martedì, luglio 17, 2007

Amori e amanti

L’argomento è amori e amanti. Risponde nella videochat del 5 giugno 2007, su Corsera online, Gianna Schelotto;
risponde a ‘farfallina’ e ad ‘io tra di voi’: due casi emblematici della figura di amanti e per ognuna la stessa risposta. Alla base c’è la mancanza di una interrogazione verso di sé, il rispetto di se stessi, l’autostima e l’amore. Masochismo e dipendenza psicologica, difficoltà di emancipazione ed espiazione…sono parole ‘chiave’; si comprende che molti amori si reggono su relazioni complementari, che coprono la difficoltà di dialogo con se stessi. L’autostima poi non si inventa, serve l’introspezione, imparare a porsi domande. Ascoltarsi.
Si prosegue con altre domande: Che differenza c’è tra moglie e amante? Cosa divide questi tipi di amore? Continuano le risposte: Amanti e mogli/mariti si assomigliano molto, così alla fine si ripetono gli stessi modelli. Le dinamiche continuano. Allora cos’è meglio? Sentirsi vivi come amanti o essere relegati in un angolo come mogli/mariti? Anche qui in fondo scopriamo che l’amante vorrebbe essere la moglie o il marito. Storie che si ripetono. Quello del menage a tre è un meccanismo che pare fermare il tempo. Storie simili, sempre uguali anche nelle diverse epoche. E’ possibile che da quelle formule, considerate amore, non si evolva?
Per la psicoterapeuta Gianna Schelotto, i meccanismi psicologici si chiamano: autoaccecamento, assunzione di ruoli di vittime o salvatori. Il bisogno d’amanti è spesso un scorciatoia per trovare una soluzione alla crisi del matrimonio: non si vuole affrontare la crisi. La trasmissione video, di circa mezz’ora, è istruttiva; si comprende che chi scrive sono soprattutto donne, e la parte di amante è sostenuta più da loro. Per i maschi è difficile abbandonare la famiglia, preferiscono trascinare una relazione in crisi e cercare amori esterni. Gli uomini in sostanza si barcamenano meglio, e si interrogano in sostanza sulle donne invece che su di sé.
La donna invece ricerca relazioni più chiare, anche se poi subisce ancora dipendenze umilianti. Chi chiede dei consigli solitamente cerca risposte assolutorie. Mi è piaciuta la risposta, di Gianna Schelotto, alla domanda di perché una donna cerchi sempre uomini sbagliati: ‘Gli uomini sbagliati non si cercano, si trovano’. Questo però è uguale anche per gli uomini in cerca di donne. Che dire: un forum su ‘corsera online’ istruttivo.

lunedì, luglio 16, 2007

Che fatica essere cattivi

E’ difficile e complicato per l’uomo fare il cattivo. Usare il male richiede uno sforzo davvero immane; continuare ad esercitare odio e malignità non lascia tempo per il sorriso. Usando invece la cortesia e la gentilezza, la vita potrebbe diventare semplice e gratificante.
In verità tutte le religioni insegnano il bene e la bontà; quindi a vedere i risultati, noi non ne abbiamo bisogno di nuove: si dovrebbe solo continuare ad insegnare il rispetto e la compassione per gli altri. Su questa base si possono stabilire relazioni con il prossimo che portano all’amicizia e all’aiuto reciproco.
Le relazioni basate sulla sincerità, sulla parità, sull’empatia e forme d’affetto, possono offrire un aiuto che neanche immaginiamo: servono a superare momenti difficili; momenti che anche noi abbiamo attraversato e che abbiamo forse dimenticato. Condividere una esperienza diventa importante.
Pensiamoci. Siamo tutti in un certo senso dei malati terminali, eppure non ci diciamo che potremo vivere bene. Non ci diciamo che ce la faremo a cambiare. Questo lo dobbiamo imparare. Per fare ciò non ci basta la saggezza del mondo: quella racchiusa nelle tradizioni, nelle religioni e negli uomini illuminati.
Noi abbiamo bisogno di trovare dentro di noi quello che abbiamo già. Dobbiamo inoltre ricordarci che non esistono domande stupide, ma solo le risposte sono stupide. Non esistono problemi ma soltanto indecisioni…sì, perché esistono le soluzioni. Insieme si potrebbe aggiungere che non esistono sbagli, ma solo esperienze.
Tutto semplice? Si, le grandi cose, come le grandi scoperte, contengono tutte l’essenza del problema che è sempre a portata di mano…di pensiero. Semplice.

giovedì, luglio 12, 2007

Il berlusconismo continua

Quando si afferma che il berlusconismo non è finito, si dice bene. Non è un caso che Berlusconi ha rischiato di vincere nuovamente. Nella società italiana, dove hanno successo i ‘tronisti’ e le ‘veline’, dove la cronaca giudiziaria si mischia al gossip, con Corona e Lele Mora, il berlusconismo continua. Continua anche senza Berlusconi. E’ chiaro che il ventennio, iniziato con il craxismo e proseguito con gli ‘yuppy’, l’edonismo e il rampatismo affaristico, non è finito.
Giusto 20 anni fa Craxi guidava un governo pentapartito, e per un accordo doveva lasciare la carica di Presidente del Consiglio a favore di De Mita. Ma Craxi non voleva mollare, allora la Democrazia Cristiana gli toglierà la fiducia per cui dopo le pantomime di molti incarichi a formare un nuovo governo, si va alle elezioni a giugno. I risultati indicheranno ancora una situazione paludosa, ma si stanno affacciando sulla scena due partiti di ‘protesta’: la Lega Veneta e quella Lombarda che riesce ad eleggere un senatore, Umberto Bossi. Ci sarà dopo il governo presieduto da uno sconosciuto Giovanni Goria, che sembrava uscito da un cappello a cilindro di prestigiatore.
Il governo in 227 giorni darà tre volte le dimissioni…mentre nelle piazze i pensionati protestavano contro la riforma delle pensioni che prevedeva tagli. (Sic!).
I socialisti continuavano a battibeccare con i democristiani e la politica dei partiti dimostrava tutta l’insipienza possibile. Si diceva che si aveva bisogno di ‘decisionismo’, nel frattempo iniziavano ad esplodere gli scandali delle tangenti: le Carceri d’oro e le Lenzuola d’oro. Intanto si faceva una legge sulle TV, chiamata Mammì, che istituzionalizzava le tre reti televisive di Berlusconi. Dopo poco cadrà il Muro di Berlino, simbolo della guerra fredda e della divisione in due blocchi del mondo. Tutto cambierà. La politica sembrava impazzita e un degrado vistoso la attraversava. Lo scandalo di Tangentopoli ne evidenzierà tutti i mali.
Ed eccoci qua con nuovi partiti e nuovi scandali; per l’Italia continua il degrado della politica, anche con la ‘discesa in campo’, di cosiddetti nuovi protagonisti, che sembrava prendessero in mano direttamente quello che delegavano ai rappresentanti dei vecchi partiti. Cosa ci aspettiamo ora? Semplicemente una riforma della politica con una legge elettorale che aiuti a formare maggioranze chiare, eliminando tutti i partitini che con i loro veti condizionano l’azione di governo. Soprattutto bisognerebbe dare alla politica e ai politici il senso di una funzione di servizio, che garantisca, come in tutti i paesi democratici, un ricambio continuo degli uomini che la svolgono. Può darsi allora che senza vecchi berlusconi, cambino anche i coglioni…

venerdì, luglio 06, 2007

La nuova Fiat '500'

La mia prima macchina fu una Fiat ‘500’. Dopo passai in un crescendo di cilindrata, che segnalava anche l'elevazione di capacità a far fronte maggiori debiti, alla 850 e alla 128 - che era una 1100. Cresceva con la cilindrata anche la società, le autostrade, l'inquinamento, lo smog e la ricchezza. Crescevo anch'io. Quasi una vita, si potrebbe raccontare con le auto; d'altronde la mia generazione, quella del dopoguerra, è la generazione che ha dato concretezza al sogno di Henri Ford di dotare tutta l'umanità di un motore a scoppio, e con questo dargli una nuova dimensione di libertà e autonomia.
La ‘500’ ha rappresentato un vero simbolo generazionale: chi non ha guidato la ‘500’? Chi non ha imparato a fare la doppietta? Chi non ha fatto l'amore in ‘500’? Già l'amore in ‘500’...La verità è che tutto il Kamasutra fu sperimentato nella ‘500’.
Ora riappare a distanza di tantissimi anni una nuova Fiat ‘500’; avrebbe potuto essere un’auto davvero innovativa, ecologica, con una tecnologia che superasse il motore a scoppio: le auto odierne avranno tutte poca vita. Il petrolio, con l’ingresso nella scena mondiale di India e Cina, che inseguono i canoni di vita occidentali, si esaurirà presto o comunque non sarà più a prezzi sostenibili per l’economia.
A proposito se la Cina entrerà sul nostro mercato, con modelli simili a questa nuova ‘500’ Fiat, ecco che la modesta scommessa della ‘nostra’ sarà già persa: un nuovo motore ecologico sarebbe stata la vera sfida.
Una nuova ‘500’, che ci aiutasse a muoverci ad aria compressa, ad idrogeno o ad esempio con l’elettricità e altre fonti energetiche alternative, rappresenterebbe davvero una svolta; sarebbe stata ancora, quello che rappresentò per me 40 anni fa, il numero di una nuova era. Peccato che non sia così.

giovedì, luglio 05, 2007

Commedia italiana

La storia segnerà i 2 anni trascorsi come i più incredibili per le istituzioni italiane. Nel 2005 e 2006 è successo di tutto: Il governatore di Bankitalia, Fazio indagato; lo scandalo del calcio con la combriccola di Moggi; Vittorio Emanuele in carcere per prostituzione e affari, al margine di ricatti e vallette ‘incoronate’ –si fa per dire- da Fabrizio Corona con vari personaggi di contorno; l’ex ministro della Sanità, Storace, accusato di aver fatto spiare illegalmente suoi avversari politici; i furbetti della finanza: Giampiero Fiorani, Giovanni Consorte, Stefano Riccucci, Francesco Gaetano Caltagirone e Danilo Coppola indagati per reati vari…ma soprattutto, e non dulcis in fundo: il duo Pollari-Pompa. Sì, Nicolò Pollari e Pio Pompa: il capo degli agenti segreti e la sua ombra. Da aggiungere poi anche il giornalista Renato Farina, vicedirettore di “Libero”, agente Betulla per il Sismi, che spiava colleghi, magistrati, poliziotti e finanzieri, per ambizione e danaro.
Nicolò Pollari lo troviamo comunque vicino o perfino dentro tutte le vicende che hanno sconquassato l’Italia; anche al centro delle più controverse storie di terrorismo internazionale di matrice fondamentalista: dal sequestro abusivo dell’Imam Abu Omar, della moschea milanese di via Quaranta, alla discussa conduzione delle trattative per liberare gli italiani sequestrati dai terroristi in Iraq e in Afganistan.
Ma cos’è tutto questo? Un’escalation parossistica che non può essere casuale. Di fatto l’Italia è stata delegittimata su più fronti agli occhi degli osservatori internazionali. A pensarci bene tutto risponde ad un canovaccio della commedia dell'arte. Come si poteva chiamare l’ombra del capo dei servizi segreti se non Pio Pompa? E gli altri agenti segreti inquisiti? Mario Scaramella, Maurizio Broccoletti e Michele Finocchi? E per la serie nomen omen, chi potevano fare capo della polizia se non uno che si chiama Manganelli? Gli italiani sono decisamente dei burloni.
Certo che la cosa però è seria. La classe politica tutta, con Berlusconi in testa, rappresenta bene questa commedia italiana: sono gli attori e registi di un teatrino i cui spettatori stanno fuggendo. Le ‘stronzate’ a questo punto non sono termini giovanili usati da settantenni compulsivi; ma fatti di costume che perpetuano dei Pulcinella.

lunedì, luglio 02, 2007

Lhasa de Sela

Era da un po’ che mi frullava in testa una canzone. L’avevo ascoltata tempo fa perché incuriosito dalla sua citazione nel libro di Claudia Priano, ‘Cose che capitano’. Come la canzone anche l’autrice Lhasa de Sela mi era sconosciuta e così ora ho avuto l’occasione di ascoltare tutto un disco: La llorona.
Il filo narrativo del disco deriva da una leggenda azteca, secondo la quale la Llorona, figura fra mito e tradizione popolare, vaga sconsolata per il Messico, destinata a perpetuare il suo dolore in eterno, cantando le sue drammatiche gesta di madre assassina ed iraconda.
Questo cd, del 1998, è un misto di generi etnici e blues; ma quello che spicca è l’interpretazione: a tratti ricorda l’icona messicana Chavela Vargas, di questa forse non ne ha la voce potente e pastosa, però passa l’emozione forte, corposa e sensuale. La llorona è uno dei rari casi di dischi ispirati che vanno oltre il tempo della loro pubblicazione. Se vi capita di ascoltarlo capirete.
Lhasa de Sela è una cantante canadese che vive a Montreal, ma la sua specificità l’ha trovata nelle origini del padre messicano: le sue canzoni in spagnolo esprimono meglio la sua dolcezza e forza comunicativa. Ascoltate ad esempio El desierto Alcuni link per ascoltarla li segnalo subito: De cara a la pared:
Con toda palabra:
Floricanto;
La frontera.
Nel 2003 ha pubblicato in suo nuovo lavoro “The Living Road”, ricco di influenze musicali, arrangiato con rara raffinatezza e interpretato in maniera magistrale in lingua spagnola, francese e inglese.
Ascoltate ad esempio in francese, La Confession ed in inglese, Anywhere on this road…e se non vi piace subito perseverate. Vedrete.

venerdì, giugno 22, 2007

Consigli per i militanti di sinistra

Carlo Alberto Libânio Christo, più noto come Frei Betto, frate domenicano e scrittore, nel 2002 scrisse 10 consigli per i militanti di sinistra. Mentre la sinistra è sempre sull’orlo di scissioni, di ‘distinguo’, che spesso si richiamano di più a posizioni partitiche e ideologiche che ideali, occorrerebbe ribadire i consigli di Frei Betto.
Uno dei principi ispiratori e discriminanti per l’appartenenza a sinistra, scrisse Frei Betto, era la scelta di stare con gli ultimi: con i poveri, gli sfruttati della Terra, gli oppressi che non hanno voce… perché ‘non si può essere di sinistra se non ci si sporca, non si va là dove il popolo vive, lotta, soffre, è contento e celebra le sue convinzioni e vittorie’. In sostanza chi è di sinistra dovrebbe continuare ad indignarsi per l’ingiustizia, la disuguaglianza sociale e attenersi a principi morali. Inoltre chi è di sinistra non si dovrebbe sentire umiliato se non è al potere, né essere orgoglioso se vi è. Per questo non si deve confondere con la funzione che si svolge e continuare a studiare, leggere, conoscere la storia e…pregare. Sì, Frei Betto consigliava la preghiera.
La preghiera, per Frei Betto, è permettere che Dio sovverta la nostra esistenza, insegnandoci ad amare così come amava Gesù, in un modo che crea libertà.
La preghiera aiuta a comprendere di come si parli da militanti e si viva come borghesi, ben sistemati o nella comoda posizioni di giudici di chi lotta.
La preghiera come la fede è lo strumento per dare speranza. Quella speranza che è il volo permanente di un passero; segue davanti e in cima ai nostri occhi, fluttua nel cielo azzurro, non gli si oppone nessuna barriera . E’ così in tutto quello che si nutre di speranza: l’amore, l’educazione di un figlio, il sogno di un mondo migliore.
Ancora, Frei Betto, metteva in guardia per distinguere il militante dal ‘militonto’. ‘Militonto’ è colui che vuole stare dappertutto, partecipare ad ogni evento e movimento, ed essere presente su tutti i fronti; il suo linguaggio è pieno di luoghi comuni e gli effetti della sua azione sono superficiali. Bisogna dire che questa categoria è sempre numerosa.
E’ anche vero che per veri militanti, Frei Betto, indicava Gesù, Gandhi, Che Guevara…ossia chi si mette a servizio degli altri, disposto a dare la propria vita, perché altri abbiano vita. Certo che per me non dovremmo avere bisogno di questi ultimi militanti, e Dio ce ne scampi da averne bisogno; come di ‘ducetti’, capipopolo o simili.
Questi erano in sintesi i consigli di Frei Betto per chi si professava di sinistra. Oggi queste prerogative non solo continuano ad essere attuali, ma dovrebbero essere estese.

venerdì, giugno 15, 2007

Le cose dell'amore

‘Le cose dell’amore’ è il titolo di un libro di Umberto Galimberti uscito nel 2004. Nell’introduzione l’autore scrive: ‘Non c'è parola più equivoca di ‘amore’ e più intrecciata a tutte quelle altre parole che, per la logica, sono la sua negazione. Nasce dall'idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell'amarezza della disillusione’.
Nel suo libro ‘Le cose dell’amore’ Umberto Galimberti dice che l’amore misura il senso della vita, e nell’attuale società è rimasto solo lo spazio dell’amore per cercare di essere se stesso al di là dei ruoli e quindi la propria autenticità e individuazione. In un mondo frammentato e anonimo l’amore ci fa attori del nostro destino. Nell’età della tecnica, Umberto Galimberti afferma così che ci è rimasta la relazione amorosa per ritrovare la nostra identità e realizzazione…dimentica il filosofo scrittore che l’amore rimane un modo di relazione simile ad una ‘coazione a ripetere’.
Egli aggiunge anche che: ‘Amore è piuttosto l'espropriazione della soggettività, è l'essere trascinato del soggetto oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perché solo l'altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di se stessa’. Questo è un punto cruciale del vissuto odierno.
Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi? Se dalle stelle riceviamo un destino che ci rende inconfondibili, singoli, ovvero ‘soli’; ecco che iniziamo a ruotare ognuno attorno ad un ‘tu’. Così accade l’amore, senza che ci possa essere comprensione: come un miracolo inesplorabile, ognuno è assoluto per l’altro…poi succederà che quel qualcuno non c’è mai stato. Neppure quando lo si è abbracciato forte. L’altro che ci concede di avvinghiarci a lui non per possederlo, ma per permetterci di perderci nella nostra follia e di riprenderci, con l’esperienza di una morte rappresentata dall’orgasmo, alla rinascita. Così l’altro ci aiuta a risalire dalle profondità di noi stessi. Dopo ogni atto d’amore, non siamo più.
Così scopriremo che è del vuoto che ci si innamora, non del pieno, perché l’amore è trascendenza e non simbiotico rapporto a due. Nessuno ama l’altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell’altro.
Conclude Umberto Galimberti: "Ogni storia d'amore mette a nudo la natura della nostra anima, che si affida al linguaggio per esprimere il malanimo, l'invidia, la gelosia, i baci avvelenati dall'odio, la tenerezza simulata al punto da sembrar vera, la consapevolezza di conoscere i reciproci segreti: tutti anelli di quella pesante catena che attorciglia la nostra anima nelle trame che solo il linguaggio sa tessere. Forse, dietro alla vita a due non v'è nulla, e questo nulla che si cela suscita quella curiosità infinita che fa di ognuno di noi un instancabile cercatore di amore, quasi sempre immemore che ogni evento d'amore è sempre decretato dal cielo."

domenica, giugno 10, 2007

Un venerdì a Sestri Ponente

Berlusconi non conosce la storia, oppure è stato consigliato male: così andare a Sestri Ponente è equivalso ad una provocazione. Non sa l’uomo più ricco d’Italia, colui che dell’esercizio del potere e dell’immagine che lo rappresenta ne divenuto un’icona nevrotica, cosa sia Sestri Ponente.
I ‘coglioni’ di Sestri, coloro che hanno la sinistra nel dna, hanno una memoria storica, quindi è bastato davvero poco per ricordare, tra le tante castronerie dette dall’ex Presidente del Consiglio, quella della condanna alla ‘pretesa della sinistra di rendere uguale il figlio del professionista al figlio dell’operaio’.
Qui a Sestri Ponente i figli degli operai si sono, in tantissimi, laureati: sono diventati professori, medici, ricercatori, scienziati; ma qui già i padri operai erano intellettuali, e ad ascoltarli in silenzio per imparare venivano da Roma, Scoccimarro, Chiaramonte, Cossutta prima, Longo, Berlinguer e altri poi. Quegli operai di Sestri Ponente, che lavoravano sodo e bene, parlavano di politica, di doveri, di diritti e libertà, quindi di cultura, quando Berlusconi non sapeva neppure di essere al mondo.
Ora vederselo arrivare sottocasa, come una maschera della commedia dell’arte populista e arruffona, da fastidio. Lui rappresenta la lotta di classe rovesciata, come quando prometteva di levare l’ICI non mettendo le mani nelle tasche degli italiani, ma in quelle dei comuni sì: per cui poi ognuno si doveva arrangiare come poteva; tanto i ricchi ed i loro figli se la sfangano sempre. Non sa l’uomo, padrone di quasi tutto, che Sestri già nel 1994 aveva affisso, all’ingresso della delegazione, il cartello: ‘Sestri città deberlusconizzata’? Come quel ‘No pasaran’ degli anni ’60, contro i fascisti riemergenti, e così negli anni ’80 contro le BR. Sestri Ponente contro il berlusconismo, derivazione del ‘craxismo’, lo è naturalmente: per storia, tradizione, cultura perché le mani se l’è sempre sporcate con il grasso degli ingranaggi, la polvere di ferro e la ruggine pur rimanendo nel cuore inossidabile. Può darsi che Berlusconi, dal giorno di venerdì 8 giugno 2007, sappia qualcosa in più.

domenica, giugno 03, 2007

Gli ideali

Ah, gli ideali, bisogna continuare ad averli. Malgrado tutto. Malgrado questa classe politica incapace, che è divenuta una casta a sé. Guardateli perdono o vincono e sono sempre lì: Berlusconi, Fini, D’Alema, Andreotti, ecc. sempre loro da troppo tempo a blaterare mentre l’Italia continua a produrre scandali, ingiustizie, affari sporchi, mafie, privilegi, interessi nascosti ecc. Ma gli ideali bisogna continuare a coltivarli. Guai a perderli.
Un amico, ‘grande vecchio saggio’, me lo diceva: i giovani devono prendere in mano la politica. I giovani devono coltivare ideali. Possono essere anche ideali diversi, opposti, ma solo con quelli ti puoi misurare, puoi dialogare e continuare a sperare. Diversamente niente. Con un giovane senza ideali non puoi confrontarti…quelli possono andare a fare il Grande Fratello, partecipare al concorso di velina o tronista e finisce lì. Questa è la realtà.
Naturalmente considerando gli ideali come i pensieri, e i relativi valori, utili a costruire una società sempre più umana e giusta; in sostanza il cambiare sempre quello che c’è, quello che si trova.
I giovani devono costruire il loro futuro di convivenza e poi devono imparare a contestare, avere lo spirito critico ed insieme propositivo. Diversamente restano schiavi di un conformismo o di una rassegnazione figlia dei vecchi. Purtroppo i vecchi mascherati da giovani continuano a governare e imporre modelli di vita. Sì, ci sono le tendenze giovanili, le mode di strada, i look alternativi e le richieste di spazi, ma tutto viene convogliato in una strategia di mercato, che guarda un po’ è sempre in mano ai soliti vecchi.

C’è stato un momento, con le marce della pace, le contestazioni alla politica di Bush e alle politiche economiche selvagge, che abbiamo visto i giovani uniti e presenti che facevano sperare in un loro ingresso nella società politica; ci sono stati i Papaboys di Giovanni Paolo II° che sembrava producessero novità ideali e capaci di trasformare il pantano odierno, invece…family day, parate militari, vecchi rituali partitici e conformistici hanno ripreso il sopravvento.

Ma bisogna continuare a spingere i giovani a ricercare i loro ideali di società e di futuro. Io vecchio ho bisogno dei loro ideali, sono stanco di raccogliere i miei stracci.
Pubblicato oggi 5 giugno su Il Secolo XIX

venerdì, giugno 01, 2007

Preti e pedofilia

Ha ragione don Fortunato Di Noto, dell’associazione Meter, visto da Santoro ad Anno Zero giovedì sera in TV, la pedofilia non è questione di categorie: farmacisti, panettieri, avvocati, operai…preti ecc., il problema della pedofilia è gravissimo e va affrontato in generale senza fermarci alle polemiche contro la Chiesa. Giusto. Nei fatti poi si viene a saper che proprio l’istituzione ecclesiale ha opposto forti riserve al perseguimento di quei preti scoperti pedofili.
Io vorrei dire che quelli prima che preti sono pedofili, e forse preti lo sono diventati perché nei seminari e in una certa cultura, loro trovano un terreno fertile. Aggiungo che in una denuncia pubblicata nel 2002 dal teologo tedesco, Eugen Drewermann , si dichiara: “I preti pedofili sono per lo più il frutto di una educazione e di una condizione di vita repressiva e autoritaria che ha impedito lo sviluppo equilibrato della loro personalità e li mantiene in condizione di nevrosi di vario tipo. Il fenomeno della pedofilia del clero nelle sacrestie, nei seminari, negli istituti, nelle scuole è vasto, molto più vasto di quanto emerga. Il matrimonio dei preti potrebbe attenuare il fenomeno della pedofilia ecclesiastica…ma non risolverebbe fino a fondo il problema dogmatico e simbolico relativo al discredito del corpo e della sessualità...”.
Ecco la sessuofobia e la nevrosi del senso di colpa, trasmessi dalla Chiesa cattolica, possono diventare a volte le facce contrastanti a risolvere un problema e sporcare il messaggio di Cristo: ‘Lasciate che i pargoli vengano a me…’.
Quindi è sempre bene tenere alta la guardia e continuare a denunciare i preti pedofili anche attraverso la televisione. I veri credenti non perderanno per questo la loro fede, anzi la Chiesa assumerà più autorevolezza morale e spirituale.
Un ulteriore messaggio è che gli uomini non si dividono in credenti buoni e atei cattivi. Vediamo tutti che esistono persone che credono in Dio e fanno ciò che gli pare; mandano il mondo in rovina e non fanno la volontà di Dio.
Sembra che tutti i mali del mondo attuale siano da attribuire alla mancanza della fede. Poi ancora secondo quale fede si pratica: dividendosi ancora tra ebrei, musulmani e cattolici cristiani. Viene da pensare che in realtà, magari inconsapevolmente, il Papa identificando Dio solo con la Chiesa cattolica (che spesso non fa la volontà di Dio), lanci il monito: state attenti, che se vi allontanate da noi, il mondo va in rovina; se state con noi avrete pace e serenità. E’ il preciso atteggiamento dei musulmani e degli ebrei. Ancora categorie. Ancora esercizio di un potere, come si è visto, molto caro ai pedofili.

martedì, maggio 29, 2007

Colonna sonora

Per il post precedente avevo scritto all'amica CLO che andava letto con la colonna sonora di Wind Beneath My Wings cantata da Bette Midler...dove trovarla? Allora eccola


Nottata politica

E’ passato un anno e un’altra notte agitata ha accompagnato i risultati elettorali. Non c’è da essere allegri. Almeno per me.
I risultati arrivavano con una lentezza esasperante. C’erano gli intentional-poll, o gli exit-poll, le proiezioni statistiche che poi non fanno altro che creare ansia e dibattiti mediatici utili a passare il tempo…non la nottata: quella sembra non passare mai. L’incubo Berlusconi continua. Continua quel sentimento di antipolitica e ideologia che formano la schizofrenia del voto attuale. Un dato è certo: ha vinto l’astensionismo e un sentimento di rifiuto della politica così come è diventata. Da una parte, numerosissima, ci sono quelli che ‘tanto sono tutti uguali’ e dall’altra quelli che evocano, ancora dopo 50 anni, lo spettro comunista- quelli che rendono tutti poveri-, insieme a quelli del ‘facciamogliela pagare’ e ‘basta tasse’, che per il cittadino medio è sempre un buon argomento se non il migliore.
Poi a pensarci bene non è Berlusconi il fenomeno: egli raccoglie il frutto di un disagio verso riti e formule partitiche non più corrispondenti ai bisogni odierni. Berlusconi però non è assolutamente il nuovo. Sotto certi aspetti è il vecchio più vecchio che ci possa essere. A dispetto del suo giovanilismo compulsivo, egli è il rappresentante di una politica fortemente ideologica a supporto di interessi personali e classisti: se oggi l’Italia è più povera lo si deve a lui e dietro le formule populiste e demagogiche di ‘basta tasse’, vuole azzerare quello stato sociale che è l’unica cosa che ci tiene legati all’Europa, non facendoci sprofondare nella miseria più nera. Certo che i partiti, gli strumenti per esercitare la democrazia e garantire la partecipazione alle scelte di governo, devono cambiare; devono cessare di essere confraternite, veicoli di interessi personali e dispensatori di poltrone per il solo fatto di gestione del potere.
Verso la mattina una luce aiuta a sperare, ma il cielo è ancora grigio.

mercoledì, maggio 23, 2007

Rosaria Schifani: 15 anni dopo

Sul Corriere della sera di ieri 22 maggio, è stata una forte emozione leggere le parole di Rosaria Schifani. Quindici anni dopo le parole pronunciate durante la messa funebre per il funerale alle vittime dell’attentato che ha ucciso Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta di cui faceva parte suo marito Vito; ancora Rosaria interviene a parlare di Palermo e della mafia che sente dentro i muri delle case. Una Palermo dove Rosaria dice: ‘Qui prevale il doppio. La costa sembra bella ed è brutta per le costruzioni che la assediano. Le case sembrano brutte, ma dentro sono belle. Per nascondere, per confondere, per scansare invidie. Prevale il contrasto. Guardo e mi rattristo. Qui non cambia niente’. Come lo Stato che ha trovato al suo interno degli investigatori traditori, ma poi si è fermato. Rosaria Schifani è tornata dopo 15 anni nella sua Palermo con il figlio Manù di 15 anni. Lei vive in Toscana e il figlio è cresciuto con lei lì, lontano da Palermo. Ora lo ha portato come in pellegrinaggio in quei luoghi della sua infanzia. Lei è l’esempio di una forte coscienza contro la mafia. Il figlio capirà…
Sono passati 15 anni da quel 1992, che vide la mafia colpire lo Stato come mai era successo: uccise i due magistrati che più di tutti l’avevano combattuta. Due magistrati siciliani anch’essi a dimostrazione di quel doppio che accompagna questa Sicilia.
Oggi 23 maggio sono stati programmate molte manifestazioni. Sono contento che queste hanno per protagonisti i giovani, giovani come Manù.. Sono loro la speranza per cambiare. Stasera 23 maggio ci sarà anche la musica a ricordare quel giorno dell’assassinio di Falcone, la moglie e la scorta: Mille note contro la mafia; tantissime iniziative per ricordare e riprendere la battaglia contro una mafia mai finita.

giovedì, maggio 17, 2007

Con quelle facce un po' così...

Con quelle facce un po’ così e quell’espressioni un po’ cosà, che hanno loro per chiederci il voto…a vedere i manifesti elettorali mi viene in mente una canzone di Paolo Conte. Da ormai parecchio tempo il faccismo ha preso il posto dei proclami elettorali. In occasione del voto si affacciano sulle strade e marciapiedi migliaia di faccioni; sono quelli dei politici che chiedono il voto: lo fanno mettendoci la faccia e sperando di salvarla…noi speriamo di non rimetterci qualcosa d’altro.
Oggi le campagne elettorali, nella nostra breve e caotica democrazia, sono diventate post-moderne; dopo le ruspanti degli anni ’50, cui è possibile chiamarle anche pre-moderne, e quelle degli anni ’80 definibili moderne.
Ma per cosa si fanno le elezioni? Per vincere? Per recuperare? Per affermare le candidature? Per informare e mobilitare? Per imporre un tipo di società? Un po’ tutto questo, e un po’ niente. Oggi si favorisce un processo di individualizzazione della proposta politica che porta a presentare facce, cui segmentare programmi, strategie e obiettivi. Poi ci sarà sempre la macchina partito a veicolare i ruoli. Intanto vale la faccia. Sembra.
Così il faccismo è diventato una malattia e guarirla ormai sarà difficile.
Tutti hanno diritto ai 5 minuti di celebrità e con il manifesto, o magari l’apparizione televisiva, si prova a diventare famosi…ma di che? In fondo la faccia è quella che riconosciamo subito e inquadrando la questione in un contesto di analisi transazionale psicologica possiamo dire che le carezze per la conferma d’esistenza arrivano. Sì, per molti mostrare la faccia sui manifesti è l’occasione per farsi riconoscere al di là del condominio. Per qualcuno forse anche solo in quello. Le facce che vediamo sui tabelloni elettorali sono le più diverse. Abbiamo quelle dei già visti e quelle sconosciute. Tutti però tentano un approccio preciso; c’è il piacione, l’ispirato, il deciso, il gaudente…c’è anche chi appare come stesse guardando la Madonna del Traffico. I più però sono inseribili nella categoria: ‘Chi l’ha visto?’. Allora coraggio.
Un amico candidato mi ha scritto dicendomi che questa malattia, che porta a scrivere prima ai parenti e agli amici, poi ai conoscenti, ai colleghi di lavoro, ai vicini di casa, ai semplici passanti e, nella sua forma più grave, porta il candidato ad affiggere la propria effige sotto forma di "santino" sui tergilunotti
delle auto parcheggiate nel vicinato, per poi scaturire in megaposter - a seconda delle possibilità economiche- cesserà il giorno 28 maggio 2007. Forse. Poi ci sarà il dibattito, la comparsata televisiva, l’interpellanza consiliare…e molte facce rimarranno, questa volta alla faccia nostra.

martedì, maggio 15, 2007

Elezioni siciliane

Più che una vittoria in Sicilia per la Destra c’è stata una riconferma…ma poi mica di tanto. I titoli dei quotidiani che sbandierano una netta vittoria del centrodestra in Sicilia andrebbero rivisti. Sì, il centrodestra continua a governare Palermo e i maggiori centri dell’isola, ma a conti fatti i risultati ci dicono che Forza Italia ha perso voti: ad Agrigento F.I. passa dal 24% dei voti al 17% e si va al ballottaggio, mentre la volta scorsa la CdL aveva eletto il sindaco al primo turno; a Trapani la CdL, pur vincendo di larga misura per F.I. c’è una flessione di voti. A Palermo Cammarata viene riconfermato, ma F.I. passa dal 24% al 19%. Se poi prendiamo i comuni più piccoli vediamo che a Caltagirone si conferma il centrosinistra, come a Recalmuto e Gela, con i sindaci che passano entrambi al primo turno; dove a Gela i DS balzano dal 14% a oltre il 18%. Poi il centrosinistra si prende il comune di Cefalù…
Dove c’è stata una conferma del sindaco uscente per il centrodestra non si è mai raggiunto i valori delle ultime elezioni: un calo su tutta la linea…a allora? Dov’è questa grande vittoria che proclama il cacciaballe Berlusconi?
Si tornerà alle urne ad Aragona e Favara, in provincia di Agrigento, a Mussomeli e Niscemi, in provincia di Caltanissetta, a Paternò e Sant'Agata Li Battiati, in provincia di Catania, a Barrafranca e Nicosia, in provincia di Enna, a Lipari, in provincia di Messina, a Belmonte Mezzagno, a Corleone, Terrasini e Villabate, in provincia di Palermo, a Pozzallo, in provincia di Ragusa, ad Avola, in provincia di Siracusa, ad Alcamo, Castelvetrano, Erice, in provincia di Trapani ed in molti casi le giunte di centrodestra confermate la volta scorsa al primo turno, ora sono a rischio.
Ancora una volta si fanno i proclami sull’onda di proiezioni mai vere. Ancora i politici le sparano grosse per pura propaganda: il clima elettorale sembra non finisca mai.

venerdì, maggio 11, 2007

Cani e gatti al family day

Non si è mai parlato tanto di famiglia da quando sono entrati in scena i DICO, ovvero la norma di legge che vuole estendere i diritti alle coppie di fatto. Il fatto è che nessuno vuole mettere in discussione la famiglia, ci mancherebbe. Nessuno vuole impedire a chiunque di sposarsi, a che pro? Nessuno attacca la famiglia come istituzione o come base naturale della costituzione della società umana, non è così dappertutto? Il concetto di famiglia va al di là delle credenze religiose, statuali o filosofiche, allora? Perché tanta paura e richiami? Sembra che i cattolici siano atterriti da una regolamentazione che estende una parte dei diritti anche a chi non ha stipulato nessun contratto religioso o civile…forse per loro anche solo religioso.
Ricordo che tempo fa qualcuno aveva proposto di iscrivere nello stato di famiglia anagrafico, anche gli animali domestici che convivono nel nucleo famigliare. Cani e gatti iscritti, a tutti gli effetti, come componenti famigliari: che cosa bella. Chi ha un animale in casa sa quanto questi siano parte vera della famiglia. Attorno a questi animali spesso ruotano sentimenti e loro stessi ne sono, in certi casi, un veicolo di senso dell’unione. Parole grosse? Forse, ma dove circola affetto, sentimento di unità, di fedeltà, di aiuto reciproco, là è una famiglia. Si potrebbe prefigurare famiglia anche l’unione di un uomo ed un cane…troppo? Intanto si nega l’essere famiglia ad un uomo ed una donna che convivono. Tanti discorsi, dibattiti per nascondere un altro senso dell’amore. La famiglia, il suo concetto, riceve attacchi da altre situazioni, che sono di carattere economico e sociale. Non certo morale o legati all’estensione dei diritti legali.
A proposito se ci saranno alla marcia del ‘family day’ cani e gatti, fateci un pensierino: anche loro sono per la famiglia…la grande famiglia cui conta solo volersi bene.
Pubblicato sulla rubrica ITALIANS e sul quotidiano Il SecoloXIX

sabato, maggio 05, 2007

Come va?

Come va? Come stai? Domande rituali che si usa rivolgere quando ci si incontra. Proviamo però rivolgercele a noi stessi. Prendiamoci un momento per pensarci: come sto? Come mi sento? Domande non banali. Spesso non lo sappiamo. Stiamo correndo o stiamo facendo qualcosa che ci fa dimenticare persino come stiamo e chi siamo. Corriamo sempre, e correre diventa il nostro modo di vivere. Persi in mille preoccupazioni, rimpianti, paure, sogni a occhi aperti, ci dimentichiamo di guardare e apprezzare le cose che ci circondano, le persone che amiamo, finché non è troppo tardi.
La vita che molti stanno vivendo non è la loro vera vita. Spesso la vita che si vive appartiene al passato, a quando eravamo giovani…oppure è rimandata ad un futuro che attende più denaro, una casa più grande, un lavoro migliore, una laurea, una fidanzata, un figlio e nel frattempo si vive un’eterna parentesi. Tutte condizioni che ci negano la felicità.
Anche quando abbiamo del tempo libero, non sappiamo come entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro e fuori di noi. Così accendiamo il televisore, prendiamo in mano il telefono, sfogliamo una rivista, apriamo Internet, qualsiasi cosa pur di sfuggire a noi stessi. Combattiamo tutto il tempo, anche durante il sonno. Dentro di noi c'è la guerra, ed è facile che questo faccia scoppiare una guerra con gli altri.
Cambiare questo stato di cose è possibile, se lo vogliamo. La prima cosa che dobbiamo imparare è l'arte di fermarsi: fermare i pensieri, le abitudini, le emozioni forti che ci condizionano. La paura, la disperazione, la rabbia e il desiderio possono essere fermati imparando uno stile di vita più lento, più consapevole. La consapevolezza ci mette in grado di riconoscere la forza dell'abitudine ogni volta che si manifesta. ‘Ciao, come stai? Come ti senti?’
Entriamo in contatto con noi e ci accorgeremo che sappiamo quello che va bene per noi; sappiamo quali ritmi seguire e anche quali sono le abitudini che ci condizionano. Quella forza dell’abitudine, se solo le sorridiamo, perderà molta della sua carica e riconoscendola le impediremo di dominarci e di farci soffrire.
Se inseriremo nelle nostre giornate dei momenti per rimanere in contatto con noi e il momento presente, con la vita che si svolge in quello stesso istante, potremo essere felici e apprezzare le tante meraviglie che ci circondano: un neonato, un fiore, una nuvola, una stradina sassosa, il sole che sorge nel cielo…

domenica, aprile 29, 2007

Il nuovo Partito Democtatico

La nascita del nuovo Partito Democratico, ovvero la formazione politica che dà gambe al progetto dell’Ulivo, sarà a mio parere un momento essenziale per trasformare la politica italiana, attualmente sclerotizzata in uno scontro di posizioni ideologiche fuori dalla realtà.
Penso che il nuovo partito scombussolerà tutto il vecchio modo di concepire la politica in Italia dal dopoguerra; lo stesso che ha generato storture profonde con clientelismi, nepotismi, partitismi, ecc. allontanando ampi strati della popolazione in particolare i giovani dal partecipare alla politica.
Fare il passo che si sta compiendo con il Partito Democratico è un atto di coraggio, e dimostra quanta capacità esiste nel mettere in gioco le proprie convinzioni, le proprie certezze, i propri schemi mentali, per affrontare un futuro incombente che moltiplica in modo esponenziale i processi di trasformazione della società italiana.
In Italia, come in tutta Europa, si sta assistendo ad una trasformazione epocale, dovuta in gran parte all’immigrazione inarrestabile, che sta cambiando relazioni, comportamenti e cultura.
Governare tutto ciò con gli schemi ideologici del secolo scorso dove la ‘sinistra’ è la classe operaia, subalterna e insieme progressista, mentre la ‘destra’ è la classe padronale, reazionaria e conservatrice, non aiuta certo ad affrontare le nuove realtà. Non aiuta a crescere e a diventare adulti. Non è un caso che anche i nuovi cittadini sono distanti dalla politica, intesa come partitica: come raggruppamenti soggetti a conseguire posizioni di potere con personalismi e affari. Tutto l’opposto di quanto si chiederebbe in elaborazioni ideali per la soluzione di problemi di convivenza reali. Ecco allora che l’avventura della creazione di un nuovo soggetto politico aiuterà soprattutto la sinistra: potrà essere l’occasione per unirsi; poiché il grande dramma della sinistra è sempre stato quello di dividersi. Ora speriamo si possa unire per dare agli italiani -e non alla cosiddetta sinistra in sé- un partito che, pur continuando a chiamarsi ancora comunista, non sia l’emanazione di spartizione di sottili posizioni ideologiche legate ai diversi leader.
Per risolvere i problemi abbiamo bisogno anche di un sano pragmatismo; lasciamo a Berlusconi e alla destra agitare spettri e fantasmi ideologici. Noi abbiamo bisogno di laici interventi di governo, rispettosi dei diritti di tutti. Il Partito Democratico lancia questa scommessa.

sabato, aprile 21, 2007

Ho sognato un 25 aprile

Ho sognato un 25 aprile italiano come il 14 luglio francese. Una festa di tutti per la ritrovata libertà. Sarebbe bello trovare qualcosa di comune a tutti per festeggiare, baciarsi in strada, ridere e ballare. Sarebbe troppo bello ricordare che si ricomincia ogni volta con quella data. Eppure in quella data qualcosa di grande è successo: abbiamo ritrovato una nuova Italia.
Ho sognato un 25 aprile in cui ritrovarci insieme a bere e chiacchierare dei figli e del mondo in pace. Un giorno di festa d’aprile, un giorno di risveglio a contraddire il dolce dormire; un giorno d’aprile di uova e di palme, di sole e di bandiere tricolori a sventolare, per scacciare un mondo girato in bianco e nero.
Ho sognato un 25 aprile come il 17 marzo per l’Irlanda; il 3 ottobre per la Germania, il 26 ottobre per l’Austria o il 1° agosto per la Svizzera. Una festa di popolo da passare in allegria.
Abbiamo bisogno di un riferimento da tenere vivo; abbiamo bisogno di un momento per non litigare…io l’ho sognato, l’ho pensato, l’ho vissuto in un 25 aprile di un qualsiasi anno. Ora lo vorrei per sempre.
Questo è il mio sogno per il 25 aprile: festa di pace e libertà.
Pubblicato da Severgnini nella rubrica: Italians del Corsera Online

mercoledì, aprile 18, 2007

Il giorno 20 aprile a Mondovì

Manifestazione del 20 aprile 2007 al teatro Baretti di Mondovì
dal titolo ‘Parole di Pace’. Serata di poesia e musica

Nel ricordo della Resistenza le parole che portano pace.
"Per non dimenticare...la libertà"

Una serie di eventi per celebrare la Resistenza e non dimenticare i tragici anni della Seconda Guerra Mondiale.

Per non dimenticare tutte le guerre; quelle sociali e interiori, quelle del passato e quelle future: quelle dell’acqua, del petrolio, del lavoro…
Per non dimenticare quelle odierne, quelle che ogni giorno i media ci raccontano: quelle dei disastri ambientali, quelle dovute alle morti sul lavoro, quelle sulla mancanza di sicurezza e di stabilità...quelle che minacciano e minano l'equilibrio personale e famigliare.
In questo quadro ad esorcizzarlo ci vengono in aiuto le parole:
parole di pace
Svolgimento Serata:
L'attore Michele Rados leggerà una poesia di Brecht
seguirà la presentazione di un partigiano (come da locandina)
A questo punto ci sarà un mio intervento come giornalista e scrittore per introdurre la serata…
Questa è la traccia:
Stasera ascolteremo parole di pace che creano armonia, parole di pace che ricordano, parole di pace che tessono magicamente una rete invisibile di aiuto e comprensione tra gli esseri umani, al di là del concetto di nazione e religione. Parole che creano una alchimia interiore e sociale che crea armonia e quindi forza e solidarietà.
Stasera ascolteremo molte voci di poeti. Poeti di diverse culture e paesi. Ascoltando i poeti invitati e letti, comprenderemo come quello raccontato sia universale, appartenga a tutti. E’ il linguaggio della poesia ma anche dell’anima. E’ la letteratura che parla della nostra condizione sempre alla ricerca di quel bene prezioso che è l’amore, insieme alla pace e la libertà.
Le parole dei poeti sono parole che trasmettono emozioni; interpretano sentimenti vari e ad ognuno richiamano stati dell’anima che riconoscono propri. Per questo si dice che ascoltando la poesia si diventa poeti noi stessi.
La poesia, quando è vera poesia, non va discussa, commentata o criticata, la poesia va solo ascoltata e poi per incanto fa parlare con il cuore chiunque.
Insieme alle parole ci saranno dei suoni, sono armonie nate dalle poesie e tramutate in musica e parleranno ancora, in modo ancora più diretto, alla nostra anima.
Io aggiungo qualche parola. Parole che riprendo dalle ‘Lettere dei condannati a morte della Resistenza’. Parole semplici e seppur scritte in momenti tragici, sono parole piene di calma, di pace, di speranza e amore. Parole per quello tanto più forti e pregnanti.
Lettura del 25 aprile che sogno…
Seguirà poi un intervento di Livio Berardo (presidente dell’ Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea)
Poi un brano di Piero Ponzo (jazzista)
Piero Ponzo suonerà sax e clarinetto- le parole che si sposano con la musica diventano unguento per l'anima.
Poi i poeti:
Bruno Rolleri (cileno) e Angelo Guarnieri (italiano) con poesie più vicine
alla lotta che all'armonia. Gli orientali più armoniosi e nostalgici.: Muin Masri (turca), Meeten Nasr (ebreo palestinese) e Younis Tawfik (Iracheno)
Letture di Semsa Gezgin, traduttrice di Orhan Pamuk (Nobel per la letteratura)
Chami Kimura, (Giappone) con cui leggerà insieme a Michele Rados anche degli haiku (componimenti poetici giapponesi molto brevi – caratterizzate da versi di 5, 7,5 sillabe- richiedono una grande sintesi di immagine e pensiero).

domenica, aprile 15, 2007

Gli stranieri portano fortuna

‘Gli stranieri portano fortuna’ è il titolo di un libro scritto da Marco Aime, con il cantastorie Lawa Tokou. Il libro è la trascrizione di racconti orali tramandati da generazione in generazione, con appunti di viaggio nel Benin settentrionale. Questo libro ci aiuta ad esplorare l’Africa: l’Africa saggia, l’Africa della nostra origine; l’Africa attuale, moderna e insieme tradizionale, l’Africa che sarà ancora, anche il nostro futuro. Sì, perché l’Africa ha ancora molto da insegnarci e, conservando la memoria del nostro passato, può permettersi di indicarci anche il futuro; anzi, se noi avremo un futuro lo avremo imparando dall’Africa. L’Africa è la nostra saggezza.
Ebbene, così io aggiungo che non solo gli stranieri portano fortuna, ma portano anche virtù. Sì, gli stranieri arrivano carichi di voglia di fare, di speranza, conservano ancora quello che noi abbiamo sepolto con la presunta ricchezza fatta di sprechi e di consumi. Con gli stranieri arriva un carico di fiducia verso il futuro, arriva una ventata di autenticità.
E poi gli stranieri ci svelano quanti molti conflitti, definiti culturali, nascondano altri interessi. Lo scontro di civiltà è un artificio. Nessun popolo vive separato dagli altri. Molti stereotipi culturali sono solo dei politici e di certi intellettuali che non si accorgono quanto il mondo sia mischiato confuso e sempre in movimento. Gli stranieri portandoci il loro mondo ci aiutano a comprendere anche il nostro.
E poi noi, forti di una identità che deriva da una cultura millenaria, come riceviamo possiamo insegnare molto ai nuovi arrivati. Certo che per insegnare dobbiamo essere un modello credibile, sicuro, e forse oggi noi non lo siamo. Ai nuovi italiani dovremmo trasmettere una educazione cristiana e laica insieme, insegnare doveri e diritti accompagnati a valori di libertà e uguaglianza.
E poi chi parte, si mette in viaggio, è anche un coraggioso. Arriva da noi con la fortuna, e io dico anche con la virtù.

giovedì, aprile 12, 2007

Ridere alla vita per la vita

Un video che fa bene
Nei momenti tristi passate di qua!

venerdì, aprile 06, 2007

Cartelli Strani

Elenco di cartelli strani trovati in giro:
IN UN RISTORANTE
I clienti che ritengono i camerieri sgarbati dovrebbero vedere il direttore.
IN UNA CHIESA
"Questo è un luogo di preghiera. Siete pregati di pregare".
NEL GIARDINO DI UN ALBERGO
"Vietato far fare i bisogni ai cani presso questa palma. Vale anche per i clienti del nostro hotel".
IN UN AMBULATORIO
"Il dottore è temporaneamente assente. Per casi urgenti rivolgersi al bar"
"Se rompete anche queste sedie potete sedervi per terra"
IN UN OSPEDALE
"Gli appuntamenti si prendono solo con l'infermiera"
DAL MECCANICO
"Si riparano bici anche se rotte".
Per ogni taglio di capelli vi faremo una lavata di capo gratis (Insegna in un negozio) Vendo tutto per esaurimento (Insegna in un negozio)
Eliminazione totale bambini a sole 29.000 (Insegna in un negozio)
QUI CHIAVI A VISTA (Insegna in un negozio)
SUL PORTONE DI UNA CHIESA
"Attenzione! Pericolo caduta angeli!"
IN UNA MACELLERIA
"La mucca è sana, il pazzo sono io".
SI AVVERTE IL PUBBLICO CHE I GIORNI FISSATI PER LE MORTI SONO IL MARTEDI' E IL GIOVEDI' (Ufficio anagrafe a Reggio Calabria)
'STA MACELLERIA RIMANE APERTA LA DOMENICA SOLO PER I POLLI.
QUI CHIAVI IN 5 MINUTI (Insegna in un negozio)
GARAGE: LASCIARE SPAZIO PER MANOVRA PERCHE' SONO STUFO E AMMACCO (Cartello stradale)

sabato, marzo 31, 2007

Dico maledetti. Perchè?

Ma cosa avranno di così tanto pericoloso i Dico? Ovvero la formula che estende diritti alle coppie che convivono? Eppure per dare battaglia a questa norma, che non dovrebbe creare scandalo, si è arrivati a parlare di un possibile passo successivo verso la legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti. Da dove sbuca questo terrorismo morale? Ma cos’è questo accanimento della Chiesa? Cosa vuol conservare o difendere? E’ davvero da considerare un ‘male assoluto’ prendersi socialmente ‘cura’ delle unioni di fatto?
Mi piacerebbe che la Chiesa cattolica usasse lo stesso ardore e impegno per difendere la pace e condannare la guerra, gridare contro i costruttori di armi, contro le famiglie mafiose, gli spechi derivati dai consumi lussuosi, ossia lottasse contro la miseria dei molti, che dalla stessa Chiesa è stata considerata frutto della ricchezza dei pochi. Invece…ma forse non c’è niente da controbattere ai cardinali, arcivescovi e preti vari: hanno i loro personali problemi e il loro sguardo sulla società in fondo deve interessare più gli ascoltatori di RadioMaria che i politici. Così mi auguro.
A noi cittadini che crediamo nel bene - pur non seguendo pedissequamente la CEI- non resta che stare molto attenti, nel mantenerci laici, e saper destinare l’8 per mille verso lidi più consoni all’amore e alla tolleranza. Una protesta piccola, ma efficace.

giovedì, marzo 29, 2007

Avere dubbi

In 60 anni di Repubblica politica c’è da dire che di cose ne abbiamo viste. Abbiamo visto di tutto e il suo contrario. Come se niente fosse stato abbiamo assistito a capriole, giravolte, inversioni a U, salti mortali: come al circo; solo che quello cui abbiamo assistito non era sotto un tendone, ma nell’agorà politico.
Non è che cambiare opinione non sia auspicabile, spesso dimostra intelligenza, elasticità mentale, è segno di apertura all’altro e indica che non si è ottusi. Poi tutto andrebbe scritto in un percorso di crescita, di maturazione…insomma si è fatto esperienza e poi dopo una riflessione si cambia opinione, si provano altre idee. Può essere bello ed auspicabile. Sennonché invece ad ogni giro di giostra si cambia il posto per continuare solamente a scroccare la corsa.
Poi ci sono i ‘duri e puri’ che cascasse il mondo non si muovono: sono pronti a farci ammazzare tutti con loro. Esempi di coerenza? Di ideali incrollabili? No, esempi classici della ricerca dell’infelicità- come spiegato da ‘Istruzioni per rendersi infelici’, il libro di Paul Watzlawick.
Il potere esercita su moltissimi personaggi politici un fascino che, nella loro ricerca di identità, fa scontare i loro destini personali alla collettività. In un gioco oscuro di rimandi ambientali, certi meccanismi psicologici diventano collettivi o almeno condivisi. Come forse è naturale avviene che un certo destino venga subito anche da chi non ne vorrebbe far parte. Gioco crudele della democrazia? Non saprei, certo è che quel Tutto che ci comprende non può lasciarci indifferenti.
Allora infine solo una raccomandazione: stiamo attenti ad avere fede. Diversamente forse non avremmo bisogno di politici, ma solo di preti…
Tutto dovrebbe partire dal dubbio e non dalla fede. La conoscenza, cui dovremmo fare esperienza giorno per giorno, è una cosa diversa dalla fede religiosa. La verità del nostro essere, che poi diventa la verità dell’intero universo, è basata sul dubbio. Oggi poi possiamo aggiungere anche la laicità.

lunedì, marzo 26, 2007

Passeggiata virtuale con Cesare Viel

Nell’ambito dell‘arte contemporanea nei Palazzi dei Rolli, l’artista Cesare Viel ha prodotto una performance-installazione riempiendo di striscioni tutta la via San Lorenzo, con delle domande per il corpo. La trovata è interessante. E’ bello usare una manifestazione artistica per porre degli interrogativi che ci possono aiutare a comprendere meglio la realtà. Ho trovato interessante la successione di domande e impressioni sul corpo, che meritano una riflessione.
Il primo striscione in alto chiede…’hai provato a sentire l’incandescente perimetro del corpo?’; sembra che si inizi con la febbre, ma il retro dello stesso continua: ‘vorrei includere sempre lo spazio anche dell’ombra’, è la nostra mente che dilata tutto, ed è ancora quella che scalda i confini. ‘l’agente di un corpo è un enigma e resta un mistero?’; questo è il secondo striscione e già si entra nello sconosciuto, in quella stessa ombra accennata prima. Ma, ‘ho paura quando il corpo mi attraversa e io attraverso il corpo’. E’ vero di quanto si teme l’intimità.
Il terzo triscione: ‘avverti il peso del corpo che cade?’; è solo un momento, dopo: ‘forse non trovo che cenere e domande’. Consequenziale.
Il quarto striscione abbisogna di un’ermeneutica difficile, spiazzante: ‘riesce il corpo a sentirmi quando l’ascolto?’, purtroppo abbiamo una condanna a parlare sempre; con la bocca, con i pensieri, con i gesti, i movimenti e per di più…’non sono sempre là dove il corpo mi conduce’. Vero e incredibile: il corpo ci sentirebbe se facessimo silenzio. Purtroppo mai.
Arrivati al quinto leggiamo: ‘chi offendiamo quando si offende il corpo?’. Possiamo rispondere sicuri: noi. Il retro recita: ‘posso dire che ho visto corpi muti e sigillati, senza fiato’. Era lo stesso corpo? L’ultimo striscione della passeggiata a testa in su mi dice: ‘posso dire ciò che il corpo mi racconta?’, certo che lo possiamo dire e la malattia è senz’altro il suo grido; infatti si conclude con ‘dimentico ciò che il corpo riesce a chiedermi’.
Beh, io ci ho provato a percorrere la via ed un senso. Provateci anche voi con la stessa passeggiata.

giovedì, marzo 22, 2007

Aspettative

A vedere il wi-fi, la potenzialità di trasmissione di dati senza fili, solo sfruttando l’aria, mi viene in mente l’idea di Nicola Tesla sviluppata nel 1899: generare e trasmettere energia elettrica tramite l’etere. E’ nel frattempo trascorso più di un secolo da quell’idea geniale di Nicola Tesla ed è ancora da attuare, ma non è detto che non ci si riesca. Con la fisica moderna siamo a conoscenza come gli spazi all’interno degli atomi siano un campo energetico: c’è una forza gravitazionale come quella che esercita la massa del pianeta Terra. Questo campo energetico gravitazionale chiamato Tachionico, è stato definito da Einstein: Etere. Nell’etere abbiamo quindi un’immensa quantità di energia che non percepiamo, ma riusciamo ad osservarla tramite processi indotti da altri campi elettro magnetici: quelli che procuriamo noi. In sostanza certi processi elettrodinamici non avrebbero luogo se non esistesse nell’’aria’ una energia che attiva quei fenomeni.
Ci pensate? Avere l’energia a portata d’aria: una rivoluzione che avrebbe degli sviluppi incredibili. Tutto girerebbe innalzando al cielo una piccola antenna: luce, pc, auto, radio, tv, lavatrici, macchine funzionerebbero come per magia…incredibile. Eppure quella magia, come detto prima, esiste già: le onde elettromagnetiche che fanno vedere immagini, sentire suoni, viaggiare dati, voci, numeri, sono già realtà e utilizzata sempre di più. Ora non rimane che trovare il modo di sfruttare quella forza che c’è all’interno degli atomi; trasformare questa forza in elettricità.
Tesla, in verità, riuscì nel 1899 tramite la stazione di Colorado Spring ed un generatore di nuova concezione a trasmettere la quantità di corrente necessaria ad accendere 200 lampadine poste a 40 Km di distanza. Il magnate John Pierpoint Morgan si interessò agli esperimenti di Tesla e finanziò il suo progetto: "Il Sistema Mondiale"! Peccato che dopo poco tempo per ragioni sconosciute, Morgan ritirò i finanziamenti e gli appunti del fantastico generatore sparirono misteriosamente dopo la morte dello scienziato.
Ora a breve avremo, con la tecnologia Wi-Max, la possibilità di accedere ad Internet via etere, ossia senza fili, in varie parti del territorio. Non sarà per caso un fatto che farà da preludio a un nuovo rivoluzionario modo per trasmettere, insieme a dati multimediali, anche energia?

giovedì, marzo 08, 2007

L’economia può cambiare

Ci siamo abituati da anni a considerare ogni cosa sotto l’aspetto economico; ogni cosa deve avere un valore monetario e riconducibile ad una questione di ricavi e perdite. Forse è questa visione che ha reso la società difficile e di conseguenza impoverito oltre che il mondo anche i rapporti umani.
Con questo intendimento economico a perderci sono soprattutto le fasce cosiddette deboli della società; ecco allora tutte le tensioni che l’attraversano. Esempio è giusto che tutto sia rapportato ad un indicatore di crescita chiamato PIL (Prodotto Interno Lordo)? Altri esempi: è giusto che la sanità pubblica miri ad un bilancio in pareggio? E’ giusto aumentare il costo del bus per dare un servizio ai cittadini, quando la garanzia alla mobilità è un diritto? E’ giusto licenziare le donne che entrano in gravidanza, perché rappresentano solo un costo alle aziende? A pensare che una volta i figli erano considerati una ricchezza e oggi paradossalmente rappresentano solo un costo. La filosofia di questa economia di mercato ha ormai così pervaso a fondo le nostre coscienze che fa sembrare scontati i ‘tagli’, le chiusure di ospedali, la soppressione di attività, di servizi non renumerativi…
Ma invece una alternativa c’è: esiste una filosofia ed una economia che può riscattare valore e valori nuovi, aumentando la ricchezza più importante, quella dell’umanità, senza distruggere e perdere quella più vitale: quella dell’ecosistema naturale della Terra. Questa economia diversa si rifà alla decrescita: un percorso di crescita alternativo basato su consumi equilibrati con l’abbandono dell’ossessione consumistica tutta rivolta all’utilitarismo e al mercato. In sostanza l’economia dovrebbe essere riportata a mezzo e non a fine della vita umana. Come il denaro. Ancora una antica saggezza dovrebbe aiutarci: l’economia del dono, della preservazione della tradizione alimentare e quindi agricola locale, l’economia familiare, ecc.
Non sarà che molte delle nostre idiosincrasie odierne su valori morali, religiosi e laici nascondano in sostanza gli aspetti alienanti di una economia perversa? Riscoprendo e immaginando altro, forse risolveremo senza guerre molti nostri problemi attuali.

lunedì, marzo 05, 2007

Per l'8 marzo

Camerieri in boxer, stripes man…sono alcune proposte per festeggiare un 8 marzo, che è diventato qualcosa d’altro da quello per cui era nato. In verità la trasformazione era gia avvenuta quando da giornata di lotta internazionale a favore delle donne, promossa da Rosa Luxemburg, in ricordo della tragedia del 1908 a New York, è diventata festa. Ma l’emancipazione femminile con il segnale di spogliarelli maschili, discoteche e cene riservate alle sole donne, forse indicano che i sessi sono meno diversi di quanto si pensi. Infatti nessuno di noi per natura è legato ad un sesso: ognuno è legato ad una propria soggettività, inserita nel corpo e non come differenza legata ad un organo sessuale.
Umberto Galimberti nel suo libro ‘Le cose dell’amore’ ricorda come la scienza affermi che l’uomo ha desideri sessuali perchè ha un sesso; in verità è esattamente il contrario, in quanto ha un sesso perché ha desideri sessuali. La sessualità non è carne ma desiderio. Così sempre nello stesso libro si dice: ‘nessuno è mai là dove si crede, ma ciascuno è sempre là dove il desiderio lo spinge’. La nostra cultura ha trovato l’artificio del ‘naturale’ per definire cose che sono diverse.
Intanto le donne nel tempo si sono accorte che, sul piano della gestione del potere, non occorrono delle capacità, ma una particolare forma di alienazione molto efficace. Che si siano oggi impossessate di quello?
Noi maschi rimaniamo sorpresi di essere scimmiottati nei nostri atteggiamenti voyeuristici o peggio machisti; vorremmo la donna sempre fissata in una icona, ma questi passaggi forse ci obbligano a pensare quanta strada bisogna ancora percorrere per far nascere la storia. Sì, qualcuno ha sostenuto che la storia era finita, io ricordo che Marx disse che la storia sarebbe invece iniziata quando non ci sarebbero più state divisioni tra i sessi; quando uomini e donne sarebbero state semplicemente persone, e le relazioni tra le due metà dell’umanità - le donne e gli uomini- sarebbero diventate mutuali.
Allora l’8 marzo serve ancora, per scoprire quanto ci unisce e quanto ci divide. L’8 marzo serve ora a tutti, per scoprire quanto ancora insieme si può fare.

giovedì, febbraio 22, 2007

Continuate a scrivere

Con il nuovo anno 2007, avevo dovuto fare un po’ di pulizia sul pc e, nelle varie cartelle dove erano contenuti i miei scritti, feci alcuni aggiornamenti: quella su Berlusca divenne ‘comiche 2006’; pensando di non fare più una nuova cartella ‘Berlusca’, ne feci una chiamata, ‘cazzate’. A dire il vero quella cartella esisteva da sempre, ma si trattava di cancellare il vecchio contenuto; in maggioranza foto con ‘corna’, con il dito medio in alto, e notizie su ‘Stalin è morto’…insomma, le solite cose di come intende la politica un certo potere.
Poi avevo alcune ‘utility’ da riavviare, una specie di spyware, per scovare i bachi che intaccano la questione morale: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Fiorani, Fazio, Consorte, Riccucci, Tanzi…era un lavoro continuo e snervante. Mi salvava un po’ di ironia e qualche preghiera laica. Ma il lavoro più grosso era stato cancellare, buttare nel cestino, tutti gli scritti fatti con passione e sentimento; d’altronde lo spazio della memoria lo impone: fare spazio al nuovo.
Così, con il nuovo spazio mi sentivo di ripartire: ero pronto con la tastiera ad affrontare fatti nuovi: Pacs diventati Dico, Conflitto di Interessi, Riforma Radiotelevisiva, Liberalizzazioni, Riordino della macchina statale, Scuola, Giustizia, intanto insieme non mancavano spaventi, emozioni, amori, sentimenti, gioie, paure e malattie…insomma, in sostanza, le solite cose.
Poi di colpo ieri è diventato tutto vecchio: è ritornato tutto l’antico. Prodi si è dimesso e siamo risprofondati nel 2006, ante elezioni. La Destra incalza e riprende slancio. Calderoli, Tremonti, Casini e Fini stanno ritornando aiutati da due talebani rossi. Due comunisti ‘duri e puri’. Ho ancora ragione di scrivere?
Questa è l’unica cosa che mi salva. Oltre a fare memoria la scrittura aiuta. Scrivete anche voi. Oltre a vivere, almeno noi si cresce

Oggi mi sfogo

La verità è che il fondo con Berlusconi forse non lo avevamo toccato, diversamente non si sarebbero create, per colpa di due ‘duri e puri’, le condizioni per un suo ritorno. E alla grande.
Ecco che la sinistra ancora una volta dimostra tutti i suoi limiti di un infantilismo politico fatto di divisioni, contorcimenti, lacerazioni, attaccamenti ideologici, più che ideali, a dimostrazione che le responsabilità di governo non gli si addice.
Prepariamoci allora verso qualcosa di gommoso, stantio e già visto nel governo italico: l’inciucio.
Da una parte i ‘duri e puri’ contenti di non essersi contaminati con i ‘guerrafondai’, e dall’altra i ‘moderati’, i ‘liberal’, contenti di muoversi come sempre: alla caccia di affari e interessi personali.
Bel colpo per la sinistra, che con il governo perde anche la poca credibilità che poteva conquistarsi nel governare per 5 anni in modo diverso dal passato.
Purtroppo anche a destra manca una classe dirigente, seria e affidabile, che sappia muoversi fuori dalla ‘pancia’ e dai ‘ducetti’. Diversamente molti di sinistra, oggi come oggi, sarebbero pronti a votarla. Per questo abbiamo bisogno di cambiare le regole di un gioco democratico votato al massacro. Vogliamo un nuovo governo a Berlusconi per scendere ancora più in basso? Allora state pronti a mettervi tutti l’elmetto e cantare Forza Italia in favore di chi ha i conti in Svizzera. Poi forse succederà che comunisti italiani e rifondaroli faranno sembrare ‘rivoluzione’ anche andare al bar. Evviva i comunisti duri e puri. Evviva l’ Afganistan…che ci fa saltare tutte le buone leggi in programma…come i talebani.

giovedì, febbraio 15, 2007

Le nuove BR

Sul ritorno delle Brigate Rosse si è scritto nuovamente molto; però quello che mi ha colpito e che andrebbe analizzato più profondamente è l’aspetto psicologico e personale che, da grande conoscitore del fenomeno brigatista, ha sviluppato Giorgio Bocca nell’articolo del 14 febbraio scorso su La Repubblica.
Egli scrive: ‘Negli anni in cui ho interrogato, ascoltato centinaia di terroristi per scrivere la loro storia, la ragione della loro scelta di campo, la ragione vera che veniva fuori dalle loro testimonianze era personale e psichica: non potevano sopportare la parte che altri, i loro genitori, i loro amici, il loro partito avevano fatta per conto loro. Non potevano sopportare che la loro vita fosse già decisa, già tracciata da altri. Spesso, per non dire quasi sempre, il movente vero, decisivo, della scelta terroristica era l’affermazione della propria personalità, di fargliela vedere a chi pensava di poterli comandare, a chi pensava di essere il loro padrone’.
Io penso che molti di questi br, per me ‘balordi rossi’, rientrino, più che in un discorso politico, in casi di psicosi: legati ad un processo di identificazione distorto.
E’ chiarissimo che la politica, quella del senso più nobile di far convivere i cittadini in pace e benessere, non c’entra nulla con il terrorismo in generale e con quello specificatamente italiano denominato BR. Io ricordo ancora una immagine di Renato Curcio- il fondatore delle BR storiche- che dichiarava, alla fine di quella triste esperienza, che quello che cercava in fondo era la mamma. Lo ricordo in una foto sul Corriere della Sera abbracciato alla mamma. Quanta strada per poterla ritrovare…soprattutto ritrovarsi lui: rivoluzionario manicheo del più classico pensiero cattolico, da una parte il Paradiso e dall’altra l’Inferno. Come dire: Merda o Berretta rossa. Ancora quelli; quelli che ci vogliono mettere la berretta rossa in testa. Il processo di vera liberazione, passa sempre attraverso un percorso personale e spirituale profondo. Dovremmo essere noi aiutarli a liberarsi loro. Intanto facciamo bene a liberarci di questi, che pensano di diventare i nuovi padroni.
*Pubblicato oggi 16 febbraio su Italians (rubrica del Corsera online)

mercoledì, febbraio 14, 2007

Racconto di San Valentino

‘L’ultimo che arriva è scemo’ e poi una corsa lungo un campo verde. Lei e lui dietro, ansimando forte, giù a rotta di collo. Cento, forse duecento metri prima che un abbraccio li unisse nuovamente. Dopo giorni neri finalmente quella era una giornata serena. Ma non era il sereno del cielo, quello era denso di nuvole; il sereno era nell’anima di lei che si sentiva libera.
Lei correva e lui la inseguiva; lei era nei pensieri di lui sempre. Lei aveva da risolvere qualcosa che non sapeva bene. Lui aspettava.
Lui sapeva di amarla e lei capiva benissimo; lui le piaceva moltissimo. Lui la vedeva da molti giorni senza dire altro che il suo nome. Lei scappava.
‘Io ti voglio bene’, queste furono le parole di lui, appena la raggiunse dopo la corsa. Lei si ritrasse un poco; non si sentiva pronta per la risposta. Lei aveva ancora in testa un altro amore, un altro che le aveva detto la stessa cosa. Ma quell’altro era sparito, era diventato un ricordo, qualcosa di assente, ma capace di invadere ogni istante della sua vita.
Lui insisteva e lei sviava; lui sentiva di avere trovato l’amore che cercava. Lui così trovava il coraggio di dire qualcosa che non avrebbe mai immaginato di riuscire a dire.
Poi…‘L’ultimo che arriva è scemo’, ma sarà anche il più fortunato: questo lo pensò subito dopo lui, dopo che l’aveva raggiunta. Dopo che l’abbracciò di slancio; dopo che le disse: ‘Io ti voglio bene’.
Poi…ancora ’Se ce la fai, raggiungimi’, lei la decisione la prese in quel momento; mentre pronunciava come una bambina gioiosa quella frase. Lui la raggiunse in un baleno. Questa volta con l’abbraccio spuntò anche un bacio. Un lungo bacio. Che strano quel giorno era il 14 febbraio, San Valentino. Il giorno si dice degli innamorati. Loro iniziarono in quel giorno ad esserlo.

domenica, febbraio 11, 2007

Famiglie diverse

Quanta ipocrisia nella posizione della chiesa cattolica e dei suoi fedeli nel difendere la famiglia. Ma quale famiglia? Nessuno mette in dubbio la famiglia come nucleo costitutivo la persona umana; l’elemento primario della perpetuazione della specie. Ci mancherebbe altro. Però bisogna sapere che la famiglia è il luogo dell’amore e della pace, ma anche il luogo della perdizione e dell’inferno. Molti cosiddetti ‘mostri’, che conosciamo tramite le cronache criminali, non hanno forse una famiglia? Come è successo che molti ‘Maso’ hanno massacrato la propria? Come succede che molte madri uccidono i propri figli?
La chiesa riconosce una Sacra Famiglia, dove è stato concepito un figlio non dal padre naturale, ma da un fattore divino. Quel padre fu un padre mancato, e fu conosciuto più come un falegname, che un genitore…poi si sa, che essere padri e madri non vuol dire necessariamente ‘darli alla luce’. I figli sono di chi li cura, li alleva, li ama e protegge.
La chiesa sa che gli apostoli, chiamati da Gesù, abbandonarono famiglia, mogli e figli; fecero qualcosa come un ‘patto di solidarietà mistica’. Ancora oggi i preti, le suore e i frati abbracciano altre ‘famiglie’. In effetti l’istituto famigliare cui vediamo oggi ha ben poco di redento. Oggi assistiamo a sempre più separazioni, conflitti e disagi all’interno delle famiglie. Nel nome di una giusta autonomia personale, che è anche fattore di libertà e affermazione del proprio sé, vediamo giustamente il formarsi di altre unioni e famiglie. Fa quindi pena vedere negare diritti e possibilità di garantirsi mutui aiuti a cittadini italiani, da politici che per primi hanno fatto scempio dell’istituto familiare. Anzi qualcuno continua a fare il gigolò…in effetti gli italiani si comunicano alla domenica per poi ritenersi liberi di peccare tutti gli altri giorni. Il guaio che gli stessi non vogliono che ‘pecchino’ quelli che in chiesa non ci vanno. Forse loro hanno delle famiglie diverse.
Pubblicato, oggi 13 febbraio, sul Secolo XIX

martedì, febbraio 06, 2007

La ricerca dell'Io

Nel lungo tempo per arrivare al processo di identificazione, ovvero alla costruzione dell’Io e della coscienza, si trovano due strade, quella individuale e quella collettiva. L’identità personale si rivela erede e surrogato dell’anima, mentre quella collettiva forma l’io con uno ‘stampo sociale’ che stabilisce una normalità fragile. Quest’io è in lotta perenne tra la libertà e risucchio nella folla.
Il libro Destini personali, di Remo Bodei, racconta il lungo viaggio attraverso il processo di identificazione e la formazione delle coscienze, per la costituzione di un io che dialoga e si confonde con l’anima.
‘Ognuno di noi è il risultato di un corpo ricevuto per eredità biologica e di stampi anonimi (lingua, cultura, istituzioni), le cui impronte rielabora in forma inconfondibilmente personale’. Partendo da questa premessa il libro di Remo Bodei cerca di mostrare da un lato che l'identità dell'uomo deriva da forze - "corpo, linguaggio, istituzioni, stati" - che, inevitabilmente, lo plasmano, e dall'altro, la possibilità della coscienza di rendersi conto di queste stesse forze e sfruttare lo spazio intermedio dei rinvii tra l'Io e il Noi a proprio vantaggio.
Tutto questo percorso ci porta a comprendere quello che già aveva espresso Eraclito con il paradigma: "Ethos antropos daimon", il Carattere è Destino. Ecco il carattere, quella unicità, quell’individualità che porta a compiere strade diverse al nostro destino, dove trovare il senso ultimo del nostro essere.
E’ questo un percorso, non psicoanalitico, ma soprattutto filosofico; le domande: chi sono? Dove vado? Trovano risposte storico dialettiche nell’evoluzione del pensiero e nell’interrogazione continua. La maieutica socratica, il ‘tirar fuori’ ponendo domande. La filosofia consegna alla psicologia quella visione del mondo che la plasmerà.
Dall'età di Locke a quella di Schopenauer e alle soglie dell'attualità, Bodei descrive i processi di costruzione dell' Io e della coscienza mettendo in evidenza le relazioni tra la coscienza stessa e i suoi orizzonti storico-politici. Con particolare attenzione alla fase di conclamata denuncia della frammentazione dell' Io e ai successivi progetti autoritari di ricostruirlo (per renderlo più obbediente mediante una colonizzazione delle coscienze).
Schopenauer può essere il terminale di questo cammino filosofico che con la sua opera ‘La volontà come rappresentazione’ tocca la questione di fondo: il sé non riesce mai a realizzarsi compiutamente.
L'uomo, dotato di consapevolezza, soffre nel modo più doloroso il suo essere limitato dalla volontà e al contempo l'essere teso verso verità non limitate. Dunque nulla soddisfa, nulla riempie completamente l'uomo. L'uomo si trova così sospeso tra dolore e noia: dolore per il bisogno insaziabile di tendere a qualcosa di diverso e noia per il non riuscire a riempire la sua esistenza.
Schopenauer con il ‘principium individuationis’ affronta il nocciolo della ricerca di identità: sollevare il velo di Maya vuol dire sopprimere l’egoismo e allontanare la paura della morte con l’abbandono del principio di individuazione. ‘La morte dissipa l’illusione che separa la coscienza individuale dall’universale’. La morte in realtà distrugge l’individualità, non la vita né lo spirito. La stessa cosa ha origine nella sessualità, per continuare la specie, nel generare un nuovo individuo c’è la volontà di essere immortali.
Ogni uomo manifesta la volontà nel proprio corpo che nel giro di pochi anni si rinnova completamente; ma c’è un nucleo sostanziale del nostro essere che è fuori del tempo. Il suo essere non è dato dalla memoria e dalla coscienza ma dalla sua volontà. La volontà come consapevolezza, insight, intuizione del nostro spirito.

mercoledì, gennaio 31, 2007

I playboy d'oggi

Una volta esistevano i playboy ed erano dei maschietti che il femminismo degli anni ’70 ha spazzato via senza rimpianti…però qualcuno, che oggi ha giusto 70 anni, continua a coltivare quel sogno di latin Lover, post millennio: si sente ancora un Rossano Brazzi, un Porfirio Rubirosa, un Marcello Mastroianni…forse in sostanza solo un Alberto Sordi nel ruolo del seduttore. Il personaggio è quello, e non servono lifting, trapianti di capelli o altro per aggiornare un bagaglio culturale che tocca il culmine con le canzoni cantate da Apicella.
Una volta c’erano quei maschi, e nel conformismo imperante i modelli erano sullo standard del Sorpasso. Al Bar Sport, come in un Trani a gogò, pullulavano certi tipi e non mancava mai il playboy, qualcuno di quelli, lo ha dimostrato, ha fatto tanti soldi e ha avuto un grande successo. Ma state attenti perché qualcun altro è diventato un serial killer come Donato Bilancia. Molti sogni, molte paure; tante frustrazioni e tante rivincite. Come misurare il tutto? La bella macchina, ma poi tante donne, belle donne da esibire come trofei di caccia e allora?
I playboy sono in estinzione totale e l’ultimo che ci provava ancora, oggi ha chiesto scusa. Bene. Basterebbe a ristabilire le cose solo una domanda: se invertissimo i ruoli, cosa sarebbe una moglie se facesse la playgirl?
*Pubblicato oggi su ITALIANS (rubrica Corriere della sera online)

martedì, gennaio 30, 2007

A proposito di Pacs

Pacs è un acronimo che ha diversi significati ma quello corrente –di cui si parla tanto in questi giorni- sta per Patto Civile di Solidarietà. Questi patti non sono antagonisti o alternativi al matrimonio, ma una opportunità in più per garantire libertà, riconoscimenti e diritti a chi per libera scelta decide di condividere amore, amicizia, mutuo soccorso senza necessariamente sposarsi. Poi più prosaicamente condividere pensioni, casa, stipendi e tutto quanto aiuta a vivere dignitosamente.
In questo caso non c’entra né la religione, né l’etica laica, ma sostanzialmente la capacità di uno stato moderno a legiferare in ordine ai bisogni reali dei propri cittadini.
Per la religione chiunque non sposato in chiesa è di per sé già coppia di fatto. Allora? Dove sta il problema? Prima dell’istituzione del divorzio in Italia esistevano milioni di coppie di fatto e milioni di figli ‘illegittimi’. Si diceva che con l’introduzione del divorzio sarebbe finita la famiglia e la nostra società civile…penso che oggi in fondo si ripetano quelle paure e quella stessa storia.
Dopo approvati i Pacs, le persone continueranno a sposarsi, separarsi, risposarsi come sempre, e i Pacs saranno presto dimenticati.
Oggi per chi non si sposa neppure civilmente cosa rimane? Ecco che i Pacs forniscono altre forme di ‘contratto’ oltre a quello religioso e civile. In questo caso quindi non dovrebbero intervenire giudizi morali, di fede, o altro; fare un Pacs vorrà dire semplicemente dare, a quei cittadini che lo desiderano, i diritti alle diverse situazioni riconosciute attualmente solo a chi ha contratto il matrimonio.
Un esempio: nel campo delle successioni per causa di morte si richiede una via privilegiata che preveda la quota legittima anche per il convivente. Lo sapevate che tali accordi sono previsti per i nostri parlamentari? Non si comprende perché non possano essere applicati a tutti i cittadini. Se muore un ‘onorevole’ o ‘senatore’ i beni possono essere trasferiti al convivente, per noi semplici cittadini, no. Davvero bravi quei parlamentari che si oppongono ai Pacs. Perché non iniziano anche solo da lì? Altro esempio è quello di impedire che si possano porre veti sulla visita del compagno/a all’ospedale, perché non rientrante nella sfera famigliare…una aberrazione morale, giuridica e umana. Non entriamo poi nel diritto alla casa e alla reversibilità della pensione. In una realtà di precariato diffuso ascoltare le domande di tutela e diritto è un dovere.
In ultimo, i Pacs sono presenti in Francia, in Germania, nella cattolicissima Spagna, in Olanda e Belgio. Ora auguro a tutti di vivere in pace e in Pacs: una conquista di libertà. Certo che il cammino è lungo: dalla Jus primae noctis, c’è sempre qualcuno che vuole sindacare sui diritti. L’Italia purtroppo è così: deve fare i conti con una va in chiesa invadente che pretende di regolare la vita anche a chi non crede. Ma se credono così tanto nella famiglia perché intanto non permettono ai loro preti di sposarsi? Sarebbe un piccolo passo per superare i loro Pacs occulti.

venerdì, gennaio 26, 2007

27 Gennaio- Giornata della Memoria

27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria; ma quale memoria abbiamo noi della Shoah? Di quel crimine chiamato genocidio, di quel periodo storico mortifero e crudele? Ora che, dopo i Sommersi, se ne sono andati pure i Salvati? Più passa il tempo più cresce l’incapacità di percepire le esperienze altrui. Cosa possiamo recuperare noi di quelle atroci testimonianze?
Le esperienze dei lager nazisti per i giovani degli anni ’50 e ‘60 erano cose vissute dai loro padri; per i giovani degli anni ’80 erano cose dei loro nonni, e per i giovani del nuovo millennio, che cose sono? Contro l’oblio nel 1986 uscì appunto il libro: ‘I sommersi e i salvati’ scritto da Primo Levi, l’autore di ‘Se questo è un uomo’.
Primo Levi affermava di non sentirsi un testimone. Testimoni lo erano chi aveva toccato il fondo, lo erano i sommersi; lui era un salvato. I sommersi anche se avessero avuto a disposizione carta e penna per raccontare, non avrebbero testimoniato nulla perché erano già morti, ancor prima che fisicamente, nello spirito.
Il libro si apre con una prefazione dove si dice che i militi delle SS ammonivano i perseguitati di un orrore dei lager così grande che anche se raccontato non poteva essere creduto…questo stesso pensiero affiorava in forma di sogno anche nei prigionieri. Un segnale che fa comprendere l’unicum dei lager.
Quello che il libro si propone è di rispondere alle domande, sempre attuali: quanto di quell’orrore, dei Lager nazisti, potrà ripetersi? Si riuscirà a confinarlo in un posto come la schiavitù o il codice dei duelli? Ma soprattutto quanto ognuno di noi può fare affinché questa minaccia venga scongiurata?
Dai giovani di oggi la risposta potrà essere conseguente ad un insegnamento dei valori umani di fratellanza e libertà. Perché non bisogna dimenticare che quel male fu commesso da un popolo intero: da esseri umani che avevano il nostro viso ed erano mediamente intelligenti; non erano mostri. Erano in massima parte gregari, funzionari rozzi, diligenti impiegati desiderosi di far carriera; alcuni erano fanatici, altri indifferenti o paurosi di punizioni…erano in sostanza stati educati male. Erano tutti concordi con le ‘belle parole’ del caporale Hitler.
*Pubblicato oggi 27 gennaio su Il Secolo XIX e su Italians (rubrica del Corriere della Sera)

giovedì, gennaio 25, 2007

In merito ad un articolo di Silvia Neonato sul Il Secolo XIX

Mi auguro che le donne aumentino in politica; ora che la politica in generale non sta esprimendo il meglio di sé; trovo giusta la considerazione di Silvia Neonato che nelle emergenze si ha bisogno delle donne. Ma è così? La città delle donne, non sarà ancora quella pensata oniricamente da Federico Fellini?
Certo che per la maggioranza degli uomini la donna continua ad essere un fattore perturbante: l’oggetto di seduzione e l’incarnazione dell’eros. Nessuno si è scandalizzato quando a Genova, Berlusconi, con a fianco Renata Olivieri –candidata Presidente della Provincia- si diceva pronto a raccogliere i numeri di telefono delle signore presenti, la stessa Olivieri rideva divertita…forse il suo glielo aveva già dato. Per me c’è ancora bisogno di tempo per crescere.
Intanto la politica, specchio crudele dei tempi di vita collettiva, dimostra che più di capacità, di sensibilità, di saper fare e di saper ascoltare, ha bisogno di soddisfare enormi ambizioni personali. In questo caso maschi o femmine con un ego pauroso, danno il via a competizioni spesso davvero meschine. Sullo sfondo ci sono gli interessi dei cittadini (maschi e femmine), ma più che progetti, idee per la soluzioni dei problemi, escono nomi di uomini e donne; escono personalismi.
Però non smettiamo di sperare nel futuro. Non dimentichiamo che la storia ha i suoi tempi. Ricordiamo che uno dei passaggi cruciali della civiltà umana è rappresentato dalla agricoltura –da cui viene mutuata la parola ‘cultura’- ed è nato per intuizione delle donne. L’uomo andava a caccia e la donna raccogliendo le erbe, intorno al villaggio, scoprì i semi da coltivare.
Ora aspettiamo senz’altro che le donne ci facciano vedere qualcosa di nuovo.

lunedì, gennaio 22, 2007

Oggi è morto l'Abbè Pierre

Oggi è morto l’Abbè Pierre, una figura di frate in Francia e nel mondo molto famosa. Fondatore del movimento Emmaus, Henri Antoine Groués, questo il vero nome dell’Abbè Pierre, è morto a 94 anni. Fino all’ultimo è stato attivo nel diffondere le idee del cristianesimo più autentico. Fino all’ultimo è stata una voce dello ‘scandalo’ di Cristo: lo scandalo di stare con gli ultimi della Terra, con gli affamati, i miseri, i vecchi, gli anziani e i malati.
Solo lo scorso anno era uscito un suo libro: ‘Dio mio…perché?’, in cui rivelava di avere avuto relazioni sessuali con delle donne. Creò scalpore. Forse in fondo in quella confessione non c’era niente di male; ma la sua testimonianza ancora una volta era inserita in maniera da provocare riflessioni e discussioni: si diceva, in quel libro, d’accorso ai preti sposati, e a preti celibi che ‘possano consacrarsi totalmente alla preghiera e agli altri’, all'ordinazione al sacerdozio delle donne e al riconoscimento delle coppie omosessuali.
A proposito di perché, un giorno era stato chiesto all’Abbè Pierre, che cosa avrebbe voluto chiedere a Dio? Egli rispose: ‘mio Dio vi amo con tutto il cuore, con tutta l’anima…però non capisco niente dell’ordine della creazione cominciando dal fatto che gli animali più grandi per vivere e conservarsi debbano divorare i più piccoli. La legge naturale per cui bisogna servire prima i più forti a scapito dei più deboli non mi lascia tranquillo. Certo, questo non sminuisce il mio amore per Dio, però non posso tacerlo, glielo devo chiedere. Gli chiederò anche delle sofferenze ingiustificate di molte popolazioni. È vero che la miseria è il frutto del peccato degli uomini, di ciascun uomo, dei governanti; è colpa nostra se non esiste un’equa distribuzione dei beni terreni tra gli uomini, però perché non chiamare Dio in causa?’ Una domanda che penso continui ad assillare tutti i cristiani.
Il 12 Dicembre del 2003 l’Abbè Pierre venne a Genova per una lectio magistralis, nella Cattedrale di San Lorenzo, sulla carità predicata dal Vangelo. In quella giornata l’Abbè Pierre parlo d’amore. Parlò dell’amore che non trova all’inizio tempo per tutte le cose da dire, per quante cose da fare; poi - come con la preghiera - succede di stare bene insieme, con la persona amata, in silenzio. Poi potrà esserci anche solo una parola: la tua felicità è la mia; quando soffri tu soffro anch’io, la mia gioia è la tua…
Ecco in questo Amore, che insieme al male fa vedere le meraviglie della vita, c’è il ringraziamento a Dio e la risposta per trovare la giustizia. Spero che il suo insegnamento continui
*Pubblicato oggi 24 Gennaio su 'Il SecoloXIX'

sabato, gennaio 13, 2007

Olindo e Rosa

Olindo e Rosa due brave persone, due lavoratori, due cittadini normali, tanto normali da essere folli…folli assassini. La normalità è spesso il risultato di una costante allerta contro le latenti potenze di disgregazione. Come la malattia è sempre pronta ad intaccare il corpo; così la follia è pronta a impossessarsi dello spirito. Ancora una conferma che noi non siamo mai una persona sola, siamo migliaia di persone, siamo le persone ereditate, introiettate, imitate; siamo il frutto di molti ‘stampi’, e quello sociale, quello del gruppo ideologico e tribale, fornisce una identificazione fragile. Così può succedere che dinnanzi ad un problema lo si affronti annientandolo. Uccidendo.
La storia mostra come gli stati, i governi, le religioni, le chiese e tutte le istituzioni sono i mezzi grazie ai quali l’uomo (animale e selvaggio) acquisisce la sua piccola parte di ragione, giustizia e verità. Così si creano le civiltà: una mano di vernice sottilissima, sotto la quale si trovano intatti gli istinti e le passioni primitive dell’animale uomo. ‘Dentro di noi c’è sempre un selvaggio, un pazzo addormentato e incatenato sempre pronto ad uscire dalla caverna del nostro cuore’: così sosteneva lo storico Ippolito Taine.
Se osserviamo le guerre, in sostanza sono le tragedie in grande di quello che succede in piccolo; succede in piccolo sempre più spesso nelle province italiane e del mondo. Chi uccide in guerra poi si sente innocente, si sente come Olindo e Rosa: che hanno ‘cancellato’ il loro problema...un problema che non poteva, per la loro piccola mente, essere risolto diversamente.
Ecco dove bisognerebbe portare il Vangelo…altro che ai musulmani. Bisognerebbero portarlo nelle nostre care, amate, produttive, ricche e ‘normali’ province. Quanto lavoro da missionari c’è in questo nostra civiltà in continuo ‘apocalipto’. Certo che io però auspico missionari laici, missionari senza croce, che aiutino a comprendere che il male non è frutto di diavolerie, destini imperscrutabili, espiazioni divine ma semplicemente del non saperci ‘vedere’ e pensare diversi da quello che ostentiamo. Noi siamo anche altro.
Saremo mai capaci, tutti insieme, di stracciare il Velo di Maya?

sabato, gennaio 06, 2007

Come in alto, così in basso

Come in alto, così in basso; come nel grande, così nel piccolo.
Le analogie non sono solo esoteriche come tra Uomo e Cosmo, ma più prosaicamente significa anche che quello che seminiamo nei nostri pensieri ricadrà nella nostra realtà fisica, e che quello che riusciremo a trasformare o non trasformare nell'organizzazione delle nostre società (macrosistemi) ricadrà all'interno delle nostre relazioni personali e della nostra vita quotidiana (microsistemi).
Così in alto, così in basso. Così recita Ermete Trimegisto. Così si può pensare per trovare la strada verso la verità interiore.
Lei è un esperto di letteratura occulta", cominciò Gurdjieff, "e per questo motivo mi riferirò alla ben nota formula della Tavola Smeraldina di Ermete: "Come in alto, così in basso". Questa formula è un ottimo punto di partenza per la nostra conversazione. Ma le premetto che non è affatto necessario ricorrere all'occultismo per avvicinarsi alla conoscenza della verità. La verità parla da sé, qualunque sia la forma in cui si manifesta. Questo fatto le si chiarirà solo con l'andar del tempo, ma fin d'ora vorrei almeno un granello di comprensione. Ripeto, parto da questa formula occulta perché sto parlando con lei. So che ha tentato di decifrarla, e che in un certo senso la comprende: ma questa sua comprensione non è che un debole e lontano riflesso della luce divina.
"So che lei capisce l'unità delle leggi che governano l'universo, ma le dirò che la sua comprensione è solo astratta e teorica. Non basta che lei concepisca con l'intelletto, ma deve sentire con tutto il suo essere l'esattezza assoluta e l'infallibilità di tale verità; soltanto allora potrà dire in coscienza e con piena convinzione: io so." Questo fu il senso delle parole con cui Gurdjieff iniziò la conversazione.
da “Vedute sul Mondo Reale” di G.I. Gurdjieff ed. Neri Pozza.

sabato, dicembre 30, 2006

Oggi è stato impiccato Saddam Hussein

E così il tirannicidio è stato compiuto. Morte al dittatore, e di dittatori uccisi se ne sono visti tanti nella storia: è un po’ la metafora del potere maligno, che dimostra ogni volta la sua caduta atroce. Si fa presto a personificare il male, ad addossare tutte le colpe ad una persona, ed alla cerchia di fedeli esecutori di ordini criminali. Il tempo, poi si dice, è galantuomo e restituisce quello che si è seminato; ma la barbaria dell’intervento di un boia, a perpetuare un assassinio per un assassinio è ancora contro l’uomo e la sua umanità.
Che tristezza vedere il rito di un omicidio pubblico e l’esposizione di un cadavere come un supremo atto di giustizia. L’uccisione di un despota come una catarsi per liberarci dal Male; come un monito a futuri tiranni, che paradossalmente pullulano nella nostra vita sociale e inconscia.
Muore un Saddam ma non la colpa di Bush e della sua democrazia nel fomentare guerre, torture, morti innocenti; non la colpa di un potere che, nel nome del mercato e degli interessi particolari di una sola nazione, ha creato altri tiranni come Pinochet, Videla, Stroessner, Jean Claude Duvalier, Somoza…per citarne alcuni - quando il Sudamerica era considerato il suo ‘giardino di casa’.
Saddam come Mussolini e Hitler, si era ipotizzato; dimenticando che quegli uomini incarnavano il ‘progetto’, sostenuto dalla stessa malvagità di ognuno, di considerare quello ‘diverso’ da noi, come un male da distruggere…povero male. Continua. Continua nell’illusione della pena di morte: è forse diverso Bush? Sono forse diversi i sostenitori dei tiranni e i loro boia?
*Pubblicato oggi su L'Unità (31/12/2006)

venerdì, dicembre 29, 2006

Buon Anno 2007

Non lo dite a nessuno, solo pochi amici lo comprendono, dobbiamo vivere per andare all’inferno. Nelle notti d’amore dove siamo stati concepiti e abbiamo concepito, anche una luce fievole di candela sorprende. Non possiamo vivere nell’oscurità. Non possiamo non aspirare al volo.
Poi possiamo anche bruciarci le ali. Finché non facciamo nostro questo ‘muori e diventa’, noi vivremo stranieri in ogni luogo.
Questo è un invito a sperimentare su di noi le cose, a viverle pienamente. Nessuna cosa vada perduta. Un augurio a vivere il presente. Un augurio del qui e ora per il 2007, e sempre.
Così ispirato dai versi di J.W. Goethe, della poesia del ‘Beato struggimento’ tratta da ‘Divano occidentale-orientale’, ho scritto questi miei per gli auguri un buon anno 2007 a tutti gli amici.

lunedì, dicembre 25, 2006

Riflessione sul Natale 2006

Il Papa, Benedetto XVI, si domanda se l’uomo di oggi ha ancora bisogno di un salvatore…la risposta io l’ho trovata grazie ad un piccolo libro di David Maria Turoldo: profezia della povertà. E’ in questa profezia, nel messaggio di povertà di Cristo, che vive la salvezza dell’uomo.
Cristo può nascere ovunque, a Betlemme come a Napoli; a Parigi come a Bombay. In verità egli nascerà sempre in periferia e verrà sempre ucciso in una prefettura. Cristo incarna il dramma umano. La prima relazione che ha Dio con l’uomo, dopo averlo cacciato dall’Eden, è per domandargli: ‘Caino, che hai fatto di tuo fratello?’. Da quel momento inizia la difesa del misero, dell’inerme, dell’offeso, del giusto che soccombe e parte da lì la ‘profezia della povertà’, che si concretizza con la nascita di Cristo. ‘Beati i poveri di spirito…guai a voi ricchi’. ‘E’ più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli…’. Cristo insegna per primo lo spirito di povertà.
Naturalmente lo spirito di povertà è una conquista che deve fare non solo il ricco, ma anche e soprattutto il povero; perché il desiderio di possesso di beni materiali, oltre quelli che ci permettono di vivere, è di tutti. Lo spirito della povertà significa avere il cuore libero. Libero di essere non uguale al ricco, per non invidiarlo né cercare di imitarlo. Non serve entrare nell’interpretazione della parola povero; basta sapere che la povertà è la legge del mondo. E’ la povertà che ispira l’economia ed ogni rapporto tra uomo e uomo.
Senza lo spirito di povertà non si trovano risposte. Non c’è salvezza. Sì, perché la ricchezza eccessiva di beni materiali significa diminuzione irreversibile delle risorse mondiali. Il motto della salvezza dovrebbe essere: meno è più.
Così, quando l’uomo troverà il coraggio di affermare che tutto quello che ha prodotto fino ad oggi non gli serve, evolverà verso una condizione superiore: diverrà ricco senza smettere la coscienza di essere povero. Si salverà.

domenica, dicembre 17, 2006

L'albero o il presepe?

Il presepio che è diventato una bandiera dell’italianità e dell’affermazione cattolica non si discute…ma perché tutte quelle polemiche? Presepe si, presepe no? Ognuno si faccia i presepi suoi. Io quest’anno intanto a Natale ho deciso: farò solo l’Albero di Natale. In verità il presepe ce l’ho già confezionato dentro una scatola e basterà tirarlo fuori e aggiungere il ‘bambinello’, la sera di Natale.
Un amico mi ha convinto a fare solo l’albero di Natale con una riflessione semplice: l’albero di Natale è meglio delle donne e dà agli uomini un senso di rivincita in famiglia. Infatti, l’albero di Natale se ne frega di quanti alberi di Natale hai avuto prima di lui o se ne hai uno artificiale nell’armadio; non da’ fuori di testa se usi lucine esotiche, lo guardi da sotto o gli rompi le palle. Inoltre l’albero di Natale non si ingelosisce se sei circondato da altri alberi di Natale e non si innervosisce se guardi la partita per tutto il giorno…poi terminate le feste puoi lasciarlo sul marciapiede e aspettare che lo portino via, diversamente se lo leghi e lo butti nel bagagliaio della tua autovettura non si lamenta. Davvero uno spasso. Viva l’albero di Natale.
Ma io aggiungo evviva le donne. Evviva le donne che ti aiutano a fare l’albero di Natale; quelle che ti aiuteranno a decorarlo con gusto, a mettere la stella cometa sulla punta dell’albero. A proposito, senza stella cometa che indica una nascita dove fa a finire il Natale?
Però lo sappiamo: se Gesù Bambino è l’elemento principale del presepe, se Babbo Natale deposita i regali sotto l’albero addobbato, alla fine disferemo il presepe e butteremo via l’albero con la Befana. La donna che ci rimane.