeo di scambi: il suo porto non più in competizione con gli altri ma in accordo e supporto gli stessi.
Genova infine come Intelligenza e qui gratta gratta se ne scopre tanta; anche se un po’ restia caratterialmente poi esplode da qualche parte in giro per il mondo. E' l'intelligenza genovesiana quella di far necessità virtù, cui in fondo bastano solo tre piccole barche per conquistare un sogno e regalarlo a chi può.
Grazie Prodi, noi di cervello credo ne abbiamo tanto…resta solo il come saperlo adoperare. Qui la sfida è dura.

venerdì, gennaio 09, 2004

Italia brutta

L'Italia d'oggi è davero brutta. Pensate un po’ quale cosa ci può rappresentare: uno spot, una televendita associata al programma di punta, quello preferito dagli italiani: "C'è posta per te". Sì perché qualcuno ha promesso di scriverci, si sa: verba volant scripta manent; quel qualcuno aveva sottoscritto anche un contratto, va beh ha scritto anche canzoni napoletane, barzellette, libri, libretti e programmi vari, ma questa volta ci scriverà una "lettera agli italiani" per informarci sulla riforma delle pensioni. Splendido.
Nel frattempo la sua banca Mediolanum ha stipulato un contratto con le Poste spa, così si garantisce anche gli sportelli postali: vuoi vedere che guadagna anche sui francobolli?
Questa volta però non ci sarà nessun persuasore occulto, non ci saranno gonzi da raggirare, la taglia deve essere giusta: lo senti se i pantaloni sono larghi o la giacca stretta. Guardate bene cosa vuol rifilarvi il salumiere, di formaggi ne ha a dismisura: di capra, pecora o mucca tutti in quota latte. Con il latte poi viene alla mente Parmalat; non è forse il frutto della deregulation? Dell'Italia senza freni? Ora chi ha insegnato a raggirare le regole le vuole applicare, ma a chi? Forse ai tranvieri? Agli assistenti di volo?
Prima o poi tutto si paga; così diceva il nonno, si paga, oh se si paga. Per questo ci ritroviamo con l'Italia brutta, perché abbiamo voluto fare i furbi e allora…Che Italia brutta, checché ne dica quel qualcuno: a lui piace e fa comodo così.

mercoledì, gennaio 07, 2004

Contatore folle


Su Internet ho incontrato in un sito web un contatore ipnotico: http://www.diario.it/graphics/site/worldmeters.swf, è un orologio che conta le nascite e le morti degli uomini sulla Terra. Ora lo troverete anche in questo BLOG qui a fianco. Questo contatore segnala l'incremento della popolazione mondiale ad una velocità impressionante; i numeri giornalieri segnalano un saldo positivo per le nascite. Ad esempio per il giorno 29 dicembre 2003 i nati erano 355.089, i morti 145.962 e la popolazione totale marcava 6.353.514.418. Se dietro ogni numero riusciamo ad immaginare un vagito, un neonato, una gioia, avremmo da stare allegri, ma a bilanciare l'entusiasmo c'è sotto l'altro conteggio che un po' più lento ma inesorabile segnala i morti e se per questi pensiamo ad un respiro interrotto o ad una intelligenza che si spegne, ad un dolore od uno strappo, ecco che la tristezza si impadronisce di noi.
Chissà cosa è successo al contatore, venerdì 26 dicembre scorso, quando un terremoto ha sottratto in pochi attimi 50.000 vite in Iran…penso che il numeratore che segnala l'incremento della popolazione totale si sia fermato per qualche ora; ma poi ha ripreso inarrestabilmente ad addizionare vite umane: la vita continua.
Ma ora dove ci porterà questo conteggio? L'uomo farà scoppiare la Terra? O la Terra per qualche legge naturale, deterministica, implacabile, per salvarsi trasmuterà l'uomo in qualcosa d'altro? Colpo di scena: in verità questo contatore segnala i numeri che sono la scomposizione dell'Uno, dell'universo. Ogni numero misura il grado d'impersistenza della materia che diventa spirito; è un numero quantico che ci riporta nel regno dell'indeterminazione. Corriamo all'indietro. Corriamo verso Dio.

lunedì, gennaio 05, 2004

Era Digitale

Con il 2004 inizia l'era digitale terrestre; questo almeno per Gasparri e il governo: infatti, con il cinquantenario della Rai è stato inaugurato l'avvio delle trasmissioni digitali. Con il digitale tutto sarà a portata di dito. A dire il vero, con il telecomando, gli italiani avevano già sperimentato il potere del dito e con lo zapping oggi decretano il successo o la sconfitta dei vari programmi televisivi. Ora, si dice, che tutto sarà diverso e la televisione diverrà "interattiva", interagirà con noi: potremo fargli delle domande e lei risponderà, oppure sarà lei che chiederà qualcosa e noi risponderemo; tutto sempre con un dito.
Ma esiste veramente questa TV digitale? A breve arriverà, si afferma, e sarà anche tematica: ogni canale un interesse diverso e tutti gli interessi poi verso un unico scopo: il potere e il denaro. Questa la novità. Novità? Quale se a fare il digitale sono gli stessi che ora fanno la televisione attuale? A noi non rimane che il dito. Forse in democrazia il dito può essere tutto: conta uno, decide, vota, indica, segnala…
Segnala la luna, ma se poi tutti guardano il dito?

sabato, gennaio 03, 2004

"Le invasioni barbariche"


"Le invasioni barbariche" è un film che piace perché sa parlare della vita e della morte mischiando i contrasti, i personaggi più diversi, raccontandoci in maniera gaudente, ironica e scherzosa i sentimenti e l'addio di una generazione ricca di speranze, sogni, utopie e illusioni. L'interprete principale, Remy è un cinquantenne che ha appunto vissuto i piaceri e gli ideali che hanno contraddistinto la sua generazione ed oggi - dopo l'attacco alle Torri Gemelle- si trova ad affrontare una malattia terminale.
La preparazione alla morte di Remy lo avvicinerà al figlio Sèbastien, "il barbaro" colui che è l'opposto del padre, e che si accorgerà di amare, come l'altra figlia allontanatasi da casa, come la propria vità. Intorno a Remy ci sono oltre al figlio, l'ex moglie, le amanti, gli amici ed una giovane che si accorgerà della bellezza della vita assistendolo nella somministrazione dell'eroina. Tutti intorno a Remy rammenteranno la gioventù, i piaceri e le delusioni; ognuno ha qualcosa da insegnare come passaggio di testimone di una generazione: quella di Remy, che pur analizzando i fallimenti ideali, i dolori, le rinunce, non perde la ricchezza del gustare gli innumerevoli piaceri cui la vita continua a dare. Così nel finale riesce a trasmettere con la malinconia anche l'allegria ricordandoci che, sì, la giovinezza è una condizione dell'anima. Forse i barbari allora sono i vecchi, quelli che rincorrono soldi e potere; quelli che senza età ritornano ciclicamente ad uccidere la civiltà.
Seguito ideale de "Il declino dell'impero americano", film di denuncia del 1986 contro un "regime" (quello americano) che si è imposto come dominatore assoluto del mondo intero, quest'opera di Denys Arcand quasi vent'anni dopo, ci dice ancora che nulla è cambiato.
Una curiosità, in "Le invasioni barbariche" compare più volte la citazione di una scena del film di Genina, "Cielo sulla palude", che racconta la storia di Maria Goretti; io ricordo di averlo visto, tantissimi anni fa, in una sala parrocchiale ed un prete oscurò la scena suddetta in cui l'attrice Ines Orsini mostrava le gambe fino alla coscia, noi ragazzini fischiammo e quelle scene mancanti nella nostra memoria, acquistarono una morbosità che certo non avevano: però non c'era senso del peccato ma la ricerca della misteriosa energia erotica che faceva desiderare sempre più l'altro sesso. Quello che ha accompagnato un ideale piacere per un certo periodo della vita l'interprete principale del film di Arcand: le cosce tornite di Ines Orsini, a me è stato nascosto…che sia l'autore di quell'atto un barbaro di allora?

giovedì, gennaio 01, 2004

Capodanno a Genova con "Fura del Baus"


"Fura del Baus", "Naumon", nomi che evocano curiosità e festa, come la "Fiera del Bue Gras" (piemontese) ma con meno bue e più mare…Più mare perché Naumon è la nave progetto della Fura; un progetto che porterà per il mediterraneo -in occasione del suo 25° compleanno- la cultura della "Tetralogia Anfibia": la Creazione, la Migrazione, la Memoria e la Divinità, opera del poeta filosofo Rafael Argullol. Con la prima tappa a Genova si è così assistito alla prima rappresentazione dell'opera e nel naturale anfiteatro del Porto Antico, vista la partecipazione, è stato un successo senza precedenti. Inizia così, molto bene per Genova, l'anno 2004.
A dire il vero, io con mia moglie schiacciati dalla calca degli spettatori, non siamo riusciti a cogliere tutte le suggestioni dello spettacolo ma siamo stati ugualmente coinvolti dall'evento straordinario che ha fatto vivere alla città un momento emozionante. Risalendo dal porto e attraversando la città vecchia si respirava ovunque il clima festivo e allegro, con l'accompagnamento musicale del "Dancing in the Stretto", interrotto purtroppo dai soliti petardi…Ma perché la festa deve avere spesso i rumori della guerra? Comunque tutto bene: il pubblico la cittadinanza ha risposto molto bene e dimostra di credere veramente all'occasione culturale di Genova 2004. Per me era la prima volta che passavo un capodanno "on the road" e devo dire che è stato bello, grazie anche alla clemenza meteorologica: 8 gradi alle ore 2 della notte erano un regalo. Via San Lorenzo, come molti vicoli erano invasi da persone di tutte le età c'era una folla che neppure in pieno giorno si può vedere; altro che genovesi chiusi nelle case e nelle tradizioni.
Spero che la nave Naumon porti in giro per il mondo un po’ del nostro spirito, dell'anima di Genova, e lo scambio di visioni avuto nella notte di Capodanno accompagni le parole di Argullol: "Naumon: uno scenario nomade per attraversare l'oscurità e deliziarsi con la luce…la ricerca dei desideri e il piacere delle utopie…Naumon: la nave dei folli, dei troppo saggi, speranza dei naufraghi…fuoco sull'acqua, tumulto, volo, danza, territorio delle domande, nave dei liberi".

domenica, dicembre 28, 2003

La mia gatta compie 20 anni

La mia gatta compie 20 anni e rapportati con quelli umani ne compirebbe circa 80. Ieri le ho parlato come ad una persona, d'altronde dopo tanti anni vissuti accanto, lei è di famiglia e capisce tutto, specialmente i miei suoni, posture, movimenti e accenni. Così sedutogli davanti e guardando i suoi occhioni gli ho detto:
"Cara Rosy sei sempre bella, la tua pelliccetta è sempre in ordine ed i colori mi sembrano gli stessi; vedo però che ti muovi meno e fai fatica anche a salire sulla seggiola, sei diventata più piccola, sei rinsecchita, le tue zampe sono divenute instabili, perdi le unghie e mi è parso di vederti sbandare, tutto come noi poveri umani. Poi dormi sempre di più e questo a differenza di noi che invecchiando dormiamo meno, per un inconscio allontanamento della morte rappresentata dal sonno.
Cara vecchietta Rosy, ricordo che quando eri piccola saltavi dappertutto, su tavoli e finestre, poi arrivavi nei tuoi giri indagatori attraverso i giardini, fino alla strada ed io temevo per te: per le auto e moto che potevano investirti e uccidere. Spesso un tuo miagolio mi salutava al ritorno a casa già fuori il portone e entravi correndo con me aspettandoti che dalla spesa uscisse qualche nuova prelibatezza; per questo ora non hai perso l'appetito e senti sempre il bisogno di novità ma mangi meno e preferisci qualche carezza in più.
Ora al mio rientro ti trovo al solito posto, socchiudi un occhio e senza scomporti continui la tua "siesta"; chissà quanti balzi e catture continui a fare nei tuoi sogni. Poi, verso tarda sera, insieme al pelo che lasci in ogni dove mi vuoi regalare, venendomi in braccio con le tue fusa, il tuo affetto.
Cara Rosetta non sei più giocherellona, non fai più "agguati", anche se qualche corsetta improvvisa te l'ho vista ancora fare, ormai meditabonda scruti e arrivi lo stesso dove vuoi arrivare…da me".

martedì, dicembre 23, 2003

Letterina de Natale

Un monello de Favriano
se svejò quella mattina
prese carta e penna in mano
e spedì 'sta letterina

"Caro Babbo de Natale,
che me porti i regaletti,
'na richiesta 'n po' speciale
spero che me la permetti.

'St'anno non me portà gnente
non me posso lamentà
ma 'na cosa veramente
te la vojo domannà

Tu non è che c'hai un minuto,
a riuscicce entro l'inverno,
per levacce quel cornuto
che sta a capo del governo?

Questo qui sta a fa un macello
ogni giorno ne fa una
Me l'ha detto anche il bidello :
pare che porta sfortuna.

Teremoti, teroristi,
chiudon fabbriche qui e là,
magistrati comunisti,
forse er Milan vincerà!

Babbo mio è disoccupato
e ce soffre per davero.
Quello lì j'ha consijato
de trovà lavoro in nero

Pe' le Fiat la soluzione
l'ha trovata prontamente:
"Basta de cambiaje el nome
che se vende come gnente"

Se c'hai spazio 'nta la slitta,
se la renna je la fa,
porta via tutta la ditta
che c'ha messo a comannà

Mica tocca che l'ammazzi !
Basta che li porti via,
che se resta qui so' cazzi :
sta a accoppà l'economia !

Mo te s piego come fa:
'nta du' sacchi belli grossi
metti Fini e anche Saccà,
Fede, Bossi e Buttiglione

e Tremonti non te scordà.
....

Tu che voi bene ai monelli
(e che c'hai 'na certa età)
ficca su pure a Rutelli:
Cicciobello ce l'ho già.

Poi li manni tutti insieme
'nta la neve co' le pale.
E' na cosa che me preme.
Se pò fa già pe' Natale?"


Dopo che passò la festa
e finì la cerimonia
giunse al piccolo 'na busta
scritta da "FORZA LAPPONIA"

Er monello ansiosamente
ce se mise a legge fitto.
Co' quel tipo de mittente
chissà che ce stava scritto !

"Giovanotto mi consenta,
ricevetti la sua lista :
con la sua fan centotrenta
dal sentore comunista.

Come lei sa certamente
vesto rosso e son barbone,
ma il mio voto di recente
non lo do a Rifondazione.

Già nell'anno che è venturo
muterò molto d'aspetto.
Ben rasato di sicuro
cravattina e doppiopetto.

D'ora in poi per il Natale
scriva a "Daddy Christmas spa"
che la sede mia fiscale
l'ho spostata a Panamà.

Non mi faccia il disfattista
poichè Silvio , il cavaliere,
è da un po' nostro azionista:
ci finanzia che è un piacere.

La sua lettera è nemica ,
rema contro senza tregua.
La minaccia bolscevica
che giammai mi si dilegua.

Per le sue strane richieste
e i commenti esacerbati
nelle sue prossime feste
si rivolga a Cofferati

Se non vota Berlusconi
o Alleanza Nazionale
porterò solo carboni.
Non più suo, Babbo Natale"


Er monello, col magone
ci pensò "... la puttana,
s'è comprato anche er ciccione!
Famme scrive a la Befana..."

Mandatami da un amico della ML ds genova

domenica, dicembre 21, 2003

Buon Natale 2003

Dare il Buon Natale a tutti diventa una filastrocca, appare poi scontato e banale come il telegiornale che ci racconta delle feste con il solito rituale; ma si può parlare in modo diverso degli acquisti dei regali? Delle luminarie, del traffico e dello stress? Del pranzo di Natale e degli auguri cantati, degli spot del pandoro comparsi all'improvviso a ricordarci dell'orgia culinaria? Dei torroni, dei dolci, delle noci e fichi secchi mangiati dopo i tacchini, i conigli, gli agnelli e i maiali rosolati?
E' festa, è festa, è festa, ma non insistete; è festa ma non spingete: prego signore si accomodi lei. Grazie ma si figuri, oggi siamo tutti buoni.
C'è Babbo Natale, c'è l'albero illuminato, c'è il presepe e il panettone, c'è odore di cioccolato, ci sono gli aranci, i mandarini, l'uva passa e i canditi. C'è tutta la ricchezza che si può desiderare: sorrisi, baci e abbracci; ma dov'è Gesù bambino? Dov'è il neonato?
C'è una statuina da mettere nella culla; troppo poco per chiamarlo Santo Natale. C'è troppo di tutto per non farlo passare. Ad ogni modo non bisogna mancare di dire ogni anno Buon Natale; augurandoci, con la speranza di un tempo che finisce, la bontà di ciò che sta per arrivare.

venerdì, dicembre 19, 2003

Bella Serata

Questa sera ho partecipato al compleanno di Mentelocale.it un portale genovese cui collaboro anch'io e per il quale ho scritto un augurio ed è stato piacevole incontrare molte persone accomunate da una frequentazione virtuale per scambiare qualche impressione...tra queste ho incontrato inaspettatamente Eleonora Chiesa e suo marito: due persone splendide che non vedevo da molto tempo. Eleonora è un'artista contemporanea che ha molte cose da dire e...soprattutto fare: è un vulcano di idee e passione per l'espressione artistica contemporanea. Sarà da tenere d'occhio. Grazie Eleonora per il bellissimo scambio di parole ed impressioni...grazie per la parola: impersistenti...ecco siamo un'essenza che scappa, vola, imprendibile. Bella serata davvero.

mercoledì, dicembre 17, 2003

SIC

La legge Gasparri è stata rinviata alle Camere…gasp!
Le forze politiche si confrontano per salvare Rete 4…gulp!
La legge avrà sempre un protagonista, sempre lui…sob!
La legge continuerà a chiamarsi Gasparri…sic!
La legge non è un fumetto…sic! Di nuovo sic?!?
Sic: Sistema Integrato delle Comunicazioni…
E comprende tutto, anche il fumetto, le strizzate d'occhio, la busta delle patatine e perché no? La nostra vergogna.

lunedì, dicembre 15, 2003

ERA ORA

Evviva Ciampi: il silente ma non assente ha battuto un colpo. Era ora per chi dice "Ora basta". Sull'informazione si gioca una partita esiziale per la democrazia e questo deve essere compreso da tutti. Berlusconi e i suoi ministri ora dicono che è una cosa normale; che è già successo che una legge venga rimandata indietro, ma se sapeste quali e di che importanza allora sarebbe diverso.
Carlo Azeglio Ciampi, al Quirinale dal maggio 99, aveva finora rinviato tre leggi per motivi ordinamentali e una per mancata copertura delle maggiori spese. Il primo rinvio (2 dicembre 2000) riguardava una legge sul personale sanitario, ritenuta in contrasto con altre leggi sul comparto sanitario. Poi Ciampi ha rinviato una legge sull'emergenza «mucca pazza» perché prevedeva la proroga dei termini di una delega legislativa già scaduta. Il terzo rinvio di Ciampi ha riguardato gli incarichi dei consiglieri regionali, perchè non si teneva conto di alcune incompatibilità. Infine, il 10 aprile scorso, ha rinviato la legge di semplificazione per motivi di copertura finanziaria. Cose importanti anche queste, ma invito tutti a leggere le motivazioni per cui ha rinviato alle Camere questa legge.
Ecco alcuni passaggi della lettera di cinque cartelle lette da Casini stasera:

…"Per quanto riguarda la concentrazione dei mezzi finanziari, il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) - assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori di comunicazione - potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20% (articolo 15, secondo comma, della legge) di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti"…
…"Quanto al problema della raccolta pubblicitaria, si richiama la sentenza della Corte Costituzionale n. 231 del 1985 che, riprendendo i principi affermati in precedenti decisioni, richiede che sia evitato il pericolo ’che la radiotelevisione, inaridendo una tradizionale fonte di finanziamento della libera stampa, rechi grave pregiudizio ad una libertà che la Costituzione fa oggetto di energica tutela’". "Si rende infine indispensabile espungere dal testo della legge il comma 14 dell’articolo 23, che rende applicabili alla realizzazione di reti digitali terrestri le disposizioni del decreto legislativo 4 settembre 2002, numero 198, del quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale con la sentenza 303 del 25 settembre/1 ottobre 2003…

Altro che stampa obsoleta. Per la libertà, per la legge costituzionale la stampa deve essere garantita e non soppressa perché non risponderebbe più alle leggi di mercato perché uno spot vale di più di una pagina stampata del quotidiano.

"Una seconda osservazione concerne i poteri riconosciuti all’Autorità: questa, entro i 30 giorni successivi al completamento dell’accertamento, invia una relazione al governo e alle competenti Commissioni parlamentari, ’nella quale verifica se sia intervenuto un effettivo ampliamento delle offerte disponibili e del pluralismo nel settore televisivo ed eventualmente formula proposte di interventi diretti a favorire l’ulteriore incremento dell’offerta di programmi televisivi digitali terrestri e dell’accesso ai medesimi’ (articolo 25, terzo comma).
Ne deriva che, se l’Autorità dovesse accertare, entro il termine assegnatole, che le suesposte condizioni (raggiungimento della prestabilita quota di popolazione da parte delle nuove reti digitali terrestri; presenza sul mercato di decoder a prezzi accessibili; effettiva offerta al pubblico su tali reti anche di programmi diversi da quelli diffusi dalle reti analogiche) non si sono verificate, non si avrebbe alcuna conseguenza certa. La legge, infatti, non fornisce indicazioni in ordine al tipo e agli effetti dei provvedimenti che dovrebbero seguire all’eventuale esito negativo dell’accertamento".
"Si consideri inoltre che il paragrafo 11, penultimo capoverso, delle considerazioni in diritto della sentenza numero 466, recita: ’d’altro canto, la data del 31 dicembre 2003 offre margini temporali all’intervento del legislatore per determinare le modalità della definitiva cessazione del regime transitorio di cui al comma 7 dell’articolo 3 della legge 249 del 1997’. Ne consegue che il primo gennaio 2004 può essere considerato come il dies a quo non di un nuovo regime transitorio, ma dell’attuazione delle predette modalità di cessazione del regime medesimo, che devono essere determinate dal Parlamento entro il 31 dicembre 2003. Si rende inoltre necessario indicare il dies ad quam, e cioè il termine di tale fase di attuazione".

Capito? Demandano il potere ad una Autorità senza permettergli di funzionare nei tempi e delle regole sanzionatrici per chi trasgredisce… Andiamo bene.

Questo poi è solo un primo sommario esame. Spero che dopo una attenta valutazione della lettera di Ciampi, da parte degli addetti ai lavori, si trovino altre utili indicazioni per riscrivere questa legge vergogna.

domenica, dicembre 14, 2003

Finalmente preso!

Saddam Hussein il sanguinario dittatore dell'Iraq è stato preso. Qualcuno tempo fa sostenne che l'unica condanna a morte che si poteva giustificare fosse il tirannicidio.
Ora Saddam Hussein appare come un barbone, un clochard - con rispetto per quelli che lo sono davvero- e sento pena; potremmo ucciderlo subito?
Ora guardando questo terribile dittatore, appena catturato, rivedo le immagini di altri tiranni caduti e constato che con l'eccezione di pochi la fine per tutti è stata ingloriosa: rivedo le immagini di Mussolini a piazza Loreto; Hitler bruciato nel bunker; il corpo di Causescu rivolto sul corpo della moglie in un cortile di Bucarest; Milosevic con il volto mesto nel tribunale internazionale dell'Aja…
Tutto questo dovrebbe farci meditare: le parabole di questi personaggi dovrebbero insegnare qualcosa, invece c'è sempre qualcuno pronto a prenderne il loro posto.
La girandola del potere sembra proporre gli stessi copioni.
Una cosa bisognerebbe ricordare sempre: i dittatori non potrebbero esercitare nessun potere se non avessero il consenso di buona parte del popolo; quello stesso popolo che poi esulta alla sua caduta e cui i primi a festeggiare di solito sono i servi più fedeli.
Una cosa bisognerebbe allora non fare mai per imparare: il tirannicidio; uccidere il despota per lavarci la coscienza e scaricare il Male.

PAROLE GERGALI

Ci sono parole gergali, in specie per i sostantivi genitali, che si sono perse e altre, forse per la potenza d'uso di particolari media, sono divenute voci enciclopediche per significato e puntualità.
Ne ricordo due: la prima coniugata (per accidente) al maschile dà "fico" ed indica nel linguaggio corrente il "bello" o meglio ambito (bono per l'occasione), come per il femminile vale per "bella" o meglio buona (bona per la precisione).
L'altra parola in sintesi vale come "cosa" e nel linguaggio discorsivo si sente dire: "Ma che c…vuoi?"; ma se vogliamo, l'oggetto in questione per la sua qualità erettile, nel suo tendere all'alto, per simbologia si eleva a logos, potenza, e si può intendere come "pensiero". Tralascio per quest'ultimo un termine d'origine sicula, distantissimo però, il cui accrescitivo riporta allo stesso senso di stupido o sciocco.
Ora come si può essere arrivati a pensare, nell'incontro tra la "bella" e la "cosa" che è anche pensiero, ad una operazione di pulizia da fare con una scopa? Per carità astenetevi da usare quel termine per indicare la copula. "Fare l'amore" rimane forse il modo più pregnante per indicare il rendez-vouz vitale, dove ognuno rende qualcosa di sé e non spazza via nulla se non l'istinto.
Detto questo dove voglio arrivare? Semplicemente a quello che con splendida sintesi ha detto Zavattini: "Se ghè la figa, Dio al ghè"; se c'è la bellezza c'è Dio. Scusate se qui in fondo la parola che ho cercato di evitare è emersa, ma alla fine con il pensiero più vero, come Cirano: "Io tocco!".




giovedì, dicembre 11, 2003

La cultura è obsoleta


"I giornali sono obsoleti, rappresentano un periodo storico della comunicazione ormai destinato a scomparire…". Il presidente del consiglio è stato chiaro; se è per lui anche i libri sono superflui: basta un film, uno sceneggiato tv o una fiction, perché perdere tempo a leggere? I risultati infatti si vedono; abbiamo la classe politica più ignorante e cafona da sempre: magari sono avvocati, medici o professionisti ma per quanto riguarda la cultura in generale ahimè fanno fondare Roma da Romolo e Remolo; non conoscono i fratelli Cervi e chiamano Max Marx riducendo tutto in barzellette da caserma; il povero Biagi assassinato dalle BR diventa un rompic…e un deputato tedesco un kapò. Non bisogna però pensare che questi politici non sappiano fare i soldi; per quello sono bravissimi: si fanno le leggi ad hoc. In fondo è questa la vera cultura. A che serve leggere?

martedì, dicembre 09, 2003

In ricordo della meglio gioventu'

Mio scritto in una rubrica de la Repubblica online:

I miei vent'anni erano il '68 ed una canzone: Hey Jude dei Beatles.
"Hey Jude, don't make it bad: take a sad song and make it better. Remember to let her into her heart, then you can start to make it better".
Sì, non dovevo peggiorare le cose: quella canzone triste dovevo renderla migliore; quella canzone triste era la mia vita nell'affanno dei vent'anni.
Dovevo farla entrare nel mio cuore e poi farla uscire, dovevo farla mia. Il mondo doveva essere migliore ed io potevo senza prenderlo sulle spalle migliorarlo semplicemente non dispiacendomi e abbattermi per le difficoltà. Era la mia meglio gioventù da vivere sino in fondo. Da lì a poco tutto sarebbe cambiato: musica, amori, politica, bombe, auto e televisione ci raccontavano un'altra storia.
"The minute you let her under your skin, then you begin to make it better".
Così ho provato dolore; ma non mi sono fermato, mi sono scontrato con l'orgoglio e la stupidità e oggi posso dirlo: non ho rinunciato a sognare…Questa volta per Chiara, mia figlia, che ancora canta per migliorarla questa vita. Oggi è lei la meglio gioventù.

lunedì, dicembre 08, 2003

Quando i ricchi erano ricchi...


Quando i ricchi erano ricchi, i ricchi erano bianchi di carnagione e i poveri abbronzati; si sa, i poveri lavoravano nei campi e allora si abbronzavano. Poi i poveri hanno cambiato lavoro e sono diventati bianchi e allora i ricchi si sono abbronzati e questo per tutto l'anno: d'inverno vanno ai Caraibi o a fare trekking nel deserto. Allora anche i poveri si sono di nuovo abbronzati: fanno le lampade con gli ultravioletti ma si vede che nel week end erano in giro per l'Ikea…
Quando i ricchi erano ricchi, i ricchi erano grassi e i poveri magri; si sa, i poveri non avevano molto da mangiare. Poi i poveri con il tempo hanno avuto a disposizione molto cibo e sono diventati grassi e allora i ricchi sono diventati magri: mangiano poco e biologico, comprano cibi dietetici e fanno massaggi e palestra. Allora anche i poveri ora cercano di dimagrire: comprano elettrostimolatori in TV, tisane, pillole e scioglipancia da novelle Wanna Marchi in Tv ma non ci riescono…
Questo è un breve ritratto delle distinzioni di classe che esistono sempre; però si tenta sempre di imitare i ricchi - come se fossero un bell'esempio, anzi ci uniformiamo a modelli che annullano queste differenze. Ma si sa che qualcuno vuole sempre distinguersi…E così un ricco (a dire il vero il più ricco) è diventato padrone dell'Italia promettendo che con lui saremmo stati tutti bene: infatti, guardando lui, non serve più essere magri, per abbronzarci basta un fondotinta, non bisogna essere neanche tanto alti, lui è soprannominato "nano pelato" e quindi non servono neanche i capelli, non parliamo poi di vacanze a uno che lavora 14 ore al giorno e di pensione? Figurarsi è quasi settantenne e non ci pensa. Ecco abbiamo la mediocrità al potere; con lui possiamo aspirare al "basso" in tutti i sensi, non serve neppure tanta cultura e le fregnacce si possono sempre smentire: hanno frainteso, scritto male, capovolto il pensiero…
Maledetto pensiero, volete vedere che questo ricco ce l'hanno mandato apposta per depistarci? Per toglierci i riferimenti? Per dirci che i ricchi non esistono? Abbronzati o no, ridenti o tristi, nani o pelati siamo tutti poveri e se lo vogliamo imitare poveri lo siamo due volte: anche di spirito.



domenica, dicembre 07, 2003

Manifestazione a Roma






Il treno è puntuale, anzi arriva con 30 minuti d'anticipo sull'orario previsto 6 e 45, ma è un treno da pendolari locali "alto basso", non adatto alle lunghe percorrenze: senza spazio per i bagagli, sedili scomodi e passaggi angusti. Questo ha il sapore di un sabotaggio da parte di Trenitalia; possiamo pensare non avessero altri treni a disposizione? Scopro poi che i treni partiti dopo, provenienti da Savona e da Imperia, erano formati da vecchissime carrozze, forse tirate fuori per l'occorrenza ma certo più comode. Noi partiti da Genova arriviamo così distrutti a Roma. A bordo del mio treno non c'è l'entusiasmo di altre volte; questa manifestazione arriva scontata e seppure è un grande ritorno in piazza unitario, c'è la consapevolezza di non contare più come una volta. Ma non è sfiducia nelle proprie capacità: "la lotta paga sempre" era stato insegnato, questo ora va trasmesso ai giovani che sono tanti presenti alla manifestazione. E' per loro soprattutto che si lotta, è per garantire un futuro divenuto economicamente incerto che ci si trova in piazza S. Giovanni a Roma.
Quanti saremo? Circolano i numeri dei sindacati: un milione e mezzo…per la questura 250 mila. Cosa si fa per compiacere il potere: bugie, ridimensionamenti, non sarà certo la disputa su questi numeri a inficiare la protesta contro la finanziaria e la riforma pensionistica; il giorno prima un ministro di questa repubblica ha chiamato "bingo bongo" gli immigrati stranieri, questo è anche il rappresentante politico del ministro del cosiddetto "welfare". Devolution e welfare ci stanno portando tutti ad essere "bingo bongo": lo scherno, l'irrisione per chi è solo proprietario delle proprie braccia e intelligenza è tipico di questo governo; non dobbiamo permettere che continuino a farci del male. Il ritorno ci trova ancora più siamo stanchi, più preoccupati ma contenti di avere fatto una cosa giusta e democratica: l'opposizione ad una finanziaria e una riforma che impoveriscono i lavoratori.
Intanto quello del welfare oggi dice "basta muscoli" e l'altro, quello della devolution, dice "rubano i soldi ai pensionati del Nord"…Mentre il loro capo in giro per il mondo racconta barzellette, poi fa le solite smentisce per le interviste e ha già detto che aggiusterà tutto scrivendoci una lettera…A Roma i lavoratori hanno già dato una risposta.

giovedì, dicembre 04, 2003

Antifascismo

L'antifascismo, questo sentimento politico che ha realizzato in Italia la democrazia compiuta facendo scrivere la Costituzione, ci mette sempre sotto esame: quanto accettiamo delle idee degli altri e quanto rinunciamo delle nostre? Perché aspettiamo sempre un gran capo? Dove finisce la nostra libertà? Domande per sapere quanto fascismo abbiamo in corpo. Dobbiamo vivere per liberarci e questa liberazione ci darà poi la nostra vita vera; ma tutto parte da una interrogazione profonda sul pensiero che è figlio nostro: sappiamo essere padri di noi stessi?
Considerazioni sul fascismo che non è solo antidemocratico, ma è anche popolare come il pensiero unico, come un concetto condiviso di patria, potenza e sicurezza per mascherare famiglia in crisi, paura e debolezza.
Il fascismo è popolare come lo era l'analfabetismo o come lo è ancora il coraggio e la vigliaccheria.
L'antifascismo invece è elitario, fa discutere ogni volta, ci mette in crisi facendoci sì questo più forti e perché no? Più saggi.
L'antifascismo può essere un toccasana a tante malattie sociali, ma per carità non scrivetelo sui muri o nei manifesti; scrivetelo dentro le anime vive: quelle che credono che tutto possa ogni volta cambiare, che possa diventare bello o brutto dipende da noi.

mercoledì, dicembre 03, 2003

Riforma Gasparri


Approvata la legge sull'emittenza televisiva denominata Gasparri. Ora secondo questa legge avremo uno spazio di libertà maggiore legato alla tecnologia; infatti questa legge punta tutto sul sistema digitale lasciando il resto, ossia l'attuale situazione di duopolio, inalterato. Per la legge di riforma il digitale, con la relativa moltiplicazione di canali televisivi, garantirà il pluralismo tanto evocato dalle opposizioni e chiesto dall'Authority. Ma sarà così? Chi detta la legge vera dell'informazione è sempre il mercato e questo è rappresentato dalla torta della pubblicità televisiva. La legge stabilisce che ogni editore, proprietario di reti televisive, non potrà trasmettere più del 20% della pubblicità totale…Qui sta l'inghippo: il totale non viene prefissato e chi detiene il mercato pubblicitario può aumentare il fatturato senza paura a discapito di chi vuole entrare nel business delle tv. Sapendo che ogni investitore in canali televisivi (in futuro digitali ed in sostanza tematici) deve sperare in un tornaconto pubblicitario, chi darà la pubblicità da trasmettere? Riguardo invece alla tv pubblica il problema si risolve codificando la lottizzazione; grosso modo si avrà un calderone di canali, uno per partito con un consiglio di amministrazione deciso dalle segreterie anche se si dice che la tv pubblica sarà aperta ai privati con la vendita azionaria: però nessuno potrà detenere- per mantenerla pubblica- più dell'1%. Chi sarà quel cretino che dà i soldi a questi politici pensando di fare un investimento non contando nulla?

martedì, dicembre 02, 2003

Anticomunismo


Come mai l'anticomunismo sopravvive al comunismo? Premesso che esistono diversi tipi di anticomunismo, cos'è questo anticomunismo?
Innanzi tutto c'è un anticomunismo libertario, culturale, liberaldemocratico, socialdemocratico e anche clericale che combatteva il comunismo con argomenti razionali e ideali; che andava contro l'idea di partito-stato, contro la mitizzazione del lavoro collettivo, del materialismo storico e coercitivo delle libertà e qualità individuali, contro la responsabilità dei singoli…Ma poi c'è l'anticomunismo viscerale, come il fascismo e il nazismo, che continua a comparire e si diffonde trascendendo gli aspetti politici per diventare patologia.
Questo anticomunismo ha aspetti psicologici di chiusura mentale con reazioni, verso chi dissente le sue proprie convinzioni, davvero grotteschi: fa diventare comunista anche chi non lo è mai stato e al di là dell'esistenza vera di un pericolo del comunismo per difendersi paradossalmente nega la libertà richiamandola, sconfessa i diritti negandoli e crea ingiustizie invocando ragioni di Stato e di casta.
Questo anticomunismo è anche qualcosa d'altro: è un egoismo mascherato, una fame insoddisfatta, un desiderio di potere incontrollato che non ha niente a che fare con la democrazia e la libertà; quest'ultima si capisce intesa solo per sé e non per gli altri.