martedì, giugno 06, 2006

Bush, cattivo presidente

Ho appena letto un editoriale di Bob Herbert sul The New York Time e i giudizi su George W. Bush sono severissimi. Nell’articolo si dice espressamente che se potesse essere rimosso d’ufficio, lo avrebbero già mandato nel suo ranch molto tempo fa e se l’incompetenza fosse un crimine sarebbe già dietro le sbarre di una prigione.
Gli americani sono sempre più imbarazzati e scontenti di George W. Bush e negli ultimi sondaggi si registra, per questo sentimento, la percentuale del 68%.
Gli americani con molto ritardo si sono accorti della tragica inettitudine del loro presidente. Lo hanno perfino rieletto, ma in molti sostengono la possibilità di definire G. Bush, come il presidente più malaugurato di tutta la storia degli USA. Una delle colpe più grandi è stato il modo fraudolento con cui ha condotto la nazione in guerra con l’Iraq. Questa guerra di cui non si vede la fine ha già prodotto migliaia di morti americani e spese sempre in aumento.
Inoltre è sempre aperto lo scandalo CIAgate, per l’intercettazione di migliaia di cittadini ignari, si aggiunga poi la cattiva gestione del dopo disastro provocato dall’uragano Katrina: dove come per un attacco terroristico o per l’emergenza aviaria, il suo unico chiodo fisso è stato di inviare le truppe. L’uso dell’esercito e della forza militare sembra il suo solo pensiero.
Josè Saramago, il grande scrittore, aveva già espresso un suo severo giudizio, definendo George W. Bush come l’emblema dell’età della menzogna: ‘La società umana è impregnata di menzogna come della peggiore contaminazione morale e Bush è uno dei maggiori responsabili’.
In molti si chiedono come e perché gli Stati Uniti, un paese così grande sotto tutti i punti di vista, abbiano spesso avuto dei presidenti così piccoli, tipo Nixon, soprannominato Dick Trick, ovvero un ciarlatano. George W. è sicuramente il più piccolo di tutti. Con la sua abissale ignoranza e la sua maniera di esprimersi confusa e irresistibilmente portata alla ‘sparata’, quest’uomo si presenta di fronte all’umanità nella posa grottesca di un cow-boy che ha ricevuto in eredità il mondo e lo confonde con una mandria di bestiame. Certo, ha poi ha incontrato sulla sua strada tanti ‘yes men’: Berlusconi, Blair, Aznar…che non l’hanno aiutato.
Dobbiamo augurarci allora che l’Europa trovi una sua politica indipendente e originale risposta ai problemi del mondo. Un modo per rendere meno grave la pericolosità di un presidente che è soprattutto un piccolo uomo.
Pubblicato oggi su Italians

lunedì, giugno 05, 2006

Cattive e Buone notizie

Sui giornali, alla radio e in tv continuano sempre le brutte notizie. Insomma, siamo sempre sotto la minaccia di delinquenti e bruti che ci vogliono distruggere. C’è sempre qualcuno che ruba la nostra ricchezza e vuole sovvertire il nostro vivere civile. Tutto va male. Così le cattive notizie continuano imperturbabili ad avvolgerci. Ma riusciremo a vincere questi timori? Troveremo qualche buona notizia per continuare a vivere? Possibile che siano tutti nemici? Riusciremo a trovare un tempo migliore?
Eppure proprio nel momento della cattive notizie, possiamo trovare nelle nostre menti e nel nostro cuore, la risposta per superare le difficoltà; possiamo trasformarci in saggi e alla luce della pietà e dell’umiltà. Così potremo scacciare le paure insieme al tempo cattivo.
Io sostengo che se sapessimo ascoltare quello che ci viene da dentro, il mondo migliorerebbe. Non abbiamo bisogno di eroi o di costruire muri; la nostra civiltà non si difende con la violenza o la forza militare. Dedicando semplicemente ogni giorno un pensiero a favore degli altri, con il proposito di fare una piccola buona azione durante la giornata, ecco che il mondo si trasforma. Quella piccola volontà da sola basterà a dissolvere le nostre paure e portarci la pace. Per fare questo però dobbiamo costruire delle condizioni.
Allora che ne dite di spegnere la radio, la Tv e sintonizzarci con il nostro cuore? Se imparassimo ad ascoltarci vedremo che le risposte ai nostri problemi ci arriveranno senza che ci sia qualcuno dall’esterno a imporcele. Non abbiamo bisogno di chi predica miracoli o soluzioni armate; la fiducia in noi, esseri prodotti da Dio e capaci di trascendere dalle cose materiali, fa spostare le montagne e generare mondi nuovi. Le buone notizie allora arriveranno a riempirci il cuore. Arriveranno a ridestare il mondo.

martedì, maggio 30, 2006

Notte di voto amministrativo

Il centrosinistra si è preso Arezzo, Grosseto, Crotone e Benevento non perdendo nessun comune da lui amministrato. Dei 26 comuni capoluogo, dove si è votato, i 13 precedentemente governati dal centrosinistra sono diventati 14 e per il centrodestra ne sono stati assegnati al momento solo 3; gli altri sono in ballottaggio o con il voto rinviato. Le Provincie erano 4 a 4, ora sono 5 a 3 per il centrosinistra: la provincia di Reggio Calabria ha fatto il ribaltone. In Sicilia Forza Italia è passata dal 29% dei consensi a meno del 20%; per la formazione politica di Berlusconi il calo di voti è stato fortissimo in quasi tutte i luoghi dove si è votato: Provincia di Lucca -8%; Provincia di Pavia -9%; Comune di Roma -9% e al Comune di Torino ha addirittura dimezzato i voti passando dal 32% al 14,5. Cosa aggiungere? Nella roccaforte berlusconiana che è Milano, Forza Italia ha perso il 5% dei voti rispetto al 2001. Però se si sente parlare La Russa, Schifani e altri esponenti del Polo di destra, ecco che hanno vinto. Meno male, se no richiedevano di ricontare le schede anche questa volta e denunciavano nuovi brogli inesistenti. Diciamogli di sì: hanno vinto loro. Grazie.
Al centrosinistra poi toccherà amministrare con saggezza e lungimiranza i comuni più importanti d’Italia: Roma, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna…
Diciamogli di sì: ha vinto lui; il bambino viziato di nome Silvio. Domani dovrebbe scendere in piazza…a giocare al pampano.

lunedì, maggio 29, 2006

Domande su Auschwitz

Il Papa Ratzinger si domanda: ‘Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?’…domande forti che riportano alla memoria un’altra domanda: Dov’era Dio ad Auschwitz? Questo si domandò Eli Wiesel - premio Nobel per la Pace nel 1986- nel libro La nuit , in cui scrisse:
Mai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che trasformò la mia vita in una unica lunga notte. (…)Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i teneri volti dei bambini, i cui corpi ho visto trasformati in spirali di fumo sotto un'indifferente cielo azzurro. Mai dimenticherò quelle cose, dovessi vivere quanto Dio stesso. Mai.
Per quella tragica esperienza Eli Wiesel perse la fede in Dio. Ma come poteva Dio non salvare il suo popolo eletto? Come poteva ancora essere il Signore Benedetto, colui che permetteva che migliaia di bambini bruciassero nelle fosse? Dov'era Dio?
In seguito paradossalmente, Wiesel, sembrava quasi essersi convinto che la colpa non é stata di Dio, ma soltanto dell'uomo; una posizione simile a quella di Primo Levi, che continuava a non credere in Dio. Ma ancora Wiesel afferma che non ci si deve aspettare una risposta definitiva: “Ma chi dice che la domanda fondamentale possa trovare la sua risposta? L’essenza dell’uomo è di essere domanda, e l’essenza della domanda è di essere senza risposta”.
Ora noi siamo alla terza generazione dopo Auschwitz e l’elaborazione del lutto è più difficile; resta il fatto di continuare una memoria che da sola può salvarci. Solo ricordando quanto l’uomo ha fatto all’uomo ci aiuta affinché non accada più quello che è successo. Inutile negarlo, responsabile di tutto è stato il popolo tedesco; un popolo che ha espresso nel nazismo e con esso quanto di più crudele si potesse fare a chi non era considerato come lui. Tutto il popolo tedesco era complice del regime: nessuna dittatura riuscirebbe a fare quello che ha fatto il nazismo senza l’acquiescenza della gente di Germania.
Hannah Arendt l’ha magistralmente descritto: ecco come la mancanza di un pensiero proprio, con la normalità più normale del conformismo comportamentale di schemi mentali ideologici ‘perbene’, si è commesso un male tanto banale quanto orribile e assoluto. Quel male è bene rammentarlo è sempre possibile. Basta poco per noi uomini mettere a tacere Dio. Basta volgere lo sguardo fuori di noi. Solo con l’introspezione, con l’interrogazione profonda di noi stessi scopriamo le debolezze che ci accomunano più delle tante virtù che vantiamo, rendendoci assassini inconsapevoli. Impariamo prima la pietà per noi, per porgerla ai nostri simili. Di quello che è successo ancora Wiesel dice:’Tacere è proibito. Parlarne è impossibile’.

giovedì, maggio 25, 2006

Ho visto…di Nando Dalla Chiesa

"Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro - così ci venne detto - i morti di New York. Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.
Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli, dentro Carnevale.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.
Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo. Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare "vacca" e "gallina".
Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.
Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.
Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.
Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.
Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.
Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del paese.
Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.
Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.
Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.
Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".
Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.
Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.
Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.
Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.
Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.
Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura. Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.
Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.
Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.
Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l'impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni. Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia."

martedì, maggio 16, 2006

Poteri forti

Poteri forti…e chi li ha? L’ho già sentita questa frase…’contro i poteri forti’; ora la pronuncia Luky Luciano, ovvero Luciano Moggi. Contro questi poteri va bene l’inciucio; va bene la truffa e l’inganno? Un po’ erano le istituzioni, un po’ le lobby e poi tutto quello che ti frega. Sempre. I ‘poteri forti’ li abbiamo sentiti evocare dalla destra all’epoca del governo preelettorale riferendosi alla Fiat-Ferrari e Confindustria guidata, non più dal ‘masaniello’ D’Amato ma, da Montezemolo. Se poi ‘grattiamo’ ancora un poco scopriamo che ‘i furbetti del quartierino’, Stefano Ricucci, Giuseppe Statuto e Danilo Coppola avevano altri ‘poteri forti’…insomma da Bankitalia al Vaticano, passando dalla P2 all’alta finanza, tutto conduce ogni volta ai poteri forti.
Sentite cosa diceva Baget Bozzo, nel 2004, a proposito del governo Berlusconi ‘Il governo Berlusconi appare come la democrazia governante dopo la lunga decadenza democristiana della politica in un clericalismo senza spiritualità(…)Oggi il governo ha compiuto quello che aveva promesso: la rifondazione della democrazia italiana. Oggi in cui i poteri forti sono divenuti poteri illegittimi, la democrazia italiana è stata rifondata non sull'antifascismo e la Resistenza ma solo su il suo unico sostegno possibile: la libertà unica legittimità degna di un grande popolo come il nostro’. Evviva. Allora a chi si riferirà Moggi? Sarebbe bello saperlo.
Io semplice cittadino credo che l’unico potere forte riconosciuto, sia il rispetto della nostra Costituzione repubblicana. Tutto il resto è il potere dei furbetti, dei mezzi uomini, degli interessi particolari e non della comunità degli onesti. Moggi e tutta la compagnia del calcio sicuramente sono ed erano da un’altra parte: quella disonesta.

sabato, maggio 13, 2006

Mondo Calcio

Quando la catastrofe diventa una opportunità. Il calcio come paradigma della crisi del mondo: qui lo tsunami non è fisico ma morale; una deriva di malcostume, corruzione, interessi sordidi e ambizioni di potere per uomini piccoli, molto piccoli. Tutto insegna che operare nel male non può durare a lungo e la giustizia prima o poi riprende il suo cammino. Con la scoperta del marciume si può fare pulizia e ricominciare.
Era da molto tempo che il mondo del calcio dava segnali di malessere; se ne aveva sentore anche guardando gli uomini che lo gestivano: presidenti, dirigenti di squadre e vertici delle istituzioni sportive, tutti personaggi mossi da ambizioni sfrenate e alla ricerca di un potere pieno di intrallazzi per affarismi finanziari. La levatura intellettuale e morale di quegli uomini lasciava perplessi…altro che processi del lunedì, alla moviola e televisivi; bisognerebbe fare un maxiprocesso vero, tipo quello contro la cupola mafiosa di Provenzano e Riina.
Come ricominciare? Semplicemente riportando quel mondo a quello che è, sport. Sport pulito e onesto agonismo. Tutte le squadre andrebbero retrocesse, come hanno fatto con il Genoa, in serie C. Poi con nuove regole rifare i campionati ex novo. Via tutti quelli che sono coinvolti negli scandali; via tutti gli interessi finanziari e politici. Aggiungerei un tetto per gli stipendi ai giocatori, trasparenza dei bilanci societari e niente sanatorie per tasse e contratti in nero.
Se il calcio è piacere, spettacolo, divertimento sicuramente non ce lo devono dare Moggi e company. Divertitevi per ora con quei ragazzi che giocano per passione nei campi di periferia, e se qualche volta sbagliano un palleggio, un passaggio, un tiro in porta (come i superpagati divi di serie A) sappiate che questi hanno sogni ancora puri. Da lì si può ricominciare.

giovedì, maggio 11, 2006

Brutte e buone notizie

Sui giornali e nella politica continuano sempre le brutte notizie. Insomma, siamo sempre sotto la minaccia di delinquenti che ci vogliono distruggere, rubando la nostra ricchezza; vogliono sovvertire il nostro vivere civile. Tutto va male. Così le cattive notizie continuano imperturbabili ad avvolgerci. Ma riusciremo a vincere questi timori? Troveremo qualche buona notizia per continuare a vivere? Possibile che tutti siano nemici? Riusciremo a trovare un tempo migliore?
Eppure proprio nel momento della cattive notizie, possiamo trovare nelle nostre menti e nel nostro cuore, la risposta per superare le difficoltà; possiamo trasformarci in saggi e alla luce della pietà e dell’umiltà, potremo scacciare le paure insieme al tempo cattivo.
Abbiamo tutti sotto gli occhi la miseria e le difficoltà di vivere di molta parte del mondo; noi possiamo aiutare questa parte, cambiando il nostro modo di vivere: consumando meno, evitando gli sprechi, destinando ciò che spendiamo per le armi in agricoltura. Non ci sarà mai nessuna sicurezza del nostro vivere, senza la giustizia e la pace.
In fondo se sapessimo ascoltare quello che ci viene da dentro, il mondo migliorerebbe. Non abbiamo bisogno di eroi, di medicine; la nostra civiltà non si difende con la violenza o la forza militare. Dedicando semplicemente ogni giorno un pensiero a favore degli altri, con il proposito di fare una piccola buona azione durante la giornata, ecco che il mondo si trasforma. Quella piccola volontà da sola basterà a dissolvere le nostre paure e portarci la pace. Per fare questo dobbiamo costruire le condizioni spegnendo la radio, la Tv e sintonizzandoci con il nostro cuore. Se imparassimo ad ascoltarci vedremo che le risposte ai nostri problemi ci arriveranno senza che ci sia qualcuno dall’esterno a imporcele. Non abbiamo bisogno di chi predica miracoli o soluzioni armate; la fiducia in noi, esseri prodotti da Dio e capaci di trascendere dalle cose materiali, fa spostare le montagne e generare mondi nuovi.
Le buone notizie allora arriveranno a riempirci il cuore; arriveranno a ridestare il mondo.

lunedì, maggio 08, 2006

Il militante Alfredo Helman

E’ davvero interessante leggere la storia, la biografia di un ‘militante’ comunista argentino, Alfredo Helman, che dopo avere attraversato la storia delle rivoluzioni del secolo scorso, si ritrova in Toscana a Camaiore. Una lunga storia che va da Peron ed Evita a Mao; da Che Guevara a Berlinguer, per approdare oggi a Fassino…una involuzione? Lui dice di no, alla mia domanda fatta con ironia. Helamn dice di no: ‘Ho continuato a vivere fino in fondo i cambiamenti e gli ideali di giustizia e pace che si rinnovano. Ideali che sono rimasti gli stessi anche se il mondo si trasforma; scendono e salgono le situazioni ma poi sempre si riprende il cammino verso la giustizia…non si può pensare che gli uomini non aspirino a migliorare la loro vita’. E’ racchiuso in questa breve frase lo slancio ideale del militante Helman. Tutto questo è raccontato nel libro: ‘Il militante’, delle Edizioni Clandestine.
Alfredo Helman -autore di un altro libro,‘Il peronista’-, con questa autobiografia ci offre l’opportunità di conoscere un rivoluzionario vero. Abbiamo bisogno, nel mondo odierno, di avvicinare questi uomini cui si sembra essersi perso lo stampo. Gli uomini come Helman, nel testimoniarci le gesta avventurose di lotta per un mondo migliore diventano maestri di vita.

mercoledì, maggio 03, 2006

Ieri brindisi

Finalmente ieri mi sono concesso una bevuta con l’amico Salvatore, con sua moglie e la mia. Semplice, ieri finalmente Berlusconi si è dimesso e per noi è finita una lunga stagione. Questo meritava un brindisi: ieri abbiamo assistito ad una specie di rinascita, ad un capodanno politico. L’ormai ex presidente ha detto che lo rimpiangeremo. Lasciamo perdere i pianti: io sono uno dei tanti coglioni che cambiava canale tv ad ogni sua apparizione; ero uno dei tanti italiani stufo delle sue gag, discorsi fraintesi, detti e disdetti, vaniloqui, barzellette, promesse e affari suoi.
Ieri ho fatto un brindisi con un buon spumante italiano; ho brindato assaporando il momento presente. Poi so che arriverà ancora l’incazzatura per i nuovi arrivati: la banda dei buoni propositi e dei sinistri, nel senso di accidentati, percorsi. Bisognerà incalzarli e vigilare, poiché se sbagliano ancora, questi politici ci rimetteranno ancora in braccio a qualche nuovo guitto della politica…sarà uno che non solo si è trapiantato capelli e lisciato le rughe, ma con la mascella volitiva e un elmetto militare ci metterà tutti in riga a cantare un inno che abbiamo dimenticato: Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza/ della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va…

giovedì, aprile 27, 2006

Ancora su l'Iraq

Avevo appena pubblicato ‘Lettera dall’Iraq’ che è arrivata la notizia di altri morti italiani. La morte in Iraq è una cosa ordinaria: tutti i giorni scoppiano bombe per attentati, la guerra è anche questo. Ogni giorno muoiono civili inermi, muoiono donne e bambini straziati da autobombe, kamikaze, razzi, pallottole vaganti, mine, la guerra continua. La guerra non è mai cessata e anche se le nostre truppe si chiamano ‘forza di pace’, sono in un paese che è in guerra, perché è stato invaso da stranieri…come lo siamo noi.
Cosa ci fanno allora i nostri soldati là? A cosa servono le nostre truppe armate e asserragliate in un bunker? Sempre sottoposte a continui pericoli d’attacco? Cosa fanno, gli eroi? Penso che non abbiamo bisogno né noi, né gli iracheni di eroi morti. Durante la campagna elettorale, nel faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi, l’allora capo del governo disse che solo il 7%, del finanziamento di milioni e milioni di euro, serviva alla popolazione irachena; tutto il resto serviva per pagare profumatamente i soldati in missione. E’ giusto allora continuare a stare là per pagare questi soldati, carabinieri volontari in armi, chiusi in un bunker?
Guardiamo in faccia la realtà: quella guerra il popolo italiano non l’ha voluta e non la vuole. Lasciamo solo gli americani e gli inglesi a continuare la distruzione e l’insensatezza di una guerra, che pensa di portare la democrazia con la forza. Una contraddizione di termini. Un ossimoro: democrazia e violenza, politica e guerra, giustizia e bombe non sono mai andate d’accordo. Gli americani e inglesi, si portino a casa il loro emulo Saddam, e lascino l’Iraq agli iracheni. Se mai l’Iraq esisterà ancora, dopo tutti i danni compiuti.

domenica, aprile 23, 2006

Lettera dall’Iraq

Non sono marziani questi soldati che camminano armati per le nostre strade; hanno una divisa ed un armamentario che li possono far sembrare di un altro mondo e forse lo sono…ma non sono marziani: no, questi sono degli umani fifoni, coraggiosi e anche cattivi, quanto lo possono essere tutti gli uomini in guerra. Sono soprattutto i nostri ‘liberatori’: così ci vogliono far credere. Insieme a loro sono arrivate molte cose: è arrivato l’occidente in massa, ma io non ho mai patito tanto; sto chiuso in casa tutto il giorno e aspetto. Sono giù di morale. La mia moschea è stata chiusa per paura di attentati; posso pregare in casa e la mia famiglia vive nel terrore.
Loro, gli americani, avevano come nemico numero uno Saddam Hussein e lo hanno sconfitto. Grazie; ma noi, dovrebbero saperlo, siamo solo della povera gente. L’iracheno è un uomo gentile; è religioso di diverse religioni, non è solo islamico è anche cristiano ed ebreo, ma è soprattutto arabo. Sì, l’iracheno si sente arabo. Poi l’occidente qui lo conoscevamo bene: Saddam Hussein piaceva agli americani e lo hanno sempre aiutato, contro gli iraniani, contro i comunisti, contro i curdi; lo rifornivano delle armi migliori in cambio di petrolio e controllo strategico di questa ampia zona del Medio oriente.
I prodotti americani prima dell’embargo giravano tranquillamente: coca cola, auto, benzina e computer erano cose americane. Ora le abbiamo di nuovo e di più. Non abbiamo però più lo Stato. Ho degli amici funzionari nell’amministrazione della mia città che sono stati mandati via perché appartenenti al partito Baath di Saddam, ma senza di loro non funziona niente. Gli americani con gli inglesi hanno portato con le loro aziende anche i loro tecnici, ma sempre più spesso si rivolgono a noi. Spesso non capiscono e i nostri tecnici si rivelano più bravi.
La politica imperialista americana e inglese non può funzionare: non possono fare i padroni in una casa che non è loro. Con la guerra abbiamo bisogno di tutto e tutti, ma non si può pensare di sfruttare il popolo iracheno come se fosse sottosviluppato; nei rapporti che si instaurano c’è bisogno di solidarietà, di vicinanza, di condivisione degli obiettivi, che garantiranno in futuro rapporti duraturi. Invece si comportano spesso in maniera da farsi odiare. Attualmente lavorano molto, a parte gli americani, le aziende cinesi, inglesi e russe. Gli italiani sono pochissimi. Almeno io non ne vedo.
Ora gli americani vorrebbero farci avere un sistema democratico e per questo occorrono diversi partiti, ed io mi auguro che si voti presto con tutti i partiti candidati e non solo quelli che piacciono a Bush.
Contro Saddam c’è stata la resistenza dei comunisti, degli sciiti, dei nazionalisti curdi, oggi si potrebbe dire, come si disse per Stalin con i comunisti: nessuno ha ucciso tanti islamici quanto Saddam. Però il terrorismo dei kamikaze non lo avevamo mai conosciuto: è triste vedere saltare in aria degli uomini per ucciderne altri. La guerra non finirà finché gireranno tra le nostre case i soldati americani e i loro carriarmati. Chissà però se si riuscirà ad avere ancora il nostro Iraq unito. Salam aleikum…preghiamo insieme.

giovedì, aprile 20, 2006

Per Tina Anselmi- Presidente della Repubblica

Fra pochi giorni inizierà il balletto di nomi per l’elezione del Capo dello Stato italiano, il Presidente della nostra Repubblica; alcuni nomi sono già stati fatti nell’arengo politico, come Giuliano Amato o Giorgio Napoletano…senz’altro nomi importanti poiché abbiamo bisogno di un nome di alto profilo morale e politico: un nome che richiami ancora i valori fondanti la nostra Repubblica. Io proporrei, anche nel sostenere che è giunto il momento di avere una donna, a ricoprire quel ruolo, Tina Anselmi.
Tina Anselmi, la partigiana “Gabriella”, rispondendo alle domande di un’immaginaria nipotina, racconta nel libro, “Zia cos’è la Resistenza?” , non solo la sua Resistenza tra Castelfranco Veneto, Bassano e il Monte Grappa, ma quella delle donne e degli uomini della sua generazione travolti dalla tragedia della guerra, il senso profondo di una scelta (ribellarsi in armi all’occupante nazista e al risorto fascismo di Salò) che avrebbe cambiato non solo la sua, ma anche la nostra vita. Così motiva la sua scelta di quei momenti difficili:
“La scoperta più importante fatta in quei mesi di lotta durante la guerra, è stata l’importanza della partecipazione. Per cambiare il mondo bisognava esserci. Questo è il motivo che mi ha fatto abbracciare l’impegno politico: la convinzione che esserci è una parte costitutiva della democrazia, senza partecipazione non c’è democrazia e il paese potrebbe andare nuovamente allo sbando”.
Oggi la paura di nuovi sbandamenti è forte. Forte deve essere il richiamo alla democrazia. Potente deve essere l’esempio, di una esistenza dedicata alla libertà.

martedì, aprile 18, 2006

Lettera di Dio agli abitanti della Terra

Miei cari uomini e donne, se guardo tutto quello che ho fatto sulla Terra, da come si è sviluppato- darwinianamente- cellula dopo cellula e gene dopo gene, devo dire che ho aspettato milioni e milioni di anni ed io, Dio, mi considero un tipo molto paziente. Sono stato anche molto tollerante nel seguire le vostre mode, le vostre civilizzazioni, guerre, schemi politici ecc. ma ora devo dire che ci sono alcune cose che iniziano a fare tic-tac, ovvero stanno per esplodere; in primo luogo le rivalità religiose.
Come dite io ho scritto un solo libro, ma ognuno poi vuole la sua personale Bibbia e dichiara tutte le altre false…finitela con queste complicazioni e sappiate che io voglio bene a tutti, come i genitori fanno con i figli. Io che sono il vostro padre e madre come posso dividervi e giocare a farvi odiare? Dovete saper che tutti i libri, compresa la Bibbia, sono stati scritti da uomini e donne che hanno fatto molti errori; d’accordo che sono stati ispirati da personaggi notevoli, ma non fidatevi di quelle parole scritte più di quanto vi suggerisce il vostro cuore.
Ognuno di voi vale più di ogni libro santo del mondo: la vostra vita è il mio spirito che vive, qui ed ora, come nel vostro alito. I libri, i santi profeti, i riti, sono sacri e potenti, ma hanno il significato di mettervi in contatto con me e non per creare discussioni o sminuire alcuni per rafforzare altri. Che assurdità attaccare le religioni per fare vincere un mio ‘interesse’; per favorire chi mi favorisce, credendo di tenermi in piedi: io non ho bisogno del vostro soccorso, sto bene in piedi da solo. L’unico mio desiderio è che siate buoni gli uni con gli altri. Le religioni non sono mezzi per acquistare dei ‘buoni’ verso di me, ma sono strumenti affinché prendiate coscienza di me. Io non ho bisogno di sapere come professate questa o quell’altra religione: io conosco già i vostri cuori e vi amo sapendo quello che è la cosa migliore per voi. Amore e rispetto sono le cose che, anche quando la vita è spaventosa o confusa, non devono lasciarvi poiché io sono sempre con voi.
Perché continuate a complicare il vostro mondo? Pensate pure a me nominandomi: Yahweh, Jehovah, Allah, Wakantonka, Brahma, Padre Supremo, Madre Natura, o persino il Grande Vuoto o il Nirvana; pensate pure a me come mi sono stati vicini Gesù, Maria, Buddha, Krishna, Mohammed…o altri, ma come potete trascurare, al di là dei nomi da scegliere, che io vi amo tutti ugualmente?
Non sto dicendovi di abbandonare le vostre religioni. Continuate la vostra religione insegnata dai vostri genitori. Come i genitori, la vostra religione deve avere un posto speciale nei vostri cuori. Io non mi occupo di unire le religioni. Ogni religione è unica per un motivo: ognuno vi può trovare il percorso migliore per sé.
Il pianeta Terra sta diventando sempre più piccolo; ogni cosa è collegata: con le informazioni e gli scambi di cose, anche le malattie e bisogni sono diventati reciproci. Provate a cambiare programmi.
Per concludere vi dico che in verità quel tic-tac non è vero, ma ho desiderato richiamare la vostra attenzione perché odio vedervi soffrire. Vi ho dato la libertà e la volontà, per cui ora io non posso usare che qualche trucchetto antiquato per persuadervi ad amarvi come amo voi. Poi, con il mio desiderio di vedervi felici, mi siederò nuovamente nel mistero. Io sono sempre con voi. Voi abbiate sempre fiducia in me. Il soltanto vostro Dio.

sabato, aprile 15, 2006

Cambio di stagione

Metabolizzare 5 anni di governo Berlusconi con tante arrabbiature, molti mal di pancia e sofferenze, richiederà tempo. Il lungo film dell’avventura berlusconiana al governo scorrerà ancora per un po’ nelle nostre menti. Per molti è stato un lungo incubo, che ha raggiunto l’apice nella campagna elettorale, dove non si poteva guardare da nessuna parte senza incocciare in quella faccia gaudente per ascoltarne gli insulti, rivolti agli avversari: a quelli come me, che non ne potevano più di vederlo.
Ci vorrà tempo, ma senz’altro si riuscirà a limitare le apparizioni o le sparate mediatiche del guitto politico…a tal proposito, una cosa a me piacerebbe: che i politici parlassero di meno. Bisognerebbe dire basta a tutte le dichiarazioni dei molti capi banda politici. Insomma, in questo gioco al ribasso della politica ha contribuito molto la stampa, nel riportare in prima pagina ogni scoreggia verbale dei vari protagonisti. Uno che sembra riprendere fiato, per mettersi in mostra, con supponenza è D’Alema…ma non potrebbe stare anche lui per un po’ zitto? Lui che è responsabile di tanti insuccessi nello scontro con Berlusconi? Abbiamo davvero bisogno in questo momento di conoscere il suo pensiero profondo? Poi si ascolteranno, ancora di certo, tutti i ‘saggi’ di una stagione politica che non finirà presto: Giovanardi, Gasparri, Calderoli, Castelli, La Russa…si aggiungeranno penso dopo Mastella, Di Pietro, Bonino, Capezzone…Aiuto! Risparmiateci i vostri ragli: quelli si sa non vanno in paradiso, semplicemente cadono sulle nostre teste a deprimerci e a non distoglierci, malamente con il tifo, dagli affanni quotidiani.
Questa cosa mi auguro cambi, ma i presupposti dovrebbero essere quelli di avere una informazione più puntuale, più seria, e meno legata ai personalismi, ai teatranti del gossip politico.
Ci piacerebbe per questo una politica meno soggetta alle bande, rappresentate dai partiti, ma più mirata a risolvere i problemi seri e veri del paese. Un cambiamento di stagione dove mettere via i tanti panni consunti e sporcati dal fango di parole, cadute come piogge acide.

giovedì, aprile 13, 2006

Mi do conforto

Certo che il patimento è stato forte e solo ora mi sto riprendendo. Poco alla volta sto uscendo dal clima estenuante della lunga campagna elettorale ma, soprattutto da uno spoglio elettorale da brivido, che ha portato al cambiamento del governo dell’Italia. Mi dicevo, negli anni scorsi, che il nostro Paese non meritava il governo che ha avuto negli ultimi 5 anni…ma mi sono dovuto ricredere: quel governo, con tutte le storture, le leggi ad personam e sopraffazioni, era l’immagine dell’Italia reale, di un’Italia che continua e vediamo ovunque. L’Italia che posteggia l’auto in doppia e terza fila incurante del prossimo, l’Italia che non legge e guarda solo la TV; l’Italia che pensa solo alle tasse e le evade, l’Italia delle raccomandazioni, dei furbi, dell’impunibilità, l’Italia spaccata in due, l’Italia dell’intolleranza e del razzismo, degli interessi corporativi e dei privilegi, l’Italia divisa tra il nord e il sud è vera e sempre presente. Questa Italia ha rischiato di nuovo di vincere.
Ora non si può sapere dove parerà una nuova stagione politica che auspico capace di unire gli interessi collettivi, di farci sentire una comunità per uscire da una guerra ideologica senza senso; di rilanciare il sentimento di essere italiani campioni di cultura e di civiltà. Sicuramente ci conforta non avere più alla guida del governo il massimo rappresentante dell’italietta: lo sfasciacarrozze dilapidatore dell’altrui ricchezze. Per questo, senza enfasi, si può affermare che forse sta iniziando la primavera. Una flora tarda sta sbocciando: ulivi, querce, margherite e rose, insieme a un sole che ride, stanno per far germogliare nuove gemme.

martedì, aprile 11, 2006

notte agitata

E’ stata una notte molto agitata. Mi sono rifugiato nella lettura di un libro perché non ce la facevo a reggere quel balletto di risultati che a distanza di molte ore, dalla chiusura dei seggi, non riuscivano ad essere chiari.
Il titolo del libro che sto leggendo poteva essere di buon auspicio: ‘La fine è il mio inizio’- intendevo la fine del politico che guida il centrodestra e l’inizio di qualcosa di diverso. Ma il libro di Terzani è profondo e insieme concreto. Le guerre si ripetono inesorabili e l’insegnamento sembra non esistere se non solo attraverso l’esperienza personale, privata, intima: la vera evoluzione si compie all’interno di se stessi –afferma Terzani- e diventa necessario anche imparare il distacco da molte cose. Ecco quello che mi manca, non riuscire a staccare, non farmi prendere da certi coinvolgimenti. Infatti, mi sono svegliato alle tre per andare in bagno e non ho resistito di accendere la radio: senato alla cdl e camera all’unione…la notte diventava ancora più lunga.
Ma cosa succede all’Italia? E’ mai possibile assistere ad una involuzione così? E’ proprio maggioranza il popolo dei teledipendenti e degli intolleranti? D’accordo che storicamente certi personaggi non si tolgono facilmente dalla scena: il dramma, la tragedia si ripete sempre; ma dobbiamo sempre toccare il fondo per renderci conto dei pericoli che corriamo? Non voglio essere supponente o ritenermi portatore di verità o ragioni; semplicemente si è visto chiaro come il leader del centrodestra sia insofferente alle regole e irrispettoso verso ogni istituzione, nonché degli avversari politici. Ancora una volta mettere paura e fare demagogia sulle tasse è stata la strada del consenso.
Ora si va incontro ad un periodo che immagino difficile. Ci vorrà tutta l’abilità di Prodi per farsi carico degli interessi nazionali ed economici dell’Italia. Il centro sinistra è chiamato ad una prova durissima. Forse mai niente succede per caso e anche questo è un modo per vedere quanta capacità e volontà c’è, di fare il bene dell’Italia e non delle singole bande. Nel frattempo meno male che siamo in Europa. Non saprei al momento se questo di oggi è davvero un ‘altro giorno’ certo è che non avremo più al governo l’ometto di Arcore e questo è il primo importante risultato…e dato che le belle notizie –come le cattive non vengono mai sole oggi abbiamo quella della cattura del capomafia Provengano, latitante da oltre 40 anni. Bel colpo!

lunedì, aprile 10, 2006

Attesa in compagnia

In attesa dei risultati elettorali ho fatto un giretto sui blog. Questi sono alcuni post trovati:

I coglioni sono tanti.. Milioni di milioni.. La stella di B..oni NN vuol dire libertà.
Insomma X-ate mi raccomando!

Un coglione ha messo le sue due X

Il mio voto vale doppio: sono riuscito a convincere mia madre a venire dalla parte dei coglioni: votava Fini, l'ho spinta verso la Rosa nel Pugno ed ha finito per votare Bertinotti!! Incrediiiibbbile!!
Dai che è quasi fatta!!!

Buon voto (già dato a quanto pare) ed in bocca al lupo ... domani è un altro giorno

Su la testa coglioni!
Ma ci pensate che abbiamo l’occasione di togliercelo dalle palle?

NON FACCIAMOCI ABOLIRE
L’ICI, I Coglioni Italiani, vi da appuntamento Lunedì 10 Aprile Ore 19 Largo di Torre Argentina, Roma
Seguirà pellegrinaggio Palazzo Grazioli/Piazza Santi Apostoli

Poi domani da brava cogliona pure io andrò a votare per Rifondazione.
Incrociamo le dita.
p.s pure le suore comboniane votano Rif.!

ho votato x i radicali. mi sento un po un coglioncello.
Dopo la disgrazia di aver avuto una testa di cazzo di Arcore, per cinque anni a ricoprire la carica di presidente del consiglio. Resistiamo, manca poco per la circoncisione ormai!

mercoledì, aprile 05, 2006

Ode al coglione

A chi ha citato il ‘coglione’ a Sinistra, mi permetto di ricordare che per funzionare la democrazia, e la copula, ha bisogno del testicolo anche di destra. Allora diamo il benvenuto al coglione di Destra. Ci mancherebbe, poi si possono aggiungere altre cose, altre parti, sempre di quelle zone; poiché quello che soprassiede, o meglio dire si erge, su quei coglioni è una testa di c…o.
Letta così la faccenda assume la sua congeniale conseguenza: il fine dicitore di tal ‘coglione’ ne ha visto solo uno, che pare sia quello naturalmente più grosso, dimenticando di toccarselo per scaramanzia…ma non l’ha trovato nè sotto, né davanti: lo aveva dietro in dolce compagnia all’altro, che sballonzolava su e giù in un ritmico ‘andante mosso con allegria’. Quel ‘coglione’ giocava divertito alla messa, in quel posto ambito, che di solito ama fare il potente e il ricco nei confronti di chi è prono.
Non si arrabbi allora il caro decantatore al terziario avanzato, potrebbe succedere che gli piaccia e una illuminazione gli sveli l’amore provato finora, solo da una parte.

venerdì, marzo 31, 2006

La finanza islamica ci può insegnare...

Un piccolo articolo su Affari e Finanza- il supplemento di La Repubblica del lunedì- di qualche settimana fa, mi ha fatto pensare: però, e se per le banche diventassimo tutti islamici? Se gli interessi venissero considerati usura? Che, malgrado la legge già lo sono, cosa succederebbe? Forse ci sarebbero meno furbetti del quartierino? Ci sarebbero meno ladri? Meno banche padrone di tutto? Senz’altro ci sarebbe un po’ più di moralità e rispetto per il cliente.
Con parole chiare la religione islamica, tramite il Corano, detta i principi di finanza: le fonti di ricchezza -halal- sono il lavoro- amal- e il rischio -mukhatara; il resto è haram, non buono, proibito come l’usura- riba. Così il rischio è l’unica cosa che è permessa come guadagno, e viene condivisa con l’istituzione bancaria. Inoltre si saprebbe che, la banca cui ci affidiamo, rispettando le norme etiche coraniche, non finanzierà allevamenti di carne suina, produzioni di alcool, attività illegali come la pornografia, il tabacco, i giochi d’azzardo e gli armamenti. Un bel programma. Mi dispiacerebbe, a dire il vero, per i salumi, i prosciutti e per il vino, ma per il resto è giusto che ci si arrangi con altre fonti, e non con i soldi di tutti. Alla fine la scelta etica pagherebbe, non è un caso che gli sportelli bancari islamici stanno crescendo.
Però penso che non sia il caso di diventare tutti islamici per ottenere il principio che tutti gli interessi, per bassi che siano, dovrebbero considerarsi usura. Si potrebbe fare normalmente…ma allora vietare l’usura sarebbe la fine del capitalismo? Del libero mercato? Del denaro come merce? Io credo di no; credo potrebbe essere un momento per ritrovare il senso morale dell’economia.
E se tutto il problema fosse proprio in quel non dare valore morale al denaro? Se tutto fosse dovuto all’artificiosa divisione, sostenuta da Adam Smith, tra la sfera privata e quella economica?
L’idea che il perseguimento del benessere individuale genera automaticamente il bene comune, la ‘ricchezza delle nazioni’, era un passaggio alla razionalità quale unica legge per governare il mondo. Ora, come vediamo, l’applicazione della razionalità in ogni campo è irragionevole. L’avvento dell’homo oeconomicus, con la sua ossessione che porta a ridurre tutto a grandezze quantificabili, ha ridotto la felicità al piacere della soddisfazione dei bisogni materiali: il bisogno al quanto si consuma, e tutto questo sulla base del Prodotto Interno Lordo e del denaro. L’applicazione dei principi del Corano, nell’economia bancaria, ci farebbe comprendere la necessità di riportare molte ‘scienze’ matematiche, sociali e umane in quell’alveo di filosofia morale e politica che rappresenta ancora la strada della Phrónesis: della saggezza.

domenica, marzo 26, 2006

Passaggi

Passaggi: così dovrebbe chiamarsi una pastorale occidentale; questa sarebbe certamente la storia di una egemonia culturale, che tende all’omologazione. In sostanza è un allineamento al canone statunitense, alla potenza degli USA. La colonizzazione è avvenuta poco alla volta: con la televisione, il cinema, le mode; un lento processo che ha plasmato due o tre generazioni e ci ha portati ad ingurgitare un hamburger verniciato alla cocciniglia e rendere precario ogni rapporto umano, partendo dal lavoro.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma guai ad opporsi, a contestare: diventi subito un comunista, un antioccidentale, un traditore della patria…proprio ora che siamo in guerra. Siamo in guerra con l’altra metà del mondo, con l’Islam, l’Iran, il terrorismo, le forze del Male. Certo abbiamo i cannoni più spaventosi, abbiamo le armi più avanzate, con mira spaziale e navigatori satellitari…ma per spaventare chi? Per convincere cosa? Per conquistare come?
Noi in guerra, con uomini rimbecilliti e donne ‘rifatte’. Uomini che sognano il sesso con le bellone stampate sui calendari, non riconoscendo che sono le loro vicine di casa. Donne che sognano di fare le veline, le vallette in Tv, aspirando di sposare un ‘calciatore’. Ma non siamo certo tutti così. Ma come siamo arrivati a questa discrepanza? Ma quali padri abbiamo? Il mondo è bello perché è vario: così si dice in un afflato di banalità; così si pensa guardando le città…ma chi siamo? Chi è quel punk, pieno di borchie nel giubbotto di pelle nera come di anelli conficcati nella carne, che guardiamo schifati? Anche lui ha lo stesso padre? Si, maledetti padri che siamo. E ancora altri passaggi ci toccano.
Passaggi e ancora passaggi, la storia è fatta di questo. Allora ancora passaggi, ci aspettano ma per andare dove?
Ma, se niente succede per caso, ci aspetta una nuova dimensione e soprattutto un ultimo passaggio verso il nostro intimo: quando assaporiamo nell’amicizia e nell’amore che la vita è bella; quando sentiamo questo, ci accorgiamo che siamo ‘fuori’ e dentro…dentro alle cose che non passano mai. Le cose più vere. Forse solo quest’ultimo è un vero passaggio.

giovedì, marzo 23, 2006

Ci salva l'impermanenza

Sono dell’idea che niente succeda mai veramente per caso, ed ogni cosa prova che ognuno dovrebbe procedere per diventare ciò che è: questo è il senso profondo della nostra vita. Per questo, nel corso della vita, dovremo fare i conti con molte cose; dovremo misurarci con meccanismi mentali e comportamentali che non ci appartengono, per realizzare quel miracolo di unicità e irripetibilità che ognuno rappresenta.
Ma poi, perché devo partecipare al tormentato percorso di crescita spirituale, per la loro realizzazione, di altre persone? Perché si inseriscono nei miei pensieri e con meccanismi proiettivi aizzano odi, rifiuti, paure e vendette? Potrei in una parola semplice, ‘sbattermene’; potrei ignorare questi individui…insomma, è chiaro che io vivo in una comunità, in un ‘condominio’ molto arruffato, ma è giusto che i ‘condomini’ mi rigettino addosso le loro idiosincrasie per sentirsi meglio? Loro?
Il passaggio di crescita sicuramente avviene all’interno di un percorso di trascendenza o di trasformazione. La trascendenza è un andare oltre, separarsi dall’universo materiale, mentre la trasformazione è invece cambiare forma, alterare la natura dell’universo materiale. Allora questi personaggi pubblici come interferiscono?
Bisognerebbe interrogarci sulla teoria che ci vede come un organismo collettivo. Tenuto conto che facciamo tutti parte di un Tutto, io piccola cellula vorrei mantenermi sano in questo organismo in disfacimento; vorrei che la trasformazione diventasse trascendenza: che si potesse attuare una metamorfosi che porti ad una umanità nuova. E’ possibile? Penso di sì: accettando l’impermanenza come principio base della nostra vita, sapendo che possiamo fluire e muoverci con le circostanze eternamente mutevoli della vita, significa che possiamo essere "nel mondo, ma non del mondo"; significa che siamo disponibili a "morire" al momento presente e lasciare che gli altri "muoiano" intorno a noi. Essere disposti a "morire" qui, vuol dire essere disposti ad affrontare il fatto che il tempo e gli altri cambiano, se ne vanno, crescono e non riusciranno mai del tutto a essere all’altezza delle nostre aspettative.
Ecco che anche ‘loro’, quelli che ci importunano, trovano una funzione: misurano la nostra quantità di accettazione di impermanenza. Dovremo essere poi in grado noi di ritrasmetterla a loro.

sabato, marzo 18, 2006

Di bene in peggio

Ho appena letto il libro di Paul Watzalawick, ‘Di bene in peggio- Istruzioni per un successo catastrofico’, e affinché il successo di chi vincerà le prossime elezioni politiche non lo sia, condivido l’assunto di Romano Prodi: ‘per fare ripartire l’Italia bisogna confrontarci, collaborare insieme, tutti’. Ecco, una partita a ‘somma diversa da zero’. Il libro ‘Di bene in peggio’, infatti, affronta uno dei meccanismi comportamentali più diffusi: il perseguimento del bene, come il contrario del male. La logica manichea, che porta ad un radicale dualismo - luce-tenebre, spirito-materia, dio-diavolo- è uno scontro che si dovrebbe risolvere con la vittoria del bene…ma le cose, per fortuna, non sono così semplici. Nel perseguire il bene sovente si commette del male: come con l’assunzione di medicinali in grande quantità, che invece di farci ottenere la salute, ci avvelenano. Oppure ricercando la pace e la libertà ad ogni costo, come bene e verità assolute, ci troviamo a negarle entrambe: riconoscendo la via della violenza e della costrizione.
Nel libro si affronta a questo proposito il Tertium non datur, il perché non viene data una terza soluzione: bisogna scegliere tra due opposti. Ai giocatori, come ai militari, viene insegnato, meglio dire imposto, anche a chi non vuol giocare, la regola del gioco a ‘somma zero’: la vittoria dell’uno corrisponde alla perdita dell’altro.
Una soluzione al conflitto però è già stata trovata con un originale, si ubbidisce ma non si esegue. Durante l’ultima guerra nelle Fiandre si sparava ma non si colpiva il nemico, che a sua volta sbagliava mira. Tutto con grande sollievo per entrambe le parti. Spontaneamente si sviluppò il principio: ‘Vivi e lascia vivere’. Noi italiani dovremo essere maestri in questo campo…eppure.
Come vediamo, ci sono delle concessioni e dei compromessi che recano vantaggi ad entrambi, e questo succede soprattutto in democrazia. Un altro esempio: a scuola veniva inculcata che a scadenza trentennale, la Francia e la Germania dovevano entrare in guerra fra loro; non è stato così e se oggi abbiamo l’Europa unita lo si deve alla loro volontà. Si era usciti da un gioco a ‘somma zero’.
Allora vogliamo vedere che l’autore, del libro succitato, con la sua ricerca ci può aiutare? A me sembra che Prodi sia sulla buona strada per evitare che il successo diventi catastrofico, a differenza di quello che potrebbe capitare con il suo avversario. Quest’ultimo gioca a ‘somma zero’ e ha già comunque perso.
Specialmente nel rapporto tra le persone esiste un tertium: ogni rapporto è qualcosa di più e di diverso dalla somma delle componenti che vi si mettono dentro. In caso di scontro la colpa dell’uno non ripaga mai l’altro che vince. Così i problemi non vengono risolti. Prodi a me sembra l’abbia capito.

giovedì, marzo 16, 2006

pensate qualunquistiche sempre in voga...a destra

‘Il più pulito ha la rogna’: così mi diceva un conoscente di destra riguardo ai politici. Lo diceva molti anni fa. Eravamo in piena Tangentopoli, la stagione degli scandali che non si è mai più chiusa. Ora questo amico è entrato in contraddizione e si è incattivito fuor modo: Berlusconi è un suo idolo e tutta la colpa è dei magistrati, cattivi giustizialisti. Intanto io gli dico che in carcere continuano ad esserci solo i ‘poveri cristi’, i disgraziati, quei delinquenti che non fanno i politici, o non hanno i mezzi e gli agganci necessari per diventarlo…di più, quelli che poi si fanno le leggi apposta per non andarci. A tale proposito gli ricordo quello che mi diceva lui: ‘una volta preso il cadreghino, sono tutti uguali’. Un classico del qualunquismo, che io mi sforzavo di evitare. Ora no, l’amico, non è più qualunquista, è diventato strenuo difensore dell’armata di centrodestra: i giudici hanno preso il posto dei politici: tutti da una parte contro gli ‘onesti’ politici. Ora lui è un ‘moderato’.
Mi chiedo cosa può avere ribaltato questi modi di pensare. Un po’ di risposte me le sono date: di solito le posizioni estremiste, come può esserlo anche il qualunquismo, portano a scelte uguali e contrapposte. Conosco molti ex fumatori che sono diventati delle jene contro chi fuma. Un altro classico: psicologia elementare del bimbo viziato, che scopre nuovi giochi per avere le carezze subito. Poi non parliamo dei saltimbanchi della politica: comunisti che più rossi non si può, abbracciati a Berlusconi, che fa accordi con i fascisti di sempre. Ex socialisti, braccati da leghisti inferociti, che ora vanno a braccetto con Bossi. La politica è bella perché è varia, ma per me è soprattutto schizofrenica e la colpa di chi sarà?
Ricordo anche che quando si parlava di mafia, si faceva il nome di Andreotti e di poliziotti corrotti; sui bus si poteva ascoltare questo: ‘i capimafia sono a Roma, guardate quell’Andreotti, è sempre nel governo con gli amici siciliani…” . Nel frattempo hanno fatto un processo ad Andreotti ed a un super poliziotto, Contrada, cosa è successo?
C’ è stato un imbarbarimento dello scontro politico che va a discapito degli interessi dell’Italia. Avremmo bisogno di bravi amministratori, di fare scelte condivise da tutti per aiutare chi non ce la fa e i più disagiati; bisognerebbe decidere le priorità da risolvere con urgenza, in modo da non creare divisioni nella società…ma niente. A una parte ci sono i comunisti cattivi seminatori di miseria e morte e dall’altra? Li vediamo: gli ‘squallor della politica’, i ‘funamboli del linguaggio’, i manager dello ‘spoiler sistem’, i nuovi estremisti che si chiamano ‘moderati’: le vittime mangiacomunisti, che devono ancora digerire i bambini di ieri.
Povera Italia.

sabato, marzo 11, 2006

Ridiamo un po'

Una selezione di annunci trovati sulle bacheche delle parrocchie, dove l'ingenuità e qualche carenza grammaticale producono risultati
strepitosi:

Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area
attrezzata per i bambini!

Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme.
Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate
di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.

Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì
sera alle 7. Per cortesia usate le porte sul retro.

Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l'"Amleto"
di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a
prendere parte a questa tragedia.

Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon
modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa.
Portate i vostri mariti.

Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di
domani: "In cerca di Gesù".

Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con i
ringraziamenti di tutta la parrocchia.

Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della
nostra Parrocchia

Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la
partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre
cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!

Il costo per la partecipazione al convegno su "preghiera e digiuno" è
comprensivo dei pasti.

Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti
che volete far ricordare.

Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare. Il diacono
accenderà la sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà
uno a uno tutti i fedeli della prima fila.

Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà
Concerto.
Amen ...

mercoledì, marzo 08, 2006

8 Marzo 2006

La poesia sarebbe finita; insieme la letteratura avrebbe chiuso…in fondo la sua forza non sta certo nello stile, nelle esplosioni linguistiche, nelle contaminazioni dialettiche, chi scrive lo sa: tutta la storia sta dentro il racconto che nasce tra un uomo e una donna.
Allora io uomo, se guardo una donna creo e mi ricreo, nasco e rinasco. Ogni volta si rinnova un mistero, perché la donna cambia. L’uomo è fermo, la donna danza. Così oggi 8 marzo, non domandiamo ciò che più tortura la coppia: quanto mi ami? Hai amato qualcuno più di me? Mi ami di più o quanto ti amo io?...
Oggi 8 marzo ripensiamo la donna come un mistero, e noi uomini ricominciamo. Ricominciamo un complicato ballo, per imparare una lingua elementare che ci permetta di capirci e vivere insieme.
Poi diciamo alle donne: non abbiatevene a male se, per noi uomini, il mistero passa tra due cosce e una selva pubica…cercavamo Dio e abbiamo incontrato una donna.

lunedì, marzo 06, 2006

La Signora dell'Acero Rosso

C’è un piccolo libro, che ha aperto nell’anno 2000 le pubblicazioni della neonata Fratelli Frilli Editori, che si può considerare un gioiello: La Signora dell’Acero Rosso. Con la copertina che richiama sfacciatamente le edizioni Adelphi, cui vuole essere un omaggio, il libro di Dario G. Martini, La Signora dell’Acero Rosso è un ‘a solo’ per voce femminile recitante, che riesce a spiazzare, per l’argomento e per le implicazioni morali e filosofiche che tocca.
Il monologo della Signora dell’Acero Rosso tocca le parti più profonde di noi; tocca quell’anfratto dell’anima dove scaturisce la pietà. La pietà e quell’amore speciale verso i nostri limiti, la nostre debolezze: verso la malattia fisica o mentale che risultano essere il richiamo più forte alla natura, all’origine, e dove entra prepotentemente in scena il sesso come fatto creativo.
Il sesso come estrema sintesi di piacere e morte, di esaltazione e bassezza, di trascendenza e istinto; il sesso come atto d’amore da offrire a chi è stato negato dall’educazione, dall’ipocrisia, è la missione della Signora dell’Acero Rosso.
Nell’assolo, la protagonista si rivolge ad un immaginario giudice argomentando la sua scelta di donare sesso a chi è portatore di handicap; per questo confuta un altrettanto fantasioso pubblico ministero, che ha tutte le domande del sentire comune e per questo ci rappresenta. Alla fine sarà anche per noi lettori, un momento per interrogarci sulla nostra morale: assolveremo o condanneremo la Signora dell’Acero Rosso?
Il libro scardina l’ipocrisia e gli schemi mentali con cui interpretiamo la realtà: il diritto al piacere, alla felicità, il sesso anche per un menomato…il sesso una espressione umana che non deve essere negata a nessuno. Il ‘non detto’ viene sbattuto in faccia a chi non avrebbe mai voluto dire.
La trasgressione è anche conoscenza e quella compiuta da Signora dell’Acero Rosso è un atto d’amore estremo verso chi soffre e lei offrendosi –nell’ambiguità di un gioco di parole- s’offre per riscattare un dolore ingiusto, come quello di nascere menomati, handicappati.
Nel libro vengono alla fine, aggiunti dei commenti diversi; uno di un laico (Franco Bomprezzi) e l’altro di un religioso (Don Fulvio Ferrari). Uno assolve la Signora e dice che avrebbe voluto conoscerla, mentre il religioso la condanna senza appello, per quei rapporti frutto di ‘indecenti compiacenze’. Per me quest’ultimo giudizio rivela il perbenismo, più della morale. L’indecenza, lo scandalo, lo squallore e l’oscenità è vista perché ci appartiene e riguarda tutti. Quando l’indecenza parla dice, non già quello che è fuori ma, quello che c’è nel nostro occhio.
Una lettura che emoziona e mette alla prova la nostra pietà.

venerdì, marzo 03, 2006

Legge elettorale

Perché la cosiddetta Casa della Libertà mi ha tolto la libertà di scegliere e quindi di votare un candidato? Perché si sono aboliti i collegi elettorali, dove veniva instaurato un giusto rapporto democratico tra eletto e territorio? E’ stata fatta una riforma elettorale, a maggioranza governativa, effettuando un grave strappo istituzionale con la cancellazione di ogni possibilità di preferenza, consegnando alle segreterie dei partiti, che si comportano come bande, ogni potere di scelta degli eletti.
Dopo questo cambiamento di sistema di voto, ogni governo si riterrà autorizzato di fare una legge elettorale che più gli aggrada, in contrasto alla norma democratica, che vuole le regole del gioco siano fatte di comune accordo con le diverse parti.
La scrittura di questa legge elettorale, che reintroduce il sistema proporzionale in dispregio alla volontà espressa con un referendum popolare, ha anche dei passaggi alquanto ambigui. Ecco cosa recita l’art. 14 bis comma 3:
Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
Avete capito? Dovranno dichiarare il capo della forza politica (leggi partito) e quello della coalizione…quindi non del futuro Presidente del Consiglio. Infatti si ricordano le prerogative di nomina, del capo del governo, al Presidente della Repubblica, secondo l’art.92. A questo punto io spero che il prossimo Presidente della Repubblica abbia il buon gusto e la correttezza politica istituzionale di non nominare un inquisito dalla magistratura, chi non sia stato assolto prima dai processi in corso, chi sia in conflitto di interessi- per avere la proprietà di concessioni statali e bancarie- e dulcis in fundo nomini, come è nelle sue facoltà, una persona seria. Non essendoci più il sistema maggioritario, non votando più uno schieramento unito da un solo simbolo, ma singoli partiti con capi banda, non si potrà decidere chi guiderà il prossimo governo.
Questo per me sarebbe giusta una legge del contrappasso: quello che hanno levato a me, di scegliere, sia riservato anche a loro, di imporre.
A proposito è giusto che una coalizione, annoveri tra i partiti che la compongono oltre che fascisti, razzisti, recidivi, ex galeotti, inquisiti, corruttori, anche un ‘No Euro’? Quale coerenza di programma può esserci?

martedì, febbraio 28, 2006

Il nemico utile

Non finiamo mai di vedere, in campo sociale e nella lotta politica, la nascita del nemico; lo vediamo sorgere spesso negli scontri di religione, di civiltà, di partiti, di ideologie, di popoli…purtroppo con la comparsa del nemico, e l’impulso a distruggerlo, nascono i comportamenti criminali, delittuosi; prende il sopravvento la parte inconscia di ognuno e si ritorna all’orda primitiva. Nascono le guerre.
Ma se intraprendiamo il cammino dell’evoluzione, verso la nostra identità e autenticità, ecco che Il nemico diventa ‘utile’: la conseguente proiezione del nemico ‘fuori’, responsabile e causa del nostro malessere, ci segnala la dinamica di un mancato riconoscimento del sé. Jung chiamò Ombra questa parte irrisolta e spiacevole del nostro essere, che noi non accettiamo e proiettiamo volentieri sull’altro. Jung ci indicò anche una via per riconoscere queste parti, per accoglierle, in un processo di armonizzazione e di comprensione di noi quali frutto del Bene e del Male. Il percorso dell’integrazione delle parti nascoste fa diventare ‘utile’ il nemico: utile alla conoscenza di noi, ci fa capire chi siamo, ci fa sapere delle mille voci con cui parliamo.
Ora mi chiedo se chi si trova ad iniziare questa sorta di ‘viaggio dell’eroe’, che simbolicamente rappresenta il percorso evolutivo, debba influenzare la società in una maniera così pregnante da fare del nemico un fatto collettivo. Insomma, come mai chi addita un nemico, questo nemico poi diventa una ossessione che investe la società? La cosa succede soprattutto in politica. Sarebbe bene allora che i politici conoscessero la loro realtà interiore, e con la dialettica riuscissero ad abbracciare il loro inconscio; farebbero emergere dalla realtà esteriore la relatività del bene e del male, come un limite umano universale. Questo sarebbe un elemento di progresso per l’umanità e per la Politica in generale. Potrebbe essere un percorso che, a mio avviso, rivelerebbe in anticipo le dinamiche di gruppo che portano a guerre e a tragedie tipo i genocidi e la costruzione di campi di concentramento.
Finalmente ci libereremmo di molti schemi e rigidità nell’affrontare, insieme ai problemi sociali, le varie parti interne di noi: una specularità mai abbastanza avvertita.

domenica, febbraio 26, 2006

Ancora sulle radici

Le nostre radici? Sono nelle lasagne al pesto, sono in un bicchiere di barolo, sono nel paesaggio che ci circonda e nella nostra lingua…
Io non ho paura di diventare musulmano, ebreo o mormone; io so di essere italiano e quello che sono me lo dà il vivere e l’esser nato in un determinato ambiente.
C’è una tappa della storia dell’umanità che è nata e vissuta in Italia, si chiama Rinascimento. L’uomo di Vitruvio è diventato il cuore di una cultura che rende più facile ad un musulmano diventare italiano, che un italiano diventare arabo.
Io non ho paura di perdere le radici. E se questa paura me la vuole insegnare uno che ha creato la padania; che ha paura di perdere le sue, nel nome di un dio Po e di riti celtici, io rispondo che non conosce il mare. Dico anche che non conosce Pico della Mirandola ed il suo De hominis digitate; dove si afferma che tutti gli uomini hanno pari dignità indifferentemente dalla religione e dalla politica.
Potrei dire di Dante che mise Maometto all’Inferno, tra i seminatori di discordie, e in eguale misura si potrebbe oggi mettere nello stesso luogo, molti politici; ma li troveremo come lui a dilaniarsi il petto?
Nei vizi e nelle debolezze le nostre radici diventano le stesse, e si fa un gran peccato di superbia definirci cristiani, come sepolcri imbiancati. Allora coltivate un orto e raccogliete i frutti; poi ogni anno concimatelo e ripetete i gesti della semina…quella rinnova radici. Rinnova il futuro di cose antiche. Ecco allora nascere un ‘prebuggiun’, piatto genovese fatto con un mazzo erbe, e si ritrovano le radici. Ma mi sa che in padania non lo sanno.

giovedì, febbraio 23, 2006

Civiltà in cammino

Il mondo attuale si regge su un sistema profondamente ingiusto. C’è un paese egemone, gli USA che pensa di governare tutto e su tutti imporre la sua visione della vita; inoltre cerca di mantenere il suo ‘stile di vita’ basato su grandi consumi e spreco di risorse. Questo modello accentua le disuguaglianze tra i paesi, generando risentimenti, miserie, odio, integralismi di ogni sorta, facendo il gioco dei movimenti fanatici e nutrendo il terrorismo.
L’11 settembre 2001 poteva rappresentare la svolta di queste scelte per cambiare strada, invece con Bush, e la sua riconferma, si è deciso di continuare l’imperialismo consolidando le scelte politiche conservatrici.
Cosa potrà accadere nel prossimo futuro? Ci sarà la guerra continua per estendere il modello di società e di democrazia americano? Molti intravedono in questa crisi uno scontro di civiltà e di guerra religiosa, il fatto incontrovertibile è che si è innestato un cammino verso qualcosa di diverso, che i poteri tradizionali dei governi e dell’economia non sono in grado di cambiare o modificare.
Quella che è destinata a soccombere è la visione del mondo occidentale; un grande peccato di superbia e di potenza verso chi non accetta quel way of life americano. E’ possibile osservare questo fenomeno se entriamo in una visione storica, se ci allontaniamo dal contingente: mentre i nostri soldati –quelli dei paesi ricchi- invadono in armi i paesi islamici e del sud del mondo, i popoli di quegli stati stanno invadendo i nostri paesi ricchi senza armi ma spinti dalla fame e dalla miseria. Questi ultimi vinceranno la vera battaglia: i loro figli erediteranno le rovine della nostra civiltà. Non ci saranno né leggi né eserciti che tengano. Il mondo fisico prosegue il suo cammino con leggi macroeconomiche e naturali; il mondo spirituale degli uomini invece può imparare a riconoscere se stesso, senza classificazioni, senza ‘vignette’ e stati nazionali. Alla fine ci saranno ancora e solo uomini.

lunedì, febbraio 20, 2006

Popolo di bestemmiatori

Il nostro popolo di bestemmiatori deve imparare cos’ è il rispetto della religione altrui. Può, se vuole, ammazzare la sua religione, ma sia serio su quella dell’altro; può, se vuole, pensare di essere un bravo cristiano credente, magari votando la licenza di uccidere, di sparare sugli scafisti o sposarsi con rito celtico, ma non insegni all’altro come pregare.
Dietro la invocazione di libertà, per dileggiare il sentimento religioso altrui, si nasconde non lo spirito laico, ma solo maleducazione ed una enorme ignoranza: se si chiedesse a Calderoli di dirci chi era Maometto, che cosa ha fatto e che cosa rappresenta per il mondo arabo, sono sicuro che non saprebbe rispondere.
Sulla Padania di domenica, dopo le dimissioni del ministro leghista , c’era scritto: ‘Ora tutti sanno che da qui in avanti bisognerà dare la precedenza a chi viene da Oriente’. Dimenticano che da molto tempo qualcuno arriva sempre da oriente…anche Colombo arrivò da oriente. La precedenza se la presero lo stesso.
Evocare uno scontro di civiltà contro l’Occidente, vuol dire sostenere Osama Bin Laden: i musulmani non sono i personaggi delle vignette o i nuovi cosacchi bolscevichi. Si dimentica forse che la nostra civiltà ha dato origine all’Olocausto? Che ha sì, il primato della scienza e della tecnica, ma ha anche usato la bomba atomica. Poi le ultime 2 guerre mondiali sono nate all’interno della stessa nostra bella civiltà. Il nemico si capisce è sempre esterno, salvo poi di riflesso trovarne uno interno: i pacifisti, i veri liberali, i tolleranti, i moderati…
In fondo la sintesi è ben raffigurata dai bestemmiatori: credono in Dio così tanto che lo nominano sempre per offenderlo. Il nostro in fondo è un popolo di credenti molto strano: chi si mette in prima fila poi dimentica il messaggio più bello di Gesù, il discorso della Montagna; ma forse al pari di Maometto, pochi lo conoscono…specie i propugnatori delle ‘radici cristiane’.

venerdì, febbraio 17, 2006

Domande in attesa di risposte

Siamo entrati nel pieno della campagna elettorale ed ora che Berlusconi, oltre che attaccare a muso duro gli avversari, sembra disposto a rispondere alle domande dei giornalisti più vari, mi aspetto risponda alle domande che, nel lontano 30 luglio 2003, gli rivolse il settimanale inglese The Economist. Stiamo ancora attendendo le risposte. Ricordiamo che le domande, a firma del direttore Bill Emmott, erano in totale 28 e per risposta fu tacciato di essere uno strumento del complotto comunista ed ebbe la minaccia di azioni legali. Qualcuno suggerì di rispondere con un’altra domanda, da trasformare in un tormentone: perché fate scrivere sulle vostre pagine Beppe Severgnini? Si può ricordare ancora che quel settimanale inglese –The Economist- è di ispirazione liberale e giustamente considera Berlusconi un insulto al capitalismo liberale. Da quella volta la destra italiana lo definì ‘The Comunist’. Un classico.
Le domande a Berlusconi, erano inserite in un dossier di 6 sezioni; riguardavano il caso SME e i suoi rapporti con un tale signor Fimiani. Dei fondi neri off shore della Fininvest, della tangente di 23 miliardi cui Berlusconi non è stato assolto ma prosciolto per prescrizione, e del legame con l’avvocato inglese mister Mills. (Proprio oggi si è saputo che i giudici di Milano l'hanno accusato di corruzione per quest'ultimo personaggio- l'avvocato David Mills). Dell’acquisto della villa di Arcore, dalla marchesa Casati Stampa, tramite il suo tutore Cesare Previti, e per questo affare dei suoi rapporti con tale Giovanni Del Santo. Di saper il perchè delle molteplici transazioni e da dove provenivano i 4 miliardi di lire confluiti nella Edilnord e nella Sogeat, tramite il capitale azionario nel 1967-'75, poi i 16,94 miliardi di lire versati nella Fininvest srl come prestiti agli azionisti nel 1977-'78. Chi era il beneficiario delle 400 mila azioni CRM registrate a nome dell'Unione fiduciaria e chi ricevette quindi gli 860 milioni di lire pagati da Palina? Chi versò 2 miliardi di lire nella Coriasco immobiliare nel marzo 1979 e da dove proveniva il denaro? Come mai si è avvalso della facoltà di non rispondere quando i pubblici ministeri volevano interrogarlo a Palazzo Chigi il 26 novembre 2002 su queste ed altre questioni?
Domande che, come dicevo, aspettano risposte e a cui è legata la figura morale del ‘nuovo’ ricandidato premier.
C’è qualche giornalista italiano che vuole rifargli quelle domande? Si potrà avere ora una risposta e non una denuncia?

giovedì, febbraio 16, 2006

Nuova pornografia

In un saggio del filosofo francese Ruwen Ogien, Pensare la pornografia, ci si chiede che cosa sia oggi la pornografia. Cos’è? Una insidiosa forma di discriminazione sessuale? Un attentato alla dignità umana o un raffinato divertissement? Nuoce alla gioventù? Fa diventare ciechi? E’ un’invenzione moderna? Oggi, con il dilagare del moralismo clericale e del fondamentalismo religioso, la pornografia sembra essere tutto ciò che è vietato, ma si sa che non è così.
E’ dai tempi antichissimi che la pornografia si tramanda attraverso rappresentazioni di attività sessuali o perversioni legate sempre al sesso. Sono noti gli affreschi di Pompei o gli scritti di antichi autori greci e romani.
Il concetto di pornografia da Ateneo in poi è molto cambiato. Oggi la cultura ha rivalutato quella pornografia del sesso esplicito; se ne è modificato il concetto: siamo arrivati a consumarla spesso e inconsapevolmente.
Il saggio di Ogien arriva alla conclusione che, se si considera il problema da un punto di vista moralmente neutro, la pornografia può essere ritenuta o una forma di sessualità particolare rispettabile come le altre, oppure una pratica che non ha nulla a che vedere con la sessualità stessa, ma non una forma di perversione pericolosa.
Così pornografiche oggi sono le immagini di guerra, le violenze e le torture; pornografico è l’orgasmo di una donna provato per un detersivo per la casa o per un prodotto alimentare. Per riconoscere la pornografia allora basterebbe valutare l’influenza nefasta su un uomo ‘razionale’.
A questo proposito considero pornografico, Berlusconi. Pensateci. Cosa c’è di più corrompente della sua immagine? Berlusconi nuoce alla salute mentale. Egli, con la sua maschera finta, lancia messaggi pericolosi e falsi: è diventato una specie di highlander che vive fuori dalla realtà, accostandosi a Churchill, Napoleone e perfino a Gesù. La pervicace ricerca del potere come appagamento di un ego malato, rende Berlusconi un cattivo esempio per i giovani fino ad assumere un carattere scandaloso: può l’uomo più ricco d’Italia, di denari, di possedimenti, di proprietà mercantili, inscenare teatrini dove appare la vittima?
Quando compare sugli schermi televisivi bisognerebbe attivare il messaggio: ‘consigliato ad un pubblico adulto, vaccinato e consapevole dei rischi che corre’…

sabato, febbraio 11, 2006

Parlare d'amore

Trovo l’occasione di San Valentino per spendere due parole sull’amore.
Le mie parole d’amore in sostanza sono quelle che sappiamo già. Dell’amore scriviamo quello che è già scritto. Sempre. Quando scriviamo quello che sentiamo dell’amore, ci pare di toccare il cielo. Giriamo intorno ad un sogno che ricompare ogni volta. Se c’è qualcosa che ci fa eterni è l’amore. Con questo girare ci troviamo sempre nello stesso posto. Forse con diverse età, ma che importa, l’amore cancella il tempo.
E’ un mistero poi arrivare a sapere che potremo morire e perdere chi amiamo senza, in verità, lasciarlo mai; ma questo mi pare di capirlo poiché quando amiamo diventiamo un po’ l’altro, quello che si ama. Ecco allora che la diversità tra uomo e donna viene risolta da un amore che crea un’altra storia ed un’altra verità: non moriamo mai.
Allora trovarci con le tette o con i peli sul petto; scoprirci a scambiare frizioni in modo diverso, ci fa in fondo cambiare gli addendi ma non il risultato finale di un amore. Dell’amore che conosciamo già.
Uomo o donna che siamo, cerchiamo nell’altro noi, persi in quello che, senza pensare, abbiamo già. Quando amiamo qualcuno, succede che possiamo amare il mondo intero. Potremo amare chiunque, se amiamo davvero.

martedì, febbraio 07, 2006

Vediamo un po'...

Vediamo un po’ cosa trovare dopo il berlusconismo. E’ ormai accertato che il berlusconismo sta tirando gli ultimi calci, sono come le contrazioni del rigor mortis: insieme c’è la voglia di portarsi dietro anche chi lo guarda. Ma in questi anni ci siamo vaccinati e quello che serpeggiava tra la gente, la voglia di apparire, di essere selfmademan di successo, sempre vincente, ora non c’è più. C’è una consapevole rassegnazione al limite, all’aspirare a quello che non si vede ed è più importante: la serenità di valere per quello che si è e non per quel fare che gonfia l’Io come una mongolfiera. Mettere al centro valori veri, che non sono il mercato, la furbizia o i titoli onorifici. Oggi si può mirare al cielo, anche senza preti.
La data 2001 si è rivelata una illusione; anche la new age ci ha preso in giro. Forse solo ora sta per finire veramente il secolo e il millennio, che avevamo lasciato appena ieri. Bisogna solo ricordarsi che non c’è nessun traghettatore; non c’è, né ci deve essere, un altro a cui delegare il nostro futuro. Abbiamo gli strumenti per crescere da soli. Possiamo vincere le paure creatrici dei drammi umani e la vanità dell’ego. Sì, ce la possiamo fare sentendoci vicini e uguali nei sentimenti e nei desideri di pace. Dobbiamo sviluppare la compassione. Ecco che allora, qualcosa accadrà: sopite le grida del potente di turno, ci sentiremo tutti meglio. Finito il berlusconismo, non ci sarà più nessun Berlusconi.

sabato, febbraio 04, 2006

Festa di compleanno

Ieri sera appena tornato a casa ho scritto questo agli amici: 'E’ stata una bella serata; sono appena rientrato e non faccio che camminare su e giù per la casa. Sto scaricando la tensione per la grande emozione che ho avuto nel vedere così tanti amici, attorno alla mia festa di compleanno.
E quanti regali: tanti e tutti sapienti testimoni d’affetto; vorrei dire anche di sensibile conoscenza. Libri, CD, oggetti artistici, vini pregiati e tentazioni gastronomiche: un cestino zeppo di specialità della cucina sarda.
Il numero degli anni- si dice da festeggiare?- era importante e la mia idea di offrire una bevuta in un locale messo a mia disposizione, ha incontrato gradimento. Sono davvero contento e ringrazio tutti. Chi poi non è riuscito a venire mi ha inviato mail, sms, di auguri. Una serata per me indimenticabile.
Ora con queste due righe ringrazio ulteriormente tutti gli amici che si sono mossi per me, verso di me…quindi ricordatemi le vostre feste, perché io ci sarò. Un po’ della felicità che mi avete dato è giusto che la restituisca. Vi voglio bene. Grazie'.

Ora lo ribadisco sul mio blog. A futura memoria e ai passanti presenti.

mercoledì, febbraio 01, 2006

La situazione berlusconiana oggi

Articolo tratta da Europa che spiega bene la situazione di oggi:'Certo, avevano tanto da fare questi parlamentari della Casa della libertà. C’erano leggi urgenti da approvare, lo scioglimento delle camere proprio non poteva seguire il calendario concordato con Ciampi e con l’opposizione. S’è visto bene ieri al senato, quanto fosse sincero questo zelo legislativo del centrodestra: aula deserta a ripetizione, continuo venir meno del numero legale, il provvedimento sulle quote rosa nelle liste elettorali che naufraga nel mare di lacrime della neo- ?niana ministra Prestigiacomo.
Nessuno aveva mai creduto alla smaccata fandonia del lavoro legislativo da completare: era solo l’ultima e la più arrogante delle bugie del presidente del consiglio, avallata da Casini e Fini cioè dalle due punte più spuntate della storia politica recente.
Come stupirsi che il capo dello stato si senta offeso nel profondo dall’avere a che fare con un simile interlocutore? Uno spacciatore di menzogne che non ha neanche il coraggio di affrontare a viso aperto l’uomo che, agli occhi di tutti gli italiani, lo surclassa e lo domina quanto a dignità personale e istituzionale.
Il guaio di Berlusconi è che nel frattempo sta tirando un brutto scherzo anche a qualche centinaio di migliaia di altri italiani, per certi aspetti più importanti dello stesso Ciampi. E che anche loro sono stati ingannati su questa storia dello scioglimento delle camere e della par condicio. Infatti, la lettera che la presidenza del consiglio sta inviando ai genitori dei bambini nati nel corso del 2005 per annunciare che hanno vinto la lotteria dei mille euro non sarebbe potuta partire se – come inizialmente previsto – le camere fossero state sciolte tre giorni fa e fosse quindi entrata in vigore la legge che proibisce a governo, ministeri ed enti locali qualsiasi comunicazione istituzionale.
Ecco un motivo serio per tenere aperte le camere: far girare quel testo ?nto-amichevole e spiritoso che promette soldi ai quali la maggior parte delle 850 mila coppie destinatarie non ha alcun diritto (esattamente come accadde ai pensionati nel 2002), e che non vedrà mai.
Col che, Berlusconi s’è fatto un altro bel pacco di nemici.
Questo tipo di trucchetti e di uso personale delle istituzioni si accoppia bene alle apparizioni tv del premier. Prima era alta l’audience e basso il gradimento. Adesso è basso tutto. Ma proprio tutto.
Una di queste trasmissioni tra l’altro è stata utile: ci ha fatto capire quanto siamo stati fortunati, nella diaspora socialista, a perdere per strada Claudio Martelli. Quel pupone rifatto con girocollo esistenzialista che per intervistare Berlusconi concorda prima le domande e accetta che il suo regista sia sostituito da uno di ?ducia del capo.
Vassallo era, vassallo è rimasto'.

lunedì, gennaio 30, 2006

Bravi ragazzi?

Noi abitiamo ancora vicini a chi ha visto Auschwitz, e poi ce l’ha raccontato. Avremmo voglia di sbarazzarci dei ricordi, delle testimonianze gridate dai folli che hanno visto, ma ora tocca vedere a noi. Non possiamo più rimanere indifferenti.
Abbiamo cercato di volgere lo sguardo altrove, abbiamo pensato al progresso, alla modernità...ma sempre lì dobbiamo tornare; tornare alla memoria per ripartire, fare i conti con una umanità dimenticata. Così ci teniamo per il collo. Non possiamo più scappare.
Oggi siamo tenuti tutti per il collo a guardare i recessi di una memoria che tecnologicamente è diventata libro, si sfoglia come i giorni, è diventata fotografia, si sfoglia in un film; è diventata un hard disc, si sfoglia con un click. Questo potrebbe esserci d’aiuto, come il giorno dedicato alla memoria. Un giorno per parlare, vedere, ascoltare chi ha da dire…purtroppo ricapitoliamo storie e non esperienza.
Così ci tocca vedere i simboli di quel male, che ha generato Auschwitz, in mano a giovani imbecilli. Non serve educare, far crescere consapevolezza; ogni volta bisogna immergerci nel dolore per capire. Ogni volta il male si ripresenta nella sua banalità: nello sventolare una bandiera nazista allo stadio ridendo come ebeti. Bravi ragazzi di buona famiglia, poi si dirà, solo tifosi un po’ scalmanati. Cosa sarà mai? Io ho paura: saranno proprio quelli a cui potrebbe venire consegnato un fucile e ordinato di uccidere un nemico qualunque…quelli avranno lo stesso sorriso da bravi ragazzi.

domenica, gennaio 29, 2006

Culto della personalità

Berlusconi è molto vicino a Stalin sul tema del culto della personalità. Ricordiamo che il tema del culto della personalità, venne affrontato dal XX congresso del PCUS il 24-25 febbraio giusto 50 anni fa; Nikita Krusciov con quella denuncia attestò i crimini di Stalin e tutte le deviazioni del potere dovute a quella pratica di culto.
Oggi dopo vari esempi emersi in molti paesi totalitari, vedi Mao tse tung, Kim II Sung, Fidel Castro, Saddam Hussein, ecc., assistiamo in Italia a questo fenomeno, che dopo Mussolini sembrava sepolto. Da allora gli italiani verso gli uomini di potere e pubblici avevano sempre riservato un buon grado di distaccata sopportazione o amabile condivisione. Niente di più. Ora con Berlusconi, grazie a vari seguaci e sostenitori, si respira nuovamente il culto della personalità.
Sarà bene allora che riuscissimo a darci una scossa. Chi segue il suo idolo, come un fan, non ha certo gli strumenti per analizzare la realtà: vede tutto come gli suggerisce il ‘capo’; non quello in testa, ma quello che ritiene il suo superiore.
Soprattutto bisognerà sgonfiare chi ha ingrossato il proprio io a dismisura: le sue proiezioni lo hanno messo in grave pericolo; il suo futuro sarà senz’altro drammatico, un gioco al massacro che mette tutto in secondo ordine. Un guaio per l’Italia. Cosa possiamo fare? Semplicemente non votarlo. Votate pure a destra, ma non votate Forza Italia. Votate Fini, Casini, se non volete il centro sinistra, ma non votate Berlusconi. Firmato: un amante della democrazia e dell’alternanza.

venerdì, gennaio 27, 2006

Neve in città

Oggi giornata di neve, sto chiuso in casa.
Tramite la webcam di mentelocale.it,
guardo una piazza bianca e una fontana muta.
A scatti si muovono figure nere: sono passanti cittadini,
sono attori silenziosi, spettatori stupiti,
inconsapevoli interpreti, dell’occhio di una città.
Quello che vedo è un centro e lo rammentano i cerchi,
formati dai catini piatti della fontana senz’acqua:
un tirasegno rivolto al cielo che oggi lancia fiocchi sparsi.
E chissà se qualcuno lo capirà.
Da come si comporta la neve, da come si cosparge lieve,
cancella confini e uniforma palazzi…
ecco che oggi pur restando a casa,
sono anche in un’altra città.

giovedì, gennaio 26, 2006

Il lamento di Portnoy

Questo mio scritto è una sintesi del libro: Il Lamento di Portnoy di Philip Roth.
Sono raccontate le seghe mentali e no, di un ebreo americano; un ebreo tout-court: che però interpreta bene le idiosincrasie sessuali, che si generano nelle famiglie al di là delle religioni ma, dove esiste una madre castrante.
In breve ho riassunto il monologo di Alex Portnoy, della sua seduta psicoanalitica.
‘Sono Alex Portnoy, mi lamento e racconto la mia vita privata. Onorare l’essere ebreo e onorare il padre e la madre: il personaggio più indimenticabile che ho conosciuto. Poi le seghe e la difficoltà di crescere con il pisello e le malinconie ebraiche al pari di un testicolo che non vuole scendere nello scroto. Quale passaggio fondamentale la figomania; ancora seghe orientate e fatte in ogni luogo con lo stupefacente pensiero che ogni ragazza porta addosso la figa. Tutte le donne hanno la figa! Così mi trovo a 35 anni responsabile delle Risorse Umane al comune di New York e ancora vivo con la mamma. Aiuto.
Non serve Freud, i sogni, ma per il sesso? Dove ho sparso il seme? Ho messo il cuscino sotto il culo come consiglia la guida matrimoniale dei miei genitori? Devo sapere. Ecco la Scimmia: sulla più comune degradazione della vita amorosa; ecco che si conquista un pompino. Ecco dopo l’esilio. Cristo santo, sono in Israele!’.

domenica, gennaio 22, 2006

Leggi di Murphy

Sull’agenda di Murphy 2006, leggo che il peggior nemico del male è il peggio. Ecco spiegato perché molte persone si ostinino a fare sempre peggio: sono nemiche del male. Questa ‘consolazione’ è molto diffusa negli uomini di potere, che combattono il male e si sentono paladini di crociate create dalla loro fantasia.
Poi ancora li soccorre un’altra estensione alla legge di Murphy, ovvero: niente va mai così male che non possa andare peggio. Ci siamo. Non si può chiudere il ragionamento senza pensare che ogni cosa, non c’è mai tempo per farla bene, ma c’è sempre tempo per rifarla.
Queste considerazioni nate per esperienze, conoscenze empiriche, trovano conferme lapalissiane osservando quello che chiamano il Cavaliere, ossia: l’omino di Arcore. Lui, ottimista per antonomasia, per le stesse leggi di prima, non potrà mai essere piacevolmente sorpreso: con lui va sempre tutto bene. Noi invece sostenitori del pensiero negativo, ogni tanto rimaniamo felicemente stupefatti. Questo ad esempio potrà accedere quando il fautore del peggio, cadrà per il suo bene. In quel caso ci soccorrerà un proverbio della nonna: sempre bene non può andare e sempre male non può durare.

sabato, gennaio 21, 2006

Sempre sulla pace: terra promessa

In verità la pace è una terra promessa. La pace che cerchiamo è percepita prima di tutto dentro di noi: è la calma serenità, un momento di abbandono delle fatiche quotidiane per guardare il cielo azzurro e respirare l’aria pura del mattino. La pace sappiamo tutti che c’è, esiste e si può avere. La pace però è una condizione difficile da mantenere, occorre l’impegno costante dell’attenzione per chi ci sta a fianco. Chi sta vicino a noi, sa di vivere e volere le tue stesse cose: ama i genitori e i figli, ama l’amore e lo cerca al pari di una perla dentro una conchiglia. Poi la paura di perdere, quello che si perde sempre, genera sgomento e insieme l’aggressività.
Il bambino gioca sempre alla guerra; i suoi giocattoli sono primitivi: sono una pietra, una spada, una freccia, una fionda. Il bambino si difende e spara; aggredisce per paura che qualcuno gli porti via gli affetti, gli rubi gli oggetti a cui si aggrappa. Per l’adulto quel gioco si trasferirà nel potere; quel potere che qualcuno gli darà nell’illusione di ricevere riconoscimento, ricevere amore, gratitudine. Ma quanto è veramente adulto quella persona che cerca il potere? In fondo quella persona, rimane un bambino che gioca alla guerra sovvertendo i sentimenti: per lui l’amore si conquista o meglio si acquista; essere in tensione, dimostrare forza genera ansia…l’opposto della serenità, della pace. La terra promessa.

sabato, gennaio 14, 2006

Teatrino politico tragico

Berlusconi non solo è un’anomalia della politica italiana, l’emblema della commistione di affari e partiti politici, è anche il segno del decadimento totale della dialettica democratica, che garantisce lo scambio di opinioni utili a risolvere i problemi reali dei cittadini. Il principale protagonista ci questo sfacelo, l’attore caposcena dell’atroce spettacolo, è l’omino di Arcore. Riusciremo a risalire la china? L’Italia e gli italiani non si meritano questo reality show politico, questo inutile teatrino. Non bisogna seguire i metodi di questo ‘piccolo fratellino’ viziato, megalomane, che come sosteneva Montanelli è un grande bugiardo, abile solo nel fare i suoi affari.
Cosa succederà dopo le premesse della comparsata, del capo del governo in Procura, per dire solo di avere sentito dire? Per gettare fango? Tutto è possibile. Ora i colpi bassi ci stanno tutti. Magari gli italiani si aspettavano che andasse dai giudici a rispondere alle domande dei pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. Magari poteva dire di avere sentito qualcosa dall’amico degli amici Dell’Utri. Ma forse l’amico Tarak Ben Ammar è lo stesso.
L’importante è non parlare dei veri problemi degli italiani. Intanto, cosa volete? E’ stato fatto tutto. Quello non fatto è perché non si poteva e soprattutto colpa degli altri. Dei comunisti. Dei piccoli partiti; del fatto che lui, il taumaturgo, non possedesse il 51% dei consensi. Dio ce ne scampi e liberi.

giovedì, gennaio 12, 2006

Lady Henderson presenta

Ho visto ‘Lady Henderson presenta’ un film divertente, bello, spumeggiante con venature tragiche, fatto all’antica eppure, o forse per questo, ricco di tutta la magia che può dare il cinema vero. Ad interpretarlo ci sono due ottimi attori, Judi Dench e Bob Hoskins, ma merito della riuscita prova è anche del regista Stephen Frears e dello sceneggiatore, Martin Sherman. Il risultato è questa pregevole commedia, che fa rivivere storia e storie; caratteri e destini, leggerezza e gravità in un amalgama fantastico.
Era da tempo che non riuscivo al cinema a ridere e commuovermi insieme, ‘Lady Henderson presenta’ ci è riuscito. I due personaggi principali si scambiano battute continue; appartengono a due mondi diversi eppure hanno in comune un senso del teatro che è…teatro nel teatro, commedia nella commedia in tutti i sensi. Il film è ispirato da una storia vera nell’Inghilterra fine anni ’30 e inizio anni ’40; quando la guerra arriva a colpire Londra dove il piccolo teatro, perno della storia, diventa la frontiera per un messaggio di pace, di vita e ancor meglio per continuare un diritto alla gioia.

martedì, gennaio 10, 2006

Servitori

I servitori sono più pericolosi dei padroni. Uno è Giuliano Ferrara che da servo di Berlusconi si è dimostrato un vero killer. Uso questo termine forte perché non dimentico che lo stesso fu usato per il quotidiano l’Unità.
Ma Ferrara io lo ricordo anche quando, come direttore di Panorama, allegò alla rivista la cassetta VHS dell’interrogatorio di Stefania Ariosto: un atto per denigrare il teste più importante al processo contro l’accoppiata Previti-Berlusconi. Ora dirige il Foglio di proprietà –si dice per convenienza - della moglie di Berlusconi. Da queste pagine-fogli attacca senza ritegno gli avversari del suo premier. Ultimamente si è scoperto anche clericale e dà lezioni di fede e cristianità a chi in chiesa c’è sempre andato. Ma si sa per soccorrere il capo padrone si fa questo e altro.
Questo Giuliano Ferrara che in molti continuano a vedere come molto intelligente, dobbiamo dirlo: ricorda tanto la verginità di Brooke Shields; tutti ne parlano come se fosse vera. Si dice che sta dalla parte di Berlusconi in modo critico…sarà vero per chi ci vuol credere, la verità è che gioca di sponda: fa finta di dare un colpo al cerchio per bersi tutta la botte. Insieme alla direzione del giornalino di famiglia, regge una trasmissione su Canale 7 (di proprietà di Telecom a sua volta proprietà di Tronchetti Provera) che fa il teatrino semiserio e finto moderato insieme ad una giornalista di ‘sinistra’. Tanto per far vedere com’è la democrazia. A parte il fatto che per controbilanciare Ferrara ce ne vorrebbero tre dall’altra parte: la trasmissione risulta infatti solo sua.
Ieri Ferrara davanti al suo capo ha detto che si è fatto bene a dare una bella pedata nel sedere a Biagi, Santoro e Luttazzi, poiché se la meritavano; un atto di servilismo che mette perfino in imbarazzo l’autore: a licenziarli- infatti dice -è stata la direzione Rai…vi ricordate di Saccà? Come definirlo? Un pericoloso anche lui? Una perifrasi.

domenica, gennaio 08, 2006

Scienza depressa

Sul numero di marzo del 2003 di “Le Scienze”, Carol Ezzell ci spiegava che il suicidio è causato da difetti del metabolismo della serotonina. Ricordo per questo anche la scoperta del gene della violenza nell’agosto del 2002: ‘Sei violento? Decide un gene’, così titolava la stampa quotidiana. Poi abbiamo, sempre in quello stesso periodo, trovato il gene del linguaggio: un gene potrebbe far parlare gli scimpanzè…per ora parlano anche gli idioti- aggiungo io.
Oggi 6 gennaio 2006, sempre dalla stessa rivista ‘Le Scienze’, viene data la notizia che alla Rockefeller University di New York, Paul Greengard ha trovato la molecola responsabile della depressione.
Quest’ultima si chiama P11 ed è forse l'anello mancante a lungo cercato per capire le basi molecolari della depressione, e la base d'azione di alcuni dei farmaci più usati contro questa malattia, quali gli «inibitori della serotonina».
Così, con quest’ultima scoperta, il Corriere della sera si lancia nel titolo: ‘Depressione, scoperto il segreto. Tutta colpa di una molecola’. Non è serio e nemmeno vero.
Ad intervalli regolari vengono annunciate le scoperte biologiche che determinano le più varie malattie e stati psicologici umani. Scoperto anche il gene della morte precoce: Cloto; quello che provoca l’ernia, quello della paura, della eterna giovinezza…
A dire il vero la scoperta annunciata oggi, è stata data anche nel 2003:’ Dopo aver studiato centinaia di famiglie Mormoni nello Utah, un gruppo di ricercatori dell'azienda biotech Myriad Genetics, ritiene di aver individuato il gene che causa la depressione. Chiamato DEP1, questo gene potrebbe portare alla creazione di nuovi farmaci antidepressivi, uno sforzo che è già in corso con una joint venture tra la Myriad e il gigante farmaceutico Abbott’. Questo era il lancio testuale dell’agenzia ZadiG di Roma del 5 febbraio 2003.
Come reagire a queste informazioni? Noi profani divoratori di farmaci e notizie cosa dobbiamo pensare? dovremo solo sorridere o sperare? Gratta, gratta forse scopriremo che ancora una volta non ci sono ragioni di salute- o se ci sono, sono solo secondarie- ma ragioni di business: riportare situazioni psicologiche, sindromi psichiatriche, stati esistenziali ad un eccesso o ad un difetto molecolare per i quali è già pronto il farmaco, è solo un metodo per accrescere il fatturato di certe case farmaceutiche. Non è un caso che quei ricercatori poi lavorino per quelle stesse aziende. C’è da pensare: lo fanno anche i quotidiani?

mercoledì, gennaio 04, 2006

Scrivete anche voi

Con il nuovo anno ho dovuto fare un po’ di pulizia sul pc e nelle varie cartelle dove erano contenuti i miei scritti ho fatto alcuni aggiornamenti: quella su Berlusca è diventata ‘comiche 2005’; penso che non farò una nuova cartella ‘Berlusca’, per le elezioni di quest’anno, ne farò una chiamata, ‘cazzate’. A dire il vero questa cartella esiste da sempre, ma si tratta di cancellare il vecchio contenuto; in maggioranza foto con ‘corna’, con il dito medio in alto, e notizie su ‘Stalin è morto’…insomma, le solite cose di come intende la politica un certo potere. Poi ho alcune ‘utility’ da riavviare, sono una specie di spyware, per scovare i bachi che intaccano la questione morale: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Fiorani, Fazio, Consorte, Riccucci, Tanzi…è un lavoro continuo e snervante. Mi salva l’indignazione, un po’ di ironia e qualche preghiera (laica). Ma il lavoro più grosso è cancellare, buttare nel cestino, tutti gli scritti fatti con passione e sentimento; d’altronde lo spazio della memoria lo impone: fare spazio al nuovo.
Così con il nuovo spazio mi sento di ripartire. Sono pronto con la tastiera ad affrontare fatti nuovi: elezioni, emergenze, tragedie, spaventi, emozioni…amori, sentimenti, gioie, paure e malattie. Insomma, in sostanza le solite cose.
Coraggio, scrivere, come sostiene la poetessa Deena Metzger, è crescere. Niente paura di non avere niente da dire: guardatevi in giro e raccontate pure voi. Create voi il 2006.

lunedì, gennaio 02, 2006

Duemila...sei

Mia figlia mi ha regalato l’agenda di Murphi e riporta come prima frase: se qualcosa può andar male lo farà. Ma più avanti si dice che, un buon posto per cominciare è dove sei…che altro del nostro? Del duemila…sei?
Duemila…sei...un inizio.
Duemila…sei…quello che arriva.
Duemila…sei…la mia speranza.
Duemila…non sei…altro, ma sei ciò che cambia.
Duemila…sei…un libro senza pagine, sei fatto di giorni da scrivere con i fatti; con le azioni e molti pensieri.
Duemila…sei…pensieri belli.
Duemila…sei…ed io sono; sono qua che ti aspetto.
Aspetto l’amore che ho già conosciuto.
Aspetto forse te, che sei al mio fianco.
Aspetto la primavera, gustando il sapore della neve.
Aspetterò poi l’estate, ricordando quelle di ieri.
Duemila…sei…ancora qui.
Ed io resisto ancora. E quelli che ci sono, sono resistenti, sono conviventi, contemporanei, eppure impersistenti come le vite considerate eterne.
Rallegriamoci per un duemila, che ci…sei: se tutto può servire auguri duemilasei.