venerdì, febbraio 29, 2008

Cafè Philo a Genova

Giovedì 28 febbraio 2008. Grande successo del primo Cafè Philo a Genova. Oltre 50 persone si sono trovate da Oltreconfine Cafè in Piazza San Lorenzo per seguire il dibattito del Cafè Philo, condotto dalla brava psicofilosofa Giusy Randazzo. Visto il grande interesse e partecipazione comunico che l’iniziativa si ripeterà l’ultimo giovedì di ogni mese.
Gli argomenti da trattare saranno decisi di volta in volta. Al primo Cafè Philo si è parlato d’amore e il tema trattato ha avuto diverse definizioni non trovandone poi una che fosse in grado di comprendere questo sentimento che va oltre ogni logica di contenimento e di razionalizzazione. Giusy Randazzo è stata bravissima a condurre la discussione e partendo dal mito che racconta come l’uomo fosse stato diviso per punirlo in due parti da Giove, per la sua presunzione ad essere loro dei, poi ebbe pietà e donò all’uomo l’amore affinché potesse riunirsi con la metà mancante. L’amore come medicina e sollievo per la pena dell’essere scissi.
Una bell’inizio che ha fatto intervenire molti a legare all’amore altre cose: amore è libertà; amore è sofferenza, come piacere, dolore, possesso, legame…
L’amore è molte cose ed al termine nessuno ha più risposte ma solo domande…ed ecco che la filosofia ha svolto il suo compito. Una bella serata davvero.

lunedì, febbraio 25, 2008

Sarebbe bellissimo

Sarebbe bellissimo se in politica non entrassero i cosiddetti teodem o i teocon. Abbiamo sempre più bisogno di laicità. Abbiamo bisogno che chi si mette al nostro servizio, facendo politica, lasci le convinzioni religiose come un fatto da vivere nel suo personale privato.
Non si vuole divorziare? Non si vuole usare il preservativo? Non si vuole l’inseminazione artificiale? Non si vuole andare a vivere con un’altra donna o altro uomo? Non si vuole fare il testamento biologico? Non si vuole usufruire della legge 194? Nessuno ci obbliga a disporre di queste libertà.
Per quale motivo si vuole uniformare il mondo a propria immagine e somiglianza? Forse perché si è detentori di una verità assoluta?
La libertà è una dolce bevanda che una volta assaggiata dovrebbe aiutare a non tornare indietro, a non essere più schiavi di qualcuno o qualcosa. Purtroppo non è stato sufficiente far ingoiare quel nettare prezioso a molte persone ed interi popoli, per portarli alla causa della democrazia. Per certe menti, e certi cuori, la libertà fa paura: vuol dire prendersi la responsabilità della propria vita seguendo una strada di conoscenza che porta a se stessi, alla propria essenza.
La libertà è una bevanda che aumenta la capacità di scegliere il bene. La libertà non va confusa con la verità o la perfezione, la libertà è semplicemente l’autonomia di sé. Attenzione però, ogni passo nella vita che aumenta la fiducia in se stessi, l’ integrità, il coraggio, la convinzione, aumenta anche la capacità di scegliere l'alternativa desiderabile; finché alla fine non diventi più difficile scegliere l'azione indesiderabile piuttosto che quella desiderabile.
La libertà in questo modo diventa il grado di misura del proprio egoismo e insieme di dominio delle rinunce alle soddisfazione dei bisogni.
Continuando nel paradosso, dove la sola libertà che non abbiamo è quella di non essere liberi, viviamo psicologicamente schiavi di gabbie costruite da noi stessi: pensate che spendiamo miliardi di dollari per fare la guerra con lo scopo di rendere sicura la nostra libertà. Una libertà che ci fa prigionieri.
Dove sono allora i politici che perseguono la vera libertà?

mercoledì, febbraio 20, 2008

I vantaggi della donna

C’è la commissione ministeriale delle pari opportunità, e l’anno 2007 trascorso era stato proclamato Anno europeo Pari Opportunità per Tutti. Bisogna anche dire però, che essere donna ha molti vantaggi e dà maggiori opportunità.
Esempi: l’automobile per le donne è solo un mezzo di trasporto e non un corrispondente proporzionale alla virilità; così il box auto non è una delle sue massime aspirazioni della vita. Inoltre con le loro amiche possono parlare di molte cose senza discutere se fare o non fare sesso sfrenato. Nessuno le domanda quanto resistono...per questo possono fingere gli orgasmi senza essere scoperte, ma allo stesso tempo i loro orgasmi possono essere multipli; insomma recuperano in qualità. Possono divertirsi anche in bagno a chiacchierare con le amiche.
Altro fatto indiscutibile le donne sono decisamente più sensibili, ordinate, curate, fresche e profumate. Non sono costrette a ridere per una stupida barzelletta sporca. Possono avere i capelli del colore che più le piace e tagliandoseli a volte possono anche cambiare la vita. Le donne sono intuitive Si relazionano con serenità con ogni tipo di persona, senza dover pensare ossessivamente di come fare per portarsela a letto. Hanno un buon rapporto con gli animali...
Non hanno bisogno della mani per fare pipì, possono andare in giro senza mutande. Sono la pratica di tutta la teoria.
Ancora, conoscono almeno altre 20 bevande oltre alla birra. Hanno gli orizzonti meno limitati. Hanno meno colesterolo. Non hanno bisogno di essere in gruppo per trovare il coraggio di abbordare qualcuno. Sanno digerire senza essere volgari. Soprattutto non saranno mai un ‘vecchio porco’.
Allora in fondo quali opportunità possono prendere dall’uomo? Forse per fare la fila più corta per andare al bagno? Aprire i vasetti da sole? Sapere tutto sulle auto? Non trascinarsi dietro la borsa piena di cose inutili? Poter ammirare il proprio divo, senza morire di fame per avere qualche somiglianza? Comperare preservativi senza che il negoziante le immagini nude? Perché gli amici non ti incastrino mai con un ‘noti qualcosa di diverso’?
O non sarà mai per perdere una ‘opportunità’ sessuale, perchè non te la senti?
Così come il fare un bel rutto, che è quasi atteso di tanto in tanto?
Naturalmente scherzo…ma pensateci su. E buone opportunità a tutti.

martedì, febbraio 19, 2008

L'ambiguità di G. Ferrara

Giuliano Ferrara incarna attraverso le sue battaglie tutta l’ambiguità possibile.
Giuliano Ferrara ha attraversato tutte le posizioni politiche: da comunista è diventato prima socialista per approdare a Forza Italia; come da ateo è diventato bandiera del clericalismo, con l’invenzione della moratoria sull’aborto.
Forse ambiguo è anche il nostro pensiero, ma Ferrara si è sempre distinto contro le donne e la femminilità. Non dimentichiamo la pubblicazione su Panorama, di cui Giuliano Ferrara prese la direzione nel 1996, della videocassetta dell’incidente probatorio di Stefania Ariosto, l’accusatrice di Previti. Si voleva far passare Stefania Ariosto come una instabile mentale.
Ora si candida non solo per diventare un senatore della Repubblica italiana - dopo che ci aveva provato contro Di Pietro nel Mugello nel 1997- ma anche Ministro della Salute…lui con la sua stazza dovrebbe insegnarci a dimagrire? Giuliano Ferrara ministro lo è già stato con il primo governo Berlusconi nel 1994: Rapporti con il Parlamento, l’attizzatore di risse, l’inventore della TV spazzatura; anche qui chi non lo ricorda dentro il bidone delle immondizie mentre si cosparge di rifiuti? E il suo teatrino sulla 7 dove, intervistando Berlusconi disse che aveva fatto bene a sbattere fuori dalla Rai Biagi, Santoro e Luttazzi, metteva in difficoltà il suo capo? Ora con la lista per la vita chiamata Pro-life, cerca consensi attaccando la pratica abortiva come omicidio e selezione genetica razzista. Ancora sostanzialmente una battaglia contro le donne mascherata da frasi come: ‘Vogliamo restaurare amore e buonumore, come scriveva il teologo Ratzinger. Il risultato sarà una sorpresa, ne sia certo...’- scrive a Berlusconi, sempre il suo referente politico: dovrebbe essere lui ad accoglierlo, a non abortirlo.

martedì, febbraio 12, 2008

In democrazia servono i numeri

In democrazia servono i numeri, serve una maggioranza per prendere le decisioni e governare. Purtroppo alla sinistra, cosiddetta radicale, questo sembra non interessare: procede con proclami, slogan e iniziative sapendo benissimo che da sola, con il 10% dell’elettorato, sarà impossibile fare qualcosa di utile all’Italia. Alla fine la sinistra, cosiddetta antagonista, rivela la sua aspirazione a fare solo l’opposizione.
Nel panorama politico italiano dove prevalgono i personalismi, le frammentazioni basate sui distinguo, non si riesce a trovare mai la sintesi per le decisioni da prendere.
Il centrodestra, evocando un inesistente pericolo comunista, giocando sull’emotività e sul carisma di un capo-padrone, riesce a compattarsi ed avere un buon risultato elettorale. Il centrosinistra invece pur seguendo un razionalismo pragmatico si divide e, rincorrendo battaglie astratte, dimentica gli obiettivi concreti.
Ricordate come era caduto il governo Prodi nel 1998? Per la richiesta di Rifondazione Comunista delle 35 ore settimanali, quali toccasana per l’occupazione. Che battaglia era? Nessuno l’ha più rispolverata. Oggi dopo le varie uscite dei numerosi personaggi: Pecoraro Scanio, Giordano, Di Pietro, Diliberto, Mastella, Dini e successo lo strappo. Se si chiederà perché è caduto nuovamente il governo Prodi, saranno in pochi a ricordarlo. Non sarebbe ora di porre fine a questi siparietti? Se non si cerca di perseguire una maggioranza vera con uomini nuovi, scelti dai cittadini e non dai partiti-bottega non si riuscirà a cambiare niente. In verità neanche Veltroni è un ‘nuovo’, però il soggetto politico che rappresenta è la vera scommessa per una nuova politica, e al suo interno stanno crescendo uomini e donne con la voglia di cambiare.
In democrazia servono i numeri e anche le teste.

domenica, febbraio 10, 2008

Per San Valentino

Lascia perdere gli oroscopi e segni zodiacali, quel giorno che ti ho incontrato mi sono innamorato di te non perché c’era Marte che entrava in Venere o Mercurio che usciva da Giove, ma perché hai risposto al mio sorriso e vederti ridere è stata la mia gioia. Vederti com’eri bambina è il mio segreto d’amore.
Ricordo che ti ho invitata al cinema e nel buio della sala ci siamo presi le mani, solo con quelle abbiamo parlato; abbiamo scambiato più di mille parole.
Abbiamo intrecciato le dita, stretto i palmi, accarezzato i dorsi…le mani, le nostre mani scoprivano i nostri corpi. Toccandoci abbiamo scoperto l’amore.
Lascia perdere San Valentino e le feste comandate; quelle dedicate a questo o quel santo protettore, mi sono innamorato di te e continuo ad amarti senza raccomandazioni. Ti amo per quello che sei, per la tua spontaneità. Amo la tua aria ingenua e lo stupore che scambi.
Ricordo il nostro primo bacio. Ricordo tutte le sensazioni, il brivido che mi donò e che durò parecchi giorni: con la lingua, capii cosa vuol dire gustare, assaggiare, bere umori e vita.
Abbiamo da allora continuato a baciarci ed ancora oggi al mattino o anche dopo una lite, ciò che suggella il risveglio, la pace e il nostro amore è sempre un bacio.
Lascia perdere tutto e mantieni solo i tuoi baci d’amore.

venerdì, febbraio 08, 2008

1968 - Cantavo e canto ancora

1968 sono passati 40 anni. Allora cantavo ‘Hei Jude’ dei The Beatles; allora sognavo la rivoluzione.
Terremoto in Sicilia. La Valle del Belice è distrutta. Allora cantavo ‘Ragazzo triste’. Muore la Primavera di Praga con i carri armati sovietici. Vengono assassinati Martin Luther King e Robert Kennedy. Nixon diventa presidente USA. Si cantava ‘Strangers in the night’. La polizia spara sui manifestanti ad Avola. Io cantavo ‘Contessa’.
Gli studenti di tutto il mondo si muovono contro l’autoritarismo. La società si scopre vecchia e di fronte ad una scolarizzazione di massa sembra incapace a dare a tutti un futuro; ma non è una guerra al potere, c’è invece una ricerca di spazi nuovi, di forme di aggregazione diverse. Cantavo ‘Delilah’.
A Città del Messico strage di studenti da parte dei militari in Piazza delle Tre Culture. Cantavo ‘Qui e là’. Tutte le istituzioni, compresi i partiti di sinistra rimasero interdetti. Cantavamo: ‘Cera un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones’. Ci sono i primi cortei che inneggiano a Mao Tse Tung. Cantavo ‘Affida una lacrima al vento’.
Avanza la contestazione studentesca. Guerriglia a Valle Giulia. Cantavo la ‘Canzone di Marinella’. Ondate di protesta contro la guerra in Vietnam. Cantavo ‘Un’ora sola ti vorrei’.
19-20 maggio, si va alle elezioni politiche. Cantavo ‘Yesterday’. Nasce Lotta Continua. Cantiamo tutti: ‘Vengo anch’io no tu no’. Nasce Potere Operaio. Cantavo ‘Bang Bang’. Nasce l’Isolotto di don Mazzi. Cantavo ‘Cuore Matto’. Sant’Ambrogio a Milano…uova marce contro la borghesia. Cantavo ‘Nel cuore, nell'anima’.
Il 1968 finiva e continuavo a cantare. Si cantava ‘Massachusets’ e ‘L’ora dell’amore’. La rivoluzione è finita. Canto ancora.

martedì, febbraio 05, 2008

La parola ai cittadini...ma la si dia davvero


Sono passati alcuni mesi dal 14 ottobre, quando in tutta Italia furono scelti i candidati per la costituzione nazionale del nuovo Partito Democratico. La risposta di partecipazione fu ampia e dimostrò che c’è molta voglia di partecipazione alle scelte politiche e soprattutto di nuovi modi di fare politica.
La legge elettorale approvata solo dal centrodestra nella scorsa legislatura era stata concepita per non permettere al centrosinistra –a quel tempo dato per favorito dai sondaggi- di governare, e ci sono riusciti. Si è cercato nelle consultazioni di Marini di modificarla ma non si è riusciti. Questo è un fatto gravissimo poiché darà nuovamente alle segreterie dei vecchi partiti la scelta di chi dovrà essere eletto, estromettendo la preferenza dei candidati agli elettori
Ora, in questi giorni, si sono svolte le elezioni per costituire i circoli territoriali del nuovo Partito Democratico, ritirando la tessera di fondatori. Ed io non solo sono andato a 'fondare' il Partito Democratico, ma mi ci sono anche autocandidato, per il circolo territoriale di Portoria Carignano. Sono stato anche eletto con soddisfazione...anche se penso che dovrebbero farsi avanti dei giovani. La cosa mi consola per quanto riguarda le candidate femminili, dove la più votata in assoluto nel seggio dov’ero candidato io, è stata una giovane di 24 anni.

Per dare forma a questo nuovo soggetto politico, sono inevitabili le contraddizioni, insieme col trascinamento, in parte, del vecchio ceto politico: non si può inventare e fare in politica una cosa totalmente nuova senza contare su esperienze e persone impegnate su questo fronte.

La cosa sperabile è che teodem e personaggi ambigui- per non dire falsi- come Giuliano Ferrara e Paola Binetti non dettino loro le condizioni delle scelte politiche, che dovranno essere improntate sulla laicità assoluta. Quindi benvenuti i cattolici, poiché nella realtà italiana senza di loro non avremmo né il divorzio né la legge 194, ma bisognerà stare molto attenti affinché le posizioni religiose che riguardano la fede e la dimensione personale, siano poi imposte anche ai non credenti o ad altri di diversa religione. E’ assurdo l’inalberamento di certi cattolici sulla regolamentazioni delle coppie di fatto: ma che fastidio gli danno? Regolamentare una situazione di convivenza non lede nessun diritto –anzi gli amplia- non costringendo nessuno a fare delle scelte circa la condivisione degli affetti.
La scommessa e l’avventura di un partito nuovo deve continuare e diventare lo strumento per una conseguente nuova politica. Una politica che sappia progettare il futuro e quindi aperto e pronto ad accogliere tutti i giovani che vogliono impegnarsi per costruire su valori condivisi di democrazia, libertà, laicità e giustizia una società più giusta.

venerdì, febbraio 01, 2008

Destra o Sinistra per DNA?

Ad intervalli regolari vengono annunciate le scoperte biologiche che determinano le più varie malattie e stati psicologici umani. Con la scoperta del gene che provoca la morte precoce, chiamato Cloto, ecco quello che provoca l’ernia, la paura, l’infedeltà e l’eterna giovinezza…recentemente è stato trovato il gene che provoca l’obesità. Ricordo anche la scoperta del gene della violenza, nell’agosto del 2002: ‘Sei violento? Decide un gene’, così titolava la stampa quotidiana. Poi abbiamo, sempre in quello stesso periodo, trovato il gene del linguaggio: un gene potrebbe far parlare gli scimpanzè…per ora, intanto, parlano anche gli idioti.
Ricordo la scoperta data dalla Rockefeller University di New York, dove Paul Greengard scoprì la molecola responsabile della depressione. La molecola si chiamava P11 ed era forse l'anello mancante a lungo cercato per capire le basi molecolari della depressione.
Oggi, 31 gennaio 2008, viene ripresa una notizia dello scorso anno,-chissà perché?- tratta da uno studio condotto dalla New York University, per cui la scelta di essere un conservatore o un liberale dipende dai neuroni del nostro cervello: altro che materialismo storico, lotta di classe, condizione sociale e altro…sono le attività cerebrali a determinare le tendenze politiche. Essere di destra o di sinistra non dipenderebbe dalla nostra volontà - o dall'educazione ricevuta - ma dal corredo genetico. Progressisti o conservatori quindi si nascerebbe e non lo si diventerebbe. Con quest’ultima scoperta, il Corriere della sera si lancia nel titolo: ‘Destra o sinistra: dipende dai geni?’. Non è serio e nemmeno vero.
Come reagire a queste informazioni? Noi profani divoratori di farmaci e notizie cosa dobbiamo pensare? dovremo solo sorridere o sperare? Gratta, gratta forse scopriremo che ancora una volta non ci sono ragioni di salute, ma ragioni di business: riportare situazioni psicologiche, sindromi psichiatriche, stati esistenziali e perfino le scelte politiche ad un eccesso o ad un difetto molecolare per i quali è già pronto il farmaco, è solo un metodo per accrescere il fatturato di certe case farmaceutiche. Non è un caso che quei ricercatori poi lavorino per quelle stesse aziende. Che non abbiano nel frattempo da venderci una pillola contro Berlusconi o Veltroni?

lunedì, gennaio 28, 2008

Che tristezza

Che tristezza, non che Prodi mi spingesse all’allegria, ma si poteva con la sua guida, risalire lentamente la china dopo un quinquennio devastante.
Certo che dopo 14 anni avere ancora, tra i possibili candidati a guidare il governo, un personaggio come Berlusconi mi deprime. Certo che per pochi voti avevamo corso il rischio di confermarlo già la volta scorsa. Bisogna dire che come venditore Berlusconi è l’uomo più abile d’Italia, in fondo conosce bene la psicologia dell’italiano medio, incarnandone difetti e virtù: caciarone, infingardo, furbastro e insieme intraprendente, creativo, amicone, del tipo ‘una mano lava l’altra’.
La volta scorsa aveva rischiato di vincere, con la trovata dell’abolizione della tassa dell’ICI; durava ancora una settimana avrebbe promesso di levare anche quella sulla spazzatura. L’importante è vincere. Mantenere le promesse è tutta un’altra cosa. C’è qualcuno che ricorda se ha mantenute quelle precedenti? Ricorda quali sono le leggi fatte da lui più importanti? No, l’italiano ha la memoria corta. Poi a me in verità hanno sempre fatto più paura i suoi servi, i capibastone; infatti le peggiori ‘porcate’ le hanno fatte quelli che gli sono stati sempre vicino: tipo Saccà, con l’allontanamento di Biagi e Santoro. Quando ci sono dei padroni, succede sempre che i servi per mettersi in bella mostra compiano delle nefandezze. A lui bastava sconfessarne poi l’operato.
Io potrei rassegnarmi a vedere vincere la destra, d’altronde la democrazia vuol dire alternanza e assunzione di responsabilità, e la sinistra italiana ha dato un pessimo esempio di governabilità; ma vorrei vederne, insieme alla sinistra, una diversa. Mi sembra che non ci sia allo stato attuale nessuna alternativa.

martedì, gennaio 22, 2008

Una legge elettorale subito

Cosa c’è da dire per l’uscita di Clemente Mastella dal governo? Poco, se non ancora la conferma di come è ridotta oggi la politica. Ma può un eletto, capo di un partito che raccoglie 1,3%, per motivi suoi personali di rapporto con la giustizia far cadere un governo? Sì, oggi è possibile. E di uomini come Mastella, la classe politica è piena. Loro intendono il potere non come un servizio al paese, ma un mezzo per sviluppare interessi e influenze personali. Infatti, nel giorno delle dimissioni da ministro della Giustizia, Mastella disse pomposamente che tra il potere e l’amore della famiglia sceglieva quest'ultimo. Già, ha detto ‘il potere’.
Per impedire ricatti politici e per riformare questa classe politica un aiuto potrebbe darlo una diversa legge elettorale: l’attuale delega alle segreterie dei partiti, e soprattutto ai loro leader, la scelta dei candidati e insieme chi potrà essere eletto. Quindi mi auguro che non succeda più che chi detenga l’1,3% dei consensi ricatti e faccia cadere un governo. Si trovi presto una nuova legge elettorale, che dia ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti e allontani questi partiti ad uso famigliare.

*Pubblicato da Italians e l'Unità il giorno 23 Gennaio 2008 e da SecoloXIX il giorno 24 gennaio 2008

giovedì, gennaio 17, 2008

Bisogno di laicità

Il tema della laicità ha acquisito una forte valenza proprio per la crisi della politica e la conseguente ingerenza della Chiesa Cattolica nel governo dello Stato italiano. Per questo motivo, al momento, non si è riusciti ad avere una regolamentazione delle unioni civili, si sono posti limiti alla procreazione medicalmente assistita e non si possono proseguire le ricerche sulle cellule staminali fetali. In sostanza con il clima di oggi non avremmo né il divorzio, né la legge che disciplina l’aborto. Per quest’ultima normativa c’è un attacco che va al di là del senso della legge stessa e della sua funzione: si cerca di far arretrare una serie di conquiste laiche e civili. Non parliamo poi degli attacchi contro gli omosessuali e le continue posizioni sessuofobiche per l’uso degli anticoncezionali. In ultimo, la moglie incriminata dell’ex ministro Mastella è arrivata a dire di essere attaccata dalla magistratura perché è cattolica.
Cosa vuol dire? Si vive un senso di minaccia da ambo le parti e questo non aiuta il dialogo, la convivenza e quindi la laicità. Viviamo rigurgiti clericali e integralisti che si inseriscono in quello che molti denunciandolo, paradossalmente, l’auspicavano: lo scontro di civiltà tra Occidente e Islam.
Non dobbiamo seguire questi predicati. Nessuno detiene il monopolio della verità. Separare lo Stato dalla Chiesa, il diritto dalla morale, i fatti dalle preferenze, rappresenta di per sé un valore; nonché il presupposto per riconoscersi in valori comuni: razionalità, dubbio, diritti umani, pace, giustizia...ecc. Sono regole e insieme valori.
Tutto quanto non può essere soltanto monopolio di una fede religiosa: ebrea, musulmana o cattolica che sia. Ciascuno difenda con coraggio ciò in cui crede, ma poi sia garante degli spazi di dibattito: così potremo essere laici. Tolleranti e devoti, critici e fideisti, devono trovare l’idea di uno spazio neutro, laico e non anticristiano, dentro il quale tutti possano stare, in condizioni di riconoscimento reciproco.
L’uomo ha le possibilità per migliorare la sua vita e a superare le concezioni arcaiche. Quello che la Chiesa condannava, tipo la democrazia o la non centralità della Terra nell’universo, in seguito è stato recuperato e riconosciuto valido. Questo perché c’è stato un confronto tra religione e scienza; tra sapere fideistico e sapere razionale. Ognuno faccia autocritica.

giovedì, gennaio 10, 2008

Lettere dalla Kirghisia due anni dopo, di Silvano Agosti

Kirghisia è il paese del benessere, della felicità, un paese dell’utopia dunque e questo ci aiuta a credere che volendo si possa finalmente vivere tutti a Kirghisia.
Prendendo in mano il libro di Silvano Agosti, scopriamo immediatamente che a Kirghisia i libri hanno i caratteri di una giusta dimensione, per cui a leggerli non si fatica. Subito dopo scopriamo, dalla prima lettera, che a Kirghisia non c’è bisogno delle ferie. Sì, perché ‘Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili…’. Le ferie in questo contesto appaiono un concetto insensato: a cosa servono se ogni giorno si vive interamente? Si vive insieme la festa e il lavoro? Il tempo non è più carico della tensione di perderlo o sprecarlo con il conseguente malessere sociale.
I politici? Quelli a Kirghisia sono tutti volontari; nel senso che si occupano delle cose pubbliche ma senza guadagnare di più di quello che avevano prima di iniziare quel compito. E poi ancora avanti così, a descrivere tutte le cose sagge e possibili che in questo paese dell’Utopia, sono realtà. La Kirghisia, un altro esempio, è un paese dove gli stadi di calcio sono semivuoti, non perché la persone non amino questo sport, ma perché negli anni hanno iniziato tutti a praticarlo, invece di sedersi sugli spalti, scendono in campo. Queste sono solamente alcune delle tante cose belle e meravigliose che regolano la vita a Kirghisia.
Questo secondo libro composto da lettere spedite da Kirghisia, prosegue quello delle prime lettere, che descrivevano questo paese in cui l’autore era capitato per caso: per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiava ha dovuto fare scalo per due giorni e così ha scoperto una società dove si vive sereni e ognuno gestisce il proprio destino. Il primo libro ‘Lettere dalla Kirghisia’ era uscito nel 2004 e conteneva le prime lettere pubblicate sul quotidiano L’Unità, nell’anno precedente. Ora prosegue con le ‘Lettere dalla Kirghisia due anni dopo’. Nel libro uscito lo scorso anno ci sono 14 lettere totali; ovvero ci sono le prime dieci spedite ad amici da quello strano paese, contenute nel primo libro, più altre quattro ed insieme a quella di Fabio Volo e alcune considerazioni. A leggerlo scopriamo che quel paese in realtà vive nel desiderio di ognuno di noi e non si riesce a capire come mai non lo riesce a raggiungere nessuno; Silvano Agosti, con semplicità e grande saggezza, riesce a farcelo gustare.

domenica, gennaio 06, 2008

Recensione al mio libro

L'amico Antonio Caron ha recensito il mio piccolo libro: 'La poesia come un accidente...'. Qui c'è il link .Questa è la seconda recensione. La prima fu fatta da Marina Giardina la quale in seguito è divenuta una cara amica. La troverete sul mio sito web. I libri a volte creano dei bellissimi circoli virtuosi. Comunicano alle persone delle emozioni intime e con questi riconoscimenti si avvicinano. La scrittura per questo conserva qualcosa di magico. Anche i blog aiutano a far incontrare e conoscere persone. La magia continua. Ma bisogna ricordare che non è un caso: tutto fa parte di un misterioso ordito per realizzare il nostro destino che è quello di scoprire e divenire ciò che siamo.

sabato, gennaio 05, 2008

Il Kenya fa riflettere

Con il Kenya sull’orlo della guerra civile abbiamo una sensazione di dejavù e la constatazione che a distanza di oltre mezzo secolo l’Africa non ha ancora trovato un equilibrio politico sociale. Erano gli inizi degli anni ‘60’ quando l’Africa con le guerre di liberazione e le conquiste dell’indipendenza si affacciava sulla scena mondiale con la speranza e la fiducia per la costruzione di un mondo più giusto e libero. Passarono pochi anni e tutti i leader di quelle battaglie anticoloniali che presero il potere furono rovesciati, imprigionati, esiliati o uccisi. L’Africa rivelava la condanna umana a ripetere il dramma del potere: ascesa e caduta; passione e morte.
L’Africa prima di Nasser, (era il 1956) non aveva nessun nome da portare nella storia del mondo. L’Africa era anonima: i mercanti vi avevano prelevato milioni di schiavi, i bianchi avevano tracciato delle linee creando ipotetiche nazioni, avevano massacrato intere tribù, depredato le ricchezze naturali, e di nessun martire ci era pervenuto il nome. Dopo, con le lotte di liberazione, arrivarono molti nomi: Ben Bella, Nkrumah, Sékou Tourè, Lumumba, Idi Amin Dada ecc.
Come diceva Kapuscinski, la storia risponde alla domanda: perché? Il perché potrebbe essere il perpetuarsi delle dittature: la dittatura suscita l’opposizione e l’opposizione organizza il colpo di stato. Il ciclo ricomincia. Il processo di democratizzazione è lento e in Africa è ancora tutto da raggiungere.
In Africa i veri partiti sono le tribù; ognuno appartiene ad un gruppo etnico ben distinto che continua a fare la guerra con gli altri.
Ora la rielezione del presidente Mwai Kibaki, un politico di 76 anni con oltre 45 anni di attività, sotto accusa di brogli elettorali, rilancia la guerra tribale tra i kikuyu e i lou. Solo l’intervento dell’arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace, e della Comunità Internazionale si è riusciti per il momento a frenare una crisi dalle conseguenze devastanti per tutto il Corno d’Africa.
Nel frattempo è bene ricordare che dal 31 gennaio 2007 sono in corso 29 guerre e di queste 9 sono in Africa. Se non si ferma quella del Kenya si arriverebbe a 10. Ecco l’elenco: Algeria 150 mila morti dal 1991 - Costa d’Avorio 5 mila morti dal 2002 - Nigeria 11 mila morti dal 1999 - Ciad 50 mila morti dal 1996 Sudan-Darfur 250 mila morti dal 2003 - Rep.Centrafricana 2 mila morti dal 2003 - Somalia 500 mila morti dal 1991 - Uganda 20 mila morti dal 1986 - Congo R.D. 4 milioni di morti dal 1998.

sabato, dicembre 29, 2007

Capodanno 2008

Vorrei che il prossimo anno si potesse vivere senza affanno
Camminando piano tenendoci per mano
Vorrei un gennaio gentile, come il mese d’aprile
Oppure un luglio fresco, con il fiore di pesco
Vorrei per tutti un lavoro, che dia ad ognuno decoro
E rifondi speranza anche a chi solitamente non danza
Vorrei giornate serene, passate con chi si vuole bene
Belle chiacchierate con gli amici, in tante serate felici
Vorrei solo notizie belle, da ridere a crepapelle
E se scappa una notizia brutta, sia perché dopo il dolce non c’è la frutta
In conclusione ispirato da Gianni Rodari, mettendomi così in pari:
‘Se voglio troppo non datemi niente, datemi una faccia allegra solamente’.

giovedì, dicembre 27, 2007

Ricordando Gualtiero Schiaffino

Una brutta notizia funesta questo Natale 2007: la morte di Gualtiero Schiaffino, firma storica della satira politica italiana. Gualtiero Schiaffino era un uomo eclettico, un imprenditore culturale dai mille interessi: editore, politico, scrittore, giornalista, disegnatore fumettista, curatore di mostre di grafica, illustrazione, festival dell’umorismo e letteratura per ragazzi; organizzatore di tornei di Ciclo-Tappo (di cui era l’ideatore con la Federazione Italiana Gioco Ciclo-Tappo nata nel 1993). Ex assessore alla Cultura per la Provincia di Genova, Gualtiero Schiaffino era da sempre impegnato nella promozione del libro e della lettura: il premio Andersen, che porta lo stesso nome della rivista di letteratura per ragazzi, è stato creato da lui nel 1982.
Insieme ai vignettisti e cartoonist genovesi, quali Rino D'Anna, Agostino e Franco Origone, Alberto Boccardo e Sergio Fedriani, Gualtiero Schiaffino ha rappresentato la ‘punta’ dell’illustrazione umoristica ligure.
Che dire di più di lui? Per me un amico, un uomo brillante dallo spirito ironico e piacevole. Con Schiaffino tutto ruotava attorno al sorriso e alla sottile sapienza di godere al meglio la vita. Mi mancherà.
Nel dicembre 2004 avevo raccontato della fantasia satirica di Gualtiero Schiaffino sulla politica della nascita dei partiti: una profezia? Ancora mentelocale.it nel marzo del 2005 un articolo aveva descritto gli aspetti creativi di Gualtiero Schiaffino. Rileggendoli rivedo l’amico Gualtiero e la sua verve, la sua vitalità, le sue battute geniali…
Chi non si è imbattuto nei suoi nonsense? Nelle sue freddure, barzellette, vignette e scherzi? Chi non ricorda il suo manuale satirico pubblicato da Zanichelli con successo? Il libro si chiamava ‘Verba Volant - Manuale di brillante conversazione per ben figurare in società, indispensabile al fine dicitore’: un volume di 400 pagine che aiutava a rendere leggeri, a far volare appunto, concetti importanti e pesanti della pubblica amministrazione. Pubblicato nel 1982 da Zanichelli, ora fuori commercio, rimane un libro attualissimo.
Non ho altro da aggiungere. In questo Natale sono un po’ triste per Skiaf –così firmava le sue vignette satiriche sulle importanti riviste del genere. Oggi ho preso uno Skiaf, non uno dei suoi soliti, quelli che allargavano bocca e cervello; oggi ho preso uno Skiaf che stringe il cuore e fa più poveri.

domenica, dicembre 23, 2007

Potere italiano

Non potevo non scrivere niente sulle telefonate intercettate. Così una piccola riflessione la metto su questo blog:
Indubbiamente il contenuto della telefonata tra Berlusconi e Saccà è l’emblema e la conferma di ciò che da sempre pensa la massa degli italiani del potere: un continuo intrallazzo tra chi ha soldi e cariche pubbliche; tra raccomandati, servitori, e politici, trafficanti. In fondo questa è la politica senza un contenuto etico.
Sono passati oltre 15 anni da quando scoppiò in Italia la ventata moralizzatrice di ‘Mani Pulite’; poco è cambiato, forse nulla. Sono entrati in politica i referenti a cui erano asserviti gli scambi di favori, ma non sono cambiati i metodi. Non è cambiato il costume vessatorio, di ricatto, di compra-vendita di voti e consenso soprattutto legato al potere esercitato dalla televisione.
Il campione di questa politica sporca è proprio colui che faceva dell’antipolitica il suo manifesto: il privato che guardava all’interesse della capacità professionale, imprenditoriale del fare e della libertà, ovvero Berlusconi. Bell’esempio.
Le capacità sono quelle di raccomandare bene le persone o di essere raccomandati ad un ente che poi viene condannato perchè assume tutti per raccomandazione. L’imprenditoria e più semplicemente una prenditoria, dove ogni cosa ha un prezzo e basta pagare; per cui libertà o non libertà si può ottenere sempre quello che si vuole. Naturalmente per certi ricchi, per gli altri chi se ne frega; anzi le intercettazioni provocano scandalo non per il contenuto destabilizzante, ma perché sono state rese pubbliche. Meno male che tutti hanno la possibilità di conoscere. A questo serve la democrazia e la libertà: quello di sapere; sapere chi sono i personaggi che si candidano a governarci da sempre. Le solite maschere arlecchino-pulcinellesche.
Questo mio articolo è stato pubblicato oggi 24 dicembre su L'Unità

venerdì, dicembre 21, 2007

il Buon Natale che ho inviato agli amici

Un buon Natale che estendo a tutti i visitatori del mio blog:
Un Buon Natale per non essere banale e non apparire scontato come il telegiornale, che racconta le feste con il solito rituale, deve essere semplice, fuori dallo stress, e dalla corsa al regalo.
Un Buon Natale per essere vero, e ricordarci che siamo in attesa di un evento miracoloso, deve essere silenzioso, ovattato come i passi nella neve che ammanta di bianco ciò che si vede.
Un Buon Natale si deve preparare pensando ad una nascita, come ad una festa; poiché insieme ad un bambino nasciamo tutti, come si nasce, e si muore, ogni giorno e ad ogni ora.
Un Buon Natale si vede nelle opere di bene, nei pensieri buoni, nei visi distesi, nei gesti d’affetto che rammentano, sebbene siamo tutti nati in posti, giorni e anni diversi, che siamo qui insieme a dirci Buon Natale. Buon Natale e ancora Buon Natale.
Noi nasciamo sempre tutti, oggi.