martedì, agosto 28, 2007

Fucili e comportamenti

Bossi: ‘Finora gli è andata bene. Noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c'è sempre una prima volta’. Per la stupidità, no. Poi vorrei sapere a chi gli è andata bene. A chi? A quelli che sono in Parlamento o è stato ministro come lui? A chi governa, attraverso il suo partito, molte città e comuni d’Italia?
Avrei giurato che il lunedì, dopo essere stato a cena con il suo compagno di merende Berlusconi, tutto rientrava ed infatti anche se il boss non ha deplorato Bossi per la sua uscita, c’è stata immancabile la solita retromarcia con: ‘volevo dire un’altra cosa…’. Ci mancherebbe. Tutto continua con le sceneggiate e le astrusità delle Padanie, dei dio Po, dello stato delinquenziale…che poi tutto si rivela come solo una questione di dane’, di soldi.
Poi lo stato è sempre più ‘Cosa Loro’. Il capo, Berlusconi, lo sa. Bossi non lo aveva aiutato forse a fare le leggi ad personam con il padano Castelli? Forza Bossi, domani tutto passa…e per il fucile se ne riparlerà un’altra volta. In democrazia capita spesso che a governare siano i mediocri, qualche volta gli sciocchi, ma poi non dura. Ma lasciamo perdere le questioni ‘dure’ i leghisti, si sa, in quello sono competenti.
Oggi Bossi è passato a dire che la protesta si ridimensionerà ad uno sciopero delle giocate del Lotto. Sic! Che rivoluzionari! I padani non giocheranno al Lotto per qualche giorno. I fucili possono attendere…chissà se avesse detto questa cosa Caruso. In fondo…ma proprio in fondo, i soggetti politici sono questi: da Berlusconi a Bossi passando per Previti, Dell’Utri, Calderoni, Giovanardi, Bottiglione, Casini tutti difensori della grande famiglia: la loro.

sabato, agosto 25, 2007

Ho imparato…

Molte cose si devono imparare nella vita.
Io nella mia ho imparato che quando vuoi vendicarti di qualcuno, lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.
Ho imparato che il modo più facile per crescere come persone è circondarmi di persone più intelligenti di me.
Ho imparato che ogni persona che conosci merita di essere salutata con un sorriso.
Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza, la felicità va da un’altra parte. Ho imparato che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto. Ho imparato che bisognerebbe sempre usare parole buone, perché domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato che l’amore e non il tempo guarisce le ferite. Ho imparato che nessuno è perfetto, finché non ti innamori.
Ho imparato che non posso scegliere come mi sento, ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato che tutti vogliono vivere in cima alla montagna, ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato che la vita è dura, ma io di più.

lunedì, agosto 20, 2007

Un bicchiere d’acqua di mare

Per un principio omeopatico, possiamo dire che in un bicchiere d’acqua di mare c’è tutto. Un bicchiere d’acqua di mare è la medicina omeopatica più efficace: dentro c’è il mondo, ci sono tutti gli elementi che compongono la Terra; tutte le sostanze del nostro essere. In un bicchiere d’acqua di mare c’è la sostanza vitale, c’è il sale, la sapienza.
Con le diluizioni previste dal manuale omeopatico, in teoria una sostanza gettata in mare a New York la si può raccogliere diluita a Genova, oppure in India. Il fiume sacro Gange che scarica nell’Oceano indiano, tramite il collegamento dei mari, fa che tutte le sue cose arrivino qui; in dosi omeopatiche possiamo allora dire che il nostro ‘tutto’ è qui: è nel nostro mare.
Sarà per questo che il mare è simbolo dell’inconscio. Sarà per questo che ci piace stare in riva al mare.

venerdì, agosto 17, 2007

Assedio alle città

Sempre più assisteremo alla miseria che assedia il nostro mondo, che poi è di tutti. Ricordo le baracche che circondavano, negli anni ’50, Roma: oggi ritornano. Oggi che siamo diventati ricchi, torniamo a vedere lo spettacolo della miseria: sono infatti circa 9.000 i senza fissa dimora nella capitale. Una cifra difficile da stimare con precisione, visto il continuo spostamento dei senza casa alla ricerca di ricoveri dove fermarsi. Sono almeno duemila le persone che vivono all’aperto, per strada o sotto ripari di fortuna, otto o novemila, invece, coloro che vivono in automobili, capanne, grotte, porticati o sotto qualche ponte. Questi sono i dati raccolti dalla comunità di Sant’Egidio e dalla Caritas, che forniscono pasti caldi e qualche vestito.
E Genova? Anche qui nascono veri e propri ostelli della disperazione. Sotto i ponti, a lato dei torrenti, nelle case diroccate, nei manufatti industriali abbandonati sorgono le bidonville: dove materassi, cartoni, stracci testimoniano le notti all’addiaccio di tanti homeless. Anche qui crescono i poveri provenienti dall’estero. E se gli italiani scelgono spesso la vita in solitudine, per questi ultimi prevale la vita di comunità. Così c’è da pensare che gli assedianti aumenteranno; questi si chiamano rom, zingari, rumeni, extracomunitari, ecc. che per raccogliere qualche nostra briciola, perdono la loro dignità Noi invece perdiamo ogni giorno l’umanità. Cosa fare?
Il problema è soprattutto intorno alle città e nelle città: un’altra contraddizione del nostro sviluppo che crea miseria sulla miseria. Ricordo che i nostri paesi, quelli dell’immediato entroterra si sono svuotati negli anni; sappiamo tutti come quelle zone hanno consentito di vivere, con una economia rurale povera ma dignitosa, a molte generazioni dei nostri antenati: perché non recuperare questa economia famigliare, che si reggeva sul bosco e sulla fascia di terra? Sarebbe anche un momento per fare rivivere una terra abbandonata e soggetta alla desertificazione. Una prospettiva ecologica per risanare molte storture con la riscoperta del valore della terra: la madre di tutti.
Invece che le baracche facciamo rivivere i paesi abbandonati. Può essere una proposta fattibile.

martedì, agosto 14, 2007

Vacare

Le città vuote a ferragosto sono le stesse del lontano 1962, epoca del film ‘il Sorpasso’; dove all’inizio si fotografava bene la città di Roma deserta. Allora le città, svuotate per la vacanza d’agosto, rappresentavano un fatto nuovo per l’Italia, erano l’annuncio del boom economico. Di quella realtà, e di quel film, proseguono, insieme ai riti di massa, quali le code sull’autostrada, le resse sulla spiaggia, il pienone nei ristoranti, gli assalti agli autogrill e, ahimé, alla maleducazione stradale, con i conseguenti morti, anche i personaggi interpretati da Vittorio Gassman. Qualcosa sopravvive sempre.
Proseguono i tipi infingardi, individualisti, amorali, ipocriti e bigotti, sono i Bruno Cortona- il protagonista del film- di allora. Questa Italia del dopo Berlusconi, prosegue con le sue maschere tragico-comiche. Infatti, quanti sono i Cosimo Mele? I Fabrizio Corona? I Luciano Moggi? Tutti furbastri che attraversano il tempo di un’italietta difficile da superare.
Torniamo alle città vuote. Oggi 15 agosto la mia città è silenziosa. Potrebbe essere un momento di riflessione. Potrebbe essere utile per ascoltare quelle voci che partono da dentro. Così la vacanza, momento per vacare, potrebbe lasciare la titolarità del mondo esterno per spingerci all’interrogazione: dove andiamo? Domanda retorica: siamo in effetti tutti già partiti. Per dove? Per la vacanza che vuol dire vacuità. Aspettiamoci allora il ritorno delle veline, dei grandi fratelli e i ritorni sull’isola dei famosi…in fondo dove vogliamo andare ci siamo già.

lunedì, agosto 13, 2007

Il '68 in Italia

Il ’68 in Italia in verità è il ’69. Il ’68 o quello che parte in Europa, dalla contestazione studentesca dopo il ’66 nelle università americane, è il maggio del ’68 francese. Nasce da lì: ‘l’immaginazione al potere’.
In Italia avremo il ’69 con ‘l’autunno caldo’ e un altro slogan: ‘Nord e Sud uniti nella lotta’. Il movimento operaio si legherà ai fermenti studenteschi e quelle lotte portarono a due importanti fatti: lo Statuto dei Lavoratori, la legge 300 del 1970, e la Classificazione Unica, ovvero la parità dei diritti tra operai ed impiegati con il superamento della parcellizzazione salariale. Ci furono anche le rivendicazioni del femminismo, che sotto certi aspetti fu l’unica vera rivoluzione di costume, la quale cambiò molto i rapporti tra i sessi in Italia, anche nella legislazione: fu abolito il delitto d’onore per cui uccidere una donna poteva comportare una pena di un massimo di 10 anni. Insieme successero anche posizioni radicali ed estremistiche, che denunciavano un bisogno di rinnovare tutta la società.
Parlare del ’68, a distanza di quasi 40 anni, può essere utile poiché l’Italia è un paese dalla memoria corta. Ora ci troviamo a parlarne per un articolo del deputato di AN Italo Bocchino, sulla rivista CON- conservatori contemporanei. Dire, come fa la rivista: ‘Maledetto ’68. Maledetto l’anno in cui si avviò lo sfascio dell’Italia. Il movimento tanto celebrato per quaranta anni è stato in realtà il peggiore della recente storia nazionale’. Non aiuta la comprensione.
Sappiamo bene che l’autoritarismo, come il fascismo, maschera un conservatorismo italiano sempre pronto ad uscire per ricacciare indietro le conquiste laiche e civili. Non abbiamo bisogno di autoritarismo, ma di autorità e saggezza; di idee illuminate e di etica civile. Questo è quello che manca.
Poi la storia insegna che nulla succede mai per caso, così come con gli eccessi si sconta un karma inevitabile: cicli inarrestabili di una storia di ‘coazioni a ripetere’, perché con il sentito dire non si fa esperienza. E oggi? Oggi ci sarebbe ancora bisogno che la gioventù riprovi a fare le sue battaglie: i temi etici e laici per battersi non mancano certo.

martedì, agosto 07, 2007

Buoni sorrisi a tutti

Lo so per alcuni è difficile e per tutti non è sempre facile, ma sorridere è la cosa più semplice e positiva per ognuno di noi: è la medicina contro tutte le malattie.
Come ogni pensiero crea una energia, che si riflette sulla nostra esistenza materiale, così ogni sorriso genera emozioni positive che ci mantengono nel bene ed in salute.
Noi possiamo sperimentare con i nostri pensieri le condizioni che assomigliano all’inferno e al paradiso. Se pensiamo male di qualcuno, quel pensiero ci ritornerà indietro creando le premesse per una negatività, il cui male colpisce anche noi: è come se mangiassimo del cibo avariato. Instauriamo un circolo negativo. Sorridendo generiamo invece un circolo virtuoso di benessere. Chi sorride produce buone azioni, dimostra di essere in pace con sé e quindi la voglia di trasmetterlo agli altri.
L’ottimismo poi ci salva sempre: è una forza creatrice che fa trovare soluzioni nuove ai problemi. La storiella delle due rane cadute fortuitamente in un secchio di latte insegna: una delle due, pessimista, si deprime e non riuscendo a trovare una via di uscita, pensando di patire una lunga agonia, preferisce morire subito e smettendo di nuotare, annega. L'altra, ottimista, coglie invece il lato positivo della situazione constatando che se dovrà morire non sarà di fame, così viene colta da una grande contentezza e ilarità e si mette a cantare e a ballare. Tanto salta e tanto balla che il latte diventa burro, permettendole così di uscire dal secchio e avere salva la vita. Morale: essere ottimisti conviene sempre, anche quando non sappiamo il perché.
Ora, rilassati ed in vacanza, l’augurio che più mi piace fare è: tanti e buoni sorrisi a tutti.

sabato, agosto 04, 2007

6 giorni a Viganella

Il paese si chiama Viganella ed è diventato famoso per avere installato, sulla montagna che lo sovrasta, uno specchio di circa 40 metri quadrati per portare il sole sulla sua piazza che rimaneva buia dall’11 novembre al 2 febbraio. La trovata è del sindaco del piccolo paese della Val Antrona, (il nome non è un caso) Pierfranco Midali, che con entusiasmo è riuscito a concludere il progetto che ha destato curiosità in tutto il mondo.
Bisogna dire che lo specchio- a 900 metri di distanza dal paese- è programmato da un computer, che seguendo la traiettoria del sole riflette i suoi raggi luminosi sulla piccola piazza del paese. Il progetto è stato seguito dall’ingegnere Barlocco Emilio e dall’architetto Giacomo Bonzani.
Ho incontrato Pierfranco Midali nel suo ufficio e mi ha mostrato la rassegna stampa dell’evento: un volume di oltre 300 pagine con i ritagli di giornali e riviste che parlano di Viganella e il suo specchio riflettente il sole. Da Al Jazira alla BBC, dal quotidiano giapponese al The Times, tutti hanno un articolo ad hoc. E non è ancora finita…oggi 31 luglio 2007, su La Prealpina - un quotidiano locale- si accenna ad un secondo miracolo: ‘Dopo il sole, la luna in piazza’. Ma il sindaco mi spiega che l’esperimento della luna non è proprio riuscito: ‘La luna ha un’altra traiettoria, più breve e più ‘bassa’ per cui lo specchio non riesce a seguire’. Il sindaco poi mi dice che su Cronaca Vera per martedì 7 agosto uscirà un nuovo articolo. Lui stesso si meraviglia: ‘Se avessi pagato tutti gli spazi occupati sui giornali, sarebbe una cifra per costruire altri 2 o tre specchi…’. Auguri sindaco.

Io, in questo paese ho trovato anche un’altra ‘riflessione’; ho provato a riflettere sulla luce della mente superiore, sullo spirito che illumina la nostra anima.
Così ho passato 6 giorni di studio sui meccanismi della nostra mente per imparare ad usare le nostre energie in modo positivo. 6 giorni quindi per trovare una dimensione spirituale autonoma e libera.
Il pensiero rivolto verso una energia meravigliosa che tende al bene è da imparare. La nostra ignoranza, i nostri pensieri negativi; i nostri automatismi quotidiani risucchiano tutte le energie e impediscono di andare verso il senso ultimo della nostra vita: conoscere se stessi e quindi conoscere Dio. Spirito e corpo sono una sola cosa: energia. Questa energia che ci attraversa ha un potere creatore che ci conduce a Dio. Ecco la vera luce: il sole interno…e lo specchio questa volta era il nostro sforzo a orientarci in positivo.
Diventare noi stessi, ossia chi siamo, significa diventare Dio…perché noi siamo cloni di Dio.
Il corso è stato tenuto da David Racah, il quale ha sviluppato in 20 anni di studio, di ricerche ed esperienze, una tecnica per svolgere un percorso di consapevolezza che aiuta a metterci in contatto con la parte spirituale in noi.
Questa mia esperienza del corso di Mindwatching è stata una ulteriore conferma di un mio sentire: la bellezza che ognuno porta in sé, lo spirito divino in noi se viene ascoltato ci porta alla gioia, alla felicità, ci aiuta a crescere.
Le parole in sintesi al lavoro svolto sono: ‘Sii consapevole dell’energia che produci’

sabato, luglio 28, 2007

Vacanza a Viganella



La prossima settimana un breve soggiorno di relax. Sarò in questo agriturismo con l'amico David Racah e la sua famiglia. Insieme cercheremo anche di fare Crescita Personale...ovvero lavoro sullo spirito. La montagna aiuta. Ecco la foto del luogo: Viganella provincia di Verbania nella Val Antrone. Arrisentirci presto

mercoledì, luglio 25, 2007

Conti Correnti Bancari

Avevo la firma per due conti correnti di due associazioni di volontariato culturale, su due diverse banche; ebbene sono finiti in ‘rosso’ in poco tempo perché non avendo depositato nuove somme per rimpinguare il conto, i costi di mantenimento chiesti si sono mangiati tutto quello che c’era depositato e non solo alla fine abbiamo dovuto pagare anche salato per chiuderli: rientrare dal rosso, con interessi che dovrebbero fare arrossire ancora di più.
Quando si va in una banca per aprire un conto corrente ti accolgono sorridenti prospettando molti ‘benefit’, che poi si rivelano niente nei confronti delle spese di gestione, ho notato che minimo sono 14 euro al mese, più tutti gli addebiti che si pagano: ti mandano una lettera? Paghi il bollo; fai un pagamento? Paghi la commissione; fai un versamento? Paghi il servizio…paghi sempre e quello che pensi ti sia dato gratuitamente sono illusioni.
L’Antitrust ci ha da tempo informato che le banche italiane sono le più care d’Europa. Non è una novità. Si sperava che l’ingresso in Italia delle banche straniere calmierasse un po’ la situazione invece? Oggi abbiamo anche la conferma dell’ Adusbef che per le famiglie i costi bancari superano in un anno i 500 euro. L’aumento in due anni e’ del 25%. L’Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finaziari passando in rassegna gli avvisi commerciali delle banche sulla Gazzetta Ufficiale, ha calcolato che un conto con 11 operazioni mensili può arrivare anche a 503 euro di spese. L’Adusbef denuncia un aumento dei tassi attivi e una contemporanea diminuzione dei tassi passivi applicati sui depositi.
Cosa possiamo aspettare ancora?

venerdì, luglio 20, 2007

20 luglio 2007

Reduci? Direi tenaci resistenti nel nome della giustizia e della verità: questi sono i manifestanti che si incontrano alla manifestazione di Piazza Alimonda a Genova il 20 luglio 2007.
Lo scenario è sempre lo stesso da 6 anni e si ripete ancora come un rito fisso; 6 anni a chiedere giustizia e verità. Per questo bisogna dare atto alla tenacia di persone come i genitori di Carlo Giuliani, di Peppino Coscione ed altri del Comitato Piazza Carlo Giuliani.
Dopo il corteo, partito dallo stadio Carlini, i partecipanti si sono radunati in Piazza Alimonda e stesi gli striscioni, nel punto esatto della piazza, dove è stato assassinato Carletto, si è atteso le fatidiche 17,27: ora della sua morte. Due minuti di silenzio interrotti da Haidi Gaggio Giuliani, la madre ora senatrice per il Partito della Rifondazione Comunista, con un discorso breve ma intenso a testimoniare il senso di questa continua manifestazione, nata non solo come ricordo ma anche momento di ricerca di verità delle tante morti che restano senza colpevoli e mandanti. Le ultime morti di giovani rammentate sono quelle di Renato Biagetti e Federico Aldrovandi.
Haidi Giuliani grida: ‘Ya Basta! Fermiamo la spirale perversa della china del mondo. Meno mercato. Basta correre dietro alla ricchezza. Ricchi che vogliono essere ancora più ricchi’.
Subito dopo riprende a cantare Alessio Lega,
che è diventato il cantautore ufficiale della manifestazione. Il palco è un camion della Compagnia Unica portuale, sopra di esso diversi musicisti e cantanti - Casa del Vento, Orchestrina del Suonatore Jones, Cisco, Guido Foddis - hanno fornito la colonna sonora e scandito i tempi del programma. Tutto tranquillo.
Finita la manifestazione, dopo una ‘bella ciao’ cantata da tutta la piazza, un corteo spontaneo e non autorizzato si è diretto verso la Questura centrale di via Diaz. Slogan e richieste di verità e condanna dei comportamenti repressivi della polizia hanno chiuso la parte di questo pomeriggio. La sera di oggi 20 luglio 2007, vedrà altri appuntamenti. Non tutti. Il calendario dura fino a domenica 22 luglio e prevede video, cene, dibattiti, fiaccolata e torneo di calcio…tutto per stare insieme in modo costruttivo e tenace! Si, c’è una sana resistenza che continua.

mercoledì, luglio 18, 2007

Oggetti persi

E’ bastato lanciare, ai lettori di Repubblica online, il messaggio di segnalare gli oggetti introvabili, che in poco tempo sono arrivate più di mille risposte. La rubrica interattiva ‘Oggetti che non si fanno più’
è così diventata un resoconto nostalgico di prodotti che mancano, ricordano l’infanzia ed un passato che sembra molto distante, invece per la maggior parte è solo di venti anni fa.
Per la maggior parte gli oggetti segnalati riguardano prodotti di consumo, tipo il ghiacciolo califfo color turchino, quello ‘topless’ alla menta, ripieno di panna e ricoperto di cioccolato. I ghiaccioli segnalati sono un bel numero: ci sono quelli al tamarindo, gli Split alla frutta banana e cocco; i gelati come la Coppa Smeralda o il Camillino dell’Algida. Altri oggetti ricordati sono il Commodore 64, il Sinclair ZX81 e l’Amiga: gli antesignani dei computer odierni. Non si dimenticano, e forse si desidererebbero ancora bere, le bibite del passato: la spuma nera, l’idrolitina, il Chianti Ruffino, ‘capsula blù’, in fiasco da 2 lt, il Rossoantico, il Cambusa One l’amaricante, il Nano ghiacciato (uno spumante in piccole bottiglie), la gassosa –che in verità fanno ancora- e anche tutte quelle bevande con il ‘vuoto’ a rendere. Per le auto, oltre a quelle di color beige, si preferisce ancora la vecchia Fiat ‘500’ alla nuova; altri rivorrebbero la Renault4 o semplicemente auto con i paraurti, per il predellino forse si chiederebbe troppo. In materia di moto si ricorda il Dingo della Guzzi, il Ciao, Il Califfone, che se si fermava sapevi dove mettere le mani…
Per i sentimentali manca il panino in mezzo alla strada di pomeriggio, mentre si giocava a pallone. La Olivetti Studio 44, bella e robusta per scriverci densi romanzi d'avventura: che a differenza della Lettera 22, buona giusto per un curriculum vitae o una letterina di presentazione, andava veloce come un treno, senza finire sul pavimento ad ogni ritorno a capo. L'Eskimo degli anni 70, quello verde che avevano tutti: e' sparito. I reggiseni con lo sgancio facile. Le tessere del partito comunista italiano. E poi la coccoina, quella colla profumatissima nel barattolo di latta col pennellino al centro...Tonino Carino da Ascoli, l'Ercolino sempre in piedi della Galbani e la rivista Cuore di Michele Serra.
C’è una sfilata per i musicanti -tutti scomparsi, come il mangiadischi-: Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, John Lennon, Brian Jones, Syd Barret, Otis Redding, Buddy Holly, Demetrio Stratos, Miles Davis, Kurt Cobain…
A quelli più romantici, in fondo manca solo la mattina di Natale, il congiuntivo, la lingua italiana e il mondo prima di Berlusconi. Ve lo ricordate?
Un capitolo a parte merita lo shampoo, si segnala il DOP all'uovo, che sembrava zabaglione; io rammento lo shampoo alle ortiche o al catrame per capelli grassi, che risolvevano il problema alla radice: non crescevano più. Né grassi né magri. I capelli rimanevano stecchiti. Lo shampoo Rilux della Palmolive, invece faceva luccicare i capelli, ma chissà cosa c'era dentro. Altre teste. Altri tempi…e allora? Niente rimpianti per favore! Ma il mondo è davvero cambiato.

martedì, luglio 17, 2007

Amori e amanti

L’argomento è amori e amanti. Risponde nella videochat del 5 giugno 2007, su Corsera online, Gianna Schelotto;
risponde a ‘farfallina’ e ad ‘io tra di voi’: due casi emblematici della figura di amanti e per ognuna la stessa risposta. Alla base c’è la mancanza di una interrogazione verso di sé, il rispetto di se stessi, l’autostima e l’amore. Masochismo e dipendenza psicologica, difficoltà di emancipazione ed espiazione…sono parole ‘chiave’; si comprende che molti amori si reggono su relazioni complementari, che coprono la difficoltà di dialogo con se stessi. L’autostima poi non si inventa, serve l’introspezione, imparare a porsi domande. Ascoltarsi.
Si prosegue con altre domande: Che differenza c’è tra moglie e amante? Cosa divide questi tipi di amore? Continuano le risposte: Amanti e mogli/mariti si assomigliano molto, così alla fine si ripetono gli stessi modelli. Le dinamiche continuano. Allora cos’è meglio? Sentirsi vivi come amanti o essere relegati in un angolo come mogli/mariti? Anche qui in fondo scopriamo che l’amante vorrebbe essere la moglie o il marito. Storie che si ripetono. Quello del menage a tre è un meccanismo che pare fermare il tempo. Storie simili, sempre uguali anche nelle diverse epoche. E’ possibile che da quelle formule, considerate amore, non si evolva?
Per la psicoterapeuta Gianna Schelotto, i meccanismi psicologici si chiamano: autoaccecamento, assunzione di ruoli di vittime o salvatori. Il bisogno d’amanti è spesso un scorciatoia per trovare una soluzione alla crisi del matrimonio: non si vuole affrontare la crisi. La trasmissione video, di circa mezz’ora, è istruttiva; si comprende che chi scrive sono soprattutto donne, e la parte di amante è sostenuta più da loro. Per i maschi è difficile abbandonare la famiglia, preferiscono trascinare una relazione in crisi e cercare amori esterni. Gli uomini in sostanza si barcamenano meglio, e si interrogano in sostanza sulle donne invece che su di sé.
La donna invece ricerca relazioni più chiare, anche se poi subisce ancora dipendenze umilianti. Chi chiede dei consigli solitamente cerca risposte assolutorie. Mi è piaciuta la risposta, di Gianna Schelotto, alla domanda di perché una donna cerchi sempre uomini sbagliati: ‘Gli uomini sbagliati non si cercano, si trovano’. Questo però è uguale anche per gli uomini in cerca di donne. Che dire: un forum su ‘corsera online’ istruttivo.

lunedì, luglio 16, 2007

Che fatica essere cattivi

E’ difficile e complicato per l’uomo fare il cattivo. Usare il male richiede uno sforzo davvero immane; continuare ad esercitare odio e malignità non lascia tempo per il sorriso. Usando invece la cortesia e la gentilezza, la vita potrebbe diventare semplice e gratificante.
In verità tutte le religioni insegnano il bene e la bontà; quindi a vedere i risultati, noi non ne abbiamo bisogno di nuove: si dovrebbe solo continuare ad insegnare il rispetto e la compassione per gli altri. Su questa base si possono stabilire relazioni con il prossimo che portano all’amicizia e all’aiuto reciproco.
Le relazioni basate sulla sincerità, sulla parità, sull’empatia e forme d’affetto, possono offrire un aiuto che neanche immaginiamo: servono a superare momenti difficili; momenti che anche noi abbiamo attraversato e che abbiamo forse dimenticato. Condividere una esperienza diventa importante.
Pensiamoci. Siamo tutti in un certo senso dei malati terminali, eppure non ci diciamo che potremo vivere bene. Non ci diciamo che ce la faremo a cambiare. Questo lo dobbiamo imparare. Per fare ciò non ci basta la saggezza del mondo: quella racchiusa nelle tradizioni, nelle religioni e negli uomini illuminati.
Noi abbiamo bisogno di trovare dentro di noi quello che abbiamo già. Dobbiamo inoltre ricordarci che non esistono domande stupide, ma solo le risposte sono stupide. Non esistono problemi ma soltanto indecisioni…sì, perché esistono le soluzioni. Insieme si potrebbe aggiungere che non esistono sbagli, ma solo esperienze.
Tutto semplice? Si, le grandi cose, come le grandi scoperte, contengono tutte l’essenza del problema che è sempre a portata di mano…di pensiero. Semplice.

giovedì, luglio 12, 2007

Il berlusconismo continua

Quando si afferma che il berlusconismo non è finito, si dice bene. Non è un caso che Berlusconi ha rischiato di vincere nuovamente. Nella società italiana, dove hanno successo i ‘tronisti’ e le ‘veline’, dove la cronaca giudiziaria si mischia al gossip, con Corona e Lele Mora, il berlusconismo continua. Continua anche senza Berlusconi. E’ chiaro che il ventennio, iniziato con il craxismo e proseguito con gli ‘yuppy’, l’edonismo e il rampatismo affaristico, non è finito.
Giusto 20 anni fa Craxi guidava un governo pentapartito, e per un accordo doveva lasciare la carica di Presidente del Consiglio a favore di De Mita. Ma Craxi non voleva mollare, allora la Democrazia Cristiana gli toglierà la fiducia per cui dopo le pantomime di molti incarichi a formare un nuovo governo, si va alle elezioni a giugno. I risultati indicheranno ancora una situazione paludosa, ma si stanno affacciando sulla scena due partiti di ‘protesta’: la Lega Veneta e quella Lombarda che riesce ad eleggere un senatore, Umberto Bossi. Ci sarà dopo il governo presieduto da uno sconosciuto Giovanni Goria, che sembrava uscito da un cappello a cilindro di prestigiatore.
Il governo in 227 giorni darà tre volte le dimissioni…mentre nelle piazze i pensionati protestavano contro la riforma delle pensioni che prevedeva tagli. (Sic!).
I socialisti continuavano a battibeccare con i democristiani e la politica dei partiti dimostrava tutta l’insipienza possibile. Si diceva che si aveva bisogno di ‘decisionismo’, nel frattempo iniziavano ad esplodere gli scandali delle tangenti: le Carceri d’oro e le Lenzuola d’oro. Intanto si faceva una legge sulle TV, chiamata Mammì, che istituzionalizzava le tre reti televisive di Berlusconi. Dopo poco cadrà il Muro di Berlino, simbolo della guerra fredda e della divisione in due blocchi del mondo. Tutto cambierà. La politica sembrava impazzita e un degrado vistoso la attraversava. Lo scandalo di Tangentopoli ne evidenzierà tutti i mali.
Ed eccoci qua con nuovi partiti e nuovi scandali; per l’Italia continua il degrado della politica, anche con la ‘discesa in campo’, di cosiddetti nuovi protagonisti, che sembrava prendessero in mano direttamente quello che delegavano ai rappresentanti dei vecchi partiti. Cosa ci aspettiamo ora? Semplicemente una riforma della politica con una legge elettorale che aiuti a formare maggioranze chiare, eliminando tutti i partitini che con i loro veti condizionano l’azione di governo. Soprattutto bisognerebbe dare alla politica e ai politici il senso di una funzione di servizio, che garantisca, come in tutti i paesi democratici, un ricambio continuo degli uomini che la svolgono. Può darsi allora che senza vecchi berlusconi, cambino anche i coglioni…

venerdì, luglio 06, 2007

La nuova Fiat '500'

La mia prima macchina fu una Fiat ‘500’. Dopo passai in un crescendo di cilindrata, che segnalava anche l'elevazione di capacità a far fronte maggiori debiti, alla 850 e alla 128 - che era una 1100. Cresceva con la cilindrata anche la società, le autostrade, l'inquinamento, lo smog e la ricchezza. Crescevo anch'io. Quasi una vita, si potrebbe raccontare con le auto; d'altronde la mia generazione, quella del dopoguerra, è la generazione che ha dato concretezza al sogno di Henri Ford di dotare tutta l'umanità di un motore a scoppio, e con questo dargli una nuova dimensione di libertà e autonomia.
La ‘500’ ha rappresentato un vero simbolo generazionale: chi non ha guidato la ‘500’? Chi non ha imparato a fare la doppietta? Chi non ha fatto l'amore in ‘500’? Già l'amore in ‘500’...La verità è che tutto il Kamasutra fu sperimentato nella ‘500’.
Ora riappare a distanza di tantissimi anni una nuova Fiat ‘500’; avrebbe potuto essere un’auto davvero innovativa, ecologica, con una tecnologia che superasse il motore a scoppio: le auto odierne avranno tutte poca vita. Il petrolio, con l’ingresso nella scena mondiale di India e Cina, che inseguono i canoni di vita occidentali, si esaurirà presto o comunque non sarà più a prezzi sostenibili per l’economia.
A proposito se la Cina entrerà sul nostro mercato, con modelli simili a questa nuova ‘500’ Fiat, ecco che la modesta scommessa della ‘nostra’ sarà già persa: un nuovo motore ecologico sarebbe stata la vera sfida.
Una nuova ‘500’, che ci aiutasse a muoverci ad aria compressa, ad idrogeno o ad esempio con l’elettricità e altre fonti energetiche alternative, rappresenterebbe davvero una svolta; sarebbe stata ancora, quello che rappresentò per me 40 anni fa, il numero di una nuova era. Peccato che non sia così.

giovedì, luglio 05, 2007

Commedia italiana

La storia segnerà i 2 anni trascorsi come i più incredibili per le istituzioni italiane. Nel 2005 e 2006 è successo di tutto: Il governatore di Bankitalia, Fazio indagato; lo scandalo del calcio con la combriccola di Moggi; Vittorio Emanuele in carcere per prostituzione e affari, al margine di ricatti e vallette ‘incoronate’ –si fa per dire- da Fabrizio Corona con vari personaggi di contorno; l’ex ministro della Sanità, Storace, accusato di aver fatto spiare illegalmente suoi avversari politici; i furbetti della finanza: Giampiero Fiorani, Giovanni Consorte, Stefano Riccucci, Francesco Gaetano Caltagirone e Danilo Coppola indagati per reati vari…ma soprattutto, e non dulcis in fundo: il duo Pollari-Pompa. Sì, Nicolò Pollari e Pio Pompa: il capo degli agenti segreti e la sua ombra. Da aggiungere poi anche il giornalista Renato Farina, vicedirettore di “Libero”, agente Betulla per il Sismi, che spiava colleghi, magistrati, poliziotti e finanzieri, per ambizione e danaro.
Nicolò Pollari lo troviamo comunque vicino o perfino dentro tutte le vicende che hanno sconquassato l’Italia; anche al centro delle più controverse storie di terrorismo internazionale di matrice fondamentalista: dal sequestro abusivo dell’Imam Abu Omar, della moschea milanese di via Quaranta, alla discussa conduzione delle trattative per liberare gli italiani sequestrati dai terroristi in Iraq e in Afganistan.
Ma cos’è tutto questo? Un’escalation parossistica che non può essere casuale. Di fatto l’Italia è stata delegittimata su più fronti agli occhi degli osservatori internazionali. A pensarci bene tutto risponde ad un canovaccio della commedia dell'arte. Come si poteva chiamare l’ombra del capo dei servizi segreti se non Pio Pompa? E gli altri agenti segreti inquisiti? Mario Scaramella, Maurizio Broccoletti e Michele Finocchi? E per la serie nomen omen, chi potevano fare capo della polizia se non uno che si chiama Manganelli? Gli italiani sono decisamente dei burloni.
Certo che la cosa però è seria. La classe politica tutta, con Berlusconi in testa, rappresenta bene questa commedia italiana: sono gli attori e registi di un teatrino i cui spettatori stanno fuggendo. Le ‘stronzate’ a questo punto non sono termini giovanili usati da settantenni compulsivi; ma fatti di costume che perpetuano dei Pulcinella.

lunedì, luglio 02, 2007

Lhasa de Sela

Era da un po’ che mi frullava in testa una canzone. L’avevo ascoltata tempo fa perché incuriosito dalla sua citazione nel libro di Claudia Priano, ‘Cose che capitano’. Come la canzone anche l’autrice Lhasa de Sela mi era sconosciuta e così ora ho avuto l’occasione di ascoltare tutto un disco: La llorona.
Il filo narrativo del disco deriva da una leggenda azteca, secondo la quale la Llorona, figura fra mito e tradizione popolare, vaga sconsolata per il Messico, destinata a perpetuare il suo dolore in eterno, cantando le sue drammatiche gesta di madre assassina ed iraconda.
Questo cd, del 1998, è un misto di generi etnici e blues; ma quello che spicca è l’interpretazione: a tratti ricorda l’icona messicana Chavela Vargas, di questa forse non ne ha la voce potente e pastosa, però passa l’emozione forte, corposa e sensuale. La llorona è uno dei rari casi di dischi ispirati che vanno oltre il tempo della loro pubblicazione. Se vi capita di ascoltarlo capirete.
Lhasa de Sela è una cantante canadese che vive a Montreal, ma la sua specificità l’ha trovata nelle origini del padre messicano: le sue canzoni in spagnolo esprimono meglio la sua dolcezza e forza comunicativa. Ascoltate ad esempio El desierto Alcuni link per ascoltarla li segnalo subito: De cara a la pared:
Con toda palabra:
Floricanto;
La frontera.
Nel 2003 ha pubblicato in suo nuovo lavoro “The Living Road”, ricco di influenze musicali, arrangiato con rara raffinatezza e interpretato in maniera magistrale in lingua spagnola, francese e inglese.
Ascoltate ad esempio in francese, La Confession ed in inglese, Anywhere on this road…e se non vi piace subito perseverate. Vedrete.

venerdì, giugno 22, 2007

Consigli per i militanti di sinistra

Carlo Alberto Libânio Christo, più noto come Frei Betto, frate domenicano e scrittore, nel 2002 scrisse 10 consigli per i militanti di sinistra. Mentre la sinistra è sempre sull’orlo di scissioni, di ‘distinguo’, che spesso si richiamano di più a posizioni partitiche e ideologiche che ideali, occorrerebbe ribadire i consigli di Frei Betto.
Uno dei principi ispiratori e discriminanti per l’appartenenza a sinistra, scrisse Frei Betto, era la scelta di stare con gli ultimi: con i poveri, gli sfruttati della Terra, gli oppressi che non hanno voce… perché ‘non si può essere di sinistra se non ci si sporca, non si va là dove il popolo vive, lotta, soffre, è contento e celebra le sue convinzioni e vittorie’. In sostanza chi è di sinistra dovrebbe continuare ad indignarsi per l’ingiustizia, la disuguaglianza sociale e attenersi a principi morali. Inoltre chi è di sinistra non si dovrebbe sentire umiliato se non è al potere, né essere orgoglioso se vi è. Per questo non si deve confondere con la funzione che si svolge e continuare a studiare, leggere, conoscere la storia e…pregare. Sì, Frei Betto consigliava la preghiera.
La preghiera, per Frei Betto, è permettere che Dio sovverta la nostra esistenza, insegnandoci ad amare così come amava Gesù, in un modo che crea libertà.
La preghiera aiuta a comprendere di come si parli da militanti e si viva come borghesi, ben sistemati o nella comoda posizioni di giudici di chi lotta.
La preghiera come la fede è lo strumento per dare speranza. Quella speranza che è il volo permanente di un passero; segue davanti e in cima ai nostri occhi, fluttua nel cielo azzurro, non gli si oppone nessuna barriera . E’ così in tutto quello che si nutre di speranza: l’amore, l’educazione di un figlio, il sogno di un mondo migliore.
Ancora, Frei Betto, metteva in guardia per distinguere il militante dal ‘militonto’. ‘Militonto’ è colui che vuole stare dappertutto, partecipare ad ogni evento e movimento, ed essere presente su tutti i fronti; il suo linguaggio è pieno di luoghi comuni e gli effetti della sua azione sono superficiali. Bisogna dire che questa categoria è sempre numerosa.
E’ anche vero che per veri militanti, Frei Betto, indicava Gesù, Gandhi, Che Guevara…ossia chi si mette a servizio degli altri, disposto a dare la propria vita, perché altri abbiano vita. Certo che per me non dovremmo avere bisogno di questi ultimi militanti, e Dio ce ne scampi da averne bisogno; come di ‘ducetti’, capipopolo o simili.
Questi erano in sintesi i consigli di Frei Betto per chi si professava di sinistra. Oggi queste prerogative non solo continuano ad essere attuali, ma dovrebbero essere estese.

venerdì, giugno 15, 2007

Le cose dell'amore

‘Le cose dell’amore’ è il titolo di un libro di Umberto Galimberti uscito nel 2004. Nell’introduzione l’autore scrive: ‘Non c'è parola più equivoca di ‘amore’ e più intrecciata a tutte quelle altre parole che, per la logica, sono la sua negazione. Nasce dall'idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell'amarezza della disillusione’.
Nel suo libro ‘Le cose dell’amore’ Umberto Galimberti dice che l’amore misura il senso della vita, e nell’attuale società è rimasto solo lo spazio dell’amore per cercare di essere se stesso al di là dei ruoli e quindi la propria autenticità e individuazione. In un mondo frammentato e anonimo l’amore ci fa attori del nostro destino. Nell’età della tecnica, Umberto Galimberti afferma così che ci è rimasta la relazione amorosa per ritrovare la nostra identità e realizzazione…dimentica il filosofo scrittore che l’amore rimane un modo di relazione simile ad una ‘coazione a ripetere’.
Egli aggiunge anche che: ‘Amore è piuttosto l'espropriazione della soggettività, è l'essere trascinato del soggetto oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perché solo l'altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di se stessa’. Questo è un punto cruciale del vissuto odierno.
Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi? Se dalle stelle riceviamo un destino che ci rende inconfondibili, singoli, ovvero ‘soli’; ecco che iniziamo a ruotare ognuno attorno ad un ‘tu’. Così accade l’amore, senza che ci possa essere comprensione: come un miracolo inesplorabile, ognuno è assoluto per l’altro…poi succederà che quel qualcuno non c’è mai stato. Neppure quando lo si è abbracciato forte. L’altro che ci concede di avvinghiarci a lui non per possederlo, ma per permetterci di perderci nella nostra follia e di riprenderci, con l’esperienza di una morte rappresentata dall’orgasmo, alla rinascita. Così l’altro ci aiuta a risalire dalle profondità di noi stessi. Dopo ogni atto d’amore, non siamo più.
Così scopriremo che è del vuoto che ci si innamora, non del pieno, perché l’amore è trascendenza e non simbiotico rapporto a due. Nessuno ama l’altro, ma ognuno ama ciò che ha creato con la materia dell’altro.
Conclude Umberto Galimberti: "Ogni storia d'amore mette a nudo la natura della nostra anima, che si affida al linguaggio per esprimere il malanimo, l'invidia, la gelosia, i baci avvelenati dall'odio, la tenerezza simulata al punto da sembrar vera, la consapevolezza di conoscere i reciproci segreti: tutti anelli di quella pesante catena che attorciglia la nostra anima nelle trame che solo il linguaggio sa tessere. Forse, dietro alla vita a due non v'è nulla, e questo nulla che si cela suscita quella curiosità infinita che fa di ognuno di noi un instancabile cercatore di amore, quasi sempre immemore che ogni evento d'amore è sempre decretato dal cielo."

domenica, giugno 10, 2007

Un venerdì a Sestri Ponente

Berlusconi non conosce la storia, oppure è stato consigliato male: così andare a Sestri Ponente è equivalso ad una provocazione. Non sa l’uomo più ricco d’Italia, colui che dell’esercizio del potere e dell’immagine che lo rappresenta ne divenuto un’icona nevrotica, cosa sia Sestri Ponente.
I ‘coglioni’ di Sestri, coloro che hanno la sinistra nel dna, hanno una memoria storica, quindi è bastato davvero poco per ricordare, tra le tante castronerie dette dall’ex Presidente del Consiglio, quella della condanna alla ‘pretesa della sinistra di rendere uguale il figlio del professionista al figlio dell’operaio’.
Qui a Sestri Ponente i figli degli operai si sono, in tantissimi, laureati: sono diventati professori, medici, ricercatori, scienziati; ma qui già i padri operai erano intellettuali, e ad ascoltarli in silenzio per imparare venivano da Roma, Scoccimarro, Chiaramonte, Cossutta prima, Longo, Berlinguer e altri poi. Quegli operai di Sestri Ponente, che lavoravano sodo e bene, parlavano di politica, di doveri, di diritti e libertà, quindi di cultura, quando Berlusconi non sapeva neppure di essere al mondo.
Ora vederselo arrivare sottocasa, come una maschera della commedia dell’arte populista e arruffona, da fastidio. Lui rappresenta la lotta di classe rovesciata, come quando prometteva di levare l’ICI non mettendo le mani nelle tasche degli italiani, ma in quelle dei comuni sì: per cui poi ognuno si doveva arrangiare come poteva; tanto i ricchi ed i loro figli se la sfangano sempre. Non sa l’uomo, padrone di quasi tutto, che Sestri già nel 1994 aveva affisso, all’ingresso della delegazione, il cartello: ‘Sestri città deberlusconizzata’? Come quel ‘No pasaran’ degli anni ’60, contro i fascisti riemergenti, e così negli anni ’80 contro le BR. Sestri Ponente contro il berlusconismo, derivazione del ‘craxismo’, lo è naturalmente: per storia, tradizione, cultura perché le mani se l’è sempre sporcate con il grasso degli ingranaggi, la polvere di ferro e la ruggine pur rimanendo nel cuore inossidabile. Può darsi che Berlusconi, dal giorno di venerdì 8 giugno 2007, sappia qualcosa in più.

domenica, giugno 03, 2007

Gli ideali

Ah, gli ideali, bisogna continuare ad averli. Malgrado tutto. Malgrado questa classe politica incapace, che è divenuta una casta a sé. Guardateli perdono o vincono e sono sempre lì: Berlusconi, Fini, D’Alema, Andreotti, ecc. sempre loro da troppo tempo a blaterare mentre l’Italia continua a produrre scandali, ingiustizie, affari sporchi, mafie, privilegi, interessi nascosti ecc. Ma gli ideali bisogna continuare a coltivarli. Guai a perderli.
Un amico, ‘grande vecchio saggio’, me lo diceva: i giovani devono prendere in mano la politica. I giovani devono coltivare ideali. Possono essere anche ideali diversi, opposti, ma solo con quelli ti puoi misurare, puoi dialogare e continuare a sperare. Diversamente niente. Con un giovane senza ideali non puoi confrontarti…quelli possono andare a fare il Grande Fratello, partecipare al concorso di velina o tronista e finisce lì. Questa è la realtà.
Naturalmente considerando gli ideali come i pensieri, e i relativi valori, utili a costruire una società sempre più umana e giusta; in sostanza il cambiare sempre quello che c’è, quello che si trova.
I giovani devono costruire il loro futuro di convivenza e poi devono imparare a contestare, avere lo spirito critico ed insieme propositivo. Diversamente restano schiavi di un conformismo o di una rassegnazione figlia dei vecchi. Purtroppo i vecchi mascherati da giovani continuano a governare e imporre modelli di vita. Sì, ci sono le tendenze giovanili, le mode di strada, i look alternativi e le richieste di spazi, ma tutto viene convogliato in una strategia di mercato, che guarda un po’ è sempre in mano ai soliti vecchi.

C’è stato un momento, con le marce della pace, le contestazioni alla politica di Bush e alle politiche economiche selvagge, che abbiamo visto i giovani uniti e presenti che facevano sperare in un loro ingresso nella società politica; ci sono stati i Papaboys di Giovanni Paolo II° che sembrava producessero novità ideali e capaci di trasformare il pantano odierno, invece…family day, parate militari, vecchi rituali partitici e conformistici hanno ripreso il sopravvento.

Ma bisogna continuare a spingere i giovani a ricercare i loro ideali di società e di futuro. Io vecchio ho bisogno dei loro ideali, sono stanco di raccogliere i miei stracci.
Pubblicato oggi 5 giugno su Il Secolo XIX

venerdì, giugno 01, 2007

Preti e pedofilia

Ha ragione don Fortunato Di Noto, dell’associazione Meter, visto da Santoro ad Anno Zero giovedì sera in TV, la pedofilia non è questione di categorie: farmacisti, panettieri, avvocati, operai…preti ecc., il problema della pedofilia è gravissimo e va affrontato in generale senza fermarci alle polemiche contro la Chiesa. Giusto. Nei fatti poi si viene a saper che proprio l’istituzione ecclesiale ha opposto forti riserve al perseguimento di quei preti scoperti pedofili.
Io vorrei dire che quelli prima che preti sono pedofili, e forse preti lo sono diventati perché nei seminari e in una certa cultura, loro trovano un terreno fertile. Aggiungo che in una denuncia pubblicata nel 2002 dal teologo tedesco, Eugen Drewermann , si dichiara: “I preti pedofili sono per lo più il frutto di una educazione e di una condizione di vita repressiva e autoritaria che ha impedito lo sviluppo equilibrato della loro personalità e li mantiene in condizione di nevrosi di vario tipo. Il fenomeno della pedofilia del clero nelle sacrestie, nei seminari, negli istituti, nelle scuole è vasto, molto più vasto di quanto emerga. Il matrimonio dei preti potrebbe attenuare il fenomeno della pedofilia ecclesiastica…ma non risolverebbe fino a fondo il problema dogmatico e simbolico relativo al discredito del corpo e della sessualità...”.
Ecco la sessuofobia e la nevrosi del senso di colpa, trasmessi dalla Chiesa cattolica, possono diventare a volte le facce contrastanti a risolvere un problema e sporcare il messaggio di Cristo: ‘Lasciate che i pargoli vengano a me…’.
Quindi è sempre bene tenere alta la guardia e continuare a denunciare i preti pedofili anche attraverso la televisione. I veri credenti non perderanno per questo la loro fede, anzi la Chiesa assumerà più autorevolezza morale e spirituale.
Un ulteriore messaggio è che gli uomini non si dividono in credenti buoni e atei cattivi. Vediamo tutti che esistono persone che credono in Dio e fanno ciò che gli pare; mandano il mondo in rovina e non fanno la volontà di Dio.
Sembra che tutti i mali del mondo attuale siano da attribuire alla mancanza della fede. Poi ancora secondo quale fede si pratica: dividendosi ancora tra ebrei, musulmani e cattolici cristiani. Viene da pensare che in realtà, magari inconsapevolmente, il Papa identificando Dio solo con la Chiesa cattolica (che spesso non fa la volontà di Dio), lanci il monito: state attenti, che se vi allontanate da noi, il mondo va in rovina; se state con noi avrete pace e serenità. E’ il preciso atteggiamento dei musulmani e degli ebrei. Ancora categorie. Ancora esercizio di un potere, come si è visto, molto caro ai pedofili.

martedì, maggio 29, 2007

Colonna sonora

Per il post precedente avevo scritto all'amica CLO che andava letto con la colonna sonora di Wind Beneath My Wings cantata da Bette Midler...dove trovarla? Allora eccola


Nottata politica

E’ passato un anno e un’altra notte agitata ha accompagnato i risultati elettorali. Non c’è da essere allegri. Almeno per me.
I risultati arrivavano con una lentezza esasperante. C’erano gli intentional-poll, o gli exit-poll, le proiezioni statistiche che poi non fanno altro che creare ansia e dibattiti mediatici utili a passare il tempo…non la nottata: quella sembra non passare mai. L’incubo Berlusconi continua. Continua quel sentimento di antipolitica e ideologia che formano la schizofrenia del voto attuale. Un dato è certo: ha vinto l’astensionismo e un sentimento di rifiuto della politica così come è diventata. Da una parte, numerosissima, ci sono quelli che ‘tanto sono tutti uguali’ e dall’altra quelli che evocano, ancora dopo 50 anni, lo spettro comunista- quelli che rendono tutti poveri-, insieme a quelli del ‘facciamogliela pagare’ e ‘basta tasse’, che per il cittadino medio è sempre un buon argomento se non il migliore.
Poi a pensarci bene non è Berlusconi il fenomeno: egli raccoglie il frutto di un disagio verso riti e formule partitiche non più corrispondenti ai bisogni odierni. Berlusconi però non è assolutamente il nuovo. Sotto certi aspetti è il vecchio più vecchio che ci possa essere. A dispetto del suo giovanilismo compulsivo, egli è il rappresentante di una politica fortemente ideologica a supporto di interessi personali e classisti: se oggi l’Italia è più povera lo si deve a lui e dietro le formule populiste e demagogiche di ‘basta tasse’, vuole azzerare quello stato sociale che è l’unica cosa che ci tiene legati all’Europa, non facendoci sprofondare nella miseria più nera. Certo che i partiti, gli strumenti per esercitare la democrazia e garantire la partecipazione alle scelte di governo, devono cambiare; devono cessare di essere confraternite, veicoli di interessi personali e dispensatori di poltrone per il solo fatto di gestione del potere.
Verso la mattina una luce aiuta a sperare, ma il cielo è ancora grigio.

mercoledì, maggio 23, 2007

Rosaria Schifani: 15 anni dopo

Sul Corriere della sera di ieri 22 maggio, è stata una forte emozione leggere le parole di Rosaria Schifani. Quindici anni dopo le parole pronunciate durante la messa funebre per il funerale alle vittime dell’attentato che ha ucciso Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta di cui faceva parte suo marito Vito; ancora Rosaria interviene a parlare di Palermo e della mafia che sente dentro i muri delle case. Una Palermo dove Rosaria dice: ‘Qui prevale il doppio. La costa sembra bella ed è brutta per le costruzioni che la assediano. Le case sembrano brutte, ma dentro sono belle. Per nascondere, per confondere, per scansare invidie. Prevale il contrasto. Guardo e mi rattristo. Qui non cambia niente’. Come lo Stato che ha trovato al suo interno degli investigatori traditori, ma poi si è fermato. Rosaria Schifani è tornata dopo 15 anni nella sua Palermo con il figlio Manù di 15 anni. Lei vive in Toscana e il figlio è cresciuto con lei lì, lontano da Palermo. Ora lo ha portato come in pellegrinaggio in quei luoghi della sua infanzia. Lei è l’esempio di una forte coscienza contro la mafia. Il figlio capirà…
Sono passati 15 anni da quel 1992, che vide la mafia colpire lo Stato come mai era successo: uccise i due magistrati che più di tutti l’avevano combattuta. Due magistrati siciliani anch’essi a dimostrazione di quel doppio che accompagna questa Sicilia.
Oggi 23 maggio sono stati programmate molte manifestazioni. Sono contento che queste hanno per protagonisti i giovani, giovani come Manù.. Sono loro la speranza per cambiare. Stasera 23 maggio ci sarà anche la musica a ricordare quel giorno dell’assassinio di Falcone, la moglie e la scorta: Mille note contro la mafia; tantissime iniziative per ricordare e riprendere la battaglia contro una mafia mai finita.

giovedì, maggio 17, 2007

Con quelle facce un po' così...

Con quelle facce un po’ così e quell’espressioni un po’ cosà, che hanno loro per chiederci il voto…a vedere i manifesti elettorali mi viene in mente una canzone di Paolo Conte. Da ormai parecchio tempo il faccismo ha preso il posto dei proclami elettorali. In occasione del voto si affacciano sulle strade e marciapiedi migliaia di faccioni; sono quelli dei politici che chiedono il voto: lo fanno mettendoci la faccia e sperando di salvarla…noi speriamo di non rimetterci qualcosa d’altro.
Oggi le campagne elettorali, nella nostra breve e caotica democrazia, sono diventate post-moderne; dopo le ruspanti degli anni ’50, cui è possibile chiamarle anche pre-moderne, e quelle degli anni ’80 definibili moderne.
Ma per cosa si fanno le elezioni? Per vincere? Per recuperare? Per affermare le candidature? Per informare e mobilitare? Per imporre un tipo di società? Un po’ tutto questo, e un po’ niente. Oggi si favorisce un processo di individualizzazione della proposta politica che porta a presentare facce, cui segmentare programmi, strategie e obiettivi. Poi ci sarà sempre la macchina partito a veicolare i ruoli. Intanto vale la faccia. Sembra.
Così il faccismo è diventato una malattia e guarirla ormai sarà difficile.
Tutti hanno diritto ai 5 minuti di celebrità e con il manifesto, o magari l’apparizione televisiva, si prova a diventare famosi…ma di che? In fondo la faccia è quella che riconosciamo subito e inquadrando la questione in un contesto di analisi transazionale psicologica possiamo dire che le carezze per la conferma d’esistenza arrivano. Sì, per molti mostrare la faccia sui manifesti è l’occasione per farsi riconoscere al di là del condominio. Per qualcuno forse anche solo in quello. Le facce che vediamo sui tabelloni elettorali sono le più diverse. Abbiamo quelle dei già visti e quelle sconosciute. Tutti però tentano un approccio preciso; c’è il piacione, l’ispirato, il deciso, il gaudente…c’è anche chi appare come stesse guardando la Madonna del Traffico. I più però sono inseribili nella categoria: ‘Chi l’ha visto?’. Allora coraggio.
Un amico candidato mi ha scritto dicendomi che questa malattia, che porta a scrivere prima ai parenti e agli amici, poi ai conoscenti, ai colleghi di lavoro, ai vicini di casa, ai semplici passanti e, nella sua forma più grave, porta il candidato ad affiggere la propria effige sotto forma di "santino" sui tergilunotti
delle auto parcheggiate nel vicinato, per poi scaturire in megaposter - a seconda delle possibilità economiche- cesserà il giorno 28 maggio 2007. Forse. Poi ci sarà il dibattito, la comparsata televisiva, l’interpellanza consiliare…e molte facce rimarranno, questa volta alla faccia nostra.

martedì, maggio 15, 2007

Elezioni siciliane

Più che una vittoria in Sicilia per la Destra c’è stata una riconferma…ma poi mica di tanto. I titoli dei quotidiani che sbandierano una netta vittoria del centrodestra in Sicilia andrebbero rivisti. Sì, il centrodestra continua a governare Palermo e i maggiori centri dell’isola, ma a conti fatti i risultati ci dicono che Forza Italia ha perso voti: ad Agrigento F.I. passa dal 24% dei voti al 17% e si va al ballottaggio, mentre la volta scorsa la CdL aveva eletto il sindaco al primo turno; a Trapani la CdL, pur vincendo di larga misura per F.I. c’è una flessione di voti. A Palermo Cammarata viene riconfermato, ma F.I. passa dal 24% al 19%. Se poi prendiamo i comuni più piccoli vediamo che a Caltagirone si conferma il centrosinistra, come a Recalmuto e Gela, con i sindaci che passano entrambi al primo turno; dove a Gela i DS balzano dal 14% a oltre il 18%. Poi il centrosinistra si prende il comune di Cefalù…
Dove c’è stata una conferma del sindaco uscente per il centrodestra non si è mai raggiunto i valori delle ultime elezioni: un calo su tutta la linea…a allora? Dov’è questa grande vittoria che proclama il cacciaballe Berlusconi?
Si tornerà alle urne ad Aragona e Favara, in provincia di Agrigento, a Mussomeli e Niscemi, in provincia di Caltanissetta, a Paternò e Sant'Agata Li Battiati, in provincia di Catania, a Barrafranca e Nicosia, in provincia di Enna, a Lipari, in provincia di Messina, a Belmonte Mezzagno, a Corleone, Terrasini e Villabate, in provincia di Palermo, a Pozzallo, in provincia di Ragusa, ad Avola, in provincia di Siracusa, ad Alcamo, Castelvetrano, Erice, in provincia di Trapani ed in molti casi le giunte di centrodestra confermate la volta scorsa al primo turno, ora sono a rischio.
Ancora una volta si fanno i proclami sull’onda di proiezioni mai vere. Ancora i politici le sparano grosse per pura propaganda: il clima elettorale sembra non finisca mai.

venerdì, maggio 11, 2007

Cani e gatti al family day

Non si è mai parlato tanto di famiglia da quando sono entrati in scena i DICO, ovvero la norma di legge che vuole estendere i diritti alle coppie di fatto. Il fatto è che nessuno vuole mettere in discussione la famiglia, ci mancherebbe. Nessuno vuole impedire a chiunque di sposarsi, a che pro? Nessuno attacca la famiglia come istituzione o come base naturale della costituzione della società umana, non è così dappertutto? Il concetto di famiglia va al di là delle credenze religiose, statuali o filosofiche, allora? Perché tanta paura e richiami? Sembra che i cattolici siano atterriti da una regolamentazione che estende una parte dei diritti anche a chi non ha stipulato nessun contratto religioso o civile…forse per loro anche solo religioso.
Ricordo che tempo fa qualcuno aveva proposto di iscrivere nello stato di famiglia anagrafico, anche gli animali domestici che convivono nel nucleo famigliare. Cani e gatti iscritti, a tutti gli effetti, come componenti famigliari: che cosa bella. Chi ha un animale in casa sa quanto questi siano parte vera della famiglia. Attorno a questi animali spesso ruotano sentimenti e loro stessi ne sono, in certi casi, un veicolo di senso dell’unione. Parole grosse? Forse, ma dove circola affetto, sentimento di unità, di fedeltà, di aiuto reciproco, là è una famiglia. Si potrebbe prefigurare famiglia anche l’unione di un uomo ed un cane…troppo? Intanto si nega l’essere famiglia ad un uomo ed una donna che convivono. Tanti discorsi, dibattiti per nascondere un altro senso dell’amore. La famiglia, il suo concetto, riceve attacchi da altre situazioni, che sono di carattere economico e sociale. Non certo morale o legati all’estensione dei diritti legali.
A proposito se ci saranno alla marcia del ‘family day’ cani e gatti, fateci un pensierino: anche loro sono per la famiglia…la grande famiglia cui conta solo volersi bene.
Pubblicato sulla rubrica ITALIANS e sul quotidiano Il SecoloXIX

sabato, maggio 05, 2007

Come va?

Come va? Come stai? Domande rituali che si usa rivolgere quando ci si incontra. Proviamo però rivolgercele a noi stessi. Prendiamoci un momento per pensarci: come sto? Come mi sento? Domande non banali. Spesso non lo sappiamo. Stiamo correndo o stiamo facendo qualcosa che ci fa dimenticare persino come stiamo e chi siamo. Corriamo sempre, e correre diventa il nostro modo di vivere. Persi in mille preoccupazioni, rimpianti, paure, sogni a occhi aperti, ci dimentichiamo di guardare e apprezzare le cose che ci circondano, le persone che amiamo, finché non è troppo tardi.
La vita che molti stanno vivendo non è la loro vera vita. Spesso la vita che si vive appartiene al passato, a quando eravamo giovani…oppure è rimandata ad un futuro che attende più denaro, una casa più grande, un lavoro migliore, una laurea, una fidanzata, un figlio e nel frattempo si vive un’eterna parentesi. Tutte condizioni che ci negano la felicità.
Anche quando abbiamo del tempo libero, non sappiamo come entrare in contatto con ciò che sta succedendo dentro e fuori di noi. Così accendiamo il televisore, prendiamo in mano il telefono, sfogliamo una rivista, apriamo Internet, qualsiasi cosa pur di sfuggire a noi stessi. Combattiamo tutto il tempo, anche durante il sonno. Dentro di noi c'è la guerra, ed è facile che questo faccia scoppiare una guerra con gli altri.
Cambiare questo stato di cose è possibile, se lo vogliamo. La prima cosa che dobbiamo imparare è l'arte di fermarsi: fermare i pensieri, le abitudini, le emozioni forti che ci condizionano. La paura, la disperazione, la rabbia e il desiderio possono essere fermati imparando uno stile di vita più lento, più consapevole. La consapevolezza ci mette in grado di riconoscere la forza dell'abitudine ogni volta che si manifesta. ‘Ciao, come stai? Come ti senti?’
Entriamo in contatto con noi e ci accorgeremo che sappiamo quello che va bene per noi; sappiamo quali ritmi seguire e anche quali sono le abitudini che ci condizionano. Quella forza dell’abitudine, se solo le sorridiamo, perderà molta della sua carica e riconoscendola le impediremo di dominarci e di farci soffrire.
Se inseriremo nelle nostre giornate dei momenti per rimanere in contatto con noi e il momento presente, con la vita che si svolge in quello stesso istante, potremo essere felici e apprezzare le tante meraviglie che ci circondano: un neonato, un fiore, una nuvola, una stradina sassosa, il sole che sorge nel cielo…

domenica, aprile 29, 2007

Il nuovo Partito Democtatico

La nascita del nuovo Partito Democratico, ovvero la formazione politica che dà gambe al progetto dell’Ulivo, sarà a mio parere un momento essenziale per trasformare la politica italiana, attualmente sclerotizzata in uno scontro di posizioni ideologiche fuori dalla realtà.
Penso che il nuovo partito scombussolerà tutto il vecchio modo di concepire la politica in Italia dal dopoguerra; lo stesso che ha generato storture profonde con clientelismi, nepotismi, partitismi, ecc. allontanando ampi strati della popolazione in particolare i giovani dal partecipare alla politica.
Fare il passo che si sta compiendo con il Partito Democratico è un atto di coraggio, e dimostra quanta capacità esiste nel mettere in gioco le proprie convinzioni, le proprie certezze, i propri schemi mentali, per affrontare un futuro incombente che moltiplica in modo esponenziale i processi di trasformazione della società italiana.
In Italia, come in tutta Europa, si sta assistendo ad una trasformazione epocale, dovuta in gran parte all’immigrazione inarrestabile, che sta cambiando relazioni, comportamenti e cultura.
Governare tutto ciò con gli schemi ideologici del secolo scorso dove la ‘sinistra’ è la classe operaia, subalterna e insieme progressista, mentre la ‘destra’ è la classe padronale, reazionaria e conservatrice, non aiuta certo ad affrontare le nuove realtà. Non aiuta a crescere e a diventare adulti. Non è un caso che anche i nuovi cittadini sono distanti dalla politica, intesa come partitica: come raggruppamenti soggetti a conseguire posizioni di potere con personalismi e affari. Tutto l’opposto di quanto si chiederebbe in elaborazioni ideali per la soluzione di problemi di convivenza reali. Ecco allora che l’avventura della creazione di un nuovo soggetto politico aiuterà soprattutto la sinistra: potrà essere l’occasione per unirsi; poiché il grande dramma della sinistra è sempre stato quello di dividersi. Ora speriamo si possa unire per dare agli italiani -e non alla cosiddetta sinistra in sé- un partito che, pur continuando a chiamarsi ancora comunista, non sia l’emanazione di spartizione di sottili posizioni ideologiche legate ai diversi leader.
Per risolvere i problemi abbiamo bisogno anche di un sano pragmatismo; lasciamo a Berlusconi e alla destra agitare spettri e fantasmi ideologici. Noi abbiamo bisogno di laici interventi di governo, rispettosi dei diritti di tutti. Il Partito Democratico lancia questa scommessa.

sabato, aprile 21, 2007

Ho sognato un 25 aprile

Ho sognato un 25 aprile italiano come il 14 luglio francese. Una festa di tutti per la ritrovata libertà. Sarebbe bello trovare qualcosa di comune a tutti per festeggiare, baciarsi in strada, ridere e ballare. Sarebbe troppo bello ricordare che si ricomincia ogni volta con quella data. Eppure in quella data qualcosa di grande è successo: abbiamo ritrovato una nuova Italia.
Ho sognato un 25 aprile in cui ritrovarci insieme a bere e chiacchierare dei figli e del mondo in pace. Un giorno di festa d’aprile, un giorno di risveglio a contraddire il dolce dormire; un giorno d’aprile di uova e di palme, di sole e di bandiere tricolori a sventolare, per scacciare un mondo girato in bianco e nero.
Ho sognato un 25 aprile come il 17 marzo per l’Irlanda; il 3 ottobre per la Germania, il 26 ottobre per l’Austria o il 1° agosto per la Svizzera. Una festa di popolo da passare in allegria.
Abbiamo bisogno di un riferimento da tenere vivo; abbiamo bisogno di un momento per non litigare…io l’ho sognato, l’ho pensato, l’ho vissuto in un 25 aprile di un qualsiasi anno. Ora lo vorrei per sempre.
Questo è il mio sogno per il 25 aprile: festa di pace e libertà.
Pubblicato da Severgnini nella rubrica: Italians del Corsera Online

mercoledì, aprile 18, 2007

Il giorno 20 aprile a Mondovì

Manifestazione del 20 aprile 2007 al teatro Baretti di Mondovì
dal titolo ‘Parole di Pace’. Serata di poesia e musica

Nel ricordo della Resistenza le parole che portano pace.
"Per non dimenticare...la libertà"

Una serie di eventi per celebrare la Resistenza e non dimenticare i tragici anni della Seconda Guerra Mondiale.

Per non dimenticare tutte le guerre; quelle sociali e interiori, quelle del passato e quelle future: quelle dell’acqua, del petrolio, del lavoro…
Per non dimenticare quelle odierne, quelle che ogni giorno i media ci raccontano: quelle dei disastri ambientali, quelle dovute alle morti sul lavoro, quelle sulla mancanza di sicurezza e di stabilità...quelle che minacciano e minano l'equilibrio personale e famigliare.
In questo quadro ad esorcizzarlo ci vengono in aiuto le parole:
parole di pace
Svolgimento Serata:
L'attore Michele Rados leggerà una poesia di Brecht
seguirà la presentazione di un partigiano (come da locandina)
A questo punto ci sarà un mio intervento come giornalista e scrittore per introdurre la serata…
Questa è la traccia:
Stasera ascolteremo parole di pace che creano armonia, parole di pace che ricordano, parole di pace che tessono magicamente una rete invisibile di aiuto e comprensione tra gli esseri umani, al di là del concetto di nazione e religione. Parole che creano una alchimia interiore e sociale che crea armonia e quindi forza e solidarietà.
Stasera ascolteremo molte voci di poeti. Poeti di diverse culture e paesi. Ascoltando i poeti invitati e letti, comprenderemo come quello raccontato sia universale, appartenga a tutti. E’ il linguaggio della poesia ma anche dell’anima. E’ la letteratura che parla della nostra condizione sempre alla ricerca di quel bene prezioso che è l’amore, insieme alla pace e la libertà.
Le parole dei poeti sono parole che trasmettono emozioni; interpretano sentimenti vari e ad ognuno richiamano stati dell’anima che riconoscono propri. Per questo si dice che ascoltando la poesia si diventa poeti noi stessi.
La poesia, quando è vera poesia, non va discussa, commentata o criticata, la poesia va solo ascoltata e poi per incanto fa parlare con il cuore chiunque.
Insieme alle parole ci saranno dei suoni, sono armonie nate dalle poesie e tramutate in musica e parleranno ancora, in modo ancora più diretto, alla nostra anima.
Io aggiungo qualche parola. Parole che riprendo dalle ‘Lettere dei condannati a morte della Resistenza’. Parole semplici e seppur scritte in momenti tragici, sono parole piene di calma, di pace, di speranza e amore. Parole per quello tanto più forti e pregnanti.
Lettura del 25 aprile che sogno…
Seguirà poi un intervento di Livio Berardo (presidente dell’ Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea)
Poi un brano di Piero Ponzo (jazzista)
Piero Ponzo suonerà sax e clarinetto- le parole che si sposano con la musica diventano unguento per l'anima.
Poi i poeti:
Bruno Rolleri (cileno) e Angelo Guarnieri (italiano) con poesie più vicine
alla lotta che all'armonia. Gli orientali più armoniosi e nostalgici.: Muin Masri (turca), Meeten Nasr (ebreo palestinese) e Younis Tawfik (Iracheno)
Letture di Semsa Gezgin, traduttrice di Orhan Pamuk (Nobel per la letteratura)
Chami Kimura, (Giappone) con cui leggerà insieme a Michele Rados anche degli haiku (componimenti poetici giapponesi molto brevi – caratterizzate da versi di 5, 7,5 sillabe- richiedono una grande sintesi di immagine e pensiero).

domenica, aprile 15, 2007

Gli stranieri portano fortuna

‘Gli stranieri portano fortuna’ è il titolo di un libro scritto da Marco Aime, con il cantastorie Lawa Tokou. Il libro è la trascrizione di racconti orali tramandati da generazione in generazione, con appunti di viaggio nel Benin settentrionale. Questo libro ci aiuta ad esplorare l’Africa: l’Africa saggia, l’Africa della nostra origine; l’Africa attuale, moderna e insieme tradizionale, l’Africa che sarà ancora, anche il nostro futuro. Sì, perché l’Africa ha ancora molto da insegnarci e, conservando la memoria del nostro passato, può permettersi di indicarci anche il futuro; anzi, se noi avremo un futuro lo avremo imparando dall’Africa. L’Africa è la nostra saggezza.
Ebbene, così io aggiungo che non solo gli stranieri portano fortuna, ma portano anche virtù. Sì, gli stranieri arrivano carichi di voglia di fare, di speranza, conservano ancora quello che noi abbiamo sepolto con la presunta ricchezza fatta di sprechi e di consumi. Con gli stranieri arriva un carico di fiducia verso il futuro, arriva una ventata di autenticità.
E poi gli stranieri ci svelano quanti molti conflitti, definiti culturali, nascondano altri interessi. Lo scontro di civiltà è un artificio. Nessun popolo vive separato dagli altri. Molti stereotipi culturali sono solo dei politici e di certi intellettuali che non si accorgono quanto il mondo sia mischiato confuso e sempre in movimento. Gli stranieri portandoci il loro mondo ci aiutano a comprendere anche il nostro.
E poi noi, forti di una identità che deriva da una cultura millenaria, come riceviamo possiamo insegnare molto ai nuovi arrivati. Certo che per insegnare dobbiamo essere un modello credibile, sicuro, e forse oggi noi non lo siamo. Ai nuovi italiani dovremmo trasmettere una educazione cristiana e laica insieme, insegnare doveri e diritti accompagnati a valori di libertà e uguaglianza.
E poi chi parte, si mette in viaggio, è anche un coraggioso. Arriva da noi con la fortuna, e io dico anche con la virtù.

giovedì, aprile 12, 2007

Ridere alla vita per la vita

Un video che fa bene
Nei momenti tristi passate di qua!

venerdì, aprile 06, 2007

Cartelli Strani

Elenco di cartelli strani trovati in giro:
IN UN RISTORANTE
I clienti che ritengono i camerieri sgarbati dovrebbero vedere il direttore.
IN UNA CHIESA
"Questo è un luogo di preghiera. Siete pregati di pregare".
NEL GIARDINO DI UN ALBERGO
"Vietato far fare i bisogni ai cani presso questa palma. Vale anche per i clienti del nostro hotel".
IN UN AMBULATORIO
"Il dottore è temporaneamente assente. Per casi urgenti rivolgersi al bar"
"Se rompete anche queste sedie potete sedervi per terra"
IN UN OSPEDALE
"Gli appuntamenti si prendono solo con l'infermiera"
DAL MECCANICO
"Si riparano bici anche se rotte".
Per ogni taglio di capelli vi faremo una lavata di capo gratis (Insegna in un negozio) Vendo tutto per esaurimento (Insegna in un negozio)
Eliminazione totale bambini a sole 29.000 (Insegna in un negozio)
QUI CHIAVI A VISTA (Insegna in un negozio)
SUL PORTONE DI UNA CHIESA
"Attenzione! Pericolo caduta angeli!"
IN UNA MACELLERIA
"La mucca è sana, il pazzo sono io".
SI AVVERTE IL PUBBLICO CHE I GIORNI FISSATI PER LE MORTI SONO IL MARTEDI' E IL GIOVEDI' (Ufficio anagrafe a Reggio Calabria)
'STA MACELLERIA RIMANE APERTA LA DOMENICA SOLO PER I POLLI.
QUI CHIAVI IN 5 MINUTI (Insegna in un negozio)
GARAGE: LASCIARE SPAZIO PER MANOVRA PERCHE' SONO STUFO E AMMACCO (Cartello stradale)

sabato, marzo 31, 2007

Dico maledetti. Perchè?

Ma cosa avranno di così tanto pericoloso i Dico? Ovvero la formula che estende diritti alle coppie che convivono? Eppure per dare battaglia a questa norma, che non dovrebbe creare scandalo, si è arrivati a parlare di un possibile passo successivo verso la legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti. Da dove sbuca questo terrorismo morale? Ma cos’è questo accanimento della Chiesa? Cosa vuol conservare o difendere? E’ davvero da considerare un ‘male assoluto’ prendersi socialmente ‘cura’ delle unioni di fatto?
Mi piacerebbe che la Chiesa cattolica usasse lo stesso ardore e impegno per difendere la pace e condannare la guerra, gridare contro i costruttori di armi, contro le famiglie mafiose, gli spechi derivati dai consumi lussuosi, ossia lottasse contro la miseria dei molti, che dalla stessa Chiesa è stata considerata frutto della ricchezza dei pochi. Invece…ma forse non c’è niente da controbattere ai cardinali, arcivescovi e preti vari: hanno i loro personali problemi e il loro sguardo sulla società in fondo deve interessare più gli ascoltatori di RadioMaria che i politici. Così mi auguro.
A noi cittadini che crediamo nel bene - pur non seguendo pedissequamente la CEI- non resta che stare molto attenti, nel mantenerci laici, e saper destinare l’8 per mille verso lidi più consoni all’amore e alla tolleranza. Una protesta piccola, ma efficace.

giovedì, marzo 29, 2007

Avere dubbi

In 60 anni di Repubblica politica c’è da dire che di cose ne abbiamo viste. Abbiamo visto di tutto e il suo contrario. Come se niente fosse stato abbiamo assistito a capriole, giravolte, inversioni a U, salti mortali: come al circo; solo che quello cui abbiamo assistito non era sotto un tendone, ma nell’agorà politico.
Non è che cambiare opinione non sia auspicabile, spesso dimostra intelligenza, elasticità mentale, è segno di apertura all’altro e indica che non si è ottusi. Poi tutto andrebbe scritto in un percorso di crescita, di maturazione…insomma si è fatto esperienza e poi dopo una riflessione si cambia opinione, si provano altre idee. Può essere bello ed auspicabile. Sennonché invece ad ogni giro di giostra si cambia il posto per continuare solamente a scroccare la corsa.
Poi ci sono i ‘duri e puri’ che cascasse il mondo non si muovono: sono pronti a farci ammazzare tutti con loro. Esempi di coerenza? Di ideali incrollabili? No, esempi classici della ricerca dell’infelicità- come spiegato da ‘Istruzioni per rendersi infelici’, il libro di Paul Watzlawick.
Il potere esercita su moltissimi personaggi politici un fascino che, nella loro ricerca di identità, fa scontare i loro destini personali alla collettività. In un gioco oscuro di rimandi ambientali, certi meccanismi psicologici diventano collettivi o almeno condivisi. Come forse è naturale avviene che un certo destino venga subito anche da chi non ne vorrebbe far parte. Gioco crudele della democrazia? Non saprei, certo è che quel Tutto che ci comprende non può lasciarci indifferenti.
Allora infine solo una raccomandazione: stiamo attenti ad avere fede. Diversamente forse non avremmo bisogno di politici, ma solo di preti…
Tutto dovrebbe partire dal dubbio e non dalla fede. La conoscenza, cui dovremmo fare esperienza giorno per giorno, è una cosa diversa dalla fede religiosa. La verità del nostro essere, che poi diventa la verità dell’intero universo, è basata sul dubbio. Oggi poi possiamo aggiungere anche la laicità.

lunedì, marzo 26, 2007

Passeggiata virtuale con Cesare Viel

Nell’ambito dell‘arte contemporanea nei Palazzi dei Rolli, l’artista Cesare Viel ha prodotto una performance-installazione riempiendo di striscioni tutta la via San Lorenzo, con delle domande per il corpo. La trovata è interessante. E’ bello usare una manifestazione artistica per porre degli interrogativi che ci possono aiutare a comprendere meglio la realtà. Ho trovato interessante la successione di domande e impressioni sul corpo, che meritano una riflessione.
Il primo striscione in alto chiede…’hai provato a sentire l’incandescente perimetro del corpo?’; sembra che si inizi con la febbre, ma il retro dello stesso continua: ‘vorrei includere sempre lo spazio anche dell’ombra’, è la nostra mente che dilata tutto, ed è ancora quella che scalda i confini. ‘l’agente di un corpo è un enigma e resta un mistero?’; questo è il secondo striscione e già si entra nello sconosciuto, in quella stessa ombra accennata prima. Ma, ‘ho paura quando il corpo mi attraversa e io attraverso il corpo’. E’ vero di quanto si teme l’intimità.
Il terzo triscione: ‘avverti il peso del corpo che cade?’; è solo un momento, dopo: ‘forse non trovo che cenere e domande’. Consequenziale.
Il quarto striscione abbisogna di un’ermeneutica difficile, spiazzante: ‘riesce il corpo a sentirmi quando l’ascolto?’, purtroppo abbiamo una condanna a parlare sempre; con la bocca, con i pensieri, con i gesti, i movimenti e per di più…’non sono sempre là dove il corpo mi conduce’. Vero e incredibile: il corpo ci sentirebbe se facessimo silenzio. Purtroppo mai.
Arrivati al quinto leggiamo: ‘chi offendiamo quando si offende il corpo?’. Possiamo rispondere sicuri: noi. Il retro recita: ‘posso dire che ho visto corpi muti e sigillati, senza fiato’. Era lo stesso corpo? L’ultimo striscione della passeggiata a testa in su mi dice: ‘posso dire ciò che il corpo mi racconta?’, certo che lo possiamo dire e la malattia è senz’altro il suo grido; infatti si conclude con ‘dimentico ciò che il corpo riesce a chiedermi’.
Beh, io ci ho provato a percorrere la via ed un senso. Provateci anche voi con la stessa passeggiata.

giovedì, marzo 22, 2007

Aspettative

A vedere il wi-fi, la potenzialità di trasmissione di dati senza fili, solo sfruttando l’aria, mi viene in mente l’idea di Nicola Tesla sviluppata nel 1899: generare e trasmettere energia elettrica tramite l’etere. E’ nel frattempo trascorso più di un secolo da quell’idea geniale di Nicola Tesla ed è ancora da attuare, ma non è detto che non ci si riesca. Con la fisica moderna siamo a conoscenza come gli spazi all’interno degli atomi siano un campo energetico: c’è una forza gravitazionale come quella che esercita la massa del pianeta Terra. Questo campo energetico gravitazionale chiamato Tachionico, è stato definito da Einstein: Etere. Nell’etere abbiamo quindi un’immensa quantità di energia che non percepiamo, ma riusciamo ad osservarla tramite processi indotti da altri campi elettro magnetici: quelli che procuriamo noi. In sostanza certi processi elettrodinamici non avrebbero luogo se non esistesse nell’’aria’ una energia che attiva quei fenomeni.
Ci pensate? Avere l’energia a portata d’aria: una rivoluzione che avrebbe degli sviluppi incredibili. Tutto girerebbe innalzando al cielo una piccola antenna: luce, pc, auto, radio, tv, lavatrici, macchine funzionerebbero come per magia…incredibile. Eppure quella magia, come detto prima, esiste già: le onde elettromagnetiche che fanno vedere immagini, sentire suoni, viaggiare dati, voci, numeri, sono già realtà e utilizzata sempre di più. Ora non rimane che trovare il modo di sfruttare quella forza che c’è all’interno degli atomi; trasformare questa forza in elettricità.
Tesla, in verità, riuscì nel 1899 tramite la stazione di Colorado Spring ed un generatore di nuova concezione a trasmettere la quantità di corrente necessaria ad accendere 200 lampadine poste a 40 Km di distanza. Il magnate John Pierpoint Morgan si interessò agli esperimenti di Tesla e finanziò il suo progetto: "Il Sistema Mondiale"! Peccato che dopo poco tempo per ragioni sconosciute, Morgan ritirò i finanziamenti e gli appunti del fantastico generatore sparirono misteriosamente dopo la morte dello scienziato.
Ora a breve avremo, con la tecnologia Wi-Max, la possibilità di accedere ad Internet via etere, ossia senza fili, in varie parti del territorio. Non sarà per caso un fatto che farà da preludio a un nuovo rivoluzionario modo per trasmettere, insieme a dati multimediali, anche energia?

giovedì, marzo 08, 2007

L’economia può cambiare

Ci siamo abituati da anni a considerare ogni cosa sotto l’aspetto economico; ogni cosa deve avere un valore monetario e riconducibile ad una questione di ricavi e perdite. Forse è questa visione che ha reso la società difficile e di conseguenza impoverito oltre che il mondo anche i rapporti umani.
Con questo intendimento economico a perderci sono soprattutto le fasce cosiddette deboli della società; ecco allora tutte le tensioni che l’attraversano. Esempio è giusto che tutto sia rapportato ad un indicatore di crescita chiamato PIL (Prodotto Interno Lordo)? Altri esempi: è giusto che la sanità pubblica miri ad un bilancio in pareggio? E’ giusto aumentare il costo del bus per dare un servizio ai cittadini, quando la garanzia alla mobilità è un diritto? E’ giusto licenziare le donne che entrano in gravidanza, perché rappresentano solo un costo alle aziende? A pensare che una volta i figli erano considerati una ricchezza e oggi paradossalmente rappresentano solo un costo. La filosofia di questa economia di mercato ha ormai così pervaso a fondo le nostre coscienze che fa sembrare scontati i ‘tagli’, le chiusure di ospedali, la soppressione di attività, di servizi non renumerativi…
Ma invece una alternativa c’è: esiste una filosofia ed una economia che può riscattare valore e valori nuovi, aumentando la ricchezza più importante, quella dell’umanità, senza distruggere e perdere quella più vitale: quella dell’ecosistema naturale della Terra. Questa economia diversa si rifà alla decrescita: un percorso di crescita alternativo basato su consumi equilibrati con l’abbandono dell’ossessione consumistica tutta rivolta all’utilitarismo e al mercato. In sostanza l’economia dovrebbe essere riportata a mezzo e non a fine della vita umana. Come il denaro. Ancora una antica saggezza dovrebbe aiutarci: l’economia del dono, della preservazione della tradizione alimentare e quindi agricola locale, l’economia familiare, ecc.
Non sarà che molte delle nostre idiosincrasie odierne su valori morali, religiosi e laici nascondano in sostanza gli aspetti alienanti di una economia perversa? Riscoprendo e immaginando altro, forse risolveremo senza guerre molti nostri problemi attuali.

lunedì, marzo 05, 2007

Per l'8 marzo

Camerieri in boxer, stripes man…sono alcune proposte per festeggiare un 8 marzo, che è diventato qualcosa d’altro da quello per cui era nato. In verità la trasformazione era gia avvenuta quando da giornata di lotta internazionale a favore delle donne, promossa da Rosa Luxemburg, in ricordo della tragedia del 1908 a New York, è diventata festa. Ma l’emancipazione femminile con il segnale di spogliarelli maschili, discoteche e cene riservate alle sole donne, forse indicano che i sessi sono meno diversi di quanto si pensi. Infatti nessuno di noi per natura è legato ad un sesso: ognuno è legato ad una propria soggettività, inserita nel corpo e non come differenza legata ad un organo sessuale.
Umberto Galimberti nel suo libro ‘Le cose dell’amore’ ricorda come la scienza affermi che l’uomo ha desideri sessuali perchè ha un sesso; in verità è esattamente il contrario, in quanto ha un sesso perché ha desideri sessuali. La sessualità non è carne ma desiderio. Così sempre nello stesso libro si dice: ‘nessuno è mai là dove si crede, ma ciascuno è sempre là dove il desiderio lo spinge’. La nostra cultura ha trovato l’artificio del ‘naturale’ per definire cose che sono diverse.
Intanto le donne nel tempo si sono accorte che, sul piano della gestione del potere, non occorrono delle capacità, ma una particolare forma di alienazione molto efficace. Che si siano oggi impossessate di quello?
Noi maschi rimaniamo sorpresi di essere scimmiottati nei nostri atteggiamenti voyeuristici o peggio machisti; vorremmo la donna sempre fissata in una icona, ma questi passaggi forse ci obbligano a pensare quanta strada bisogna ancora percorrere per far nascere la storia. Sì, qualcuno ha sostenuto che la storia era finita, io ricordo che Marx disse che la storia sarebbe invece iniziata quando non ci sarebbero più state divisioni tra i sessi; quando uomini e donne sarebbero state semplicemente persone, e le relazioni tra le due metà dell’umanità - le donne e gli uomini- sarebbero diventate mutuali.
Allora l’8 marzo serve ancora, per scoprire quanto ci unisce e quanto ci divide. L’8 marzo serve ora a tutti, per scoprire quanto ancora insieme si può fare.

giovedì, febbraio 22, 2007

Continuate a scrivere

Con il nuovo anno 2007, avevo dovuto fare un po’ di pulizia sul pc e, nelle varie cartelle dove erano contenuti i miei scritti, feci alcuni aggiornamenti: quella su Berlusca divenne ‘comiche 2006’; pensando di non fare più una nuova cartella ‘Berlusca’, ne feci una chiamata, ‘cazzate’. A dire il vero quella cartella esisteva da sempre, ma si trattava di cancellare il vecchio contenuto; in maggioranza foto con ‘corna’, con il dito medio in alto, e notizie su ‘Stalin è morto’…insomma, le solite cose di come intende la politica un certo potere.
Poi avevo alcune ‘utility’ da riavviare, una specie di spyware, per scovare i bachi che intaccano la questione morale: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Fiorani, Fazio, Consorte, Riccucci, Tanzi…era un lavoro continuo e snervante. Mi salvava un po’ di ironia e qualche preghiera laica. Ma il lavoro più grosso era stato cancellare, buttare nel cestino, tutti gli scritti fatti con passione e sentimento; d’altronde lo spazio della memoria lo impone: fare spazio al nuovo.
Così, con il nuovo spazio mi sentivo di ripartire: ero pronto con la tastiera ad affrontare fatti nuovi: Pacs diventati Dico, Conflitto di Interessi, Riforma Radiotelevisiva, Liberalizzazioni, Riordino della macchina statale, Scuola, Giustizia, intanto insieme non mancavano spaventi, emozioni, amori, sentimenti, gioie, paure e malattie…insomma, in sostanza, le solite cose.
Poi di colpo ieri è diventato tutto vecchio: è ritornato tutto l’antico. Prodi si è dimesso e siamo risprofondati nel 2006, ante elezioni. La Destra incalza e riprende slancio. Calderoli, Tremonti, Casini e Fini stanno ritornando aiutati da due talebani rossi. Due comunisti ‘duri e puri’. Ho ancora ragione di scrivere?
Questa è l’unica cosa che mi salva. Oltre a fare memoria la scrittura aiuta. Scrivete anche voi. Oltre a vivere, almeno noi si cresce

Oggi mi sfogo

La verità è che il fondo con Berlusconi forse non lo avevamo toccato, diversamente non si sarebbero create, per colpa di due ‘duri e puri’, le condizioni per un suo ritorno. E alla grande.
Ecco che la sinistra ancora una volta dimostra tutti i suoi limiti di un infantilismo politico fatto di divisioni, contorcimenti, lacerazioni, attaccamenti ideologici, più che ideali, a dimostrazione che le responsabilità di governo non gli si addice.
Prepariamoci allora verso qualcosa di gommoso, stantio e già visto nel governo italico: l’inciucio.
Da una parte i ‘duri e puri’ contenti di non essersi contaminati con i ‘guerrafondai’, e dall’altra i ‘moderati’, i ‘liberal’, contenti di muoversi come sempre: alla caccia di affari e interessi personali.
Bel colpo per la sinistra, che con il governo perde anche la poca credibilità che poteva conquistarsi nel governare per 5 anni in modo diverso dal passato.
Purtroppo anche a destra manca una classe dirigente, seria e affidabile, che sappia muoversi fuori dalla ‘pancia’ e dai ‘ducetti’. Diversamente molti di sinistra, oggi come oggi, sarebbero pronti a votarla. Per questo abbiamo bisogno di cambiare le regole di un gioco democratico votato al massacro. Vogliamo un nuovo governo a Berlusconi per scendere ancora più in basso? Allora state pronti a mettervi tutti l’elmetto e cantare Forza Italia in favore di chi ha i conti in Svizzera. Poi forse succederà che comunisti italiani e rifondaroli faranno sembrare ‘rivoluzione’ anche andare al bar. Evviva i comunisti duri e puri. Evviva l’ Afganistan…che ci fa saltare tutte le buone leggi in programma…come i talebani.

giovedì, febbraio 15, 2007

Le nuove BR

Sul ritorno delle Brigate Rosse si è scritto nuovamente molto; però quello che mi ha colpito e che andrebbe analizzato più profondamente è l’aspetto psicologico e personale che, da grande conoscitore del fenomeno brigatista, ha sviluppato Giorgio Bocca nell’articolo del 14 febbraio scorso su La Repubblica.
Egli scrive: ‘Negli anni in cui ho interrogato, ascoltato centinaia di terroristi per scrivere la loro storia, la ragione della loro scelta di campo, la ragione vera che veniva fuori dalle loro testimonianze era personale e psichica: non potevano sopportare la parte che altri, i loro genitori, i loro amici, il loro partito avevano fatta per conto loro. Non potevano sopportare che la loro vita fosse già decisa, già tracciata da altri. Spesso, per non dire quasi sempre, il movente vero, decisivo, della scelta terroristica era l’affermazione della propria personalità, di fargliela vedere a chi pensava di poterli comandare, a chi pensava di essere il loro padrone’.
Io penso che molti di questi br, per me ‘balordi rossi’, rientrino, più che in un discorso politico, in casi di psicosi: legati ad un processo di identificazione distorto.
E’ chiarissimo che la politica, quella del senso più nobile di far convivere i cittadini in pace e benessere, non c’entra nulla con il terrorismo in generale e con quello specificatamente italiano denominato BR. Io ricordo ancora una immagine di Renato Curcio- il fondatore delle BR storiche- che dichiarava, alla fine di quella triste esperienza, che quello che cercava in fondo era la mamma. Lo ricordo in una foto sul Corriere della Sera abbracciato alla mamma. Quanta strada per poterla ritrovare…soprattutto ritrovarsi lui: rivoluzionario manicheo del più classico pensiero cattolico, da una parte il Paradiso e dall’altra l’Inferno. Come dire: Merda o Berretta rossa. Ancora quelli; quelli che ci vogliono mettere la berretta rossa in testa. Il processo di vera liberazione, passa sempre attraverso un percorso personale e spirituale profondo. Dovremmo essere noi aiutarli a liberarsi loro. Intanto facciamo bene a liberarci di questi, che pensano di diventare i nuovi padroni.
*Pubblicato oggi 16 febbraio su Italians (rubrica del Corsera online)

mercoledì, febbraio 14, 2007

Racconto di San Valentino

‘L’ultimo che arriva è scemo’ e poi una corsa lungo un campo verde. Lei e lui dietro, ansimando forte, giù a rotta di collo. Cento, forse duecento metri prima che un abbraccio li unisse nuovamente. Dopo giorni neri finalmente quella era una giornata serena. Ma non era il sereno del cielo, quello era denso di nuvole; il sereno era nell’anima di lei che si sentiva libera.
Lei correva e lui la inseguiva; lei era nei pensieri di lui sempre. Lei aveva da risolvere qualcosa che non sapeva bene. Lui aspettava.
Lui sapeva di amarla e lei capiva benissimo; lui le piaceva moltissimo. Lui la vedeva da molti giorni senza dire altro che il suo nome. Lei scappava.
‘Io ti voglio bene’, queste furono le parole di lui, appena la raggiunse dopo la corsa. Lei si ritrasse un poco; non si sentiva pronta per la risposta. Lei aveva ancora in testa un altro amore, un altro che le aveva detto la stessa cosa. Ma quell’altro era sparito, era diventato un ricordo, qualcosa di assente, ma capace di invadere ogni istante della sua vita.
Lui insisteva e lei sviava; lui sentiva di avere trovato l’amore che cercava. Lui così trovava il coraggio di dire qualcosa che non avrebbe mai immaginato di riuscire a dire.
Poi…‘L’ultimo che arriva è scemo’, ma sarà anche il più fortunato: questo lo pensò subito dopo lui, dopo che l’aveva raggiunta. Dopo che l’abbracciò di slancio; dopo che le disse: ‘Io ti voglio bene’.
Poi…ancora ’Se ce la fai, raggiungimi’, lei la decisione la prese in quel momento; mentre pronunciava come una bambina gioiosa quella frase. Lui la raggiunse in un baleno. Questa volta con l’abbraccio spuntò anche un bacio. Un lungo bacio. Che strano quel giorno era il 14 febbraio, San Valentino. Il giorno si dice degli innamorati. Loro iniziarono in quel giorno ad esserlo.

domenica, febbraio 11, 2007

Famiglie diverse

Quanta ipocrisia nella posizione della chiesa cattolica e dei suoi fedeli nel difendere la famiglia. Ma quale famiglia? Nessuno mette in dubbio la famiglia come nucleo costitutivo la persona umana; l’elemento primario della perpetuazione della specie. Ci mancherebbe altro. Però bisogna sapere che la famiglia è il luogo dell’amore e della pace, ma anche il luogo della perdizione e dell’inferno. Molti cosiddetti ‘mostri’, che conosciamo tramite le cronache criminali, non hanno forse una famiglia? Come è successo che molti ‘Maso’ hanno massacrato la propria? Come succede che molte madri uccidono i propri figli?
La chiesa riconosce una Sacra Famiglia, dove è stato concepito un figlio non dal padre naturale, ma da un fattore divino. Quel padre fu un padre mancato, e fu conosciuto più come un falegname, che un genitore…poi si sa, che essere padri e madri non vuol dire necessariamente ‘darli alla luce’. I figli sono di chi li cura, li alleva, li ama e protegge.
La chiesa sa che gli apostoli, chiamati da Gesù, abbandonarono famiglia, mogli e figli; fecero qualcosa come un ‘patto di solidarietà mistica’. Ancora oggi i preti, le suore e i frati abbracciano altre ‘famiglie’. In effetti l’istituto famigliare cui vediamo oggi ha ben poco di redento. Oggi assistiamo a sempre più separazioni, conflitti e disagi all’interno delle famiglie. Nel nome di una giusta autonomia personale, che è anche fattore di libertà e affermazione del proprio sé, vediamo giustamente il formarsi di altre unioni e famiglie. Fa quindi pena vedere negare diritti e possibilità di garantirsi mutui aiuti a cittadini italiani, da politici che per primi hanno fatto scempio dell’istituto familiare. Anzi qualcuno continua a fare il gigolò…in effetti gli italiani si comunicano alla domenica per poi ritenersi liberi di peccare tutti gli altri giorni. Il guaio che gli stessi non vogliono che ‘pecchino’ quelli che in chiesa non ci vanno. Forse loro hanno delle famiglie diverse.
Pubblicato, oggi 13 febbraio, sul Secolo XIX

martedì, febbraio 06, 2007

La ricerca dell'Io

Nel lungo tempo per arrivare al processo di identificazione, ovvero alla costruzione dell’Io e della coscienza, si trovano due strade, quella individuale e quella collettiva. L’identità personale si rivela erede e surrogato dell’anima, mentre quella collettiva forma l’io con uno ‘stampo sociale’ che stabilisce una normalità fragile. Quest’io è in lotta perenne tra la libertà e risucchio nella folla.
Il libro Destini personali, di Remo Bodei, racconta il lungo viaggio attraverso il processo di identificazione e la formazione delle coscienze, per la costituzione di un io che dialoga e si confonde con l’anima.
‘Ognuno di noi è il risultato di un corpo ricevuto per eredità biologica e di stampi anonimi (lingua, cultura, istituzioni), le cui impronte rielabora in forma inconfondibilmente personale’. Partendo da questa premessa il libro di Remo Bodei cerca di mostrare da un lato che l'identità dell'uomo deriva da forze - "corpo, linguaggio, istituzioni, stati" - che, inevitabilmente, lo plasmano, e dall'altro, la possibilità della coscienza di rendersi conto di queste stesse forze e sfruttare lo spazio intermedio dei rinvii tra l'Io e il Noi a proprio vantaggio.
Tutto questo percorso ci porta a comprendere quello che già aveva espresso Eraclito con il paradigma: "Ethos antropos daimon", il Carattere è Destino. Ecco il carattere, quella unicità, quell’individualità che porta a compiere strade diverse al nostro destino, dove trovare il senso ultimo del nostro essere.
E’ questo un percorso, non psicoanalitico, ma soprattutto filosofico; le domande: chi sono? Dove vado? Trovano risposte storico dialettiche nell’evoluzione del pensiero e nell’interrogazione continua. La maieutica socratica, il ‘tirar fuori’ ponendo domande. La filosofia consegna alla psicologia quella visione del mondo che la plasmerà.
Dall'età di Locke a quella di Schopenauer e alle soglie dell'attualità, Bodei descrive i processi di costruzione dell' Io e della coscienza mettendo in evidenza le relazioni tra la coscienza stessa e i suoi orizzonti storico-politici. Con particolare attenzione alla fase di conclamata denuncia della frammentazione dell' Io e ai successivi progetti autoritari di ricostruirlo (per renderlo più obbediente mediante una colonizzazione delle coscienze).
Schopenauer può essere il terminale di questo cammino filosofico che con la sua opera ‘La volontà come rappresentazione’ tocca la questione di fondo: il sé non riesce mai a realizzarsi compiutamente.
L'uomo, dotato di consapevolezza, soffre nel modo più doloroso il suo essere limitato dalla volontà e al contempo l'essere teso verso verità non limitate. Dunque nulla soddisfa, nulla riempie completamente l'uomo. L'uomo si trova così sospeso tra dolore e noia: dolore per il bisogno insaziabile di tendere a qualcosa di diverso e noia per il non riuscire a riempire la sua esistenza.
Schopenauer con il ‘principium individuationis’ affronta il nocciolo della ricerca di identità: sollevare il velo di Maya vuol dire sopprimere l’egoismo e allontanare la paura della morte con l’abbandono del principio di individuazione. ‘La morte dissipa l’illusione che separa la coscienza individuale dall’universale’. La morte in realtà distrugge l’individualità, non la vita né lo spirito. La stessa cosa ha origine nella sessualità, per continuare la specie, nel generare un nuovo individuo c’è la volontà di essere immortali.
Ogni uomo manifesta la volontà nel proprio corpo che nel giro di pochi anni si rinnova completamente; ma c’è un nucleo sostanziale del nostro essere che è fuori del tempo. Il suo essere non è dato dalla memoria e dalla coscienza ma dalla sua volontà. La volontà come consapevolezza, insight, intuizione del nostro spirito.