sabato, settembre 03, 2005

Fazio e i leghisti

Non è passato molto tempo da quando la Lega chiedeva per gli scandali Cirio e Parmalat la testa di Fazio. Ora Marco Travaglio spiega bene il perché del cambio di opinione: “Il 5 ottobre 2004 Gianpiero Fiorani, patron della Popolare di Lodi e intimo di Fazio, ha rilevato la Credieuronord, la banchetta della Lega nata nel gennaio 2001 e finita nel giro di tre anni sull'orlo del crac, con tanti saluti ai 3 mila ingenui risparmiatori padani che ci erano cascati. Ai vertici della banca colabrodo siedono insigni esponenti leghisti, fra cui il tesoriere Maurizio Balocchi (sottosegretario e membro del Cda), Stefano Stefani, Giancarlo Giorgetti. Rischiano grosso. Fortuna che c'è Fiorani a salvarli. Così il governatore diventa meglio del Papa: diventa Sant'Antonio. A vita, a vita”…
Gratta, gratta si scopre sempre dietro a posizioni di principio un interesse molto terreno, oserei dire privato. Alla faccia della trasparenza, alla faccia della coerenza, ma si sa, la Lega è la Lega. E chi comanda oggi in Italia? Sembra la Lega…quella della legge del taglione…per i non amici.

venerdì, settembre 02, 2005

L'uragano Katrina

Il ciclone Katrina ha portato la guerra negli States. Qualcuno può pensare che siano state esaudite le preghiere di Osama ad Allah; naturalmente sono stupidate degli uomini, come le guerre fatte per la democrazia ed in nome di Dio.
Quello che rende tutto spaventoso e irrazionale sono insieme alle vittime, alle morti, i miliardi di dollari spesi e gettati via. Altro elemento della stupidità umana e di chi detiene il potere in generale. Pensate con quanti sacchi di dollari si potevano ‘bombardare’ i paesi poveri; quanti aiuti si potevano dare alle popolazioni colpite da fame e carestie. Tutto evitando le guerre, in particolare quella irachena che costa ogni giorno 55 milioni di dollari agli USA. Tutti soldi spesi per farsi odiare, mentre se avessero bombardato di soldi i poveri e di cultura (quella vera, non quella tipo ’cocacola’) i paesi arretrati, chissà quanta simpatia e bene ne ricavavano i Mister Bush o Clinton.
Essere americani oggi, e tutti sono sempre disposti ad esserlo, è vivere in un mondo tutto loro. Sarà per questo che a vedere New Orleans devastata non provoca nessuna emozione.
Essere americani oggi, è scoprire d’essere simili a tutti, dove c’è miseria e illegalità. Basta in fondo trovarsi in una situazione ‘primitiva’, come quella che ha provocato l’uragano Katrina, per diventare cavernicoli: senza regole e morale. Alla faccia della civiltà cosiddetta ‘occidentale’.

mercoledì, agosto 31, 2005

Feste dell'Unità

Forse Berlusconi ha ragione, la crisi economica non c’è. A vedere l’incredibile calca presso i ristoranti della Festa dell’Unità, il popolo italiano sta bene. Paiono tutti ricchi. Oltre che due telefonini a testa, le escursioni vacanziere, l’invio di migliaia di sms, gli italiani assediano le Feste dell’Unità. Con le proposte di divertimento e cultura, ma soprattutto per le offerte culinarie con cui si abbuffano, spendendo molti euro, il consumismo si è trasferito alla Festa dell’Unità…
Forse Berlusconi ha ragione, la sinistra pesca nel torbido. Lui si sta sacrificando per fare gli italiani ricchi e gli altri si prendono i frutti del suo immane lavoro. Lui cerca in tutte le maniere di farci divertire: organizza Grandi Fratelli, racconta amene storielle da anziano playboy, si è preso tutto il Calcio da trasmettere dalle sue TV personali –non quelle che gestisce, ovvero tutte- e anche gli ingrati alleati non sono contenti; magari anche loro si ritrovano nei ristoranti della Festa dell’Unità…
Forse Berlusconi ha ragione, non ci può essere nessun altro alla guida di questo paese. Raccontano tutti bugie e lui si trova sopravanzato da imbonitori da pochi spiccioli. Lui parla con Bush, Blair e Putin ed ora sempre meno lo ascoltano in casa sua. Anzi alle feste dell’Unità neppure lo nominano più. Fanno accenni vaghi, dicono ‘governo attuale’, ‘centrodestra leghista’, ‘ondata restauratrice’, come se tutto il bene che ha fatto, con le importanti riforme istituzionali, non fossero merito suo. In fondo chi sono Fini, Follini e Bossi? Vecchi politicanti che con la politica vivono e mangiano. Mangiano? E’ meglio non dirlo forte perché se no li ritroviamo a spendere anche loro alla Festa dell’Unità…quel giornale ‘assassino’.

sabato, agosto 27, 2005

Una data per i morti africani

Chissà se la data di ieri, venerdì 26 agosto 2005, sarà scritta nella storia delle tragedie come molte altre, tipo l’8 marzo che è divenuta in seguito una data per festeggiare le donne. Questa data potrà servire, se si riuscirà ad iscriverla nel nostro lutto e nei cuori, come ricorrenza per ricordare il sacrificio dell’Africa in terra europea. L’incendio del palazzo a Parigi che ha provocato la morte di 17 africani di cui 14 bambini, deve scuoterci a tal punto affinché mai più si ospiti immigrati in case fatiscenti, senza sicurezza; mai più si calpestino i diritti di asilo dignitoso a chi fugge dalla miseria e dalla fame.
Le vittime di questa atroce tragedia, che ha visto morire carbonizzati 3 adulti e 14 bambini, erano tutti provenienti dall’Africa e da regioni diverse: Mali, Senegal, Costa d’Avorio e Gambia. Il palazzo bruciato era stato assegnato ad una filiale dell’associazione Emmaus dell’Abbè Pierre; colui che disse: ‘La ricchezza dei pochi è la miseria dei molti’. Il problema dell’abitazione in Francia è drammatico e continuare a ricordare questa tragedia con la sua data ci potrà aiutare a investire risorse per perseguire un diritto fondamentale degli uomini: quello di un ‘tetto’, di una casa sicura dove crescere, vivere e non morire bruciati.

venerdì, agosto 26, 2005

60 anni di gioventù

Quest’anno si celebrano 60 anni dalla Liberazione e 60 Feste dell’Unità.
60 anni, l’età del pensionamento, età della svolta, è un traguardo pieno di significati…potrebbe prendere il sopravvento la nostalgia, ma quella di guardare indietro è una predisposizione che spesso è sintomo di una vecchiaia incombente, riscontrabile a molte età. Ma questi 60 anni sono speciali, sono il conteggio di feste dell’Unità, degli anni trascorsi dalla Liberazione dell’Italia dalla dittatura e dal giogo nazista; sono anni che ci hanno maturato, ci hanno fatto venire ‘grandi’ seppur attraversando malattie d’ogni sorta: ultima la berlusconite.
Quello che a me riempie il cuore e dà contentezza è vedere presenti, come non succedeva da tempo, moltissimi giovani alle Feste dell’Unità. Questo è il più bel regalo di compleanno: anziani e giovani insieme. Insieme chi ha 60 anni, con chi vive i suoi vent’anni.
Abbiamo perso per strada diverse generazioni. Anni di piombo, di riflusso, di edonismo e disimpegno hanno lasciato ferite profonde nel tessuto sociale italiano. Sull’onda di crisi morali e di costume conosciamo in questo periodo una destra restauratrice mascherata da innovatrice. Ma se oggi non si trovano ‘figli’ all’onestà del lavoro tenace per tenere fede a valori, che un dì erano di ‘classe’; oggi si trovano i nipoti: sono ragazzi in gamba che possiamo incontrare alla Festa dell’Unità con grembiuli e sorrisi a dare una mano ai ‘vecchi’ di oltre 60 anni.
Una speranza di futuro che non muore. 60 anni di gioventù.

martedì, agosto 23, 2005

Il grande uomo scimmia del Silicese


La vera svolta dell’uomo scimmia avvenne in un periodo assai confuso: subito non se ne avvertirono i tratti e il passaggio dal periodo Atomico a quello del Silicese fu lungo e faticoso. Erano successe nel breve periodo che precedette l’Atomico, ovvero il Nazionalistico, due guerre mondiali – si chiamarono così perché ad incazzarsi e ribellarsi furono in molti. C’era da dividersi come al solito i terreni, larghe fette di territorio più o meno ricco e per di più con il guaio che parlavano tutti lingue diverse; ognuno poi cantava canzoni diverse e questo, come sapremo in seguito, fu devastante. Come sempre furono trovati, in quel casino, dei colpevoli: ebrei e comunisti. I primi erano i praticanti e i nati di un culto molto antico, tanto antico che il loro libro era un Vecchio Testamento. Gli altri, i comunisti, erano una setta di uomini scimmie che pretendevano di mettere tutti d’accordo, di fare una unica tribù internazionale e spartirsi le ricchezze in parti uguali. Troppo semplice. Semplice ma non facile. I motivi delle guerre in verità erano un pretesto e ci si preoccupava di dare ragioni, ragionevoli, a chi poteva non trovarne. Poi quegli ebrei erano insopportabili: loro erano in grado di sapere chi era il nonno del nonno del loro nonno e questo li metteva in una condizione di superiorità nei riguardi di tanti uomini scimmia che a malapena conoscevano la mamma. Di quella almeno erano certi. Gli altri, i comunisti erano dei rompicoglioni…ma cosa credevano di fare?
I migliori erano gli uomini scimmioni bianchi, gli ariani, che avevano il culo ricoperto di peli biondi. A loro era destinato il comando. Sconfitti questi e rimandati a casa loro, per ricostruire tutto quanto era stato distrutto, continuò il periodo Atomico che spinse a studiare il sempre più piccolo, che disegnarono come il più grande. Il periodo Atomico era iniziato con tre esplosioni incredibili: si era ricostruito un piccolo sole sulla Terra. Il primo scoppio fu in un deserto poi ne seguirono altre due su due piccole città giapponesi: una tragedia, un delitto così grande che spaventò tutti. In seguito durante il periodo Atomico di esplosione ne furono fatte moltissime, si diceva per studio. Il vero scopo dello studio però si sapeva erano le armi. Si inventava ogni giorno qualche micidiale sistema per uccidere. Anzi l’industria delle armi era tanto forte che imponeva sempre qualche conflitto da qualche parte della Terra, così per provare l’effetto che facevano le armi nuove. Naturalmente i costruttori di armi erano delle due tribù più potenti, che si guardarono bene di affrontarsi, e d’accordo scatenarono tante piccole guerre per il mondo. Non erano ancora terminate le guerre che iniziò l’era del Silicese; ovvero l’era dell’accesso, della connessione totale, della comunicazione informatica. Un po’ prima però c’era stato un rigurgito di nazionalismo- religioso, simil etico-civile; insomma si dovevano riscoprire i genitori dei genitori per riaffermare le radici culturali. In verità molti uomini scimmia avevano dimostrato che quelle radici erano collegate al clima, al territorio, all’ambiente, a cosa si mangiava e beveva. I costumi culturali venivano in buona parte da lì; insieme si creavano anche quelli da indossare come uniformi: tipo di gonne, pantaloni, camicie e magliette. Per molti era la vera differenziazione.
Il problema religioso era un po’ più complesso; pur dividendosi in grandi gruppi con catechismi, teologie, riti, preghiere e cerimonie uniformanti, in sostanza poi ognuno credeva a modo suo. Il rapporto con Dio era una cosa molto personale, molto intima. Ogni grande religione aveva i suoi ortodossi e fanatici: frutto anch’esso della ricerca di radici; insomma un’ossessione dura da sradicare…qualche scienziato continuava a dimostrare che discendevano tutti da una donna scimmia africana; avevano tutti una stessa mamma, ma tant’è...
Intanto dei giovani uomini scimmia si parlavano tramite una Rete informatica, chiamata Internet, senza vedersi o toccarsi costruivano qualcosa di nuovo. Quei scimmiottini non si interessavano più di tanto delle credenze religiose, dei costumi morali o di tessuto che portavano, davano inizio all’era del Silicese.

lunedì, agosto 22, 2005

Venite clandestini


Venite clandestini, venite uomini, fratelli.
Venite, voi che attraversate mari e strade polverose.
Voi che camminate per trovare un destino migliore.
Voi mettete in movimento anche noi.
Non saranno piccole leggi, ordini di polizia, reti o sbarre a fermarvi.
Non sarò io che sento il vostro dolore.
Per noi basterà vedere un vostro sorriso, perché cada la nostra immortalità.
Per la vostra speranza, per quella, noi continuiamo a vivere.
Per quella ora anche noi siamo pronti a ripartire.
La vita, questa vita, è provvisoria. Restiamo qui per poco.

Venite bambini, venite meticci.
Venite con tutti i vostri colori.
Sapete chi disse che cielo, mare e terra non devono avere padroni?
Sapete quale rispetto e dignità aveva Nuvola Bianca della tribù degli Iowa?
Là era arrivato il nostro occidente e sempre più in là si spinse per trovare l’India.
Là era arrivato senza felicità.
Ora vorrebbe ritornare a casa da solo ma si trova nuovi inquilini.
Ora resuscita un Dio dimenticato; quello stesso Dio nato ai suoi confini.
Quel Dio è sempre clandestino e sempre pronto a morire a questa vita.
Quella è la sua forza, sapere che rinasciamo in lui uguali.

sabato, agosto 20, 2005

Italians today

Che dire dei popoli? Che dire di noi italiani, eredi di Michelangelo, Leonardo e Fermi – per dirne qualcuno? Siamo qui oggi a tentare un miscuglio, a considerarci qualcosa di diverso da Berlusconi, 60 anni dopo Mussolini. Siamo divenuti, come popolo, l’emblema del ‘vorrei ma non posso’; non certo di chi ci governa: quelli possono quello che vogliono in materia di impunità e leggi personali.
Non ci rimarrebbe che affidarci ai giovani, ma attenzione: diffidiamo dai rampanti, dai poeti e nichilisti…diffidiamo dell’America. Siamo italiani.
C’è sempre una generazione dopo che vuole provincializzarsi; come un moto d’onde marine, c’è un ripetersi di eventi che fanno l’uomo un essere immortale. Immortale proprio perché non cambia. Il tempo non lo scalfisce. Sarebbe troppo se la consapevolezza di una generazione si riversasse in quella successiva. Sarebbe fantastico se l’esperienza si riuscisse a trasmettere da padre in figlio o da madre in figlia: ci si troverebbe subito in uno stato adulto; saremmo vecchi presto. Saremmo anche più intelligenti, non rifaremmo gli stessi sbagli e ci avvieremmo verso un’altra storia.
Così è per tutti. Così l’italiano è sempre giovane, è sempre italiano. Anche con Berlusconi; ma non è quest’ultimo un Alberto Sordi redivivo? Non pare uscito dallo schermo di una pellicola satirica? Meno male che non disimpariamo a ridere, non abbandoniamo l’ironia. E se per quello strano gioco degli ‘antichi ritorni’ ci ritroviamo poveri, coraggio, Berlusconi finirà; finirà per poi ritrovarcelo in tuta spaziale ad azionare altri retrorazzi. Ma noi, se diventeremo qualcosa d’altro, non ci saremo.

lunedì, agosto 15, 2005

Watergate dell'occidente

Le intercettazioni telefoniche continuano…e meno male che non vengono registrate quelle dei politici. Cosa pensate di trovarci? Se in quelle dei finanzieri d’assalto sono di un livello da osteria, quelle dei politici, c’è da crederci, saranno da bordello.
Cosa può dire Storace di Berlusconi? Abbiamo già sentito le impressioni di La Russa, Gasparri e Matteoli su Fini; ma Bossi e Calderoli, cosa potranno dire di Follini e Casini? Se dovessero cancellare ‘cazzi e culi’, ‘stronzi e puttane’, forse rimarrebbero parole gentili: ‘facciamoglielo…glielo faccio vedere io… un regalo… a questo grande…figlio…’. Un bianchetto cancellerebbe tutto.
Poi in campagna elettorale tutti insieme sorridenti sopra un palco si aspettano una bella ‘croce’ da noi, che con pudore pensiamo che male fa, chi male pensa.
Il Watergate aveva già insegnato, ma oggi il mondo è questo…un insulto gigantesco contro uno specchio chiamato ‘occidente’.
Un occidente da difendere nel nome di grandi…valori. Puah!
Forse per rinnovare la stima ci vorrebbe un attacco di alieni.

sabato, agosto 13, 2005

Un Dio come noi

C’è nelle religioni monoteiste un particolare copione che disegna Dio come un vecchio saggio, un dio molto umano dai caratteri molto personali: un puro spirito molto carnale; insomma, uno come noi.
Buona parte del copione è dovuto alla Bibbia dove c’è un Dio che dopo aver dato dimostrazione di creatività, di onnipotenza, si comporta come un uomo rancoroso, vendicativo e molto vanitoso. Questo è il Dio soprattutto dell’Antico Testamento, ossia nella prima parte della Bibbia, per poi diventare con il Nuovo Testamento un uomo a tutti gli effetti e così dimostrarsi nell’amore per il prossimo, nelle attività manuali e intellettive un superuomo; insomma, uno diverso. Uno, insieme Figlio e Padre.
Per gli ebrei Dio rimane quello della prima parte della Bibbia, per i cattolici diviene un’altra entità, mentre per i musulmani cambia ancora: è una grandezza onnipotente, misteriosa e misericordiosa, non conoscibile dalla limitatezza degli uomini.
Poi per gli islamici Dio non è Padre; anche per il racconto della Genesi in cui si dice che Abramo, su istigazione di Sara, unica moglie legittima da cui alla fine ebbe il figlio Isacco, cacciò via nel deserto, Ismaele e sua madre, la schiava Agar, da cui aveva avuto quel primo figlio. Gli arabi sono ritenuti, a torto o a ragione, discendenti di Ismaele, e perciò sono stati chiamati, anche se i termini sono ora quasi in disuso, ismailiti o agareni, termini che si sono estesi a indicare tutti i seguaci della religione islamica. Dio non come Padre, perché Abramo non era stato padre fino in fondo. Allora qualcuno sostiene: come non essere violenti, senza un Padre? Sarà vero che nei musulmani si siano accumulate la rabbia e il risentimento di un figlio che non si sente figlio?
Ma Fromm avanzava l’idea di come, con la difficoltà di amarsi tra loro, gli uomini abbiano pensato di amare Dio. L’uomo ha antropomorfizzato la figura di Dio: “Fate di Dio il vostro alleato” significa far di Dio un socio negli affari, anziché diventare un’unica cosa con Lui nell’amore, nella giustizia, nella verità.
Così, per Fromm, Dio è stato trasformato in un remoto direttore generale dell’universo; si sa che c’è, che dirige la scena, non lo si vede mai, ma si sente la sua guida mentre “ si recita la propria parte”.
Sarà allora che quando diciamo ’poveri noi’, forse intendiamo ‘povero Dio’?

mercoledì, agosto 10, 2005

10 agosto 2005

10 agosto 2005…io lo so perché tanto di stelle per l'aria tranquilla arde e cade, perché si gran pianto nel concavo cielo sfavilla...
Il pianto del cielo è reale, oggi piove. Oggi è un altro giorno nuvoloso di un’estate incerta. Le stazioni di villeggiatura denunciano un milione in meno di presenze –malgrado che tutti abbiano due telefonini. Tutti i giorni arrivano però nuovi immigrati a Lampedusa: oggi 165 su una barca di 10 metri. Notizia del giorno è intanto la scalata al ‘Corriere della sera’, che oggi contiene due articoli: ‘Briatore: tifo Ricucci’; ‘Falchi: non mi piace Rutelli’. Per sapere di più, di tutti questi nuovi ricchi, è che si ritrovano nello stesso vicolo: Porto Cervo. Ieri la notizia era la retrocessione in serie C dell’Italia e del Genoa FBC, ma le manifestazioni di protesta sono state per quest’ultima. Anche con la benzina ai massimi storici, le code sulle autostrade non mancano: è per il weekend, la nuova vacanza ‘mordi e fuggi’- così si dice. Si segnalano morti in incidenti sulle strade; ma da un po’ non vengono più forniti i dati statistici: chissà con Lunardi sembra vada tutto bene. La sensazione di stragi non mancano ugualmente: l’altro ieri un aereo è precipitato, un treno è deragliato e da un momento all’altro si aspetta un attentato terroristico. Gli attentati e i morti quotidiani a Baghdad non fanno più notizia; le truppe che sono là stanno mantenendo la pace. La morte in evidenza è quella tra una lite fra anziani ottantenni che finisce a sassate: un morto nel barese.
Si ha l’impressione che tutto cada a pezzi, insieme ai nostri capelli: solo ad uno in questa estate ricrescono e sotto la ‘bellachioma’ ride.
Estate 2005, spero sia l’ultima estate del governo Berlusconi.

lunedì, agosto 08, 2005

nuovo fascismo

C’è un passaggio nella risposta di Ezio Mauro a Berlusconi, su La Repubblica dell’8 agosto, che descrive benissimo la sorta di regime fascista-democratico che si è instaurato in Italia:’…il voto assegna un potere indiscusso e incontrollabile,una sorta di unzione, con la quale il popolo e il Capo entrano a far parte di un solo corpo mistico, mentre la nazione deve aderire a quel progetto politico come si accetta un destino. In questo schema, i controlli sono interferenze, gli istituti di garanzia sono intrusivi, la magistratura è un nemico, l’Europa è un inutile vincolo, la Costituzione è un vecchio libro ideologico. Persino i giornali sono fastidiosi’. Prendete ad esempio l’argomento delle intercettazioni telefoniche: Berlusconi si indigna non per quello che si è venuto a scoprire, ma perché sono state fatte e pubblicate. E’ chiaro che se quelle intercettazioni avessero riguardato semplici cittadini non sarebbe successo nulla ma il fatto è che vengono intercettati faccendieri, trafficanti, rimestatori di soldi sodali con il potere politico; allora no, quelli devono far parte della casta di intoccabili che il regime sta creando con leggi su misura.
Riuscirà che vincerà le prossime elezioni a smantellare questo nuovo fascismo? Ricordate che il fascismo non si presenta mai con gli stessi abiti: non si serve sempre del manganello e della camicia nera; si adatta ai tempi ed in un sistema di libero mercato sa nascondere conflitti di interessi, insieme a impunità.

domenica, agosto 07, 2005

Giochi sporchi

Un certo potere, con Berlusconi a capo, si dice indignato per le intercettazioni telefoniche; non certo per quello che rivelano ma per il semplice fatto che sono state effettuate. Così è la morale di questo potere: tu non mi controlli, invoco la privacy. Questo vale naturalmente per gli imbroglioni dell’alta finanza, per le lobby borsistiche, non vale per le persone semplici e umili; per gli altri.
Per chi ha letto le intercettazioni telefoniche comprende la statura culturale e morale di questi faccendieri. Non c’è forse da meravigliarci: buon gusto e denaro non sempre vanno d’accordo. Se poi pensiamo alle irrefrenabili ambizioni di questi ‘poveretti’ intercettati, sappiamo quanto poco basti a farseli ‘amici’: entrare nel giro del ‘compra e vendi’…ed essere a capo di qualche cosa. Contare.
‘Ma io volevo solo fare soldi’, dichiara Emilio Gnutti, il finanziere che di mestiere fa trading: ossia acquista 2-3 milioni di azioni, per esempio delle Generali, e poi dopo le rivende realizzando una plusvalenza. Bel lavoro, non c’è che dire. Ma che cosa ne farà dei soldi? A sentirli parlare in fondo capisce che stanno solo giocando. Giochi sporchi. Chissà pensano di giocare ancora a Monopoli, mettendosi le dita nel naso.

mercoledì, agosto 03, 2005

Voto agli immigrati

Correva l’anno 2003, precisamente ottobre, quando l’allora vicepresidente del consiglio il non più fascista Fini annunciava: “Sono maturi i tempi per concedere il diritto di voto amministrativo agli immigrati”. La proposta di Fini era quella di modificare l’art. 48 della Costituzione italiana con il seguente testo: “Agli stranieri non comunitari che hanno raggiunto la maggiore eta', che soggiornano stabilmente e regolarmente in Italia da almeno sei anni, che sono titolari di un permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di rinnovi, che dimostrano di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari e che non sono stati rinviati a giudizio per reati per i quali è obbligatorio o facoltativo l'arresto, e' riconosciuto il diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative in conformita' alla disciplina prevista per i cittadini comunitari. L'esercizio del diritto di cui al comma 1 è riconosciuto a coloro che ne fanno richiesta e che si impegnano contestualmente a rispettare i principi della Costituzione italiana.”. Sempre nel 2003, precisamente novembre, ad un convegno del Sermig di Torino di fronte al frate Ernesto Olivero, Fini ribadiva: “Oggi una persona su 35 è migrante, non per senso dell'avventura, ma per bisogno, lo stesso bisogno che in passato ha spinto tanti italiani ad andare a lavorare in Europa e in America. Se i nostri connazionali hanno sofferto, per ingiuste generalizzazioni, noi non dobbiamo ripetere le stesso errore. Per questo tornerò al più presto per una discussione più serrata sull’immigrazione che è confronto di identità…”.
Qualcuno l’ha preso sul serio è si è dato da fare positivamente. Genova è stata la città guida per questa estensione di diritti.
Oggi, 3 agosto 2005, abbiamo avuto la notizia che il Consiglio dei ministri ha annullato la delibera presa dal Consiglio comunale di Genova, il 27 luglio 2004, che estende il diritto di votare alle elezioni comunali e circoscrizionali ai cittadini stranieri purché in Italia da almeno 10 anni e in regola col permesso di soggiorno. La decisione - rende noto Palazzo Chigi - è stata presa in via "straordinaria" per illegittimità e a tutela dell'unità dell'ordinamento come recita la legge alla quale fa riferimento. Gianfranco Fini nel frattempo divenuto ministro degli Esteri, dov’è? Cosa fa? Cosa dice?

lunedì, agosto 01, 2005

triste finale

C’è un dato che appare incontrovertibile sulla fine del berlusconismo, che è avvertito non solo da qualcuno del Polo di centrodestra, come Follini, ma da molti italiani, la sparizione dei berluschini; ovvero quella numerosa specie di imitatori-investitori del modello doppiopetto-ridens.
Una volta mi capitava spesso di incontrarli per le vie del centro della mia città, che per la verità ne contava solo un 20%, questi uomini d’affari dai tratti comuni, vestiti di grigio, cravatta regimental, abbronzatura perenne; ora sembrano spariti. Questi berluschini spavaldi sostenevano: ‘ce la faremo vedere noi ai comunisti!’, che cosa dovessero fare vedere esattamente non lo so, e poi a quali comunisti? Ai rifondaroli che con la diaspora sono appena il 9%? Tutti gli altri italiani penso ormai sappiano come non si possa prescindere dal libero mercato. Allora? Allora semplicemente con i sogni di facile ricchezza, di miracoli annunciati, di liberi tutti, per fregare il prossimo (euro o non euro) si ritrovano ora tutti ridimensionati al punto che:’forse un po’ di sano comunismo non guasterebbe’.
L’unico che si è arricchito in Italia a scapito di tutti è lui: il capo. Le leggi sul conflitto di interessi hanno sancito un monopolio che gli permette di non avere concorrenti: esiste qualche privato che raccoglie la pubblicità sulle televisioni al pari di lui? Ora si è accaparrato anche il calcio.
Alla fine i conti si fanno non su le ideologie, ma con la realtà economica della vita quotidiana. Poi con la paura incombente di attentati terroristici, a cui la politica di Bush e dei suoi seguaci ci ha esposto, c’è sempre meno da ridere. Il tempo delle barzellette è finito. Gli stessi plaudenti e osannanti il barzellettiere, si stanno allontanando.

domenica, luglio 31, 2005

Penso l'amore

C’è qualcosa che ci distoglie dalla bruttura della società attuale, è sentirsi innamorati. Penso che chi faccia scadere così la convivenza civile non conosca l’amore.
Le sciagure di oggi sono i morti per terrorismo, i morti di fame, i morti lungo le strade della speranza sempre più chiuse dall’avidità di pochi.
L'amore e l'amicizia sono due potenti mezzi per risvegliarsi, conoscersi e guarire.
Allora auguro: ‘buona vita e amore’; un bel saluto che ho sentito e piace fare mio.
Penso questo in attesa di un traghetto, seduto nel dehors di un bar. Il mondo stasera è fuori, è fuori a guardare se stesso. Vedo il mondo dei ‘vorrei ma non posso’ che passeggia insieme al ‘posso e te lo faccio vedere’. E’ un sabato sera che ha dimenticato il villaggio.
Chiedo un pezzo di carta al cameriere; un servizio extra: un foglio dove riversare le mie emozioni. Così scrivo questo.
Il tempo di oggi è fatto d’aria eppure la carne non lo riconosce. Quante cose ci avvolgono, legano, ingarbugliano; quale incredibile matassa di fili invisibili ci circonda: le onde elettromagnetiche, i campi radio, le cellule di telefonia mobile, le immagini criptate di segni luminosi, i suoni ultra ed infra, flussi di segnali bip e bit. Sono il caos dei nostri pensieri, sono le parole che si affastellano perdendo significato. In mezzo, a tutto questo, viviamo indifesi e il nostro potere è un’illusione. Disarmati possiamo conquistare solo l’amore. Solo con questo ci conosceremo e con questo scopriremo che respiriamo la stessa aria; questa aria piena di cose sconosciute. Comprenderemo la pietà.

venerdì, luglio 29, 2005

Giochi biblici

Gli americani? Un popolo di bambini giocatori. Sapevo della spettacolarizzazione di ogni evento, perfino di quelli più sacri: chi non ricorda Jesus Christ Superstars? I fumetti con Gesù o le fabbriche di reliquie? Ma addirittura far diventare la Bibbia un gioco da tavolo, non ci volevo credere. Ieri un amico mi ha segnalato un link su Internet: www.discountcatholicproducts.com –ebbene, c’è di tutto. La pubblicità spiega che si può giocare in gruppi di chiesa, in famiglia e con amici: vince chi sa rispondere ai quesiti posti dalle carte; oppure dopo lanciando i dadi se esce una ‘c’, avanti con le rispose che iniziano con questa lettera.
C’è anche il gioco di Re Salomone che consiste nella gara di costruire il Tempio mentre i babilonesi cercano di distruggerlo: si mescolano le carte che rappresentano profeti, sacerdoti, re, poi in base alle offerte fatte, su degli altarini, si otterranno i favori per promuovere King David o King Solomon. Beh, nello stesso sito web si possono acquistare anche le medaglie, con l’effige di San Michele o San Cristoforo, per militari impegnati in Iraq; sul retro c’è la scritta: che Dio ci aiuti a servirlo con le armi.
Sarebbe bello che chi predica lo scontro di civiltà, lo continuasse a fare con le figurine e medagliette. I giochi biblici, proposti su Internet, sono fatti per divulgare la conoscenza del Libro; quelli cui assistiamo sono le solite guerre. Ora mentre i vari gadget venduti, sempre su questi siti web, segnalano bisogni di identità e appartenenza per fare salire la spiritualità; per me decade. Diventa tutto un inno al trash. Oggi non ne abbiamo bisogno.

martedì, luglio 26, 2005

Le Differenze

Ciò che fa umani gli uomini sono le differenze, sono quella miriade di comportamenti culturali, in alcuni casi anche singolari, che arricchiscono l’umanità.
Le differenze ci danno la conoscenza, ci aprono la mente, ci attraggono e danno saggezza. Sì, ci rendono migliori perché scopriamo insieme, anche le somiglianze: quello che ci lega, ci unisce per farci parte di un’unica specie, razza e anima.
Ma sussiste anche una assenza di conoscenza che determina un pregiudizio, che genera odio e fa commettere i più orribili crimini: stermini, genocidi, guerre. Questo pregiudizio continua, questo odio prosegue, ma allora siamo proprio incurabili? Niente è più distruttivo della convinzione di essere infallibili, di essere nel giusto, nel considerare gli altri inferiori; allora agiamo come se si compisse un’opera di Dio.
La vera conoscenza è quella empirica che sperimentiamo direttamente con l’osservazione e il dialogo con gli altri. Invece spesso pensiamo di conoscere le cose tramite le categorie. Categorizziamo tutto. Inseriamo in cassetti ordinati le cose, come i pensieri e il mondo.
Vi ricordate? Una volta l’Inghilterra era la perfida Albione, una nazione che affamava il mondo; erano gli imperialisti che tiranneggiavano i popoli negroidi. Oggi sono una nazione ammirata che nutre convinzioni liberali e aiuta i poveri. E nel 1840 circa, i tedeschi erano considerati dei provinciali bevitori di birra, un po’ ridicoli che amavano la musica e le fumisterie; erano per molti innocui e assurdi. Basterà poco e con Bismark diverranno spaventosi militaristi e cultori, con Hitler, di una razza superiore. I francesi? Esseri sbruffoni, bellicosi, nazionalisti e pericolosi per le donne…non parliamo poi degli italiani: mafiosi, spaghetti e mandolino. Non dimentichiamo anche i pregiudizi religiosi: gli ebrei sterminati come razza inferiore; l’inquisizione spagnola, come gli ayatollah a reprimere e distruggere chi è eretico. Oggi al centro c’è l’Islam, come pensate di conoscerlo? I pregiudizi come gli stereotipi nella storia mutano. Non muta l’odio.
La storia è un continuo susseguirsi di ricette fornite dal potente di turno, naturalmente condivise dal suo popolo, per risolvere i problemi del mondo. Soluzioni ritenute infallibili e uniche che hanno fatto versare oceani di sangue. Dov’è il Regno dell’Amore? Iniziamo con il rispettarci. Sarebbe già un piccolo passo verso un futuro diverso dal passato.

lunedì, luglio 25, 2005

La guerra di religione non esiste

La religiosità dell’uomo dovrebbe farci comprendere la nostra insufficienza. Non solo l’uomo non è autosufficiente senza Dio, ma lo è anche senza l’altro, senza il prossimo, le sue idee, la sua conoscenza e rispetto. Bisogna scoprire lo straniero come parte di noi. Con ciò nasce il dialogo che ci arricchisce.
Così ora in clima di terrorismo -definito islamico- immagino quanta fatica tocca a chi deve spiegare cos’è l’Islam. Ma c’è qualcuno che sappia spiegare agli altri cos’è il cristianesimo? Se ci fosse da ambo le parti l’umiltà di uomini piccoli e fallaci; l’intelligenza di saper essere tutti stranieri sulla Terra, per incontrarci, allora sapremmo chi è l’altro: chi è l’islam, l’Ebreo e il Cristiano.
Con gli stupidi stereotipi i difensori di civiltà, che neppure conoscono pensandole essere solamente i propri interessi, nascono i ‘disegni di guerre totali’. Si pensa automaticamente musulmano un arabo e cristiano un europeo: non è così. Si pensa fanatico un fondamentalista, mentre è semplicemente uno che crede in fondamentali ragioni che danno senso alla sua vita. Fondamentalisti lo sono i cristiani come gli ebrei. Il fanatismo è qualcosa d’altro.
Bisogna dire invece che il fanatismo è respinto dalla stragrande maggioranza del mondo islamico. Essi conoscono l'impossibilità obiettiva di un'applicazione letterale e normativa di Corano e della Tradizione, come fondatrice d'una vera convivenza civile, quanto all'arbitrarietà della tesi secondo cui il dovere principale del musulmano sia la lotta contro il "satana occidentale"; questo è solo una sorta di leninismo politico applicato alla fede.
Confidare tutti in Dio, paradossalmente lo stesso, potrebbe farci superare gli schemi dettati dall’ignoranza.
Chi vive la spiritualità e si comporta di conseguenza al suo messaggio religioso, che è esempio morale e di saggezza, cerca il dialogo: parla di Dio senza parlarne; agisce con la gentilezza e non uccide l’altro.

sabato, luglio 23, 2005

Rinunciare alla violenza

“Rinunciare alla via della violenza”. Breve frase detta dal nuovo Papa Benedetto XVI dopo la strage terroristica di Sharm-el-Sheikh. Un invito penso rivolto a tutti, anche a quelli che pensano di esportare la democrazia con le bombe: quelli che attuano la guerra preventiva; quelli che fanno le missioni di pace entrando a calci in casa degli altri. Quante volte è stato detto che la violenza genera violenza?
Ricordo quella frase detta da Papa Giovanni Paolo II mentre implorava ogni giorno la pace, e si rivolgeva soprattutto ai potenti della Terra: coloro che più che interpretare i sogni nobili dei popoli attuano la legge del taglione.
Il mondo continua nell’errore. Ancora ci domandiamo se esiste una evoluzione umana. Ancora viviamo l’uomo del nostro tempo, quello del poeta Quasimodo: l’uomo della pietra e della fionda; quello visto dentro carri di fuoco a seminare terrore, senza amore e senza Cristo. Come i padri, i figli uccidono come sempre. Allora può trovare realtà l’invocazione del poeta? Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere, gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

martedì, luglio 19, 2005

I politicanti

La politica che dovrebbe rivelare le qualità migliori degli uomini, quasi sempre ne mostra gli aspetti peggiori. Quello spirito di servizio, di abnegazione per il bene comune, necessari al politico, che dovrebbe essere per natura un uomo generoso, si scontra con una ambizione sfrenata ed una rincorsa al potere come segnale inquietante a coprire gravi mancanze: affettive? Sessuali? Di intelligenza? Chissà. Intanto è molto rappresentativo di ciò che è successo a dei politici chiamati non a caso ‘colonelli’. Il clima da caserma non è un caso in certi ambienti politici…spesso di destra; ma non è solo del partito AN.
Un giorno forse qualcuno racconterà le voci degli anfratti, dei bar, di questi politicanti; ebbene pensate che le cose più cattive contro Berlusconi o Bossi le abbiano dette gli avversari politici? Vi sbagliate. Sul piano umano molti Bruto sguazzano in politica e senz’altro questo si riflette sull’andazzo generale del paese Italia. Un altro segno dei nuovi veri barbari; altro che islamici fondamentalisti.
L’Italia è una democrazia senza una vera classe dirigente. Abbiamo una classe tutt’alpiù sorridente. Sorridi: c’è una telecamera. Poi appena spenti i riflettori giù a bestemmiare gli idoli, un po’ idioti della nostra politica mediocre.
Noi incauti spettatori, che cosa dovremmo dire?

lunedì, luglio 18, 2005

In memoria di Gina Lagorio

E’ morta Gina Lagorio, scrittrice che io consideravo ligure anche se sapevo nata a Bra nel cunense. Ma Gina Lagorio ligure lo era per la sua vicinanza al poeta Camillo Sbarbaro; ligure lo era perché vi ha abitato per molto tempo con i suoi genitori e poi ancora per elezione, per essere una scrittrice di paesaggi. Per questo era ligure nella schiettezza della parola, nella essenzialità dei sentimenti, scarni e veri.
Gina a 84 anni ci ha lasciato, ieri 17 luglio 2005, a Milano dove abitava ormai da anni. Mi è capitato di ascoltare Gina Lagorio a due presentazione di libri: Tosca dei gatti con cui ha vinto il premio Viareggio e Golfo del paradiso –libro vincitore del Premio Rapallo; con parole semplici e ricche di annotazioni vissute mi ha trasmesso la gioia della scrittura. “La letteratura è qualcosa di così intimo, profondo, così necessario, se è necessario, che deve implicare tutta intera la persona, che deve scegliere tra il dovere e il piacere, che deve sapere navigare nel mondo in cui si trova a navigare e in cui è bene, se è possibile, non cedere a troppi compromessi, perché i compromessi corrodono l’integrità di una persona”: Così, Gina Lagorio, in una intervista.
I suoi libri letti mi hanno rivelato una straordinaria raccontatrice. Ma di lei ogni volta che mi capitava di leggerla sentivo una comunanza di sentimenti: quelli legati alla Resistenza, quelli per la coscienza di un passato faticoso e forte di impegno e di passione, oltre ai gusti letterari- Sbarbaro, Calvino, Fenoglio e Primo Levi. Inoltre come non condividere il suo disappunto e disgusto per la povertà morale, civile e politica dell'Italia di oggi? Sapevo poi che era una ammiratrice del giornalista Michele Serra e anch’io sono un suo estimatore.
Gina vivrà ancora nei suoi scritti, a quei libri cui ha affidato il suo impegno civile e di passione per la vita e la sua bellezza, da cogliere in punta di penna per noi e gli altri.

domenica, luglio 17, 2005

Lotta al terrorismo

Nella sua rubrica ‘Bananas’, sul quotidiano ‘L’Unità’ di qualche giorno fa, Marco Travaglio, sotto il titolo, ‘Siamo tutti siciliani’, esaminava le misure per combattere il terrorismo e la criminalità in Italia. Tra brigatisti rossi, stragi nere, nar, fascisti e mafiosi, ricordava Travaglio, l’Italia si è fatta una grande esperienza di lotta al terrorismo, ma molte delle misure adottate per combatterlo sono state demolite da questo governo.
Oggi chi chiede lo stato di guerra parla dell’Europa come di forcolandia, in materia di arresti internazionali. Ma per questo non bisogna meravigliarci: sono gli stessi che brandivano un cappio nel nostro Parlamento. Si parla di misure di prevenzione ed intanto si tagliano i fondi alla Polizia di Stato. In tutto il mondo si cerca di combattere i paradisi fiscali, dove la criminalità ricicla i suoi proventi illeciti, e il nostro Presidente del Consiglio ha ammesso di averli usati per non pagare le tasse. Poi abbiamo una persona, che ha una grande esperienza in fatto di lotta a terrorismo brigatista e mafioso, come il magistrato Gian Carlo Caselli e questa maggioranza governativa cerca di ‘cancellarlo’. Non parliamo delle misure di depenalizzazione del falso in bilancio o altre scelte di condono di misfatti vari. La criminalità ha rialzato la testa.
Ora si è visto che il terrorismo –cosiddetto islamico; dico cosiddetto perché mi darebbe assai fastidio che si dicesse terrorismo cristiano parlando di quello fascista- non si combatte con le guerre ma indagando le radici profonde di quello che ha portato ad odiarci così tanto: noi, quelli che ci riteniamo i migliori, i superiori e che in verità siamo solo i potenti della Terra, quelli che si sbaffano oltre l’80% della sua ricchezza. Poi serve serietà, misure di intelligence e determinazione nell’usare le giuste leggi fatte ad hoc…ma guardate questa nostra classe dirigente: vi sembra seria? Aspettatevi qualche nuova barzelletta da ‘Bellachioma’.

sabato, luglio 16, 2005

Le persone che si amano si portano con sé

Le persone che si amano si portano con sé. Così io porto te, sempre con me. Anzi più distante sei, più sei vicina.
E’ il modo di pensarti, di ricordarti bella e dolcissima e, chissà come e perché, così forse non sei.
Ora ad esempio ti immagino con me a gustare un bel momento o forse anche un gelato, qui sul lungomare. Immagino che mi sorridi o anche che ci teniamo per mano. Ora, in questo momento. Perché è vero, noi non ci siamo sempre. Noi non siamo per sempre. Noi viviamo troppo poco. Anche se diciamo sempre, sappiamo che non è vero. Sappiamo che quel sempre è vero solo nella morte, con quella diveniamo eterni. Ora dunque tutto quello che ci è dato è gratuito. Quello che ci succede di bello bisogna gustarlo e per farlo bisogna essere insieme a qualcuno altro. A qualcuno che si ama. Per questo le persone che si amano si portano con sé, per godere la vita.
Poi noi assumiamo, delle persone che amiamo, delle particelle. Noi ce le scambiamo negli atti d’amore; ce le strusciamo vicendevolmente con baci e carezze e nessun lavaggio ce le toglierà più…così ora sei qui con me, anche se non ci sei. Sei nei miei pensieri, perché è vero non c’è niente di più intimo di un pensiero.

martedì, luglio 12, 2005

Il Disertore


di Boris Vian


(Questa canzone, cantata Da Ivano Fossati...oggi la ricordo e la considero sempre attuale)

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà.

La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

Io non ce l'ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.

Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.

Quand'ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie e il mio passato
la mia migliore età.

Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò.

Di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà.

E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho.

domenica, luglio 10, 2005

1845- Kansas: Nuvola Bianca risponde ai preti

Kansas 1845 - Nuvola Bianca capo tribù degli iowa, così fece rispondere ai manti-neri, i preti inglesi, che lo assillavano affinché abbracciasse la loro fede religiosa.
‘Amici miei, ci avete detto che il Figlio del Grande Spirito è sceso sulla terra ed è stato ucciso da uomini bianchi e che il Grande Spirito l’ha mandato qui proprio perché venisse ucciso. Noi non riusciamo a capire una cosa del genere. Forse è sensato per i bianchi, ma gli uomini rossi, secondo noi, non sono ancora divenuti così malvagi da pretendere una cosa simile. Se era necessario che il Figlio del Grande Spirito fosse ucciso dagli uomini bianchi, forse è altrettanto necessario che loro credano a questa storia. Amici miei, voi parlate del buon libro che tenete fra le mani, ne abbiamo molti nel nostro villaggio; ci hanno detto che tutte le vostre parole sul Figlio del Grande Spirito sono stampate in quel libri e che se impariamo a leggerlo ciò farà di noi delle persone buone. Ora vorrei chiedervi, perché non ha reso buoni tutti i visi pallidi che vediamo intorno a noi? Tutti loro sono capaci di leggere il libro della bontà e sono capaci di comprendere ogni parola dei manti-neri., tuttavia non ci sembra che siano persone oneste e buone come noi. Di questo siamo certi. Ecco cosa accade nel paese che ci circonda, ma non abbiamo dubbi che qui, dove gli uomini bianchi hanno tanti libri e tante cose da predicare, le persone siano tutte oneste e buone. Nella nostra terra gli uomini bianchi hanno due facce, e le loro lingue si ramificano in molte direzioni. Sappiamo che questo non piace al Grande Spirito e non vogliamo certo insegnarlo ai nostri figli.’
Oggi dobbiamo ancora imparare, sebbene continuiamo la pretesa di insegnare agli altri cosa è giusto e cosa no.

sabato, luglio 09, 2005

Terrore e pace

Parla Blair: "Impossibile prevenire atti come questi. Il terrorismo ha cause profonde; anche disponendo di tutta la sorveglianza del mondo, non li si potrà fermare". Questa mi sembra una dichiarazione sensata, di fronte al terrorismo sanguinario, che con la guerra in Iraq si è moltiplicato nel mondo. Quelli che continuano a lanciare proclami di forza e di vittoria, non fanno altro che aumentare l’odio. Credo che invece la risposta di Londra, nel continuare la vita di sempre, come fa questa vera metropoli di gente cosmopolita, sia quella giusta.
Intanto voglio ricordare che la prossima settimana si compirà la centosettantacinquesima ora di silenzio per la pace. Da ormai più di tre anni ogni mercoledì sera, dalle ore 18 alle 19, si riunisce in piazza De Ferrari a Genova uno sparuto gruppo di persone per testimoniare la richiesta di pace. Uno striscione della Rete anti g8, qualche bandiera arcobaleno, la distribuzione di un volantino con la data e il numero dell’ora di silenzio raggiunta, più un cartello che ricorda morti e guerre, sono gli strumenti della piccola manifestazione di piazza. Il numero delle persone presenti varia ed ultimamente era sceso molto. Poche persone sedute sui gradini del Palazzo Ducale, frequentemente tra l’indifferenza dei molti passanti.
Ora con gli attentati criminali di Londra la guerra torna d’attualità. Spesso viene dimenticata o relegata in pagine interne. Quello che è successo a Londra deve spingerci a rilanciare la pace. Il terrorismo non si vince con misure repressive o di prevenzione armata, bisogna rimuovere le cause profonde che porta certi uomini a compiere quelle stragi di innocenti. A morire loro stessi con noi.

martedì, luglio 05, 2005

Morire


Morire è partire senza valigia. Non serve. Dove devi andare, anche se ti vestono a festa, con il vestito migliore, bisogna essere nudi.
Morire è partire senza lo spazzolino da denti, senza portafogli o documenti; poi te ne daranno uno di pietra con inciso due date…a te che ne avevi solo una.
Morire è lasciare le cose in disordine. Rimane un numero dispari. Hai da pensare che eri solo, non avevi da sottrarre che uno. Troppo scontato, ora che sono tanti a piangere e contare.
Morire poi non è nulla; è lì che si deve andare. Lo diceva quell’amico che è già partito: quando arriva la morte io non ci sono più.
Morire è lasciare gli altri a sbrigare le ultime pratiche. Tu stai tranquillo perché vuol dire che ci sei ancora. Dillo a tutti: state fermi. Nessuno prepari la valigia.

lunedì, luglio 04, 2005

Ricevo da Raffaele Mangano e pubblico: Comprate il Corriere della Sera di oggi
e conservate le pagine da 23 a 26.

Viene pubblicato il rinvio a giudizio degli imputati Berlusconi, Lorenzano, Bernasconi, Vanoni, Camaggi, Galetto, Del Negro, Colombo.etc etc per la faccenda dei diritti televisivi dei film comprati da Mediaset in America.
Vi si legge tutto in modo dettagliato: i passaggi di soldi, i conti correnti esteri, la marea di società di comodo e di prestanome, i flussi finanziari , e l' importo della gigantesca ( ovviamente presunta) evasione fiscale e conseguente costituzione di fondi neri per centinaia di miliardi all' estero. Poco presunti perché ci sono i depositi e gli importi in tutte le valute ( dollari, franchi, lire, etc etc)
Io sono certo che gli avvocati del Cavaliere sapranno giustificare i motivi per cui i soldi per comprare un film da una major americana dovevano fare un lungo tragitto: Usa - Olanda - isola di Man - Malta - Svizzera etc etc. E ci diranno anche perché Mediaset non comprava direttamente ma dopo una serie infinita di passaggi attraverso società come: Cassia Corporation, Elpico, Sska production; Film Trading; Green Comunication, Irwing Trade, Martury, Meat trading, Promotiones Catrinica, Royal company, Vienna Sport, Watou Investements. Tutte società ignote nel mercato del cinema!
Comunque sono sicuro che tutto sia stato regolare e ce lo dimostreranno. Anche perché i traffici sono continuati mentre il Cavaliere era capo del Governo. E non sarebbe bello scoprire che il presidente del consiglio truffava il fisco.
ciao! raffaele

venerdì, luglio 01, 2005

Calderoli ministro

Cosa ho fatto di male per meritarmi un ministro come Calderoli? D’accordo ne abbiamo passate di tutti i colori. Abbiamo avuto ministri della Sanità come De Lorenzo, ministri della Comunicazione come Gasparri; della Difesa come Previti o della Giustizia –questo c’è ancora- come Castelli, ma uno come Calderoli non lo sopporto proprio. Ogni volta che parla con quella boccuccia rosa dice cose mostruose. Parla di castrazione, pena di morte, di sparare cannonate alle navi con clandestini, di taglie, di buttare via la chiave. Cose per lui normali. Come se lui fosse normale. Infatti lui è normale, come ministro di questo governo con a capo un gigante del pensiero banale.
Senz’altro Calderoli è lì per volere democratico, rappresenta qualcuno, forse qualcosa. Svolge un mandato, ha dietro della gente ed esprime idee condivise, dicendo quel che pensa. Calderoli è della compagnia di Bossi e di Borghezio, è l’interprete di un mondo che non cambia o se cambia è per tornare nel medioevo, alla legge del più forte. Quel mondo conosciuto come legge naturale, la legge della giungla.
I geni purtroppo determinano un destino da cui non si può deviare. Essi pongono anche il limite alle aspirazioni individuali e a causa di barriere psicologiche spesso un uomo con un patrimonio genetico di un ballerino passa la vita a saltellare in un ristorante con i piatti in mano. Altri magari, nati camerieri, si ritrovano a servire, riveriti, idiozie. Poi diventa chiaro il copione: è il piccolo fascista che rivive sempre in ognuno e può prendere il sopravvento. Sono gli standard tipici degli umani d’ogni terra e paese, inculcati a forza da una cultura genitoriale, che non si rimuoveranno più. Come un computer toccato il tale tasto uscirà la vecchia soluzione…uscirà un Calderoli a rimarcare quanto siamo giovani sulla Terra, fors’anche cretini.
A proposito questo computer con il controllo dell’ortografia corregge sempre il nome di Calderoli in Calderoni. E’ proprio in questo che arrostiamo. Allora permettetemi di non sopportare.

giovedì, giugno 30, 2005

30 Giugno 1960 a Genova

30 Giugno 1960. 45 anni fa. Una vita. Due generazioni di ventenni passate. Il ricordo di una storia d’orgoglio antifascista. Oggi Piazza De Ferrari conserva di quei giorni, oltre che la memoria, solo il grande piatto della fontana e le lastre di pietra della pavimentazione. Il resto è tutto cambiato. La stessa architettura della Piazza De Ferrari non è più quella. Il Palazzo Ducale era grigio come il palazzo a fianco, allora sede del Secolo XIX. De Ferrari da sempre cuore politico e civile della città oggi, con il nuovo disegno, non è più adatta a contenere le migliaia di manifestanti che, per le varie occorrenze politiche o sindacali, ogni volta vi si riversano. Ma è cambiata anche la politica, sono cambiati gli uomini, è cambiato insieme il mondo e oggi sembra tutto un’altra storia.
Ma non è bene e non è saggio dimenticare. Il libro, 30 giugno 1960- La rivolta di Genova nelle parole di chi c'era a cura di Lucia Compagnino e Alessandro Benna ci aiuta a fare memoria, a non dimenticare; ci aiuta soprattutto a capire che senza di essa ‘siamo sacchi vuoti che vanno dove li sbatte il vento, banderuole prive di coscienza…e non si tratta affatto di crogiolarsi nel passato per delusione del presente: tra la Genova del 1960 e la Genova del luglio scorso (riferito ai fatti del G8 del 2001- ndr) c'è più che un filo, c'è una cima, una gomena, mille legami tra persone che non dimenticano e ricordano le proprie radici per gettare germogli nell'oggi e nel domani, con la chiara coscienza che quella parte più oscura e brutale del genere umano è sempre pronta a scatenarsi quando l'indifferenza glielo permette.’- come dice Pino Caccucci nella prefazione del libro.
Stasera a Palazzo Tursi è stato ripresentato il libro, uscito nel giugno del 2002. Con questa occasione mi piace dare qualche notizia dell’ anno 1960: l’anno del Miracolo economico, l’anno in cui il PIL viaggia sull’8,3%. E’ l’anno della migrazione interna: dal Sud raggiungono le città settentrionali milioni di giovani e meno giovani, abbandonando paesi e campagne. Genova con Milano e Torino è la città industriale che accoglie in maggioranza queste persone. Lo stipendio medio è di lire 50.000. Il caffè costa 50 lire e il giornale 30. La benzina costa 120 lire al litro e il latte 90. ‘Farsi la macchina’, come il frigo e la Tv era il sogno degli italiani di quegli anni. Il 1960 è l’anno della ‘Dolce Vita’ di Fellini e della chiesa cattolica che interviene pesantemente –questo come oggi. L’Osservatore Romano chiede la censura del film di Fellini. A Bari, alla festa di San Nicola, il cardinale vieta la partecipazione alla giunta comunale di sinistra: si è appellato al decreto di scomunica del 1 luglio 1949 del Sant’Uffizio. Dopo i fatti del 30 giugno di Genova si avrà la svolta politica della Democrazia Cristiana che, con Amintore Fanfani, aprirà il governo ai socialisti di Nenni. Nei paradossi e nelle contraddizioni pesanti, il 1960 si può definire un anno cruciale nella storia politica ed economica italiana: si intravedeva la possibilità di elevare le proprie condizioni sociali pur esistendo una forte povertà. Nascevano nel 1960 le prime grandi proteste sindacali; le prime rivendicazioni salariali. Non bisogna dimenticare che quel ‘miracolo’ era anche il frutto di un decennio di bassi salari.
Ancora l’attualità è possibile leggerla con la conoscenza del passato. Ancora il nostro futuro è possibile viverlo dignitosamente, onorando quegli uomini che si sono battuti ieri per i diritti di oggi. Diritti è bene ricordare mai conquistati una volta per sempre.

giovedì, giugno 16, 2005

Bisogno di intimità

Il bisogno più forte delle persone è l’intimità ma tentiamo di negarlo o semplicemente evitiamo di soddisfarlo. L’intimità è una relazione profonda che avvicina le persone in modo autentico e fa conoscere aspetti non visibili esteriormente. A questo tipo di conoscenza intima, spesso frapponiamo l’Io e la paura del giudizio negandoci all’altro. L’Io è una maschera, una bella immagine di quello che vogliamo mostrare di noi agli altri e alla società: così supportiamo la nostra immagine magari con titoli professionali, scolastici, di merito; presentiamo il nostro ‘fare’ e non il nostro ‘essere’. Paradossalmente più ricchi sono i titoli che assumiamo, tanto più impoveriamo il rapporto con il prossimo.
L’intimità invece cerca altre cose: con essa non si conoscerà mai un professore, uno scienziato, un attore ma solo una persona.
Ecco che con la negazione dell’intimità, e la paura di mostrarci per quello che realmente siamo, rifuggiamo nel conformismo.
Questo conformismo è per me la prima forma di fascismo latente. Vivere una uniformità di pensiero fa scaturire a livello collettivo il pericolo di fascismo. Il fascismo è sostenuto da una realtà nascosta, inconscia, che è rappresentata dalla personalità definita ‘standard’. Oggi assistiamo a parecchi comportamenti omologati e di conseguenza a caratteristiche ‘standard’, per cui il fascismo è sempre più presente nella nostra società. Il fascismo assume le caratteristiche di ‘normalità’, per cui è normale dare sfogo ad istinti di vendetta o di odio. Abbiamo per questo bisogno di allargare i nostri punti di vista, ma soprattutto di conoscerci in modo diverso.
Questa è la vera sfida; la vera scommessa di questa era, dove si sono sviluppate, con la tecnologia, numerosissime possibilità di comunicare e di relazionarci. Paradossalmente invece aumentando la quantità di comunicazione tra noi, ne abbiamo impoverito la qualità. Siamo sempre più superficiali. Riflettiamoci.

mercoledì, giugno 15, 2005

PROCREAZIONE: CONTROPAROLA, NON DIAMO L'8 PER MILLE A CHIESA
DOPO VITTORIA ASTENSIONE, IDEA SI DIFFONDE ANCHE SU INTERNET


L'amica Claudia di Roma mi ha segnalato questa notizia ANSA:
ROMA, 14 GIUGNO - Un invito a non devolvere l'8 per
mille del proprio reddito alla Chiesa cattolica, per rispondere
alla mobilitazione ecclesiastica a favore del non voto. Questa
la risposta di Controparola, l'associazione di scrittrici e
giornaliste che si e' battuta per il 'si'' al referendum sulla
procreazione, alla vittoria di ieri del partito del non voto.
Un invito rivolto ''a tutte le cittadine e i cittadini'', si
legge in una nota, per protestare ''contro la crociata delle
gerarchie cattoliche per l'astensione''; ''contro la pesante
ingerenza della Curia nell'ordinamento dello Stato''; ''contro
l'indifferenza della Chiesa per la salute della donna, per il
suo legittimo desiderio di essere madre e di mettere al mondo
figli sani''; ''contro l'antica avversione del Vaticano per la
ricerca scientifica''.
A firmare l'appello, in particolare, Maria Rosa Cutrufelli,
Elena Doni, Paola Gaglianone, Elena Gianini Belotti, Lia Levi,
Dacia Maraini, Maria Serena Palieri, Nadia Pizzuti, Loredana
Rotondo, Marina Saba, Cristiana di San Marzano, Mirella Serri,
Giuliana Sgrena, Simona Tagliaventi e Chiara Valentini.
''Quella di non devolvere l'8 per mille alla Chiesa - ha
ricordato Elena Doni - e' un'idea che ci era gia' venuta all'
epoca degli stupri etnici in Bosnia, quando dalle gerarchie
ecclesiastiche era giunto l'invito alle donne violentate a non
abortire. E oggi abbiamo pensato di riproporla''.
Ma si tratta di un'idea che ha gia' cominciato a circolare
anche su internet, con catene di e-mail avviate da singoli
cittadini, e di cui si fa portavoce anche, in particolare, l'
Associazione Mammeonline. ''Dopo i risultati del referendum -
scrive la presidente dell'associazione Donatella Caione -
arrivano a centinaia le adesioni delle coppie infertili alla
proposta, nata spontaneamente su internet, di negare la
destinazione dell'8 per mille alla Chiesa cattolica, ormai
autorelegata al ruolo di partito politico. Proprio nei giorni in
cui si definisco le dichiarazioni dei redditi, questa e' la
prima risposta alla delusione per il mancato raggiungimento del
quorum''. ''E' stata una prima reazione spontanea nella nostra
comunita' on line sul sito mammeonline.net - spiega Catone - ma
che si sta diffondendo anche in altri forum sulla rete''.
(ANSA).

lunedì, giugno 13, 2005

Genoa in A

Che patimento!?! Ma alla fine ce l’ha fatta: il Genoa cfc 1893 è in serie A.
Allora largo alla festa, alla notte di baldoria, poi domani si sa: si continuerà a patire. Come sempre. Sempre sospesi tra la gloria e l’inferno; tra l’esaltazione e la disperazione.
Sabato 11 giugno ’05, sabato di un giugno bizzoso, come prendere gol senza senso e non perché quell’altro è più bravo, ma perché si pensa ad altro, è arrivata la serie A. 10 anni fa, sempre a giugno era venuta la B.
Che patimento il calcio, e che cosa si vuole dai pedatori -come li chiamava Brera? Si vuole passione, si vuole tecnica, si vuole orgoglio…poi si sa la storia gira sempre e niente è più serio di un gioco. Gioco anche di piedi. Gioco anche di emozioni. Allora giù lacrime e risate; giù a sognare prati verdi, e tu con le scarpe tacchettate a segnare gol e improbabili tiri. Dimenticavo la maglia: è rossoblu con un grifone giallo - i colori primari. Magici.

mercoledì, giugno 08, 2005

Opere d'arte

Domenica, su Italians del Corsera online, Virtuale concludeva una riflessione sull’arte moderna così: ‘Allora io stesso mi considero "un’opera d’arte" e voglio essere tutelato come la "Pietà" di Michelangelo’. Penso che tutti dovremmo considerarci opere d’arte, il fatto di essere unici e irripetibili, ci fa essere ‘opere d’arte’, di più: capolavori del creato. Poi penso anche che ognuno racchiuda in sè un potenziale artista che non si sa se riuscirà a trovare le sue forme originali d'espressione, ma comunque esprime con la propria vita una originale via all’umanità.
Il fatto di riconoscere le opere d’arte è poi un segno di riconoscimento, di lettura speculativa di qualcosa che ci appartiene già, è nostro ed indiscutibilmente sa parlare il linguaggio universale dello spirito.
Nella nostra cultura spesso c’è la tendenza di considerare le emozioni come ostacoli alla crescita; il collegamento dei sentimenti con la passione e le illusioni fanno considerare le emozioni aspetti pericolosi della vita. Le emozioni invece sono parte naturale della nostra vita tanto quanto i pensieri. L’arte ci aiuta a entrare in contatto con i sentimenti senza paure, formando esperienza umana; una esperienza verso la realtà e la verità.
L’arte moderna in verità sembra persa tra installazioni e concettuale, che forse descrivono la realtà dell’uomo d’oggi sospeso tra il possibile e quello che non c’è; ma è impossibile proprio per questo. Ci può aiutare forse la trascendenza? Non lo so, ma per me l’arte oggi ci aiuta in sostanza a stupirci, perché è ancora continuare lo stupore il solo mezzo per salvarci. Con l’arte. Con noi stessi. Senza fare la Pietà.

domenica, giugno 05, 2005

Referendum, ragioni e religioni

Era dal tempo del referendum sul divorzio che non mi capitava di vedere la chiesa cattolica così schierata su un referendum: a quei tempi invitava ad andare a votare ‘si’, oggi invece sostiene il ‘no’ dicendo di non andare a votare. Ha trovato nel frattempo un nuovo modo per sostenere le sue ragioni, non certo la democrazia: sa che la maggioranza che andrà a votare, perché crede che nella democrazia ci si debba esprimere, voterà ‘sì’; ecco che allora l’idea di far fallire una consultazione popolare.
Certo che vedere all’interno delle chiese i volantini che fanno propaganda per il non voto fa effetto…poi pazienza che se anche il prete durante l’omelia lo ricorda ancora: non andate a votare. Il prete aggiunge anche che non è vero che con la scelta del ‘sì’ si aiutano a vincere delle malattie…ora anche il prete è divenuto un piccolo medico scienziato: punti di vista. L’altra volta diceva che con il divorzio volevamo la fine della famiglia e la dissoluzione della società- ora se questa avviene non è certo colpa del divorzio. Un’altra volta ancora, il prete, impedendo l’uso del preservativo, sosteneva che si andava contro natura e che quegli spermatozoi non erano da fermare. Forse. Non parliamo poi dell’aborto…tutti assassini…o meglio assassine.
Ma allora quelli che sostengono il ‘sì’ sono tutti assassini, nazisti, frankestein, cannibali, crudeli peccatori che invocano una sorta di pena di morte? Ma è così?
Forse tra pochi anni il problema delle cellule staminali degli embrioni, che ora giacciono congelate in parecchi laboratori, non si avrà più; sempre se aiutiamo la scienza e non la contrastiamo con paraventi ideologici e pseudoreligiosi.
La scienza corre e quello che fino a ieri sembrava impensabile domani sarà possibile, con buona pace di molte coscienze oggi travagliate per la nostra conquista del loro paradiso. Si dovrebbe dire intanto però che quelle cellule staminali già congelate poi saranno buttate nel cesso. Allora perché non tentare con queste di dare vita? Vita vera? Farle diventare persone? Io andrò a votare e voterò quattro volte SI’.

lunedì, maggio 30, 2005

Come è finita la faccenda Telecom Serbia?


di Raffaele Mangano

Quante volte diciamo che la realtà supera la fantasia? Talvolta poi la vicenda diventa talmente surreale che stentiamo a crederci! Sentite questa. Ricordate la faccenda Telkom Serbia? La commissione di indagine, i falsi dossier, i calunniatori che parlavano di tangenti a Prodi- Dini- Fassino ( mortadella, ranocchio e cicogna nel fantasioso racconto del perecottaro Marini) ? Bene. Sapete che è finito tutto in vacca. I giudici di Torino hanno chiuso il fascicolo e incriminato i faccendieri. Resta da scoprire i mandanti dell' operazione calunniosa. Ma ecco che nelle carte giudiziarie salta fuori il grottesco.

Seguitemi. Un certo conte Gianni Vitali affida in gestione 13 miliardi alla società Finbroker di San Marino. Forse per evitare il fisco, fatti suoi. Ma i titolari ( tali Bassini e la sua convivente Silvana Spina) gli fanno sparire i soldi e si accusano a vicenda di truffa. A uno dei calunniatori gli scappa di dire in Commissione che fu proprio dalla Finbro ker che uscì la tangente ai politici e i giudici allora sequestrano la contabilità. E cosa trovano? Che dalle casse sociali uscirono soldi, certo, ma andarono al deputato di AN Italo Bocchino ( 2,4 miliardi) e alla Good Time, una società di produzione Tv ( 1,8 miliardi).

Il deputato ha dichiarato che gli servirono per il quotidiano Roma. niente da dire, affari loro. Ma Bocchino era uno dei commissari !!!!! Ah ah ah ah!!!!! Uno che indagava e accusava. E nella Good Time i soci erano la suddetta Spina e Gabriella Buontempo, moglie di Bocchino. ah ah ah ah!!!!!
Quindi uno dei commissari della Telekom Serbia aveva intascato soldi, e la moglie anche, dalla Finbroker ma stava lì ad accusare altri politici !!!!! Non è straordinario?

E per restare in atmosfera surreale, mercoledì sera il rinnovo della Commissione è stato respinto. Perché molti commissari della maggioranza erano a Istambul a vedere la partita! Un bravo invece al nostro presidente del consiglio. Per vedere la finale di Champion si è inventato un vertice italo-turco. Un vero tifoso. Dico sul serio!

sabato, maggio 28, 2005

Referendum su legge 40

L’atteggiamento verso la fecondazione medicalmente assistita- abrogando le norme liberticide della legge 40- dovrebbe essere lo stesso che si ha verso il divorzio, l’aborto e tutte le norme che implicano una scelta di coscienza personale. E’ una questione di civiltà e libertà. Basterebbe questo a zittire tutti i sostenitori del no all’abrogazione della parte di legge che vieta: nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori; la tutela della salute per la donna e la fecondazione eterologa.
Guardateli bene in faccia quei politici quelli che si astengono, non si pronunciano o votano no: sono divorziati, ricchi a sufficienza per andare all’estero o pagare le multe che prevede la legge; sono in maggioranza ‘sepolcri imbiancati’, gente che va in chiesa solo per farsi vedere e non dovrebbe neppure accostarsi ai sacramenti, tanto è grande la distanza dal Dio che pregano e dagli insegnamenti d’amore di Gesù.
Ora fanno a gara per ritenersi, loro, i veri cristiani, i portatori e unici osservanti della dottrina cattolica. Dicono di non uccidere…ma sanno quanti morti –veri- si provocano con i nostri stili di vita? E poi che legge è quella che prevede l’aborto terapeutico per tutelare un embrione? Non è meglio tutelare una vita già avviata alla nascita? Poi si sa che gli embrioni prima o poi finiscono tutti nel cesso?

venerdì, maggio 27, 2005

Da Italians: Padania o Ladronia?


Cari Italians, ditemi se:
1) La Fiat è a Reggio Calabria?
2) Il caso Tangentopoli scoppiò nel Regno delle Due Sicilie?
3) Il Pio Albergo Trivulzio dove si andava e si usciva con valigie piene di soldi era nella Roma dei Papi?
4) Piazza Duomo numero 19 è a Benevento?
5) Il sistema degli appalti pubblici della «Milano da bere» era un gioco del Monopoli?
6) Le Molinette sono a Messina?
7) La Parmalat è un'azienda di Parma...lermo?
8) L’80% dei ministri dell’attuale governo sono meridionali?
9) Il Comune di Limbiate, dove le forze dell’ordine filmano l’assessore all’Edilizia il 2 marzo 2001 mentre riceve una mazzetta di 360 milioni, è in Lucania?
10) Questa famosa classe industriale che si considera magnificamente collocata dal punto di vista geografico (in realtà stra-assistita dallo Stato con i soldi dei contribuenti italiani, la più assistita d’Europa sempre: con Giolitti, con il fascismo e con la Repubblica), è davvero una classe industriale capace?
Se avete risposto dieci volte no e vi secca che, con delle tristi cravatte verdi, stiano distruggendo l’Italia iniziamo il gioco di Ladronia, altro che Padania. Dimenticavo: il commercialista di Dario Fo è di Foggia?
Paolo Giunta La Spada

martedì, maggio 24, 2005

Invito ai baci

Non lesinate baci. Lasciate baciarvi e baciate. Quel lieve contatto delle labbra è un’emozione: sono morsi simbolici, affondi nella fisicità per confermarci che ci siamo per noi e per gli altri.
Non deve passare giorno senza un bacio, senza uno scambio tattile, senza toccarci con le labbra. Non ad ingoiar cibo ma affetto. Non a bere acqua ma a far circolare amore. In fondo siamo vasi comunicanti e dove c’è del vuoto si riversa un troppo pieno.
Un bacio trasmette sempre qualcosa e senza ricercare parole, frasi già dette e fatte, usate la bocca per un silenzioso contatto. Quel bacio parlerà per voi e vi tornerà in doppio: i baci sono sempre tra due. I baci sono pari.
E se i baci sbagliati hanno fatto la storia, quelli regalati, diffusi e amati continuano a farci vivere; continuano un presente.

lunedì, maggio 23, 2005

per fare una signora

Ci vogliono tre generazioni per fare una signora: così si diceva; era normale per affinare gusti e maniere. Non era certo frutto di un Pigmalione- di un docente di bon ton- trasformare una buzzicona, una Sabbri o una Deborah di borgata, in una mannequin che sappia parlare. Poi tutto succede perché alla base c’era una volontà, un desiderio, un obiettivo…ma dopo che si è cantato ‘Non sono una signora’, dopo che si tradito il buon gusto e il nuovo ricco, il cafone illetterato, è diventato un modello, eccoci travolti dai ‘nuovi barbari’. Ecco le vere invasioni barbariche. E non c’è shampoo o sapone idratante che serva a ripulirci dalle brutture, anzi con questi ritrovati ci scopriremo ad odorarci per riconoscerci dagli androidi alla Blade Runner.
Poi tutto è conquista, e non c’è Lapo o Motezemolo che tengano perché anch’essi alla fine risultano caricature di loro stessi, e se per un momento, i cui valori sociologici sfuggono, si è creduto ad un venditore, ad un bugiardo bauscia brianzolo, tutto torna.
Si riuscirà ora a riaffermare il buon gusto italiano? Mi riferisco non alle altre caricature della moda, Dolce e Gabbana, Meschino o Versace, divenute anch’esse, a mio parere, griffe del cattivo gusto- specchio dei tempi scaduti nel senso di decadimento- ma a quello della bellezza rinascimentale.

lunedì, maggio 09, 2005

Immersioni

Immersioni in Internet. Con la testa giù a bere parole, immagini. Sorseggiando un blog e saltando tra homepage varie, eccomi in apnea a trangugiare testi.
E’ chiaro che comunque tu ti specchi…trovi quel che cerchi o almeno così ti pare, perchè quel che trovi non è mai intero ma è solo un frammento di un discorso più generale. Trovi frasi da ricordare e in fondo allora cerchi quello che trovi.
Oggi ad esempio cercavo poesia e mi si è presentato l’amico –si fa per dire- Ferlinghetti:
«Allora, oggi e sempre, esistono solo tre tipi di poesia: quella supina, quella seduta e quella in piedi. La prima è sdraiata, arresa allo status quo, e perciò quasi irrilevante. La seconda è quella che scrivono i cantori dell'establishment, e quindi è noiosa come tutte le cose già note e prevedibili. La terza è l'unica capace di cogliere un'emozione, tradurla in parole, e trasformarla di nuovo in emozione quando qualcuno le legge. E' attiva e spaventosa. E' la luce alla fine del tunnel e l'oscurità all'interno di esso. Puoi farla o chiamarla come ti pare, ma è la sola che abbia sempre senso. La poesia militante resta l'unico antidoto contro il fascismo cresciuto in casa, e non lasciatevi intimidire da chi vuole dipingere il dissenso come un atto non americano».
Perfetto Ferli. Condivido. Ancora Ferli. Leggo.
…Come un vaso di rose
una poesia non dovrebbe essere spiegata
La poesia è una voce di dissenso
contro lo spreco di parole
e la folle pletora della stampa
e ciò che esiste
tra le righe
è fatta
con le sillabe dei sogni
è grida lontane lontane
su una spiaggia quando si fa sera
È un faro
che nuove il suo megafono
sul mare
è una foto della mamma col suo reggipetto
che guarda fuori dalla finestra
in un giardino segreto
è un arabo
che porta tappeti colorati e gabbie per uccelli
lungo le strade di una grande metropoli…

sabato, maggio 07, 2005

Siamo polvere di stelle

Programma ricco di incontri, nei giorni scorsi, dell’astrofisica Margherita Hack a Genova. Io, sull’onda dell’emozione che si prova ad ascoltare una ricercatrice dalla mente brillante, che con i suoi 83 anni fa sentire vecchi gli altri, sono accorso a sentirla alla libreria Portoanticolibri. Presenti Adriana Albini, Pier Paolo Puliafito e Giorgio Bertone, si è parlato di scienza, scuola e ricerca.
Adriana Albini ha subito domandato: per la scienza quali nuove prospettive, anche alla luce dell’astronomia? Per Margherita Hack la scienza dovrebbe essere materia da insegnare alle elementari. La scienza non come formule ma, come scoperta, come divertimento. E l’astrofisica? Come si può divulgare? Per Margherita Hack è un esempio di come la scuola sia lontana dalla scienza: ‘è rimasta ferma quasi a Galileo Galilei, si pensa che chi si occupa di astrofisica guardi solo le stelle, invece si indaga sulla luce, sui gas, cose molto distanti ma che poi aiutano a capire la materia vicina a noi. Oggi, con le grandi potenzialità tecnologiche, saliamo sempre più in alto, osserviamo cose inimmaginabili un tempo, e oggi scoprire l’acqua su Marte ci aiuta a sapere se c’è la vita su quel pianeta’. Poi rispondendo ad una domanda di Puliafito su scienza pura e scienza applicata, Margherita continua: ‘Oggi si investe –mai abbastanza- sulla scienza applicata; ma scienza pura e applicata vanno fatte insieme; la scienza pura poi diventa applicata. La ricerca è fondamentale per il nostro futuro…’.
Giorgio Bertone, quale docente di Letteratura italiana all’Università di Genova, non poteva esimersi dal volgere una domanda letteraria che scaturisce da un carteggio tra la Maria Luisa Ortese e Italo Cavino: ‘Perché guardare il cielo? Perché volgere lo sguardo altrove mentre qui tra noi dobbiamo risolvere impervi conflitti?’ Per Margherita Hack questo universo vuoto ci riguarda molto: la sua evoluzione ha portato a noi. Se ci domandiamo chi siamo, noi possiamo dire di essere polvere di stelle. Tutta la materia che ci circonda e conosciamo è stata scaturita da una esplosione primaria che chiamiamo Big Bang. Un’esplosione originaria e misteriosa…ma se il mistero rimane, qualcuno si domanda, come continuare a sostenersi con assolutismo atea? ‘Io sono atea per fede. La mia è una fede che mi dà piacere sostenere che Dio non c’è. Io non ci credo, ma la mia fede non la voglio certo imporre agli altri…abbiamo un cervello che sicuramente è più misterioso dell’universo’. A Margherita Hack, bastano pochi spunti per trasportarla in vitalissimi ragionamenti, riflessioni e analisi. Così ancora si è parlato di scienza ed embrioni. Per Margherita Hack, la legge sulla fecondazione assistita è oscurantista e antiscientifica –quasi come la posizione espressa dalla scuola su Darwin. ‘Con questa legge si impediscono straordinari progressi per la sconfitta di malattie; poi c’è l’aberrazione di impedire l’utilizzo di embrioni che poi si dovranno buttare nel cesso’. Margherita Hack è schietta come sempre, così da coniugare con straordinaria forza: scienza e impegno; scienza e umanità, scienza e poesia.

martedì, maggio 03, 2005

E’ inutile, come pettinarsi

‘E’ inutile, come pettinarsi’ di Maurizio Mapelli, è un piccolo libro che racconta 8 situazioni, 8 stagioni, 8 momenti che hanno il nome di donna: Marisa, Inge, Sonia…per arrivare ad una gatta. Sì, alla fine l’autore confessa che dormirà insieme solo ad una gatta, di cui domanda chi gli sappia dire di che razza è.
Le donne dei brevi racconti, che compongono il libro di Maurisio Mapelli, sono tutte occasioni mancate: sono come le occasioni perse della nostra vita, come i ricordi belli e brutti di stagioni passate irrimediabilmente ed inutilmente…come pettinarsi.
Riflessioni dolci-amare di un solitario ‘lumpenproletario’ di periferia anni ’70, come si definisce il protagonista. Chissà se quel senso di inadeguatezza, che tutti abbiamo sentito in tanti momenti del nostro crescere, sia ancora presente, sia ancora la condizione di un innamoramento sempre pronto a trasformarci e sempre disposto a essere abbandonato, ma non per pudore…forse solo per codardia: quella che traspare nel racconto di Laura; con la paura di sentirsi dire, no. Quelle del piccolo libro sono storie di 30 anni fa che ci fanno rivedere un mondo che, sotto certi aspetti, non esiste più; senz’altro, per i pochi capelli rimasti in testa a noi, continua l’inutilità del pettinarsi.
Questo piccolo libro, che si legge in pochissimo tempo, l’ho apprezzato molto; il guaio è che è riservato a pochi poiché autoprodotto: è disponibile solo in poche copie presso la libreria Portoanticolibri di Genova.

sabato, aprile 30, 2005

Riflessioni sulla democrazia

Io forse non sono democratico. Delle mille facce che compongono la mia anima, prediligo la più piccola: è un piccolo germoglio, la parte che mi fa sognare un mondo irreale fatto di amicizia, bontà e amore. Questa piccola voce è prepotente vorrebbe contare di più; vorrebbe adattare il mondo ad una bella fiaba, ma vincono gli orchi. La maggioranza di quello che compone il carattere e forma la mia persona sociale, quella che si relaziona con gli altri, la riconosco a volte conformista: le piace il gruppo, il consenso, cerca carezze anche artificiali e corre spesso dietro a quello che pensa buono per un interesse che si rivela opportunista e intollerante. Insomma, con l’amore esiste la voglia di sgozzare qualcuno.
A filtrare questo antagonismo, che penso vivano tutti, e renderlo ‘produttivo’ al vivere civile subentra la Politica e i politici. Allora ecco che ammiro i politici, quelli che sanno interpretare i bisogni, i desideri e le mille facce che compongono le persone. Così, attraverso i politici, identifichiamo un ideale, interessi, proposte, cose da fare…essi ci riflettono, ci assomigliano maledettamente: sono parte (divisi in partiti) di noi.
Per questo allora io non mi sento un ‘politico di maggioranza’ e anche se gioisco alla vincita di una parte, perchè penso miei i suoi valori, continuo a sentire l’inadeguatezza e la difficoltà di tradurre in maggioranza sentimenti intimi di bellezza e felicità.
Perciò allora sono grato ai politici, quelli veri, quelli che poi dovranno scrivere leggi chiare, poiché dovranno sostenere atroci contentezze per personali infelicità.
Per questo poi io odio, sì odio, il politico della maggioranza; di quella maggioranza a tutti i costi: quella che vorrebbe imporre modus vivendi in virtù –sic- dei numeri.
Allora forse io non sono democratico: sono solo una persona semplice e se la democrazia mi vorrebbe cambiare, rimango un anarchico…di minoranza.

domenica, aprile 24, 2005

Giorni d'aprile 1945

Giorni d’aprile del 1945: giorni di liberazione e di vita, giorni di commozione infinita…non ci sarà giorno in quel mese, dell’anno 1945, in cui una notizia brutta non sia affiancata da una bella.
Alcune date importanti:
23 aprile liberazione del campo di Flossembürg; evacuato il 20 aprile, coloro che non erano stati incolonnati nelle lunghe marce della morte verso altri Lager furono liberati dall'esercito americano.
Il complesso industriale triestino dell'ex pilatura del riso trasformato in lager, detto anche Riseria di San Sabba, fu liberato il 30 aprile del 1945, dopo che i nazisti abbatterono con cariche di dinamite l'edificio del forno crematorio e la ciminiera. Molti deportati vennero uccisi in Risiera: i loro corpi venivano bruciati nell'essiccatoio del riso, trasformato nel marzo del 1944 in forno crematorio. Le ceneri e le ossa combuste venivano scaricate in mare dentro sacchi di tela.
Dachau è una cittadina bavarese sita pochi chilometri a nord-ovest di Monaco; in quel campo furono rinchiusi gli oppositori tedeschi del nazismo: comunisti, socialdemocratici, sindacalisti, Testimoni di Geova, giornalisti e religiosi non in linea con le idee naziste. Con l'avanzata degli eserciti alleati, nei primi mesi del 1945 confluirono a Dachau migliaia di deportati provenienti da altri Lager. Il Lager di Dachau fu liberato dall'esercito americano il 29 aprile del 1945.
Il comitato di resistenza che operava clandestinamente nel Lager di Buchenwald rese possibile l'ingresso nel Lager ad alcune unità della terza armata americana, dopo che le SS erano fuggite: era l'11 aprile del 1945. Nel Lager ebbero luogo uccisioni in massa di molti prigionieri di guerra; molti deportati morirono per la fame e per le malattie, per le terribili condizioni di lavoro, per le torture e le violenze ed anche in conseguenza di esperimenti medici.
Il giorno 30 aprile del 1945 l'Armata Rossa liberò il Lager femminile di Ravensbrück rendendo la libertà a quelle circa 3.500 donne che, non essendo in grado di muoversi, non erano state fatte marciare.
Questo era un elenco di ‘liberazioni’ estreme; liberazioni di campi di sterminio, dopo quella di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio dall’Armata Rossa, che influenzò in modo determinante la coscienza del mondo da fare dire: mai più.
Ma poi per l’Italia dopo il 9 aprile, quando partono le operazioni di attacco alla valle del Po, superato il Senio, gli alleati giungono a Imola il 14 aprile, mentre in città i partigiani hanno già scatenato l’insurrezione. Sul fronte tirrenico, Carrara insorge il giorno 10 aprile, e due giorni dopo vi giungono gli anglo-americani. Alla metà del mese molte zone dell’Italia settentrionale vivono già in una situazione pre-insurrezionale (sciopero generale di Torino, 18 aprile), mentre Mussolini abbandona la residenza di Gargnano per trasferirsi, assieme al governo della Rsi, a Milano. Il 21 aprile viene liberata Bologna; il giorno 25 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ordina l’insurrezione generale; a Milano inizia lo sciopero generale, mentre Mussolini fugge dal capoluogo lombardo in direzione di Como. Tra il 25 e il 29 aprile le principali città dell’Italia settentrionale vengono liberate, con il concorso decisivo delle formazioni partigiane: Genova, Milano, Torino, Parma, Brescia…il 28 aprile vengono fucilati Benito Mussolini a Giulino di Mezzegra e numerosi altri gerarchi a Dongo, l’uno e gli altri catturati sulla via della fuga in direzione del confine svizzero. Gli ultimi, importanti combattimenti si svolgono tra la fine di aprile e l’inizio di maggio nell’area veneto-friulana, in alcuni casi anche dopo la resa definitiva delle truppe tedesche in Italia, annunciata ufficialmente il 2 maggio 1945. L’Italia libera ricorda in questo mese i suoi 60 anni.

sabato, aprile 23, 2005

Resistenza continua

Con il 25 aprile di 60 anni fa ci si è liberati dal governo fantoccio, della Repubblica sociale italiana fascista, voluto da Hitler. Dopo averlo liberato al Gran Sasso, Hitler volle Mussolini a capo di un pezzo d’Italia per poter meglio gestire la guerra contro gli anglo americani. Il fascismo infatti era finito il 25 luglio 1943. Con la Repubblica sociale, voluta dai nazisti, nasceva la lotta partigiana e insieme quell’anelito di libertà che ha portato a fare dell’Italia una democrazia europea.
Ora quei politici che cercano di contrabbandare verità diverse con facili revisioni storiche potrebbero andare in Afganistan a commemorare i talebani; potrebbero evitare di chiamare Saddam dittatore e i suoi accoliti terroristi; anche questi somigliano ai patrioti della repubblica sociale italiana cara ai nazisti. In fondo potrebbero solo cessare di leccare i piedi a Bush. La Resistenza contro questi politici continua.

domenica, aprile 17, 2005

Dovremo tornare a Ciampi, Prodi e Amato

Alla fine dovranno richiamare Ciampi, Prodi e Amato per rimettere i conti in ordine. Ancora ci sarà da promettere lacrime e sangue per riconquistare l’immagine di un’Italia seria e con una classe dirigente alla sua altezza.
Purtroppo i 4 anni di governo berlusconiano hanno fatto capire agli italiani quanto le illusioni si paghino care. Altro che miracolo italiano, città sicure, aiuti a chi rimane indietro, riforme per rinnovare il paese e trovare la concordia sociale; abbiamo toccato il fondo senza che i governanti se ne siano accorti. Per loro l’importante erano le depenalizzazioni del falso in bilancio, le leggi Cirami, gli articoli 18, i condoni su tutto, le amnistie per i grandi furti e non certo per i piccoli borseggiatori, le autorizzazioni a costruire dei bunker nelle ville padronali, l’abbassamento delle tasse a chi le ha sempre evase, il soddisfare gli appetiti di potere di una ciurma di destra a digiuno da anni…ora c’è una crisi ma al di là che cambiare il programma di governo, questi qui, li hanno gli uomini giusti? L’hanno una classe dirigente? Avremo sempre dei Gasparri, Castelli, Calderoli, Giovanardi ecc...ministri? Dovremo ritornare a Ciampi, Prodi e Amato.

venerdì, aprile 15, 2005

Forza Giobatta

Giobatta tieni duro, forse ce la farai a non morire sotto Berlusconi. E dire che Giobatta ha 85 anni e nel corso della sua lunga vita ne aveva visto di tutti i colori, ma di morire, di andarsene, di lasciare i suoi nipoti in mano a Berlusconi proprio non gli andava; ora forse ha una speranza ed anche se ha sentito Berlusconi dire ’ Non vi libererete facilmente di me’, sa che ormai ha le ore contate.
Giobatta ormai sa che tenendo duro e vivo l’interesse per la vita, proprio con la speranza che ogni volta tutto possa cambiare, vedrà la fine di un greve periodo della storia italiana.
Giobatta intanto ha visto un ritorno alla vecchia politica e anche se l’aborriva ora la ritiene una cosa meno peggio di quello che gli era stato prospettato come ‘nuovo’…e poi? Poi ha visto che in giro non ci sono più piccoli uomini, dal gigantesco ego, cui far dipendere i destini e questo è un altro buon segno. Ci sarà pur sempre bisogno di persone, di uomini e donne, per far camminare idee, sogni e politica ma per carità: basta ducetti.
Forza Giobatta forse, anche se non volevi neppure quello, morirai ancora democristiano.

giovedì, aprile 14, 2005

50 piccole cose per cambiare il mondo.

Trovate sul sito web di Marco Paolini
1. Rifiuta le buste di plastica ogni volta che puoi. Ogni cittadino britannico consuma fino a 134 buste di plastica all’anno, per un totale di otto miliardi di sacchetti che finiscono abbandonati in discariche sterminate.
2. Leggi una favola a un bambino. Ricordi quant'erano avvincenti le favole? Ora tocca a te comunicare quella sensazione.
3. Usa in casa almeno una lampadina elettrica a basso consumo. Se ce ne fossero almeno tre in ogni casa si risparmierebbe la stessa quantità di energia che serve illuminare tutto il paese.
4. Impara le tecniche di pronto soccorso. Una persona con un'ostruzione delle vie respiratorie può morire in quattro minuti e l'ambulanza può metterci il doppio ad arrivare. Potresti salvare una vita umana.
5. Sorridi e rispondi ai sorrisi. Per sorridere si usa la metà dei muscoli che servono per aggrottare la fronte, ma sorridere fa sentire te e gli altri due volte meglio.
6. Usa i trasporti pubblici. Un autobus a due piani trasporta lo stesso numero di persone che entrano in 40 automobili. E anche se non lo prendi circola lo stesso.
7. Pianta un albero di Natale: assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno. Ogni minuto che passa, in tutto il mondo vengono abbattuti tanti alberi quanto ne entrerebbero in 33 campi da calcio.
8. Fai il bagno con qualcuno che ami. Per riempire una vasca di misura media ci vogliono 65 litri d'acqua: sono 65 litri risparmiati.
9. Se il cartello dice 50 chilometri all'ora, vai a 50. Se investi qualcuno a 60 all'ora hai il doppio delle probabilità di ucciderlo che andando a 50 all'ora.
10. Abbassa di grado il termostato di casa. Ridurrai la bolletta del riscaldamento di 36 euro all'anno e farai miracoli per l'ambiente.
11. Mantieniti in forma fisica e ti sentirai meglio. L'obesità è un problema enorme: cerca di camminare di più, lascia perdere l'ascensore e fai le scale a piedi.
12. Spegni gli elettrodomestici. Se prima di andare a dormire ogni inglese spegnesse il televisore, si risparmierebbe abbastanza energia da illuminare 250mila partite di calcio.
13.Ricicla il tuo cellulare. In Gran Bretagna ogni anno vengono sostituiti 15 milioni di telefonini, quanto basta per aggiungere alle discariche 1.500 tonnellate di rifiuti.
14. Passa un po' di tempo con una persona anziana. Le persone di altre generazioni sanno cose che tu non sai.
15. Registrati on line come donatore di organi. In Italia www.daivaloreallavita.it/int_diventadonatore.html
16. Dai in beneficenza gli spiccioli. Se tutti gli abitanti della Gran Bretagna donassero un penny a settimana, ogni anno milioni di sterline sarebbero devoluti a buone cause.
17. Guarda meno la tv. Accendi il televisore soltanto quando sai quale programma vuoi guardare.
18. Impara dalle espressioni amichevoli in una lingua straniera. Gli alunni delle scuole britanniche parlano più di 300 lingue.
19.Impara almeno una barzelletta divertente. Ridere tonifica i muscoli addominali, abbassa la pressione sanguigna e fa bene alla salute.
20. Informati su come sono investiti i tuoi soldi. Il tuo fondo pensione potrebbe finanziare l'industria delle armi.
21. Spegni la luce quando non serve. Lasciare un ufficio illuminato tutta la notte significa sprecare l'energia necessaria per preparare mille tazze di tè.
22. Fai testamento. Se non fai testamento, il governo potrebbe tassare più del necessario ciò che lascerai ai tuoi cari.
23. Mangia più spesso in compagnia. Secondo alcuni studi, i bambini che mangiano a tavola con i genitori sono meno ansiosi e stressati.
24. Mastica meno gomma americana. In Inghilterra si spendono l'equivalente di 216 milioni di euro all'anno per ripulire le strade dal chewing gum.
25. Usa una tazza e non un bicchiere di plastica. Ogni anno si usano più di sei miliardi di bicchieri e contenitori di plastica, polistirolo e carta, e ben pochi sono riciclati.
26. Dona il sangue. Ogni anno, solo in Gran Bretagna, si usano quasi 1.25 milioni di litri di sangue, ma i donatori sono appena il 6 per cento della popolazione.
27. Paga un po' di più quando fai acquisti nei mercatini di beneficenza.
28. Cogli l'attimo. Cerca di essere d'ispirazione a chi ti circonda dando il buon esempio e incoraggiando gli altri.
29. Ricicla il tuo computer. Quando ne compri uno più potente, cerca qualcuno che ti aiuti a trovare un nuovo uso per il tuo vecchio computer (in Italia tra shware.linux.it)
30. Prepara un dolce per un amico. Un regalo che ha richiesto un po' del tuo tempo avrà più valore.
31. Chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti. Lasciandolo aperto si sprecano migliaia di litri d'acqua ogni anno.
32. Fai qualcosa che credevi di non saper fare. Finchè non ci provi, non puoi sapere se davvero non ne sei capace.
33. Ricicla i tuoi libri. Prestali a un amico o regalali. un libro usato vale quanto uno nuovo, e avrai risparmiato un po' di carta.
34. Compra i prodotti del commercio equo solidale. Sono più convenienti e garantiscono condizioni di lavoro dignitose e condizioni commerciali eque agli agricoltori e ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo.
35. Scrivi alle persone che ammiri. Elogiare qualcuno perché ha fatto qualcosa di bello lo incoraggerà a farlo di nuovo.
36. Dedica un po’ di tempo ad ascoltare gli altri. Non devi risolvere i problemi del prossimo, basta che gli dai la possibilità di esporli.
37. Cedi la precedenza almeno una volta quando ti sposti in automobile. Combatti l’aggressività al volante lasciandoti superare dagli altri automobilisti.
38. Non riempire il bollitore elettrico. Se usi solo l’acqua necessaria risparmierai acqua e corrente elettrica.
39. Fai la spesa nei negozi di quartiere. Hanno bisogno dei loro clienti per sopravvivere.
40. Iscriviti a un’associazione. Entra a far parte di un gruppo o di un club.
41. Abbraccia qualcuno. Chi ti vuol bene desidera essere toccato e abbracciato: comunica questo affetto al maggior numero possibile di persone.
42. Ricicla i tuoi occhiali. Ogni anno nel mondo 200 milioni di persone hanno bisogno di un paio di occhiali ma non possono permetterseli.
43. Pianta un seme o prenditi cura di una pianta insieme a un bambino. Darà a entrambi il senso di aver realizzato qualcosa e distrarrà il bambino dalla televisione o dalla playstation.
44. Segnala al tuo comune i rifiuti abbandonati. E’ tenuto a portarli via.
45. Dai il tuo numero di telefono a cinque persone che abitano nella tua strada. Stabilire rapporti amichevoli con i vicini aiuta a creare un clima migliore.
46. Usa entrambi i lati di un foglio di carta. Per produrre tutta la carta consumata negli uffici britannici, ogni anno sono abbattuti più di 350 milioni di alberi.
47. Passa a un amico la copia di questo giornale. Così anche altri potranno seguire questi consigli.
48. Invia all’autrice del libro un’idea per altre azioni da fare. Falle sapere che cosa vorresti che facessero un milione di persone: lei saprà far circolare le tue proposte.
49. Impara cose nuove, fai cose nuove. Diffondi le idee che secondo te lo meritano, mettendole in atto ma anche parlandone con altre persone.
50. Fai qualcosa gratuitamente. Aiutare nel tempo libero singole persone oppure organizzazioni di volontariato del tuo quartiere può essere fonte di grandi soddisfazioni.

domenica, aprile 10, 2005

Essere TV o non essere TV?

Anche Berlusconi alla fine si è accorto che le sue apparizioni televisive, fatte dal ‘cameriere camerlengo’ Bruno Vespa, non ottenevano più consensi. Così dopo la batosta elettorale e dopo 9 anni di monologhi televisivi ha deciso di andare a Ballarò: la trasmissione politica di punta di Rai3.
Gettandosi ‘senza rete’, in un dibattito televisivo serrato come quello di Ballarò, Berlusconi ha dato anche un segnale per fare capire che lui crede ancora molto in se stesso e nella sua capacità di rigenerarsi come attore principale, come guest star.
Qui, però, si è riscontrato quello che era già previsto; di fronte a D’Alema e Rutelli che gli ponevano domande precise e lo incalzavano con dati precisi, lui rispondeva con la frase consueta: tutto falso, la sinistra è campione di falsità, lei controlla stampa, televisioni, scuole superiori…Berlusconi dimostrava, se ce n’era ancora bisogno, tutta la sua inconsistenza politica; l’opposto di quello che sarebbe necessario per affrontare la grave recessione economica italiana.
Ora mentre il centrodestra sta studiando il modo di recuperare consensi e cerca di organizzarsi per affrontare l’anno che ci separa dalle prossime elezioni, nella testa di Berlusconi c’è un nuovo interrogativo: come affronto le prossime trasmissioni televisive? Questo è il suo vero dilemma. L’uomo della TV, nato con le televisioni, ottenendo con queste il consenso che lo ha portato ad essere il leader di uno schieramento, ora si chiede: essere TV o non essere TV?
Per Berlusconi cui affidava all’immagine, alla ‘presenza’, all’abilità comunicativa ogni mossa politica, vedersi tradito gli provoca sconcerto. ‘Tutto previsto’ è stata la frase d’approccio dopo la sconfitta. Ancora qualche sorriso e poi, via al rilancio: come un giocatore di poker, Berlusconi rilancia ma ormai tutti hanno capito il bluff. Quale sarà il ruolo della TV nel suo prossimo futuro?
In politica prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e i siparietti cui ci ha abituati ormai non incantano più. Se ci devono essere risposte alla crisi del paese, e del centrodestra, queste non saranno certo dettate dall’auditel o dall’aspetto fisico. In queste ultime elezioni un altro fatto dovrebbe fare pensare: è finito il successo per chi passa dallo spettacolo alla politica; si è visto con alcuni protagonisti tipo Flavia Vento, Miss o campionesse di fitness: tutte bocciate.
Allora ancora: essere TV o non essere Tv? Questo è per Berlusconi il dilemma.

lunedì, aprile 04, 2005

Cura omeopatica

Alla luce dei risultati elettorali regionali, la cura omeopatica ha funzionato: la malattia berlusconiana sta regredendo.
La malattia ha prodotto molti guai all’organismo ma con una forte cura ricostituente (anche costituzionale) si potrà riprendere. Innanzi tutto il morale e la morale si sta risollevando. Quei lustrini accompagnati dall’aumento dei crimini, insieme al costo dei beni di prima necessità e la crisi economica, hanno non poco depresso l’umore.
Quel grido Forza Italia, svolto per interessi personali e da ‘patrioti’ con orticelli ben riconoscibili, è divenuto un rantolo.
Tutto l’ottimismo era un sintomo perverso della malattia: una specie di tic ridens che faceva stringere gli occhi e aumentare insane pelurie. Ora ci sarà da conquistare la serenità e la fiducia. Ora con il check-up elettorale abbiamo scoperto che l’organismo reagisce. Reagisce bene.
Ci vorrà ancora un po’ di tempo, sarà possibile qualche ricaduta o infezione postuma, ma la via di guarigione è iniziata…non ci sarà bisogno di aspettare che il ‘virus’ muoia; ha perso, si sono creati i giusti anticorpi.
Il fenomeno epidemiologico del virus ha cambiato segno, ora è negativo.

Due parole da aggiungere alle tante su Giovanni Paolo II.


Non ci sarebbe stato Giovanni Paolo II senza Giovanni XXIII e Paolo VI. Non è stato un caso la sua scelta del nome da parte di Karol Wojtyla, come era stata fatta da Papa Luciani. Se il Papa Giovanni Paolo II è stato grande, lo si deve anche al solco tracciato dai due Papi precedenti. Angelo Roncalli e Giovanni Battista Montini sono stati due precursori del rinnovamento della Chiesa cattolica; i primi ad aprirla al mondo intero.
Le due encicliche: Populorum Progressio (1967) di Paolo VI e Pacem in Terris (1963) di Giovanni XXIII, conservano, a mio parere, ancora oggi una forte attualità; il loro richiamo ai diritti individuali e dei popoli alla libertà, alla giustizia e alla pace sono il tracciato cui si è mosso il Papa appena morto.
Il richiamo continuo ai politici, responsabili delle scelte sul futuro, fatto da Giovanni Paolo II è stato spesso inascoltato. Oggi arrivano in massa, a rendergli omaggio, tutti i potenti della Terra: chissà che non sia, per loro, un momento di riflessione per il destino del mondo. La Terra ha bisogno che le parole del Papa, la sua voce – che lo ha indispettito per la sua forzata interruzione- abbia concreto corso.