domenica, aprile 23, 2006

Lettera dall’Iraq

Non sono marziani questi soldati che camminano armati per le nostre strade; hanno una divisa ed un armamentario che li possono far sembrare di un altro mondo e forse lo sono…ma non sono marziani: no, questi sono degli umani fifoni, coraggiosi e anche cattivi, quanto lo possono essere tutti gli uomini in guerra. Sono soprattutto i nostri ‘liberatori’: così ci vogliono far credere. Insieme a loro sono arrivate molte cose: è arrivato l’occidente in massa, ma io non ho mai patito tanto; sto chiuso in casa tutto il giorno e aspetto. Sono giù di morale. La mia moschea è stata chiusa per paura di attentati; posso pregare in casa e la mia famiglia vive nel terrore.
Loro, gli americani, avevano come nemico numero uno Saddam Hussein e lo hanno sconfitto. Grazie; ma noi, dovrebbero saperlo, siamo solo della povera gente. L’iracheno è un uomo gentile; è religioso di diverse religioni, non è solo islamico è anche cristiano ed ebreo, ma è soprattutto arabo. Sì, l’iracheno si sente arabo. Poi l’occidente qui lo conoscevamo bene: Saddam Hussein piaceva agli americani e lo hanno sempre aiutato, contro gli iraniani, contro i comunisti, contro i curdi; lo rifornivano delle armi migliori in cambio di petrolio e controllo strategico di questa ampia zona del Medio oriente.
I prodotti americani prima dell’embargo giravano tranquillamente: coca cola, auto, benzina e computer erano cose americane. Ora le abbiamo di nuovo e di più. Non abbiamo però più lo Stato. Ho degli amici funzionari nell’amministrazione della mia città che sono stati mandati via perché appartenenti al partito Baath di Saddam, ma senza di loro non funziona niente. Gli americani con gli inglesi hanno portato con le loro aziende anche i loro tecnici, ma sempre più spesso si rivolgono a noi. Spesso non capiscono e i nostri tecnici si rivelano più bravi.
La politica imperialista americana e inglese non può funzionare: non possono fare i padroni in una casa che non è loro. Con la guerra abbiamo bisogno di tutto e tutti, ma non si può pensare di sfruttare il popolo iracheno come se fosse sottosviluppato; nei rapporti che si instaurano c’è bisogno di solidarietà, di vicinanza, di condivisione degli obiettivi, che garantiranno in futuro rapporti duraturi. Invece si comportano spesso in maniera da farsi odiare. Attualmente lavorano molto, a parte gli americani, le aziende cinesi, inglesi e russe. Gli italiani sono pochissimi. Almeno io non ne vedo.
Ora gli americani vorrebbero farci avere un sistema democratico e per questo occorrono diversi partiti, ed io mi auguro che si voti presto con tutti i partiti candidati e non solo quelli che piacciono a Bush.
Contro Saddam c’è stata la resistenza dei comunisti, degli sciiti, dei nazionalisti curdi, oggi si potrebbe dire, come si disse per Stalin con i comunisti: nessuno ha ucciso tanti islamici quanto Saddam. Però il terrorismo dei kamikaze non lo avevamo mai conosciuto: è triste vedere saltare in aria degli uomini per ucciderne altri. La guerra non finirà finché gireranno tra le nostre case i soldati americani e i loro carriarmati. Chissà però se si riuscirà ad avere ancora il nostro Iraq unito. Salam aleikum…preghiamo insieme.

giovedì, aprile 20, 2006

Per Tina Anselmi- Presidente della Repubblica

Fra pochi giorni inizierà il balletto di nomi per l’elezione del Capo dello Stato italiano, il Presidente della nostra Repubblica; alcuni nomi sono già stati fatti nell’arengo politico, come Giuliano Amato o Giorgio Napoletano…senz’altro nomi importanti poiché abbiamo bisogno di un nome di alto profilo morale e politico: un nome che richiami ancora i valori fondanti la nostra Repubblica. Io proporrei, anche nel sostenere che è giunto il momento di avere una donna, a ricoprire quel ruolo, Tina Anselmi.
Tina Anselmi, la partigiana “Gabriella”, rispondendo alle domande di un’immaginaria nipotina, racconta nel libro, “Zia cos’è la Resistenza?” , non solo la sua Resistenza tra Castelfranco Veneto, Bassano e il Monte Grappa, ma quella delle donne e degli uomini della sua generazione travolti dalla tragedia della guerra, il senso profondo di una scelta (ribellarsi in armi all’occupante nazista e al risorto fascismo di Salò) che avrebbe cambiato non solo la sua, ma anche la nostra vita. Così motiva la sua scelta di quei momenti difficili:
“La scoperta più importante fatta in quei mesi di lotta durante la guerra, è stata l’importanza della partecipazione. Per cambiare il mondo bisognava esserci. Questo è il motivo che mi ha fatto abbracciare l’impegno politico: la convinzione che esserci è una parte costitutiva della democrazia, senza partecipazione non c’è democrazia e il paese potrebbe andare nuovamente allo sbando”.
Oggi la paura di nuovi sbandamenti è forte. Forte deve essere il richiamo alla democrazia. Potente deve essere l’esempio, di una esistenza dedicata alla libertà.

martedì, aprile 18, 2006

Lettera di Dio agli abitanti della Terra

Miei cari uomini e donne, se guardo tutto quello che ho fatto sulla Terra, da come si è sviluppato- darwinianamente- cellula dopo cellula e gene dopo gene, devo dire che ho aspettato milioni e milioni di anni ed io, Dio, mi considero un tipo molto paziente. Sono stato anche molto tollerante nel seguire le vostre mode, le vostre civilizzazioni, guerre, schemi politici ecc. ma ora devo dire che ci sono alcune cose che iniziano a fare tic-tac, ovvero stanno per esplodere; in primo luogo le rivalità religiose.
Come dite io ho scritto un solo libro, ma ognuno poi vuole la sua personale Bibbia e dichiara tutte le altre false…finitela con queste complicazioni e sappiate che io voglio bene a tutti, come i genitori fanno con i figli. Io che sono il vostro padre e madre come posso dividervi e giocare a farvi odiare? Dovete saper che tutti i libri, compresa la Bibbia, sono stati scritti da uomini e donne che hanno fatto molti errori; d’accordo che sono stati ispirati da personaggi notevoli, ma non fidatevi di quelle parole scritte più di quanto vi suggerisce il vostro cuore.
Ognuno di voi vale più di ogni libro santo del mondo: la vostra vita è il mio spirito che vive, qui ed ora, come nel vostro alito. I libri, i santi profeti, i riti, sono sacri e potenti, ma hanno il significato di mettervi in contatto con me e non per creare discussioni o sminuire alcuni per rafforzare altri. Che assurdità attaccare le religioni per fare vincere un mio ‘interesse’; per favorire chi mi favorisce, credendo di tenermi in piedi: io non ho bisogno del vostro soccorso, sto bene in piedi da solo. L’unico mio desiderio è che siate buoni gli uni con gli altri. Le religioni non sono mezzi per acquistare dei ‘buoni’ verso di me, ma sono strumenti affinché prendiate coscienza di me. Io non ho bisogno di sapere come professate questa o quell’altra religione: io conosco già i vostri cuori e vi amo sapendo quello che è la cosa migliore per voi. Amore e rispetto sono le cose che, anche quando la vita è spaventosa o confusa, non devono lasciarvi poiché io sono sempre con voi.
Perché continuate a complicare il vostro mondo? Pensate pure a me nominandomi: Yahweh, Jehovah, Allah, Wakantonka, Brahma, Padre Supremo, Madre Natura, o persino il Grande Vuoto o il Nirvana; pensate pure a me come mi sono stati vicini Gesù, Maria, Buddha, Krishna, Mohammed…o altri, ma come potete trascurare, al di là dei nomi da scegliere, che io vi amo tutti ugualmente?
Non sto dicendovi di abbandonare le vostre religioni. Continuate la vostra religione insegnata dai vostri genitori. Come i genitori, la vostra religione deve avere un posto speciale nei vostri cuori. Io non mi occupo di unire le religioni. Ogni religione è unica per un motivo: ognuno vi può trovare il percorso migliore per sé.
Il pianeta Terra sta diventando sempre più piccolo; ogni cosa è collegata: con le informazioni e gli scambi di cose, anche le malattie e bisogni sono diventati reciproci. Provate a cambiare programmi.
Per concludere vi dico che in verità quel tic-tac non è vero, ma ho desiderato richiamare la vostra attenzione perché odio vedervi soffrire. Vi ho dato la libertà e la volontà, per cui ora io non posso usare che qualche trucchetto antiquato per persuadervi ad amarvi come amo voi. Poi, con il mio desiderio di vedervi felici, mi siederò nuovamente nel mistero. Io sono sempre con voi. Voi abbiate sempre fiducia in me. Il soltanto vostro Dio.

sabato, aprile 15, 2006

Cambio di stagione

Metabolizzare 5 anni di governo Berlusconi con tante arrabbiature, molti mal di pancia e sofferenze, richiederà tempo. Il lungo film dell’avventura berlusconiana al governo scorrerà ancora per un po’ nelle nostre menti. Per molti è stato un lungo incubo, che ha raggiunto l’apice nella campagna elettorale, dove non si poteva guardare da nessuna parte senza incocciare in quella faccia gaudente per ascoltarne gli insulti, rivolti agli avversari: a quelli come me, che non ne potevano più di vederlo.
Ci vorrà tempo, ma senz’altro si riuscirà a limitare le apparizioni o le sparate mediatiche del guitto politico…a tal proposito, una cosa a me piacerebbe: che i politici parlassero di meno. Bisognerebbe dire basta a tutte le dichiarazioni dei molti capi banda politici. Insomma, in questo gioco al ribasso della politica ha contribuito molto la stampa, nel riportare in prima pagina ogni scoreggia verbale dei vari protagonisti. Uno che sembra riprendere fiato, per mettersi in mostra, con supponenza è D’Alema…ma non potrebbe stare anche lui per un po’ zitto? Lui che è responsabile di tanti insuccessi nello scontro con Berlusconi? Abbiamo davvero bisogno in questo momento di conoscere il suo pensiero profondo? Poi si ascolteranno, ancora di certo, tutti i ‘saggi’ di una stagione politica che non finirà presto: Giovanardi, Gasparri, Calderoli, Castelli, La Russa…si aggiungeranno penso dopo Mastella, Di Pietro, Bonino, Capezzone…Aiuto! Risparmiateci i vostri ragli: quelli si sa non vanno in paradiso, semplicemente cadono sulle nostre teste a deprimerci e a non distoglierci, malamente con il tifo, dagli affanni quotidiani.
Questa cosa mi auguro cambi, ma i presupposti dovrebbero essere quelli di avere una informazione più puntuale, più seria, e meno legata ai personalismi, ai teatranti del gossip politico.
Ci piacerebbe per questo una politica meno soggetta alle bande, rappresentate dai partiti, ma più mirata a risolvere i problemi seri e veri del paese. Un cambiamento di stagione dove mettere via i tanti panni consunti e sporcati dal fango di parole, cadute come piogge acide.

giovedì, aprile 13, 2006

Mi do conforto

Certo che il patimento è stato forte e solo ora mi sto riprendendo. Poco alla volta sto uscendo dal clima estenuante della lunga campagna elettorale ma, soprattutto da uno spoglio elettorale da brivido, che ha portato al cambiamento del governo dell’Italia. Mi dicevo, negli anni scorsi, che il nostro Paese non meritava il governo che ha avuto negli ultimi 5 anni…ma mi sono dovuto ricredere: quel governo, con tutte le storture, le leggi ad personam e sopraffazioni, era l’immagine dell’Italia reale, di un’Italia che continua e vediamo ovunque. L’Italia che posteggia l’auto in doppia e terza fila incurante del prossimo, l’Italia che non legge e guarda solo la TV; l’Italia che pensa solo alle tasse e le evade, l’Italia delle raccomandazioni, dei furbi, dell’impunibilità, l’Italia spaccata in due, l’Italia dell’intolleranza e del razzismo, degli interessi corporativi e dei privilegi, l’Italia divisa tra il nord e il sud è vera e sempre presente. Questa Italia ha rischiato di nuovo di vincere.
Ora non si può sapere dove parerà una nuova stagione politica che auspico capace di unire gli interessi collettivi, di farci sentire una comunità per uscire da una guerra ideologica senza senso; di rilanciare il sentimento di essere italiani campioni di cultura e di civiltà. Sicuramente ci conforta non avere più alla guida del governo il massimo rappresentante dell’italietta: lo sfasciacarrozze dilapidatore dell’altrui ricchezze. Per questo, senza enfasi, si può affermare che forse sta iniziando la primavera. Una flora tarda sta sbocciando: ulivi, querce, margherite e rose, insieme a un sole che ride, stanno per far germogliare nuove gemme.

martedì, aprile 11, 2006

notte agitata

E’ stata una notte molto agitata. Mi sono rifugiato nella lettura di un libro perché non ce la facevo a reggere quel balletto di risultati che a distanza di molte ore, dalla chiusura dei seggi, non riuscivano ad essere chiari.
Il titolo del libro che sto leggendo poteva essere di buon auspicio: ‘La fine è il mio inizio’- intendevo la fine del politico che guida il centrodestra e l’inizio di qualcosa di diverso. Ma il libro di Terzani è profondo e insieme concreto. Le guerre si ripetono inesorabili e l’insegnamento sembra non esistere se non solo attraverso l’esperienza personale, privata, intima: la vera evoluzione si compie all’interno di se stessi –afferma Terzani- e diventa necessario anche imparare il distacco da molte cose. Ecco quello che mi manca, non riuscire a staccare, non farmi prendere da certi coinvolgimenti. Infatti, mi sono svegliato alle tre per andare in bagno e non ho resistito di accendere la radio: senato alla cdl e camera all’unione…la notte diventava ancora più lunga.
Ma cosa succede all’Italia? E’ mai possibile assistere ad una involuzione così? E’ proprio maggioranza il popolo dei teledipendenti e degli intolleranti? D’accordo che storicamente certi personaggi non si tolgono facilmente dalla scena: il dramma, la tragedia si ripete sempre; ma dobbiamo sempre toccare il fondo per renderci conto dei pericoli che corriamo? Non voglio essere supponente o ritenermi portatore di verità o ragioni; semplicemente si è visto chiaro come il leader del centrodestra sia insofferente alle regole e irrispettoso verso ogni istituzione, nonché degli avversari politici. Ancora una volta mettere paura e fare demagogia sulle tasse è stata la strada del consenso.
Ora si va incontro ad un periodo che immagino difficile. Ci vorrà tutta l’abilità di Prodi per farsi carico degli interessi nazionali ed economici dell’Italia. Il centro sinistra è chiamato ad una prova durissima. Forse mai niente succede per caso e anche questo è un modo per vedere quanta capacità e volontà c’è, di fare il bene dell’Italia e non delle singole bande. Nel frattempo meno male che siamo in Europa. Non saprei al momento se questo di oggi è davvero un ‘altro giorno’ certo è che non avremo più al governo l’ometto di Arcore e questo è il primo importante risultato…e dato che le belle notizie –come le cattive non vengono mai sole oggi abbiamo quella della cattura del capomafia Provengano, latitante da oltre 40 anni. Bel colpo!

lunedì, aprile 10, 2006

Attesa in compagnia

In attesa dei risultati elettorali ho fatto un giretto sui blog. Questi sono alcuni post trovati:

I coglioni sono tanti.. Milioni di milioni.. La stella di B..oni NN vuol dire libertà.
Insomma X-ate mi raccomando!

Un coglione ha messo le sue due X

Il mio voto vale doppio: sono riuscito a convincere mia madre a venire dalla parte dei coglioni: votava Fini, l'ho spinta verso la Rosa nel Pugno ed ha finito per votare Bertinotti!! Incrediiiibbbile!!
Dai che è quasi fatta!!!

Buon voto (già dato a quanto pare) ed in bocca al lupo ... domani è un altro giorno

Su la testa coglioni!
Ma ci pensate che abbiamo l’occasione di togliercelo dalle palle?

NON FACCIAMOCI ABOLIRE
L’ICI, I Coglioni Italiani, vi da appuntamento Lunedì 10 Aprile Ore 19 Largo di Torre Argentina, Roma
Seguirà pellegrinaggio Palazzo Grazioli/Piazza Santi Apostoli

Poi domani da brava cogliona pure io andrò a votare per Rifondazione.
Incrociamo le dita.
p.s pure le suore comboniane votano Rif.!

ho votato x i radicali. mi sento un po un coglioncello.
Dopo la disgrazia di aver avuto una testa di cazzo di Arcore, per cinque anni a ricoprire la carica di presidente del consiglio. Resistiamo, manca poco per la circoncisione ormai!

mercoledì, aprile 05, 2006

Ode al coglione

A chi ha citato il ‘coglione’ a Sinistra, mi permetto di ricordare che per funzionare la democrazia, e la copula, ha bisogno del testicolo anche di destra. Allora diamo il benvenuto al coglione di Destra. Ci mancherebbe, poi si possono aggiungere altre cose, altre parti, sempre di quelle zone; poiché quello che soprassiede, o meglio dire si erge, su quei coglioni è una testa di c…o.
Letta così la faccenda assume la sua congeniale conseguenza: il fine dicitore di tal ‘coglione’ ne ha visto solo uno, che pare sia quello naturalmente più grosso, dimenticando di toccarselo per scaramanzia…ma non l’ha trovato nè sotto, né davanti: lo aveva dietro in dolce compagnia all’altro, che sballonzolava su e giù in un ritmico ‘andante mosso con allegria’. Quel ‘coglione’ giocava divertito alla messa, in quel posto ambito, che di solito ama fare il potente e il ricco nei confronti di chi è prono.
Non si arrabbi allora il caro decantatore al terziario avanzato, potrebbe succedere che gli piaccia e una illuminazione gli sveli l’amore provato finora, solo da una parte.

venerdì, marzo 31, 2006

La finanza islamica ci può insegnare...

Un piccolo articolo su Affari e Finanza- il supplemento di La Repubblica del lunedì- di qualche settimana fa, mi ha fatto pensare: però, e se per le banche diventassimo tutti islamici? Se gli interessi venissero considerati usura? Che, malgrado la legge già lo sono, cosa succederebbe? Forse ci sarebbero meno furbetti del quartierino? Ci sarebbero meno ladri? Meno banche padrone di tutto? Senz’altro ci sarebbe un po’ più di moralità e rispetto per il cliente.
Con parole chiare la religione islamica, tramite il Corano, detta i principi di finanza: le fonti di ricchezza -halal- sono il lavoro- amal- e il rischio -mukhatara; il resto è haram, non buono, proibito come l’usura- riba. Così il rischio è l’unica cosa che è permessa come guadagno, e viene condivisa con l’istituzione bancaria. Inoltre si saprebbe che, la banca cui ci affidiamo, rispettando le norme etiche coraniche, non finanzierà allevamenti di carne suina, produzioni di alcool, attività illegali come la pornografia, il tabacco, i giochi d’azzardo e gli armamenti. Un bel programma. Mi dispiacerebbe, a dire il vero, per i salumi, i prosciutti e per il vino, ma per il resto è giusto che ci si arrangi con altre fonti, e non con i soldi di tutti. Alla fine la scelta etica pagherebbe, non è un caso che gli sportelli bancari islamici stanno crescendo.
Però penso che non sia il caso di diventare tutti islamici per ottenere il principio che tutti gli interessi, per bassi che siano, dovrebbero considerarsi usura. Si potrebbe fare normalmente…ma allora vietare l’usura sarebbe la fine del capitalismo? Del libero mercato? Del denaro come merce? Io credo di no; credo potrebbe essere un momento per ritrovare il senso morale dell’economia.
E se tutto il problema fosse proprio in quel non dare valore morale al denaro? Se tutto fosse dovuto all’artificiosa divisione, sostenuta da Adam Smith, tra la sfera privata e quella economica?
L’idea che il perseguimento del benessere individuale genera automaticamente il bene comune, la ‘ricchezza delle nazioni’, era un passaggio alla razionalità quale unica legge per governare il mondo. Ora, come vediamo, l’applicazione della razionalità in ogni campo è irragionevole. L’avvento dell’homo oeconomicus, con la sua ossessione che porta a ridurre tutto a grandezze quantificabili, ha ridotto la felicità al piacere della soddisfazione dei bisogni materiali: il bisogno al quanto si consuma, e tutto questo sulla base del Prodotto Interno Lordo e del denaro. L’applicazione dei principi del Corano, nell’economia bancaria, ci farebbe comprendere la necessità di riportare molte ‘scienze’ matematiche, sociali e umane in quell’alveo di filosofia morale e politica che rappresenta ancora la strada della Phrónesis: della saggezza.

domenica, marzo 26, 2006

Passaggi

Passaggi: così dovrebbe chiamarsi una pastorale occidentale; questa sarebbe certamente la storia di una egemonia culturale, che tende all’omologazione. In sostanza è un allineamento al canone statunitense, alla potenza degli USA. La colonizzazione è avvenuta poco alla volta: con la televisione, il cinema, le mode; un lento processo che ha plasmato due o tre generazioni e ci ha portati ad ingurgitare un hamburger verniciato alla cocciniglia e rendere precario ogni rapporto umano, partendo dal lavoro.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma guai ad opporsi, a contestare: diventi subito un comunista, un antioccidentale, un traditore della patria…proprio ora che siamo in guerra. Siamo in guerra con l’altra metà del mondo, con l’Islam, l’Iran, il terrorismo, le forze del Male. Certo abbiamo i cannoni più spaventosi, abbiamo le armi più avanzate, con mira spaziale e navigatori satellitari…ma per spaventare chi? Per convincere cosa? Per conquistare come?
Noi in guerra, con uomini rimbecilliti e donne ‘rifatte’. Uomini che sognano il sesso con le bellone stampate sui calendari, non riconoscendo che sono le loro vicine di casa. Donne che sognano di fare le veline, le vallette in Tv, aspirando di sposare un ‘calciatore’. Ma non siamo certo tutti così. Ma come siamo arrivati a questa discrepanza? Ma quali padri abbiamo? Il mondo è bello perché è vario: così si dice in un afflato di banalità; così si pensa guardando le città…ma chi siamo? Chi è quel punk, pieno di borchie nel giubbotto di pelle nera come di anelli conficcati nella carne, che guardiamo schifati? Anche lui ha lo stesso padre? Si, maledetti padri che siamo. E ancora altri passaggi ci toccano.
Passaggi e ancora passaggi, la storia è fatta di questo. Allora ancora passaggi, ci aspettano ma per andare dove?
Ma, se niente succede per caso, ci aspetta una nuova dimensione e soprattutto un ultimo passaggio verso il nostro intimo: quando assaporiamo nell’amicizia e nell’amore che la vita è bella; quando sentiamo questo, ci accorgiamo che siamo ‘fuori’ e dentro…dentro alle cose che non passano mai. Le cose più vere. Forse solo quest’ultimo è un vero passaggio.

giovedì, marzo 23, 2006

Ci salva l'impermanenza

Sono dell’idea che niente succeda mai veramente per caso, ed ogni cosa prova che ognuno dovrebbe procedere per diventare ciò che è: questo è il senso profondo della nostra vita. Per questo, nel corso della vita, dovremo fare i conti con molte cose; dovremo misurarci con meccanismi mentali e comportamentali che non ci appartengono, per realizzare quel miracolo di unicità e irripetibilità che ognuno rappresenta.
Ma poi, perché devo partecipare al tormentato percorso di crescita spirituale, per la loro realizzazione, di altre persone? Perché si inseriscono nei miei pensieri e con meccanismi proiettivi aizzano odi, rifiuti, paure e vendette? Potrei in una parola semplice, ‘sbattermene’; potrei ignorare questi individui…insomma, è chiaro che io vivo in una comunità, in un ‘condominio’ molto arruffato, ma è giusto che i ‘condomini’ mi rigettino addosso le loro idiosincrasie per sentirsi meglio? Loro?
Il passaggio di crescita sicuramente avviene all’interno di un percorso di trascendenza o di trasformazione. La trascendenza è un andare oltre, separarsi dall’universo materiale, mentre la trasformazione è invece cambiare forma, alterare la natura dell’universo materiale. Allora questi personaggi pubblici come interferiscono?
Bisognerebbe interrogarci sulla teoria che ci vede come un organismo collettivo. Tenuto conto che facciamo tutti parte di un Tutto, io piccola cellula vorrei mantenermi sano in questo organismo in disfacimento; vorrei che la trasformazione diventasse trascendenza: che si potesse attuare una metamorfosi che porti ad una umanità nuova. E’ possibile? Penso di sì: accettando l’impermanenza come principio base della nostra vita, sapendo che possiamo fluire e muoverci con le circostanze eternamente mutevoli della vita, significa che possiamo essere "nel mondo, ma non del mondo"; significa che siamo disponibili a "morire" al momento presente e lasciare che gli altri "muoiano" intorno a noi. Essere disposti a "morire" qui, vuol dire essere disposti ad affrontare il fatto che il tempo e gli altri cambiano, se ne vanno, crescono e non riusciranno mai del tutto a essere all’altezza delle nostre aspettative.
Ecco che anche ‘loro’, quelli che ci importunano, trovano una funzione: misurano la nostra quantità di accettazione di impermanenza. Dovremo essere poi in grado noi di ritrasmetterla a loro.

sabato, marzo 18, 2006

Di bene in peggio

Ho appena letto il libro di Paul Watzalawick, ‘Di bene in peggio- Istruzioni per un successo catastrofico’, e affinché il successo di chi vincerà le prossime elezioni politiche non lo sia, condivido l’assunto di Romano Prodi: ‘per fare ripartire l’Italia bisogna confrontarci, collaborare insieme, tutti’. Ecco, una partita a ‘somma diversa da zero’. Il libro ‘Di bene in peggio’, infatti, affronta uno dei meccanismi comportamentali più diffusi: il perseguimento del bene, come il contrario del male. La logica manichea, che porta ad un radicale dualismo - luce-tenebre, spirito-materia, dio-diavolo- è uno scontro che si dovrebbe risolvere con la vittoria del bene…ma le cose, per fortuna, non sono così semplici. Nel perseguire il bene sovente si commette del male: come con l’assunzione di medicinali in grande quantità, che invece di farci ottenere la salute, ci avvelenano. Oppure ricercando la pace e la libertà ad ogni costo, come bene e verità assolute, ci troviamo a negarle entrambe: riconoscendo la via della violenza e della costrizione.
Nel libro si affronta a questo proposito il Tertium non datur, il perché non viene data una terza soluzione: bisogna scegliere tra due opposti. Ai giocatori, come ai militari, viene insegnato, meglio dire imposto, anche a chi non vuol giocare, la regola del gioco a ‘somma zero’: la vittoria dell’uno corrisponde alla perdita dell’altro.
Una soluzione al conflitto però è già stata trovata con un originale, si ubbidisce ma non si esegue. Durante l’ultima guerra nelle Fiandre si sparava ma non si colpiva il nemico, che a sua volta sbagliava mira. Tutto con grande sollievo per entrambe le parti. Spontaneamente si sviluppò il principio: ‘Vivi e lascia vivere’. Noi italiani dovremo essere maestri in questo campo…eppure.
Come vediamo, ci sono delle concessioni e dei compromessi che recano vantaggi ad entrambi, e questo succede soprattutto in democrazia. Un altro esempio: a scuola veniva inculcata che a scadenza trentennale, la Francia e la Germania dovevano entrare in guerra fra loro; non è stato così e se oggi abbiamo l’Europa unita lo si deve alla loro volontà. Si era usciti da un gioco a ‘somma zero’.
Allora vogliamo vedere che l’autore, del libro succitato, con la sua ricerca ci può aiutare? A me sembra che Prodi sia sulla buona strada per evitare che il successo diventi catastrofico, a differenza di quello che potrebbe capitare con il suo avversario. Quest’ultimo gioca a ‘somma zero’ e ha già comunque perso.
Specialmente nel rapporto tra le persone esiste un tertium: ogni rapporto è qualcosa di più e di diverso dalla somma delle componenti che vi si mettono dentro. In caso di scontro la colpa dell’uno non ripaga mai l’altro che vince. Così i problemi non vengono risolti. Prodi a me sembra l’abbia capito.

giovedì, marzo 16, 2006

pensate qualunquistiche sempre in voga...a destra

‘Il più pulito ha la rogna’: così mi diceva un conoscente di destra riguardo ai politici. Lo diceva molti anni fa. Eravamo in piena Tangentopoli, la stagione degli scandali che non si è mai più chiusa. Ora questo amico è entrato in contraddizione e si è incattivito fuor modo: Berlusconi è un suo idolo e tutta la colpa è dei magistrati, cattivi giustizialisti. Intanto io gli dico che in carcere continuano ad esserci solo i ‘poveri cristi’, i disgraziati, quei delinquenti che non fanno i politici, o non hanno i mezzi e gli agganci necessari per diventarlo…di più, quelli che poi si fanno le leggi apposta per non andarci. A tale proposito gli ricordo quello che mi diceva lui: ‘una volta preso il cadreghino, sono tutti uguali’. Un classico del qualunquismo, che io mi sforzavo di evitare. Ora no, l’amico, non è più qualunquista, è diventato strenuo difensore dell’armata di centrodestra: i giudici hanno preso il posto dei politici: tutti da una parte contro gli ‘onesti’ politici. Ora lui è un ‘moderato’.
Mi chiedo cosa può avere ribaltato questi modi di pensare. Un po’ di risposte me le sono date: di solito le posizioni estremiste, come può esserlo anche il qualunquismo, portano a scelte uguali e contrapposte. Conosco molti ex fumatori che sono diventati delle jene contro chi fuma. Un altro classico: psicologia elementare del bimbo viziato, che scopre nuovi giochi per avere le carezze subito. Poi non parliamo dei saltimbanchi della politica: comunisti che più rossi non si può, abbracciati a Berlusconi, che fa accordi con i fascisti di sempre. Ex socialisti, braccati da leghisti inferociti, che ora vanno a braccetto con Bossi. La politica è bella perché è varia, ma per me è soprattutto schizofrenica e la colpa di chi sarà?
Ricordo anche che quando si parlava di mafia, si faceva il nome di Andreotti e di poliziotti corrotti; sui bus si poteva ascoltare questo: ‘i capimafia sono a Roma, guardate quell’Andreotti, è sempre nel governo con gli amici siciliani…” . Nel frattempo hanno fatto un processo ad Andreotti ed a un super poliziotto, Contrada, cosa è successo?
C’ è stato un imbarbarimento dello scontro politico che va a discapito degli interessi dell’Italia. Avremmo bisogno di bravi amministratori, di fare scelte condivise da tutti per aiutare chi non ce la fa e i più disagiati; bisognerebbe decidere le priorità da risolvere con urgenza, in modo da non creare divisioni nella società…ma niente. A una parte ci sono i comunisti cattivi seminatori di miseria e morte e dall’altra? Li vediamo: gli ‘squallor della politica’, i ‘funamboli del linguaggio’, i manager dello ‘spoiler sistem’, i nuovi estremisti che si chiamano ‘moderati’: le vittime mangiacomunisti, che devono ancora digerire i bambini di ieri.
Povera Italia.

sabato, marzo 11, 2006

Ridiamo un po'

Una selezione di annunci trovati sulle bacheche delle parrocchie, dove l'ingenuità e qualche carenza grammaticale producono risultati
strepitosi:

Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area
attrezzata per i bambini!

Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme.
Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate
di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.

Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì
sera alle 7. Per cortesia usate le porte sul retro.

Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l'"Amleto"
di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a
prendere parte a questa tragedia.

Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon
modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa.
Portate i vostri mariti.

Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di
domani: "In cerca di Gesù".

Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con i
ringraziamenti di tutta la parrocchia.

Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della
nostra Parrocchia

Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la
partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre
cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!

Il costo per la partecipazione al convegno su "preghiera e digiuno" è
comprensivo dei pasti.

Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti
che volete far ricordare.

Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare. Il diacono
accenderà la sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà
uno a uno tutti i fedeli della prima fila.

Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà
Concerto.
Amen ...

mercoledì, marzo 08, 2006

8 Marzo 2006

La poesia sarebbe finita; insieme la letteratura avrebbe chiuso…in fondo la sua forza non sta certo nello stile, nelle esplosioni linguistiche, nelle contaminazioni dialettiche, chi scrive lo sa: tutta la storia sta dentro il racconto che nasce tra un uomo e una donna.
Allora io uomo, se guardo una donna creo e mi ricreo, nasco e rinasco. Ogni volta si rinnova un mistero, perché la donna cambia. L’uomo è fermo, la donna danza. Così oggi 8 marzo, non domandiamo ciò che più tortura la coppia: quanto mi ami? Hai amato qualcuno più di me? Mi ami di più o quanto ti amo io?...
Oggi 8 marzo ripensiamo la donna come un mistero, e noi uomini ricominciamo. Ricominciamo un complicato ballo, per imparare una lingua elementare che ci permetta di capirci e vivere insieme.
Poi diciamo alle donne: non abbiatevene a male se, per noi uomini, il mistero passa tra due cosce e una selva pubica…cercavamo Dio e abbiamo incontrato una donna.

lunedì, marzo 06, 2006

La Signora dell'Acero Rosso

C’è un piccolo libro, che ha aperto nell’anno 2000 le pubblicazioni della neonata Fratelli Frilli Editori, che si può considerare un gioiello: La Signora dell’Acero Rosso. Con la copertina che richiama sfacciatamente le edizioni Adelphi, cui vuole essere un omaggio, il libro di Dario G. Martini, La Signora dell’Acero Rosso è un ‘a solo’ per voce femminile recitante, che riesce a spiazzare, per l’argomento e per le implicazioni morali e filosofiche che tocca.
Il monologo della Signora dell’Acero Rosso tocca le parti più profonde di noi; tocca quell’anfratto dell’anima dove scaturisce la pietà. La pietà e quell’amore speciale verso i nostri limiti, la nostre debolezze: verso la malattia fisica o mentale che risultano essere il richiamo più forte alla natura, all’origine, e dove entra prepotentemente in scena il sesso come fatto creativo.
Il sesso come estrema sintesi di piacere e morte, di esaltazione e bassezza, di trascendenza e istinto; il sesso come atto d’amore da offrire a chi è stato negato dall’educazione, dall’ipocrisia, è la missione della Signora dell’Acero Rosso.
Nell’assolo, la protagonista si rivolge ad un immaginario giudice argomentando la sua scelta di donare sesso a chi è portatore di handicap; per questo confuta un altrettanto fantasioso pubblico ministero, che ha tutte le domande del sentire comune e per questo ci rappresenta. Alla fine sarà anche per noi lettori, un momento per interrogarci sulla nostra morale: assolveremo o condanneremo la Signora dell’Acero Rosso?
Il libro scardina l’ipocrisia e gli schemi mentali con cui interpretiamo la realtà: il diritto al piacere, alla felicità, il sesso anche per un menomato…il sesso una espressione umana che non deve essere negata a nessuno. Il ‘non detto’ viene sbattuto in faccia a chi non avrebbe mai voluto dire.
La trasgressione è anche conoscenza e quella compiuta da Signora dell’Acero Rosso è un atto d’amore estremo verso chi soffre e lei offrendosi –nell’ambiguità di un gioco di parole- s’offre per riscattare un dolore ingiusto, come quello di nascere menomati, handicappati.
Nel libro vengono alla fine, aggiunti dei commenti diversi; uno di un laico (Franco Bomprezzi) e l’altro di un religioso (Don Fulvio Ferrari). Uno assolve la Signora e dice che avrebbe voluto conoscerla, mentre il religioso la condanna senza appello, per quei rapporti frutto di ‘indecenti compiacenze’. Per me quest’ultimo giudizio rivela il perbenismo, più della morale. L’indecenza, lo scandalo, lo squallore e l’oscenità è vista perché ci appartiene e riguarda tutti. Quando l’indecenza parla dice, non già quello che è fuori ma, quello che c’è nel nostro occhio.
Una lettura che emoziona e mette alla prova la nostra pietà.

venerdì, marzo 03, 2006

Legge elettorale

Perché la cosiddetta Casa della Libertà mi ha tolto la libertà di scegliere e quindi di votare un candidato? Perché si sono aboliti i collegi elettorali, dove veniva instaurato un giusto rapporto democratico tra eletto e territorio? E’ stata fatta una riforma elettorale, a maggioranza governativa, effettuando un grave strappo istituzionale con la cancellazione di ogni possibilità di preferenza, consegnando alle segreterie dei partiti, che si comportano come bande, ogni potere di scelta degli eletti.
Dopo questo cambiamento di sistema di voto, ogni governo si riterrà autorizzato di fare una legge elettorale che più gli aggrada, in contrasto alla norma democratica, che vuole le regole del gioco siano fatte di comune accordo con le diverse parti.
La scrittura di questa legge elettorale, che reintroduce il sistema proporzionale in dispregio alla volontà espressa con un referendum popolare, ha anche dei passaggi alquanto ambigui. Ecco cosa recita l’art. 14 bis comma 3:
Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
Avete capito? Dovranno dichiarare il capo della forza politica (leggi partito) e quello della coalizione…quindi non del futuro Presidente del Consiglio. Infatti si ricordano le prerogative di nomina, del capo del governo, al Presidente della Repubblica, secondo l’art.92. A questo punto io spero che il prossimo Presidente della Repubblica abbia il buon gusto e la correttezza politica istituzionale di non nominare un inquisito dalla magistratura, chi non sia stato assolto prima dai processi in corso, chi sia in conflitto di interessi- per avere la proprietà di concessioni statali e bancarie- e dulcis in fundo nomini, come è nelle sue facoltà, una persona seria. Non essendoci più il sistema maggioritario, non votando più uno schieramento unito da un solo simbolo, ma singoli partiti con capi banda, non si potrà decidere chi guiderà il prossimo governo.
Questo per me sarebbe giusta una legge del contrappasso: quello che hanno levato a me, di scegliere, sia riservato anche a loro, di imporre.
A proposito è giusto che una coalizione, annoveri tra i partiti che la compongono oltre che fascisti, razzisti, recidivi, ex galeotti, inquisiti, corruttori, anche un ‘No Euro’? Quale coerenza di programma può esserci?

martedì, febbraio 28, 2006

Il nemico utile

Non finiamo mai di vedere, in campo sociale e nella lotta politica, la nascita del nemico; lo vediamo sorgere spesso negli scontri di religione, di civiltà, di partiti, di ideologie, di popoli…purtroppo con la comparsa del nemico, e l’impulso a distruggerlo, nascono i comportamenti criminali, delittuosi; prende il sopravvento la parte inconscia di ognuno e si ritorna all’orda primitiva. Nascono le guerre.
Ma se intraprendiamo il cammino dell’evoluzione, verso la nostra identità e autenticità, ecco che Il nemico diventa ‘utile’: la conseguente proiezione del nemico ‘fuori’, responsabile e causa del nostro malessere, ci segnala la dinamica di un mancato riconoscimento del sé. Jung chiamò Ombra questa parte irrisolta e spiacevole del nostro essere, che noi non accettiamo e proiettiamo volentieri sull’altro. Jung ci indicò anche una via per riconoscere queste parti, per accoglierle, in un processo di armonizzazione e di comprensione di noi quali frutto del Bene e del Male. Il percorso dell’integrazione delle parti nascoste fa diventare ‘utile’ il nemico: utile alla conoscenza di noi, ci fa capire chi siamo, ci fa sapere delle mille voci con cui parliamo.
Ora mi chiedo se chi si trova ad iniziare questa sorta di ‘viaggio dell’eroe’, che simbolicamente rappresenta il percorso evolutivo, debba influenzare la società in una maniera così pregnante da fare del nemico un fatto collettivo. Insomma, come mai chi addita un nemico, questo nemico poi diventa una ossessione che investe la società? La cosa succede soprattutto in politica. Sarebbe bene allora che i politici conoscessero la loro realtà interiore, e con la dialettica riuscissero ad abbracciare il loro inconscio; farebbero emergere dalla realtà esteriore la relatività del bene e del male, come un limite umano universale. Questo sarebbe un elemento di progresso per l’umanità e per la Politica in generale. Potrebbe essere un percorso che, a mio avviso, rivelerebbe in anticipo le dinamiche di gruppo che portano a guerre e a tragedie tipo i genocidi e la costruzione di campi di concentramento.
Finalmente ci libereremmo di molti schemi e rigidità nell’affrontare, insieme ai problemi sociali, le varie parti interne di noi: una specularità mai abbastanza avvertita.

domenica, febbraio 26, 2006

Ancora sulle radici

Le nostre radici? Sono nelle lasagne al pesto, sono in un bicchiere di barolo, sono nel paesaggio che ci circonda e nella nostra lingua…
Io non ho paura di diventare musulmano, ebreo o mormone; io so di essere italiano e quello che sono me lo dà il vivere e l’esser nato in un determinato ambiente.
C’è una tappa della storia dell’umanità che è nata e vissuta in Italia, si chiama Rinascimento. L’uomo di Vitruvio è diventato il cuore di una cultura che rende più facile ad un musulmano diventare italiano, che un italiano diventare arabo.
Io non ho paura di perdere le radici. E se questa paura me la vuole insegnare uno che ha creato la padania; che ha paura di perdere le sue, nel nome di un dio Po e di riti celtici, io rispondo che non conosce il mare. Dico anche che non conosce Pico della Mirandola ed il suo De hominis digitate; dove si afferma che tutti gli uomini hanno pari dignità indifferentemente dalla religione e dalla politica.
Potrei dire di Dante che mise Maometto all’Inferno, tra i seminatori di discordie, e in eguale misura si potrebbe oggi mettere nello stesso luogo, molti politici; ma li troveremo come lui a dilaniarsi il petto?
Nei vizi e nelle debolezze le nostre radici diventano le stesse, e si fa un gran peccato di superbia definirci cristiani, come sepolcri imbiancati. Allora coltivate un orto e raccogliete i frutti; poi ogni anno concimatelo e ripetete i gesti della semina…quella rinnova radici. Rinnova il futuro di cose antiche. Ecco allora nascere un ‘prebuggiun’, piatto genovese fatto con un mazzo erbe, e si ritrovano le radici. Ma mi sa che in padania non lo sanno.

giovedì, febbraio 23, 2006

Civiltà in cammino

Il mondo attuale si regge su un sistema profondamente ingiusto. C’è un paese egemone, gli USA che pensa di governare tutto e su tutti imporre la sua visione della vita; inoltre cerca di mantenere il suo ‘stile di vita’ basato su grandi consumi e spreco di risorse. Questo modello accentua le disuguaglianze tra i paesi, generando risentimenti, miserie, odio, integralismi di ogni sorta, facendo il gioco dei movimenti fanatici e nutrendo il terrorismo.
L’11 settembre 2001 poteva rappresentare la svolta di queste scelte per cambiare strada, invece con Bush, e la sua riconferma, si è deciso di continuare l’imperialismo consolidando le scelte politiche conservatrici.
Cosa potrà accadere nel prossimo futuro? Ci sarà la guerra continua per estendere il modello di società e di democrazia americano? Molti intravedono in questa crisi uno scontro di civiltà e di guerra religiosa, il fatto incontrovertibile è che si è innestato un cammino verso qualcosa di diverso, che i poteri tradizionali dei governi e dell’economia non sono in grado di cambiare o modificare.
Quella che è destinata a soccombere è la visione del mondo occidentale; un grande peccato di superbia e di potenza verso chi non accetta quel way of life americano. E’ possibile osservare questo fenomeno se entriamo in una visione storica, se ci allontaniamo dal contingente: mentre i nostri soldati –quelli dei paesi ricchi- invadono in armi i paesi islamici e del sud del mondo, i popoli di quegli stati stanno invadendo i nostri paesi ricchi senza armi ma spinti dalla fame e dalla miseria. Questi ultimi vinceranno la vera battaglia: i loro figli erediteranno le rovine della nostra civiltà. Non ci saranno né leggi né eserciti che tengano. Il mondo fisico prosegue il suo cammino con leggi macroeconomiche e naturali; il mondo spirituale degli uomini invece può imparare a riconoscere se stesso, senza classificazioni, senza ‘vignette’ e stati nazionali. Alla fine ci saranno ancora e solo uomini.

lunedì, febbraio 20, 2006

Popolo di bestemmiatori

Il nostro popolo di bestemmiatori deve imparare cos’ è il rispetto della religione altrui. Può, se vuole, ammazzare la sua religione, ma sia serio su quella dell’altro; può, se vuole, pensare di essere un bravo cristiano credente, magari votando la licenza di uccidere, di sparare sugli scafisti o sposarsi con rito celtico, ma non insegni all’altro come pregare.
Dietro la invocazione di libertà, per dileggiare il sentimento religioso altrui, si nasconde non lo spirito laico, ma solo maleducazione ed una enorme ignoranza: se si chiedesse a Calderoli di dirci chi era Maometto, che cosa ha fatto e che cosa rappresenta per il mondo arabo, sono sicuro che non saprebbe rispondere.
Sulla Padania di domenica, dopo le dimissioni del ministro leghista , c’era scritto: ‘Ora tutti sanno che da qui in avanti bisognerà dare la precedenza a chi viene da Oriente’. Dimenticano che da molto tempo qualcuno arriva sempre da oriente…anche Colombo arrivò da oriente. La precedenza se la presero lo stesso.
Evocare uno scontro di civiltà contro l’Occidente, vuol dire sostenere Osama Bin Laden: i musulmani non sono i personaggi delle vignette o i nuovi cosacchi bolscevichi. Si dimentica forse che la nostra civiltà ha dato origine all’Olocausto? Che ha sì, il primato della scienza e della tecnica, ma ha anche usato la bomba atomica. Poi le ultime 2 guerre mondiali sono nate all’interno della stessa nostra bella civiltà. Il nemico si capisce è sempre esterno, salvo poi di riflesso trovarne uno interno: i pacifisti, i veri liberali, i tolleranti, i moderati…
In fondo la sintesi è ben raffigurata dai bestemmiatori: credono in Dio così tanto che lo nominano sempre per offenderlo. Il nostro in fondo è un popolo di credenti molto strano: chi si mette in prima fila poi dimentica il messaggio più bello di Gesù, il discorso della Montagna; ma forse al pari di Maometto, pochi lo conoscono…specie i propugnatori delle ‘radici cristiane’.

venerdì, febbraio 17, 2006

Domande in attesa di risposte

Siamo entrati nel pieno della campagna elettorale ed ora che Berlusconi, oltre che attaccare a muso duro gli avversari, sembra disposto a rispondere alle domande dei giornalisti più vari, mi aspetto risponda alle domande che, nel lontano 30 luglio 2003, gli rivolse il settimanale inglese The Economist. Stiamo ancora attendendo le risposte. Ricordiamo che le domande, a firma del direttore Bill Emmott, erano in totale 28 e per risposta fu tacciato di essere uno strumento del complotto comunista ed ebbe la minaccia di azioni legali. Qualcuno suggerì di rispondere con un’altra domanda, da trasformare in un tormentone: perché fate scrivere sulle vostre pagine Beppe Severgnini? Si può ricordare ancora che quel settimanale inglese –The Economist- è di ispirazione liberale e giustamente considera Berlusconi un insulto al capitalismo liberale. Da quella volta la destra italiana lo definì ‘The Comunist’. Un classico.
Le domande a Berlusconi, erano inserite in un dossier di 6 sezioni; riguardavano il caso SME e i suoi rapporti con un tale signor Fimiani. Dei fondi neri off shore della Fininvest, della tangente di 23 miliardi cui Berlusconi non è stato assolto ma prosciolto per prescrizione, e del legame con l’avvocato inglese mister Mills. (Proprio oggi si è saputo che i giudici di Milano l'hanno accusato di corruzione per quest'ultimo personaggio- l'avvocato David Mills). Dell’acquisto della villa di Arcore, dalla marchesa Casati Stampa, tramite il suo tutore Cesare Previti, e per questo affare dei suoi rapporti con tale Giovanni Del Santo. Di saper il perchè delle molteplici transazioni e da dove provenivano i 4 miliardi di lire confluiti nella Edilnord e nella Sogeat, tramite il capitale azionario nel 1967-'75, poi i 16,94 miliardi di lire versati nella Fininvest srl come prestiti agli azionisti nel 1977-'78. Chi era il beneficiario delle 400 mila azioni CRM registrate a nome dell'Unione fiduciaria e chi ricevette quindi gli 860 milioni di lire pagati da Palina? Chi versò 2 miliardi di lire nella Coriasco immobiliare nel marzo 1979 e da dove proveniva il denaro? Come mai si è avvalso della facoltà di non rispondere quando i pubblici ministeri volevano interrogarlo a Palazzo Chigi il 26 novembre 2002 su queste ed altre questioni?
Domande che, come dicevo, aspettano risposte e a cui è legata la figura morale del ‘nuovo’ ricandidato premier.
C’è qualche giornalista italiano che vuole rifargli quelle domande? Si potrà avere ora una risposta e non una denuncia?

giovedì, febbraio 16, 2006

Nuova pornografia

In un saggio del filosofo francese Ruwen Ogien, Pensare la pornografia, ci si chiede che cosa sia oggi la pornografia. Cos’è? Una insidiosa forma di discriminazione sessuale? Un attentato alla dignità umana o un raffinato divertissement? Nuoce alla gioventù? Fa diventare ciechi? E’ un’invenzione moderna? Oggi, con il dilagare del moralismo clericale e del fondamentalismo religioso, la pornografia sembra essere tutto ciò che è vietato, ma si sa che non è così.
E’ dai tempi antichissimi che la pornografia si tramanda attraverso rappresentazioni di attività sessuali o perversioni legate sempre al sesso. Sono noti gli affreschi di Pompei o gli scritti di antichi autori greci e romani.
Il concetto di pornografia da Ateneo in poi è molto cambiato. Oggi la cultura ha rivalutato quella pornografia del sesso esplicito; se ne è modificato il concetto: siamo arrivati a consumarla spesso e inconsapevolmente.
Il saggio di Ogien arriva alla conclusione che, se si considera il problema da un punto di vista moralmente neutro, la pornografia può essere ritenuta o una forma di sessualità particolare rispettabile come le altre, oppure una pratica che non ha nulla a che vedere con la sessualità stessa, ma non una forma di perversione pericolosa.
Così pornografiche oggi sono le immagini di guerra, le violenze e le torture; pornografico è l’orgasmo di una donna provato per un detersivo per la casa o per un prodotto alimentare. Per riconoscere la pornografia allora basterebbe valutare l’influenza nefasta su un uomo ‘razionale’.
A questo proposito considero pornografico, Berlusconi. Pensateci. Cosa c’è di più corrompente della sua immagine? Berlusconi nuoce alla salute mentale. Egli, con la sua maschera finta, lancia messaggi pericolosi e falsi: è diventato una specie di highlander che vive fuori dalla realtà, accostandosi a Churchill, Napoleone e perfino a Gesù. La pervicace ricerca del potere come appagamento di un ego malato, rende Berlusconi un cattivo esempio per i giovani fino ad assumere un carattere scandaloso: può l’uomo più ricco d’Italia, di denari, di possedimenti, di proprietà mercantili, inscenare teatrini dove appare la vittima?
Quando compare sugli schermi televisivi bisognerebbe attivare il messaggio: ‘consigliato ad un pubblico adulto, vaccinato e consapevole dei rischi che corre’…

sabato, febbraio 11, 2006

Parlare d'amore

Trovo l’occasione di San Valentino per spendere due parole sull’amore.
Le mie parole d’amore in sostanza sono quelle che sappiamo già. Dell’amore scriviamo quello che è già scritto. Sempre. Quando scriviamo quello che sentiamo dell’amore, ci pare di toccare il cielo. Giriamo intorno ad un sogno che ricompare ogni volta. Se c’è qualcosa che ci fa eterni è l’amore. Con questo girare ci troviamo sempre nello stesso posto. Forse con diverse età, ma che importa, l’amore cancella il tempo.
E’ un mistero poi arrivare a sapere che potremo morire e perdere chi amiamo senza, in verità, lasciarlo mai; ma questo mi pare di capirlo poiché quando amiamo diventiamo un po’ l’altro, quello che si ama. Ecco allora che la diversità tra uomo e donna viene risolta da un amore che crea un’altra storia ed un’altra verità: non moriamo mai.
Allora trovarci con le tette o con i peli sul petto; scoprirci a scambiare frizioni in modo diverso, ci fa in fondo cambiare gli addendi ma non il risultato finale di un amore. Dell’amore che conosciamo già.
Uomo o donna che siamo, cerchiamo nell’altro noi, persi in quello che, senza pensare, abbiamo già. Quando amiamo qualcuno, succede che possiamo amare il mondo intero. Potremo amare chiunque, se amiamo davvero.

martedì, febbraio 07, 2006

Vediamo un po'...

Vediamo un po’ cosa trovare dopo il berlusconismo. E’ ormai accertato che il berlusconismo sta tirando gli ultimi calci, sono come le contrazioni del rigor mortis: insieme c’è la voglia di portarsi dietro anche chi lo guarda. Ma in questi anni ci siamo vaccinati e quello che serpeggiava tra la gente, la voglia di apparire, di essere selfmademan di successo, sempre vincente, ora non c’è più. C’è una consapevole rassegnazione al limite, all’aspirare a quello che non si vede ed è più importante: la serenità di valere per quello che si è e non per quel fare che gonfia l’Io come una mongolfiera. Mettere al centro valori veri, che non sono il mercato, la furbizia o i titoli onorifici. Oggi si può mirare al cielo, anche senza preti.
La data 2001 si è rivelata una illusione; anche la new age ci ha preso in giro. Forse solo ora sta per finire veramente il secolo e il millennio, che avevamo lasciato appena ieri. Bisogna solo ricordarsi che non c’è nessun traghettatore; non c’è, né ci deve essere, un altro a cui delegare il nostro futuro. Abbiamo gli strumenti per crescere da soli. Possiamo vincere le paure creatrici dei drammi umani e la vanità dell’ego. Sì, ce la possiamo fare sentendoci vicini e uguali nei sentimenti e nei desideri di pace. Dobbiamo sviluppare la compassione. Ecco che allora, qualcosa accadrà: sopite le grida del potente di turno, ci sentiremo tutti meglio. Finito il berlusconismo, non ci sarà più nessun Berlusconi.

sabato, febbraio 04, 2006

Festa di compleanno

Ieri sera appena tornato a casa ho scritto questo agli amici: 'E’ stata una bella serata; sono appena rientrato e non faccio che camminare su e giù per la casa. Sto scaricando la tensione per la grande emozione che ho avuto nel vedere così tanti amici, attorno alla mia festa di compleanno.
E quanti regali: tanti e tutti sapienti testimoni d’affetto; vorrei dire anche di sensibile conoscenza. Libri, CD, oggetti artistici, vini pregiati e tentazioni gastronomiche: un cestino zeppo di specialità della cucina sarda.
Il numero degli anni- si dice da festeggiare?- era importante e la mia idea di offrire una bevuta in un locale messo a mia disposizione, ha incontrato gradimento. Sono davvero contento e ringrazio tutti. Chi poi non è riuscito a venire mi ha inviato mail, sms, di auguri. Una serata per me indimenticabile.
Ora con queste due righe ringrazio ulteriormente tutti gli amici che si sono mossi per me, verso di me…quindi ricordatemi le vostre feste, perché io ci sarò. Un po’ della felicità che mi avete dato è giusto che la restituisca. Vi voglio bene. Grazie'.

Ora lo ribadisco sul mio blog. A futura memoria e ai passanti presenti.

mercoledì, febbraio 01, 2006

La situazione berlusconiana oggi

Articolo tratta da Europa che spiega bene la situazione di oggi:'Certo, avevano tanto da fare questi parlamentari della Casa della libertà. C’erano leggi urgenti da approvare, lo scioglimento delle camere proprio non poteva seguire il calendario concordato con Ciampi e con l’opposizione. S’è visto bene ieri al senato, quanto fosse sincero questo zelo legislativo del centrodestra: aula deserta a ripetizione, continuo venir meno del numero legale, il provvedimento sulle quote rosa nelle liste elettorali che naufraga nel mare di lacrime della neo- ?niana ministra Prestigiacomo.
Nessuno aveva mai creduto alla smaccata fandonia del lavoro legislativo da completare: era solo l’ultima e la più arrogante delle bugie del presidente del consiglio, avallata da Casini e Fini cioè dalle due punte più spuntate della storia politica recente.
Come stupirsi che il capo dello stato si senta offeso nel profondo dall’avere a che fare con un simile interlocutore? Uno spacciatore di menzogne che non ha neanche il coraggio di affrontare a viso aperto l’uomo che, agli occhi di tutti gli italiani, lo surclassa e lo domina quanto a dignità personale e istituzionale.
Il guaio di Berlusconi è che nel frattempo sta tirando un brutto scherzo anche a qualche centinaio di migliaia di altri italiani, per certi aspetti più importanti dello stesso Ciampi. E che anche loro sono stati ingannati su questa storia dello scioglimento delle camere e della par condicio. Infatti, la lettera che la presidenza del consiglio sta inviando ai genitori dei bambini nati nel corso del 2005 per annunciare che hanno vinto la lotteria dei mille euro non sarebbe potuta partire se – come inizialmente previsto – le camere fossero state sciolte tre giorni fa e fosse quindi entrata in vigore la legge che proibisce a governo, ministeri ed enti locali qualsiasi comunicazione istituzionale.
Ecco un motivo serio per tenere aperte le camere: far girare quel testo ?nto-amichevole e spiritoso che promette soldi ai quali la maggior parte delle 850 mila coppie destinatarie non ha alcun diritto (esattamente come accadde ai pensionati nel 2002), e che non vedrà mai.
Col che, Berlusconi s’è fatto un altro bel pacco di nemici.
Questo tipo di trucchetti e di uso personale delle istituzioni si accoppia bene alle apparizioni tv del premier. Prima era alta l’audience e basso il gradimento. Adesso è basso tutto. Ma proprio tutto.
Una di queste trasmissioni tra l’altro è stata utile: ci ha fatto capire quanto siamo stati fortunati, nella diaspora socialista, a perdere per strada Claudio Martelli. Quel pupone rifatto con girocollo esistenzialista che per intervistare Berlusconi concorda prima le domande e accetta che il suo regista sia sostituito da uno di ?ducia del capo.
Vassallo era, vassallo è rimasto'.

lunedì, gennaio 30, 2006

Bravi ragazzi?

Noi abitiamo ancora vicini a chi ha visto Auschwitz, e poi ce l’ha raccontato. Avremmo voglia di sbarazzarci dei ricordi, delle testimonianze gridate dai folli che hanno visto, ma ora tocca vedere a noi. Non possiamo più rimanere indifferenti.
Abbiamo cercato di volgere lo sguardo altrove, abbiamo pensato al progresso, alla modernità...ma sempre lì dobbiamo tornare; tornare alla memoria per ripartire, fare i conti con una umanità dimenticata. Così ci teniamo per il collo. Non possiamo più scappare.
Oggi siamo tenuti tutti per il collo a guardare i recessi di una memoria che tecnologicamente è diventata libro, si sfoglia come i giorni, è diventata fotografia, si sfoglia in un film; è diventata un hard disc, si sfoglia con un click. Questo potrebbe esserci d’aiuto, come il giorno dedicato alla memoria. Un giorno per parlare, vedere, ascoltare chi ha da dire…purtroppo ricapitoliamo storie e non esperienza.
Così ci tocca vedere i simboli di quel male, che ha generato Auschwitz, in mano a giovani imbecilli. Non serve educare, far crescere consapevolezza; ogni volta bisogna immergerci nel dolore per capire. Ogni volta il male si ripresenta nella sua banalità: nello sventolare una bandiera nazista allo stadio ridendo come ebeti. Bravi ragazzi di buona famiglia, poi si dirà, solo tifosi un po’ scalmanati. Cosa sarà mai? Io ho paura: saranno proprio quelli a cui potrebbe venire consegnato un fucile e ordinato di uccidere un nemico qualunque…quelli avranno lo stesso sorriso da bravi ragazzi.

domenica, gennaio 29, 2006

Culto della personalità

Berlusconi è molto vicino a Stalin sul tema del culto della personalità. Ricordiamo che il tema del culto della personalità, venne affrontato dal XX congresso del PCUS il 24-25 febbraio giusto 50 anni fa; Nikita Krusciov con quella denuncia attestò i crimini di Stalin e tutte le deviazioni del potere dovute a quella pratica di culto.
Oggi dopo vari esempi emersi in molti paesi totalitari, vedi Mao tse tung, Kim II Sung, Fidel Castro, Saddam Hussein, ecc., assistiamo in Italia a questo fenomeno, che dopo Mussolini sembrava sepolto. Da allora gli italiani verso gli uomini di potere e pubblici avevano sempre riservato un buon grado di distaccata sopportazione o amabile condivisione. Niente di più. Ora con Berlusconi, grazie a vari seguaci e sostenitori, si respira nuovamente il culto della personalità.
Sarà bene allora che riuscissimo a darci una scossa. Chi segue il suo idolo, come un fan, non ha certo gli strumenti per analizzare la realtà: vede tutto come gli suggerisce il ‘capo’; non quello in testa, ma quello che ritiene il suo superiore.
Soprattutto bisognerà sgonfiare chi ha ingrossato il proprio io a dismisura: le sue proiezioni lo hanno messo in grave pericolo; il suo futuro sarà senz’altro drammatico, un gioco al massacro che mette tutto in secondo ordine. Un guaio per l’Italia. Cosa possiamo fare? Semplicemente non votarlo. Votate pure a destra, ma non votate Forza Italia. Votate Fini, Casini, se non volete il centro sinistra, ma non votate Berlusconi. Firmato: un amante della democrazia e dell’alternanza.

venerdì, gennaio 27, 2006

Neve in città

Oggi giornata di neve, sto chiuso in casa.
Tramite la webcam di mentelocale.it,
guardo una piazza bianca e una fontana muta.
A scatti si muovono figure nere: sono passanti cittadini,
sono attori silenziosi, spettatori stupiti,
inconsapevoli interpreti, dell’occhio di una città.
Quello che vedo è un centro e lo rammentano i cerchi,
formati dai catini piatti della fontana senz’acqua:
un tirasegno rivolto al cielo che oggi lancia fiocchi sparsi.
E chissà se qualcuno lo capirà.
Da come si comporta la neve, da come si cosparge lieve,
cancella confini e uniforma palazzi…
ecco che oggi pur restando a casa,
sono anche in un’altra città.

giovedì, gennaio 26, 2006

Il lamento di Portnoy

Questo mio scritto è una sintesi del libro: Il Lamento di Portnoy di Philip Roth.
Sono raccontate le seghe mentali e no, di un ebreo americano; un ebreo tout-court: che però interpreta bene le idiosincrasie sessuali, che si generano nelle famiglie al di là delle religioni ma, dove esiste una madre castrante.
In breve ho riassunto il monologo di Alex Portnoy, della sua seduta psicoanalitica.
‘Sono Alex Portnoy, mi lamento e racconto la mia vita privata. Onorare l’essere ebreo e onorare il padre e la madre: il personaggio più indimenticabile che ho conosciuto. Poi le seghe e la difficoltà di crescere con il pisello e le malinconie ebraiche al pari di un testicolo che non vuole scendere nello scroto. Quale passaggio fondamentale la figomania; ancora seghe orientate e fatte in ogni luogo con lo stupefacente pensiero che ogni ragazza porta addosso la figa. Tutte le donne hanno la figa! Così mi trovo a 35 anni responsabile delle Risorse Umane al comune di New York e ancora vivo con la mamma. Aiuto.
Non serve Freud, i sogni, ma per il sesso? Dove ho sparso il seme? Ho messo il cuscino sotto il culo come consiglia la guida matrimoniale dei miei genitori? Devo sapere. Ecco la Scimmia: sulla più comune degradazione della vita amorosa; ecco che si conquista un pompino. Ecco dopo l’esilio. Cristo santo, sono in Israele!’.

domenica, gennaio 22, 2006

Leggi di Murphy

Sull’agenda di Murphy 2006, leggo che il peggior nemico del male è il peggio. Ecco spiegato perché molte persone si ostinino a fare sempre peggio: sono nemiche del male. Questa ‘consolazione’ è molto diffusa negli uomini di potere, che combattono il male e si sentono paladini di crociate create dalla loro fantasia.
Poi ancora li soccorre un’altra estensione alla legge di Murphy, ovvero: niente va mai così male che non possa andare peggio. Ci siamo. Non si può chiudere il ragionamento senza pensare che ogni cosa, non c’è mai tempo per farla bene, ma c’è sempre tempo per rifarla.
Queste considerazioni nate per esperienze, conoscenze empiriche, trovano conferme lapalissiane osservando quello che chiamano il Cavaliere, ossia: l’omino di Arcore. Lui, ottimista per antonomasia, per le stesse leggi di prima, non potrà mai essere piacevolmente sorpreso: con lui va sempre tutto bene. Noi invece sostenitori del pensiero negativo, ogni tanto rimaniamo felicemente stupefatti. Questo ad esempio potrà accedere quando il fautore del peggio, cadrà per il suo bene. In quel caso ci soccorrerà un proverbio della nonna: sempre bene non può andare e sempre male non può durare.

sabato, gennaio 21, 2006

Sempre sulla pace: terra promessa

In verità la pace è una terra promessa. La pace che cerchiamo è percepita prima di tutto dentro di noi: è la calma serenità, un momento di abbandono delle fatiche quotidiane per guardare il cielo azzurro e respirare l’aria pura del mattino. La pace sappiamo tutti che c’è, esiste e si può avere. La pace però è una condizione difficile da mantenere, occorre l’impegno costante dell’attenzione per chi ci sta a fianco. Chi sta vicino a noi, sa di vivere e volere le tue stesse cose: ama i genitori e i figli, ama l’amore e lo cerca al pari di una perla dentro una conchiglia. Poi la paura di perdere, quello che si perde sempre, genera sgomento e insieme l’aggressività.
Il bambino gioca sempre alla guerra; i suoi giocattoli sono primitivi: sono una pietra, una spada, una freccia, una fionda. Il bambino si difende e spara; aggredisce per paura che qualcuno gli porti via gli affetti, gli rubi gli oggetti a cui si aggrappa. Per l’adulto quel gioco si trasferirà nel potere; quel potere che qualcuno gli darà nell’illusione di ricevere riconoscimento, ricevere amore, gratitudine. Ma quanto è veramente adulto quella persona che cerca il potere? In fondo quella persona, rimane un bambino che gioca alla guerra sovvertendo i sentimenti: per lui l’amore si conquista o meglio si acquista; essere in tensione, dimostrare forza genera ansia…l’opposto della serenità, della pace. La terra promessa.

sabato, gennaio 14, 2006

Teatrino politico tragico

Berlusconi non solo è un’anomalia della politica italiana, l’emblema della commistione di affari e partiti politici, è anche il segno del decadimento totale della dialettica democratica, che garantisce lo scambio di opinioni utili a risolvere i problemi reali dei cittadini. Il principale protagonista ci questo sfacelo, l’attore caposcena dell’atroce spettacolo, è l’omino di Arcore. Riusciremo a risalire la china? L’Italia e gli italiani non si meritano questo reality show politico, questo inutile teatrino. Non bisogna seguire i metodi di questo ‘piccolo fratellino’ viziato, megalomane, che come sosteneva Montanelli è un grande bugiardo, abile solo nel fare i suoi affari.
Cosa succederà dopo le premesse della comparsata, del capo del governo in Procura, per dire solo di avere sentito dire? Per gettare fango? Tutto è possibile. Ora i colpi bassi ci stanno tutti. Magari gli italiani si aspettavano che andasse dai giudici a rispondere alle domande dei pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. Magari poteva dire di avere sentito qualcosa dall’amico degli amici Dell’Utri. Ma forse l’amico Tarak Ben Ammar è lo stesso.
L’importante è non parlare dei veri problemi degli italiani. Intanto, cosa volete? E’ stato fatto tutto. Quello non fatto è perché non si poteva e soprattutto colpa degli altri. Dei comunisti. Dei piccoli partiti; del fatto che lui, il taumaturgo, non possedesse il 51% dei consensi. Dio ce ne scampi e liberi.

giovedì, gennaio 12, 2006

Lady Henderson presenta

Ho visto ‘Lady Henderson presenta’ un film divertente, bello, spumeggiante con venature tragiche, fatto all’antica eppure, o forse per questo, ricco di tutta la magia che può dare il cinema vero. Ad interpretarlo ci sono due ottimi attori, Judi Dench e Bob Hoskins, ma merito della riuscita prova è anche del regista Stephen Frears e dello sceneggiatore, Martin Sherman. Il risultato è questa pregevole commedia, che fa rivivere storia e storie; caratteri e destini, leggerezza e gravità in un amalgama fantastico.
Era da tempo che non riuscivo al cinema a ridere e commuovermi insieme, ‘Lady Henderson presenta’ ci è riuscito. I due personaggi principali si scambiano battute continue; appartengono a due mondi diversi eppure hanno in comune un senso del teatro che è…teatro nel teatro, commedia nella commedia in tutti i sensi. Il film è ispirato da una storia vera nell’Inghilterra fine anni ’30 e inizio anni ’40; quando la guerra arriva a colpire Londra dove il piccolo teatro, perno della storia, diventa la frontiera per un messaggio di pace, di vita e ancor meglio per continuare un diritto alla gioia.

martedì, gennaio 10, 2006

Servitori

I servitori sono più pericolosi dei padroni. Uno è Giuliano Ferrara che da servo di Berlusconi si è dimostrato un vero killer. Uso questo termine forte perché non dimentico che lo stesso fu usato per il quotidiano l’Unità.
Ma Ferrara io lo ricordo anche quando, come direttore di Panorama, allegò alla rivista la cassetta VHS dell’interrogatorio di Stefania Ariosto: un atto per denigrare il teste più importante al processo contro l’accoppiata Previti-Berlusconi. Ora dirige il Foglio di proprietà –si dice per convenienza - della moglie di Berlusconi. Da queste pagine-fogli attacca senza ritegno gli avversari del suo premier. Ultimamente si è scoperto anche clericale e dà lezioni di fede e cristianità a chi in chiesa c’è sempre andato. Ma si sa per soccorrere il capo padrone si fa questo e altro.
Questo Giuliano Ferrara che in molti continuano a vedere come molto intelligente, dobbiamo dirlo: ricorda tanto la verginità di Brooke Shields; tutti ne parlano come se fosse vera. Si dice che sta dalla parte di Berlusconi in modo critico…sarà vero per chi ci vuol credere, la verità è che gioca di sponda: fa finta di dare un colpo al cerchio per bersi tutta la botte. Insieme alla direzione del giornalino di famiglia, regge una trasmissione su Canale 7 (di proprietà di Telecom a sua volta proprietà di Tronchetti Provera) che fa il teatrino semiserio e finto moderato insieme ad una giornalista di ‘sinistra’. Tanto per far vedere com’è la democrazia. A parte il fatto che per controbilanciare Ferrara ce ne vorrebbero tre dall’altra parte: la trasmissione risulta infatti solo sua.
Ieri Ferrara davanti al suo capo ha detto che si è fatto bene a dare una bella pedata nel sedere a Biagi, Santoro e Luttazzi, poiché se la meritavano; un atto di servilismo che mette perfino in imbarazzo l’autore: a licenziarli- infatti dice -è stata la direzione Rai…vi ricordate di Saccà? Come definirlo? Un pericoloso anche lui? Una perifrasi.

domenica, gennaio 08, 2006

Scienza depressa

Sul numero di marzo del 2003 di “Le Scienze”, Carol Ezzell ci spiegava che il suicidio è causato da difetti del metabolismo della serotonina. Ricordo per questo anche la scoperta del gene della violenza nell’agosto del 2002: ‘Sei violento? Decide un gene’, così titolava la stampa quotidiana. Poi abbiamo, sempre in quello stesso periodo, trovato il gene del linguaggio: un gene potrebbe far parlare gli scimpanzè…per ora parlano anche gli idioti- aggiungo io.
Oggi 6 gennaio 2006, sempre dalla stessa rivista ‘Le Scienze’, viene data la notizia che alla Rockefeller University di New York, Paul Greengard ha trovato la molecola responsabile della depressione.
Quest’ultima si chiama P11 ed è forse l'anello mancante a lungo cercato per capire le basi molecolari della depressione, e la base d'azione di alcuni dei farmaci più usati contro questa malattia, quali gli «inibitori della serotonina».
Così, con quest’ultima scoperta, il Corriere della sera si lancia nel titolo: ‘Depressione, scoperto il segreto. Tutta colpa di una molecola’. Non è serio e nemmeno vero.
Ad intervalli regolari vengono annunciate le scoperte biologiche che determinano le più varie malattie e stati psicologici umani. Scoperto anche il gene della morte precoce: Cloto; quello che provoca l’ernia, quello della paura, della eterna giovinezza…
A dire il vero la scoperta annunciata oggi, è stata data anche nel 2003:’ Dopo aver studiato centinaia di famiglie Mormoni nello Utah, un gruppo di ricercatori dell'azienda biotech Myriad Genetics, ritiene di aver individuato il gene che causa la depressione. Chiamato DEP1, questo gene potrebbe portare alla creazione di nuovi farmaci antidepressivi, uno sforzo che è già in corso con una joint venture tra la Myriad e il gigante farmaceutico Abbott’. Questo era il lancio testuale dell’agenzia ZadiG di Roma del 5 febbraio 2003.
Come reagire a queste informazioni? Noi profani divoratori di farmaci e notizie cosa dobbiamo pensare? dovremo solo sorridere o sperare? Gratta, gratta forse scopriremo che ancora una volta non ci sono ragioni di salute- o se ci sono, sono solo secondarie- ma ragioni di business: riportare situazioni psicologiche, sindromi psichiatriche, stati esistenziali ad un eccesso o ad un difetto molecolare per i quali è già pronto il farmaco, è solo un metodo per accrescere il fatturato di certe case farmaceutiche. Non è un caso che quei ricercatori poi lavorino per quelle stesse aziende. C’è da pensare: lo fanno anche i quotidiani?

mercoledì, gennaio 04, 2006

Scrivete anche voi

Con il nuovo anno ho dovuto fare un po’ di pulizia sul pc e nelle varie cartelle dove erano contenuti i miei scritti ho fatto alcuni aggiornamenti: quella su Berlusca è diventata ‘comiche 2005’; penso che non farò una nuova cartella ‘Berlusca’, per le elezioni di quest’anno, ne farò una chiamata, ‘cazzate’. A dire il vero questa cartella esiste da sempre, ma si tratta di cancellare il vecchio contenuto; in maggioranza foto con ‘corna’, con il dito medio in alto, e notizie su ‘Stalin è morto’…insomma, le solite cose di come intende la politica un certo potere. Poi ho alcune ‘utility’ da riavviare, sono una specie di spyware, per scovare i bachi che intaccano la questione morale: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Fiorani, Fazio, Consorte, Riccucci, Tanzi…è un lavoro continuo e snervante. Mi salva l’indignazione, un po’ di ironia e qualche preghiera (laica). Ma il lavoro più grosso è cancellare, buttare nel cestino, tutti gli scritti fatti con passione e sentimento; d’altronde lo spazio della memoria lo impone: fare spazio al nuovo.
Così con il nuovo spazio mi sento di ripartire. Sono pronto con la tastiera ad affrontare fatti nuovi: elezioni, emergenze, tragedie, spaventi, emozioni…amori, sentimenti, gioie, paure e malattie. Insomma, in sostanza le solite cose.
Coraggio, scrivere, come sostiene la poetessa Deena Metzger, è crescere. Niente paura di non avere niente da dire: guardatevi in giro e raccontate pure voi. Create voi il 2006.

lunedì, gennaio 02, 2006

Duemila...sei

Mia figlia mi ha regalato l’agenda di Murphi e riporta come prima frase: se qualcosa può andar male lo farà. Ma più avanti si dice che, un buon posto per cominciare è dove sei…che altro del nostro? Del duemila…sei?
Duemila…sei...un inizio.
Duemila…sei…quello che arriva.
Duemila…sei…la mia speranza.
Duemila…non sei…altro, ma sei ciò che cambia.
Duemila…sei…un libro senza pagine, sei fatto di giorni da scrivere con i fatti; con le azioni e molti pensieri.
Duemila…sei…pensieri belli.
Duemila…sei…ed io sono; sono qua che ti aspetto.
Aspetto l’amore che ho già conosciuto.
Aspetto forse te, che sei al mio fianco.
Aspetto la primavera, gustando il sapore della neve.
Aspetterò poi l’estate, ricordando quelle di ieri.
Duemila…sei…ancora qui.
Ed io resisto ancora. E quelli che ci sono, sono resistenti, sono conviventi, contemporanei, eppure impersistenti come le vite considerate eterne.
Rallegriamoci per un duemila, che ci…sei: se tutto può servire auguri duemilasei.

domenica, gennaio 01, 2006

Personalità e destino

Quello che governa il destino e la personalità non sono le stelle e i pianeti ma le potenze archetipe dei miti. La capacità di leggere simbolicamente la nostra vita è la chiave per comprendere la nostra natura e insieme il futuro. Spesso riviviamo con uno strano disegno la nostra vita passata; ripetiamo una successione di accadimenti che ci portano a ritornare dove si era partiti. Per un certo senso ripercorriamo un cammino speculare a quello dei miti e delle fiabe. Esempio: lo stesso amore è un gioco eterno; un prendersi e lasciarsi continuo, un andirivieni che ci riporta alla ferita inferta dagli dei.
Mentre le fiabe insegnano la felicità e il suo perseguimento, i miti invece sono tragici, sono la storia della storia. Nei miti scorgiamo la verità e nelle fiabe la consolazione; tutte e due però ci aiutano ad elaborare l’inconscio: sono utili a tradurre in immagini visive stati interiori e a trovare i significati della nostra realtà.
Allora lasciamo perdere astrologhi, lettori di carte, di fondi di cafè, maghi, oroscopi ecc. Impariamo a leggere le nostre azioni e scopriremo molto di quello che ci potrà accadere. Lo spirito, il divino in noi, è quell’intelligenza ‘sacra’ che dà il nome a tutte le cose: sa nominare ogni cosa distinguendosi dal caos. Con questo abbiamo un prima e un dopo; con questo possediamo le parole per narrare la storia: la nostra.
Poi, senza scomodare filosofie buddiste e pensieri orientali, dobbiamo sapere che ognuno persegue la sua relativa verità. Ognuno sa di sapere di sé e tuttavia vive senza interrogarsi; non usa la riflessività: quello che ci fa uscire dall’io senza abbandonarsi. Impariamo a contattarci profondamente, ad uscire da noi per osservarci; quello che è posto fuori di noi è fatto per essere riconosciuto interiormente. Allargando la mente ci accorgiamo di abbracciare tutto in tutti. Ecco allora che anche una parte di futuro, come il presente, diventa coscienza.
Ecco che il 2006 può diventare ciò che è nei nostri desideri.

giovedì, dicembre 29, 2005

Carceri oggi

Dall’appello di Papa Giovanni Paolo II ad oggi il dibattito sull’amnistia o indulto non si è mai interrotto, però non si è mai fatto nulla. A parole, per solidarietà verso chi vive il regime duro del carcere, molti si dicono favorevoli nei fatti nessuno fa niente. Eppure è un grave errore alimentare speranze per disattenderle. I detenuti, che in questi anni hanno sofferto in maniera incredibile dello sfascio del sistema penitenziario italiano, hanno solo la certezza della sofferenza. In carcere oggi ci sono solo i poveri cristi e quelli continuano a rimanerci. Io aggiungo che per gli altri, quelli che rubano e delinquono in giacca e cravatta, intervengono prescrizioni, buoni avvocati e leggi ad personam. Non c’è niente di più classista in Italia oggi, che la Giustizia.
Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere la lettera di un detenuto:’…Il nostro futuro è fatto di sogni, come quello di avere un lavoro che ci permetta di pagare l'affitto di una casa e le bollette, ma una volta usciti di qui la realtà è un muro dove sbattiamo la testa senza ottenere alcunchè. Veniamo emarginati, costretti a prescrizioni quali la sorveglianza speciale e l'unica scelta che ci è concessa per sopravvivere è delinquere. Non siamo nati delinquenti, ma molti di noi lo sono diventati per bisogno. Sarebbe un bel sogno avere un lavoro e goderci i nostri figli mentre si divertono al parco-giochi. Ma per far sì che ciò possa succedere abbiamo bisogno dell'aiuto sia qua dentro che fuori e allora molti di noi cambieranno nell'interesse di tutti per un futuro senza più lacrime. Quando si bastona un pitbull per renderlo più feroce, si ottiene un pitbull ferocisimmo. La stessa cosa succede con noi delinquenti, fate in modo che ciò non avvenga…’.
Il nostro sistema carcerario continua a bastonare; continua ad essere scuola di delinquenza. Le nostre prigioni continuano ad alimentare il senso di ingiustizia, continuano ad insegnare l’odio. Volgere lo sguardo verso gli ultimi della società è un atto di alto cristianesimo, che i sepolcri imbiancati dei nostri politici non sono in grado di fare. Eppure molti di loro il carcere lo hanno conosciuto…forse per loro sì, troppo poco. Allora da me, un semplice: ‘Buon anno ai detenuti’.

martedì, dicembre 27, 2005

Le cronache di Narnia

‘«Le cronache di Narnia» è un film della destra ultraconservatrice e non andrò a vederlo’: così scriveva Davide Schenetti, su Italians il 17 dicembre; io forte delle mie convinzioni pacifiste, ma incuriosito, leggendo altre recensioni, lo sono andato a vedere. Devo dire subito che Davide forse ha scritto sull’onda di pregiudizi: il film ‘Le cronache di Narnia’ o l’armoire magique (l’armadio magico) non è un film ‘fondamentalista cristiano’ e neppure guerrafondaio, della destra ultraconservatrice, come si pensa. Ricordiamo che il film è tratto dal libro di C. S. Lewis, pubblicato nel 1950; anni della Guerra Fredda e con il mondo ancora confuso.
Nella battaglia conclusiva, del film, uno scontro soprattutto zoologico, non si riesce a vedere una goccia di sangue. Il leone Aslan che guida il popolo dei fauni, gli abitanti buoni di Narnia, si arrende a Jadis, la Strega Bianca, per salvare un ‘traditore’, il messaggio di perdono e pietà è evidente, ma io non vedo in Aslan un prototipo di Salvatore alla Gesù; lo vedo piuttosto a rappresentare l’Inghilterra, uscita da poco vincitrice nella guerra contro il nazismo. La strega Jadis poi la si potrebbe vedere anche una raffigurazione di Bush che si vuole impadronire del mondo-Narnia. Ambivalenza ed equivocità della simbologia.
Nel film ci sono tutti i personaggi della mitologia: descritto da uno scrittore amico di Tolkien, creatore del Signore degli Anelli, con cui si confrontò per queste storie fantastiche. D’accordo che ci sono molte ‘cadute’ di stile come il brutto doppiaggio del leone Aslan e un Babbo Natale incredibile che regala armi, ma in sostanza, ‘Le cronache di Narnia’, è un film per adolescenti. Insomma, un prodotto del genere fantasy per i bambini di ogni età, una favola come molte - prodotta da Walt Disney- con la sua morale, il bene e il male a contrastarsi con il trionfo dei buoni sentimenti nel finale. Cose già viste e senza aver mai pensato a implicazioni religiose e ideologiche. Volendo fare sofismi si potrebbe dire che moltissime favole si presterebbero a interpretazioni simboliche uguali a quelle dedotte da Davide.
A vedere questo film forse si ha la conferma di come l’infanzia sia sempre attratta dalle solite storie: il mondo fatato che fa parlare gli animali come gli umani, fa saggio un leone e cattiva una strega. Poi si sa, qualunque cosa diciamo, o fantasia sogniamo, parliamo sempre di noi. E chi meglio parla di noi se non il mito e la fiaba? Forse il cuore dell’umanità non è cambiato molto. Rallegriamoci però che vinca sempre l’azione volta al bene, ai valori di onestà, di pietà, di pace e d’amore…la strega cattiva, nel film dice:’l’amore è solo una parola’; noi continuiamo a credere il contrario.

lunedì, dicembre 19, 2005

Fra trent'anni

Ho appena letto su un quotidiano che oggi è possibile spedire una e-mail che sarà ricevuta fra trent’anni da noi stessi, se ci saremo ancora, oppure dalle nostre generazioni future. Questo per ‘comunicare le proprie aspirazioni, i sogni e i progetti…e come abbiamo vissuto un certo periodo della nostra vita’. Così recita l’articolo. Bene. Bella trovata. A parte che le nostre poste molto spesso, senza la moderna tecnologia, ci aveva già fornito l’arrivo di comuni lettere con una distanza ragguardevole di tempo, ora possiamo avere questo nuovo servizio ‘assicurato’: una posta ‘prioritaria’ all’incontrario. Come dire una normale procedura di ritardo, programmato anticipatamente. Bene. Che testa questo Matt Sly, così si chiama, per davvero, l’inventore.
Approfitto dell’occasione e scrivo subito a mia figlia, non a me stesso come si suggerisce per un romantico incontro su ‘come eravamo’. Fra trent’anni penso di non esserci e, se per caso ci sarò, non in condizioni di leggere con tenerezza quello che scrivo oggi, ma solo con una grande incazzatura.
Cara figlia, come stai? Stai ancora lavorando? Questo lo so già: ti mancano ancora 10 anni prima che tu possa percepire un assegno di previdenza sociale… scusa hai ragione, non si chiama più così: ora è una assicurazione vitalizio per la vecchiaia Ma in fondo hai solo 60 anni, sei nel pieno dell’età. Coraggio, nel frattempo penso che avrai raggiunto le 30 ore di lavoro settimanali e allora? So anche che ora morite tutti dimostrando anche 50 anni di meno; però le malattie ci sono sempre. Avete debellato il cancro?
Oggi è un lunedì di dicembre del 2005 e fa ancora freddo come negli inverni di mio nonno: alla faccia dell’effetto serra. Meno male. Al governo c’è ancora Berlusconi e si spera che sia l’ultimo anno. Così ti sarà evitata una dinastia di Silvi. Nel frattempo credo sarà stato fatto al capostipite un funerale di Stato italiano e non padano: una revisione storica gli riconoscerà meriti di esemplare italianità. Infatti, fra un po’ gli italiani saranno tutti diversi: saranno un po’ più moretti di pelle, parleranno anche spagnolo e arabo, però mangeranno sempre pizza e spaghetti. Me lo confermi? Ti ricordi quante cazzate facevamo? Eravamo all’inizio del secondo millennio; avevamo in corso molte guerre: la più grossa era quella in Iraq…a proposito esiste ancora quel paese? Ti ricordi la nostra tecnologia? Conservi ancora quel telefonino che faceva anche le foto? Mi accorgo che ti faccio molte domande senza senso perché a me le risposte non arriveranno e neppure mi interesseranno nel momento che me le darai. Come vedi tutte le scoperte, come questa che stai provando, in sostanza hanno solo un obiettivo: farci sentire immortali…ma poi hanno valore solo se ci permettono di dirci che ci vogliamo sempre bene e io te ne voglio ancora tanto. Un affettuoso saluto da papà e mamma…ma lei la penso ancora lì, vicino a te. Buon 2036.

giovedì, dicembre 15, 2005

Fascismo, nazismo e comunismo

Fascismo, nazismo e comunismo, per la comune visione omnicomprensiva del sistema sociale, sono stati i regimi totalitari che hanno segnato più di ogni altra cosa il secolo passato. Con questo è però necessario, a mio avviso, continuare a rimarcare la profonda diversità esistente tra fascismo, nazismo e il comunismo.
Mentre il comunismo poggia su una razionale ideologia politica, che si rifà al materialismo storico e dialettico per emancipare le classi subalterne, nel fascismo e nel nazismo prevale una filosofia ed una componente psicologica arcaica irrazionale. Il fascismo e il nazismo più che politica la loro affermazione fa leva su pulsioni infantili e oscure: il bisogno di un padre-duce, un’idea di superiorità, che giustifichi il massacro dell’avversario, il bisogno tribale di identità di sangue forti e il dare voce alla parte peggiore di ognuno di noi, mascherandola di perbenismo. Insomma, un po’ di fascismo e nazismo lo portiamo dentro tutti, a differenza del comunismo che è una pia aspirazione di universalismo beneaugurate; un allargamento del potere democratico: la sconfitta dell’egoismo a favore di una umanità superiore. Il fatto di vedersi ‘comunisti’, vincitori dell’egoismo capitalistico, crea poi in verità dei perfetti aguzzini: proseguendo la manichea divisione tra il bene e il male. E il male, anche qui, è sempre dell’altro.
Ricordiamo, poi sempre, che nessun dittatore o folle tiranno sarebbe riuscito a fare tutto quello che è stato fatto se non avesse avuto il consenso di molti uomini perbene, di molti cittadini normali, di molti bravi impiegati e ciechi seguaci. Questo deve farci pensare. Intanto sapremo che, proprio per le sue prerogative psicologiche inconsce e collettive, il nazismo e il fascismo sono sempre in agguato. Le proiezioni malefiche proseguono sempre…come è difficile diventare padri di se stessi! La politica spesso non aiuta, come dovrebbe, a conquistare l’autonomia economica e sociale. Qualcuno si presenta sempre come il salvatore, colui che ci risolve i problemi e tiene lontani i nemici. La politica invece che garantire gli strumenti, i pari diritti e le pari opportunità a tutti i cittadini, naturalmente con i pari doveri, dà poteri a quel qualcuno che, poi state certi, si eleverà al di sopra di tutti. La storia purtroppo si ripete.
Poi il ‘sogno’ comunista, fin qui conosciuto, è passato spesso attraverso coercizioni inumane, spacciate come una ‘nuova umanità’. Uno dei crimini più grandi del comunismo staliniano è stata la deportazione di massa di intere popolazione dai villaggi per cancellarne le radici e gli spiriti di appartenenza.
C’è sempre qualcuno che vuole il nostro ‘bene’, la nostra felicità, consegnandoci un fucile e indicandoci il nemico. Sta a noi saperlo distinguere in tempo.
In fondo poi la differenza sostanziale tra fascismo e quelle comunismo è anche filosofica: il fascismo non nutre nell’uomo nessuna fiducia e trova giusto usare il bastone per raddrizzarlo: riconosce l’uomo peccatore salvo poi assolversi dai propri crimini. Per il comunista c’è una forte e cieca fiducia nell’uomo e nelle sue possibilità di riscattarsi, di evolvere in un futuro luminoso…salvo poi, anche qui, scontare i continui peccati di grandezza in una miseria generalizzata.
Ah, dimenticavo, per i fascisti e nazisti state certi che gli ‘altri’, quelli che non sono con loro, sono solo comunisti. Un altro modo per distinguerli.

martedì, dicembre 13, 2005

L'arco di Kim Ki-duk

Di Kim Ki-duk, eclettico regista coreano molti ricorderanno ‘Ferro3- La casa’ oppure ‘Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera’ e, sull’onda dell’interesse del pubblico per questo autore, ripescato dalla sua produzione precedente, ‘La samaritana’; ora è visibile sui nostri schermi, l’ultima sua opera: ‘L’arco’. I film di Kim Ki-duk sono riconoscibili per l’essenzialità del racconto, la pulizia delle immagini, l’alto contenuto simbolico e l’accostamento poetico ai temi della vita nei suoi passaggi principali: innocenza, peccato, giovinezza, amore, maturità, dolore, vecchiaia, morte.
L’arco, che dà il titolo al film, suona, lancia dardi, legge il destino e stabilisce con la sua curvatura simbolicamente il tempo. Una parabola della vita. Il film, come i precedenti, è scarso di dialoghi, parlano le immagini come sempre curate, con interpreti sconosciuti ma bravissimi.
La storia: su un vecchio barcone, come un’isola, un vecchio vive con una ragazzina, raccolta bambina dalla strada molti anni prima. La barca è usata per la pesca da cittadini che il vecchio imbarca di volta in volta. Il vecchio attende pazientemente che la ragazza compia 17 anni per sposarla, coronando così il sogno di un matrimonio tradizionale. Nel frattempo con l’arco, il vecchio suona e difende la ragazza dagli avventori a bordo che la insidiano; l’arco serve anche a predire il futuro lanciando delle frecce su un buddha, disegnato nella fiancata della barca, scansando la ragazza che le dondola di fronte su un’altalena. In agguato però ci sarà il ‘primo amore’, la scintilla sentimentale tra la ragazza ed un giovane cliente pescatore. Il vecchio non si rassegna e cercherà in tutti i modi di trattenere la ragazza, che il giovane vuole portare via con sè…
Musica, colori, primi piani intensi scandiranno i tempi della storia, per giungere ad una suggestiva e mirabile conclusione. Un’altra grande opera di cinema. Un esempio di come il cinema riesca ogni volta a stupirci parlando un linguaggio universale… l’esempio oggi ci viene dalla Corea. A noi italiani resta il rammarico di non essere stati noi a farlo.

giovedì, dicembre 08, 2005

Verità sulle guerre

Come sempre la verità sulle guerre arriva a pezzetti; arriva in piccole dosi attraversando le maglie della censura e di quello stato di giornalisti embedded –ovvero arruolati, aggregati alle truppe combattenti- cui la stampa viene sottomessa. Così dopo le bombe proibite al fosforo, usate nella strage di Falluja (la città martire irachena) ora si hanno le immagini della battaglia di Nassiriya, combattuta dai nostri soldati i missione di pace: così si dice per chi ci vuol credere.
In seguito si vedranno i film sulla guerra e le atrocità che sempre le accompagnano; ci saranno quelli che chiuderanno gli occhi, quelli che le giustificheranno e quelli che si meraviglieranno, dopo averla dichiarata e fatta. E’ sempre un già visto, una ripetizione di violenza e dolore che dovrebbe insegnare qualcosa, ma si sa che i Bush, i Blair e gli omini come Berlusconi o Aznar si trovano ogni volta pronti a fornire ragioni superiori, ragioni di democrazia, di potenza, di ordine mondiale, dopo un classico pretesto che si chiama Lusitania, spazio vitale o arma di distruzione di massa.
La guerra è anche la prova della potenza della censura. Durante i bombardamenti spariscono le morti civili, tutto deve apparire asettico, come operazioni chirurgiche dove viene tagliato solo il male. Ogni volta però delle immagini e le notizie trapelano e allora un’altra guerra di parole, di contrordini, di nuove ragioni cerca di bloccare le notizie; ma solo gli stolti, solo chi ha interessi sporchi e non dichiarabili può sostenere la ragione della guerra. Ma servirà a ricordarlo ancora? Eppure le immagini che giungono in ogni luogo della Terra basterebbero da sole, a condannare la guerra in ogni forma e per qualunque ragione. Ma dopo quelle delle torture, quelle dei morti civili in maggioranza bambini, non si vuole far vedere. Qualcuno nasconde l’obiettivo, invoca altre nuove ragioni per la vecchia censura: sappiate che quello è il guerrafondaio che resiste.

martedì, dicembre 06, 2005

Vai e Vivrai

Vai e Vivrai è un film di Radu Mihaileanu, conosciuto come il regista di Train de vie; questo nuovo film affronta il tema delle radici, dell’identità in un mondo sempre più diviso e incomprensibile. La traduzione del titolo originale- Va, vis, diviens - è va, vivi e diventa, e quel diventa è un viaggio a ritroso di un bambino cristiano, che si fa passare per ebreo falasha, verso la sua Africa. Il viaggio, raccontato con sapiente ironia e melange d’emozioni, porterà il bambino a diventare uomo e a trovare sua madre, che lo aveva abbandonato per farlo sopravvivere. Tre fasi della vita di Schlomo, vengono raccontate coinvolgendo lo spettatore in un affresco storico e sentimentale come raramente capita di vedere. la verità di Schlomo, così si chiama il protagonista, è di essere nero; il resto è tutto da ricercare e dimostrare. Razzismo, pregiudizi, identità, radici e avvenuta maturità accompagnano la storia di Schlomo, rendendoci partecipi con originali punti di vista: conosciamo veramente Israele? Gli ebrei dalla pelle scura? Il dramma di popoli senza futuro? Quello che però, come nella vita, non ci lascia mai sono le contraddizioni; quel disperato modo di vivere ed esserci, con risate e lacrime, con tenerezza e incazzature. Nel bel film di Radu Mihaileanu c’è tutto questo.
Dentro questo film, poi c’è molto dell’esperienza di vita che il regista ha fatto: Radu Mihaileanu ha cambiato cognome, è fuggito dalla Romania; è passato da Israele prima di approdare in Francia, ovunque andava si sentiva straniero…tutto ciò è diventato ricchezza umana e materiale per nuove storie da raccontare: una, bellissima, è questa: ‘Vai e vivrai’.

mercoledì, novembre 30, 2005

Valeria ha messo le ali


Si è fatta leggera Valeria, è diventata magra, sempre più sottile, si è sottratta ai nostri abbracci. Valeria ha messo le ali. Valeria è volata via.
Ora sono sicuro ci osserva serena, osserva noi che ci disperiamo, piangiamo per lei. Ma cosa di diverso possiamo fare?
Valeria se ne è andata, ma prima ha detto che voleva essere ben vestita, pulita e con la foto dei suoi due bambini posata in grembo. Così vuole che sia quel corpo che l’ha tradita. Valerina ha messo le ali.
Ci ha lasciato qui ancora per un momento. Noi ora piangiamo, ci disperiamo per lei. Ma cosa di diverso possiamo fare?
Valeria ora ci guarda con occhi diversi. Valeria è tornata nel cuore di mamma Elena; poi gioca con i suoi bambini, Rebecca e Federico. Poi ride nascosta da qualche parte. Lei, Valeria, ora lo può.
Ma noi piangiamo. Ma cosa di diverso possiamo fare?
Siamo noi che ti abbiamo perso…tu invece ci stai ad abbracciare.

Valeria è una mia nipote che stasera alle 19,15...è volata via. Questo è il mio post più triste da quando c'è 'sto blog.

martedì, novembre 29, 2005

I sogni del giudice Navarra

I sogni del giudice Navarra di Michele Marchesiello, edito da De Ferrari, ha avuto una presentazione d’eccezione al Nouvelle Vague,con gli interventi di Edoardo Guglielmino, Adriano Sansa e Franco Manzitti.
Ad introdurre la serata è stato un Edoardo Guglielmino in grande forma, che ha descritto il libro come uno strumento ricco di elementi utili per analizzare la condizione dell’uomo di oggi e riflettere in modo profondo come migliorarla. «Tutto è stemperato in un saggio narrativo e ‘l’odio è una pigrizia dell’anima’, così è scritto nel libro, dove la tessitura verbale fa esplodere una comunità gioiosa, la voluttà e se possibile la verità…». Guglielmino invita così a leggerlo e rileggerlo per riuscire a trovare noi una giusta collocazione ad un libro senza trama.
E’ toccato poi ad Adriano Sansa che, come collega e amico, ha ricordato come Marchesiello fosse sempre stato considerato il meno giudice tra i colleghi, per i suoi più vari interessi, ed invece ora lo trova a proporre i sogni da giudice. Per Sansa le storie di Marchesiello nascono da vicende personalissime, ma lo spunto non vale per caratterizzare la letteratura del libro: un libro di gusti, di capacità di aderire alle cose, alle immagini, con grande qualità letteraria. La capacità di Marchesiello è per Sansa, quella di indicare e mozzare il dito; concepire e mutilare, far diventare l’inquietudine angoscia…chi non ha sognato la sera di Natale? Per Sansa è un sogno ricorrente, che fa chiedere ad ognuno come vive la propria coscienza. « La cultura ci aiuta ad apprezzare la vita, ci dà qualità, ma poi arriva anche il tormento che lascia dubbi e patimento. Il giudice vuol dare ordine, regole, norme che rassicurano, ma Marchesiello ci riserva l’inafferrabilità della verità. Trovo molta autobiografia; i contorcimenti sono avvertibili nella scrittura e nella posizione esistenziale».
In ultimo Manzitti dice che dopo Guglielmino e Sansa ha difficoltà a esprimere una opinione; quindi cercherà, con la perversità della sua professione di giornalista, di vedere nei sogni di Marchesiello una via di fuga. Chi lavora con la legge oggi ha bisogno di scappare dalla realtà. Cosa c’è nel libro? Un modo per esternare una realtà diversa? Liberare i sogni è importante ma quanto è sogno e quanto confessione? Manzitti ricorda di avere incontrato la prima volta Marchesiello da giovane cronista e che lo colpì la sua serenità e…il basco. «C’è nel libro la solitudine del giudice, ma soprattutto il dubbio non risolto tra il sogno e la confessione».
Una trasposizione teatrale del racconto ‘Interrogatorio’, a cura di Pietro Barbieri e Luca Rinaldi, ha chiuso la serata di presentazione con Michele Marchesiello commosso per tanta stima e simpatia.
Un mio personale appunto è che in verità il giudice Marchesiello dall’analista non c’è mai stato; allora si accorgerebbe che quell’io, che lui evoca capace di dirigere i sogni, è solo una sua fantasia. In analisi qualunque io sarebbe ridotto, se non cancellato ed i sogni ci aprirebbero alla nostra vera essenza. Ma poi chissà che non sia lo stesso libro una autoanalisi?

lunedì, novembre 28, 2005

Un libro per la storia

Questa sera hanno parlato del libro 'Non mollare (1925)' edito da Bollati Boringhieri alla Portoanticolibri di Palazzo Millo, Matteo Lo Presti, Pietro Lazagna e Roberta Pinotti. E’ stato un incontro ricco di riflessioni. Lo Presti- Circolo Culturale Voltaire- partendo dai personaggi della foto di copertina del libro, nell’ordine: Nello Torquandi, Tommaso Ramorino Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Nello Rosselli; ha tracciato un quadro dell’epoca e rimarcato la forte attualità del loro pensiero. Quei protagonisti, da soli sono in grado di riscattare tutte le brutture di quegli uomini che si avviavano a portare l’Italia verso il disastro. Essi rappresentano una umanità ed un’etica che getterà le basi per una società rinnovata. Lo Presti ha ricordato in particolare Gaetano Salvemini, loro maestro e Gaetano Pilati, muratore, mutilato della Grande Guerra e intellettuale insieme. “Non vorrei che questi uomini fossero sottoposti a qualche corso revisionistico tanto di moda oggi: loro vanno bene così, come ce li descrive magnificamente questo libro”. Così ha concluso Lo Presti passando il microfono a Roberta Pinotti.
Per la parlamentare diessina Pinotti, il libro fa comprendere tutta la drammaticità delle difficoltà e dei rischi, per stampare e diffondere questo semplice foglio che sintetizza nel titolo ‘Non mollare’ tutta la sua portata storica: con il passaparola e con l’informazione coraggiosa riuscirà a smuovere diverse coscienze. ‘Non mollare’ renderà noto, unica stampa, il memoriale Filippelli, dove si racconta come avvenne l’uccisione di Matteotti e chiamando in causa Mussolini. Pinotti ricorda anche la moglie di Pilati, che fino all’ultimo lottò per avere giustizia dell’assassinio del marito. Nel libro c’è il racconto dell’intrusione in casa dei fascisti e dell’uccisione di Pilati davanti al figlio piccolo. “C’è nel libro il racconto di una umanità forte dalla moralità rigorosa; bisogna diffondere la lettura di questi libri ai giovani”.
Concludendo Pietro Lazagna- docente dell’Università di Genova- traccia la peculiarità fiorentina di questo gruppo di audaci, che da soli passarono all’azione con questo bollettino. “Bisogna che gli scogli storici, dove si costruisce e ricama, siano oggetto di riflessione per conoscere meglio la realtà: dove era l’opposizione in quegli anni? Dove a Genova? Nessuno sa niente; sono storie che scompaiono nella vulgata”. Lazagna dopo queste parole, ricorda i pochi genovesi, quasi tutti preti, che organizzarono qualche accenno di antifascismo…”a Firenze –dice Lazagna- operò una elite, a Genova gli intellettuali sono pochissimi; qui c’è la classe operaia e allora le azioni si trovano nelle fabbriche, nel ponente operaio”…
In ultima analisi tutti concordano che questo libro sa trasmettere una valenza etica che riempie di rabbia. Un invito a tutti a diffonderlo tra i giovani per conoscere pagine di storia da non dimenticare mai.