giovedì, aprile 30, 2009

La crisi? Forse non c'è e se c'è non si vede...

La crisi? E' già finita. Questo è quanto dicono alcuni politici, i giornali e i commenti sui rilevamenti di qualche agenzia di sondaggi economici. Ma è vero? D'accordo che l'ottimismo crea circuiti positivi, ma attenzione alle illusioni. Non bastano alcuni dati di ripresa dei consumi a determinare l'uscita dalla attuale crisi che è appena iniziata; ci vorrà tempo e fatica per fare della crisi una vera occasione di crescita. Sì perchè l'etimologia della parola crisi dice 'momento che separa una maniera d'essere, fenomeno decisivo per cambiare'...si percepisce forse che è cambiato qualcosa? Se aumentano i consumi e si riportano dati e comportamenti al passato, vuol dire avere attraversato la crisi?
Ma la crisi c'è ed è accompagnata purtroppo da una caduta verticale del buon gusto e della sobrietà: ne fa da emblema la 'baruffa chiozzotta' tra la signora Miriam Bartolini, alias Veronica Lario e il marito Silvio Berluconi, capo del governo. Sembra una manfrina per tirare fuori colpe della sinistra...
Ma che ruolo la sinistra abbia avuto non si sa. La questione è stata sollevata dalla Fondazione 'Fare Futuro' che fa capo all'attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, a cui Veronica Lario ha scritto una lettera aperta. Non ci sono stati commenti sulla vicenda che ha riguardato questioni di famiglia. stavolta la sinistra e' stata zitta zitta. Nemmeno Di Pietro ha detto nulla. Eppure guardate se Berlusconi ha risposto a Gianfranco Fini. E' vero, forse la crisi non c'è. E' una invenzione della sinistra.

domenica, aprile 26, 2009

Credere non credere

Nel Salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale c'è stato nei giorni scorsi un interessante incontro, promosso dall'associazione Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), in collaborazione della Fondazione per la Cultura e il Comune di Genova, dal titolo: Liberi di credere, liberi di non credere.. Condotto da Donatella Alfonso -giornalista de La Repubblica- si sono confrontati: Luca Borzani -Presidente della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale; Raffaele Carcano- segretario nazionale Uaar; Enrico Peyretti- Scrittore cattolico; Telmo Pievani – filosofo della scienza; Andrea Ranieri- Assessore all'innovazine e ai Saperi del Comune di Genova; Husein Salah-Iman di Genova.
L'introduzione di Donatella Alfonso ricorda che a Genova, città laica, il tema su 'credere o non credere' acquista un valore particolare: c'è come arcivescovo Bagnasco presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), c'è in previsione la costruzione della moschea, c'è stata la prima pubblicità in Italia della pubblicità su l'ateismo (osteggiata) e poi arriverà il Gay Pride (la manifestazione nazionale per l'orgoglio omosessuale)...insomma Genova città di confronto per molti motivi. Il tema del credere è diventato un argomento non più personale.
Il primo a intervenire -anche per gli onori di casa- è stato Luca Borzani. 'Credere o non credere' è prima di tutto frutto di una confusione linguistica: la laicità e il suo senso profondo è il tema da definire. Laici lo possono essere i credenti e i non credenti. La voce più forte che hanno acquisito le religioni, dimostrano paradossalmente una posizione più debole. C'è un diverso uso delle convinzioni religiose. Le contraddizioni del potere secolarizzato della chiesa è dovuto, secondo Luca Borzani al vuoto lasciato da politica; alle sue difficoltà nella società odierna.
Enrico Peyretti risponde subito a Borzani: la politica è importante e anche spregiudicata, ma la fede religiosa cerca la sua forza anche politica. Oggi si può credere in tante maniere e in tante cose. C'è la possibilità di arricchimento. Per questo io penso che il colloquio, il parlare insieme, sia proficuo. La vera divisione tra chi crede e chi no, la ricorda bene Norberto Bobbio: 'la differenza è tra chi pensa e chi non pensa ai grandi interrogativi della vita'...
Per Husein Salah l'Islam è sempre stato speculare alla cultura dell'occidente. Nell'ultimo secolo è uscita una confusione nel mondo islamico tra nazione e religione dovuta ai colonialisti che portavano tutti una croce. La fede islamica è segnata dai sei pilastri della religione. Questa fede rimane una scelta di libertà: nessuno può imporre di credere.
Andrea Ranieri spiega la risposta dell'istituzione comunale alla richiesta di costruzione della moschea, con i principi costituzionali della libertà di culto. 'Nessun cattolico, in quanto credente, si è mai opposto a negare la costruzione di un luogo di culto che poi si rivolge ad uno stesso Dio. Il mondo musulmano è pieno di contraddizioni, ma in Europa le religioni devono essere libere di costruire civiltà più avanzate. Per il tema del credere o non credere, da non credente, la pubblicità sugli autobus che dice 'Dio non esiste e tu ne puoi fare a meno' la ritengo tranciante e non riconosce il dubbio. 'Mai dire mai'. Le conquiste civili sono frutto di una espressione dovuta a ragionamenti laici e civili. Accogliere chi non crede come chi crede. La pubblicità po' servire ad interrogarci e continuare a fare cose insieme, ma se ci dividiamo? Come dice Enzo Bianchi, facciamo un piacere al potere. La democrazia è mettere in discussione il potere.
Raffaele Carcano precisa che l'iniziativa dell'associazione Uaar è una risposta alla fede cattolica per cui tutti dovrebbero essere convertiti. L'Uaar si è fatta sentire: ci sono milioni di persone che non credono e queste spesso non si sentono. L'attivismo della Chiesa è un battersi per mantenere le sue prerogative anche economiche. Il Papa Benedetto XVI sostiene sempre che senza Dio la nostra società crolla e allora bisognava rispondere che anche senza credere in Dio si possono costruire società migliori. 'è da augurarsi che la teologia non diventi legge di Stato.
Telmo Pievani chiude il primo ciclo di interventi ricordando che la scienza non è una religione laica; la scienza contiene in sé i fondamenti per escludere questo. La scienza non è un nuovo vangelo, né religione, essa ha un modo di operare sempre criticamente ciò che si presenta: un trovare ragioni diverse. Il credere è un altro argomento. Chi nega un diritto poi deve spiegare il perchè. I sistemi di credenze creano dei sistemi di valori e di conseguenza affermano degli assolutismi: senza quei riferimenti si è fuori dall'umanità. L'argomentazione non c'è più. Non c'è più la filosofia e la scienza, ma la squalifica di chi non crede a quel sistema di credenze sostenuto. Senza fare riferimenti, Telmo Pievani, spiega che da questo fondamento nascono le odierne leggi restrittive...
Una bestemmia è usare il dato biologico naturale come una norma per far discendere le credenze. Vuol dire essere senza argomenti. Occorrerebbe una educazione scientifica diffusa: con ciò si comprenderebbe che la cultura crea una nuova natura.
Il credere cos'è? E' dare fiducia senza prove. Tutti poi in un certo senso crediamo in qualcosa. E' una facoltà che pare innata. Il credere è radicato nel nostro essere ed esce spontaneamente. Anche chi vuole cambiare la società è un credente.
Enrico Peyretti, prende l'interrogativo al volo: 'Cos'è credere? Non è un semplice opinare o sottoscrivere una dottrina o un sapere -nel senso latino di gustare, conoscere un sapore-, si sa che la bellezza profuma, è avvertire un sentimento intimo...il bisogno di una dubitabile chiarezza, così diceva Luigi Firpo'. Quest'ultimo studioso aveva parlato di un Cattolico Critico che non può esistere perché pensa con la testa del Papa; ma il cattolico critico esiste perché il dubbio fa parte della fede: mette in forma interrogativa quello che può essere affermativo. La fede è nell'ordine della qualità e della proprietà. La fiducia è quello che ci tiene insieme, fa nascere e crescere. Credere è fare credito. Dio è un nome generico, non è un nome è una dichiarazione. Il cristiano crede in Cristo e non ai preti, alla chiesa o al Papa. La gerarchia non è la chiesa. Enrico Peyretti prosegue: 'Ora lancio una proposta che può trovarci insieme: essere contro la guerra, perché questa è un cumulo contro l'umanità. La guerra è una divinità da combattere per gli atei e dai credenti come falsa'.
Husein Salah si dice subito d'accordo: 'Contro la guerra per la Pace e la Giustizia. Poi per quanto riguarda la pubblicità degli atei dire che Dio non serve è offensivo'. La moschea, continua Husein, serve per pregare in modo trasparente. Ora si prega negli scantinati, nei fondi dei palazzi e quindi avere la moschea è la maniera di non essere discriminati. I nuovi islamici, quelli di seconda e terza generazione non accettano di essere discriminati. Non si tratta di avere il minareto più o meno alto e bello; si tratta di avere una moschea come luogo anche di incontro per promuovere la reciproca conoscenza.
Andrea Ranieri: 'Il bisogno di spiritualità è un bisogno dei credenti e la risposta dell'amministrazione pubblica si muove con quello espresso da Husein: gli islamici non sono di una sola nazionalità'.
Telmo Pievani: 'Le modalità, il come fare, è importante. Per liberare la scienza dai condizionamenti e farla per la pace e contro la guerra, farla soprattutto in libertà, lo si può fare con il finanziamento pubblico. Dobbiamo trovare poi un altro comune denominatore: l' ambiente. Per l'ambiente trovare l'alleanza tra tutti...
Raffaele Carcano conclude ribadendo nella convinzione di aver fatto bene a fare la pubblicità per gli atei. ' Abbiamo ottenuto visibilità e interessamneto su punti di vista diversi. In Inghilterra la BBC ha dato molto spazio alle nostre posizioni; speriamo che anche in Italia qualcosa si muova: siamo oltre il 15% della popolazione'.
Donatella Alfonso può concludere soddisfatta per la riuscita di un dibattito davvero interessante.

domenica, aprile 19, 2009

Io spero...

Berlusconi durerà fino al 2013, così dice D'Alema. Io spero di durare di più. Ma poi cosa e chi ci sarà? Io spero di durare anche più di Ferrero, Bossi, Calderoli e Gasparri. Una stagione politica squallida, degradante sembra non avere fine: d'altronde i politici in democrazia, e non solo, rispecchiano chi li ha espressi. I governanti non sono certo migliori dei governati. Anche se si auspica il contrario, con una legge elettorale che fa decidere dalle segreterie dei partiti i candidati, c'è poco da sperare.
Si sa che nelle difficoltà e nelle crisi matura sempre qualcosa di nuovo: un nuovo che spesso può risultare peggio del vecchio...dipende sempre. Per gli italiani poi il pericolo è storicamente testimoniato: il fascismo è nella sua biografia -come disse Piero Gobetti. Ma io spero di sopravvivere anche a questo.
In fondo aggiungo che Berlusconi e la politica in generale risultano nella mia vita, penso sia così per tutti, solo pagliuzze e non travi. Si vive un intervallo breve e questo va goduto al massimo delle nostre possibilità: l'esistenza è un soffio e i capelli neri diventano presto bianchi...eccetto quelli di Berlusconi, ma lo sappiamo tutti che quelli sono finti e allora ci rinfranchiamo. Abbiamo tutte le premesse per durare di più ed essere sempre felici.

domenica, aprile 12, 2009

Le tasse oggi

'Le tasse sono bellissime', ricordo la frase di Padoa Schioppa, il ministro del Tesoro del Governo Prodi, ai giornali nell'ottobre del 2007. Quella affermazione fece scalpore e, con una opposizione di destra sempre pronta a polemizzare contro le tasse, fu rintuzzata come rivelatrice della 'visione penitenziale e punitiva del governo di centrosinistra'. Oggi con l'intervento della Protezione Civile Nazionale e gli stanziamenti finanziari d'emergenza per il terremoto in Abruzzo possiamo ribadire che le tasse sono belle e civilissime.
Che cosa succederebbe se non ci fossero i Vigili del Fuoco, i Carabinieri e tutti gli apparati preposti per intervenire in queste aree disastrate? Ecco, domandatevi questo e poi naturalmente fate un gesto di donazione, per un ulteriore contributo, per la ricostruzione delle zone del terremoto. Aumenti la solidarietà per chi soffre.
Ricordo che nel frattempo è cambiato governo per decisione degli italiani.
Ad ogni modo mi pare che stiamo vivendo in un regime e lo si può vedere dalle agenzie di stampa odierne: una sfilza di dichiarazioni tutte di Berlusconi: Non lasceremo nessuno solo. Metto a disposizione tre mie case. Se è il caso sarò qui tutti i giorni. Giovedì riapre la scuola. Tempi rapidi e certi. Vi tireremo fuori dalle tende. Le scosse stanno diminuendo. Fine dell'emergenza. Rifaremo le città.
Insomma, parla solo lui e forse meno male; ma non si sta esagerando? Berlusconi ha messo la divisa della Protezione civile e il casco in testa e mi sembra di vedere Benito.

venerdì, aprile 03, 2009

Berlusconi a Londra

Il video di Berlusconi che grida: 'Mister Obama...Obama!' ed è poi ripreso dalla Regina Elisabetta d'Inghilterra, ha fatto il giro di tutto il mondo; ma se ci fosse stato Bush sarebbe stato uguale: come un bambino, preso dall'entusiasmo di trovarsi con i capi di Stato più importanti, voleva far sapere di esserci al presidente USA. In questi incontri internazionali Berlusconi tira fuori il meglio di sé; diventa il compagnone per barzellette, pranzi e 'ribotte': lui gioca a nascondino, fa le corna, fa battute su ogni argomento e quando deve intervenire per lui va sempre tutto bene. L'Italia con il suo governo gode di buona salute...la crisi è sotto controllo e se bisogna fare qualcosa: 'ci pensi Obama e gli States; la colpa di tutto è loro'. Stranamente però, chissà perché, questa volta invece non ci sono stati gli slogan contro gli USA e non si sono bruciate le bandiere statunitensi. Forse l'effetto Obama fa presa anche sui no-global.
Nei fatti, nei comportamenti, nelle politiche Obama fa tutto l'opposto di Berlusconi, ma quest'ultimo ride e insiste nel voler dare dei consigli o farsi mediatore per il dialogo con Putin. La verità poi è ancora un'altra: al di là della foto con il pollice alzato -come dire 'tuttocchei'- Berlusconi è stato l'unico premier a non avere avuto un incontro con Barak Obama.
Obama a Londra ha avuto un'importante occasione per conoscere Berlusconi: ha capito che va bene per qualche serata di divertimento con l'accompagnamento di Apicella.

mercoledì, aprile 01, 2009

Riecco il 'mariuolo' Mario Chiesa

Il mariuolo Mario Chiesa ha colpito ancora: dopo 17 anni è stato nuovamente beccato a prendere 'mazzette'; lui che aveva dato il via alla stagione di 'Mani Pulite il 17 febbraio1992, si trova oggi 29 marzo 2009 ad essere nuovamente incarcerato, dopo un'inchiesta sul riciclo dei rifiuti a Busto Arsizio in provincia di Varese.
Condannato a 5 anni e 4 mesi, dopo aver restituito oltre sei miliardi di lire e aver passato un periodo in prova ai servizi sociali, occupandosi di assistenza ai disabili, sembrava che dal 2000 fosse uscito di scena e invece...eccolo di nuovo nelle cronache giudiziarie. Indicato da Bettino Craxi come un 'mariuolo isolato', fu proprio lui che raccontò ai giudici del pool 'Mani Pulite' tutto il sistema di tangenti versati ai partiti. Dopo di lui ci fu un vero e proprio 'canto di liberazione'. Non ricordo più quanti mariuoli vennero allo scoperto a raccontare le loro tangenti. Era una specie di confessione che liberava portaborse, politici, amministratori, imprenditori, finanzieri, dal peso delle mazzette. Ogni giorno c'era la fila fuori dall'ufficio della Procura della Repubblica di Milano, di personaggi più o meno famosi in attesa di svelare le loro tangenti. Un peso che aveva contribuito a formare il più grande debito pubblico di uno Stato europeo...l'Italia. Debito che stiamo pagando ancora e chissà per quanto tempo.
Si potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio, che in fondo la corruzione politica con il malcostume italiano non è mai cambiata. Ricordo che qualche anno fa i berlusconiani si avventarono contro i magistrati di 'Mani Pulite' dicendo che fu usata la galera come una tortura per estorcere confessioni e punire senza colpa dei galantuomini. Altro che galantuomini; da quello che si vede sembra che non sia cambiato niente. Anzi ora con l'euro sicuramente sono aumentati i tariffari delle tangenti e della concussione. Chissà se ora lo stesso Mario Chiesa avrà ancora qualcosa da raccontarci.

martedì, marzo 31, 2009

I tormentoni linguistici

I tormentoni linguistici, da molto tempo, accompagnano i nostri discorsi. Sono mode, manie che non si capisce bene come nascano, ma usate in maniera smodata. Alcune di questi intercalari fortunatamente passano di moda e cadono in disuso. Io ne ricordo alcuni: 'a livello di', 'nel momento in cui', 'di base'. Oggi invece va di moda: 'voglio dire', 'un attimino', 'piuttosto che', 'quant'altro', 'assolutamente si' o solo 'assolutamente'...quasi tutte le persone sembrano assuefatte nell'infarcire i loro discorsi con queste brevi locuzioni.
L'uso frequente dell’avverbio: 'assolutamente' è molto significativo. Avete sentito come e quanto viene usato? Ultimamente si sente spesso dire ‘assolutamente si’, ‘assolutamente no’ o ancora ‘assolutamente’ e basta. Così, da solo, che non vuol dire nulla. Questo avverbio diventa l’elemento di camuffamento delle nostre debolezze…abbiamo sempre meno certezze, eppure vogliamo far sapere che assolutamente noi siamo quello che dichiariamo –magari dopo un ‘voglio dire’- ma ahimè, senza alcuna consapevolezza.
Ci sono poi persone che riescono ad inserire nelle frasi quei modi di dire in quantità esagerata, dimenticando tutte le varie possibilità che la nostra lingua italiana offre.
Eppure la ricchezza del linguaggio è quello che ci contraddistingue dagli altri animali. Pensate che il linguaggio umano, così vario e complesso, è capace di creare la nostra realtà. Purtroppo in questo momento storico ci troviamo nel 'piuttosto che' e nel 'quant’altro', frasi che vorrebbero far intendere quanto sappiamo di sapere, e che in realtà è davvero altro.

giovedì, marzo 19, 2009

La crisi del Capo

Non serviva sentire da lui stesso dire che il lavoro che fa gli fa schifo ed è disperato... lo si capisce da come svolge quel lavoro, che poi è quello del capo del Governo, che è schifato. Anche il fatto che si interessa tanto al bene degli italiani, sperando che di me non si preoccupi e mi escluda dai suoi pensieri, che si sente disperato...si sa che governare gli italiani non è difficile è soltanto inutile. Il fatto che quest'uomo è schiavo di se stesso, è quello che lo rende infelice. Lui è infelice perché si sente schifato, ed è schifato perché il fondo quando si prende una pausa per divertirsi, e si ritrova nel foyer di un teatro, lo assillano le riflessioni sulla sua condizione...deve correre subito a lavorare se no si mette a pensare! Allora sono guai: si scopre un poverino, un ometto che ha bisogno di comprensione e di pietà. Meglio lo schifo del suo lavoro, della disperazione di non godersi le sue ricchezze che sentirsi solo e inutile.
E' in sostanza il destino dei piccoli uomini che vollero farsi Re. A loro non bastava l'amore di una donna, dei figli, loro volevano l'amore di un popolo; a loro non bastava leggere un libro e avere il necessario per vivere, loro volevano potere e ricchezze smisurate...tutto per allontanare la vecchiaia e la morte. A queste ultime non si scappa.

mercoledì, marzo 18, 2009

Aids e sesso

'E l'Aids non si vince con preservativi'...a dirlo è un Papa; ma chi ha mai detto che l'Aids si vince con i preservativi? Con questi ultimi si argina, si contrasta, si evita di uccidere delle persone, di contagiare bambini e bambine. Con i preservativi si fa quello che dice la parola stessa: si preserva la vita. E' proprio vero che le religioni (tutte) sono sempre più gabbie ideologiche che non aiutano a far evolvere l'uomo, a liberarlo dalle credenze che lo rendono infelice...anzi, speso le religioni sono strumenti belli e pronti per costruire l'infelicità.
A pensare che il cristianesimo è stato una tappa importante per la liberazione dell'umanità e per la conquista della felicità. Questo naturalmente all'inizio, poi una croce ne è diventata il simbolo e la valle di lacrime continua, in una coazione a ripetere, a ricordarci che per essere felici dobbiamo morire tutti in santità...magari come larve, ma casti. Perché la sessualità continua così tanto a far paura alla Chiesa cattolica? Perché tutto il senso di colpa e del peccato è stato racchiuso dentro le mutande?
Perché Dio ci ha fatto mammiferi? Forse ha mancato di fantasia e gli organi della riproduzione poteva inventarseli diversamente: metterli in cima alla testa oppure sulla faccia...sarebbe stato tutto più semplice.

lunedì, marzo 16, 2009

Che fatica essere cattivi

E’ difficile e complicato per l’uomo fare il cattivo. Usare il male richiede uno sforzo davvero immane; continuare ad esercitare odio e malignità non lascia tempo per il sorriso. Usare invece la cortesia, la gentilezza diventa semplice e gratificante. Per questo sono portato a pensare che molti facciano e continuino a fare il male più per ignoranza che per volontà. Anzi, se ci pensiamo un po' scopriamo che spesso il male più grande è stato fatto con l’obiettivo di fare il bene per tutti. Guardate i grandi crimini della storia, dal nazismo, al fascismo, fino al comunismo, si voleva costruire società superiori in cui si sarebbe trovata la felicità e invece che disastro! Così sono anche le gabbie delle religioni che schematizzano tutti i comportamenti umani con giudizi, comandamenti e regole molto frequentemente prive di ragionevoli motivi. Tutte per farci trovare il Paradiso, la felicità...di là. Se ci pensate noi non abbiamo certo bisogno che le persone diventino musulmane, cattoliche o ebree; abbiamo invece la necessità che ognuno trovi all'interno di sé ciò che è. Per conoscerci basta guardare le nostre prigioni: riflettono ciò che è la nostra società, forse la nostra anima. Noi non abbiamo bisogno di cose esterne da possedere, ma di trovare relazioni di sincerità, di parità e d’amore…poi potremo offrire cose che a noi sono servite, ci hanno aiutato nei momenti difficili. Il rispetto per gli altri è la condizione prima per stabilire una relazione.
Ogni pensiero, parola e atto è un seme che piantiamo nel mondo. Nelle nostre vite, raccogliamo i frutti di quei semi. Se piantiamo il desiderio, il timore, la rabbia ed il dubbio, quelle cose riempiranno le nostre vite. Piantando l'amore, il coraggio, la comprensione e il buon umore otterremo che quelle cose ci tornino indietro.

venerdì, marzo 13, 2009

Il regime del Capo

C'è un semplice segnale che dovrebbe far capire a tutti che viviamo dentro un regime: quello dell'insostituibilità del capo. Infatti per questo regime, quello che stiamo subendo attualmente, Berlusconi, quale capo, se cade lui cade il regime. Voi vedete qualcuno che sia in grado di prenderne il suo posto o il ruolo? No; ecco l'argomento principe per capire come la democrazia italiana sia viziata.
E' uscito in questi giorni un libro: 'Il corpo del Capo', edito da Guanda e scritto da Marco Belpoliti, che descrive bene come il corpo dell'uomo Silvio, diventi un simulacro di qualcosa che va oltre la sua stessa realtà: è l'immagine mitopoietica, ovvero un mito autocreato. Il libro descrive bene alcune caratteristiche delle proiezioni, dei segnali, che attraversano il nostro vivere. L'autore Marco Belpoliti, da laureato in semiologia, considerando tutti i segni come elementi che i generale ci rinviano a qualcos'altro, traccia un quadro davvero interessante sulla fenomenologia berlusconiana: è così che l'effimero, il sogno di diventare ricchi e rimanere sempre giovani diventa possibile. La morte sembra assente dal nostro orizzonte, non si muore più...però, io aggiungo e penso, che invece si può scomparire e allora statene certi che con la scomparsa del corpo del Capo, scompare con lui tutto un mondo autoriflettente: il suo regime.

giovedì, marzo 05, 2009

Serata emozionante

Oggi ho presentato il libro di Deborah Riccelli: Nessuno mai potrà + udire la mia voce'. E' stata una serata ricca di emozioni poiché il libro descrive una realtà che ultimamente è sempre più alla ribalta della cronaca quotidiana: la violenza sulle donne. Le offese subite da giovani ragazze, a cui paradossalmente viene tolto il diritto di giustizia proporzionalmente al diritto di difesa dell'imputato, aumentano il dolore e la violenza.
Il breve racconto-saggio pieno di interrogativi e pensieri dà corpo ad un libro diverso e originale; un'opera che fa rivivere il dramma nella sua interezza.
Il tema della violenza sulle donne è affrontato da Deborah Riccelli con un taglio intimista e la denuncia prende forza con il rimarcare i pensieri d'amore e di dolcezza della stessa vittima.
Alla presentazione del libro ha partecipato Clementina Ianniello madre di Veronica Abbate, (http://www.veronicaabbate.it/ ) una bellissima ragazza di quasi vent'anni uccisa il 2 settembre 2006 da l'ex fidanzato. La tragedia di questa madre ha ispirato il racconto del libro ed io ho assistito al loro incontro carico di emozioni. Deborah e Clementina si incontravano fisicamente per la prima volta e un lungo abbraccio ha suggellato un sentimento di vicinanza forte. Altre cose sono successe rendendo la serata molto piena di pathos: Deborah che racconta come è nato il libro, e Clementina che ci informa della sua rabbia per le ingiustizie che vive e nello stesso tempo comunica l'energia di donna fiera nel condurre una battaglia che le fa conoscere sempre più persone solidali. Clementina ha costituito una associazione, V.E.R.I. che è l'acronimo di parole profonde che sono alla radice del nostro stare insieme: Verità, Emancipazione, Rispetto, Impegno...che è anche il diminutivo di Veronica. VERI è una associazione che promuove diverse manifestazioni culturali, didattiche e filantropiche e soprattutto di dare voce alle vittime della violenza.

La presentazione del libro è anche un modo per celebrare l'8 marzo- la Giornata Internazionale della Donna.

mercoledì, marzo 04, 2009

Succede a Genova

Costruire luoghi di culto per pregare uno stesso Dio diventa, in una città come Genova abituata a dialogare con tutto il mondo, strumento di battaglia e divisione. Questo perché si fa leva su sentimenti di paura e di rifiuto dell'altro. A fare questo sono la Lega Nord e la destra politica che sanno bene come far affiorare le parti più becere e arcaiche che ognuno ha nella pancia.
Durante il Consiglio comunale dove si discuteva della costruzione di una moschea, si è assistito, da parte di chi si definisce 'moderato', ad una gazzarra indescrivibile: urla, lancio di lettere e insulti...e io dovrei avere paura dei musulmani? Io ho paura di questi.
Che la nostra società si viva una regressione morale, politica, civile ed economica è ormai sotto gli occhi di tutti. Non è un caso che siedano al governo i personaggi che vediamo. In democrazia tutto è conseguente: chi governa non è certo migliore di chi è governato, anche se si auspicherebbe il contrario. Così le risposte ai problemi dei cittadini sono quelle del far west: ronde, medici sceriffi, manganelli, giustizia fai da te...e poi tutti insieme si proclamano credenti e sostenitori dei valori cristiani. Beh, io di questi ho paura. Forse questi ultimi sarebbero pronti nuovamente per altre crociate utili a costruire chiese con la forza delle armi. C'è nella religiosità qualcosa che non va: ma come si fa a pregare in sinagoghe, cattedrali, moschee uno stesso Dio e poi farsi la guerra? Non sarebbe meglio professarsi atei?

venerdì, febbraio 27, 2009

I nomi, prime ingiunzioni

Il nome è la prima ingiunzione genitoriale che viene data nella vita di ogni persona; viene formulata ancora prima che si nasca e ad essa si legano molti fattori. Il nome viene normalmente scelto attraverso le tradizioni famigliari, che richiamano persone della storia famigliare, esempio: il nome del nonno, dello zio, ecc. Vogliono tramandare la continuità della famiglia. Altre scelte sono le tradizioni religiose, nomi scelti con la credenza mistica per avere protezione e augurio: il nome dei santi, dei patroni, della tradizione paesana. Le tradizioni politiche, per cui si scelgono nomi di leader politici legati all'ideologia, sottintendono far proseguire al figlio una immaginaria rivoluzione o aspirazione politica; in questo caso spesso è come tramandare un'illusione. Poi c’è anche un aspetto dettato dalla moda che porta a far chiamare i figli come il divo o l'artista del momento, un auspicio di successo si direbbe, salvo poi scoprire che raramente il successo porta lo stesso nome. A questo proposito abbiamo le Rosselle, i Valentino, le Raffaelle, ecc.
Comunque il nome rimane il primo segno di riconoscimento sociale. Ancora prima del volto, dell'aspetto fisico, impariamo con il nome che ci viene imposto ad essere un suono. A questo suono ci si affeziona, a volte si detesta, si cambia, si modifica con altri, ma tutti hanno una loro intrinseca forza di condizionamento: questo suono parla di noi.
Ora nel merito della proibizione di far chiamare Venerdì il proprio figlio a dei genitori da parte della Corte d’Appello di Genova (successa alcuni mesi fa), si crea un precedente: cos’è un intervento di medicina preventiva? D’accordo che c’è la legge, scritta per evitare appellativi ridicoli, vergognosi precludenti serene relazioni interpersonali, ma allora ha ragione l’avvocato della coppia: Domenico, Sabato, Sabatino, Secondo, Ultimo, Lupo, Genuflessa, Crocefissa, Addolorata, Incatenata...non sono anch’essi nomi che si prestano a dinamiche negative?

giovedì, febbraio 19, 2009

Volontà coscienti

Niente succede per caso. Ci sono intrecci, relazioni che fanno scaturire energie che investono tutti, sono coincidenze significative utili a riportarci alla verità della storia: la ragione del nostro essere. Dopo l'eclatante caso Eluana, amplificato dalla televisione e dai giornali, si è innestato un processo che porterà ognuno ad un cambiamento; ad una coerenza con l'evoluzione spirituale.
Ogni trama segreta, nel suo labirintico percorso, ha come destino l'individuazione. Per giungere a questa conoscenza, in quel versante di ombre e di dolore, bisogna tacere; fare silenzio.
Per questo, nel segno della mia libertà individuale per la dignità della mia vita, vita vissuta nella consapevolezza e nel rispetto dei miei valori spirituali e della mia etica, chiedo che se per incidente o malattia, perdessi coscienza e le facoltà del mio pensiero libero e personale, che rende l'affetto e l'amore una relazione di scambio vero, ossia io continui ad amare chi mi ama, non si continui nessuna terapia, alimentazione o ossigenazione che mi faccia sopravvivere come un vegetale.
Non voglio permettere a nessuno di giocare con i miei sentimenti. Non voglio che politici, magistrati, partiti, religioni, istituzioni varie sollevino principi ideologici che niente hanno a che fare con i miei inalienabili diritti di persona: uno per tutti il conseguimento nella mia vita della felicità.

*Che dite? Bisognerà lo stesso andare dal notaio? Potrà bastare un blog?
*Aggiungo questa postilla dopo aver letto il disegno legge sul Testamento biologico.

sabato, febbraio 14, 2009

Linguaggio e malattia

Che viviamo un brutto momento ne siamo consapevoli in molti. Sta succedendo quello che Wllelhm Reich aveva definito peste emozionale: 'Una malattia che rischiamo di curare con il manganello della polizia anziché con l'educazione. Tipico di questa 'peste' rendere necessario il randello e in questo modo riprodurla'.
La peste emozionale che viviamo è in sostanza una costrizione inconscia che genera la tendenza a scaricare sulla società e sugli altri le proprie insoddisfazioni vitali. L'individuo colpito dalla ‘peste emozionale’, diventa violento e l'energia che scaturisce dai suoi piaceri insoddisfatti viene usata per lottare contro gli altri, in genere quelli che non vivono e pensano come lui.
Oggi si dovrebbe recuperare la consapevolezza che quello che costruiamo, quello che genera i nostri pensieri, sono la causa dei nostri problemi. Il nostro equilibrio e il nostro benessere dipendono da come sono le nostre relazioni con gli altri: ci portiamo dentro i conflitti irrisolti, i rancori, i brutti ricordi delle nostre relazioni.
Per contro, se i nostri rapporti con gli altri sono sereni e armoniosi, ci sentiremo molto meglio anche noi. L'amore, la gentilezza, la serenità, l'apertura e altre qualità interpersonali ci aiutano a realizzare noi stessi.
Il linguaggio, con cui ci relazioniamo costruisce la realtà. Con un determinato uso del linguaggio ci ammaliamo e sempre con questo possiamo anche guarirci: con la comunicazione assertiva possiamo migliorare la qualità della nostra vita. Sembra una cosa da poco e invece è molto. Dire grazie, fare agli altri quello che ci aspettiamo, usare le parole giuste, sono alcuni consigli che innestano catene di positività.
I politici hanno molta responsabilità sull'uso del linguaggio, anche se loro sono uno specchio di questo nostro mondo malato: i lamenti rabbiosi, le bugie e gli insulti denotano una cattiva condizione di salute. Gesti e parole volgari rivelano uno stato di sofferenza che pervade tutto e fa da cappa al nostro stare insieme male. I politici potrebbero manifestare i loro pensieri e idee in altri mille modi, ma si sa, il modello è oggi il premier con offese e smentite...non perdiamo la speranza e continuiamo a pensare il bene. Il bene per tutti. Qualcosa cambierà.

mercoledì, febbraio 11, 2009

Pensieri sull'amore

Ditemi la verità, vi prego, sull'amore, scriveva il poeta W.H. Auden e ancora nessuno l'ha raccontata. Così l'amore rimane un mistero. Dell’amore siamo analfabeti. Dell’amore ci piace sapere tanto e vorremmo conoscere tutto, ma quando lo troviamo l’unica cosa che veniamo a conoscere è la nostra fragilità, la nostra inadeguatezza. E non siamo più competenti di niente; non siamo né professori, né scienziati, ma quali studiosi, esperti o peggio santi…siamo semplicemente degli idioti, idioti naturali.
Innanzi tutto noi cerchiamo nell’altro, quello che ci piacerebbe amare, tutte le doti che non abbiamo, per scoprire poi che è pieno di difetti; tanti quanti ne abbiamo noi. Gli stessi difetti scopriremo che sono la parte di ognuno che ci contraddistingue e che in fondo poi amiamo di più.
Il mistero continua quando arriviamo a sapere che potremo perdere chi amiamo e potremo morire senza lasciarlo mai. Questa verità, mi pare scorgerla a proposito di non lasciare mai chi amiamo: ognuno diventa un po’ l’altro, assomiglia a quello che ama. Oggi ad esempio mi accorgo che io sono diventato un po' la mia lei, che amo, e lei è divenuta un po' me. Ecco allora che il mistero della diversità viene risolto con un amore che crea un’altra storia. Un’altra verità: chi si ama non muore mai.
Giriamo intorno ad un sogno che ricompare ogni volta. Se c’è qualcosa che ci fa eterni è l’amore. Con questo girare ci troviamo sempre nello stesso posto. Forse con diverse età; ma che importa, l’amore cancella il tempo.
E' dall'incontro di due individui che noi esistiamo, ed è per l’amore tra questi che poi impariamo una lingua e trasmettiamo un sapere che è qualcosa di più che imitazione, conoscenza o esperienza: è amore.
Tutto nasce da un magico incontro. Tutto nasce da sorrisi e lacrime, da teneri baci ed abbracci; dallo scambio d’emozioni dolcissime e qualche dolore.
E' così che tutto continua, e se qualche volta si perde la strada, ci si dimentica o non ci si riconosce più; se succede che finisce l'amore tra le persone, tra una coppia, l'amore non cessa d'esistere.
L'amore si trasforma e ci cambia: ci vuole pronti ad iniziare sempre la vita e non a trascinarla nel rancore e nel ricordo di ciò che era. L’amore continua.

lunedì, febbraio 09, 2009

Pensieri sulla solitudine

Ogni persona sperimenta nella sua vita la solitudine, si potrebbe affermare che è la condizione intima di tutti: nasciamo e moriamo soli; così si dice, ed è una verità. Se dovessimo poi chiedere ad ognuno di descriverci la propria solitudine si scoprirebbe che non ne esiste una sola, ma moltissime.
Ognuno ha un proprio modo di vivere e di immaginare la propria solitudine; la spiegazione non è semplice: sarà perché non troviamo facilmente quello che cerchiamo? A pensare che intorno a noi abbiamo tantissime cose che riempirebbero qualunque universo. Allora? Forse è bene così, perché è solo con la solitudine che possiamo intraprendere il viaggio che porta al centro di noi stessi; porta all’integrità e all’autonomia. La solitudine è così, la condizione primaria per la ricerca interiore. Poi stiamone certi che imparando a vedere gli aspetti positivi della solitudine, si scoprirà quanto è facile stare con gli altri in modo sereno e vero instaurando relazioni che ci arricchiscono. Io i miei momenti di solitudine li vivo abbastanza bene. Spesso ricerco la solitudine nella stessa maniera con cui cerco la compagnia, gli amici, sento che le due fasi sono necessarie; è un andamento naturale come il respiro. Prima solo e poi unito agli altri per condividere quello che è maturato in solitudine; poi ancora nuovamente solo a riflettermi in me stesso, per riuscire poi a non perdermi negli altri…e ancora via. Via come le onde del mare in eterni riflussi.
Una volta mi venne chiesto di descrivere la mia solitudine e la immaginai con me in attesa, in piena notte, ad una fermata dell’autobus in attesa che arrivi quel bus che mi riporti a casa. C’era l’angoscia dell’attesa, della solitudine eppure mi sosteneva il pensiero che da qualche parte c’era un luogo e un’altra persona, un’altra solitudine, che mi aspettava. Con quella solitudine ho scoperto la potenza dell’amore: quel sentimento che riesce a farci vivere lontani, riesce a tenerci legati e vivi anche solo con il pensiero. Che strano, è la solitudine che rende grande l’amore.

venerdì, febbraio 06, 2009

Eluana

Eluana...Eluana, quante parole su Eluana. Eluana è diventata una bandiera per parti avverse e la sua foto di bella ragazza sorridente -continuamente sbattuta in prima pagina da tutti i quotidiani- non aiuta a comprendere la pietà di un gesto profondamente cristiano, quale quello di staccare la 'spina'; in questo caso i tubicini dell'alimentazione forzata.
Eluana Englaro senza il clamore delle istituzioni, della chiesa, dei bigotti, dei giornali e televisioni, forse significherebbe pace, silenzio, intimo rispetto per chi le vuole e le ha voluto bene davvero. Oggi l'intervento del Governo, che blocca una sentenza giudiziaria, lo si potrebbe leggere come un atto totalitario; qualcosa degno delle dittature fasciste e comuniste: a decidere della nostra vita dalla culla alla bara è un consiglio dei ministri.
Ma io credo che una legge di causa-effetto, che chiamiamo anche di 'contrappasso', riesca a far rinsavire, o meglio comprendere il rispetto a chi si accanisce contro lo staccare l'alimentazione forzata a Eluana. Credo che quelle persone dovranno conoscere la pena, il dolore e la pietà di chi ama una figlia in quelle condizioni. Chi emette sentenze e si scaglia contro un atto d'amore estremo, non ha sicuramente vissuto quei sentimenti. Diversamente ci sarebbe da costoro il silenzio e la pietà.

giovedì, febbraio 05, 2009

Cattiva Italia

Io non so' quanto sia buonista o dedito all'illegalità? Sicuramente non riesco ad essere cattivo come Maroni. Ma non era lui che cantava, nel gruppo rock Distretto51, queste parole? Noi, perdenti e persi/noi, lontani e soli/noi, ancora di corsa/sempre di corsa/Ferma il treno, voglio respirare/guardare due stazioni più in là/Corre troppo in fretta l’orizzonte/per gente che binari non ha...forse ha dimenticato tutto, come il suo passato in 'democrazia proletaria'.
Io conosco diversi immigrati irregolari, cosiddetti clandestini, e mi sembra naturale, come esseri umani, aiutarli. Qualcuno per Natale l'ho invitato a pranzo e qualche volta gli ho dato dei soldi; ieri invece ho dato alcune 'aspirine' ad uno di questi: dormendo all'aperto si è preso nei giorni scorsi febbre e tosse. Io un immigrato non lo denuncerei mai. Compio un reato? E' come non denunciare chi non ti rilascia lo scontrino fiscale e non usa la tara sulla bilancia? Magari quelli sono infrazioni ammesse, si sa in Italia siamo cattivi soprattutto con i deboli, con gli ultimi.
Per i potenti e chi ci governa siamo sempre disposti a chiudere tutti e due gli occhi. Ma rimaniamo tranquilli: ora il governo si interesserà di prolungare il coma irreversibile di Eluana, mentre per tutti gli altri uomini e donne, solo perchè stranieri irregolari, sembra pronta l'eutanasia.