domenica, dicembre 28, 2008

Anno nuovo?

L’anno nuovo 2009, inizia con il vecchio più vecchio: le guerre. Molte sono le guerre che si trascinano da tempo e che fanno vittime innocenti, uccidendo donne e bambini. E’ giusto che l’anno scada una settimana dopo il Natale…che natale sarebbe se non nascesse il nuovo anno? Ma che senso ha andare a Betlemme e gridare ‘Pace a tutti gli uomini di buona volontà’?
In questi giorni di fine 2008, sulle pagine dei quotidiani balza la guerra tra israeliani e palestinesi nella striscia di Gaza: un conflitto che sembra non avere fine. 60 anni fa, finita la diaspora ebraica, nasceva quella palestinese. Il 2008 è stato anche il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
L’odio fomentato da interessi di diversa natura continua a seminare morti.
E’ di questi giorni l’affermazione di Bush che la guerra in Iraq non è ancora finita; a pensare che lo stesso aveva festeggiato la fine di quella su una portaerei.
E in Afghanistan? Nel Congo? In Darfur, in Pakistan, in Cecenia, in Libano, in Sri-Lanka…in Georgia?...per citarne qualcuna a memoria?
La risoluzione dei conflitti violenta e per via militare, non sana mai le ferite inferte e alimenta continui odi e vendette. Come faide ancestrali le guerre perpetuano l’orrore che siamo capaci di produrre e subiamo. Caino continua ad uccidere Abele e noi figli dell’assassino e dell’assassinio continuiamo come una condanna divina a morire in quel modo: uccisi da fratelli che non conosciamo; non vogliamo riconoscere.
Pubblicato da ITALIANS

sabato, dicembre 27, 2008

L'ospite inatteso

Ieri ho visto il film ‘L’ospite inatteso’. Un bel film che racconta in modo semplice e pacato la storia di un professore, Walter Vale, che vive monotonamente e solo in una università del Connecticut. La vita di questo grigio personaggio, interpretato da Richard Jenkins, che potrebbe rappresentare gli States di oggi, viene animata dall’insediamento abusivo nella sua casa di New York da una coppia di clandestini: lui, Tarek, siriano e lei Zainab, senegalese.
L’amore per la musica lo farà affezionare a Tarek e lo porterà a suonare il djembe un tamburo africano. Lui, Walter Vale, si ostinava a suonare il pianoforte, anche per ricordare la moglie pianista morta. L’arresto di Tarek come immigrato irregolare, dopo un contatto incidentale con la polizia in metropolitana, lo fa finire in un centro di detenzione nel Queens. Il suo fermo è una vera e propria prigionia. L’arrivo della madre del ragazzo, Mouna, rinnova l’amicizia e l’impegno di Walter per Tarek, per farlo uscire…non ci riuscirà e alla fine i due siriani lasceranno gli USA. Un film che denuncia la fine del valore dell’accoglienza e della libertà che ha fatto grande e forte l’America del nord; anzi con lo spirito di libertà e accoglienza è nata la nazione stessa. Un messaggio forte e triste a testimoniare il cambiamento che è avvenuto negli USA dopo l’11 settembre 2001. E’ anche la metafora della fine di un sogno, la parabola della caduta di una civiltà. Un bel film di Tom McCarthy, per 4 attori perfetti: Richard Jenkins, Haaz Sleiman(Tarek), Danai Jekesai Gurira (Zainab), Hiam Abbass (Mouna).

venerdì, dicembre 19, 2008

Auguri diversi

‘Quando la fame si fonderà con la noia e la disperazione con la rabbia, quando i rabbiosi del mondo intero saranno tutti uniti, allora non potrai neppure sparare perché sparerai su di te. La divina collera dei poveri è profezia sempre in agguato!’. Così terminava di parlare il quinto gufo, nella Grande Notte, nell’opera teatrale di Davide Maria Turoldo: Gufi come angeli.
Quella Grande Notte non è quella di Natale, è quella del mondo prigioniero di un potere oppressore dell’umanità. Un mondo che si è perso e non riconosce più niente. Per noi si spera ci sia un’altra Grande Notte in cui guizzino milioni di stelle che facciano respirare l’infinito e sentire il pianto di un bambino fragile, indifeso, con il volto di ogni povero: è la notte del riscatto, la notte del Natale.
Ho citato Padre Davide Maria Turoldo perché quest’anno ho letto un suo piccolo libro, Profezia della povertà, che ho trovato davvero profetico. Questo prete, filosofo e poeta sosteneva che lo spirito di povertà è quello che salva il mondo. I rapporto tra gli uomini dovrebbero essere improntati sullo spirito di povertà, così come la stesa economia. Una povertà da intendere soprattutto come libertà dalle cose; povertà non come miseria, ma come rifiuto della brama di possesso. L’uomo perciò sia apprezzato non per quello che possiede, ma per quello che è.
Con l’attraversamento della attuale crisi forse saremo obbligati a riscoprire lo spirito di povertà: uno spirito che guardi all’essenziale, ai valori veri. Sperando che non si avveri la profezia della divina collera dei poveri, ma solo quella di assumerne lo spirito; chissà allora se usciremo dalla crisi come persone migliori. Tanti auguri a tutti e benvenuta crisi.

mercoledì, dicembre 17, 2008

Questione etica

La questione etica è sempre al primo posto per trasformare la politica. Gli scandali continui di tangenti e collusioni mafiose lo testimoniano. E’ inutile cambiare sigle e fondare nuovi partiti quando gli uomini scelti da queste organizzazioni ad esercitare le funzioni pubbliche si trovano sempre con le dita sporche di marmellata, rubata dal nostro armadio.
Questo problema di collusione tra politica, affari e criminalità se leggete il libro, di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato, ‘Il ritorno del Principe’ capirete quanto è radicato nella politica italiana. Il libro risulta una lunga riflessione sul declino della nostra civiltà. Alle innumerevoli domande, poste come artificio per chiarire la regressione della nostra classe dirigente, gli autori forniscono risposte precise: il dilagare dell’illegalità, che produce un senso di solitudine nei cittadini con la conseguente disgregazione della società, come la predazione delle risorse destinate allo stato sociale e allo sviluppo, riducono lo Stato sempre più esposto alle involuzioni illiberali e autoritarie.
Ancora oggi la ‘casta’ quando parla di riformare la Giustizia lo fa non per accelerare i processi e garantire l’esecuzione della pena ai condannati, due fattori di malfunzionamento causa prima di ingiustizia, ma per depotenziare i controlli e garantire l’impunità degli appartenenti al potere.
Cosa auspicare? Bisognerebbe scendere in piazza e far sentire ai nostri eletti quanta rabbia abbiamo verso questi comportamenti. A dire il vero questo moto di indignazione popolare era quello che ha aiutato il pool di ‘Mani Pulite’ a fare un po’ di pulizia nei primi anni ‘90; ricordo i militanti leghisti davanti a Palazzo di Giustizia di Milano incitare Antonio Di Pietro a continuare la sua opera. Tutta la popolazione, come i giornali, erano a fianco di quei magistrati per sostenerli nelle indagini utili a smascherare il giro d’affari illegale e di ruberie svolto dagli amministratori pubblici.
Purtroppo in Italia un fascismo mascherato da democrazia continua con un potere esercitato con la corruzione e il ricatto. In Italia, a differenza di altri paesi europei, i furbi e i violenti continuano a trovare consensi.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Parliamo d'amore

Ti ho scritto tempo fa di non rifarti il seno e di non gonfiarti le labbra…di lasciar stare le rughe. Ti ho scritto nel frattempo altre lettere d’amore. Ti ho detto che ti amavo così come sei; che non ti perdevo e tu non mi avresti lasciato.
Quello era tutto, ed era solo poco o niente per quel che sentivo. Sì, perché dell’amore non si può parlare. Dell’amore siamo analfabeti. Dell’amore ci piace sapere tanto e vorremmo conoscere tutto, ma quando lo troviamo l’unica cosa che veniamo a conoscere è la nostra fragilità, la nostra inadeguatezza. E non siamo più competenti di niente; non siamo né professori, né scienziati, ma quali studiosi, esperti o peggio santi…siamo semplicemente degli idioti, idioti naturali.
Di fronte al mistero dell'amore e della natura ogni volta ci sorprendiamo. Così l'altro è giustamente un mistero e quello che amiamo non ci appartiene. Tu non sei mia ed io non sono tuo, noi siamo insieme due piccole luci che s'illuminano a vicenda: due luci che non si possono afferrare. Se poi la mia luce riesce ad illuminare il tuo volto tu di rimando illumini il mio.
No, non esiste l'amore esclusivo. Per questo siamo sempre pronti a ripartire; sempre pronti ad amare. E' per l'amore che continuiamo la storia. E' così che tutto continua.
Scusa la mia pretesa di parlare d'amore, ma di quell'amore che c'è nella nostra vita, vive sempre se qualcuno ne parla.

domenica, dicembre 07, 2008

Clausole costituzionali nordamericane

A causa di clausola costituzionale, se vorrà diventare segretario di Stato Hillary Clinton dovrà accettare una riduzione dello stipendio rispetto a quello di Condoleezza Rice, la beniamina del presidente Bush, che attualmente ricopre quella carica. Questo perché a gennaio la ex first lady approvò un aumento di stipendio, insieme con il resto del Congresso, per la Condoleezza Rice.
Queste sono le norme che regolano i conflitti di interessi anche per il futuro negli Stati Uniti. E in Italia? In Italia il nostro Presidente del Consiglio può permettersi tutto e di più. Può aumentare o diminuire i canoni televisivi sebbene lui possegga le televisioni; può intervenire per aiutare le banche anche se lui possiede una banca, può decidere di sindacare su televisioni e su direttori di giornali, anche se possiede giornali e televisioni che lo sostengono.
In Italia il conflitto di interessi è un argomento che non interessa poiché da sempre il potere politico è stato colluso con quello finanziario e con apparati criminali. La nostra ‘Casta’ ha sempre goduto di impunità e ha dimostrato la capacità di legiferare in tempi record su ogni argomento che mettono in discussione il suo operato. Tutto l’opposto degli USA. Tutto l’opposto del Paese preso sempre dal nostro capo del Governo ad esempio di libertà.

giovedì, dicembre 04, 2008

I Diritti della Rete

Leggo che stimolato dalla visita al Polo tecnologico di Poste italiane all'Eur di Roma, Berlusconi ha preso un importante impegno per una iniziativa italiana durante il prossimo G8, che si terrà in Italia. Berlusconi si impegna ad avanzare una ‘proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo una proposta fatta con una prospettiva internazionale, in cui l'Italia possa essere avanguardia. Queste tecnologie sono il futuro per tutto il mondo’. Berlusconi però ricordo che ammise di non sapere niente di internet, e per quel motivo di sentirsi vecchio. Certo che la classe politica italiana su quel piano è da considerarsi quasi tutta vecchia; esiste molto analfabetismo informatico per cui avere un presidente come Barak Obama per noi italiani resta un sogno. Penso che quella proposta gli sia stata suggerita da qualcuno che ne capisce; magari l’ex ministro Lucio Stanca.
Allora per non pensare male, io intendo la regolamentazione proposta come un atto per estendere a tutti i cittadini del mondo il diritto all’accesso e alla condivisione delle risorse di internet. Il giorno 10 dicembre del 1948, giusto 60 anni fa, si votava all’ONU la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, ora si tratta di considerare la questione dei diritti umani in Rete come parte integrante per sviluppare i temi dell'accesso, della sicurezza, della condivisione e della multiculturalità. Internet è uno strumento di condivisione e partecipazione mai posseduto dall’uomo: questo ci ha fornito lo spazio pubblico più grande che l’umanità abbia mai conosciuto; quindi da considerare un bene comune, come l'acqua, l'aria, il clima e i diritti universali.

mercoledì, dicembre 03, 2008

Decreto Pisanu

Il 31 dicembre decade l’art. 7 del ‘Decreto Pisanu’ che metteva l’obbligo di identificare gli utenti che accedevano ad internet presso postazioni pubbliche. Quella misura urgente era dettata per contrastare il terrorismo internazionale; tale norma fu introdotta per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005. Senza alcuna analisi d'impatto economico-sociale e senza discussione pubblica quella limitazione fu approvata con voto congiunto di maggioranza e opposizione quando al governo sedeva il centro-destra. Quella legge e i suoi effetti sono stati poi prolungati dall'esecutivo Prodi: altri 12 mesi di vita, fino alla fine del 2008. L'emergenza faceva così un altro passo sulla via della normalità. Nemmeno il severo Patriot Act USA, approvato dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, prevede l'identificazione forte di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.
Ora il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino sollecita che venga definitivamente meno l’obbligo di identificazione degli utenti che accedono a postazioni pubbliche di accesso ad Internet (come quelle in aeroporti, stazioni, centri commerciali, bar, circoli privati): si renderebbero così realizzabili progetti di utilità sociale ed economica, come coperture wi-fi municipali a basso costo, progetti contro il digital divide in aree rurali o montane, accesso Internet per turisti, studenti e scienziati che partecipano a conferenze nel nostro paese.
Il decreto Pisanu ancora prima che determinare una sostanziale limitazione al libero utilizzo dei mezzi di comunicazione, rappresenta una barriera per un libero mercato concorrenziale, trasparente e soprattutto tecnologicamente neutrale che non discrimini tra particolari tecnologie imponendo l’uso di sistemi economicamente gravosi. Per questo anche il gruppo dei WiFighters si associa al Centro Nexa per chiedere che quel decreto non venga prorogato e si lasci decadere.
E’ notizia di questi giorni che l’Italia è terzultima in Europa per quanto riguarda l’utilizzo di connessioni interne di qualunque tipo. Anzi, viene riferito che c’è una diminuzione degli utenti.
Nel 2008 le famiglie che accedono alla rete sono il 42% rispetto al 43% del 2007. Secondo i dati diffusi da Eurostat, si tratta di un caso unico nelle Ue, tutti gli altri 27 paesi mostrano un aumento della diffusione tra le famiglie.
Le limitazioni del decreto Pisanu non aiutano certo a promuovere l’utilizzo di internet.

domenica, novembre 30, 2008

Social card? Per chi?

Niente da dire sulle misure anticrisi del Governo, solo rimarcare che sono insufficienti per affrontare una crisi che sarà lunga e di proporzioni grandissime: durerà qualche anno e cambierà il nostro modo di vivere odierno. Cambieremo il modo di consumare, anche se si farà di tutto per mantenere quello attuale.
Una cosa però non si comprende: perché si è scelto di istituire una ‘social card’ invece che far pervenire i soldi direttamente sulle pensioni di chi ne avrebbe diritto? La ‘social card’ ha tutto il sapore di essere un’altra trovata italiana per fregare soldi allo Stato: in realtà servirà ad arricchire chi la stamperà e chi incasserà la commissione sull’uso. Alla faccia dei poveri.
Inoltre non tutti i negozi, dove andranno a fare acquisti i poveri che beneficiano di questo aiuto, saranno muniti dell’apparecchio per utilizzare questa ‘card’. Chi va dal fornaio sotto casa – l’importo che si ha a disposizione con questa ‘social card’ equivale ad 1 euro e 33 centesimi al giorno- non troverà certo il modo di usarla.
Allora torna la domanda: perché la ‘social card’? Forse per farne un cimelio di regime o un articolo da collezionisti? Chissà. Speriamo solo che la crisi oltre che trasformare i consumi ci faccia diventare anche più saggi.

lunedì, novembre 24, 2008

Crisi

Un amico mi ha raccontato di essere andato alcune sere fa alla presentazione di una nuova auto da 45 mila euro. ‘C’era aria di festa, c’era la musica, tante belle ragazze sorridenti, luci colorate e tante persone. Sembrava di partecipare ad un ballo su Titanic’. Così mi ha sintetizzato la serata. Sì, con la crisi economica che avanza inesorabile e si protrarrà per diversi anni, assistendo a certe manifestazioni rendono il senso del Titanic…
Il paragone è forte, però capita spesso di avvertire una discrasia tra la realtà della popolazione con chi è al governo del Paese. Questi ultimi fanno gli ottimisti e invitano a consumare. Per il premier italiano l’uscita della crisi dipenderà dai consumi dei cittadini. Consumare di più? Con quali soldi? Per un premier che considera il pool di ‘Mani Pulite’, come il responsabile dell’interruzione della crescita del benessere italiano, c’è poco da stare allegri: quest’uomo non ha certo la cultura per affrontare una crisi internazionale come quella che attraversiamo. Chi si è dimenticato che per salvare la lira ci fu una manovra finanziaria che tassò anche i conti correnti? Le tangenti, la corruzione politica, le vessazioni affaristiche portarono l’Italia sull’orlo della bancarotta e si deve dire grazie a Ciampi, Amato e Prodi se siamo riusciti ad entrare nell’Euro. Ricordo anche che nel 1993 la Fininvest rischiò il naufragio e i conti furono messi in ordine da Franco Tatò. Giulio Tremonti come mai sta zitto, lasciando parlare a vanvera Berlusconi, come sempre?
*Pubblicato su Italians

lunedì, novembre 17, 2008

Il computer sostenibile di Giovanna Sissa


Un incontro a Palazzo Ducale, nel Salone del Minor Consiglio, è stata l’occasione per ascoltare diverse opinioni, di esperti del campo informatico e no, sul ‘computer sostenibile’. Coordinati dal giornalista Mario Bottaro sono intervenuti: Andrea Ranieri, Joy Marino, Paola Girdinio, Maurizio Martelli e Serge Latouche.
L’occasione dell’incontro è stata la presentazione del libro di Giovanna Sissa: Il computer sostenibile –riduzione dei rifiuti elettronici, riuso dei pc e open sourse.
Per Mario Bottaro ‘sostenibile’ è diventato da aggettivo un suffisso: tutto si accompagna alla parola sostenibile e con questo libro di Giovanna Sissa ora sappiamo che anche il pc è diventato sostenibile; sappiamo che il nostro pc crea danni all’ambiente al pari di molti altri prodotti di consumo: anche i pc diventano rifiuti che sarà difficile riciclare e smaltire.
Il primo ad intervenire è stato Andrea Ranieri, assessore alla Cultura del Comune di Genova: ‘con questo libro ho scoperto che il pc, da strumento che aiuta il mondo, è invece con la sua materialità di plastica è difficile da smaltire; è un prodotto che inquina al pari di altri. Nel libro ci sono molte parole che iniziano con la lettera R; oltre alle azioni Ridurre, Riusare, Riciclare, ci sarebbe da aggiungere Riconcettualizzare il Pc. Ripensarne l’utilizzo, la funzione, la missione’.
Per l’autrice del libro, Giovanna Sissa, prolungando la vita del nostro pc, del prodotto hardware, si contribuisce alla compatibilità ambientale. Non è il pc che diventa obsoleto, ma spesso è il software, il programma che lo fa funzionare, a diventare per ragioni di mercato a non essere più adeguato, allora con l’open source noi possiamo allungare la vita al pc. Non è un caso che sulla copertina del libro ci sia un pinguino: è il logo di Linux, un sistema operativo open source, ovvero aperto, libero e gratuito che può adattarsi alle esigenze di chi lo usa e quindi questa potrebbe essere la risposta per il pc sostenibile. I rifiuti dei pc, che sono quelli dei prodotti elettronici sono di dimensioni enormi. Ognuno di noi ha a disposizione una dimensione di terra verde pari a due campi di calcio; il 4% è quello che si mangia il pc…questa terra l’abbiamo in prestito e poi dovremo lasciarla a chi viene dopo. La R di Responsabilità è quella che investe tutto: è La R principale. Un’altra R è il Ripensare, il comprendere la bulimia del possesso, controllare i consumi.
Per Joy Marino il pc è un test nato per conoscere la materialità di un mondo che è per definizione immateriale. Nel Pc c’è molta ferraglia e può essere utilizzato a lungo se preleviamo ciò che ci serve da internet. Il web può essere condivisione, elemento sociale; infatti internet mette in comunicazione milioni di persone: è un valore che si moltiplica per se stesso, accresce la conoscenza. Sostenibile è considerare componenti che abbiano una vita lunga: fibre ottiche, modem.
Maurizio Martelli: ‘L’open source non è una risposta ma è un modello. I Sistemi Operativi vengono prodotti per il mercato e introdotti per induzione dovuta al deprezzamento di quelli esistenti. Il problema della durata può essere una scelta aziendale o personale da fare pianificando gli acquisti. Inoltre del pc va insegnato l’uso e la fruizione con la collaborazione delle scuole’.
Paola Girdinio: ‘la soluzione è difficile. Il concetto di sostenibile è rivolta all’ambiente e l’emissione di CO2 nell’aria aumenta sempre. C’è un approccio pragmatico femminile che consiglia di consumare meno e aumentare il ciclo di vita dei prodotti: questo è solo uno dei modi. Bisogna impegnarci tutti per incidere nelle scelte a produrre meno emissioni nocive nell’aria; meno ossido di carbonio.
Per Serge Latouche è già stato detto tutto. Più che riconcettualizzare, bisognerebbe rigovernare le scarse risorse. Qui si tratta del valore della conoscenza, del sapere. L’informazione è ancora più attuale: il sapere non si consuma, è un prodotto che aumenta. Le R sono tante e portano al Rifiuto. La crisi economica, l’economia della scarsità, ci spingerà verso tecnologie diverse dove non si butta via niente. Non sono un esperto di computer e in un mio ultimo libro, La felicità della decrescita, l’ho citato solo due volte. I miei colleghi si riempiono la bocca di immateriale, ed io ho scoperto che un microchip ha un impatto terrificante con la natura: molte navi scaricano in Nigeria migliaia di computer rifiuto. In verità il pc è insostenibile; questo sarebbe il titolo giusto. Circa le R, bisognerebbe Riconcepire più che Riconcetualizzare; bisognerebbe andare a monte e non a valle. Bisognerebbe fare come con le fotocopie dove l’apparecchio viene dato in comodato d’uso. Il riutilizzo del pc l’ho visto fare in Africa dove si sono specializzati a riciclare gli scarti, tutti gli scarti del pianeta.
Una soluzione sarebbe il tecno-digiuno, non perché i pc siano cattivi in sé…solo il cellulare con il coltan è cattivo; con il tecno-digiuno dovremo dimostrare la nostra capacità a farne a meno: una forma di liberazione. Non è solo il pc da rendere sostenibile, ma tutto il mondo.

venerdì, novembre 14, 2008

pietà per Eluana

Finalmente un atto di pietà cristiana. Un atto che mette fine ad una situazione innaturale, perfida e crudele come quella dello stato vegetativo durato 17 anni di Eluana Englaro. La Chiesa Cattolica non aveva nessun diritto di interferire nell’applicazione di una legge dello Stato italiano. Finalmente, con la sentenza definitiva, la Cassazione ha chiuso una agonia che allontanava la pietà e l’amore per una vita pienamente vissuta. Cosa aveva di naturale quel metodo di alimentazione naso-gastrica? Niente. Con le cellule dalla corteccia cerebrale necrotizzate, Eluana Englaro non aveva nessuna possibilità di uscire dallo stato vegetativo. Lo Stato laico deve rispondere per tutti: credenti e no.
La Chiesa Cattolica, sostenitrice a suo dire del rispetto naturale, nell’assumere la posizione intransigente di non staccare quel tipo di alimentazione artificiale era come se paradossalmente autorizzasse l’utilizzo del profilattico per il controllo delle nascite.

lunedì, novembre 10, 2008

Su Pio XII

Una domanda pertinente: perché Pio XII ha scomunicato i comunisti e non i nazisti? Eppure Hitler come Goebbels erano cattolici. Così chi era ed è iscritto al Partito Comunista è stato posto fuori dalla Chiesa Cattolica da un Papa che ora viene beatificato. In Italia fu usata l’arma della scomunica per aiutare la Democrazia Cristiana a combattere il P.C.I. era una forte ingerenza nella politica che si combatteva più per carattere ideologico che per programmi di governo.
Non va neppure dimenticato l’apporto che diede la Chiesa Cattolica sotto Pio XII nell’aiutare i gerarchi nazisti a fuggire all’estero: Erich Priebke, Josef Mengele, Adolf Eichmann, furono garantiti dal Vaticano. Oggi non si scomunica più nessuno e si chiude gli occhi di fronte ai sacrileghi: chi fa la comunione ed è divorziato, chi appartiene alle cosche camorristiche e mafiose, i pedofili…e per quanto riguarda le guerre moderne? Mai nessuna scomunica per i perpetuatori di stragi e genocidi. Ancora: da Hiroshima, al Vietnam e dal Ruanda ai Balcani, nessuna condanna contro i bravi assassini cristiani. Allora? Quella scomunica, come altri comportamenti non fanno certo Papa Pio XII un santo. E poi ce n’è proprio bisogno?

giovedì, novembre 06, 2008

Abbronzati diversi

Oggi tutti i giornali parlano della battuta di Berlusconi su Barak Obama definito giovane bello e ‘abbronzato’. Non so quanto sia giusto dare importanza ad un barzellettiere, però qualcosa ho scritto anch’io.
Barak Obama non è abbronzato, è un meticcio, nato dall’incrocio tra una donna del Kansas e un keniota. Berlusconi è abbronzato, è un padano che usa spessi strati di fondo tinta ed è figlio di due italici. Barak Obama non è abbronzato, ha un colore della pelle naturale e ha sposato una donna nera. Berlusconi è abbronzato, e il suo colore della pelle, come quello dei capelli, non è naturale e ha sposato una donna bianca.
Barak Obama non è abbronzato, dovete dirlo a Berlusconi, fateglielo sapere. Berlusconi è bianco, dovete dirlo a Obama, ma forse lui lo sa già, anche se lo vede abbronzato; dovete dirgli che i capelli di Berlusconi sono finti, ma ad Obama forse non interessa: questo interessa agli elettori del PdL, come la sua capacità di fare il premier e la sua simpatia.
Fra poco Obama e Berlusconi si incontreranno e sarà una gara ad apparire più abbronzato…scusate la gara in verità la farà solo uno dei due: quello che si abbronza per apparire, quello per intenderci tanto ricco ma con poca classe, senza savoir faire come si dice; quello che racconta le barzellette sui malati di Aids, sui miracoli e fa il gesto di sparare ai giornalisti davanti a Putin…
Peccato che tutti i soldi del mondo non siano sufficienti ad acquistare cultura, rispetto, intelligenza e spiritualità.

martedì, novembre 04, 2008

Barak Obama speranza del mondo

Tutto quello che sta succedendo in Italia per la scuola pubblica è salutare: la generazione dei ventenni, e degli studenti, dopo il salto delle generazioni dei trentenni e quarantenni odierni, ritorna nelle piazze a protestare; ritorna per prendere in mano il suo futuro. Una ventata di ‘io non ho paura’ e di ‘giù le mani dal nostro futuro’, serve; serve a sconfiggere le manovre costruite per intimorire il movimento dei giovani delle scuole e delle università.
Nella società del ‘villaggio globale’, del mondo assimilato ad un unico paese, Barak Obama rappresenta una grande novità, a parte l’etnia nera, lui è uomo di 47 anni contrapposto ad un uomo di 72 anni. Barak Obama è anche la metafora non solo generazionale ma fisica di ciò che sta avvenendo nel mondo: quel meticcio è il nostro futuro; lui è il frutto dell’incontro e della nostra bastardità.
Barak Obama è una svolta necessaria e utile per affrontare una fase storica difficile, dovuta alla tempesta finanziaria che accelera la fine della nostra civiltà occidentale quale paese della sera.
Insieme a Obama auguriamoci che milioni di giovani escano, scendano in piazza e si organizzino per governare un futuro ricco di grandi trasformazioni che cambierà in modo radicale il nostro modo di vivere odierno. Spesso l’umanità ha saputo nei periodi bui trovare le risorse giuste per uscirne indicando idee e uomini adatti a sostenerle. Barak Obama è uno di questi.
Questo post è stato pubblicato oggi 5 novembre sulla rubrica Italians del c0rsera online

mercoledì, ottobre 29, 2008

La coscienza al Festival della Scienza di Genova

Giornata all’insegna di un diverso che è nell’uomo; dentro l’uomo. Un appuntamento al festival della Scienza del 27 ottobre è con Nicholas Humphrey e la necessità della coscienza, con questo filosofo psicologo indagheremo un passaggio importante per l’evoluzione: la fenomenologia della coscienza. Il titolo completo di questa Lectio Magistralis è: ‘Perché gli zombie umani sarebbero un vicolo cieco evoluzionistico’. Introduce: Vittorio Bo
‘La scienza non spiega la coscienza’: questo è bene saperlo e Nicholas Humphrey, filosofo e psicologo, lo dice subito; insieme al presentarsi come un fisicista, un darwinista convinto, per cui questa qualità fenomenica è frutto della selezione naturale: un sistema utile per ottenere un adattamento all’ambiente. Gli umani sviluppando questa esperienza di sensazioni hanno costruito una ‘nicchia dell’anima’. La coscienza è l’elemento soggettivo che dà vita alle sensazioni. Con il libro ’Rosso’, pubblicato lo scorso anno, l’autore spiega le sensazioni per cui riceviamo informazioni dai sensi e poi con la mente le interpretiamo: con ciò che ‘sentiamo’ e con l’introspezione noi facciamo esperienza, così conosciamo di più…
La coscienza diventa l’interiorizzazione di esperienze vissute. Partendo dal colore Rosso, Nicholas Humphrey ci racconta il lungo passaggio di rielaborazione delle sensazioni. I filosofi hanno cercato di rispondere agli interrogativi posti dalla coscienza, ma gli aspetti fenomenologici non esistono nelle coscienze. Allora cosa è successo? Come è arrivato il cervello a tutto questo? Dietro c’è la matematica. Dietro c’è l’illusione, un passaggio importante per comprendere le differenti realtà; gli altri punti di vista. L’illusione spiega paradossalmente il trucco che ci inganna e il perché.
Una risposta alla coscienza più che dai filosofi ci viene fornita dagli artisti; dai poeti, pittori, scrittori…descrivendo le loro sensazioni, dimostrano il piacere, la gioia nell’avere coscienza: la gioia di vivere sembrerebbe adattiva alla nostra vita. L’aspetto fenomenologico della gioia è un momento conscio, un momento ‘dentro’; la coscienza del ‘qui ed ora’. Cosa rende così straordinario tutte le cose che scopriamo? Che accarezziamo? Che sentiamo? Tutto l’incantamento avviene con la sensazione e la nostra coscienza in conclusione non spinge al soprannaturale, ma tutto quello che è bello dovrebbe essere riservato a noi stessi.
Siamo noi a vedere tutto quello che c’è in Natura; lei da sola non ha niente da dire, siamo noi a raccontarla come nessuno ha mai saputo dirlo. Ecco siamo noi gli autori di tutto. Qui le citazioni di poeti e artisti si susseguono Rilke, Wilde, Blake, Keats, ecc. I molti artisti parlano senza dirci che dobbiamo contare solo su noi stessi. Per l’essere umano il senso del sé è l’ossessione del trarne qualcosa che riconosce solo suo, privato. Ogni pensiero ha un proprietario, le tracce sono la nostra importanza metafisica. ‘Ogni uomo allora è un’isola con la sua coscienza fenomenica. Nessuna mente può avere più interesse del proprio io. La coscienza è questa potenza: l’autosviluppo di esseri unici, irripetibili, diversi. Noi oggi siamo qui per questo. Siamo opere d’arte e per essere la nostra coscienza’.
Questa conclusione finale può essere spiazzante ma, per Nicholas Humphrey lui ateo, l’anima è la nostra individualità, il nostro tentativo d’evoluzione. In quella ‘nicchia dell’anima’ vive la nostra coscienza. Lo zombie è un umano senza coscienza: è uno zombie filosofico, un altro da noi che non potrebbe esistere. Noi evolviamo con la coscienza.

lunedì, ottobre 27, 2008

Il popolo del Circo Massimo

Quel popolo del Circo Massimo è un popolo che conosco bene. Quel popolo ha attraversato anni e anni di opposizione rimanendo con i sogni di pace, di libertà, pane e legalità: cose semplici a parole, ma di difficile mantenimento.
Per questo quel popolo di gente onesta è sempre pronto a scendere in piazza per riuscire a far sentire la sua voce, troppo spesso sbeffeggiata da un potere arrogante che parla dalle televisioni.
Quando succede che milioni di persone si muovono, affrontando sacrifici, spinte solo da ideali di democrazia e giustizia, non è mai una cosa vana per cui non se ne può far niente. Quel movimento genera una energia che si moltiplica per se stessa, generando forze di cambiamento. Quando la protesta è anche proposta, chi la sbeffeggia ha poco da stare tranquillo poiché quella forza pacata e serena riesce a far rimbalzare accuse e negatività. Quel popolo rinfrancato dall’essersi incontrato in così tanti in un luogo preciso, riparte con fiducia per la costruzione di una democrazia messa sempre in pericolo da suffragi universali o da sondaggi virtuali. Una democrazia ora messa in pericolo anche dalla crisi economica.
Il cambiamento potrebbe avere un percorso anche breve per il precipitare di una crisi finanziaria per cui le promesse di un im-prenditore di far tutti più ricchi, soprattutto non pagando le tasse, affonderà nella cruda realtà. Quel popolo sono sicuro è pronto a trasformare le difficoltà in risorse per trasformazioni profonde del nostro modo di vivere, pensando in armonia con l’ambiente e la giustizia sociale.

sabato, ottobre 18, 2008

Il dono sovvertitore

Ci sono molte cose che non vanno in economia, questa ‘scienza’ che si è trasformata in legge pretendendo di dare un senso ai nostri bisogni soddisfacendoli con il mercato. L’ultima crisi dell’economia mondiale è significativa, ci si accorge che c’è nascosta una grande truffa: la logica di mercato per cui attraverso lo sviluppo esiste la possibilità di ottenere la prosperità materiale per tutti. Oggi sappiamo che questa economia può essere dannosa e insostenibile per il pianeta.
Tutti dovremmo avere presente che quello che diamo e riceviamo è in larga misura frutto di uno scambio gratuito. Quello che viene dato dai genitori ai figli non ha prezzo; non si può quantificare quello che si dona per amore. Nelle relazioni d’amicizia avviene uno scambio di cose che si pagano con il piacere, con un senso di aiuto e simpatica reciprocità. Allora cosa misura l’economia? Come recuperare tutto il valore vero? Tutto quello che non è quantificabile in moneta, vale? Eccome se vale, e vale semplicemente donando. Con il dono, con la pratica del regalo agli altri, noi liberiamo la società dal crimine costruendo una comunità tra simili e umani solidali. Con il dono si potrebbe creare una società più giusta; il dono diventerebbe un fatto sovvertitore. In economia non c’è spazio per i sentimenti: Adam Smith si rallegrava del fatto che non ci aspettavamo il nostro sostentamento dalla ‘benevolenza del macellaio’; ma oggi la perdita di valori si accompagna con arricchimenti facili, corruzioni, truffe, reati…così per recuperare si chiedono norme, codici di deontologia…il dono porterebbe in sé il vero valore morale. Donare è un paradosso che nasconde la verità: quello che si dona in realtà si scambia con il piacere di dare. Generalizzando l’atto del donare, come norma comune, il possesso di beni non determinerà più lo stato sociale: quei beni non saranno denaro da trasformare in potere e quindi cadrà ogni valore astratto del mercato. Il valore del dono è la relazione: quello che si scambia è conoscenza, fiducia, umanità, sentimento; è dare valore ad un altro aspetto del bisogno, e quello che non ho non mi manca.
Questa teoria, che trovo bellissima, è sostenuta da Serge Latouche, economista francese, professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi. Per Serge Latouche questa alternativa economica esiste già ed è in Africa: in zone come la Mauritania, Camerun, Senegal, dove emerge una ‘società informale’ c’è una vera e propria alternativa storica allo sviluppo di come lo intendiamo noi.
Come sostiene Serge Latouche, bisogna mettere in discussione i concetti di crescita, povertà, bisogni fondamentali, tenore di vita e decostruire il nostro immaginario economico, che è ciò che affligge l’occidente e la mondializzazione.
Non si tratta ovviamente di proporre un impossibile ritorno al passato, ma di pensare a forme di un’alternativa allo sviluppo: in particolare la decrescita condivisa e il localismo. La pratica del dono può essere senz’altro una via. Ancora una volta forse dovremo guardare all’Africa non solo per conoscere le nostre origini ma per ritrovare la saggezza per il nostro futuro.

giovedì, ottobre 16, 2008

Serata Peruviana

Serata riuscita bene ieri sera al circolo Arci Zenzero; con lo spunto del mio viaggio in Perù del mese di maggio scorso, ci siamo trovati in circa 40 persone, tra amici e conoscenti a parlare di quella grande nazione. In conclusione abbiamo assaggiato alcune ricette della cucina peruviana preparate dalla Gastronomia: Segreti e Sapori di Genova. Ecco alcune immagini del viaggio in Perù fatto con mia moglie Anna.

Qui elenco ci sona altri video girati in Perù:
http://it.youtube.com/watch?v=3_qEX7DeRxc
http://it.youtube.com/watch?v=kpmg4jald2E