martedì, novembre 30, 2004

Invasioni

Dati raccolti da fonti internazionali sull'emigrazione prevedono che, a causa di guerre, fame, miseria e carestie, nei prossimi anni si sposteranno dai loro paesi oltre un miliardo di persone. Un esercito di disgraziati, la cui vera religione è la sopravvivenza, marcerà verso i paesi più ricchi. Quello che oggi qualcuno chiama invasione di extracomunitari, sarà una cosa ridicola in confronto a ciò che avverrà. Allora sì che ci sarà una invasione senza precedenti. Non serviranno allora le leggi tipo Bossi-Fini a garantirci legalità o diritti di cittadinanza.
Contro la fame e la miseria non ci sono leggi, codici o armi; serve invece una politica internazionale che aiuti le persone a vivere nei loro paesi d'origine. Serve una attenzione economica per dare possibilità di vita alle persone che abitano le zone povere della Terra. Questa è la sola maniera per prevenire una invasione che metterà in serio pericolo gli equilibri mondiali.
Ricordiamoci che ciò che chiamiamo 'equilibri mondiali', sono condizioni che garantiscono al momento, ad una minoranza della popolazione, di consumare risorse spropositate a danno di una maggioranza affamata.
Con questa consapevolezza bisognerebbe dirottare ricchezze, conoscenze, tecnologie e lavoro nelle parti del mondo più povere. Bisognerebbe, da subito, fare una nuova distribuzione delle ricchezze; ma tutto questo sarà difficile poiché non riusciamo neppure a farla in casa nostra, dove la destra abbassa le tasse a chi non ha problemi economici tagliando servizi ai poveri. Una brutta prospettiva davvero per i nostri figli.

sabato, novembre 27, 2004

Nonno Gaspare

Nonno Gaspare dovrebbe essere contento della riduzione delle tasse; stamane Pippo, che legge Il Giornale, gli ha detto forte: "allora Gaspa sei contento? Ora avrai dei soldini in più". Gaspa non l'ha degnato di risposta. Pippo era da tempo che aspettava questo giorno e felice rideva a tutti. Finalmente Berlusconi ha fatto vedere di che pasta è: un vero imprenditore…altro che prenditore, come sostenevano tutti gli altri pensionati del circolo. Ridurre lo Stato, questa è la libertà; sosteneva pure Pippo.
In quello stesso giorno la Lega dei padani aveva messo una taglia per prendere chi aveva ucciso un padano, uno di loro. Chissà se sarà padano anche l'assassino.
Ad ogni buon conto Gaspare aspetterà gennaio prossimo per vedere quanti 'soldini' si troverà in più sulla pensione. Lui pensionato a 876,43 euro al mese quanto ci guadagnerà? Un giornale sul tavolo riporta delle tabelle irpef, che diventeranno ire, ma le tabelle che vorrebbe vedere sempre sono quelle dei prezzi del pane, del latte, del gas, del bus e di quel gotto di vino che ora si è vuotato. Quel gotto di vino è il suo consumo voluttuario: quei soldini in più sulla pensione dovrebbero rilanciare l'economia con i consumi…riuscirà Gaspa ad ubriacarsi?
Pippo intanto è sulla porta del locale che fuma; lui riuscirà a calmierare il prezzo delle sigarette al pacchetto? Nel mentre passa Ginetto il nipotino di Gaspa: "Ciao nonno, la mamma mi ha detto che a Natale sei a pranzo da noi. Lo sai che pensiamo di adottarti?". Ecco per quest'anno abbiamo risolto il problema dei regali- pensò Gaspa. Forza Gaspa, tieni duro e spera: non hai forse la stessa età del cavaliere?

venerdì, novembre 26, 2004

Scrittura e conoscenza e il blog?

Deena Metzger è una poetessa che ha dedicato alla scrittura profonde riflessioni. Nel suo libro Scrivere per crescere, dimostra come scrivere per gli scrittori, sia per chi non ha mai provato a scrivere nulla, sia un aiuto a esplorare noi stessi e la nostra creatività con diari, autobiografie, racconti, fiabe, sogni e miti, e ci propone le sue storie e numerosi esercizi, dimostrando come scrivere dia forma e significato alla vita, mentre il silenzio ci blocca nella sofferenza. E il blog? Il blog aiuta.
Inoltre, Deena Metzger come terapeuta, affronta con lo stesso libro, l’aspetto creativo e d’ispirazione che diventa una guida per i mondi interiori. Deena Metzger, dedica un bellissimo capitolo alla paura di dar voce alla creatività: "Abbiamo paura di fallire, abbiamo paura di non aver nulla da dire, abbiamo paura che possa danneggiarci, abbiamo paura che possa essere una menzogna, abbiamo paura che possa essere la verità, abbiamo paura di dover cambiare la nostra vita…".
Qui di seguito riporto una poesia di Deena Metzger che operata al seno, attaccato da un tumore, descrive la sua ferita come un monito di speranza e rinata bellezza:
“Non ho paura degli specchi…/ Vi era una sottile linea rossa che attraversava il mio torace / lì dove era entrato un coltello / adesso un ramo circonda la cicatrice / e si porta dal braccio al cuore / Un ramo coperto di verdi foglie dove appesa è l’uva e vi appare un uccello / … / Ho disegnato il mio torace con la cura riservata ad un manoscritto miniato / Non mi vergogno più di fare l’amore. L’amore è una battaglia che posso vincere / Ho il corpo di un guerriero che non uccide né ferisce / Sul libro del mio corpo per sempre ho inciso un albero".

domenica, novembre 21, 2004

La Fine

Pensavo che la caduta di Berlusconi avvenisse con un bel capitombolo improvviso e devastante, così come è solito a tutti i personaggi che hanno come caratteristica l'eccesso. Invece la caduta è iniziata lentamente da qualche mese; da quando ha perso le elezioni amministrative. Dopo aver indossato la bandana, per ricevere Blair, e dopo il riapparire di una folta peluria sulla testa (come esuli pensieri, nel vespero migrar), ecco che Berlusconi si è aggrappato alla riduzione delle tasse come ad una cima gettata al naufrago.
Berlusconi pensa che la riduzione delle tasse sia ormai l'unico strumento per riconquistare la fiducia come persona e risolvere insieme i problemi economici degli italiani.
Ha ragione Giorgio Bocca a definirlo sovversivo: Berlusconi non ha a cuore l'interesse del Paese; quel "Forza Italia", che titola il suo partito, altro non è che il frutto di un sondaggio di mercato, il parallelo di una fazione sportiva, come "forza Milan".
Infatti l'Italia non è mai stata tanto divisa: con le riforme, con la scuola, con la distribuzione della ricchezza…la riduzione delle tasse forse accomuna tutti.
Allora 'per un pugno di dollari', si sta ricreando un western che decreterà, con lui, la fine di tutto? Non stiamo a guardare. La fine del 'sovversivo' non sia la fine di tutto.

venerdì, novembre 19, 2004

The Village

Ho letto in una recensione che The Village, il film di M. Night Shyamalan, è una metafora dell’America di oggi dominata dalla paura. In parte potrebbe esserlo, ma il film per me dice molte cose insieme. Una, che mi è parsa di cogliere, è che mentre la vita spinge all’amore come via di salvezza, quindi anche al superamento del limite, le persone spesso questo limite non lo vogliono superare. Così The Village è anche una metafora cupa sul confine e la condizione dell’umanità nella ricerca della sicurezza e della felicità.
Il film racconta di un villaggio, Covington in Pennsylvania, che vive isolato e circondato da un bosco, popolato da creature misteriose e innominabili, che nessuno deve attraversare pena la perdita della tranquillità e apparente felicità in cui vive.
La storia raccontata dal film The Village, con atmosfere alla Kubrik, pone molti interrogativi: basta non nominare alcune cose e chiudersi in un villaggio per trovare la felicità? Si può costruire un mondo diverso attenendosi a certe semplici regole? E’ solo la paura a tenere insieme una comunità? Potrà una bugia difendere il villaggio? Il film è ricco di molte implicazioni: c’è l’amore, l’innocenza, il sentimento negativo della gelosia, la cecità come handicap fisico e valore morale, ci sono molti spunti cui ognuno potrà leggerci qualcosa.
La metafora come si vede diventa complessa scontando contraddizioni e ambiguità proprie di ogni forma di linguaggio. All’inizio la metafora potrebbe essere quella del dolore e della speranza: si saprà nel corso della storia che a dare vita al villaggio sono stati dei superstiti o familiari vittime di crimini orrendi; poi assume nel finale il senso di un potere che esiste perchè sa gestire la paura degli altri. E’ così l’America e il mondo di oggi? A voi la riflessione e…la risposta.

In attesa che il governo cada; qualche battuta di Woody Allen


Recentemente ho letto la Bibbia. Non male, ma il personaggio principale
e' poco credibile
Il mio grado nell'esercito? Ostaggio, in caso di guerra.
I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed e' una tacca piu' sotto
di quella di un maniaco sessuale.
Mia moglie e' una persona veramente immatura. L'altro giorno, per
esempio, mentre mi facevo il bagno e' entrata e, senza motivo, mi ha affondato
tutte le ochette!
Non credo in una vita ultraterrena. Comunque porto sempre con me la
biancheria di ricambio.

domenica, novembre 14, 2004

Lettera ai musulmani

La bella e semplice lettera di Dionigi Tettamanzi ai musulmani per la fine del mese del Ramadan, riportata ieri sul quotidiano L’Unità, mi ha aperto il cuore. Chiamando in causa i giovani e i bambini come “dono di Dio per il futuro dell'umanità”, il Cardinale di Milano è andato al nocciolo della questione per superare l’odio e la visione catastrofica di scontro di civiltà che molti politici non solo prevedono ma auspicano.
Il sentimento religioso, di qualunque religione sia, in questo caso dello specifico monoteismo, ha in sé l’amore di Dio e di riflesso l’amore per il prossimo. Le preghiere e i luoghi di culto dovrebbero sempre avvicinare le persone; chi prega dovrebbe conoscere la pietas e sperimentare insieme il limite e l’amore umano. Questo è di tutti. Pur nelle differenze di culto e di tradizioni, non dovrebbe mai mancare ai bambini la gioia di crescere insieme. Il mondo sarà loro. Se nelle nostre città, paesi, scuole, comunità, i bambini sperimenteranno il dialogo, la cooperazione e l’amicizia, nelle loro mani la pace diventerà una realtà. La civiltà allora sarà unica, quella dell’umanità.

giovedì, novembre 11, 2004

Il caso Lampis- un giallo di M. Carloni e A. Perria

Martedì 9 novembre ho presentato insieme a uno dei due autori, Massimo Carloni (l'altro - Antonio Perria - purtroppo è mancato nel gennaio di quest'anno), presso la libreria Portoanticolibri il libro Il caso Lampis, edito da Fratelli Frilli Editori.

All'inizio pensavo fosse difficile presentare Massimo Carloni. Perché? Ha scritto una cinquantina di saggi sul giallo italiano, tra cui L'Italia in giallo (Diabasis, 1994) e il recentissimo Dizionario delle opere e dei personaggi di Loriano Macchiavelli (Pirani, 2004), più una dozzina di racconti il commissario Chiara de Salle come protagonista. Poi tutto è andato per il meglio, ed è stato un piacere conoscerlo meglio.

Per Massimo Carloni questo è il secondo libro scritto in tandem con Antonio Perria. Il primo - Il caso Degortes - è stato vincitore del Premio Alberto Tedeschi ed ha visto l'esordio del personaggio Marianna Montanari, il tenente dei Carabinieri che ha anticipato la figura di Manuela Arcuri della nota serie televisiva.

Nel Caso Lampis, il lettore viaggia attraverso tre città - Cagliari, Perugia e Reggio Emilia - con altrettanti ispettori-indagatori: la già citata Marianna Montanari; Antenore Crivelli, capitano dell'Arma e Chiara de Salle, commissario della Polizia di Stato. Non manca, per chiudere in bellezza, l'intervento di Saro Madonna, questore a riposo della questura di Milano; quest'ultimo è il protagonista di molte avventure di Antonio Perria.

Il racconto si snoda in modo corale, con l'originalità di tre investigatori che indagano su due delitti uniti da uno stesso filo conduttore.
Le indagini sull'assassinio di Federico Lampis, produttore di vini sardi ucciso in Umbria, prendono una strada inaspettata: si scopre l'esistenza di un separatismo sardo speculare a quello siciliano o meglio corso; un indipendentismo che ha contatti con quello dei paesi baschi e con le organizzazioni clandestine dell'ETA. Una pista politica, dunque. Ma non si può dire oltre.

A me è piaciuto molto il personaggio, nuovo per gli autori, di Antenore Crivelli, capitano della stazione dei carabinieri di Perugia. Insieme al caso d'omicidio, affronta anche la sua separazione dalla moglie, con i problemi conseguenti di riordinare la sua vita pratica e sentimentale.
La conclusione del caso lascia però qualcosa in sospeso tra i veri protagonisti che sono Antenore Crivelli e Marianna Montanari.
Proprio nel rapporto tra di loro, una simpatia affettuosa che potrebbe trasformarsi in qualcosa di più, si dovrà ricercare forse un seguito...forse un altro libro?

lunedì, novembre 08, 2004

CircoScienza:ridere ed imparare

Contaminazioni? Qualche giorno fa si è affrontato in questo stesso luogo il tema delle contaminazioni, della frammistione di saperi diversi, e oggi 7 novembre, qui nel Complesso di Sant’Ignazio, con l’incontro tra uno scienziato ed un artista, può accadere che il trucco, la magia, con lo spettacolo si aiuti la divulgazione della scienza.
Così succede, per il ciclo di eventi promossi con l’associazione Culturale Sarabanda, denominato CircoScienza, che si sia parlato di illusioni ottiche con l’aiuto di un illusionista e giocoliere; si sono incontrati Giberto Chirico –docente universitario del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano e Ray Grahame - giocoliere prestigiatore, raccontandoci con due linguaggi diversi cosa succede ai nostri occhi e alla mente guardando certe figure o nel caso certi ‘giochi di prestigio’.
Per le illusioni ottiche, come per un gioco di magia, c’è un sapere che è scientifico oltre che ricco di spettacolarità; per questo oggi c’erano presenti molti bambini con i genitori tutti attenti e interessati a quello che succedeva davanti ai loro occhi. Prima verità: è bene sapere che non sempre le cose sono come appaiono.
Ray Graham si presenta con il primo gioco divertente: fa tagliare le estremità, i due capi di una corda ad un bambino e quindi annuncia: «Ecco ora ho una corda senza estremità!». Chirico invece invita i bambini in prima fila a vedere cosa c’è sotto una vaschetta trasparente ricolma d’acqua. Non bisogna toccarla e stare attenti a non farla debordare. Cosa si vede? Qualcuno azzarda una risposta.; ma non si dovrebbe vedere nulla poiché la luce non attraversa l’acqua. Lo stesso principio che non ci permette di vedere oltre l’acqua quando siamo immersi: abbiamo un effetto specchio e, se non la chiglia di una barca che attraversa la superficie d’acqua, noi non vediamo oltre. La risposta era un disegno di una bottiglia.
Dopo un esperimento con la luce dentro un tubo; un uovo che entra in una bottiglia; l’acqua in un bicchiere rovesciato non cade…una cannuccia, in un sacchetto di carta, che diventa un tubo, ecco la considerazione di poter passare, con la magia, in breve da professore a ciarlatano. Sì, basta che per un nonnulla anche un esperimento, provato numerose volte, non riesca e toh, si ha perso la faccia.
Oggi si capisce come molte illusioni ottiche siano illusioni mentali; noi vediamo con il cervello ed i meccanismi di banalizzare le cose, di conformare la vista ad una ragione stereotipata, ci fanno vedere cose inesistenti.
Sullo schermo viene proiettata una sequenza di immagini che vengono viste come non sono: ognuno vede curve inesistenti, punti che appaiono e scompaiono, quadrati ovali e rette flessuose. Tutto affascinante.
Il fenomeno del miraggio spiegato all’ultimo è invece prodotto della rifrazione della luce. Giberto Chirico aveva preparato tutto per bene; aveva sciolto un kg di zucchero in poca acqua e poi illuminando un oggetto sopra alla stessa acqua avrebbe dovuto ottenere un immagine riflessa sul muro di fronte…niente. Il rischio dello scienziato illustrato prima che perde la faccia. Ma no, il fenomeno sicuramente lo hanno già visto tutti, magari su una strada asfaltata d’estate che appare come uno specchio. Chirico è salvo.
Più tardi alle 18, ci sarà altro appuntamento con Ulk, artista di strada, su Velocità e Motori: questa volta botti, scoppi, eliche e vortici illustrati da Giulio Manuzio, docente di Fisica medica. Allora oggi la scienza è davvero festiva, giocosa, sottolineata da applausi e risa. Arrivederci ancora.


sabato, novembre 06, 2004

stiamoci vicini

“Per favore, non generalizzate su "gli americani", e non ci abbandonate. Grazie”.
Così scrive David N. Welton, su Italians del 5 novembre. Ha ragione David non dobbiamo generalizzare, anche se mi sono convinto che per realizzare un grande cambiamento sia necessario per il popolo americano andare fino in fondo. Intendo dire andare a fondo, ovvero scendere in quell’inferno cui il loro american way of life li condanna e indirettamente condanna anche noi.
Quel modo di vivere, che gli americani non vogliono abbandonare, e che è pagato dalla popolazione di tutto il mondo, è una delle ragioni principali della loro resistenza al cambiamento. Quell’America che ha vinto ancora è l’america della bistecca e dell’hamburger; è l’america del business e del consumismo esasperato che Jeremy Rifkin ha chiamato ecocidio.
Sta proprio nella cultura della bistecca, in quell’esasperato consumo di carne; sta nell’esorcizzare la morte degli animali, riducendoli in un trito confezionato, la loro forza e insieme la debolezza: quella cultura distruggerà la vita e la Terra.
Il senso di insicurezza che accompagna poi la vita degli americani, che li porta nuovamente a infilarsi il cappello da cow boy e sfoderare la pistola come nel Far West, è la paura di perdere quello stile di vita consolidato dalla ricchezza.
Kerry aveva questa consapevolezza? Forse no. Certo è che Bush, come in Italia Berlusconi, come succede nelle democrazie è il prodotto di una volontà e di un’idea che spesso risultano una malattia o altre volte una cura. Ma chi può dirlo? Allora dico stiamoci vicini.


venerdì, novembre 05, 2004

Contaminazioni Feconde

Presso il complesso di Sant'Ignazio ieri sera, martedì 2 novembre alle ore 17, si sono confrontati in una conferenza dal titolo Contaminazioni feconde: Alain Cohen, Professore di Comparative Literature and Film Studies all'Università della California di San Diego, Giulio Giorello, filosofo e matematico, Vittorio Gregotti, architetto, Lorena Preta, psicoanalista e direttrice della rivista Psiche, coordinati da Cosimo Schinania, psicoanalista e psichiatra.

Alain Cohen ha affrontato il tema dell'immagine come metafora e portatrice di nuovi significati nel cinema. Le parole per spiegare la contaminazione concettuale sono molte, però la metafora e l'analogia restano per la semantica psicologica le più pregnanti.

Cohen ci ha parlato, attraverso il commento di immagini tratte da film cult, quali Tron, Terminator 2, Matrix, I.A. e Minority Report, della trasformazione dell'immagine umana negli ultimi anni. La sovrapposizione di immagine analogica e digitale nella sequenza di Terminator 2, in cui l'attuale governatore della California dopo avere distrutto un robot-clone umano pronuncia la frase: "Hasta la vista baby", è quella di un addio anche alla vecchia immagine. Poi nascerà, con la ricomposizione della figura umana, l'immagine digitale: per Cohen è un addio anche al Rinascimento, alla figura di De Chirico, di Segal, forse anche di Brancusi.

L'uomo diventa un prodotto informatico e la sequenza dell'operazione sul bambino robot in I.A., di Spielberg, diventa il paradigma degli effetti speciali e di una nuova vita. Poi c'è Minority Report, ancora di Spielberg, dove si mostra ancora il corpo disteso ma questa volta con il rimando al crimine.

Vittorio Gregotti spiega che la sua contaminazione è più fisica, è riferita al suo lavoro di architetto. Il lavoro di architetto è contaminazione per antonomasia: unire i materiali diversi, in luoghi diversi con persone diverse non è solo trasferimento ma confronto con culture diverse. La diversità è elemento di ricchezza, senza dimenticare i conflitti.

Nel suo intervento Giulio Giorello ci anticipa che, avendo lui origini liguri ponentine, si considera frutto della contaminazione poiché ricorda che l'invasione in quella zona di musulmani fece salire la popolazione.
Le contaminazioni sono utili: è questo che sostiene Giorello ricordando cosa successe alla matematica quando si rinnovò con l'algebra e la geometria. La logica matematica è un esempio di contaminazione, è quella che ci ha portato alla realtà virtuale. Giorello poi affronta la scienza psicoanalitica e la sua resistenza alla contaminazione: «Si ritiene che la contaminazione apporti alla psicoanalisi un riduzionismo; la neurobiologia o la neurofisica sembrano ridurre la portata del sapere psicoanalitico ma la scienza chimica ha dimostrato come la riduzione, la traduzione, l'abbia arricchita. Non bisogna avere paura del riduzionismo. Ben venga anch'esso».

Risponderà e concluderà, l'interessantissimo dibattito, Lorena Preta ricordando che la psicoanalisi è nata dalle contaminazioni di scienze mediche con la letteratura, con l'arte e la mitologia. Anzi con il mito di Edipo si è conosciuto il paradigma dello sviluppo psicologico dell'umanità.

Per Preta si comprende come la neurologia e la biologia hanno iniziato un percorso che porterà grandissimi contributi, ma bisogna riconoscere che la psicoanalisi come scienza, come 'disciplina' che contatta senza pensare di governare o definire l'inconscio, è ancora il solo mezzo, tramite quello che chiamiamo erotismo, cerca di unire e mischiare le cose.


lunedì, novembre 01, 2004

Gary Marcus e una speranza


Non è che mi dispiaccia ma alla conferenza di Gary Marcus, che presentava il suo lavoro, «La nascita della mente», scopro che non avrò mai un clone.
Evviva! Nell’esposizione del suo trattato di genetica, biologica e comportamentale, in una diapositiva appare la pecora Dolly, la famosa pecora clonata, e Gary Marcus in persona ci dice che viene meglio clonare una carota nell’orto.
Il perché è presto detto; noi siamo frutto del lavoro di soli 25.000 geni ma anche dell’ambiente, dagli stimoli ricevuti da quest’ultimo, e da una serie di If–Se e Then-Allora che in un percorso ad ostacoli portano tutti e sempre a risultati diversi. Si, mi pare di aver capito che per arrivare a costruire la nostra mente, c’è un lavoro di tipo binario, così come funziona il nostro personal computer, per cui basta una piccolissima variazione, una infinitesimale modificazione anche ambientale e toh, il gioco di avere un individuo unico, irriproducibile e diverso quali noi siamo, è fatto. Un po’ come quel battito d’ali che diventa un uragano da qualche altra parte del mondo. E’ così un altro gioco della meccanica quantistica? Uno scherzo? Chissà. La legge della relatività rimane in fondo ancora quella che ci spiega meglio.
Evviva, i 25.000 geni determinano lo sviluppo delle proteine e hanno l’incredibile potere di darci l’aspetto fisiologico, ma il comportamento è sviluppato dai neuroni e dagli aspetti adattativi del genoma, che bisogna ricordare è simile a quello dello scimpanzè. Ecco allora che questo continuo lavoro in progress dei geni, porta ai geni (intesi come uomini superintelligenti) e ad ignoranti (come potrebbe essere il sottoscritto).
Ma non dobbiamo disperare poiché l’ambiente ha una bella responsabilità. Oltre ai IF- Se e agli Then’s-Allora ci sono, come in un programma software, le sub-routine, gli algoritmi che costruiscono con i geni, un essere con un occhio o un orecchio in più ma quanto più intelligente sia non si saprebbe. Il nostro cervello allora registra tutto: suoni, temperature, emozioni, paura e amore.
Esperienza e organizzazione danno al cervello il ruolo di centro del pensiero e i geni poi cablano e ricablano…in certa maniera questa conferenza si ricollega a quella su Cervello e Linguaggio; infatti è ancora la parola ed il suo uso ad avere un ruolo importante.
Alla fine, qui nell’aula polivalente di San Salvatore, dal pubblico viene fatta una bella domanda: La Cultura modifica i geni? La risposta di Marcus è interessantissima: i geni non cambiano nel tempo, ma cambiano come si esprimono all’interno dell’organismo modificandone alcuni aspetti della specie. La cultura non cambia il gene ma il loro lavoro. Esempio: per chi sa pensare brillantemente può succedere, con la legge del miglior adattamento, di sopravvivere più a lungo.
Evviva! Riusciremo a sconvolgere l’attuale natura e accadrà che i cretini muoiano prima? Fantastica prospettiva genica.
Ora Gary Marcus giovanissimo studioso americano può ritornare nel suo paese per votare il presidente degli States. Noi restiamo qui con un po’ di speranza…

domenica, ottobre 31, 2004

Al Festival della Scienza

Per ricordare il centenario della nascita dello scienziato Giuseppe Montalenti, il Festival della Scienza 2004 ci ha dato, oggi sabato 30 ottobre, anche l’occasione di vedere la bella sala per conferenze del complesso monumentale di S. Ignazio.
Ad accogliere i partecipanti c’erano Pietro Greco e Alberto Piazza, era assente Gilberto Corbellini per motivi di salute.
Ha parlato per primo Pietro Greco, giornalista scientifico e saggista, illustrando l’intensa biografia di Montalenti accompagnata da molteplici interessi scientifici, cui il più ossessivo, in senso positivo, fu quello dell’evoluzionismo.
La grandissima opera storico e scientifica di Giuseppe Montalenti, si comprende subito, è stata fondamentale per far passare in Italia la teoria evoluzionista darwiniana e insieme al suo forte impegno volto a coniugare la cultura umanista con quella scientifica, che in Italia ha avuto grossi ritardi.
Montalenti fu sempre molto critico sulla posizione che la Scienza occupa nella cultura del nostro Paese. Egli non accettava la concezione che la cultura umanistica sia la depositaria di tutta la cultura, mentre la Scienza sarebbe un fenomeno che poco avrebbe a che fare con la cultura dello spirito, ma sostanzialmente con la conoscenza, attraverso la ripetizione di esperimenti in laboratorio, di ciò che avviene in natura. Per Montalenti la scienza è totale in quanto la comunicazione culturale coinvolge tutte le dimensioni del sapere: storico, filosofico, sociale…e la sua lungimiranza lo portò, primo in Italia, ad introdurre il tema dell’ecologia.
La Scienza è quindi una cultura vera, che afferma un valore di cultura totale. Poi, non è forse l’evoluzione biologica sempre in primo piano? Greco racconta per questo i rapporti con Benedetto Croce, colui che con il suo idealismo avversò quella cultura scientifica espressa da Montalenti come materialistica e positivista. Per Benedetto Croce l’uomo non evolve solo organicamente ma deve avere una sua ‘teologia’; oggi invece grazie a Montalenti e la sua attualità, sappiamo che l’incontro tra le varie culture e scienze accresce le conoscenze in generale, aprendoci nuovi orizzonti di ricerca. Insomma quanto evolviamo scientificamente e quanto filosoficamente? A questa domanda ci porta l’excursus scientifico di Alberto Piazza, docente di Genetica Umana, Biologia e Biochimica presso l’Università di Torino. Il prof. Piazza, che con la sua folta barba ricorda Darwin, ci ha parlato proprio del grande teorico dell’evoluzione della specie, della sua teoria, delle affermazioni scientifiche supportate da numerose scoperte. Il prof. Piazza ci ha raccontato anche dei ritardi, della incompletezza delle traduzioni, delle difficoltà culturali generalizzate dell’ambiente accademico italiano a conoscere e dibattere il grande tema dell’evoluzione umana per arrivare fino ad oggi e non poteva mancare l’accenno, in questa sede, alla posizione del ministero della scuola su Darwin: un momento di attacco alla teoria di Darwin, con il divieto di insegnarlo nelle prime classi. Bisogna dire che quella di Darwin oggi non è più una teoria, ma un’ipotesi confermata da numerose conoscenze ottenute in laboratorio. Oggi abbiamo anche la scienza genetica, abbiamo più tecnologie e mezzi per superare certe visioni che erano per forza di cose parziali: bisogna però stare sempre attenti ai fondamentalismi di ogni parte; c’è n’è uno anche positivista che insulta l’altra parte e a queste posizioni dobbiamo rispondere – dice il prof. Piazza- con serietà di argomenti e prove che mano a mano ci portano paradossalmente a trovare una unità di ragioni: quelle che Montalenti aveva da subito auspicato.
In conclusione per rispondere alla domanda di come evolviamo, ci vorrebbe forse un test, invece Piazza ci ha letto un piccolo scritto di genetica, perché spiega è interdisciplinare; è una scienza che unisce diverse conoscenze: matematiche, statistiche, mediche, biologiche…ecco un metodo e insieme una risposta. La più scientifica possibile e forse anche la più umana.
Il cammino è ancora lungo, ma in questa ottica di cammino è bello sapere che ci si può tenere la mano per non cadere: insieme scienziati e filosofi. Montalenti eccezionale divulgatore delle tematiche scientifiche lo aveva sostenuto e storicizzato con le sue opere molto tempo fa.

sabato, ottobre 23, 2004

Davanti agli sbarchi

Davanti agli sbarchi di disperati sulle nostre coste io non ho da offrire che lacrime e le uniche parole che penso sono: se questo è un uomo.
Questi africani morti e redivivi, che hanno affrontato il salto verso la nostra terra, che non so quanto non sia anche loro, sono paradossalmente la nostra speranza. Il loro anelito di fuggire dalla miseria, dalla crudeltà di guerre che noi chiamiamo di democrazia, sono la speranza per un mondo migliore; la speranza di riconoscere uomini e donne arrivati da «un’altra vita» per raccontarci che la «nostra» non è reale, non è sicura e soprattutto non è immortale.
Dopo di ciò fanno paura quegli uomini, esponenti di un potere istituzionale che si dice democratico ma mostra il volto arrogante e razzista, che parlano di chiusura, di reati, di delinquenza. Loro, che si sono riempiti la bocca di garantismo, di libertà e progresso, poi hanno ridotto i diritti, cancellato il reato di falso in bilancio per crearne uno inesistente di clandestinità, ridotto in nero un lavoro ed invisibili quei lavoratori che lottano per la sopravvivenza. Loro, impegnati sull’entità delle tasse, sui condoni ai furti e alle ricchezze nascoste, hanno senza quei disperati in verità già perso tutto. Il bene posseduto è un bene provvisorio quanto la vita che non si può negare a nessuno.

venerdì, ottobre 22, 2004

a vita bassa

In un articolo, dei giorni scorsi su un quotidiano, una quindicenne diceva di voler comprare un paio di mutande Dolce e Gabbana da indossare sotto i jeans a vita bassa facendo uscire bene la scritta e poi andare a passeggio sulla Tuscolana insieme ad altri ragazzi. Alle obiezioni del professore di scuola che le faceva osservare quanto fosse triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi a una moda pensata da altri, la quindicenne replicava: "Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell'altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe".
Da sempre penso ci sia nei quindicenni, per non dire altre età giovanili e no, lo spirito di branco, di emulazione di modelli definiti di successo, di appartenenza e ricerca di mode. Poi esiste anche un altro problema che riguarda, oltre che il costume e la psicologia di massa, anche il perché del bisogno di celebrità, di successo che c’è in tutti e fa sentire frustrati e inutile chi non riesce a raggiungerlo.
Oggi la televisione dimostra tutto il suo potere attrattivo e di risposta ad un bisogno che è profondo e se analizzato bene risulta semplice: la conferma di esistenza. Già, abbiamo bisogno che qualcuno ci dica sempre che viviamo, ci siamo e che siamo noi. Per soddisfare questo semplice bisogno servono le ‘carezze’ di ogni tipo, tanto che è meglio uno schiaffo, un rimprovero, all’indifferenza.
In Tv succede che si diventa qualcuno, si diviene celebri, in breve tempo senza nessuna particolare dote: basta apparire; basta quello per essere riconosciuti, e con questo riconoscimento ricevere le famose carezze utili a confermare l’esistenza, l’essere in vita.
La mancanza di celebrità, quello che manca in sostanza alla quindicenne, fa sembrare la vita inutile. Pare che le carezze e quella quantità necessaria a dire che ci siamo sia dovuta solo a chi è celebre, al divo, allo sportivo vincitore, il resto è nullità. Ecco spiegato forse anche la corsa a diventare ‘veline’: pseudo ballerine, cantanti, figurine utili a rendere la scenografia festosamente sexi; metterci la faccia e il ‘sedere’ rende molto celebri.
Per me avviene questo perché si è travisato e ricevuto all’origine l’insegnamento sbagliato su ciò che è l’amore. L’amore è la vera medicina che guarisce il bisogno di confermare l’esistenza e regala le più belle, profonde e durature carezze.
Ma non bisogna scoraggiarci: amare è un’arte e si deve imparare a proprie spese. Allora si comprenderà che diventare celebri, non vuol dire amare ed essere amati, ma sentire di più questa mancanza; sentirla al pari di chi non lo è, ed è forse per questo più vicini alla vera arte. L’arte di amare.

martedì, ottobre 19, 2004

La qualità degli uomini

Si possono avere idee di destra o di sinistra ma in fondo quello che conta è la qualità degli uomini; è il rapporto con il proprio sé, che si trasmette nelle relazioni con gli altri determinandone poi i comportamenti, che fa misurare la bontà di questi ultimi.
Allora in fondo il vero discrimine tra gli uomini e i diversi schieramenti ideali passa attraverso caratteristiche umane non indifferenti.
Non ci sono in questo senso allora “buoni” o “cattivi”, “bravi” o “stupidi”, ma in sostanza solo innamorati della propria immagine ed esclusivisti della ragione, predicatori, avventurieri, bugiardi, insaziabili e avidi di potere.
Tutto questo, chiaramente per i politici, si nasconde dietro il perseguimento del servizio comune. Sì, questi ultimi dovrebbero essere uomini generosi, di qualità, che si mettono a disposizione per risolvere i nostri problemi di convivenza ricercando la sottile arte del “male minore nell’interesse maggiore”. Ma è così?
Osservateli bene i politici o i detentori di cariche pubbliche e ditegli un preventivo grazie: si sono messi a nostra disposizione, così almeno si pensa; poi non guardategli la ricchezza del portafogli ma quella dell’anima, e lì casca l’asino. Quanti di questi conoscono il dolore del peccato? Quanti dovrebbero preventivamente chiedere perdono per non conoscere abbastanza di loro, della vile natura, prima di aiutare noi?
Ecco, a molti di loro manca la compassione, una pietà per loro stessi che li aiuterebbe ad averla per gli altri.
Essere eroi non è una qualità e quando certi uomini parlano, prima dovrebbero interrogarsi un po’. Dovrebbero essere degli straordinari interrogatori che più di risolvere i nostri problemi imparassero a risolvere i loro e poi insegnassero a chiederci perché.
Ecco una qualità, una qualità degli uomini, che aiuterebbe il mondo.


sabato, ottobre 16, 2004

Saggio sul linguaggio del Cav.

Con le continue ‘battute’ di Berlusconi e dei suoi ministri la questione del linguaggio, analizzato nel libro ‘Il linguaggio e la retorica della nuova politica italiana’, scritto da Amedeo Benedetti per la Erga Edizioni, è sempre attuale. L’autore, del libro in questione, Amedeo Benedetti è uno studioso attento alla comunicazione e alle forme immaginative che dopo aver scritto un saggio su il linguaggio delle nuove Brigate Rosse, ora si è cimentato in questo studio attento alla comunicazione politica in generale ed in particolare a quella del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
Con l’avvento di Berlusconi nel panorama politico italiano c’è stata una rivoluzione dell’uso del linguaggio: tutto diventa diretto. Prima si parlava il ‘politichese’ una comunicazione arzigogolata piena di giri di parole inconcludenti e incomprensibili; era un linguaggio di chi non voleva farsi capire, una sorta di codice tra addetti ai lavori e che gli stessi operatori dell’informazione, i giornalisti, stentavano a decifrare. Ora invece c’è un linguaggio semplice, diretto, povero di contenuti che semplifica i problemi ma non li risolve. Prima le promesse venivano fatte come impegno di un intero partito, delle forze politiche e non venivano mai mantenute, mentre addesso vengono fatte con l’impegno personale, con il «ghe pensi mi», ma ancora regolarmente non vengono mantenute. In sostanza è cambiato il linguaggio ma non i vecchi vizi della politica italiana.
Berlusconi è allora il grande comunicatore? Per l’autore del libro lo è chi sa convincere, chi riesce a portare sulle sue posizioni gli altri e il cavaliere in parte lo è ma sconta anche il vuoto, l’assenza di contenuti. Quanto può durare la banalità? Quanto può continuare a convincere la comunicazione di Berlusconi e il suo uso delle parole che privilegiano l’impolitico? Una cosa balza agli occhi di tutti: il linguaggio della nuova politica non risolve i problemi: è un linguaggio vuoto. La politica di Berlusconi si riduce a poche frasi: Giù le tasse - Più libertà – Via i comunisti. Se c’è qualcosa che differenzia la destra dalla sinistra è che la destra non fa analisi, non si interroga. La destra usa solo il linguaggio dell’ottimismo come la strada principale per fare aumentare i consumi, gli investimenti, il progresso: un giro di solo parole.
Nel saggio di Amedeo Benedetti si sono analizzati i meccanismi di comunicazione usati da Silvio Berlusconi e approfonditi con scrupolosa cura nelle oltre 200 pagine del libro, che raccoglie 750 citazioni del personaggio in questione.
Ecco qualcuna delle citazioni: «Quando Bossi dice che sono peronista forse si riferisce alla birra Peroni» (1994); «Arafat mi ha chiesto di dargli una tivvù per la Striscia di Gaza. Gli manderò Striscia la notizia» (1997); «E’ vero, con la Finanziaria si dà con una mano e si toglie con l’altra. Qualcuno ha detto che più di una partita di giro è una partita di raggiro» (1997); «Al Partito Popolare Europeo l’altro giorno ho fatto ridere tutti i delegati quando mi sono appropriato di una battuta di Woody Allen e ho detto: Il comunismo è morto, ma anche la socialdemocrazia sta poco bene» (1999); «Ecco un uomo che ha sempre le mani in pasta: è ginecologo» (2003).
la semplificazione del linguaggio cerca di semplificare anche i problemi che sappiamo invece complessi; quanto può durare e risultare vincente questo linguaggio e novità nella politica?
Il libro domanda questo e in parte cerca di rispondervi. A voi leggerlo e trarne le vostre conclusioni.

Il linguaggio e la retorica della nuova politica italiana
Amedeo Benedetti
Erga Edizioni, 225 pagine, 17 euro


giovedì, ottobre 07, 2004

necessità del male?

"Il comunismo è stato un male necessario in qualche modo all'uomo e al mondo". Così Giovanni Paolo II definisce la dottrina politica che affonda le sue radici nel pensiero di Marx e Engels nella sua nuova opera Memoria e identità.
Interessante questo punto di vista di chi è considerato, per il verbo, 'infallibile'.
Io semplicemente che nel comunismo ho creduto senza infallibilità, ma proprio per la fallibilità dell'uomo insieme delle sue capacità ad essere qualcosa di diverso: superiore, morale e benefico per l'umanità tutta; lo penso forse ancora un bene possibile.
Intendiamoci, sappiamo che nel nome di grandi ideali e convinzioni di giustizia, moralità, si sono compiute le più atroci nefandezze contro l'umanità, per cui nessuno è immune dal male e in specie del proprio pensare con delle certezze; ma il comunismo, quello trasmesso anche originariamente e originalmente da Gesù Cristo, penso sia ancora un valido ideale per una nuova umanità.
Vive e c'è poi quel male più grande ed infinitamente diffuso che è quello dell'inconsapevolezza, dell'ignoranza, del voltare la testa e lo sguardo per non vedere, insieme alla mancanza di un pensiero 'altro', 'diverso' e 'trascendente' la nostra condizione contingente all'economia e al mercato.
Per questo considero ancora fondamentale l'opera di Hannah Arendt su 'la banalità del male'.
Il comunismo ha fornito diversamente a molti uomini sfruttati, oppressi, vilipesi ed emarginati, uno strumento per riscattare la propria condizione e trovare una dignità negata da ideologie supportate dalla legge del più forte, del possesso e dell'arroganza. Cristo aveva fornito con la sua vita e le sue parole il primo insegnamento spirituale di libertà e speranza all'umanità intera. Il vero e unico miracolo di Cristo, utile agli uomini del suo tempo e poi rivelatosi utile sempre, fu quando affermò che tutti gli uomini sono uguali, sono fratelli e proprio negli umili è la salvezza del mondo: era, per l'epoca in cui Cristo disse quelle cose, qualcosa di inimmaginabile; la cultura del tempo e chi in quella cultura greco-romana ed ebraica era nato non aveva la possibilità di pensare diversamente. Allora si può dire che anche quella Croce forse fu un male necessario?

domenica, ottobre 03, 2004

Ho voglia di innamorarmi


“Ho voglia d'innamorarmi - di una donna - di un animale - di una borsa di coccodrillo - di uno straccio di ideale - ho voglia d'innamorarmi - di qualcosa che non c'è...”, così cantava Baccini ed esprimeva bene un bisogno reale.
La voglia di innamorarsi, l’entusiasmo di affrontare una cosa nuova, di ritrovare la spontaneità e non averne timore è la cosa più bella cui possiamo aspirare. Che bello saperci vedere come bambini, sapere cogliere l’autenticità del nostro carattere. Spesso, se non sempre, invece giochiamo giochi pericolosi e finti. Cerchiamo surrogati all’amore.
Con l’innamoramento invece affrontiamo indifesi la vita con un progetto per il futuro: siamo pronti anche a soffrire per sentire il bene dell’amore; siamo pronti a giocare con l’amore per l’amore.
Se guardiamo con occhio attento a cogliere quello che di autentico, di bello, ognuno porta con sé, diventano amabili tutti. Allora si comprende che nessuno è in fondo detestabile, ma è come un bambino che vuole giocare, perché in quello stesso gioco non solo è insito il bisogno d’amore ma lo stesso bisogno per la vita e dell’altro ad esprimerlo.
Poi cambiando canzone, con ”Everybody Loves Somebody” si ritorna allo stesso concetto: ognuno ama qualcuno, anche per un momento. Ognuno cade nell’amore e ognuno trova qualcuno. Se lo desidera e sogna, ad ogni ora e minuto, si ritrova tra le braccia l’amore.
Allora auguri d’amore a tutti. Sempre. Poiché: “Può capitare di non essere amati, ma la vera disgrazia è non amare" (Albert Camus)