martedì, agosto 26, 2014

Ragazze mancine di Stefania Bertola

'Adele ha trentadue anni e non ha mai lavorato un giorno in vita sua. Una mattina si sveglia e scopre che il suo mondo non esiste piú: il marito ha dichiarato fallimento, ha prosciugato i conti in banca ed è scappato con l'amante. Come regalo d'addio le ha lasciato il gigantesco cane della sua nuova fidanzata. Ed è proprio mentre Adele tenta di liberarsene che una ragazza con una bambina in braccio le si fionda in macchina... Inizia cosí il nuovo romanzo di Stefania Bertola': così viene presentato dalla Einaudi il libro Ragazze Mancine.
La scrittura è fresca come la protagonista Adele e la sua amica Eva, si direbbe scritto da una coetanea e invece...scopro che l'autrice Stefania Bertola -che non conoscevo- è una sessantaduenne sceneggiatrice e autrice radiofonica con molte esperienze letterarie che hanno comune denominatore il tono leggero e divertente.
Stefania Bertola è anche traduttrice dall'inglese e mi viene da pensare che al di là dei diari alla Bridget Jones (scritti dall'inglese Helen Fielding) che dice di non amare, le è piaciuto invece I love Shopping di Sophie Kinsella, qualche influenza l'abbia avuta collaborando alla radio con Luciana Littizzetto e soprattutto poi penso alla figlia, mancina come lei...
A chi le ha chiesto: Il libro è molto attuale, da un momento all’altro si può esser senza risorse. Perché questa scelta? Stefania Bertola ha risposto: 'Le due protagoniste, Adele e Eva, sono i capi opposti della vita. Una vuole solo sposarsi con un uomo ricco e farsi mantenere per poter studiare; l’altra ha una bambina, mille lavori e non pensa al domani. Le unisce soltanto un cane che crea una convivenza forzata. Ma loro cambieranno totalmente alla fine. Come ho detto: sono mancine. Gli uomini del libro? Sono di contorno ma cambiano anche loro. Tutta la storia è un’evolversi fra colpi di scena, proposte strane e personaggi particolari. Una metafora della vita di oggi.'.
Che dire? Leggendo il libro di Stefania Bertola mi sono divertito. L'autrice riesce a coinvolgerci in una storia al femminile: le protagoniste sono tutte donne e oltre ad Adele ed Eva ci sono Clotilde, Mara, Marisa... tutte con tratti caratteriali originali e molto reali; penso che ognuno abbia incontrato un qualche tipo di donna che assomiglia a queste descritte nella storia. Un libro leggero per una lettura divertente e senza impegno...d'altronde è questo che chiede Stefania Bertola.

Ragazze mancine
di Bertola Stefania
Einaudi 2014- Collana I Coralli
pp. 288 € 18,50
ISBN 9788806212643

sabato, agosto 23, 2014

La guerra e le religioni

Quante manifestazioni ci sono state in questi ultimi 20 anni contro la guerra? Tantissime. Non contiamo poi quelle degli anni'70 contro la guerra in Vietnam ecc... Pare che l'umanità sia sempre in guerra e che di questa attività non si possa farne a meno.
Con questo pensiero mi è venuto alla mente un libro di James Hilman: Un terribile amore per la guerra- titolo originale, A terrible love of war- uscito nel 2005 per le edizioni Adelphi.
In questo libro, il grande psicoanalista junghiano sostiene, nella sua digressione psico-filosofica, la naturale predisposizione delle pulsioni profonde per la violenza. La guerra si spiega soprattutto con la mitologia; la quale racconta che sui campi di battaglia non è presente solo il dio della guerra, ma vi opera anche la dea dell’amore e della bellezza.
Maria Zambrano la grande filosofa spagnola, allieva di Josè Ortega y Gasset, diceva che nessuna azione umana può prescindere dal mito. Ogni cosa che fa l'uomo trova riscontro nella mitologia e si può quindi affermare che il mito sia all'origine del pensiero. Detto ciò ecco che la guerra è un'azione umana che affonda nel mito di Ares e Afrodite, ovvero di Marte e Venere, la sua verità. La guerra faccenda molto umana contiene paradossalmente più inumanità di qualunque altra cosa.
La guerra risulta senza dubbio una costante della dimensione umana. Essa appartiene alla nostra anima come verità archetipa del cosmo.
Così Hillman continua: 'la guerra è un’opera umana e un orrore inumano, e un amore che nessun altro amore è riuscito a vincere. La guerra in quanto tale rimarrà finché gli dei stessi non se ne andranno'. Ancora: 'Le guerre non si combatterebbero se non esistesse chi è disposto a contribuire alla loro realizzazione. Reclute, schiavi, militari di carriera: checché ne dicano i renitenti alla leva, ci sono sempre masse pronte a rispondere alla chiamata alle armi, ad arruolarsi, a combattere'.
Il libro è diviso in 4 capitoli: 1) guerra è normale; 2) La guerra è inumani; 3) La guerra è Sublime; 4) La religione è guerra. Quest'ultimo capitolo è molto affascinante e provocatorio. L'affermazione che da il titolo al quarto capitolo porta a chiederci se la guerra non sia di per sé una religione. Un modo di credere che il conflitto, la violenza, il pregiudizio e l'odio siano la soluzione definitiva per redimere un disaccordo.
James Hillman dopo essere risalito al carattere mitologico e arcaico che accompagna il fenomeno della guerra nell'uomo, ecco che avanza una dimensione morale, cosiddetta 'giusta' che porta con sé tutte le contraddizioni: quella religiosa.
La differenza tra Mito e religione sta proprio nel fatto che gli dei mitici non sono dei religiosi: non hanno una Chiesa, una comunità di devoti, un clero o testi sacri. Soprattutto non pretendono una fede. Nelle religioni del libro c'è un dio personale che parla a un essere umano storico in un preciso momento e in un preciso luogo e il fedele è tenuto a credere nella verità rivelata, alla parola, appunto, del dio che parla.
Guardando lo scontro di questi tempi tra Israele e gli arabi; tra musulmani di diverse tribù; tra islamici e cattolici viene subito agli occhi quanto un dio, chiamato Dio, Jahvè o Allah, stia dicendo agli orecchi dei molti in campo: guerra e ancora guerra.
Al pari di tutti gli scrittori e filosofi che alla guerra hanno tributato meditazioni decisive -da Twain a Tolstoj, da Foucault a Hannah Arendt- , Hillman ci guida a una scandalosa verità: più che un’incarnazione del Male, la guerra è in ogni epoca una costante della dimensione umana. O meglio, troppo umana.

Un terribile amore per la guerra
di James Hillman
Traduzione di Adriana Bottini
2005, 2ª ediz. pp. 296 - € 20,00
isbn: 9788845919541

sabato, agosto 16, 2014

Il PIL e la misura del benessere...ma quale? Non certamente quello che rende felici e aumenta la qualità della vita

L'ossessivo ancoraggio del nostro vivere al PIL (il Prodotto Interno Lordo) dimostra quanta stupidità pervada la ricerca del cosiddetto benessere umano.
Non solo la crescita del PIL vorrebbe essere l'unica strada per uscire da una crisi economica, che ha proprio nella crescita del PIL e nelle sue distorsioni trova la causa della stessa crisi, ma è anche una ricetta semplicistica. Ma davvero per uscire dalla attuale situazione economica bisogna incrementare i consumi? Quelli che misura il PIL?
Ormai non c'è giornale quotidiano e televisivo che non apra la cronaca senza la notizia dell'andamento del PIL e della Borsa. Viviamo una condanna a crescere sempre; ad aumentare consumi, merci e territorio. Ricordo un intervento del lontano 18 marzo 1968, in cui Bob Kennedy sosteneva che Il PIL misurava tutto, eccetto ciò che rendeva la vita veramente degna di essere vissuta. Quel discorso durissimo contro il PIL diceva:
'Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l'anno, ma quel PIL - se giudichiamo gli USA in base ad esso - comprende anche l'inquinamento dell'aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l'intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani'.
Sono passati 46 anni -quasi mezzo secolo- e siamo ancora alle prese con queste misure. In questo contesto il discorso del Papa Francesco, fatto oggi a Seul, riprende un concetto forte e invita a fare scelte sempre più attuali: 'Respingere i modelli economici disumani che creano nuove forme di povertà ed emarginano i lavoratori. (...) Bisogna combattere le economie che rendono schiavi'. Bene, ma l'altra economia quale è?
Intanto da settembre 2014 sarà introdotto un nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali: il Sec2010. Con questo metodo si prevede che siano prese in considerazione per il calcolo del PIL italiano anche le attività illegali: droga, prostituzione e contrabbando. Di bene in meglio. Alla fine degli anni '80 l'ONU elaborò un Indice di Sviluppo Umano (HDI) che misurasse lo sviluppo non solo sulla crescita economica ma anche gli ambiti fondamentali del vivere in società: la promozione dei diritti umani, in primo luogo quello alla convivenza pacifica, la difesa dell'ambiente, delle risorse territoriali sostenibili, i servizi sanitari e sociali- con attenzione alle fasce di popolazioni più vulnerabili-, il miglioramento dell’educazione, con particolare attenzione all’educazione di base quali l’alfabetizzazione; la partecipazione democratica, l’equità delle opportunità di sviluppo e d’inserimento nella vita sociale...
Potrebbe essere questo il vero indicatore del PIL. Potrebbe essere questo il parametro per conoscere se siamo progredendo veramente o invece regrediamo rendendoci schiavi di una economia inventata dall'uomo.
Qui si possono trovare i dati UNDP (United Nation Development Programme) ovvero quelli dello Sviluppo Umano del 2014.

sabato, agosto 09, 2014

'La vita sognata di Ernesto G.' di Jean Michel Guenassia.

Dopo aver letto 'Il club degli incorreggibili ottimisti' non potevo certo perdere la lettura di questo secondo romanzo ' La vita sognata di Ernesto G. ' di Jean Michel Guenassia.
Qui si racconta la storia di Joseph Kaplan un medico praghese ebreo che si ritroverà prima a Parigi (all'Istituto Pasteur) e poi ad Algeri per studi epidemiologici e di ricerca. Joseph Kaplan è innamorato del tango, di Carlos Gardel, e pur accorgendosi di avere le stesse iniziali del protagonista de il Processo di Franz Kafka: Joseph K., il suo peregrinare lo fa diverso. La sua vita sarà interpuntata da altri accadimenti: quelli di un secolo di vita.
Ancora in questo libro si trova tutta la capacità dell'autore di narrare storie epiche, storie che si intrecciano con la Storia generale pur rimanendo in un tempo interiore, quello del tormento: il tempo del proprio destino. Chiaramente gli avvenimenti della storia collettiva segnano la quotidianità di tutti, ma l'autore riesce a mantenere una dimensione narrativa che non intacca l'integrità morale del protagonista, dei suoi amici e amori...con tutti quelli con cui attraverseremo 100 anni di vicende epocali.
La Storia incombe sulle vite di ognuno e nel secolo che trascorre c'è Parigi in fermento, c'è l'Algeri di Camus, ci sono le dittature e il nazismo, la Seconda Guerra Mondiale, c'è la Shoah, Praga, la liberazione, le illusioni socialiste, il Partito Comunista Cecoslovacco, la polizia segreta, il KGB, l'Unione Sovietica, l'invasione del suo paese...ci sono i grandi sconvolgimenti che hanno segnato il '900 fino al compimento dei 100 anni di Joseph Kaplan nel 2010.
Insieme a Joseph Kaplan, testimone di tutto quanto elencato prima, ci sono le vite dei vari suoi comprimari: gli amici Maurice, Viviane, Nelly, Mathè, Sergent, Carmona, la moglie Christine, la figlia Helena e il figlio Martin...poi ancora Pavel, Tereza, Ludvik e il nipote Antonin per arrivare a Ernesto G., il Che Guevara, portatore della grande illusione rivoluzionaria.
Qui il Che è Ramon, un combattente malato e ferito, giunto alla fine della sua epopea rivoluzionaria che diviene l'amante di Helena e- anche lui medico come Joseph- pensa di salvare i poveri dalla malattia vera: quella dello sfruttamento e dalla condizione di miseria cui sono costretti a vivere.
Amicizie, incontri, speranze, illusioni, amori, perdite e scomparse, scandisono il tempo di un destino che fa ritrovare il protagonista nel cammino di ognuno. Il cammino di essere stati anche noi, per certi periodi, suoi contemporanei. Oltre 500 pagine da leggere senza annoiarsi.

La vita sognata di Ernesto G.
di Jean - Michel Guenassia
Salani, pag.510
euro 16,90

giovedì, luglio 31, 2014

Perché essere felice quando si può essere normale? La recensione completa.

Con questo libro Jeanette Winterson porta a termine un lungo viaggio verso il suo ritrovarsi. Che ogni viaggio sia sempre un ritorno a casa l'autrice ce lo ricorda. Lei in sostanza nella ricerca della madre naturale -che l'aveva data in adozione dopo tre settimane di vita- va incontro alla ferita: la stessa che poi fa tornare indietro. La nascita è di per se stessa una ferita.
I sentimenti molteplici che raccontano questa piccola odissea sono vissuti come una ballata. L'amore è il motore di tutto; questo stesso amore che in chiusura del libro, nell'appendice, viene così evocato:
L'amore. La parola difficile. Dove tutto comincia, dove sempre noi torniamo. L'amore. La mancanza d'amore. La possibilità di amare.
Un libro di libri e d'amore, quell'amore che si impara se c'è qualcuno vicino a noi che lo sa trasmettere. L'amore la protagonista Jeanette,, lo sente come un impulso naturale...ma è incapace di amare. Infatti si chiede spesso: perchè è la perdita la misura dell'amore? Perché bisogna sperimentare la mancanza per sapere cosa e quanto si ama?
La crescita della protagonista Jeanette Winterson è fatta di sofferenza ma la determinazione e l'aiuto dei libri e della scrittura faranno sì che lei si affermi come scrittrice e impari ad amare e a farsi amare.
Il suo primo libro: Non ci sono solo le arance, vinse nel 1985 il prestigioso Whitbread First Novel Award e dal racconto autobiografico fu tratto un film e una serie televisiva di successo, da lei stessa sceneggiati. Quel libro diede all'autrice notorietà, facendola riconoscere come una delle scrittrici più originali della letteratura inglese contemporanea. Il racconto della scoperta della omosessualità dell'autrice, in un contesto bigotto della provincia operaia inglese, ha fatto di quel libro un cult per il movimento lesbico.
Perché essere felice quando si può essere normale? con Non ci sono solo le arance e Scritto sul corpo, Jeanette Winterson ha scritto una trilogia sulla ricerca della sua identità sia fisica che sessuale.
Perché essere felice quando si può essere normale? è tra gli altri il più autobiografico e racconta le difficoltà attraversate nella propria vita; soprattutto il rapporto difficile con la madre adottiva: una donna religiosa e anaffettiva, che è anche la dicente della frase che da il titolo al libro.
Perché essere felice quando si può essere normale? E' la risposta della madre alla richiesta della figlia di realizzare il suo bisogno d'amore.
La salvarono prima di tutto le parole: le parole scritte nei libri - la narrativa inglese dalla A alla Z - della biblioteca comunale e poi quelle scritte da lei.
A sedici anni fuggirà da casa e con l'aiuto dell'insegnante di inglese del liceo e dei mille lavori fatti per mantenersi da quel momento in avanti, troverà la forza per non morire. Riuscirà ad iscriversi ad Oxford e laurearsi.
Il libro è commovente e ironico, triste e allegro...insomma un viaggio dalla società operaia inglese degli anni sessanta fino ai giorni nostri.
Un altro libro da leggere per l'estate.

martedì, luglio 29, 2014

Ma chi è questo Carlo Tavecchio?

In questi giorni si parla molto di Carlo Tavecchio, ossia di colui che è candidato a prendere il posto di Giancarlo Abete come presidente della FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio. In effetti poi ricopriva di questa associazione la vicepresidenza e allora...
Il fatto è che durante un intervento all'assemblea della Lega Nazionale Dilettanti ha pronunciato la frase:
'L'Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che Opti Poba è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così. In Inghilterra deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree...'.
Questa dichiarazione non è piaciuta a molti ed è stata ritenuta razzista. Certo è che si sta parlando di un ambiente, quale il mondo del Calcio, che ha bisogno di estirpare il razzismo che si annida soprattutto nei tifosi. Qual'è allora l'esempio?
Ma chi è questo Carlo Tavecchio? Sembra uscito fuori dal sistema politico che si vuole tanto combattere: quello dei vecchi arruffoni e soprattutto con il pedigree del condannato. Infatti questo soggetto è stato condannato per ben 5 volte: a 4 mesi di reclusione nel 1970 per falsità in titolo di credito continuata in concorso; a 2 mesi e 28 giorni di reclusione nel 1994 per evasione fiscale e dell'IVA; a 3 mesi di reclusione nel 1996 per omissione di versamento di ritenute previdenziali e assicurative; a 3 mesi di reclusione nel 1998 per omissione o falsità in denunce obbligatorie; a 3 mesi di reclusione sempre nel 1998 per abuso d'ufficio per violazione delle norme anti-inquinamento, oltre a multe complessive per oltre 7.000 euro.
C'è da aggiungere altro? No, è il perfetto candidato che continua l'era del ventennio berlusconiano, per cui fa referenza essere condannati, avere la fedina penale del reo confesso.
Non ci sono solo le frasi razziste...
Avanti così.

domenica, luglio 20, 2014

Perché essere felice quando puoi essere normale?

Sto leggendo un libro e di questo libro, di Jeanette Winterson, sono stato attratto dal titolo:
Perché essere felice quando puoi essere normale?
Ecco dietro ho trovato una storia vera, una storia dove in fondo non c'è niente di normale. Chi la pronuncia è una donna non normale: è gigantesca, religiosa invasata, madre mancata...una specie di orco. Lei è la madre adottiva della protagonista, l'autrice del libro, a cui viene rivolta la frase: Perché essere felice quando puoi essere normale?
Lei adottata trova la salvezza nella parola, nei libri e nelle loro storie. Sì, perchè non c'è mai una storia sola e ogni storia non è solo quello che racconta e quello che si racconta può essere diverso, può essere cambiato.
Sto trovando questo libro commovente e bello; triste e gioioso, ironico e brutale. Un libro che regala sorsi di speranza per la felicità di ognuno. Ecco cosa scrive l'autrice a pag. 55:

C’era un tempo in cui la conservazione dei documenti non era una procedura amministrativa: era una forma d’arte. I poemi più antichi venivano composti per commemorare e per ricordare una vittoria in battaglia, o la vita di una tribù. L’Odissea, Beowulf, oltre a essere dei poemi, hanno una funzione pratica. Se non puoi trascrivere una storia, come puoi tramandarla? La memorizzi. La reciti.
Il ritmo e le immagini della poesia la rendono più facile da ricordare, più facile da declamare rispetto alla prosa. Io avevo bisogno anche della prosa, e così creai le mie versioni condensate dei romanzi dell’Ottocento: perseguivo l’effetto magico, senza preoccuparmi troppo della trama.
Avevo dei versi dentro di me, una fila di luci che guidavano il mio cammino. Avevo il linguaggio.
La narrativa e la poesia sono una terapia, una medicina. Quello che guariscono è la frattura che la realtà crea nell’immaginazione.
Avevo subito un danno e una parte molto importante di me era stata distrutta: era questa la mia realtà, così era andata la mia vita. Ma nonostante tutto, c’era la persona che sarei potuta diventare, le sensazioni che avrei potuto provare, e fin quando trovavo le parole per esprimere questa realtà, le immagini per raffigurarla, le storie per narrarla, non ero perduta.
C’era il dolore. C’era la gioia. C’era la gioia dolorosa di cui aveva parlato Eliot. Avevo sperimentato questa gioia dolorosa salendo sulla collina sopra la nostra casa, camminando su quelle lunghe strade che sembravano non finire mai e che, partendo dalla città, arrivavano in cima alla collina. Le strade non asfaltate. Le strade che scendevano fino ai Factory Bottoms.
Mi guardavo attorno e non mi sembrava di guardare dentro uno specchio o dentro un mondo. Era il luogo dove mi trovavo, non il luogo dove sarei stata. I libri non c'erano più, ma erano solo oggetti: quel che contenevano non poteva andare distrutto tanto facilmente. Quel che contenevano era già dentro di me, e insieme saremo andati lontano.
E mentre contemplavo il mucchietto fumante di carta e inchiostro, ancora caldo nel freddo mattino, compresi che c’era qualcos’altro che potevo fare. “’Fanculo” pensai. “Li scriverò io.”

Una bellissima ode ai libri e indirettamente alla loro scrittura.
Appena lo terminerò scriverò la recensione completa.

Scheda del libro:
Perché essere felice quando puoi essere normale?
Autrice: Jeanette Winterson
Uscita Mondadori marzo 2012
Euro 22,47
ISBN 9788804635680
210 pagine € 9,50 - Brossura
Uscita edizioni gennaio 2014 Oscar Contemporanea 2014
Traduttrice: Chiara Spallino Rocca

sabato, luglio 12, 2014

Ode alla brioche dei vari bar tipo Bar Sport -descritti da Stefano Benni

La Luisona è una pasta (simile ad una brioche) che si trova nel Bar Sport ed è la protagonista dell'omonimo romanzo Bar Sport di Stefano Benni, pubblicato nel 1976.
a quel libro, di crasse risate, si è aggiunto il sequel Bar Sport 2000 -pubblicato nel 1997...20 anni dopo.
Cambia l'ambientazione dei bar e soprattutto cambia la brioche. In Bar Sport 2000 è protagonista la Palugona, torta tipica di Monzurlo, parente stretta della Luisona.
Il Bar Sport nel 2000 è diventato il Bar Peso.
Il Bar Sport, quello dove non mancava il flipper, un telefono a gettoni, la 'Luisona' e dove passava il carabiniere, lo sparaballe, il professore, il tecnnico (con due n), che declina la formazione della nazionale, il ragioniere innamorato della cassiera, il ragazzo tuttofare, diventava il Bar Peso. Un altro bar di provincia che si può trovare benissimo in ogni periferia cittadina.
Ecco come descrive Benni la brioche La Palugona del Bar Peso:
“Le brioche sono di due tipi: fresche (con meno di un mese) o stagionate (con meno di un anno). Si possono mangiare solo scalfendole con un punteruolo da parmigiano, e non si sciolgono nel cappuccino, a meno che non chiediate una correzione di acido muriatico. In compenso si possono intingere nel caffelatte sette diversi tipi di insaccati, tra cui il famoso zampetto chiodato di maiale da calanco. E soprattutto la Palugona, torta tipica di Monzurlo, parente stretta della Luisona.
La Palugona è fatta con farina di castagne, burro, ghiaia, mascarpone, mandorle, miele, ricotta, colla di pesce, segatura e canditi. La sua particolarità è il forte coefficiente di impalugamento, cioè la tendenza a formare un malloppo ostruttivo in bocca o in gola. È stato calcolato che per masticare una fetta di Palugona è necessaria un'energia cinetica pari a quella che occorre per masticare duemilaquattrocento panettoni. Questo numero è detto Coefficiente di Ferdy, dal nome dello scienziato che morì durante l'esperimento e si scrive: HM1 PAL = 2400 HM PAN
“La Palugona, una volta a contatto con la saliva, si densifica in una melassa al calcestruzzo che si attacca ai denti e al palato con nefasto effetto occludente. I monzurlesi bevono in media un bicchiere di vino ogni briciola di Palugona, ma anche così la malefica leccornia è difficile da mandare giù. Spesso, dopo ogni boccone, bisogna scalpellare molari e premolari, e spruzzare acqua calda sulla lingua, a volte anche Niagara o altri prodotti per sturare i lavandini. Ma la Palugona è pericolosa soprattutto quando giunge nei pressi della gola. Qua, per essere inghiottita, deve essere spinta a colpi di forchettone, oppure sparata giù con un getto di aria compressa. Nessun uomo normale è mai stato capace di inghiottire un intero boccone palugonico, a eccezione di tale Orfeo Gualandi, che usava il metodo cosiddetto del Pugno di Dioniso.
Orfeo, dopo aver ben masticato, beveva un bottiglione di vino frizzante per ammorbidire il boccone, quindi spalancava le fauci e si assestava un tremendo pugno in bocca, riuscendo a imbucare la Palugona. Nel far ciò spesso si rompeva qualche dente, ma lo spettacolo era comunque notevole. I turisti golosi si accostano incautamente a questa torta, con grave rischio per la loro sono in cura alcuni presso un dentista, altri presso un saldatore.
Solo due sono riusciti a ingoiare un boccone ma non a digerirlo, e continuano a ruttare Palugona a distanza di dieci anni. Ma ci sono anche inconvenienti di altro tipo, come il caso della signora Fornari di Chiasso. Messasi in bocca una fetta di Palugona, ha iniziato a masticare nel gennaio 1973. Nel momento in cui scriviamo, la signora sta ancora masticando e chiedendo da bere. Anche se continua a lavorare (fa la stiratrice) e accudire i figli, i rapporti sessuali col marito hanno subito un duro colpo.”


E per il prossimo decennio che pasta-brioche troveremo? Lo stesso Benni la descrive nei nuovissimi bar moderni: i Bar Fico.
'La miniaturizzazione delle paste. Più piccole e costose sono le paste, più il bar è fico. Vediamo quindi mini-bignè che non ospiterebbero neanche un paguro, brioche invisibili a occhio nudo, pastefrolle deco“rate con un brandello di fragola o un mezzo mirtillo, krapfen non più grandi di un bulbo oculare. Eppure il cliente fico, sospettoso per la sua dieta, chiede ogni volta "scusi, cosa c'è lì dentro?", come se da quei bonsai potessero sgorgare, per magia, colate laviche di colesterolo.
"C'è nocciola oppure crema oppure mascarpone oppure marmellata," è la risposta del barista "se vuole essere sicuro le passo il microscopio." Possiamo affermare che, dai tempi della Grande Luisona, è in atto un restringimento progressivo e inarrestabile dell'anatomia dolciaria. Si è calcolato che, con questo ritmo, una pasta del 2010 non sarà più grande di un batterio e costerà dodicimila lire'.

domenica, luglio 06, 2014

Alcuni dati del Censis sull'arretratezza del digitale in Italia

Ho postato alcuni giorni fa un articolo che sosteneva come il premier italiano Matteo Renzi rappresentasse una novità soprattutto per l'approccio alle nuove tecnologie e sull'influenza palese che queste avevano sulla base dei tempi che ogni volta si prefissa per giungere ai traguardi politici delle riforme.
Oggi leggo una relazione del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964) che ha analizzato lo stato degli strumenti digitali in tema di web, infrastrutture digitali, pagamenti elettronici e servizi online della pubblica amministrazione. Un disastro. Siamo al penultimo posto in Europa per uso dei servizi online della pubblica amministrazione.
Degli oltre 500 milioni di messaggi e-mail dei ministeri, solo il 27% è in uscita: segno di una scarsa interattività con l'esterno. Ricevere risposte dall'amministrazione pubblica è sempre difficile.
Io sperimentai qualche anno fa l'uso della posta elettronica, con l'amministrazione pubblica locale, spedendo una mail chiedendo alcune informazioni a tutti gli assessorati genovesi. Ricevetti una sola risposta e meravigliato volli conoscere chi mi aveva risposto. Era un impiegato pubblico che mi disse che lo aveva fatto di sua iniziativa personale perchè i suoi superiori non si prendevano la responsabilità di rispondermi. Da allora non so quanto sia cambiato. Bisognerebbe che facessi lo stesso esperimento oggi.
Ecco i numeri del ritardo dell'Italia: le persone con età compresa tra 16 e 74 anni che utilizzano internet sono il 58% del totale (con accesso alla banda larga solo del 68%- sempre del totale), contro il 90% del Regno Unito, l'84% della Germania e l'82% della Francia. La media europea è del 75%.
I dati poi del commercio online per le imprese attive nel commercio elettronico sono il 5% del totale, mentre abbiamo il 22% della Germania, il 19% del Regno Unito e l'11% della Francia (la media europea è del 14%).
Dal 30 giugno è diventato obbligatorio in Italia l'utilizzo del POS (Point Of Sale- è un sistema di pagamento elettronico diffuso in tutto il mondo) nei negozi; aumenterà l'uso del denaro elettronico? Non si sa ma al momento il Censis dice che le transazioni con carte di pagamento (escluse le carte di moneta elettronica) sono solo 28 per carta all'anno, contro le 167 del Regno Unito, le 129 della Francia e le 30 della Germania.
In Italia il denaro contante è utilizzato nell'82,7% delle transazioni, contro una media europea del 66,6%. Il maggior costo rispetto alla media europea della gestione del contante confrontato con mezzi elettronici equivalenti è stimabile in circa 450 milioni di euro all'anno.
Nel frattempo leggo sul sito web dell'Agenzia Digitale governativa che 'Dal 6 giugno 2014 Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti nazionali di previdenza e assistenza sociale, avendo completato le fasi di attuazione previste e sottoposte al monitoraggio dell’AgID, sono pronti a ricevere le fatture in formato elettronico'.
Un primo passo? Per Renzi sarà dura muoversi in questo contesto. Però ribadisco che lui ha preso una strada che dovrebbe far correre l'Italia. Almeno con il digitale

venerdì, luglio 04, 2014

Scherzi della vita...o della morte

Avevo appena postato un articolo su Roberto 'Freak' Antoni -morto a febbraio di quest'anno- poichè mi era capitato casualmente un suo libro in mano, quando i media italiani annunciano la morte di Giorgio Falletti. Ecco qui sotto la breve notizia data da Il Fatto Quotidiano:

Dopo una lunga battaglia contro un tumore, lo scrittore e comico Giorgio Faletti è morto a 63 anni. Cabarettista di Drive In, cantante a San Remo con la discussa Signor Tenente e scrittore del thriller Io uccido, già nei giorni scorsi aveva annullato alcune date dei suoi spettacoli per problemi di salute. L’artista soffriva da tempo di un male incurabile; per curarlo e provare nuove terapie, si era anche recato negli Stati Uniti e a Los Angeles. Come ricorda il sito musicale Rockol, Faletti ne aveva parlato come un “guaio di salute piuttosto rilevante”, anche se lo scorso ottobre in un’intervista a Repubblica aveva detto di sentirsi un ragazzino: “Sul mio epitaffio scriveranno: qui giace Giorgio Faletti, morto a diciassette anni. Ho tanta energia e voglia di mettermi in gioco. Non ho paura di rischiare”.

Sul suo sito internet, aveva lasciato un messaggio addio ai suoi fan.

“Cari amici, purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia.
Ho dovuto a malincuore rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo.
Mi piange davvero il cuore perché incontrare degli amici come voi è ogni volta un piccolo prodigio che si ripete e che ogni volta mi inorgoglisce e mi commuove.
Un abbraccio di cuore.”

Un abbraccio di cuore da tutti noi. Da tutti quelli che ti hanno apprezzato.

Roberto 'Freak' Antoni

Nel febbraio di quest'anno moriva Roberto 'Freak' Antoni, un personaggio speciale nel panorama artistico degli anni '90. Col gruppo Gli Skiantos fu esponente di punta del genere Rock demenziale: un genere musicale ironico dissacrante.
Nel libro 'Non c'è gusto in Italia a essere intelligenti (seguirà dibattito)' -edito da Feltrinelli nel 1991- Vasco Mirandola lo descrive così: 'Mastrolindo della retorica- Attila del Savoir Faire- Messner dell'Underground... Freak Antoni è un personaggio che porta sulle sue deboli spalle di gelataio il peso della cultura degli ultimi anni, quelli che contano. Un artista cui tutti dobbiamo qualcosa, io per fortuna ho già dato. Se vi serve un’eccezione per confermare qualsiasi regola usate LUI! Questo Skianto d’uomo, di mente larga, predestinato per vocazione a risolvere il destino.
A sinistra di Vasco Rossi- A destra di Toto Cutugno- con la sua incorreggibile faccia da schiaffi-Il Robespierre del rock italiano-Il Big-Jim della sottocultura'
Nello stesso libro capitatomi per caso tra le mani mentre rovistavo nella mia libreria leggo anche dell'inutilità di questo libro: 'un libro che, ahimè, l'hai già comprato... Ti prego anche di perdonare l'autore- il più grande poeta del suo condominio- che come lui stesso ammette, ha realizzato il suo capolavoro assoluto, superandosi proditoriamente'.
Potrebbe il tutto essere anche vero. Resta il fatto che insieme a degli azzeccati aforismi qualche risata la strappa e allora...Grazie Roberto. Grazie 'Freak' Antoni. Oggi ti ricordo. Oggi pubblico qui alcune cose tratte dal tuo 'capolavoro'.
Inizio con gli aforismi: Il comico è soltanto il tragico visto di spalle. (Gerard Genette)- Le cose piacevoli della vita o sono illegali, o sono immorali o fanno ingrassare. (B. Shaw)-Il cuore è come una puttana: quando smette di battere è finita. (Natalino Balasso)- La fortuna non è tutto nella vita; c’è anche il culo. (Paco D’Alcatraz, Antologia della Malasorte)- Meno tavole rotonde e più tavole calde. (Marcello Marchesi) sempre di Marchesi: Chi trova un amico chiede un prestito.- I cattivi a volte si riposano, gli imbecilli mai. (Eros Drusiani) sempre di Drusiani: I coglioni sono molto più di due.- In quello che qui leggi c’è del buono, del mediocre e del brutto anche non poco: questa è la natura dei libri. (Marco Valerio Marziale)- Perché star bene quando si può soffrire? (Roberto Freak Antoni).

Ora qualche passaggio che ho trovato divertente:

Togliti le mutande che voglio parlarti
a) Grazie dei fiori, anch'io ti farò un mazzo così!
b) I tuoi occhi sono stupendi, cara. Forse si notano tanto perché è l’unica cosa bella che hai.
c)Ti amo baby e le cose che voglio da te sono così piccoloborghesi che non oso (nemmeno) confessarle.
d) Fai bene ad andartene. Anch’io, se potessi, mi lascerei.
CONVENEVOLI: Grazie di essere venuto gli disse lei dopo un paio d’ore.
RIFLESSIONI D’AUTUNNO (toccandosi il pacco)* I ricordi mai aiutano a vivere, bensì mettono addosso una certa qual voglia di crepare davvero. (* da recitarsi con la mano appoggiata ai testicoli)

Seguo con qualche tua poesia; tu che consideravi poesia un menù oppure un lamento o un'imprecazione popolare.

VORREI PARLARTI/PARLIAMO
[(una poesia sulla difficoltà della comunicazione) leggi: co-mu-ni-ca-zio-ne]
Vorrei parlarti
senza fare dei discorsi
soltanto con un giro
di parole pop

Parliamo:
è il discorso
del demente
un’insalata di parole che rimane
inconcludente

Concludiamo:
se solo
la smettessi
di tacchinare giù e su
in quest’aura di polenta spenta

In altre parole:
ti desidero fisicamente,
Vanessa

IPERREALISMO
lirica calata nel sociale. (Spero l’apprezzerete)

Un ebreo negro comunista
come lui avrebbe anche potuto farcela
se solo non fosse nato nel Bronx

Ma come si fa? Non si può mica scegliere

Era un ebreo negro comunista,
omosessuale, tossicomane,
fors’anche un po’ terrone del Bronx

e gli puzzavano le ascelle (giovani ascelle di negro)
sicché in molti gli dicevano:
Fatti in là — ragazzo — che puzzi forte!

mercoledì, luglio 02, 2014

La tecnologia e le riforme politiche

Al di là del giudizio politico sull'operato di Matteo Renzi, c'è qualcosa che lo caratterizza e rende netto lo scarto con i suoi predecessori: il rapporto con il tempo e l'utilizzo delle tecnologie informatiche. In questo si può dire che il giovane premier da una svolta moderna alla gestione del governo. Per l'Italia è una novità.
Si è sempre capito che la classe politica italiana vivesse una specie di analfabetismo informatico e di chiusura refrattaria alle tecnologie. Vuoi per vecchiaia, vuoi per conservatorismo il ceto politico del passato ha sempre esercitato il potere escludendo l'uso dei nuovi media, ovvero socialnetwork e comunicazioni wiki (diffuse capillarmente).
Il presidente degli USA Barak Obama in un certo senso è stato il primo a utilizzare strumenti informatici nella politica. Di queste nuove tecnologie Silvio Berlusconi ne aveva invece intuito la forza e non a caso fece ministro per l'Innovazione e le Tecnologie un certo Lucio Stanca che era nel consiglio di amministrazione della IBM-il colosso mondiale dell'informatica.
Ministro dal 2001 al 2006, Lucio Stanca va ricordato per il Codice digitale dell’Amministrazione Pubblica, in cui ci sono strumenti importanti come la posta elettronica certificata e la firma digitale. L'attuazione è però sembrata lenta e carente. Per il resto tutto apparve fermo. Esempio: la Carta d’Identità elettronica, promessa agli italiani, ad oggi in giro se ne vedono pochissime.
Esistono interessi e paure della tecnologia che bloccano l'Italia. Poi si capiva che a Berlusconi interessava altro. Altro che innovazione tecnologica.
Per raccontare quell'esperienza in politica Lucio Stanca ha pubblicato, nel marzo di quest'anno, un libro: L’Italia vista da fuori e da dentro – Il Sole 24 Ore Libri, collana Studi. Lui ha compreso che nel privato ci sono molte potenzialità che la politica non coglie e per questo nasce la frustrazione facendo perdere all'Italia molte scommesse che potrebbero tranquillamente essere vinte.
La burocrazia, che frena investimenti e innovazione rendendo più libero il Paese, ai governi presieduti da Berlusconi non creava ostacoli...con la corruzione dilagante si aggirava tutto.
Matteo Renzi, vuoi per la coniugazione tra anagrafe ed esperienza di amministratore pubblico, sa a mio avviso come si può risparmiare e insieme dare funzionalità ai servizi per i cittadini, trasformandoli in accessi alla democrazia, con l'estensione del digitale. Trasparenza, conoscenza e velocità possono essere le parole per rivoluzionare l'agenda politica.
Un altro ceto politico nuovo si è affacciato con Matteo Renzi alla politica italiana. Questo è il Movimento 5Stelle che usa l'informatica e la tecnologia quale elemento di democrazia diretta, quale strumento di partecipazione e scelta. Una novità che al momento -con la realtà italiana di arretramento tecnologico- crea solo ironia e risultati discutibili. Non è detto che con il tempo una nuova Agorà trasformerà la politica. Rendere pubblici bilanci, decisioni e dibattiti renderà tutto più chiaro e democratico.
L'ossessione per i tempi di Matteo Renzi sembrano spinti dalla velocità che si ottengono le risposte con l'informatica. D'accordo che per le riforme i tempi della politica non si potranno trasformare in breve, ma qualcosa si è messo in moto.
Ho letto ad esempio i punti per la riforma della Giustizia e le tecnologie con la digitalizzazione delle pratiche diventano lo strumento per velocizzare i processi. Attualmente avere giustizia in tempi brevi è un'utopia. Questo è anche scandaloso. Un diritto negato a tutti i cittadini.
Non sappiamo quanto Matteo Renzi durerà; non sappiamo se l'esperienza del Movimento 5 Stelle continuerà, ma certamente chi verrà dopo non potrà più tornare ai vecchi metodi di far politica...quello di far incancrenire i problemi o sperare che il tempo aggiusti le cose.

mercoledì, giugno 25, 2014

Sulla morte

Leggendo il libro di Antoine Compagnon Un'estate con Montaigne -la cui mia recensione la potrete leggere sul quotidiano di cultura mentelocale.it- mi sono soffermato sulle riflessioni sulla morte di questo filosofo scrittore francese vissuto dal 1533 al 1592.
nelle note riportate da Compagnon, al capitolo 30 titolato Il fine e la fine, si cita un capitolo dei Saggi di M. de Montaigne- che riporta il titolo preso da Cicerone, Filosofare è imparare a morire- dove si riporta la frase: Il fine della nostra corsa è morire, ed è la morte l'oggetto a cui ineluttabilmente miriamo: se ci atterrisce tanto, come possiamo pensre di avanzare anche solo di un passo senza ambascia? Il rimedio del volgo è non pensarci affatto. Ma quale bestiale idiozia può mai derivargli una così grossolana cecità? Spogliamo questo nemico (la morte) della sua stranezza, frequentiamolo, avvezziamoci a lui, cercando di non pensare a nient'altro più spesso che la morte. Il saggio deve dominare le proprie passioni, e dunque anche la paura della morte'. Più tardi Montaigne dirà:
La morte è solo la fine della vita, non il suo fine. E' il suo termine, il suo estremo ma non il suo oggetto. La vita deve guardare alla vita, e la morte verrà da sè.
Antoine Compagnon denota in Montaigne una evoluzione e insieme delle titubanze: è meglio pensarci sempre come vorrebbe Cicerone e gli stoici oppure pensarci il meno possibile come Socrate e i suoi contadini? La conclusione per M. Montaigne è quella enunciata all'inizio: 'Voglio che la morte mi sorprenda mentre sono nell'orto a piantare cavoli'...
A questo punto, nel mio filosofare, voglio ricordare un mio scritto di qualche anno fa:
Io spero che la morte mi colga vivo
Io spero che la morte mi colga vivo; spero mi trovi in pace con il mondo, magari interrompa un mio progetto, un pensiero su Dio; mentre pianto un chiodo o giri una vite.
Io spero che la morte mi colga vivo e non arrivi dopo una lunga malattia invalidante che mi rubi pezzo per pezzo quello di cui in salute ho goduto.
Una agonia lenta non spegnerebbe una vita ma il suo ricordo; la morte mi troverebbe in guerra: sarei armato di farmaci e stampelle, di protesi e rotelle. Sarei in rotta con la vita.
Io spero che la morte mi colga vivo, mi colga in viaggio, lungo una strada, mi trovi innamorato e felice.
Io spero che la morte mi colga vivo…ma arrivi tardi, arrivi più in là a spegnere la gioia di un mattino di sole o di un tuo sorriso; spero arrivi mentre ti sto sognando e senza interrompere il sogno raggiunga le stelle: là io ti ritroverò con tutto il resto e senza avvertire interruzioni la mia vita accoglierà la morte.

giovedì, giugno 19, 2014

Il caso dell'omicidio di Yara Gambirasio

La risoluzione del caso dell'omicidio di Yara Gambirasio, la bambina scomparsa a Brembate il 26 novembre del 2010 e trovata morta, per sevizie in un campo isolato tre mesi dopo, si presta a essere un giallo la cui trama è legata allo svelamento di segreti sopra segreti.
Qui il lavoro di detective è tutto tecnologico e ha per protagonisti una poliziotta Daniela Stradiotto e una anatomopatologa Cristina Cattaneo.
La prima, Daniela Stradiotto, è una poliziotta che ha pensato di analizzare il DNA delle persone che frequentavano la discoteca antistante il campo di Chignolo d’Isola -dove è stato rinvenuto il corpo di Yara. Trovato il DNA simile a quello rinvenuto dal sangue sugli slip della tredicenne uccisa, si è deciso di seguire questa pista, anche se il DNA non combaciava; in più la mamma del giovane, sottoposto al test, è stata a servizio a casa Gambirasio e suo cognato era un certo Giuseppe Guerinoni di Gorno, nella valle confinante, autista deceduto nel ’99 per un cancro. Riusciti ad analizzare il DNA di quest'ultimo si è arrivati alla conclusione che l'assassino doveva essere un suo figlio. Valutato l'alibi ritenuto inattaccabile dei figli legittimi si è pensato allora che doveva essere un suo figlio illegittimo.
Tutto comunque fu il frutto di un lungo lavoro che vide coinvolte 18.000 persone, su cui è stato effettuato il test del DNA.
L'altra donna è Cristina Cattaneo una anatomopatologa che effettuò l’autopsia sul corpo di Yara Gambirasio. Si devono a lei tutte le analisi del caso: la scoperta delle coltellate, del terriccio nel corpo diverso da quello del campo in cui fu ritrovata e soprattutto l'acquisizione del DNA da una macchia di sangue sugli slip di Yara. Lei fuga ogni dubbio: l'assassino ha il DNA simile a Giuseppe Benedetto Guerinoni di Gorno. L'assassino è 'ignoto 1': così sarà definito colui da ricercare.
Infatti la scienza dice che un figlio ha il DNA simile al padre per il 99,99999987%; mentre per la madre si arriva al 100%.
Ed ecco con un grande lavoro si è arrivati ad incastrare Massimo Giuseppe Bossetti, 44enne muratore di Clusone, sposato e con tre figli.
Scoperta anche la madre Ester Arzufi, 67 anni, che nega che il figlio sia illegittimo e quindi figlio di Guerinoni. Lei si sostiene sia stata l’amante segreta di Guerinoni e nel 1970 abbia avuto da lui due gemelli. Al maschio diede lo stesso nome di battesimo di Guerinoni, Giuseppe. La femmina la chiamò invece Laura, esattamente come la moglie di Guerinoni. Un bel casino di intrecci che scoperchiano una realtà di provincia da far scomparire qualunque Peyton Place.
Intanto Massimo Giuseppe Bossetti si dichiara innocente. Lui afferma che Yara non l'ha mai vista.
C'è da sperare che la scienza non abbia commesso degli errori, perchè diversamente i danni morali verso tutte le persone coinvolte sarebbero devastanti.
Io da una brevissima ricerca di attendibilità del test ho scoperto che grazie ai test del DNA, su internet è possibile acquistare e avere a casa il kit per sapere se si è veramente padri dei propri figli...si sa, della madre vi è certezza. Il test di paternità si può così fare a casa propria mantenendo una privacy assoluta; il prelievo può essere eseguito infatti attraverso appositi tamponcini orali.

Il costo dell'esame è di Euro 129,00. I tempi di risposta sono di 3-5 giorni lavorativi. È un Test del DNA che determina il profilo genetico di un individuo. Il vostro Profilo DNA è unico al mondo ed irripetibile (salvo i per gemelli monozigoti), comparabile a quello delle impronte digitali; rimanendo costante nell'arco della vita  consente sempre un inequivocabile riconoscimento della persona.
Così dice la pubblicità.

mercoledì, giugno 04, 2014

70 anni fa. Una storia da ricordare: il D-Day- Il giorno più lungo

Lo sbarco in Normandia (nome in codice operazione Neptune parte della più ampia operazione Overlord), fu la più grande invasione anfibia della storia, messa in atto dalle forze alleate per aprire un secondo fronte inEuropa e invadere così la Germania nazista.
Lo sbarco avvenne sulle spiagge della Normandia, nel nord dellaFrancia, alle 6:30 del mattino di martedì 6 giugno 1944, data nota come D-Day.
Sono quindi passati 70 anni giusti da quel giorno che determinò la sconfitta delle forze tedesche e la distruzione del Terzo Reich.
Questa operazione delle forze alleate era l'apertura del fronte occidentale; quello orientale era stato aperto con l'avanzata delle truppe sovietiche dopo la battaglia di Stalingrado vinta il 2 febbraio 1943. L'Unione Sovietica dovette inizialmente reggere da sola lo sforzo di una battaglia iniziata nell'estate del 1942. Con l'annientamento della 6ª Armata tedesca, rimasta circondata a Stalingrado e con la distruzione di gran parte delle altre forze germaniche e dell'Asse impegnate nell'area strategica meridionale del fronte orientale, si apriva l'avanzata verso il cuore della Germania da parte dell'Armata Rossa. Il nuovo fronte aperto dagli alleati il 6 giugno 1944 portò nel giro di circa un anno a liberare l'Europa dalla morsa nazista.
La drammatica scena di guerra dello sbarco a Omaha Beach è raccontata bene nel film 'Salvate il soldato Ryan' di Steven Spielberg, con il quale vinse il suo secondo premio Oscar per la miglior regia.
Di grande interesse sono i primi 24 minuti del film, che dipingono in maniera cruda e realistica lo sbarco dei soldati alleati.
Omaha Beach è il nome in codice dato dagli alleati ad una delle cinque spiagge su cui avvennero gli sbarchi il 6 giugno 1944. La spiaggia, dell'ampiezza di 8 chilometri, si snoda da Sainte-Honorine-des-Pertes a Vierville-sur-Mer nel dipartimento del Calvados, nella Bassa Normandia.

Nessun viaggiatore che passi dalle parti di Caën trascura di visitare Omaha Beach, il più leggendario sito dello Sbarco in Normandia, quello che vide protagonisti gli statunitensi. La gita in questi luoghi entrati nell’immaginario collettivo mondiale come simbolo della liberazione dal nazismo si conclude solitamente in un altro luogo immortalato da Hollywood, il cimitero e memoriale americano di Colleville-sur-Mer.
Tra queste croci prende le mosse il film Salvate il soldato Ryan: un veterano della Seconda Guerra Mondiale va a rendere omaggio alla tomba del capitano Miller (Tom Hanks) prima che la pellicola passi a mostrare in tutta la sua sanguinosità la carneficina di Omaha Beach nel D-Day, una delle più cruente sequenze del cinema di tutti i tempi. Ecco qui i primi 27 minuti circa divisi in due parti su youtube:
Prima Parte

Seconda Parte

martedì, maggio 20, 2014

Andate a votare

Si avvicina la data delle elezioni europee: un appuntamento importante per decidere cosa volere fare dell'Europa. Per l'Italia queste elezioni, come d'altronde tutte, si concentrano ancora sullo scontro interno al nostro Paese. Ci sono gli euroscettici e chi invece spera nell'Europa come strumento di progresso; ma sostanzialmente avviene una gara tra chi vorrebbe buttare all'aria tutto e chi invece cerca di ricostruire i danni provocati da decenni da una classe politica inadeguata e sostanzialmente corrotta. Bisogna ricordare che legato al giro di denaro pubblico e malaffare, c'è anche da sempre il comportamento mafioso diffuso nel nostro paese.
Sembra non si riesca ad uscire da pratiche e costumi che sottintendono un essere sudditi; il dover dipendere sempre da qualcuno che conta per esercitare i nostri diritti. Così i diritti diventano regalie, privilegi: se non conosci qualcuno non riesci ad ottenere quello che ti spetta legalmente. Questo purtroppo è il costume di una italianità malata. Le stesse tangenti e la corruzione hanno radici in questo diffuso malcostume.
L'Europa in questo senso dovrebbero insegnarci qualcosa.
L'Italia dovrebbe insegnare lei al mondo la cultura che mette al centro la capacità umana nell'andare oltre il contingente. L'Italia è una grande nazione ricca di arte e di bellezze con nessun eguale al mondo. l'Italia è la patria di un capitolo importante del progresso umano quale il Rinascimento. Invece...invece siamo soggetti a diffidenza e bisognosi di tutele. Germania e Francia non si fidano di noi e spesso a ragione.
L'economia, che ha preso il sopravvento sulla politica, è diventata una gabbia costrittiva per ogni scelta ideale; questo perchè la politica si è rivelata incapace di gestire un progresso giusto e civile della comunità che governa. i politici corrotti e corruttori non hanno mai abbandonato il potere. Berlusconi docet.
L'unica cosa da fare è risalire la china dimostrando delle capacità.
Queste non passano attraverso gli insulti agli altri europei, in primis la Germania, nè ribaltare le istituzioni ma dargli indirizzi diversi.
Oggi lo scontro appare ridotto a due fazioni: il PD e il Mov5stelle. Non è così. Scartando il partito Forza Italia- quello della Casta e del malaffare berlusconiano, responsabile principale del degrado politico- e quello formato da pericolosi reazionari come la Lega Nord, alleato in Europa con i nazisti di Marine Le Pen, esistono altre liste.
Ecco guardatevi intorno e votate. Andate a votare.
Senza l'Euro e l'Europa l'Italia sarebbe già caduta in una dittatura fascista, tra autarchia e nuovi 'Unti dal Signore'.

giovedì, maggio 08, 2014

L’incubo rosso di Silvio&Beppe

Autore: Michele Prospero
È alquanto grottesca tutta questa ossessione parossistica contro il “rosso” che caratterizza una campagna elettorale proprio fuori registro. Così squinternata nella sua agenda che il tema specifico della contesa, quello dell’Europa, lo ha del tutto dimenticato, come è facile constatare giorno dopo giorno avvicinandoci al 25 maggio. In un’Italia che ha perso le tracce della sinistra repubblicana, che proprio nel 2014 deve solo accontentarsi di celebrare gli anniversari dei grandi del suo passato che fu, tutti danno addosso al “rosso”, come fosse ancora uno spettro capace di agitare il sonno delle potenze oggi dominanti più di ieri.
Grillo aggredisce la «peste rossa» e così cavalca uno dei pezzi preferiti, quelli sempre intonati nella viscerale battaglia della destra d’ogni epoca contro la sinistra pericolosamente alle porte. Con il suo anticomunismo manicheo, il comico ricorda a una certa fascia dell’elettorato la dolcezza delle antiche melodie berlusconiane. Accennandole con impeto sul palco e richiamandole sul blog, egli intende insinuare nelle orecchie degli orfani della destra che non c’è bisogno, per cantargliene davvero quattro ai putridi rossi ancora in agguato, di sprecare la loro scheda votando l’ex Cavaliere disarcionato. C’è un’offerta politica molto più efficace, e utile per contenere il mortale pericolo rosso, ed è quella di Grillo, castigatore degli untori che hanno il volto demoniaco e rosso delle cooperative, dei sindacati. In nome della lotta alla peste il comico mette insieme i disperati della precarizzazione infinita e i padroni che la esigono come eterna verità stampata nei codici.
Il mattinale di Brunetta, appena ha avvertito la gradevole melodia che proveniva da Genova, l’ha rilanciata con un altoparlante assordante. Fa nulla che proprio il suo capo in persona ad ogni occasione ripeta che adesso è molto felice perché nessun leader proviene dal brutto ceppo comunista. Però, gli ricorda Brunetta, uno in circolazione ancora c’è, ed è il perfido «papa rosso», che abita al Quirinale e che da antico bolscevico non ha mai dimenticato le tecniche giacobine per la presa del Palazzo d’Inverno e per il risolutivo colpo di Stato permanente.
Per catturare il voto di destra, tra Berlusconi e Grillo è avviata una gigantesca caccia grossa alla sinistra sociale e al ruolo di quella annidata nientemeno che nell’istituzione più alta. Tutte e due tinteggiate di rosso. Percependo che i rossi sono in sorda marcia, anche la Lega, che con Bossi aveva dichiarato guerra alla «porcilaia fascista», ora con Salvini non esita ad accennare passi di danza per mettersi agli ordini di Le Pen. È lei che dà la carica, con il suo euroscetticismo dalle chiare tinte nerastre.
Mai si erano viste delle campagne per le elezioni europee così malamente frequentate da improbabili spettri ideologici, da sciocche caricature del Novecento. E i tanti fantasmi in circolazione, creduti per veri, fanno perdere la bussola della residuale ragione (anti) politica. Nel suo annaspare tra le nebbie fumanti, Berlusconi, per richiamare a casa una porzione di elettorato conteso o sedotto già da Grillo, annuncia la possibilità di un’uscita repentina dall’Euro. Al tempo stesso, però, dopo il grido di dannazione rivolto contro l’Europa della sciagurata moneta, egli prenota un bel posto nel governo di larghe intese. È un invito a tavola quello che auspica per il dopo voto, e non più la riparazione immediata al vile affronto di un terzo governo non sfiorato dalle sacre urne. Insomma una responsabilità incendiaria, la sua, che vuole essere sia il piromane che il pompiere. E non passa trasmissione televisiva che non veda il Cavaliere ormai ex o un suo apostolo fedele attaccare con veemenza la povera signora Merkel, dipinta come la responsabile unica di ogni guaio e complice di ogni complotto.
La competizione è competizione, e quindi occorre invadere il terreno di Grillo per sottrargli qualche scheda, e poco importa che la cancelliera teutonica sia anche il leader più autorevole dei popolari europei, tra i quali il Cavaliere si è accasato.
Tra Grillo e Berlusconi è in corso un infinito braccio di ferro per decidere, con la verità della prova di forza, chi davvero è il più nemico dei rossi. Certe ossessioni non tramontano mai, e a un cavaliere ormai caduto da cavallo per colpa delle scuderie rosse del Quirinale subentra nell’eroica ricerca dei rossi mulini a vento un comico esorcista. In ogni città egli urla da forsennato che intende scacciare per sempre quel residuo di rosso che si ostina a rimanere nei cuori come ricordo lontano di un bel segno di riscatto proletario.
Il paradosso del bipolarismo italiano è questo. Anche quando i «rossi» conservano pochi amici, molto affollata è la gara per raccogliere sotto le bandiere della inimicizia assoluta contro il rosso tutto il vecchio mondo che non vuole tramontare.

martedì, aprile 29, 2014

Cosa vuol dire No Euro?

I politici di questa scassata Italia perchè parlano per slogan? Cosa succederebbe se abbandonassimo l'Euro? Con la campagna elettorale si sentiranno molti slogan e tra questi il No Euro, come se la colpa dei nostri mali fosse da addebitare all'Euro.
In Europa ad ogni modo c'è molta insofferenza alla moneta unica e il fronte Neuro - che significa No Euro - è sempre più forte tra gli Stati dell'Unione. Insieme a questa richiesta c'è l'antieuropeismo; la voglia di uscire da vincoli e politiche comuni che sono vissute come un male.
La verità è che le istituzioni comunitarie, a cominciare dalla Commissione Europea, sono complesse e in larga parte sconosciute dai cittadini; sfornano regole sempre più difficili da comprendere, perfino per gli addetti ai lavori (si pensi alle regole sulla finanza pubblica: fiscal compact, two-pack, six-pack, semestre europeo, etc.).
Bisogna fare un enorme sforzo per avvicinare le istituzioni europee ai cittadini: semplificarle e legittimarle democraticamente. Se i leader politici europei non sapranno investire in questa direzione, anche vincendo la prevedibile resistenza della burocrazia di Bruxelles, sarà difficile averla vinta sul populismo anti-europeo.
Ma succederà veramente che l'Italia esca dall'Euro e dall'Europa oppure la propaganda finirà con il giorno delle elezioni? Dalla Sinistra critica antiliberista ai grillini, dalle destre dei Fratelli d'Italia, alla Lega Nord e larga parte di Forza Italia il coro è unanime: questa unione monetaria non va.
Ma cosa succederebbe se abbandonassimo l'Euro e insieme l'Europa? Cosa accadrebbe se tornassimo alla Lira?
Se tornassimo alla Lira ci sarebbe semplicemente per l'Italia una bancarotta economica. La Lira non reggerebbe il confronto con le cosiddette monete forti come l'Euro e il Dollaro e in breve la Lira seguirebbe il percorso delle monete africane: non avrebbe nessun valore per gli scambi internazionali e pertanto avremo enormi difficoltà ad importare i beni che ci servono. Riusciremo invece ad esportare moltissimo, ma sarà comunque un saldo impari. Guadagnerebbero certi produttori di beni ma il guadagno non compenserebbe quello che siamo destinati ad importare e oggi importiamo tantissimo.
La svalutazione della lira partirebbe subito con il 50% per arrivare al 100% in brevissimo tempo. Con questa prospettiva un Dollaro e un Euro costerebbero circa 4000 nuove lire. Chi guadagnava 1500 euro al mese si troverà ad avere il valore dello stipendio decurtato della metà. Ma il fatto è che con quei soldi non riuscirà a comprare nulla. La benzina schizzerebbe a circa 10 mila lire al litro e l'elettricità, che importiamo anch'essa, seguirebbe un'impennata di prezzi che non si osa quantificare.
Non parliamo poi dei risparmi e dei mutui: i risparmi non avrebbero più un valore certo -l'inflazione galoppante li dimezzerebbe- e i mutui impazzirebbero. Insieme fallirebbero banche, assicurazioni e imprese. L'inflazione potrebbe arrivare al 200% come in Argentina nel 2001; certo che per gli argentini ci fu poi una rinegoziazione del debito che consentì un processo di stabilizzazione e dopo molti anni di enormi sacrifici una ripresa dell'economia. Il ritiro dell'Italia dall'Euro invece innescherebbe una destabilizzazione dell'Europa tale da farci trovare in un regime di economia di guerra. Non si saprebbe poi con chi si dovrebbe rinegoziare i nostri debiti.
Non si parla poi di come avverrebbe la transizione dall'Euro alla Lira: con che strumenti tecnici e politici si attuerebbe? Questa fase sarebbe molto difficile da gestire e rischiosissima: in previsione dell’uscita dall’Euro, vi sarebbero forti spinte alla fuga di capitali all’estero, dettate dal timore di vedere i propri risparmi convertiti in una moneta destinata a svalutarsi. Per gestire la situazione occorrerebbe introdurre vincoli ai movimenti di capitale e probabilmente anche alla possibilità di ritirare denaro dalle banche. Questi vincoli dovrebbero durare per tutto il periodo necessario a convertire i sistemi informativi e contabili delle banche alla nuova Lira: una moneta che dovrebbe essere ristampata. Ricordiamoci che l’euro è stato introdotto con un periodo di transizione di tre anni (1999-2001), durante il quale vi è stata una sorta di doppia circolazione di euro e lira, per quanto riguardava la moneta bancaria (in pratica per tutti i tipi di pagamenti tranne le banconote e le monete, che sono state introdotte all’inizio del 2002).
Con il ritorno alla nuova Lira non dovrebbe esistere questa doppia circolazione: non avrebbe senso uscirne e mantenerne la validità. L'Euro sarebbe trattato al pari del Dollaro ora: come una moneta estera, straniera.
La cosa migliore sarebbe decretare la fine dell'Euro in una sola notte, così all'improvviso per evitare speculazioni e manovre finanziarie che farebbero scappare tutti all'estero. Ma chi deciderebbe questo stop all'Euro? Ci sarebbe il rischio che i realizzatori del progetto della fine dell'Euro siano poi linciati dal popolo inferocito...lo farebbe Grillo? Salvini? Chi? E nessuno si nascondi dietro a referendum popolari. La verità bisogna dirla tutta.

domenica, aprile 13, 2014

Fine di un'epoca

Con il ritorno nella politica del partito di Forza Italia e l'arresto del cofondatore del partito originale, Marcello Dell'Utri, si conclude paradossalmente una parabola di un'epoca che vedeva con Berlusconi un modo per raccogliere pubblicità e consenso.
Sono passati 20 anni da quando il partito di Forza Italia nato da una costola della Fininvest, quella che non a caso si chiamava Publitalia e vedeva appunto Marcello Dell'Utri al comando, oggi possiamo dire che tutto è cambiato.
Sono passati 20 anni e sull'onda di una rivoluzione elettronica-informatica è cambiato il mondo. Oggi c'è la Rete di internet e la stessa televisione non è più la stessa di 20 anni fa. La televisione allora era il veicolo più importante per informare e formare le opinioni dei cittadini. Seguivano radio e giornali ma certo che la televisione rimaneva lo strumento che serviva a vendere e insieme a influenzare la popolazione.
La televisione ha ancora una forte influenza nel formare le opinioni, ma certo oggi i cittadini hanno anche altri modi per verificarne la veridicità e capirne i meccanismi.

Gli scandali con l'insipienza e la mancanza di etica di una classe politica cresciuta sull'onda della 'discesa in campo' di Berlusconi, hanno in buona misura creato disincanto verso gli imbonitori televisivi.
Quelli che credevano che l'uomo più ricco d'Italia avrebbe reso ricchi tutti hanno toccato con mano quanta miseria è stata creata: miseria oltre che monetaria anche morale. Tutti hanno visto, quale morale, quale cultura e capacità intellettuali avesse il boss; tutti hanno visto quali amicizie e compagnie prediligeva il 'ricco': escort, soubrette, magnaccia, affaristi, indagati, arrivisti, favoreggiatori di mafia, servi e ruffiani. D'altronde lui stesso è un frodatore fiscale. Allora? C'è solo da meravigliarci che in molti lo voterebbero ancora.
Poi c'è qualcuno che si ricordi di qualcosa d'importante fatta dai suoi governi? Io non ricordo niente. Ricordo la depenalizzazione del falso in bilancio e di altri reati amministrativi, i condoni, le amnistie; poi so di molte leggi che sono state rigettate dalla Corte Costituzionale e abrogate. Molte leggi scritte male e difficili da interpretare. Ricordo molta demagogia, tipo i falò di leggi inutili che non hanno intaccato minimamente la burocrazia. L'annunciato federalismo raggiunto con la farsa dell'apertura di ministeri al nord. Insomma quante prese in giro...e le agognate riforme? Sono ancora da fare.

giovedì, aprile 10, 2014

Recensione al libro: Il gesto di Orfeo di Barbara de Miro d'Ajeta

Questa è la recensione al libro Il gesto di Orfeo presentato ieri sera insieme all'autrice e a Roberto Guida Farnesi.

Molti anni fa raccolsi in un piccolo libro poesie e scritti vari intitolandolo La poesia come un accidente... Sì, ho sempre pensato e vissuto la poesia come un accidente, una cosa che capita (in questo caso benevolmente) improvvisa e non mediata. Certo che poi quell'afflato emotivo, che rimanda a parole che diventano musica, va poi coltivato; va ripensato. Va corretto. Anche la poesia ha bisogno di regole: sottili filature capaci di reggere un pentagramma di parole.
Questo ultimo libro Gesto di Orfeo di Barbara de Miro mi riporta a quel fatto accidentale; allo scaturire del sentimento poetico coltivato a lungo e poi uscito di colpo inconsciamente. Sì, il titolo di questa raccolta poetica esprime bene l'origine della poesia: l'apparire del ricordo quale molla per un salto nella trascendenza; nel suono di una lingua universale qual'è la poesia quando è vera. C'è poesia quando si riesce a toccare in ognuno le corde più intime, innescando un sublime atto di condivisione.
Nella poesia di Barbara ci sono ricordi struggenti; c'è una memoria che come dice tiene in vita i morti e dico io anche qualcosa di più: c'è una malinconia pura che sa elevare la vita.
La poesia per la sua immediatezza nel parlare ai sentimenti, viene introiettata da ognuno a cui ha toccato le corde intime; per questo è capace di far poeti chi sa ascoltare e quindi creare catene virtuose.
Il filo conduttore di tutte le poesie raccolte in questa silloge è per me l'amore. In fondo il Gesto di Orfeo è un gesto d'amore e le poesie di questo libro sono alcune delle infinite sfaccettature dell'amore; sono liriche che aprono a questo sentimento che ha radici misteriose.
Ad esempio poi l'amore agognato, mancato, perduto; l'amore sognato, amato e cantato diventa fornace dove lievita la poesia più struggente...l'amore che conserva quel mistero da far esclamare: La verità vi prego sull'amore; come la celebre poesia di W. Hugh Auden.
Leggendo il libro si entra nelle emozioni molto intime di Barbara, per poi d'incanto sentirci accomunati nel condividere con le sue parole gli stessi stati dell'anima. Affiorano con lei ricordi, oggetti, passioni.
Questa è la poesia. Questo è il gesto di Orfeo che continua.

lunedì, aprile 07, 2014

La netiquette: neologismo derivato da Net- Rete- con Etiquette-Galateo

Io sono un vecchio -in tutti i sensi -frequentatore del web e da oltre 15 anni uso la Rete: ho un sito da 13 anni e questo mio blog ha compiuto 11 anni. Ho letto in un articolo -su la Repubblica di ieri- che ricordava come all'inizio, tra i nuovi accoliti del web, si rispettava una netiquette (un galateo internettiano che suggeriva comportamenti e regole di convivenza civile) e invece oggi con il crescere degli utenti è saltata. L'uso della netiquette è stata dimenticata.
Con l'avvento dei social-network, specie Facebook, si sono moltiplicati i frequentatori della Rete e devo dire che in tanti la febbre da connessione è sorta proprio con l'uso di questo ultimo strumento social; così oggi assistiamo a veri e propri usi impropri dei mezzi di comunicazione. Aumentano gli insulti, le parolacce, le invasioni di campo e la cosiddetta comunicazione assertiva -quella che conserva costruttività e positività- è andata smarrita.
Io scrissi molti anni fa un articolo per mentelocale.it che riportava le regole della netiquette.
Oggi bisognerebbe rispolverare la netiquette, aggiornarla per i social-network e diffonderla. Sempre più si stanno perdendo regole basilari che se recuperate penso possano aiutare la comunicazione e a rendere l'uso di internet più piacevole.

Ad esempio per i social-network si dovrebbe subito dire che non andrebbero postati video volgari; taggare gli amici con foto impietose; rendere pubblici messaggi personali (esiste per questo su Fb l'apposita soluzione); il 'diffondi per favore' che potrebbe essere ispirato da moltissime buone ragioni non deve far diventare la bacheca degli amici una grancassa del vostro attivismo.
E' chiaro, girando per i social-network, quanto la privacy sia per tantissimi un falso problema, però evitare di aggiornare lo status con messaggi che lascino intendere quanto la vostra vita è pazzesca, divertente e sempre al limite dell'eccesso...siete sicuri che agli altri interessi?; le notizie importanti, magari relative alla nascita o alla morte di una persona, devono poi essere diffuse con chiamate personali. In ultimo specie per Facebook bisognerebbe sapere aggiungere gli 'amici', non solo per far numero per sembrare più belli e ricercati.
Ancora da ricordare che gli invii e-mail che contengano molti indirizzi siano messi in Cnn (ovvero nascosti).

Buona netiquette a tutti

sabato, aprile 05, 2014

Notizia di oggi su diversi quotidiani online: Eva Braun avrebbe avuto origini ebree

Eva Braun avrebbe avuto origini ebree. Lo rivelerebbero le ultime analisi del DNA della compagna e poi moglie di Adolf Hitler, ottenute grazie al ritrovamento di una spazzola da capelli a Berghof, la residenza bavarese del Führer, dove la Braun trascorse gran parte della Seconda guerra mondiale.
Su questi capelli i ricercatori avrebbero trovato una sequenza specifica di DNA fortemente associata agli ebrei aschenaziti (discendenti delle comunità ebraiche medievali della Valle del Reno).
Fortemente associata, cosa vuol dire? Tutto e niente. Questa via del DNA, per determinare una origine religiosa mi lascia molto perplesso. Addirittura si vuol risalire a discendenze di comunità ebraiche vissute nel medioevo...ma dal test del DNA si possono trarre molte informazioni: quella di scoprire l'identità religiosa mi sembra proprio una boutade...una bufala.
L'analisi del DNA fornisce proprio una sequenza, da cui si possono trarre alcune informazioni: si può capire quali geni possiede una persona; questo può essere importante, perché alcuni geni predispongono a determinate malattie piuttosto che ad altre; altri geni invece sono proprio la causa di malattie. La sequenza del DNA è unica per ogni persona, e avendo la sequenza si può stabilire se esiste una relazione di parentela tra due persone, sulla base delle omologie tra le due sequenze - almeno fino a un certo punto. Poi ad esempio: se si ritrova una macchia di sangue sulla scena di un delitto (o di sperma, o di altro materiale da cui si possa estrarre il DNA), è possibile confrontare la sequenza estratta con quella dei sospettati e della vittima per capire a chi appartiene.
Per altre questioni il DNA scientificamente aiuta ben poco: potrebbe individuare caratteristiche genetiche sessuali...ma poi c'è tutta la questione del sesso psicologico. Nell'uomo ci sono diversi tipi di sessualità, quindi la questione è complessa.
I geni possono stabilire un range, una gamma di valori possibili, per l'altezza fisica: stabiliscono una altezza massima potenziale e una altezza minima. Cos'è però che determina, in questo range di valori, quale sia l'altezza effettiva è difficile da stabilirsi. Fattori ambientali (per esempio, quanto mangi) e anche fattori interni, come per esempio l'interazione con altri geni, non direttamente correlati all'altezza, ma che la influenzano in qualche modo: tipo, avere dei geni che potenzialmente renderebbero alti, ma se non funziona il gene per l'ormone della crescita non si diventerà mai alti.
Anche questa notizia alla fine diventa una delle tante sbandierate ogni tanto tipo: scoperto il gene dell'infedeltà...scoperto il gene della timidezza, della paura, dell'obesità, ecc. Tutte cose da non credere.

P. S. Si deve poi ricordare che anche Adolf Hitler era considerato di origini ebraiche. Questo perché il cognome della nonna paterna di Hitler, Maria Anna Schicklgruber (che vuol dire tagliatore di siepi), è stato pensato di origine ebraica, sebbene gli storici abbiano smentito tale pretesa. fonte Wikipedia

giovedì, aprile 03, 2014

Spaccato dell'Italia attraverso i commenti di una notizia tragico-comica

Letti i commenti delle varie testate giornalistiche online, con la notizia degli arresti dei 24 cospiratori per l'indipendenza del Veneto: davvero illuminanti e divertenti. Uno spaccato dell'Italia che con la sua classe dirigente ha perso ogni vergogna. Resiste l'ironia e la perspicacia di un popolo che pur con poca memoria le ha viste tutte!

Ecco Il Secolo XIX online:
Volevano la secessione del Veneto, 24 arrestati nella notte
alcuni commenti:
Sabry2013
Branca branca branca, leon leon leon. Gli hanno raccontato che una volta diventati uno Stato "libero" non ci sarebbero più tasse.E come pensano di mantenerlo lo Stato? Rapinando banche? Ma sti veneti mi sono comunque simpatici. Non i guerrafondai neh.
giacomoalvaro
Vorrei sapere da Salvini che connessione c’è tra i clandestini ed il carrarmato.  Magari il carrarmato serve ad inseguire e combattere i clandestini con una bella mutanda verde issata sul cannone
sweetilli
come pena iscrizione e frequentazione della scuola dell'obbligo per almeno otto anni e divieto di consumo del prosecco
liguria50
Quando non c'è memoria, diventa un grosso guaio.Novembre 1951, alluvione del Polesine che che colpì le province di Rovigo e di Venezia fu una catastrofe con morti e feriti e senza casa.Gli Italiani mostrarono pur avendo poche risorse (la guerra era finita da poco )una solidarietà in soldi,indumenti,generi alimentari,tutto quello che potevano,i miei contribuirono con vestiario da neonato e altra biancheria,certe persone non avendo soldi hanno venduto rottami di rame raccimolare moneta da mandare

Il fatto quotidiano
Veneto, secessionisti arrestati: “Una parte delle forze dell’ordine starà con gli insorti”
Nelle intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti delle persone finite in carcere, è chiaro l'intento militare e la sfiducia nella politica

alcuni commenti:
luciusinfabulae
Da veneto mi hanno sempre molto incuriosito questi personaggi che fanno colazione con la grappa Nardini e le flebo con in pinot grigio riesling chardonnay.
Ma dove erano tutti questi personaggi, fautori del grado alcolico associato all'autodeterminazione dei popoli quando gli yankee ci hanno piazzato a Vicenza il secondo Dal Molin; americani notoriamente fautori dell'indipendenza delle nazioni? Mi chiedo: perchè il Kosovo no e il Veneto si?
E siccome la storia dovrà pur insegnare qualcosa e da che mondo è mondo tutte le guerre sono combattute da sfigati contro altri sfigati per gli interessi dei padroni, che si chiamino chiesa, nobiltà o alta borghesia, sia ben chiaro che io in guerra per difendere i privilegi dei figli di papà veneti che a vent'anni viaggiano in bmw, beh manco per il c....
cirneco
Qui ci vuole il dottore, mica i carabinieri.
clamor
una carnevalata che viene strumentalizzata dai sinistroidi. PS è impossibile che la polizia fosse con loro, sono tuti made in sud e con mentalità di aumma aumma
leonard
se ti scippano, ti derubano la casa o altro non li chiami quelli del sud aumma aumma ;) ?
jack600
Dite agli indepentisti veneti "Fuckyou and join mother fucking russia with the fucking crimean"
JEN
Usciamo dall'Euro, pagheremo il petrolio con il coltivato della fattoria del Trota!

Corriere.it
Indipendentisti, blitz all'alba: 24 arresti. Sequestrato 'tanko', in manette Rocchetta. Sedici in Veneto, accusati di terrorismo ed eversione. «Epicentro» nel Padovano. Pronto un blitz in piazza San Marco.

alcuni commenti:
mariadomenica
… accidenti. Dovrò chiedere alla Farnesina a quali rischi vado incontro per il week end programmato a fine mese a Venezia.
francofabbrica
Ombre sul veneto o i soliti veneti da "ombre"?
Gary 52
nelle rivolte di popolo la storia ci dice che vennero usate armi di ogni tipo, anche ridicole... A parte sassi lanciati dai vari Balilla, persino stampelle alla Enrico Toti! Noi veneti "anzianotti" lanceremo persino le nostre dentiere. Presa in un occhio fa male, lo sappia già!
Lettore_9976305
La Svizzera è una confederazione, con tre gruppi etnici, che va bene. In Italia si arrestano 24 persone, dicono per eversione. Nel resto dell'Italia vi sono gruppi armati che minacciano la nostra società, ma loro sono solo sfiorati dalla legalità. Salvini sta abbaiando alla luna, ma io sono convinto che fra vent'anni ci sarà la confederazione del nord est: Austria, Slovenia e Veneto, con un forte tasso di sviluppo: " così è.." Pirandello
1948
Ma avete visto bene il 'carrarmato' che stavano costruendo ? Non sono stato in grado di capire se fosse un bulldozer lamierato od un carro per il carnevale di Viareggio. Tutto fa notizia contro il Veneto anche un trattore scudato presentato come un Leopard.
W. Ockham
Il "clamoroso eco mediatico" è venuto fuori perché la votazione era una buffonata in pieno stile lega: 1 votante su 10 era connesso da Santiago del Cile.. Neanche un decimo dei voti sono validi.
Ale_sun
Peccato che il referendum per la secessione fosse totalmente falsato. Come ampiamente dimostrato. Voti dal Cile e da altri paesi non proprio facenti parte della Repubblica della Serenissima. Bot votanti e similia...una tristezza infinita!
contessina
Non avete visto il "tanko" ! Terrificante. Presto ! Urgono gli F35
Barret09
Chissà le risate degli stranieri quando vedranno la foto della ruspa "corazzata" detta "tanko". E con questa carnevalata vorrebbero accreditarsi come nuova nazione? Ancora sto a ride!

Repubblica.it
Sgominata organizzazione denominata 'L'Alleanza'. Sequestrato anche carro armato artigianale attrezzato con un cannoncino. L'operazione, ordinata dalla procura di Brescia, coinvolge 51 indagati: tra loro, anche l'ex deputato Rocchetta ora in custodia cautelare. Ipotizzati i reati di terrorismo e fabbricazione di munizioni da guerra. L'ira di Bossi e di Salvini: "Arresti bluff". Ma il Gip: "Disegno eversivo, pronti a deriva violenta per una rivolta popolare in armi". L'intercettazione: "Caricare i candelotti di dinamite"

alcuni commenti:
nata52
Impara a scrivere: l'ha costruita. In Veneto non conoscete l'italiano perchè ve l'hanno insegnato i maestri meridionali?

E' già accaduto, ora si ripetono poi Salvini dirà che erano solo dei PIRLA!!!!! Considerata la "viabilità" a Venezia due sono le cose: un "carro armato" anfibio oppure un carrarmatino tascabile. Ma sempre da PIRLA.
Ahhhh!!! Altro che Peppone e Don Camillo!!! Ma il loro carrarmato cosa spara? Cazzate??!!??

mercoledì, aprile 02, 2014

Il cibo e la sua cultura

Il cibo, l'alimentazione e la sua cultura, sembra abbia preso il sopravvento su qualsiasi forma di relazione artistico culturale. Pare che non si parli d'altro che di cibo. In Tv, nei quotidiani, sulle riviste c'è sempre in primo piano il cibo. Prossimamente a Milano avremo l'Expo 2015 che sarà dedicata all'alimentazione e a Palazzo Ducale di Genova per la rassegna La Storia in Piazza l'edizione di quest'anno è dedicata a I Tempi del Cibo.
Ricordando la celebre frase di Feuerbach: 'L'uomo è ciò che mangia' potremo pensare che oggi è quello che è perchè mangia male? Chissà. Mi piacerebbe poi affrontare il tema delle diete...
Tornando al cibo, sul piano culturale io ricordo un libro 'Il riposo della polpetta (e altre storie intorno al cibo)', una raccolta di molti articoli pubblicati dall'autore Massimo Montanari, che offre spunti di riflessione raccordando il passato con il presente. L'autore Massimo Montanari, che ha scritto anche molti altri libri- 'Il cibo come cultura';'Il formaggio con le pere- La storia di un proverbio';'L'identità italiana in cucina';'La fame e l'abbondanza. Storia dell'alimentazione in Europa';'L'alimentazione contadina nell'alto Medioevo';'Campagne medievali';'Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola'...ecc.- è uno storico medievalista e docente di Storia dell’Alimentazione all’Università di Bologna, questo fa sì che ci aiuti a scoprire molte curiosità e soprattutto a capovolgere i luoghi comuni; in fondo lo storico servirebbe a quello.
Nel libro vengono esaminati dai proverbi ai modi di dire, come girare la frittata o farsi infinocchiare fino alla nascita delle tecniche di conservazione dei cibi con un susseguirsi di percorsi storici, culturali e sociali. Perché il barbecue è prerogativa maschile? Dove nascono le patatine fritte? Siamo sicuri che l’arancione sia il colore originale delle carote? E se vi dicessi che il bell’arancio che oggi appare normale sarebbe stato ottenuto attraverso le selezioni operate nel diciassettesimo secolo dagli orticoltori olandesi, in onore della famiglia reale (gli Orange appunto), mi credereste? Quando la cioccolata diventò dolce?
Tutti interrogativi a cui Massimo Montanari risponde dettagliatamente.
In una presentazione l'autore spiega: 'Il titolo Il riposo della polpetta è nato come un un gioco e come tutti i giochi è una cosa seria. Lo scopo è fare divulgazione di cultura alimentare in modo intelligente e se possibile divertente. Il cibo, con la cucina, contiene tutto quello che gli gira intorno: argomenti importanti. Tutto è iniziato un giorno in cucina con mia moglie nel fare le polpette. Dopo averle preparate mia moglie mi disse ora le facciamo riposare, perchè poi saranno più saporite. Un pensiero che mi colpì. Ecco far riposare mi piacque; la stessa cosa succede per i pensieri che se aspetti un po' poi vengono fuori meglio. Se una cosa funziona nel preparare i cibi poi dovrebbe funzionare anche per altre cose. Nel libro ci sono molte ricette di polpette...'. Ricchi di curiosità sono i capitoli dedicati a lenticchie, patate, salsicce, ecc.
Il libro quindi tocca diversi temi e questioni più generali avendo come base sempre la cucina e il cibo. Nella storia dell'alimentazione esce fuori lo scambio, la contaminazione delle culture e il cibo come segno di identità. L'espressione alimentare come sintesi di ogni gruppo umano. Oggi questo elemento ha assunto nuove connotazioni, per un verso angosciante...
La storia dimostra che la costruzione dell'identità è in continua modificazione; è in continuo movimento. Si tratta di gestire questi incontri-scontri. La pasta sembra fatta apposta per significare, in metafora, l'unità e la varietà degli stili alimentari italiani. Così gli Spaghetti al pomodoro, cibo che identifica l'italianità, è frutto di una riuscita contaminazione tra due prodotti che non sono italiani ma che indicano una buona prova di nuova identità. Il cibo è cultura perché ha inventato e trasformato il mondo. È cultura quando si produce, quando si prepara, quando si consuma. È il frutto della nostra identità e uno strumento per esprimerla e comunicarla.
Il libro è così una interessante opera ricca di curiosità e divertenti annotazioni da parte di uno degli attuali massimi storici dell'alimentazione.
A proposito bisogna ricordare che ieri 1 aprile è morto il francese Jacques Le Goff che come storico medievalista- tra i più autorevoli -ha trattato anch'esso il cibo. Insieme a Jean Ferniot scrisse il libro: La cucina e la tavola -Storia di 5000 anni di gastronomia