giovedì, luglio 05, 2007

Commedia italiana

La storia segnerà i 2 anni trascorsi come i più incredibili per le istituzioni italiane. Nel 2005 e 2006 è successo di tutto: Il governatore di Bankitalia, Fazio indagato; lo scandalo del calcio con la combriccola di Moggi; Vittorio Emanuele in carcere per prostituzione e affari, al margine di ricatti e vallette ‘incoronate’ –si fa per dire- da Fabrizio Corona con vari personaggi di contorno; l’ex ministro della Sanità, Storace, accusato di aver fatto spiare illegalmente suoi avversari politici; i furbetti della finanza: Giampiero Fiorani, Giovanni Consorte, Stefano Riccucci, Francesco Gaetano Caltagirone e Danilo Coppola indagati per reati vari…ma soprattutto, e non dulcis in fundo: il duo Pollari-Pompa. Sì, Nicolò Pollari e Pio Pompa: il capo degli agenti segreti e la sua ombra. Da aggiungere poi anche il giornalista Renato Farina, vicedirettore di “Libero”, agente Betulla per il Sismi, che spiava colleghi, magistrati, poliziotti e finanzieri, per ambizione e danaro.
Nicolò Pollari lo troviamo comunque vicino o perfino dentro tutte le vicende che hanno sconquassato l’Italia; anche al centro delle più controverse storie di terrorismo internazionale di matrice fondamentalista: dal sequestro abusivo dell’Imam Abu Omar, della moschea milanese di via Quaranta, alla discussa conduzione delle trattative per liberare gli italiani sequestrati dai terroristi in Iraq e in Afganistan.
Ma cos’è tutto questo? Un’escalation parossistica che non può essere casuale. Di fatto l’Italia è stata delegittimata su più fronti agli occhi degli osservatori internazionali. A pensarci bene tutto risponde ad un canovaccio della commedia dell'arte. Come si poteva chiamare l’ombra del capo dei servizi segreti se non Pio Pompa? E gli altri agenti segreti inquisiti? Mario Scaramella, Maurizio Broccoletti e Michele Finocchi? E per la serie nomen omen, chi potevano fare capo della polizia se non uno che si chiama Manganelli? Gli italiani sono decisamente dei burloni.
Certo che la cosa però è seria. La classe politica tutta, con Berlusconi in testa, rappresenta bene questa commedia italiana: sono gli attori e registi di un teatrino i cui spettatori stanno fuggendo. Le ‘stronzate’ a questo punto non sono termini giovanili usati da settantenni compulsivi; ma fatti di costume che perpetuano dei Pulcinella.

lunedì, luglio 02, 2007

Lhasa de Sela

Era da un po’ che mi frullava in testa una canzone. L’avevo ascoltata tempo fa perché incuriosito dalla sua citazione nel libro di Claudia Priano, ‘Cose che capitano’. Come la canzone anche l’autrice Lhasa de Sela mi era sconosciuta e così ora ho avuto l’occasione di ascoltare tutto un disco: La llorona.
Il filo narrativo del disco deriva da una leggenda azteca, secondo la quale la Llorona, figura fra mito e tradizione popolare, vaga sconsolata per il Messico, destinata a perpetuare il suo dolore in eterno, cantando le sue drammatiche gesta di madre assassina ed iraconda.
Questo cd, del 1998, è un misto di generi etnici e blues; ma quello che spicca è l’interpretazione: a tratti ricorda l’icona messicana Chavela Vargas, di questa forse non ne ha la voce potente e pastosa, però passa l’emozione forte, corposa e sensuale. La llorona è uno dei rari casi di dischi ispirati che vanno oltre il tempo della loro pubblicazione. Se vi capita di ascoltarlo capirete.
Lhasa de Sela è una cantante canadese che vive a Montreal, ma la sua specificità l’ha trovata nelle origini del padre messicano: le sue canzoni in spagnolo esprimono meglio la sua dolcezza e forza comunicativa. Ascoltate ad esempio El desierto Alcuni link per ascoltarla li segnalo subito: De cara a la pared:
Con toda palabra:
Floricanto;
La frontera.
Nel 2003 ha pubblicato in suo nuovo lavoro “The Living Road”, ricco di influenze musicali, arrangiato con rara raffinatezza e interpretato in maniera magistrale in lingua spagnola, francese e inglese.
Ascoltate ad esempio in francese, La Confession ed in inglese, Anywhere on this road…e se non vi piace subito perseverate. Vedrete.

venerdì, giugno 22, 2007

Consigli per i militanti di sinistra

Carlo Alberto Libânio Christo, più noto come Frei Betto, frate domenicano e scrittore, nel 2002 scrisse 10 consigli per i militanti di sinistra. Mentre la sinistra è sempre sull’orlo di scissioni, di ‘distinguo’, che spesso si richiamano di più a posizioni partitiche e ideologiche che ideali, occorrerebbe ribadire i consigli di Frei Betto.
Uno dei principi ispiratori e discriminanti per l’appartenenza a sinistra, scrisse Frei Betto, era la scelta di stare con gli ultimi: con i poveri, gli sfruttati della Terra, gli oppressi che non hanno voce… perché ‘non si può essere di sinistra se non ci si sporca, non si va là dove il popolo vive, lotta, soffre, è contento e celebra le sue convinzioni e vittorie’. In sostanza chi è di sinistra dovrebbe continuare ad indignarsi per l’ingiustizia, la disuguaglianza sociale e attenersi a principi morali. Inoltre chi è di sinistra non si dovrebbe sentire umiliato se non è al potere, né essere orgoglioso se vi è. Per questo non si deve confondere con la funzione che si svolge e continuare a studiare, leggere, conoscere la storia e…pregare. Sì, Frei Betto consigliava la preghiera.
La preghiera, per Frei Betto, è permettere che Dio sovverta la nostra esistenza, insegnandoci ad amare così come amava Gesù, in un modo che crea libertà.
La preghiera aiuta a comprendere di come si parli da militanti e si viva come borghesi, ben sistemati o nella comoda posizioni di giudici di chi lotta.
La preghiera come la fede è lo strumento per dare speranza. Quella speranza che è il volo permanente di un passero; segue davanti e in cima ai nostri occhi, fluttua nel cielo azzurro, non gli si oppone nessuna barriera . E’ così in tutto quello che si nutre di speranza: l’amore, l’educazione di un figlio, il sogno di un mondo migliore.
Ancora, Frei Betto, metteva in guardia per distinguere il militante dal ‘militonto’. ‘Militonto’ è colui che vuole stare dappertutto, partecipare ad ogni evento e movimento, ed essere presente su tutti i fronti; il suo linguaggio è pieno di luoghi comuni e gli effetti della sua azione sono superficiali. Bisogna dire che questa categoria è sempre numerosa.
E’ anche vero che per veri militanti, Frei Betto, indicava Gesù, Gandhi, Che Guevara…ossia chi si mette a servizio degli altri, disposto a dare la propria vita, perché altri abbiano vita. Certo che per me non dovremmo avere bisogno di questi ultimi militanti, e Dio ce ne scampi da averne bisogno; come di ‘ducetti’, capipopolo o simili.
Questi erano in sintesi i consigli di Frei Betto per chi si professava di sinistra. Oggi queste prerogative non solo continuano ad essere attuali, ma dovrebbero essere estese.

venerdì, giugno 15, 2007

Le cose dell'amore

‘Le cose dell’amore’ è il titolo di un libro di Umberto Galimberti uscito nel 2004. Nell’introduzione l’autore scrive: ‘Non c'è parola più equivoca di ‘amore’ e più intrecciata a tutte quelle altre parole che, per la logica, sono la sua negazione. Nasce dall'idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell'amarezza della disillusione’.
Nel suo libro ‘Le cose dell’amore’ Umberto Galimberti dice che l’amore misura il senso della vita, e nell’attuale società è rimasto solo lo spazio dell’amore per cercare di essere se stesso al di là dei ruoli e quindi la propria autenticità e individuazione. In un mondo frammentato e anonimo l’amore ci fa attori del nostro destino. Nell’età della tecnica, Umberto Galimberti afferma così che ci è rimasta la relazione amorosa per ritrovare la nostra identità e realizzazione…dimentica il filosofo scrittore che l’amore rimane un modo di relazione simile ad una ‘coazione a ripetere’.
Egli aggiunge anche che: ‘Amore è piuttosto l'espropriazione della soggettività, è l'essere trascinato del soggetto oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perché solo l'altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di se stessa’. Questo è un punto cruciale del vissuto odierno.
Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi? Se dalle stelle riceviamo un destino che ci rende inconfondibili, singoli, ovvero ‘soli’; ecco che iniziamo a ruotare ognuno attorno ad un ‘tu’. Così accade l’amore, senza che ci possa essere comprensione: come un miracolo inesplorabile, ognuno è assoluto per l’altro…poi succederà che quel qualcuno non c’è mai stato. Neppure quando lo si è abbracciato forte. L’altro che ci concede di avvinghiarci a lui non per possederlo, ma per permetterci di perderci nella nostra follia e di riprenderci, con l’esperienza di una morte rappresentata dall’orgasmo, alla rinascita. Così l’altro ci aiuta a risalire dalle profondità di noi stessi. Dopo ogni atto d’amore, non siamo più.
Così scopriremo che è del vuoto che ci si innamora, non del pieno, perché l’amore è trascendenza e non simbiotico rapporto a due. Nessuno ama l’altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell’altro.
Conclude Umberto Galimberti: "Ogni storia d'amore mette a nudo la natura della nostra anima, che si affida al linguaggio per esprimere il malanimo, l'invidia, la gelosia, i baci avvelenati dall'odio, la tenerezza simulata al punto da sembrar vera, la consapevolezza di conoscere i reciproci segreti: tutti anelli di quella pesante catena che attorciglia la nostra anima nelle trame che solo il linguaggio sa tessere. Forse, dietro alla vita a due non v'è nulla, e questo nulla che si cela suscita quella curiosità infinita che fa di ognuno di noi un instancabile cercatore di amore, quasi sempre immemore che ogni evento d'amore è sempre decretato dal cielo."

domenica, giugno 10, 2007

Un venerdì a Sestri Ponente

Berlusconi non conosce la storia, oppure è stato consigliato male: così andare a Sestri Ponente è equivalso ad una provocazione. Non sa l’uomo più ricco d’Italia, colui che dell’esercizio del potere e dell’immagine che lo rappresenta ne divenuto un’icona nevrotica, cosa sia Sestri Ponente.
I ‘coglioni’ di Sestri, coloro che hanno la sinistra nel dna, hanno una memoria storica, quindi è bastato davvero poco per ricordare, tra le tante castronerie dette dall’ex Presidente del Consiglio, quella della condanna alla ‘pretesa della sinistra di rendere uguale il figlio del professionista al figlio dell’operaio’.
Qui a Sestri Ponente i figli degli operai si sono, in tantissimi, laureati: sono diventati professori, medici, ricercatori, scienziati; ma qui già i padri operai erano intellettuali, e ad ascoltarli in silenzio per imparare venivano da Roma, Scoccimarro, Chiaramonte, Cossutta prima, Longo, Berlinguer e altri poi. Quegli operai di Sestri Ponente, che lavoravano sodo e bene, parlavano di politica, di doveri, di diritti e libertà, quindi di cultura, quando Berlusconi non sapeva neppure di essere al mondo.
Ora vederselo arrivare sottocasa, come una maschera della commedia dell’arte populista e arruffona, da fastidio. Lui rappresenta la lotta di classe rovesciata, come quando prometteva di levare l’ICI non mettendo le mani nelle tasche degli italiani, ma in quelle dei comuni sì: per cui poi ognuno si doveva arrangiare come poteva; tanto i ricchi ed i loro figli se la sfangano sempre. Non sa l’uomo, padrone di quasi tutto, che Sestri già nel 1994 aveva affisso, all’ingresso della delegazione, il cartello: ‘Sestri città deberlusconizzata’? Come quel ‘No pasaran’ degli anni ’60, contro i fascisti riemergenti, e così negli anni ’80 contro le BR. Sestri Ponente contro il berlusconismo, derivazione del ‘craxismo’, lo è naturalmente: per storia, tradizione, cultura perché le mani se l’è sempre sporcate con il grasso degli ingranaggi, la polvere di ferro e la ruggine pur rimanendo nel cuore inossidabile. Può darsi che Berlusconi, dal giorno di venerdì 8 giugno 2007, sappia qualcosa in più.

domenica, giugno 03, 2007

Gli ideali

Ah, gli ideali, bisogna continuare ad averli. Malgrado tutto. Malgrado questa classe politica incapace, che è divenuta una casta a sé. Guardateli perdono o vincono e sono sempre lì: Berlusconi, Fini, D’Alema, Andreotti, ecc. sempre loro da troppo tempo a blaterare mentre l’Italia continua a produrre scandali, ingiustizie, affari sporchi, mafie, privilegi, interessi nascosti ecc. Ma gli ideali bisogna continuare a coltivarli. Guai a perderli.
Un amico, ‘grande vecchio saggio’, me lo diceva: i giovani devono prendere in mano la politica. I giovani devono coltivare ideali. Possono essere anche ideali diversi, opposti, ma solo con quelli ti puoi misurare, puoi dialogare e continuare a sperare. Diversamente niente. Con un giovane senza ideali non puoi confrontarti…quelli possono andare a fare il Grande Fratello, partecipare al concorso di velina o tronista e finisce lì. Questa è la realtà.
Naturalmente considerando gli ideali come i pensieri, e i relativi valori, utili a costruire una società sempre più umana e giusta; in sostanza il cambiare sempre quello che c’è, quello che si trova.
I giovani devono costruire il loro futuro di convivenza e poi devono imparare a contestare, avere lo spirito critico ed insieme propositivo. Diversamente restano schiavi di un conformismo o di una rassegnazione figlia dei vecchi. Purtroppo i vecchi mascherati da giovani continuano a governare e imporre modelli di vita. Sì, ci sono le tendenze giovanili, le mode di strada, i look alternativi e le richieste di spazi, ma tutto viene convogliato in una strategia di mercato, che guarda un po’ è sempre in mano ai soliti vecchi.

C’è stato un momento, con le marce della pace, le contestazioni alla politica di Bush e alle politiche economiche selvagge, che abbiamo visto i giovani uniti e presenti che facevano sperare in un loro ingresso nella società politica; ci sono stati i Papaboys di Giovanni Paolo II° che sembrava producessero novità ideali e capaci di trasformare il pantano odierno, invece…family day, parate militari, vecchi rituali partitici e conformistici hanno ripreso il sopravvento.

Ma bisogna continuare a spingere i giovani a ricercare i loro ideali di società e di futuro. Io vecchio ho bisogno dei loro ideali, sono stanco di raccogliere i miei stracci.
Pubblicato oggi 5 giugno su Il Secolo XIX

venerdì, giugno 01, 2007

Preti e pedofilia

Ha ragione don Fortunato Di Noto, dell’associazione Meter, visto da Santoro ad Anno Zero giovedì sera in TV, la pedofilia non è questione di categorie: farmacisti, panettieri, avvocati, operai…preti ecc., il problema della pedofilia è gravissimo e va affrontato in generale senza fermarci alle polemiche contro la Chiesa. Giusto. Nei fatti poi si viene a saper che proprio l’istituzione ecclesiale ha opposto forti riserve al perseguimento di quei preti scoperti pedofili.
Io vorrei dire che quelli prima che preti sono pedofili, e forse preti lo sono diventati perché nei seminari e in una certa cultura, loro trovano un terreno fertile. Aggiungo che in una denuncia pubblicata nel 2002 dal teologo tedesco, Eugen Drewermann , si dichiara: “I preti pedofili sono per lo più il frutto di una educazione e di una condizione di vita repressiva e autoritaria che ha impedito lo sviluppo equilibrato della loro personalità e li mantiene in condizione di nevrosi di vario tipo. Il fenomeno della pedofilia del clero nelle sacrestie, nei seminari, negli istituti, nelle scuole è vasto, molto più vasto di quanto emerga. Il matrimonio dei preti potrebbe attenuare il fenomeno della pedofilia ecclesiastica…ma non risolverebbe fino a fondo il problema dogmatico e simbolico relativo al discredito del corpo e della sessualità...”.
Ecco la sessuofobia e la nevrosi del senso di colpa, trasmessi dalla Chiesa cattolica, possono diventare a volte le facce contrastanti a risolvere un problema e sporcare il messaggio di Cristo: ‘Lasciate che i pargoli vengano a me…’.
Quindi è sempre bene tenere alta la guardia e continuare a denunciare i preti pedofili anche attraverso la televisione. I veri credenti non perderanno per questo la loro fede, anzi la Chiesa assumerà più autorevolezza morale e spirituale.
Un ulteriore messaggio è che gli uomini non si dividono in credenti buoni e atei cattivi. Vediamo tutti che esistono persone che credono in Dio e fanno ciò che gli pare; mandano il mondo in rovina e non fanno la volontà di Dio.
Sembra che tutti i mali del mondo attuale siano da attribuire alla mancanza della fede. Poi ancora secondo quale fede si pratica: dividendosi ancora tra ebrei, musulmani e cattolici cristiani. Viene da pensare che in realtà, magari inconsapevolmente, il Papa identificando Dio solo con la Chiesa cattolica (che spesso non fa la volontà di Dio), lanci il monito: state attenti, che se vi allontanate da noi, il mondo va in rovina; se state con noi avrete pace e serenità. E’ il preciso atteggiamento dei musulmani e degli ebrei. Ancora categorie. Ancora esercizio di un potere, come si è visto, molto caro ai pedofili.

martedì, maggio 29, 2007

Colonna sonora

Per il post precedente avevo scritto all'amica CLO che andava letto con la colonna sonora di Wind Beneath My Wings cantata da Bette Midler...dove trovarla? Allora eccola


Nottata politica

E’ passato un anno e un’altra notte agitata ha accompagnato i risultati elettorali. Non c’è da essere allegri. Almeno per me.
I risultati arrivavano con una lentezza esasperante. C’erano gli intentional-poll, o gli exit-poll, le proiezioni statistiche che poi non fanno altro che creare ansia e dibattiti mediatici utili a passare il tempo…non la nottata: quella sembra non passare mai. L’incubo Berlusconi continua. Continua quel sentimento di antipolitica e ideologia che formano la schizofrenia del voto attuale. Un dato è certo: ha vinto l’astensionismo e un sentimento di rifiuto della politica così come è diventata. Da una parte, numerosissima, ci sono quelli che ‘tanto sono tutti uguali’ e dall’altra quelli che evocano, ancora dopo 50 anni, lo spettro comunista- quelli che rendono tutti poveri-, insieme a quelli del ‘facciamogliela pagare’ e ‘basta tasse’, che per il cittadino medio è sempre un buon argomento se non il migliore.
Poi a pensarci bene non è Berlusconi il fenomeno: egli raccoglie il frutto di un disagio verso riti e formule partitiche non più corrispondenti ai bisogni odierni. Berlusconi però non è assolutamente il nuovo. Sotto certi aspetti è il vecchio più vecchio che ci possa essere. A dispetto del suo giovanilismo compulsivo, egli è il rappresentante di una politica fortemente ideologica a supporto di interessi personali e classisti: se oggi l’Italia è più povera lo si deve a lui e dietro le formule populiste e demagogiche di ‘basta tasse’, vuole azzerare quello stato sociale che è l’unica cosa che ci tiene legati all’Europa, non facendoci sprofondare nella miseria più nera. Certo che i partiti, gli strumenti per esercitare la democrazia e garantire la partecipazione alle scelte di governo, devono cambiare; devono cessare di essere confraternite, veicoli di interessi personali e dispensatori di poltrone per il solo fatto di gestione del potere.
Verso la mattina una luce aiuta a sperare, ma il cielo è ancora grigio.

mercoledì, maggio 23, 2007

Rosaria Schifani: 15 anni dopo

Sul Corriere della sera di ieri 22 maggio, è stata una forte emozione leggere le parole di Rosaria Schifani. Quindici anni dopo le parole pronunciate durante la messa funebre per il funerale alle vittime dell’attentato che ha ucciso Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta di cui faceva parte suo marito Vito; ancora Rosaria interviene a parlare di Palermo e della mafia che sente dentro i muri delle case. Una Palermo dove Rosaria dice: ‘Qui prevale il doppio. La costa sembra bella ed è brutta per le costruzioni che la assediano. Le case sembrano brutte, ma dentro sono belle. Per nascondere, per confondere, per scansare invidie. Prevale il contrasto. Guardo e mi rattristo. Qui non cambia niente’. Come lo Stato che ha trovato al suo interno degli investigatori traditori, ma poi si è fermato. Rosaria Schifani è tornata dopo 15 anni nella sua Palermo con il figlio Manù di 15 anni. Lei vive in Toscana e il figlio è cresciuto con lei lì, lontano da Palermo. Ora lo ha portato come in pellegrinaggio in quei luoghi della sua infanzia. Lei è l’esempio di una forte coscienza contro la mafia. Il figlio capirà…
Sono passati 15 anni da quel 1992, che vide la mafia colpire lo Stato come mai era successo: uccise i due magistrati che più di tutti l’avevano combattuta. Due magistrati siciliani anch’essi a dimostrazione di quel doppio che accompagna questa Sicilia.
Oggi 23 maggio sono stati programmate molte manifestazioni. Sono contento che queste hanno per protagonisti i giovani, giovani come Manù.. Sono loro la speranza per cambiare. Stasera 23 maggio ci sarà anche la musica a ricordare quel giorno dell’assassinio di Falcone, la moglie e la scorta: Mille note contro la mafia; tantissime iniziative per ricordare e riprendere la battaglia contro una mafia mai finita.

giovedì, maggio 17, 2007

Con quelle facce un po' così...

Con quelle facce un po’ così e quell’espressioni un po’ cosà, che hanno loro per chiederci il voto…a vedere i manifesti elettorali mi viene in mente una canzone di Paolo Conte. Da ormai parecchio tempo il faccismo ha preso il posto dei proclami elettorali. In occasione del voto si affacciano sulle strade e marciapiedi migliaia di faccioni; sono quelli dei politici che chiedono il voto: lo fanno mettendoci la faccia e sperando di salvarla…noi speriamo di non rimetterci qualcosa d’altro.
Oggi le campagne elettorali, nella nostra breve e caotica democrazia, sono diventate post-moderne; dopo le ruspanti degli anni ’50, cui è possibile chiamarle anche pre-moderne, e quelle degli anni ’80 definibili moderne.
Ma per cosa si fanno le elezioni? Per vincere? Per recuperare? Per affermare le candidature? Per informare e mobilitare? Per imporre un tipo di società? Un po’ tutto questo, e un po’ niente. Oggi si favorisce un processo di individualizzazione della proposta politica che porta a presentare facce, cui segmentare programmi, strategie e obiettivi. Poi ci sarà sempre la macchina partito a veicolare i ruoli. Intanto vale la faccia. Sembra.
Così il faccismo è diventato una malattia e guarirla ormai sarà difficile.
Tutti hanno diritto ai 5 minuti di celebrità e con il manifesto, o magari l’apparizione televisiva, si prova a diventare famosi…ma di che? In fondo la faccia è quella che riconosciamo subito e inquadrando la questione in un contesto di analisi transazionale psicologica possiamo dire che le carezze per la conferma d’esistenza arrivano. Sì, per molti mostrare la faccia sui manifesti è l’occasione per farsi riconoscere al di là del condominio. Per qualcuno forse anche solo in quello. Le facce che vediamo sui tabelloni elettorali sono le più diverse. Abbiamo quelle dei già visti e quelle sconosciute. Tutti però tentano un approccio preciso; c’è il piacione, l’ispirato, il deciso, il gaudente…c’è anche chi appare come stesse guardando la Madonna del Traffico. I più però sono inseribili nella categoria: ‘Chi l’ha visto?’. Allora coraggio.
Un amico candidato mi ha scritto dicendomi che questa malattia, che porta a scrivere prima ai parenti e agli amici, poi ai conoscenti, ai colleghi di lavoro, ai vicini di casa, ai semplici passanti e, nella sua forma più grave, porta il candidato ad affiggere la propria effige sotto forma di "santino" sui tergilunotti
delle auto parcheggiate nel vicinato, per poi scaturire in megaposter - a seconda delle possibilità economiche- cesserà il giorno 28 maggio 2007. Forse. Poi ci sarà il dibattito, la comparsata televisiva, l’interpellanza consiliare…e molte facce rimarranno, questa volta alla faccia nostra.

martedì, maggio 15, 2007

Elezioni siciliane

Più che una vittoria in Sicilia per la Destra c’è stata una riconferma…ma poi mica di tanto. I titoli dei quotidiani che sbandierano una netta vittoria del centrodestra in Sicilia andrebbero rivisti. Sì, il centrodestra continua a governare Palermo e i maggiori centri dell’isola, ma a conti fatti i risultati ci dicono che Forza Italia ha perso voti: ad Agrigento F.I. passa dal 24% dei voti al 17% e si va al ballottaggio, mentre la volta scorsa la CdL aveva eletto il sindaco al primo turno; a Trapani la CdL, pur vincendo di larga misura per F.I. c’è una flessione di voti. A Palermo Cammarata viene riconfermato, ma F.I. passa dal 24% al 19%. Se poi prendiamo i comuni più piccoli vediamo che a Caltagirone si conferma il centrosinistra, come a Recalmuto e Gela, con i sindaci che passano entrambi al primo turno; dove a Gela i DS balzano dal 14% a oltre il 18%. Poi il centrosinistra si prende il comune di Cefalù…
Dove c’è stata una conferma del sindaco uscente per il centrodestra non si è mai raggiunto i valori delle ultime elezioni: un calo su tutta la linea…a allora? Dov’è questa grande vittoria che proclama il cacciaballe Berlusconi?
Si tornerà alle urne ad Aragona e Favara, in provincia di Agrigento, a Mussomeli e Niscemi, in provincia di Caltanissetta, a Paternò e Sant'Agata Li Battiati, in provincia di Catania, a Barrafranca e Nicosia, in provincia di Enna, a Lipari, in provincia di Messina, a Belmonte Mezzagno, a Corleone, Terrasini e Villabate, in provincia di Palermo, a Pozzallo, in provincia di Ragusa, ad Avola, in provincia di Siracusa, ad Alcamo, Castelvetrano, Erice, in provincia di Trapani ed in molti casi le giunte di centrodestra confermate la volta scorsa al primo turno, ora sono a rischio.
Ancora una volta si fanno i proclami sull’onda di proiezioni mai vere. Ancora i politici le sparano grosse per pura propaganda: il clima elettorale sembra non finisca mai.

venerdì, maggio 11, 2007

Cani e gatti al family day

Non si è mai parlato tanto di famiglia da quando sono entrati in scena i DICO, ovvero la norma di legge che vuole estendere i diritti alle coppie di fatto. Il fatto è che nessuno vuole mettere in discussione la famiglia, ci mancherebbe. Nessuno vuole impedire a chiunque di sposarsi, a che pro? Nessuno attacca la famiglia come istituzione o come base naturale della costituzione della società umana, non è così dappertutto? Il concetto di famiglia va al di là delle credenze religiose, statuali o filosofiche, allora? Perché tanta paura e richiami? Sembra che i cattolici siano atterriti da una regolamentazione che estende una parte dei diritti anche a chi non ha stipulato nessun contratto religioso o civile…forse per loro anche solo religioso.
Ricordo che tempo fa qualcuno aveva proposto di iscrivere nello stato di famiglia anagrafico, anche gli animali domestici che convivono nel nucleo famigliare. Cani e gatti iscritti, a tutti gli effetti, come componenti famigliari: che cosa bella. Chi ha un animale in casa sa quanto questi siano parte vera della famiglia. Attorno a questi animali spesso ruotano sentimenti e loro stessi ne sono, in certi casi, un veicolo di senso dell’unione. Parole grosse? Forse, ma dove circola affetto, sentimento di unità, di fedeltà, di aiuto reciproco, là è una famiglia. Si potrebbe prefigurare famiglia anche l’unione di un uomo ed un cane…troppo? Intanto si nega l’essere famiglia ad un uomo ed una donna che convivono. Tanti discorsi, dibattiti per nascondere un altro senso dell’amore. La famiglia, il suo concetto, riceve attacchi da altre situazioni, che sono di carattere economico e sociale. Non certo morale o legati all’estensione dei diritti legali.
A proposito se ci saranno alla marcia del ‘family day’ cani e gatti, fateci un pensierino: anche loro sono per la famiglia…la grande famiglia cui conta solo volersi bene.
Pubblicato sulla rubrica ITALIANS e sul quotidiano Il SecoloXIX

sabato, maggio 05, 2007

Come va?

Come va? Come stai? Domande rituali che si usa rivolgere quando ci si incontra. Proviamo però rivolgercele a noi stessi. Prendiamoci un momento per pensarci: come sto? Come mi sento? Domande non banali. Spesso non lo sappiamo. Stiamo correndo o stiamo facendo qualcosa che ci fa dimenticare persino come stiamo e chi siamo. Corriamo sempre, e correre diventa il nostro modo di vivere. Persi in mille preoccupazioni, rimpianti, paure, sogni a occhi aperti, ci dimentichiamo di guardare e apprezzare le cose che ci circondano, le persone che amiamo, finché non è troppo tardi.
La vita che molti stanno vivendo non è la loro vera vita. Spesso la vita che si vive appartiene al passato, a quando eravamo giovani…oppure è rimandata ad un futuro che attende più denaro, una casa più grande, un lavoro migliore, una laurea, una fidanzata, un figlio e nel frattempo si vive un’eterna parentesi. Tutte condizioni che ci negano la felicità.
Anche quando abbiamo del tempo libero, non sappiamo come entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro e fuori di noi. Così accendiamo il televisore, prendiamo in mano il telefono, sfogliamo una rivista, apriamo Internet, qualsiasi cosa pur di sfuggire a noi stessi. Combattiamo tutto il tempo, anche durante il sonno. Dentro di noi c'è la guerra, ed è facile che questo faccia scoppiare una guerra con gli altri.
Cambiare questo stato di cose è possibile, se lo vogliamo. La prima cosa che dobbiamo imparare è l'arte di fermarsi: fermare i pensieri, le abitudini, le emozioni forti che ci condizionano. La paura, la disperazione, la rabbia e il desiderio possono essere fermati imparando uno stile di vita più lento, più consapevole. La consapevolezza ci mette in grado di riconoscere la forza dell'abitudine ogni volta che si manifesta. ‘Ciao, come stai? Come ti senti?’
Entriamo in contatto con noi e ci accorgeremo che sappiamo quello che va bene per noi; sappiamo quali ritmi seguire e anche quali sono le abitudini che ci condizionano. Quella forza dell’abitudine, se solo le sorridiamo, perderà molta della sua carica e riconoscendola le impediremo di dominarci e di farci soffrire.
Se inseriremo nelle nostre giornate dei momenti per rimanere in contatto con noi e il momento presente, con la vita che si svolge in quello stesso istante, potremo essere felici e apprezzare le tante meraviglie che ci circondano: un neonato, un fiore, una nuvola, una stradina sassosa, il sole che sorge nel cielo…

domenica, aprile 29, 2007

Il nuovo Partito Democtatico

La nascita del nuovo Partito Democratico, ovvero la formazione politica che dà gambe al progetto dell’Ulivo, sarà a mio parere un momento essenziale per trasformare la politica italiana, attualmente sclerotizzata in uno scontro di posizioni ideologiche fuori dalla realtà.
Penso che il nuovo partito scombussolerà tutto il vecchio modo di concepire la politica in Italia dal dopoguerra; lo stesso che ha generato storture profonde con clientelismi, nepotismi, partitismi, ecc. allontanando ampi strati della popolazione in particolare i giovani dal partecipare alla politica.
Fare il passo che si sta compiendo con il Partito Democratico è un atto di coraggio, e dimostra quanta capacità esiste nel mettere in gioco le proprie convinzioni, le proprie certezze, i propri schemi mentali, per affrontare un futuro incombente che moltiplica in modo esponenziale i processi di trasformazione della società italiana.
In Italia, come in tutta Europa, si sta assistendo ad una trasformazione epocale, dovuta in gran parte all’immigrazione inarrestabile, che sta cambiando relazioni, comportamenti e cultura.
Governare tutto ciò con gli schemi ideologici del secolo scorso dove la ‘sinistra’ è la classe operaia, subalterna e insieme progressista, mentre la ‘destra’ è la classe padronale, reazionaria e conservatrice, non aiuta certo ad affrontare le nuove realtà. Non aiuta a crescere e a diventare adulti. Non è un caso che anche i nuovi cittadini sono distanti dalla politica, intesa come partitica: come raggruppamenti soggetti a conseguire posizioni di potere con personalismi e affari. Tutto l’opposto di quanto si chiederebbe in elaborazioni ideali per la soluzione di problemi di convivenza reali. Ecco allora che l’avventura della creazione di un nuovo soggetto politico aiuterà soprattutto la sinistra: potrà essere l’occasione per unirsi; poiché il grande dramma della sinistra è sempre stato quello di dividersi. Ora speriamo si possa unire per dare agli italiani -e non alla cosiddetta sinistra in sé- un partito che, pur continuando a chiamarsi ancora comunista, non sia l’emanazione di spartizione di sottili posizioni ideologiche legate ai diversi leader.
Per risolvere i problemi abbiamo bisogno anche di un sano pragmatismo; lasciamo a Berlusconi e alla destra agitare spettri e fantasmi ideologici. Noi abbiamo bisogno di laici interventi di governo, rispettosi dei diritti di tutti. Il Partito Democratico lancia questa scommessa.

sabato, aprile 21, 2007

Ho sognato un 25 aprile

Ho sognato un 25 aprile italiano come il 14 luglio francese. Una festa di tutti per la ritrovata libertà. Sarebbe bello trovare qualcosa di comune a tutti per festeggiare, baciarsi in strada, ridere e ballare. Sarebbe troppo bello ricordare che si ricomincia ogni volta con quella data. Eppure in quella data qualcosa di grande è successo: abbiamo ritrovato una nuova Italia.
Ho sognato un 25 aprile in cui ritrovarci insieme a bere e chiacchierare dei figli e del mondo in pace. Un giorno di festa d’aprile, un giorno di risveglio a contraddire il dolce dormire; un giorno d’aprile di uova e di palme, di sole e di bandiere tricolori a sventolare, per scacciare un mondo girato in bianco e nero.
Ho sognato un 25 aprile come il 17 marzo per l’Irlanda; il 3 ottobre per la Germania, il 26 ottobre per l’Austria o il 1° agosto per la Svizzera. Una festa di popolo da passare in allegria.
Abbiamo bisogno di un riferimento da tenere vivo; abbiamo bisogno di un momento per non litigare…io l’ho sognato, l’ho pensato, l’ho vissuto in un 25 aprile di un qualsiasi anno. Ora lo vorrei per sempre.
Questo è il mio sogno per il 25 aprile: festa di pace e libertà.
Pubblicato da Severgnini nella rubrica: Italians del Corsera Online

mercoledì, aprile 18, 2007

Il giorno 20 aprile a Mondovì

Manifestazione del 20 aprile 2007 al teatro Baretti di Mondovì
dal titolo ‘Parole di Pace’. Serata di poesia e musica

Nel ricordo della Resistenza le parole che portano pace.
"Per non dimenticare...la libertà"

Una serie di eventi per celebrare la Resistenza e non dimenticare i tragici anni della Seconda Guerra Mondiale.

Per non dimenticare tutte le guerre; quelle sociali e interiori, quelle del passato e quelle future: quelle dell’acqua, del petrolio, del lavoro…
Per non dimenticare quelle odierne, quelle che ogni giorno i media ci raccontano: quelle dei disastri ambientali, quelle dovute alle morti sul lavoro, quelle sulla mancanza di sicurezza e di stabilità...quelle che minacciano e minano l'equilibrio personale e famigliare.
In questo quadro ad esorcizzarlo ci vengono in aiuto le parole:
parole di pace
Svolgimento Serata:
L'attore Michele Rados leggerà una poesia di Brecht
seguirà la presentazione di un partigiano (come da locandina)
A questo punto ci sarà un mio intervento come giornalista e scrittore per introdurre la serata…
Questa è la traccia:
Stasera ascolteremo parole di pace che creano armonia, parole di pace che ricordano, parole di pace che tessono magicamente una rete invisibile di aiuto e comprensione tra gli esseri umani, al di là del concetto di nazione e religione. Parole che creano una alchimia interiore e sociale che crea armonia e quindi forza e solidarietà.
Stasera ascolteremo molte voci di poeti. Poeti di diverse culture e paesi. Ascoltando i poeti invitati e letti, comprenderemo come quello raccontato sia universale, appartenga a tutti. E’ il linguaggio della poesia ma anche dell’anima. E’ la letteratura che parla della nostra condizione sempre alla ricerca di quel bene prezioso che è l’amore, insieme alla pace e la libertà.
Le parole dei poeti sono parole che trasmettono emozioni; interpretano sentimenti vari e ad ognuno richiamano stati dell’anima che riconoscono propri. Per questo si dice che ascoltando la poesia si diventa poeti noi stessi.
La poesia, quando è vera poesia, non va discussa, commentata o criticata, la poesia va solo ascoltata e poi per incanto fa parlare con il cuore chiunque.
Insieme alle parole ci saranno dei suoni, sono armonie nate dalle poesie e tramutate in musica e parleranno ancora, in modo ancora più diretto, alla nostra anima.
Io aggiungo qualche parola. Parole che riprendo dalle ‘Lettere dei condannati a morte della Resistenza’. Parole semplici e seppur scritte in momenti tragici, sono parole piene di calma, di pace, di speranza e amore. Parole per quello tanto più forti e pregnanti.
Lettura del 25 aprile che sogno…
Seguirà poi un intervento di Livio Berardo (presidente dell’ Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea)
Poi un brano di Piero Ponzo (jazzista)
Piero Ponzo suonerà sax e clarinetto- le parole che si sposano con la musica diventano unguento per l'anima.
Poi i poeti:
Bruno Rolleri (cileno) e Angelo Guarnieri (italiano) con poesie più vicine
alla lotta che all'armonia. Gli orientali più armoniosi e nostalgici.: Muin Masri (turca), Meeten Nasr (ebreo palestinese) e Younis Tawfik (Iracheno)
Letture di Semsa Gezgin, traduttrice di Orhan Pamuk (Nobel per la letteratura)
Chami Kimura, (Giappone) con cui leggerà insieme a Michele Rados anche degli haiku (componimenti poetici giapponesi molto brevi – caratterizzate da versi di 5, 7,5 sillabe- richiedono una grande sintesi di immagine e pensiero).

domenica, aprile 15, 2007

Gli stranieri portano fortuna

‘Gli stranieri portano fortuna’ è il titolo di un libro scritto da Marco Aime, con il cantastorie Lawa Tokou. Il libro è la trascrizione di racconti orali tramandati da generazione in generazione, con appunti di viaggio nel Benin settentrionale. Questo libro ci aiuta ad esplorare l’Africa: l’Africa saggia, l’Africa della nostra origine; l’Africa attuale, moderna e insieme tradizionale, l’Africa che sarà ancora, anche il nostro futuro. Sì, perché l’Africa ha ancora molto da insegnarci e, conservando la memoria del nostro passato, può permettersi di indicarci anche il futuro; anzi, se noi avremo un futuro lo avremo imparando dall’Africa. L’Africa è la nostra saggezza.
Ebbene, così io aggiungo che non solo gli stranieri portano fortuna, ma portano anche virtù. Sì, gli stranieri arrivano carichi di voglia di fare, di speranza, conservano ancora quello che noi abbiamo sepolto con la presunta ricchezza fatta di sprechi e di consumi. Con gli stranieri arriva un carico di fiducia verso il futuro, arriva una ventata di autenticità.
E poi gli stranieri ci svelano quanti molti conflitti, definiti culturali, nascondano altri interessi. Lo scontro di civiltà è un artificio. Nessun popolo vive separato dagli altri. Molti stereotipi culturali sono solo dei politici e di certi intellettuali che non si accorgono quanto il mondo sia mischiato confuso e sempre in movimento. Gli stranieri portandoci il loro mondo ci aiutano a comprendere anche il nostro.
E poi noi, forti di una identità che deriva da una cultura millenaria, come riceviamo possiamo insegnare molto ai nuovi arrivati. Certo che per insegnare dobbiamo essere un modello credibile, sicuro, e forse oggi noi non lo siamo. Ai nuovi italiani dovremmo trasmettere una educazione cristiana e laica insieme, insegnare doveri e diritti accompagnati a valori di libertà e uguaglianza.
E poi chi parte, si mette in viaggio, è anche un coraggioso. Arriva da noi con la fortuna, e io dico anche con la virtù.

giovedì, aprile 12, 2007

Ridere alla vita per la vita

Un video che fa bene
Nei momenti tristi passate di qua!

venerdì, aprile 06, 2007

Cartelli Strani

Elenco di cartelli strani trovati in giro:
IN UN RISTORANTE
I clienti che ritengono i camerieri sgarbati dovrebbero vedere il direttore.
IN UNA CHIESA
"Questo è un luogo di preghiera. Siete pregati di pregare".
NEL GIARDINO DI UN ALBERGO
"Vietato far fare i bisogni ai cani presso questa palma. Vale anche per i clienti del nostro hotel".
IN UN AMBULATORIO
"Il dottore è temporaneamente assente. Per casi urgenti rivolgersi al bar"
"Se rompete anche queste sedie potete sedervi per terra"
IN UN OSPEDALE
"Gli appuntamenti si prendono solo con l'infermiera"
DAL MECCANICO
"Si riparano bici anche se rotte".
Per ogni taglio di capelli vi faremo una lavata di capo gratis (Insegna in un negozio) Vendo tutto per esaurimento (Insegna in un negozio)
Eliminazione totale bambini a sole 29.000 (Insegna in un negozio)
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SUL PORTONE DI UNA CHIESA
"Attenzione! Pericolo caduta angeli!"
IN UNA MACELLERIA
"La mucca è sana, il pazzo sono io".
SI AVVERTE IL PUBBLICO CHE I GIORNI FISSATI PER LE MORTI SONO IL MARTEDI' E IL GIOVEDI' (Ufficio anagrafe a Reggio Calabria)
'STA MACELLERIA RIMANE APERTA LA DOMENICA SOLO PER I POLLI.
QUI CHIAVI IN 5 MINUTI (Insegna in un negozio)
GARAGE: LASCIARE SPAZIO PER MANOVRA PERCHE' SONO STUFO E AMMACCO (Cartello stradale)