domenica, febbraio 23, 2014

Un'intera vita - romanzo di Aharon Appelfeld

C'è uno scrittore, Aharon Appelfeld, diventato uno dei maggiori scrittori israeliani e tra i più grandi e letti al mondo- tradotto in più di trenta lingue- che ha praticamente scritto con oltre 9 romanzi la stessa storia: è quella che ha vissuto sulla propria pelle di sopravvissuto alla Shoa.
Il suo è il racconto di sopravvissuto ad uno dei drammi più indicibili della storia umana. Entrando nel mistero dell'uomo, capace di tali crudeltà, egli si sentì di astenersi dal giudizio...dalla perdita del senso del divino che alberga in ognuno.
In quella atroce esperienza, in cui il giovanissimo Appelfeld perse sua madre e i suoi nonni, riuscì a trarre la rievocazione della sua infanzia come un mosaico dove tessere i ricordi con mille voci diverse che raccontano la medesima storia di crudeltà e solitudine.
Per arrivare a ciò è stato necessario ad Appelfeld un lungo periodo di silenzio. Deportato da bambino e sfuggito per miracolo all’inferno del lager, si è rifiutato per tanto tempo di ricordare e di parlare. La scrittura aiuterà Aharon Appelfeld a ricostruire e a raccontare quell'atroce passato.
Approdato in Israele nel 1946 -a 14 anni- imparò l'ebraico e si laureò all'Università di Gerusalemme in letteratura, insegnando poi all'Università Ben Gurion del Negev.
Io ho letto in questi giorni Un'intera vita. In questo libro si racconta il dramma della perdita della madre che lui stesso ha subito a sette anni. In Un'intera vita la protagonista è invece una ragazzina di 13 anni, Helga, che si mette in cammino per trovare la mamma ebrea internata in un campo di lavoro.
I riferimenti biografici sono molti e rimandano allo struggente ricordo della famiglia perduta ed in particolare alla figura della madre.
Il viaggio che compirà Helga (Aharon) in Un'intera vita è un viaggio tra gli uomini sempre capaci di fare del male all'altro, fisicamente e spiritualmente. Molte volte senza ragione. L'assenza di risposta a questo fatto, resta un disperante punto di domanda.
Il periodo vissuto con i criminali fornisce gli strumenti per capire gli esseri umani. Lì ho imparato la generosità, l'odio, la brutalità, tutti i sensi dell'essere umano. Ovviamente questi criminali lo picchiavano, ma Appelfeld ripensandoli prova comunque calore nei loro confronti. Non tutti i criminali sono veri criminali.
Appelfeld giunge ad un conclusione: La bellezza esiste e il reale non è solo il male che ci raggiunge, ma il Mistero di Dio e della storia che si affida al nostro cuore.

sabato, febbraio 15, 2014

Parte seconda del racconto: La mia vita nelle canzoni Amori allo sbaraglio

Parte seconda del racconto:
La mia vita nelle canzoni - Amori allo sbaraglio

Diego ha deciso che stasera verrà a casa mia. Io non sono stato capace di trovare una scusa e dirgli di no. Diego nel volermi aiutare esagera.
Però Diego forse mi conosce meglio delle donne che ho avuto. Mi conosce meglio di Anna. Lui ha quella particolare dote che ti riporta all'essenza. La parte materiale, fisica. So anch'io delle particolari relazioni complementari: se sei un debole, ti metti con un forte; se sei un bambino cerchi la mamma; se sei un masochista trovi un sadico.
Ma no. Io con Anna avevo una relazione vera, alla pari. La cosa più bella era che ridevamo insieme di tante cose. Ecco avevamo quello che si chiamano le affinità elettive. Il sesso con lei diventava un gioco erotico pieno di complicità. Che godute! Solo a pensarla mi affiorano gli orgasmi intensi avuti insieme a lei. Ad ogni maniera...Soli si muore. Cantava così: Patrick Samson

Oh, la voglia di amare mi scoppia nel cuore. Soli si muore. Tu o un altra è lo stesso. Aspettare non posso. Soli si muore, senza un amore. E' l'ultima notte che prego il signore. Fa freddo di notte. Soli si muore, voglio un amore...
Sì. Voglio un amore.

Diego dopo cena ha preso possesso del mio pc e mi ha iscritto su lovepedia.net Ha fatto tutto da solo. Ha inserito la mia mail e mi ha registrato.
-Ecco che sei pronto a trovare altre donne. Donne tutte pronte a farti dimenticare Anna.
-Ma io non voglio dimenticarla. Hai capito?
-Dai, non fare lo scemo. Qui inserisci il tipo di donne che ti interessano e poi una volta aperta la lista, gira. Vedrai quanta figa hai a disposizione. Credimi. Chiodo scaccia chiodo.
-Senti Diego per me non è una questione sessuale. Con Anna era una questione d'amore...
-Va bene. Chiamalo amore. Chiama amore anche queste nuove donne e vedrai che tutto si aggiusta. Mi fai ridere con questo tuo sentimentalismo. -Tu non capisci. Io voglio che Anna ritorni da me. Non voglio mettere degli ostacoli tra noi. Con le tue soluzioni l'allontano.
-Ma lei non c'è già più. Lei si sarà già trovato un altro. Sarà dietro a scoparsi qualche suo collega...
-Sei uno stronzo Diego. Come fai a pensare questo... -Ma va là. Lo stai pensando anche tu. Lei con le gambe aperte ad accogliere un nuovo amore.
-Sei un bastardo Diego. Mi fai soffrire. Altro che aiuto.
-No, Giovanni io ti sto aiutando nella maniera giusta. Ti aiuto ad uscire da questo tuo stato di sofferenza facendoti pensare che tu puoi avere altre donne. Tu puoi trovare un'altra Anna e fregartene di questa. Insomma se la storia è finita, non farne un dramma. E' finita. Basta. Stop. Quello che è stato è stato. Avete chiavato insieme, avete visto anche i tramonti, i paesaggi, avete sognato, mangiato, succhiato, ma ora basta. Se lei volesse tornare con te si farebbe viva. Allora? Io ti aiuto a dimenticarla. Devi continuare a vivere...
-Lasciami stare Diego. Per oggi basta. Finiamo qui la serata. Lasciami solo. -Va bene Paolo. Vedrai che fra qualche giorno con i miei consigli starai meglio. Ti saluto. Ci vediamo domani.

Diego stasera si è rivelato quello che è e ho sempre pensato di lui: un bastardo. Uno senza sentimenti. Bastardo non perché non conosca i suoi genitori, ma perché non capisce che esiste una cosa che si chiama amore. Lui pensa solo a scopare. Per lui è tutto sesso. Lui mi conosce, ma anch'io lo conosco.
Ho messo Diego alla porta. Ora mi gira un po' la testa. Quel bastardo mi ha fatto bere. Un classico. Era arrivato con sottobraccio due bottiglie di vino e ce le siamo scolate tutte. Morale una bottiglia a testa e per me è una cosa eccezionale. Poi è riuscito anche a trovare una bottiglia di limoncello che avevo in un mobile da chissà quanto tempo. Non ricordavo neppure di averla. Abbiamo dato il fondo anche a quella. Per questo ora mi gira la testa. Stanotte forse riuscirò a dormire.
Sono passati 10 giorni senza aver visto Anna. Qualcosa si muove ancora dentro di me. Sembra che il dolore si sia placato. Il tempo è il medico dell'anima...così mi pare reciti un antico proverbio. Non sono sicuro. Diego aveva ragione? No. Ora posso solo dire una cosa: Io non ho paura. Ecco. Io non ho paura come canta Fiorella Mannoia:

Ci penso da lontano da un altro mare un’altra casa che non sai. La chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione. Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po'. Per chi ha l’anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio. A volte sogni di navigare su campi di grano. E nei ritorni quella bellezza resta in una mano. E adesso che non rispondi fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero. E tu da lì mi sentirai se grido. Io non ho paura...

Sì, adesso che non sento Anna, il suo silenzio fa più rumore. La ritrovo dappertutto. Ecco non ho paura di stare solo; non senza di lei. Lei c'è sempre. E' nei miei pensieri.
Ho evitato Diego da giorni. Meno male che ero impegnato fuori dall'azienda. Lui ha provato a cercarmi per telefono ma non ho risposto. Gli ho inviato un sms di risposta: sono impegnato. Ci sentiamo stasera. Stasera però non l'ho chiamato. So che mi avrebbe chiesto della chat. Io la chat non l'ho aperta.
Non è detto però che non la apra. Io non ho paura. Sarebbe meglio dire non devo avere paura. Un po' di paura ce l'ho. Va bene aprirò la chat. La aprirò per chattare online. Solo quello. Scambiare parole. Altro non mi interessa.
Devo capirlo. Sono rimasto solo. Sono uno di quelli restati soli...come Drupi:

E poi si resta soli e non si canta più; qualcuno prende il volo e qualcun altro cade giù. Ma in una notte come questa e' facile sbagliare; meglio aprire un'altra porta e non pensarci più. Soli. Ma come e' grande questo mare da guardare soli. Quante cose da gridare mentre corri fuori. Tra le stelle di una notte senza piu' rumori. Soli...

Stasera dopo diversi giorni ho acceso il pc e aperto la pagina di lovepedia.net
Il sito web ricorda la registrazione che mi aveva fatto Diego. Username: Mandrillo. Password: 696969. Disgraziato. Diego mi ha registrato con questo nikname che vedranno tutti. Io non sono un mandrillo e ora entrare in chat mi imbarazza ulteriormente. Diego si è registrato con il nikname: squarciapassere. Per lui è tutto più semplice. Lui va al sodo. Così mi ha spiegato:

-Così non do alito a malintesi. Così devi fare tu. Ricorda anche di inserire una bella foto. Aiuta. Se vuoi te la scatto io con il telefonino...ma ridi porca puttana. Levati quella faccia triste da sfigato. Fai un bel sorriso.

La foto non l'ha fatta. Ed è stato meglio così.
Appena entro nella pagina iniziale di lovepedia.net mi viene chiesto di completare il mio profilo. Alcune cose le aveva già immesse Diego.
Sesso: Uomo; Mi piacciono: Donne; Sto cercando: Relazioni occasionali, Amicizia; Località: Genova; Età: 40 anni; Segno zodiacale: Cancro. Etnia: Europea; Corporatura: Normale; Stato civile: Single. Fin qui tutto bene.
Diego per questo è stato corretto. Per migliorare il profilo e aumentare i contatti dovrei inserire una foto. Aspetto. Provo ugualmente a fare un giro. Cerco donne senza modificare le date riportate nei due specchietti: 18 – 99. Sono il limite minimo e massimo delle età delle donne che cerco. Dovrei mettere un limite al massimo. Ma perché? Io cerco compagnia. Io ho bisogno che qualcuna abbia voglia di chattare. Nel profilo aggiungo: Italia e per la località: indifferente. Clicco su cerca.
Nelle note in fondo pagina leggo:
Non utilizzare espressioni volgari o che possano violare diritti di terzi o che abbiano carattere diffamatorio, ingiurioso, osceno, offensivo, violento o che incitino alla violenza, politico, razzista o xenofobo e, in genere, contenuti contrari all'oggetto di Lovepedia.net, alle leggi ed alle norme in vigore, ai diritti personali o alla morale. Non comunicare dati sensibili (numeri telefonici, indirizzi, ecc).
In questi giorni mi sono trovato al supermercato del quartiere a parlare della qualità della carta igienica con una vicina di casa; in coda alla cassa poi mi sono sentito osservato da una vecchina che mi sorrideva. Non capivo cosa avesse da ridere. Ho contraccambiato il sorriso. Quando le sono passato accanto mi ha chiesto: dov'è la sua ragazza?
Già, la mia ragazza. E' fuori per lavoro. Così ho risposto.
La casa è diventata un letamaio. Non cucino più ma riesco lo stesso a fare delle pile di piatti sporchi. Appoggio le cose dei vari pacchetti: formaggi, affettati, robe pronte che solo il giorno dopo sono già acide...

martedì, febbraio 11, 2014

La mia vita nelle canzoni - Amori allo sbaraglio Racconto in progress

Ho iniziato a scrivere un lungo racconto che potrebbe essere anche un mio prossimo libro. Mi piacerebbe sapere dagli amici cosa ne pensano.
Intanto se avete tempo e voglia di leggere ecco che potrebbe essere un modo per regalarvi qualche minuto di divertissement. Ne abbiamo bisogno tutti.

La mia vita nelle canzoni - Amori allo sbaraglio

Prima puntata

Cinque giorni che ti ho perso e tu? Come la canzone di Michele Zarrillo:

Cinque giorni che ti ho perso, quanto freddo in questa vita, ma tu... non mi hai cercato più; troppa gente che mi chiede: scava dentro la ferita e in me... non cicatrizzi mai.

Sì, uguale. Ci siamo lasciati e ora io sono perso; perso nel mio dolore. In verità lei mi ha lasciato solo da tre giorni, ma io mi sento come nella canzone:
Amore mio come farò a rassegnarmi a vivere e proprio io che ti amo ti sto implorando: aiutami a distruggerti. Cinque giorni che ti ho perso, mille lacrime cadute ed io, inchiodato a te, tutto e ancora più di tutto per cercare di scappare...

Sì, ancora. Non riesco a rassegnarmi e neppure a distruggerti dai miei pensieri come canta Zarrillo. Ci siamo lasciati, meglio dire mi ha lasciato e ora devo fare qualcosa.
Potrei intanto cantare come Giorgia e Mina: Poche parole. Che altro dire?

Giorgia:
conoscersi confondersi- prova a prendermi - c'è da perdersi - il tempo cura le ferite - ancora io le mie non le ho guarite - prova a credermi - c'è da ridere – e ridendo ti parlo di me - dell'amore - poche parole per te - che sai comprendere quel male - che fa pensare che - io somiglio a te a te
Mina:
conoscersi nascondersi - prova a dirmelo - che sai piangere - il tempo corre con le sue salite - ancora io le mie non le ho finite - prova a spingermi - c'è da vivere - e vivendo ti parlo di me - dell'amore - poche parole - per te che sai comprendere quel male - che fa pensare che - io somiglio a te

Sì, sì è così. Però un'altra canzone di Mina in questo momento mi rappresenta meglio: Città vuota.

Le strade piene, la folla intorno a me - mi parla e ride e nulla sa di te - io vedo intorno a me chi passa e va - ma so che la città - vuota mi sembrerà se non ci sei tu.
Le strade vuote, deserte sempre più - leggo il tuo nome ovunque intorno a me torna da me amor e non sarà più vuota la città - ed io vivrò con te tutti i miei giorni - tutti i miei giorni, tutti i miei giorni.

Ci devo credere? No, devo solo vivere. Vivere con Vivimi di Laura Pausini:

Non ho bisogno più di niente - Adesso che - Mi illumini d'amore immenso fuori e dentro - Credimi se puoi - Credimi se vuoi - Credimi e vedrai non finirà mai Ho desideri scritti in alto che volano - Ogni pensiero è indipendente dal mio corpo - Credimi se puoi - credimi perché - farei del male solo e ancora a me Qui grandi spazi e poi noi - Cieli aperti che ormai - Non si chiudono più - C´è bisogno di vivere da qui - Vivimi senza paura - Che sia una vita o che sia un'ora - Non lasciare libero o disperso - Questo mio spazio adesso aperto ti prego - Vivimi senza vergogna - Anche se hai tutto il mondo contro.

Sono innamorato. Innamorato di Anna Fista. Lavoro da precario presso una piccola azienda di reti informatiche; Anna è invece una giornalista, anch'essa precaria, che collabora ad alcune riviste. Lei scrive su tutto: moda, costume, attualità, cultura, libri, cinema. Scrive su quello che le chiedono e le càpita. Sto soffrendo come una bestia. Non avrei mai creduto di arrivare a questo punto. Le ragazze, con cui ho avuto una relazione seria, nella mia vita sono state quattro. Tutte terminate. Mi sono lasciato quindi 4 volte, ma mai avevo sofferto come ora. Per quelle 4 separazioni, avvenute nel corso dei miei quarant'anni, non saprei dire se sono poche o tante, questa contiene tutto il dolore delle precedenti.
Cammino per la strada come un ebete. E' come se aspettassi che la voce di Anna mi chiamasse di colpo. Così mi guardo in giro sperando di incontrarla. La strada che percorro è la stessa che facevo insieme a lei ogni giorno.
Non so se l'avete capito ma io sono innamorato perso.
Mi interrogo sul perché lei se ne sia andata. Sarà la gelosia? Sì, sono geloso, ma anche lei non scherzava. Il nostro amore si sommava alle nostre gelosie. Troppe. Maledetto cellulare. Lei non doveva guardare gli sms ricevuti da me ed io non dovevo stressarla con le mie telefonate notturne.
L'sms che l'ha fatta infuriare era solo un saluto innocente di una amica che non vedevo da moltissimo tempo. Lei gelosa è subito scattata:
-Maledetto! Cosa mi tieni nascosto? Chi è questa tipa? La conosco?
Dovevo stare più attento e cancellar subito quel messaggino. Lei non avrebbe dovuto fare quella scenata: tirarmi il cellulare in faccia dentro quel ristorante. Una figura di merda di fronte a tutte quelle persone presenti. Manco avessi fatto chissà cosa. D'altronde avremmo dovuto sapere insieme che la gelosia porta solo tempesta. Suo fratello era stato minacciato di morte solo per avere accompagnato a casa una ragazza. Quella era l'ex fidanzata di un calabrese che si diceva facesse parte di una 'ndrina- una famiglia dedita agli affari illegali.
Ora Anna mi ha lasciato. Se n'è andata. Andata via come Lisa, nella canzone di Stefano Sani:
Lisa se n'è andata via, non è più mia. Lisa se n'è andata via, stupida la sua follia libera, dovunque sia, non è più mia. Qualche scusa addosso, brava com'è, si inventerà. La mia Lisa, adesso ma di chi è, di chi sarà. Verso nel bicchiere chiaro vino rosso, lo so già, la mia mente adesso sul soffitto volerà!

Mi manca l'equilibrio. Come in Dica! Così cantava Niccolò Fabi:

Mani nelle tasche e un chiodo nella mente, esco fuori per vedere un po' di gente. Mi manca l'equilibrio e mi appoggio a una vettura, esce il proprietario con la faccia tesa e scura e mi dice: 'Dica...' E non si dice mai 'dica' senza un perché, ma mica avrà capito che mi sono perso per te. Cerco di spiegargli che la vita a volte è dura, che ci sono dei momenti dove tutto fa paura, ti senti vuoto e solo nel grigiore esistenziale, hai bisogno di un sostegno economico e morale, ma dire...'Dica...'

Così sono combattuto tra lo scappare e il rimanere. Però anche in questo mio soffrire canto con Dolcenera: com'è straordinaria la vita.

Ci sono momenti che passano in fretta e il tempo che vola sa di sigaretta. Ci sono momenti che pensi alla vita ed altri in cui credi che è proprio finita. E ti viene da vivere, e ti viene da piangere e ti viene da prendere un treno andare affanculo, lasciare tutto com'è, che qui non è facile, ti senti fragile, qui, dove tutto quello che conta è quello che senti...è sentire com'è... sentire com'è... Com'è straordinaria la vita, com'è, coi suoi segreti, i sorrisi, gli inganni. Com'è straordinaria la vita, che un giorno ti senti come in un sogno e poi ti ritrovi all'inferno. Com'è straordinaria la vita, che non si ferma mai, si, non si ferma mai.

Diego è un amico e collega che mi vuole aiutare ad uscire da questo mio stato penoso. Ha ragione. Io non sono pronto. Lui ha un sacco di ricette. Quella che mi propone di più è la solita chiodo scaccia chiodo, ovvero: Fatti un'altra donna. Non stare a perdere tempo dietro a quella. Non ti merita.
Si fa presto a dire. Diego intanto è sempre stato un single. Lui cambia spesso donne, ma non ha mai avuto una relazione seria. Almeno io penso così. Certo, molte volte sembrava sul punto di fermarsi. Parlava della donna del momento come quella ideale. Quando annunciava quella cosa, poi succedeva che la storia finiva subito lì. Io penso che le responsabilità di vivere un rapporto di coppia vero lo spaventi. Ora vuole darmi consigli. Mi viene da ridere, eppure piango.
-Hai capito Gianni che non devi ridurti in uno zerbino? Devi pensarci prima a frequentare quel tipo di donne. Tu sei intelligente. Ti ammiro; ma scusa ora mi sembri uno stupido. Dammi retta, non cercarla più. Se poi vorrà, ti verrà a cercare lei. 'In amore vince chi fugge'. Non lo sai? A quel momento devi essere spietato: dovrai farle il culo. Lo so tu non sei il tipo. Sei troppo bravo. Il mio è un consiglio per non vederti soffrire. Per il momento hai bisogno di una donna che ti faccia dimenticare Anna. Una che le piaccia trombare senza problemi. Eppoi, con quella gelosia? Ma dove credevate di andare?
Per il chiodo schiaccia chiodo lui usa le chat che trova sul web. Diego per quello è un esperto e mi ha detto che mi darà tutti i ragguagli per non cadere nelle grinfie di donne vampire. Sì, oggi ci sono molte donne vampire. Così dice lui.

-Certe donne ti succhiano tutto. Devi capirlo al volo. Prima di presentargli il cazzo. Per prima cosa se trovi delle donne bellissime devi sapere che molte sono rumene e cercano soldi, è il modo di sistemarsi in Italia. Evita quelle che cercano 'amicizia duratura'. Sono quelle che diventano gelose. Cerca quelle 'medie': né troppo belle e appariscenti. Con quelle inizia a chattare per un po' online. Valuti così se è simpatica e quale Q.I. ha. Scappa anche da quelle che sono molto intelligenti. Ti inculano subito loro. Quando ti senti pronto a incontrarla fisicamente, allora mollale il numero di cellulare. Sei pronto per scopare. Quella è la vera ricetta per dimenticare Anna.

I suoi consigli per trovare donne con le chat, potevano anche essere validi. Ma a me in questo momento non mi interessano. Diego ha un bel dire. Mi fa rabbia. Sembra che non conosca i sentimenti. Vede le donne come vagine con le gambe. Grandi vulve dove tuffarsi dentro. Lui è un tipo Je T'aime, Moi Non Plus
Je t'aime je t'aime Oh oui je t'aime. Moi non plus. Oh mon amour l'amour fhysique est sans issue. Je vais je vais et je viens entre tes reins. Je vais et je viens. Je me retiens. Non! maintenant viens... Io t'amo. Ti amo. Oh si, ti amo. Io non più. Oh amore mio l'amore fisico è senza uscita. Vado e vengo tra i tuoi fianchi. Vado e vengo. Mi trattengo no! Ora vieni...

Io non riesco a fare come lui. Io mi innamoro. Io voglio Anna. Il mio è un grido come quello di Lucio Battisti: Anna

. Hai ragione tu, cosa voglio di più, cosa voglio Anna. Voglio Anna. Non hai mai visto un uomo piangere. Apri bene gli occhi sai perché tu ora lo vedrai. Apri bene gli occhi sai perché tu ora lo vedrai. Se tu...non hai mai visto un uomo piangere. Guardami...guardami...Anna...voglio Anna. Voglio Anna. Voglio Anna.

mercoledì, febbraio 05, 2014

Tempo e Libertà: la Relazione è Vita; la Vita è Relazione

La vita è relazione e la relazione è vita. E' nel rapporto con noi stessi e con gli altri che noi costruiamo la nostra vita. Purtroppo, come vedremo, buona parte delle nostre azioni sono falsate dal condizionamento che riceviamo a vari livelli. Salutiamo, sorridiamo, conversiamo amabilmente o ci mostriamo indignati, molto spesso per convenzione, per ubbidire a regole sociali più che per spontaneità. Il nostro essere che avvertiamo carente, mancante, cerchiamo di riempirlo con l'amore. Da qui l'antinomia di avere o essere, accompagna il cammino dell'uomo.
Ogni essere vivente, porta in se una costitutiva mancanza d'essere: nessun vivente può essere tutto l'Essere. Da questa mancanza, nasce il bisogno di un oggetto altro da se. Ciò si applica sia al bisogno di cibo, sia al bisogno sessuale.
L’uomo è l’essere che fa della relazione l’elemento fondamentale della sua esistenza. Non c’è vita senza relazione. Se poi comprendiamo che non cessiamo mai di comunicare, scopriamo quanto diciamo agli altri di noi, senza che lo sappiamo.
La relazione è causa ed effetto della qualità della nostra vita: è il metro che misura il nostro benessere e malessere. Nel gioco degli specchi con cui riconosciamo e valutiamo i comportamenti e tutte le cose, il rapporto relazionale che abbiamo con noi stessi si riflette nelle relazioni che costruiamo con il prossimo. Un ventaglio ampio di relazioni assertive, positive e paritarie segnano la capacità di vivere e affrontare i problemi quotidiani.

La libertà è quello che ci rende forti nella relazione, poiché possiamo permetterci di accettare gli altri così come sono. Rafforzando la nostra essenza miglioriamo le relazioni; diventiamo padroni del nostro spazio relazionale.
Nessuno insegna o spiega come governare e comprendere i nostri comportamenti. L’educazione così come è intesa oggi, prepara a comportamenti stereotipati, a risposte conformiste, a ragionamenti banali senza far apprendere nuove strategie alla nostra mente in risposta ai problemi; in sintesi a stimolare la mente creatrice. Nuovi pensieri creano nuove sinapsi, nuove realtà, nuove strategie per affrontare la vita e superare il disagio. Il dolore segnala un malessere legato ad una mappa inconscia, ad un fatto traumatico e a credenze sbagliate. Il dolore psichico è una domanda senza risposta.
La relazione interna, che condiziona quelle esterne, è spesso inconsapevole e genera pensieri automatici. Dobbiamo imparare ad ascoltarci e insieme a lasciarci andare nel senso di utilizzare maggiormente l'intelligenza intuitiva, la nostra mente creativa. Con la meditazione riusciamo a fare presenza, ad esercitare la ginnastica del qui e ora.
La qualità della vita dipende dal nostro dialogo interno. L’automatismo spinge l’energia in un certo senso. Con la mente creativa riusciamo ad elaborare il comportamento automatico. Conoscere significa distinguere; le generalizzazioni solitamente fanno emergere una scarsa coscienza, fanno comprendere quanta poca consapevolezza si ha del proprio pensiero.
Fermiamoci un momento.

sabato, febbraio 01, 2014

la vita in un algoritmo: ChoiceMap, l'app che ti dice cosa è giusto fare

Un articolo apparso oggi su la Repubblica.it dice 'Se esiste un'app praticamente per qualsiasi cosa, come ricordava tempo fa lo spot di un gigante dell'hi-tech, perché non dovrebbe essercene una che ti suggerisca qual è la cosa giusta da fare? Certo, l'idea di mettere la propria vita in mano a un algoritmo può apparire una scelta non proprio entusiasmante. Anche se, a pensarci bene, una larga fetta della nostra esistenza è già scandita da programmi e formule automatizzate, dal semaforo alle ricerche su Google'...
Chi conosce l'A.T. l'Analisi Transazionale, quel metodo ideato da Eric Berne per conoscere attraverso il tipo di relazioni che instauriamo con gli altri quale tipo di personalità usiamo, saprà che in fondo i nostri problemi sono solo indecisioni...ecco ora che un'app (una applicazione) ci dice cosa è giusto fare. L'app che si chiama ChoiceMap usa un algoritmo che in teoria va bene per tutto. Per la vita.
L'inventore di questo programmino si chiama Jonathan Jackson e racconta che cambiare casa, città, lavoro o partner ma anche scegliere cosa mangiare per cena è solo un bisogno di chiarire le proprie priorità. Vero.
Ecco che questa app in fondo non fa che metterci di fronte a delle scelte che in effetti sappiamo già. Sì, l'app non fa altro che stimolare la scelta su principi matematici che pescano da tutti quegli elementi responsabili della confusione personale che spesso origina malesseri.
La tecnologia viene in aiuto anche per questo.

domenica, gennaio 26, 2014

Sulle preferenze elettorali...

L'articolo di Giovanni Sartori, sul Corriere della Sera, dice: 'Siccome sono io che ho inventato a suo tempo le etichette Mattarellum e poi Porcellum, oramai mi è venuto il vizio e così provo ancora. Italicum proprio non mi va. Sa di treno. Al momento proporrei Bastardellum'.
Mi va bene. Non mi va però quello che sostiene dopo, ossia che le preferenze siano una questione annosa e superata...'Poi, d’un tratto, venne in mente alle nuove generazioni di politici e giornalisti che così gli eletti non erano veramente eletti dal demos votante ma «nominati» dai partiti. Stranezze della storia'.
A mio parere è proprio la storia a reclamarle. Sotto sotto c'è ancora e sempre la grande anomalia politica rappresentata da Berlusconi e il suo potere. Un potere derivato dal non avere risolto il conflitto di interessi e nel tollerare tutte le furbate ottenute dal suo esercito di avvocati e fans. Buona parte del degrado della classe politica è dovuta a Berlusconi e alle sue scelte di portare in Parlamento personaggi non solo discutibili ma anche inquisiti, pregiudicati e incredibilmente inadatti alla politica: erano in buona parte solo servi del loro padrone. Gli altri partiti hanno seguito.
Uno dei personaggi politici che più hanno abbassato la qualità del personale politico è stato poi Antonio Di Pietro: si devono a lui personaggi come Scilipoti e Razzi. Nasce così, a mio parere, l'esigenza di rimettere le preferenze; con quelle almeno si potranno coinvolgere gli elettori nella responsabilità delle scelte degli uomini. Si spera che forse con le preferenze non avremmo più in Parlamento, Scilipoti e Razzi: messi nuovamente in lista da Berlusconi come favore da pagare per il loro acquisto alla sua causa (personale).
Non parliamo poi dei listini dei sindaci e dei presidenti regionali nelle elezioni locali. Qui in Liguria i cosiddetti dipietristi in Regione sono tutti inquisiti per peculato e nessuno mi pare abbia qualche merito politico. Proviamo a levare i listini e a reintrodurre la preferenza?

domenica, gennaio 19, 2014

Le regole del gioco in democrazia...

Ora si chiede e si desidera che la legge elettorale, sia largamente condivisa. Giusto. Scelta allora obbligata incontrare anche il capo-padrone della forza politica denominata Forza Italia. Anzi, dato che in quel partito, sorto senza congressi e discussioni, decide tutto un unico uomo è normale incontrarlo.
Non bisogna però dimenticare che la regola del gioco, l'attuale legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale, era stata fatta a maggioranza e votata da una sola parte dello schieramento politico.
Perchè non dire che quella legge era stata voluta proprio da Silvio Berlusconi per impedire il risultato di una vittoria schiacciante del suo avversario politico che in quel periodo era Romano Prodi? Quale altro bisogno c'era di cambiarla? Sapendo poi di quante leggi scritte male e dal profilo infingardo, erano state votate da quella maggioranza di centro-destra, c'era da aspettarsi che quella legge elettorale -definita dallo stesso estensore una porcata- avesse vita effimera.
La legge elettorale porcata è stata bocciata su vari punti e uno importante era quello cui si dava senatori in maggioranza, non suddividendoli pariteticamente nelle varie Regioni ma, in base a quelle più popolose e guarda caso in mano al centro-destra: Lombardia, Veneto e Piemonte.
Ora è giusto decidere regole del gioco condivise, però stiamo attenti a trattare con chi per sua natura cambia sempre le carte in tavola ed è stato condannato per frode; e ha in corso processi su compra vendita di parlamentari. C'è da fidarsi di Silvio Berlusconi? Io sarei molto cauto.
Quell'uomo è capace di gridare ai golpe, di parlare di complotti della magistratura, di diventare una vittima ebrea, di far votare al parlamento: cose false come se una marocchina fosse la nipote di un dittatore egiziano. A quell'uomo interessa poco dell'Italia e delle regole: il suo interesse è solo personale. Io non mi fiderei...per realismo politico però quell'uomo ha ancora consensi in una fetta di italiani e allora? La democrazia ha questi difetti: possono vincere anche gli infingardi.

sabato, gennaio 18, 2014

A volte i Buddha da uccidere (metaforicamente), uccidono realmente.

Una notizia di agenzia ci dice che oggi a Mumbai, in India, sono morte almeno 18 persone e rimaste ferite una quarantina per la calca durante una veglia ad un santone musulmano sciita di nome Syedna Mohammed Burhanuddin.
In questo caso bisognerebbe dire -parafrasando il titolo di un famoso libro di Sheldon B. Kopp, 'Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo', - Se incontri un Buddha ti uccide.
Scritto nel 1972, l'interessante e provocatorio libro di Sheldon B. Kopp- psicoterapeuta di Washington- insegnava a superare il mito del maestro, del guru, del sacerdote, del terapeuta o guida religiosa. Insegnava a rinunciare al ruolo di discepolo, facendoci assumere la responsabilità di quello che facciamo, abbandonando l'idea che qualcun altro possa guidare le nostre scelte.
Purtroppo sembra che l'umanità non sia mai pronta ad abbandonare le figure genitoriali e l'autorità che ne deriva. In questo senso larghe masse di persone e popoli non saranno mai veramente adulte, libere e responsabili.
E' difficile far passare la nozione che i guru, i santoni, ecc. sono solo dei mezzi che aiutano a raggiungere se stessi, non sono il fine della nostra ricerca. Ucciderli (metaforicamente) significa riconoscere che sono strumenti di aiuto, compagni di strada che non vanno mitizzati. Essi sono figure umane importanti ma provvisorie, che ci accompagnano per un tratto della nostra vita.
In breve dovremmo sapere tutti che in questa nostra vita noi siamo tutti pellegrini. Non c'è alcun maestro, non c'è alcun allievo.
Chi si rivolge a dei maestri di vita, a saggi, guru, guide spirituali o psicoanalisti è un pellegrino che si mette a cercare fuori di sè, mentre dovrebbe imparare con la sua vera e propria conoscenza-coscienza che la sua forza è costituita dal desiderio di crescita. Ognuno ha in sè le risorse per cambiare ed evolvere. Maestri, guru, Buddha e psicanalisti sono solo mezzi per scoprire quelle risorse.
Per ciascuno di noi quindi, l'unica speranza risiede nei propri sforzi per completare la propria storia, non nell'interpretazione di un altro. I passi per trovare la strada di casa sono nostri; la strada che un altro ha percorso, non mi ci porterà.

venerdì, gennaio 17, 2014

Recensione al libro di Michele Serra: Gli sdraiati

Una lunga Amaca, quasi a rimarcare il senso de gli sdraiati, ovvero il Gruppo dei Giovani. Il libro di Michele Serra -Gli sdraiati- appare così come una lunga riflessione, un romanzo breve, ma soprattutto un lungo j'accuse ad una condizione giovanile da chi ha imparato a stare in piedi diritto e a camminare in montagna. Un atto d'accusa ad una generazione che nel suo stare sdraiata ha provocato una frattura nella scala evolutiva.
Ecco la riflessione impietosa e ironica nello stile umoristico dell'autore su quanto si avverte nella guerra generazionale: quasi un trattato sociologico su quanto sta accadendo.
Si sta combattendo una guerra tra due eserciti: quello del Vecchi contro i Giovani. Uno numeroso, quello dei Vecchi e l'altro, quello dei Giovani, destinato a vincere, obbligato a vincere, poiché diversamente sarebbe la fine della specie umana...ma quale specie?
C'è da riflettere e pensare se quei 'mostri' sdraiati non siano in fondo una appendice del nostro essere, del nostro pensare e insieme del nostro agire; insomma figli del nostro tempo. Tempo nostro sotto tutti i punti di vista.
La scelta di fare dell'economia un nostro fine è nostra? E' stata in una certa maniera il solo mezzo per uscire da una miseria aggravata dalla seconda guerra mondiale? E' questa la generazione dei Vecchi che hanno fatto il '68?
Poi è sorta la rassegnazione ed è forse quest'ultima che ha sdraiato chi è arrivato dopo: quelli senza colpa e voglia di cambiare.
Quello che testimonia Michele Serra è la voce di un padre. E' la voce di un genitore che parla al proprio figlio. Un figlio che teme, che biasima, che cerca di capire e che non conosce. Quel figlio è un esempio di incomunicabilità. Un esempio non nuovo. Ricordo che all'inizio degli anni '60 Michelangelo Antonioni girò una trilogia di film che affrontavano la difficoltà esistenziale a comunicare. C'era l'alienazione dell'uomo di fronte ad una società che si trasformava velocemente e metteva nel paesaggio l'aridità dei sentimenti. Un riproponimento sotto altre forme dialettiche.
Così attraverso Gli sdraiati di Michele Serra possiamo scorgere nuovi punti di vista per interpretare il grande vuoto, la cesura generazionale attuale.
Bisognerebbe rispolverare la teoria dei modelli e contromodelli, ovvero quei canoni culturali ed educativi che formano lo script del nostro destino. Gli esempi da assumere o rifiutare; condividere o controbattere.
Andare insieme al figlio sul Colle della Nasca è l'ossessione del padre. E' l'elemento metaforico di un cammino insieme verso una cima, una meta raggiunta diverse volte. Andare sul Colle della Nasca è stata una passeggiata fatta con i nonni, con gli zii, i parenti, gli amici; una esperienza da tramandare ora che il mondo ha esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, inventato e smontato ogni idea...
Cosa passare ai figli? Qui c'è Michele Serra padre che riflette. E' il padre borghese di sinistra che sa che il figlio è altro. Un padre che con il suo relativismo non ha potere e non lo vuole. Il padre riflette e allora una ragione la si trova di fronte alla rabbia e alla malinconia; la trova nell'amore.

Qui sotto la presentazione del libro alla Feltrinelli di Torino con Luciana Littizzetto
La mia recensione l'ho scritta senza vedere e leggere nessuna recensione. Ho trovato e visto dopo questo video e mi fa piacere segnalarlo. Riesce a descrivere bene l'aspetto narrativo.

martedì, gennaio 14, 2014

Il razzismo della Destra e della Lega in particolare

Mi sono imbattuto durante una ricerca sul web in una pagina di Libero di circa cinque anni fa -12 maggio 2009-, diretto a quel tempo da Vittorio Feltri. La prima pagina di quel quotidiano conteneva un test che avrebbe dovuto far scoprire chi è più razzista, la Lega o la Sinistra? Le domande erano 10 del tipo:
Un gruppo di clandestini ubriachi è solito pisciare proprio nell'aiuola dei giardinetti pubblici in cui tuo figlio gioca con i suoi amici. Come reagisci?
Risposte da scegliere: A) Mi arrabbio come un serpente a sonagli. B) Non lo apprezzo ma lo giustifico, vista la difficile condizione in cui si trova a vivere questa povera gente. C) Non saprei, mio figlio e i suoi amichetti sono iscritti al Tennis Club e non vanno ai giardinetti.
La teoria di quel giornale, spacciata con il test, è che chi sceglieva il primo tipo di risposte (A) apparteneva al borghese che ha scelto di stare a destra, uno che lavora duro e che non vuole immigrati tra i piedi. Il secondo tipo di risposte (B) è di quei cattolici che vivono nel mondo delle fiabe, hanno il parroco no global e amano la tolleranza e l'apertura verso il prossimo. E infine, quelle del terzo tipo (C) sono quelle della sinistra radical chic che ama gli immigrati, soprattutto dopo che hanno indossato la livrea. Insomma, tra deprimenti frizzi e lazzi la ricetta di Libero è semplice, come può apparire semplice il populismo: gli immigrati? Ributtiamoli a mare e staremo tutti meglio.
Si capisce che le domande erano costruite apposta per far scoprire quanto è ipocrita la Sinistra nel suo buonismo verso gli immigrati. Il soprattitolo del test pubblicato in prima pagina, spiega il gioco più di ogni riflessione: Clandestini e Furbettini, e qui si capisce chi sono i furbettini e come si devono trattare i clandestini, che poi saremmo noi: quelli che non si abituano al conformismo e e razzismo di Borghezio, Gentilini, Calderoli e Salvini...
Gli anni passano ma il razzismo non finisce. Si sa, è endemico all'ignoranza, al non accettare l'altro, il diverso.
Ora la maggior parte degli italiani restano ammutoliti davanti alla tragedia delle morti che continua nel mare di Sicilia, con l'arrivo di barconi sgangherati pieni di profughi, disgraziati e migranti che cercano in Europa un'occasione di riscatto, di uscita dalla disperazione vissuta a casa loro. Noi non sappiamo come rispondere. Certo non è con la repressione o leggi punitive che si riesce a fermare queste persone in maggior parte donne con figli piccoli. Dovremo pensare sempre al mondo, alla nostra Terra, come ad una cosa unica dove quello che succede in qualche parte di esso interessa tutti.

mercoledì, gennaio 01, 2014

Recensione al libro: Il club degli incorreggibili ottimisti di Jean-Michel Guenassia

Inizio i post dell'anno 2014 con la recensione di questo romanzo di oltre 700 pagine, con la lettura appena conclusa.
Saga famigliare? Affresco storico? Romanzo di formazione? Difficile classificarlo, certo è che questo romanzo ha al centro il tema della memoria e per le parole dell'autore stesso del come salvarla e tenerla viva.
Il romanzo ruota attorno a Michel Marini, ragazzo figlio di una famiglia italiana emigrata a Parigi. Un giorno nel suo divagare con gli amici nel quartiere parigino dove abita, si imbatte nel bistrò il Balto; qui conosce un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo.
Frequentare il Balto vuol dire scoprire il mondo. Michel impara a conoscere l'amicizia, l'amore, la complessità degli ideali.
Nel retro di un bistrò si litiga, si beve, si gioca a scacchi, si raccontano storie terribili di esilio che si intrecciano sullo sfondo di un decennio epocale, tra filosofia e rock'n'roll, Sartre e Kessel, la conquista dello spazio e l'inizio della Guerra fredda.
Il club degli incorreggibili ottimisti è un romanzo che prende strade inaspettate dove le molte vite sono il rivolo di un unico letto di fiume, quello di una sola vita che ne racchiude tante. Già, giochi di memoria. Giochi della storia. Giochi di partite a scacchi che hanno risvolti inattesi.
Bellissimo romanzo capace di racchiudere gli orrori del '900. Orrori che dovrebbero aiutarci a fare un salto e che invece appesantiscono i piedi. Fiaccano le membra.
Il titolo alla fine trova una ragione che durante la lettura non si scopre; bisogna arrivare al fondo. Al fondo della verità che rimane tale per ognuno. Divisa. Un mosaico che ha bisogno di lontananza per essere capito. Per essere visto.
Dopo sì, possiamo pure entrare anche noi in quel club che alla fine si dissolve come l'epoca che ha attraversato.
L'ottimismo non ci abbandona.
L'anno dove prende l'avvio la storia è il 1959. Siamo nella Parigi in fermento per i conflitti coloniali e per essere la meta di molti uomini allo sbando. Lo stesso fermento dell'età di Michel che si trova a vivere l'adolescenza. I protagonisti oltre a Michel Marini sono: Igor, Leonid, Imrè, Pavel, Tibor e Sasha oltre a Camille, Cecile, Frank e altre figure della famiglia Marini.
Il mio pensiero, appena girata l'ultima pagina, è stato quello che è vero che ci muoviamo all'interno di storie più grandi di noi e che appaiono difficili da riuscire a controllare, ma a ciò dovremo opporre sempre una nostra coscienza e responsabilità personale: un solo nostro essere vivi e liberi...con ottimismo
Questo libro fa riflettere su quanti equivoci, rimpianti, colpe, bugie e rimorsi ingabbino la vita di ognuno.

Autore: Jean-Michel Guenassia
Titolo: Il club degli incorreggibili ottimisti
Titolo originale: Le Club des incorrigibles optimistes
Editore: Salani - Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 18,60 euro - Pagine: 708 - 18,60 € - ISBN 978-88-6256-210-2

domenica, dicembre 22, 2013

Quanto è piccolo il mondo?

Nel gennaio 2006 scrivevo per mentelocale.it un articolo che raccontava la teoria di Stanley Malgrim, ovvero dei 6 gradi di separazione, che sostiene come qualunque persona possa essere collegata a qualunque altra attraverso una conoscenza di non di più di 5 intermediari.
Questa teoria fu sperimentata dal sociologo statunitense S. Milgram la prima volta nel 1967. Si selezionò un gruppo di cittadini del midwest chiedendo loro di mandare un pacchetto ad un estraneo che abitava in un altro Stato, a migliaia di Km di distanza. Ognuno conosceva solo il nome del destinatario e non l'indirizzo. Chiesto di mandarlo a persone che secondo loro poteva conoscere il destinatario e così in successione, incredibilmente con una media di 5 e 7 passaggi, i pacchetti giunsero tutti a destinazione.
Nel 2001 lo tesso esperimento fu provato da Duncan Watts, questa volta tramite un messaggio e-mail al posto del pacchetto. Ci fu una ulteriore conferma: gli intermediari furono effettivamente 6.
Questo fatto concretizzava l'affermazione di quanto sia piccolo il mondo!
Ora pensando che non c'era ancora il fenomeno di Facebook, che secondo i dati si è iniziato a diffondere dopo il settembre del 2007, quanti saranno oggi i gradi di separazione? Saranno sempre solo 6? Io penso di no...sono senz'altro diminuiti.
Se prendiamo poi solo ad esempio una nazione sola come l'Italia, dove per Facebook c'è stato un boom nel 2008 -e secondo i dati forniti per cui gli utenti italiani nel mese di ottobre 2010 erano 17,3 milioni- quanti saranno i gradi di separazione tra un qualunque italiano ed un altro sconosciuto? Io penso solo 3. Dimezzati!
Sì tramite la catena degli amici degli amici noi arriviamo a chiunque in solo pochissimi passaggi...ecco il ritorno o l'avvento del paese globale.
Questo può essere un fatto positivo o negativo secondo -ancora una volta- l'uso: può servirci a mandarci affareinculo o accarezzarci con affetto.
Fate voi. Buon Natale a tutti!

martedì, dicembre 17, 2013

Vita di Gesù di Ernest Renan

Ci fu nel 1863 una polemica nata da un famoso libro sulla storia di Gesù: è Vita di Gesù scritta da Ernest Renan.
Ernest Renan, storico e professore del College de France, non fece altro che umanizzare la figura di Gesù Cristo accentuandone insieme le caratteristiche di eccezionale grandezza. Per questo fu criticato. Renan non sminuiva la figura di Gesù, ma come uomo ne faceva il paradigma dell’uomo perfetto; un uomo da imitare per la sua innovativa legge morale. Quel libro subì la condanna del potere ecclesiastico.
Bisogna ricordare che la figura di Gesù Cristo è sempre stata oggetto di dispute. Per gli Ebrei è un falso profeta, per i Musulmani un vero profeta ma male interpretato, per i pagani e poi per i non credenti un impostore o anche un uomo giusto ma mitizzato e divinizzato dai suoi seguaci.
Fino al 1800 però mai si era dubitato della sua effettiva esistenza storica. Con lo sviluppo però della critica storica, con la ricerca della fonte ci si avvide o meglio si prese coscienza di un fatto che era sempre stato conosciuto: di Gesù Cristo non si aveva alcuna notizia da fonte non cristiana; più precisamente, avevamo solo un piccolo passo di Giuseppe Flavio, storico ebreo non cristiano, che parlava di Gesù ma appariva chiaro che il passo era una antica interpolazione, segno questo che già nell'antichità si sentiva il bisogno di confermare l'esistenza storica di Gesù.
A pochi giorni dal Natale cristiano, che si festeggia in tutto il mondo, e che fa di quella nascita partire anche il conto degli anni trascorsi in tutto l'occidente, rileggere l'opera di Ernest Renan mi parrebbe una bella cosa. Sono passati 150 anni dalla pubblicazione del libro e conserva ancora una originale attualità e capacità di pensare a Gesù come la coscienza più alta, mai esistita, nel concepire un Dio dell'umanità. Un Dio che non è un despota parziale che ha scelto un popolo ma è di tutti.
Dopo ‘Vita di Gesù’, Renan scrisse sei volumi che raccontavano la Storia delle origini del Cristianesimo. Quell’opera fu ispirata ai principi positivisti di Auguste Comte.
Le idee divulgate dal filosofo comteano Ernest Renan sono state considerate come nocive e offensive per la fede cristiana in quanto, oltre a essere non conformi alla dottrina cattolica, sarebbero state capaci di sollevare forti opposizioni popolari, secondo quanto affermava la critica più reazionaria.
La gente comune avrebbe potuto vedere nelle parole, che lo scrittore aveva pronunciato, le proprie inclinazioni e passare da una rivendicazione della libertà religiosa - già di per sé temibile - implicita nell’idea di un Gesù umano, a richiedere addirittura l’emancipazione da qualsiasi forma di autoritarismo politico e da qualunque ordine costituito.
Ernest Renan si spense nel 1892.
All'URL di http://books.google.it ne potrete leggere una bella selezione.
Questo libro è anche una buona proposta di libro regalo che aiuterà a comprendere il mondo in cui si muoveva Gesù. L'uomo che ha segnato profondamente la cultura occidentale.

sabato, dicembre 14, 2013

Il Grillismo ovvero l'ignoranza politica del Movimento 5 Stelle

Avevo già espresso in un post precedente che il grillismo è frutto di 20 anni di berlusconismo e cattiva politica. E' sempre più chiaro che la situazione in cui siamo precipitati non è nata per caso e se è vero che il presente è figlio del passato e padre del futuro c'è da stare poco allegri.
Anche Forza Italia era nata sull'onda del rifiuto della vecchia politica e contro i professionisti della politica...abbiamo visto poi come quel partito sia diventato invece il paladino della Casta, proprio di quei politici che avrebbe voluto cancellare: per salvare il suo boss ha rinforzato i privilegi dei politici mettendo molti ostacoli affinchè non si potessero perseguire gli stessi per atti di corruzione: sappiamo quante votazioni ci sono state per non mandare sotto processo i politici corrotti e corruttori di tutti i partiti.
Non dimentichiamo poi, che una delle pagine più brutte della storia parlamentare repubblicana è stata poi quella di far votare e approvare a maggioranza che una marocchina minorenne soprannominata Ruby, era la nipote del premier egiziano Mubarak. Questo per cercare di salvare Berlusconi.
Sulla stessa onda dell'antipolitica di 20 anni fa, è rinato un movimento (il Movimento 5 Stelle -M5S) che vuole rovesciare tutto.
La protesta e quello che esprime come proposte il M5S è in buona parte condivisibile non però nei comportamenti e nell'agire politico. Io ad esempio non capisco quando si afferma che il Movimento5Stelle sia un'associazioni che 'non ha ideologie di sinistra o di destra, ma idee'...cosa vuol dire? Che non ha un progetto di costruzione della società? Che non gli interessa quale assetto politico economico dare allo Stato-Nazione? Sembra inutile dire che il mondo si è sempre mosso sulla base di ideologie, ovvero logiche di idee che perseguono ideali di società: come far convivere comunità di persone insieme nel migliore dei modi. Allora è chiaro che sul piano economico e sociale bisogna fare scelte per cui si abbraccia inevitabilmente la Destra o la Sinistra: non si scappa. Parafrasando Norberto Bobbio possiamo dire: 'Non c'è niente di più ideologico che di dire no alle ideologie'.

'Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo soltanto essere intellettualmente onesti e mettere in guardia i nostri lettori. L'imparzialità è un sogno, la probità un dovere'.
Gaetano Salvemini
Il significato di ideologia è da tempo oggetto di varie interpretazioni. Sostanzialmente di due segni opposti: negativo e positivo. In negativo è il mascheramento della realtà delle cose a cui consegue la necessità di disvelamento delle dinamiche del potere economico- come ha provato a fare Karl Marx.
In positivo è l'orientare coerentemente l'agire politico dei partiti tanto al governo, tanto all'opposizione
Secondo Marx l'ideologia è il modo di vedere la realtà della classe sociale dominante.
Ma le ideologie possono essere predominanti o marginali, vincenti o perdenti, adeguate o inadeguate, ma esistono e non si possono annullare facendo finta di niente. Sono e saranno sempre escogitate da pensatori geniali, benefici o malefici, al fine di tentare di soddisfare i bisogni-desideri degli esseri umani.
Detto questo si sente il bisogno di scuole di formazione politica, di educare le nuove generazioni a fare politica.
Per finire: ho visto che sul web gira uno spezzone di filmato RAI, di un programma a quiz, dove diversi concorrenti rispondevano a date quali il 1948, il 1964 e il 1979 come anni in cui venne eletto cancelliere Adolf Hitler. Incredibile. Questo denota quanta ignoranza anche storica, oltre che politica, pervada i giovani d'oggi.

giovedì, dicembre 12, 2013

Sabbatico di Pino Petruzzelli

Ieri sera ho visto a teatro Sabbatico di Pino Petruzzelli: teatro di parola, teatro povero, teatro d'affabulazione, teatro di contingenza ma capace di descrivere una crisi come risorsa per conoscere l'altro e il mondo.
La scenografia è fatta di un solo rotolo di corde posate per terra dove a fianco il protagonista, tale Gerardo Cozzolino, racconta il suo mese di forzato congedo dal supermercato genovese dove lavora. Ha inizio così la narrazione del suo viaggio consigliato dal barista cinese: una semplice gita in montagna che si trasforma in un itinerario improvvisato dove si incontrano diversi personaggi e alternativamente dei cani. Il peregrinare senza meta lo porterà in Puglia sua terra originaria.
Il viaggio così assume il sapore di un ritorno; di una inconsapevole regressione che porterà Cozzolino di fronte alla possibilità di fare scelte per lui inimmaginabili fino a quel momento...
Chi ha detto che il viaggio è anche ricerca dell'essenziale? Ebbene qui l'essenzialità la si ritrova dall'inizio e in questa opera di teatro povero, fatta da un solo uomo-spettacolo, si riesce ugualmente a vivere molte emozioni in maniera piena. Bravo Petruzzelli.
Una domanda all'autore: non sarà che Cozzolino voglia fare in un certo senso il verso a Checco Zalone? Infatti le origini pugliesi di entrambi hanno nel cozzalone e cozzalino una equivalenza: sta per il genovese belinone; un ingenuo a cui capitano tutte!

sabato, dicembre 07, 2013

Edvard Munch: attualità e realtà della condizione umana?

Sulla mostra dell'artista norvegese Edvard Munch, allestita per i 150 anni della nascita, avevo letto -il 3 luglio 2013- un articolo di Stefano Bigazzi, che anticipava l'inaugurazione a Palazzo Ducale del 4 ottobre. Quell'articolo titolato: Munch, una mostra da Urlo. La svolta tra due secoli, mi era stato utile per comprendere le atmosfere cupe e depressive di Munch. Infatti per mio conto sconsiglierei ai depressi e malinconici di visitarla; aggraverebbe senz'altro il loro stato psichico.
Stefano Bigazzi aveva inquadrato l'opera di Munch, richiamando soprattutto gli scritti di Øyvind Storm Bjerke, dove si ritrova 'affine ai drammi di Ibsen. La concezione dello spazio di Munch si rivela spesso identica a quella del dramma naturalistico: uno spazio piccolo e definito al quale è stata tolta una parete per permettere di sbirciare dentro e dove, come spettatori, siamo messi a stretto contatto con gli eventi'. Quindi quadri come scenografie di un teatro drammatico che mostra la nostra vita, la nostra esistenza, fatta di sofferenza e disgrazie senza sconti. Anche Bigazzi aveva fatto richiami alla filosofia: quella di Kierkegaard e l'Esistenzialismo è senz'altro la corrente che ha dato origine all'Espressionismo: condensato nel rifiuto del piacere visivo accostando la visione a ciò che esiste nell'interiorità più profonda dell'anima umana.
A questo punto c'è da chiedersi: dove siamo? Cosa vediamo?
Nel comunicare a Stefano Bigazzi il mio grazie per l'articolo suddetto aggiungevo che oltre a quanto lui aveva scritto, in merito alla collocazione storico geografica e artistica, c'era per me anche un risvolto filosofico sintetizzato da Oswald Spengler per cui la civiltà occidentale è alla sua fine. Citando il filosofo Spengler concludevo citando una sua frase rivelatrice: l'ottimismo è viltà. La risposta di Stefano Bigazzi fu lapidaria: io sono un vile...
E' vero che guardando come va il mondo, uscendo dalla mostra di Munch c'è da assaporare molta angoscia e quindi poco per essere ottimisti; ma dobbiamo, come sostiene Stefano, continuare la viltà.
Non voglio allontanarmi dalla filosofia e per questo pensando allora a Ernst Bloch, credo di essere vicino a lui: al dovere di sperare; al principio di speranza e utopia quali elementi essenziali dell'agire e del pensare umano.
Allora grazie a Stefano Bigazzi e ad Ernst Bloch.

sabato, novembre 30, 2013

Il tempo per cambiare di Richard Bandler


Il libro nella versione originale con il titolo: Using your brain for a change

Ho terminato di leggere il libro di Richard Bandler: Il tempo per cambiare- la PNL per capire e usare gli stati di coscienza, le convinzioni e l'esperienza del tempo.
R. Bandler è insieme a John Grinder, creatore della PNL.
Richard Bandler è uno dei terapeuti più originali ed efficaci comparsi negli ultimi anni negli Stati Uniti. Ha scritto svariati volumi veramente fondamentali. Studente di Matematica, analizzò il lavoro di Fritz Perls (Fondatore della Gestalt Therapy) per il quale riordinò appunti e trascrizioni per la pubblicazione del libro Eyewitness To Therapy nel 1973.
Nel medesimo periodo incominciò a lavorare anche a fianco di Virginia Satir famosissima terapeuta della famiglia. Durante il suo lavoro di analisi dei Geni, Bandler incontrò John Grinder all'Università di Santa Cruz con il quale in seguito decise di lavorare insieme pubblicando le ricerche comuni nei libri La Struttura della Magia, dal quale scaturì la Programmazione NeuroLinguistica (PNL). In seguito pubblicò I Modelli della Tecnica Ipnotica di Milton H. Erickson e nello straordinario Ipnosi e Trasformazione. Dopo questi lavori sviluppati in collaborazione con John Grinder, Richard Bandler decise di proseguire il suo lavoro di "modellamento" dei Geni e di condivisione attraverso i libri e i corsi di formazione, con la collaborazione di altri ricercatori.
Da oltre 30 anni viaggia per il mondo tenendo corsi di formazione in PNL e lavorando alla ricerca di risorse per il miglioramento personale e professionale. Richard Bandler è inoltre il fondatore del nuovo e potente modello di tecniche chiamato 'Design Human Engineering' e del 'Neuro Hypnotic Repatterning' una metodica che utilizza particolari modelli linguistici per creare cambiamento.
Oltre che per la sua straordinaria genialità, Richard Bandler è famoso per il suo senso dell'umorismo, la sue incredibili abilità linguistiche e il suo straordinario e coinvolgente stile di insegnamento.
Questo libro, Il tempo per cambiare, è la raccolta di alcune conferenze del 1982 in cui l'autore spiega e usa le submodalità, ovvero la creazione di convinzioni a livello inconscio, attraverso l'ipnosi, per sviluppare una maggiore stato di coscienza e curare delle fobie.
Ancora Bandler conferma come il modo in cui si fa esperienza del mondo è soggettivo e per questo con alcune tecniche si riesce a svolgere una riprogrammazione del cervello che porta al cambiamento immediato…nel tempo di una risata.
Di R. Bandler avevo già scritto la recensione del libro Il potere dell'inconscio e della PNL, dove l'autore insegnava come la stessa forza e meccanismo che provoca una fobia si possa invertire. Si possa sfruttare il potere della trance, dell'inconscio per abbandonare schemi negativi e generarne altri nuovi e positivi. Esiste il potere di scegliere e per questo sentirsi liberi.
A questo proposito ricordo sempre una frase di Eric Berne, l'inventore dell'Analisi Transazionale, che diceva: 'Non esistono problemi ma solo indecisioni'.
Ecco l'importanza di fare scelte. Ecco l'importanza di certi metodi che, pur sembrando semplicistici, chi in realtà li ha sperimentati ha trovato riscontri positivi.
Ecco dove potrete scaricare il libro in PDF: QUI!

mercoledì, novembre 27, 2013

Fine della Libertà...di un uomo potente, arrogante e menzognero. Speranza per la Democrazia...per tutti.

Oggi 27 novembre alle ore 17,43 è stato votato dal Senato della Repubblica italiana la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Finalmente la lunga telenovela che da mesi e mesi dominava la discussione politica si è conclusa.
Ma davvero c'era bisogno di parlarne tanto? Il fatto è che l'incriminato è stato il dominus di 20 anni di politica italiana e sebbene una condanna definitiva per frode fiscale gli togliesse i requisiti di stare in Parlamento, lui si riteneva intoccabile perchè si considerava innocente. Oltretutto è capo e boss di un cosiddetto partito che è da considerare una sua corte. Questi ultimi poi si rivelano peggio del boss.
Il suo giornale di famiglia titola a tutto campo: Fine della Libertà. Naturalmente la Libertà a cui si riferiscono è quella del loro padrone; quella che avrebbe continuato a permettere di fare quello che voleva: ostacolare i processi a suo carico, infangare le istituzioni, far perdere prestigio all'Italia, insultare gli avversari politici, corrompere senatori ecc.
Il titolo de Il Fatto Quotidiano è invece più appropriato: Espulso il pregiudicato
I motivi affinchè si voglia la fine di quest'uomo politico sono così tanti che è anche inutile elencarli: buona parte del degrado in cui si trova l'Italia è sua responsabilità; sua e delle televisioni che possiede.
Berlusconi però non è finito: continuerà a guidare il suo gruppo di mercenari e sicuramente dovremo vedere e subire ancora molte sue ingiurie. Io intanto plaudo al fatto che sia stata applicata una norma fondamentale di democrazia e civiltà: la legge è uguale per tutti e chi viene giudicato colpevole, di un qualunque reato, deve rimanere fuori dalle istituzioni.

giovedì, novembre 21, 2013

Il metodo antistronzi un libro salutare per tutti

C'è un libro, uscito da qualche anno, (febbraio 2007) che risulta sempre attuale; si tratta di Il metodo antistronzi (The No Asshole Rule) scritto da Robert I. Sutton edito dalla piccola casa editrice Elliot Edizioni.
Sottotitolo di questo libro, divenuto un bestseller, è: Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è. Gli stronzi analizzati nel libro da cui proteggerci, sono scovati nel luogo privilegiato dove esercitano le loro cattiverie: le aziende, i posti di lavoro, dove nelle gerarchie e nelle relazioni di potere vengono allo scoperto.
Robert I. Sutton laureatosi in psicologia applicata al posto di lavoro, ha creato lo Stanford Technology Venture Program (STVP), mirato al pensiero lineare e multidisciplinare all’interno del marketing e attualmente è titolare a Stanford della cattedra di tecnica aziendale innovativa.
Il titolo del libro non deve ingannare poiché è un serio trattato sulla psicologia dei prepotenti, maleducati, cafoni, bastardi, aguzzini, tiranni, maniaci oppressivi, despoti, egomaniaci…insomma di tutti quelli che la parola stronzi sintetizza bene. Tutti abbiamo conosciuto degli stronzi, persone insopportabili, capaci di avvelenarci la vita lavorativa; spesso le consideravamo un accessorio imprescindibile del potere e la loro tracotanza la subivamo rassegnati…ora il libro insegna a smontarli, a depotenziarli.
Sostenitore della relazione assertiva, ovvero costruttiva e rivolta all’aiuto reciproco, l’autore del metodo antistronzi illustra come le personalità distruttive feriscano il prossimo e danneggino la produttività aziendale.
Questo libro è indicato in particolar modo ai dirigenti di aziende e a chi ha la responsabilità di gestire gruppi di lavoro, per questo è un trattato di asshole management ossia di gestione degli stronzi.
Può sorprendere invece che fra gli stronzi famosi sia citato Steve Jobs, il capo della Apple, che a quanto pare era noto per l'aggressività, le richieste impossibili ai propri collaboratori e le sfuriate in caso di errori. Sutton ammette che anche gli stronzi possono avere successo, che a volte le loro fissazioni maniacali possono aiutarli, quella di Jobs per l'estetica ad esempio è stata fondamentale, ma in linea di massima la stronzaggine è ben lontana dall'avere risvolti positivi.
Secondo Sutton, per quanto lo stronzo possa essere bravo, non vale la pena assumerne uno: il metodo antistronzi consiste proprio nell'evitare di introdurre nel proprio gruppo di lavoro gli stronzi e nello stabilire regole di reciproco rispetto all'interno dell'azienda.
Evitare gli stronzi si rivela un grandissimo vantaggio in termini di risparmio di denaro, per non parlare de l'immensamente migliore qualità della vita.
Fra le grandi aziende che hanno applicato questo metodo Sutton cita ad esempio Google, dove vige la regola No evil, cioè non essere malvagio, e il grande successo raggiunto da questo gruppo, a partire praticamente dal nulla, dimostra che è stata una buona tattica. Un libro consigliato quindi a chi fa assunzioni e per chi vuole la vita e l’azienda sana.
Per saperne di più, visita pagina dell'editore: QUI

lunedì, novembre 18, 2013

Seguaci e destini

Passano gli anni, infausti anni, e sempre di più mi chiedo come sia possibile la perversione di un grande numero di individui che fa seguire, acriticamente con sentimenti di dedizione totale, un vecchio uomo di mediocre intelligenza e discutibili valori morali? Il carattere delittuoso di Berlusconi non si può disconoscere, eppure si ritrovano in lui molti seguaci: che abbiano tutti una natura predestinata? Di fatto a sentirli parlare sono tutti mossi nell'agire a fin di bene. Una duplicità mentale è connaturata in essi che li rende inconsapevoli e i fa propagandisti di loro stessi: si danno sempre ragione, sopprimendo ogni senso di colpa.
C'è nel loro capo un vittimismo (anche tralasciando le allusioni agli ebrei) che paradossalmente lo rende un torturatore di milioni di italiani che non ne possono più di lui.
Una risposta a quanto succede si può trovare nel Mito e nella tragedia, che ad esso si accompagna. Diceva la filosofa Maria Zambrano che ogni agire umano trova riscontro nel Mito; dunque anche questa lunga storia sembra trovi un epilogo nella tragedia. A questo punto la questione si può solo chiudere: o con la scomparsa naturale del protagonista, o con una guerra civile dove la morte di molti supporti una palingenesi. Una rinascita.
Eppure c'è in tutto questo accadere qualcosa di déjà vu: e se vivessimo realmente sempre dentro un Eterno Ritorno? Comunque un consiglio: attenti ai seguaci, ai servi e ai guru. Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo*. *Titolo di un libro di Sheldon B. Kopp