sabato, ottobre 31, 2009

Siamo alla farsa

Bella faccia tosta dire che se anche condannato rimarrà al suo posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto. Farebbe l'opposto di quello che si dovrebbe in uno stato di diritto sovvertendone il senso. Purtroppo stiamo assistendo al teatro dell'assurdo. Una persona si erge a paladino del diritto e della democrazia assumendo l'intoccabilità e il ruolo di monarca assoluto.
E' chiaro che chi parla non ha chiaro il concetto di democrazia e Stato di Diritto. Una questione personale è diventata con l'esercizio del potere un questione simbolica di autarchia. Tutto viene riferito al Capo, al Condottiero, a colui che regge le sorti del destino di un popolo intero.
In una Europa unita questa posizione assume il carattere della farsa.

mercoledì, ottobre 07, 2009

Bocciato il Lodo Alfano

Bella notizia stasera riguardo alla libertà, che deriva dall'uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini. La notizia è che è stata respinta una legge che bloccava i processi per alcune cariche dello Stato. Ma perchè Berlusconi si scalda tanto contro la bocciatura del cosiddetto Lodo Alfano? Ho sentito il suo ministro Bondi dire che questa legge non è stata fatta per Berlusconi, ma è una garanzia per le prime 4 cariche dello Stato e allora? Forse che Bondi non sapeva dei processi di Berlusconi? Perchè è stata fatta in un mese e mezzo, a tempo di record?
Ma perchè Berlusconi tuona contro la Corte Costituzionale? E le altre tre cariche istituzionali comprese nella salvaguardia giudiziaria perchè stanno zitte? Ma occupare uno di quei 4 ruoli istituzionali non è mica una prescrizione medica. Uno sta fermo un giro, poi fatti i processi se è assolto ritorna. Che scandalo c'è?
Un altro aspetto da considerare è che nessuna di quelle cariche -indicate dal Lodo Alfano- è investita direttamente dal voto popolare. Non siamo in una Repubblica presidenziale e il Presidente del Consiglio viene indicato dalla coalizione dei partiti vincitori delle elezioni. Questi potrebbero indicare anche un altro candidato premier in caso di impossibilità da quello indicato prima. Tanto rumore per nulla. Non sarà allora il casino di un regime che non riesce a radicarsi come pensava?

lunedì, settembre 14, 2009

Cosa leggeremo fra qualche decennio?

Solitamente le analisi storiche si fanno dopo alcuni decenni. Si sa che per inquadrare una cosa occorre un punto di vista ampio e delle coordinate esterne che solo la distanza garantisce. Questo non toglie la possibilità di formulare qualche pensiero sul periodo storico attuale, con l'intuizione e il distacco dal quotidiano che ci sommerge.
Saper leggere i simboli e conoscere le metafore, ci aiuta a osservare questo momento storico come un tipico regime antidemocratico: lo scontro politico, come l'incontro, verte su una singola persona. In Italia pare tutto deciso da una sola mente: un autocrate che è riuscito a condensare il potere economico e politico in lui medesimo. L'uomo più ricco del paese Italia è anche il detentore del maggior potere politico in qualità di Presidente del Consiglio; insieme poi detiene la maggioranza delle fonti di informazione attraverso la proprietà di case editrici e televisioni. La parte di informazione non controllata, ovvero la stampa quotidiana, è messa sotto accusa da lui stesso che è a suo dire il detentore della verità. A suo dire: 'Solo le televisioni dicono la verità, i giornali mistificano le parole', salvo poi precisare che quello ascoltato è sempre stato frainteso...
Parlare di un nuovo fascismo forse è eccessivo, ma certo viviamo in una democrazia limitata, un confronto politico viziato da una tracotanza di poteri sbilanciati, in un contesto dove 'tutto quanto fa spettacolo' e non informazione.
Cosa scriveranno i nostri posteri del periodo che viviamo? Io provo ad immaginarmelo. Ecco leggeremo che questo è stato uno dei periodi più bui della giovane democrazia italiana...sì perchè in sostanza noi siamo una nazione giovane e con i suoi quasi 150 anni di storia non siamo ancora usciti dalla biografia del fascismo.

domenica, agosto 30, 2009

Moralisti e stronzi

Nella guerra al massacro per far vedere chi è più stronzo tra gli stronzi, ecco che non si salva più nessuno. Vittorio Feltri, chiamato a dirigere il quotidiano 'il Giornale' di Berlusconi, accusa i moralisti che fanno la morale a Berlusconi di essere dei falsi moralisti. Uno su tutti è il direttore dell'Avvenire, Dino Boffo; per Feltri è un molestatore sessuale, essendo stato condannato per questo reato dal tribunale di Terni, e per questo non si accettano da lui le prediche. Bene. Come se non sapessimo che c'è una gara a far vedere che gli altri sono tutti più stronzi del capo del governo. La caccia agli stronzi di regime è partita e conoscendo gli italiani chissà dove approderà.
In fondo Vittorio Feltri è stato chiamato a dirigere il Giornale proprio per fare questa guerra: per difendere il grande capo dagli accusatori: tutti più stronzi di lui. Questa è l'Italia oggi. Questa è la classe dirigente e questa è la politica del regime berlusconiano.
Aveva iniziato proprio Berlusconi a mischiare il privato con il politico spedendo a milioni di famiglie il libretto con la sua biografia tutta 'rose e fiori'. L'Italia nel frattempo è sprofondata nel baratro e la sua biografia andrebbe riscritta alla luce di quanto è successo negli ultimi mesi: festini, servitori, conflitti e propaganda.
Questa forse è un'altra morale. Questa è l'amara constatazione di quanto sia stronzo in fondo tutto il popolo italiano, nel dare la fiducia, di volta in volta, ai personaggi più squallidi della sua storia.

venerdì, agosto 28, 2009

Attendo denuncia

''L'Italia è l'unico paese nel quale un giornale viene denunciato perchè fa le domande. speriamo che almeno il presidente voglia dichiarare la sua disponibilità a presentarsi in aula e a rispondere almeno alle domande dei giudici''. Io invito tutti gli organi di informazione, compresi i blog e i socialnetwork come Facebook, a pubblicare le dieci domande 'diffamatorie'.
Ecco le domande:

1) Signor presidente, come e quando ha conosciuto il padre di Noemi Letizia?
2) Nel corso di questa amicizia, quante volte vi siete incontrari e dove?
3) Come descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia, il padre di Noemi?
4) Perché ha discusso delle candidature europee con Letizia, che non è neanche iscritto al Pdl?
5) Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?
6) Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?
7) Lei si occupa di Noemi e del suo futuro e sostiene economicamente la sua famiglia?
8) E' vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo e in politica?
9) Veronica Lario ha detto che lei "frequenta minorenni". Ce ne sono altre che incontra o "alleva"?
10) Sua moglie dice che lei "non sta bene" e che andrebbe aiutato. Quali sono le sue condizioni di salute?

Attendo denuncia...

martedì, agosto 25, 2009

Rimbalza il clandestino

Oggi sul 'Decimonono' il quotidiano il SecoloXIX, Bruno Vespa chiede a Bossi Junior di levare il gioco sui clandestini, oltre che da FaceBook, anche dal suo pc. Il gioco 'Rimbalza il Clandestino' è un videogame dove con il mouse bisogna affondare delle barche con gli immigrati. Ma non si rende conto Bruno Vespa che per cambiare un comportamento o una cultura (se di cultura possiamo parlare) bisogna partire da un diverso sentire? Da un diverso modo di essere? Il gioco in fondo non è che il riaffiorare di un pensiero che pervade tutto un mondo, uno stato del concepire la vita e di conseguenza la relazione con il prossimo.
I percorsi di crescita personale sono sempre lunghi e a volte dolorosi, e non si fanno certamente eliminando un giochino dal computer personale...anzi quel computer è lo specchio di una mente che porta a spasso assenze, ovvero inconsapevolezze.
Bossi Junior ha pronta la carriera politica inseguendo l'ideologia paterna. Farà un suo tragitto di esperienze personali che mi auguro positive, certo è che parte da presupposti difficili: chiudersi a difesa, alzare muri, fa perdere prima di iniziare. A rimbalzare in questo caso sono altre cose e non dei disgraziati. Scommetto che con quel giochino, Renzo Bossi, riusciva invece a vincere.

mercoledì, agosto 19, 2009

La terra ai giovani- di Carlo Petrini


La vera terra dei contadini ... "La terra ai giovani" delle idee guida che nel caldo ferragostano la Lega lancia nello stagno della politica nazionale, questa è forse la più suggestiva. I nostri nonni libertari gridavano "La terra a chi la lavora" oppure "Terra e libertà".
Programmi ambiziosi per teste calde, sappiamo tutti come è andata a finire. Eppure mai come in questo momento la terra è diventata bene raro e prezioso, concentrata nelle mani di pochi, oggetto di speculazione nei paesi ricchi e di dominio nei paesi poveri. Mai come in questo momento il suo scopo primario, produrre cibo, va perdendo terreno, e non è un bisticcio, per lasciare spazio al cemento o ad impianti e coltivazioni per nuove fonti di energia. I contadini nei paesi industrializzati sono ormai una esigua minoranza, i giovani scappano dalle campagne del sud del mondo, in qualsiasi angolo del pianeta se chiedete ad un giovane qual è la sua ambizione lavorativa la percentuale che sceglie un lavoro agricolo è meno che modesta. Malgrado l’Unione europea per anni abbia dispensato ingenti somme per la politica agricola, solo nell’ultimo periodo sembra orientata ad invertire una logica che ha favorito maggiormente l’agroindustria e i grandi proprietari terrieri rispetto ai piccoli coltivatori. I politici di Bruxelles come quelli di Roma sono in larga parte incompetenti sulle questioni agricole e alimentari, per non parlare ,delle segreterie che se ne fregano con assoluta noncuranza. C’è qualche iscritto al Partito democratico che si ricorda il nome del ministro ombra dell’Agricoltura? Nessun problema tanto non gliene importa niente a nessuno. Non è vero che dinanzi a progetti seri e concreti non si possa stimolare l’interesse e la passione dei giovani, ma la politica deve fare la sua parte, deve costruire nuove opportunità, facilitare le condizioni per dare smalto a questo settore. Torniamo allora allo slogan: la terra ai giovani. Pare che Umberto Bossi abbia rilanciato l’idea dei ministri Zaia e Tremonti per l’utilizzo di terre demaniali da affidare ai giovani agricoltori. Sono tre ministri della Repubblica e se vogliono realizzare questo progetto anche in tempi brevi questo è possibile; ma mi dispiace per loro perché questa bella idea senza il supporto di altre disposizioni che debbono avvenire contestualmente sarà aria fritta, perché non troveranno un giovane che è uno in qualsiasi contrada d’Italia disposto a fare il contadino per vivere le attuali frustrazioni di chi lavora la terra, anche se questa gli è stata donata dal demanio sperando che sia fertile. Allora cari Zaia e Tremonti, visto che non appartenete a quella Roma ladrona che tanto spende e spande accogliete quattro importanti consigli che costano veramente poco o nulla se volete che l’idea della terra ai giovani non sia una fanfaluca. Primo: riducete drasticamente le procedure burocratiche che costringono migliaia di contadini a passare più tempo per accudire ad una modulistica obsoleta e inutile rispetto alla produzione dei terreni o all’allevamento animale. Anche le associazioni di categoria riducano questa mole di lavoro e impieghino il loro personale per operazioni di sostegno politico e culturale. Secondo punto: lavorate perché le banche aprano conti agevolati a questi giovani che non abbiano l’assillo dei primi anni di lavoro. Ma vegliate su queste agevolazioni perché siano vere e non fasulle, i soldi prestati ai contadini sono un investimento serio. Terzo punto: mobilitate il sistema universitario perché si metta al servizio dell’agricoltura di piccola scala e non solo dell’agroindustria. Ultimo consiglio: mercati di contadini in ogni città d’Italia sollecitate i comuni perché diventino parte attiva per essere al duplice servizio dei produttori e dei cittadini. Quattro cose che costano poco o nulla, quattro idee che se realizzate rendono il progetto credibile; diversamente con questo caldo oltre agli elmi e agli scudi della Lega lombarda potete anche rilanciare il sombrero di Emiliano Zapata almeno ci ripara dai colpi di sole.

*Pubblicato da La Repubblica il 18 agosto 2009

sabato, agosto 08, 2009

Il regime berlusconiano

Da tempo molti si domandano se stiamo vivendo già dentro un regime. La risposta, basta saperla vedere, è sì; sì, stiamo vivendo in un regime. Qualcuno chiama questo regime: 'dittatura della maggioranza'; la democrazia intesa come libertà di chi vince le elezioni di fare quello che vuole, senza confrontarsi con l'opposizione. Il Parlamento infatti è stato svuotato dalla funzione legislativa ed è diventato solo lo strumento per votare gli ordini del giorno governativi. Qualcuno dice che viviamo una sorta di fascismo mascherato da democrazia con l'informazione a senso unico e soggetta alle segreterie dei partiti.
Ma l'anomalia a mio parere è nel comunismo di Berlusconi. Lui che gridava la parola 'Libertà' nei comizi è il più illiberale dei protagonisti politici che ha avuto l'Italia nel dopoguerra. Berlusconi è in fondo un comunista: adora il culto della personalità, tipo Mao e Stalin; è un accentratore dei poteri; in economia è un monopolista(in campo editoriale possiede oltre il 50% dei media e usa l'intimidazione per zittire quello che non controlla); non tollera il dissenso. Chi è più bolscevico di Berlusconi?
Elencare tutte le storture, gli arbitrii, i danni, le sparate, gli strappi avvenuti in tutti questi anni, dalla 'discesa in campo' del 'presidente puttaniere', è un'impresa ardua. I regimi in Italia solitamente durano un ventennio; al termine di questa legislatura ci saremo. Cosa succederà? Non oso pensarlo vestito da rockettaro, con l'orecchino e la cresta da punk a impartire nuove mode e costumi: il regime continuerà.

martedì, luglio 28, 2009

Regressione antifemminista

In occasione della presentazione della rivista 'Leggendaria', al femminile, avvenuta qualche tempo fa, si è parlato della condizione femminile in questo momento in Italia, anche in riferimento alle vicende delle ragazze escort. A una denuncia di Silvia Neonato sul silenzio della stampa e della televisione, e soprattutto degli uomini sullo scandaloso comportamento del premier Berlusconi, che ha evidenziato la regressione della nostra società in senso antifemminista, rispondeva Donatella Alfonso sostenendo che chi ha parlato fin'ora sono state donne, donne importanti, autorevoli come quelle citate da Silvia Neonato, ma ahimè rivolte solo ad un pubblico selezionato e già orientato come i lettori di 'la Repubblica' o dell'Unità'.
E' vero stiamo assistendo nella nostra società ad una regressione in senso antifemminista. Sembra che tutte le conquiste importanti sul piano dei diritti e sui comportamenti culturali nelle relazioni intersessuali siano ricacciate indietro. Viviamo in Italia uno strano momento di maschilismo. Il nostro premier che rispolvera prima la figura latin lover e del puttaniere poi, dimostra il ritorno ad una cultura che pareva essere superata. Le donne intanto eccetto poche eccezioni stanno zitte.
Il linguaggio della politica, con il degrado che la accompagna, usa toni che offendono le donne offrendo l'immagine di donne disposte a tutto pur di arrivare al successo e fare carriera.
Un altro momento significativo del clima che si sta vivendo è dato con l'approvazione da parte della maggioranza di governo, più l’Udc, alla Camera della mozione Buttiglione che impegna il governo a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite che 'condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire'. Fin qui non ci sarebbe niente da obiettare se non il fatto che tale passo nasconda un attacco alla legge 194, che non costringe certamente le donne ad abortire e pone precisi limiti all’aborto fatto all'interno delle strutture pubbliche e con tutte le garanzie medico-legali necessarie.
Interessante quello che Monica Lanfranco denuncia sul sito web:
http://www.womenews.net/spip3/ 'Insomma, da qualunque parte la si guardi una donna è sempre una minus abens, e il paradosso è che su questo sono tutti d’accordo, i poteri secolari così come i poteri spirituali, che le vogliono fattrici a tutti i costi. In Italia, però, si ammette che le giovanissime ‘studino’ da escort alla nuova scuola della tv e, che, di conseguenza, date le priorità formative, i frutti già si vedono: si sta allevando una generazione della quale andare davvero fieri. Secondo i risultati freschissimi di un sondaggio della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia su 1200 ragazzi italiani la metà ritiene l’educazione sessuale ‘inutile’ e per due su tre la protezione nei confronti di gravidanze indesiderate è ‘roba da femmine’.
Andiamo su questo fronte davvero male.

mercoledì, luglio 22, 2009

Il presidente puttaniere

L'aveva sostenuto lui stesso qualche tempo fa per la serie, il 'presidente tutto': operaio, ferroviere, muratore, napoletano...che quello che preferisce è il 'presidente puttaniere' e ora finalmente lo può dire a tutti e non solo in privato come fece già. Finalmente! Ma ci voleva tanto? E' o non è l'italiano medio? A parte la ricchezza Berlusconi è il giusto interprete dell'Italia, quella che va a puttane. Lui a sua volta è stato sputtanato, perchè non ha pagato una prestazione: la escort allora, per vendetta, ha reso pubbliche le registrazioni che aveva effettuato di nascosto...ma guarda un po', chi lo direbbe che tutto succedeva per un mancato pagamento? Lui, che regala gioielli e mini mirror.
Ma a me interessa poco dei suoi affari privati, delle sue frequentazioni sessuali, quello che non digerisco sono le sue bugie, le sue posizioni sulla famiglia- ve lo ricordate al corteo del 'family day'?-, i rapporti con le minorenni, quella faccia da sepolcro imbiancato...pardon! Lui è sempre abbronzato, diciamo allora quella faccia di bronzo, che si ritrova nel prendere in giro tutti.
Poi agli italiani va bene pure così. Si dimenticano di tutto e fra qualche mese lo vedremo baciare l'anello di qualche cardinale e fare le leggi, con la Carfagna, contro la prostituzione, contro le 'case d'appuntamento'; intanto lui le ricevere direttamente a casa sua. Insieme a Putin. Per strizzare l'occhio alla Chiesa farà anche le leggi contro le coppie di fatto e il testamento biologico. Per quest'ultimo lui ha anche un'altra chance: è immortale.

mercoledì, luglio 15, 2009

Leggi dure e crude...fino a che...

Proseguo il ragionamento sul post precedente, di qualche giorno fa, per commentare la notizia fresca di oggi che sarà fatto un emendamento per consentire di regolarizzare colf e badanti...
Leggi dure? Leggi crude? Leggi all'italiana, leggi fatte dalla destra.
C'è il rischio del carcere- da 1 a 6 anni- per chi dichiara il falso per la regolarizzazione di colf e badanti, ma come si diceva la sanatoria passava. Diversamente si creava un danno economico all'Italia. E' stato inutile che Bossi, Calderoli e compagnia facessero i duri; sotto sotto si lavorava per riparare una legge fatta male. Vedrete che poi andranno avanti a regolarizzare anche tutti gli stranieri che oggi lavorano e sono senza permesso. Mi sembra ovvio.
La regolarizzazione di questo tipo di lavoratori sarà possibile con un emendamento (a firma dei ministri Maroni e Sacconi) inserito nel decreto anti-crisi, in discussione nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. L'emendamento, che disciplina la 'dichiarazione di attività di assistenza e di sostegno delle famiglie' così si chiama, consentirà con il costo di 500 euro per lavoratore di mettere in regola circa 500 mila stranieri. Che dire? Che chi fa la faccia da cattivo poi dimostra di arrendersi alla realtà.
Non sarà anche questo il motivo che ha spinto il Quirinale a manifestare perplessità sulla legge cosiddetta 'sicurezza'? Clandestini criminali o semplicemente lavoratori in nero per gli italiani? Leggi che si accumulano senza un disegno chiaro. Intanto inizieranno a girare le ronde...

domenica, luglio 05, 2009

Leggi e incompetenza

L'articolo di Repubblica di ieri 4 luglio, in cui si domandava come si poteva interpretare la legge sul reato di clandestinità escludendo chi lavora come badante in nero, ha forse i suoi effetti. Oggi il sottosegretario Carlo Giovanardi chiede la regolarizzazione di 'colf e badanti' o sarebbe meglio dire tutti quegli immigrati senza permesso di soggiorno che attualmente hanno già un lavoro. La legge votata dalla destra al governo per combattere chi entra clandestinamente in Italia si trasformerà forse ancora in una grande sanatoria. Ancora una volta chi grida contro gli immigrati finisce per accettarli con un buonismo becero che attribuiva agli avversari politici.
Come nel 2002, quando vi fu una sanatoria che regolarizzò oltre 700 mila irregolari, ora si sanerebbero oltre 500 mila persone che lavorano in clandestinità in Italia. Allora, nel 2002, si provvedette a quella decisione per l'entrata in vigore della Bossi-Fini; oggi invece tutto sottende una ragione di ordine economico sociale: senza quella massa di lavoratori in nero si darebbe una mazzata all'economia italiana. Alla faccia dei leghisti e fautori della sicurezza unidirezionale: solo contro gli immigrati. Ancora una volta i legislatori leghisti e di destra hanno dimostrato che non sono capaci di scrivere le leggi. Poi staremo a vedere i risultati di quella sulle intercettazioni e altre in programma. Un vero disastro. Si sarebbe dovuto fare prima una regolarizzazione di chi lavora attraverso una verifica dei flussi e poi una legge severa e attenta senza inserirla in pacchetti sicurezza, come se i crimini commessi in Italia fossero tutti amputabili ai clandestini o agli immigrati. Ruba di più chi è in 'giacca e cravatta' ed è secondo la destra regolare. Senza pensare che per quantità ed efferatezza i maggiori crimini avvengono all'interno delle famiglie...anche queste regolari.

giovedì, luglio 02, 2009

Credenze e Sicurezza

Tema sicurezza, ecco un argomento che si presta bene per analizzare le nostre 'credenze'; quello che noi percepiamo come realtà e invece è solo un sentimento irrazionale indotto da informazioni errate. La nostra valutazione personale è poi legata alla capacità di formulare giudizi sensati, e qui 'casca l'asino' poiché noi non siamo in grado di essere sensati. La mole di dati che ci travolge è fatta ad arte per indurci ad accettare quello che vuole il potere politico.
La legge chiamata 'pacchetto sicurezza', è un altro aspetto delle credenze di cui siamo capaci. Si pensa che questa legge votata con la fiducia, ovvero senza dibattito parlamentare, risolva molte questioni in termine di criminalità. Tutto falso: aumenteranno invece automaticamente i reati poiché è stata dichiarata reato la clandestinità, ovvero il fatto di non avere i documenti di soggiorno e di permanenza in regola -prima era solo un illecito amministrativo. Aumenteranno le malattie, i dormitori abusivi e le stesse ronde faranno aumentare lo stato ansiogeno dei cittadini invece che tranquillizzarli.
Prima delle ultime elezioni non passava giorno senza che i telegiornali soffiassero sul fuoco della cronaca nera, quella che racconta di stupri, rapine, violenze. Gli stessi sbarchi a Lampedusa erano in diretta...ora seppur continuano, l'ultimo di 89 clandestini c'è stato ieri, nessuno ne parla. Ecco un bell'esempio di come si costruiscono le credenze.
Come dobbiamo interpretare le sconcertanti credenze sugli immigrati? Essi sono diventati i responsabili di ogni nostro malessere: loro rubano, sono arroganti, sono gli sporchi, brutti e cattivi che immaginiamo spesso dell'altro.
l'Italia sembra sia stata investita da un'ondata di panico verso lo straniero, come quando si diffonde qualche malattia sconosciuta per cui cresce l'ansia e le paura immotivata. Così è apparsa la minaccia proveniente da persone che secondo noi agiscono in modo immorale e inaccettabile alla nostra convivenza. I marocchini spacciano, gli albanesi sfruttano le donne, i romeni rubano e stuprano, i sudamericani si ubriacano e via discorrendo...con gli stereotipi del pensiero creiamo una società conformista non più in grado di pensare. Mentre in realtà ci sono molto più delinquenti in giacca e cravatta che raggirano i cittadini con 'falsi in bilancio' e truffe. Avvengono molti più crimini tra le mura domestiche che in strada: stupri, violenze sulle donne, sopraffazioni, sfruttamento. Gli incidenti stradali sono la causa prima di morte, insieme alle cure sbagliate dei medici, e nessuno lo dice. La sicurezza è rivolta guardando solo da una parte e nel frattempo esplodono vagoni ferroviari, muoiono sul lavoro operai, di fronte ad ogni evento climatico e naturale: abbiamo sempre più tragedie per come abbiamo ridotto l'ambiente...
Quale altra nuova palla ci faranno credere i politici al governo? A proposito perché nessuno dice che stiamo andando incontro alla bancarotta dei conti statali?

domenica, giugno 21, 2009

I giochi del potere

Silvio Berlusconi che ha bisogno di pagarsi un pubblico di belle ragazze per raccontare le sue barzellette, far vedere le foto della sua famiglia, delle sue ville, i suoi successi, con i video dei suoi interventi e poi fare anche un suo piccolo comizio è davvero patetico. Ma in fondo è l'ulteriore conferma che il bisogno di essere riconosciuto, amato, vezzeggiato, adulato per un uomo di potere non ha mai fine. Conoscendo questo 'gioco', a cui poi si potrà aggiungere qualche pruriginosa variante, scopriamo un segnale: chi prima lo circondava festante si è stufato di ascoltare le stesse cose, le solite storielle; il suo compiaciuto auto-osannarsi con le continue smancerie hanno stancato la sua corte.
Sembra poi che nel 'gioco' dell'incontro-festino, con la trentina di ragazze che lo chiamano 'papi', si nasconda anche quello di trovare quali sono le ragazze escort inserite nel gruppo. Trovata la farà accomodare nel 'letto grande'...qui poi andrà pure bene il 'cummanari è megghiu ca futtiri', 'comandare è meglio che fottere', ma ogni tanto anche il potente ha bisogno di fottere. Ma che male c'è? Niente. Per carità. Il 75% dei consensi li ha. Il popolo lo ha incoronato. Ricco è ricco. La famiglia è cresciuta ed è bella. La politica come servizio agli altri? Lui lavora per il bene di tutti. Allora? Lasciatelo in pace. Sta svolgendo semplicemente il suo karma: la vita precedente era orfano, povero, emigrante ed era stato fottuto.

giovedì, giugno 18, 2009

terremotati e potere

Il terremoto e il G8 da svolgere in quelle stesse zone, dove ha creato morti e distruzione, si rivelano per Berlusconi un accidente. L'aspetto propagandistico e di immagine ottenuto con molte promesse gli si ritorce contro. Gli aquilani hanno protestato ieri a Roma davanti a Montecitorio e oggi la visita di Berlusconi all'Aquila li ha evitati; come ha dribblato i giornalisti.
I terremotati dell'Aquila stanno osservando come procedono spediti i lavori per la preparazione del summit del G8, mentre i lavori di ricostruzione vanno a rilento. Quello che hanno sotto gli occhi i terremotati d'Abruzzo è la metafora del potere. Per i potenti di casa nostra e della Terra non ci sono ostacoli, non ci sono freni: tutto diventa possibile, mentre per i semplici cittadini rimangono promesse e vincoli di spesa, di permessi, di ordinaria burocrazia.
Le promesse fatte in campagna elettorale ai terremotati non hanno la copertura finanziaria assicurata e così sale la protesta. Sotto i loro occhi i costosi lavori di costruzione degli spazi utili alla manifestazione del G8 invece sono pagati. Berlusconi confida in aiuti esteri, lotterie e introiti futuri...al momento soldi per garantire i terremotati non ce ne sono.

sabato, giugno 06, 2009

Il partito dell'amore di Marco Travaglio


Pubblicato oggi sul quotidiano L'Unità
Siccome l’Italia non è un regime, tre giorni fa accadono due stupri a Roma: uno consumato, l’altro sventato per miracolo. Ma la questura non dice niente: vedi mai che qualche elettore patito della «sicurezza» capisca che la destra ha tradito anche quella promessa. La notizia esce perché un giornalista, avvertito da un amico poliziotto, la mette su facebook. Allora la questura è costretta a sputare il rospo. Sempre tre giorni fa, siccome l’Italia non è un regime, arriva alla Rai, in viale Mazzini a Roma, una lettera con un proiettile per Michele Santoro. L’ufficio posta la trasmette al posto di polizia. Ma nessuno avverte il destinatario, cioè Santoro. Silenzio di tomba per due giorni, dalla Rai e dalla polizia. Così chi l’ha minacciato di morte ha la conferma di quanto già sapeva: Santoro è isolato persino nella sua azienda. Ieri la lettera viene aperta: una foto di Santoro, la scritta «Morirai» e una cartuccia Winchester inertizzata. Intanto un’altra busta con proiettile arriva a Di Pietro. Il senso è chiaro: chi si mette di traverso sulla strada del padrone d’Italia deve morire. Era già accaduto in un’altra campagna elettorale al calor bianco, quella del 2001: Indro Montanelli ricevette alcune telefonate mute sul suo telefono privato, trovò una lettera minatoria sul tavolo del ristorante dove pranzava e la Digos gli intimò di cancellare le iniziali I.M. dal citofono di casa sua. «Il berlusconismo ­ commentò il vecchio Indro ­ è la feccia che risale il pozzo. Questa è la peggior Italia che abbia mai visto. Peggio di quella fascista». E non aveva visto quella di oggi.

martedì, giugno 02, 2009

In ricordo dell'amico Mauro Bocci

Articolo di Giuliano Galletta
di Giuliano Galletta
Genova. L’amico e collega Mauro Bocci, giornalista, scrittore, critico - morto improvvisamente ieri nella sua casa di Certosa a 57 anni - aveva avuto molte grandi passioni. Il cinema, l’arte, la letteratura, la storia e anche la politica.
Quando era studente al liceo D’Oria si faceva chiamare Carlo in onore di Marx e, appena sedicenne, fece parte attiva nel movimento del ‘68. Il suo interesse per i problemi politici del mondo ebbe poi uno sviluppo professionale nel giornalismo e Bocci fu per molti anni responsabile delle pagine Esteri del Secolo XIX commentando con equilibrio e intelligenza tutti grandi eventi degli anni Ottanta/Novanta, dalla caduta del Muro alla Guerra nel Golfo. Ma sulle colonne del Secolo XIX aveva scritto anche di cultura e in particolare di arte contemporanea, tema di cui si occupava sempre in modo anticonvenzionale. Ma probabilmente le sue passioni più vere e profonde erano due, il cinema e Genova. All’inizio degli anni Settanta aveva fondato, con Enrico Ghezzi e Marco Giusti, la rivista di cinema “Il Falcone Maltese”, vera fucina della cinefilia italiana e fu uno dei primi critici a sdoganare il cinema horror. Memorabile una sua intervista a Vincent Price, vera e propria icona delle produzioni Hammer, che Bocci incontrò all’hotel Colombia davanti alla stazione Principe.
All’altro suo amore, Genova, Bocci aveva dedicato la sua unica, ma del tutto matura, prova letteraria, “Il mare in piazza. Un sogno genovese” , una raccolta di racconti in cui esibisce una scrittura raffinata, consapevole di tutte le grandi lezioni novecentesche ma autonoma. «In una di quelle immobili ore d’autunno - scriveva Bocci - che precedono pioggia e notte e portano odore di rifrenscume e presagio d’altre giornate inconcludenti, Genova è una monade bianca e grigia, un attimo lattiginoso che tergiversa e si consuma su un dosso, al santuario della Madonnetta». E ancora, citando Caproni: “Sparire/come il giorno che muore/ dietro i vetri.../il mare.../il mare/il mare in luogo della storia.”
Con Bocci se ne va uno di quegli intellettuali genovesi un po’ eccentrici che sfidano il provincialismo con la loro cultura e disprezzano il piccolo cabotaggio di tanto establishment cittadino all’affannosa rincorsa di qualche “identità”, purchessia. Nel 2000 Bocci si era dimesso dal Secolo XIX per dedicarsi alla scrittura e aveva prodotto diversi volumi di divulgazione storica per la Rusconi: “Storia dei Papi”, “Attila”, “Gengis Khan”, “Alessandro Magno” e ancora un notevole libro sulla storia della sua città “L’identità genovese” (De Ferrari).
Era da tempo gravemente malato ma stava seguendo le cure e nulla avrebbe lasciato presagire un esito così repentino. Mauro Bocci lascia la moglie Janet e il figlio Giorgio di 7 anni. Alla famiglia le condoglianze di tutto Il Secolo XIX e dei colleghi di tutto il giornalismo ligure

domenica, maggio 17, 2009

Viaggio in Senegal


Il viaggio in Senegal è finito da qualche giorno e per questo il blog è rimasto fermo; non l'ho più aggiornato. Per i visitatori elenco qui sotto gli articoli fatti per raccontare il breve viaggio. Sono in totale 5, poi seguirà un altro articolo di ringraziamento a una donna speciale: Vanna Vallino, è lei che mi ha ospitato nella sua bella casa: un'oasi di tranquillità tra manghi e fiori.

Parte 1
parte 2
parte 3
parte 4
parte 5

giovedì, aprile 30, 2009

La crisi? Forse non c'è e se c'è non si vede...

La crisi? E' già finita. Questo è quanto dicono alcuni politici, i giornali e i commenti sui rilevamenti di qualche agenzia di sondaggi economici. Ma è vero? D'accordo che l'ottimismo crea circuiti positivi, ma attenzione alle illusioni. Non bastano alcuni dati di ripresa dei consumi a determinare l'uscita dalla attuale crisi che è appena iniziata; ci vorrà tempo e fatica per fare della crisi una vera occasione di crescita. Sì perchè l'etimologia della parola crisi dice 'momento che separa una maniera d'essere, fenomeno decisivo per cambiare'...si percepisce forse che è cambiato qualcosa? Se aumentano i consumi e si riportano dati e comportamenti al passato, vuol dire avere attraversato la crisi?
Ma la crisi c'è ed è accompagnata purtroppo da una caduta verticale del buon gusto e della sobrietà: ne fa da emblema la 'baruffa chiozzotta' tra la signora Miriam Bartolini, alias Veronica Lario e il marito Silvio Berluconi, capo del governo. Sembra una manfrina per tirare fuori colpe della sinistra...
Ma che ruolo la sinistra abbia avuto non si sa. La questione è stata sollevata dalla Fondazione 'Fare Futuro' che fa capo all'attuale Presidente della Camera, Gianfranco Fini, a cui Veronica Lario ha scritto una lettera aperta. Non ci sono stati commenti sulla vicenda che ha riguardato questioni di famiglia. stavolta la sinistra e' stata zitta zitta. Nemmeno Di Pietro ha detto nulla. Eppure guardate se Berlusconi ha risposto a Gianfranco Fini. E' vero, forse la crisi non c'è. E' una invenzione della sinistra.

domenica, aprile 26, 2009

Credere non credere

Nel Salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale c'è stato nei giorni scorsi un interessante incontro, promosso dall'associazione Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), in collaborazione della Fondazione per la Cultura e il Comune di Genova, dal titolo: Liberi di credere, liberi di non credere.. Condotto da Donatella Alfonso -giornalista de La Repubblica- si sono confrontati: Luca Borzani -Presidente della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale; Raffaele Carcano- segretario nazionale Uaar; Enrico Peyretti- Scrittore cattolico; Telmo Pievani – filosofo della scienza; Andrea Ranieri- Assessore all'innovazine e ai Saperi del Comune di Genova; Husein Salah-Iman di Genova.
L'introduzione di Donatella Alfonso ricorda che a Genova, città laica, il tema su 'credere o non credere' acquista un valore particolare: c'è come arcivescovo Bagnasco presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), c'è in previsione la costruzione della moschea, c'è stata la prima pubblicità in Italia della pubblicità su l'ateismo (osteggiata) e poi arriverà il Gay Pride (la manifestazione nazionale per l'orgoglio omosessuale)...insomma Genova città di confronto per molti motivi. Il tema del credere è diventato un argomento non più personale.
Il primo a intervenire -anche per gli onori di casa- è stato Luca Borzani. 'Credere o non credere' è prima di tutto frutto di una confusione linguistica: la laicità e il suo senso profondo è il tema da definire. Laici lo possono essere i credenti e i non credenti. La voce più forte che hanno acquisito le religioni, dimostrano paradossalmente una posizione più debole. C'è un diverso uso delle convinzioni religiose. Le contraddizioni del potere secolarizzato della chiesa è dovuto, secondo Luca Borzani al vuoto lasciato da politica; alle sue difficoltà nella società odierna.
Enrico Peyretti risponde subito a Borzani: la politica è importante e anche spregiudicata, ma la fede religiosa cerca la sua forza anche politica. Oggi si può credere in tante maniere e in tante cose. C'è la possibilità di arricchimento. Per questo io penso che il colloquio, il parlare insieme, sia proficuo. La vera divisione tra chi crede e chi no, la ricorda bene Norberto Bobbio: 'la differenza è tra chi pensa e chi non pensa ai grandi interrogativi della vita'...
Per Husein Salah l'Islam è sempre stato speculare alla cultura dell'occidente. Nell'ultimo secolo è uscita una confusione nel mondo islamico tra nazione e religione dovuta ai colonialisti che portavano tutti una croce. La fede islamica è segnata dai sei pilastri della religione. Questa fede rimane una scelta di libertà: nessuno può imporre di credere.
Andrea Ranieri spiega la risposta dell'istituzione comunale alla richiesta di costruzione della moschea, con i principi costituzionali della libertà di culto. 'Nessun cattolico, in quanto credente, si è mai opposto a negare la costruzione di un luogo di culto che poi si rivolge ad uno stesso Dio. Il mondo musulmano è pieno di contraddizioni, ma in Europa le religioni devono essere libere di costruire civiltà più avanzate. Per il tema del credere o non credere, da non credente, la pubblicità sugli autobus che dice 'Dio non esiste e tu ne puoi fare a meno' la ritengo tranciante e non riconosce il dubbio. 'Mai dire mai'. Le conquiste civili sono frutto di una espressione dovuta a ragionamenti laici e civili. Accogliere chi non crede come chi crede. La pubblicità po' servire ad interrogarci e continuare a fare cose insieme, ma se ci dividiamo? Come dice Enzo Bianchi, facciamo un piacere al potere. La democrazia è mettere in discussione il potere.
Raffaele Carcano precisa che l'iniziativa dell'associazione Uaar è una risposta alla fede cattolica per cui tutti dovrebbero essere convertiti. L'Uaar si è fatta sentire: ci sono milioni di persone che non credono e queste spesso non si sentono. L'attivismo della Chiesa è un battersi per mantenere le sue prerogative anche economiche. Il Papa Benedetto XVI sostiene sempre che senza Dio la nostra società crolla e allora bisognava rispondere che anche senza credere in Dio si possono costruire società migliori. 'è da augurarsi che la teologia non diventi legge di Stato.
Telmo Pievani chiude il primo ciclo di interventi ricordando che la scienza non è una religione laica; la scienza contiene in sé i fondamenti per escludere questo. La scienza non è un nuovo vangelo, né religione, essa ha un modo di operare sempre criticamente ciò che si presenta: un trovare ragioni diverse. Il credere è un altro argomento. Chi nega un diritto poi deve spiegare il perchè. I sistemi di credenze creano dei sistemi di valori e di conseguenza affermano degli assolutismi: senza quei riferimenti si è fuori dall'umanità. L'argomentazione non c'è più. Non c'è più la filosofia e la scienza, ma la squalifica di chi non crede a quel sistema di credenze sostenuto. Senza fare riferimenti, Telmo Pievani, spiega che da questo fondamento nascono le odierne leggi restrittive...
Una bestemmia è usare il dato biologico naturale come una norma per far discendere le credenze. Vuol dire essere senza argomenti. Occorrerebbe una educazione scientifica diffusa: con ciò si comprenderebbe che la cultura crea una nuova natura.
Il credere cos'è? E' dare fiducia senza prove. Tutti poi in un certo senso crediamo in qualcosa. E' una facoltà che pare innata. Il credere è radicato nel nostro essere ed esce spontaneamente. Anche chi vuole cambiare la società è un credente.
Enrico Peyretti, prende l'interrogativo al volo: 'Cos'è credere? Non è un semplice opinare o sottoscrivere una dottrina o un sapere -nel senso latino di gustare, conoscere un sapore-, si sa che la bellezza profuma, è avvertire un sentimento intimo...il bisogno di una dubitabile chiarezza, così diceva Luigi Firpo'. Quest'ultimo studioso aveva parlato di un Cattolico Critico che non può esistere perché pensa con la testa del Papa; ma il cattolico critico esiste perché il dubbio fa parte della fede: mette in forma interrogativa quello che può essere affermativo. La fede è nell'ordine della qualità e della proprietà. La fiducia è quello che ci tiene insieme, fa nascere e crescere. Credere è fare credito. Dio è un nome generico, non è un nome è una dichiarazione. Il cristiano crede in Cristo e non ai preti, alla chiesa o al Papa. La gerarchia non è la chiesa. Enrico Peyretti prosegue: 'Ora lancio una proposta che può trovarci insieme: essere contro la guerra, perché questa è un cumulo contro l'umanità. La guerra è una divinità da combattere per gli atei e dai credenti come falsa'.
Husein Salah si dice subito d'accordo: 'Contro la guerra per la Pace e la Giustizia. Poi per quanto riguarda la pubblicità degli atei dire che Dio non serve è offensivo'. La moschea, continua Husein, serve per pregare in modo trasparente. Ora si prega negli scantinati, nei fondi dei palazzi e quindi avere la moschea è la maniera di non essere discriminati. I nuovi islamici, quelli di seconda e terza generazione non accettano di essere discriminati. Non si tratta di avere il minareto più o meno alto e bello; si tratta di avere una moschea come luogo anche di incontro per promuovere la reciproca conoscenza.
Andrea Ranieri: 'Il bisogno di spiritualità è un bisogno dei credenti e la risposta dell'amministrazione pubblica si muove con quello espresso da Husein: gli islamici non sono di una sola nazionalità'.
Telmo Pievani: 'Le modalità, il come fare, è importante. Per liberare la scienza dai condizionamenti e farla per la pace e contro la guerra, farla soprattutto in libertà, lo si può fare con il finanziamento pubblico. Dobbiamo trovare poi un altro comune denominatore: l' ambiente. Per l'ambiente trovare l'alleanza tra tutti...
Raffaele Carcano conclude ribadendo nella convinzione di aver fatto bene a fare la pubblicità per gli atei. ' Abbiamo ottenuto visibilità e interessamneto su punti di vista diversi. In Inghilterra la BBC ha dato molto spazio alle nostre posizioni; speriamo che anche in Italia qualcosa si muova: siamo oltre il 15% della popolazione'.
Donatella Alfonso può concludere soddisfatta per la riuscita di un dibattito davvero interessante.