sabato, dicembre 30, 2006

Oggi è stato impiccato Saddam Hussein

E così il tirannicidio è stato compiuto. Morte al dittatore, e di dittatori uccisi se ne sono visti tanti nella storia: è un po’ la metafora del potere maligno, che dimostra ogni volta la sua caduta atroce. Si fa presto a personificare il male, ad addossare tutte le colpe ad una persona, ed alla cerchia di fedeli esecutori di ordini criminali. Il tempo, poi si dice, è galantuomo e restituisce quello che si è seminato; ma la barbaria dell’intervento di un boia, a perpetuare un assassinio per un assassinio è ancora contro l’uomo e la sua umanità.
Che tristezza vedere il rito di un omicidio pubblico e l’esposizione di un cadavere come un supremo atto di giustizia. L’uccisione di un despota come una catarsi per liberarci dal Male; come un monito a futuri tiranni, che paradossalmente pullulano nella nostra vita sociale e inconscia.
Muore un Saddam ma non la colpa di Bush e della sua democrazia nel fomentare guerre, torture, morti innocenti; non la colpa di un potere che, nel nome del mercato e degli interessi particolari di una sola nazione, ha creato altri tiranni come Pinochet, Videla, Stroessner, Jean Claude Duvalier, Somoza…per citarne alcuni - quando il Sudamerica era considerato il suo ‘giardino di casa’.
Saddam come Mussolini e Hitler, si era ipotizzato; dimenticando che quegli uomini incarnavano il ‘progetto’, sostenuto dalla stessa malvagità di ognuno, di considerare quello ‘diverso’ da noi, come un male da distruggere…povero male. Continua. Continua nell’illusione della pena di morte: è forse diverso Bush? Sono forse diversi i sostenitori dei tiranni e i loro boia?
*Pubblicato oggi su L'Unità (31/12/2006)

venerdì, dicembre 29, 2006

Buon Anno 2007

Non lo dite a nessuno, solo pochi amici lo comprendono, dobbiamo vivere per andare all’inferno. Nelle notti d’amore dove siamo stati concepiti e abbiamo concepito, anche una luce fievole di candela sorprende. Non possiamo vivere nell’oscurità. Non possiamo non aspirare al volo.
Poi possiamo anche bruciarci le ali. Finché non facciamo nostro questo ‘muori e diventa’, noi vivremo stranieri in ogni luogo.
Questo è un invito a sperimentare su di noi le cose, a viverle pienamente. Nessuna cosa vada perduta. Un augurio a vivere il presente. Un augurio del qui e ora per il 2007, e sempre.
Così ispirato dai versi di J.W. Goethe, della poesia del ‘Beato struggimento’ tratta da ‘Divano occidentale-orientale’, ho scritto questi miei per gli auguri un buon anno 2007 a tutti gli amici.

lunedì, dicembre 25, 2006

Riflessione sul Natale 2006

Il Papa, Benedetto XVI, si domanda se l’uomo di oggi ha ancora bisogno di un salvatore…la risposta io l’ho trovata grazie ad un piccolo libro di David Maria Turoldo: profezia della povertà. E’ in questa profezia, nel messaggio di povertà di Cristo, che vive la salvezza dell’uomo.
Cristo può nascere ovunque, a Betlemme come a Napoli; a Parigi come a Bombay. In verità egli nascerà sempre in periferia e verrà sempre ucciso in una prefettura. Cristo incarna il dramma umano. La prima relazione che ha Dio con l’uomo, dopo averlo cacciato dall’Eden, è per domandargli: ‘Caino, che hai fatto di tuo fratello?’. Da quel momento inizia la difesa del misero, dell’inerme, dell’offeso, del giusto che soccombe e parte da lì la ‘profezia della povertà’, che si concretizza con la nascita di Cristo. ‘Beati i poveri di spirito…guai a voi ricchi’. ‘E’ più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli…’. Cristo insegna per primo lo spirito di povertà.
Naturalmente lo spirito di povertà è una conquista che deve fare non solo il ricco, ma anche e soprattutto il povero; perché il desiderio di possesso di beni materiali, oltre quelli che ci permettono di vivere, è di tutti. Lo spirito della povertà significa avere il cuore libero. Libero di essere non uguale al ricco, per non invidiarlo né cercare di imitarlo. Non serve entrare nell’interpretazione della parola povero; basta sapere che la povertà è la legge del mondo. E’ la povertà che ispira l’economia ed ogni rapporto tra uomo e uomo.
Senza lo spirito di povertà non si trovano risposte. Non c’è salvezza. Sì, perché la ricchezza eccessiva di beni materiali significa diminuzione irreversibile delle risorse mondiali. Il motto della salvezza dovrebbe essere: meno è più.
Così, quando l’uomo troverà il coraggio di affermare che tutto quello che ha prodotto fino ad oggi non gli serve, evolverà verso una condizione superiore: diverrà ricco senza smettere la coscienza di essere povero. Si salverà.

domenica, dicembre 17, 2006

L'albero o il presepe?

Il presepio che è diventato una bandiera dell’italianità e dell’affermazione cattolica non si discute…ma perché tutte quelle polemiche? Presepe si, presepe no? Ognuno si faccia i presepi suoi. Io quest’anno intanto a Natale ho deciso: farò solo l’Albero di Natale. In verità il presepe ce l’ho già confezionato dentro una scatola e basterà tirarlo fuori e aggiungere il ‘bambinello’, la sera di Natale.
Un amico mi ha convinto a fare solo l’albero di Natale con una riflessione semplice: l’albero di Natale è meglio delle donne e dà agli uomini un senso di rivincita in famiglia. Infatti, l’albero di Natale se ne frega di quanti alberi di Natale hai avuto prima di lui o se ne hai uno artificiale nell’armadio; non da’ fuori di testa se usi lucine esotiche, lo guardi da sotto o gli rompi le palle. Inoltre l’albero di Natale non si ingelosisce se sei circondato da altri alberi di Natale e non si innervosisce se guardi la partita per tutto il giorno…poi terminate le feste puoi lasciarlo sul marciapiede e aspettare che lo portino via, diversamente se lo leghi e lo butti nel bagagliaio della tua autovettura non si lamenta. Davvero uno spasso. Viva l’albero di Natale.
Ma io aggiungo evviva le donne. Evviva le donne che ti aiutano a fare l’albero di Natale; quelle che ti aiuteranno a decorarlo con gusto, a mettere la stella cometa sulla punta dell’albero. A proposito, senza stella cometa che indica una nascita dove fa a finire il Natale?
Però lo sappiamo: se Gesù Bambino è l’elemento principale del presepe, se Babbo Natale deposita i regali sotto l’albero addobbato, alla fine disferemo il presepe e butteremo via l’albero con la Befana. La donna che ci rimane.

giovedì, dicembre 14, 2006

La matematica non è un’opinione?

Se la matematica non fosse un’opinione l’uomo avrebbe trovato un modello perfetto, un sistema unico per misurare e comprendere il mondo; invece non è così. Grazie a Dio, la matematica è un’invenzione dell’uomo e con questa si ha l’ulteriore risultato che non esistono certezze assolute. Tutto questo lo ha spiegato bene Godel: il metro che usiamo per misurare le cose, ci dà un risultato riferibile a quello stesso metro. Quel metro però non è la realtà. La legge naturale segue formulazioni che noi non conosciamo. Semplicemente, per Godel, la completezza dell'aritmetica non poteva essere dimostrata dagli assiomi dell'aritmetica stessa: occorreva qualcos'altro.
Così non solo la matematica è un’opinione, ma è il più grande ed articolato sistema di opinioni che l’uomo abbia mai prodotto ed è, come tale, discutibile, opinabile, modificabile e adattabile. Altrettanto vale per tutte le altre scienze in generale.
Se poi aggiungiamo le scoperte di Heisenberg, per cui non si può conoscere contemporaneamente e con precisione la posizione e la quantità di moto di una particella subatomica, crolla ogni pretesa razionalistica della ragione di spiegare tutto. Addentrandoci nell’infinitamente piccolo troviamo solo delle probabilità, mai delle certezze.
Con i nostri sistemi di indagine produciamo dei teoremi né veri, né falsi. Non produrremo mai sistemi perfetti.
Prendiamo ad esempio il linguaggio come un modello o sistema di rappresentazione e affermiamo: “questa frase è falsa” Cosa significa? Se la frase è vera allora è vero che è falsa e quindi non può essere vera; se invece la frase è falsa, allora è falso che la frase è falsa e quindi deve essere vera. La frase è semplicemente indecidibile, ovvero è sia falsa che vera e sia non-falsa che non-vera. Partendo da ciò possiamo allora con serenità aspettarci dalla scienza risultati sempre imperfetti e modificabili.
Con questo ragionamento semplice e profondo sono arrivato a capire che sia l’osservato che l’osservante agiscono in un mondo a sé stante e quindi hanno sempre una cognizione della realtà limitata. Ecco i nostri limiti, le nostre debolezze che ci hanno fatto paradossalmente pensare a Dio.
Ora questo Dio lo ringraziamo con la sottintesa speranza di riuscire a prendergli le misure con la matematica. Noi poveri tapini. Noi chiusi in una dimensione umana, capace però di pensare l’infinito. Non ci rimane che il mistero. Questo.

mercoledì, dicembre 06, 2006

Informazione e sapere

Tutto ruota intorno all’informazione e su quello che ci viene propinato. Oggi abbiamo, grazie alla Rete e alla tecnologia elettronica, la possibilità di avere maggiori informazioni e soprattutto verificarle. Naturalmente prima bisogna sviluppare un pensiero critico e dopo andare alla ricerca dei riscontri di quanto viene detto da radio, stampa, televisione e Internet.
Siamo passati nei secoli, dalla selce al silicio, ovvero dalla pietra che incideva nella roccia segni, al granello di sabbia dove viene ‘inciso’ un microcircuito elettrico: il microchips. Siamo passati dal libro ed il giornale stampato ad Internet, passando dalla radio e la televisione.
Ora con l’allargamento della parte informata dovremmo avere più democrazia, meno potere oligarchico, meno abusi e più diritti…ma non è ancora così.
Pur riuscendo a levare molto potere ai nuovi ‘principi medievali’, il controllo del potere sull’informazione è ancora forte. L’influenza mediatica gioca ancora ruoli prepotenti. Si può essere famosi e impuniti, come si può cadere nelle gogne pubbliche e diventare ‘mostri’ con la stessa facilità. Ora penso che succeda questo perché non si è ancora sviluppata tutta la potenzialità dell’informazione su Internet: questa sarà in grado di sovvertire ogni controllo.
Per Internet però esiste un ulteriore bisogno di verifica. Con la possibilità di tutti di immettere in Rete informazioni, bisognerà sempre più attestarne la veridicità. C’è un aspetto moltiplicatore, dovuto al ‘copia e incolla’, che però potrà essere scoperto anche ai meno abili navigatori di Internet con i motori di ricerca.
Come vediamo il re è sempre più nudo. Sapendo poi che senza consenso popolare non governa nessuno, l’informazione diventa la vera arma di difesa e di conoscenza vera verso il potere in generale.
Però intanto per l’eccesso di informazioni siamo storditi, siamo groggy come pugili. Esempio: sapevate che l’aviaria non è mai stata veramente pericolosa? Che esiste già una alternativa al petrolio? Che esistono le risorse per sconfiggere la fame nel mondo da subito?...Purtroppo paradossalmente non sappiamo neppure più quali sono i frutti di stagione della terra. Così non conosciamo più neppure i sapori veri…ed il piacere di tornare a dire: ‘che bello, fra poco è il tempo delle fragole’. Una semplice informazione che è frutto di un sapere.
Allora? In sostanza siamo sempre noi a dirigere l’interesse su dove e come trovare l’informazione e dirigere quindi il nostro sapere. Per questo il fattore umano è sempre preminente.
E’ colpa nostra se si scambia per informazione l’oroscopo, e la consapevolezza del nostro essere con il rispecchiarsi nei reality show televisivi.
In tempi di complotti, di guerre mediatiche, di persuasori occulti bisogna sempre più sviluppare il senso critico e dare ascolto al nostro sentire intimo: passa anche da lì buona parte della verità.

lunedì, dicembre 04, 2006

messaggio inequivocabile

Il viaggio in Turchia di Papa Ratzinger ha segnato un punto importante per riavvicinare Occidente e Islam. L’incontro nella Moschea Blu tra il Papa cristiano e l’Imam islamico per pregare insieme lo stesso unico Dio, Padre di Abramo e Giacobbe, è stato un momento che resterà nella storia e toglierà a tutti- specialmente a certi nostri politici- il pretesto di scontri e negazioni tra le due religioni. Le colombe della Pace hanno volato unite, per una straordinaria coincidenza, nelle immagini dei rispettivi doni.
A Costantinopoli poi c’è stato il rilancio dell’ecumenismo messo in forse da molti pseudo-teologi, teocon e preti cattolici vari. C’è stato un dialogo ecumenico tra le chiese cristiane e interreligioso con l’Islam che darà buoni frutti. Servirà spero ai credenti, a chi segue i precetti religiosi, a sentire rispetto e riconoscimento di chi prega quell’unico Dio onnipotente e misericordioso.
Troppo spesso si sente parlare tra noi di: no alle moschee, di frontiere cristiane, di guerre religiose, di invasioni islamiche; discorsi fatti poi da persone che alla domenica si possono trovare in chiesa ad ascoltare la Santa Messa…ma avranno capito qualcosa?
Papa Benedetto XVI all’Angelus di domenica ha poi concluso ricordando l’esperienza dell’Avvento, dell’approssimarsi del Santo Natale: «Viene nella storia dell'umanità, a bussare alla porta di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà, per recare agli individui, alle famiglie e ai popoli il dono della fraternità, della concordia e della pace». Non sbagliano Papa Benedetto XVI e il Patriarca Bartolomeo I: è l'Europa la terra da evangelizzare. E’ dell’Occidente lo scandalo della miseria delle altre parti del Mondo.

domenica, dicembre 03, 2006

Tempo di regressione

E’ vero sono tempi di regressione femminile; come d’altronde anche maschile. In termini storici basta osservare la classe cosiddetta dirigente e chi l’accompagna, quale specchio della situazione culturale più generale, per accorgerci che viviamo tempi infelici. Quello che consola però è sapere guardare l’aspetto ridicolo di tutta la situazione. Già, gli uomini di potere ed in vista, a partire dalla maschera di Berlusconi, con il panorama che ci circonda è tutto da ridere.
Certo che la commedia italiana ha aspetti tragico-comici: da Pio Pompa a Scaramella, passando per Briatore e Vittorio Emanuele, si può trovare di tutto. Alla fine siamo più Totò che Le Carrè. L’anima italiana? I difensori del cristianesimo cattolico romano? Tutti falsi e poco cristiani. Ecco i cavalieri e quali donne per questi?
Tutto è conseguente, quindi non c’è una condizione femminile in crisi ma una cultura ed un costume in discesa libera.
Ma non disperate. Basta fare un ‘giro’ sui blog femminili, quelli delle simpatiche, irriverenti ragazze che usano la Rete, per accorgersi che dentro le crisi si sviluppa qualcosa che ci farà rinascere, risalire dalla situazione attuale.
Queste nuove bloggers, queste giovani donne ci sbattono in faccia tutta l’ipocrisia della sessualità repressa e tutti gli stereotipi di una moda che soccorre i maschi; loro davvero sempre in crisi.
Per queste ragazze persino l'ancestrale venerazione nei confronti della vagina vacilla dinnanzi al rapporto idilliaco che il maschio riesce ad instaurare con i suoi personalissimi feticci. Distaccati e solennemente disgustati dai membri del loro stesso sesso che hanno l'ardire di possedere più di due paia di scarpe, i maschi covano sentimenti passionali e travolgenti, che arrivano a palesarsi con dimostrazioni di imbarazzante adorazione, verso una squadra di pallone, verso un gadget tecnologico, una automobile o un accessorio modaiolo di nicchia.
Per questo affermano che dentro ogni maschio batte il cuore di un bambino microcefalo. Questo ‘Sguardo delle donne’ non è quello che avverte Rossella Ronti,
ma è un aspetto che forse aiuterà i maschietti ad interrogarsi sulle loro relazioni. Sì, perché -come dice Sharon Stone- ‘Forse le donne sanno fingere gli orgasmi. Ma gli uomini sanno fingere intere relazioni’. E chi scrive questo è un maschio.

sabato, novembre 25, 2006

La tecnologia ci potrebbe salvare

La tecnologia ci potrebbe salvare, da subito…se la sapessimo usare con intelligenza. La tecnologia, la scienza e le nuove scoperte informatiche ci aiuterebbero non solo a vivere meglio, ma a sporcare meno la Terra. Il problema dello smog, dei consumi e della devastazione ambientale è tutto collegato al nostro modo di vivere. La tecnologia applicata bene, ci potrebbe sollevare da molti affanni e storture.
Il lavoro ad esempio: con Internet, e le soluzioni Intranet, si potrebbe già lavorare in moltissimi modi da casa. Ecco che molte persone non spostandosi, eviterebbero di consumare inutilmente carburante ed inquinare le città. Poi con le teleconferenze, usando la tecnologia tipo Skype, si eviterebbe di far muovere persone da una città all’altra, se non da continenti diversi. Altri risparmi di costi ed energie.
Infine fare diventare Internet come la radio, oggi è già possibile con la tecnologia WiMax. Attraverso le onde radio si può già estendere la possibilità di entrare in Rete in modo facile, come accendere una radiolina. Pensate, si potrebbero trasferire tutti i tipi di file semplicemente per via aerea; quindi foto, documenti, filmati, musica e altro potrebbero essere scambiati facendo ‘click’ su una icona di un piccolo schermo, come quello esistente sui telefonini.
A proposito lo sapete che qualcuno aveva anche pensato di far viaggiare via etere non solo la musica, le immagini, voci e scritte ma anche l’energia? Si chiamava Nicola Tesla e aveva sviluppato un progetto già nel 1899. Poi non se ne fece più niente e per molti rimase un mistero.
Ci pensate? Avere l’energia a portata d’aria: una rivoluzione che avrebbe degli sviluppi incredibili. Tutto girerebbe innalzando al cielo una piccola antenna: luce, pc, auto, radio, tv, lavatrici, macchine funzionerebbero come per magia…
Ma non è stata la tecnologia a scombussolare tutto? Forse sì. E’ stato il suo uso stupido, non indirizzato a migliorare l’uomo, ma il suo potere. Ma se solo per poco, si riesce a generare nuove consapevolezze, ecco che si può riscattare con l’uomo, anche la tecnologia. Basta volerlo. Basta gridarlo: la tecnologia può salvare l’uomo, non trasportandolo su un altro pianeta ma, fornendo strumenti di conoscenza e rispetto di sé, mettendola al servizio di tutti.

venerdì, novembre 24, 2006

Viva il Panettone e la Mortadella

Tremonti aveva pronosticato che Prodi non sarebbe arrivato a mangiare il panettone di Natale; invece Prodi lo mangerà e tireremo tutti un sospiro di sollievo: l’incubo Berlusconi si allontana sempre di più. Non mi fido né delle finte interviste, né delle dichiarazioni di ‘tenuta’. Berlusconi cederà solo sulla distanza. Distanza lunga. Esisterà sempre il rischio di vederlo ritornare, magari con i capelli ‘rasta’ e un lifting da trentenne. Sarà per caso un highlander?
A proposito di tasse, io ho fatto il calcolo delle mie, sul link del Corsera online, e mi dice che pagherò 98 euro in meno. Bene. Alla faccia di chi diceva il contrario.
Ora attendiamo la grande manifestazione di piazza della destra, dove per partecipare ci vorrà il kit - a differenza della fantasia artigianale della sinistra.
Il Kit è una ‘fissa’ della destra: lo ricordate quello del candidato perfetto? Camicia celeste, cravatta regimental, sorriso incorporato, fondo tinta, mano asciutta…
Ora invece occorreranno i boxer in puro cotone (made in China) con la scritta: ‘Ho pagato le tasse a Prodi’; la t-shirt con stampato: ’67 nuove tasse- I ricchi non piangono ma io sì’. C’è anche l’ombrello con la dicitura: ‘Piovono tasse, governo ladro di libertà’…già la libertà vera per loro è quella di non pagarle. Infatti la manifestazione è indetta per la libertà. Ma perché in Italia la libertà c’era solo quando governava la destra? Semmai con loro era in pericolo. Con loro c’erano i condoni, le promesse di non pagare più nulla, di essere furbi…ecco ora come ci troviamo dopo 5 anni. Spero che dopo 5 di Prodi tutto cambi. Vale a dire che non ci sia più nessuno dei due.
* Pubblicato oggi su L’Unità

giovedì, novembre 23, 2006

Habib e la casa

Solo pochi mesi fa Habib aveva gioito e festeggiato per l’Italia campione del mondo. Per Allah, lui si trovava proprio nel paese vincitore della Coppa del Mondo di Calcio; per quello aveva telefonato subito alla famiglia per fare sentire i cori e i boati di allegria: tutto vero e bello. Per Allah, si sentiva davvero fortunato.
Habib ora invece avrebbe mandato al diavolo: Gattuso, Buffon, Cannavaro, insieme a tutto il resto…colpa della burocrazia, che fa del contratto di lavoro un contratto di vita. Come si può subordinare affetti, identità, famiglia, valori al contratto di lavoro? Un lavoro che per vivere ti fa adattare a qualunque situazione, prezzo e maniera: con straordinari, umiliazioni, silenzi.
Si capisce quanto poco vali, quanto i diritti umani siano aleatori. Tu conti per le braccia, per la fatica, per il resto non vali nulla. Ecco, forse invece che le braccia, avesse avuto dei ‘buoni piedi’, allora sarebbe cambiato il suo destino. Eppure i piedi erano buoni, lo avevano condotto qui. Ne aveva fatta di strada Habib: aveva attraversato una parte del Sahara, aveva camminato tantissimo…grazie ai suoi buoni piedi.
Ora era fermo in coda aspettando il rinnovo del permesso di soggiorno e si sentiva una bestia da marchiare. Extracomunitario, lui era quello: un extracomunitario, ma ‘extra’ a chi? Gli uomini erano andati, prima che lui nascesse, sulla Luna: ‘Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità’…là eravamo tutti extracomunitari, e l’umanità era una…sulla Luna. Pensieri semplici di Habib. Ora dove potrà trovare casa Habib?

martedì, novembre 21, 2006

il telefonino

A me piace il telefonino, un telefono piccolino, un telefono senza fili che fa a volte cose strane. Mi piace quando suona e compare il tuo nome.
Mi piace tanto che me lo porto dietro ovunque. E’ bello sapere che con il telefonino ti posso raggiungere in ogni momento. Non importa dove sei, con il telefonino mi sei vicino. E’ bello il telefonino.
E’ bello ascoltare la tua voce in posti impensati. Come ora qui. Qui sopra un ponte con il fiume sotto. Qui mentre decido di chiamarti e dirti che è tutto finito…
fra poco questo telefonino lo caccerò giù. Lo lascerò cadere nel fiume. Perderò il telefonino e insieme penserò di avere perso anche te. E’ così che finisce oggi un amore. Finisce qui, con il telefonino trascinato dal fiume lontano. E’ bello far morire d’amore il telefonino. E’ bello come l’amore del vicino. Come l’amore che consumiamo d’estate. L’amore che chiamiamo così per credere di non essere soli. Così è l’amor fou. E’ bello il telefonino…Domani ne comprerò un altro.

sabato, novembre 18, 2006

Sui Diritti

Dopo la lezione di Carlo Augusto Viano sulla laicità, grazie al circolo Calogero-Capitini, ieri, venerdì 17 novembre, c’è stato l’incontro per parlare di diritti. Questa volta a parlarne è stato il professore Mauro Barberis.
Dopo l’introduzione di Marco Fallabrini e Mario Menini, si è affrontato il diritto come elemento che sostiene la democrazia, e come ingrediente per misurarne di quest’ultima la qualità, negli aspetti storici e filosofici.
Mauro Barberis ha esordito citando il titolo di un famoso libro di Sigmund Freud: Totem e tabù. ‘Sì- ha detto- i diritti sono totem e tabù della nostra epoca e della nostra tribù’. I diritti sono totem in quanto idoli da seguire e tabù per il loro contro-perseguire. Come il tabù tra genero e suocera- ricordato nel libro di Freud- la difficoltà dei diritti è quella di parlarne in modo esogamico; ovvero fuori del gruppo sociale.
Mauro Barberis parla di diritti anche nel suo ultimo libro, Etica per giuristi, edito da Laterza. In quel libro affronta il discorso giuridico ed etico di concetti come libertà, democrazia, costituzioni e, appunto, i diritti, come valori apparentemente condivisi, ma insieme più contradditori.
Come muoverci? Questo è l’interrogativo che Mauro Barberis ci porta a formulare, per poi darci una possibile risposta, dopo un excursus storico.
La parola diritti trova un senso nella norma giuridica nella civiltà occidentale. Dal diritto romano via, via si procede con passaggi in progress che trovano nelle tre grandi rivoluzioni un loro momento topico. Le rivoluzioni sono quella americana, quella francese e quella russa. Nella costituzione americana e poi nelle successive fino a quella dei Diritti dell’Uomo ci sono elencati, seppur idealmente, i passaggi dei diritti ritenuti fondamentali dell’umanità. Ci sono i passaggi dei diritti politici, di quelli sociali e quelli individuali. Sono le basi del percorso della civiltà occidentale. Cose che non si studiano a scuola. Oggi siamo arrivati alla quarta generazione dei diritti; sono quelli ambientali, della salute…tutti sono riferibili alla libertà.
Ma bisogna tenere presente che non c’è un elemento comune, che fa dei diritti un concetto universale. I diritti sono ‘interessi giustificati’; hanno ragioni di diverso carattere. Ma non c’è un carattere, una ragione che li unisca tutti? No, i diritti sono plurali ed ogni diritto è fondamento di se stesso. O diritti sono utilizzabili ad hoc.
Mauro Barberis però avanza per fare comprendere meglio il carattere dei diritti, le ragioni di chi li critica, chi li contesta. Per Burke con i diritti finiscono i cavalieri e la cavalleria ed inizia l’era dei geometri e ragionieri. Per Bentham sono menzogne e assurdità. I diritti divengono inflazionati ed entrano anche in conflitto tra loro. Un esempio, raccontato da Mauro Barberis, è quello del 1994, dove contro la censura, operata su opere cinematografiche di carattere religioso, il comitato Otto Preminger insorgeva in Austria rivendicando il diritto alla libertà d’espressione. Invece a Strasburgo prevalse la libertà di religione e perse la causa che sembrava ovvia e vinta. Nello stesso nome dei diritti si può fare tutto. I diritti possono essere una religione, fino ad evocare uno scontro di civiltà? Si può fare la guerra dei diritti come la guerra di religione? Queste sono le domande che precedono la riposta a quella iniziale. Cosa fare? Come si può dialogare?
I diritti non sono comuni, non sono neutrali, universali e comprensibili a tutti. I diritti sono come dei della propria tribù. Nei confronti degli altri il linguaggio dei diritti diventa religioso. ‘I miei dei sono quelli che mi hanno fatto progredire’. Questo possiamo dire agli altri. Ma sono sempre i propri dei.
‘Allora la risposta su come e cosa fare per dialogare è ricercare un sincretismo religioso. Dobbiamo costruire un Pantheon dove ognuno possa seguire e pregare i propri dei’. Questa risposta chiude la lezione e conferenza di Mauro Barberis. Il dibattito è aperto. Le idee e la nostra mente hanno qualcosa di più per elaborare una convivenza tra le diverse culture che compongono il mondo globalizzato di oggi.
Un altro bel risultato delle iniziative promosse dal circolo Calogero Capitini e dal suo presidente Luigi Fasce.

domenica, novembre 12, 2006

Taglia 42 per tutti

Il ministro Melandri si è rivolta agli stilisti di moda affinché abroghino la taglia 38; può essere un’idea, ma forse il messaggio non andava diretto a loro. Il motivo, che ha fatto apprezzare agli stilisti le donne sempre più magre, era perché alle sfilate i presenti non guardavano i vestiti ma le modelle…guai a far sfilare in passerella delle donne ben tornite e formose: gli occhi erano per le curve audaci e i desideri non erano rivolti al vestito, ma al contenuto.
Oggi abbiamo gli obesi e gli stecchi. Abbiamo solo i grassi e i magri. Non ci sono più le mezze misure. Come le mezze stagioni. Si dice che sta sparendo anche la classe media. In ‘medio stat virtus’, anche quello si diceva, e con il ‘centro’ ci hanno giocato poi tutti i politici fino a far comparire una ‘Italia di mezzo’. Ma di medio, ci fan vedere solo il dito.
Oggi è sorta l’esigenza salutare di dimagrire, e nello stesso tempo di non creare la psicosi del grasso. Ancora la ricerca di una via di mezzo: che sarebbe quella di una sana distribuzione delle risorse. Di tutte le risorse: materiali, umane, economiche e spirituali.
Le preoccupazioni principali, però mi è parso di capire, sono per quelle ragazze sempre più magre, che hanno dei disturbi alimentari. L’educazione alimentare dovrebbe essere un primo passo verso tutte quelle forme distorte di assunzione di cibo. Poi ci vorrebbe un codice deontologico della pubblicità su questa materia; perché ora abbiamo perfino l’acqua che è diventata ‘vitasnella’.
Non esistono cibi che fanno dimagrire e quindi non ci sono formaggi, merendine light o dolcificanti artificiali che non fanno ingrassare. Anzi se prendiamo la aspartame –un dolcificante sintetico- scopriamo che fa dimagrire sul serio…provocando tumori. Attenti quindi alla pubblicità.
Ecco se devolvessimo tutto quanto spendiamo per dimagrire, ancora meglio per non ingrassare, riusciremmo forse a sconfiggere la fame nel mondo. E la taglia 38? Potrebbe diventare una 42 per tutti.

lunedì, novembre 06, 2006

Il Tirannicidio

Il tirannicidio è forse l’unica sentenza di morte ammissibile…forse. Rimane il fatto che moralmente è una condanna a morte, che colpisce un uomo come noi. Colpisce quindi tutta l’umanità. Colpisce con i nostri peccati anche la pietà e la possibilità del riscatto. Noi non siamo mai una sola persona. Il male che vediamo è il male che possediamo. Tutti ed ognuno.
Inoltre si può sempre riflettere come fece Hannah Arendt, durante il processo di Gerusalemme nel 1961, quando fu condannato a morte Adolf Heichmann, responsabile della morte di oltre 5 milioni di ebrei.
Con un libro titolato ‘La banalità del male- Eichmann a Gerusalemme’, Hannah Arendt aveva affrontato il problema morale, sociale, giuridico e politico che sta dietro ai crimini contro l’umanità: la mancanza di un pensiero critico, l’accettazione ubbidiente di ordini nel nome di un dovere ‘superiore’.
Il male commesso da Heichmann, un uomo insignificante, era stato possibile perché inconsapevolmente svolto da altre migliaia di persone: brave massaie, buoni soldati, onesti impiegati, scrupolosi generali e servizievoli cittadini che avevano messo in moto una feroce macchina di morte.
Così si può dire di ogni despota, di ogni dittatore, di ogni personaggio pubblico, che ha la particolare capacità di tirare fuori il male dentro di noi: quel male banale. Appunto.
Saddam Hussein ha potuto svolgere per molti anni la repressione del suo popolo perché molti suoi cittadini comuni, molti suoi bravi generali e militari, sostenuti dagli stessi paesi che ora lo processano, lo hanno ‘aiutato’. Lo stesso popolo che esulta alla condanna, prima era al suo acritico servizio.
Infine Saddam Hussein non è Osama Bin Laden; di quest’ultimo era un nemico. Saddam Hussein era il più occidentale dei dittatori.
Ora nel popolo iracheno assistiamo invece ad un male nuovo. Ora in Iraq si rivendica, con il terrorismo, appartenenze di sangue e di religione…un altro aspetto della banalità di esseri persi nella ricerca di qualcosa che non hanno.
*Pubblicato oggi su L'Unità

giovedì, novembre 02, 2006

Wonderjock

Una notizia strepitosa dopo il Wonderbra, il reggiseno definito delle meraviglie, che alza il seno delle donne donandogli un rotondità sexy, ecco apparire sul mercato, una versione wonderbra maschile, per rendere attraenti gli uomini…naturalmente da alzare e gonfiare questa volta non c’è il seno, ma l’apparato idraulico-genitale.Dopo il reggiseno, in verità, era uscito anche lo slip che ridisegnava i sederi piatti: quelli ‘brasiliani’ erano da allora disponibili a tutte. Dietro ad ogni operazione si nascondeva una parola magica. Per i reggiseno: PushUp; per gli slip: CurvesUp, e per le nuove mutande da uomo? Ecco il Wonderjock. ‘Meraviglioso Giacomo’: così si potrebbe tradurre tout-court il nuovo neologismo; intendendo jock come una contrazione di Jack. Potrebbe essere anche un riferimento alla pianta Jock Horror, una cannabis che inebria in modo allegro, oppure Jock, come termine colloquiale che in Gran Bretagna indica uno scozzese…penso però che in questo caso si faccia riferimento a Jockstrap, un semplice sospensorio.
Certo che tutto è frutto dei tempi in cui viviamo e allora in questi si sente l’esigenza di ‘alzare’ i testicoli, piuttosto che la mente; si sente di elevare i genitali piuttosto che l’intelligenza.

giovedì, ottobre 26, 2006

Idea di città- Genova naturalmente-

Idea di città, è gran bel parlare. Di idee io ne avrei, ma poi a chi interessano? Ci sono quelli pagati apposta per averle, pagati anche profumatamente, e allora le mie a che servono? Io, intanto, la città la vivo.
Sono un cittadino. Sono uno a cui piace vivere tra la gente, con le persone con cui scambiare saluti, parole, affetti e servizi. Lo sapete anche voi, la città serve per stare vicini e per incontrare sempre persone diverse, che poi capita di avere già visto; in una città si pensa di poter soddisfare meglio i propri bisogni…di avere tutto a ‘portata di mano’, io dico meglio se di ‘piede’. A me piace il cinema, il teatro, il cappuccino da prendere al bar; piace la strada piena di negozi e di gente, la pizzeria e il pub…
Diversamente sarebbe bene andare a vivere in campagna; ancora meglio su un’isola deserta: due palme e un cocco, sono sempre un sogno.
Non mi piace il traffico di auto e moto, lo smog ed il rumore che producono, lo sporco dei marciapiedi ed il selciato rotto; non mi piace il verde incolto e l’inciviltà. Ma queste cose, è superfluo dire, sono sentimenti comuni.
Le idee dovrebbero essere conseguenti, e allora via le auto e per queste costruire dei grandi contenitori dove posteggiarle, potenziare e fare nuove linee di trasporti pubblici: una bella monorotaia elettrica sul torrente Bisagno, da Struppa a Borgo Incrociati, dove, su una piastra sopra al torrente, fare un capolinea per lasciare tutti le auto e le moto. Agganciare la linea del metrò di Via Buozzi, alla linea ferroviaria esistente, costruendo una nuova linea affiancata verso il ponente. Superata Sampierdarena, la linea metrò avrebbe tutto lo spazio per dividersi per gli Erzelli e per l’aeroporto. Insomma, viva il trasporto su rotaia elettrico.
Tant’é che qualche idea, alla fine l’ho detta; ma se ci penso sconfino nei sogni. Se ci penso vorrei poter passeggiare sulla sopraelevata, vorrei salire sopra i forti intorno alla città, con teleferiche panoramiche; vorrei passeggiare sui tetti del centro storico, camminare su un tapis roulant dalla Foce al Porto Antico…vorrei una città dove è bello muoversi in sicurezza e libertà.
Ma chi ci dà queste cose? In democrazia si costruisce insieme l’autorità. Allora chi si presenta a sostenerla –questa capacità- dico avrete il mio appoggio. E se mi cercate mi trovate in giro per la città.

martedì, ottobre 24, 2006

Preghiera di un immigrato


ispirata dal poeta Juan Gelman.
Padre nostro, misericordioso Allah, potente Jahvè, scendi in terra tra di noi. Ritorna a raccontarci la tua storia, che qui tutti l’hanno dimenticata.
Io sono arrivato qui povero e disgraziato in questo paese. Vieni qui e guarda tu come sono ridotto. Ho le scarpe bucate, lo stomaco vuoto ed ora arriva pure il freddo. Le mie mani non servono, le hanno rifiutate; ora sono sporche di fango, ma non hanno mai rubato.
Dio mio, Spirito Santo, non voglio arrabbiarmi, tienimi lontano dalla collera. Io sto facendo pensieri tristi e brutti: ma perché sono nato? Perché devo soffrire così tanto? Aiutami Signore, lo chiedo a te come l’ho chiesto a molti uomini, in tante lingue. Cosa devo fare?
Padre nostro, misericordioso Allah, potente Jahvè, scendi e spiegami tutto bene perché non ho capito. Sono sicuro che verrai a trovarmi. Io intanto ti cerco. Ti cerco come sto cercando la pace e il cibo; una casa e il bene.
Mi chiedi di rimettermi i debiti, ma mi sembra di averli tutti io. Così, scusami tanto, mi sento perfino di perdonarti: io che sono l’ultimo arrivato, non alla mensa, fuori dalla porta.
Ma non sono rassegnato al male, non sono ancora soggiogato, continuo a camminare; continuo a emigrare e se tu scendi in terra- perché se tu è vero, che sei in Cielo- devi essere qui al mio fianco.

giovedì, ottobre 19, 2006

Visita a Nomadelfia

Mi ha sempre incuriosito la storia di Nomadelfia, la comunità, fondata da don Zeno Saltini (1900-1981). Così questa estate, durante una vacanza in Maremma, ho visitato Nomadelfia che vuol dire legge di fraternità.
Nomadelfia nacque come idea il 6 gennaio del 1931, quando don Zeno Saltini appena ordinato sacerdote, chiese di adottare un diciassettenne appena uscito dal carcere. Dopo una discussione avuta da Zeno Saltini, ancora ragazzo, con un anarchico che contestava ai cattolici cristiani di vivere incoerentemente oltre ad essere da ostacolo al progresso umano, crebbe dentro in lui un tarlo; con la fondazione della comunità di Nomadelfia volle dare la dimostrazione che esisteva la possibilità concreta di seguire l’insegnamento del Vangelo: siamo tutti fratelli in Cristo, poiché tutti siamo figli di Dio. Quel fatto impegnò la vita di don Zeno fino alla sua morte.
Un altro passaggio importante della costruzione di Nomadelfia, successe nel 1941 quando una giovane parrocchiana si presentò a don Zeno dichiarandosi disposta a fare da mamma ai piccoli bambini orfani e abbandonati, raccolti in canonica: fu la prima ‘mamma per vocazione’. Da allora con le parole di Gesù, pronunciate dalla Croce alla Madonna e all’apostolo Giovanni, ‘Donna, ecco tuo figlio, Figlio, ecco tua madre’, verranno consegnati da don Zeno, i bimbi abbandonati alle mamme per vocazione e alle famiglie unite.
Mi ha fatto da guida, per la visita, Francesco: un nomadelfo che vive nella comunità da oltre 20 anni; dopo avere sposato una ragazza che viveva a Nomadelfia, ha deciso di restarci anche lui. Francesco è disponibile a dare tutte le spiegazioni e partendo dalla unità centrale, ovvero il complesso che racchiude gli uffici e il teatro, mi porterà in giro per tutto il villaggio. Le costruzioni sono adagiate sui dolci declivi della campagna dei dintorni di Grosseto. C’è la zona delle stalle, il caseificio, la cantina, la chiesa, il cimitero e sparse con una certo distacco ci sono le casette che raccolgono le unità familiari. Ogni ‘gruppo familiare’ è composto da 4-5 famiglie e vive insieme in una abitazione centrale, dove c’è la sala da pranzo, la cucina e il soggiorno; intorno a questa unità ci sono le piccole case prefabbricate dove ogni famiglia ha le camerette. Chi ha bisogno di qualcosa di personale si rivolge all’economato che glielo procurerà. Tutto intorno si respira un’aria di pace. Domando: ‘Ho visto molte cose ma la scuola, non esiste?’. ‘No-mi spiega Francesco- come ogni adulto è padre e madre dei bambini della comunità, così è anche insegnante’. I ragazzi studiano nella comunità e poi da privatisti sosteranno gli esami della scuola pubblica. A 18 anni infine potranno decidere se rimanere in comunità oppure uscire, andare via per il mondo.
Quest’anno Nomadelfia compie 75 anni di vita, e per quel tipo di comunità è forse un record. E’ difficile condividere e vivere la vita in stretta vicinanza. Invidie, gelosie, giuste rivendicazioni o ricerca di spazi personali sono naturali; ma sorretti da una forte idealità e da valori cristiani, ecco che tutto può diventare possibile. Una società davvero diversa che riesce a mettere in pratica come vivere l’insegnamento del Vangelo: siamo tutti fratelli, perché siamo tutti figli di Dio.
A Nomadelfia non circola denaro, non esiste la proprietà privata, tutti lavorano e i lavori pesanti sono fatti insieme da tutti i partecipanti la comunità; sembra di vivere all’interno di questa comunità un vero comunismo: quello delle origini cristiane.
Certo che crisi e difficoltà non mancano, in questi anni sono state molte le vicissitudini che hanno scosso la comunità di Nomadelfia: contestata agli albori dalla stessa gerarchia ecclesiale è riuscita nel tempo ad avere i massimi riconoscimenti: nel 1981, Papa Giovanni Paolo II la visitò. Nomadelfia continua ad esistere ed a rappresentare un seme di speranza che testimonia come un altro mondo c’è.
Attualmente ci vivono circa 300 persone, tra adulti, anziani e bambini…non è un grande numero, anzi a me pare basso; dopo l’esistenza di questa realtà da molti anni, solo 300 individui testimoniano quanta difficoltà ci sia nel vivere una dimensione comunista e cristiana, oggi. Forse è non è semplice da sempre. Però è bello sapere che qualcuno ci prova.

lunedì, ottobre 09, 2006

La decrescita:valore positivo

Sono passati ormai diversi anni da quando una pubblicità, della Chiesa Cattolica, invitava per salvare il mondo a cambiare stile di vita, a consumare meno. Era il 1992 e sembrava che avessimo preso coscienza che la ricchezza dei pochi, era la miseria dei molti; lo spreco di chi più contava era la morte di chi meno possedeva. Come lo sfruttamento delle risorse ambientali devastasse la Terra.
C’è come un rapporto direttamente proporzionale tra la ricchezza mercantile e l’impoverimento morale: più sale uno, più si abbassa l’altro. La pubblicità in questo campo spinge a consumare sempre di più, crea nuovi bisogni artificiali. Bisogna crescere, crescere sempre di più. Tutti invocano la crescita come un obiettivo primario: per fare quadrare i conti di una sperequazione tra consumi e produzione; tra merce e spazzatura. No, anzi la spazzatura, l’usurato, il ‘gettato via’, cresce sempre di più. E allora?
Per cambiare la tendenza del mondo al pensiero dominante, dello sviluppo cosiddetto sostenibile, che fa crescere sempre in modo esponenziale la miseria, la ‘decrescita’ è la nuova parola d’ordine.
Nel sito: http://www.decrescita.it/ilmanifesto.php potrete leggere il manifesto di Serge Latouche per il doposviluppo. Allo stesso indirizzo internet si possono trovare queste sagge considerazioni:
Oggi è pacifico che l'unità di sopravvivenza nel mondo biologico reale è l'organismo più l'ambiente. Stiamo imparando sulla nostra pelle che l'organismo che distrugge il suo ambiente distrugge se stesso.
(Gregory Bateson)
Ciascuno di noi è ricco in proporzione al numero delle cose delle quali può fare a meno. (Henry D. Thoreau)
Tutti gli oggetti che continuiamo a raccogliere nel corso della nostra vita non ci daranno mai forza interiore. Sono, per così dire, le stampelle di uno storpio.
(Ivan Illich)