Video delle giraffe tuffatrici
Segnalato da Enzo Barletta- l'amico della GattaNera.
Eccezionale!
Domandina su Dio
Un día yo pregunté:
¿Abuelo, dónde esta Dios?
Mi abuelo se puso triste,
y nada me respondió.
Un giorno io domandai:
Nonno, dove sta Dio?
Mio nonno diventò triste,
e non mi rispose niente.
Mi abuelo murió en los campos,
sin rezo ni confesión.
Y lo enterraron los indios
flauta de caña y tambor.
Mio nonno morì nei campi
senza pregare né confessarsi
e lo seppellirono gli indios
con flauto di canna e tamburo.
Al tiempo yo pregunté:
¿Padre, qué sabes de Dios?
Mi padre se puso serio
y nada me respondió.
Dopo un po’ domandai:
Babbo, che sai di Dio?
Mio padre diventò triste
e non mi rispose niente.
Mi padre murió en la mina
sin doctor ni protección.
¡Color de sangre minera
tiene el oro del patrón!
Mio padre morì in miniera
senza dottore né protezione.
Il colore del sangue del minatore
ha l’oro del padrone!
Mi hermano vive en los montes
y no conoce una flor.
Sudor, malaria y serpientes,
es la vida del leñador.
Mio fratello vive sui monti
e non conosce un fiore.
Sudore, malaria e serpenti
è la vita del boscaiolo.
Y que nadie le pregunte
si sabe dónde esta Dios:
Por su casa no ha pasado
tán importante señor.
E che nessuno gli domandi
se sa dove sta Dio:
da casa sua non è passato
un signore così importante.
Yo canto por los caminos,
y cuando estoy en prisión,
oigo las voces del pueblo
que canta mejor que yo.
Io canto sulle strade
e quando sono in galera
ascolto la voce del popolo
che canta meglio di me.
Si hay una cosa en la tierra
más importante que Dios
es que nadie escupa sangre
pa’ que otro viva mejor.
Se c’è una cosa sulla terra
più importante di Dio
è che nessuno succhi sangue
perché un altro viva meglio.
¿Qué Dios vela por los pobres?
Tal vez sí, y tal vez no.
Lo seguro es que Él almuerza
en la mesa del patrón.
Dio veglia sui poveri ?
Forse che sì, forse che no.
Di sicuro, però, pranza
al tavolo del padrone.
Semplicemente Cultura è il titolo di un interessante piccolo saggio -edito da Bollati Boringhieri-, di Marco Aime, che in poco più di cento pagine racconta che cosa si intende per Cultura e per il cui tramite essa ci uniamo, dividiamo e distinguiamo.
Innanzi tutto la Cultura è un sapere appreso e nella concezione antropologica classica si intende quell'insieme di usi, costumi, regole, comportamenti che si apprendono nelle comunità.
All'inizio dell'intenso saggio di Marco Aime c'è il capitolo intitolato: Quella cosa chiamata cultura, che racconta come Pico della Mirandola, nella sua Oratio de hominis dignitate, propone una interessante interpretazione della Genesi: Dio durante la Creazione assegnò un destino ad ogni essere vivente e quando toccò l'uomo si accorse di non averne più a disposizione. Il vuoto, la mancanza di destino e di specializzazione ha portato l'uomo a inventare la cultura per riempire questa mancanza.
In sostanza con la cultura ogni uomo crea il suo destino, dando un senso e un ordine agli avvenimenti che vive. Così la Cultura è diventata per l'uomo una risposta per la sua sopravvivenza e al modo di stare insieme, unirsi in società. Il nostro bisogno di fare gruppo ci porta alla Cultura, come elemento per tenerci insieme. La Cultura è diventata un sistema simbolico e meccanismo di controllo; una serie di istruzioni che orientano le scelte individuali fornendo punti di riferimento ai bisogni.
Del corpo di regole che sintetizziamo con la parola Cultura poi noi, attraverso il conformismo, l'abitudine e la convenienza, ne restiamo vittime. La Cultura costituisce anche una gabbia. Dimenticando d'essere una costruzione umana, la Cultura diventa prodotto che pare naturale. In effetti lungo il percorso la Cultura è diventata un complemento della Natura.
Quello che chiamiamo culture sono gli insiemi di comportamenti e regole che vengono apprese vivendo in un determinato contesto sociale.
In fondo l'etimologia della parola Cultura ci rimanda a Coltura, all'azione del coltivare. Con il termine mutuato dall'agricoltura ci riporta all'alimentazione per cui si possono conoscere tutte le culture, le loro connessioni e insieme andare alla radice stessa.
Circa l'identità si possono prendere i due piatti che più di ogni altra cosa caratterizzano gli italiani: gli spaghetti e la pizza. Uno arriva dalla Cina e l'altro è arabo e su tutti mettiamo il pomodoro che arriva dall'America.
Ogni cultura è già multiculturale. Ogni cultura è il prodotto di scambi con altre culture.
Il libro Cultura di Marco Aime termina con: Di fronte alla diversità. Il tema dell'etnocentrismo, la considerazione della propria Cultura come superiore alle altre, è comune in tutte le comunità. Dall'etnocentrismo si è passati prima alla xenofobia e poi al razzismo. La lettura della diversità con il razzismo non è più legata alla cultura ma alla sua natura: alla limpieza de sangre. Questo succede nella Spagna del XVI secolo, Chi aveva sangue spagnolo era superiore. Spostando tutto sulla natura, si toglie all'altro ogni possibilità di cambiamento. Riducendo tutto a dato biologico possiamo continuare a domandarci con Primo Levi: Se questo è un uomo.
A discapito della purezza bisogna sapere che la storia dell'umanità è fatta di incontri, scontri e scambi. L'uomo in realtà non ha radici; se guardiamo in basso vediamo che l'uomo ha dei piedi. Piedi che ci hanno permesso di muoverci, di camminare. Per questo l'uomo ha riempito ogni angolo della Terra. La storia dell'umanità è fatta con i piedi.
Sangue e suolo sono diventati i presupposti di una identità e della tradizione, due concetti che hanno una natura rituale e simbolica ma non legata alla realtà. Spesso avviene riguardo alla tradizione una filiazione inversa, in quanto saranno i figli a generare i loro padri. Non è il passato a modellare il presente, ma il presente che modella il suo passato. Sono retroproiezioni camuffate.
I paladini dell'identità che vorrebbero cancellare l'altro, dovrebbero sapere che è proprio grazie all'altro che essi costruiscono il proprio noi. L'identità è un dato relazionale che si costituisce sulla base della diversità.
In conclusione Marco Aime, cita Edouard Glissant (scrittore e saggista martinicano, teorico della creolizzazione) per cui il problema sta nell'ossessione classificatoria che accompagna la visione occidentale del mondo. Tutto deve essere incasellato e avere una collocazione prescisa, netta e distinguibile. Ancora una volta risuonano tintinnanti echi della purezza.
Un libro che aiuta a spazzare tanta ignoranza che è la causa dell'intolleranza e del razzismo.
Marco Aime, tra i più conosciuti antropologhi culturali italiani, tramite le sue pubblicazioni da molto tempo ha raccontato le diversità culturali e tutte le sfaccettature di quanto ci unisce e divide.
Pubblicato su lankelot.eu
Viviamo una lunga era, da cui si fa fatica ad uscirne, che ruota attorno ad una unica persona: Silvio Berlusconi. Un'anomalia della politica, che dietro al moto di rigetto di suscitato dallo scandalo di tangentopoli, ha determinato un degrado senza fine della politica italiana.
Anche la parte avversa all'uomo Berlusconi -il più ricco d'Italia, con una sterminata rete di interessi economici e affaristici- si avvitava su se stessa e sebbene tentava di guardare oltre, ha continuato a selezionare uomini e scelte davvero perdenti.
Con Silvio Berlusconi sono entrati in politica personaggi incredibili di avvocati, starlette televisive, industriali, piccoli imprenditori, affaristi e giornalisti che hanno rivelato una insipienza e mancanza di spessore senza precedenti storici.
Come dire che la politica, basta avere le conoscenze giuste e soprattutto essere un fans di Berlusconi, poteva farla chiunque. Altro che spirito di servizio per gli altri e la comunità; altro che generosa dedizione al bene comune, si è visto e si continua a vedere cosa si intenda per politica nell'ambito del PdL.
La difesa del leader, l'arrocco sugli interessi personali del capo, la miope visione di classe in favore dei ricchi, rappresenta la politica che continua ad essere anteposta al bene comune e all'interesse della comunità italiana.
Oggi, anche con una nuova fase di rigetto rappresentata dal Movimento 5 Stelle, la situazione non cambia. Abbiamo nei nuovi protagonisti politici che si rapportano ad un nuovo leader, il comico Beppe Grillo, altre insipienze politiche; altre mancanze che, come quella che dietro l'essere duri e puri, portano allo sfacelo.
Cosa possiamo sperare da un governo composto da elementi così diversi? Niente. Da una parte i partigiani del boss e dall'altra i nani politici, che non riescono ad avere una visione che travalichi il loro piccolo orizzonte.
Potremo sperare che i cosiddetti grillini crescano in fretta o almeno una attenta e intelligente opposizione attenga qualche risultato. Uno lo hanno perso irrimediabilmente: fare fuori Berlusconi, eppure lo avevano in mano.
A distanza di 7 anni dal suo primo romanzo Gomorra, diventato un bestseller con oltre 10 milioni di copie vendute, Roberto Saviano torna in libreria con un nuovo libro: ZeroZeroZero. Edito da Feltrinelli, 450 pp., 18 euro.
ZeroZeroZero, racconta della droga che ha preso il sopravvento nel mondo diventando la risposta esaustiva al bisogno impellente dell'epoca attuale: l'assenza di limiti. Con la coca vivrai di più. Comunicherai di più, primo comandamento della vita moderna. Più comunichi più sei felice, più comunichi più te la godi, più comunichi più commerci in sentimenti, più vendi, vendi di più qualsiasi cosa. Più. (pag.47)
Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina.
Il romanzo-documento raccoglie una lunga serie di notizie, racconti, avvenimenti, inchieste, crudeltà, guerre, informazioni che avvolgono il lettore fino a stordirlo, a farne un addicted, un assuefatto come lo scrittore. Infatti nel leggere questo libro si entra in uno stato febbrile da non riuscire più a staccare dai pensieri che conducono alla polvere bianca, a quella farina che da doppio zero diventa triplo zero; diventa un incubo di notizie.
La cocaina è per Roberto Saviano la Balena Bianca è Moby Dick, demone dell'animo umano, e lui si sente con l'ossessione del capitano Achab che non riesce ad afferrarla.
Raccontare questo mondo parallelo, questo inghippo che avvolge il pianeta in un sistema affaristico senza precedenti, per Saviano non deve essere stato facile, così come è difficile ora uscirne. Roberto Saviano ne è consapevole: lui, raccontando e scrivendo questa realtà, è uno che se arrivasse, la morte se l'è cercata. Sì, lui sostiene che è giusto così: è crudele, ma corretto. Non c'è risposta alla scelta di raccontare il potere criminale, quando si sceglie di essere il mezzo e non il fine allora quello che trovi non è una strada buia e senza via d'uscita, ma una porta che dà su altre stanze e altre porte.
All'inizio del libro, come un prologo, si parla di una sorta di lezione tenuta da un boss italo-americano alle nuove generazioni di criminali messicani e colombiani; un seminario per aspiranti boss per cui cinicamente si dice che tutti vogliono dinero, pussy e potere, anche se fingono di volere altro. E' chiara la conclusione del boss: la ferocia si apprende. Per vincere bisogna essere spietati, crudeli. Seminare terrore.
In ZeroZeroZero leggo di atrocità, le stesse di tutte le guerre. Le stesse feroci crudeltà fatte da bande, gang, eserciti, uomini che si trovano uniti nell'odio, nella follia per cui si diventa altro. La responsabilità personale sembra non esistere più. Ma si può fare tutto quel male così, impunitamente? Si può uccidere, seviziare, torturare, dilaniare vite solo per soldi e potere? Tutto per controllare il mercato della cocaina? La crudeltà è una specialità degli uomini. L'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio forse deve contenere in sé una controbilancia. Per misurare il bene deve conoscere l'abisso del male. L'orrore dei suoi atti. Qualcosa che sfugge anche al mito. Non c'è barlume di pensiero, c'è il dissolvimento dell'umanità.
E' proprio dal Messico e dalla Colombia che prende l'avvio la storia del narcotraffico mondiale e della violenza raccapricciante che l'accompagna. Il Messico, per Saviano, è l'origine di tutto: parte di lì il traffico che supera la frontiera più controllata al mondo eppure la più fragile. E' la frontiera che divide dagli USA, che nel gioco del narcotraffico risulta il mercato di consumatori più forte. Dal Messico, dalla Colombia tramite l'Africa le mafie del mondo si raccordano per espandere il potere criminale più terribile. Non c'è luogo che si può ritenere portofranco: le rotte della cocaina come della finanza attraversano tutti i continenti e tutte le mafie, le 'ndrine, le bande criminali, le camorre, i gruppi armati. La cocaina simbolo del Male del mondo.
Quello che racconta Roberto Saviano non lascia scampo: la cocaina è diventata il motore dell'economia mondiale e detiene il primato per alimentare la criminalità più efferata, una guerra senza fine.
Le domande che sorgono dalla lettura del libro sono tante: ma siamo veramente ridotti così male? E' vera la realtà che ci racconta Roberto Saviano? Veramente gli uomini perseguono questo potere? Siamo davvero accerchiati da cocainomani? Ci muoviamo tutti sui ritmi accelerati dal consumo di droghe e amfetamine? Saviano ad un certo punto del libro, dopo aver descritto la guerra dei cartelli messicani e colombiani, dopo aver descritto gli aspetti di economia globale che accompagnano il mercato della droga, se lo domanda anche lui: Ma è questo il mondo? Saviano lo chiede anche al lettore; quel lettore che viene coinvolto in una conoscenza che è capace di trasformare anche la sua esistenza. Un doppio legame che provoca consapevolezza. Dopo aver letto il libro possiamo vedere il mondo che ci circonda in maniera diversa. Ad un certo momento Saviano scrive: Spesso mi si chiede come possano le parole mettere paura alle organizzazioni criminali. In verità ciò che spaventa non sono le parole, ma chi le legge, chi le ascolta. A fare paura sono i lettori che hanno voglia di capire i meccanismi.
Leggendo il libro sembra di perdere ogni speranza. Di avere già perso una guerra che ci vede inconsapevoli pedine di misteriosi poteri criminali che intaccano quelli ufficiali. Saviano racconta delle ferite perchè quelle ci parlano più di ogni cosa: ci parlano delle ricchezze e delle miserie umane che convivono senza la nostra comprensione. Sì, il libro ZerZeroZero è scioccante: provoca rigetto e nausea, è un libro sotto certi aspetti per palati forti; un libro che però non si può mancare di leggere.
La recensione è stata pubblicata sul sito web di lankelot.eu
ZeroZeroZero
autore Roberto Saviano EditoreFeltrinelli
Data uscita05/04/2013 CollanaI Narratori
Prezzo € 18,00 - Pagine450 – LinguaItaliano
Codice ISBN 9788858811443 EAN
La cibernetica, la scienza del movimento dei meccanismi di guida fu introdotta in Italia da Silvio Ceccato, conosciuto dal pubblico italiano per il libro Ingegneria della felicità e i suoi interventi in televisione negli anni '80. Ma Silvio Ceccato non era un ingegnere o professore universitario, lui era laureato in lettere e diplomato in violoncello e composizione musicale. Come Maltz Maxwell -di cui ho parlato qualche post fa sul mio blog- aveva applicato la cibernetica alla psicologia, così Silvio Ceccato, l'applicò alle attività linguistiche, spingendo all’uso corretto delle parole: sono celebri le sue conversazioni con i bambini delle elementari, descritte in numerosi articoli apparsi sul quotidiano il Giorno. Quegli articoli apparsi dal 1964 al 1967, furono raccolti in un saggio dal titolo: Cibernetica per tutti.
Con Silvio Ceccato, come tempo prima con Maltz Maxwell, si è applicata una materia scientifica riservata ai meccanismi delle macchine alla ricerca psicologica e filosofica. In fondo l'inventore della cibernetica Norbert Wiener, aveva sempre pensato di utilizzarla non soltanto come tecnica ma anche come nuovo approccio alla filosofia. Certo è che con l'avvento dei nuovi calcolatori e macchine pensanti, la cibernetica ha tralasciato il suo potenziale filosofico.
Tra i suoi vari saggi che applicano i principi della cibernetica all'uomo si possono ricordare: Un tecnico fra i filosofi (due volumi); Corso di linguistica operativa; Linguistic analysis and programming for mechanical translation; Il linguaggio con la Tabella di Ceccatieff; Il maestro inverosimile (due volumi); La mente vista da un cibernetico; Il teocono.
Ne Il perfetto filosofo -libro pubblicato da Laterza nel 1988- Silvio Ceccato racconta la storia della costruzione di una macchina, poi scomparsa, che rappresentava un frammento di cervello...quello di AdamoII; così lo chiamò lui. Ceccato spiegò a tutti, lettori di giornali, agli studenti e agli insegnanti, gli zig-zag con cui gli occhi di una persona guardano un’altra persona, o un quadro, per cercare somiglianze e diversità con altri.
Silvio Ceccato è morto il 2 dicembre del 1997. Sono passati molti anni e questo personaggio sembra ormai dimenticato. Non saprei dire se i suoi libri si possano ancora trovare nelle librerie o magari su qualche bancarella; sulla Rete però c' la possibilità di rintracciarli. Cercateli. Troverete senz'altro Ingegneria della felicità che, come Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick, aiuta a scovare quei meccanismi di pensiero che allontanano dalla felicità...si perchè la felicità si può e si deve costruire.
Si parla molto dei lati oscuri di Giulio Andreotti il politico italiano che più di ogni altro nella storia nazionale del paese ha esercitato il potere. Era al governo quando sono nato e ha seduto ininterrottamente in Parlamento per oltre 67 anni...che dire?
Ad Andreotti sono attribuite molte cose. Quella del legame con referenti mafiosi siciliani per la sua corrente sono incontrovertibili. Salvo Lima, Ignazio e Nino Salvo -esattori della Sicilia- e soprattutto con Vito Ciancimino i legami furono molto stretti. Su Wikipedia si legge a propositi di Vito Ciancimino, il mafioso che era in contatto diretto con Bernardo Provenzano quello che fu il latitante per eccellenza:
Vito Ciancimino morì a Roma il 19 novembre 2002. Secondo le dichiarazioni del figlio Massimo, il padre sarebbe stato ammazzato perché intenzionato a pentirsi con l'aiuto dei magistrati Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. A Caselli disse: «Quando lei riuscirà a condannare anche il senatore Giulio Andreotti anche a un solo giorno di carcere, dopo 24-48 ore mi chiami e cominceremo a parlare del terzo livello.». Andreotti fu condannato a Perugia il 18 novembre 2002 e il giorno dopo Vito Ciancimino fu trovato morto in casa.
Si inizia sempre così: non sono razzista..., poi si prosegue 'ma non è giusto che gli extracomunitari ci portino via il lavoro'. Con la stessa impostazione: 'Non ce l'ho con i negri, gli africani, ci mancherebbe non sono mica razzista io, ma cosa vengono tutti qui a fare?'. Poi, per le categorie, non possono mancare gli zingari: 'Non si tratta di razzismo, ma gli zingari rubano e mettono in pericolo la nostra gente, non vogliamo che occupino le nostre case'...subito dopo gli omosessuali:'Non ce l'ho con i gay, le checche, ma non vorrei che contaminino la nostra gioventù'...
L'importante è ribadire: Non sono razzista. Quella è la giusta premessa prima di sparare le stronzate e le banalità più grosse. Già, perché in fondo, non siamo noi che siamo razzisti, sono gli altri che non sono come noi. Sono gli altri, che sono tutti terroni.
Un conoscente napoletano me lo diceva: 'Non sono razzista, ma non è colpa mia se non sono nati tutti a Napoli'. Vero. Aggiunse anche: 'Dio creò la Padania e poi pentitosi fece la nebbia'. Almeno era simpatico.
Per tutti esiste invece il razzismo inconsapevole; premetto che anch'io posso esserne affetto: sicuramente lo rivelerò quando userò la premessa: Non sono razzista, ma… a quel punto anch'io le sparerò grosse.
Una questione di fondo è che i razzisti non li sopporto perché le razze non esistono. Esistono uomini e donne. Esistono intelligenti e idioti. Esistono le categorie dove incasellare tutte le cose, per comprendere il mondo. Ecco che i razzisti si sono costruiti le caselle più belle e giuste: in quelle ci sono solo loro; loro, quelli che lo dicono subito, che non sono razzisti. Li avete mai sentiti?

Lapidi
Nato sotto Mussolini, vissuto sotto Andreotti, morto sotto Berlusconi. Che vita di merda.
Ve l'avevo detto che stavo poco bene
Lo ebbimo, lo fubbimo
Qui giace Roberto Gervaso che ancora stenta a crederci All'estinto costò caro l'estintore
Non siate tristi, vi ho solo preceduto
Mio nonno era un duro. Un vero duro. Sulla sua lapide c'è scritto: "Cazzo guardi?
Insieme qualche battuta famosa di Woody Allen:
Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio, ma i cattivi da svegli si divertono di più
Baci da Dio! . Beh, sì. . . Lui ha preso tante cose da me!
Ci sono solo due cose che tu puoi controllare nella vita: l’arte e la masturbazione.
La masturbazione è sesso con qualcuno che si ama.
Credo solo in due cose: nel sesso e nel decesso.
L’ultima volta che sono entrato in una donna è stato quando ho visitato la Statua della Libertà.
Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere.
Il sesso è una cosa molto bella tra due persone; in cinque è fantastica!
Il mio cervello: è il mio secondo organo preferito.
La bisessualità raddoppia immediatamente le tue chances al sabato sera.
Ho letto la Bibbia recentemente, non male, peccato però che il personaggio principale sia poco credibile.
Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia.
I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.
Cento per cento Americano
Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell'India; o di lino, pianta originaria del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente domesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventati dagli indiani delle contrade boscose dell'Est, e va nel bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe di data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell'Europa meridionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe del- l'Asia, si infila le scarpe fatte di pelle tinta secondo un procedimento inventato nell'antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia dai colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto degli scialli che tenevano sulle spalle i croati del diciassettesimo secolo. [...]
Andando a fare colazione si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un'antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di elementi presi da altre culture: il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di acciaio, lega fatta per la prima volta nell'India del Sud, la forchetta ha origini medievali italiane, il cucchiaio è un derivato dell'originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e zucchero. Sia l'idea di allevare mucche che quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente, mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta. Dopo la frutta e il caffè, mangerà le cialde, dolci fatti, secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell'Asia minore. [...]
Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla spalliera della sedia e fuma, secondo un'abitudine degli indiani d'America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o fumando la pipa, derivata dagli indiani della Virginia o la sigaretta, derivata dal Messico. Può anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le notizie del giorno, stampate in un carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania. Mentre legge i resoconti dei problemi che si agitano all'estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.
‘Cara mamma io sto bene come spero sia di te…’. Ricordo che così iniziavano tutte le mie lettere speditele poi; quando poi mi dissero che l'avevano trasferita lontano, in un sanatorio in montagna. A quelle mie lettere non ebbi nessuna risposta. Avrei dovuto capire che qualcosa non andava. Mia mamma era morta dopo pochissimo tempo da quell’incontro e nessuno aveva avuto il coraggio di avvertirmi. Così io continuavo a scriverle. A scriverle e a sognarla.
Di mia mamma mi rimane soprattutto quel ricordo. Ho delle foto, ma il ricordo vale a scaldarmi il cuore più di ogni cosa. Sappiatelo tutti: i nostri genitori in verità non muoiono; noi portiamo nel nostro corpo i loro geni. Noi siamo la loro continuazione nel bene e nel male. Noi siamo semplici portatori di un testimone che ha impresso un atto d'amore.
Maltz Maxwell, nato nel 1899 e morto nel 1975, è stato un chirurgo estetico in un periodo dove chi vi si rivolgeva non era per avere le tette più grosse, le labbra a cannotto, gli zigomi pronunciati o il viso senza rughe, ma per problemi probabilmente più gravi. Maxwell, oltre a parlare, con una sensibilità umana e una competenza psicologica addirittura commovente, di operazioni come la rinoplastica, è stato uno di quei medici eroici che, proprio nel secolo scorso, si è fatto carico di ricostruire i corpi, i volti e le vite di coloro che erano stati colpiti dall’impietosa crudeltà delle due guerre mondiali.
Maltz Maxwell si era reso conto che operando nella ricostruzione dei volti fisici delle persone, procurava un cambio della personalità. Per altri dopo un intervento perfettamente riuscito, dove si poteva aspettare che l'operato sarebbe stata la persona più felice del mondo...invece si accorgeva che continuavano a comportarsi come prima.
In quel momento aveva capito che ognuno di noi ha un’immagine di sé che non si sovrappone esattamente con l’immagine esteriore. Quando chiudiamo gli occhi e ci visualizziamo (e lo facciamo sempre anche se non lo vogliamo) magari ci focalizziamo su qualche piccola imperfezione che nessuno nota, ma di cui noi ci preoccupiamo, e giorno dopo giorno, programmazione negativa su programmazione negativa, magari questa diventa un problema. (un naso un po più pronunciato, il seno un po piccolo, quel neo sul viso...ecc.).
Esisteva la prova che il cervello e il suo sistema nervoso operasse in conformità a noti principi della cibernetica per raggiungere i fini dell'individuo. I meccanismi della mente costituiscono, in sostanza, un meraviglioso e complesso sistema di guida automatico. Questo sistema di guida può agire per noi come meccanismo per il successo o per l'insuccesso. Tutto dipende da come noi operatori lo sappiamo guidare.
E' così che Maltz Maxwell ha preso la cibernetica, scienza che tratta di teleologia, ovvero degli aspetti fisici e matematici più che psicologici, per combinarla all'immagine dell'io. Ognuno ha una propria immagine dell'io che si riferisce al volto della personalità. Insomma ognuno ha una immagine di sé, che pensa di trasmettere agli altri. Maxwell associando la cibernetica alla psicologia ha operato una contaminazione che ha dato ottimi frutti: ha fornito la possibilità di trasformare personalità e relativi comportamenti cambiando l'immagine dell'io. Il termine Cibernetics fu coniato nel 1947 dal matematico statunitense Norbert Wiener, derivandola dal greco Kybernetes, che può essere tradotto con il termine: timoniere, pilota.
Maxwell attraverso il suo studio sostenne come sia stato davvero ironico che la cibernetica, partita come scienza delle macchine e dei principi meccanici, sia giunta a stabilire la dignità dell'uomo come essere unico e creatore. La psicologia al contrario arrivò invece a privare l'uomo di tale dignità. In sostanza coniugando la cibernetica alla psicologia abbiamo la possibilità di sapere come funzioni e come possa essere usata la macchina che possediamo e usiamo quotidianamente.
Nel libro Psicocibernetica pubblicato nel 1960 da Maltz Maxwell, vengono affrontati molti meccanismi che determinano la nostra autostima; argomento quanto mai attuale. Senza avere una buona opinione di noi, non riusciremo a raggiungere nessun obiettivo. In sintesi: un saggio fondamentale, in cui tra l’altro si spiega benissimo che nessuna operazione estetica e nessun accessorio esteriore può aiutare e convincere di valere o di essere attraente; se non lo siamo convinti, di valere e di essere attraenti, prima noi stessi. Il libro è un saggio anticipatore in cui vengono trattate tematiche antesignane: utile per comprendere alcuni disturbi del comportamento alimentare tipo anoressia o bulimia o altri comportamenti autolesionisti ecc. In fondo questo libro anticipa e racchiude tutti i temi principali degli attuali corsi di Programmazione Neuro-linguistica (PNL), Crescita Personale. Inoltre per certi aspetti lo studio di Maxwell anticipa anche quella biologia delle credenze sviluppata con l'epigenetica di Bruce Lipton. Tutto torna. Lo stesso effetto placebo, da mistero della scienza medica per cui non c'è spiegazione al potere della suggestione, è ormai un principio acquisito. Maltz Maxwell, da uomo religioso credeva ai miracoli, alla sorprendente accelerazione dei processi di risanamento naturale che ha il corpo umano, in virtù di una profonda fede. Con lui si può continuare a pensare che il medico cura, la fede guarisce.

Perché scrivere? La scrittura ha bisogno di qualcosa di più del fare. Non è come fare la raccolta di farfalle o di lattine di birra: scrivere richiede applicazione, lo si impara e soprattutto si pratica, si frequenta, si vive.
La scrittura ha bisogno di metodo, ma poi è essa stessa metodo. Lo scrivere è una capacità che diventa passione e come tutte queste, prende poi il posto che merita nella vita.
Se poi il nostro scrivere diventa una cosa utile, civica, importante, questo non può che fare piacere; ma la molla che fa scrivere è un bisogno intimo di comunicare, di raccontare una storia, di fermare, dare vita a oggetti, ad emozioni, a cose che diversamente si pensa si perderebbero e non esisterebbero.
Se poi il nostro scrivere diventa anche professione è bello ma secondario; è importante, ma non da ricercare. Si scrive soprattutto per sé: per fare ordine nei sentimenti; cercare di comprendere il mondo.
Scrivere spesso nasce da un bisogno impellente: quello di raccontare tutto; fermare la vita nel ricordo.
Con lo scrivere si ha l'impressione di procedere per l'eternità.
Io poi me lo chiedo spesso: ma perché scrivere? Per raccontare qualcosa che può interessare; qualcosa che vale la pena che altri leggano? Appunto, che qualcuno poi legga. Ecco allora che il primo comandamento è leggere. Prima di scrivere bisogna leggere.
Lo scrivere poi può dare divertimento. Ad esempio lo scrivere gialli è un divertimento, è un raccontare storie che prima di tutto divertono chi le scrive; se poi si estende questo piacere, ecco che un editore pubblicherà il libro per lettori che verranno.
Ma poi in fondo ogni storia è un giallo, ogni racconto contiene una suspense: la nostra vita non è anch’essa un thriller? Sa forse qualcuno come finirà la sua vita?
Ma in fondo la verità l'ha detta forse un grande scrittore, Italo Calvino: Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.
Queste le mie riflessioni sullo scrivere. Riflessioni versate in un blog che ha appena compiuto 10 anni. E per oggi scrivo ancora: Buon Primo Maggio.


Con la formazione del governo di Enrico Letta possiamo affermare la fine del bipolarismo e delle leggi elettorali -in ultima il cosiddetto porcellum- che l'hanno incentivato. A questo punto bisognerà pensare seriamente di ritornare ad una legge elettorale proporzionale.
Già con il governo di Mario Monti c'era stata una sorta di sospensione politica della logica dei poli destra sinistra. Con l'attuale governo formato dai due maggiori partiti antagonisti, che vede all'opposizione parti delle stesse coalizioni avversarie si è compiuto un atto contro gli elettori dei rispettivi partiti. Il PD è quello che più di tutti è entrato in agonia. Per il PDL il discorso è diverso; lì sono tutti soldati alle dipendenze di Berlusconi e non servono dibattiti o congressi: decide tutto il boss, alla luce dei suoi interessi personali.
E' quest'ultima cosa che rimane indigeribile. La grosse Koalition poteva essere anche normale, frutto di un accordo su programmi utili a uscire dalla crisi socio economica; la presenza di Berlusconi fa diventare problematico e a rischio qualunue accordo. Staremo a vedere.
Giorgio Boratto con il libro Bourbon & Viagra, segue diverse ispirazioni, con il genere musicale country e quello letterario, c'è anche il cinema dove con i film Nashville, Quando l'amore brucia l'anima, e soprattutto con Crazy Earth e Country Strong, i riferimenti diventano forti.
Il racconto lungo di Bourbon & Viagra, così potremo definire questo libro edito da liberodiscrivere@, narra di un cantante country, Martin Hadger, quasi settantenne che con il viagra scopre una seconda giovinezza sessuale. Un cantante che sull'onda del successo avuto negli anni '70, riesce a continuare una attività che lo porta in giro per zone del middlewest americano. E' così che quasi ogni sera cerca di rimediare una scopata sempre con donne diverse. Quando va a buca lo consola il Bourbon...sempre che non lo abbia bevuto prima.
Il protagonista del libro, che racconta in prima persona, risulta un uomo solo e con la paura di invecchiare, ma che con una sorta di sentimentalismo e ironia lo porta a vivere la sua avventura on the road.
Ad un certo punto della storia Martin riceverà una lettera di una donna, che gli comunica che lui è padre di un figlio di dieci anni. Lui non ricorda né il posto e neppure il nome della madre. Come reagirà questo cowboy? Così infatti lui si ritiene: un cowboy che canta: Mamma non lasciare crescano fino ad essere cowboy/ quelli non sapranno stare a casa e saranno sempre soli/ anche con la persona che amano...
Martin con The last cowboy song si domanda: è davvero finito il West, come sta finendo l'Occidente?
Ma sono riflessioni che a lui non servono. La cavalcata per lui continua. Libro piacevole e ricco di spunti. Interessante è la lunga colonna sonora, formata dalla citazione di oltre 40 canzoni, che accompagna le azioni del protagonista.
Da leggere.
Link dell'editore dove è possibile leggere le prime pagine del libro:
http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=161922