martedì, luglio 01, 2008

I virus del linguaggio

I virus del linguaggio sono inarrestabili. L’ultimo in ordine di tempo è ‘assolutamente’. Si sente spesso dire ‘assolutamente si’, ‘assolutamente no’ e poi anche solo ‘assolutamente’, che non vuol dire nulla, ma si dice. Di questi avverbi e frasi fatte si infarcisce la nostra lingua quotidiana in modo contagioso. Notate come si dice anche, in questo modo forse per apparire forbiti, ‘quant’altro’? Qualche tempo fa c’era ‘l’attimino’, prima ancora c’era ‘a livello di…’, poco fa e ancora persiste il ‘voglio dire’.
Oggi si parla tanto, si scrive tanto, tuttavia il vocabolario è limitato, ripetitivo e domina un generale abbrutimento della lingua. Evidentemente c’è un plagio dovuto al livello culturale della televisione, per cui viviamo tra parolacce, bestemmie e improperi. Come uscirne? Ma poi perché?
Forse è bene lasciare questa lingua, diventata gergo, proliferare. La vitalità di una lingua comporta anche questo pericoloso imbarbarimento. Il ‘vaffanculo’ che si sente spesso, quasi come il ‘voglio dire’, dice di più di ogni altra cosa…e allora?
La lingua, il nostro modo di parlare, sicuramente è in relazione al nostro modo di essere e di vivere: merda, cazzo, culo, ecc. spesso sono parole improprie al comunicare, ma dicono chi siamo e cosa stiamo facendo, più di ogni altra cosa.
Ecco viviamo e stiamo male. Spero allora che nasca il momento di riscoprire la poesia, il piacere di usare parole belle, profumate, intense con il gusto di trovare quella precisa, coerente, originale. Ecco allora che staremo bene; saremo positivi e il male non ci farà paura poiché avremo molte più parole per tenerlo fuori.

domenica, giugno 29, 2008

La Chiesa oggi

Leggo su un quotidiano che…’Seguendo, a modo suo, il filo che lega spiritualità e fisicità Benedetto XVI sta compiendo una grande rivoluzione con piccoli gesti: tentare il rilancio della religione cattolica utilizzando la forza fisica e simbolica del rito, degli oggetti, dei simboli e dei paramenti...il suo rilancio, la sua ripartenza, passa dalla celebrazione della messa in latino ma anche dalla stola di lana bianca riveduta e corretta, dai cappelli a larghe tese ai mocassini dello stesso punto di rosso antico, da altri copricapi e coprispalla ai grandi crocifissi pettorali. Come quello d'oro con diamanti e zaffiri che Silvio Berlusconi ha regalato a Sua Santità nel giorno della visita in Vaticano’.
Proprio in questi giorni ho terminato di leggere, Profezia della povertà di David Maria Turoldo. Questo prete, filosofo e poeta sosteneva che lo spirito di povertà è quello che salva il mondo. I rapporto tra gli uomini dovrebbero essere improntati sullo spirito di povertà, così come la stesa economia. Una povertà da intendere soprattutto come libertà dalle cose; povertà non come miseria, ma come rifiuto della brama di possesso. L’uomo perciò sia apprezzato non per quello che possiede, ma per quello che è.
Per padre Turoldo la povertà era una profezia poiché era la cosa che poteva garantire a tutti i beni; infatti guardandoci in giro non mancano i beni, non sono le cose che difettano.
I pensieri di David Maria Turoldo centravano l’essenza della religiosità cristiana: ‘Cristo è il protagonista del dramma umano; non c’è novità nella storia umana. Cristo è lo spirito della povertà e senza povertà non c’è salvezza. Niente si avvicina di più alla libertà che la povertà. Senza lo spirito di povertà, anche il povero è uguale al ricco, poiché il povero aspira ad esserlo domani’.
Queste pregnanti parole evangeliche sono sempre attuali e continuano ad essere un messaggio rivoluzionario per il credente.
La Chiesa dovrebbe ripensare a questa condizione e diventare essa stessa povera. Con Benedetto XVI invece si va verso il suo opposto. Gli stessi paramenti sacri di Benedetto XVI sono improntati allo sfoggio di ricchezza. La veste bianca di Papa Giovanni Paolo II è stata sostituita da vesti ricamate, si è rispolverato il camauro (berretto rosso dal bordo d’ermellino) e le mitre intessute d’oro. La Chiesa Cattolica sembra abbandonare il Concilio Vaticano II per ritornare ad un tempo passato. Quale messaggio e richiamo alla fraternità cristiana può esserci negli orpelli degli abiti e dei gioielli? Si può chiamare rivoluzione questo ritorno al passato? Non ci sarà solo una affermazione del potere temporale? Quello che in fondo tutti gli uomini all’interno delle istituzioni cercano da sempre?

venerdì, giugno 27, 2008

La raccomandazione

La raccomandazione non so se è un vizio italiano, ma certo è quello che più caratterizza una mentalità, un costume. Con la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche a Saccà in verità scopriamo un mondo che già conosciamo…scopriamo che tutti hanno bisogno di una raccomandazione. Anche Berlusconi ha bisogno di raccomandarsi: di raccomandarsi che la sua raccomandata sia raccomandata, altrimenti c’è il pericolo che si raccomandi a qualcun altro, e allora sono guai per lui che perde le sue raccomandazioni. Quelle di lei.
Nessuno è immune alla raccomandazione e non occorre essere importanti per farla e riceverla. Per tutto pare servano amici, conoscenti, favori e da un Picone qualunque si può arrivare al Papa: lo stesso Papa che ieri ci ha raccomandato alla Madonna, anch'essa utile per raccomandarci a Dio...
Ecco, la raccomandazione è anche la più varia: se ti serve un posto in ospedale, a volte, basta un barelliere o un infermiere; se ti serve lo sconto dal gommista o dall'elettrauto a volte basta un conoscente del bar; se ti serve un lavoro allora...
forse non basta neppure Berlusconi, che consiglia di sposare suo figlio.
Nel sottile gioco del dare-avere la raccomandazione è la premessa, a volte, per fare accadere le cose più turpi: non necessariamente la ragnatela del favore diventa intrigo ma di sicuro poggia su condizioni morali per quello che può succedere. Senza raccomandazione non sei nessuno: non esisti.
Siamo coscienti che la raccomandazione diventa la premessa di una società in cui non ci sono più diritti ma favori discriminanti? Non voglio fare la morale, ma i nostri comportamenti diffusi sono frutto di una cultura da sudditi, di subalterni che delegano, con il potere, lo soddisfacimento dei propri bisogni.
Ora chi ha la pretesa di governarci insiste in questo perfido gioco della raccomandazione, e non trovandola spera di aggirare il tutto con le leggi ad personam. La cultura di fondo non cambia: è quella della raccomandazione per ogni cosa.

sabato, giugno 21, 2008

Appena tornato


Sono appena tornato da un bellissimo viaggio in Perù; nei giorni del mio soggiorno in quel paese si stava processando Alberto Fujimori, che è stato tre volte presidente dal 1990 al 2000. L’ex presidente è imputato per violazione dei diritti umani. La televisione del Perù trasmetteva in diretta il dibattimento processuale e mi è capitato di assistere nelle strade di diverse città a manifestazioni in suo favore. Un amico mi ha detto che malgrado le accuse, se Fujimori si ripresentasse alle elezioni sarebbe rieletto. Malgrado ciò, in Perù si è riusciti a portare a processo questo imputato.
Il processo che si sta svolgendo a Lima, rappresenta un momento importante per il cammino verso la Giustizia in Perù. Sappiamo tutti quanto è diffusa la corruzione in America latina, e questo processo segna una inversione di rotta.
Arrivato in Italia assisto alla votazione del Senato della Repubblica italiana del decreto che sospende i processi fino al 2002, dove è imputato il nostro attuale presidente del consiglio. Capisco che i ‘caudillo’ non si smentiscono mai, ma è possibile che sia avvenuta una specie di metamorfosi geo-politica, oltre che meteorologica, tra America del Sud e Italia?
Una cosa mi consola: credo che tutto prima o poi si paghi e il nostro attuale presidente del consiglio stia ritardando solo un poco l’avvento del suo destino. Spero solo che la sua inevitabile fine, non faccia più danni di quanto ci sia d’aspettarsi. La sicurezza sta nel diritto di tutti e non solo per alcune classi: le rivoluzioni insegnano.
Pubblicato da Beppe Severgnini su Italians del 20 giugno

martedì, giugno 17, 2008

Ritornato dal viaggio in Perù


Sono appena tornato dal viaggio in Perù. Una bella esperienza condivisa con mia moglie Anna.
Ho raccontato il mio viaggio in 8 puntate e sono state pubblicate dal magazine culturale di Genova www.mentelocale.it
Ecco dove trovare i link dove leggere l’esperienza del mio viaggio:
prima puntata
seconda puntata
terza puntata
quarta puntata
quinta puntata
sesta puntata
settima puntata
ottava puntata

sabato, maggio 17, 2008

Partenza Perù

Il 19 maggio partirò per un viaggio in Perù. E’ un viaggio programmato da tempo e che ora prenderà forma. Partirò con mia moglie Anna e staremo via per oltre 3 settimane. E’ un viaggio organizzato da noi, con l’ausilio della guida Lonely Planet, che rappresenta per i viaggiatori un vera e propria bibbia in sedicesimo: un cult per chi deve viaggiare.
Io e Anna ci ripromettiamo con questo viaggio di visitare con calma, e con i nostri tempi, le cose più interessanti che quel paese offre. Le cose sono tante e spero che avrò poi modo di raccontarle.
Il viaggio è in uno dei più affascinanti paesi del mondo, culla della grande cultura e civiltà incaica, per cui cercherò di conoscere la realtà attuale e complessa di quel popolo e di quella terra unica e straordinaria. L’itinerario si snoderà da Lima lungo tutta la sierra andina fino alla scoperta delle antiche civiltà del passato. Le città che visiterò sono oltre a Lima, ciudad de los reyes, Pisco, Nazca, Arequipa, Puno e Cuzco.
Cuzco considerata l’ombelico del mondo sarà anche la base per le escursioni sul Machu Picchu, le imponenti rovine di Sacsayhuaman e la Valle Sacra.
Entonces hasta luego e suerte.

Per la partenza ho qualche preoccupazione, gli amici peruviani che conosco qui, in Italia, sono stati prodighi di consigli, ma soprattutto di raccomandazioni a non farmi derubare: sembra che a Lima ed in molte parti del Perù le rapine e i furti siano una faccenda diffusissima.
A Lima bisogna vestirsi da poveracci e se presi di mira dai locali dire subito: ‘nosotros no somos gringos, nosotros somos italianos’. Non mettersi orologi, catenine, braccialetti, ornamenti vistosi, borse e zaini vanno tenuti sempre d’occhio. Per consultare le guide sedersi in un luogo sicuro e tenere i bagagli in braccio.
‘Jorge y Ana state attenti a prendere bus solo di compagnie sicure. Viaggiate di notte sui bus cama (bus con poltrone letto)…’, così mi rassicurano los amigos peruani. Se viaggiassi con compagnie che non sono la Cruz del Sur, Flores o Ormeño di giorno potrei essere rapinato. Le compagnie che non sono sicure hanno gli autisti che si fermano a raccogliere passeggeri per strada, per arrotondare lo stipendio, e questi si rivelano spesso dei banditi. Mi sembra che in Perù continui il Far West.
Ad ogni modo la mia natura di vedere le cose dal lato positivo forse mi salva. Diversamente penserei: ma chi me lo fa fare di andare in Perù?
La febbre della partenza ha il sopravvento e tutte le paure svaniscono. Così partirò con la voglia di vedere, conoscere, provare. Il viaggio è sempre una esperienza formativa e quindi entonces, hasta luego e suerte.

domenica, maggio 11, 2008

La polemica su Marco Travaglio

Oggi sono scoppiate le polemiche sulle affermazioni di Marco Travaglio in televisione nel programma ‘chetempochefa’. Le cose dette in TV sono scritte nei libri di Lirio Abbate e Peter Gomez, i complici, e nel libro di Marco Travaglio: ‘Se li conosci li eviti’ dove c’è il curriculum di Renato Schifani (diventato nel frattempo la seconda carica dello Stato italiano). Perché solo adesso è scoppiata la bagarre? Si sa che la televisione amplifica le cose, ma certo non stravolge in questo caso i fatti. Nessuno ha ancora smentito le cose dette da Travaglio. Si dice che non c’era contradditorio, che è stato un agguato mediatico, che non si attacca così il presidente del Senato…nessuno però dice che le cose dette da Travaglio sono false. La solita storia dell’informazione di regime che vige in Italia.
Ecco tratto da libro di Marco Travaglio il curriculum di Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Soprannome Fronte del Riporto.
Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro del recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate. Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Assenze 321 su 1447 (22,2%) missioni 20 su 1447 (1,4%).
Frase celebre «Li abbiamo fregati!» (dopo l’approvazione della legge sul legittimo sospetto, che doveva servire per spostare i processi contro Berlusconi e Previti da Milano a Brescia, 1° agosto 2002). «In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani, in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un’ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore» (comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del sen. Schifani, 15 agosto 2006 ).
«Rita Borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici» (12 settembre 2003).
«Sono un sessantottino, ho partecipato anch’io alle occupazioni. Sto dedicando la mia vita a lui, io credo molto in Silvio Berlusconi (...) Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. È un grande stratega e un grande leader» («Libero», 29 luglio 2007 ). «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una
Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano.
Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante della unitè della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» (dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio
2008 ).

venerdì, maggio 09, 2008

Dopo i fatti di Verona

E’ possibile che a distanza di molti anni, molte morti, guerre, tragedie immani si continui a seguire idee naziste, di violenza e di morte? Se poi queste idee sono assunte da giovani, che di quel periodo storico non sanno niente, come si giustifica questa coazione a ripetere? C’è la condanna senz’altro che ha ognuno di noi nel ricapitolare la storia non solo genetica, che ha portato alla specie uomo, ma anche nei passaggi comportamentali, culturali, di costume e spirituali cui l’individuo ha cercato di superare uscendo dal branco e dall’indistinto. Purtroppo questo percorso non fa progredire in automatico: le esperienze non si tramandano, non si insegnano, ognuno deve farle sulla propria pelle.
Succede così che dei giovani, nel loro difficoltoso percorso di identificazione si blocchino alla fase del branco, si riconoscano come tifosi di una razza, di uno pseudoideale di superiorità che non esiste.
Succede così che la politica, utile a risolvere i problemi contingenti e far convivere i cittadini in pace, si divida sulla base di filosofie di fondo, per cui si passa da un traguardo di elevazione spirituale, in cui l’Uomo sappia costruire il proprio destino, o viceversa lo releghi in un oscuro limbo senza speranza: l’uomo nasce cattivo, lo rimane, e deve essere sempre bastonato…qualcuno poi più bravo degli altri ha il diritto di farlo.
Succede così di scoprire quanto il fascismo e il nazismo non siano solo movimenti politici ma stati arcaici dell’anima: il più grande freno all’evoluzione umana e alla trascendenza dello spirito.
Per questo dichiarandoci antifascisti, al di là del fascio storico, si riafferma la volontà di voler uscire dalla barbarie di avere una razza superiore, un duce condottiero come un papà mancante, e una madre castrante che ci deresponsabilizza di ogni nostra azione.
Ci fossero allora padri e madri vere, che sappiano crescere i figli nell’amore, forse una parte dell’antifascismo si sarebbe raggiunto. Il resto rimarrà comunque un percorso individuale che comporta sacrifici, introspezione, letture di libri e molta scuola di vita.

mercoledì, aprile 30, 2008

Finita un'epoca?

Forse con questo ciclo elettorale è finita davvero un’epoca. Con la vincita della destra dovremo cambiare i nostri schemi di interpretazione politica. Le categorie destra e sinistra, come fattori ideologici e di interpretazione della realtà, sono cambiate. Gli elettori si sono liberati? Ancora non si sa, certo che dovremo chiederci se votano per scelte ideali o per cercare di risolvere problemi concreti? L’impressione del momento è che abbiano fatta loro, la massima di Mao: ‘Non importa se i gatti sono bianchi o neri, l’importante è che prendano i topi’.
I topi da prendere sono davvero tanti e gli elettori ora pare che ci provino con la destra. Visto che la sinistra di ‘topi’ non ne ha presi, non ha risolto niente dei malanni che affliggono, ora ci prova con la destra.
La sinistra mentre i topi ballavano si soffermava a parlare di Dico, di diritti gay, di licenze taxi, invece che di salari, di sicurezza e immigrazione. Non che i primi fossero da scartare, ma le priorità certo non erano bene avvertite dalla classe politica di sinistra…lo erano diventate improvvisamente in campagna elettorale e solo dal PD, la sinistra cosiddetta alternativa, di classe ecc. giocava invece la carta dell’identità, come se questa valesse a risolvere qualcosa in una società che cambia ad un ritmo vertiginoso. Infatti quella sinistra è evaporata.
Così tra le urla di Beppe Grillo, la scomparsa di Bertinotti, i pianti di Rutelli e la tristezza di Veltroni, andiamo incontro ad una trasformazione epocale.
Cosa succederà? A guardare la levatura degli uomini non siamo messi bene: Calderoli, Borghezio, Giovanardi, Bossi, Tremonti ecc. li abbiamo già provati e molte cose si sono aggravate…però quelli venuti dopo purtroppo non erano migliori: Giordano, Pecoraro, Mastella, Caruso…altro giro, altro regalo.
Speriamo che l’Europa ci assista.

martedì, aprile 29, 2008

Caso Alitalia

Perché non c’è nessuno che ricorda a Berlusconi tutte le cose dette sul caso Alitalia? Questo caso è emblematico per conoscere sia la persona, sia il politico e di conseguenza il grado di ‘statista’. Eppure i giornali sempre pronti a mettere in ‘prima’, ogni tipo di dichiarazione di Berlusconi - sapendo che nella maggior parte dei casi verrà contraddetto- non menzionano mai le precedenti affermazioni del caso.
Esempio: il 21 marzo 2008, il leader del Pdl annuncia: ‘Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi. Ci sarà anche una grande banca’... ‘Penso ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito. Vista la posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta, che sarà sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche’.
Una settimana dopo, il 28 marzo 2008, dice: ‘Occorre che la trattativa con Air France si chiuda, si chiuda negativamente come io immagino e spero... poi quando noi avremo responsabilità di governo, vedrà che non sarà così difficile, anzi, sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si caricherà Alitalia e che magari con la loro managerialità potrà anche riportare i conti in ordine’.
La campagna elettorale è finita e gustato il trionfo, l’Alitalia è sempre un caso da risolvere. Air France nel frattempo si è ritirata come lui sperava…e il 23 aprile 2008, Berlusconi dichiara: ‘Air France ha detto no per il veto posto dai sindacati’...’La prima motivazione del ritiro di Air France è stato il fermo no dei sindacati sulla riduzione del personale. Per noi forse sarebbe stato meglio lasciare a questo governo la patata bollente’.
La colpa era degli altri, lui il nuovo premier non c’entrava.
Ora 28 aprile 2008, Berlusconi continua: ‘Se l'Unione Europea si mette a zignare, allora potremmo prendere una decisione, per cui Alitalia potrebbe essere acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie dello Stato. Questa è una minaccia, non una decisione. Noi andiamo avanti con la compagine di azionisti, l'ho fatto in rispetto alla Ue, ma noi abbiamo bisogno di un'Europa che ci aiuti e non che metta difficoltà a chi governa’.
Prima governavano gli altri e queste difficoltà ovviamente non esistevano.
La pantomima su Alitalia non è ancora finita e a chissà quante battute assisteremo. Davvero illuminante. Ecco lo statista: il finto liberale diventato statalista.

sabato, aprile 26, 2008

Dov'è Padre Pio?

Perché nel 2008 abbiamo ancora bisogno di reliquie e manifestazioni come quella cui assistiamo a San Giovanni Rotondo? Come è possibile che si muovano così tante persone per osservare una immagine di silicone di Padre Pio? D’accordo, quel santo non è mai stato un esteta ed ora paradossalmente, con la maschera finta preparata dallo studio Gems di Londra, si riafferma il trash, il cattivo gusto. Abbiamo così poca spiritualità?
Per la Chiesa cattolica la fisicità ha sempre avuto un ruolo importante; anche quando si afferma la verginità della Madonna si parte dallo stato dell’imene: bisogna avere una testimonianza fisica. Le stesse stimmate (sebbene false, in quanto i chiodi non vennero conficcati nel palmo delle mani di Gesù) sono da considerare un elemento di schizofrenia fisica più che di santità. Giovanni Calvino potrebbe esserci nuovamente d’aiuto.
Indagare la fisicità, gli aspetti esteriori e materiali della religione cattolica ci porta lontano: in fondo ognuno di noi è portatore, con il possesso del proprio corpo, di qualcosa che va oltre. Sarà per questo che moriamo? Che cessa il nostro contenitore? Il nostro corpo? Noi invece continuiamo spiritualmente a vivere ed in questo caso ci potrebbe aiutare a capire la nostra evoluzione il karma, la legge di causa ed effetto. Allora chissà dove sarà ora lo spirito di Padre Pio: non certo in quella bacheca di vetro o tra i fedeli che corrono a vederlo; neppure in Paradiso. Penso che quello spirito dovrà affrontare altre vite e per questo lo immagino un quarantenne (la data di nascita è certa come la data di morte) che non sa neppure dov’è la Puglia, poiché è un cinese emigrato negli Stati Uniti che fa il ricercatore informatico…

martedì, aprile 22, 2008

25 aprile, ricordo della Resistenza

Con la Resistenza è stata portata via una generazione di giovani. Era una generazione ribelle, che dal 1943 al 1945 si oppose al fascismo. Quei ragazzi in maggioranza ventenni nati e cresciuti nel regime fascista, si rifiuteranno di continuare un massacro al servizio dei nazisti; moltissimi di quei giovani saranno fucilati dai Tribunali speciali e militari della Repubblica di Salò e prima di morire grideranno ‘Viva l’Italia’. Infatti l’Italia in quel momento era divisa: la repubblica di Salò comprendeva più o meno le stesse zone che oggi sono in mano alla Lega Nord. Così quel ‘onore della Patria’ che i repubblichini, servi dei nazisti, con i simboli di morte ben espliciti sull'uniforme, credevano di servire era in fondo una volgarità, un inganno. La RSI- la Repubblica Sociale Italiana- era uno stato creato dai nazisti per fermare l’avanzata delle forze anglo-americane. Ai tedeschi importava poco dell’Italia e avevano capito che Mussolini era un uomo finito. Quegli stessi tedeschi ‘amici’, dopo l’8 settembre massacrarono a Cefalonia ottomila increduli militari italiani. Con quell’eccidio, molti fascisti non videro tornare più a casa i loro cari. I tedeschi insieme ai fascisti avevano emanato decreti di pena di morte per tutto: per chi non si presentava ai distretti militari, per chi si nascondeva, per chi strappava i manifesti…e via di questo passo, con il risultato di far crescere i partigiani.
Leggendo le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, ora disponibili anche sul web,
si troverà nell’elenco degli assassinati oltre i nomi anche l’età: sono in prevalenza ragazzi di 20, 23, 18 anni; sono operai, studenti, soldati, casalinghe, sono la testimonianza di un sacrificio affrontato con la fede e l’amore che fonderà la nostra attuale libertà.
Ricordiamo sempre quel periodo. Il 25 aprile è nella sostanza la data del riscatto: il frutto agognato dei martiri della nostra libertà.

domenica, aprile 20, 2008

La ricetta della felicità

Parlare di felicità, è spesso difficile. A pensare che ci sbattiamo e soffriamo proprio nel ricercare la felicità. La felicità dovrebbe essere la condizione ideale per vivere la nostra vita e invece…soprattutto oggi non si sa più dove andare a cercarla: nell'amore, nel lavoro, nelle amicizie? Quale sarà la fonte della nostra felicità? Sentimenti ed emozioni il più delle volte negative, come la tristezza, la rabbia, la solitudine, la frustrazione ci assalgono e la felicità sembra una condizione così lontana ed irraggiungibile che non penseremmo mai di averla a portata di mano ogni giorno. Sì, la felicità la cerchiamo perché l’abbiamo già provata, la conosciamo.
Allora esiste una ricetta della felicità? A volte si pensa a formule già precostituite. Tipo: 100 grammi di comprensione, 250 grammi di pazienza, 350 grammi di dolcezza. Mescolare a lungo: aggiungere un pizzico di allegria. Cucinare a fuoco moderato per tutta la vita…troppo facile.
In altri casi troviamo consigli come: accettazione di sé, per riuscire a dare e a ricevere amore; adattamento ai cambiamenti della vita, per metabolizzare le tossine del vivere quotidiano con la realizzazione personale attraverso un’attività lavorativa gratificante, insieme ad un ridimensionamento dell’attaccamento ai beni materiali…troppo elaborato.
Dopo questa premessa poniamoci la domanda: quanta energia uso per produrre felicità? L’energia viaggia all’interno di circuiti neuronali che sono sintesi di processi fisici e mentali; dobbiamo sapere che questa energia noi siamo in grado di indirizzarla. Dobbiamo avere la consapevolezza della nostra capacità autogenerativa. Il dolore psichico è spesso una domanda senza risposta.
Abbiamo bisogno di lasciarci andare, fermarsi nella lotta con i nostri fantasmi: abbandonare il conflitto. La vita è un regalo e la nostra mente deve essere lasciata libera di decidere della sua energia. Smettere di combattere con lei. Né facile, né elaborata...troppo semplice? Si, come sempre è la felicità.
Pubblicato da Italians il 27/4/2008

giovedì, aprile 17, 2008

Ci siamo

Ci siamo, si inizia con l’abolizione dell’ICI; ma non sarebbe più giusto dire che si farà un trasferimento di questa tassa sotto un altro nome? Dove prenderanno i soldi i Comuni se si toglie l’Imposta Comunale sugli Immobili? Comunque era nel programma del PDL ed è giusto che venga attuato. La grande vittoria di Berlusconi non su discute…ma ci sarà stato per caso qualche broglio per far scomparire la Sinistra Arcobaleno? Meno male che di brogli ora non si parla più e nemmeno di fucili per cambiare la stampa delle schede. Mi auguro nel frattempo che non ci siano epurazioni, accuse alla stampa e alla televisione di essere tutta in mano alla sinistra: in caso fosse vero, avranno visto che non è servita a nulla?
Io intanto, per sopravvivere alla coppia B&B per i prossimi 5 anni, mi sto attrezzando seguendo il decalogo di Roberto Cotroneo:
Eviterò tutte le trasmissioni televisive, ad iniziare da Porta a Porta. La mia homepage d’apertura di Internet passerà dal Corriere della Sera al Financial Times. Aspetterò l’elezione di Obama e poi metterò nella mia stanza la sua immagine senza la frase ‘we can’. Farò molte passeggiate nei boschi e in riva al mare, dove la natura non è stata inventata da Berlusconi. Coltiverò un hobby, distraendomi con arte e musica classica; mi innamorerò nuovamente. Continuerò a leggere libri e ascolterò la radio di notte dove penso non piomberà uno dei B. Infine aspetterò con pazienza. La provvidenza poi farà la sua parte.

mercoledì, aprile 16, 2008

Che dire?

Che dire? Ha vinto il rappresentante peggiore della cattiva politica; quello che ha già fatto vedere in 5 anni la sua piccola statura in tutti i sensi…eppure gli italiani lo hanno rivotato. Sarà lo spirito critico che da sempre accompagna chi è di sinistra, o l’ambire a cose che non sono mai concrete, ma ogni volta si riesce a perdere l’occasione di trasformare la società in modo migliore.
Io intanto ho imparato da tempo a sostituire la parola colpa con responsabilità, per questo ritengo ognuno di noi responsabile di ciò che gli succede. Allora? Noi italiani abbiamo proprio la memoria corta. Come si fa a dimenticare i 5 anni di governo berlusconi passati?
Io ricordo che non ci sono state in Italia tante manifestazioni come in quel periodo. Si scendeva in piazza per la difesa dei diritti: quelli dell’informazione, dello statuto dei lavoratori. Si manifestava giornalmente per la pace, per la difesa delle fasce deboli. Con quel governo siamo entrati in guerra in Afghanista ed in Iraq; abbiamo avuto l’occupazione della RAI con la cacciata di Biagi e Santoro, l’attacco all’articolo 18 delle Statuto dei Lavoratori, l’attacco alla Costituzione, con una legge che la stravolgeva - e meno male che è stata bocciata da un referendum. Poi le leggi ad personam; le brutte figure all’estero; la legge sulla Giustizia e sulla Scuola, per non parlare della Bossi-Fini che ancora prosegue.
In campagna elettorale facevano finta di niente: proprio la Lega affiggeva manifesti con l’immagine di un indiano pellirossa, dicendo che il centrosinistra faceva fare la stessa fine, imputandone la colpa dell’ingresso dei clandestini ..mentre la legge Bossi – Fini è sempre in vigore.
Io sono davvero triste del risultato e non riesco a capire dove sono finiti i voti della cosiddetta Sinistra comunista e dei Verdi. Cosa è successo? Io penso che il PD ha preso i suoi voti: quelli del grande progetto dell’Ulivo, quelli della speranza di un nuovo soggetto politico che cambi la politica in Italia. Ma gli altri? Dove sono finiti? C’è stato un gioco di prestigio? Dove sono andati gli elettori comunisti, socialisti, ambientalisti? Non so rispondere. Forse l’Italia ha sempre bisogno di decenni per superare i suoi regimi: ora viviamo quello berlusconiano e non ne vedo al momento la fine. Anzi.
Che non sia il fascismo veramente la biografia degli italiani?

giovedì, aprile 10, 2008

Il PD cambia la politica

Ho letto con interesse sui quotidiani molti interventi; sono tante le persone disilluse e rassegnate ad un quadro politico che riflette bene la società: il berlusconismo è purtroppo ancora presente in molti strati sociali e riesce sempre a fare presa. E’ o non è il fascismo la biografia degli italiani? Questo lo affermava Piero Gobetti oltre 80 anni fa. C'è da pensare.
Ma ora abbiamo la democrazia e sappiamo quante persone sono morte per permetterci di votare liberamente; di scegliere dei partiti diversi. La democrazia spinge all'assunzione di responsabilità e quelli che non votano lasciano decidere gli altri anche per loro. Se non ti interessi di politica la politica si interessa a te...
La democrazia poi richiede dei numeri, delle maggioranze che sono numeri grandi: solo con quelli si può governare. Berlusconi li raccoglie. Il gruppo della sinistra arcobaleno cosa raccoglie? Se va bene l’8-9%, cosa serve? Servono anche quelli a fare opposizione, e non certo a governare.
Invece dovremmo accorgerci che andiamo volenti o nolenti verso le grandi formazioni politiche europee? Quelle che sono capaci di far stare insieme ideali diversi per un programma di governo preciso? Prodi ci ha provato, ma con la banda di bottegai cui era attorniato da Pecoraio Scanio, Mastella, Giordano e Di liberto, c'era poco da sperare. Ogni giorno si smentivano a vicenda. Cosa fare? Il PD ha fatto l'unica cosa utile e necessaria. Da quel momento la politica sta cambiando direzione. Non lo avete notato? Ne vedremo ancora delle belle. Il PD sta trasformando la politica cercando di farla uscire dal degrado cui è piombata da almeno 2 decenni.

martedì, aprile 08, 2008

Non è un paese per poveri.

Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la povertà. Mi diceva un conoscente che da una menomazione può nascere una fortuna, come quello che mostra la gamba poliomielitica ridotta ad un osso storto: ci farà uscire quei 50 euro al giorno; così, camminando e allungando la mano. Come quello inginocchiato in mezzo al marciapiede, con il cartello stampato chiaro: ‘Operato al cuore, ho bisogno di aiuto per mangiare’. Il pasto c’esce. Diversamente non sarebbe lì tutti i giorni. Tutti i giorni eccetto la domenica. Riposa.
Non è un paese per poveri.
E’ un paese per professionisti e ora lo sono anche i poveri. I poveri di professione, che sovvertono i poveri zitti: quelli chiusi in casa. Sì perché la povertà è come una malattia ti tiene in casa, anche a letto e non devi muoverti più di tanto perché c’è il rischio che aumenti l’appetito. Sempre il conoscente mi spiegava che la povertà si eredita come la ricchezza. Li vedi quei bambini tra i rifiuti? Sono i poveri di domani: stanno imparando un destino che non si cambia. Ci sono quelli che dipendono dalla tua monetina: hanno imparato a vivere d’elemosina perché non credono nel loro futuro; li hanno convinti che sono poveri per statuto. Come un mestiere.
Non è un paese per poveri.
Eppure poveri lo siamo stati tutti. Ti ricordi il nonno? Quanta fame. Quanta polenta, insaporita con una acciuga appesa, ha mangiato il bisnonno? Ma ora i poveri si vogliono così. Così è più facile passarci sopra con le ruspe. La loro mancanza di dignità, cancella anche la nostra. Ancora il conoscente mi raccontava: stiamo osservando con l’accattonaggio, uno stacco. Troppi ricchi e troppi poveri. Il guaio che a maggioranza si è scelto di essere ricchi…anche se non è vero, che lo si è.
Per questo motivo il nostro non è un paese per poveri.
Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la ricchezza. Una notizia sul quotidiano informa che non avevano i soldi, ma si vergognavano a dirlo. Il mio conoscente conferma. Una signora, privata del botulino per le rughe, confessa: ‘Preferisco farmi il Botox che uscire fuori a cena, ma la situazione è davvero brutta’. Dopo anni di crescita costante, il mercato della chirurgia estetica sta attraversando un momento di crisi. Uno dei principali produttori di protesi per il seno ha riportato un calo nelle operazioni avvenute alla fine dell’anno scorso.
Non è davvero un paese per poveri. Nemmeno per brutti, sporchi e cattivi.

domenica, aprile 06, 2008

Imbracciare i fucili...

Bossi se la prende con le schede elettorali e torna a parlare di rivoluzione armata. ‘Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili’, ha dichiarato il leader della Lega, oggi in un comizio a Verbania. Non dice Bossi che le schede elettorali sono conseguenza di una precedente porcata fatta dal suo Calderoli. Eppoi prendersela sempre con la categoria astratta dei ‘romani’…lui che a Roma è stato ministro e ci mangia pure.
Che squallore inoltre sentire che: ‘potremmo anche imbracciare i fucili’. Contro chi? Non lo dice; forse contro se stesso. Certe frasi dovrebbero essere bandite, poiché la stagione in cui degli sciagurati hanno preso a sparare ed a uccidere, gli italiani la conoscono bene: era la stagione delle bombe fasciste e delle Brigate Rosse.
Certamente che quest’uomo, con i suoi accoliti, rappresentano la frangia più caciarona e impresentabile della politica italiana. Ho detto italiana? Scusatemi, volevo dire di quell’invenzione chiamata Padania; di quella razza che la bastardità non è riuscita a migliorare.

venerdì, aprile 04, 2008

Abbiamo bisogno di nuova politica

Mi ero disamorato della politica fino a quando, con la nascita del Partito Democratico, ho visto arrivare delle facce nuove e molti giovani che con il loro entusiasmo mi hanno fatto riprendere la voglia di partecipare. Vedendo arrivare alcuni giovani, nel circolo territoriale appena costituito, mi ha fatto felice; sentendo poi la ragazza più giovane, spiegare i motivi per cui ha pensato di impegnarsi, mi sono commosso.
L’entusiasmo di questi ragazzi, che si sono messi a fare politica in questi ultimi mesi, è stata per me davvero contagioso: mi hanno fatto riscoprire la militanza, quell’impegno che sorretto dagli ideali fa incontrare le persone e discutere la maniera per risolvere i problemi che assillano una pacifica convivenza.
Così oggi mi ritrovo a piegare depliant con il programma elettorale, ad imbustare lettere con inviti al voto ed a volantinare, per le strade del mio quartiere; mi ritrovo a scrivere comunicati, organizzare incontri e allestire presidi nelle piazze.
Abbiamo bisogno in questo periodo di sbandamento di nuova partecipazione, di riprendere in mano l’iniziativa di una politica, che sappia progettare il futuro senza demagogia e ideologismi del passato. Per questo dovrebbero essere i giovani in primo luogo a spronare i vecchi; dovrebbero essere loro a farsi avanti e sconfiggere quella vecchia nomenklatura, che osserviamo sugli schermi televisivi da ormai troppo tempo.
Io che sentivo di avere ‘già dato’, oggi ho compreso che la mia piccola esperienza può essere di aiuto a questi neofiti della politica. L’alternativa alla politica e alla partecipazione democratica è il caos, la guerra e la dittatura: si affida tutto ad una persona sola.
Non dimentichiamo che se non ci interessiamo della politica, la politica però si interessa a noi: ci usa e costruisce le gabbie come la attuale legge elettorale, voluta da una parte sola; quei partiti che l’hanno concepita era evidente che non ascoltavano i cittadini. Neppure i loro elettori.

mercoledì, aprile 02, 2008

La parte abitata della Rete...continua

La Rete è abitata da moltissime persone; ogni giorno aumentano ed in questo grande spazio in espansione ognuno ritrova un pezzetto di sé. Frequentando la Rete dopo i primi passi, dove si va a naso e con l’idea dell’avventura, ho scoperto di fare sempre gli stessi itinerari: l’abitudine prende il sopravvento. Così i blog, i magazine, i portali e i giornali online, che visito quotidianamente, risultano essere sempre i soliti; allora ci sarebbe bisogno di qualcuno che spinga a lasciare gli ormeggi e guidi verso nuove navigazioni, verso nuovi approdi.
Circa un anno fa era uscito un libro dal titolo ‘La parte abitata della Rete’ di Sergio Maistrello, che raccontava bene cosa si incontra nella navigazione di Internet, come nascono i blog, i wiki, il podcasting e i social network…insomma tutto quanto vive su Internet e fa vivere noi, attraverso gli strumenti più avanzati della tecnologia informatica.
Il libro invitava a guardare il panorama con occhi nuovi per riprendere il viaggio: continuare a usare questa tecnologia in modo sempre più consapevole.
La Rete crea, nella relazione, una ricerca di senso in modo nuovo. Lo strumento mediatico più rivoluzionario si auspica che in breve tempo abbandoni il linguaggio tecnologico per lasciare il posto alla conversazione più personale…parliamo sempre di noi e allora cosa di più arricchente per cambiare, scambiando informazioni?
Con Internet misuriamo anche l’apertura verso gli altri. Con i nuovi strumenti a disposizione, ci trasformiamo anche in autori di contenuti: otteniamo uno scambio continuo di opinioni, visioni del mondo, contaminazioni che se riusciamo a coglierle aiutano a comprendere meglio dove e come viviamo.
La Rete è abitata soprattutto da giovani, da curiosi, da persone che scoprono che gli viene chiesto di creare e condividere cose, emozioni, fatti, servizi e piaceri…l’altro ieri ho scoperto, per sua stessa ammissione, che Berlusconi non frequenta la Rete: ha detto che è vecchio e non conosce la tecnologia di Internet. ‘Forse- ha proseguito- non sarei adatto per questo a modernizzare l’Italia’. Nel gran numero di parole ogni tanto esce un pizzico di verità.