domenica, maggio 24, 2015

In ricordo del 24 maggio 1915

24 maggio di 100 anni fa: iniziava per l'Italia una tragedia chiamata Prima Guerra Mondiale; quella che ha costruito i prodromi della Seconda Guerra Mondiale.
In questa data si è ricordato la morte di milioni di povera gente mandata al macello. L'Italia vincerà lo scontro contro l'alleanza formata da l'Impero tedesco, l'Impero austroungarico, la Turchia e la Bulgaria. Con l'Italia -entrata successivamente - erano alleati: la Serbia, la Francia, l'Impero britannico, la Russia, il Belgio, la Grecia, la Romania, il Portogallo, il Giappone e gli Stati Uniti.

Quella guerra fu vinta, ma le conseguenze economiche e sociali degli italiani furono le stesse di come se l'avesse persa. Carestia, miseria, mutilazioni, lutti...erano le condizioni del dopoguerra; le condizioni che portarono al fascismo. In Germania, la cosiddetta pace di Versailles che mise fine alla guerra e smembrò l'Impero austroungarico- riconoscendo l'indipendenza dell'Ungheria, della Cecoslovacchia, della Polonia e della Iugoslavia- impose tali pesanti risarcimenti di guerra alla Germania, fece crescere un forte risentimento di rivincita da portare alla nascita del nazismo e alla sua presa del potere. Si costituiva nuovamente la condizione di un nuovo terribile conflitto: la storia che doveva essere maestra per il futuro, venne ignorata.
Quello che successe è cosa risaputa.

lunedì, maggio 18, 2015

Felicità® di Will Ferguson

Ho conosciuto Will Ferguson leggendo Autostop con Buddha e gradendo la sua ironia e capacità di raccontare le situazioni più inconsuete, come le più formali con intelligenza e stile, ho iniziato a leggere Felicità® (titolo originale Happiness™): il romanzo che lo ha fatto conoscere e apprezzare dai lettori. In Italia è uscito per l'editore Feltrinelli nel 2004.

La trama o semplicemente l'assunto che si propone di raccontare il libro Felicità® è che cosa succederebbe se un manuale che promettesse di risolvere i nostri problemi funzionasse? Cosa succederebbe se l'insegnamento ad essere felici risultasse vero? La risposta è caustica e ironica, io aggiungerei esemplare, poiché riesce a mettere a nudo i nostri difetti e quelli della società in cui viviamo. Insomma, se pensassimo di risolvere i nostri problemi di alcolismo, sovrappeso, dipendenza dal fumo, sfortuna in amore, mancanza di soldi...ecc. con un manuale divenendo felici e noiosamente perfetti: saremmo fuori strada! Se succedesse quello che viene raccontato nel libro invocheremmo senza esitazione il ritorno allo stress, alla tristezza, all'ansia e all'impermanenza.

Il personaggio principale del libro è Edwin de Valu, giovane editor in una casa editrice newyorkese, la Panderic, che si trova a dover far diventare un enorme manoscritto, intitolato Cosa ho imparato sulla montagna, in un libro che promette di curare tutti i problemi.
Pescato dalla Pigna purulenta (il mucchio fangoso, ovvero il cumulo di manoscritti che desiderano una pubblicazione), il manoscritto per varie vicissitudini editoriali -fuori dalla volontà degli stessi addetti ai lavori- diventa un libro e diventa una guida per milioni di lettori.

In questa prima parte il meccanismo delle case editrici per scartare i manoscritti è descritto in maniera divertente e soprattutto reale. La presa in giro del mondo dell'editoria è il primo racconto del libro e lo raccomando a tutti i novelli scrittori -anch'essi presi di mira. La storia si svolge negli USA, ma anche qui in Italia non è molto diverso e chi risponde agli autori, di manoscritti in attesa di essere pubblicati, lo fa solo in sostanza per spillare soldi.

Il senso dell'umorismo scatenato dell'autore Will Ferguson, non si ferma a prendere in giro l'editoria e gli scrittori, ma anche i lettori di quel tipo di saggistica che promette di risolvere i problemi e infine tutti i vizi della società consumistica. Il genere di libri che promettono di risolvere tutti i problemi esistenziali in verità è prettamente statunitense. Sono moltissimi gli autori della New Age e della PNL (Programmazione NeuroLinguistica) che scrivono di tecniche e consigli per migliorare le nostre relazioni e darci la felicità...ma il mercato è certamente mondiale.

Inaspettatamente Cosa ho imparato sulla montagna del sedicente autore Tupak Soiree, diventa un successo grandissimo e la società si trasforma anche attraverso i fans dell'autore, in una calma, tranquilla e noiosa isola felice. Tutti si convertono alle parole d'ordine elencate nel libro: la felicità diventa così un virus e si diffonde.
Sono 300 pagine che raccontano questa storia attraverso vari momenti letterari che spaziano dal genere commedia sentimentale a quello pulp. Divertentissimo è il capitolo in cui il protagonista decide, insieme all'editore e un altro autore di guide di auto-aiuto, di uccidere Tupak Soiree. Qui pare di assistere ad un film noir e western.

Uccidendo Tupak Soiree, il seminatore del miscuglio di frasi fatte, banalità e trovate surreali inserite a caso in Cosa ho imparato sulla montagna, si potrà riportare l'umanità -ipnotizzata e soggiogata da quelle formule- a ritornare quella che è sempre stata: un eterno marasma conflittuale dove ognuno ritaglia le sue idiosincrasie, passioni, tic e infelicità.

A presto la recensione di Autostop con Buddha

venerdì, maggio 08, 2015

70 anni fa la fine della Seconda Guerra Mondiale

Mi pare che i quotidiani di oggi si siano scordati di riportare questa data importante. 70 anni fa finiva in due date la seconda guerra mondiale: l'8 maggio e il 2 settembre. L'8 maggio avveniva la resa della Germania e il 2 settembre, dello stesso anno, la resa dell'Impero giapponese. Il conflitto mondiale era iniziato il 1 settembre 1939.
Si chiudevano dunque 6 anni di un conflitto armato ritenuto il più grande e terribile della storia dell'umanità: 60 milioni di morti e distruzioni immense di paesi e città. Insieme alla guerra il popolo tedesco sotto il regime nazista diede l'avvio allo sterminio degli ebrei insieme a Rom, Sinti, Testimoni di Geova, disabili, infermi...
Era poi la prima volta che la popolazione civile pagava un conto così alto di morti e sofferenze. La fine della seconda guerra mondiale si chiudeva con due esplosioni nucleari: il 6 agosto e il 9, dello stesso mese, Hiroshima e Nagasaki due cittadine tranquille furono sconvolte dal boato di distruzione e morte. In un solo colpo morirono dai 100.000 ai 200.000 civili. Quelle due esplosioni erano la seconda e la terza di testate atomiche: la prima avvenne il 16 luglio per prova nel deserto di Alamogordo nel New Messico.
Mai più si disse a quegli orrori. In verità le guerre in questi 70 anni non sono mai cessate: subito dopo fu la volta della guerra di Corea e poi quella del Vietnam durata oltre 30 anni e che ha visto coinvolti il Laos e la Cambogia. Seguirono e seguono tutt'ora i conflitti in Afghanistan, in Siria, Nigeria, Mali, Libia, Sudan, Somalia...
In Europa con l'unità non si è più combattuto. E' un bene poiché le due guerre, definite mondiali, scoppiarono proprio in Europa.
Ora alcune guerre sono sotterranee e si combattono con manovre finanziarie: il mercato ha vinto su tutti i fronti e i combattenti sono diventati nell'occidente i consumatori.
Nelle guerre si consumano, oltre che vite umane, armi e questa lobby industriale non ha mai conosciuto crisi. Il mercato sovrasta ogni idea e diritto; ogni sovranità e politica: l'economia del profitto regna sovrana.
L'umanità a distanza di 70 anni di così tanto orrore continua a interrogarsi sui suoi fini.

giovedì, maggio 07, 2015

Commento alla cronaca politica

Sembra incredibile che si continui a fare politica e a scrivere di quest'ultima come se quello che è successo alle ultime elezioni politiche non fosse avvenuto; non avesse avuto importanza. I politici e i loro commentatori, dopo il primo momento di meraviglia e smarrimento per l'entrata trionfale del M5Stelle nel panorama politico italiano, hanno come sempre cercato di digerire tutto come lo stomaco di struzzo e di quest'ultimo hanno imitato anche quello di nascondersi sotto la sabbia. Insomma non è successo niente!

Sebbene il primo partito è quello dei cittadini che non andranno a votare, la politica continua con i suoi riti di sempre, sia pure con il berlusconismo al tramonto non cambia l'approccio alla politica come casta, come elemento di personalismi, di affarismo, di scelte di segreterie partitiche organizzate come bande e non come crogiolo di ideali...
I commentatori di questo teatrino politico raccontano un mondo avulso ai problemi veri; raccontano di slogan e di annunci come sempre elettoralistici, dove insieme alla banalità viene rivelata l'insipienza di una classe dirigente povera di cultura e di proposte serie.
Si dirà: questo è quello che offre la realtà; questo è quello che abbiamo...ma non si riesce a vedere che tutto questo sta morendo? Si può provare a parlare di politica senza scadere nel pettegolezzo, nel confuso minestrone di cronaca spicciola? Potrebbe risultare che i protagonisti della commedia politica imparino a interrogarsi sulla loro funzione e ritirino le natiche dalla scena: insomma dopo due-tre-quattro mandati istituzionali, quali ricette mediche, se non dettate da insane patologie di protagonismo, possono sostenere nell'essere sempre candidati? Il rinnovamento della politica è duro a praticarsi e il panorama offre poco.

Una grande spallata all'incrostazione della vecchia politica è stato dato senz'altro dal M5Stelle; questo è la conseguenza di oltre 20 anni di malapolitica berlusconiana e no. Anzi ora al governo c'è Renzi, che è un classico alunno- di Berlusconi- che ha superato il maestro. Il vecchio continua incurante a presentarsi. Chi non crede nella possibilità di cambiamento si ritira sconsolato e non vota. Molti tentano ancora con il M5Stelle di Beppe Grillo e cosa resta d'altro? Poco ma a mio avviso c'è ad esempio: il Progetto Altra Liguria (http://www.altraliguria.it/) che si presenta alle elezioni ma è un gruppo politico che ha iniziato un percorso nuovo e al di là dell'appuntamento elettorale continuerà nel suo progetto di cambiamento della politica attuale, per fornire alle persone uno strumento di democrazia partecipata senza segreterie partitiche e personalismi.

Prima le persone, i loro interessi e i loro beni comuni.

giovedì, aprile 30, 2015

L’arte di vedere di Aldous Huxley

L'autore del libro Mondo Nuovo, Aldous Huxley, uno scrittore britannico considerato un maestro del pensiero moderno, da giovanissimo era stato colpito da una malattia agli occhi -la keratitis punctata -che lo portò alla quasi cecità. Gli accadde però di sentir parlare di un metodo di rieducazione visiva chiamata 'metodo Bates' che sulle orme del detto: Medicus curat, natura sanat, (il medico cura, la natura sana) spingeva all'azione le forze autoregolatrici e restauratrici dell'organismo per riacquistare il corretto uso perduto. Con la stimolazione e l'educazione visiva nell'arco di poco tempo A. Huxley tornò leggere senza occhiali e senza sforzo.
Con il libro L’arte di vedere, Aldous Huxley testimonia così la sua guarigione rendendo omaggio al defunto dottor W. H. Bates e alla sua allieva Margaret D. Corbett, a cui deve il miglioramento della sua vista. Questo breve saggio nasce anche per spiegare, in modo conciso, le basi filosofiche delle tecniche del dott. Bates (e seguaci), studiate per far recuperare la vista con l’esercizio.
Il libro, oltre a illustrare i vari passaggi di autoguarigione, con la descrizione dei sintomi fisiologici e dei progressi, è utile per le riflessioni profonde sulla capacità di 'vedere'; di vedere bene in ogni senso: d'altronde il grande scrittore e pensatore non si smentisce.
Il libro ci guida in esercizi di immaginazione per l'immaginazione; ci insegna che per raggiungere gli obiettivi desiderati occorre una 'vigile passività'. Occorre innanzitutto arginare l’invadenza dell’io cosciente, perché 'quanto più c’è io tanto meno c’è Natura, cioè il funzionamento proprio e corretto dell’organismo'.
Quest'ultima asserzione è una verità spirituale scoperta dai maestri della preghiera che sostiene 'Quanto più c'è Io, tanto meno c'è Dio'. Una verità riscoperta anche in campo psicologico: l'Io cosciente ha un ruolo importante nell'indebolire le resistenze del corpo e predisporlo alla malattia.
Quando si è troppo agitati o spaventati, quando ci si tormenta o ci si angoscia troppo a lungo, l'io cosciente può ridurre il proprio corpo in un tale stato che svilupperà, ad esempio: ulcere gastriche, tubercolosi, malattie coronariche e un'intera folla di disordini funzionali di ogni tipo e gravità. E stato dimostrato che perfino la carie, nei bambini, è spesso in relazione con stati di tensione emotiva dell'io cosciente. Era pertanto inconcepibile che una funzione, in così intima relazione con la nostra psiche, come la vista non resti influenzata da stati di tensione aventi la loro origine nell'io cosciente.

L’arte di vedere
di Aldous Huxley
Traduzione di Giulio Gnoli Piccola Biblioteca Adelphi
1989, 14ª ediz., pp. 217
ISBN: 9788845906992

domenica, aprile 26, 2015

Due libri sulla violenza e la crudeltà dei regimi carcerari sotto le dittature.

Musica per lupi. Il racconto del più terribile atto carcerario nella Romania del dopoguerra di Dario Fertilio (2012 - Marsilio editore) e Fuga dal campo 14 di Blaine Harden (2014 - Codice editore).

Recensisco insieme questi due libri che trattano dello stesso terribile argomento: il sistema carcerario dei regimi totalitari: in questo caso quello della Romania nel dopoguerra e quello della Corea del Nord attuale.
Descrizioni e racconti di un orrore indicibile. Spesso leggendo Musica per lupi mi è venuto voglia di interrompere la lettura: le torture, le crudeltà, le costrizioni e la morte ricercata come liberazione dalle condizioni inflitte trasmettono al lettore una tristezza infinita. Un vero pugno nello stomaco. Si comprende un 'cuore di tenebra' così oscuro che mette in discussione per chi crede l'esistenza di un Dio; di una trascendenza umana che si eleva verso il bene. No, qui si va verso il basso, verso un'ombra che sprofonda nel buio più cieco; qui si tocca la depravazione, la bestialità di un animale umano difficile da comprendere. Ancora si leva l'interrogativo di Primo Levi: Se questo è un uomo. Lo è?

I libri me li ha dati da leggere l'amica Stefania Matteini. Anche lei è rimasta sorpresa di quanto male si sia compiuto (quello descritto con Musica per lupi) e che ancora oggi ai giorni nostri prosegua in Corea del Nord (descritto conFuga dal Campo 14). L'esperienza di Shin Dong-Hyuk, il coreano nato e cresciuto nel campo di prigionia Campo 14 è di oggi. E' attuale. La Corea del Nord perpetua, verso quelli che sono ritenuti avversari del regime di Kim Jong-un, una condizione di terrore che rimanda al nazismo.
In Musica per Lupi si racconta del gulag di Pitesti; quello che ha creato Turcanu, un cosiddetto rieducato al sistema del regime, che usa le torture subite prima da lui e perfezionate in crudeltà sulle altre vittime. Un incubo. Pagine di storia sconosciute.
Tra il 1949 e il 1952 ebbe luogo in Romania il famigerato Experimentul Piteşti, un regime carcerario basato sulla tortura fisica e psicologica che riguardò da 1000 a 5000 detenuti politici.
In questi luoghi- come nelle società totalitarie -la delazione, ovvero le spiate, rappresenta il comune denominatore della relazione tra i prigionieri e carnefici. Va aggiunto poi che esisteva una turnazione tra vittime e carnefici cosicché ognuno si trasformava in brutale torturatore, in cinico e spietato individuo. Un rituale di violenza e depravazione che creava un inferno inaudito.
E' in questo rituale di scambi che si forma la figura di Eugen Ţurcanu, un ex studente di destra che si trasformato in un zelante cane da guardia comunista. Questo feroce aguzzino guidò quella spietata organizzazione fino al 1952, quando un tardivo processo finalmente pose fine all'orrore con 20 condanne a morte, compresa quella di Turcanu.
I meccanismi psicologici, più volte studiati, trovano in questi microcosmi di inferno la conferma che quando ci avviamo verso la negazione del Sè ci spingiamo a consegnare la nostra libertà nelle mani del dittatore di turno.
Nel racconto di Dario Fertilio il meccanismo viene mostrato all'opera, non nel popolo ma, nella coscienza individuale dove il dolore, la violenza è patita nella carne martoriata...'perchè oltre certi limiti di sofferenza non si può continuare ad essere uomini': così dice un personaggio sopravvissuto a Pitesti.

In Fuga dal Campo 14, Blaine Harden racconta la storia del giovane Shin Dong-hyuk; lo fa riassumendo un lungo lavoro durato 2 anni, per permettere allo stesso protagonista di raccontare al meglio una storia che ha dell'incredibile. Shin Dong-hyuk, è l’unico uomo che sia ad oggi riuscito a fuggire dai terribili campi di prigionia, dove vi era nato, della Nord Corea.
Shin Dong-hyuk è nato in quel campo 14 nel 1982 e la sua famiglia era prigioniera lì da decenni; lui non sa cosa sia l’affetto ed ha affrontato le torture e la schiavitù con l’indifferenza di chi deve sopravvivere.
Anche in questo caso esiste una realtà poco conosciuta. Il Campo 14 è grande quanto Los Angeles e visibile su Google Map: ma rimane invisibile agli occhi del mondo.
Dopo la fuga e l'avventurosa conquista della libertà a 23 anni, Shin affronta la prova più difficile: fare i conti con le sue azioni, il dolore e i ricordi.
L'originalità del percorso del protagonista è un percorso a tappe doloroso. Chi è stato allevato in un contesto di mancanza d'affetto, di casa, senza valori e amicizie cosa può diventare? Shin non sa nulla del mondo esterno. Tutto il suo mondo è costituito dalle regole carcerarie dove chi le sgarra viene fucilato. Il ragazzo cresce circondato dalla violenza, la quale non arriva soltanto dalle guardie e dai soldati, ma anche dai prigionieri. Essi stessi sono i primi a non conoscere alcun tipo di pietà reciproca, né ovviamente alcun senso di comunità. La sua vita non conta niente. Ecco che lui progetterà la fuga solo per una questione di fame, di voglia di assaggiare carne e altri cibi di cui aveva sentito raccontare da un prigioniero. Per la fame denuncia il fratello e la madre per avere parlato di fuga. Vedrà gli stessi uccisi davanti ai suoi occhi e tutto questo avverrà senza il suo minimo rimorso.
Interessante è seguire i diversi passaggi che hanno portato questo ragazzo a testimoniare la sua esperienza facendo molte conferenze nel mondo.
Ad esempio Shin Dong-hyuk è stato a Torino il 26 settembre dello scorso anno, per Torino Spiritualità, ed era nuovamente in questa città il 22 aprile di quest'anno ospite della Scuola Holden -sempre per parlare del suo libro.

Due libri per un viaggio all'interno dell'uomo: delle sue brutture e il suo possibile riscatto.

lunedì, aprile 13, 2015

Ognuno muore solo di Hans Fallada

Ognuno muore solo è un libro molto corposo: oltre 700 pagine per raccontare la realtà sotto il regime nazista con il controllo della Gestapo contro i veri o presunti nemici del Terzo Reich tedesco. Ammetto che ho impiegato diverso tempo per leggerlo...ogni tanto lo tralasciavo: la storia tristissima mi spingeva ad abbandonare la lettura, ma poi riprendevo dalla voglia di sapere cosa mai combinassero i due protagonisti: Anna e Otto Quangel, lui caporeparto lei casalinga.
Hans Fallada descrive le azioni, successe veramente, di questi coniugi berlinesi nel denunciare i misfatti della propaganda nazista lasciando in giro cartoline per la città. Nessuna resistenza organizzata al terrore nazista, solo la disperata azione individuale di pochi. Perciò ogni uomo muore solo; perciò le vite si consumano e si intrecciano per raccontare una triste storia di solitudine, di fanatismo, di spie e di paura. Il degrado spinge in basso tutti e i tanti personaggi che si incontrano convergono in un unico destino che vede la Germania teatro tragico del disfacimento umano.
L'autore Hans Fallada, pseudonimo di Rudolf Ditzen (1893-1947), scrisse l’opera nel tardo 1946, in ventiquattro giorni, appena prima di morire. Hans Fallada è stato uno scrittore tedesco tra i più conosciuti e le sue opere sono state tradotte in molte lingue. Io non lo conoscevo, anche se ricordo in parte uno sceneggiato televisivo dei primi anni sessanta con il titolo Tutto da rifare pover'uomo - con l'interpretazione, fra gli altri, di Ferruccio De Ceresa nel ruolo del protagonista, Paolo Poli, Luigi Vannucchi, Carlo Romano e Laura Betti - che fu tratto da E adesso, pover'uomo?: l'opera di Hans Fallada più conosciuta. Il racconto di Ognuno muore solo, anche se io ho trovato delle ripetizioni e delle lentezze nel ritmo degli avvenimenti con divagazioni su molti personaggi, quando riesce a coinvolgerti trascina in un vortice di tensione da thriller. I due coniugi protagonisti tra molti personaggi, crescono in stima da essere considerati pur nella loro ingenuità degli eroi: l'unico barlume di coscienza in una nazione, che esprime solo odio e paura; solo oppressione e fanatismo.
Un libro per conoscere quel poco di resistenza tedesca a Hitler.
Dello stesso autore va ricordato, oltre al succitato E adesso, pover’uomo? (2008) anche Nel mio paese straniero (2012) edito sempre da Sellerio.

domenica, aprile 05, 2015

Storia della filosofia a sonetti di Francesco Deiana

Mi era stato chiesto di rispondere al giveaway (così ora si chiamano i mini concorsi promozionali di aziende e blog): Indovina il filosofo della casa editrice Matisklo Edizioni – una piccola casa editrice digitale di Mallare in provincia di Savona. Si doveva indovinare il nome dei nove filosofi messi in copertina del libro di Francesco Deiana: 'Storia della filosofia a sonetti'. In premio c'era il libro stesso in formato e-book. Ho risposto riconoscendo i nove filosofi: Socrate- Platone -Aristotele - Agostino-Tommaso Moro- Giordano Bruno-Kant-Nietzsche-Heidegger. Ho vinto dopo un sorteggio tra tre vincitori. Benissimo.
Il libro mi è arrivato subito in formato ePub come da me richiesto e mi sono immerso nella lettura.

Una lettura piacevole, e per chi come me ha una infarinatura di filosofia è stato come fare un rapido ripasso della materia. Con lo schema ritmico del sonetto, l'autore si è divertito, donando lo stesso divertimento al lettore, a rivisitare i grandi pensatori incatenandoli in una sintesi di rime baciate. Si comprende da subito che l'autore è amante sia della filosofia che della poesia e così con l'intreccio delle due passioni ha costruito un divertente impianto di storia filosofica.

Ecco un esempio di sonetto che racconta il filosofo: Parmenide di Elea

Tutta questa cultura europea
deve a lui il logico rigore
grazie cui si supera una marea
di illusioni che traggono in errore.
Fondatore della scuola di Elea,
Parmenide fu il primo pensatore
a far di tutto l’essere un’idea
che non ammetta alcun contraddittore.
Per lui l’essere è e non può non essere,
– ci recita così la filastrocca –
il non essere non è e non può essere.
Ogni parola in più sarebbe sciocca,
il mosaico ha solo queste tessere:
essere e non essere... acqua in bocca!

E per controcanto -si fa per dire al bere dell'acqua in bocca- troveremo più avanti descritto così: Ludwig Feuerbach

Inviso alla visione cristiana,
della quale è critico accanito,
non esiste un essenza sovrumana,
non esiste di fatto un infinito.
Con buona pace della via hegeliana,
quest’è un punto cruciale, l’invito
è pensare alla natura umana
nel suo specifico esser finito.
Che vuol dire? che l’uomo ha in se stesso
tutti gli attributi di dio, il quale
altro non è che un semplice riflesso
di un’umanità molto più normale:
l’uomo è quel che mangia, questo il nesso
tra se stessi e l’essere universale.

Bravo Francesco Deiana. Bisogna amare molto la poesia per riuscire a coniugare l'amore per il sapere in versi; insomma, dare musicalità orale alle molte idee che hanno attraversato l'umanità.
Poi bisogna ringraziare - non lo dico perchè sono stato premiato- questa piccola casa editrice, la Matisklo Edizioni, che con somme minime permette di scaricare in eBook degli interessantissimi libri che diversamente non troveremo in cartaceo...vuoi per la miopia di molti editori e vuoi per la povertà di certi lettori.
Ora non si è più scusati...

Nota finale: La Matisklo Edizioni è stata fondata da due giovani: Cesare Oddera e Francesco Vico.
Molta filosofia del perchè è nata questa casa editrice di Mallare sta nella parola: Matisklo. Questa parola la troviamo nel libro di Primo Levi, La tregua.
Matisklo è una parola misteriosa pronunciata da Hurbinek, un sopravvissuto all'orrore dei campi di sterminio, che al di là del significato -rimasto segreto- cui tutti tentavano di dare, aveva per Levi la forza dell'essere detta, pronunciata; era una parola che aveva bisogno di uscire, premeva per un'urgenza esplosiva...ecco...
Perché la parola è, per ognuno di noi, come per Hurbinek, lo strumento per "conquistarsi l'entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito".
Perché "matisklo"è il Verbo senza il quale nessun libro è scritto.

Profilo facebook matiskloedizioni: QUI

Profilo facebook autore: QUI

Il libro di Francesco Deiana: STORIA DELLA FILOSOFIA A SONETTI
ISBN 978-88-98572-31-1 si può acquistare al prezzo di 2,99 euro al link: QUI

martedì, marzo 31, 2015

Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli

Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli è un piccolo agile libro, della Piccola Biblioteca Adelphi, che raccoglie e amplia 7 articoli di fisica pubblicati su Domenica (inserto culturale del Sole 24 Ore).
Questo libro divulgatore di scienza racconta in modo semplice e unitario a che punto è la ricerca nell'affrontare la realtà intima della materia. Intima come le nostre domande personali, i nostri interrogativi soggettivi, le nostre aspirazioni collettive.

Dovremo sapere, con la scienza, che tutto è in relazione, che tutto è collegato cosicché i nostri pensieri, come la nostra materia e come tutto ciò che ci circonda sia riconducibile a continui movimenti di particelle elementari.
Siamo noi della stessa realtà della natura; siamo veri quanto il fatto di essere parte della natura. Noi non siamo separati dalla natura. Sulla terra noi assaggiamo cosa c'è e può succedere nell'universo.
Caso e necessità, tempo e spazio, libero arbitrio e determinismo, Big Bang e Big Bounce: ipotesi e conclusioni che si contraddicono, analisi di laboratorio e osservazioni astronomiche che si sconfessano a vicenda...quasi volessero ribadire che in quello che vediamo e crediamo di sapere non c'è nulla di certo e definitivo, ma dobbiamo cambiare gradualmente la nostra struttura concettuale, e adattarla a ciò che impariamo.

Noi siamo partiti centomila anni fa dall'Africa per arrivare a guardare sempre più lontano. Siamo diventati osservanti osservati della natura, che sembra detenere un privilegio, che -sostiene Carlo Rovelli- non durerà a lungo: 'Penso che la nostra specie non durerà a lungo. Non pare avere la stoffa delle tartarughe, che hanno continuato ad esistere simili a se stesse per centinaia di milioni di anni, centinaia di volte di più di quanto siamo esistiti noi. Apparteniamo a un genere di specie a vita breve. I nostri cugini si sono già tutti estinti. E noi facciamo danni. I cambiamenti climatici e ambientali che abbiamo innescato sono stati brutali e difficilmente ci risparmieranno. Per la Terra sarà un piccolo blip irrilevante, ma non credo che noi li passeremo indenni; tanto più dato che l’opinione pubblica e la politica preferiscono ignorare i pericoli che stiamo correndo e mettere la testa sotto la sabbia.' (pag. 90).

Fa piacere sapere che questo libro sia in testa alle classifiche di vendita; la scienza desta curiosità e questo è un bene.
Il libro di Carlo Rovelli parte dalla prima lezione dedicata alla teoria della relatività generale di Albert Einstein, per proseguire sulla meccanica quantistica, sull'architettura dell'universo, le particelle elementari, la gravità quantistica, la probabilità e il calore per concludere con domande e risposte che rimandano alla filosofia e alla poesia...e già, sono spesso i fisici a metterci in contatto con la trascendenza e per concludere l'autore ricorda la poesia dal De rerum natura di Lucrezio:
'... siamo tutti nati dal seme celeste;
tutti abbiamo lo stesso padre,
da cui la terra, la madre che ci alimenta,
riceve limpide gocce di pioggia,
e quindi produce il luminoso frumento,
e gli alberi rigogliosi,
e la razza umana,
e le stirpi delle fiere,
offrendo i cibi con cui tutti nutrono i corpi,
per condurre una vita dolce
e generare la prole...' (II, 991-997)

mercoledì, marzo 25, 2015

C'è bisogno di Sinistra si dice. Da parecchio tempo la si invoca; ma che cos'è la Sinistra? L'amico Luigi Fasce ha scritto un libro, cui ho contribuito a redarre, Quale politica per le riforme (Biblion edizioni) che reca come sottotitolo Bussola per l'orientamento a sinistra. Ecco sulla base di quello che indica il libro, penso ci sia bisogno di una riflessione su che cosa sia la Sinistra oggi.
Innanzi tutto bisognerebbe capire che non è Sinistra quella racchiusa dentro il Partito Democratico, ed è rappresentata da personaggi come Fassina, D'Alema, Bersani, Civati, Cuperlo...ecc. Questi sono i reduci di una Sinistra (rottamata) che non esisteva più da tempo e che in sostanza loro stessi hanno contribuito ad affossare. Non è poi Sinistra quella di SEL (Sinistra Ecologia Libertà), un partito che nato sul carisma di Vendola si è poi perso in un vortice attrattivo -tipico dei pianeti satelliti- tra potere e apparato di gestione dello stesso. Non è Sinistra nemmeno quello che potrebbe essere rappresentata da quei partiti residuali che hanno nel proprio nome un riferimento al comunismo...da rifondare o da vantare per identificazione ideologica.
La Sinistra oltre che rivendicare posizioni classiste e di schieramento parlamentare, dovrebbe avere sempre alla base il discrimine di essere antagonista al potere economico neoliberista rappresentato da un Mercato pigliatutto: quello che riduce in merce o in PIL ogni valore umano. Il Mercato ostacola il primato di una politica che determini una crescita di reale benessere collettivo. Di più l'economia perversa è il motore della continua corruzione che investe tutta la politica e trova nei partiti il terreno fertile della propagazione.
Questo discrimine è stato abbandonato da tempo e il mercato, con le sue crudeli leggi di sviluppo ed espansione, crea sempre più diseguaglianze, povertà e ingiustizie. La Sinistra ha abbandonato di contrastare il liberismo selvaggio e supinamente accetta, se non asseconda coscientemente, l'ideologia del Mercato Padrone.

Il problema di una Sinistra disorientata non è solo italiano. In tutta Europa i detentori dell'appellativo 'di sinistra' sono ormai altra cosa. Lo strappo era iniziato con Tony Blair in Inghilterra e Gerhard Fritz Kurt Schröder in Germania ad avviare una transmutazione genetica della Sinistra. Tutti poi seguirono e le esperienze italiane di Sinistra segnarono la proclamazione del disastro.
Ora qualcosa sta rinascendo. In Italia, dopo l'esperienza della lista Tipras che riprendeva ciò che accadeva in Grecia, e ora in Spagna con Podemos, si sta avviando un movimento che partendo dal basso e organizzandosi in forma federale, si tratta di L'Altra Italia che coordinerà le varie realtà regionali. In Liguria esiste il progetto l'Altra Liguria -così come in altre regioni esistono gruppi con la denominazione regionale accompagnate da Altra- e la parola Sinistra sta ritrovando le sue originali e originarie vocazioni. Stop al consumo di territorio, alle privatizzazioni selvagge, ridare al lavoro il valore economico e sociale che gli compete. Mettere al centro le persone con i loro beni comuni e inalienabili. Fermare la guerra economica; la guerra che è frutto di decisioni politiche. Ricordiamolo!

C'è da segnalare che in Italia è sorto il Movimento 5 Stelle, nato sul rigetto della vecchia politica: una reazione populista e qualunquista al berlusconismo, che insieme a tutti i partiti esistenti, ha contribuito al massimo degrado della cosiddetta classe dirigente -se mai così si può chiamare. Questo movimento non ha connotazioni ideologiche definite e anzi, nella totale confusione, si rifà alle decisioni umorali di un leader che diventa speculare a ciò che più manifestamente è ciò che si vorrebbe condannare. C'è proprio bisogno di Sinistra!

venerdì, marzo 13, 2015

la parabola Berlusconi è in una discesa inarrestabile

Non avrei più voluto parlare dell’ottantenne Berlusconi ormai al suo declino fisico e politico, ma vederlo ringalluzzito per una sentenza che lo assolve dopo una che lo ha condannato definitivamente e altre in sospeso fa riflettere sull’uscita di scena di questo guitto della politica; di questo boss, che intende le relazioni istituzionali e il senso dello Stato come una cosa personale. Questa sua assoluzione processuale dall'aver commesso reato per l’intervento sulla questura milanese per interessarsi di una certa 'Ruby rubacuori'- mentre era a Parigi per questioni istituzionali- non lo assolve sul piano politico: in quanto uomo pubblico non avrebbe dovuto intervenire in una questione privata dopo essere stato chiamato da una prostituta brasiliana -certa Concencao- che lo informava che la sua ‘amichetta’ Ruby era stata portata in questura a Milano. Se uno decide di fare politica o come lui sostiene di 'scendere in campo’, deve sapere che non avendolo consigliato il medico si deve assumere la responsabilità di non tenere comportamenti non dignitosi della funzione istituzionale che lo aspetta. Poteva continuare in pace a fare il puttaniere come voleva, ma non nella veste di Presidente del Consiglio…e qui la morale non c’entra; c’entra il decoro di persona specchiata che è sotto gli occhi del mondo. E’ chiaro che di questo personaggio in futuro l’Italia potrà fare a meno, almeno dopo oltre venti anni sulla scena politica e quindi responsabile di tutto quel marciume che ha investito quella classe dirigente in buona parte scelta da lui. In buona parte. L’altra parte dello schifo è del centrosinistra Pd coni suoi associati.

In Italia sembra che nessuno si accorga di nulla. La stessa Lega Nord che ha governato con Berlusconi per oltre 11 anni non ha realizzato nulla sul piano del federalismo auspicato, e le riforme che doveva fare o ha fatto sembrano non esistere se si continua a parlare dicendo che ora è il tempo di fare le riforme…le riforme istituzionali! Ma spero che non le facciano questi farabutti. Ora si continua così a invocare coalizioni politiche, nuove unità di intenti alla faccia di un passato che è soltanto di un anno fa e ancora presente con la coda di scandali, mangerie, ruberie, ecc.
Quale palingenesi? Quella di spazzare via tutti gli organigrammi partitici con liste civiche di uomini veri. Veri non perchè ce l’hanno duro o sbavano per delle ragazzine; ma veri per dirittura morale e dignità nei comportamenti.

sabato, febbraio 28, 2015

Il libro Mein Kampf di Adolf Hitler

Ho terminato di leggere con molta fatica il libro Mein Kampf di Adolf Hitler. Il libro illustra l'ideologia sviluppata da Adolf Hitler durante la prigionia del 1924, dopo il fallito colpo di Stato a Monaco. La prima considerazione che traggo è che Hitler fu dal punto di vista politico una persona che seppe fiutare la società tedesca; seppe leggere i sentimenti di rivalsa del popolo: la crisi del dopoguerra in Germania, dopo le penalizzanti condizioni impostegli dal trattato di Versailles e con le conseguenti spinte d'orgoglio nazionale. In quegli anni Adolf Hitler da uomo emarginato seppe elaborare un programma politico che, da denuncia, Quattro anni e mezzo di lotta contro menzogna, stupidità e codardia (titolo originario dell'opera) divenne La mia battaglia- traduzione del titolo Mein Kampf dato poi dall'editore Max Amann.
Non so quanti abbiano letto quel libro alla pubblicazione di allora, comunque da abile politico scrisse che non erano tanto importanti gli scritti, i libri; si era appena svolta la più grande rivoluzione del secolo, quella bolscevica in Russia e questa non era dovuta agli scritti di Lenin, ma all'attività oratoria predicatrice di odio, di innumerevoli grandi e piccoli apostoli provocatori... (pag.54)- Nessuno del popolo russo per la maggioranza analfabeta aveva letto Carlo Marx, ma esso fu entusiasmato dalle promesse di felicità fatte al popolo da migliaia di agitatori al servizio di un'idea. Fu sempre così, e sempre così sarà: così conclude il ragionamento Hitler e con questo lui diverrà un grande agitatore politico.
Ad ogni modo dopo l'ascesa al potere di Hitler del libro Mein Kampf se ne stamparono milioni di copie e fu donato un libro a tutte le coppie che si sposarono durante il Terzo Reich.
A proposito di Hitler agitatore, negli anni prima della Grande Guerra (1914-1918), lui aveva imparato la lezione di agitatore con l'apporto di maestri del tipo Adolf Lanz von Liebenfels, noto anche come Jörg Lanz – che può essere ritenuto come l'ideale ispiratore della concezione mistico-religiosa di matrice neopagana del III Reich- e di Karl Lueger (politico austriaco e sindaco di Vienna, conosciuto per le sue politiche antisemite e razziste).
Nel libro Mein Kampf vengono raccolti tutti i sentimenti di riscatto del popolo tedesco che per Adolf Hitler è umiliato e tradito dalla borghesia soggiogata da Karl Marx, in accordo con la centrale ebraica mondiale.
L'inizio è una analisi di tutto quanto sarà il succo ideologico di ciò che perseguirà la dittatura nazista e che porterà il XX secolo a vivere una delle tragedie più grandi della storia dell'umanità...quell'umanità che secondo i dettami di Hitler avrebbe dovuto soggiacere alla nazione germanica, erede di Ario e portatrice della Civiltà superiore.
E' proprio nel suo vedere e credere nella razza germanica l'assegnataria del compito e il destino di dominare il mondo formato da esseri inferiori, il presupposto della sua ascesa politica e conseguente sconfitta.
Il libro segue una lucida progressione di spiegazione del programma da attuare. Dopo gli annunci della razza quale portatrice di qualità creatrici, per cui quella dei Germani -definita erroneamente come barbara dai romani- era sonnecchiante per via del clima nordico, ma raggiunto le terre miti ecco che avrebbe prodotto una splendida fioritura, come avvenne, per esempio, ai Greci. Di più i discendenti di Ario avrebbero governato il mondo.
Imperativo primario era allora salvaguardare la razza da possibili contaminazioni del sangue.
'In generale, già la Natura prende certe decisioni ed apporta certi emendamenti nel problema della purezza di razza di creature terrestri. Essa ama poco i bastardi. Soprattutto i primi prodotti di incroci, per esempio nella terza, quarta, quinta generazione, debbono soffrire amaramente: non solo sono privi del valore proprio del più nobile fra i primitivi elementi dell'incrocio, ma, mancando loro l'unità del sangue, manca pure l'unità del volere e della forza di decisione, necessaria alla vita.
In tutti i momenti critici, in cui l'essere di razza pura prende decisioni giuste ed unitarie, l'essere di razza mista diventa esitante e prende mezze misure. Ciò significa una certa inferiorità della creatura di razza mista di fronte a quella di razza unitaria, e nella pratica include anche la possibilità di un rapido tramonto. In casi innumerevoli la razza tiene duro, mentre il bastardo crolla. In ciò si deve ravvisare la correzione della Natura; la quale spesso va ancor più lontano. Essa limita le possibilità di propagazione: sopprime la fecondità di ulteriori incroci e li spinge all'estinzione.'
. Così si legge a pag.18.
Insomma viene chiarita tutta l'ossessione che Hitler ha verso i giudaico-marxisti. Il vero nemico da abbattere sono loro: gli inquinatori del sangue germano. Gli ebrei e i marxisti vengono considerati alla stregua di una stessa forza nemica. Queste due razze-genie rappresentavano la disgregazione della nazione tedesca e dell'intera umanità. Il governo oscuro dell'economia ebraica e l'internazionalismo marxista che voleva unire in un unico popolo operai e sfruttati erano i nemici da sconfiggere con ogni mezzo.
A questo punto è salutare sapere che il Terzo Reich fu poi abbattuto dai sottouomini russi e dal popolo più bastardo della Terra: gli statunitensi. Nota a margine della lettura
La conclusione del libro è composta dall'analisi e dalla strategia per arrivare ad estendere il territorio del popolo tedesco come un giusto riconoscimento alla sua grandezza e per la possibilità di esprimere il corretto potenziale di affermazione sui vicini popoli. Non si ha bisogno quindi di Stati ma di una Nazione che preserva e contenga tutta la cultura superiore degli ariani.

Qui potrete leggere l'edizione Bompiani del 1940.

Questa l'avvertenza dell'editore italiano al libro:
Il «Mein Kampf» (La mia lotta) di Adolfo Hitler è un'opera che nel testo tedesco conta circa ottocento pagine molto fitte. Da questo fatto, e dal l'altro che la lingua tedesca è assai più sintetica dell'italiana, risulta che la traduzione integrale avrebbe formato un volume d'un migliaio di pagine. Un volume di tanta mole non è idoneo a quella vasta diffusione che me rita un'opera esponente il pensiero e lo spirito che informano la Germania moderna. Senonchè, Hitler stesso divise il suo libro in due parti nettamente distinte, che chiamò volume primo e volume secondo, sebbene la numerazione delle pagine sia continua, dalla prima del primo volume all'ultima del secondo.
Intitolò il primo: «Resoconto», perché in esso narra la propria vita ed espone la sua attività iniziale di uomo politico; intitolò l'altro «Il movimento nazional-socialista », e in questo trattò (sono sue parole) «gli scopi e i compiti del movimento, le su e basi programmatiche, l'idea e il fondamento dello Stato nazionale».

sabato, febbraio 21, 2015

Sottomissione, l'ultimo romanzo di Michel Houellebecq

Ogni volta che esce un libro di Michel Houellebecq nasce una polemica, un 'caso' politico; d'altronde tutti i suoi romanzi, da 'Le particelle elementari' a quest'ultimo 'Sottomissione' hanno come protagonisti la miseria umana e la solitudine soverchiante, anche frutto di una cultura che non ha più niente da dire. Naturalmente questo rimanda ad una sovrastruttura sociale dove l'occidente, il capitalismo e l'economia politica giocano il ruolo principale e sottaciuto degli eventi.
Nel suo primo romanzo 'Estensione del dominio della lotta', il meccanismo perseguito da Michel Houellebecq si rende chiaro; ma con un cinismo e una disillusione che paradossalmente ci riscatta: fino a quanto sapremo sopportare tutto? Ecco che Sottomissione oltre a ripiombare nelle paure, nel privato, nell'individualismo, fornisce una risposta a tutto ciò, per cui l'islam è e può rappresentare una salvezza: rimette ordine al disordine che una cultura filosofico nichilista ha provocato. Con Sottomissione quello che potrebbe essere un racconto fantapolitico diviene verosimile sbocco alla crisi dell'occidente.
Il racconto della crisi del protagonista del libro è un docente universitario alla Sorbona di nome François, che in prima persona descrive i suoi stati d'animo abbondando in elucubrazioni filosofico letterario-sociali che divagano dallo scrittore - Karl Huysmans, uno dei padri del decadentismo tardo ottocentesco- di cui è un esperto a Nietzsche; queste hanno lo scopo di disegnare una confusione e tristezza di cui tutti siamo avvolti. L'islamizzazione a questo punto ridà certezze; questa sottomissione accettata volontariamente riporta sicurezze.
Un romanzo quindi non contro l'islam, come poteva supporre qualcuno, ma un 'benvenuto' ad un'ideale, ad una religione, ad una filosofia che riporta ordine.
In fondo poi l'Islam realizza i desideri di Michel Houellebecq, autore: lui come il protagonista decide volontariamente una sottomissione ad Allah, come le donne si sottomettono all'uomo, al maschio. Il ritorno ad un patriarcato rafforzato dalla poligamia ormai legalizzata, permetterebbe poi di giacere con fanciulle servizievoli e adoranti. La sottomissione del titolo del libro diventa così l’esito naturale a cui devono tendere tutti i conservatori. La destra non vorrebbe forse ridimensionare il ruolo delle donne, imporre la morale, e restaurare l’orgoglio nazionale? Cosa c'è di meglio, dunque, che diventare musulmani?
Siamo in Francia nel 2022 e i partiti per sbarrare la strada a Marine Le Pen si alleano. Ecco che grazie alla sinistra il candidato islamico moderato, fondatore del partito della Fraternità musulmana, Mohammad Ben Abbas, diventa Presidente della Francia. Sarà lui il lungimirante politico che fondando la politica sui valori, e sul ritorno al patriarcato, anziché sull’economia e sul tasso di crescita del pil, riporterà la Francia ad essere la grandeur.
Con un presidente musulmano la Francia ritorna poco alla volta alla normalità; ritorna a quello che in fondo vogliono tutti.

P. S. Il caso ha fatto sì che il giorno dell'attesa uscita del libro Sottomissione (Bompiani, 2015) in Francia — il 7 gennaio — fosse quello in cui è stato sferrato l'attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo. Per questo motivo si è pensato ad una sorta di preveggente rivoluzione islamica -descritta nel libro...niente di vero, ma comunque l'uscita del libro è stata rimandata di una settimana.

martedì, febbraio 10, 2015

Il libro di Ada Cortese: Amare è Tradire

Il lavoro di Ada Cortese, racchiuso nel libro, Amare è Tradire – Viaggio tra le implicazioni psicoanalitiche ed un po' perverse di questo fondamentale sentimento, è la raccolta delle riflessioni psicoanalitiche storico-sociali e la rielaborazione di alcune sue conferenze svolte presso l'associazione GEA, molti anni fa e precedono il lavoro di Aldo Carotenuto descritto nel libro: Amare e Tradire. No, qui si dice senza punti interrogativi che Amare è Tradire.
Io ebbi il piacere di assistere a quelle conferenze sul tema di Amore e Tradimento tenute da Ada Cortese. Ricordo in proposito i tanti interrogativi e spunti riflessivi che ciò provocò: non erano una provocazione, ma l'indicazione che per sapere di sé in particolare, quindi di noi, non si poteva tralasciare di entrare nel processo più formativo e ricco di implicazioni conoscitive quale ci è dato dall'Amore e il potere della libido: l'energia che crea e sa anche distruggere.
A tale proposito la prefazione ricorda che a 'rendere così interessante la nostra vita non c'è solo l'Amore perché esso rappresenta solo uno degli aspetti di quella complessa ed onnipresente energia vitale che C.G.Jung ha chiamato libido. Quest'ultima infatti è la vera regina della nostra esistenza, è la dea dei mille volti e mille sono i modi con cui essa si attualizza nelle nostre relazioni con il resto dell'universo.'.
Ada Cortese ha fatto bene a raccogliere in questo libro tutto il suo originale e interessante lavoro di analisi. Credo che moltissimi lettori lo troveranno utile, non come un gioco cerebrale e speculativo ma nella sostanza di un conoscere filosofico che si fa carne, vita e consapevolezza di ciò che è l'amare.
Già è proprio quest'ultima consapevolezza che ci strapazza e nella cui ricerca ha mosso scrittori, poeti, scienziati, filosofi verso mete e traguardi che cercano ogni volta di spostare i confini senza però, come sostiene Ada Cortese, tornare alla sua centralità: la sostanza dei sogni o se vogliamo al'Universo quale unità dell'Uno.
Il libro come dice il sottotitolo risulta un viaggio dentro l'amore. Un viaggio che aiuta a capire quello che a prima vista o meglio nel primo impatto istintivo ed emozionale è la cosa più contradditoria: quella che nega l'amore con il tradimento; la fiducia incondizionata dall'abbandono mortale. Ma il libro è un viaggio che trova molte implicazioni di carattere sociale; non dimentichiamo anche la vocazione sociologica dell'autrice, nei 17 capitoli più l'Appendice si affrontano Riti e Ritualità, Omosessualità, Sesso e Ossessioni, Religioni e Metafore, Paranoie e Guerre, Matriarcato ecc. Questioni che analizzate alla luce di una evoluzione che trova sintesi nel sogno.

Scheda Libro: Amare è Tradire - Viaggio tra le implicazioni psicoanalitiche ed un po' perverse di questo fondamentale sentimento - autrice: Ada Cortese - ed. ilmiolibro.it Anno pubblicazione : 2014 - Formato : 15x23 Foliazione : 256 pagine - Copertina : Morbida- Stampa : bianco e nero -ISBN : 9788891087478

Il libro di Ada Cortese verrà presentato Venerdì 13 febbraio ore 17,45
presso la libreria Finisterre

Piazza Truogoli di Santa Brigida a Genova
Giorgio Boratto con l'autrice Ada Cortese parleranno del libro

domenica, gennaio 25, 2015

27 gennaio 2015 -70 anni fa, in questo stesso giorno, alcune divisioni dell'Armata Rossa liberarono Auschwitz.

Per la Giornata della Memoria, ora per la distanza di tempo che ci separa da ciò che fu una delle più atroci barbarie del secolo XX, i testimoni diretti, quelli che videro e vissero quei fatti non ci sono più, è bene che le testimonianze visive, forniteci dai documentari girati dalle truppe liberatrici dei campi di sterminio, siano trasmesse ovunque: nelle scuole, nei programmi televisivi e nelle sale cinematografiche.
Quei documenti importanti ci aiutano a comprendere che quelle crudeltà così difficili anche da credere siano state perpetrate davvero; siano state realtà, ovvero l'espressione di un odio e di un male dettato dall'ideologia nazista: quella che faceva della germanizzazione e della sua superiorità razziale il caposaldo di tutti i comportamenti.
Quando una qualsiasi ideologia, compresa la religione, si pensa superiore, migliore delle altre crea premesse affinché poi si compiano gli eccidi e le crudeltà più efferate.

Sulla Rete ho trovato per la Grande Storia (programma della RAI) un video molto educativo. Clicca QUI

Il cinema prima sovietico e poi Alleato ha filmato quell'orrore così grande che sarebbe stato difficile da credere vero.
Immagini che fanno accapponare la pelle; ci sono i neonati lasciati morire solo per sapere quanto tempo sopravviva un neonato tolto alla madre. Bambini lasciati a piedi nudi nella neve e al gelo per sapere in quanto tempo avvenisse il congelamento. E poi torture, sevizie, violenze inaudite...commesse da uomini allevati e cresciuti in Europa; quella Europa che era stata da sempre considerata la culla della civiltà e del progresso umano.
Non dimentichiamo!

domenica, gennaio 11, 2015

L'Islam e l'Occidente: per capire meglio e insieme superare e allontanare le guerre di religione.

Per capire e conoscere di più quel variegato mondo che è l'Islam -così come ugualmente complesso e molteplice è quello cattolico cristiano-mi rifaccio ad uno studioso dell'islamismo tra i più preparati e seri, ovvero a Franco Cardini. Egli nel suo saggio: Europa ed Islam, storia di un malinteso, ripercorre millecinquecento anni di rapporti tra civiltà demolendo senza fatica le demenziali facilonerie occidentaliste diffuse in modo monolitico dai mezzi di comunicazione di massa.
Innanzi tutto in questo momento di terrorismo, bisogna far molta attenzione nel non cadere in un nuovo totalitarismo: per Hannah Arendt il totalitarismo, in quanto tale, ha bisogno di un 'nemico metafisico': ed ecco il 'borghese' per il comunismo, l''ebreo' per il nazismo e oggi per lOccidente sembra che il nemico metafisico sia l''islamico'...
Questo nuovo mortale nemico visto nell'Islam è senz'altro frutto di uno speculare fondamentalismo. I 'nostri ' pensatori fondamentalisti hanno certamente fatto una operazione riduzionistica necessaria: così, con la pretesa di monopolizzare l'intero pensiero democratico e di rappresentare il Bene e il Giusto, hanno decretato che tutto l'Islam è per sua natura fondamentalista o suscettibile di divenirlo; e che tutti i gruppi fondamentalisti siano filoterroristi o potenzialmente fiancheggiatori e simpatizzanti del terrore. Ma fa pensare che tra i difensori della Cristianità militino persone come Giuliano Ferrara e Ida Magli che non sono praticanti religiosi. Una riflessione da aggiungere alle serpi allevate in seno alla nostra società che si pensa superiore.
Per Franco Cardini per superare questo momento di pericolosa divisione tra gli uomini di diversi credi religiosi, pensa che ci sia da iniettare forti dosi di tolleranza e di conoscenze reciproche. C'è in effetti molte ignoranza sulle culture delle varie civiltà e delle loro contaminazioni. Non demonizzare l'Islam ma cogliere le istanze di quel mondo che vive vicino a noi. Tutto il mondo musulmano si trova, ormai da alcuni decenni, al centro di una fortissima tensione dinamica tra istanze di rinnovamento, tentazioni rivoluzionarie e richiami a formule religioso-culturali che a noi appaiono come arcaiche e barbariche ma che sono vissute, da molti che le vivono dal di dentro, con un forte anelito verso un futuro diverso dall’attuale. Va tenuto presente che oggi i paesi musulmani sono spesso i più arretrati e i più poveri del mondo del benessere, oppure i più avanzati dell’universo della miseria e della fame.
Franco Cardini scrive: 'Io credo nell'incontro, nell'interesse e nella simpatia reciproci che ne nascono, nel confronto tra le tradizioni e le culture condotto nel rispetto reciproco e nel desiderio di rafforzare la propria identità attraverso l'accettazione di quel che è accettabile nelle culture altrui e l'arricchimento che ne deriva. A chi è più vicino un credente cattolico occidentale: a un ateo occidentale o a un ebreo o a un musulmano che condividono la sua fede nel Dio d'Abramo e nella Rivelazione, nel dialogo tra Dio e l'uomo? A chi è più vicino un euro-meridionale: a un arabo-mediterraneo o a un baltico?
In questo confronto, nella reciprocità, l’influenza islamica sulla cristianità è stata maggiore di quella cristiana sull’Islam. Perché l’Islam offriva cose che i cristiani non avevano. Ovvero elementi della scienza antica e della filosofia antica, non solo greca, ma anche indiana, persiana, cinese. Senza dimenticare la matematica, l’astronomia, l’astrologia, la chimica, la medicina.
La filosofia araba, pur poco conosciuta, è stata molto importante per lo sviluppo dell’Europa. Molte opere di autori classici sono state conservate (ma soprattutto trasmesse e metabolizzate) proprio grazie agli arabi, come nel caso di Aristotele e Platone. Una grande parte della scienza moderna non è di origine greca, ma arriva a noi attraverso il mondo islamico. Quest’influenza culturale si è fatta sentire con maggiore intensità nei secoli XII° e XIII°.
Ci sono state crisi con le comunità ebraiche sin dai tempi di Maometto. Ma molto di meno rispetto a quanto avveniva tra mondo cristiano ed ebraico. L’ostilità fra ebraismo e cristianesimo nasce dal fatto che per i cristiani gli ebrei, non solo non hanno riconosciuto il Messia, ma lo hanno addirittura ucciso; mentre per gli ebrei i cristiani sono quelli che hanno preteso di sostituirsi al patto con Israele. Addirittura, al tempo di Saladino, gli ebrei si rifugiavano a Gerusalemme per sfuggire alle prime persecuzioni in Europa. Tutti questi elementi religiosi di ostilità fra l’Islam e l’ebraismo non esistono.
Teologicamente parlando il dio cristiano e quello musulmano si somigliano poco. Anzi, non si somigliano affatto nella misura in cui i cristiani pretendono che nella sostanza divina sia insita anche una natura umana, una cosa che fa rabbrividire sia gli ebrei che i musulmani. Il dio dei musulmani e il dio degli ebrei sono molto più simili tra di loro rispetto a quanto lo siano con quello cristiano.
Rifuggiamo i nemici metafisici, quelli che disegnano un Dio a loro vicino per creare nemici come lo fanno i terroristi e i totalitarismi.
Torneremo a vivere in pace.

giovedì, gennaio 08, 2015

Allevare la serpe in seno

Allevare la serpe in seno: questo si può dire per il fanatismo dell'Islam, quello che colpisce non a Peshawar, ma in casa nostra; quello che partendo dall'attacco alle torri gemelle di New York arriva fino a ieri a Parigi, passando per la Metropolitana di Londra, l'attentato alla stazione Atocha a Madrid, al Museo Ebraico di Bruxelles, Germania ecc.
Come può succedere che l'Occidente, la civiltà che difende l'uguaglianza dei cittadini attraverso l'estensione dei diritti civili, poi allevi al suo interno l'odio? Le grandi contraddizioni della nostra civiltà occidentale non sono nuove, da sempre in occidente sono sorti i più devastanti conflitti. I grandi massacri delle guerre mondiali, i genocidi e la stessa Shoah sono nati e sviluppati nelle patrie dell'occidente. La Germania, patria di Goethe e Kant, ha prodotto alcune delle pagine più tragiche della storia del '900 e ora? Oggi scopriamo che i nemici più spietati dell'occidente sono nati e cresciuti in queste stesse patrie.
I fratelli Chérif e Said Kouachi, di 32 e 34 anni, sospettati di essere gli esecutori della strage di ieri mattina al Charlie Hebdo, sono nati a Parigi, hanno frequentato scuole francesi, hanno senz'altro assimilato la nostra cultura e allora? Ugualmente scopriamo che i boia dei giornalisti uccisi dall'ISS sono stati 'educati' in occidente...
Cosa ha spinto all'odio e allo spirito di vendetta i terroristi di Parigi verso un giornale satirico? Quale senso di libertà e di diritti hanno assimilato? Chiaro che non tutti gli occidentali hanno rispetto della libertà e dei diritti delle persone; valori per noi ritenuti universali. Allora? Come dovrebbe rispondere l'occidente?
Per una risposta prendo spunto da un articolo di Franco Cardini -storico saggista esperto in Medioevo- pubblicato poco tempo fa che risponde all'orrore della strage di Peshawar ricordando che:
Noi continuiamo a considerare i valori delle conquiste della nostra civiltà come universali: e non vogliamo renderci conto del fatto che essi sono stati fondati proprio sull’ineguaglianza e sull’ingiustizia. Il cammino di ascesa civile della modernità, dal Cinquecento in poi, è stato compiuto sulle teste, sulle spalle e – diciamolo pure – sui cadaveri delle popolazioni degli altri continenti.
Cardini conclude il suo discorso con '...a un assalto di questo tipo si dovrebbe reagire, da parte del mondo più ricco, libero e colto, con le armi della lotta al malessere e alle sue cause profonde anziché con quelle della repressione e della rappresaglia. Il grande pericolo che l’Occidente sta correndo in questo momento – e lo vediamo specialmente nell’opinione pubblica italiana – è invece l’illusione che l’unica risposta possibile alla cieca violenza sia quella dettata da una violenza altrettanto cieca e per giunta più dura'.
Occorre per tutti un momento di riflessione sul nostro futuro.

sabato, dicembre 27, 2014

Un'idea di destino - Diari di una vita straordinaria di Tiziano Terzani

Dico subito che di Tiziano Terzani sono un estimatore: ho letto tutti i suoi libri e considero il suo ultimo: Un altro giro di giostra uno dei più belli da me letti.
All'uscita di questo suo nuovo libro postumo ero perplesso. Che sia una raccolta di articoli già pubblicati? Uno zibaldone del suo pensiero sul mondo? No. Sono i diari e gli appunti conservati nel computer, in quaderni e floppy disk, di questo straordinario viaggiatore dell'Asia, sono le riflessioni e quanto sta dietro alla costruzione dei suoi libri e della sua ricerca spirituale quando viene a conoscenza del male che gli sta erodendo il fisico. Soprattutto poi emerge tra le mille cose, di questo grande testimone del '900, il suo grande amore con la moglie Angela Staude: un rapporto anche conflittuale ma che basato sulla stima reciproca diventa sempre più forte nel tempo. Un vero grande amore che mi ha commosso.
Questo libro Un’idea di destino-Diari di una vita straordinaria, che esce per la Longanesi in occasione del decimo anniversario della morte di Tiziano Terzani, avvenuta il 28 luglio 2004, ed è senz'altro uno strumento utile per approfondire l'uomo Tiziano Terzani, il giornalista, il padre, il marito, il guru, lo scrittore, il viaggiatore, il ricercatore, il mistico...
Tutto il percorso spirituale e di arricchimento personale d Tiziano Terzani è sorretto da una visione laica che mai abbandonerà; lui rimane fino all'ultimo il fiorentino comunista e razionalista che era da ragazzo. Tiziano Terzani nato a Monticelli, quartiere popolare di Firenze; nel diario annota: 'So che ho imparato moltissimo. Specie ad essere quello che son sempre stato: uno di Monticelli'.
Figlio di un meccanico e di una cappellaia, dimostra di essere uno studente eccezionale; un primo della classe portentoso. I professori consigliano i genitori di continuare a farlo studiare: gli comprano i pantaloni lunghi a rate e studia. Liceo, Università Normale di Pisa; poi all'Olivetti, fabbrica dei cervelli dell'Italia migliore, quella che cresce nel Dopoguerra e durante il boom dei Sessanta. Ancora alla Columbia University di New York per la seconda laurea. Lì stringerà amicizie e conoscenze che gli saranno utili nelle varie occasioni della vita.
In lui sente sempre più con il crescere un forte richiamo verso l'est, verso l'Asia. Non a caso ha studiato negli USA il cinese. Ostinatamente cerca un giornale che lo invii in Asia. Troverà dopo tanti giri lo Der Spiegel - un giornale tedesco. Per loro, nel '75, seguirà in Vietnam la caduta di Saigon, dove rimane tre mesi sotto il regime comunista. E poi aprirà per quel giornale le redazioni di Hong Kong, Bangkok, Pechino, Tokyo, Delhi. Intanto collabora con l'Espresso, il Messaggero, la Repubblica, appena nata, e poi con il Corriere.
Quel misterioso richiamo verso l'Asia diceva che era nel suo DNA. L'Asia diventa la sua casa, diventa il luogo dove sviluppa le sue passioni e riceve le sue più grandi delusioni. L'Asia è insieme lo scenario per rispondere alle sue domande più intime, quelle che ogni essere umano si pone nel compiere un personale cammino di evoluzione materiale e spirituale.
Tiziano Terzani nascendo povero era inevitabilmente diventato un comunista. La Cina di Mao gli era parsa un luogo dove si realizzava il comunismo e la giustizia sociale...una volta andato a viverci -prendendo anche un nome cinese, Deng Tiannuo, si accorse che era: un medioevo di morte. Un mondo dove nuovi padroni grassoni cinesi si impossessavano di tutto. Da quell'esperienza scrisse La porta proibita.
Espulso dalla Cina approdò in Giappone che non considerò mai facente parte dell'Asia, ma un paese con un popolo infelice che ha costruito una società alienante.
Nei diari scrive: Imparare dal Giappone? Neanche a pensarci. Anzi dobbiamo conoscerlo bene per non averci niente da imparare, per averlo da temere. Educhiamo i nostri figli alla fantasia, alla libertà e fregheremo i giapponesi, ma soprattutto faremo delle generazioni di felici.
Passato a seguire la caduta dell'URSS scriverà Buonanotte signor Lenin, che ne racconterà le vicissitudini.
Di tutta l'Asia egli troverà l'India come l'ideale rappresentante del mondo asiatico e culla della spiritualità universale. E' qui che deciderà di abitare e perseguire la sua ricerca spirituale; quella capace di far trovare se stessi e la pace.
Nei diari scrive: 'Sono finito in India perché secondo me l'India è l'origine di tutto, è il punto di partenza di tutto. L'India è ancora un paese dove il divino è nella quotidianità della gente, nei gesti...
Per gli indiani la vita non è fatta per essere semplicemente vissuta, ma per essere capita. In altre parole non si vive per vivere, ma per scoprire il senso del vivere. L’India assale, prende alla gola, allo stomaco. L’unica cosa che non permette è di restarle indifferente
.'.
Chi si interessa di spiritualità prima o poi deve fare i conti con l'India. E facendo questi conti, con alla base la cultura occidentale, non può non incontrare le profonde riflessioni di Tiziano Terzani, nate da un'esperienza diretta e originale. Non è un caso se nel peregrinare per l'Asia Tiziano Terzani poi scelga l'India come sua dimora. Scelga quella che definisce un'Arca di Noè delle civiltà e dell'umanità. E' in India che si ritrovano tutte le grandi contraddizioni dell'Uomo e sempre in India che si trovano le più vere risposte alla spiritualità. Insomma se un divino vive in noi, quel divino vaga e ha vagato in questa immensa nazione.
Con Terzani veniamo in contatto con le tante contraddizioni che attraversano l'umanità e per questo vedremo che partendo da quel pensiero, da quella misteriosa forza che gli fa scegliere l'India come luogo prediletto, arriva alla decisione di lasciare il suo corpo nella valle dell'Orsigna; nel luogo che considera la sua casa d'origine. Per questo riflette che 'non c’è una scorciatoia a nulla e che l’unica soluzione è quella conosciuta e che l’ultima risorsa siamo noi, una volta messa da parte la speranza di una soluzione altrove'.
Dopo avere scoperto di essere afflitto da un tumore allo stomaco egli si trasferirà dalla casa di Delhi, dove aveva vissuto tanto con la moglie, in un rifugio sull'Himalaya, a Binsar in una baita ai piedi del Nanda Devi, la montagna più alta e più divina dell’India. A 2300 metri di altitudine, senza elettricità né acqua corrente, nel cuore di una foresta antichissima, qui vuole scrivere la sua storia col cancro, sarà Un altro giro di giostra: 'un libro sull’America, un libro sull’India, un libro sulla medicina classica e quella alternativa, un libro sui tanti modi in cui le diverse culture, specie orientali, affrontano il problema umano; alla fine sono tanti libri in uno: un libro leggero e sorridente, un libro su quel che non va nelle nostre vite di uomini e donne moderni e su quel che è ancora splendido nell’universo fuori e dentro tutti noi'.

Binsar rappresenta la ricerca di una solitudine rimarcata. In questa solitudine dei boschi in Himalaya, nell’ultima parte della sua vita, Terzani incontra il suo principale interlocutore, il guru Vivek Datta, un intellettuale acuto e un abile provocatore, in cui si misura quotidianamente.
Gli scambi con Vivek Datta e sua moglie Marie Therese, sono passaggi che ho trovato ricchi di spunti per riflessioni sulla vita e la morte che danno a tutto il libro una dimensione spirituale alta e preziosa. Sempre a Binsar, dove Terzani scrive nella sua solitudine le lettere d'amore più belle alla moglie Angela, egli sconta l'inquietudine del suo vivere, dove il restare e il fuggire si alternano senza soluzione di continuità. Angela lo raggiungerà a Binsar diverse volte e quelle note sul suo diario sono pagine bellissime di descrizione di momenti felici che paiono toccare l'eternità con il tocco dell'armonia di una natura incantata che li circonda.
Infine a Binsar, Tiziano Terzani scrive: Nel mio rifugio senza elettricità e senza telefono, solo con la grande Maestra Natura, risento il valore sacro del silenzio, e mi convinco che la cura di tutte le cure, la vera medicina per tutti i mali consiste nel cambiare vita, cambiare noi stessi e con questa rivoluzione interiore dare il proprio contributo alla speranza in un mondo migliore.
Per concludere annoto che per me il libro è stato una miniera; quella stessa miniera che Tiziano Terzani dice poi la si trovi in ogni posto: 'Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare'.

Grazie Tiziano.

sabato, dicembre 20, 2014

il cinema di Jia Zhang-ke

Più di ogni reportage, più di ogni indagine sociologica o documentale, il cinema di Jia Zhang-ke con il dittico, Still Life e Il tocco del peccato, ci fornisce il quadro della Cina più vero e profondo: una Cina alienata; una Cina uguale a tutto il mondo occidentale, entrata in una crisi che non lascia speranza.
Mentre nel 2006 Still Life vinceva il Leone d'Oro a Venezia, questo Tian zhu ding -Il tocco del peccato- è stato premiato al Festival di Cannes 2013 per la migliore sceneggiatura.
Anche questo film come il precedente Still Life la trama del film si snoda attraverso 4 storie, di 4 individui, legate ognuna alla violenza; alla alienante condizione umana di una società che per il denaro e per la miseria circostante porta ognuno a trovare soluzioni drammatiche.
Nell'episodio in cui il giovane si suicida si lancia un messaggio annichilente: non esiste nulla per riscattare i valori persi. La Cina assetata di capitalismo sta cancellando non solo la dignità, ma anche i diritti della gente comune. Il film Il tocco del peccato lo racconta con un apologo brutale, duro e pessimista.

Per chi vuole vedere il film in streaming ecco il link: qui http://www.nowvideo.li/video/fa2b00d7c5ec1

Dopo aver visto questo film viene da chiedersi: Cosa succederà ora a Cuba? Infatti dopo 18 mesi di colloqui riservati, gli Stati Uniti e Cuba hanno raggiunto un accordo per la fine dell’embargo economico verso l’isola. Da questo momento parte una normalizzazione destinata a cambiare la fisionomia del paese caraibico.
Cuba ritornerà al clima degli anni '50? Diventerà l'isola-casino dei nuovi ricchi?
Io penso che anche dopo aver perso ogni baluardo di valori sociali e di economia diversa da quella capitalistica, rinascerà sicuramente da qualche parte del mondo un nuovo germoglio di società più giusta. Come la legge del TAO, il tutto nero conserva un punto bianco per la rinascita.

mercoledì, dicembre 17, 2014

L'ometto buono dentro di noi

Come esiste un piccolo fascista all'interno di ognuno di noi- di cui avevo scritto poco tempo fa su questo blog-, così esiste un 'ometto buono': un piccolo animale dentro l'animale che si può chiamare anima: l'ometto dentro l'Uomo.
Da quel momento che quell'ometto buono è stato posto dentro di noi, la somiglianza tra l'anima e l'uomo è così stretta che vi sono anime grasse e anime magre come i corpi. L'anima diventa il carattere, diventa quello che è più nostro e vero. L'anima così ci costringe a portare sempre in avanti la conoscenza e la consapevolezza.
L'anima non invecchia o meglio pur seguendo il corpo e sentendo la stanchezza, ci spinge a portare a compimento quello che di noi rimane inespresso: ci spinge ad essere quello che siamo.
Ora se a quest'anima, a questo ometto gli vogliamo bene; se lo sappiamo ascoltare, se impariamo a parlargli egli saprà dirci sempre quello che è giusto per noi. Egli ci aiuterà a non sbagliare.
L'importante è sapere che questo ometto è il bene, la parte che ci spinge verso il giusto e si trova in continua lotta contro la parte cattiva che spesso è frutto della smania, dell'ignoranza e del pensare che noi siamo di più di quell'ometto che parla sottovoce e non sappiamo ascoltare.

lunedì, dicembre 15, 2014

Bibliografia a supporto del dibattito: L'autogestione nelle fabbriche recuperate: una questione economica, sociale e psicologica

Aldo Marchetti: Fabbriche aperte - L'esperienza delle imprese recuperate dai lavoratori in Argentina
Edizioni: Il Mulino - anno di pubblicazione 2013 - pp. 216, – 18 EURO.
L'esperienza argentina delle «Empresas recuperadas por sus trabajadores» che a più di dieci anni di distanza non solo non è declinata ma continua a svilupparsi. Si tratta del più ampio e duraturo esperimento di autogestione che coinvolge complessi industriali, imprese di servizio, alberghi, ambulatori, organi d’informazione. Ciò di cui si parla è una vicenda umana di coraggio, intraprendenza e solidarietà di rara intensità nella storia recente del movimento operaio, e allo stesso tempo un modo creativo e autonomo per uscire dalla tenaglia della crisi.
Aldo Marchetti ha insegnato Sociologia del lavoro nell’Università Statale di Milano e in quella di Brescia. Giornalista pubblicista, è stato direttore di diverse riviste di cultura. Tra le sue pubblicazioni: «Produttori di stile» (a cura di, con E. Gramigna, FrancoAngeli, 2007) e «Il tempo e il denaro» (FrancoAngeli, 2010).

Andrès Ruggeri: Le fabbriche recuperate - Dalla Zanon alla RiMaflow. Un'esperienza concreta contro la crisi
Edizioni: Alegre- uscita settembre 2014 - Pag.192 -15 Euro
Dopo l'esperienza argentina, sull'onda della crisi globale degli ultimi anni, è divenuto esempio di resistenza anche in Europa. In Italia troviamo la RiMaflow a Milano e le Officine zero a Roma, ma si contano esperienze anche in Francia, Grecia e in altri paesi del vecchio continente.
L’autore approfondisce così l'ipotesi dell'autogestione, sequestrata nel Novecento dalle burocrazie e dagli errori di un movimento comunista internazionale dominato dallo stalinismo e da tendenze socialdemocratiche, e che oggi può offrire un terreno prezioso per impostare un nuovo inizio per le sinistre in crisi.
Andrès Ruggeri, antropologo presso la Facoltà di Filosofia e lettere dell'Università di Buenos Aires oltre a studiare l'esperienza delle "fabbriche recuperate" è anche il promotore degli incontri internazionali "L'economia dei lavoratori" e l'ispiratore del programma "Facoltà aperta" presso l'Uba.

sabato, dicembre 13, 2014

Autogestioni e Cooperative: Convegno all'Università Bicocca di Milano- Dipartimento Psicologia

Il dipartimento di Psicologia dell'Università Bicocca di Milano ha organizzato, il 10 dicembre scorso, un convegno sul tema: L'autogestione nelle fabbriche recuperate: una questione economica, sociale e psicologica.
Ne è scaturito un dibattito dove le cronache del lavoro, per il lavoro e sul lavoro, sono state esposte in maniera interessante attraverso gli interventi sulla materia, spunto per grandi riflessioni.
Io su invito di Luigi Fasce (psicologo in pensione che ha deciso di diffondere impegno e cultura politica) ho partecipato con piacere e qui riporto un sommario resoconto, spero utile ai lettori.
I lavori coordinati dal professor Luigi Ferrari sono stati aperti con la relazione di Aldo Marchetti con: 'La sfida dell'autogestione nel tempo della globalizzazione e del neoliberismo'.
Aldo Marchetti ricorda che la storia della cooperazione caratterizza la prima fase del socialismo come risposta al modello economico liberista della seconda metà dell'Ottocento. Il regime fascista prima distrugge le cooperative esistenti, agricole, imprenditoriali, dei consumatori ma poi nel 1925 il fascismo le istituzionalizza. Attualmente una grande variegata e controversa realtà economica. Infatti non sono assimilabili tra loro le cooperative di consumatori così come quello sociali, del terzo settore no profit con le cooperative di impresa lavorativa.
L'autogestione ha una storia diversa e minore.
Mentre le cooperative si sviluppano e si incardinano nell'economia capitalista, le autogestioni ne sono in conflitto aperto minando il sistema dall'interno delle fabbriche.
Aldo Marchetti svolge un breve excursus su cosa si intenda per autogestione: un autogoverno che si trova a fare esperienza in momenti storici rivoluzionari. Nel 1860 con l'esperienza della Comune di Parigi si pensa all'autogestione perfino della città di Parigi. Ad ogni modo le esperienze di autogestione, sono esperienze economiche che segnano insieme il passaggio per certi versi dall'autoritarismo, dalla gerarchia, al collettivo; alla democrazia economica compiuta. L'autogestione che si riesce a tramandare si trova nei modelli storici come un cane in chiesa. Sono momenti propedeutici al socialismo; sono considerati aspetti più pedagogici che fondamentali per l'economia. I filoni marxisti del socialismo prima e del comunismo poi la cooperazione non l'hanno mai accettata.
Oggi abbiamo, dopo le critiche del passato, delle esperienze che rivalutano le autogestioni. Nel mondo esistono diverse realtà: i Sem Terra in Brasile, dove si sperimenta una riforma agraria autogestita; gli Assefa in India- costruzione di villaggi rurali che dallo sviluppo agricolo passano a quello economico sociale e spirituale-; quello delle le oltre 250 fabbriche recuperate in Argentina, rappresentano elementi di grande interesse.
L'avvilimento della democrazia da parte del neoliberismo trova in queste esperienze un possibile recupero di reale democrazia.

La relazione di Luigi Malabarba è una testimonianza di esperienza diretta di una autogestione: quella della RiMaflow. Tutto nasce dopo le lotte del 2009 per la difesa del posto di lavoro della fabbrica Maflow, che operava nel campo dell'automobile. Quella fabbrica nel dicembre 2012 chiudeva per ragioni di speculazione finanziaria e nel febbraio 2013, con l'avvio di un progetto autogestito, chiamato Rimaflow, iniziava un percorso di autogestione.
Con le parole d'ordine: Reddito, Lavoro, Dignità, Autogestione veniva recuperata la fabbrica ed inserita dentro una idea nuova di intendere produzione e consumi. In quanto sindacalista Gigi Malabarba avverte di quanta poca alternativa esista nelle lotte a difesa dei lavoratori: 'Il progetto capitalista alla produzione pare non abbia alternativa. Su questo punto bisognerà lavorare molto. Lavoro e reddito viaggiano come elementi indistinti...per questo le risposte sono tutte da pensare. '. Oggi la fabbrica aperta grazie a RiMaflow si rapporta con il territorio del Comune di Trezzano sul Naviglio, ed è un laboratorio in divenire.

Altra testimonianza diretta di occupazione e tentativo di autogestione con un obiettivo di cooperativa è quello che vede protagonisti la multinazionale Unilever -colosso agroalimentare secondo al mondo- e i 189 dipendenti della fabbrica a Marsiglia. Qui abbiamo tre sentenze consecutive del Tribunale di Marsiglia che ha dato ragione agli operai contro i piani della proprietà.
A raccontare l'esperienza vissuta è Dominique Basset.
Per gli occupanti della fabbrica marsigliese lo slogan è: Il miglior modo i creare lavoro è quello di mantenere quello che già esiste. La lotta dura da tre anni e all'inizio ha visto l'impegno delle istituzioni e in primo luogo quello dalla Regione di Marsiglia. Oggi visto il cambio di maggioranza politica -andata alla destra- sembra tutto più problematico. Problemi che si aggiungono a quelli della ricerca del marchio e la sua commercializzazione per la produzione di un nuovo thè. Dominique Basset spiega che la questione del marchio dovrà passare in un primo tempo attraverso la grande distribuzione, ma questo sarà solo un primo passaggio. Poi la produzione, che dovrà essere ecologica, avverrà con la sinergia del Mercato equo e solidale. Un primo risultato sarà l'uguaglianza di reddito. Per partire con l'esperienza di cooperativa si avranno all'inizio 50 occupati; in seguito cresceranno fino a 100.
Dominique Basset trova incoraggiamento attraverso gli applausi convinti della sala.

Il coordinatore Luigi Ferrari visto l’assenza giustificata per questioni di salute di un relatore, apre il dibattito ai partecipanti peraltro molto numerosi.

Luigi Fasce coglie subito l'occasione per ricordare che l'esperienza argentina menzionata da Marchetti ha avuto una sua base esperienziale in Italia con la legge Marcora 1986, che per iniziativa delle organizzazioni cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop, in applicazione costituzionale dell'art. 46 per cui 'La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.', che prevedeva un fondamento giuridico ed un sostegno economico per la costituzione di cooperative e che ha consentito ai lavoratori di salvare moltissime imprese in via di fallimento. Quella legge ha ricordato Luigi Fasce, c'è da insistere per un rilancio di quei valori fondanti l'economia con finalità sociali.
Altri interventi porranno domande su quanto, nell'attuale realtà di globalizzazione, siano fattibili percorsi di autogestione che durino e diventino esempio per nuove economie del lavoro; insomma di nuove cronache del lavoro.

Il convegno chiude con una Tavola rotonda che illustra su quanto l'autogestione sia poco raccontata e faccia notizia nell'ambito dell'informazione.
Marco Pucciarelli di La Repubblica, Francesco Savelli del Corriere della Sera, Guido Rossi del Giornale radio RAI insieme al sindacalista Gianni Polo coordinati da Francesco Colucci, riporteranno le loro opinioni.
Per M. Pucciarelli l'autogestione, la realtà di fabbriche recuperate è marginale e seppur doveroso raccontarle e darne notizia trova pochi riscontri o meglio interfacce sia nel mondo politico che in quello in generale del lavoro. Per quanto riguarda la cooperazione, quindi le cooperative, visti gli scandali questo mondo ha perso credibilità. Le cooperative pare siano diventate nuovi strumenti di sfruttamento del lavoro: elementi di occupazione a basso costo con finalità che poco hanno a che fare con la filosofia cooperativistica.
Per F. Savelli le notizie di autogestione sono da raccontare, però rimangono confinate in trafiletti, i spazi dove le notizie del campo economico finanziario prendono il sopravvento seguendo un andamento ormai scontato e attualmente difficilmente modificabile. Visto anche l'imperante pensiero del mercato.
Per G. Rossi la RAI cerca di fare molto per illustrare e dare notizie su questo aspetto dell'autogestione delle fabbriche, certo è che non è la notizia o il reportage a modificare l'atteggiamento politico e sociale su questo tipo di lotte e di economia dal basso. Deve cambiare l'approccio politico.
Francesco Collucci conclude augurandosi che dal dibattito ognuno riesca a trarre delle riflessioni che siano utili ad affrontare in modo sempre più consapevole l'aspetto dell'autogestione e quanto queste azioni rimandino ad altri significati profondi di riconquista di democrazia e antiautoritarismo.


Un interessante incontro di cui bisogna complimentarsi con il Dipartimento di Psicologia della Università Bicocca di Milano e gli organizzatori del convegno.

giovedì, dicembre 04, 2014

Democrazia italiana e corruzione

La storia politica della Repubblica italiana è interpuntata da scandali. Senza soluzione di continuità, il malaffare delle ruberie, delle tangenti, della corruzione, che sfocia quasi naturalmente in quel modus operandi rappresentato dalla mafiosità tutta italica, segna il cammino della nostra democrazia malata o semplicemente stracciona e puzzona.
Sì, si può pensare che la democrazia abbia i suoi costi e comporti per la sopravvivenza delle istituzioni che la garantiscono dei prezzi; ma con gli scandali scopriamo l'opposto: una democrazia debole, che è sempre pronta ad alterarsi e farsi regime al servizio del più furbo e del più ricco.
La democrazia tutt'altro che confronto di idee, ricerca di consenso su progetti sociali, mediazioni tra diversi interessi e riconoscimento reciproco delle diversità...qui siamo alla mera gestione di denaro sottratto alla collettività, al finanziamento delle bande delinquenziali che attraverso i partiti arricchiscono cosche e lobby.
22 anni fa tutti i partiti si trovarono coinvolti in uno scandalo che prese il nome di Tangentopoli: un perverso meccanismo di distribuzione di denaro pubblico a partiti e politici regolamentato con il tacito assenso di tutti. Ognuno trovava il suo tornaconto e sotto l'egida di un triumvirato definito CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) si era creata una corruzione e una illegalità che è stata uno dei principali motori nella costituzione del debito pubblico italiano, tra i più alti al mondo.
22 anni fa tutti i partiti cambiarono nome, molti nacquero sull'onda di un rigetto della vecchia politica e per un nuovo corso...il risultato è un enorme fallimento: le ruberie non solo non cessarono ma si estesero in maniera esponenziale alle nuove forze in campo. Sempre la magistratura, che si cercò di fermare e mettere sotto il controllo dei partiti, è quella che scoperchia e continua a trovare il malaffare e le gesta mafiose dei cosiddetti nuovi politici. Politici che si rivelano cultori dei propri interessi personali e al servizio della banda-partito, se non del boss di turno.
22 anni passati uno scandalo dopo l'altro ha messo in luce quanta illegalità esista tra gli esponenti della politica: i nuovi servitori che non riescono a produrre nessun cambiamento morale e anticorruttivo.
22 anni dopo ci troviamo a fare i conti con uno scandalo emblematico, che attesta una più marcata discesa della classe politica a fianco della criminalità mafiosa. L'indagine prende il nome di Mafia Capitale. Esiste un libro nero dove sono segnati tutti i compensi, le tangenti, i regali, le mazzette che i politici prendono dalla criminalità. Dal libro nero emerge l’intrigo tra politica e corruzione che delinea quel Mondo di Mezzo evocato dal principale imputato: un terrorista fascista Massimo Carminati, definito il Guercio.
Ancora una volta ci sono coinvolti tutti. Destra e Sinistra. Ma i partiti non dovrebbero essere istituzioni dove avviene anche una selezione della classe politica? Non dovrebbero essere i partiti i primi a denunciare il malaffare mafioso?
L'Italia forse non riesce a digerire la democrazia che a sua volta dovrebbe essere una diga al dilagare della corruzione politica...sarà che il fascismo continui, con la mafiosità, ad essere la nostra biogra