domenica, ottobre 28, 2007

Quali santi?

Avremmo più bisogno di guastafeste che di santi, eppure la chiesa cattolica di oggi continua a sfornare a ritmo industriale. Ma a chi servono questi santi? Non già alla fede, né alla carità e forse neppure alla speranza. Sperare di diventarlo noi? No di certo, se ci pensiamo un po’, il paradiso è stato creato per i peccatori e non per i santi. Loro, i santi, sarebbero stati lo stesso vicini a Dio, per gli altri, noi, invece è tutto uno spintonamento, un arrabattarsi nelle difficoltà della vita, tra una bestemmia ed un pateravegloria; un insieme di sputi e preghiere.
Dei guastafeste invece ne sentiremmo il bisogno. Di persone vive, di oggi, che ci spronino a cambiar vita e a vedere cos’è diventata quella che stiamo vivendo senza grazia, ce ne servirebbero. I 498 martiri spagnoli della Guerra Civile, proclamati santi, a noi non servono: di quelli ne abbiamo tanti, i morti della nostra Resistenza e i morti per gli ideali di tutti i colori. I veri santi di oggi, lo sappiamo, continuano a morire in Birmania, in Cina, negli USA, in Africa…sono quelli che muoiono sulle barche o sulle spiagge alla ricerca di una patria che li sfami, sono quelli che cercano la libertà: sono gli ultimi, i più poveri; quelli che la Chiesa, con i paramenti d’oro, forse fra 50 anni farà solenni riti per beatificarli quando li penserà in cielo, in un Paradiso a gironi dove allora potrebbero essere in quelli più alti.
Nella società di oggi non servono stimmate visibili, profumi di mughetto, doni di preveggenza…quelle doti da santi antichi e utili ad un mondo rurale; nella società d’oggi occorrerebbe l’esempio di qualche politico o cardinale che si disfi dei lussi e dei privilegi, per fare il guastafeste alla maniera di Francesco d’Assisi. Oggi di veri santi abbiamo solo quelli che la chiesa cattolica si ostina a non vedere.

giovedì, ottobre 25, 2007

La morte di un fondatore del PD

Alla vigilia della nascita istitutiva del PD, è mancato il Professor Pietro Scoppola, uno dei suoi fondatori. Io ho conosciuto Pietro Scoppola attraverso i suoi numerosi articoli sui quotidiani, e soprattutto durante un convegno a Montecatini nel dicembre del 2004. In quei giorni si celebrava il ritorno alla politica italiana di Romano Prodi e si discuteva come fare diventare soggetto politico l’Ulivo; come dare forza politica ad un progetto che raccoglieva più consensi dei partiti che lo sostenevano. A discuterne era la Rete dei Cittadini per l’Ulivo. In quei giorni gli interventi di Pietro Scoppola furono molto preziosi. Gli vennero chiesti in quell’assise consigli su diversi aspetti organizzativi, e su come arrivare alle primarie per le elezioni politiche del 2006. Le idee erano molto confuse e Pietro Scoppola fornì diversi chiarimenti.
Le Primarie erano considerate un passaggio fondamentale per far crescere il ruolo decisionale dei cittadini nelle scelte dei candidati e nella elaborazione dei programmi, generando un nuovo spirito di coesione ulivista tra gli elettori. Purtroppo una legge elettorale schifosa, fatta dalla sola destra, il cui scopo era di non permettere la scelta dei candidati e di non fare governare con numeri certi chi avesse vinto, vanificò tutto.
Ebbi nelle pause degli interventi modo di scambiare alcune parole con Pietro Scoppola e rimasi impressionato dalla semplicità e nello stesso tempo grandezza del suo pensiero. Egli aveva previsto la crisi dei partiti e auspicava nell’ideale della Costituzione, che si appresta a compiere 60 anni, la possibilità di trovare una sintesi ideale che superasse le divisioni e ricostruisse un tessuto sociale basato sulla solidarietà, la libertà e partecipazione.
Ricordo che nel fermento del dibattito di quei due giorni un pensiero mi attraversò: nei momenti difficili della storia di un paese- e quel periodo con al governo Berlusconi lo era- succede che alcuni uomini vengano chiamati a dare segni di speranza e rinnovamento. Uno di quegli uomini lo ravvisai in Pietro Scoppola. Oggi 25 ottobre con la notizia della morte avvenuta la scorsa notte di Pietro Scoppola sappiamo che non lo avremo più a consigliarci. Aveva 81 anni, spero che i giovani non lo dimentichino.

martedì, ottobre 23, 2007

In caso di crisi di governo

L’Italia è un paese senza memoria. Quelli che mettono in crisi l’attuale governo Prodi dovrebbero ricordare cosa successe nella passata legislatura. Dovrebbero ricordare come si stava quando c’era lui: l’unto del Signore, quello che si proclamava Napoleone e offendeva ogni giorno l’opposizione.
Per questo mi rifarò allo scritto di Nando Dalla Chiesa, che in Parlamento denunciò ogni volta tutte le leggi vergogna e gli inciuci nascenti. Nando Dalla Chiesa con quel proposito ripeteva: ‘Ho visto…ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre; di corsa, per onorare con il nostro lavoro i morti di New York. Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte solo per 3 leggi in 5 anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato. Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione(…)Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione(…)Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato(…)Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia’.
Credevamo di avere toccato il fondo con quel governo e invece oggi assistiamo ad un’altra caduta. In quel tempo c’erano ministri come Giovanardi, Lunardi, Gasparri, Storace…oggi abbiamo Mastella, Di Pietro, Parisi…
E’ vero: la qualità degli uomini è importante; purtroppo questo è quanto disponibile sul mercato politico e umano. Speriamo che alle prossime elezioni sia ridata la possibilità ai cittadini di scegliere tra candidati, che si auspica siano migliori di chi devono rappresentare.

sabato, ottobre 20, 2007

Nuova legge sull'editoria

Ho letto la proposta di legge dell’attuale governo, del 3 agosto 2007, denominata ‘Nuova disciplina dell’editoria’ dove si definiscono prodotti editoriali tutti quelli che non sono ‘destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico’…e dopo, all’articolo 6, si trova scritto che ‘Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all’articolo 1, comma6, lettera a), numero 5 della legge 31 luglio 1997 n249’…dovremo allora iscriverci tutti?
Io sono editore, un editore di me stesso: lo sono quando parlo, scrivo, mi muovo e gesticolo. Io interagisco con altri milioni di uomini liberi. Io comunico il mio essere in ogni maniera: canto ballo, recito, gioco, suono, parlo, ascolto, cammino, dormo, sto fermo, bevo e mangio.
Io sono editore di me stesso, come lo è ognuno con un mezzo che è Internet o al di là del mezzo. Io mi edito con foto, suoni, parole, immagini. Io comunico. Io, come gli altri, vedo, ascolto, immagino e penso. Io a modo mio. Ognuno a modo suo.
Io faccio tutto questo perché sono libero e continuerò a farlo in libertà.
Io ho un sito web, lo gestisco io. Nessuno mi può dire cosa scriverci. Lì c’è la mia rappresentazione, c’è una parte della mia verità, c’è un pezzetto della mia identità. Io ho un blog, uno spazio con cui interagisco con gli altri esponendo le mie idee, le mie opinioni liberamente. Pochi o tanti vengono a leggermi ed io, poco o tanto, vado a leggere quelli degli altri. Io credo che lo Stato democratico continui a difendere la mia libertà, a difendere le idee di tutti e la libera circolazione delle informazioni e delle opinioni. La Rete con Internet è il più grande spazio di libertà finora utilizzabile da tutti. Spero che il potere politico, quello del controllo, della censura, delle confraternite lobbistiche, non ci metta mai le mani.
Se quel potere per elargire soldi pubblici, che sono quindi nostri, chiede garanzie, prebende, bolli, certificati, regole e controlli, non ha certo bisogno di chi è libero e manifesta pubblicamente le sue idee non chiedendo niente. Non chieda quindi niente lui. Io in quel registro non mi iscriverò. Sono già iscritto all’anagrafe della mia città e questo dovrebbe bastare. Viva la libertà della Rete.

martedì, ottobre 16, 2007

Piccoli nazisti a Dachau

Li abbiamo visti tutti, sui giornali nei giorni scorsi, a Dachau che festeggiavano davanti ai forni crematori. Hanno dai 18 ai 26 anni e del terzo Reich, a cui inneggiavano, non conoscono nulla; però restano una prova che niente è acquisito per sempre La possibilità di regredire, di ritornare a compiere gli orrori del passato è sempre attuale. Quegli imberbi ragazzi altoatesini, seguaci di Hitler, sono la dimostrazione che un ‘piccolo fascista’ alberga sempre nella natura umana. Questo sentimento di fascista-nazista, vive sempre dentro ognuno di noi: è la forza della conservazione, quella che ci tiene legati al sangue, alla tribù, ed è l'ostacolo più forte all'evoluzione umana. L'ingordigia e la violenza dell'uomo delle caverne, che avevano un senso per superare le difficili condizioni di vita di quei tempi, sono giunte fino a noi attraverso il ‘piccolo fascista’, trasformando l’egoismo in crudeltà.
Il fascismo e il nazismo, non sono così soltanto fenomeni politici, ma sono anche il disperato tentativo di fermare la volontà di andare ‘oltre’: prefigurare un mondo migliore. Il fascismo con il nazismo sono in sostanza le più alte forme di disumanità: sono l'affermazione della potenza dello script negativo, ovvero il copione di vita che viene assunto nell’infanzia; più tardi, con il perbenismo, con una certa educazione e nell'assunzione del copione che non ci vuole ne’ soli ne’ adulti, ecco che il perfetto fascista è pronto a svolgere il suo ruolo sociale, a recitare la sua parte. Poi si farà presto a trovare un capro espiatorio utile per addossargli il nostro male: con queste idee nascono i crimini contro l’umanità.
Si può solo sperare che il fenomeno non sfoci in una psicologia di massa. Se succedesse, si troverà sempre un leader pronto a tirare fuori il peggio di ognuno: così nasce il fascismo e il nazismo. Chiameranno duce, padre, guida infallibile, il loro nuovo capo e la storia si ripeterà. Si ripeteranno gli orrori. Per questo consiglierei di tenere d’occhio quei ragazzi. Naturalmente dopo avere dato uno sguardo attento dentro di noi.

lunedì, ottobre 15, 2007

Oggi è nato il PD

Il Partito Democratico è nato. E’ nato con una grande festa di partecipazione. L’immagine più bella a cui ho assistito, nel seggio di via Corsica in Genova Carignano, è stato quando una anziana signora, rivolgendosi a due ragazze poco più di sedicenni, raccontava che avere l’opportunità di votare, di scegliere e di partecipare è da considerarsi sempre una festa. La signora ricordava che nei giorni delle votazioni una volta si indossava l’abito più elegante e ci si avviava al seggio felici di assaporare la libertà: si aveva l’opportunità di esprimere le proprie idee e volontà. Le ragazze la osservavano ridendo e con lo stesso sorriso si sono avviate anch’esse a votare.
Un’altra cosa carina che ho ascoltato, sempre al seggio, è stata la richiesta, subito dopo il voto, per eleggere l’assemblea costituente del Partito Democratico, della tessera: si aspirava ad averla nello stesso giorno della sua nascita e perciò con questa, giustamente, considerarsi tra i fondatori; in verità fondatori lo sono stati tutti gli elettori insieme apponendo una firma e versando minimo un euro di sottoscrizione. In questo momento c’è il manifesto ideale, è stata eletta l’assemblea che eleggerà il segretario, ma non c’è ancora una tessera formale per il Partito Democratico. Penso sia questione di poco tempo. Le aspettative degli elettori è quella di avere una politica nuova; una democrazia partecipata veramente, i cui rappresentanti eletti siano degli attenti servitori utili a risolvere i problemi veri dei cittadini.
Il Partito Democratico ora è realtà. Speriamo che sia una novità salutare per tutta la democrazia italiana e serva a rinnovare gli altri attuali partiti. Potranno questi ultimi superare le oligarchie, che attualmente compongono le segreterie? Se si da ai cittadini la possibilità di partecipare con adeguati strumenti di libertà, ecco che questi rispondono. Walter Veltroni il 24 settembre diceva: ‘Non so quale sarà l'esito della consultazione del 14 ottobre, ma di una cosa sono certo, e la voglio dire sin d'ora perché tutti l'abbiano chiara: il PD sarà un partito che sorprenderà e spiazzerà, perché farà scelte non classificabili secondo i canoni tradizionali della politica italiana’. Oggi 14 settembre notte, possiamo dire che Walter Veltroni aveva ragione: lo stesso Partito Democratico è nato sorprendendoci.

venerdì, ottobre 05, 2007

Ebano- di Ryszard Kapuscinski

Come Tiziano Terzani ha raccontato l’Asia, così Ryszard Kapuscinski ha raccontato l’Africa.
Con il libro Ebano, Ryszard Kapuscinski descrive il continente nero, attraverso molti reportage delle varie realtà che compongono gli stati astratti di questo continente. Stati astratti per quanto riguarda i confini geo-politici, ma profondamente reali per ciò che concerne la natura, quella soprattutto umana, che ci riporta al mito, alle origini della psiche e della società umana.
Nelle varie storie raccontate ci sono le tribù, c’è il senso del vivere uniti, c’è lo spirito di adattamento che richiama la sfida dell’uomo a convivere con situazioni climatiche ed ambientali estreme, c’è l’essenziale e insieme tutti i mali del mondo; la fame, la sete, la miseria, ci sono tanti uomini e donne con la grande illusione dell’umanità: il potere, come rivincita sociale e strada per la felicità. Emblematici per conoscere la natura umana sono le storie della Liberia e dell’Etiopia.
L’Africa raccontata da Kapuscinski ci descrive di quanta cultura e saggezza conserva ancora quel continente troppo grande per poterlo raffigurare tutto.
L’Africa nella sua sconfinata varietà di culture, ognuna originale e unica, ha nel senso di una comunità forte il suo denominatore comune: abitare insieme, vicini, è essenziale. Molti lavori vanno fatti collettivamente, altrimenti non si sopravvive.
Così una caramella si divide come le disgrazie e la fortuna. Così si mangia tutti una sola volta al giorno, alla sera. Poi l’africano nero è pulito, superiore, i neri non avevano mai reso schiavo nessun bianco.
In Africa ci sono luoghi dove si può osservare lo spettacolo incredibile della creazione dell’universo in cui esistono già, cielo, terra, acqua, piante e animali selvatici ma non ancora l’uomo. Non ancora Adamo ed Eva.
L’Africa è il luogo dove Kapuscinski riconosce l’essenzialità delle cose e della vita: un albero e la sua ombra, come l’acqua, sono una ricchezza inestimabile. Dove c’è un albero sotto ci possono sostare gli uomini; può crescere un villaggio: l’ombra è un bene; dove il sole riesce ad uccidere, l’ombra è un nutrimento. Con queste premesse che l’uomo ha dimenticato, possiamo affermare che oltre alla nostra origine, l’Africa può rappresentare anche il nostro futuro.

sabato, settembre 29, 2007

Pietà per loro

Ancora un segnale del decadimento della politica si è avuto con il dibattito in Regione Liguria per la richiesta di dimissioni del Presidente Burlando, perché ha guidato contromano e si è mascherato dietro un tesserino parlamentare scaduto.
La minoranza con Biasotti e Plinio hanno dato fondo a quanto c’è di peggio sul piano politico: gli attacchi personali. Proprio loro che sono sostenitori di un Berlusconi che quanto a comportamenti personali è un vero campione di cattivo gusto, maleducazione, arroganza, cinismo e ridicolaggine. Insomma un ducetto buono per velleitarismi populisti, che non hanno niente di politico: inteso come spirito di servizio per risolvere i problemi reali dei cittadini. Infatti abbiamo visto tutte le leggi ad personam fatte durante il governo di centrodestra, insieme alla legge elettorale che ci ha regalato alla fine legislatura: la porcata, per cui le persone sono queste; quelle che vediamo. Ora gli stessi, chiedono le dimissioni con la stessa logica. In fondo se dovessimo giudicarli tutti sul piano personale ce ne sarebbe per l’asino e per chi lo mena. Ma chi sono Biasotti e Plinio? Ognuno sa trarre le sue conclusioni. Certo è che per le lotte di potere non si escludono colpi bassi; d’altronde la ricerca del potere fine e se stesso da’ questi risultati.
Io credo molto nella legge karmica, dove ad ogni azione corrisponde una reazione; è una legge cosmica che ci insegna che tutto prima o poi si paga. Non ci resta da aspettare e vedremo che presto ci sarà un trapasso di posizioni, e noi con saggezza non dovremo fare altro che dimostrare pietà.
Qualcuno a vaffanculo li ha già mandati tutti.

martedì, settembre 25, 2007

un Vaffan...mirato

Ad essere critici l’abbiamo imparato; dico noi di sinistra. Così fatta l’analisi, dialettica storico materialista, diventa naturale il ‘vaffan…’.
Noi che il potere l’abbiamo identificato da sempre con lo sfruttamento dei ricchi sui poveri, con il fregare il prossimo e farsi gli interessi propri, ecco che alla lotta politica aggiungiamo uno spontaneo ‘vaffan…’.
Non c’entra l’antipolitica e per noi, dico di sinistra, che la politica la mastichiamo come un pane quotidiano, non c’è niente di più politico dell’antipolitica per fare sempre gli interessi dei pochi. La casta, degli attuali parlamentari, per diventare casta ha avuto bisogno dell’antipolitica: ha avuto bisogno di momenti che, oltre a farsi le leggi su misura, si sia accontentato tutti facendo ritenere chi governa degli ‘intoccabili’.
In democrazia, come pensiamo anche nella vita, prima o poi tutto si paga: tutti i nodi vengono al pettine. Così pettinando questi politici dalle folte criniere, finte e soprattutto metaforiche, scopriamo quello che essendo critici, dico noi di sinistra, abbiamo sempre saputo e ci ostiniamo a cambiare: homo homini lupus.
Quindi non Thomas Hobbes ma Jean Jacques Rousseau sarebbe la risposta per l’analisi materialistica storica. E per noi, dico noi di sinistra, diversamente saremmo sempre degli scimpanzè per cui le ragioni dell’altruismo, dell’essere cristiani, come di sinistra, potrebbe terminare con un ‘vaffan…’.
Sappiamo che non è così. Il nostro ‘vaffan…’ è sempre mirato.

sabato, settembre 22, 2007

Il Grillo parlante

Il Grillo parlante, più urlante che mai, ha iniziato l’anno politico con i V-Day dell'8 settembre 2007. Ora non si potrà far finta di niente: all’ordine del giorno c’è sotto accusa tutta la classe politica attuale. Il fatto mediatico più interesante è dovuto al fatto che il successo delle manifestazioni indette è stato fatto tramite il tam-tam di un blog; attraverso l’uso di Internet. Questo dovrebbe far meditare i politici che di questo strumento sono analfabeti. A loro piace esibirsi in televisione, su riviste e quotidiani, ma sulla Rete sono una frana. Grillo attraverso un blog è riuscito a mobilitare tante persone, più di molti partiti. Questo è un fatto nuovo per la nostra democrazia. Internet è una piazza senza barriere e chiunque si può costruire un blog senza spendere niente: ognuno può diventare editore di se stesso, facendo sentire la sua voce alla pari.
Altro fatto importante è che, a seguire Grillo, ci sono ragazzi tra i 18 e i 35 anni che sono assenti dalla nomenklatura dei partiti attuali; ragazzi che avrebbero voglia di far politica, ma sono disgustati da quella di oggi. Questo è un altro segnale del potere di Internet, poiché esso è popolato soprattutto da giovani. Un altro fatto nuovo: il disagio giovanile, pur espresso con a capo un sessantenne, è da tempo che non appariva nelle piazze. Il V-Day non finirà presto e dovrà trovare senz’altro uno sbocco.
Quello che scaturisce dal blog di Grillo non è antipolitica: se si legge attentamente si comprende che considerare i politici nostri dipendenti, da scegliere e controllare nei loro atti, funzioni e carriere (per cui dovrebbe valere il non essere pregiudicati e non fare più di due mandati legislativi) è politica seria. Io penso che, prima o poi, a queste richieste bisognerà dare una risposta, non dimenticando che, sempre prima o poi, tutto si paga.

venerdì, settembre 21, 2007

Pillole di Woody Allen

Le difficoltà sono come la carta igienica: uno ne tira un foglio e ne vengono fuori dieci.
L’ultima volta che sono entrato in una donna e’ stato quando ho visitato la Statua della Libertà.
Due settimane fa sono stato coinvolto in un buon esempio di contraccezione orale. Ho chiesto ad una ragazza di venire a letto con me e lei mi ha detto di no
Oggi sono più conosciuto: faccio cilecca con donne più belle.
Mia moglie e’ una persona veramente immatura. L’altro giorno, per esempio, mentre mi facevo il bagno e’ entrata e, senza motivo, mi ha affondato tutte le ochette!
L'umanità si trova oggi ad un bivio. Una via conduce alla disperazione, l'altra all'estinzione totale. Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene!

giovedì, settembre 20, 2007

Da Goldfinger



Goldfinger…22 metri quadrati dove trovare di tutto; tutto quello che vi potrebbe servire per le varie evenienze: un compleanno? Ecco il biglietto d’auguri, la carta per fasciare un regalo e…anche il regalo, perché ci sono molti gadget e prodotti che possono essere regalati. Un sigaro avana autentico? Un gioco per ragazzi? Un profumo? Goldfinger ce l’ha.
I due gestori sono Roberta e Angelo; sorridenti e indaffarati sono pronti a soddisfare ogni tipo d’acquisto, cui vi accorgiate impellente: avete dimenticato lo spago per fasciare un pacco? La busta grande per inserire un libro? I bicchieri o i piatti di plastica per un pasto improvviso in ufficio? Una giocata al lotto sul numero ritardatario? Ecco che nel centro della città c’è questo piccolo negozio: la tabaccheria Goldfinger, in via Fieschi 66 r.
Ho scritto questo per la simpatia che ho dei due amici Roberta e Angelo. Chissà che non capiti anche a voi di passare da questo negozio. Se siete nel centro città e prendete come riferimento il grattacielo di Piazza Dante, Goldfinger, lo troverete subito: attraversate Via Fieschi e ci siete. Poi sicuramente quel giorno avrete dimenticato di comprare qualcosa e lì lo troverete. ‘Ah, i tovaglioli colorati per la cena di stasera con gli amici’…ecco, lì ci sono. Da Goldfinger!

martedì, settembre 11, 2007

Guerre infinite

11 settembre 2001 attacco alle Twin Towers a New York. 7 ottobre 2001 inizio guerra all’Afghanistan; 20 marzo 2003 inizio guerra in Iraq…
Nessuna delle due guerre è terminata. Seppure il divario delle forze in campo era ed è enorme ed anche se si è proclamata ufficialmente la vittoria, da parte delle truppe coalizzate, la guerra continua e non si vede la fine. In pratica le due nazioni colpite ed invase dagli Usa e alleati, non esistono più; sebbene abbiano attuato le elezioni democratiche e abbiano un governo, sono territori incontrollati e soggetti ad una guerra civile infinita. Più passa il tempo e sempre più i soldati vengono considerati invasori, occupanti, invece che liberatori. Di queste due guerre se ne è perso il senso ed insieme la misura.
La guerriglia continua, che ha sostituito il vero e proprio conflitto armato, non accenna a terminare causando con gli attentati sempre più morti civili e militari.
Il meccanismo di dichiarare guerra, è ormai accertato, non fa altro che seminare odio, morte, risentimenti, spirito di vendetta. Tutte le negatività del mondo.
Eppure c’è chi continua a vedere nella guerra il modo per risolvere i conflitti.
La storia poi insegna che chi dichiara la guerra poi ne soffre più di tutti le conseguenze: una sorta di legge karmica, di causa ed effetto, che non lascia scampo. Tutto prima o poi si paga.
Per quanto riguarda poi la misura, sul campo economico, tutte le risorse spese in armamenti, in distruzione di vite, di beni, di ambienti, non saranno mai ripagati: qui la legge dell’entropia, che porta al disordine, si ritorce nelle crisi finanziarie dei cosiddetti paesi ricchi. Cosa stanno combinando gli U.S.A? Vivono sugli sperperi ed il primo di tutti è nel mantenere un esercito a guardia del mondo, per il loro potere. Quanta gente si potrebbe sfamare, aiutare economicamente e culturalmente con i soldi spesi in guerra? Saper vedere queste contraddizioni non aiuta il potere vero: quello del bene, aiuta quello degli stolti: i Bush, gli Osama Bin Laden, ecc…e noi paghiamo anche per loro, o meglio per tutti quelli che li sostengono. Da ambo le parti.

giovedì, settembre 06, 2007

Fermarsi

Come va? Come stai? Domande rituali che si usa rivolgere quando ci si incontra. Proviamo però a rivolgercele a noi. Prendiamoci un momento per pensarci: come sto? Come mi sento? Domande non banali. Spesso non lo sappiamo. Stiamo correndo o stiamo facendo qualcosa che ci fa dimenticare il che cosa e persino il chi siamo e come stiamo.
Corriamo sempre, e correre diventa il nostro modo di vivere. Persi in mille preoccupazioni, rimpianti, paure, sogni a occhi aperti, ci dimentichiamo di guardare e apprezzare le cose che ci circondano, le persone che amiamo, finché non scopriamo che è troppo tardi.
Quello che stiamo vivendo, se ci pensiamo, non è la nostra vita vera: quella appartiene al passato, a quando eravamo giovani, oppure è rimandata a quando avremo più denaro, una posizione migliore, una casa più grande, la laurea, una fidanzata, o un figlio…nel frattempo viviamo come in un'eterna parentesi, immersi in una in una bolla di sofferenza opaca di cui neppure ci rendiamo conto, convinti che le condizioni attuali non ci consentano alcuna vera felicità.
Anche quando abbiamo del tempo libero, non sappiamo come entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro e fuori di noi. Così accendiamo il televisore, prendiamo in mano il telefono, sfogliamo una rivista, apriamo Internet, qualsiasi cosa pur di sfuggire a noi stessi. Combattiamo tutto il tempo, anche durante il sonno. Dentro di noi c'è la guerra, ed è facile che questo faccia scoppiare una guerra con gli altri.
Cambiare questo stato di cose è possibile, se lo vogliamo. La prima cosa che dobbiamo imparare è l'arte di fermarsi: fermare i pensieri, le abitudini, le emozioni forti che ci condizionano. La paura, la disperazione, la rabbia e il desiderio possono essere fermati adottando uno stile di vita più lento, più consapevole. La consapevolezza ci mette in grado di riconoscere la forza dell'abitudine ogni volta che si manifesta. La presenza mentale è l'energia che ci permette di riconoscere la forza delle nostre abitudini e impedisce loro di dominarci e di farci soffrire. Poi basterà entrare in contatto con il momento presente, con la vita che si svolge proprio adesso, piena di bellezze e meraviglie: un neonato, un fiore, una nuvola, una stradina sassosa, il sole che sorge nel cielo…e possiamo essere felici. Sì, se solo siamo consapevoli di ciò che sta davanti a noi, troveremo la gioia. Allora: buona giornata.

venerdì, agosto 31, 2007

Energia senza fili

Leggo che gli scienziati del Massachussets Institute of Technology hanno messo a punto un sistema, chiamato WiTricity in grado di trasmettere energia senza usare i fili, basato sul fenomeno della induzione elettromagnetica scoperto da Faraday nel 1831, lo stesso sulla base del quale i ricercatori dell'Università di Tokyo hanno sviluppato nello scorso maggio un materiale in grado di trasmettere elettricità senza cavi in un piccolo raggio d'azione. Sono i primi passi di un futuro libero dai cavi che si avvicina sempre di più. Di questa possibilità, che ha il sapore della fantascienza, ne aveva già parlato e lo aveva sperimentato, Nikola Tesla, uno scienziato a cui dobbiamo molto per l’utilizzo dell’energia elettrica: è lui l’inventore dei motori a corrente alternata che hanno permesso la seconda rivoluzione industriale. Nikola Tesla è famoso per gli studi sull’induzione elettromagnetica e sulla trasportabilità dell’energia mediante campi elettromagnetici. Le sue idee ci porteranno anche la quarta rivoluzione? Senz’altro è attinente alla quarta dimensione: quella della mente.
Io penso che ci sia già una energia che si trasmette senza fili e si chiama intelligenza: è l’energia del nostro spirito, quella del nostro pensiero, che spinge in là e va oltre quella fisica…ma cos’è quella fisica? Non sarà certo quella dovuta al ristabilimento di uno sbilanciamento indotto, quella che fa accendere le lampadine e girare i motori. Allora?
La nostra energia senza fili crea anch’essa un campo magnetico, è quella stessa espressa dalle telecomunicazioni, ma a differenza di quella elettromagnetica, quella della nostra mente emette elettroni che danno vita a qualcosa che possiamo chiamare senza perifrasi: Spirito. Sono questi elettroni a continuare la vita immortale, sono quelli che ci riportano all’Universo; perché –senza scomodare Parmenide- tutto quello che pensiamo è possibile. Per questo alla fine tutto ciò che è materia si risolve in una manifestazione dello Spirito. Allora possiamo scoprire che c’è un’energia che è sempre stata senza fili: è quella che spinge la legge dell’armonia e dell’universo a ristabilire le giuste condizioni di equilibrio; è una energia che si avverte soprattutto quando si ama. Possiamo allora chiamare questa energia spirituale: amore.
Così, come sempre, non scopriamo mai nulla di nuovo.

martedì, agosto 28, 2007

Fucili e comportamenti

Bossi: ‘Finora gli è andata bene. Noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c'è sempre una prima volta’. Per la stupidità, no. Poi vorrei sapere a chi gli è andata bene. A chi? A quelli che sono in Parlamento o è stato ministro come lui? A chi governa, attraverso il suo partito, molte città e comuni d’Italia?
Avrei giurato che il lunedì, dopo essere stato a cena con il suo compagno di merende Berlusconi, tutto rientrava ed infatti anche se il boss non ha deplorato Bossi per la sua uscita, c’è stata immancabile la solita retromarcia con: ‘volevo dire un’altra cosa…’. Ci mancherebbe. Tutto continua con le sceneggiate e le astrusità delle Padanie, dei dio Po, dello stato delinquenziale…che poi tutto si rivela come solo una questione di dane’, di soldi.
Poi lo stato è sempre più ‘Cosa Loro’. Il capo, Berlusconi, lo sa. Bossi non lo aveva aiutato forse a fare le leggi ad personam con il padano Castelli? Forza Bossi, domani tutto passa…e per il fucile se ne riparlerà un’altra volta. In democrazia capita spesso che a governare siano i mediocri, qualche volta gli sciocchi, ma poi non dura. Ma lasciamo perdere le questioni ‘dure’ i leghisti, si sa, in quello sono competenti.
Oggi Bossi è passato a dire che la protesta si ridimensionerà ad uno sciopero delle giocate del Lotto. Sic! Che rivoluzionari! I padani non giocheranno al Lotto per qualche giorno. I fucili possono attendere…chissà se avesse detto questa cosa Caruso. In fondo…ma proprio in fondo, i soggetti politici sono questi: da Berlusconi a Bossi passando per Previti, Dell’Utri, Calderoni, Giovanardi, Bottiglione, Casini tutti difensori della grande famiglia: la loro.

sabato, agosto 25, 2007

Ho imparato…

Molte cose si devono imparare nella vita.
Io nella mia ho imparato che quando vuoi vendicarti di qualcuno, lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.
Ho imparato che il modo più facile per crescere come persone è circondarmi di persone più intelligenti di me.
Ho imparato che ogni persona che conosci merita di essere salutata con un sorriso.
Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza, la felicità va da un’altra parte. Ho imparato che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto. Ho imparato che bisognerebbe sempre usare parole buone, perché domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato che l’amore e non il tempo guarisce le ferite. Ho imparato che nessuno è perfetto, finché non ti innamori.
Ho imparato che non posso scegliere come mi sento, ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato che tutti vogliono vivere in cima alla montagna, ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato che la vita è dura, ma io di più.

lunedì, agosto 20, 2007

Un bicchiere d’acqua di mare

Per un principio omeopatico, possiamo dire che in un bicchiere d’acqua di mare c’è tutto. Un bicchiere d’acqua di mare è la medicina omeopatica più efficace: dentro c’è il mondo, ci sono tutti gli elementi che compongono la Terra; tutte le sostanze del nostro essere. In un bicchiere d’acqua di mare c’è la sostanza vitale, c’è il sale, la sapienza.
Con le diluizioni previste dal manuale omeopatico, in teoria una sostanza gettata in mare a New York la si può raccogliere diluita a Genova, oppure in India. Il fiume sacro Gange che scarica nell’Oceano indiano, tramite il collegamento dei mari, fa che tutte le sue cose arrivino qui; in dosi omeopatiche possiamo allora dire che il nostro ‘tutto’ è qui: è nel nostro mare.
Sarà per questo che il mare è simbolo dell’inconscio. Sarà per questo che ci piace stare in riva al mare.

venerdì, agosto 17, 2007

Assedio alle città

Sempre più assisteremo alla miseria che assedia il nostro mondo, che poi è di tutti. Ricordo le baracche che circondavano, negli anni ’50, Roma: oggi ritornano. Oggi che siamo diventati ricchi, torniamo a vedere lo spettacolo della miseria: sono infatti circa 9.000 i senza fissa dimora nella capitale. Una cifra difficile da stimare con precisione, visto il continuo spostamento dei senza casa alla ricerca di ricoveri dove fermarsi. Sono almeno duemila le persone che vivono all’aperto, per strada o sotto ripari di fortuna, otto o novemila, invece, coloro che vivono in automobili, capanne, grotte, porticati o sotto qualche ponte. Questi sono i dati raccolti dalla comunità di Sant’Egidio e dalla Caritas, che forniscono pasti caldi e qualche vestito.
E Genova? Anche qui nascono veri e propri ostelli della disperazione. Sotto i ponti, a lato dei torrenti, nelle case diroccate, nei manufatti industriali abbandonati sorgono le bidonville: dove materassi, cartoni, stracci testimoniano le notti all’addiaccio di tanti homeless. Anche qui crescono i poveri provenienti dall’estero. E se gli italiani scelgono spesso la vita in solitudine, per questi ultimi prevale la vita di comunità. Così c’è da pensare che gli assedianti aumenteranno; questi si chiamano rom, zingari, rumeni, extracomunitari, ecc. che per raccogliere qualche nostra briciola, perdono la loro dignità Noi invece perdiamo ogni giorno l’umanità. Cosa fare?
Il problema è soprattutto intorno alle città e nelle città: un’altra contraddizione del nostro sviluppo che crea miseria sulla miseria. Ricordo che i nostri paesi, quelli dell’immediato entroterra si sono svuotati negli anni; sappiamo tutti come quelle zone hanno consentito di vivere, con una economia rurale povera ma dignitosa, a molte generazioni dei nostri antenati: perché non recuperare questa economia famigliare, che si reggeva sul bosco e sulla fascia di terra? Sarebbe anche un momento per fare rivivere una terra abbandonata e soggetta alla desertificazione. Una prospettiva ecologica per risanare molte storture con la riscoperta del valore della terra: la madre di tutti.
Invece che le baracche facciamo rivivere i paesi abbandonati. Può essere una proposta fattibile.