domenica, giugno 23, 2013

Presentazione del libro di Carlo Galli: Sinistra. Per il lavoro, per la democrazia

Evento svolto Sabato 15 giugno 2013 a Palazzo Tursi, nel Salone di Rappresentanza del Comune di Genova, promosso da Circolo di Cultura Politica Guido Calogero e Aldo Capitini

Dopo i saluti del Presidente dell'associazione Luigi Fasce e l'introduzione di Leonardo Chessa -Presidente Commissione Cultura del Comune di Genova- è stato Mauro Barberis a presentare Carlo Galli, un amico e collega che lui definisce filosofo nell'accezione più alta: quella che richiama al pensiero attraverso la proposizione di domande, la capacità di interrogarci sul senso del nostro vivere e stare insieme; in questo caso nella comunità, nella società organizzata.
Carlo Galli, professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna. Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna nel 1972, assistente ordinario di Storia delle dottrine politiche dal 1978, dal 1983 al 1999 è stato professore associato di Storia del pensiero politico contemporaneo presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna. Come leggiamo il suo curriculum vitae è molto ricco. Tra le molte cose possiamo aggiungere la collaborazione da editorialista di molte importanti testate giornalistiche nazionali.
Mauro Barberis ha parlato anche dei suoi libri precedenti, tutti fonte di saggezza e capaci di illuminarci sul periodo storico politico che stiamo affrontando con grande difficoltà. Per questo motivo Mauro Barberis si chiede perchè, a parte i suoi libri, Carlo Galli rimanga silenzioso o meglio non venga ascoltato. Mauro Barberis pone diversi interrogativi: cos'è oggi la Sinistra italiana? Esiste? Ha perso? E' stata inglobata nella Destra? Nel conformismo sociale? Come si sta dentro il PD? Carlo Galli è stato eletto in Parlamento ed è attualmente deputato di questo partito.
La presentazione del suo libro è così diventata anche l'occasione per una disamina dell'attuale situazione politica.
Carlo Galli esordisce dicendo subito che la Sinistra ha perso. Il XX secolo si è caratterizzato per quattro rivoluzioni: comunista, fascista, sociale (anni '50 e '70) e liberista, che hanno trasformato o mutato i ruoli tra economia e politica. Stato ed Economia, ovvero Capitale, hanno raggiunto un compromesso con la nascita degli Stati Nazione democratici: un gioco per un interesse comune; istituzione, salute e soldi trovano forme di convivenza. Con gli Stati Nazione nasce un nuovo equilibrio che ha elementi di inclusione e lo stato sociale si estende in tutta Europa. Questi passaggi vanno misurati in ere storiche: in effetti i tempi per fare la Storia sono decennali e quindi è giusto parlare di ere. Il capitalismo con l'individualizzazione e l'autoaffermazione del capitale ha portato ad una economia monetaria che sta governando con la logia monetarista l'attuale fase finale del neo liberismo.
La Tatcher e Reagan sono gli artefici di questa rivoluzione antipopolare che passa attraverso la crisi dello stato sistema e la teoria dell'offerta è andata a discapito della domanda facendo leva sui desideri. Desideri indotti. Dal dovere al piacere. La fase emancipativa, quale il sapere, l'impegno, il lavoro ecc. si chiude. Questa è l'egemonia costruita dalla Destra. Una egemonia costruita tanto quanto la Sinistra l'ha perduta. Il benessere si è trasformato nel costruire debitori ed ora dal piacere bisogna passare all'espiazione: così Carlo Galli sintetizza bene ciò che stiamo vivendo. L'attuale crisi economica mondiale ha due tappe: la crisi energetica del 1973 e quella finanziaria del 2008.
Arrivando alla situazione che separa il concetto di Destra e Sinistra, dopo il periodo della Razionalità, nata con la Rivoluzione francese, e quella dialettica marxista e filosofica di Rousseau e Hobbes, si può sostenere che la Destra con il liberismo mette lo Stato al servizio del mercato; mentre la Sinistra vuole mettere le regole al mercato.
Oggi però abbiamo la possibilità di avviare un umanesimo moderno: uguale dignità nelle differenze. La soggettività, l'individualità, bene vissuto come uguaglianza.
In questo periodo bisogna stare in guardia dai tecnocrati. Quest'ultimi propongono, per fare funzionare le società, una unica soluzione. La società non funziona mai da sola. Nella società ci sono relazioni e per risolvere i problemi ci sono sempre due soluzioni; la società è complessa e richiede sempre attenzioni diverse. Il conflitto è elemento di democrazia e fautore di progresso.
Attualmente la società si sta polverizzando e si gettano in questa maniera le premesse di una caduta democratica. Per questo la Sinistra italiana non c'è. La Sinistra italiana vorrebbe cambiare qualcosa, ma non l'agenda Monti. Grave. Con le ultime elezioni metà degli italiani non crede più nelle istituzioni: la Costituzione fondata sul lavoro non c'è. C'è quella basata sul pareggio di bilancio. Carlo Galli diventa più serio e tranciante.
La Sinistra ha vita se ritrova i suoi valori. Il valore della persona è esercitato con il lavoro. Il lavoro quale elemento di contributo alla società e all'altro; al prossimo. L'attività lavorativa assume una valenza di umanità sociale: non per sé e il proprio sostentamento, ma l'affermazione di una finalità sociale. Il lavoro costruisce la società. Ripartire dal lavoro diventa a questo punto fondamentale, vitale.
Gli obiettivi di oggi per la Sinistra sono: la giustizia sociale come problema da trasformare in questione politica. Usare le istituzioni per cambiare i rapporti sociali esistenti. Cogliere per questo le relazioni tra i diversi soggetti. Ora che il modello neoliberista è a sua volta entrato in crisi, la storia offre una nuova opportunità alla Sinistra.
La riflessione di Carlo Galli è, per il pubblico presente, quasi una Lectio Magistralis.

lunedì, giugno 17, 2013

Intorno alla Bellezza


Mia riflessione in preparazione al Cafè Philo e alla mostra fotografica che si terrà il giorno 19 giugno allo Spazio23 di Via dietro il Coro della Maddalena a Genova.

Prima di tutto bisognerebbe intendere che cos'è la bellezza. Ricordando la Lectio Magistralis su questo tema, tenuta da Remo Bodei a Genova, rammento disse che non esiste una definizione uguale per tutti di bello, quindi non si può sapere cosa sia bello attraverso dei canoni fissi.
Il bello così dipende dalle varie civiltà, possiamo dire culture (Kultur in tedesco trova un corrispettivo-oppositivo in Zivilisation) per cui subentra il gusto.
Per la nostra civiltà occidentale, a partire dalle origini, in particolare dalla Scuola Pitagorica,- nella Magna Grecia intorno al VI-IV secolo a.C.- il bello è legato al buono e al vero. Ma in ogni cultura scopriamo che il concetto di bello viene legato al valore di vero e buono. Ancora gioca lo spirito religioso e per questo, la religione greca è molto legata all’idea di armonia, di proporzione e di limite: questa idea si trova anche nelle prime testimonianze.
La trinità Bello, Buono, Vero, trova riscontro nell'Armonia, Proporzione, Misura.
Ad esempio, nel Tempio di Apollo di Delfi c’è scritto che la misura è tutto; ogni aspetto della vita greca ha come ideale quello della misura: tanto il bello, quanto il vero, quanto il buono si basano appunto sulla misura. Se noi prendiamo la geometria pitagorica, sappiamo che possiamo costruire delle figure che sono, nello stesso tempo, vere, perché matematicamente basate, e belle. E così sappiamo che in Pitagora c’è una costruzione geometrica che stabilisce la lunghezza delle corde, quelle che noi chiamiamo "do", "mi" e "la", in modo che la lunghezza delle corde, quindi matematicamente stabilita e quindi vera, è anche bella come suono. La musica, d’altra parte, è l’unica arte in cui noi visibilmente ancora conserviamo: quella che per i Greci era la proporzione di qualsiasi arte; ogni arte manteneva insieme l’esattezza e il pathos, quindi la verità e la bellezza.
Detto ciò continuiamo a pensare e ad immaginare un bello dentro canoni che sono diventati parametri estetici. Con il Settecento, col filosofo tedesco Baumgarten, che per primo utilizza il termine estetica, il terreno dell’estetica comincia a impadronirsi della dimensione del senso. I sensi - la vista, l’udito, qualche volta il tatto o anche il gusto - non rinviano più oltre se stessi. Il concetto di bello si individualizza.
Con il gusto è implicito l'elemento soggettivo; il gusto è il più intimo dei nostri sensi: ha bisogno che l'opera d'arte venga introiettata dentro di noi. Da chi giudica. Il gusto però si forma. Il gusto è anche frutto di una costruzione, di una educazione, in cui si riflette anche il nostro grado di cultura.
Per concludere: sembra che tutto giri e ritorni...

venerdì, giugno 14, 2013

Razzismo e cultura- Miseria e qualità della vita


Non c'è niente da aggiungere alla notizia e dopo le conseguenze dell'attacco della leghista, ormai ex, Dolores Velandro detta Dolly, alla ministra Cècile Kyenge: 'nessuno stupra il ministro Kyenge?'. Ma una considerazione in merito alla cultura la vorrei fare. Ecco questa Dolores Velandro, ad esempio, forse è arrivata alla sua età (non è una ragazzina) senza mai porsi delle domande su di sé; sul suo essere donna, su cosa sia il mondo e i sentimenti umani: passaggi che comportano non solo informarsi e conoscere, ma di sentire la cultura.

Io ho sempre pensato che per una persona la vera ricchezza sia la cultura. Il sapere di sé, dell'altro e del mondo dove si vive, con l'acquisizione degli strumenti per distinguere il bello, il buono e il vero, sono per me le cose che aiutano a dare qualità alla vita al di là del possedere dei beni materiali.

Senz'altro quella Dolores, epigono razzista dei vari Borghezio, Gentilini e Boso, vive male ed è una persona molto infelice. Scaricando e augurando il male ad un'altra persona ritenuta un nemico, un simbolo del male-il proprio male-, dichiara di quanta miseria culturale è afflitta.

domenica, giugno 09, 2013

Ancora sulla Cultura


Dopo la lettura del libro di Marco Aime Cultura, la riflessione su ciò che caratterizza la nostra vita sociale continua.

P. Chauchard dice: 'L'originalità biologica fondamentale dell'uomo è il linguaggio e non il pensiero che da esso deriva'. Il pensiero è infatti l'immagine che costruiamo con le parole. Con la parola soggettiviamo l'oggettivo; con essa si suggerisce, si ordina, si domanda e si prega. La parola diventa potere. L'uomo così immerso nella sua costruzione ne diventa lui stesso prodotto: il prodotto della sua idea. Dal penso quindi sono, al sono quel che penso.
E' impossibile immaginare la vita senza il continuo scambio di messaggi tra uomo e uomo, tra uomo e cose, tra uomo e ambiente. In questo ambito percepiamo la vita e lo scorrere del tempo. Il nostro essere è così perso in un sistema infinito di rapporti. L'essere così non è il Sè, ma ciò che ansiosamente si idealizza nell'esperienza del pensiero e della relazione.
Come vediamo il linguaggio interpreta e costruisce la realtà. Parafrasando il paradosso di Wittengstein, si può dire che non si può negare una cosa che non c'è.
Il linguaggio raggiunge, con la parola, la più grande forma di condizionamento. Per Kant la capacità di illusione è dovuta alla primordiale potenza della parola. "Un lungo cammino è stato necessario affinché gli uomini capissero che le espressioni verbali, i 'flatus vocis' non è detto che siano una realtà". Ancora oggi non si è modificata la sopravvivenza della superstizione. La parola costruisce insieme l'oggetto della fobia e il pensiero, la malattia e la cura, la prigione e la libertà.
La lingua che uso è anche strumento del mio intimo dialogo e pervade tutto il mio essere. Il sentire è legato alla lingua: questi fonemi costituiscono il mio sapere. La mia parola è la lingua. La cultura diventa così l'attrezzatura al mantenimento della vita. Così tutto diventa naturale e la cultura strumento biologico. Così ci dividiamo in tedeschi, italiani, in arabi e americani, così ci uniamo e diventiamo unici.
La stessa psicologia non la si può immaginare senza un linguaggio; parole come: psichiatria, psicopatologia, psicosi psicoterapia, psicoanalisi ecc. sono parole nuove nate con gli studiosi, con lo spirito accademico e sono entrate nel nostro parlare. Segnano uno spirito del tempo che riflette la vita.
Lo sviluppo del linguaggio ha avuto nel XX secolo una forte accelerazione: impadronendoci dei termini, delle espressioni verbali, abbiamo creato una sottile catena che ci lega alla psiche e trasforma l'anima. Si, si può dire che il linguaggio fa l'anima e permette l'evoluzione culturale. Dal termine coltura derivato dalle società contadine e arcaiche, viene mutuato il termine: cultura. La capacità di intervenire nella crescita naturale delle cose della terra e di selezionare alcune piante invece di altre, di arare, di ordinare i campi, in contrapposizione al selvaggio, discende la cultura dell'ordinato, delle regole sociali e civili. La cultura, si può dire, diviene l'elemento di coltura della nostra prigione.
In "Simbolo e Codice" F: Fornari così scrive:"La cultura agricola, attraverso il codice che manipola gli accoppiamenti (le morti), si è sovrapposta ai codici genetici che hanno promosso la vita sul nostro pianeta, orientandoli in funzione dell'antropocentrismo. Essa si è però trovata a manipolare oggetti naturali stabilendo delle relazioni nuove tra dati precostituiti dalla natura. La nascita del simbolo ha permesso all'uomo di stabilire relazioni nuove e indefinite tra dati precostituiti da lui stesso in modo arbitrario. Ciò fa del rapporto tra i simboli e i loro referenti, il problema cruciale della nostra cultura: problema disperante se si tiene conto del fatto che lo stesso costituirsi dei simboli ha due livelli: uno affettivo, privato e ideologico, precostituito dalla natura, e uno operativo, totalmente sottoposto alla discrezionalità umana che si svincola dalla natura; facendo quindi coincidere ciò che è naturale con ciò che è privato e ideologico. La costituzione del simbolo ha in sé la possibilità di portare l'uomo a negare la sua dipendenza dalla natura, sovrapponendo ad essa una specie di onnipotenza della cultura".
Fornari, si sofferma poi, nel libro citato, sul consenso che con la costruzione di un codice culturale, -quale passaggio obbligato per arrivare dal Caos al Nomos- si passa dal disordine alla norma. L'uomo-idea, ha modificato senz'altro i rapporti uomo-coscienza, uomo-uomo, uomo-natura, uomo-società; ha legato un pezzo della sua storia individuale alla storia collettiva. Ha legato il sé a uno schema o modello di Progresso-Tradizione. Dallo scontro di questi due modelli nasce l'ideologia. Tra Tradizione e Progresso c'è la stessa dialettica che c'è tra l'Essere ed il Divenire.

martedì, giugno 04, 2013

Quei mille giorni della nostra vita di Anonimo Pompeiano

recensione al libro di Giorgio Boratto

Quei mille giorni della nostra vita si apre con un prologo che racconta paradossalmente un epilogo: in mezzo c'è la vita e dicendo questo svelo in parte ciò che è presente come un fil rouge: una morte che incombe su tutto... ma questo si sa è per la vita di ognuno. Allora? Fai presto allora...Non ti conosco bene. Così si chiude il prologo.
Ecco che gli 84 stacchi -così possiamo chiamare i capitoli, le parti, i titoli, i pezzi- che compongono il libro, diventano i momenti, situazioni di un unico racconto.

Anonimo Pompeiano compie la riflessione con un'anima ricca di poesia e che ha la dote di ricordare con la forza di un sentimento che non è nostalgia, è qualcosa di struggente e potente: l'amore per la vita.
Può esserci vita senza sogni? Impossibile. Come il giorno finisce nella notte, così la veglia affonda in un sonno che è ricco di suggestioni uguali a quelle della vita reale. Per questo Anonimo Pompeiano mischia racconti folgoranti con sogni scritti in corsivo: quasi un adagiarsi alla poesia, un arrendersi a ciò che non è possibile incontrare da svegli: I cantapedali di lana; Quetzalcoaltl; Il signor Martingala...

E' evidente dalla lettura del libro che l'autore, Anonimo Pompeiano, ha frequentazione con l'arte e con gli artisti, che a volte sono dive e attori, tanto bravi che sanno perfino bluffare e truffare con arte.
Rivelare chi si cela sotto la firma Anonimo Pompeiano non è importante, anche se quello che racconta è legato all'intimità, alla sua biografia; l'autore non si sarebbe nascosto. Il gioco degli specchi che il libro ci fornisce non cambia, forse si rafforza con l'anonimato perché sta nell'originalità del percorso individuare l'originalità della vita di ognuno.

Tra i pezzi c'è il registratore d'emozioni; l'autore scrive che bisognerebbe l'inventassero. Lui vorrebbe masterizzare con quello: attimi di felicità, giorni, un pallone e la nonna. Un registratore d'emozioni. Avanti fatelo: invoca...mentre lui lo ha già fatto e ce lo regala.
Anonimo Pompeiano ci regala questo registratore d'emozioni con Mille giorni della nostra vita, che di emozioni ne registra tante; e se quest'ultime non stanno in questo libro vivono nei nostri cuori, attraverso i mille richiami dei suoi scritti. Quel gioco degli specchi citato prima. Nel finale una bellissima filastrocca di E mi ricordo racchiude tante emozioni. Intervallato dal Mi ricordo di te, noi potremo dire tanto di noi.
L'amore è il sentimento più forte e, come per le donne, non c'è niente da capire. Funziona da solo. Amori diversi che troviamo in Ragazze, Rettili e Stelle.

Per i curiosi si può avere un assaggio delle emozioni, racchiuse nel libro, visitando la pagina facebook di Anonimo Pompeiano; sono 16 capitoli da leggere gratuitamente.

Edito da: Frenico/ePubblica- Editoriali Web. S.I.A.E. 2013- lo troverete in formato epub, ed è acquistabile collegandosi sul web ad uno di questi indirizzi: inMondadori, LaFeltrinelli.it, libreriarizzoli.it, bookrepublic.it, Hoepli, Frenico.com, ePubblica.com, Amazon Kindle Store, Apple iBooks Store, Nokia Reading, Excalibooks.com, LibraMente, unilibro.it, KoboBooks, Ebook.it, ebookvanilla.com, Feedbooks.com, Omniabuk.com, IBS.it e nei migliori eBook Store.

sabato, giugno 01, 2013

Prova video con Viola nel giugno 2012

Ecco un video rielaborato fatto un anno fa. Violetta è sempre più bella!!!

Diventare saggi


Diventare saggi, vecchi da ascoltare, forse è un sogno di molti. In verità l’ho pensato anche per me, di diventare un vecchio saggio. Non so se invecchiando poi lo sia diventato; certo che ho fatto un passo importante: la pace con il mio passato. Ora ripercorro tutti i miei ricordi senza inciampare più in emozioni dolorose.
Un altro requisito che accompagna il saggio è l'amore e questo in verità l'ho sempre coltivato. L'amore è quello che forse conserveremo insieme a tutto ciò che non ci può essere tolto. Quanto più si è in contatto con noi stessi, tanto più troveremo l’amore rivolto a tante persone.
Ma poi bisogna dire in verità che chi è saggio lo è perché i suoi occhi hanno letto il libro della vita. E' saggio chi ha conosciuto la ricchezza, la disgrazia, la miseria, la disperazione, la gioia e la felicità. E' saggio chi ha usato bene i suoi talenti...sì, ognuno ha dei talenti e deve riconoscere quali sono e non sprecarli. Con la saggezza impareremo che le cose essenziali della vita sono pochissime: l'amore, l'amicizia, il cibo, la casa e il lavoro...stanno sulle dita di una sola mano; tutto il resto conta poco.
La saggezza è dare il giusto perso alle cose; dare valore alle cose importanti e per riconoscere queste ultime come tali occorre la semplicità...
Mi piace l'aforisma che recita: la felicità è come un vestito, occorre essere nudi per indossarlo.
Non so appunto se invecchiando sia diventato saggio...certo è che ho l'umiltà dei pensieri; ho consapevolezza di essere uomo tra gli uomini, di non possedere nulla di più di quanto riesca a sopportare e a condividere. Insomma sto bene con me e a volte sento avvampare onde di gioia che mi fanno dire: la vita è davvero bella!

mercoledì, maggio 29, 2013

Il cimitero di Père Lachaise a Parigi

Leggendo oggi su la Stampa, dei cimiteri famosi nel mondo si parla di quello parigino: del Père Lachaise; qui tra numerose tombe di personaggi famosi ne esiste una che è meta di pellegrinaggio per chi ha problemi di fertilità o erezione sessuale.
La tomba è quella di Victor Noir, pseudonimo di Yvan Salmon, giornalista ucciso nel 1870 a 22 anni da Pierre Bonaparte, che divenne simbolo repubblicano.
Questa leggenda è alimentata dalla fattura della statua funebre, eseguita da Jules Dalou, che ritrae il cadavere di Victor Noir come è stato trovato e da cui emerge la prominenza molto accentuata del suo sesso.
Il realismo anatomico ha portato l'immaginazione e la superstizione a far toccare in quel punto la statua in cambio di fertilità o vigore sessuale.
Se volete un mistero tra i misteri di Parigi. Ricordiamo intanto che tutto il cimitero di Père Lachaise è circondato da misteri:tra quel milione di tombe, distribuite su 43 ettari di terreno, sorgono molte leggende di necrofilia, messe nere, vampirismo, prostituzione ecc...
Nel cimitero ci sono sepolti personaggi dai nomi illustri: Chopin, Balzac, Oscar Wilde, Jim Morrison, Marcel Proust, Yves Montand e Simon Signoret, Edith Piaf, Maria Callas, Apollinaire, Jim Morrison...e tra i primi ad essere sepolti i resti di Abelardo ed Eloisa. Una coppia legata da un amore grande e sfortunato. Proprio in questo cimitero i resti dei due amanti poterono essere riuniti dopo una separazione crudele.
Da notare che vicino alla tomba di Victor Noir c'è quella di Oscar Wilde, che è tutta piena di rossetto lasciato dai molti baci ricevuti dalle donne. Qui la figura di pietra ha i genitali spaccati...
Ora le autorità, in collaborazione anche con gli eredi di Wilde, hanno deciso di mettere fine a questa usanza che durava da circa venti anni. E così da oggi niente più baci ne graffiti, non più centinaia di labbra stampate con rossetti dai colori passionali sul sepolcro dello scrittore.

lunedì, maggio 27, 2013

La comunicazione come cavia da laboratorio scientifico: una cibernetica ante litteram

Ho citato il grande Paul Watzalawick per il suo libro, Istruzioni per rendersi infelici; per questo non bisogna dimenticare la Scuola di Palo Alto in California. Tutto ci riporta agli ultimi anni '50, quando al Mental Research Institute di Palo Alto si mise sotto la lente la comunicazione, si prese il linguaggio insieme a tutta la struttura comunicativa studiandola come una comune materia fisica da analizzare in laboratorio.
A dirigere questo folto gruppo di psicoterapeuti a Palo Alto fu Paul Watzalawick nato a Villach in Austria nel 1921. Paul Watzalawick conseguì nel 1949 all’Università di Venezia la laurea in lingue moderne e filosofia. L’anno successivo prese a frequentare l’Istituto di Psicologia analitica di Zurigo dove nel 1954 conseguì il diploma di analista. Dal 1957 al 1960 ottenne la cattedra di psicoterapia presso l’Università di El Salvador e dal 1960 si trasferì al Mental Research Institute di Palo Alto dove lavorò con Don D. Jackson, Janet Helmick Beavin e Gregory Bateson, diventando il massimo studioso della pragmatica della comunicazione umana, delle teorie del cambiamento, del costruttivismo radicale e della terapiia breve fondata sulla modificazione delle idee con cui ci costruiamo la nostra immagine del mondo, spesso dissonante con la realtà del mondo.
Fondata da Donald de Avila Jackson nel settembre del 1958, e ispirata dalla terapia della Gestalt di Fritz Perls, la scuola di Palo Alto, con il Mental Research Institute, ha dato origine alla più grande rivoluzione della psicologia contemporanea.
Autori del calibro di Gregory Bateson, Paul Watzlawich, John Weakland, Jay Haley, Janet Helmick Beavin ed altri, con i loro studi portarono alla cosiddetta psicoterapia breve o brief therapy, all'Analisi Transazionale di Eric Berne, alla PNL di Richard Bandler e John Grinder, ecc. In un certo senso usarono tutti in maniera ante litteram i principi della cibernetica.
E' bene sapere ciò che l'enciclopedia Treccani scrive alla voce: cibernetica Disciplina che si occupa dello studio unitario dei processi riguardanti la comunicazione e il controllo nell’animale e nella macchina (secondo la definizione di Norbert Wiener, 1947): partendo dalle ipotesi che vi sia una sostanziale analogia tra i ‘meccanismi di regolazione’ delle macchine e quelli degli esseri viventi e che alla base di questi meccanismi vi siano processi comunicazione e di analisi di informazioni, la cibernetica si propone da un lato di studiare e di realizzare macchine ad alto grado di automatismo, atte a sostituire l’uomo nella sua funzione di controllore e di pilota di macchine e di impianti, e dall’altro lato, inversamente, di servirsi delle macchine anzidette per studiare determinate funzioni fisiologiche e dell’intelligenza.
In sostanza la comunicazione e la costruzione della realtà diventano un tutt'uno. La realtà è una costruzione mentale che usa la comunicazione come elemento utile a formare e influenzare, con le esperienze, le nostre opinioni sul mondo. Ecco cosa scrive Umberto Galimberti nel 2007 per la morte di Paul Watzalawick avvenuta il 31 marzo 2007.
Il linguaggio della psicoterapia deve intervenire sull’emisfero destro perché in esso l’immagine del mondo è concepita ed espressa, e, mutandone la grammatica attraverso paradossi, spostamenti di sintomi, giochi verbali, prescrizioni, si determina il cambiamento dell’immagine del mondo che è alla base della sofferenza psichica. La rivoluzione non è da poco, perché smentisce la persuasione comune secondo cui, a partire dalla nascita la realtà non può che essere scoperta. No, dice Watzlawick ne La realtà inventata. Il costruttivismo, che è alla base della sua concezione sostiene che ciò che noi chiamiamo realtà è un’interpretazione personale, un modo particolare di osservare e spiegare il mondo che viene costruito attraverso la comunicazione e l’esperienza. La realtà non verrebbe quindi scoperta, ma 'inventata'.
Il cambiamento sta poi nel far incontrare la parte razionale, logica e metodologica dell'emisfero sinistro con la parte destra dell'emisfero da cui nascono fantasie, sogni e idee che possono sembrare illogiche e assurde.
Quando le persone comunicano, oltre che scambiarsi informazioni, danno vita a un’interpretazione sociale, cioè compiono una sequenza di azioni concatenate, di mosse attraverso le quali si influenzano reciprocamente. La comunicazione interpersonale, se vista come interazione, è un processo in cui da uno stato iniziale si arriva ad uno stato finale attraverso vicende intermedie.
Negli anni Sessanta e Settanta l’idea che la comunicazione interpersonale sia interazione si è fatta strada grazie a contributi maturati in diverse aree.
A proposito di psicoterapia breve
Invece di interessarsi dell'origine storica individuale dei problemi psichici, la psicoterapia breve interviene sui sintomi, per curarli attraverso una focalizzazione dell'intervento terapeutico sui problemi relazionali mostrati dal soggetto, tramite un'attenzione sui processi del qui ed ora e sui paradossi logici di autosostentamento della sintomatologia stessa. Il risultato, a volte inatteso, è che spesso anche le cause profonde di tali problemi finiscono con l'emergere, integrando ed espandendo la stessa pratica psicoanalitica.
In Pragmatica della Comunicazione Umana, scritto da Watzlawick, insieme a Janet Helmick Beavin e Donald de Avila nel 1967, sono enunciati i cosiddetti assiomi della comunicazione -cinque affermazioni fondamentali su come si svolge l’interazione- che hanno influito profondamente su come affrontare il percorso della psicologia contemporanea.
1) Non si può non comunicare.
Si comunica anche in silenzio. Ad esempio, una persona che mentre ci ascolta accenna un sorriso ironico, comunica che quanto ascoltato lo diverte. Tutti i comportamenti sono comunicazione e non è possibile non avere un comportamento. In altre parole non si può non comunicare, consciamente o inconsciamente.
2) Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione.
L’aspetto di contenuto è presente in quelle relazioni tendenzialmente “sane” in cui l’aspetto relazionale della comunicazione viene relegato in secondo piano. Nelle relazioni “non sane” si tende a lottare per definire la tipologia della relazione relegando in secondo piano il contenuto della comunicazione.
3) La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.
La “punteggiatura” si riferisce alla sequenza degli scambi riferito al soggetto che osserva il suo comportamento e quello del suo interlocutore
4) Gli esseri umani comunicano sia con il linguaggio digitale (verbale) e sia con quello analogico (non verbale). Il linguaggio logico ha una complessa sintassi e si riferisce all’organizzazione delle parole; è privo di una semantica riferita all\’area relazionale. Il linguaggio analogico è privo di sintassi ma dotato di semantica. L’essere umano utilizza entrambi i linguaggi (gli animali solo quello analogico): generalmente il contenuto relazionale è definito dal linguaggio logico mentre l’analogico definisce tutto quello che è inerente la relazione.
5) Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.
L’utilizzo di un modello a discapito di un altro dipende dalle situazioni. E’ possibile anche una combinazione tra i due sistemi.

sabato, maggio 25, 2013

Scrivere per crescere di Deena Metzger

mio articolo del 18 gennaio 2005

Deena Metzger è una poetessa che ha dedicato alla scrittura profonde riflessioni. Nel suo libro Scrivere per crescere (titolo originale: Writing for Your Life), dimostra come scrivere sia per gli scrittori, e per chi non ha mai provato a scrivere nulla, un aiuto ad esplorare noi stessi e la nostra creatività. L’autrice con diari, autobiografie, racconti, fiabe e sogni, ci propone le sue storie e numerosi esercizi, dimostrando come scrivere dia forma e significato alla vita, mentre il silenzio ci blocca nella sofferenza.

Come terapeuta affronta anche l’aspetto creativo e d’ispirazione che diventa una guida per i mondi interiori. Per Deena Metzger, ogni vita è una storia. Scrivere la nostra storia significa vedere la nostra vita come parte del processo creativo. Il processo di scrittura ci permette di stare sopra al regno dell'immaginazione e, insieme al semplice modo d’esplorare la realtà, si trasforma in parte il senso cui costruiamo la nostra vita-storia che paradossalmente generiamo e ricreiamo.

Deena Metzger, dedica un bellissimo capitolo alla paura di dar voce alla creatività: «Abbiamo paura di fallire, abbiamo paura di non aver nulla da dire, abbiamo paura che possa danneggiarci, abbiamo paura che possa essere una menzogna, abbiamo paura che possa essere la verità, abbiamo paura di dover cambiare la nostra vita…».

Qui di seguito riporto una poesia di Deena Metzger che operata al seno a causa di un tumore, descrive la sua ferita come un monito di speranza e rinata bellezza:
«Non ho paura degli specchi… / Vi era una sottile linea rossa che attraversava il mio torace / lì dove era entrato un coltello / adesso un ramo circonda la cicatrice / e si porta dal braccio al cuore / Un ramo coperto di verdi foglie dove appesa è l’uva e vi appare un uccello / … / Ho disegnato il mio torace con la cura riservata ad un manoscritto miniato / Non mi vergogno più di fare l’amore. L’amore è una battaglia che posso vincere / Ho il corpo di un guerriero che non uccide né ferisce / Sul libro del mio corpo per sempre ho inciso un albero».

Scrivere per crescere
Una guida per i mondi interiori
di Deena Metzger
Astrolabio-Ubaldini Editori - Eu 16.53
Articolo su mentelocale.it

martedì, maggio 21, 2013

Bourbon & Viagra da Finisterre (21 maggio 2013)

Oggi l'amico Luigi Fasce per la presentazione del mio libro, Bourbon & Viagra, ha usato tutta la sua competenza professionale di psicoanalista.
Luigi Fasce ha esordito dicendo che innanzi tutto la scrittura e il libro sono una seduta dall'analista: 'Giorgio, scrivendo questo libro non hai fatto altro che fare un'operazione di mettersi a nudo, di svelarsi. Svelamento è la parola giusta. Tu hai fornito degli elementi per parlare di te: degli aspetti morali e psicologici che ti appartengono...'. Vero. L'ho pensato anch'io. Non facciamo azione senza parlare di noi stessi. Soprattutto poi quando si esercita la fantasia, la creatività o qualche attività artistica...ecco che allora il dialogo che esercitiamo tra noi stessi, prende la strada maestra di parlare a tutti.
L'aspetto originale della conduzione di Luigi Fasce per parlare del mio libro è partita dagli aspetti nascosti, da quelli che per Groddek risiedono nell'Es: 'guardate che alla base del nostro essere, quell'Io che ci fa guidare l'auto e discernere un po' della realtà, c'è un SuperIo- la parte morale condizionante- e l'Es, quella che come un marasma conduce al sesso'. Già, quella parte di noi poco conosciuta, ma da dove nascono le grandi energie vitali. Una su tutte: la sessualità. Il sesso vero motore del mondo e dell'umanità.
A questo proposito Luigi voluto ascoltare i miei lettori; quelli che tra i presenti avevano letto il libro. Peccato che alla presentazione erano davvero pochi (posso dire che questa presentazione è stata un flop). Ad ogni modo in tre hanno espresso i loro commenti e quello che li aveva colpiti di più: I passaggi hard; la costruzione del personaggio- al di là degli aspetti sessuali; l'ambientazione dei luoghi alla Salgari- posti dove l'autore non è mai stato.
Luigi Fasce ha tratto allora la sua conclusione a conferma del nostro approccio a ciò che è nella sfera sessuale: o viene messo da parte o viene criticato. 'Il merito del libro di Giorgio sta nell'aver creato un personaggio che mette il sesso e il suo piacere al centro': questa la conclusione di Luigi Fasce.
E' stato un vero peccato che questa interessante presentazione si sia svolta tra pochi amici. Ora sono in imbarazzo nel progettarne un'altra. Però devo a Luigi i miei complimenti e offrire anche un'altra chance.
Un'altra chance devo darla anche a Pino Hotz, che da bravo musicista si era preparato a suonare alcuni pezzi country, citati nel libro. Ne ha fatto solo due in attesa dell'arrivo di partecipanti mai arrivati. Pino Hotz merita di essere ascoltato poiché seppur non conosceva i brani musicali che gli ho chiesto li ha eseguiti benissimo. Grazie Pino e Grazie Luigi: due veri amici. Naturalmente poi grazie anche a Felice, Stefania e Maurizio.

Video delle giraffe tuffatrici

Segnalato da Enzo Barletta- l'amico della GattaNera.


Eccezionale!

domenica, maggio 19, 2013

PREGUNTITA SOBRE DIOS

di Atahualpa Yupanqui

Domandina su Dio

http://youtu.be/FBLPF0LX8mQ

Un día yo pregunté:
¿Abuelo, dónde esta Dios?
Mi abuelo se puso triste,
y nada me respondió.

Un giorno io domandai:
Nonno, dove sta Dio?
Mio nonno diventò triste,
e non mi rispose niente.

Mi abuelo murió en los campos,
sin rezo ni confesión.
Y lo enterraron los indios
flauta de caña y tambor.

Mio nonno morì nei campi
senza pregare né confessarsi
e lo seppellirono gli indios
con flauto di canna e tamburo.

Al tiempo yo pregunté:
¿Padre, qué sabes de Dios?
Mi padre se puso serio
y nada me respondió.

Dopo un po’ domandai:
Babbo, che sai di Dio?
Mio padre diventò triste
e non mi rispose niente.

Mi padre murió en la mina
sin doctor ni protección.
¡Color de sangre minera
tiene el oro del patrón!

Mio padre morì in miniera
senza dottore né protezione.
Il colore del sangue del minatore
ha l’oro del padrone!

Mi hermano vive en los montes
y no conoce una flor.
Sudor, malaria y serpientes,
es la vida del leñador.

Mio fratello vive sui monti
e non conosce un fiore.
Sudore, malaria e serpenti
è la vita del boscaiolo.

Y que nadie le pregunte
si sabe dónde esta Dios:
Por su casa no ha pasado
tán importante señor.

E che nessuno gli domandi
se sa dove sta Dio:
da casa sua non è passato
un signore così importante.

Yo canto por los caminos,
y cuando estoy en prisión,
oigo las voces del pueblo
que canta mejor que yo.

Io canto sulle strade
e quando sono in galera
ascolto la voce del popolo
che canta meglio di me.

Si hay una cosa en la tierra
más importante que Dios
es que nadie escupa sangre
pa’ que otro viva mejor.

Se c’è una cosa sulla terra
più importante di Dio
è che nessuno succhi sangue
perché un altro viva meglio.

¿Qué Dios vela por los pobres?
Tal vez sí, y tal vez no.
Lo seguro es que Él almuerza
en la mesa del patrón.

Dio veglia sui poveri ?
Forse che sì, forse che no.
Di sicuro, però, pranza
al tavolo del padrone.

giovedì, maggio 16, 2013

Cultura di Marco Aime

Recensione di Giorgio Boratto

Semplicemente Cultura è il titolo di un interessante piccolo saggio -edito da Bollati Boringhieri-, di Marco Aime, che in poco più di cento pagine racconta che cosa si intende per Cultura e per il cui tramite essa ci uniamo, dividiamo e distinguiamo.
Innanzi tutto la Cultura è un sapere appreso e nella concezione antropologica classica si intende quell'insieme di usi, costumi, regole, comportamenti che si apprendono nelle comunità.
All'inizio dell'intenso saggio di Marco Aime c'è il capitolo intitolato: Quella cosa chiamata cultura, che racconta come Pico della Mirandola, nella sua Oratio de hominis dignitate, propone una interessante interpretazione della Genesi: Dio durante la Creazione assegnò un destino ad ogni essere vivente e quando toccò l'uomo si accorse di non averne più a disposizione. Il vuoto, la mancanza di destino e di specializzazione ha portato l'uomo a inventare la cultura per riempire questa mancanza.
In sostanza con la cultura ogni uomo crea il suo destino, dando un senso e un ordine agli avvenimenti che vive. Così la Cultura è diventata per l'uomo una risposta per la sua sopravvivenza e al modo di stare insieme, unirsi in società. Il nostro bisogno di fare gruppo ci porta alla Cultura, come elemento per tenerci insieme. La Cultura è diventata un sistema simbolico e meccanismo di controllo; una serie di istruzioni che orientano le scelte individuali fornendo punti di riferimento ai bisogni.
Del corpo di regole che sintetizziamo con la parola Cultura poi noi, attraverso il conformismo, l'abitudine e la convenienza, ne restiamo vittime. La Cultura costituisce anche una gabbia. Dimenticando d'essere una costruzione umana, la Cultura diventa prodotto che pare naturale. In effetti lungo il percorso la Cultura è diventata un complemento della Natura.
Quello che chiamiamo culture sono gli insiemi di comportamenti e regole che vengono apprese vivendo in un determinato contesto sociale.
In fondo l'etimologia della parola Cultura ci rimanda a Coltura, all'azione del coltivare. Con il termine mutuato dall'agricoltura ci riporta all'alimentazione per cui si possono conoscere tutte le culture, le loro connessioni e insieme andare alla radice stessa.
Circa l'identità si possono prendere i due piatti che più di ogni altra cosa caratterizzano gli italiani: gli spaghetti e la pizza. Uno arriva dalla Cina e l'altro è arabo e su tutti mettiamo il pomodoro che arriva dall'America. Ogni cultura è già multiculturale. Ogni cultura è il prodotto di scambi con altre culture.
Il libro Cultura di Marco Aime termina con: Di fronte alla diversità. Il tema dell'etnocentrismo, la considerazione della propria Cultura come superiore alle altre, è comune in tutte le comunità. Dall'etnocentrismo si è passati prima alla xenofobia e poi al razzismo. La lettura della diversità con il razzismo non è più legata alla cultura ma alla sua natura: alla limpieza de sangre. Questo succede nella Spagna del XVI secolo, Chi aveva sangue spagnolo era superiore. Spostando tutto sulla natura, si toglie all'altro ogni possibilità di cambiamento. Riducendo tutto a dato biologico possiamo continuare a domandarci con Primo Levi: Se questo è un uomo.
A discapito della purezza bisogna sapere che la storia dell'umanità è fatta di incontri, scontri e scambi. L'uomo in realtà non ha radici; se guardiamo in basso vediamo che l'uomo ha dei piedi. Piedi che ci hanno permesso di muoverci, di camminare. Per questo l'uomo ha riempito ogni angolo della Terra. La storia dell'umanità è fatta con i piedi.
Sangue e suolo sono diventati i presupposti di una identità e della tradizione, due concetti che hanno una natura rituale e simbolica ma non legata alla realtà. Spesso avviene riguardo alla tradizione una filiazione inversa, in quanto saranno i figli a generare i loro padri. Non è il passato a modellare il presente, ma il presente che modella il suo passato. Sono retroproiezioni camuffate.
I paladini dell'identità che vorrebbero cancellare l'altro, dovrebbero sapere che è proprio grazie all'altro che essi costruiscono il proprio noi. L'identità è un dato relazionale che si costituisce sulla base della diversità. In conclusione Marco Aime, cita Edouard Glissant (scrittore e saggista martinicano, teorico della creolizzazione) per cui il problema sta nell'ossessione classificatoria che accompagna la visione occidentale del mondo. Tutto deve essere incasellato e avere una collocazione prescisa, netta e distinguibile. Ancora una volta risuonano tintinnanti echi della purezza.
Un libro che aiuta a spazzare tanta ignoranza che è la causa dell'intolleranza e del razzismo.
Marco Aime, tra i più conosciuti antropologhi culturali italiani, tramite le sue pubblicazioni da molto tempo ha raccontato le diversità culturali e tutte le sfaccettature di quanto ci unisce e divide.

Pubblicato su lankelot.eu

mercoledì, maggio 15, 2013

La politica oggi

Viviamo una lunga era, da cui si fa fatica ad uscirne, che ruota attorno ad una unica persona: Silvio Berlusconi. Un'anomalia della politica, che dietro al moto di rigetto di suscitato dallo scandalo di tangentopoli, ha determinato un degrado senza fine della politica italiana.
Anche la parte avversa all'uomo Berlusconi -il più ricco d'Italia, con una sterminata rete di interessi economici e affaristici- si avvitava su se stessa e sebbene tentava di guardare oltre, ha continuato a selezionare uomini e scelte davvero perdenti.
Con Silvio Berlusconi sono entrati in politica personaggi incredibili di avvocati, starlette televisive, industriali, piccoli imprenditori, affaristi e giornalisti che hanno rivelato una insipienza e mancanza di spessore senza precedenti storici.
Come dire che la politica, basta avere le conoscenze giuste e soprattutto essere un fans di Berlusconi, poteva farla chiunque. Altro che spirito di servizio per gli altri e la comunità; altro che generosa dedizione al bene comune, si è visto e si continua a vedere cosa si intenda per politica nell'ambito del PdL.
La difesa del leader, l'arrocco sugli interessi personali del capo, la miope visione di classe in favore dei ricchi, rappresenta la politica che continua ad essere anteposta al bene comune e all'interesse della comunità italiana. Oggi, anche con una nuova fase di rigetto rappresentata dal Movimento 5 Stelle, la situazione non cambia. Abbiamo nei nuovi protagonisti politici che si rapportano ad un nuovo leader, il comico Beppe Grillo, altre insipienze politiche; altre mancanze che, come quella che dietro l'essere duri e puri, portano allo sfacelo.
Cosa possiamo sperare da un governo composto da elementi così diversi? Niente. Da una parte i partigiani del boss e dall'altra i nani politici, che non riescono ad avere una visione che travalichi il loro piccolo orizzonte. Potremo sperare che i cosiddetti grillini crescano in fretta o almeno una attenta e intelligente opposizione attenga qualche risultato. Uno lo hanno perso irrimediabilmente: fare fuori Berlusconi, eppure lo avevano in mano.

martedì, maggio 14, 2013

ZeroZeroZero - il nuovo libro di Roberto Saviano

recensione di Giorgio Boratto

A distanza di 7 anni dal suo primo romanzo Gomorra, diventato un bestseller con oltre 10 milioni di copie vendute, Roberto Saviano torna in libreria con un nuovo libro: ZeroZeroZero. Edito da Feltrinelli, 450 pp., 18 euro.
ZeroZeroZero, racconta della droga che ha preso il sopravvento nel mondo diventando la risposta esaustiva al bisogno impellente dell'epoca attuale: l'assenza di limiti. Con la coca vivrai di più. Comunicherai di più, primo comandamento della vita moderna. Più comunichi più sei felice, più comunichi più te la godi, più comunichi più commerci in sentimenti, più vendi, vendi di più qualsiasi cosa. Più. (pag.47)

Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina.
Il romanzo-documento raccoglie una lunga serie di notizie, racconti, avvenimenti, inchieste, crudeltà, guerre, informazioni che avvolgono il lettore fino a stordirlo, a farne un addicted, un assuefatto come lo scrittore. Infatti nel leggere questo libro si entra in uno stato febbrile da non riuscire più a staccare dai pensieri che conducono alla polvere bianca, a quella farina che da doppio zero diventa triplo zero; diventa un incubo di notizie.
La cocaina è per Roberto Saviano la Balena Bianca è Moby Dick, demone dell'animo umano, e lui si sente con l'ossessione del capitano Achab che non riesce ad afferrarla.

Raccontare questo mondo parallelo, questo inghippo che avvolge il pianeta in un sistema affaristico senza precedenti, per Saviano non deve essere stato facile, così come è difficile ora uscirne. Roberto Saviano ne è consapevole: lui, raccontando e scrivendo questa realtà, è uno che se arrivasse, la morte se l'è cercata. Sì, lui sostiene che è giusto così: è crudele, ma corretto. Non c'è risposta alla scelta di raccontare il potere criminale, quando si sceglie di essere il mezzo e non il fine allora quello che trovi non è una strada buia e senza via d'uscita, ma una porta che dà su altre stanze e altre porte.
All'inizio del libro, come un prologo, si parla di una sorta di lezione tenuta da un boss italo-americano alle nuove generazioni di criminali messicani e colombiani; un seminario per aspiranti boss per cui cinicamente si dice che tutti vogliono dinero, pussy e potere, anche se fingono di volere altro. E' chiara la conclusione del boss: la ferocia si apprende. Per vincere bisogna essere spietati, crudeli. Seminare terrore.
In ZeroZeroZero leggo di atrocità, le stesse di tutte le guerre. Le stesse feroci crudeltà fatte da bande, gang, eserciti, uomini che si trovano uniti nell'odio, nella follia per cui si diventa altro. La responsabilità personale sembra non esistere più. Ma si può fare tutto quel male così, impunitamente? Si può uccidere, seviziare, torturare, dilaniare vite solo per soldi e potere? Tutto per controllare il mercato della cocaina? La crudeltà è una specialità degli uomini. L'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio forse deve contenere in sé una controbilancia. Per misurare il bene deve conoscere l'abisso del male. L'orrore dei suoi atti. Qualcosa che sfugge anche al mito. Non c'è barlume di pensiero, c'è il dissolvimento dell'umanità.

E' proprio dal Messico e dalla Colombia che prende l'avvio la storia del narcotraffico mondiale e della violenza raccapricciante che l'accompagna. Il Messico, per Saviano, è l'origine di tutto: parte di lì il traffico che supera la frontiera più controllata al mondo eppure la più fragile. E' la frontiera che divide dagli USA, che nel gioco del narcotraffico risulta il mercato di consumatori più forte. Dal Messico, dalla Colombia tramite l'Africa le mafie del mondo si raccordano per espandere il potere criminale più terribile. Non c'è luogo che si può ritenere portofranco: le rotte della cocaina come della finanza attraversano tutti i continenti e tutte le mafie, le 'ndrine, le bande criminali, le camorre, i gruppi armati. La cocaina simbolo del Male del mondo.
Quello che racconta Roberto Saviano non lascia scampo: la cocaina è diventata il motore dell'economia mondiale e detiene il primato per alimentare la criminalità più efferata, una guerra senza fine.

Le domande che sorgono dalla lettura del libro sono tante: ma siamo veramente ridotti così male? E' vera la realtà che ci racconta Roberto Saviano? Veramente gli uomini perseguono questo potere? Siamo davvero accerchiati da cocainomani? Ci muoviamo tutti sui ritmi accelerati dal consumo di droghe e amfetamine? Saviano ad un certo punto del libro, dopo aver descritto la guerra dei cartelli messicani e colombiani, dopo aver descritto gli aspetti di economia globale che accompagnano il mercato della droga, se lo domanda anche lui: Ma è questo il mondo? Saviano lo chiede anche al lettore; quel lettore che viene coinvolto in una conoscenza che è capace di trasformare anche la sua esistenza. Un doppio legame che provoca consapevolezza. Dopo aver letto il libro possiamo vedere il mondo che ci circonda in maniera diversa. Ad un certo momento Saviano scrive: Spesso mi si chiede come possano le parole mettere paura alle organizzazioni criminali. In verità ciò che spaventa non sono le parole, ma chi le legge, chi le ascolta. A fare paura sono i lettori che hanno voglia di capire i meccanismi.

Leggendo il libro sembra di perdere ogni speranza. Di avere già perso una guerra che ci vede inconsapevoli pedine di misteriosi poteri criminali che intaccano quelli ufficiali. Saviano racconta delle ferite perchè quelle ci parlano più di ogni cosa: ci parlano delle ricchezze e delle miserie umane che convivono senza la nostra comprensione. Sì, il libro ZerZeroZero è scioccante: provoca rigetto e nausea, è un libro sotto certi aspetti per palati forti; un libro che però non si può mancare di leggere.

La recensione è stata pubblicata sul sito web di lankelot.eu

ZeroZeroZero
autore Roberto Saviano EditoreFeltrinelli
Data uscita05/04/2013 CollanaI Narratori
Prezzo € 18,00 - Pagine450 – LinguaItaliano
Codice ISBN 9788858811443 EAN

venerdì, maggio 10, 2013

Ingegneria della Felicità di Silvio Ceccato

La cibernetica, la scienza del movimento dei meccanismi di guida fu introdotta in Italia da Silvio Ceccato, conosciuto dal pubblico italiano per il libro Ingegneria della felicità e i suoi interventi in televisione negli anni '80. Ma Silvio Ceccato non era un ingegnere o professore universitario, lui era laureato in lettere e diplomato in violoncello e composizione musicale. Come Maltz Maxwell -di cui ho parlato qualche post fa sul mio blog- aveva applicato la cibernetica alla psicologia, così Silvio Ceccato, l'applicò alle attività linguistiche, spingendo all’uso corretto delle parole: sono celebri le sue conversazioni con i bambini delle elementari, descritte in numerosi articoli apparsi sul quotidiano il Giorno. Quegli articoli apparsi dal 1964 al 1967, furono raccolti in un saggio dal titolo: Cibernetica per tutti.

Con Silvio Ceccato, come tempo prima con Maltz Maxwell, si è applicata una materia scientifica riservata ai meccanismi delle macchine alla ricerca psicologica e filosofica. In fondo l'inventore della cibernetica Norbert Wiener, aveva sempre pensato di utilizzarla non soltanto come tecnica ma anche come nuovo approccio alla filosofia. Certo è che con l'avvento dei nuovi calcolatori e macchine pensanti, la cibernetica ha tralasciato il suo potenziale filosofico.

Tra i suoi vari saggi che applicano i principi della cibernetica all'uomo si possono ricordare: Un tecnico fra i filosofi (due volumi); Corso di linguistica operativa; Linguistic analysis and programming for mechanical translation; Il linguaggio con la Tabella di Ceccatieff; Il maestro inverosimile (due volumi); La mente vista da un cibernetico; Il teocono.

Ne Il perfetto filosofo -libro pubblicato da Laterza nel 1988- Silvio Ceccato racconta la storia della costruzione di una macchina, poi scomparsa, che rappresentava un frammento di cervello...quello di AdamoII; così lo chiamò lui. Ceccato spiegò a tutti, lettori di giornali, agli studenti e agli insegnanti, gli zig-zag con cui gli occhi di una persona guardano un’altra persona, o un quadro, per cercare somiglianze e diversità con altri.

Silvio Ceccato è morto il 2 dicembre del 1997. Sono passati molti anni e questo personaggio sembra ormai dimenticato. Non saprei dire se i suoi libri si possano ancora trovare nelle librerie o magari su qualche bancarella; sulla Rete però c' la possibilità di rintracciarli. Cercateli. Troverete senz'altro Ingegneria della felicità che, come Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick, aiuta a scovare quei meccanismi di pensiero che allontanano dalla felicità...si perchè la felicità si può e si deve costruire.

martedì, maggio 07, 2013

Una nota sul fatto del giorno: La morte di Giulio Andreotti.

Si parla molto dei lati oscuri di Giulio Andreotti il politico italiano che più di ogni altro nella storia nazionale del paese ha esercitato il potere. Era al governo quando sono nato e ha seduto ininterrottamente in Parlamento per oltre 67 anni...che dire?

Ad Andreotti sono attribuite molte cose. Quella del legame con referenti mafiosi siciliani per la sua corrente sono incontrovertibili. Salvo Lima, Ignazio e Nino Salvo -esattori della Sicilia- e soprattutto con Vito Ciancimino i legami furono molto stretti. Su Wikipedia si legge a propositi di Vito Ciancimino, il mafioso che era in contatto diretto con Bernardo Provenzano quello che fu il latitante per eccellenza:
Vito Ciancimino morì a Roma il 19 novembre 2002. Secondo le dichiarazioni del figlio Massimo, il padre sarebbe stato ammazzato perché intenzionato a pentirsi con l'aiuto dei magistrati Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. A Caselli disse: «Quando lei riuscirà a condannare anche il senatore Giulio Andreotti anche a un solo giorno di carcere, dopo 24-48 ore mi chiami e cominceremo a parlare del terzo livello.». Andreotti fu condannato a Perugia il 18 novembre 2002 e il giorno dopo Vito Ciancimino fu trovato morto in casa.

NON SONO RAZZISTA

Si inizia sempre così: non sono razzista..., poi si prosegue 'ma non è giusto che gli extracomunitari ci portino via il lavoro'. Con la stessa impostazione: 'Non ce l'ho con i negri, gli africani, ci mancherebbe non sono mica razzista io, ma cosa vengono tutti qui a fare?'. Poi, per le categorie, non possono mancare gli zingari: 'Non si tratta di razzismo, ma gli zingari rubano e mettono in pericolo la nostra gente, non vogliamo che occupino le nostre case'...subito dopo gli omosessuali:'Non ce l'ho con i gay, le checche, ma non vorrei che contaminino la nostra gioventù'...

L'importante è ribadire: Non sono razzista. Quella è la giusta premessa prima di sparare le stronzate e le banalità più grosse. Già, perché in fondo, non siamo noi che siamo razzisti, sono gli altri che non sono come noi. Sono gli altri, che sono tutti terroni.

Un conoscente napoletano me lo diceva: 'Non sono razzista, ma non è colpa mia se non sono nati tutti a Napoli'. Vero. Aggiunse anche: 'Dio creò la Padania e poi pentitosi fece la nebbia'. Almeno era simpatico.

Per tutti esiste invece il razzismo inconsapevole; premetto che anch'io posso esserne affetto: sicuramente lo rivelerò quando userò la premessa: Non sono razzista, ma… a quel punto anch'io le sparerò grosse.

Una questione di fondo è che i razzisti non li sopporto perché le razze non esistono. Esistono uomini e donne. Esistono intelligenti e idioti. Esistono le categorie dove incasellare tutte le cose, per comprendere il mondo. Ecco che i razzisti si sono costruiti le caselle più belle e giuste: in quelle ci sono solo loro; loro, quelli che lo dicono subito, che non sono razzisti. Li avete mai sentiti?

lunedì, maggio 06, 2013

Battute lapidarie e Lapidi battutarie

Lapidi

Nato sotto Mussolini, vissuto sotto Andreotti, morto sotto Berlusconi. Che vita di merda.

Ve l'avevo detto che stavo poco bene

Lo ebbimo, lo fubbimo

Qui giace Roberto Gervaso che ancora stenta a crederci All'estinto costò caro l'estintore

Non siate tristi, vi ho solo preceduto

Mio nonno era un duro. Un vero duro. Sulla sua lapide c'è scritto: "Cazzo guardi?

Insieme qualche battuta famosa di Woody Allen:

Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio, ma i cattivi da svegli si divertono di più

Baci da Dio! . Beh, sì. . . Lui ha preso tante cose da me!

Ci sono solo due cose che tu puoi controllare nella vita: l’arte e la masturbazione.

La masturbazione è sesso con qualcuno che si ama.

Credo solo in due cose: nel sesso e nel decesso.

L’ultima volta che sono entrato in una donna è stato quando ho visitato la Statua della Libertà.

Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere.

Il sesso è una cosa molto bella tra due persone; in cinque è fantastica!

Il mio cervello: è il mio secondo organo preferito.

La bisessualità raddoppia immediatamente le tue chances al sabato sera.

Ho letto la Bibbia recentemente, non male, peccato però che il personaggio principale sia poco credibile.

Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia.

I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.

sabato, maggio 04, 2013

Cento per cento Americano


Sto leggendo il saggio di Marco Aime, Cultura. Presto leggerete su questo blog la mia recensione. A pagina 67, per descrivere come le varie culture si siano mescolate e siano già tutte multiculturali, al di là dei dibattiti pro e contro per cui debitori e creditori lo sono tutti gli uni agli altri, riporta questa lezione che negli anni '30 il professor Ralph Linton teneva ai suoi studenti:

Cento per cento Americano

Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell'India; o di lino, pianta originaria del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente domesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventati dagli indiani delle contrade boscose dell'Est, e va nel bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe di data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell'Europa meridionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe del- l'Asia, si infila le scarpe fatte di pelle tinta secondo un procedimento inventato nell'antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia dai colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto degli scialli che tenevano sulle spalle i croati del diciassettesimo secolo. [...]
Andando a fare colazione si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un'antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di elementi presi da altre culture: il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di acciaio, lega fatta per la prima volta nell'India del Sud, la forchetta ha origini medievali italiane, il cucchiaio è un derivato dell'originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e zucchero. Sia l'idea di allevare mucche che quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente, mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta. Dopo la frutta e il caffè, mangerà le cialde, dolci fatti, secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell'Asia minore. [...]
Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla spalliera della sedia e fuma, secondo un'abitudine degli indiani d'America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o fumando la pipa, derivata dagli indiani della Virginia o la sigaretta, derivata dal Messico. Può anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le notizie del giorno, stampate in un carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania. Mentre legge i resoconti dei problemi che si agitano all'estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.

venerdì, maggio 03, 2013

Ricordo intimo


Ricordo che l’ultima volta che vidi mia madre non potei abbracciarla. Che era l’ultima volta non lo percepii subito, lei era malata di un male che faceva paura, era infettivo e segnava profondamente anche la vita dei familiari: la TBC. C’era molta ignoranza a quei tempi e si aveva timore che il contagio avvenisse anche con un bacio.
Io per un lungo tempo mi vergognai di dire che mia mamma era morta di tubercolosi. Quella malattia colpiva soprattutto i poveri, e forse io non volevo far sapere che ero povero. Quei pensieri li ho superati.
Così l’ultima volta che vidi mia madre non potei baciarla. Quel mancato bacio, come quel mancato abbraccio, pesarono molto negli anni. Fu forse per quello che mia madre divenne nei miei pensieri un angelo, uno struggente pensiero d’amore per una donna che non vidi mai più.
Ricordo mio padre e il portiere dell’ospedale Maragliano, dove mia madre era ricoverata, frapporsi tra noi; erano pochi metri, ed io avevo il sole negli occhi. Eravamo all’aperto, non distanti dall’atrio dell’ospedale, c’era una sbarra che attraversava la strada e fermava anche me, lì a guardare mia madre con un vestito scuro, lei pallida con i capelli biondi. Mi sorrideva. Ricordo quel sorriso dolce e malinconico che mi rimase impresso nella mente per molto tempo. Aveva 42 anni, mia madre. Era bellissima, anche se le cure cortisoniche, che si sperimentavano a quei tempi, l'avevano gonfiata. Era bellissima lo stesso mia mamma...

‘Cara mamma io sto bene come spero sia di te…’. Ricordo che così iniziavano tutte le mie lettere speditele poi; quando poi mi dissero che l'avevano trasferita lontano, in un sanatorio in montagna. A quelle mie lettere non ebbi nessuna risposta. Avrei dovuto capire che qualcosa non andava. Mia mamma era morta dopo pochissimo tempo da quell’incontro e nessuno aveva avuto il coraggio di avvertirmi. Così io continuavo a scriverle. A scriverle e a sognarla.
Di mia mamma mi rimane soprattutto quel ricordo. Ho delle foto, ma il ricordo vale a scaldarmi il cuore più di ogni cosa. Sappiatelo tutti: i nostri genitori in verità non muoiono; noi portiamo nel nostro corpo i loro geni. Noi siamo la loro continuazione nel bene e nel male. Noi siamo semplici portatori di un testimone che ha impresso un atto d'amore.

giovedì, maggio 02, 2013

Psicocibernetica di Maltz Maxwell

Maltz Maxwell, nato nel 1899 e morto nel 1975, è stato un chirurgo estetico in un periodo dove chi vi si rivolgeva non era per avere le tette più grosse, le labbra a cannotto, gli zigomi pronunciati o il viso senza rughe, ma per problemi probabilmente più gravi. Maxwell, oltre a parlare, con una sensibilità umana e una competenza psicologica addirittura commovente, di operazioni come la rinoplastica, è stato uno di quei medici eroici che, proprio nel secolo scorso, si è fatto carico di ricostruire i corpi, i volti e le vite di coloro che erano stati colpiti dall’impietosa crudeltà delle due guerre mondiali.
Maltz Maxwell si era reso conto che operando nella ricostruzione dei volti fisici delle persone, procurava un cambio della personalità. Per altri dopo un intervento perfettamente riuscito, dove si poteva aspettare che l'operato sarebbe stata la persona più felice del mondo...invece si accorgeva che continuavano a comportarsi come prima.

In quel momento aveva capito che ognuno di noi ha un’immagine di sé che non si sovrappone esattamente con l’immagine esteriore. Quando chiudiamo gli occhi e ci visualizziamo (e lo facciamo sempre anche se non lo vogliamo) magari ci focalizziamo su qualche piccola imperfezione che nessuno nota, ma di cui noi ci preoccupiamo, e giorno dopo giorno, programmazione negativa su programmazione negativa, magari questa diventa un problema. (un naso un po più pronunciato, il seno un po piccolo, quel neo sul viso...ecc.).

Esisteva la prova che il cervello e il suo sistema nervoso operasse in conformità a noti principi della cibernetica per raggiungere i fini dell'individuo. I meccanismi della mente costituiscono, in sostanza, un meraviglioso e complesso sistema di guida automatico. Questo sistema di guida può agire per noi come meccanismo per il successo o per l'insuccesso. Tutto dipende da come noi operatori lo sappiamo guidare.

E' così che Maltz Maxwell ha preso la cibernetica, scienza che tratta di teleologia, ovvero degli aspetti fisici e matematici più che psicologici, per combinarla all'immagine dell'io. Ognuno ha una propria immagine dell'io che si riferisce al volto della personalità. Insomma ognuno ha una immagine di sé, che pensa di trasmettere agli altri. Maxwell associando la cibernetica alla psicologia ha operato una contaminazione che ha dato ottimi frutti: ha fornito la possibilità di trasformare personalità e relativi comportamenti cambiando l'immagine dell'io. Il termine Cibernetics fu coniato nel 1947 dal matematico statunitense Norbert Wiener, derivandola dal greco Kybernetes, che può essere tradotto con il termine: timoniere, pilota.

Maxwell attraverso il suo studio sostenne come sia stato davvero ironico che la cibernetica, partita come scienza delle macchine e dei principi meccanici, sia giunta a stabilire la dignità dell'uomo come essere unico e creatore. La psicologia al contrario arrivò invece a privare l'uomo di tale dignità. In sostanza coniugando la cibernetica alla psicologia abbiamo la possibilità di sapere come funzioni e come possa essere usata la macchina che possediamo e usiamo quotidianamente.

Nel libro Psicocibernetica pubblicato nel 1960 da Maltz Maxwell, vengono affrontati molti meccanismi che determinano la nostra autostima; argomento quanto mai attuale. Senza avere una buona opinione di noi, non riusciremo a raggiungere nessun obiettivo. In sintesi: un saggio fondamentale, in cui tra l’altro si spiega benissimo che nessuna operazione estetica e nessun accessorio esteriore può aiutare e convincere di valere o di essere attraente; se non lo siamo convinti, di valere e di essere attraenti, prima noi stessi. Il libro è un saggio anticipatore in cui vengono trattate tematiche antesignane: utile per comprendere alcuni disturbi del comportamento alimentare tipo anoressia o bulimia o altri comportamenti autolesionisti ecc. In fondo questo libro anticipa e racchiude tutti i temi principali degli attuali corsi di Programmazione Neuro-linguistica (PNL), Crescita Personale. Inoltre per certi aspetti lo studio di Maxwell anticipa anche quella biologia delle credenze sviluppata con l'epigenetica di Bruce Lipton. Tutto torna. Lo stesso effetto placebo, da mistero della scienza medica per cui non c'è spiegazione al potere della suggestione, è ormai un principio acquisito. Maltz Maxwell, da uomo religioso credeva ai miracoli, alla sorprendente accelerazione dei processi di risanamento naturale che ha il corpo umano, in virtù di una profonda fede. Con lui si può continuare a pensare che il medico cura, la fede guarisce.

mercoledì, maggio 01, 2013

Riflessioni sullo Scrivere

Perché scrivere? La scrittura ha bisogno di qualcosa di più del fare. Non è come fare la raccolta di farfalle o di lattine di birra: scrivere richiede applicazione, lo si impara e soprattutto si pratica, si frequenta, si vive.
La scrittura ha bisogno di metodo, ma poi è essa stessa metodo. Lo scrivere è una capacità che diventa passione e come tutte queste, prende poi il posto che merita nella vita.
Se poi il nostro scrivere diventa una cosa utile, civica, importante, questo non può che fare piacere; ma la molla che fa scrivere è un bisogno intimo di comunicare, di raccontare una storia, di fermare, dare vita a oggetti, ad emozioni, a cose che diversamente si pensa si perderebbero e non esisterebbero.
Se poi il nostro scrivere diventa anche professione è bello ma secondario; è importante, ma non da ricercare. Si scrive soprattutto per sé: per fare ordine nei sentimenti; cercare di comprendere il mondo. Scrivere spesso nasce da un bisogno impellente: quello di raccontare tutto; fermare la vita nel ricordo. Con lo scrivere si ha l'impressione di procedere per l'eternità.
Io poi me lo chiedo spesso: ma perché scrivere? Per raccontare qualcosa che può interessare; qualcosa che vale la pena che altri leggano? Appunto, che qualcuno poi legga. Ecco allora che il primo comandamento è leggere. Prima di scrivere bisogna leggere.
Lo scrivere poi può dare divertimento. Ad esempio lo scrivere gialli è un divertimento, è un raccontare storie che prima di tutto divertono chi le scrive; se poi si estende questo piacere, ecco che un editore pubblicherà il libro per lettori che verranno.
Ma poi in fondo ogni storia è un giallo, ogni racconto contiene una suspense: la nostra vita non è anch’essa un thriller? Sa forse qualcuno come finirà la sua vita?

Ma in fondo la verità l'ha detta forse un grande scrittore, Italo Calvino: Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.

Queste le mie riflessioni sullo scrivere. Riflessioni versate in un blog che ha appena compiuto 10 anni. E per oggi scrivo ancora: Buon Primo Maggio.

martedì, aprile 30, 2013

Destini personali, libro di Remo Bodei


Con il libro Destini personali, Remo Bodei racconta il lungo viaggio attraverso il processo di identificazione e la formazione delle coscienze, per la costituzione di un io che dialoga e si confonde con l’anima. Nel lungo tempo per arrivare al processo di identificazione, ovvero alla costruzione dell’Io e della coscienza, si trovano due strade, quella individuale e quella collettiva. L’identità personale si rivela erede e surrogato dell’anima, mentre quella collettiva forma l’io con uno stampo sociale che stabilisce una normalità fragile. Quest’io è in lotta perenne tra libertà e risucchio nella folla.
Dice Remo Bodei: 'Ognuno di noi è il risultato di un corpo ricevuto per eredità biologica e di stampi anonimi (lingua, cultura, istituzioni), le cui impronte rielabora in forma inconfondibilmente personale'. Con questo libro Bodei cerca di mostrare da un lato che l'identità dell'uomo deriva da forze - corpo, linguaggio, istituzioni, stati - che, inevitabilmente, lo plasmano; dall'altro, la possibilità della coscienza di rendersi conto di queste stesse forze e sfruttare lo spazio intermedio dei rinvii tra l'Io e il Noi a proprio vantaggio.
Tutto questo percorso ci porta a comprendere quello che già aveva espresso Eraclito con il paradigma: 'Ethos antropos daimon', il Carattere è Destino. Ecco il carattere, quella unicità, individualità che porta a compiere strade diverse al nostro destino, dove trovare il senso ultimo del nostro essere. E’ questo un percorso, non psicoanalitico, ma soprattutto filosofico; le domande: chi sono? Dove vado? Trovano risposte storico dialettiche nell’evoluzione del pensiero e nell’interrogazione continua. La maieutica socratica, il tirar fuori ponendo domande. La filosofia consegna alla psicologia quella visione del mondo che la plasmerà.
Dall'età di Locke alle soglie dell'attualità, Remo Bodei descrive i processi di costruzione dell'Io e della coscienza mettendo in evidenza le relazioni tra la coscienza stessa e i suoi orizzonti storico-politici. Con particolare attenzione alla fase di conclamata denuncia della frammentazione dell'Io e ai successivi progetti autoritari di ricostruirlo (per renderlo più obbediente mediante una colonizzazione delle coscienze).
Schopenauer con il ‘principium individuationis’ affronta il nocciolo della ricerca di identità: sollevare il velo di Maya vuol dire sopprimere l’egoismo e allontanare la paura della morte con l’abbandono del principio di individuazione. ‘La morte dissipa l’illusione che separa la coscienza individuale dall’universale’. La morte in realtà distrugge l’individualità, non la vita né lo spirito. La stessa cosa ha origine nella sessualità, per continuare la specie, nel generare un nuovo individuo c’è la volontà di essere immortali. Ogni uomo manifesta la volontà nel proprio corpo che nel giro di pochi anni si rinnova completamente; ma c’è un nucleo sostanziale del nostro essere che è fuori del tempo. Il suo essere non è dato dalla memoria e dalla coscienza, ma dalla sua volontà. La volontà come consapevolezza, insight, intuizione del nostro spirito.

lunedì, aprile 29, 2013

Scrittrici porno e identità sessuali


Si è concluso il 21 aprile scorso, per la manifestazione La Storia in Piazza, il tema che trattava delle identità sessuali. Molto interessante con importanti testimonianze fra cui quella di Erica Jong, autrice di Paura di volare che alla sua uscita negli anni del femminismo fece gridare allo scandalo. Se c'è stata una rivoluzione vera in questo secolo passato è proprio quella femminista che, se non si è concretizzata con il pieno riconoscimento delle donne, almeno è servita a far prendere coscienza a milioni di uomini e donne della parità di diritti. Quella rivoluzione incompiuta è diventata permanente. Io vorrei inserire una riflessione sulle identità sessuali collegandomi alla letteratura porno e in generale a questo fenomeno che continua in modo esponenziale anche per mezzo dei nuovi media. Io ho sempre presente un detto di Pitigrilli che recitava, Il pudore delle donne è un'invenzione degli uomini, ora vedendo il successo nell'ambito letterario porno, per non dire cinematografico, delle donne possiamo sostenere che le campionesse del genere siano loro. La fantasia sporcacciona delle signore batte quella dei signori maschi. Il femminismo pare lontano: quella rivendicazione della gestione del proprio corpo, pare dimenticata. Io ricordo lo slogan gridato in piazza dalle femministe: Il dito, il dito, orgasmo garantito... D'accordo il diritto delle donne verteva su aborto, pillola, lavoro, ma anche per una emancipazione della sessualità più libera, che oggi però troviamo impadronirsi di strumenti maschili. Nella letteratura da sempre le autrici femminili sono state campionesse: chi non conosce i romanzi cosiddetti erotici come Histoire d'O di Pauline Rèage, Il delta di Venere di Anais Nin, Le età di Lulù di Almudena Grandes, e il già citato Paura di volare di Erica Jong? In questi ultimi dieci anni per arrivare ai libri recenti delle sfumature, siamo passati per Scopami di Virginie Despentes e dalle nostre varie Melissa P., Pulsatilla ecc. senza scordare quella che per me è la più grande: Una Chi (Bruna Bianchi) di cui ho parlato su mentelocale.it Per le identità sessuali, si sostiene che le donne siano in fondo poco interessate alla pornografia e non è per pudore o moralismo ma perché quello che fa ansimare gli uomini annoia le donne. La pornografia è ripetitiva, meccanica, con organi sessuali enormi variamente e insensatamente congiunti. Le donne hanno bisogno di una storia che ecciti prima di tutto la fantasia, che racconti di dedizioni, sottomissioni, punizioni, promiscuità imposta, non per sesso ma per amore. Le donne devono crearsi per il sesso una storia...e un'amica mi ha detto 'vivaddio che è così, diversamente saremo sempre a copulare in ogni angolo di strade e di uffici. Saremo sempre ad accoppiarci'. Forse ha ragione. Ma l'uomo è così gretto? E' proprio così?

domenica, aprile 28, 2013

Grosse Koalition

Con la formazione del governo di Enrico Letta possiamo affermare la fine del bipolarismo e delle leggi elettorali -in ultima il cosiddetto porcellum- che l'hanno incentivato. A questo punto bisognerà pensare seriamente di ritornare ad una legge elettorale proporzionale. Già con il governo di Mario Monti c'era stata una sorta di sospensione politica della logica dei poli destra sinistra. Con l'attuale governo formato dai due maggiori partiti antagonisti, che vede all'opposizione parti delle stesse coalizioni avversarie si è compiuto un atto contro gli elettori dei rispettivi partiti. Il PD è quello che più di tutti è entrato in agonia. Per il PDL il discorso è diverso; lì sono tutti soldati alle dipendenze di Berlusconi e non servono dibattiti o congressi: decide tutto il boss, alla luce dei suoi interessi personali. E' quest'ultima cosa che rimane indigeribile. La grosse Koalition poteva essere anche normale, frutto di un accordo su programmi utili a uscire dalla crisi socio economica; la presenza di Berlusconi fa diventare problematico e a rischio qualunue accordo. Staremo a vedere.

sabato, aprile 27, 2013

Il metodo antistronzi un libro salutare per tutti

C'è un libro, uscito da qualche anno, che risulta sempre attuale; si tratta di Il metodo antistronzi (The No Asshole Rule) scritto da Robert I. Suttonedito dalla piccola casa editrice Elliot Edizioni. Sottotitolo di questo libro, divenuto un bestseller, è: Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è. Gli stronzi analizzati nel libro da cui proteggerci, sono scovati nel luogo privilegiato dove esercitano le loro cattiverie: le aziende, i posti di lavoro, dove nelle gerarchie e nelle relazioni di potere vengono allo scoperto. Robert I. Sutton laureatosi in psicologia applicata al posto di lavoro, ha creato lo Stanford Technology Venture Program (STVP), mirato al pensiero lineare e multidisciplinare all’interno del marketing e attualmente è titolare a Stanford della cattedra di tecnica aziendale innovativa. Il titolo del libro non deve ingannare poiché è un serio trattato sulla psicologia dei prepotenti, maleducati, cafoni, bastardi, aguzzini, tiranni, maniaci oppressivi, despoti, egomaniaci…insomma di tutti quelli che la parola stronzi sintetizza bene. Tutti abbiamo conosciuto degli stronzi, persone insopportabili, capaci di avvelenarci la vita lavorativa; spesso le consideravamo un accessorio imprescindibile del potere e la loro tracotanza la subivamo rassegnati…ora il libro insegna a smontarli, a depotenziarli. Sostenitore della relazione assertiva, ovvero costruttiva e rivolta all’aiuto reciproco, l’autore del metodo antistronzi illustra come le personalità distruttive feriscano il prossimo e danneggino la produttività aziendale. Questo libro è indicato in particolar modo ai dirigenti di aziende e a chi ha la responsabilità di gestire gruppi di lavoro, per questo è un trattato di asshole management ossia di gestione degli stronzi. Può sorprendere invece che fra gli stronzi famosi sia citato Steve Jobs, il capo della Apple, che a quanto pare era noto per l'aggressività, le richieste impossibili ai propri collaboratori e le sfuriate in caso di errori. Sutton ammette che anche gli stronzi possono avere successo, che a volte le loro fissazioni maniacali possono aiutarli, quella di Jobs per l'estetica ad esempio è stata fondamentale, ma in linea di massima la stronzaggine è ben lontana dall'avere risvolti positivi. Secondo Sutton, per quanto lo stronzo possa essere bravo, non vale la pena assumerne uno: il metodo antistronzi consiste proprio nell'evitare di introdurre nel proprio gruppo di lavoro gli stronzi e nello stabilire regole di reciproco rispetto all'interno dell'azienda. Evitare gli stronzi si rivela un grandissimo vantaggio in termini di risparmio di denaro, per non parlare de l'immensamente migliore qualità della vita. Fra le grandi aziende che hanno applicato questo metodo Sutton cita ad esempio Google, dove vige la regola No evil, cioè non essere malvagio, e il grande successo raggiunto da questo gruppo, a partire praticamente dal nulla, dimostra che è stata una buona tattica. Un libro consigliato quindi a chi fa assunzioni e per chi vuole la vita e l’azienda sana. Per saperne di più, visita pagina dell'editore

venerdì, aprile 26, 2013

Recensione del libro: Bourbon & Viagra

Giorgio Boratto con il libro Bourbon & Viagra, segue diverse ispirazioni, con il genere musicale country e quello letterario, c'è anche il cinema dove con i film Nashville, Quando l'amore brucia l'anima, e soprattutto con Crazy Earth e Country Strong, i riferimenti diventano forti. Il racconto lungo di Bourbon & Viagra, così potremo definire questo libro edito da liberodiscrivere@, narra di un cantante country, Martin Hadger, quasi settantenne che con il viagra scopre una seconda giovinezza sessuale. Un cantante che sull'onda del successo avuto negli anni '70, riesce a continuare una attività che lo porta in giro per zone del middlewest americano. E' così che quasi ogni sera cerca di rimediare una scopata sempre con donne diverse. Quando va a buca lo consola il Bourbon...sempre che non lo abbia bevuto prima. Il protagonista del libro, che racconta in prima persona, risulta un uomo solo e con la paura di invecchiare, ma che con una sorta di sentimentalismo e ironia lo porta a vivere la sua avventura on the road. Ad un certo punto della storia Martin riceverà una lettera di una donna, che gli comunica che lui è padre di un figlio di dieci anni. Lui non ricorda né il posto e neppure il nome della madre. Come reagirà questo cowboy? Così infatti lui si ritiene: un cowboy che canta: Mamma non lasciare crescano fino ad essere cowboy/ quelli non sapranno stare a casa e saranno sempre soli/ anche con la persona che amano... Martin con The last cowboy song si domanda: è davvero finito il West, come sta finendo l'Occidente? Ma sono riflessioni che a lui non servono. La cavalcata per lui continua. Libro piacevole e ricco di spunti. Interessante è la lunga colonna sonora, formata dalla citazione di oltre 40 canzoni, che accompagna le azioni del protagonista. Da leggere. Link dell'editore dove è possibile leggere le prime pagine del libro: http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=161922

giovedì, aprile 25, 2013

Festa di Liberazione

Per la Festa della Liberazione, per il 25 aprile ci viene chiesto anche un atto di memoria, di ricordo per una data che ha ridato all'Italia la libertà. Molti hanno bisogno di ritornare su quei sentimenti di unità antifascista, ma per me non c'è solo la componente ideale di un percorso politico, che ha portato poi l'Italia a costruire una democrazia attraverso la Carta Costituzionale. Per me esiste sempre una ragione profonda dell'anima, per cui il fascismo non è solo un movimento politico, ma rappresenta il più grave attacco alla trascendenza umana, alla sua capacità di evolvere e costruire un mondo migliore. Il fascismo è uno stato dell'essere che spunta fuori in ognuno quando si dà voce all'egoismo, al sentimento di superiorità, alla crudeltà che risponde alla parte arcaica della bestia diventata uomo e viceversa. Per la memoria io ricordo quando nei primi anni '90, con l'avvento di Forza Italia e la costituzione politica di quel fenomeno culturale che prende il nome di berlusconismo, si voleva cancellare la Festa del 25 aprile: festa di divisione si diceva, festa di una sola parte; festa che non aveva più senso. Ecco quei personaggi che l'affermavano sono diventati i maggiori responsabili del degrado politico in cui siamo caduti. Non esiste più una vera classe dirigente e l'Italia si trova divisa come non mai. Ora si dovrebbe trovare, secondo molti, un comune senso di responsabilità per uscire da questa grave situazione economica, politica e morale...ecco, la festa del 25 aprile potrebbe essere un momento nuovo. Potrebbe? Poteva. Io ho visto che l'antifascismo come elemento di unità ideale, oggi manca. Nelle pance di molti italiani è sempre forte la spinta al fascismo e lo si riscontra nella ricerca di un condottiero, di un leader, di un papà - che se poi fa anche il papi va bene lo stesso. Ecco che il dramma deve ancora consumarsi. Per la liberazione dobbiamo sempre per forza passare per una piazza Loreto?

martedì, aprile 23, 2013

Ma che cos'è oggi il PD?

Ma cos'è diventato o meglio che cos'è il PD? Il Partito Democratico che avrebbe dovuto costruire, insieme al rinnovamento dell'Italia, la politica italiana? Nel suo logo resiste il riferimento all'Ulivo, l'idea originale di una grande convergenza delle forze democratiche per cambiare l'Italia e costituire un corpo di riforme -tra cui le primarie- utili alla partecipazione dei cittadini alle scelte politiche. Romano Prodi che era il soggetto che lo fondò è stato giustamente candidato a Presidente della Repubblica dal partito. Perché non è stato votato? Io mi sento smarrito e non capisco più niente. La schizofrenia di chi guida il PD è evidente. Allo stesso tempo si comprende che la dirigenza del partito non aveva la statura di leadership. Ha fatto bene ad andarsene in blocco. Ma ora? Io mi rifiuto di pensare e credere che si faccia un governo insieme al partito di Berlusconi: un partito che ha la grande responsabilità della grave situazione in cui ci troviamo. Con quella destra non si è riusciti a costruire nulla. Non è stata cambiata la legge elettorale, studiata da loro per indebolire il centrosinistra; non esiste nessuna affinità di idee per superare la crisi; sono da sempre alleati con un partito xenofobo e razzista come la Lega Nord. Io credo che la cosa giusta sia andare alle elezioni al più presto. Se poi vincerà nuovamente la destra vorrà dire che sono gli italiani che lo vogliono. Gli elettori le scelte le faranno con diversi motivi e uno su tutti la constatazione della insipienza della classe dirigente del centrosinistra. Poi in fondo ho capito che questo paese forse ha l'anima sostanzialmente di destra. Diversamente Berlusconi non avrebbe preso ancora così tanti voti alle ultime elezioni. Forse allora ha ragione Beppe Grillo che è riuscito ad attirare i giovani e portarli al voto. In Italia c'è un altro partito che sta vincendo sempre di più: è quello dell'astensione. Cittadini profondamente delusi da tutto a cui il PD avrebbe dovuto rivolgersi per far riaccendere una speranza di possibile cambiamento. Non so che dire altro. Dire di un partito che è diventato una accozzaglia di personalismi e ha perso le buone idee creative per una buona politica. Avete sentito Berlusconi come elogia la riconferma di Napolitano? Non era lui che gridava al complotto che lo ha portato alle dimissioni? Voleva la commissione d'inchiesta per indagare anche su Napolitano...il comunista che a suo dire gli bocciava le leggi. Noi dovremmo fare un governo con questo qui? Ma va murì ammazzato...

domenica, marzo 17, 2013

Grande rivoluzionario messaggio

Avevo scritto poco tempo fa una riflessione sulla povertà che diceva: Noi siamo atterriti che qualcuno ci porti via il nostro benessere che è diventato la nostra cosiddetta civiltà, per questo viviamo in difesa e dovremmo invece ribellarci. Ma non sappiamo insieme cosa proporre per invertire quel flusso di ricchezza che va sempre verso chi è già ricco. Come reagire? Una strada per cambiare il corso della crisi è quella di imparare da subito ad essere poveri. La povertà intesa come scelta di vita potrebbe essere anche una pratica per salvare il mondo. La povertà imparata è anche un antidoto alla miseria. Mentre la povertà è la mancanza del superfluo, la miseria è la mancanza del necessario. Nella miseria non c'è possibilità di salvezza. La povertà insegna la condivisione, la frugalità, la capacità di essere solidali e soprattutto a continuare ad avere il senso della giustizia sociale... Con la povertà infine si privilegia l'essere a l'avere e questo potrebbe dire tutto. Imparare ad essere poveri non lo si fa certo con un corso accelerato, ma proviamoci. Potremmo scoprire che insieme saremmo anche felici. In questi giorni è stato eletto un nuovo Papa, che ha scelto il nome di Francesco, che ha fatto della povertà e del saperla vivere come virtù, una scelta salvifica per la sua chiesa e per il mondo. Grande. Io spero che questo messaggio vinca.