lunedì, marzo 31, 2008

Segnalazione per la chiarezza

Voglio segnalare il linkdi quattro gatti -fadi, marco, paolo, salvatore- che spiegano in modo chiaro alcuni dati economici, utili ad orientare un voto consapevole.
I risultati dell'economia sono spesso un elemento importante per valutare i risultati di una azione di governo. Con le informazioni contenute in questo sito web, abbiamo la maniera di 'istruirci'. Grazie ai quattro gatti che speriamo diventino milioni.

giovedì, marzo 27, 2008

Pensiero sul voto

Il voto non dovrebbe servire a testimoniare un’appartenenza, ma anche e soprattutto a scegliere un governo, un programma per il paese e una classe dirigente. Allora mi domando come mai a sinistra ci ritroviamo ancora Bertinotti? Non era meglio Mussi o Vendola? Bertinotti rappresenta il vecchio del vecchio, e gli avversari politici, come Berlusconi, vorrebbero avere a che fare sempre con degli elementi come Bertinotti…non ci sarebbe battaglia: vincerebbe alla grande…chi? Berlusconi si intende.
Bertinotti è un parolaio senza confini. La sua visione politica e della società è ferma. Non percepisce i cambiamenti profondi che, non solo l’Italia ma, tutto il mondo sta attraversando. Con questa sinistra si finirà sempre e solo a fare l’opposizione: a continuare a dire dei no, come in fondo ha fatto Bertinotti, che ha pensato di rifondare un comunismo che lui non ha mai conosciuto. E per fortuna non ha fatto conoscere a noi…
Per governare il cambiamento e progettare il futuro, dovremo cercare di avere la maggioranza dell’Italia e non accontentarsi di avere si e no il 9% dei voti. Cosa ci facciamo con quelli? Mandiamo Caruso, Bertinotti, Giordano e Pecoraro Scanio a fare gli oppositori? Meglio di no. Pensateci bene a chi dare il voto.
Per governare servono progetti ampi e uomini che non si rinchiudano in ambiti angusti dove fare diventare tutto una botteguccia.

giovedì, marzo 20, 2008

La guerra in Iraq compie 5 anni oggi

Il 20 marzo di 5 anni fa iniziò la guerra in Iraq. Ricordo che alle 3.33 in Italia (le 5,33 in Iraq), con una serie di martellanti raid aerei per decapitare il regime, gli Stati Uniti lanciarono l'operazione "Iraqi Freedom". Il bilancio di questa guerra ancora in corso è devastante. Mentre la pace non è ancora arrivata si contano oltre 650.000 morti tra i civili, aumenta il terrorismo, gli attentati, i marines registrano perdite superiori ai 3500 morti... anche se si tengono segrete le cifre. Le notizie delle morti e delle stragi sono sparite dalle prime pagine dei giornali del mondo, ed ora si possono leggere solo brevi note di agenzie come quelle di oggi: ‘(AGI) - Baghdad, 19 mar. Una terrorista suicida si è fatta saltare in aria al passaggio di una pattuglia di polizia nella cittadina irachena di Bala Druz, nella provincia di Diyala. Il bilancio è stato di quattro morti, tra cui un poliziotto, e 12 feriti, fra cui tre agenti.- (ASCA-AFP) - Karbala, 18 mar - Sale drasticamente il bilancio dell'attacco suicida nei pressi di un santuario sciita avvenuto ieri a Karbala, nel centro dell'Iraq: le vittime sarebbero almeno 52." La guerra in Iraq ha superato nel tempo, con il raggiungimento di 1825 giorni al 20 marzo di quest’anno 2008, la seconda Guerra Mondiale che durò 1347 giorni. Paul Wolfowitz aveva indicato, davanti al Parlamento statunitense, il costo della guerra in 50 milioni di dollari- largamente autofinanziati dai 100 milioni di dollari del petrolio iracheno; oggi si brucia quella cifra ogni settimana, al ritmo di sei milioni di dollari al giorno. Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, autore del libro "The three trillion dollar war" scritto insieme alla docente di Harvard Linda Bilmes, la guerra irachena supererà il costo record della Seconda Guerra Mondiale (5000 miliardi di dollari del '45). Per gli autori, il conflitto in Iraq costerà complessivamente almeno 3000 miliardi di dollari entro il 2017. Che dire? Cosa aggiungere? Nel 2008 finirà comunque l’era Bush e si spera che l’arrivo di una grande recessione economica, a differenza delle volte scorse che faceva scoppiare le guerre, questa volta faccia rinsavire i potenti della Terra. A proposito nell’occasione della proclamazione di guerra all’Iraq, Bush stillò la lista degli stati canaglia, dov’era presente la Cina... nei giorni scorsi - prima dei fatti in Tibet - è stata depennata. Cosa pensare?
*Articolo pubblicato da L'Unità e da Italians- oggi 20 marzo-

mercoledì, marzo 19, 2008

Questo blog compie 5 anni

Questo blog compirà 5 anni il prossimo 25 aprile. 5 anni di scrittura a ricordare momenti ed esprimere pensieri ed opinioni sulle cose più varie. Dopo un invio di prova a febbraio, dal 25 aprile 2003 iniziavo l’avventura di questo blog, che è rimasto sostanzialmente uguale. Iniziavo con un post sul fascismo:
‘Il fascismo vive sempre. Diciamo la verità, il fascismo è più potente di ogni democrazia e altra qualità umana. Il fascismo è come una legge naturale: forte, barbaro e insieme accomodante; riesce a dare ordine e valore alle parti più cattive, crudeli e rozze di ognuno. Per questo si sono inventate le razze e le civiltà superiori, si dà per scontato che il ricco e il potente, come il furbo, siano di una specie privilegiata. Ai deboli e poveri poi si fornisce un capo, un bravo padre di famiglia che pensa per loro. Il personaggio designato a ricoprire il ruolo suddetto, di solito diventa una macchietta: dimostra di volere saper fare di tutto’.
Ricordate? Non a caso scelsi il 25 aprile per ricordare ancora quanto ci voglia poco a regredire a perdere i diritti acquisiti e saltare nel buio.
Una costante che si legge in questi anni è la presenza di Berlusconi. A leggere ora tutti quei post, dico il vero, mi dispiace che quell’omino, quel guitto della politica, abbia avuto così tanto spazio e continui a imperversare nella nostra vita.
Bisognerebbe ignorarlo. Però è così presente perché rappresenta bene gli italiani o quello che sono diventati. Non è un caso che a distanza di oltre 14 anni dalla sua entrata in politica continui a tenere banco: oltre che il forte supporto dei media che raccontano ogni suo peto, lo vogliono milioni di italiani; non stanchi del suo apparire, delle sue battute, della sua insipienza.
Berlusconi continua…una cosa mi consola: sono molto più giovane di lui e così posso sperare che la sopportazione duri fino ad una naturale soluzione. Sì, perché malgrado il berlusconismo viva, nel popolo della cosiddetta libertà, lui ne è una maschera di sintesi per cui mi auguro che mancando lo specchio cui quelle genti si riflettono, cambino i parametri e le prospettive.

martedì, marzo 18, 2008

Con Veltroni

‘Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa’. Bravo Veltroni. Da quanto tempo i cittadini aspettano di vedere attuato questo principio? I costi della politica è una delle tante ragioni per cui i cittadini rifiutano la politica partitica italiana. I politici italiani ci prendono in giro con il finanziamento pubblico e poi vantano migliaia di bonus indecenti. Più avanti nel discorso fatto a Novara, Walter Veltroni, aggiunge anche il bisogno di sobrietà ed efficienza nella politica: ‘E’ la politica che ha voluto fare un Paese complicato’. Altro traguardo utile ad avvicinare alle istituzioni i cittadini italiani che oggi le rifiutano. Finalmente. L’etica in politica passa anche di qui.
Walter Veltroni, libero dai vincoli delle botteghe partitiche, riesce a parlare chiaro e dire le cose che tutti vogliamo sentire. Senza le smentite del giorno dopo.
Fusse che fusse la volta bbona? Parafrasando Nino Manfredi, della Canzonissima della fine anni ’50, possiamo sperare che questa volta qualcosa si farà.
Così oltre a diminuire il numero di parlamentari è giusto che vengano tagliati i loro stipendi. Bisognerebbe pagarli come ‘lavoratori a progetto’. Aggiungerei io.
Fusse che fusse che entriamo nel terzo millennio? Con Veltroni?

domenica, marzo 16, 2008

Da “L’ombra di Mao” di Federico Rampini

Il Dalai Lama è la figura più odiata dai governanti cinesi. Perfino il suo volto è all’indice: l’onnipresente polizia cinese arresterebbe chiunque dovesse esibire una sua foto. Ma nessuna censura, nessuna persecuzione è riuscita a sconfiggere la religiosità diffusa, mistica e corale del popolo tibetano. Lo spettacolo dei pellegrini che invadono quotidianamente Lhasa oggi sembra “normale” perché Pechino ha ripristinato – alle sue condizioni – la libertà di culto. In realtà questo spettacolo è una dimostrazione impressionante di resistenza passiva, alla luce di quel che i buddisti hanno dovuto soffrire. Dopo l’invasione militare cinese del 1950, la tolleranza verso le tradizioni locali durò solo pochi anni. Nel 1959 una prima svolta estremista di Mao Zedong portò all’imposizione dell’ateismo di Stato. Dal 1966 al 1975
la Rivoluzione culturale intensificò le violenze contro la religione, con i famigerati “processi di piazza” ai fedeli. Il Tibet fu vittima della campagna più feroce: i comunisti cinesi uccisero 1,2 milioni di persone, un quinto dell’intera popolazione. Ma la tenacia dei tibetani ingannò perfino il leader più lucido e astuto della Repubblica popolare, Deng Xiaoping. Nel 1979, insieme con la svolta politica moderata, la normalizzazione delle relazioni con l’Occidente e l’avvio delle riforme di mercato, Deng allungò un simbolico ramoscello d’ulivo al Dalai Lama invitandolo a mandare suo fratello in visita in Tibet per constatare che le condizioni di vita dei suoi concittadini erano migliorate. Nei piani di Deng quell’apertura era il preludio per un negoziato con il Dalai Lama da posizioni di forza, per convincerlo a tornare in patria dopo essersi sottomesso all’autorità centrale di Pechino. Secondo le informazioni che Deng riceveva dal partito comunista locale, i tibetani ormai erano assuefatti alla dominazione cinese, e i progressi nel benessere materiale appagavano la popolazione. L’errore di calcolo di Deng fu clamoroso. La visita del fratello del Dalai Lama scatenò un delirante entusiasmo popolare, le manifestazioni di gioia degenerarono in cortei nazionalisti al grido di “Tibet indipendente” e “Han go home” (gli Han sono il ceppo etnico dominante della Cina). Ogni dialogo con il Dalai Lama è stato troncato. In compenso la pratica del buddismo è tornata a fiorire, sia pure con un “numero chiuso” che contingenta il reclutamento dei nuovi monaci: questo non impedisce che oggi nei monasteri di Lhasa molti di loro siano giovanissimi, segno che nessuna secolarizzazione è riuscita a inaridire le vocazioni. Sul fronte economico Pechino ha accelerato gli investimenti per dotare il Tibet di infrastrutture efficienti, dagli aeroporti alle autostrade, e per agganciarlo al boom economico cinese. Nei quartieri nuovi di Lhasa i grandi viali moderni oggi pullulano di gru per la costruzione di palazzi, dilagano le pubblicità e le insegne commerciali al neon, gli shopping mall, i negozi di elettronica e di moda. Ogni giorno che passa Lhasa assomiglia un po’ di più a tutte le altre città della Cina. Questo è vero anche nella composizione demografica: per accelerare lo sviluppo economico Pechino ha incoraggiato l’immigrazione degli Han, più istruiti e più intraprendenti. Eppure la marea dei pellegrini che sommerge Lhasa a tutte le ore in tutte le stagioni dell’anno, è lì a ricordare che questo è un luogo diverso. Mai nella storia millenaria del Tibet, il suo popolo aveva dovuto subìre una invasione etnica come l’attuale immigrazione dei cinesi. Il buddismo locale è pacifista, il Dalai Lama si è sempre rifiutato di appoggiare qualsiasi lotta violenta. Ma la religiosità tibetana ha già dimostrato in passato di saper custodire un nazionalismo profondo, che riemerge in momenti inaspettati e nelle forme più imprevedibili. Come nel Canto dell’Antilope Tibetana, che il gruppo hard rock Vajara intona a tutto volume all’una di notte, nella discoteca gremita di teenagers entusiasti: “Sotto questi cieli azzuri / Sotto le nuvole bianche / Vivono le più belle creature dell’universo / All’improvviso siete arrivati voi / Con le vostre armi e la vostra avidità / State uccidendo l’ultima antilope / Ci state divorando / Lasciateci vivere / Lasciateci vivere”.

domenica, marzo 09, 2008

Situazione Internet in Italia

Un popolo di teledipendenti allergici ad internet. E’ la fotografia Istat del rapporto tra gli italiani e l’universo hi-tech. Dal febbraio 2007 l’Istituto di statistica ha analizzato un campione di 19 mila famiglie (49 mila persone in tutto). I risultati, pubblicati il 17 gennaio 2008, sono desolanti per internet. La televisione resta la più amata dagli italiani. Il piccolo schermo infatti è saldamente in vetta nella classifica delle tecnologie più diffuse: il 95,9% delle famiglie possiede almeno una tv. Seguono a ruota cellulare (85,5 %) e videoregistratore (62%). Fuori dal podio Pc e internet, rispettivamente al quinto e sesto posto.
Nel Belpaese naviga in rete solo il 43% delle famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni (escluse quindi le coppie di anziani). La media europea è del 54%. Nel vecchio continente siamo diciottesimi, dietro la Lituania, un gradino più su di Portogallo, Polonia e Cipro. Se si considera l’intera galassia delle famiglie italiane (incluse quelle di soli anziani) l’accesso ad internet cala al 38,8%. Una delle cause sta nella scarsa diffusione del computer, porta d’accesso al web. In Italia il 41% appena della popolazione usa il Pc.
Navigare senza fili è un lusso. Il 17,3% degli internauti utilizza portatile e WiFi. Che staccano nettamente cellulare via Gprs (7,4%), telefonino Umts (6,8%) e palmare (5,2%). Cresce in compenso la banda larga. Tra le famiglie on-line, le connessioni Adsl e fibra ottica passano dal 14,4% al 22,6%.
Quali sono le mete elette dei web surfer italiani? In cima c’è sempre la posta elettronica. Il 77,3% dei navigatori sbarca in rete per mandare mail. Poi si cercano informazioni su merci e servizi (64,8%), cultura (54,7%), viaggi e turismo (43,4%) e le news (43,1%).
In Italia internet è roba da ricchi. Nelle famiglie di manager,imprenditori e liberi professionisti, il Pc ha una diffusione del 32% in più rispetto alle famiglie di operai e disoccupati. Lo scarto nell’accesso al web invece è del 37,7%. Tra i “ricchi” la Tv non è nemmeno la tecnologia principe. Ai piani alti della piramide sociale il video cede il trono al cellulare: il 97,2% delle famiglie ne ha uno.
L’accesso al web varia a seconda del reddito, ma anche del sesso. Naviga in rete il 31,7% delle donne contro il 42,3% degli uomini. E si allarga ancora la forbice Nord-Sud. Nel mezzogiorno e nelle isole, internet è alla portata del 32% delle famiglie, la banda larga crolla al 18%. Nel centro-nord i numeri schizzano rispettivamente al 41% e al 25%.
I dominatori del web sono gli “under 30”. Il 68% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è un habituè della rete, mentre il 77% possiede un Pc. Più s’invecchia meno si naviga. Tra i 35 e i 44 anni l’uso del computer scende al 54% e internet al 48,5%.
A far ben sperare sono proprio le nuove leve, sempre più distanti dal piccolo schermo e affascinati dalla rete. Altro dato incoraggiante: nel 2007 gli internauti che navigano quotidianamente salgono dal 14,1% al 16,1%.
La televisione, insomma, non cede lo scettro e internet ne deve fare di strada. Per conservare il trono, però, il piccolo schermo passa ai bit. Nel 2007 infatti prende piede il digitale terrestre (dal 15,5% al 19,3%), il satellite (dal 25,6% al 28,6%) e il dvd (dal 51,7% al 56,7%). La tv generalista, quella si, è in pericolo di vita. Qualcuno versa lacrime?

venerdì, febbraio 29, 2008

Cafè Philo a Genova

Giovedì 28 febbraio 2008. Grande successo del primo Cafè Philo a Genova. Oltre 50 persone si sono trovate da Oltreconfine Cafè in Piazza San Lorenzo per seguire il dibattito del Cafè Philo, condotto dalla brava psicofilosofa Giusy Randazzo. Visto il grande interesse e partecipazione comunico che l’iniziativa si ripeterà l’ultimo giovedì di ogni mese.
Gli argomenti da trattare saranno decisi di volta in volta. Al primo Cafè Philo si è parlato d’amore e il tema trattato ha avuto diverse definizioni non trovandone poi una che fosse in grado di comprendere questo sentimento che va oltre ogni logica di contenimento e di razionalizzazione. Giusy Randazzo è stata bravissima a condurre la discussione e partendo dal mito che racconta come l’uomo fosse stato diviso per punirlo in due parti da Giove, per la sua presunzione ad essere loro dei, poi ebbe pietà e donò all’uomo l’amore affinché potesse riunirsi con la metà mancante. L’amore come medicina e sollievo per la pena dell’essere scissi.
Una bell’inizio che ha fatto intervenire molti a legare all’amore altre cose: amore è libertà; amore è sofferenza, come piacere, dolore, possesso, legame…
L’amore è molte cose ed al termine nessuno ha più risposte ma solo domande…ed ecco che la filosofia ha svolto il suo compito. Una bella serata davvero.

lunedì, febbraio 25, 2008

Sarebbe bellissimo

Sarebbe bellissimo se in politica non entrassero i cosiddetti teodem o i teocon. Abbiamo sempre più bisogno di laicità. Abbiamo bisogno che chi si mette al nostro servizio, facendo politica, lasci le convinzioni religiose come un fatto da vivere nel suo personale privato.
Non si vuole divorziare? Non si vuole usare il preservativo? Non si vuole l’inseminazione artificiale? Non si vuole andare a vivere con un’altra donna o altro uomo? Non si vuole fare il testamento biologico? Non si vuole usufruire della legge 194? Nessuno ci obbliga a disporre di queste libertà.
Per quale motivo si vuole uniformare il mondo a propria immagine e somiglianza? Forse perché si è detentori di una verità assoluta?
La libertà è una dolce bevanda che una volta assaggiata dovrebbe aiutare a non tornare indietro, a non essere più schiavi di qualcuno o qualcosa. Purtroppo non è stato sufficiente far ingoiare quel nettare prezioso a molte persone ed interi popoli, per portarli alla causa della democrazia. Per certe menti, e certi cuori, la libertà fa paura: vuol dire prendersi la responsabilità della propria vita seguendo una strada di conoscenza che porta a se stessi, alla propria essenza.
La libertà è una bevanda che aumenta la capacità di scegliere il bene. La libertà non va confusa con la verità o la perfezione, la libertà è semplicemente l’autonomia di sé. Attenzione però, ogni passo nella vita che aumenta la fiducia in se stessi, l’ integrità, il coraggio, la convinzione, aumenta anche la capacità di scegliere l'alternativa desiderabile; finché alla fine non diventi più difficile scegliere l'azione indesiderabile piuttosto che quella desiderabile.
La libertà in questo modo diventa il grado di misura del proprio egoismo e insieme di dominio delle rinunce alle soddisfazione dei bisogni.
Continuando nel paradosso, dove la sola libertà che non abbiamo è quella di non essere liberi, viviamo psicologicamente schiavi di gabbie costruite da noi stessi: pensate che spendiamo miliardi di dollari per fare la guerra con lo scopo di rendere sicura la nostra libertà. Una libertà che ci fa prigionieri.
Dove sono allora i politici che perseguono la vera libertà?

mercoledì, febbraio 20, 2008

I vantaggi della donna

C’è la commissione ministeriale delle pari opportunità, e l’anno 2007 trascorso era stato proclamato Anno europeo Pari Opportunità per Tutti. Bisogna anche dire però, che essere donna ha molti vantaggi e dà maggiori opportunità.
Esempi: l’automobile per le donne è solo un mezzo di trasporto e non un corrispondente proporzionale alla virilità; così il box auto non è una delle sue massime aspirazioni della vita. Inoltre con le loro amiche possono parlare di molte cose senza discutere se fare o non fare sesso sfrenato. Nessuno le domanda quanto resistono...per questo possono fingere gli orgasmi senza essere scoperte, ma allo stesso tempo i loro orgasmi possono essere multipli; insomma recuperano in qualità. Possono divertirsi anche in bagno a chiacchierare con le amiche.
Altro fatto indiscutibile le donne sono decisamente più sensibili, ordinate, curate, fresche e profumate. Non sono costrette a ridere per una stupida barzelletta sporca. Possono avere i capelli del colore che più le piace e tagliandoseli a volte possono anche cambiare la vita. Le donne sono intuitive Si relazionano con serenità con ogni tipo di persona, senza dover pensare ossessivamente di come fare per portarsela a letto. Hanno un buon rapporto con gli animali...
Non hanno bisogno della mani per fare pipì, possono andare in giro senza mutande. Sono la pratica di tutta la teoria.
Ancora, conoscono almeno altre 20 bevande oltre alla birra. Hanno gli orizzonti meno limitati. Hanno meno colesterolo. Non hanno bisogno di essere in gruppo per trovare il coraggio di abbordare qualcuno. Sanno digerire senza essere volgari. Soprattutto non saranno mai un ‘vecchio porco’.
Allora in fondo quali opportunità possono prendere dall’uomo? Forse per fare la fila più corta per andare al bagno? Aprire i vasetti da sole? Sapere tutto sulle auto? Non trascinarsi dietro la borsa piena di cose inutili? Poter ammirare il proprio divo, senza morire di fame per avere qualche somiglianza? Comperare preservativi senza che il negoziante le immagini nude? Perché gli amici non ti incastrino mai con un ‘noti qualcosa di diverso’?
O non sarà mai per perdere una ‘opportunità’ sessuale, perchè non te la senti?
Così come il fare un bel rutto, che è quasi atteso di tanto in tanto?
Naturalmente scherzo…ma pensateci su. E buone opportunità a tutti.

martedì, febbraio 19, 2008

L'ambiguità di G. Ferrara

Giuliano Ferrara incarna attraverso le sue battaglie tutta l’ambiguità possibile.
Giuliano Ferrara ha attraversato tutte le posizioni politiche: da comunista è diventato prima socialista per approdare a Forza Italia; come da ateo è diventato bandiera del clericalismo, con l’invenzione della moratoria sull’aborto.
Forse ambiguo è anche il nostro pensiero, ma Ferrara si è sempre distinto contro le donne e la femminilità. Non dimentichiamo la pubblicazione su Panorama, di cui Giuliano Ferrara prese la direzione nel 1996, della videocassetta dell’incidente probatorio di Stefania Ariosto, l’accusatrice di Previti. Si voleva far passare Stefania Ariosto come una instabile mentale.
Ora si candida non solo per diventare un senatore della Repubblica italiana - dopo che ci aveva provato contro Di Pietro nel Mugello nel 1997- ma anche Ministro della Salute…lui con la sua stazza dovrebbe insegnarci a dimagrire? Giuliano Ferrara ministro lo è già stato con il primo governo Berlusconi nel 1994: Rapporti con il Parlamento, l’attizzatore di risse, l’inventore della TV spazzatura; anche qui chi non lo ricorda dentro il bidone delle immondizie mentre si cosparge di rifiuti? E il suo teatrino sulla 7 dove, intervistando Berlusconi disse che aveva fatto bene a sbattere fuori dalla Rai Biagi, Santoro e Luttazzi, metteva in difficoltà il suo capo? Ora con la lista per la vita chiamata Pro-life, cerca consensi attaccando la pratica abortiva come omicidio e selezione genetica razzista. Ancora sostanzialmente una battaglia contro le donne mascherata da frasi come: ‘Vogliamo restaurare amore e buonumore, come scriveva il teologo Ratzinger. Il risultato sarà una sorpresa, ne sia certo...’- scrive a Berlusconi, sempre il suo referente politico: dovrebbe essere lui ad accoglierlo, a non abortirlo.

martedì, febbraio 12, 2008

In democrazia servono i numeri

In democrazia servono i numeri, serve una maggioranza per prendere le decisioni e governare. Purtroppo alla sinistra, cosiddetta radicale, questo sembra non interessare: procede con proclami, slogan e iniziative sapendo benissimo che da sola, con il 10% dell’elettorato, sarà impossibile fare qualcosa di utile all’Italia. Alla fine la sinistra, cosiddetta antagonista, rivela la sua aspirazione a fare solo l’opposizione.
Nel panorama politico italiano dove prevalgono i personalismi, le frammentazioni basate sui distinguo, non si riesce a trovare mai la sintesi per le decisioni da prendere.
Il centrodestra, evocando un inesistente pericolo comunista, giocando sull’emotività e sul carisma di un capo-padrone, riesce a compattarsi ed avere un buon risultato elettorale. Il centrosinistra invece pur seguendo un razionalismo pragmatico si divide e, rincorrendo battaglie astratte, dimentica gli obiettivi concreti.
Ricordate come era caduto il governo Prodi nel 1998? Per la richiesta di Rifondazione Comunista delle 35 ore settimanali, quali toccasana per l’occupazione. Che battaglia era? Nessuno l’ha più rispolverata. Oggi dopo le varie uscite dei numerosi personaggi: Pecoraro Scanio, Giordano, Di Pietro, Diliberto, Mastella, Dini e successo lo strappo. Se si chiederà perché è caduto nuovamente il governo Prodi, saranno in pochi a ricordarlo. Non sarebbe ora di porre fine a questi siparietti? Se non si cerca di perseguire una maggioranza vera con uomini nuovi, scelti dai cittadini e non dai partiti-bottega non si riuscirà a cambiare niente. In verità neanche Veltroni è un ‘nuovo’, però il soggetto politico che rappresenta è la vera scommessa per una nuova politica, e al suo interno stanno crescendo uomini e donne con la voglia di cambiare.
In democrazia servono i numeri e anche le teste.

domenica, febbraio 10, 2008

Per San Valentino

Lascia perdere gli oroscopi e segni zodiacali, quel giorno che ti ho incontrato mi sono innamorato di te non perché c’era Marte che entrava in Venere o Mercurio che usciva da Giove, ma perché hai risposto al mio sorriso e vederti ridere è stata la mia gioia. Vederti com’eri bambina è il mio segreto d’amore.
Ricordo che ti ho invitata al cinema e nel buio della sala ci siamo presi le mani, solo con quelle abbiamo parlato; abbiamo scambiato più di mille parole.
Abbiamo intrecciato le dita, stretto i palmi, accarezzato i dorsi…le mani, le nostre mani scoprivano i nostri corpi. Toccandoci abbiamo scoperto l’amore.
Lascia perdere San Valentino e le feste comandate; quelle dedicate a questo o quel santo protettore, mi sono innamorato di te e continuo ad amarti senza raccomandazioni. Ti amo per quello che sei, per la tua spontaneità. Amo la tua aria ingenua e lo stupore che scambi.
Ricordo il nostro primo bacio. Ricordo tutte le sensazioni, il brivido che mi donò e che durò parecchi giorni: con la lingua, capii cosa vuol dire gustare, assaggiare, bere umori e vita.
Abbiamo da allora continuato a baciarci ed ancora oggi al mattino o anche dopo una lite, ciò che suggella il risveglio, la pace e il nostro amore è sempre un bacio.
Lascia perdere tutto e mantieni solo i tuoi baci d’amore.

venerdì, febbraio 08, 2008

1968 - Cantavo e canto ancora

1968 sono passati 40 anni. Allora cantavo ‘Hei Jude’ dei The Beatles; allora sognavo la rivoluzione.
Terremoto in Sicilia. La Valle del Belice è distrutta. Allora cantavo ‘Ragazzo triste’. Muore la Primavera di Praga con i carri armati sovietici. Vengono assassinati Martin Luther King e Robert Kennedy. Nixon diventa presidente USA. Si cantava ‘Strangers in the night’. La polizia spara sui manifestanti ad Avola. Io cantavo ‘Contessa’.
Gli studenti di tutto il mondo si muovono contro l’autoritarismo. La società si scopre vecchia e di fronte ad una scolarizzazione di massa sembra incapace a dare a tutti un futuro; ma non è una guerra al potere, c’è invece una ricerca di spazi nuovi, di forme di aggregazione diverse. Cantavo ‘Delilah’.
A Città del Messico strage di studenti da parte dei militari in Piazza delle Tre Culture. Cantavo ‘Qui e là’. Tutte le istituzioni, compresi i partiti di sinistra rimasero interdetti. Cantavamo: ‘Cera un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones’. Ci sono i primi cortei che inneggiano a Mao Tse Tung. Cantavo ‘Affida una lacrima al vento’.
Avanza la contestazione studentesca. Guerriglia a Valle Giulia. Cantavo la ‘Canzone di Marinella’. Ondate di protesta contro la guerra in Vietnam. Cantavo ‘Un’ora sola ti vorrei’.
19-20 maggio, si va alle elezioni politiche. Cantavo ‘Yesterday’. Nasce Lotta Continua. Cantiamo tutti: ‘Vengo anch’io no tu no’. Nasce Potere Operaio. Cantavo ‘Bang Bang’. Nasce l’Isolotto di don Mazzi. Cantavo ‘Cuore Matto’. Sant’Ambrogio a Milano…uova marce contro la borghesia. Cantavo ‘Nel cuore, nell'anima’.
Il 1968 finiva e continuavo a cantare. Si cantava ‘Massachusets’ e ‘L’ora dell’amore’. La rivoluzione è finita. Canto ancora.

martedì, febbraio 05, 2008

La parola ai cittadini...ma la si dia davvero


Sono passati alcuni mesi dal 14 ottobre, quando in tutta Italia furono scelti i candidati per la costituzione nazionale del nuovo Partito Democratico. La risposta di partecipazione fu ampia e dimostrò che c’è molta voglia di partecipazione alle scelte politiche e soprattutto di nuovi modi di fare politica.
La legge elettorale approvata solo dal centrodestra nella scorsa legislatura era stata concepita per non permettere al centrosinistra –a quel tempo dato per favorito dai sondaggi- di governare, e ci sono riusciti. Si è cercato nelle consultazioni di Marini di modificarla ma non si è riusciti. Questo è un fatto gravissimo poiché darà nuovamente alle segreterie dei vecchi partiti la scelta di chi dovrà essere eletto, estromettendo la preferenza dei candidati agli elettori
Ora, in questi giorni, si sono svolte le elezioni per costituire i circoli territoriali del nuovo Partito Democratico, ritirando la tessera di fondatori. Ed io non solo sono andato a 'fondare' il Partito Democratico, ma mi ci sono anche autocandidato, per il circolo territoriale di Portoria Carignano. Sono stato anche eletto con soddisfazione...anche se penso che dovrebbero farsi avanti dei giovani. La cosa mi consola per quanto riguarda le candidate femminili, dove la più votata in assoluto nel seggio dov’ero candidato io, è stata una giovane di 24 anni.

Per dare forma a questo nuovo soggetto politico, sono inevitabili le contraddizioni, insieme col trascinamento, in parte, del vecchio ceto politico: non si può inventare e fare in politica una cosa totalmente nuova senza contare su esperienze e persone impegnate su questo fronte.

La cosa sperabile è che teodem e personaggi ambigui- per non dire falsi- come Giuliano Ferrara e Paola Binetti non dettino loro le condizioni delle scelte politiche, che dovranno essere improntate sulla laicità assoluta. Quindi benvenuti i cattolici, poiché nella realtà italiana senza di loro non avremmo né il divorzio né la legge 194, ma bisognerà stare molto attenti affinché le posizioni religiose che riguardano la fede e la dimensione personale, siano poi imposte anche ai non credenti o ad altri di diversa religione. E’ assurdo l’inalberamento di certi cattolici sulla regolamentazioni delle coppie di fatto: ma che fastidio gli danno? Regolamentare una situazione di convivenza non lede nessun diritto –anzi gli amplia- non costringendo nessuno a fare delle scelte circa la condivisione degli affetti.
La scommessa e l’avventura di un partito nuovo deve continuare e diventare lo strumento per una conseguente nuova politica. Una politica che sappia progettare il futuro e quindi aperto e pronto ad accogliere tutti i giovani che vogliono impegnarsi per costruire su valori condivisi di democrazia, libertà, laicità e giustizia una società più giusta.

venerdì, febbraio 01, 2008

Destra o Sinistra per DNA?

Ad intervalli regolari vengono annunciate le scoperte biologiche che determinano le più varie malattie e stati psicologici umani. Con la scoperta del gene che provoca la morte precoce, chiamato Cloto, ecco quello che provoca l’ernia, la paura, l’infedeltà e l’eterna giovinezza…recentemente è stato trovato il gene che provoca l’obesità. Ricordo anche la scoperta del gene della violenza, nell’agosto del 2002: ‘Sei violento? Decide un gene’, così titolava la stampa quotidiana. Poi abbiamo, sempre in quello stesso periodo, trovato il gene del linguaggio: un gene potrebbe far parlare gli scimpanzè…per ora, intanto, parlano anche gli idioti.
Ricordo la scoperta data dalla Rockefeller University di New York, dove Paul Greengard scoprì la molecola responsabile della depressione. La molecola si chiamava P11 ed era forse l'anello mancante a lungo cercato per capire le basi molecolari della depressione.
Oggi, 31 gennaio 2008, viene ripresa una notizia dello scorso anno,-chissà perché?- tratta da uno studio condotto dalla New York University, per cui la scelta di essere un conservatore o un liberale dipende dai neuroni del nostro cervello: altro che materialismo storico, lotta di classe, condizione sociale e altro…sono le attività cerebrali a determinare le tendenze politiche. Essere di destra o di sinistra non dipenderebbe dalla nostra volontà - o dall'educazione ricevuta - ma dal corredo genetico. Progressisti o conservatori quindi si nascerebbe e non lo si diventerebbe. Con quest’ultima scoperta, il Corriere della sera si lancia nel titolo: ‘Destra o sinistra: dipende dai geni?’. Non è serio e nemmeno vero.
Come reagire a queste informazioni? Noi profani divoratori di farmaci e notizie cosa dobbiamo pensare? dovremo solo sorridere o sperare? Gratta, gratta forse scopriremo che ancora una volta non ci sono ragioni di salute, ma ragioni di business: riportare situazioni psicologiche, sindromi psichiatriche, stati esistenziali e perfino le scelte politiche ad un eccesso o ad un difetto molecolare per i quali è già pronto il farmaco, è solo un metodo per accrescere il fatturato di certe case farmaceutiche. Non è un caso che quei ricercatori poi lavorino per quelle stesse aziende. Che non abbiano nel frattempo da venderci una pillola contro Berlusconi o Veltroni?

lunedì, gennaio 28, 2008

Che tristezza

Che tristezza, non che Prodi mi spingesse all’allegria, ma si poteva con la sua guida, risalire lentamente la china dopo un quinquennio devastante.
Certo che dopo 14 anni avere ancora, tra i possibili candidati a guidare il governo, un personaggio come Berlusconi mi deprime. Certo che per pochi voti avevamo corso il rischio di confermarlo già la volta scorsa. Bisogna dire che come venditore Berlusconi è l’uomo più abile d’Italia, in fondo conosce bene la psicologia dell’italiano medio, incarnandone difetti e virtù: caciarone, infingardo, furbastro e insieme intraprendente, creativo, amicone, del tipo ‘una mano lava l’altra’.
La volta scorsa aveva rischiato di vincere, con la trovata dell’abolizione della tassa dell’ICI; durava ancora una settimana avrebbe promesso di levare anche quella sulla spazzatura. L’importante è vincere. Mantenere le promesse è tutta un’altra cosa. C’è qualcuno che ricorda se ha mantenute quelle precedenti? Ricorda quali sono le leggi fatte da lui più importanti? No, l’italiano ha la memoria corta. Poi a me in verità hanno sempre fatto più paura i suoi servi, i capibastone; infatti le peggiori ‘porcate’ le hanno fatte quelli che gli sono stati sempre vicino: tipo Saccà, con l’allontanamento di Biagi e Santoro. Quando ci sono dei padroni, succede sempre che i servi per mettersi in bella mostra compiano delle nefandezze. A lui bastava sconfessarne poi l’operato.
Io potrei rassegnarmi a vedere vincere la destra, d’altronde la democrazia vuol dire alternanza e assunzione di responsabilità, e la sinistra italiana ha dato un pessimo esempio di governabilità; ma vorrei vederne, insieme alla sinistra, una diversa. Mi sembra che non ci sia allo stato attuale nessuna alternativa.

martedì, gennaio 22, 2008

Una legge elettorale subito

Cosa c’è da dire per l’uscita di Clemente Mastella dal governo? Poco, se non ancora la conferma di come è ridotta oggi la politica. Ma può un eletto, capo di un partito che raccoglie 1,3%, per motivi suoi personali di rapporto con la giustizia far cadere un governo? Sì, oggi è possibile. E di uomini come Mastella, la classe politica è piena. Loro intendono il potere non come un servizio al paese, ma un mezzo per sviluppare interessi e influenze personali. Infatti, nel giorno delle dimissioni da ministro della Giustizia, Mastella disse pomposamente che tra il potere e l’amore della famiglia sceglieva quest'ultimo. Già, ha detto ‘il potere’.
Per impedire ricatti politici e per riformare questa classe politica un aiuto potrebbe darlo una diversa legge elettorale: l’attuale delega alle segreterie dei partiti, e soprattutto ai loro leader, la scelta dei candidati e insieme chi potrà essere eletto. Quindi mi auguro che non succeda più che chi detenga l’1,3% dei consensi ricatti e faccia cadere un governo. Si trovi presto una nuova legge elettorale, che dia ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti e allontani questi partiti ad uso famigliare.

*Pubblicato da Italians e l'Unità il giorno 23 Gennaio 2008 e da SecoloXIX il giorno 24 gennaio 2008

giovedì, gennaio 17, 2008

Bisogno di laicità

Il tema della laicità ha acquisito una forte valenza proprio per la crisi della politica e la conseguente ingerenza della Chiesa Cattolica nel governo dello Stato italiano. Per questo motivo, al momento, non si è riusciti ad avere una regolamentazione delle unioni civili, si sono posti limiti alla procreazione medicalmente assistita e non si possono proseguire le ricerche sulle cellule staminali fetali. In sostanza con il clima di oggi non avremmo né il divorzio, né la legge che disciplina l’aborto. Per quest’ultima normativa c’è un attacco che va al di là del senso della legge stessa e della sua funzione: si cerca di far arretrare una serie di conquiste laiche e civili. Non parliamo poi degli attacchi contro gli omosessuali e le continue posizioni sessuofobiche per l’uso degli anticoncezionali. In ultimo, la moglie incriminata dell’ex ministro Mastella è arrivata a dire di essere attaccata dalla magistratura perché è cattolica.
Cosa vuol dire? Si vive un senso di minaccia da ambo le parti e questo non aiuta il dialogo, la convivenza e quindi la laicità. Viviamo rigurgiti clericali e integralisti che si inseriscono in quello che molti denunciandolo, paradossalmente, l’auspicavano: lo scontro di civiltà tra Occidente e Islam.
Non dobbiamo seguire questi predicati. Nessuno detiene il monopolio della verità. Separare lo Stato dalla Chiesa, il diritto dalla morale, i fatti dalle preferenze, rappresenta di per sé un valore; nonché il presupposto per riconoscersi in valori comuni: razionalità, dubbio, diritti umani, pace, giustizia...ecc. Sono regole e insieme valori.
Tutto quanto non può essere soltanto monopolio di una fede religiosa: ebrea, musulmana o cattolica che sia. Ciascuno difenda con coraggio ciò in cui crede, ma poi sia garante degli spazi di dibattito: così potremo essere laici. Tolleranti e devoti, critici e fideisti, devono trovare l’idea di uno spazio neutro, laico e non anticristiano, dentro il quale tutti possano stare, in condizioni di riconoscimento reciproco.
L’uomo ha le possibilità per migliorare la sua vita e a superare le concezioni arcaiche. Quello che la Chiesa condannava, tipo la democrazia o la non centralità della Terra nell’universo, in seguito è stato recuperato e riconosciuto valido. Questo perché c’è stato un confronto tra religione e scienza; tra sapere fideistico e sapere razionale. Ognuno faccia autocritica.

giovedì, gennaio 10, 2008

Lettere dalla Kirghisia due anni dopo, di Silvano Agosti

Kirghisia è il paese del benessere, della felicità, un paese dell’utopia dunque e questo ci aiuta a credere che volendo si possa finalmente vivere tutti a Kirghisia.
Prendendo in mano il libro di Silvano Agosti, scopriamo immediatamente che a Kirghisia i libri hanno i caratteri di una giusta dimensione, per cui a leggerli non si fatica. Subito dopo scopriamo, dalla prima lettera, che a Kirghisia non c’è bisogno delle ferie. Sì, perché ‘Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili…’. Le ferie in questo contesto appaiono un concetto insensato: a cosa servono se ogni giorno si vive interamente? Si vive insieme la festa e il lavoro? Il tempo non è più carico della tensione di perderlo o sprecarlo con il conseguente malessere sociale.
I politici? Quelli a Kirghisia sono tutti volontari; nel senso che si occupano delle cose pubbliche ma senza guadagnare di più di quello che avevano prima di iniziare quel compito. E poi ancora avanti così, a descrivere tutte le cose sagge e possibili che in questo paese dell’Utopia, sono realtà. La Kirghisia, un altro esempio, è un paese dove gli stadi di calcio sono semivuoti, non perché la persone non amino questo sport, ma perché negli anni hanno iniziato tutti a praticarlo, invece di sedersi sugli spalti, scendono in campo. Queste sono solamente alcune delle tante cose belle e meravigliose che regolano la vita a Kirghisia.
Questo secondo libro composto da lettere spedite da Kirghisia, prosegue quello delle prime lettere, che descrivevano questo paese in cui l’autore era capitato per caso: per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiava ha dovuto fare scalo per due giorni e così ha scoperto una società dove si vive sereni e ognuno gestisce il proprio destino. Il primo libro ‘Lettere dalla Kirghisia’ era uscito nel 2004 e conteneva le prime lettere pubblicate sul quotidiano L’Unità, nell’anno precedente. Ora prosegue con le ‘Lettere dalla Kirghisia due anni dopo’. Nel libro uscito lo scorso anno ci sono 14 lettere totali; ovvero ci sono le prime dieci spedite ad amici da quello strano paese, contenute nel primo libro, più altre quattro ed insieme a quella di Fabio Volo e alcune considerazioni. A leggerlo scopriamo che quel paese in realtà vive nel desiderio di ognuno di noi e non si riesce a capire come mai non lo riesce a raggiungere nessuno; Silvano Agosti, con semplicità e grande saggezza, riesce a farcelo gustare.