venerdì, settembre 26, 2014

Una breve primavera- I ragazzi sperduti della Resistenza tradita- è il primo romanzo di Pierfranco Pellizzetti

Pierfranco Pellizzetti è un saggista che nella sua intensa attività ha pubblicato diversi libri -interessanti sono le diverse fenomenologie dei personaggi che hanno caratterizzato e ancora continuano la storia italiana: S. Berlusconi; A. Di Pietro e M. Monti- in ultimo sono da ricordare Conflitto- L'indignazione può davvero cambiare il mondo? e oltre a questo Storia della paura. Gli inconfessabili retropensieri collettivi dell'Occidente. Molti lo conosceranno anche per i suoi articoli prima su Il SecoloXIX; da sempre firma della rivista MicroMega, ora scrive su Il Fatto Quotidiano, dove tiene anche un blog e il Manifesto.

Con Una breve primavera- I ragazzi sperduti della Resistenza tradita Pierfranco Pellizzetti affronta il romanzo.
Io ho avuto il piacere, come amico di Pierfranco, di leggerlo in fase di costruzione e devo dire che da subito mi piacque. In origine il titolo era Generazione perduta -Inglorius bastard in val d'Aveto. Un titolo senz'altro più accattivante e pertinente...però la sostanza del racconto non cambia e questa breve primavera rende bene ciò che quei ragazzi hanno vissuto nel 1943-45.

Per Pellizzetti polemista, supportato da una forte preparazione storico-politica, leggerne pagine cariche di sentimento, di partecipazione emotiva, mi hanno piacevolmente sorpreso...d'altronde qui è coinvolto personalmente; infatti nel libro c'è la storia romanzata di suo zio Bruno, che fu partigiano nella formazione Coduri con il nome di Scoglio.

Il romanzo affronta, con il ritmo di una ballata, le vicissitudini di Bruno Pellizzetti che leggendo nelle prime pagine lo si descrive: 'Ancora e sempre lo ritrovavo in scenari di sconfinata vastità: il mare di sabbia sahariano o quello d’acqua fluviale tra l’Argentina e il Paraguay; sterminati come la distesa marina, questa volta non metaforica, su cui lo zio Bruno aveva compito i suoi primi viaggi quale allievo dell’Istituto Nautico genovese. Spazialità senza confini naturalmente predisposta ad accogliere paesaggi umani avventurosi, alla ricerca di un’eccezionalità esistenziale che rifugge la compressione nel grigiore banale della quotidianità, fra le canoniche quattro mura domestiche in cui ci si rifiuta di invecchiare; di spegnervi lentamente il proprio straripante vitalismo'.

E' stato chiesto a Pierfranco Pellizzetti perchè ha preso la decisione di pubblicare questo romanzo a distanza di molti anni e sul tema della guerriglia partigiana su cui tanto si è scritto e dibattuto.
Pierfranco ha ricordato il debito sentimentale che lo legava a questo suo zio e poi in questa fase storica di disillusioni ha ritenuto giusto ricordare come dopo ogni sommovimento ideale ci sia chi paga per la restaurazione di un ordine collettivo.

Senz'altro oggi stiamo vivendo da molto tempo questa restaurazione...ma si sa che le epoche storiche si misurano in decenni e quella che il titolo richiama è stata solo una breve primavera che però ha segnato la vita di moltissimi giovani. Ha segnato la vita di Bruno-Scoglio.

Il libro Una breve primavera- I ragazzi sperduti della Resistenza tradita verrà presentato da me con l'autore insieme al suo ultimo libro: Storia della paura. Gli inconfessabili retropensieri collettivi dell'Occidente.
L'appuntamento è per lunedì 29 settembre alle ore 17,30 da Finisterre la libreria di Piazza Truogoli di Santa Brigida a Genova.

martedì, settembre 16, 2014

Creduloni e complottisti

Creduloni e complottisti due categorie apparentemente distanti e agli opposti e invece tutte e due hanno un comune denominatore che è in sostanza quello di credere a tutto.
Non so se sono un credulone, ma certo non mi sento un complottista. Sono sempre stato attratto dal pensiero scientifico; quel pensiero che si poggia sul dubbio e vuole conferme attraverso prove e riprove: gradi di riproducibilità e trattamenti empirici che siano condivisi da una comunità di scienziati.
Inoltre non riesco a pensare ad un potere oscuro che manovri la nostra vita...i complottisti vedono sempre dietro ad ogni manifestazione qualcosa che riporta ad altro e ancora altro, che poi in sostanza si riduce a evidenziare un potere occulto e malefico che trama sulla nostra vita e vuole annientarci.

Ora io ho sempre pensato che il potere seppur malvagio e ricco di suggestioni abbia una componente di ambiguità. Pensare di incidere nella vita dei singoli individui senza rendere schiavo lo stesso che persegue questa cosa è l'altra faccia del potere. A parte che nessuno può avere il potere senza che altri non glielo riconoscano; esiste appunto una componente molto illusoria sulla sua gestione. Insomma chi vorrebbe fare il cattivone per dettare leggi e norme sconta una forte dose di ambiguità: tutti i dittatori riescono a perseguire i loro fini se hanno intorno a loro molte persone che condividono i loro obiettivi o hanno interessi tangibili per supportare tale potere. Diversamente non si riuscirebbe a soggiogare popoli e nazioni. Da tenere presente che quel male, cui sono portatori i protagonisti del potere, è insito nell'animo di ognuno di noi. Di più quel male emerge diventando sempre manifesto e difficilmente rimane sotterraneo.

Certo che con l'avvento del web i complottisti e i diffusori di notizie bufala che sorreggono le loro tesi sono aumentati; ma smascherarli osservando certe regole è facile. Nel controllare la provenienza di una notizia bisogna risalire a fonti e se queste rimandano tramite i motori di ricerca a strani link sconosciuti quello è già un primo segnale di bufala.

E poi...se leggete che l'AIDS non esiste, è una truffa ed è stato creato in laboratorio...non credeteci. Se leggete che arriva la fine del mondo ad una tale data...non credeteci, sappiate che l'hanno prevista innumerevoli volte e ogni volta è stato sbagliato il calcolo. Se leggete che è stata trovata una cura contro il cancro ma si vuole tenere nascosta oppure non la si pratica...non credeteci. Se leggete che gli statunitensi non sono mai andati sulla Luna e vi forniscono le prove...non credeteci; sono degli stessi che affermano che le Twins Towers (le torri gemelle) sono il frutto di una esplosione interna alle stesse. Se leggete che discendiamo tutti da extraterrestri non credeteci...magari sono gli stessi che credono ad Adamo e Eva cacciati dal giardino terrestre.
Gli italiani poi come creduloni sono speciali: continuano a credere all'innocenza di un miliardario pluripregiudicato, diventato capo del Governo e se sull’infallibilità del Papa possono avere qualche dubbio, non ne hanno nessuno sull’infallibilità di un comico.

domenica, settembre 14, 2014

Superwoobinda di Aldo Nove

Mi è capitato per caso in mano il libro di Aldo Nove Superwoobinda. Il libro è una raccolta di di racconti pubblicata nel 1998 che comprende anche il Woobinda pubblicato nel 1996. Il titolo prende spunto da una serie televisiva australiana andata in onda sulla RAI nel 1978...chi scrive ha avuto l'infanzia segnata da quei telefilm che aveva come protagonista il Dr. Stevens soprannominato dagli aborigeni locali, appunto, Woobinda: uomo di medicina, un medico veterinario che si prodigava per difendere gli animali dai bracconieri. Lo spunto del titolo usato per questa raccolta di racconti è per descrivere anche una televisione che negli anni '90 non esisteva più e con quella mancanza nasceva una generazione cinica, autodistruttiva e sarcastica.
Insieme nasceva in campo letterario una corrente che fu definita dei Cannibali: una specie di genere pulp.
A mio avviso Aldo Nove, con quella serie di racconti, entrava prepotentemente nel cuore di quella società malata; la descriveva con uno stile e una violenza unici. Aldo Nove diventava l'interprete del degrado sociale e ambientale che vedeva la pubblicità e la televisione i motori di quel tragico cambiamento.
Rileggendo il libro ritrovo i prodromi culturali che hanno dato il via al cosiddetto belusconismo. E' proprio quell'universo raccontato da Aldo Nove, animato da persone rincoglionite dall'esteriorità, dalla insorgente tecnologia e dai riferimenti continui dei falsi modelli che la televisione indicava, che sarà pronto ad accogliere lo sfacelo della politica italiana. Un libro da riprendere...un come eravamo e forse in parte siamo ancora.

venerdì, settembre 05, 2014

Il catalogo de gli INTROVABILI di Euronova

Non so se arriva anche a voi a casa il catalogo Introvabili di Euronova: all'interno ci sono alcuni prodotti che mi auguro non li trovi nessuno; sono gli oggetti di più cattivo gusto che si possano trovare in commercio. Almeno lo penso io.
Eccone un esempio: Orologio a cucù in plastica rifinito come quelli della foresta nera- c'è scritto proprio così- con uccellino (arrestabile estraendo le pile) che esce ogni ora a fare il suo cucù tre volte. Statuina di Madonnina o di Gesù fosforescente; a 9,99 € una per l'altra. Quadro su tela ad olio con il paesaggio di città, munito di led luminosi per suggestive atmosfere. Nanetto solare con ventosa che di giorno cattura la luce e di sera si illumina. Mazzi di 6 Calle o 6 rose luminose di grande effetto, con 6 led bianchi a luce fissa. Fiori e foglie in morbido materiale antiurto...non appassiscono mai: il mazzo a 19,99 €. Questa è la pubblicità.

Magari mi sbaglio e questi 'introvabili' li hanno inseriti nel catalogo poiché vanno via come il pane...in fondo sono novità da tutto il mondo -così recita la scritta in testa- e nel catalogo di settembre c'è già l'augurio di Happy Halloween.

domenica, agosto 31, 2014

'I cento libri che rendono più ricca la nostra vita' di Piero Dorfles

Piero Dorfles, giornalista è diventato popolare come autore-conduttore della trasmissione 'Per un pugno di libri'. Questo programma, dove si parla di libri con studenti dei licei italiani, va in onda da 14 anni e bisogna ringraziare Dorfles per riuscire a fare cultura in televisione con la letteratura. Ora per la Garzanti editore è uscito il suo libro: 'I cento libri che rendono più ricca la nostra vita '(pagg. 312- euro 14,90).
I titoli raccolti in 'I cento libri che rendono più ricca la nostra vita' sono un arbitrario elenco dell'autore, che dovrebbero arricchire la nostra vita. Senz'altro ci sarebbero libri da togliere e da aggiungere per il nostro particolare gusto e piacere, certamente però in quanto arricchimento questi sono i classici; quelli che raccontano storie fuori dal tempo e dell'età; libri definiti Classici che secondo Italo Calvino non hanno mai finito quel che hanno da dire.
La lettura del libro di Piero Dorfles, 'I cento libri che rendono più ricca la nostra vita', ci da modo di comprendere come quello che racconta la letteratura è la chiave per conoscere l'uomo, il suo mondo che non riuscirà mai a fuggire dall'ineluttabilità di un eterno ritorno; da una ciclicità che è insita nella Natura.
Potremo affermare che la letteratura è finita, che è già stato scritto tutto...ma la narrazione procede sempre nel raccontare una storia infinita che trova nell'estrema sintesi come nella copula sessuale: un andirivieni che diventa, anche alla luce dell'inutilità, il fine di ogni cosa. Quell'andata e ritorno, è una condanna e insieme il rimanere ancorati alla forza della Natura, alla sua ciclicità, al suo alternare al flusso del tempo le stagioni e l'intero universo.
Questi sono i pensieri che mi hanno trasmesso le trame e i significati palesi e nascosti dei libri elencati e descritti da Dorfles: una chiave per capire la narrazione unica che sottende la natura umana. La vita merita sempre di essere vissuta e raccontata. Ci sarà poi sempre qualcuno che raccoglierà la storia e come un testimone poi sarà in grado di riconsegnarla a chi è pronto a rifare tutto.
Quando si comprende che la vita è bella ed è sempre degna di essere vissuta ecco che nasce quel valore del rispetto della vita; tua e di quella degli altri. Senza di ciò cade ogni altro valore. Vince la frustrazione, vince il nichilismo per cui tutto è nulla. Tutto diventa volontà di potenza dove ci è permesso di uccidere, di trasgredire per il solo scopo di sentirsi superiori.
Victor Hugo nel presentare il suo I Miserabili disse: 'Questo libro è un dramma nel quale l'infinito è il primo personaggio. L'uomo è il secondo'. Questa frase la si potrebbe estendere a tutti i libri citati da Piero Dorfles.
I 100 libri sono divisi in 10 categorie: L’utopia negata- Vivere la storia- L’avventura e ( è ) la fuga -Percorsi sociali -I romanzi-mondo- La frammentazione dell’io- Al di là del principio di ragione- Le radici oscure del desiderio- La solitudine della vita contemporanea- Formazione e riti di passaggio.
Nel leggere la summa dei 100 libri è stato per me un godimento. Dei libri elencati devo dire che ne ho letti molti; gli ho letti tra i 15 e i 18 anni e sicuramente questi libri non solo mi hanno arricchito, ma sono stati anche formativi. Ricordo la febbre che provavo nell'immedesimarmi nei vari protagonisti delle storie raccontate.
Di molti altri libri che non ho letto ne vanto la possessione ed in una sorta di raccolta di figurine posso giocare a dire: celo...celo...celo mi manca.
Facile così dedurre che alla base di questi libri c'è una condivisione che crea una consapevolezza comune che ci permette di vivere in armonia con gli altri e di arricchirci scambiando sentimenti, emozioni e saperi. Un libro fatto di libri che sicuramente avvicinerà alla lettura molti e sappiamo quanto ce ne sia bisogno.

Ecco in breve una panoramica sugli autori che risultano 81: 3 libri a testa Conrad, Mann, Kafka e Shakespeare; con 2 libri Balzac, Dickens, Dostoevskij, Primo Levi, London, Melville, Moravia, Orwell, Stevenson, Tolstoj, Verne e Goethe. Gli altri stranieri: Maupassant, Conan Doyle, Joyce, Proust, Hugo, Dick, Gončarov, Pasternak, Musil, Camus, Canetti, Beckett, Kipling, Swift, Hesse, Barrie, Huxley, Molnàr, Hemingway, Twain, Golding, Salinger, Dumas, Bulgakov, Turgenev, Capote, Lawrence, Maugham, Nabokov, Borges, Scott Frizgerald, Stoker, Wilde, Carroll, Flaubert, Čechov, Stendhal, Burgess, Grimm, Hammett, Philip Roth, Joseph Roth, Bradbury e Gàrcia Màrquez. Per gli italiani ci sono, per 18 libri, 16 autori: Primo Levi, Moravia, Bassani, Buzzati, Calvino, Collodi, De Amicis, Fenoglio, Gadda, Carlo Levi, Morante, Pirandello, Svevo, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Vittorini. Le autrici sono 7: Jane Austen, Emily Brontë, Agatha Christie, Anna Frank, Mitchell, Morante e Shelley.

martedì, agosto 26, 2014

Ragazze mancine di Stefania Bertola

'Adele ha trentadue anni e non ha mai lavorato un giorno in vita sua. Una mattina si sveglia e scopre che il suo mondo non esiste piú: il marito ha dichiarato fallimento, ha prosciugato i conti in banca ed è scappato con l'amante. Come regalo d'addio le ha lasciato il gigantesco cane della sua nuova fidanzata. Ed è proprio mentre Adele tenta di liberarsene che una ragazza con una bambina in braccio le si fionda in macchina... Inizia cosí il nuovo romanzo di Stefania Bertola': così viene presentato dalla Einaudi il libro Ragazze Mancine.
La scrittura è fresca come la protagonista Adele e la sua amica Eva, si direbbe scritto da una coetanea e invece...scopro che l'autrice Stefania Bertola -che non conoscevo- è una sessantaduenne sceneggiatrice e autrice radiofonica con molte esperienze letterarie che hanno comune denominatore il tono leggero e divertente.
Stefania Bertola è anche traduttrice dall'inglese e mi viene da pensare che al di là dei diari alla Bridget Jones (scritti dall'inglese Helen Fielding) che dice di non amare, le è piaciuto invece I love Shopping di Sophie Kinsella, qualche influenza l'abbia avuta collaborando alla radio con Luciana Littizzetto e soprattutto poi penso alla figlia, mancina come lei...
A chi le ha chiesto: Il libro è molto attuale, da un momento all’altro si può esser senza risorse. Perché questa scelta? Stefania Bertola ha risposto: 'Le due protagoniste, Adele e Eva, sono i capi opposti della vita. Una vuole solo sposarsi con un uomo ricco e farsi mantenere per poter studiare; l’altra ha una bambina, mille lavori e non pensa al domani. Le unisce soltanto un cane che crea una convivenza forzata. Ma loro cambieranno totalmente alla fine. Come ho detto: sono mancine. Gli uomini del libro? Sono di contorno ma cambiano anche loro. Tutta la storia è un’evolversi fra colpi di scena, proposte strane e personaggi particolari. Una metafora della vita di oggi.'.
Che dire? Leggendo il libro di Stefania Bertola mi sono divertito. L'autrice riesce a coinvolgerci in una storia al femminile: le protagoniste sono tutte donne e oltre ad Adele ed Eva ci sono Clotilde, Mara, Marisa... tutte con tratti caratteriali originali e molto reali; penso che ognuno abbia incontrato un qualche tipo di donna che assomiglia a queste descritte nella storia. Un libro leggero per una lettura divertente e senza impegno...d'altronde è questo che chiede Stefania Bertola.

Ragazze mancine
di Bertola Stefania
Einaudi 2014- Collana I Coralli
pp. 288 € 18,50
ISBN 9788806212643

sabato, agosto 23, 2014

La guerra e le religioni

Quante manifestazioni ci sono state in questi ultimi 20 anni contro la guerra? Tantissime. Non contiamo poi quelle degli anni'70 contro la guerra in Vietnam ecc... Pare che l'umanità sia sempre in guerra e che di questa attività non si possa farne a meno.
Con questo pensiero mi è venuto alla mente un libro di James Hilman: Un terribile amore per la guerra- titolo originale, A terrible love of war- uscito nel 2005 per le edizioni Adelphi.
In questo libro, il grande psicoanalista junghiano sostiene, nella sua digressione psico-filosofica, la naturale predisposizione delle pulsioni profonde per la violenza. La guerra si spiega soprattutto con la mitologia; la quale racconta che sui campi di battaglia non è presente solo il dio della guerra, ma vi opera anche la dea dell’amore e della bellezza.
Maria Zambrano la grande filosofa spagnola, allieva di Josè Ortega y Gasset, diceva che nessuna azione umana può prescindere dal mito. Ogni cosa che fa l'uomo trova riscontro nella mitologia e si può quindi affermare che il mito sia all'origine del pensiero. Detto ciò ecco che la guerra è un'azione umana che affonda nel mito di Ares e Afrodite, ovvero di Marte e Venere, la sua verità. La guerra faccenda molto umana contiene paradossalmente più inumanità di qualunque altra cosa.
La guerra risulta senza dubbio una costante della dimensione umana. Essa appartiene alla nostra anima come verità archetipa del cosmo.
Così Hillman continua: 'la guerra è un’opera umana e un orrore inumano, e un amore che nessun altro amore è riuscito a vincere. La guerra in quanto tale rimarrà finché gli dei stessi non se ne andranno'. Ancora: 'Le guerre non si combatterebbero se non esistesse chi è disposto a contribuire alla loro realizzazione. Reclute, schiavi, militari di carriera: checché ne dicano i renitenti alla leva, ci sono sempre masse pronte a rispondere alla chiamata alle armi, ad arruolarsi, a combattere'.
Il libro è diviso in 4 capitoli: 1) guerra è normale; 2) La guerra è inumani; 3) La guerra è Sublime; 4) La religione è guerra. Quest'ultimo capitolo è molto affascinante e provocatorio. L'affermazione che da il titolo al quarto capitolo porta a chiederci se la guerra non sia di per sé una religione. Un modo di credere che il conflitto, la violenza, il pregiudizio e l'odio siano la soluzione definitiva per redimere un disaccordo.
James Hillman dopo essere risalito al carattere mitologico e arcaico che accompagna il fenomeno della guerra nell'uomo, ecco che avanza una dimensione morale, cosiddetta 'giusta' che porta con sé tutte le contraddizioni: quella religiosa.
La differenza tra Mito e religione sta proprio nel fatto che gli dei mitici non sono dei religiosi: non hanno una Chiesa, una comunità di devoti, un clero o testi sacri. Soprattutto non pretendono una fede. Nelle religioni del libro c'è un dio personale che parla a un essere umano storico in un preciso momento e in un preciso luogo e il fedele è tenuto a credere nella verità rivelata, alla parola, appunto, del dio che parla.
Guardando lo scontro di questi tempi tra Israele e gli arabi; tra musulmani di diverse tribù; tra islamici e cattolici viene subito agli occhi quanto un dio, chiamato Dio, Jahvè o Allah, stia dicendo agli orecchi dei molti in campo: guerra e ancora guerra.
Al pari di tutti gli scrittori e filosofi che alla guerra hanno tributato meditazioni decisive -da Twain a Tolstoj, da Foucault a Hannah Arendt- , Hillman ci guida a una scandalosa verità: più che un’incarnazione del Male, la guerra è in ogni epoca una costante della dimensione umana. O meglio, troppo umana.

Un terribile amore per la guerra
di James Hillman
Traduzione di Adriana Bottini
2005, 2ª ediz. pp. 296 - € 20,00
isbn: 9788845919541

sabato, agosto 16, 2014

Il PIL e la misura del benessere...ma quale? Non certamente quello che rende felici e aumenta la qualità della vita

L'ossessivo ancoraggio del nostro vivere al PIL (il Prodotto Interno Lordo) dimostra quanta stupidità pervada la ricerca del cosiddetto benessere umano.
Non solo la crescita del PIL vorrebbe essere l'unica strada per uscire da una crisi economica, che ha proprio nella crescita del PIL e nelle sue distorsioni trova la causa della stessa crisi, ma è anche una ricetta semplicistica. Ma davvero per uscire dalla attuale situazione economica bisogna incrementare i consumi? Quelli che misura il PIL?
Ormai non c'è giornale quotidiano e televisivo che non apra la cronaca senza la notizia dell'andamento del PIL e della Borsa. Viviamo una condanna a crescere sempre; ad aumentare consumi, merci e territorio. Ricordo un intervento del lontano 18 marzo 1968, in cui Bob Kennedy sosteneva che Il PIL misurava tutto, eccetto ciò che rendeva la vita veramente degna di essere vissuta. Quel discorso durissimo contro il PIL diceva:
'Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l'anno, ma quel PIL - se giudichiamo gli USA in base ad esso - comprende anche l'inquinamento dell'aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l'intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani'.
Sono passati 46 anni -quasi mezzo secolo- e siamo ancora alle prese con queste misure. In questo contesto il discorso del Papa Francesco, fatto oggi a Seul, riprende un concetto forte e invita a fare scelte sempre più attuali: 'Respingere i modelli economici disumani che creano nuove forme di povertà ed emarginano i lavoratori. (...) Bisogna combattere le economie che rendono schiavi'. Bene, ma l'altra economia quale è?
Intanto da settembre 2014 sarà introdotto un nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali: il Sec2010. Con questo metodo si prevede che siano prese in considerazione per il calcolo del PIL italiano anche le attività illegali: droga, prostituzione e contrabbando. Di bene in meglio. Alla fine degli anni '80 l'ONU elaborò un Indice di Sviluppo Umano (HDI) che misurasse lo sviluppo non solo sulla crescita economica ma anche gli ambiti fondamentali del vivere in società: la promozione dei diritti umani, in primo luogo quello alla convivenza pacifica, la difesa dell'ambiente, delle risorse territoriali sostenibili, i servizi sanitari e sociali- con attenzione alle fasce di popolazioni più vulnerabili-, il miglioramento dell’educazione, con particolare attenzione all’educazione di base quali l’alfabetizzazione; la partecipazione democratica, l’equità delle opportunità di sviluppo e d’inserimento nella vita sociale...
Potrebbe essere questo il vero indicatore del PIL. Potrebbe essere questo il parametro per conoscere se siamo progredendo veramente o invece regrediamo rendendoci schiavi di una economia inventata dall'uomo.
Qui si possono trovare i dati UNDP (United Nation Development Programme) ovvero quelli dello Sviluppo Umano del 2014.

sabato, agosto 09, 2014

'La vita sognata di Ernesto G.' di Jean Michel Guenassia.

Dopo aver letto 'Il club degli incorreggibili ottimisti' non potevo certo perdere la lettura di questo secondo romanzo ' La vita sognata di Ernesto G. ' di Jean Michel Guenassia.
Qui si racconta la storia di Joseph Kaplan un medico praghese ebreo che si ritroverà prima a Parigi (all'Istituto Pasteur) e poi ad Algeri per studi epidemiologici e di ricerca. Joseph Kaplan è innamorato del tango, di Carlos Gardel, e pur accorgendosi di avere le stesse iniziali del protagonista de il Processo di Franz Kafka: Joseph K., il suo peregrinare lo fa diverso. La sua vita sarà interpuntata da altri accadimenti: quelli di un secolo di vita.
Ancora in questo libro si trova tutta la capacità dell'autore di narrare storie epiche, storie che si intrecciano con la Storia generale pur rimanendo in un tempo interiore, quello del tormento: il tempo del proprio destino. Chiaramente gli avvenimenti della storia collettiva segnano la quotidianità di tutti, ma l'autore riesce a mantenere una dimensione narrativa che non intacca l'integrità morale del protagonista, dei suoi amici e amori...con tutti quelli con cui attraverseremo 100 anni di vicende epocali.
La Storia incombe sulle vite di ognuno e nel secolo che trascorre c'è Parigi in fermento, c'è l'Algeri di Camus, ci sono le dittature e il nazismo, la Seconda Guerra Mondiale, c'è la Shoah, Praga, la liberazione, le illusioni socialiste, il Partito Comunista Cecoslovacco, la polizia segreta, il KGB, l'Unione Sovietica, l'invasione del suo paese...ci sono i grandi sconvolgimenti che hanno segnato il '900 fino al compimento dei 100 anni di Joseph Kaplan nel 2010.
Insieme a Joseph Kaplan, testimone di tutto quanto elencato prima, ci sono le vite dei vari suoi comprimari: gli amici Maurice, Viviane, Nelly, Mathè, Sergent, Carmona, la moglie Christine, la figlia Helena e il figlio Martin...poi ancora Pavel, Tereza, Ludvik e il nipote Antonin per arrivare a Ernesto G., il Che Guevara, portatore della grande illusione rivoluzionaria.
Qui il Che è Ramon, un combattente malato e ferito, giunto alla fine della sua epopea rivoluzionaria che diviene l'amante di Helena e- anche lui medico come Joseph- pensa di salvare i poveri dalla malattia vera: quella dello sfruttamento e dalla condizione di miseria cui sono costretti a vivere.
Amicizie, incontri, speranze, illusioni, amori, perdite e scomparse, scandisono il tempo di un destino che fa ritrovare il protagonista nel cammino di ognuno. Il cammino di essere stati anche noi, per certi periodi, suoi contemporanei. Oltre 500 pagine da leggere senza annoiarsi.

La vita sognata di Ernesto G.
di Jean - Michel Guenassia
Salani, pag.510
euro 16,90

giovedì, luglio 31, 2014

Perché essere felice quando si può essere normale? La recensione completa.

Con questo libro Jeanette Winterson porta a termine un lungo viaggio verso il suo ritrovarsi. Che ogni viaggio sia sempre un ritorno a casa l'autrice ce lo ricorda. Lei in sostanza nella ricerca della madre naturale -che l'aveva data in adozione dopo tre settimane di vita- va incontro alla ferita: la stessa che poi fa tornare indietro. La nascita è di per se stessa una ferita.
I sentimenti molteplici che raccontano questa piccola odissea sono vissuti come una ballata. L'amore è il motore di tutto; questo stesso amore che in chiusura del libro, nell'appendice, viene così evocato:
L'amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi torniamo. L'amore. La mancanza d'amore. La possibilità di amare.
Un libro di libri e d'amore, quell'amore che si impara se c'è qualcuno vicino a noi che lo sa trasmettere. L'amore la protagonista Jeanette,, lo sente come un impulso naturale...ma è incapace di amare. Infatti si chiede spesso: perchè è la perdita la misura dell'amore? Perché bisogna sperimentare la mancanza per sapere cosa e quanto si ama?
La crescita della protagonista Jeanette Winterson è fatta di sofferenza ma la determinazione e l'aiuto dei libri e della scrittura faranno sì che lei si affermi come scrittrice e impari ad amare e a farsi amare.
Il suo primo libro: Non ci sono solo le arance, vinse nel 1985 il prestigioso Whitbread First Novel Award e dal racconto autobiografico fu tratto un film e una serie televisiva di successo, da lei stessa sceneggiati. Quel libro diede all'autrice notorietà, facendola riconoscere come una delle scrittrici più originali della letteratura inglese contemporanea. Il racconto della scoperta della omosessualità dell'autrice, in un contesto bigotto della provincia operaia inglese, ha fatto di quel libro un cult per il movimento lesbico.
Perché essere felice quando si può essere normale? con Non ci sono solo le arance e Scritto sul corpo, Jeanette Winterson ha scritto una trilogia sulla ricerca della sua identità sia fisica che sessuale.
Perché essere felice quando si può essere normale? è tra gli altri il più autobiografico e racconta le difficoltà attraversate nella propria vita; soprattutto il rapporto difficile con la madre adottiva: una donna religiosa e anaffettiva, che è anche la dicente della frase che da il titolo al libro.
Perché essere felice quando si può essere normale? E' la risposta della madre alla richiesta della figlia di realizzare il suo bisogno d'amore.
La salvarono prima di tutto le parole: le parole scritte nei libri - la narrativa inglese dalla A alla Z - della biblioteca comunale e poi quelle scritte da lei.
A sedici anni fuggirà da casa e con l'aiuto dell'insegnante di inglese del liceo e dei mille lavori fatti per mantenersi da quel momento in avanti, troverà la forza per non morire. Riuscirà ad iscriversi ad Oxford e laurearsi.
Il libro è commovente e ironico, triste e allegro...insomma un viaggio dalla società operaia inglese degli anni sessanta fino ai giorni nostri.
Un altro libro da leggere per l'estate.

martedì, luglio 29, 2014

Ma chi è questo Carlo Tavecchio?

In questi giorni si parla molto di Carlo Tavecchio, ossia di colui che è candidato a prendere il posto di Giancarlo Abete come presidente della FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio. In effetti poi ricopriva di questa associazione la vicepresidenza e allora...
Il fatto è che durante un intervento all'assemblea della Lega Nazionale Dilettanti ha pronunciato la frase:
'L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree...'.
Questa dichiarazione non è piaciuta a molti ed è stata ritenuta razzista. Certo è che si sta parlando di un ambiente, quale il mondo del Calcio, che ha bisogno di estirpare il razzismo che si annida soprattutto nei tifosi. Qual'è allora l'esempio?
Ma chi è questo Carlo Tavecchio? Sembra uscito fuori dal sistema politico che si vuole tanto combattere: quello dei vecchi arruffoni e soprattutto con il pedigree del condannato. Infatti questo soggetto è stato condannato per ben 5 volte: a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuata in concorso; a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell'IVA; a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative; a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie; a 3 mesi di reclusione sempre nel 1998 per abuso d'ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, oltre a multe complessive per oltre 7.000 euro.
C'è da aggiungere altro? No, è il perfetto candidato che continua l'era del ventennio berlusconiano, per cui fa referenza essere condannati, avere la fedina penale del reo confesso.
Non ci sono solo le frasi razziste...
Avanti così.

domenica, luglio 20, 2014

Perché essere felice quando puoi essere normale?

Sto leggendo un libro e di questo libro, di Jeanette Winterson, sono stato attratto dal titolo:
Perché essere felice quando puoi essere normale?
Ecco dietro ho trovato una storia vera, una storia dove in fondo non c'è niente di normale. Chi la pronuncia è una donna non normale: è gigantesca, religiosa invasata, madre mancata...una specie di orco. Lei è la madre adottiva della protagonista, l'autrice del libro, a cui viene rivolta la frase: Perché essere felice quando puoi essere normale?
Lei adottata trova la salvezza nella parola, nei libri e nelle loro storie. Sì, perchè non c'è mai una storia sola e ogni storia non è solo quello che racconta e quello che si racconta può essere diverso, può essere cambiato.
Sto trovando questo libro commovente e bello; triste e gioioso, ironico e brutale. Un libro che regala sorsi di speranza per la felicità di ognuno. Ecco cosa scrive l'autrice a pag. 55:

C’era un tempo in cui la conservazione dei documenti non era una procedura amministrativa: era una forma d’arte. I poemi più antichi venivano composti per commemorare e per ricordare una vittoria in battaglia, o la vita di una tribù. L’Odissea, Beowulf, oltre a essere dei poemi, hanno una funzione pratica. Se non puoi trascrivere una storia, come puoi tramandarla? La memorizzi. La reciti.
Il ritmo e le immagini della poesia la rendono più facile da ricordare, più facile da declamare rispetto alla prosa. Io avevo bisogno anche della prosa, e così creai le mie versioni condensate dei romanzi dell’Ottocento: perseguivo l’effetto magico, senza preoccuparmi troppo della trama.
Avevo dei versi dentro di me, una fila di luci che guidavano il mio cammino. Avevo il linguaggio.
La narrativa e la poesia sono una terapia, una medicina. Quello che guariscono è la frattura che la realtà crea nell’immaginazione.
Avevo subito un danno e una parte molto importante di me era stata distrutta: era questa la mia realtà, così era andata la mia vita. Ma nonostante tutto, c’era la persona che sarei potuta diventare, le sensazioni che avrei potuto provare, e fin quando trovavo le parole per esprimere questa realtà, le immagini per raffigurarla, le storie per narrarla, non ero perduta.
C’era il dolore. C’era la gioia. C’era la gioia dolorosa di cui aveva parlato Eliot. Avevo sperimentato questa gioia dolorosa salendo sulla collina sopra la nostra casa, camminando su quelle lunghe strade che sembravano non finire mai e che, partendo dalla città, arrivavano in cima alla collina. Le strade non asfaltate. Le strade che scendevano fino ai Factory Bottoms.
Mi guardavo attorno e non mi sembrava di guardare dentro uno specchio o dentro un mondo. Era il luogo dove mi trovavo, non il luogo dove sarei stata. I libri non c'erano più, ma erano solo oggetti: quel che contenevano non poteva andare distrutto tanto facilmente. Quel che contenevano era già dentro di me, e insieme saremo andati lontano.
E mentre contemplavo il mucchietto fumante di carta e inchiostro, ancora caldo nel freddo mattino, compresi che c’era qualcos’altro che potevo fare. “’Fanculo” pensai. “Li scriverò io.”

Una bellissima ode ai libri e indirettamente alla loro scrittura.
Appena lo terminerò scriverò la recensione completa.

Scheda del libro:
Perché essere felice quando puoi essere normale?
Autrice: Jeanette Winterson
Uscita Mondadori marzo 2012
Euro 22,47
ISBN 9788804635680
210 pagine € 9,50 - Brossura
Uscita edizioni gennaio 2014 Oscar Contemporanea 2014
Traduttrice: Chiara Spallino Rocca

sabato, luglio 12, 2014

Ode alla brioche dei vari bar tipo Bar Sport -descritti da Stefano Benni

La Luisona è una pasta (simile ad una brioche) che si trova nel Bar Sport ed è la protagonista dell'omonimo romanzo Bar Sport di Stefano Benni, pubblicato nel 1976.
a quel libro, di crasse risate, si è aggiunto il sequel Bar Sport 2000 -pubblicato nel 1997...20 anni dopo.
Cambia l'ambientazione dei bar e soprattutto cambia la brioche. In Bar Sport 2000 è protagonista la Palugona, torta tipica di Monzurlo, parente stretta della Luisona.
Il Bar Sport nel 2000 è diventato il Bar Peso.
Il Bar Sport, quello dove non mancava il flipper, un telefono a gettoni, la 'Luisona' e dove passava il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tecnnico (con due n), che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare, diventava il Bar Peso. Un altro bar di provincia che si può trovare benissimo in ogni periferia cittadina.
Ecco come descrive Benni la brioche La Palugona del Bar Peso:
“Le brioche sono di due tipi: fresche (con meno di un mese) o stagionate (con meno di un anno). Si possono mangiare solo scalfendole con un punteruolo da parmigiano, e non si sciolgono nel cappuccino, a meno che non chiediate una correzione di acido muriatico. In compenso si possono intingere nel caffelatte sette diversi tipi di insaccati, tra cui il famoso zampetto chiodato di maiale da calanco. E soprattutto la Palugona, torta tipica di Monzurlo, parente stretta della Luisona.
La Palugona è fatta con farina di castagne, burro, ghiaia, mascarpone, mandorle, miele, ricotta, colla di pesce, segatura e canditi. La sua particolarità è il forte coefficiente di impalugamento, cioè la tendenza a formare un malloppo ostruttivo in bocca o in gola. È stato calcolato che per masticare una fetta di Palugona è necessaria un'energia cinetica pari a quella che occorre per masticare duemilaquattrocento panettoni. Questo numero è detto Coefficiente di Ferdy, dal nome dello scienziato che morì durante l'esperimento e si scrive: HM1 PAL = 2400 HM PAN
“La Palugona, una volta a contatto con la saliva, si densifica in una melassa al calcestruzzo che si attacca ai denti e al palato con nefasto effetto occludente. I monzurlesi bevono in media un bicchiere di vino ogni briciola di Palugona, ma anche così la malefica leccornia è difficile da mandare giù. Spesso, dopo ogni boccone, bisogna scalpellare molari e premolari, e spruzzare acqua calda sulla lingua, a volte anche Niagara o altri prodotti per sturare i lavandini. Ma la Palugona è pericolosa soprattutto quando giunge nei pressi della gola. Qua, per essere inghiottita, deve essere spinta a colpi di forchettone, oppure sparata giù con un getto di aria compressa. Nessun uomo normale è mai stato capace di inghiottire un intero boccone palugonico, a eccezione di tale Orfeo Gualandi, che usava il metodo cosiddetto del Pugno di Dioniso.
Orfeo, dopo aver ben masticato, beveva un bottiglione di vino frizzante per ammorbidire il boccone, quindi spalancava le fauci e si assestava un tremendo pugno in bocca, riuscendo a imbucare la Palugona. Nel far ciò spesso si rompeva qualche dente, ma lo spettacolo era comunque notevole. I turisti golosi si accostano incautamente a questa torta, con grave rischio per la loro sono in cura alcuni presso un dentista, altri presso un saldatore.
Solo due sono riusciti a ingoiare un boccone ma non a digerirlo, e continuano a ruttare Palugona a distanza di dieci anni. Ma ci sono anche inconvenienti di altro tipo, come il caso della signora Fornari di Chiasso. Messasi in bocca una fetta di Palugona, ha iniziato a masticare nel gennaio 1973. Nel momento in cui scriviamo, la signora sta ancora masticando e chiedendo da bere. Anche se continua a lavorare (fa la stiratrice) e accudire i figli, i rapporti sessuali col marito hanno subito un duro colpo.”


E per il prossimo decennio che pasta-brioche troveremo? Lo stesso Benni la descrive nei nuovissimi bar moderni: i Bar Fico.
'La miniaturizzazione delle paste. Più piccole e costose sono le paste, più il bar è fico. Vediamo quindi mini-bignè che non ospiterebbero neanche un paguro, brioche invisibili a occhio nudo, pastefrolle deco“rate con un brandello di fragola o un mezzo mirtillo, krapfen non più grandi di un bulbo oculare. Eppure il cliente fico, sospettoso per la sua dieta, chiede ogni volta "scusi, cosa c'è lì dentro?", come se da quei bonsai potessero sgorgare, per magia, colate laviche di colesterolo.
"C'è nocciola oppure crema oppure mascarpone oppure marmellata," è la risposta del barista "se vuole essere sicuro le passo il microscopio." Possiamo affermare che, dai tempi della Grande Luisona, è in atto un restringimento progressivo e inarrestabile dell'anatomia dolciaria. Si è calcolato che, con questo ritmo, una pasta del 2010 non sarà più grande di un batterio e costerà dodicimila lire'.

domenica, luglio 06, 2014

Alcuni dati del Censis sull'arretratezza del digitale in Italia

Ho postato alcuni giorni fa un articolo che sosteneva come il premier italiano Matteo Renzi rappresentasse una novità soprattutto per l'approccio alle nuove tecnologie e sull'influenza palese che queste avevano sulla base dei tempi che ogni volta si prefissa per giungere ai traguardi politici delle riforme.
Oggi leggo una relazione del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964) che ha analizzato lo stato degli strumenti digitali in tema di web, infrastrutture digitali, pagamenti elettronici e servizi online della pubblica amministrazione. Un disastro. Siamo al penultimo posto in Europa per uso dei servizi online della pubblica amministrazione.
Degli oltre 500 milioni di messaggi e-mail dei ministeri, solo il 27% è in uscita: segno di una scarsa interattività con l'esterno. Ricevere risposte dall'amministrazione pubblica è sempre difficile.
Io sperimentai qualche anno fa l'uso della posta elettronica, con l'amministrazione pubblica locale, spedendo una mail chiedendo alcune informazioni a tutti gli assessorati genovesi. Ricevetti una sola risposta e meravigliato volli conoscere chi mi aveva risposto. Era un impiegato pubblico che mi disse che lo aveva fatto di sua iniziativa personale perchè i suoi superiori non si prendevano la responsabilità di rispondermi. Da allora non so quanto sia cambiato. Bisognerebbe che facessi lo stesso esperimento oggi.
Ecco i numeri del ritardo dell'Italia: le persone con età compresa tra 16 e 74 anni che utilizzano internet sono il 58% del totale (con accesso alla banda larga solo del 68%- sempre del totale), contro il 90% del Regno Unito, l'84% della Germania e l'82% della Francia. La media europea è del 75%.
I dati poi del commercio online per le imprese attive nel commercio elettronico sono il 5% del totale, mentre abbiamo il 22% della Germania, il 19% del Regno Unito e l'11% della Francia (la media europea è del 14%).
Dal 30 giugno è diventato obbligatorio in Italia l'utilizzo del POS (Point Of Sale- è un sistema di pagamento elettronico diffuso in tutto il mondo) nei negozi; aumenterà l'uso del denaro elettronico? Non si sa ma al momento il Censis dice che le transazioni con carte di pagamento (escluse le carte di moneta elettronica) sono solo 28 per carta all'anno, contro le 167 del Regno Unito, le 129 della Francia e le 30 della Germania.
In Italia il denaro contante è utilizzato nell'82,7% delle transazioni, contro una media europea del 66,6%. Il maggior costo rispetto alla media europea della gestione del contante confrontato con mezzi elettronici equivalenti è stimabile in circa 450 milioni di euro all'anno.
Nel frattempo leggo sul sito web dell'Agenzia Digitale governativa che 'Dal 6 giugno 2014 Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale, avendo completato le fasi di attuazione previste e sottoposte al monitoraggio dell’AgID, sono pronti a ricevere le fatture in formato elettronico'.
Un primo passo? Per Renzi sarà dura muoversi in questo contesto. Però ribadisco che lui ha preso una strada che dovrebbe far correre l'Italia. Almeno con il digitale

venerdì, luglio 04, 2014

Scherzi della vita...o della morte

Avevo appena postato un articolo su Roberto 'Freak' Antoni -morto a febbraio di quest'anno- poichè mi era capitato casualmente un suo libro in mano, quando i media italiani annunciano la morte di Giorgio Falletti. Ecco qui sotto la breve notizia data da Il Fatto Quotidiano:

Dopo una lunga battaglia contro un tumore, lo scrittore e comico Giorgio Faletti è morto a 63 anni. Cabarettista di Drive In, cantante a San Remo con la discussa Signor Tenente e scrittore del thriller Io uccido, già nei giorni scorsi aveva annullato alcune date dei suoi spettacoli per problemi di salute. L’artista soffriva da tempo di un male incurabile; per curarlo e provare nuove terapie, si era anche recato negli Stati Uniti e a Los Angeles. Come ricorda il sito musicale Rockol, Faletti ne aveva parlato come un “guaio di salute piuttosto rilevante”, anche se lo scorso ottobre in un’intervista a Repubblica aveva detto di sentirsi un ragazzino: “Sul mio epitaffio scriveranno: qui giace Giorgio Faletti, morto a diciassette anni. Ho tanta energia e voglia di mettermi in gioco. Non ho paura di rischiare”.

Sul suo sito internet, aveva lasciato un messaggio addio ai suoi fan.

“Cari amici, purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia.
Ho dovuto a malincuore rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo.
Mi piange davvero il cuore perché incontrare degli amici come voi è ogni volta un piccolo prodigio che si ripete e che ogni volta mi inorgoglisce e mi commuove.
Un abbraccio di cuore.”

Un abbraccio di cuore da tutti noi. Da tutti quelli che ti hanno apprezzato.

Roberto 'Freak' Antoni

Nel febbraio di quest'anno moriva Roberto 'Freak' Antoni, un personaggio speciale nel panorama artistico degli anni '90. Col gruppo Gli Skiantos fu esponente di punta del genere Rock demenziale: un genere musicale ironico dissacrante.
Nel libro 'Non c'è gusto in Italia a essere intelligenti (seguirà dibattito)' -edito da Feltrinelli nel 1991- Vasco Mirandola lo descrive così: 'Mastrolindo della retorica- Attila del Savoir Faire- Messner dell'Underground... Freak Antoni è un personaggio che porta sulle sue deboli spalle di gelataio il peso della cultura degli ultimi anni, quelli che contano. Un artista cui tutti dobbiamo qualcosa, io per fortuna ho già dato. Se vi serve un’eccezione per confermare qualsiasi regola usate LUI! Questo Skianto d’uomo, di mente larga, predestinato per vocazione a risolvere il destino.
A sinistra di Vasco Rossi- A destra di Toto Cutugno- con la sua incorreggibile faccia da schiaffi-Il Robespierre del rock italiano-Il Big-Jim della sottocultura'
Nello stesso libro capitatomi per caso tra le mani mentre rovistavo nella mia libreria leggo anche dell'inutilità di questo libro: 'un libro che, ahimè, l'hai già comprato... Ti prego anche di perdonare l'autore- il più grande poeta del suo condominio- che come lui stesso ammette, ha realizzato il suo capolavoro assoluto, superandosi proditoriamente'.
Potrebbe il tutto essere anche vero. Resta il fatto che insieme a degli azzeccati aforismi qualche risata la strappa e allora...Grazie Roberto. Grazie 'Freak' Antoni. Oggi ti ricordo. Oggi pubblico qui alcune cose tratte dal tuo 'capolavoro'.
Inizio con gli aforismi: Il comico è soltanto il tragico visto di spalle. (Gerard Genette)- Le cose piacevoli della vita o sono illegali, o sono immorali o fanno ingrassare. (B. Shaw)-Il cuore è come una puttana: quando smette di battere è finita. (Natalino Balasso)- La fortuna non è tutto nella vita; c’è anche il culo. (Paco D’Alcatraz, Antologia della Malasorte)- Meno tavole rotonde e più tavole calde. (Marcello Marchesi) sempre di Marchesi: Chi trova un amico chiede un prestito.- I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai. (Eros Drusiani) sempre di Drusiani: I coglioni sono molto più di due.- In quello che qui leggi c’è del buono, del mediocre e del brutto anche non poco: questa è la natura dei libri. (Marco Valerio Marziale)- Perché star bene quando si può soffrire? (Roberto Freak Antoni).

Ora qualche passaggio che ho trovato divertente:

Togliti le mutande che voglio parlarti
a) Grazie dei fiori, anch'io ti farò un mazzo così!
b) I tuoi occhi sono stupendi, cara. Forse si notano tanto perché è l’unica cosa bella che hai.
c)Ti amo baby e le cose che voglio da te sono così piccoloborghesi che non oso (nemmeno) confessarle.
d) Fai bene ad andartene. Anch’io, se potessi, mi lascerei.
CONVENEVOLI: Grazie di essere venuto gli disse lei dopo un paio d’ore.
RIFLESSIONI D’AUTUNNO (toccandosi il pacco)* I ricordi mai aiutano a vivere, bensì mettono addosso una certa qual voglia di crepare davvero. (* da recitarsi con la mano appoggiata ai testicoli)

Seguo con qualche tua poesia; tu che consideravi poesia un menù oppure un lamento o un'imprecazione popolare.

VORREI PARLARTI/PARLIAMO
[(una poesia sulla difficoltà della comunicazione) leggi: co-mu-ni-ca-zio-ne]
Vorrei parlarti
senza fare dei discorsi
soltanto con un giro
di parole pop

Parliamo:
è il discorso
del demente
un’insalata di parole che rimane
inconcludente

Concludiamo:
se solo
la smettessi
di tacchinare giù e su
in quest’aura di polenta spenta

In altre parole:
ti desidero fisicamente,
Vanessa

IPERREALISMO
lirica calata nel sociale. (Spero l’apprezzerete)

Un ebreo negro comunista
come lui avrebbe anche potuto farcela
se solo non fosse nato nel Bronx

Ma come si fa? Non si può mica scegliere

Era un ebreo negro comunista,
omosessuale, tossicomane,
fors’anche un po’ terrone del Bronx

e gli puzzavano le ascelle (giovani ascelle di negro)
sicché in molti gli dicevano:
Fatti in là — ragazzo — che puzzi forte!

mercoledì, luglio 02, 2014

La tecnologia e le riforme politiche

Al di là del giudizio politico sull'operato di Matteo Renzi, c'è qualcosa che lo caratterizza e rende netto lo scarto con i suoi predecessori: il rapporto con il tempo e l'utilizzo delle tecnologie informatiche. In questo si può dire che il giovane premier da una svolta moderna alla gestione del governo. Per l'Italia è una novità.
Si è sempre capito che la classe politica italiana vivesse una specie di analfabetismo informatico e di chiusura refrattaria alle tecnologie. Vuoi per vecchiaia, vuoi per conservatorismo il ceto politico del passato ha sempre esercitato il potere escludendo l'uso dei nuovi media, ovvero socialnetwork e comunicazioni wiki (diffuse capillarmente).
Il presidente degli USA Barak Obama in un certo senso è stato il primo a utilizzare strumenti informatici nella politica. Di queste nuove tecnologie Silvio Berlusconi ne aveva invece intuito la forza e non a caso fece ministro per l'Innovazione e le Tecnologie un certo Lucio Stanca che era nel consiglio di amministrazione della IBM-il colosso mondiale dell'informatica.
Ministro dal 2001 al 2006, Lucio Stanca va ricordato per il Codice digitale dell’Amministrazione Pubblica, in cui ci sono strumenti importanti come la posta elettronica certificata e la firma digitale. L'attuazione è però sembrata lenta e carente. Per il resto tutto apparve fermo. Esempio: la Carta d’Identità elettronica, promessa agli italiani, ad oggi in giro se ne vedono pochissime.
Esistono interessi e paure della tecnologia che bloccano l'Italia. Poi si capiva che a Berlusconi interessava altro. Altro che innovazione tecnologica.
Per raccontare quell'esperienza in politica Lucio Stanca ha pubblicato, nel marzo di quest'anno, un libro: L’Italia vista da fuori e da dentro – Il Sole 24 Ore Libri, collana Studi. Lui ha compreso che nel privato ci sono molte potenzialità che la politica non coglie e per questo nasce la frustrazione facendo perdere all'Italia molte scommesse che potrebbero tranquillamente essere vinte.
La burocrazia, che frena investimenti e innovazione rendendo più libero il Paese, ai governi presieduti da Berlusconi non creava ostacoli...con la corruzione dilagante si aggirava tutto.
Matteo Renzi, vuoi per la coniugazione tra anagrafe ed esperienza di amministratore pubblico, sa a mio avviso come si può risparmiare e insieme dare funzionalità ai servizi per i cittadini, trasformandoli in accessi alla democrazia, con l'estensione del digitale. Trasparenza, conoscenza e velocità possono essere le parole per rivoluzionare l'agenda politica.
Un altro ceto politico nuovo si è affacciato con Matteo Renzi alla politica italiana. Questo è il Movimento 5Stelle che usa l'informatica e la tecnologia quale elemento di democrazia diretta, quale strumento di partecipazione e scelta. Una novità che al momento -con la realtà italiana di arretramento tecnologico- crea solo ironia e risultati discutibili. Non è detto che con il tempo una nuova Agorà trasformerà la politica. Rendere pubblici bilanci, decisioni e dibattiti renderà tutto più chiaro e democratico.
L'ossessione per i tempi di Matteo Renzi sembrano spinti dalla velocità che si ottengono le risposte con l'informatica. D'accordo che per le riforme i tempi della politica non si potranno trasformare in breve, ma qualcosa si è messo in moto.
Ho letto ad esempio i punti per la riforma della Giustizia e le tecnologie con la digitalizzazione delle pratiche diventano lo strumento per velocizzare i processi. Attualmente avere giustizia in tempi brevi è un'utopia. Questo è anche scandaloso. Un diritto negato a tutti i cittadini.
Non sappiamo quanto Matteo Renzi durerà; non sappiamo se l'esperienza del Movimento 5 Stelle continuerà, ma certamente chi verrà dopo non potrà più tornare ai vecchi metodi di far politica...quello di far incancrenire i problemi o sperare che il tempo aggiusti le cose.

mercoledì, giugno 25, 2014

Sulla morte

Leggendo il libro di Antoine Compagnon Un'estate con Montaigne -la cui mia recensione la potrete leggere sul quotidiano di cultura mentelocale.it- mi sono soffermato sulle riflessioni sulla morte di questo filosofo scrittore francese vissuto dal 1533 al 1592.
nelle note riportate da Compagnon, al capitolo 30 titolato Il fine e la fine, si cita un capitolo dei Saggi di M. de Montaigne- che riporta il titolo preso da Cicerone, Filosofare è imparare a morire- dove si riporta la frase: Il fine della nostra corsa è morire, ed è la morte l'oggetto a cui ineluttabilmente miriamo: se ci atterrisce tanto, come possiamo pensre di avanzare anche solo di un passo senza ambascia? Il rimedio del volgo è non pensarci affatto. Ma quale bestiale idiozia può mai derivargli una così grossolana cecità? Spogliamo questo nemico (la morte) della sua stranezza, frequentiamolo, avvezziamoci a lui, cercando di non pensare a nient'altro più spesso che la morte. Il saggio deve dominare le proprie passioni, e dunque anche la paura della morte'. Più tardi Montaigne dirà:
La morte è solo la fine della vita, non il suo fine. E' il suo termine, il suo estremo ma non il suo oggetto. La vita deve guardare alla vita, e la morte verrà da sè.
Antoine Compagnon denota in Montaigne una evoluzione e insieme delle titubanze: è meglio pensarci sempre come vorrebbe Cicerone e gli stoici oppure pensarci il meno possibile come Socrate e i suoi contadini? La conclusione per M. Montaigne è quella enunciata all'inizio: 'Voglio che la morte mi sorprenda mentre sono nell'orto a piantare cavoli'...
A questo punto, nel mio filosofare, voglio ricordare un mio scritto di qualche anno fa:
Io spero che la morte mi colga vivo
Io spero che la morte mi colga vivo; spero mi trovi in pace con il mondo, magari interrompa un mio progetto, un pensiero su Dio; mentre pianto un chiodo o giri una vite.
Io spero che la morte mi colga vivo e non arrivi dopo una lunga malattia invalidante che mi rubi pezzo per pezzo quello di cui in salute ho goduto.
Una agonia lenta non spegnerebbe una vita ma il suo ricordo; la morte mi troverebbe in guerra: sarei armato di farmaci e stampelle, di protesi e rotelle. Sarei in rotta con la vita.
Io spero che la morte mi colga vivo, mi colga in viaggio, lungo una strada, mi trovi innamorato e felice.
Io spero che la morte mi colga vivo…ma arrivi tardi, arrivi più in là a spegnere la gioia di un mattino di sole o di un tuo sorriso; spero arrivi mentre ti sto sognando e senza interrompere il sogno raggiunga le stelle: là io ti ritroverò con tutto il resto e senza avvertire interruzioni la mia vita accoglierà la morte.

giovedì, giugno 19, 2014

Il caso dell'omicidio di Yara Gambirasio

La risoluzione del caso dell'omicidio di Yara Gambirasio, la bambina scomparsa a Brembate il 26 novembre del 2010 e trovata morta, per sevizie in un campo isolato tre mesi dopo, si presta a essere un giallo la cui trama è legata allo svelamento di segreti sopra segreti.
Qui il lavoro di detective è tutto tecnologico e ha per protagonisti una poliziotta Daniela Stradiotto e una anatomopatologa Cristina Cattaneo.
La prima, Daniela Stradiotto, è una poliziotta che ha pensato di analizzare il DNA delle persone che frequentavano la discoteca antistante il campo di Chignolo d’Isola -dove è stato rinvenuto il corpo di Yara. Trovato il DNA simile a quello rinvenuto dal sangue sugli slip della tredicenne uccisa, si è deciso di seguire questa pista, anche se il DNA non combaciava; in più la mamma del giovane, sottoposto al test, è stata a servizio a casa Gambirasio e suo cognato era un certo Giuseppe Guerinoni di Gorno, nella valle confinante, autista deceduto nel ’99 per un cancro. Riusciti ad analizzare il DNA di quest'ultimo si è arrivati alla conclusione che l'assassino doveva essere un suo figlio. Valutato l'alibi ritenuto inattaccabile dei figli legittimi si è pensato allora che doveva essere un suo figlio illegittimo.
Tutto comunque fu il frutto di un lungo lavoro che vide coinvolte 18.000 persone, su cui è stato effettuato il test del DNA.
L'altra donna è Cristina Cattaneo una anatomopatologa che effettuò l’autopsia sul corpo di Yara Gambirasio. Si devono a lei tutte le analisi del caso: la scoperta delle coltellate, del terriccio nel corpo diverso da quello del campo in cui fu ritrovata e soprattutto l'acquisizione del DNA da una macchia di sangue sugli slip di Yara. Lei fuga ogni dubbio: l'assassino ha il DNA simile a Giuseppe Benedetto Guerinoni di Gorno. L'assassino è 'ignoto 1': così sarà definito colui da ricercare.
Infatti la scienza dice che un figlio ha il DNA simile al padre per il 99,99999987%; mentre per la madre si arriva al 100%.
Ed ecco con un grande lavoro si è arrivati ad incastrare Massimo Giuseppe Bossetti, 44enne muratore di Clusone, sposato e con tre figli.
Scoperta anche la madre Ester Arzufi, 67 anni, che nega che il figlio sia illegittimo e quindi figlio di Guerinoni. Lei si sostiene sia stata l’amante segreta di Guerinoni e nel 1970 abbia avuto da lui due gemelli. Al maschio diede lo stesso nome di battesimo di Guerinoni, Giuseppe. La femmina la chiamò invece Laura, esattamente come la moglie di Guerinoni. Un bel casino di intrecci che scoperchiano una realtà di provincia da far scomparire qualunque Peyton Place.
Intanto Massimo Giuseppe Bossetti si dichiara innocente. Lui afferma che Yara non l'ha mai vista.
C'è da sperare che la scienza non abbia commesso degli errori, perchè diversamente i danni morali verso tutte le persone coinvolte sarebbero devastanti.
Io da una brevissima ricerca di attendibilità del test ho scoperto che grazie ai test del DNA, su internet è possibile acquistare e avere a casa il kit per sapere se si è veramente padri dei propri figli...si sa, della madre vi è certezza. Il test di paternità si può così fare a casa propria mantenendo una privacy assoluta; il prelievo può essere eseguito infatti attraverso appositi tamponcini orali.

Il costo dell'esame è di Euro 129,00. I tempi di risposta sono di 3-5 giorni lavorativi. È un Test del DNA che determina il profilo genetico di un individuo. Il vostro Profilo DNA è unico al mondo ed irripetibile (salvo i per gemelli monozigoti), comparabile a quello delle impronte digitali; rimanendo costante nell'arco della vita  consente sempre un inequivocabile riconoscimento della persona.
Così dice la pubblicità.

mercoledì, giugno 04, 2014

70 anni fa. Una storia da ricordare: il D-Day- Il giorno più lungo

Lo sbarco in Normandia (nome in codice operazione Neptune parte della più ampia operazione Overlord), fu la più grande invasione anfibia della storia, messa in atto dalle forze alleate per aprire un secondo fronte inEuropa e invadere così la Germania nazista.
Lo sbarco avvenne sulle spiagge della Normandia, nel nord dellaFrancia, alle 6:30 del mattino di martedì 6 giugno 1944, data nota come D-Day.
Sono quindi passati 70 anni giusti da quel giorno che determinò la sconfitta delle forze tedesche e la distruzione del Terzo Reich.
Questa operazione delle forze alleate era l'apertura del fronte occidentale; quello orientale era stato aperto con l'avanzata delle truppe sovietiche dopo la battaglia di Stalingrado vinta il 2 febbraio 1943. L'Unione Sovietica dovette inizialmente reggere da sola lo sforzo di una battaglia iniziata nell'estate del 1942. Con l'annientamento della 6ª Armata tedesca, rimasta circondata a Stalingrado e con la distruzione di gran parte delle altre forze germaniche e dell'Asse impegnate nell'area strategica meridionale del fronte orientale, si apriva l'avanzata verso il cuore della Germania da parte dell'Armata Rossa. Il nuovo fronte aperto dagli alleati il 6 giugno 1944 portò nel giro di circa un anno a liberare l'Europa dalla morsa nazista.
La drammatica scena di guerra dello sbarco a Omaha Beach è raccontata bene nel film 'Salvate il soldato Ryan' di Steven Spielberg, con il quale vinse il suo secondo premio Oscar per la miglior regia.
Di grande interesse sono i primi 24 minuti del film, che dipingono in maniera cruda e realistica lo sbarco dei soldati alleati.
Omaha Beach è il nome in codice dato dagli alleati ad una delle cinque spiagge su cui avvennero gli sbarchi il 6 giugno 1944. La spiaggia, dell'ampiezza di 8 chilometri, si snoda da Sainte-Honorine-des-Pertes a Vierville-sur-Mer nel dipartimento del Calvados, nella Bassa Normandia.

Nessun viaggiatore che passi dalle parti di Caën trascura di visitare Omaha Beach, il più leggendario sito dello Sbarco in Normandia, quello che vide protagonisti gli statunitensi. La gita in questi luoghi entrati nell’immaginario collettivo mondiale come simbolo della liberazione dal nazismo si conclude solitamente in un altro luogo immortalato da Hollywood, il cimitero e memoriale americano di Colleville-sur-Mer.
Tra queste croci prende le mosse il film Salvate il soldato Ryan: un veterano della Seconda Guerra Mondiale va a rendere omaggio alla tomba del capitano Miller (Tom Hanks) prima che la pellicola passi a mostrare in tutta la sua sanguinosità la carneficina di Omaha Beach nel D-Day, una delle più cruente sequenze del cinema di tutti i tempi. Ecco qui i primi 27 minuti circa divisi in due parti su youtube:
Prima Parte

Seconda Parte