martedì, agosto 22, 2006

La guerra in Libano ed in generale

L’ultima guerra in Libano ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, dell’inutilità delle guerre. Anche se Israele dispone di uno degli eserciti più potenti della Terra; anche se ha a disposizione la copertura satellitare militare americana –quella per intenderci che era capace, già negli anni ’70, di leggere dallo spazio la Prava sulla piazza Rossa- non ha vinto niente: ha solo ottenuto che si decidesse di far intervenire i ‘caschi blu’. E per fare quello bastava richiederli subito, senza fare morti, uccidendo molti civili e distruggendo la città di Beirut.
Ogni volta la guerra non fa vincitori, ma solo perdenti. Anche l’ultima guerra voluta dal nazismo tedesco, e appoggiata dai fascisti italiani e giapponesi, ha fatto solo dei perdenti: quelli che l’hanno proclamata. Ma i vincenti, macchiandosi di uno dei più grandi crimini della Storia, con lo sgancio di due bombe atomiche su città giapponesi, hanno delle responsabilità morali gravissime che li rende, anch’essi in un certo senso, perdenti.
L’ultima guerra in Libano ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, dell’inutilità degli eserciti. La vera guerra è combattuta con il terrorismo e la guerriglia diffusa senza regole: contro questa è inutile ogni arma e repressione. La risposta ai problemi rimane sempre la politica e la mediazione tra ‘pari’. Purtroppo c’è sempre qualcuno che si reputa superiore. Superiore perché ha Dio dalla sua parte; superiore perché ha il cannone più grosso; superiore perché si crede erede di una civiltà più importante e così si misura, non l’intelligenza ma, la stronzaggine. Come si può pensare di vivere tranquilli e in pace affidandoci alle armi? Al terrore? Alla paura? Ogni volta, dopo le distruzioni delle guerre, si comprende che si ha bisogno di tutti per ricostruire e per progredire; per imparare e crescere. Ma dura poco: la memoria del dolore, procurato dalle guerre, viene rimosso presto. Si ricomincia ad uccidere il nemico pensando così di risolvere il problema…alla radice. La radice però è un’altra: è speculare al nostro vedere il nemico. Quello siamo inconsciamente sempre noi. Pensateci.

domenica, agosto 20, 2006

Gunter Grass e il nazismo

Con la rivelazione di Günter Grass, di essersi arruolato a 17 anni nelle squadre SS naziste, si è aperto un dibattito. Non bisognerebbe mai confondere l’artista con l’opera. Molti sono i casi in cui quello che si vede nell’opera d’arte, non può essere riconducibile al solo autore. D’accordo che ogni cosa facciamo, parliamo sempre e comunque di noi; ma le molte qualità morali trasmesse, i tanti slanci generosi comunicati, non sono solo nostri: sono aspirazioni e ideali che ognuno nutre e sente propri. Poi nella sostanza, il male ed il bene vivono insieme in noi.
Noi non siamo mai una persona sola, ma un numeroso insieme di persone. Noi siamo un mondo. Ognuno di noi è molte persone diverse: ereditate, imitate, subite, assimilate, confuse, spesso nemiche fra loro; per buona parte inconsce. Tuttavia ognuno colpisce con la sua individualità, per la sua particolarità e sappiamo invece che è un caos.
Se poi parliamo di fascismo, o di nazismo, possiamo affermare che quello non è mai stato solo un fenomeno politico, ma anche un uno stato dell’essere. Quando diamo ascolto alla parte peggiore di noi, quando pensiamo di essere superiori agli altri, quando un naturale istinto di difesa diventa violenza crudele; quando si perde il senso di responsabilità personale, per sottostare a ordini e spinte collettive, allora nasce il fascismo.
Alcuni giorni fa Gorge Bush aveva parlato di ‘fascismo islamico’; qualcuno gli obiettò che il fascismo nasceva ‘cristiano’. Per me il fascismo è universale. Nei secoli di storia, il fascismo ha indossato diverse camicie: nere, brune, rosse o verdi; certo è che nella sostanza risultava e rimane identico.
Per questo il pericolo fascista come altri ‘mali’, rimane sempre attuale. Per questo riscontriamo ogni volta la fatica ad evolvere. La speranza ci viene offerta ogni volta con la ‘confessione’, con il riconoscere le colpe e la consapevolezza che sempre tutto torna. Günter Grass ne è la prova.

*Pubblicato oggi sul'Unità-

venerdì, agosto 18, 2006

Dedicato a Chinaski-l'alter ego di Bukowski

Un bar dove sorseggiare un caffé da 5 cents.
Un bar dove pensare dove uno ha sbagliato o dove invece ci ha azzeccato.
Un bar aperto e chiuso nel mondo.
Un bar per un bicchiere di vino o una birra.
Un bar dove scontare la pena della solitudine.
Chinaski ama Brenda, ma ama anche Stella. Ma chi ama Chinaski?
Chinaski aspetta seduto su uno sgabello vicino al bancone e ad un bicchiere. Chinaski vorrebbe essere portato via.
Chinaski sa che quelle donne oltre che farti godere creano problemi.
Simpatico Chinaski con i suoi malanni: la difficoltà non è di vivere, ma di morire. Chinaschi è un uomo in guerra; non riesce a stare in pace: il fastidio di stare solo e in compagnia.
Forza Chinaski, c’è un Harry che va via e tu rimani con la rivista da firmare: lui ha imparato a dire ‘merda’ solo cinque volte. Cazzo! Riesce a cambiare pure la figa. Quell’altro vola alto.
Chinaski e chi lo direbbe che questa è solo l’america?
Ritorna al tuo bar Chinaski e ordina una birra ghiacciata; ordinala bionda come la cameriera che ti strizza l’occhio: gli hai appena detto ieri che hai vinto il Pulitzer.
Chinaski, saltà giù dallo sgabello. Ritorna in te Chinaski, hai solo pochi dollari guadagnati con due racconti. Ora ti manca l’ispirazione, ma presto verrà…la poesia sgorga dalle molte ferite della tua anima.
Sì, chiamatelo dottore. Chinaski ha preso diverse lauree: ospedali, galere e puttane; quelle sono le sue università. Sono quelle della vita.
Ma ora basta Chinaski, rischi di essere monotono: basta bere per sentirti maledetto, sentirti poeta e migliore. Basta Chinaski…io ti ho nascosto la bottiglia.

lunedì, agosto 14, 2006

Il cacciatore di aquiloni

Ho appena terminato di leggere il libro: ‘Il cacciatore di aquiloni’. Il libro è una storia che racconta insieme l’anima di un popolo, quello afgano, ed un passaggio alla maturità, quella del protagonista, Amir. E’ lui che racconta la storia. Una storia che si snoda lungo un periodo storico che va dagli anni ‘80 fino ad oggi. Così viene raccontata l’infanzia in una Kabul prima dell’invasione sovietica e la maturità, con l’epilogo della Kabul sotto il regime talebano.
Ho trovato il libro di Khaled Hosseini, pieno di verità e insieme di dolori. Un ritratto della vita, che ci chiede sempre conto su cosa stiamo facendo o dove stiamo andando.
Come una metafora bisogna tornare sempre sul luogo del ‘delitto’, sulle nostre debolezze, bisogna sempre ‘scoprire’ il mistero che accompagna ogni vita, per avere la pace; per comprendere se stessi e insieme il destino.
La verità di essere tutti uomini divisi; di essere uomini a metà: presi dalla nobiltà dei sentimenti e dalle convenzioni sociali. Sempre in bilico tra la libertà e il conformismo, tra la giustizia e la vigliaccheria. Amir e Hassan, sono due fratellastri che incarnano la divisione delle nostre anime. Una colpa sentita da Amir lo porterà ad espiare una colpa e insieme alla redenzione a recuperare un figlio, un nipote: un bambino che non potrà mai più essere tradito.
In fondo il messaggio è chiaro: mai disattendere la bellezza, la spontaneità, la verità del bambino che alberga sempre in noi. Poi, tutto torna. Il messaggio è che il passato non si cancella. Tutto viaggia in circolo. L’aquilone che apriva la storia, l’intesa e un’amicizia, la chiude per riaprirne un’altra. Ancora. Ancora vola la speranza.

lunedì, agosto 07, 2006

Parliamo ancora d'amore

Come sono grandi, le storie piccole. Come l’amore semplice, la dedizione dell’uno all’altro, rende felici. Non ci vuole molto per trovare la costanza di stringersi ogni giorno. Puoi trovare coppie così. Continuano ad amarsi in silenzio con teneri gesti quotidiani. Quello è l’amore che meno vediamo, ed è quello che ci salva…
Poi potremo anche dire, come la canzone di Edith Piaf: a che cosa serve l’amore? Se l’amore ci fa piangere, soffrire, se ci illude e solo uno su due sopravvive?
A che cosa serve amare se alla fine tutto è uno strazio?
L’amore serve per trovare ciò che c’era ancora; l’amore serve per ciò che ho scritto prima: serve a fare grandi, le piccole storie.
Poi l’amore che si è perso continua ad avere il gusto del miele. Perché ogni volta tu sei l’ultimo amore, come lo è stato il primo. Perché si continua a credere che l’amore è eterno, ed ogni volta si riscopre che senza si vive per niente.
L’amore serve a dire le stesse frasi: sei tu che cercavo, sei tu che volevo; tu sei il primo e sei buono, tu la mia ultima e sei una stella.
Ancora serve l’amore, serve per invecchiare…che paradosso; ma questo rivela sempre una verità doppia: d’altronde come si può baciare una vecchia? Come si può baciare un vecchio? Invece si baciano. Continuano. Solo amandosi e invecchiando insieme penso si riesca a farlo ancora. Questo è un piccolo fatto ed è quello che ci salva.

giovedì, agosto 03, 2006

Al posto di Fidel

Al posto di Fidel, il fratello Raul; il potere passa da un ottantenne ad un settantacinquenne. Le dittature hanno questo particolare: non sanno creare una classe dirigente, che succeda al dittatore. Gli altri, per chi detiene il potere, sono visti tutti come potenziali nemici, usurpatori; sono coloro che poi deviano dall’ortodossia rivoluzionaria…e intanto il popolo bue ingoia tutto: rumina e pascola nell’insipienza e nell’ignavia.
Che tristezza per il glorioso, dignitoso e solare popolo cubano; stanno lì in attesa che il ‘re’ muoia, per vivere un cambiamento inevitabile comunque.
Non ho mai creduto al potere della polizia, alla repressione dell’esercito per mantenere un popolo in condizioni illiberali e povere; ho pensato che l’adesione, al pensiero politico dominante, sia della maggioranza delle persone che abitano quel paese. Con questo però si assisterà, con la fine di Fidel Castro e con le conseguenze buone e cattive, al passaggio della società cubana verso il mercato libero. Inevitabile. Come è successo per la Cina.
A distanza di quasi 50 anni di regime, non si può giustificare tutto e sempre come la difesa dall’orco imperialista americano. Gli USA hanno le loro indiscutibili colpe, ma il mondo che gli si oppone è anacronistico e inconsistente, sia sul piano morale che della libertà.

mercoledì, agosto 02, 2006

In quei luoghi...

In quei luoghi, dove Dio scelse di farsi uomo per salvare il mondo, divampa ancora la guerra. Sono i luoghi della Galilea, luoghi poveri, che videro le gesta di Gesù: Nazareth, la nascita; Cana, il primo miracolo; Tiberiade, il lago dove camminò sulle acque. Ora in quei posti piovono bombe e due religioni, invocando paradossalmente lo stesso Dio d’Abramo, si contendono gli spazi.
Quei posti diventano un altro luogo, dopo Auschwitz, dove si assiste al silenzio di Dio. Un altro luogo dove muoiono bambini e innocenti per mano di chi si vanta di essere un popolo eletto che si è costituito in nome, non già di nascita ma, di fede. E possibile? Quel Dio silenzioso, oggi senz’altro come allora, non ha niente da dire su queste miserie. Quel Dio non ha certo da scegliere, di stare dalla parte di Giosuè e allungare il giorno per sconfiggere i filistei.
Dall’altra parte, altri sacerdoti, simili a quelli dei templi in cui si muoveva Gesù, insegnano l’odio. Una spirale che forse fa guadagnare il Paradiso nell’al di là a tutti. Una spirale di morte che rifugge la pietà e l’amore.
In fondo, concludo con una battuta sarcastica: ‘Se Dio esiste spero abbia le sue buone ragioni’.

sabato, luglio 29, 2006

Non sono razzista...

Si inizia sempre così: 'non è che sono razzista, ma non è giusto che gli extracomunitari ci portino via il lavoro...'. Poi si prosegue con la stessa impostazione: 'Non ce l'ho con i negri, gli africani, ci mancherebbe non sono mica razzista io, ma cosa vengono tutti qui a fare?'. Poi, per le categorie, non possono mancare gli zingari: 'Non si tratta di razzismo, ma gli zingari rubano e mettono in pericolo la nostra gente, non vogliamo che occupino le nostre case'...subito dopo gli omosessuali:' Non ce l'ho con i gay, le checche, ma non vorrei che contaminino la nostra gioventù'...
L'importante è ribadire: ‘Non sono razzista’. Quella è la giusta premessa prima di sparare le 'stronzate' e le banalità più grosse. Già, perché in fondo, non siamo noi che siamo razzisti, sono gli altri che non sono come noi. Sono gli altri, che sono tutti 'terroni'. Un conoscente napoletano me lo diceva: 'Non sono razzista, ma non è colpa mia se non sono nati tutti a Napoli'. Vero. Aggiunse anche: 'Dio creò la Padania e poi pentitosi fece la nebbia'. Almeno era simpatico.
Per tutti esiste invece il razzismo inconsapevole; premetto che anch’io posso esserne affetto: sicuramente lo rivelerò quando userò la premessa: ‘Non sono razzista, ma…’. Ecco a quel punto anch’io le sparerò grosse: ’‘Non sono razzista, ma i razzisti non li sopporto’…anche perché le razze non esistono. Esistono uomini e donne. Esistono intelligenti e idioti. Esistono le categorie dove incasellare tutte le cose, per comprendere il mondo…ecco che i razzisti si sono costruiti le caselle più belle: in quelle ci sono solo loro; loro, quelli che lo dicono subito, che non sono razzisti. Li avete mai sentiti?

mercoledì, luglio 26, 2006

Calcio pazzo

Le pazzie per il Calcio continuano, alla faccia degli scandali…e così per Kakà, vengono offerti 100 milioni di euro e forse basterebbero solo due prugne, un purgante naturale. Questa è una notizia che si accompagna ad altre: guerra in Libano, guerra in Iraq, caduta del potere d’acquisto delle famiglie italiane, difficoltà dei giovani a conquistarsi l’autonomia economica e quella conseguente affettiva; sempre se non si è capaci di dare dei calci ad una palla. Ma quello che conta oggi sono le penalità inflitte a chi ha taroccato il Calcio. Ad ogni sentenza diminuiscono un po’. In fondo non è una cosa seria per nessuno. Il Calcio rappresenta ormai in sostanza solo un business e allora chissenefrega del resto. Poi arriva anche lo sport d’agosto, che è quello del mercato, degli acquisti e delle vendite, per la gioia dei tifosi sempre attenti alle notizie della ‘rosa’, che non si interrogano dei loro 900 euro al mese di stipendio, ma forse mi sbaglio: guadagnano di più.
Insomma si costruisce durante le ferie, la stagione del prossimo campionato, con quello si saprà se si soffre o si gioisce: basta spendere e avere un presidente all’altezza della situazione, con disponibilità finanziarie pari all’ambizione sociale e al bisogno di ‘partecipare’. A questo strano sport giocato tanto al bar, quanto nei tribunali, non manca niente…finché ci sono i tifosi.

domenica, luglio 23, 2006

Finti qualcuno

Molti continuano a domandarsi cosa spinga tantissime persone a partecipare alle più orrende trasmissioni televisive, pur di esserci, apparire; insomma, perché si cerca qualunque cosa che ci renda ‘famosi’ per poi essere riconosciuti, fermati per strada, e diventare per questo ‘qualcuno’?
Già, perché è meglio essere qualcosa di finto, di ammirato o visto, piuttosto di essere un normale, reale nessuno. Così pensano quasi tutti, e forse è passato tra la testa anche a voi; ma non c’è da recriminare, non è una cosa di cui vergognarsi. L’invadenza dei media, dello strumento televisivo attuale con la sua diffusione e programmazione ha reso questo desiderio un fenomeno sociale: oggi, si dice, è di moda. Anche sul versante virtuale tecnologico di Internet esiste una esposizione simile, che attraverso la produzione di blog, foto e video, inclusa la partecipazione a chat line, fa passare una persona dal fenomeno mediale di nicchia a quello di massa. La risposta chiara al desiderio di apparire è nella nostra psicologia; è una risposta semplice e immediata: per vivere abbiamo bisogno di carezze, abbiamo bisogno che qualcun altro ci dica che esistiamo, ci confermi che ci siamo. Siamo vivi, reali, concreti...poi per paradosso accettiamo, per quelle benedette ‘carezze’, anche di essere virtuali, di essere qualcosa d’altro, di immaginario e finto; appunto.
Queste ‘carezze’ Eric Berne –psichiatra americano-, con i suoi studi, le aveva analizzate quali unità di misura di riconoscimento. Ad esempio un ‘Ciao’, si può considerare una carezza minima, per arrivare, passando dai baci e abbracci, all’applauso, alla portata in trionfo- a tutto quello che la televisione pare regali in fretta- al massimo dei punti.
Ecco che la caccia alle ‘carezze’, ai molti riconoscimenti, è resa, con lo strumento televisivo, immediata. Poi è chiaro che ognuno ne ha fame in modo diverso.
C’è chi si appaga con l’affetto degli amici, di quelli domestici, casalinghi e familiari, c’è a chi basta un ‘buongiorno’, detto all’angolo della strada, di una mano sulla spalla insieme ad un sorriso; esiste poi chi le carezze non bastano mai: non è sufficiente la notorietà estrema, l’essere riveriti e fermati per un autografo, seguiti da milioni di fans, votati da centinaia di migliaia di elettori, scelti e amati per doti speciali…tutto allora può diventare patologico. L’esibizione, quale strumento per piacere ed essere riconosciuti, diventa una distorsione. Quei fans, quegli ammiratori non conosceranno mai abbastanza quella persona; non riusciranno mai ad entrare in intimità con quel personaggio, così allora si comprenderà che la conferma più bella alla nostra esistenza è l’amore.
E’ l’amore la carezza che da sola riempie il cuore più di ogni altra cosa: il resto è un surrogato a quel sentire, a quello speciale bisogno di riconoscimento. E’ l’amore il sentimento e la relazione intima per eccellenza, quello che svela la nostra essenza: ci fa conoscere disarmati e impotenti per quello che siamo realmente; ci mette a nudo di fronte al mondo. Per quello poi la felicità può diventare un vestito da indossare; indossare sul nostro essere vero, senza finzioni.
Quanta fatica però per trovare la spontaneità; quante manovre per cercare conferme alla nostra vita…tante che si preferisce anche l’odio, gli schiaffi e le parolacce pur che l’indifferenza. Quella alla fine è la vera tragedia. Allora vale anche l’apparire ridicoli, stronzi, stupidi; vale anche un Grande Fratello, o una Fattoria, per trovare quello che riempia astrattamente una fame reale: l’amore e la capacità di viverlo.

mercoledì, luglio 19, 2006

Terroristi

- Cosa vuol dire terroristi? Quello che chiami terrorismo è la guerra di chi non ha eserciti, non ha armi potenti o sofisticate; è la guerra di chi ha conosciuto per primo il terrore di quei soldati cosiddetti regolari, con le divise, che uccide al pari e più di noi.
Puoi chiamarci disperati, vigliacchi, crudeli, inumani, ma questa è la guerra. Questo è il modo di lenire l’odio profondo che abbiamo coltivato nel vedere morire i nostri figli, madri e fratelli. Io sono sicuro che se anche tu fossi nato in certi posti, non ti saresti posto il problema di uccidere e morire; tutto è relativo a come e dove vivi…
Così mi parla il palestinese. Io non riesco ancora a comprenderlo. Rispondo così:
- Anche noi in Italia abbiamo avuto il terrorismo: era una frangia che pensava di cambiare la nostra società con la paura e uccidendo personaggi simbolo del sistema che volevano abbattere. Si sarebbe fatta la rivoluzione…pensavano di liberare gli oppressi; pensa, dicevano proprio così. Con il terrore pensavano di costruire una società diversa. Te lo immagini però un ministro di Grazia e Giustizia come Curcio o Moretti, a dispensare sentenze di morte? Li abbiamo sconfitti. Sono stati vinti dalla compattezza del nostro popolo e della superiorità della morale che si è opposta a quegli assassini. Ricordo i figli di Vittorio Bachelet che perdonarono, di fronte alla bara del loro papà, gli uccisori. Pensa, uccisero un uomo cui loro non ‘erano degni di allacciargli neppure i calzari’: per dirla con le Sacre Scritture. Gli italiani amano la pace, il dialogo e finalmente hanno acquisito la coscienza di non delegare a qualcun altro le scelte e il proprio destino: la responsabilità è sempre individuale. Il dialogo e il perseguimento della pace aiutano sempre a costruire il futuro per tutti.
- Tu dici questo perché il tuo futuro non è morire e soggiacere ad uno straniero, ad una cultura e una lingua che non riconosci tua. Come combatti contro questi invasori che portano la divisa di un altro paese? Noi abbiamo la speranza che il nostro agire, limitato e individuale, diventi di tutto il popolo. Ecco che a quel punto, la storia insegna, quel terrorismo di popolo sconfiggerà chi calpesta da straniero il suo suolo. L’invasore ha già perso.
Il palestinese è perentorio.
Posso a questo punto citare Gandhi, la sua grandezza morale con cui è riuscito, aborrendo la violenza, liberare l’India. Posso ricordare l’imperativo del rispetto della vita umana, qualunque essa sia: il precetto di ogni religione e ogni Dio. Ma il palestinese non ascolta più. Altre bombe stanno zittendo le nostre voci, zittiscono anche pensieri ‘alti’. Oggi per lui è tempo di morire, tempo di odio…eppure fra un po’ si capirà che non vincerà nessuno: non vincerà né lui, né gli altri. Forse vincerà un bambino portato via di lì, ed educato nell’amore, all’amore.

domenica, luglio 16, 2006

Sport e Giustizia

Si può in un mondo di tifosi fare giustizia? E’ chiaro che dove c’è il tifo difficilmente si riesce ad esercitare una visione obiettiva dei problemi e delle misure adatte a risolverli; non parliamo poi delle pene da infliggere a chi sgarra.
Qualunque sentenza non andrà bene. Le penalizzazioni di punti? Un affronto. La serie B? un insulto. Le responsabilità oggettive? Non esistono più, i responsabili sono ‘spariti’. Si vuole punire solo i tifosi…facile nascondere gli interessi illeciti, le furberie e il malaffare dietro il tifoso. Ricordiamoci che proprio da quel mondo –di tifosi- poi si è mutuato il tipo di scontro nella politica italiana. Dopo Berlusconi per fare politica, si scende in campo per competere a suon di gol, ma soprattutto di falli, calci di punizione, rigori e fuori gioco; quelli diventano il vero gioco e guai agli arbitri, che si sa sono tutti ‘cornuti e venduti’. Come i magistrati.
Così c’era successo anche di sentire dire che chi aveva avuto l’investitura popolare, con l’elezione a parlamentare, non poteva essere giudicato: valeva più il voto dei cittadini che una sentenza di un’aula di tribunale- anche perché i giudici non venivano eletti dal popolo.
Ancora una perfida lotta di potere che si sposta con l’astuzia di cavalieri, industriali, finanzieri, palazzinari e le loro corti, da questioni di soldi e comando, a questioni di panem et circenses. Tutto qui. Tutto per continuare un andazzo antico quanto il mondo. E lo sport serve. Eccome serve! Voi scannatevi, con i discorsi e le Tv, con il tifo ovunque; quelli, gli altri, hanno in mente di raggirare la giustizia sempre.

sabato, luglio 15, 2006

Nel romanzo ‘Porno’, di Irving Welsh, grazie al suo traduttore Massimo Bocchiola, ci troviamo tutto il nostro parlare conformista italiano, lo scandire delle frasi ripetute. Bocchiola è anche poeta e con licenza poetica si è permesso di re-interpretare tutti i modi di dire, dei luoghi dove sono raccontati i fatti del libro, tra Londra ed Edimburgo. Forse nella sostanza non cambia molto, ma dubito che ‘fuori come un poggiolo’,'attimino', ‘nisba’, ’cioè, voglio dire’,'c'havete','dimmerda','checcazzo', siano tradotti dalla versione inglese. Non ho visto l’originale, ma penso che non ci sia stata una traduzione letterale, quanto un originale adattamento. Una conferma al traduttore-traditore.
Nella lettura di ‘Porno’, troviamo poi tutto quanto è trash, volgare, ed è entrato nel linguaggio comune, quello normalmente parlato: le intercettazioni telefoniche, in questo caso, ci hanno rivelato quanto la volgarità non risparmi nessun strato sociale. Leggendo Massimo Bocchiola, traduttore, mi sembra di sentire parlare Moggi, Sottile o Vittorio Emanuele: contaminazioni gergali che denotano certo comuni frequentazioni.
Diverso è invece Bocchiola quando scrive per sé…qui sembra che non usi il linguaggio della strada per le sue poesie –anche se Sanguineti insegna quanto la poesia debba impregnarsi di quotidianità e il lievito sia quello di una lingua viva in trasformazione, sperimentata nella relazione parlata.
Ecco due esempi di Bocchiola poeta:

la luce
C'era la luce in principio, o piuttosto
un liminare fra il cortile e il bianco
e le ombre di ondulati, scale a pioli
e carri. Oh, l'improvviso soprassalto
a uno sfumare di linee, l'estate
che impallidiva, diventava aritmica
salvo rifarsi come una ranocchia
nell'elettricità del temporale.

il ragno
Macchinalmente tenere ogni filo
del sortilegio infermo, come i ragni
tessevano nell'orto quelle tele
basse nella verdura, che infuocava
Il sole pieno verso mezzogiorno;
e c'era anche un dolore per le strade
sterrate…come invece di abbracciarsi
in capo all'avventura, si perdessero
a una chiusa, frustrando scorribande.
(E i lunghi funerali che fermavano
tutto il paese - osterie, bar, botteghe.)
(Tratte dal sito web: miserabili.com)
Giuseppe Genna, nel recensire il libro di Massimo Bocchiola, Le radici dell’aria’, scrive: ‘una specie di nostalgia del presente, che i diversi tempi della memoria e della storia concorrono a formare. Una nostalgia per questo tempo che costa grande fatica e pare sempre regalato, in mezzo all'assedio degli orrori mondiali, da cui ci troviamo preservati abbastanza, in fondo, ma sentendo insinuarsi in noi stessi il sospetto di complicità. Bocchiola suggerisce, non denuncia (per pudore e per una colpevole gratitudine); lascia capire che - a dire il vero - sappiamo così poco, ed è la nostra vita tutta lì, nel silenzio di quello che diciamo’.
Forse allora Bocchiola come traduttore, non ha tradito: ha solo ridetto le cose di un altro; lui è, in fondo, rimasto fedele tradendo se stesso.

giovedì, luglio 13, 2006

Iraq finito

L’Iraq è finito. L’Iraq come nazione indipendente, e soprattutto democratica, non esiste neppure più come idea. E’ in corso una guerra civile che farà rimpiangere Saddam Hussein; certi popoli e culture pare vivano meglio sotto un sistema poliziesco estremo.
Gli USA hanno fallito due volte e se per loro l’Iraq non si trasformerà in un Vietnam, sarà pur sempre una sconfitta; oltre che la perdita di autorevolezza su tutto il mondo arabo.
Quello che sta succedendo in Libano è il risultato di una politica sbagliata di Bush e dell’america conservatrice. Pensare che un po’ di democrazia d’esportazione, innesti circoli virtuosi positivi in Medioriente è stata una grande illusione. Insieme la conferma che la democrazia si può conquistare con le armi in Europa ed in altri stati del mondo, ma non dove non è mai stata conosciuta e, al di là di un voto segreto e libero, non rappresenta niente. La democrazia è qualcosa di più: è consapevolezza di diritti e doveri; è partecipazione alle scelte per risolvere problemi comuni…è libertà anche di costumi.
L'Iran è il vero vincitore della partita giocata in quella zona. Teheran ha tutti gli strumenti per rafforzare la propria influenza su molta parte del mondo arabo e può ragionevolmente progettare di cacciare a pedate gli Stati Uniti. Ora si rivolgeranno tutti ad Ahmadinejad per accettare un compromesso sul nucleare e sulla ridefinizione della politica mediorientale. Il momento è tragico e buona parte della responsabilità è ancora degli Usa e di Bush; possiamo solo sperare, che quel cowboy, non ci trascini in una nuova guerra mondiale.
La soluzione armata ai problemi ne crea di nuovi e più forti, carichi di odio e morti. Israele, forse conoscendo i suoi vicini, che pare ascoltino solo la repressione violenta, si fa prendere da i suoi antichi precetti di un Dio di vendetta: occhio per occhio, dente per dente. A noi disarmati spettatori non resta che pregare quel Dio nuovo, tanto nuovo che non ha ancora convinto quelli a cui ha donato la vita: il Dio d’amore.

martedì, luglio 11, 2006

Famiglie oggi

‘No alle coppie omosessuali’, che il Papa dicesse qualcosa di diverso mi sembrava impossibile: come se dicesse sì al divorzio o sì ai rapporti sessuali fuori da matrimonio. Quello è un precetto dottrinale e morale giusto per chi ha fede e crede; ma la legislazione civile, che riguarda tutti -credenti e no- deve prevedere, come la legge sul divorzio e quella su l’aborto, una regolamentazione che disciplini e preservi i diritti, la libertà e la dignità di chiunque cittadino.

Insomma, se uno vuole divorziare o convivere con una persona dello stesso sesso dovrebbe essere libero di farlo: non dovrebbe offender nessuno né tanto meno chi vive in famiglia, che si sa è il posto più bello per viverci, quanto il più infernale quando non funziona più: è assodato che i peggiori crimini maturano spesso in ambiente familiari, ma questo si ricorda poco.

Intanto l’Istat, proprio oggi, 10 luglio 2006, ci ricorda che il 99,4% della popolazione italiana vive in famiglia: i 58.751.375 residenti in Italia vivono in 23 milioni e 600 mila famiglie; quindi ogni famiglia è composta in media da 2,5 persone. Solo lo 0,6% di abitanti vive in convivenze anagrafiche (caserme, case di riposo, carceri, conventi, ecc.). Quali paure abbiamo?

E’ invece negativo il saldo della popolazione: nel 2005 sono stati più i morti che i nati, -13.282. Ci salva però l’incremento degli emigrati che con l’arrivo in Italia ha portato ad aumentare dello 0,5% gli abitanti con 289.336 persone in più rispetto al 2004. Ci sarà paura anche dei matrimoni misti?

Lasciate liberi d’amare chiunque: i frutti e i benefici positivi si svilupperanno. Non sarà certo un divieto religioso a fermare il bisogno d’amore e affetto.

Se qualcuno paventa la famiglia in crisi non lo è certo per colpa dei Pacs, che ricordiamo sono un acronimo che significa Patto Civile di Solidarietà. La Chiesa cattolica ha tutto il suo diritto di fare la sua propaganda e richiamare i ‘suoi’ fedeli; ma l’Italia, il suo Stato e le sue leggi non sono fatte per servire i fondamentalismi religiosi, la morale di qualcuno, contro qualcun altro, ma per aiutare tutti i cittadini a vivere in pace e cercare la propria felicità.

venerdì, luglio 07, 2006

Il più pulito ha la rogna

Come gli esami, di eduardiana memoria, anche gli scandali non finiscono mai. Appena insediato il nuovo governo Prodi, ecco affiorare gli scandali sul Calcio, quello sulle concussioni sessuali, sui Monopoli, su un discendente dell’ex dinastia regnante…che ha riaperto indagini anche sul cosiddetto Laziogate (scandalo su elezioni e sanità nella regione governata da Storace), per arrivare a quello del Sismi- i nostri servizi segreti militari.
Anche qui i personaggi che troviamo, a cui è affidata la sicurezza nazionale dei cittadini e delle istituzioni, è davvero incredibile: abbiamo un generale comandante Niccolò Pollari, un direttore di divisione Marco Mancini, un professore addetto alla disinformazione, Pio Pompa ed un giornalista, Renato Farina, vice direttore del quotidiano ‘Libero’, che fa l’informatore e il depistatore mediatico su commissione, nominato in codice, fonte Betulla. Visto i nomi e la storia ci sarebbe da fare, non un thriller ma, una commedia all’italiana. Invece per il fondo tragico che fa intravedere un attentato alle regole democratiche, si tratta di un dramma, per cui bisognerà affidarci ad un repulisti radicale.
Innanzi tutto spero che quel Farina abbia il buon gusto di cambiare mestiere e di non giocare più all’agente spione. Quel Pio Pompa, l’eminenza grigia delle trame e dei dossier diffamanti, mi auguro sia processato presto insieme agli altri capi agenti segreti militari.
Tutto nasce per aver permesso il rapimento da parte di un cittadino egiziano indiziato di terrorismo, sul nostro territorio, da parte della CIA. Insomma si è dato concretezza a quello che si pensa e non dovrebbe essere: l’Italia una colonia degli USA, una sovranità limitata dagli interessi ‘superiori’ americani.
Dietro poi si viene a scoprire altri affari sporchi, giochi di potere in favore di una parte politica. Altre brutte pagine di storia patria. Altre trame oscure italiane, che confermano il detto popolare: in certi ambienti, il più pulito ha la rogna.

lunedì, luglio 03, 2006

Corporazioni

Le corporazioni per loro natura sono contrarie sia allo spirito liberale e a quello socialista. Nate come associazioni, in un lungo percorso storico, si sono trasformate in un patto sindacale che regola autonomamente e difende i lavoratori di uno specifico settore. Le corporazioni hanno una origine antichissima; nate sotto l’impero romano, si consolidarono nel Medioevo con le prime corporazioni di arti e mestieri. L'ingresso nelle corporazioni era regolato da precise condizioni: essere figli legittimi di un membro della stessa arte, dare prova della propria abilità artigiana e pagare una tassa.
Nel 1844 in Piemonte scomparirono le corporazioni a causa dei vincoli che esse ponevano ad ogni ipotesi di libero commercio (incompatibilità con ideologia liberista) e nel 1848 sull'onda delle libertà concesse dallo Statuto albertino, delle trasformazioni economiche e dei nuovi sviluppi industriali, che misero in difficoltà i mestieri e le lavorazioni tradizionali. In Italia date importanti per la ripresa delle corporazioni sono l’atto fondamentale del regime fascista, datato 21 aprile 1927.
Il fascismo con l’istituzione dello Stato Corporativo, le porta a sistema giuridico con un comitato centrale costituito da 22 corporazioni…il fascismo si prometteva con ciò di dichiarare chiusa la stagione liberale, superato il capitalismo e la conseguente lotta di classe. Non dimentichiamo che anche la Massoneria trae origine dalle corporazioni, in particolare da quella dei Muratori; sarà forse per questo che non si riesce a smantellarle?
Finalmente il governo Prodi inizia con il suo ultimo decreto, anno 2006, una grande rivoluzione liberale.
Il lavoro che occorre fare è spiegato molto bene nel libro di Francesco Giavazzi: Lobby d’Italia, edito da Rizzoli e in libreria dall’ottobre dello scorso anno. ‘Non si può chiedere ai tacchini di festeggiare Natale’, sostiene Giavazzi e quindi bisognerà mobilitare tutti i cittadini, vessati da questi interessi corporativi che fanno aumentare i prezzi dei servizi di circa il 7%. La sfida è appena iniziata e alla fine, se il governo riuscirà a concluderla, staremo meglio tutti. Sia di destra che di sinistra. Bisognerà insieme diminuire anche i costi della politica; non ci possiamo permettere che continui pure la lobby dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti i furbetti che alzano la mano ad ogni ‘bonus’ e aumento di stipendio, loro. Così, forse, ci sarà la fine di un’era- insieme al berlusconismo, anch’esso illustre portatore di corporazioni; vedi le leggi ad personam e la detenzione di concessioni televisive e pubblicitarie per legge: il famoso duopolio. Forza Italia vera. Viva la libertà.

domenica, luglio 02, 2006

Incontro con Francesca Romana Capone

Mercoledì scorso ho presentato due libri ed insieme una giovane autrice: Francesca Romana Capone. Avrebbe dovuto essere presente all’incontro anche un’altra scrittrice, Patrizia Chelini, ma un impedimento gioioso l’ha trattenuta a Roma. Spero ci sia un’altra occasione. I libri sono due opere molto originali: ‘Quello che non ti ho detto’ e ‘Continua a parlare’; due libri editi da Baldini e Castoldi, Dalai. Facile, attraverso i titoli, l’accosto al tema della parola ,ma fuori di questo i due libri trattano argomenti diversissimi: quasi opposti. C’è un non detto che non abbiamo la possibilità di dire perché non abbiamo di fronte la persona a cui dirlo e soprattutto vorremmo ascoltare. Per quello gli diremmo ‘Continua a parlare’…Chissà se poi ci dirà quello che non ha mai detto. Ho giocato anch’io sulle parole, ma per l’occasione devo dire che la cosa bella è stata la conoscenza di Francesca che si è rivelata una autrice sensibile, curiosa, attenta e impegnata nella scrittura con uno slancio davvero genuino. Poi lei è una grande lettrice e questo conferma che non ci si improvvisa scrittori ma ‘dietro’ occorre una grande preparazione che solo la lettura può fornire. In bocca al lupo Francesca, meriti di essere conosciuta e apprezzata perché il tuo libro sa muovere delle corde dell’anima che innestano un percorso di crescita spirituale: una consapevolezza alla struttura dei sentimenti intimi.
In fondo è questo che ho detto alla sua presentazione, anche se ho un po’ ‘tergiversato’ e ‘girovagato’, sulla letteratura in generale.

lunedì, giugno 26, 2006

Italia politica del NO

Finalmente una giornata calda di sole e di buone notizie. Dico la verità, non mi aspettavo una vittoria del NO così netta: 61,7 contro 38,3 alla prima ‘porcata’ di Calderoli -la seconda che ha fatto è stata la legge elettorale. Ricordo quando alla approvazione della cosiddetta ‘devolution’, il ministro della Repubblica italiana, Castelli saltava gridando: ‘Chi non salta, italiano è’. Ora esultano tutti, esulta la maggioranza di italiani che lo sono fino in fondo: forza Italia; Italia vera.
Oggi 26 giugno 2006 l’Italia può ripartire verso una fase di riforme, che non siano la sfida di una parte politica sola per umiliare l’altra. Abbiamo bisogno di snellire le decisioni legislative; di ridurre gli sprechi di un Parlamento pieno di privilegi e che interviene su norme che devono essere decise dalle istituzioni regionali. Abbiamo bisogno, per fare questo, di unità. Abbiamo bisogno di una nazione unita dal sud al nord: una alleanza nazionale; una alleanza vera.
Che bello sapere che Milano, Mantova, Venezia, Bolzano, Trento, Torino, Aosta, Gorizia, Trieste, Genova…tutte le grandi città del nord Italia, hanno dato una risposta decisa per il NO alla separazione; al prevalere dell’egoismo che si richiude in una lega di interessi corporativi. Viva la cooperazione: viva la lega della solidarietà; una lega del nord vera.

venerdì, giugno 23, 2006

Voto NO- Un voto per rigettare una 'porcata'

Allora è arrivato il momento per cancellare la prima ‘porcata’ di Calderoli…ricordate la seconda, fu la legge elettorale. La ‘porcata’ fatta con il contributo di altrettanti ‘saggi’ riuniti in una baita a Lorenzago è una accozzaglia di norme che in nome di una cosiddetta ‘devoluzione’, poi dà tutto il potere ad un Primo Ministro che a suo parere fa e disfa il Parlamento.
Domenica e lunedì fino alle 15 abbiamo la possibilità, votando NO, di ributtare indietro tutta la brutta e cattiva cultura politica, che vuole in nome di un piccolo gruppo di secessionisti tenere in scacco la maggioranza dell’Italia unita.
Allora NO a Calderoli, Borghezio, Berlusconi, Fini, Casini, Bossi, Gasparri, La Russa e tutta la compagnia di sfasciacarrozze.

martedì, giugno 20, 2006

Intercettazioni

Le intercettazioni telefoniche dimostrano, se ce n’era bisogno, quanta grettezza, ignoranza, di sottocultura del potere, di furbi e imbroglioni, ci sia in certi ambienti italiani. I personaggi del calcio, della politica, della finanza, della cosiddetta ‘jet society’, sono accomunati da un unico linguaggio: la volgarità, la prevaricazione, il malaffare e i soldi; ancora soldi, sempre i soldi e tanti.
Eccoli serviti i VIP. Dopo questi scandali ci sarà ancora qualcuno che brama di vederli? Rincorrerli? Imitarli? Invidiarli? Certo che questi personaggi poi guidano anche le crociate contro la delinquenza, contro gli immigrati, contro i comunisti, contro i coglioni…accidenti; scusate, mi sono fatto prendere anch’io dal lessico usato da questi ‘galantuomini’, di grande levatura intellettuale. E’ tutto detto.
Ma cosa dobbiamo fare? La società è questa e, noi pare, ci siamo dentro fino al collo. Però cerchiamo di restare in disparte con i nostri piccoli interessi; quali: la lettura di un libro, il coltivare una amicizia appena nata, ascoltare un concerto, fare un po’ di volontariato procurandoci un sorriso, andare al cinema, inseguire un amore, andare anche al mercato o organizzare una cena e parlare di noi. Insomma, tutte quelle piccole cose che danno qualità alla vita, la fanno apprezzare e scorrere, con l’unica ansia di vederci e volerci sempre bene.
Forse c’è solo questo da fare; stare tra di noi: gente dignitosa, gente umile che sogna e sa sognare. Non fortune da spendere a puttane, non poteri forti per infinocchiare il prossimo, non vite da esibire su qualche palco…noi sogniamo solo di costruirci, con volontà, una rete di affetti veri e di bontà. Provate ad intercettare noi: tutta un’altra realtà.

domenica, giugno 18, 2006

Ogni tanto mi capita di scrivere...una poesia?

Non so se è poesia, ma che importa
Non dirmi che ami i poeti, non ci credo
Avrebbero troppe cose da dirti, e tu non vuoi
Tu non vuoi ascoltare, hai da dire tu
Quello che scrivo io, vale per quel che vale
E poi che noioso è il poeta, meno la poesia
Non so se è poesia, ma se l’ascolti capirai

giovedì, giugno 15, 2006

Un libro d'attualità

Durante un incontro di letture, dei bookcrossing genovesi, ho conosciuto un piccolo libro molto interessante e attuale:‘L'infelicità araba’ di Samir Kassir.
‘Non è bello essere arabi di questi tempi: stretti tra le accuse di fanatismo e oscurantismo e l'ansia di giustificarsi o di dimostrarsi diversi, i cittadini dei paesi arabo-musulmani hanno poco di cui rallegrarsi. Eppure non è sempre stato così né è fatale che continui a esserlo. L'infelicità araba non dipende da un'incompatibilità ontologica tra islam e modernità ma da un ben più prosaico fallimento del processo di modernizzazione avviato nell'ottocento. Ed è proprio a questo processo che gli arabi devono guardare se vogliono riavviare il motore della loro storia’.
L’autore era un intellettuale e politico libanese che come storico e giornalista si è impegnato a modernizzare il Libano e a rilanciare la cultura araba per una rinascita nel solco della libertà e della democrazia. Un impegno che ha pagato con la vita, venendo assassinato il 2 giugno 2005 in un attentato terroristico. ‘L’infelicità araba’ è il suo ultimo libro ed è il primo ad essere pubblicato in Italia. E’ vero che gli arabi stanno vivendo una infelicità dovuta al vittimismo e ad una tradizione che falsamente appare oscurantista; l’idea di un grande passato che non riesce più a vivere il presente.
Il libro scommette su la possibilità per il mondo arabo di aprirsi alla ragione e alla democrazia. I valori umani sono universali e non esiste una supremazia di una civiltà sull’altra.
La riflessione di Kassir sulla condizione araba muove dalla necessità che siano gli stessi arabi ad assumere consapevolezza del proprio declino: un declino prima di tutto civile e culturale, risultato di una reazione sbagliata all'irruzione della modernità in quel mondo. Occorre reagire all'immobilismo dello spirito civile, guardando senza nostalgia ai momenti più vitali della storia araba e assumendo pienamente la sfida della modernizzazione e della democrazia.
La democrazia, la modernità e la tecnologia non sono minacce. Bisogna che il popolo arabo prenda coscienza di ciò e così riprenda in mano il proprio destino.

martedì, giugno 06, 2006

Bush, cattivo presidente

Ho appena letto un editoriale di Bob Herbert sul The New York Time e i giudizi su George W. Bush sono severissimi. Nell’articolo si dice espressamente che se potesse essere rimosso d’ufficio, lo avrebbero già mandato nel suo ranch molto tempo fa e se l’incompetenza fosse un crimine sarebbe già dietro le sbarre di una prigione.
Gli americani sono sempre più imbarazzati e scontenti di George W. Bush e negli ultimi sondaggi si registra, per questo sentimento, la percentuale del 68%.
Gli americani con molto ritardo si sono accorti della tragica inettitudine del loro presidente. Lo hanno perfino rieletto, ma in molti sostengono la possibilità di definire G. Bush, come il presidente più malaugurato di tutta la storia degli USA. Una delle colpe più grandi è stato il modo fraudolento con cui ha condotto la nazione in guerra con l’Iraq. Questa guerra di cui non si vede la fine ha già prodotto migliaia di morti americani e spese sempre in aumento.
Inoltre è sempre aperto lo scandalo CIAgate, per l’intercettazione di migliaia di cittadini ignari, si aggiunga poi la cattiva gestione del dopo disastro provocato dall’uragano Katrina: dove come per un attacco terroristico o per l’emergenza aviaria, il suo unico chiodo fisso è stato di inviare le truppe. L’uso dell’esercito e della forza militare sembra il suo solo pensiero.
Josè Saramago, il grande scrittore, aveva già espresso un suo severo giudizio, definendo George W. Bush come l’emblema dell’età della menzogna: ‘La società umana è impregnata di menzogna come della peggiore contaminazione morale e Bush è uno dei maggiori responsabili’.
In molti si chiedono come e perché gli Stati Uniti, un paese così grande sotto tutti i punti di vista, abbiano spesso avuto dei presidenti così piccoli, tipo Nixon, soprannominato Dick Trick, ovvero un ciarlatano. George W. è sicuramente il più piccolo di tutti. Con la sua abissale ignoranza e la sua maniera di esprimersi confusa e irresistibilmente portata alla ‘sparata’, quest’uomo si presenta di fronte all’umanità nella posa grottesca di un cow-boy che ha ricevuto in eredità il mondo e lo confonde con una mandria di bestiame. Certo, ha poi ha incontrato sulla sua strada tanti ‘yes men’: Berlusconi, Blair, Aznar…che non l’hanno aiutato.
Dobbiamo augurarci allora che l’Europa trovi una sua politica indipendente e originale risposta ai problemi del mondo. Un modo per rendere meno grave la pericolosità di un presidente che è soprattutto un piccolo uomo.
Pubblicato oggi su Italians

lunedì, giugno 05, 2006

Cattive e Buone notizie

Sui giornali, alla radio e in tv continuano sempre le brutte notizie. Insomma, siamo sempre sotto la minaccia di delinquenti e bruti che ci vogliono distruggere. C’è sempre qualcuno che ruba la nostra ricchezza e vuole sovvertire il nostro vivere civile. Tutto va male. Così le cattive notizie continuano imperturbabili ad avvolgerci. Ma riusciremo a vincere questi timori? Troveremo qualche buona notizia per continuare a vivere? Possibile che siano tutti nemici? Riusciremo a trovare un tempo migliore?
Eppure proprio nel momento della cattive notizie, possiamo trovare nelle nostre menti e nel nostro cuore, la risposta per superare le difficoltà; possiamo trasformarci in saggi e alla luce della pietà e dell’umiltà. Così potremo scacciare le paure insieme al tempo cattivo.
Io sostengo che se sapessimo ascoltare quello che ci viene da dentro, il mondo migliorerebbe. Non abbiamo bisogno di eroi o di costruire muri; la nostra civiltà non si difende con la violenza o la forza militare. Dedicando semplicemente ogni giorno un pensiero a favore degli altri, con il proposito di fare una piccola buona azione durante la giornata, ecco che il mondo si trasforma. Quella piccola volontà da sola basterà a dissolvere le nostre paure e portarci la pace. Per fare questo però dobbiamo costruire delle condizioni.
Allora che ne dite di spegnere la radio, la Tv e sintonizzarci con il nostro cuore? Se imparassimo ad ascoltarci vedremo che le risposte ai nostri problemi ci arriveranno senza che ci sia qualcuno dall’esterno a imporcele. Non abbiamo bisogno di chi predica miracoli o soluzioni armate; la fiducia in noi, esseri prodotti da Dio e capaci di trascendere dalle cose materiali, fa spostare le montagne e generare mondi nuovi. Le buone notizie allora arriveranno a riempirci il cuore. Arriveranno a ridestare il mondo.

martedì, maggio 30, 2006

Notte di voto amministrativo

Il centrosinistra si è preso Arezzo, Grosseto, Crotone e Benevento non perdendo nessun comune da lui amministrato. Dei 26 comuni capoluogo, dove si è votato, i 13 precedentemente governati dal centrosinistra sono diventati 14 e per il centrodestra ne sono stati assegnati al momento solo 3; gli altri sono in ballottaggio o con il voto rinviato. Le Provincie erano 4 a 4, ora sono 5 a 3 per il centrosinistra: la provincia di Reggio Calabria ha fatto il ribaltone. In Sicilia Forza Italia è passata dal 29% dei consensi a meno del 20%; per la formazione politica di Berlusconi il calo di voti è stato fortissimo in quasi tutte i luoghi dove si è votato: Provincia di Lucca -8%; Provincia di Pavia -9%; Comune di Roma -9% e al Comune di Torino ha addirittura dimezzato i voti passando dal 32% al 14,5. Cosa aggiungere? Nella roccaforte berlusconiana che è Milano, Forza Italia ha perso il 5% dei voti rispetto al 2001. Però se si sente parlare La Russa, Schifani e altri esponenti del Polo di destra, ecco che hanno vinto. Meno male, se no richiedevano di ricontare le schede anche questa volta e denunciavano nuovi brogli inesistenti. Diciamogli di sì: hanno vinto loro. Grazie.
Al centrosinistra poi toccherà amministrare con saggezza e lungimiranza i comuni più importanti d’Italia: Roma, Napoli, Torino, Genova, Firenze, Bologna…
Diciamogli di sì: ha vinto lui; il bambino viziato di nome Silvio. Domani dovrebbe scendere in piazza…a giocare al pampano.

lunedì, maggio 29, 2006

Domande su Auschwitz

Il Papa Ratzinger si domanda: ‘Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?’…domande forti che riportano alla memoria un’altra domanda: Dov’era Dio ad Auschwitz? Questo si domandò Eli Wiesel - premio Nobel per la Pace nel 1986- nel libro La nuit , in cui scrisse:
Mai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che trasformò la mia vita in una unica lunga notte. (…)Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i teneri volti dei bambini, i cui corpi ho visto trasformati in spirali di fumo sotto un'indifferente cielo azzurro. Mai dimenticherò quelle cose, dovessi vivere quanto Dio stesso. Mai.
Per quella tragica esperienza Eli Wiesel perse la fede in Dio. Ma come poteva Dio non salvare il suo popolo eletto? Come poteva ancora essere il Signore Benedetto, colui che permetteva che migliaia di bambini bruciassero nelle fosse? Dov'era Dio?
In seguito paradossalmente, Wiesel, sembrava quasi essersi convinto che la colpa non é stata di Dio, ma soltanto dell'uomo; una posizione simile a quella di Primo Levi, che continuava a non credere in Dio. Ma ancora Wiesel afferma che non ci si deve aspettare una risposta definitiva: “Ma chi dice che la domanda fondamentale possa trovare la sua risposta? L’essenza dell’uomo è di essere domanda, e l’essenza della domanda è di essere senza risposta”.
Ora noi siamo alla terza generazione dopo Auschwitz e l’elaborazione del lutto è più difficile; resta il fatto di continuare una memoria che da sola può salvarci. Solo ricordando quanto l’uomo ha fatto all’uomo ci aiuta affinché non accada più quello che è successo. Inutile negarlo, responsabile di tutto è stato il popolo tedesco; un popolo che ha espresso nel nazismo e con esso quanto di più crudele si potesse fare a chi non era considerato come lui. Tutto il popolo tedesco era complice del regime: nessuna dittatura riuscirebbe a fare quello che ha fatto il nazismo senza l’acquiescenza della gente di Germania.
Hannah Arendt l’ha magistralmente descritto: ecco come la mancanza di un pensiero proprio, con la normalità più normale del conformismo comportamentale di schemi mentali ideologici ‘perbene’, si è commesso un male tanto banale quanto orribile e assoluto. Quel male è bene rammentarlo è sempre possibile. Basta poco per noi uomini mettere a tacere Dio. Basta volgere lo sguardo fuori di noi. Solo con l’introspezione, con l’interrogazione profonda di noi stessi scopriamo le debolezze che ci accomunano più delle tante virtù che vantiamo, rendendoci assassini inconsapevoli. Impariamo prima la pietà per noi, per porgerla ai nostri simili. Di quello che è successo ancora Wiesel dice:’Tacere è proibito. Parlarne è impossibile’.

giovedì, maggio 25, 2006

Ho visto…di Nando Dalla Chiesa

"Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro - così ci venne detto - i morti di New York. Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.
Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli, dentro Carnevale.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.
Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo. Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare "vacca" e "gallina".
Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.
Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.
Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.
Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.
Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.
Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del paese.
Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.
Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.
Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.
Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".
Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.
Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.
Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.
Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.
Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.
Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura. Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.
Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.
Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.
Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l'impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni. Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia."

martedì, maggio 16, 2006

Poteri forti

Poteri forti…e chi li ha? L’ho già sentita questa frase…’contro i poteri forti’; ora la pronuncia Luky Luciano, ovvero Luciano Moggi. Contro questi poteri va bene l’inciucio; va bene la truffa e l’inganno? Un po’ erano le istituzioni, un po’ le lobby e poi tutto quello che ti frega. Sempre. I ‘poteri forti’ li abbiamo sentiti evocare dalla destra all’epoca del governo preelettorale riferendosi alla Fiat-Ferrari e Confindustria guidata, non più dal ‘masaniello’ D’Amato ma, da Montezemolo. Se poi ‘grattiamo’ ancora un poco scopriamo che ‘i furbetti del quartierino’, Stefano Ricucci, Giuseppe Statuto e Danilo Coppola avevano altri ‘poteri forti’…insomma da Bankitalia al Vaticano, passando dalla P2 all’alta finanza, tutto conduce ogni volta ai poteri forti.
Sentite cosa diceva Baget Bozzo, nel 2004, a proposito del governo Berlusconi ‘Il governo Berlusconi appare come la democrazia governante dopo la lunga decadenza democristiana della politica in un clericalismo senza spiritualità(…)Oggi il governo ha compiuto quello che aveva promesso: la rifondazione della democrazia italiana. Oggi in cui i poteri forti sono divenuti poteri illegittimi, la democrazia italiana è stata rifondata non sull'antifascismo e la Resistenza ma solo su il suo unico sostegno possibile: la libertà unica legittimità degna di un grande popolo come il nostro’. Evviva. Allora a chi si riferirà Moggi? Sarebbe bello saperlo.
Io semplice cittadino credo che l’unico potere forte riconosciuto, sia il rispetto della nostra Costituzione repubblicana. Tutto il resto è il potere dei furbetti, dei mezzi uomini, degli interessi particolari e non della comunità degli onesti. Moggi e tutta la compagnia del calcio sicuramente sono ed erano da un’altra parte: quella disonesta.

sabato, maggio 13, 2006

Mondo Calcio

Quando la catastrofe diventa una opportunità. Il calcio come paradigma della crisi del mondo: qui lo tsunami non è fisico ma morale; una deriva di malcostume, corruzione, interessi sordidi e ambizioni di potere per uomini piccoli, molto piccoli. Tutto insegna che operare nel male non può durare a lungo e la giustizia prima o poi riprende il suo cammino. Con la scoperta del marciume si può fare pulizia e ricominciare.
Era da molto tempo che il mondo del calcio dava segnali di malessere; se ne aveva sentore anche guardando gli uomini che lo gestivano: presidenti, dirigenti di squadre e vertici delle istituzioni sportive, tutti personaggi mossi da ambizioni sfrenate e alla ricerca di un potere pieno di intrallazzi per affarismi finanziari. La levatura intellettuale e morale di quegli uomini lasciava perplessi…altro che processi del lunedì, alla moviola e televisivi; bisognerebbe fare un maxiprocesso vero, tipo quello contro la cupola mafiosa di Provenzano e Riina.
Come ricominciare? Semplicemente riportando quel mondo a quello che è, sport. Sport pulito e onesto agonismo. Tutte le squadre andrebbero retrocesse, come hanno fatto con il Genoa, in serie C. Poi con nuove regole rifare i campionati ex novo. Via tutti quelli che sono coinvolti negli scandali; via tutti gli interessi finanziari e politici. Aggiungerei un tetto per gli stipendi ai giocatori, trasparenza dei bilanci societari e niente sanatorie per tasse e contratti in nero.
Se il calcio è piacere, spettacolo, divertimento sicuramente non ce lo devono dare Moggi e company. Divertitevi per ora con quei ragazzi che giocano per passione nei campi di periferia, e se qualche volta sbagliano un palleggio, un passaggio, un tiro in porta (come i superpagati divi di serie A) sappiate che questi hanno sogni ancora puri. Da lì si può ricominciare.

giovedì, maggio 11, 2006

Brutte e buone notizie

Sui giornali e nella politica continuano sempre le brutte notizie. Insomma, siamo sempre sotto la minaccia di delinquenti che ci vogliono distruggere, rubando la nostra ricchezza; vogliono sovvertire il nostro vivere civile. Tutto va male. Così le cattive notizie continuano imperturbabili ad avvolgerci. Ma riusciremo a vincere questi timori? Troveremo qualche buona notizia per continuare a vivere? Possibile che tutti siano nemici? Riusciremo a trovare un tempo migliore?
Eppure proprio nel momento della cattive notizie, possiamo trovare nelle nostre menti e nel nostro cuore, la risposta per superare le difficoltà; possiamo trasformarci in saggi e alla luce della pietà e dell’umiltà, potremo scacciare le paure insieme al tempo cattivo.
Abbiamo tutti sotto gli occhi la miseria e le difficoltà di vivere di molta parte del mondo; noi possiamo aiutare questa parte, cambiando il nostro modo di vivere: consumando meno, evitando gli sprechi, destinando ciò che spendiamo per le armi in agricoltura. Non ci sarà mai nessuna sicurezza del nostro vivere, senza la giustizia e la pace.
In fondo se sapessimo ascoltare quello che ci viene da dentro, il mondo migliorerebbe. Non abbiamo bisogno di eroi, di medicine; la nostra civiltà non si difende con la violenza o la forza militare. Dedicando semplicemente ogni giorno un pensiero a favore degli altri, con il proposito di fare una piccola buona azione durante la giornata, ecco che il mondo si trasforma. Quella piccola volontà da sola basterà a dissolvere le nostre paure e portarci la pace. Per fare questo dobbiamo costruire le condizioni spegnendo la radio, la Tv e sintonizzandoci con il nostro cuore. Se imparassimo ad ascoltarci vedremo che le risposte ai nostri problemi ci arriveranno senza che ci sia qualcuno dall’esterno a imporcele. Non abbiamo bisogno di chi predica miracoli o soluzioni armate; la fiducia in noi, esseri prodotti da Dio e capaci di trascendere dalle cose materiali, fa spostare le montagne e generare mondi nuovi.
Le buone notizie allora arriveranno a riempirci il cuore; arriveranno a ridestare il mondo.

lunedì, maggio 08, 2006

Il militante Alfredo Helman

E’ davvero interessante leggere la storia, la biografia di un ‘militante’ comunista argentino, Alfredo Helman, che dopo avere attraversato la storia delle rivoluzioni del secolo scorso, si ritrova in Toscana a Camaiore. Una lunga storia che va da Peron ed Evita a Mao; da Che Guevara a Berlinguer, per approdare oggi a Fassino…una involuzione? Lui dice di no, alla mia domanda fatta con ironia. Helamn dice di no: ‘Ho continuato a vivere fino in fondo i cambiamenti e gli ideali di giustizia e pace che si rinnovano. Ideali che sono rimasti gli stessi anche se il mondo si trasforma; scendono e salgono le situazioni ma poi sempre si riprende il cammino verso la giustizia…non si può pensare che gli uomini non aspirino a migliorare la loro vita’. E’ racchiuso in questa breve frase lo slancio ideale del militante Helman. Tutto questo è raccontato nel libro: ‘Il militante’, delle Edizioni Clandestine.
Alfredo Helman -autore di un altro libro,‘Il peronista’-, con questa autobiografia ci offre l’opportunità di conoscere un rivoluzionario vero. Abbiamo bisogno, nel mondo odierno, di avvicinare questi uomini cui si sembra essersi perso lo stampo. Gli uomini come Helman, nel testimoniarci le gesta avventurose di lotta per un mondo migliore diventano maestri di vita.

mercoledì, maggio 03, 2006

Ieri brindisi

Finalmente ieri mi sono concesso una bevuta con l’amico Salvatore, con sua moglie e la mia. Semplice, ieri finalmente Berlusconi si è dimesso e per noi è finita una lunga stagione. Questo meritava un brindisi: ieri abbiamo assistito ad una specie di rinascita, ad un capodanno politico. L’ormai ex presidente ha detto che lo rimpiangeremo. Lasciamo perdere i pianti: io sono uno dei tanti coglioni che cambiava canale tv ad ogni sua apparizione; ero uno dei tanti italiani stufo delle sue gag, discorsi fraintesi, detti e disdetti, vaniloqui, barzellette, promesse e affari suoi.
Ieri ho fatto un brindisi con un buon spumante italiano; ho brindato assaporando il momento presente. Poi so che arriverà ancora l’incazzatura per i nuovi arrivati: la banda dei buoni propositi e dei sinistri, nel senso di accidentati, percorsi. Bisognerà incalzarli e vigilare, poiché se sbagliano ancora, questi politici ci rimetteranno ancora in braccio a qualche nuovo guitto della politica…sarà uno che non solo si è trapiantato capelli e lisciato le rughe, ma con la mascella volitiva e un elmetto militare ci metterà tutti in riga a cantare un inno che abbiamo dimenticato: Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza/ della vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va…

giovedì, aprile 27, 2006

Ancora su l'Iraq

Avevo appena pubblicato ‘Lettera dall’Iraq’ che è arrivata la notizia di altri morti italiani. La morte in Iraq è una cosa ordinaria: tutti i giorni scoppiano bombe per attentati, la guerra è anche questo. Ogni giorno muoiono civili inermi, muoiono donne e bambini straziati da autobombe, kamikaze, razzi, pallottole vaganti, mine, la guerra continua. La guerra non è mai cessata e anche se le nostre truppe si chiamano ‘forza di pace’, sono in un paese che è in guerra, perché è stato invaso da stranieri…come lo siamo noi.
Cosa ci fanno allora i nostri soldati là? A cosa servono le nostre truppe armate e asserragliate in un bunker? Sempre sottoposte a continui pericoli d’attacco? Cosa fanno, gli eroi? Penso che non abbiamo bisogno né noi, né gli iracheni di eroi morti. Durante la campagna elettorale, nel faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi, l’allora capo del governo disse che solo il 7%, del finanziamento di milioni e milioni di euro, serviva alla popolazione irachena; tutto il resto serviva per pagare profumatamente i soldati in missione. E’ giusto allora continuare a stare là per pagare questi soldati, carabinieri volontari in armi, chiusi in un bunker?
Guardiamo in faccia la realtà: quella guerra il popolo italiano non l’ha voluta e non la vuole. Lasciamo solo gli americani e gli inglesi a continuare la distruzione e l’insensatezza di una guerra, che pensa di portare la democrazia con la forza. Una contraddizione di termini. Un ossimoro: democrazia e violenza, politica e guerra, giustizia e bombe non sono mai andate d’accordo. Gli americani e inglesi, si portino a casa il loro emulo Saddam, e lascino l’Iraq agli iracheni. Se mai l’Iraq esisterà ancora, dopo tutti i danni compiuti.

domenica, aprile 23, 2006

Lettera dall’Iraq

Non sono marziani questi soldati che camminano armati per le nostre strade; hanno una divisa ed un armamentario che li possono far sembrare di un altro mondo e forse lo sono…ma non sono marziani: no, questi sono degli umani fifoni, coraggiosi e anche cattivi, quanto lo possono essere tutti gli uomini in guerra. Sono soprattutto i nostri ‘liberatori’: così ci vogliono far credere. Insieme a loro sono arrivate molte cose: è arrivato l’occidente in massa, ma io non ho mai patito tanto; sto chiuso in casa tutto il giorno e aspetto. Sono giù di morale. La mia moschea è stata chiusa per paura di attentati; posso pregare in casa e la mia famiglia vive nel terrore.
Loro, gli americani, avevano come nemico numero uno Saddam Hussein e lo hanno sconfitto. Grazie; ma noi, dovrebbero saperlo, siamo solo della povera gente. L’iracheno è un uomo gentile; è religioso di diverse religioni, non è solo islamico è anche cristiano ed ebreo, ma è soprattutto arabo. Sì, l’iracheno si sente arabo. Poi l’occidente qui lo conoscevamo bene: Saddam Hussein piaceva agli americani e lo hanno sempre aiutato, contro gli iraniani, contro i comunisti, contro i curdi; lo rifornivano delle armi migliori in cambio di petrolio e controllo strategico di questa ampia zona del Medio oriente.
I prodotti americani prima dell’embargo giravano tranquillamente: coca cola, auto, benzina e computer erano cose americane. Ora le abbiamo di nuovo e di più. Non abbiamo però più lo Stato. Ho degli amici funzionari nell’amministrazione della mia città che sono stati mandati via perché appartenenti al partito Baath di Saddam, ma senza di loro non funziona niente. Gli americani con gli inglesi hanno portato con le loro aziende anche i loro tecnici, ma sempre più spesso si rivolgono a noi. Spesso non capiscono e i nostri tecnici si rivelano più bravi.
La politica imperialista americana e inglese non può funzionare: non possono fare i padroni in una casa che non è loro. Con la guerra abbiamo bisogno di tutto e tutti, ma non si può pensare di sfruttare il popolo iracheno come se fosse sottosviluppato; nei rapporti che si instaurano c’è bisogno di solidarietà, di vicinanza, di condivisione degli obiettivi, che garantiranno in futuro rapporti duraturi. Invece si comportano spesso in maniera da farsi odiare. Attualmente lavorano molto, a parte gli americani, le aziende cinesi, inglesi e russe. Gli italiani sono pochissimi. Almeno io non ne vedo.
Ora gli americani vorrebbero farci avere un sistema democratico e per questo occorrono diversi partiti, ed io mi auguro che si voti presto con tutti i partiti candidati e non solo quelli che piacciono a Bush.
Contro Saddam c’è stata la resistenza dei comunisti, degli sciiti, dei nazionalisti curdi, oggi si potrebbe dire, come si disse per Stalin con i comunisti: nessuno ha ucciso tanti islamici quanto Saddam. Però il terrorismo dei kamikaze non lo avevamo mai conosciuto: è triste vedere saltare in aria degli uomini per ucciderne altri. La guerra non finirà finché gireranno tra le nostre case i soldati americani e i loro carriarmati. Chissà però se si riuscirà ad avere ancora il nostro Iraq unito. Salam aleikum…preghiamo insieme.

giovedì, aprile 20, 2006

Per Tina Anselmi- Presidente della Repubblica

Fra pochi giorni inizierà il balletto di nomi per l’elezione del Capo dello Stato italiano, il Presidente della nostra Repubblica; alcuni nomi sono già stati fatti nell’arengo politico, come Giuliano Amato o Giorgio Napoletano…senz’altro nomi importanti poiché abbiamo bisogno di un nome di alto profilo morale e politico: un nome che richiami ancora i valori fondanti la nostra Repubblica. Io proporrei, anche nel sostenere che è giunto il momento di avere una donna, a ricoprire quel ruolo, Tina Anselmi.
Tina Anselmi, la partigiana “Gabriella”, rispondendo alle domande di un’immaginaria nipotina, racconta nel libro, “Zia cos’è la Resistenza?” , non solo la sua Resistenza tra Castelfranco Veneto, Bassano e il Monte Grappa, ma quella delle donne e degli uomini della sua generazione travolti dalla tragedia della guerra, il senso profondo di una scelta (ribellarsi in armi all’occupante nazista e al risorto fascismo di Salò) che avrebbe cambiato non solo la sua, ma anche la nostra vita. Così motiva la sua scelta di quei momenti difficili:
“La scoperta più importante fatta in quei mesi di lotta durante la guerra, è stata l’importanza della partecipazione. Per cambiare il mondo bisognava esserci. Questo è il motivo che mi ha fatto abbracciare l’impegno politico: la convinzione che esserci è una parte costitutiva della democrazia, senza partecipazione non c’è democrazia e il paese potrebbe andare nuovamente allo sbando”.
Oggi la paura di nuovi sbandamenti è forte. Forte deve essere il richiamo alla democrazia. Potente deve essere l’esempio, di una esistenza dedicata alla libertà.

martedì, aprile 18, 2006

Lettera di Dio agli abitanti della Terra

Miei cari uomini e donne, se guardo tutto quello che ho fatto sulla Terra, da come si è sviluppato- darwinianamente- cellula dopo cellula e gene dopo gene, devo dire che ho aspettato milioni e milioni di anni ed io, Dio, mi considero un tipo molto paziente. Sono stato anche molto tollerante nel seguire le vostre mode, le vostre civilizzazioni, guerre, schemi politici ecc. ma ora devo dire che ci sono alcune cose che iniziano a fare tic-tac, ovvero stanno per esplodere; in primo luogo le rivalità religiose.
Come dite io ho scritto un solo libro, ma ognuno poi vuole la sua personale Bibbia e dichiara tutte le altre false…finitela con queste complicazioni e sappiate che io voglio bene a tutti, come i genitori fanno con i figli. Io che sono il vostro padre e madre come posso dividervi e giocare a farvi odiare? Dovete saper che tutti i libri, compresa la Bibbia, sono stati scritti da uomini e donne che hanno fatto molti errori; d’accordo che sono stati ispirati da personaggi notevoli, ma non fidatevi di quelle parole scritte più di quanto vi suggerisce il vostro cuore.
Ognuno di voi vale più di ogni libro santo del mondo: la vostra vita è il mio spirito che vive, qui ed ora, come nel vostro alito. I libri, i santi profeti, i riti, sono sacri e potenti, ma hanno il significato di mettervi in contatto con me e non per creare discussioni o sminuire alcuni per rafforzare altri. Che assurdità attaccare le religioni per fare vincere un mio ‘interesse’; per favorire chi mi favorisce, credendo di tenermi in piedi: io non ho bisogno del vostro soccorso, sto bene in piedi da solo. L’unico mio desiderio è che siate buoni gli uni con gli altri. Le religioni non sono mezzi per acquistare dei ‘buoni’ verso di me, ma sono strumenti affinché prendiate coscienza di me. Io non ho bisogno di sapere come professate questa o quell’altra religione: io conosco già i vostri cuori e vi amo sapendo quello che è la cosa migliore per voi. Amore e rispetto sono le cose che, anche quando la vita è spaventosa o confusa, non devono lasciarvi poiché io sono sempre con voi.
Perché continuate a complicare il vostro mondo? Pensate pure a me nominandomi: Yahweh, Jehovah, Allah, Wakantonka, Brahma, Padre Supremo, Madre Natura, o persino il Grande Vuoto o il Nirvana; pensate pure a me come mi sono stati vicini Gesù, Maria, Buddha, Krishna, Mohammed…o altri, ma come potete trascurare, al di là dei nomi da scegliere, che io vi amo tutti ugualmente?
Non sto dicendovi di abbandonare le vostre religioni. Continuate la vostra religione insegnata dai vostri genitori. Come i genitori, la vostra religione deve avere un posto speciale nei vostri cuori. Io non mi occupo di unire le religioni. Ogni religione è unica per un motivo: ognuno vi può trovare il percorso migliore per sé.
Il pianeta Terra sta diventando sempre più piccolo; ogni cosa è collegata: con le informazioni e gli scambi di cose, anche le malattie e bisogni sono diventati reciproci. Provate a cambiare programmi.
Per concludere vi dico che in verità quel tic-tac non è vero, ma ho desiderato richiamare la vostra attenzione perché odio vedervi soffrire. Vi ho dato la libertà e la volontà, per cui ora io non posso usare che qualche trucchetto antiquato per persuadervi ad amarvi come amo voi. Poi, con il mio desiderio di vedervi felici, mi siederò nuovamente nel mistero. Io sono sempre con voi. Voi abbiate sempre fiducia in me. Il soltanto vostro Dio.

sabato, aprile 15, 2006

Cambio di stagione

Metabolizzare 5 anni di governo Berlusconi con tante arrabbiature, molti mal di pancia e sofferenze, richiederà tempo. Il lungo film dell’avventura berlusconiana al governo scorrerà ancora per un po’ nelle nostre menti. Per molti è stato un lungo incubo, che ha raggiunto l’apice nella campagna elettorale, dove non si poteva guardare da nessuna parte senza incocciare in quella faccia gaudente per ascoltarne gli insulti, rivolti agli avversari: a quelli come me, che non ne potevano più di vederlo.
Ci vorrà tempo, ma senz’altro si riuscirà a limitare le apparizioni o le sparate mediatiche del guitto politico…a tal proposito, una cosa a me piacerebbe: che i politici parlassero di meno. Bisognerebbe dire basta a tutte le dichiarazioni dei molti capi banda politici. Insomma, in questo gioco al ribasso della politica ha contribuito molto la stampa, nel riportare in prima pagina ogni scoreggia verbale dei vari protagonisti. Uno che sembra riprendere fiato, per mettersi in mostra, con supponenza è D’Alema…ma non potrebbe stare anche lui per un po’ zitto? Lui che è responsabile di tanti insuccessi nello scontro con Berlusconi? Abbiamo davvero bisogno in questo momento di conoscere il suo pensiero profondo? Poi si ascolteranno, ancora di certo, tutti i ‘saggi’ di una stagione politica che non finirà presto: Giovanardi, Gasparri, Calderoli, Castelli, La Russa…si aggiungeranno penso dopo Mastella, Di Pietro, Bonino, Capezzone…Aiuto! Risparmiateci i vostri ragli: quelli si sa non vanno in paradiso, semplicemente cadono sulle nostre teste a deprimerci e a non distoglierci, malamente con il tifo, dagli affanni quotidiani.
Questa cosa mi auguro cambi, ma i presupposti dovrebbero essere quelli di avere una informazione più puntuale, più seria, e meno legata ai personalismi, ai teatranti del gossip politico.
Ci piacerebbe per questo una politica meno soggetta alle bande, rappresentate dai partiti, ma più mirata a risolvere i problemi seri e veri del paese. Un cambiamento di stagione dove mettere via i tanti panni consunti e sporcati dal fango di parole, cadute come piogge acide.

giovedì, aprile 13, 2006

Mi do conforto

Certo che il patimento è stato forte e solo ora mi sto riprendendo. Poco alla volta sto uscendo dal clima estenuante della lunga campagna elettorale ma, soprattutto da uno spoglio elettorale da brivido, che ha portato al cambiamento del governo dell’Italia. Mi dicevo, negli anni scorsi, che il nostro Paese non meritava il governo che ha avuto negli ultimi 5 anni…ma mi sono dovuto ricredere: quel governo, con tutte le storture, le leggi ad personam e sopraffazioni, era l’immagine dell’Italia reale, di un’Italia che continua e vediamo ovunque. L’Italia che posteggia l’auto in doppia e terza fila incurante del prossimo, l’Italia che non legge e guarda solo la TV; l’Italia che pensa solo alle tasse e le evade, l’Italia delle raccomandazioni, dei furbi, dell’impunibilità, l’Italia spaccata in due, l’Italia dell’intolleranza e del razzismo, degli interessi corporativi e dei privilegi, l’Italia divisa tra il nord e il sud è vera e sempre presente. Questa Italia ha rischiato di nuovo di vincere.
Ora non si può sapere dove parerà una nuova stagione politica che auspico capace di unire gli interessi collettivi, di farci sentire una comunità per uscire da una guerra ideologica senza senso; di rilanciare il sentimento di essere italiani campioni di cultura e di civiltà. Sicuramente ci conforta non avere più alla guida del governo il massimo rappresentante dell’italietta: lo sfasciacarrozze dilapidatore dell’altrui ricchezze. Per questo, senza enfasi, si può affermare che forse sta iniziando la primavera. Una flora tarda sta sbocciando: ulivi, querce, margherite e rose, insieme a un sole che ride, stanno per far germogliare nuove gemme.

martedì, aprile 11, 2006

notte agitata

E’ stata una notte molto agitata. Mi sono rifugiato nella lettura di un libro perché non ce la facevo a reggere quel balletto di risultati che a distanza di molte ore, dalla chiusura dei seggi, non riuscivano ad essere chiari.
Il titolo del libro che sto leggendo poteva essere di buon auspicio: ‘La fine è il mio inizio’- intendevo la fine del politico che guida il centrodestra e l’inizio di qualcosa di diverso. Ma il libro di Terzani è profondo e insieme concreto. Le guerre si ripetono inesorabili e l’insegnamento sembra non esistere se non solo attraverso l’esperienza personale, privata, intima: la vera evoluzione si compie all’interno di se stessi –afferma Terzani- e diventa necessario anche imparare il distacco da molte cose. Ecco quello che mi manca, non riuscire a staccare, non farmi prendere da certi coinvolgimenti. Infatti, mi sono svegliato alle tre per andare in bagno e non ho resistito di accendere la radio: senato alla cdl e camera all’unione…la notte diventava ancora più lunga.
Ma cosa succede all’Italia? E’ mai possibile assistere ad una involuzione così? E’ proprio maggioranza il popolo dei teledipendenti e degli intolleranti? D’accordo che storicamente certi personaggi non si tolgono facilmente dalla scena: il dramma, la tragedia si ripete sempre; ma dobbiamo sempre toccare il fondo per renderci conto dei pericoli che corriamo? Non voglio essere supponente o ritenermi portatore di verità o ragioni; semplicemente si è visto chiaro come il leader del centrodestra sia insofferente alle regole e irrispettoso verso ogni istituzione, nonché degli avversari politici. Ancora una volta mettere paura e fare demagogia sulle tasse è stata la strada del consenso.
Ora si va incontro ad un periodo che immagino difficile. Ci vorrà tutta l’abilità di Prodi per farsi carico degli interessi nazionali ed economici dell’Italia. Il centro sinistra è chiamato ad una prova durissima. Forse mai niente succede per caso e anche questo è un modo per vedere quanta capacità e volontà c’è, di fare il bene dell’Italia e non delle singole bande. Nel frattempo meno male che siamo in Europa. Non saprei al momento se questo di oggi è davvero un ‘altro giorno’ certo è che non avremo più al governo l’ometto di Arcore e questo è il primo importante risultato…e dato che le belle notizie –come le cattive non vengono mai sole oggi abbiamo quella della cattura del capomafia Provengano, latitante da oltre 40 anni. Bel colpo!

lunedì, aprile 10, 2006

Attesa in compagnia

In attesa dei risultati elettorali ho fatto un giretto sui blog. Questi sono alcuni post trovati:

I coglioni sono tanti.. Milioni di milioni.. La stella di B..oni NN vuol dire libertà.
Insomma X-ate mi raccomando!

Un coglione ha messo le sue due X

Il mio voto vale doppio: sono riuscito a convincere mia madre a venire dalla parte dei coglioni: votava Fini, l'ho spinta verso la Rosa nel Pugno ed ha finito per votare Bertinotti!! Incrediiiibbbile!!
Dai che è quasi fatta!!!

Buon voto (già dato a quanto pare) ed in bocca al lupo ... domani è un altro giorno

Su la testa coglioni!
Ma ci pensate che abbiamo l’occasione di togliercelo dalle palle?

NON FACCIAMOCI ABOLIRE
L’ICI, I Coglioni Italiani, vi da appuntamento Lunedì 10 Aprile Ore 19 Largo di Torre Argentina, Roma
Seguirà pellegrinaggio Palazzo Grazioli/Piazza Santi Apostoli

Poi domani da brava cogliona pure io andrò a votare per Rifondazione.
Incrociamo le dita.
p.s pure le suore comboniane votano Rif.!

ho votato x i radicali. mi sento un po un coglioncello.
Dopo la disgrazia di aver avuto una testa di cazzo di Arcore, per cinque anni a ricoprire la carica di presidente del consiglio. Resistiamo, manca poco per la circoncisione ormai!

mercoledì, aprile 05, 2006

Ode al coglione

A chi ha citato il ‘coglione’ a Sinistra, mi permetto di ricordare che per funzionare la democrazia, e la copula, ha bisogno del testicolo anche di destra. Allora diamo il benvenuto al coglione di Destra. Ci mancherebbe, poi si possono aggiungere altre cose, altre parti, sempre di quelle zone; poiché quello che soprassiede, o meglio dire si erge, su quei coglioni è una testa di c…o.
Letta così la faccenda assume la sua congeniale conseguenza: il fine dicitore di tal ‘coglione’ ne ha visto solo uno, che pare sia quello naturalmente più grosso, dimenticando di toccarselo per scaramanzia…ma non l’ha trovato nè sotto, né davanti: lo aveva dietro in dolce compagnia all’altro, che sballonzolava su e giù in un ritmico ‘andante mosso con allegria’. Quel ‘coglione’ giocava divertito alla messa, in quel posto ambito, che di solito ama fare il potente e il ricco nei confronti di chi è prono.
Non si arrabbi allora il caro decantatore al terziario avanzato, potrebbe succedere che gli piaccia e una illuminazione gli sveli l’amore provato finora, solo da una parte.

venerdì, marzo 31, 2006

La finanza islamica ci può insegnare...

Un piccolo articolo su Affari e Finanza- il supplemento di La Repubblica del lunedì- di qualche settimana fa, mi ha fatto pensare: però, e se per le banche diventassimo tutti islamici? Se gli interessi venissero considerati usura? Che, malgrado la legge già lo sono, cosa succederebbe? Forse ci sarebbero meno furbetti del quartierino? Ci sarebbero meno ladri? Meno banche padrone di tutto? Senz’altro ci sarebbe un po’ più di moralità e rispetto per il cliente.
Con parole chiare la religione islamica, tramite il Corano, detta i principi di finanza: le fonti di ricchezza -halal- sono il lavoro- amal- e il rischio -mukhatara; il resto è haram, non buono, proibito come l’usura- riba. Così il rischio è l’unica cosa che è permessa come guadagno, e viene condivisa con l’istituzione bancaria. Inoltre si saprebbe che, la banca cui ci affidiamo, rispettando le norme etiche coraniche, non finanzierà allevamenti di carne suina, produzioni di alcool, attività illegali come la pornografia, il tabacco, i giochi d’azzardo e gli armamenti. Un bel programma. Mi dispiacerebbe, a dire il vero, per i salumi, i prosciutti e per il vino, ma per il resto è giusto che ci si arrangi con altre fonti, e non con i soldi di tutti. Alla fine la scelta etica pagherebbe, non è un caso che gli sportelli bancari islamici stanno crescendo.
Però penso che non sia il caso di diventare tutti islamici per ottenere il principio che tutti gli interessi, per bassi che siano, dovrebbero considerarsi usura. Si potrebbe fare normalmente…ma allora vietare l’usura sarebbe la fine del capitalismo? Del libero mercato? Del denaro come merce? Io credo di no; credo potrebbe essere un momento per ritrovare il senso morale dell’economia.
E se tutto il problema fosse proprio in quel non dare valore morale al denaro? Se tutto fosse dovuto all’artificiosa divisione, sostenuta da Adam Smith, tra la sfera privata e quella economica?
L’idea che il perseguimento del benessere individuale genera automaticamente il bene comune, la ‘ricchezza delle nazioni’, era un passaggio alla razionalità quale unica legge per governare il mondo. Ora, come vediamo, l’applicazione della razionalità in ogni campo è irragionevole. L’avvento dell’homo oeconomicus, con la sua ossessione che porta a ridurre tutto a grandezze quantificabili, ha ridotto la felicità al piacere della soddisfazione dei bisogni materiali: il bisogno al quanto si consuma, e tutto questo sulla base del Prodotto Interno Lordo e del denaro. L’applicazione dei principi del Corano, nell’economia bancaria, ci farebbe comprendere la necessità di riportare molte ‘scienze’ matematiche, sociali e umane in quell’alveo di filosofia morale e politica che rappresenta ancora la strada della Phrónesis: della saggezza.

domenica, marzo 26, 2006

Passaggi

Passaggi: così dovrebbe chiamarsi una pastorale occidentale; questa sarebbe certamente la storia di una egemonia culturale, che tende all’omologazione. In sostanza è un allineamento al canone statunitense, alla potenza degli USA. La colonizzazione è avvenuta poco alla volta: con la televisione, il cinema, le mode; un lento processo che ha plasmato due o tre generazioni e ci ha portati ad ingurgitare un hamburger verniciato alla cocciniglia e rendere precario ogni rapporto umano, partendo dal lavoro.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma guai ad opporsi, a contestare: diventi subito un comunista, un antioccidentale, un traditore della patria…proprio ora che siamo in guerra. Siamo in guerra con l’altra metà del mondo, con l’Islam, l’Iran, il terrorismo, le forze del Male. Certo abbiamo i cannoni più spaventosi, abbiamo le armi più avanzate, con mira spaziale e navigatori satellitari…ma per spaventare chi? Per convincere cosa? Per conquistare come?
Noi in guerra, con uomini rimbecilliti e donne ‘rifatte’. Uomini che sognano il sesso con le bellone stampate sui calendari, non riconoscendo che sono le loro vicine di casa. Donne che sognano di fare le veline, le vallette in Tv, aspirando di sposare un ‘calciatore’. Ma non siamo certo tutti così. Ma come siamo arrivati a questa discrepanza? Ma quali padri abbiamo? Il mondo è bello perché è vario: così si dice in un afflato di banalità; così si pensa guardando le città…ma chi siamo? Chi è quel punk, pieno di borchie nel giubbotto di pelle nera come di anelli conficcati nella carne, che guardiamo schifati? Anche lui ha lo stesso padre? Si, maledetti padri che siamo. E ancora altri passaggi ci toccano.
Passaggi e ancora passaggi, la storia è fatta di questo. Allora ancora passaggi, ci aspettano ma per andare dove?
Ma, se niente succede per caso, ci aspetta una nuova dimensione e soprattutto un ultimo passaggio verso il nostro intimo: quando assaporiamo nell’amicizia e nell’amore che la vita è bella; quando sentiamo questo, ci accorgiamo che siamo ‘fuori’ e dentro…dentro alle cose che non passano mai. Le cose più vere. Forse solo quest’ultimo è un vero passaggio.

giovedì, marzo 23, 2006

Ci salva l'impermanenza

Sono dell’idea che niente succeda mai veramente per caso, ed ogni cosa prova che ognuno dovrebbe procedere per diventare ciò che è: questo è il senso profondo della nostra vita. Per questo, nel corso della vita, dovremo fare i conti con molte cose; dovremo misurarci con meccanismi mentali e comportamentali che non ci appartengono, per realizzare quel miracolo di unicità e irripetibilità che ognuno rappresenta.
Ma poi, perché devo partecipare al tormentato percorso di crescita spirituale, per la loro realizzazione, di altre persone? Perché si inseriscono nei miei pensieri e con meccanismi proiettivi aizzano odi, rifiuti, paure e vendette? Potrei in una parola semplice, ‘sbattermene’; potrei ignorare questi individui…insomma, è chiaro che io vivo in una comunità, in un ‘condominio’ molto arruffato, ma è giusto che i ‘condomini’ mi rigettino addosso le loro idiosincrasie per sentirsi meglio? Loro?
Il passaggio di crescita sicuramente avviene all’interno di un percorso di trascendenza o di trasformazione. La trascendenza è un andare oltre, separarsi dall’universo materiale, mentre la trasformazione è invece cambiare forma, alterare la natura dell’universo materiale. Allora questi personaggi pubblici come interferiscono?
Bisognerebbe interrogarci sulla teoria che ci vede come un organismo collettivo. Tenuto conto che facciamo tutti parte di un Tutto, io piccola cellula vorrei mantenermi sano in questo organismo in disfacimento; vorrei che la trasformazione diventasse trascendenza: che si potesse attuare una metamorfosi che porti ad una umanità nuova. E’ possibile? Penso di sì: accettando l’impermanenza come principio base della nostra vita, sapendo che possiamo fluire e muoverci con le circostanze eternamente mutevoli della vita, significa che possiamo essere "nel mondo, ma non del mondo"; significa che siamo disponibili a "morire" al momento presente e lasciare che gli altri "muoiano" intorno a noi. Essere disposti a "morire" qui, vuol dire essere disposti ad affrontare il fatto che il tempo e gli altri cambiano, se ne vanno, crescono e non riusciranno mai del tutto a essere all’altezza delle nostre aspettative.
Ecco che anche ‘loro’, quelli che ci importunano, trovano una funzione: misurano la nostra quantità di accettazione di impermanenza. Dovremo essere poi in grado noi di ritrasmetterla a loro.

sabato, marzo 18, 2006

Di bene in peggio

Ho appena letto il libro di Paul Watzalawick, ‘Di bene in peggio- Istruzioni per un successo catastrofico’, e affinché il successo di chi vincerà le prossime elezioni politiche non lo sia, condivido l’assunto di Romano Prodi: ‘per fare ripartire l’Italia bisogna confrontarci, collaborare insieme, tutti’. Ecco, una partita a ‘somma diversa da zero’. Il libro ‘Di bene in peggio’, infatti, affronta uno dei meccanismi comportamentali più diffusi: il perseguimento del bene, come il contrario del male. La logica manichea, che porta ad un radicale dualismo - luce-tenebre, spirito-materia, dio-diavolo- è uno scontro che si dovrebbe risolvere con la vittoria del bene…ma le cose, per fortuna, non sono così semplici. Nel perseguire il bene sovente si commette del male: come con l’assunzione di medicinali in grande quantità, che invece di farci ottenere la salute, ci avvelenano. Oppure ricercando la pace e la libertà ad ogni costo, come bene e verità assolute, ci troviamo a negarle entrambe: riconoscendo la via della violenza e della costrizione.
Nel libro si affronta a questo proposito il Tertium non datur, il perché non viene data una terza soluzione: bisogna scegliere tra due opposti. Ai giocatori, come ai militari, viene insegnato, meglio dire imposto, anche a chi non vuol giocare, la regola del gioco a ‘somma zero’: la vittoria dell’uno corrisponde alla perdita dell’altro.
Una soluzione al conflitto però è già stata trovata con un originale, si ubbidisce ma non si esegue. Durante l’ultima guerra nelle Fiandre si sparava ma non si colpiva il nemico, che a sua volta sbagliava mira. Tutto con grande sollievo per entrambe le parti. Spontaneamente si sviluppò il principio: ‘Vivi e lascia vivere’. Noi italiani dovremo essere maestri in questo campo…eppure.
Come vediamo, ci sono delle concessioni e dei compromessi che recano vantaggi ad entrambi, e questo succede soprattutto in democrazia. Un altro esempio: a scuola veniva inculcata che a scadenza trentennale, la Francia e la Germania dovevano entrare in guerra fra loro; non è stato così e se oggi abbiamo l’Europa unita lo si deve alla loro volontà. Si era usciti da un gioco a ‘somma zero’.
Allora vogliamo vedere che l’autore, del libro succitato, con la sua ricerca ci può aiutare? A me sembra che Prodi sia sulla buona strada per evitare che il successo diventi catastrofico, a differenza di quello che potrebbe capitare con il suo avversario. Quest’ultimo gioca a ‘somma zero’ e ha già comunque perso.
Specialmente nel rapporto tra le persone esiste un tertium: ogni rapporto è qualcosa di più e di diverso dalla somma delle componenti che vi si mettono dentro. In caso di scontro la colpa dell’uno non ripaga mai l’altro che vince. Così i problemi non vengono risolti. Prodi a me sembra l’abbia capito.

giovedì, marzo 16, 2006

pensate qualunquistiche sempre in voga...a destra

‘Il più pulito ha la rogna’: così mi diceva un conoscente di destra riguardo ai politici. Lo diceva molti anni fa. Eravamo in piena Tangentopoli, la stagione degli scandali che non si è mai più chiusa. Ora questo amico è entrato in contraddizione e si è incattivito fuor modo: Berlusconi è un suo idolo e tutta la colpa è dei magistrati, cattivi giustizialisti. Intanto io gli dico che in carcere continuano ad esserci solo i ‘poveri cristi’, i disgraziati, quei delinquenti che non fanno i politici, o non hanno i mezzi e gli agganci necessari per diventarlo…di più, quelli che poi si fanno le leggi apposta per non andarci. A tale proposito gli ricordo quello che mi diceva lui: ‘una volta preso il cadreghino, sono tutti uguali’. Un classico del qualunquismo, che io mi sforzavo di evitare. Ora no, l’amico, non è più qualunquista, è diventato strenuo difensore dell’armata di centrodestra: i giudici hanno preso il posto dei politici: tutti da una parte contro gli ‘onesti’ politici. Ora lui è un ‘moderato’.
Mi chiedo cosa può avere ribaltato questi modi di pensare. Un po’ di risposte me le sono date: di solito le posizioni estremiste, come può esserlo anche il qualunquismo, portano a scelte uguali e contrapposte. Conosco molti ex fumatori che sono diventati delle jene contro chi fuma. Un altro classico: psicologia elementare del bimbo viziato, che scopre nuovi giochi per avere le carezze subito. Poi non parliamo dei saltimbanchi della politica: comunisti che più rossi non si può, abbracciati a Berlusconi, che fa accordi con i fascisti di sempre. Ex socialisti, braccati da leghisti inferociti, che ora vanno a braccetto con Bossi. La politica è bella perché è varia, ma per me è soprattutto schizofrenica e la colpa di chi sarà?
Ricordo anche che quando si parlava di mafia, si faceva il nome di Andreotti e di poliziotti corrotti; sui bus si poteva ascoltare questo: ‘i capimafia sono a Roma, guardate quell’Andreotti, è sempre nel governo con gli amici siciliani…” . Nel frattempo hanno fatto un processo ad Andreotti ed a un super poliziotto, Contrada, cosa è successo?
C’ è stato un imbarbarimento dello scontro politico che va a discapito degli interessi dell’Italia. Avremmo bisogno di bravi amministratori, di fare scelte condivise da tutti per aiutare chi non ce la fa e i più disagiati; bisognerebbe decidere le priorità da risolvere con urgenza, in modo da non creare divisioni nella società…ma niente. A una parte ci sono i comunisti cattivi seminatori di miseria e morte e dall’altra? Li vediamo: gli ‘squallor della politica’, i ‘funamboli del linguaggio’, i manager dello ‘spoiler sistem’, i nuovi estremisti che si chiamano ‘moderati’: le vittime mangiacomunisti, che devono ancora digerire i bambini di ieri.
Povera Italia.

sabato, marzo 11, 2006

Ridiamo un po'

Una selezione di annunci trovati sulle bacheche delle parrocchie, dove l'ingenuità e qualche carenza grammaticale producono risultati
strepitosi:

Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area
attrezzata per i bambini!

Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme.
Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate
di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.

Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì
sera alle 7. Per cortesia usate le porte sul retro.

Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l'"Amleto"
di Shakespeare nel salone della chiesa. La comunità è invitata a
prendere parte a questa tragedia.

Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon
modo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa.
Portate i vostri mariti.

Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque". Catechesi di
domani: "In cerca di Gesù".

Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con i
ringraziamenti di tutta la parrocchia.

Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della
nostra Parrocchia

Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la
partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre
cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!

Il costo per la partecipazione al convegno su "preghiera e digiuno" è
comprensivo dei pasti.

Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti
che volete far ricordare.

Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare. Il diacono
accenderà la sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà
uno a uno tutti i fedeli della prima fila.

Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà
Concerto.
Amen ...

mercoledì, marzo 08, 2006

8 Marzo 2006

La poesia sarebbe finita; insieme la letteratura avrebbe chiuso…in fondo la sua forza non sta certo nello stile, nelle esplosioni linguistiche, nelle contaminazioni dialettiche, chi scrive lo sa: tutta la storia sta dentro il racconto che nasce tra un uomo e una donna.
Allora io uomo, se guardo una donna creo e mi ricreo, nasco e rinasco. Ogni volta si rinnova un mistero, perché la donna cambia. L’uomo è fermo, la donna danza. Così oggi 8 marzo, non domandiamo ciò che più tortura la coppia: quanto mi ami? Hai amato qualcuno più di me? Mi ami di più o quanto ti amo io?...
Oggi 8 marzo ripensiamo la donna come un mistero, e noi uomini ricominciamo. Ricominciamo un complicato ballo, per imparare una lingua elementare che ci permetta di capirci e vivere insieme.
Poi diciamo alle donne: non abbiatevene a male se, per noi uomini, il mistero passa tra due cosce e una selva pubica…cercavamo Dio e abbiamo incontrato una donna.