lunedì, maggio 30, 2005

Come è finita la faccenda Telecom Serbia?


di Raffaele Mangano

Quante volte diciamo che la realtà supera la fantasia? Talvolta poi la vicenda diventa talmente surreale che stentiamo a crederci! Sentite questa. Ricordate la faccenda Telkom Serbia? La commissione di indagine, i falsi dossier, i calunniatori che parlavano di tangenti a Prodi- Dini- Fassino ( mortadella, ranocchio e cicogna nel fantasioso racconto del perecottaro Marini) ? Bene. Sapete che è finito tutto in vacca. I giudici di Torino hanno chiuso il fascicolo e incriminato i faccendieri. Resta da scoprire i mandanti dell' operazione calunniosa. Ma ecco che nelle carte giudiziarie salta fuori il grottesco.

Seguitemi. Un certo conte Gianni Vitali affida in gestione 13 miliardi alla società Finbroker di San Marino. Forse per evitare il fisco, fatti suoi. Ma i titolari ( tali Bassini e la sua convivente Silvana Spina) gli fanno sparire i soldi e si accusano a vicenda di truffa. A uno dei calunniatori gli scappa di dire in Commissione che fu proprio dalla Finbro ker che uscì la tangente ai politici e i giudici allora sequestrano la contabilità. E cosa trovano? Che dalle casse sociali uscirono soldi, certo, ma andarono al deputato di AN Italo Bocchino ( 2,4 miliardi) e alla Good Time, una società di produzione Tv ( 1,8 miliardi).

Il deputato ha dichiarato che gli servirono per il quotidiano Roma. niente da dire, affari loro. Ma Bocchino era uno dei commissari !!!!! Ah ah ah ah!!!!! Uno che indagava e accusava. E nella Good Time i soci erano la suddetta Spina e Gabriella Buontempo, moglie di Bocchino. ah ah ah ah!!!!!
Quindi uno dei commissari della Telekom Serbia aveva intascato soldi, e la moglie anche, dalla Finbroker ma stava lì ad accusare altri politici !!!!! Non è straordinario?

E per restare in atmosfera surreale, mercoledì sera il rinnovo della Commissione è stato respinto. Perché molti commissari della maggioranza erano a Istambul a vedere la partita! Un bravo invece al nostro presidente del consiglio. Per vedere la finale di Champion si è inventato un vertice italo-turco. Un vero tifoso. Dico sul serio!

sabato, maggio 28, 2005

Referendum su legge 40

L’atteggiamento verso la fecondazione medicalmente assistita- abrogando le norme liberticide della legge 40- dovrebbe essere lo stesso che si ha verso il divorzio, l’aborto e tutte le norme che implicano una scelta di coscienza personale. E’ una questione di civiltà e libertà. Basterebbe questo a zittire tutti i sostenitori del no all’abrogazione della parte di legge che vieta: nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori; la tutela della salute per la donna e la fecondazione eterologa.
Guardateli bene in faccia quei politici quelli che si astengono, non si pronunciano o votano no: sono divorziati, ricchi a sufficienza per andare all’estero o pagare le multe che prevede la legge; sono in maggioranza ‘sepolcri imbiancati’, gente che va in chiesa solo per farsi vedere e non dovrebbe neppure accostarsi ai sacramenti, tanto è grande la distanza dal Dio che pregano e dagli insegnamenti d’amore di Gesù.
Ora fanno a gara per ritenersi, loro, i veri cristiani, i portatori e unici osservanti della dottrina cattolica. Dicono di non uccidere…ma sanno quanti morti –veri- si provocano con i nostri stili di vita? E poi che legge è quella che prevede l’aborto terapeutico per tutelare un embrione? Non è meglio tutelare una vita già avviata alla nascita? Poi si sa che gli embrioni prima o poi finiscono tutti nel cesso?

venerdì, maggio 27, 2005

Da Italians: Padania o Ladronia?


Cari Italians, ditemi se:
1) La Fiat è a Reggio Calabria?
2) Il caso Tangentopoli scoppiò nel Regno delle Due Sicilie?
3) Il Pio Albergo Trivulzio dove si andava e si usciva con valigie piene di soldi era nella Roma dei Papi?
4) Piazza Duomo numero 19 è a Benevento?
5) Il sistema degli appalti pubblici della «Milano da bere» era un gioco del Monopoli?
6) Le Molinette sono a Messina?
7) La Parmalat è un'azienda di Parma...lermo?
8) L’80% dei ministri dell’attuale governo sono meridionali?
9) Il Comune di Limbiate, dove le forze dell’ordine filmano l’assessore all’Edilizia il 2 marzo 2001 mentre riceve una mazzetta di 360 milioni, è in Lucania?
10) Questa famosa classe industriale che si considera magnificamente collocata dal punto di vista geografico (in realtà stra-assistita dallo Stato con i soldi dei contribuenti italiani, la più assistita d’Europa sempre: con Giolitti, con il fascismo e con la Repubblica), è davvero una classe industriale capace?
Se avete risposto dieci volte no e vi secca che, con delle tristi cravatte verdi, stiano distruggendo l’Italia iniziamo il gioco di Ladronia, altro che Padania. Dimenticavo: il commercialista di Dario Fo è di Foggia?
Paolo Giunta La Spada

martedì, maggio 24, 2005

Invito ai baci

Non lesinate baci. Lasciate baciarvi e baciate. Quel lieve contatto delle labbra è un’emozione: sono morsi simbolici, affondi nella fisicità per confermarci che ci siamo per noi e per gli altri.
Non deve passare giorno senza un bacio, senza uno scambio tattile, senza toccarci con le labbra. Non ad ingoiar cibo ma affetto. Non a bere acqua ma a far circolare amore. In fondo siamo vasi comunicanti e dove c’è del vuoto si riversa un troppo pieno.
Un bacio trasmette sempre qualcosa e senza ricercare parole, frasi già dette e fatte, usate la bocca per un silenzioso contatto. Quel bacio parlerà per voi e vi tornerà in doppio: i baci sono sempre tra due. I baci sono pari.
E se i baci sbagliati hanno fatto la storia, quelli regalati, diffusi e amati continuano a farci vivere; continuano un presente.

lunedì, maggio 23, 2005

per fare una signora

Ci vogliono tre generazioni per fare una signora: così si diceva; era normale per affinare gusti e maniere. Non era certo frutto di un Pigmalione- di un docente di bon ton- trasformare una buzzicona, una Sabbri o una Deborah di borgata, in una mannequin che sappia parlare. Poi tutto succede perché alla base c’era una volontà, un desiderio, un obiettivo…ma dopo che si è cantato ‘Non sono una signora’, dopo che si tradito il buon gusto e il nuovo ricco, il cafone illetterato, è diventato un modello, eccoci travolti dai ‘nuovi barbari’. Ecco le vere invasioni barbariche. E non c’è shampoo o sapone idratante che serva a ripulirci dalle brutture, anzi con questi ritrovati ci scopriremo ad odorarci per riconoscerci dagli androidi alla Blade Runner.
Poi tutto è conquista, e non c’è Lapo o Motezemolo che tengano perché anch’essi alla fine risultano caricature di loro stessi, e se per un momento, i cui valori sociologici sfuggono, si è creduto ad un venditore, ad un bugiardo bauscia brianzolo, tutto torna.
Si riuscirà ora a riaffermare il buon gusto italiano? Mi riferisco non alle altre caricature della moda, Dolce e Gabbana, Meschino o Versace, divenute anch’esse, a mio parere, griffe del cattivo gusto- specchio dei tempi scaduti nel senso di decadimento- ma a quello della bellezza rinascimentale.

lunedì, maggio 09, 2005

Immersioni

Immersioni in Internet. Con la testa giù a bere parole, immagini. Sorseggiando un blog e saltando tra homepage varie, eccomi in apnea a trangugiare testi.
E’ chiaro che comunque tu ti specchi…trovi quel che cerchi o almeno così ti pare, perchè quel che trovi non è mai intero ma è solo un frammento di un discorso più generale. Trovi frasi da ricordare e in fondo allora cerchi quello che trovi.
Oggi ad esempio cercavo poesia e mi si è presentato l’amico –si fa per dire- Ferlinghetti:
«Allora, oggi e sempre, esistono solo tre tipi di poesia: quella supina, quella seduta e quella in piedi. La prima è sdraiata, arresa allo status quo, e perciò quasi irrilevante. La seconda è quella che scrivono i cantori dell'establishment, e quindi è noiosa come tutte le cose già note e prevedibili. La terza è l'unica capace di cogliere un'emozione, tradurla in parole, e trasformarla di nuovo in emozione quando qualcuno le legge. E' attiva e spaventosa. E' la luce alla fine del tunnel e l'oscurità all'interno di esso. Puoi farla o chiamarla come ti pare, ma è la sola che abbia sempre senso. La poesia militante resta l'unico antidoto contro il fascismo cresciuto in casa, e non lasciatevi intimidire da chi vuole dipingere il dissenso come un atto non americano».
Perfetto Ferli. Condivido. Ancora Ferli. Leggo.
…Come un vaso di rose
una poesia non dovrebbe essere spiegata
La poesia è una voce di dissenso
contro lo spreco di parole
e la folle pletora della stampa
e ciò che esiste
tra le righe
è fatta
con le sillabe dei sogni
è grida lontane lontane
su una spiaggia quando si fa sera
È un faro
che nuove il suo megafono
sul mare
è una foto della mamma col suo reggipetto
che guarda fuori dalla finestra
in un giardino segreto
è un arabo
che porta tappeti colorati e gabbie per uccelli
lungo le strade di una grande metropoli…

sabato, maggio 07, 2005

Siamo polvere di stelle

Programma ricco di incontri, nei giorni scorsi, dell’astrofisica Margherita Hack a Genova. Io, sull’onda dell’emozione che si prova ad ascoltare una ricercatrice dalla mente brillante, che con i suoi 83 anni fa sentire vecchi gli altri, sono accorso a sentirla alla libreria Portoanticolibri. Presenti Adriana Albini, Pier Paolo Puliafito e Giorgio Bertone, si è parlato di scienza, scuola e ricerca.
Adriana Albini ha subito domandato: per la scienza quali nuove prospettive, anche alla luce dell’astronomia? Per Margherita Hack la scienza dovrebbe essere materia da insegnare alle elementari. La scienza non come formule ma, come scoperta, come divertimento. E l’astrofisica? Come si può divulgare? Per Margherita Hack è un esempio di come la scuola sia lontana dalla scienza: ‘è rimasta ferma quasi a Galileo Galilei, si pensa che chi si occupa di astrofisica guardi solo le stelle, invece si indaga sulla luce, sui gas, cose molto distanti ma che poi aiutano a capire la materia vicina a noi. Oggi, con le grandi potenzialità tecnologiche, saliamo sempre più in alto, osserviamo cose inimmaginabili un tempo, e oggi scoprire l’acqua su Marte ci aiuta a sapere se c’è la vita su quel pianeta’. Poi rispondendo ad una domanda di Puliafito su scienza pura e scienza applicata, Margherita continua: ‘Oggi si investe –mai abbastanza- sulla scienza applicata; ma scienza pura e applicata vanno fatte insieme; la scienza pura poi diventa applicata. La ricerca è fondamentale per il nostro futuro…’.
Giorgio Bertone, quale docente di Letteratura italiana all’Università di Genova, non poteva esimersi dal volgere una domanda letteraria che scaturisce da un carteggio tra la Maria Luisa Ortese e Italo Cavino: ‘Perché guardare il cielo? Perché volgere lo sguardo altrove mentre qui tra noi dobbiamo risolvere impervi conflitti?’ Per Margherita Hack questo universo vuoto ci riguarda molto: la sua evoluzione ha portato a noi. Se ci domandiamo chi siamo, noi possiamo dire di essere polvere di stelle. Tutta la materia che ci circonda e conosciamo è stata scaturita da una esplosione primaria che chiamiamo Big Bang. Un’esplosione originaria e misteriosa…ma se il mistero rimane, qualcuno si domanda, come continuare a sostenersi con assolutismo atea? ‘Io sono atea per fede. La mia è una fede che mi dà piacere sostenere che Dio non c’è. Io non ci credo, ma la mia fede non la voglio certo imporre agli altri…abbiamo un cervello che sicuramente è più misterioso dell’universo’. A Margherita Hack, bastano pochi spunti per trasportarla in vitalissimi ragionamenti, riflessioni e analisi. Così ancora si è parlato di scienza ed embrioni. Per Margherita Hack, la legge sulla fecondazione assistita è oscurantista e antiscientifica –quasi come la posizione espressa dalla scuola su Darwin. ‘Con questa legge si impediscono straordinari progressi per la sconfitta di malattie; poi c’è l’aberrazione di impedire l’utilizzo di embrioni che poi si dovranno buttare nel cesso’. Margherita Hack è schietta come sempre, così da coniugare con straordinaria forza: scienza e impegno; scienza e umanità, scienza e poesia.

martedì, maggio 03, 2005

E’ inutile, come pettinarsi

‘E’ inutile, come pettinarsi’ di Maurizio Mapelli, è un piccolo libro che racconta 8 situazioni, 8 stagioni, 8 momenti che hanno il nome di donna: Marisa, Inge, Sonia…per arrivare ad una gatta. Sì, alla fine l’autore confessa che dormirà insieme solo ad una gatta, di cui domanda chi gli sappia dire di che razza è.
Le donne dei brevi racconti, che compongono il libro di Maurisio Mapelli, sono tutte occasioni mancate: sono come le occasioni perse della nostra vita, come i ricordi belli e brutti di stagioni passate irrimediabilmente ed inutilmente…come pettinarsi.
Riflessioni dolci-amare di un solitario ‘lumpenproletario’ di periferia anni ’70, come si definisce il protagonista. Chissà se quel senso di inadeguatezza, che tutti abbiamo sentito in tanti momenti del nostro crescere, sia ancora presente, sia ancora la condizione di un innamoramento sempre pronto a trasformarci e sempre disposto a essere abbandonato, ma non per pudore…forse solo per codardia: quella che traspare nel racconto di Laura; con la paura di sentirsi dire, no. Quelle del piccolo libro sono storie di 30 anni fa che ci fanno rivedere un mondo che, sotto certi aspetti, non esiste più; senz’altro, per i pochi capelli rimasti in testa a noi, continua l’inutilità del pettinarsi.
Questo piccolo libro, che si legge in pochissimo tempo, l’ho apprezzato molto; il guaio è che è riservato a pochi poiché autoprodotto: è disponibile solo in poche copie presso la libreria Portoanticolibri di Genova.

sabato, aprile 30, 2005

Riflessioni sulla democrazia

Io forse non sono democratico. Delle mille facce che compongono la mia anima, prediligo la più piccola: è un piccolo germoglio, la parte che mi fa sognare un mondo irreale fatto di amicizia, bontà e amore. Questa piccola voce è prepotente vorrebbe contare di più; vorrebbe adattare il mondo ad una bella fiaba, ma vincono gli orchi. La maggioranza di quello che compone il carattere e forma la mia persona sociale, quella che si relaziona con gli altri, la riconosco a volte conformista: le piace il gruppo, il consenso, cerca carezze anche artificiali e corre spesso dietro a quello che pensa buono per un interesse che si rivela opportunista e intollerante. Insomma, con l’amore esiste la voglia di sgozzare qualcuno.
A filtrare questo antagonismo, che penso vivano tutti, e renderlo ‘produttivo’ al vivere civile subentra la Politica e i politici. Allora ecco che ammiro i politici, quelli che sanno interpretare i bisogni, i desideri e le mille facce che compongono le persone. Così, attraverso i politici, identifichiamo un ideale, interessi, proposte, cose da fare…essi ci riflettono, ci assomigliano maledettamente: sono parte (divisi in partiti) di noi.
Per questo allora io non mi sento un ‘politico di maggioranza’ e anche se gioisco alla vincita di una parte, perchè penso miei i suoi valori, continuo a sentire l’inadeguatezza e la difficoltà di tradurre in maggioranza sentimenti intimi di bellezza e felicità.
Perciò allora sono grato ai politici, quelli veri, quelli che poi dovranno scrivere leggi chiare, poiché dovranno sostenere atroci contentezze per personali infelicità.
Per questo poi io odio, sì odio, il politico della maggioranza; di quella maggioranza a tutti i costi: quella che vorrebbe imporre modus vivendi in virtù –sic- dei numeri.
Allora forse io non sono democratico: sono solo una persona semplice e se la democrazia mi vorrebbe cambiare, rimango un anarchico…di minoranza.

domenica, aprile 24, 2005

Giorni d'aprile 1945

Giorni d’aprile del 1945: giorni di liberazione e di vita, giorni di commozione infinita…non ci sarà giorno in quel mese, dell’anno 1945, in cui una notizia brutta non sia affiancata da una bella.
Alcune date importanti:
23 aprile liberazione del campo di Flossembürg; evacuato il 20 aprile, coloro che non erano stati incolonnati nelle lunghe marce della morte verso altri Lager furono liberati dall'esercito americano.
Il complesso industriale triestino dell'ex pilatura del riso trasformato in lager, detto anche Riseria di San Sabba, fu liberato il 30 aprile del 1945, dopo che i nazisti abbatterono con cariche di dinamite l'edificio del forno crematorio e la ciminiera. Molti deportati vennero uccisi in Risiera: i loro corpi venivano bruciati nell'essiccatoio del riso, trasformato nel marzo del 1944 in forno crematorio. Le ceneri e le ossa combuste venivano scaricate in mare dentro sacchi di tela.
Dachau è una cittadina bavarese sita pochi chilometri a nord-ovest di Monaco; in quel campo furono rinchiusi gli oppositori tedeschi del nazismo: comunisti, socialdemocratici, sindacalisti, Testimoni di Geova, giornalisti e religiosi non in linea con le idee naziste. Con l'avanzata degli eserciti alleati, nei primi mesi del 1945 confluirono a Dachau migliaia di deportati provenienti da altri Lager. Il Lager di Dachau fu liberato dall'esercito americano il 29 aprile del 1945.
Il comitato di resistenza che operava clandestinamente nel Lager di Buchenwald rese possibile l'ingresso nel Lager ad alcune unità della terza armata americana, dopo che le SS erano fuggite: era l'11 aprile del 1945. Nel Lager ebbero luogo uccisioni in massa di molti prigionieri di guerra; molti deportati morirono per la fame e per le malattie, per le terribili condizioni di lavoro, per le torture e le violenze ed anche in conseguenza di esperimenti medici.
Il giorno 30 aprile del 1945 l'Armata Rossa liberò il Lager femminile di Ravensbrück rendendo la libertà a quelle circa 3.500 donne che, non essendo in grado di muoversi, non erano state fatte marciare.
Questo era un elenco di ‘liberazioni’ estreme; liberazioni di campi di sterminio, dopo quella di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio dall’Armata Rossa, che influenzò in modo determinante la coscienza del mondo da fare dire: mai più.
Ma poi per l’Italia dopo il 9 aprile, quando partono le operazioni di attacco alla valle del Po, superato il Senio, gli alleati giungono a Imola il 14 aprile, mentre in città i partigiani hanno già scatenato l’insurrezione. Sul fronte tirrenico, Carrara insorge il giorno 10 aprile, e due giorni dopo vi giungono gli anglo-americani. Alla metà del mese molte zone dell’Italia settentrionale vivono già in una situazione pre-insurrezionale (sciopero generale di Torino, 18 aprile), mentre Mussolini abbandona la residenza di Gargnano per trasferirsi, assieme al governo della Rsi, a Milano. Il 21 aprile viene liberata Bologna; il giorno 25 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ordina l’insurrezione generale; a Milano inizia lo sciopero generale, mentre Mussolini fugge dal capoluogo lombardo in direzione di Como. Tra il 25 e il 29 aprile le principali città dell’Italia settentrionale vengono liberate, con il concorso decisivo delle formazioni partigiane: Genova, Milano, Torino, Parma, Brescia…il 28 aprile vengono fucilati Benito Mussolini a Giulino di Mezzegra e numerosi altri gerarchi a Dongo, l’uno e gli altri catturati sulla via della fuga in direzione del confine svizzero. Gli ultimi, importanti combattimenti si svolgono tra la fine di aprile e l’inizio di maggio nell’area veneto-friulana, in alcuni casi anche dopo la resa definitiva delle truppe tedesche in Italia, annunciata ufficialmente il 2 maggio 1945. L’Italia libera ricorda in questo mese i suoi 60 anni.

sabato, aprile 23, 2005

Resistenza continua

Con il 25 aprile di 60 anni fa ci si è liberati dal governo fantoccio, della Repubblica sociale italiana fascista, voluto da Hitler. Dopo averlo liberato al Gran Sasso, Hitler volle Mussolini a capo di un pezzo d’Italia per poter meglio gestire la guerra contro gli anglo americani. Il fascismo infatti era finito il 25 luglio 1943. Con la Repubblica sociale, voluta dai nazisti, nasceva la lotta partigiana e insieme quell’anelito di libertà che ha portato a fare dell’Italia una democrazia europea.
Ora quei politici che cercano di contrabbandare verità diverse con facili revisioni storiche potrebbero andare in Afganistan a commemorare i talebani; potrebbero evitare di chiamare Saddam dittatore e i suoi accoliti terroristi; anche questi somigliano ai patrioti della repubblica sociale italiana cara ai nazisti. In fondo potrebbero solo cessare di leccare i piedi a Bush. La Resistenza contro questi politici continua.

domenica, aprile 17, 2005

Dovremo tornare a Ciampi, Prodi e Amato

Alla fine dovranno richiamare Ciampi, Prodi e Amato per rimettere i conti in ordine. Ancora ci sarà da promettere lacrime e sangue per riconquistare l’immagine di un’Italia seria e con una classe dirigente alla sua altezza.
Purtroppo i 4 anni di governo berlusconiano hanno fatto capire agli italiani quanto le illusioni si paghino care. Altro che miracolo italiano, città sicure, aiuti a chi rimane indietro, riforme per rinnovare il paese e trovare la concordia sociale; abbiamo toccato il fondo senza che i governanti se ne siano accorti. Per loro l’importante erano le depenalizzazioni del falso in bilancio, le leggi Cirami, gli articoli 18, i condoni su tutto, le amnistie per i grandi furti e non certo per i piccoli borseggiatori, le autorizzazioni a costruire dei bunker nelle ville padronali, l’abbassamento delle tasse a chi le ha sempre evase, il soddisfare gli appetiti di potere di una ciurma di destra a digiuno da anni…ora c’è una crisi ma al di là che cambiare il programma di governo, questi qui, li hanno gli uomini giusti? L’hanno una classe dirigente? Avremo sempre dei Gasparri, Castelli, Calderoli, Giovanardi ecc...ministri? Dovremo ritornare a Ciampi, Prodi e Amato.

venerdì, aprile 15, 2005

Forza Giobatta

Giobatta tieni duro, forse ce la farai a non morire sotto Berlusconi. E dire che Giobatta ha 85 anni e nel corso della sua lunga vita ne aveva visto di tutti i colori, ma di morire, di andarsene, di lasciare i suoi nipoti in mano a Berlusconi proprio non gli andava; ora forse ha una speranza ed anche se ha sentito Berlusconi dire ’ Non vi libererete facilmente di me’, sa che ormai ha le ore contate.
Giobatta ormai sa che tenendo duro e vivo l’interesse per la vita, proprio con la speranza che ogni volta tutto possa cambiare, vedrà la fine di un greve periodo della storia italiana.
Giobatta intanto ha visto un ritorno alla vecchia politica e anche se l’aborriva ora la ritiene una cosa meno peggio di quello che gli era stato prospettato come ‘nuovo’…e poi? Poi ha visto che in giro non ci sono più piccoli uomini, dal gigantesco ego, cui far dipendere i destini e questo è un altro buon segno. Ci sarà pur sempre bisogno di persone, di uomini e donne, per far camminare idee, sogni e politica ma per carità: basta ducetti.
Forza Giobatta forse, anche se non volevi neppure quello, morirai ancora democristiano.

giovedì, aprile 14, 2005

50 piccole cose per cambiare il mondo.

Trovate sul sito web di Marco Paolini
1. Rifiuta le buste di plastica ogni volta che puoi. Ogni cittadino britannico consuma fino a 134 buste di plastica all’anno, per un totale di otto miliardi di sacchetti che finiscono abbandonati in discariche sterminate.
2. Leggi una favola a un bambino. Ricordi quant'erano avvincenti le favole? Ora tocca a te comunicare quella sensazione.
3. Usa in casa almeno una lampadina elettrica a basso consumo. Se ce ne fossero almeno tre in ogni casa si risparmierebbe la stessa quantità di energia che serve illuminare tutto il paese.
4. Impara le tecniche di pronto soccorso. Una persona con un'ostruzione delle vie respiratorie può morire in quattro minuti e l'ambulanza può metterci il doppio ad arrivare. Potresti salvare una vita umana.
5. Sorridi e rispondi ai sorrisi. Per sorridere si usa la metà dei muscoli che servono per aggrottare la fronte, ma sorridere fa sentire te e gli altri due volte meglio.
6. Usa i trasporti pubblici. Un autobus a due piani trasporta lo stesso numero di persone che entrano in 40 automobili. E anche se non lo prendi circola lo stesso.
7. Pianta un albero di Natale: assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno. Ogni minuto che passa, in tutto il mondo vengono abbattuti tanti alberi quanto ne entrerebbero in 33 campi da calcio.
8. Fai il bagno con qualcuno che ami. Per riempire una vasca di misura media ci vogliono 65 litri d'acqua: sono 65 litri risparmiati.
9. Se il cartello dice 50 chilometri all'ora, vai a 50. Se investi qualcuno a 60 all'ora hai il doppio delle probabilità di ucciderlo che andando a 50 all'ora.
10. Abbassa di grado il termostato di casa. Ridurrai la bolletta del riscaldamento di 36 euro all'anno e farai miracoli per l'ambiente.
11. Mantieniti in forma fisica e ti sentirai meglio. L'obesità è un problema enorme: cerca di camminare di più, lascia perdere l'ascensore e fai le scale a piedi.
12. Spegni gli elettrodomestici. Se prima di andare a dormire ogni inglese spegnesse il televisore, si risparmierebbe abbastanza energia da illuminare 250mila partite di calcio.
13.Ricicla il tuo cellulare. In Gran Bretagna ogni anno vengono sostituiti 15 milioni di telefonini, quanto basta per aggiungere alle discariche 1.500 tonnellate di rifiuti.
14. Passa un po' di tempo con una persona anziana. Le persone di altre generazioni sanno cose che tu non sai.
15. Registrati on line come donatore di organi. In Italia www.daivaloreallavita.it/int_diventadonatore.html
16. Dai in beneficenza gli spiccioli. Se tutti gli abitanti della Gran Bretagna donassero un penny a settimana, ogni anno milioni di sterline sarebbero devoluti a buone cause.
17. Guarda meno la tv. Accendi il televisore soltanto quando sai quale programma vuoi guardare.
18. Impara dalle espressioni amichevoli in una lingua straniera. Gli alunni delle scuole britanniche parlano più di 300 lingue.
19.Impara almeno una barzelletta divertente. Ridere tonifica i muscoli addominali, abbassa la pressione sanguigna e fa bene alla salute.
20. Informati su come sono investiti i tuoi soldi. Il tuo fondo pensione potrebbe finanziare l'industria delle armi.
21. Spegni la luce quando non serve. Lasciare un ufficio illuminato tutta la notte significa sprecare l'energia necessaria per preparare mille tazze di tè.
22. Fai testamento. Se non fai testamento, il governo potrebbe tassare più del necessario ciò che lascerai ai tuoi cari.
23. Mangia più spesso in compagnia. Secondo alcuni studi, i bambini che mangiano a tavola con i genitori sono meno ansiosi e stressati.
24. Mastica meno gomma americana. In Inghilterra si spendono l'equivalente di 216 milioni di euro all'anno per ripulire le strade dal chewing gum.
25. Usa una tazza e non un bicchiere di plastica. Ogni anno si usano più di sei miliardi di bicchieri e contenitori di plastica, polistirolo e carta, e ben pochi sono riciclati.
26. Dona il sangue. Ogni anno, solo in Gran Bretagna, si usano quasi 1.25 milioni di litri di sangue, ma i donatori sono appena il 6 per cento della popolazione.
27. Paga un po' di più quando fai acquisti nei mercatini di beneficenza.
28. Cogli l'attimo. Cerca di essere d'ispirazione a chi ti circonda dando il buon esempio e incoraggiando gli altri.
29. Ricicla il tuo computer. Quando ne compri uno più potente, cerca qualcuno che ti aiuti a trovare un nuovo uso per il tuo vecchio computer (in Italia tra shware.linux.it)
30. Prepara un dolce per un amico. Un regalo che ha richiesto un po' del tuo tempo avrà più valore.
31. Chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti. Lasciandolo aperto si sprecano migliaia di litri d'acqua ogni anno.
32. Fai qualcosa che credevi di non saper fare. Finchè non ci provi, non puoi sapere se davvero non ne sei capace.
33. Ricicla i tuoi libri. Prestali a un amico o regalali. un libro usato vale quanto uno nuovo, e avrai risparmiato un po' di carta.
34. Compra i prodotti del commercio equo solidale. Sono più convenienti e garantiscono condizioni di lavoro dignitose e condizioni commerciali eque agli agricoltori e ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo.
35. Scrivi alle persone che ammiri. Elogiare qualcuno perché ha fatto qualcosa di bello lo incoraggerà a farlo di nuovo.
36. Dedica un po’ di tempo ad ascoltare gli altri. Non devi risolvere i problemi del prossimo, basta che gli dai la possibilità di esporli.
37. Cedi la precedenza almeno una volta quando ti sposti in automobile. Combatti l’aggressività al volante lasciandoti superare dagli altri automobilisti.
38. Non riempire il bollitore elettrico. Se usi solo l’acqua necessaria risparmierai acqua e corrente elettrica.
39. Fai la spesa nei negozi di quartiere. Hanno bisogno dei loro clienti per sopravvivere.
40. Iscriviti a un’associazione. Entra a far parte di un gruppo o di un club.
41. Abbraccia qualcuno. Chi ti vuol bene desidera essere toccato e abbracciato: comunica questo affetto al maggior numero possibile di persone.
42. Ricicla i tuoi occhiali. Ogni anno nel mondo 200 milioni di persone hanno bisogno di un paio di occhiali ma non possono permetterseli.
43. Pianta un seme o prenditi cura di una pianta insieme a un bambino. Darà a entrambi il senso di aver realizzato qualcosa e distrarrà il bambino dalla televisione o dalla playstation.
44. Segnala al tuo comune i rifiuti abbandonati. E’ tenuto a portarli via.
45. Dai il tuo numero di telefono a cinque persone che abitano nella tua strada. Stabilire rapporti amichevoli con i vicini aiuta a creare un clima migliore.
46. Usa entrambi i lati di un foglio di carta. Per produrre tutta la carta consumata negli uffici britannici, ogni anno sono abbattuti più di 350 milioni di alberi.
47. Passa a un amico la copia di questo giornale. Così anche altri potranno seguire questi consigli.
48. Invia all’autrice del libro un’idea per altre azioni da fare. Falle sapere che cosa vorresti che facessero un milione di persone: lei saprà far circolare le tue proposte.
49. Impara cose nuove, fai cose nuove. Diffondi le idee che secondo te lo meritano, mettendole in atto ma anche parlandone con altre persone.
50. Fai qualcosa gratuitamente. Aiutare nel tempo libero singole persone oppure organizzazioni di volontariato del tuo quartiere può essere fonte di grandi soddisfazioni.

domenica, aprile 10, 2005

Essere TV o non essere TV?

Anche Berlusconi alla fine si è accorto che le sue apparizioni televisive, fatte dal ‘cameriere camerlengo’ Bruno Vespa, non ottenevano più consensi. Così dopo la batosta elettorale e dopo 9 anni di monologhi televisivi ha deciso di andare a Ballarò: la trasmissione politica di punta di Rai3.
Gettandosi ‘senza rete’, in un dibattito televisivo serrato come quello di Ballarò, Berlusconi ha dato anche un segnale per fare capire che lui crede ancora molto in se stesso e nella sua capacità di rigenerarsi come attore principale, come guest star.
Qui, però, si è riscontrato quello che era già previsto; di fronte a D’Alema e Rutelli che gli ponevano domande precise e lo incalzavano con dati precisi, lui rispondeva con la frase consueta: tutto falso, la sinistra è campione di falsità, lei controlla stampa, televisioni, scuole superiori…Berlusconi dimostrava, se ce n’era ancora bisogno, tutta la sua inconsistenza politica; l’opposto di quello che sarebbe necessario per affrontare la grave recessione economica italiana.
Ora mentre il centrodestra sta studiando il modo di recuperare consensi e cerca di organizzarsi per affrontare l’anno che ci separa dalle prossime elezioni, nella testa di Berlusconi c’è un nuovo interrogativo: come affronto le prossime trasmissioni televisive? Questo è il suo vero dilemma. L’uomo della TV, nato con le televisioni, ottenendo con queste il consenso che lo ha portato ad essere il leader di uno schieramento, ora si chiede: essere TV o non essere TV?
Per Berlusconi cui affidava all’immagine, alla ‘presenza’, all’abilità comunicativa ogni mossa politica, vedersi tradito gli provoca sconcerto. ‘Tutto previsto’ è stata la frase d’approccio dopo la sconfitta. Ancora qualche sorriso e poi, via al rilancio: come un giocatore di poker, Berlusconi rilancia ma ormai tutti hanno capito il bluff. Quale sarà il ruolo della TV nel suo prossimo futuro?
In politica prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e i siparietti cui ci ha abituati ormai non incantano più. Se ci devono essere risposte alla crisi del paese, e del centrodestra, queste non saranno certo dettate dall’auditel o dall’aspetto fisico. In queste ultime elezioni un altro fatto dovrebbe fare pensare: è finito il successo per chi passa dallo spettacolo alla politica; si è visto con alcuni protagonisti tipo Flavia Vento, Miss o campionesse di fitness: tutte bocciate.
Allora ancora: essere TV o non essere Tv? Questo è per Berlusconi il dilemma.

lunedì, aprile 04, 2005

Cura omeopatica

Alla luce dei risultati elettorali regionali, la cura omeopatica ha funzionato: la malattia berlusconiana sta regredendo.
La malattia ha prodotto molti guai all’organismo ma con una forte cura ricostituente (anche costituzionale) si potrà riprendere. Innanzi tutto il morale e la morale si sta risollevando. Quei lustrini accompagnati dall’aumento dei crimini, insieme al costo dei beni di prima necessità e la crisi economica, hanno non poco depresso l’umore.
Quel grido Forza Italia, svolto per interessi personali e da ‘patrioti’ con orticelli ben riconoscibili, è divenuto un rantolo.
Tutto l’ottimismo era un sintomo perverso della malattia: una specie di tic ridens che faceva stringere gli occhi e aumentare insane pelurie. Ora ci sarà da conquistare la serenità e la fiducia. Ora con il check-up elettorale abbiamo scoperto che l’organismo reagisce. Reagisce bene.
Ci vorrà ancora un po’ di tempo, sarà possibile qualche ricaduta o infezione postuma, ma la via di guarigione è iniziata…non ci sarà bisogno di aspettare che il ‘virus’ muoia; ha perso, si sono creati i giusti anticorpi.
Il fenomeno epidemiologico del virus ha cambiato segno, ora è negativo.

Due parole da aggiungere alle tante su Giovanni Paolo II.


Non ci sarebbe stato Giovanni Paolo II senza Giovanni XXIII e Paolo VI. Non è stato un caso la sua scelta del nome da parte di Karol Wojtyla, come era stata fatta da Papa Luciani. Se il Papa Giovanni Paolo II è stato grande, lo si deve anche al solco tracciato dai due Papi precedenti. Angelo Roncalli e Giovanni Battista Montini sono stati due precursori del rinnovamento della Chiesa cattolica; i primi ad aprirla al mondo intero.
Le due encicliche: Populorum Progressio (1967) di Paolo VI e Pacem in Terris (1963) di Giovanni XXIII, conservano, a mio parere, ancora oggi una forte attualità; il loro richiamo ai diritti individuali e dei popoli alla libertà, alla giustizia e alla pace sono il tracciato cui si è mosso il Papa appena morto.
Il richiamo continuo ai politici, responsabili delle scelte sul futuro, fatto da Giovanni Paolo II è stato spesso inascoltato. Oggi arrivano in massa, a rendergli omaggio, tutti i potenti della Terra: chissà che non sia, per loro, un momento di riflessione per il destino del mondo. La Terra ha bisogno che le parole del Papa, la sua voce – che lo ha indispettito per la sua forzata interruzione- abbia concreto corso.

mercoledì, marzo 30, 2005

Ogni uomo è una via

Ogni uomo è una via. Ogni uomo fa la sua strada personale per giungere a Sé;
magari lo possono aiutare libri, maestri, religioni, incidenti…magari qualcuno può fare un breve percorso tenendosi per mano con qualcun altro, può avere un guru e recitare un mantra, ma alla fine, l’ultimo pezzo del cammino, l’ultimo tratto lo fa da solo.
Se ogni uomo ascolta se stesso scopre che ogni cosa ha un senso, che conduce alla totalità della natura e tende verso quell’uno che non a caso chiamiamo universo. Ma tutto va riferito alla propria vita, alle proprie esperienze, a quel vissuto che costituisce il nostro ‘passaggio’ all’allargamento della coscienza, ovvero alla consapevolezza di ciò che siamo.
Scopriamo per questo che non c’è vita umana senza sofferenza e questa è percepita spesso come distacco, perdita, abbandono. Ma, senza difendere la sofferenza, dobbiamo pensare che è grazie a lei se noi ci poniamo delle domande. Paradossalmente poi, come risposta, troviamo per vincere la sofferenza le stesse cose che l’hanno provocata: distacco, perdita e abbandono.
Il distacco è il primo dolore: è la cacciata dal ‘Paradiso terrestre’; è la nostra venuta al mondo, alla luce. Con la nascita avviene lo stacco dal grembo materno, dalla condizione prenatale che ci faceva vivere in un limbo piacevole, subiamo il primo traumatico dolore. Ma il distacco è anche ricerca dell’essenza, della propria consapevolezza, l’inizio della nostra individuazione. Il distacco può essere anche quello delle cose materiali o il distacco dall’Io che genera illusioni.
Poi seguirà la ‘perdita’: quella dell’innocenza, della salute, delle persone care, dell’amore…insieme alla perdita proviamo il senso di abbandono ed è con questo che troviamo noi stessi; possiamo sentire risuonare il sé nel silenzio.
Ci troviamo allora da soli a fare i conti con la nostra essenza. Così alla fine impariamo, insieme ai nostri limiti, cos’è e dov’è la nostra ricchezza. Impariamo che la nostra via è la nostra vita.

venerdì, marzo 25, 2005

In paradiso, no

I comunisti vanno in Paradiso. Sicuro. In Paradiso ci vanno anche i musulmani, i buddisti, gli ebrei, i confuciani, gli indù e forse perfino i cattolici. Meno che i ricchi. Per quest’ultimi non si saprebbe come disegnarlo il Paradiso; non sarebbe con le fontane, i fiori e le vergini a disposizione, come lo prefigurano i musulmani; non sarebbe neppure a gironi con cherubini, santi e angeli plaudenti come nell’idea dantesca; men che meno quello del Caffè Lavazza a continuare finzioni e TV. Allora che donare ai ricchi? La reincarnazione in un mulo? Sarebbe allora una ricompensa facile, il guadagno dell’espiazione belle pronta. No, niente Paradiso per i ricchi; d’altronde lo dice il Cristo:” E’ più facile che un cammello…”.
In Paradiso ci va chi ha il senso della Giustizia, chi ha amici ed è anche ateo. In Paradiso ci vanno forse tutti: chi muore per la guerra e chi per sé. Forse ci vanno anche i preti. Meno che i ricchi. Hai voglia di dire che anche i ricchi piangono, che i ricchi soffrono, e non sono neanche sicuri di avere amici per loro stessi e non per i soldi…i ricchi non sono fatti per il Paradiso: non ne hanno l’umiltà. D’altronde come potrebbero girare per le strade del Paradiso- ammesso che ce ne siano- senza le loro grosse automobili con autista? No, niente Paradiso per i ricchi: loro sono destinati a soffrire anche nell’al di là.

mercoledì, marzo 23, 2005

Giornata nera per la democrazia

Oggi 23 marzo 2005 piangiamo la perdita virtuale di una Costituzione nata 58 anni fa, sull’onda di una libertà ritrovata e dall’incontro di alti ideali sociali e politici. Oggi è stata riscritta –anche in un brutto italiano- una Costituzione frutto di un compromesso, all’interno di una maggioranza governativa, tra un partitino che raccoglie meno del 4% e un partito ex fascista che reclamava un premierato forte; gli altri naturalmente a fare da supporto per il mantenimento del potere.
Ho detto ‘virtuale’ perché la Costituzione in vigore ha giustamente previsto che qualche ‘colpo di mano’ fosse poi sottoposto al giudizio popolare con un referendum.
Ora non rimane che battersi affinché la legge costituzionale, regolatrice di tutte le altre leggi, sia riscritta con ampi consensi –possibilmente in bell’italiano- e sappia trasmettere alle generazioni future certezze di uguaglianza e democrazia.
Si stabilisca subito la data del referendum: sarà la data di un’Italia ritrovata.