lunedì, marzo 06, 2006

La Signora dell'Acero Rosso

C’è un piccolo libro, che ha aperto nell’anno 2000 le pubblicazioni della neonata Fratelli Frilli Editori, che si può considerare un gioiello: La Signora dell’Acero Rosso. Con la copertina che richiama sfacciatamente le edizioni Adelphi, cui vuole essere un omaggio, il libro di Dario G. Martini, La Signora dell’Acero Rosso è un ‘a solo’ per voce femminile recitante, che riesce a spiazzare, per l’argomento e per le implicazioni morali e filosofiche che tocca.
Il monologo della Signora dell’Acero Rosso tocca le parti più profonde di noi; tocca quell’anfratto dell’anima dove scaturisce la pietà. La pietà e quell’amore speciale verso i nostri limiti, la nostre debolezze: verso la malattia fisica o mentale che risultano essere il richiamo più forte alla natura, all’origine, e dove entra prepotentemente in scena il sesso come fatto creativo.
Il sesso come estrema sintesi di piacere e morte, di esaltazione e bassezza, di trascendenza e istinto; il sesso come atto d’amore da offrire a chi è stato negato dall’educazione, dall’ipocrisia, è la missione della Signora dell’Acero Rosso.
Nell’assolo, la protagonista si rivolge ad un immaginario giudice argomentando la sua scelta di donare sesso a chi è portatore di handicap; per questo confuta un altrettanto fantasioso pubblico ministero, che ha tutte le domande del sentire comune e per questo ci rappresenta. Alla fine sarà anche per noi lettori, un momento per interrogarci sulla nostra morale: assolveremo o condanneremo la Signora dell’Acero Rosso?
Il libro scardina l’ipocrisia e gli schemi mentali con cui interpretiamo la realtà: il diritto al piacere, alla felicità, il sesso anche per un menomato…il sesso una espressione umana che non deve essere negata a nessuno. Il ‘non detto’ viene sbattuto in faccia a chi non avrebbe mai voluto dire.
La trasgressione è anche conoscenza e quella compiuta da Signora dell’Acero Rosso è un atto d’amore estremo verso chi soffre e lei offrendosi –nell’ambiguità di un gioco di parole- s’offre per riscattare un dolore ingiusto, come quello di nascere menomati, handicappati.
Nel libro vengono alla fine, aggiunti dei commenti diversi; uno di un laico (Franco Bomprezzi) e l’altro di un religioso (Don Fulvio Ferrari). Uno assolve la Signora e dice che avrebbe voluto conoscerla, mentre il religioso la condanna senza appello, per quei rapporti frutto di ‘indecenti compiacenze’. Per me quest’ultimo giudizio rivela il perbenismo, più della morale. L’indecenza, lo scandalo, lo squallore e l’oscenità è vista perché ci appartiene e riguarda tutti. Quando l’indecenza parla dice, non già quello che è fuori ma, quello che c’è nel nostro occhio.
Una lettura che emoziona e mette alla prova la nostra pietà.

venerdì, marzo 03, 2006

Legge elettorale

Perché la cosiddetta Casa della Libertà mi ha tolto la libertà di scegliere e quindi di votare un candidato? Perché si sono aboliti i collegi elettorali, dove veniva instaurato un giusto rapporto democratico tra eletto e territorio? E’ stata fatta una riforma elettorale, a maggioranza governativa, effettuando un grave strappo istituzionale con la cancellazione di ogni possibilità di preferenza, consegnando alle segreterie dei partiti, che si comportano come bande, ogni potere di scelta degli eletti.
Dopo questo cambiamento di sistema di voto, ogni governo si riterrà autorizzato di fare una legge elettorale che più gli aggrada, in contrasto alla norma democratica, che vuole le regole del gioco siano fatte di comune accordo con le diverse parti.
La scrittura di questa legge elettorale, che reintroduce il sistema proporzionale in dispregio alla volontà espressa con un referendum popolare, ha anche dei passaggi alquanto ambigui. Ecco cosa recita l’art. 14 bis comma 3:
Contestualmente al deposito del contrassegno di cui all’articolo 14, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica previste dall’articolo 92, secondo comma, della Costituzione.
Avete capito? Dovranno dichiarare il capo della forza politica (leggi partito) e quello della coalizione…quindi non del futuro Presidente del Consiglio. Infatti si ricordano le prerogative di nomina, del capo del governo, al Presidente della Repubblica, secondo l’art.92. A questo punto io spero che il prossimo Presidente della Repubblica abbia il buon gusto e la correttezza politica istituzionale di non nominare un inquisito dalla magistratura, chi non sia stato assolto prima dai processi in corso, chi sia in conflitto di interessi- per avere la proprietà di concessioni statali e bancarie- e dulcis in fundo nomini, come è nelle sue facoltà, una persona seria. Non essendoci più il sistema maggioritario, non votando più uno schieramento unito da un solo simbolo, ma singoli partiti con capi banda, non si potrà decidere chi guiderà il prossimo governo.
Questo per me sarebbe giusta una legge del contrappasso: quello che hanno levato a me, di scegliere, sia riservato anche a loro, di imporre.
A proposito è giusto che una coalizione, annoveri tra i partiti che la compongono oltre che fascisti, razzisti, recidivi, ex galeotti, inquisiti, corruttori, anche un ‘No Euro’? Quale coerenza di programma può esserci?

martedì, febbraio 28, 2006

Il nemico utile

Non finiamo mai di vedere, in campo sociale e nella lotta politica, la nascita del nemico; lo vediamo sorgere spesso negli scontri di religione, di civiltà, di partiti, di ideologie, di popoli…purtroppo con la comparsa del nemico, e l’impulso a distruggerlo, nascono i comportamenti criminali, delittuosi; prende il sopravvento la parte inconscia di ognuno e si ritorna all’orda primitiva. Nascono le guerre.
Ma se intraprendiamo il cammino dell’evoluzione, verso la nostra identità e autenticità, ecco che Il nemico diventa ‘utile’: la conseguente proiezione del nemico ‘fuori’, responsabile e causa del nostro malessere, ci segnala la dinamica di un mancato riconoscimento del sé. Jung chiamò Ombra questa parte irrisolta e spiacevole del nostro essere, che noi non accettiamo e proiettiamo volentieri sull’altro. Jung ci indicò anche una via per riconoscere queste parti, per accoglierle, in un processo di armonizzazione e di comprensione di noi quali frutto del Bene e del Male. Il percorso dell’integrazione delle parti nascoste fa diventare ‘utile’ il nemico: utile alla conoscenza di noi, ci fa capire chi siamo, ci fa sapere delle mille voci con cui parliamo.
Ora mi chiedo se chi si trova ad iniziare questa sorta di ‘viaggio dell’eroe’, che simbolicamente rappresenta il percorso evolutivo, debba influenzare la società in una maniera così pregnante da fare del nemico un fatto collettivo. Insomma, come mai chi addita un nemico, questo nemico poi diventa una ossessione che investe la società? La cosa succede soprattutto in politica. Sarebbe bene allora che i politici conoscessero la loro realtà interiore, e con la dialettica riuscissero ad abbracciare il loro inconscio; farebbero emergere dalla realtà esteriore la relatività del bene e del male, come un limite umano universale. Questo sarebbe un elemento di progresso per l’umanità e per la Politica in generale. Potrebbe essere un percorso che, a mio avviso, rivelerebbe in anticipo le dinamiche di gruppo che portano a guerre e a tragedie tipo i genocidi e la costruzione di campi di concentramento.
Finalmente ci libereremmo di molti schemi e rigidità nell’affrontare, insieme ai problemi sociali, le varie parti interne di noi: una specularità mai abbastanza avvertita.

domenica, febbraio 26, 2006

Ancora sulle radici

Le nostre radici? Sono nelle lasagne al pesto, sono in un bicchiere di barolo, sono nel paesaggio che ci circonda e nella nostra lingua…
Io non ho paura di diventare musulmano, ebreo o mormone; io so di essere italiano e quello che sono me lo dà il vivere e l’esser nato in un determinato ambiente.
C’è una tappa della storia dell’umanità che è nata e vissuta in Italia, si chiama Rinascimento. L’uomo di Vitruvio è diventato il cuore di una cultura che rende più facile ad un musulmano diventare italiano, che un italiano diventare arabo.
Io non ho paura di perdere le radici. E se questa paura me la vuole insegnare uno che ha creato la padania; che ha paura di perdere le sue, nel nome di un dio Po e di riti celtici, io rispondo che non conosce il mare. Dico anche che non conosce Pico della Mirandola ed il suo De hominis digitate; dove si afferma che tutti gli uomini hanno pari dignità indifferentemente dalla religione e dalla politica.
Potrei dire di Dante che mise Maometto all’Inferno, tra i seminatori di discordie, e in eguale misura si potrebbe oggi mettere nello stesso luogo, molti politici; ma li troveremo come lui a dilaniarsi il petto?
Nei vizi e nelle debolezze le nostre radici diventano le stesse, e si fa un gran peccato di superbia definirci cristiani, come sepolcri imbiancati. Allora coltivate un orto e raccogliete i frutti; poi ogni anno concimatelo e ripetete i gesti della semina…quella rinnova radici. Rinnova il futuro di cose antiche. Ecco allora nascere un ‘prebuggiun’, piatto genovese fatto con un mazzo erbe, e si ritrovano le radici. Ma mi sa che in padania non lo sanno.

giovedì, febbraio 23, 2006

Civiltà in cammino

Il mondo attuale si regge su un sistema profondamente ingiusto. C’è un paese egemone, gli USA che pensa di governare tutto e su tutti imporre la sua visione della vita; inoltre cerca di mantenere il suo ‘stile di vita’ basato su grandi consumi e spreco di risorse. Questo modello accentua le disuguaglianze tra i paesi, generando risentimenti, miserie, odio, integralismi di ogni sorta, facendo il gioco dei movimenti fanatici e nutrendo il terrorismo.
L’11 settembre 2001 poteva rappresentare la svolta di queste scelte per cambiare strada, invece con Bush, e la sua riconferma, si è deciso di continuare l’imperialismo consolidando le scelte politiche conservatrici.
Cosa potrà accadere nel prossimo futuro? Ci sarà la guerra continua per estendere il modello di società e di democrazia americano? Molti intravedono in questa crisi uno scontro di civiltà e di guerra religiosa, il fatto incontrovertibile è che si è innestato un cammino verso qualcosa di diverso, che i poteri tradizionali dei governi e dell’economia non sono in grado di cambiare o modificare.
Quella che è destinata a soccombere è la visione del mondo occidentale; un grande peccato di superbia e di potenza verso chi non accetta quel way of life americano. E’ possibile osservare questo fenomeno se entriamo in una visione storica, se ci allontaniamo dal contingente: mentre i nostri soldati –quelli dei paesi ricchi- invadono in armi i paesi islamici e del sud del mondo, i popoli di quegli stati stanno invadendo i nostri paesi ricchi senza armi ma spinti dalla fame e dalla miseria. Questi ultimi vinceranno la vera battaglia: i loro figli erediteranno le rovine della nostra civiltà. Non ci saranno né leggi né eserciti che tengano. Il mondo fisico prosegue il suo cammino con leggi macroeconomiche e naturali; il mondo spirituale degli uomini invece può imparare a riconoscere se stesso, senza classificazioni, senza ‘vignette’ e stati nazionali. Alla fine ci saranno ancora e solo uomini.

lunedì, febbraio 20, 2006

Popolo di bestemmiatori

Il nostro popolo di bestemmiatori deve imparare cos’ è il rispetto della religione altrui. Può, se vuole, ammazzare la sua religione, ma sia serio su quella dell’altro; può, se vuole, pensare di essere un bravo cristiano credente, magari votando la licenza di uccidere, di sparare sugli scafisti o sposarsi con rito celtico, ma non insegni all’altro come pregare.
Dietro la invocazione di libertà, per dileggiare il sentimento religioso altrui, si nasconde non lo spirito laico, ma solo maleducazione ed una enorme ignoranza: se si chiedesse a Calderoli di dirci chi era Maometto, che cosa ha fatto e che cosa rappresenta per il mondo arabo, sono sicuro che non saprebbe rispondere.
Sulla Padania di domenica, dopo le dimissioni del ministro leghista , c’era scritto: ‘Ora tutti sanno che da qui in avanti bisognerà dare la precedenza a chi viene da Oriente’. Dimenticano che da molto tempo qualcuno arriva sempre da oriente…anche Colombo arrivò da oriente. La precedenza se la presero lo stesso.
Evocare uno scontro di civiltà contro l’Occidente, vuol dire sostenere Osama Bin Laden: i musulmani non sono i personaggi delle vignette o i nuovi cosacchi bolscevichi. Si dimentica forse che la nostra civiltà ha dato origine all’Olocausto? Che ha sì, il primato della scienza e della tecnica, ma ha anche usato la bomba atomica. Poi le ultime 2 guerre mondiali sono nate all’interno della stessa nostra bella civiltà. Il nemico si capisce è sempre esterno, salvo poi di riflesso trovarne uno interno: i pacifisti, i veri liberali, i tolleranti, i moderati…
In fondo la sintesi è ben raffigurata dai bestemmiatori: credono in Dio così tanto che lo nominano sempre per offenderlo. Il nostro in fondo è un popolo di credenti molto strano: chi si mette in prima fila poi dimentica il messaggio più bello di Gesù, il discorso della Montagna; ma forse al pari di Maometto, pochi lo conoscono…specie i propugnatori delle ‘radici cristiane’.

venerdì, febbraio 17, 2006

Domande in attesa di risposte

Siamo entrati nel pieno della campagna elettorale ed ora che Berlusconi, oltre che attaccare a muso duro gli avversari, sembra disposto a rispondere alle domande dei giornalisti più vari, mi aspetto risponda alle domande che, nel lontano 30 luglio 2003, gli rivolse il settimanale inglese The Economist. Stiamo ancora attendendo le risposte. Ricordiamo che le domande, a firma del direttore Bill Emmott, erano in totale 28 e per risposta fu tacciato di essere uno strumento del complotto comunista ed ebbe la minaccia di azioni legali. Qualcuno suggerì di rispondere con un’altra domanda, da trasformare in un tormentone: perché fate scrivere sulle vostre pagine Beppe Severgnini? Si può ricordare ancora che quel settimanale inglese –The Economist- è di ispirazione liberale e giustamente considera Berlusconi un insulto al capitalismo liberale. Da quella volta la destra italiana lo definì ‘The Comunist’. Un classico.
Le domande a Berlusconi, erano inserite in un dossier di 6 sezioni; riguardavano il caso SME e i suoi rapporti con un tale signor Fimiani. Dei fondi neri off shore della Fininvest, della tangente di 23 miliardi cui Berlusconi non è stato assolto ma prosciolto per prescrizione, e del legame con l’avvocato inglese mister Mills. (Proprio oggi si è saputo che i giudici di Milano l'hanno accusato di corruzione per quest'ultimo personaggio- l'avvocato David Mills). Dell’acquisto della villa di Arcore, dalla marchesa Casati Stampa, tramite il suo tutore Cesare Previti, e per questo affare dei suoi rapporti con tale Giovanni Del Santo. Di saper il perchè delle molteplici transazioni e da dove provenivano i 4 miliardi di lire confluiti nella Edilnord e nella Sogeat, tramite il capitale azionario nel 1967-'75, poi i 16,94 miliardi di lire versati nella Fininvest srl come prestiti agli azionisti nel 1977-'78. Chi era il beneficiario delle 400 mila azioni CRM registrate a nome dell'Unione fiduciaria e chi ricevette quindi gli 860 milioni di lire pagati da Palina? Chi versò 2 miliardi di lire nella Coriasco immobiliare nel marzo 1979 e da dove proveniva il denaro? Come mai si è avvalso della facoltà di non rispondere quando i pubblici ministeri volevano interrogarlo a Palazzo Chigi il 26 novembre 2002 su queste ed altre questioni?
Domande che, come dicevo, aspettano risposte e a cui è legata la figura morale del ‘nuovo’ ricandidato premier.
C’è qualche giornalista italiano che vuole rifargli quelle domande? Si potrà avere ora una risposta e non una denuncia?

giovedì, febbraio 16, 2006

Nuova pornografia

In un saggio del filosofo francese Ruwen Ogien, Pensare la pornografia, ci si chiede che cosa sia oggi la pornografia. Cos’è? Una insidiosa forma di discriminazione sessuale? Un attentato alla dignità umana o un raffinato divertissement? Nuoce alla gioventù? Fa diventare ciechi? E’ un’invenzione moderna? Oggi, con il dilagare del moralismo clericale e del fondamentalismo religioso, la pornografia sembra essere tutto ciò che è vietato, ma si sa che non è così.
E’ dai tempi antichissimi che la pornografia si tramanda attraverso rappresentazioni di attività sessuali o perversioni legate sempre al sesso. Sono noti gli affreschi di Pompei o gli scritti di antichi autori greci e romani.
Il concetto di pornografia da Ateneo in poi è molto cambiato. Oggi la cultura ha rivalutato quella pornografia del sesso esplicito; se ne è modificato il concetto: siamo arrivati a consumarla spesso e inconsapevolmente.
Il saggio di Ogien arriva alla conclusione che, se si considera il problema da un punto di vista moralmente neutro, la pornografia può essere ritenuta o una forma di sessualità particolare rispettabile come le altre, oppure una pratica che non ha nulla a che vedere con la sessualità stessa, ma non una forma di perversione pericolosa.
Così pornografiche oggi sono le immagini di guerra, le violenze e le torture; pornografico è l’orgasmo di una donna provato per un detersivo per la casa o per un prodotto alimentare. Per riconoscere la pornografia allora basterebbe valutare l’influenza nefasta su un uomo ‘razionale’.
A questo proposito considero pornografico, Berlusconi. Pensateci. Cosa c’è di più corrompente della sua immagine? Berlusconi nuoce alla salute mentale. Egli, con la sua maschera finta, lancia messaggi pericolosi e falsi: è diventato una specie di highlander che vive fuori dalla realtà, accostandosi a Churchill, Napoleone e perfino a Gesù. La pervicace ricerca del potere come appagamento di un ego malato, rende Berlusconi un cattivo esempio per i giovani fino ad assumere un carattere scandaloso: può l’uomo più ricco d’Italia, di denari, di possedimenti, di proprietà mercantili, inscenare teatrini dove appare la vittima?
Quando compare sugli schermi televisivi bisognerebbe attivare il messaggio: ‘consigliato ad un pubblico adulto, vaccinato e consapevole dei rischi che corre’…

sabato, febbraio 11, 2006

Parlare d'amore

Trovo l’occasione di San Valentino per spendere due parole sull’amore.
Le mie parole d’amore in sostanza sono quelle che sappiamo già. Dell’amore scriviamo quello che è già scritto. Sempre. Quando scriviamo quello che sentiamo dell’amore, ci pare di toccare il cielo. Giriamo intorno ad un sogno che ricompare ogni volta. Se c’è qualcosa che ci fa eterni è l’amore. Con questo girare ci troviamo sempre nello stesso posto. Forse con diverse età, ma che importa, l’amore cancella il tempo.
E’ un mistero poi arrivare a sapere che potremo morire e perdere chi amiamo senza, in verità, lasciarlo mai; ma questo mi pare di capirlo poiché quando amiamo diventiamo un po’ l’altro, quello che si ama. Ecco allora che la diversità tra uomo e donna viene risolta da un amore che crea un’altra storia ed un’altra verità: non moriamo mai.
Allora trovarci con le tette o con i peli sul petto; scoprirci a scambiare frizioni in modo diverso, ci fa in fondo cambiare gli addendi ma non il risultato finale di un amore. Dell’amore che conosciamo già.
Uomo o donna che siamo, cerchiamo nell’altro noi, persi in quello che, senza pensare, abbiamo già. Quando amiamo qualcuno, succede che possiamo amare il mondo intero. Potremo amare chiunque, se amiamo davvero.

martedì, febbraio 07, 2006

Vediamo un po'...

Vediamo un po’ cosa trovare dopo il berlusconismo. E’ ormai accertato che il berlusconismo sta tirando gli ultimi calci, sono come le contrazioni del rigor mortis: insieme c’è la voglia di portarsi dietro anche chi lo guarda. Ma in questi anni ci siamo vaccinati e quello che serpeggiava tra la gente, la voglia di apparire, di essere selfmademan di successo, sempre vincente, ora non c’è più. C’è una consapevole rassegnazione al limite, all’aspirare a quello che non si vede ed è più importante: la serenità di valere per quello che si è e non per quel fare che gonfia l’Io come una mongolfiera. Mettere al centro valori veri, che non sono il mercato, la furbizia o i titoli onorifici. Oggi si può mirare al cielo, anche senza preti.
La data 2001 si è rivelata una illusione; anche la new age ci ha preso in giro. Forse solo ora sta per finire veramente il secolo e il millennio, che avevamo lasciato appena ieri. Bisogna solo ricordarsi che non c’è nessun traghettatore; non c’è, né ci deve essere, un altro a cui delegare il nostro futuro. Abbiamo gli strumenti per crescere da soli. Possiamo vincere le paure creatrici dei drammi umani e la vanità dell’ego. Sì, ce la possiamo fare sentendoci vicini e uguali nei sentimenti e nei desideri di pace. Dobbiamo sviluppare la compassione. Ecco che allora, qualcosa accadrà: sopite le grida del potente di turno, ci sentiremo tutti meglio. Finito il berlusconismo, non ci sarà più nessun Berlusconi.

sabato, febbraio 04, 2006

Festa di compleanno

Ieri sera appena tornato a casa ho scritto questo agli amici: 'E’ stata una bella serata; sono appena rientrato e non faccio che camminare su e giù per la casa. Sto scaricando la tensione per la grande emozione che ho avuto nel vedere così tanti amici, attorno alla mia festa di compleanno.
E quanti regali: tanti e tutti sapienti testimoni d’affetto; vorrei dire anche di sensibile conoscenza. Libri, CD, oggetti artistici, vini pregiati e tentazioni gastronomiche: un cestino zeppo di specialità della cucina sarda.
Il numero degli anni- si dice da festeggiare?- era importante e la mia idea di offrire una bevuta in un locale messo a mia disposizione, ha incontrato gradimento. Sono davvero contento e ringrazio tutti. Chi poi non è riuscito a venire mi ha inviato mail, sms, di auguri. Una serata per me indimenticabile.
Ora con queste due righe ringrazio ulteriormente tutti gli amici che si sono mossi per me, verso di me…quindi ricordatemi le vostre feste, perché io ci sarò. Un po’ della felicità che mi avete dato è giusto che la restituisca. Vi voglio bene. Grazie'.

Ora lo ribadisco sul mio blog. A futura memoria e ai passanti presenti.

mercoledì, febbraio 01, 2006

La situazione berlusconiana oggi

Articolo tratta da Europa che spiega bene la situazione di oggi:'Certo, avevano tanto da fare questi parlamentari della Casa della libertà. C’erano leggi urgenti da approvare, lo scioglimento delle camere proprio non poteva seguire il calendario concordato con Ciampi e con l’opposizione. S’è visto bene ieri al senato, quanto fosse sincero questo zelo legislativo del centrodestra: aula deserta a ripetizione, continuo venir meno del numero legale, il provvedimento sulle quote rosa nelle liste elettorali che naufraga nel mare di lacrime della neo- ?niana ministra Prestigiacomo.
Nessuno aveva mai creduto alla smaccata fandonia del lavoro legislativo da completare: era solo l’ultima e la più arrogante delle bugie del presidente del consiglio, avallata da Casini e Fini cioè dalle due punte più spuntate della storia politica recente.
Come stupirsi che il capo dello stato si senta offeso nel profondo dall’avere a che fare con un simile interlocutore? Uno spacciatore di menzogne che non ha neanche il coraggio di affrontare a viso aperto l’uomo che, agli occhi di tutti gli italiani, lo surclassa e lo domina quanto a dignità personale e istituzionale.
Il guaio di Berlusconi è che nel frattempo sta tirando un brutto scherzo anche a qualche centinaio di migliaia di altri italiani, per certi aspetti più importanti dello stesso Ciampi. E che anche loro sono stati ingannati su questa storia dello scioglimento delle camere e della par condicio. Infatti, la lettera che la presidenza del consiglio sta inviando ai genitori dei bambini nati nel corso del 2005 per annunciare che hanno vinto la lotteria dei mille euro non sarebbe potuta partire se – come inizialmente previsto – le camere fossero state sciolte tre giorni fa e fosse quindi entrata in vigore la legge che proibisce a governo, ministeri ed enti locali qualsiasi comunicazione istituzionale.
Ecco un motivo serio per tenere aperte le camere: far girare quel testo ?nto-amichevole e spiritoso che promette soldi ai quali la maggior parte delle 850 mila coppie destinatarie non ha alcun diritto (esattamente come accadde ai pensionati nel 2002), e che non vedrà mai.
Col che, Berlusconi s’è fatto un altro bel pacco di nemici.
Questo tipo di trucchetti e di uso personale delle istituzioni si accoppia bene alle apparizioni tv del premier. Prima era alta l’audience e basso il gradimento. Adesso è basso tutto. Ma proprio tutto.
Una di queste trasmissioni tra l’altro è stata utile: ci ha fatto capire quanto siamo stati fortunati, nella diaspora socialista, a perdere per strada Claudio Martelli. Quel pupone rifatto con girocollo esistenzialista che per intervistare Berlusconi concorda prima le domande e accetta che il suo regista sia sostituito da uno di ?ducia del capo.
Vassallo era, vassallo è rimasto'.

lunedì, gennaio 30, 2006

Bravi ragazzi?

Noi abitiamo ancora vicini a chi ha visto Auschwitz, e poi ce l’ha raccontato. Avremmo voglia di sbarazzarci dei ricordi, delle testimonianze gridate dai folli che hanno visto, ma ora tocca vedere a noi. Non possiamo più rimanere indifferenti.
Abbiamo cercato di volgere lo sguardo altrove, abbiamo pensato al progresso, alla modernità...ma sempre lì dobbiamo tornare; tornare alla memoria per ripartire, fare i conti con una umanità dimenticata. Così ci teniamo per il collo. Non possiamo più scappare.
Oggi siamo tenuti tutti per il collo a guardare i recessi di una memoria che tecnologicamente è diventata libro, si sfoglia come i giorni, è diventata fotografia, si sfoglia in un film; è diventata un hard disc, si sfoglia con un click. Questo potrebbe esserci d’aiuto, come il giorno dedicato alla memoria. Un giorno per parlare, vedere, ascoltare chi ha da dire…purtroppo ricapitoliamo storie e non esperienza.
Così ci tocca vedere i simboli di quel male, che ha generato Auschwitz, in mano a giovani imbecilli. Non serve educare, far crescere consapevolezza; ogni volta bisogna immergerci nel dolore per capire. Ogni volta il male si ripresenta nella sua banalità: nello sventolare una bandiera nazista allo stadio ridendo come ebeti. Bravi ragazzi di buona famiglia, poi si dirà, solo tifosi un po’ scalmanati. Cosa sarà mai? Io ho paura: saranno proprio quelli a cui potrebbe venire consegnato un fucile e ordinato di uccidere un nemico qualunque…quelli avranno lo stesso sorriso da bravi ragazzi.

domenica, gennaio 29, 2006

Culto della personalità

Berlusconi è molto vicino a Stalin sul tema del culto della personalità. Ricordiamo che il tema del culto della personalità, venne affrontato dal XX congresso del PCUS il 24-25 febbraio giusto 50 anni fa; Nikita Krusciov con quella denuncia attestò i crimini di Stalin e tutte le deviazioni del potere dovute a quella pratica di culto.
Oggi dopo vari esempi emersi in molti paesi totalitari, vedi Mao tse tung, Kim II Sung, Fidel Castro, Saddam Hussein, ecc., assistiamo in Italia a questo fenomeno, che dopo Mussolini sembrava sepolto. Da allora gli italiani verso gli uomini di potere e pubblici avevano sempre riservato un buon grado di distaccata sopportazione o amabile condivisione. Niente di più. Ora con Berlusconi, grazie a vari seguaci e sostenitori, si respira nuovamente il culto della personalità.
Sarà bene allora che riuscissimo a darci una scossa. Chi segue il suo idolo, come un fan, non ha certo gli strumenti per analizzare la realtà: vede tutto come gli suggerisce il ‘capo’; non quello in testa, ma quello che ritiene il suo superiore.
Soprattutto bisognerà sgonfiare chi ha ingrossato il proprio io a dismisura: le sue proiezioni lo hanno messo in grave pericolo; il suo futuro sarà senz’altro drammatico, un gioco al massacro che mette tutto in secondo ordine. Un guaio per l’Italia. Cosa possiamo fare? Semplicemente non votarlo. Votate pure a destra, ma non votate Forza Italia. Votate Fini, Casini, se non volete il centro sinistra, ma non votate Berlusconi. Firmato: un amante della democrazia e dell’alternanza.

venerdì, gennaio 27, 2006

Neve in città

Oggi giornata di neve, sto chiuso in casa.
Tramite la webcam di mentelocale.it,
guardo una piazza bianca e una fontana muta.
A scatti si muovono figure nere: sono passanti cittadini,
sono attori silenziosi, spettatori stupiti,
inconsapevoli interpreti, dell’occhio di una città.
Quello che vedo è un centro e lo rammentano i cerchi,
formati dai catini piatti della fontana senz’acqua:
un tirasegno rivolto al cielo che oggi lancia fiocchi sparsi.
E chissà se qualcuno lo capirà.
Da come si comporta la neve, da come si cosparge lieve,
cancella confini e uniforma palazzi…
ecco che oggi pur restando a casa,
sono anche in un’altra città.

giovedì, gennaio 26, 2006

Il lamento di Portnoy

Questo mio scritto è una sintesi del libro: Il Lamento di Portnoy di Philip Roth.
Sono raccontate le seghe mentali e no, di un ebreo americano; un ebreo tout-court: che però interpreta bene le idiosincrasie sessuali, che si generano nelle famiglie al di là delle religioni ma, dove esiste una madre castrante.
In breve ho riassunto il monologo di Alex Portnoy, della sua seduta psicoanalitica.
‘Sono Alex Portnoy, mi lamento e racconto la mia vita privata. Onorare l’essere ebreo e onorare il padre e la madre: il personaggio più indimenticabile che ho conosciuto. Poi le seghe e la difficoltà di crescere con il pisello e le malinconie ebraiche al pari di un testicolo che non vuole scendere nello scroto. Quale passaggio fondamentale la figomania; ancora seghe orientate e fatte in ogni luogo con lo stupefacente pensiero che ogni ragazza porta addosso la figa. Tutte le donne hanno la figa! Così mi trovo a 35 anni responsabile delle Risorse Umane al comune di New York e ancora vivo con la mamma. Aiuto.
Non serve Freud, i sogni, ma per il sesso? Dove ho sparso il seme? Ho messo il cuscino sotto il culo come consiglia la guida matrimoniale dei miei genitori? Devo sapere. Ecco la Scimmia: sulla più comune degradazione della vita amorosa; ecco che si conquista un pompino. Ecco dopo l’esilio. Cristo santo, sono in Israele!’.

domenica, gennaio 22, 2006

Leggi di Murphy

Sull’agenda di Murphy 2006, leggo che il peggior nemico del male è il peggio. Ecco spiegato perché molte persone si ostinino a fare sempre peggio: sono nemiche del male. Questa ‘consolazione’ è molto diffusa negli uomini di potere, che combattono il male e si sentono paladini di crociate create dalla loro fantasia.
Poi ancora li soccorre un’altra estensione alla legge di Murphy, ovvero: niente va mai così male che non possa andare peggio. Ci siamo. Non si può chiudere il ragionamento senza pensare che ogni cosa, non c’è mai tempo per farla bene, ma c’è sempre tempo per rifarla.
Queste considerazioni nate per esperienze, conoscenze empiriche, trovano conferme lapalissiane osservando quello che chiamano il Cavaliere, ossia: l’omino di Arcore. Lui, ottimista per antonomasia, per le stesse leggi di prima, non potrà mai essere piacevolmente sorpreso: con lui va sempre tutto bene. Noi invece sostenitori del pensiero negativo, ogni tanto rimaniamo felicemente stupefatti. Questo ad esempio potrà accedere quando il fautore del peggio, cadrà per il suo bene. In quel caso ci soccorrerà un proverbio della nonna: sempre bene non può andare e sempre male non può durare.

sabato, gennaio 21, 2006

Sempre sulla pace: terra promessa

In verità la pace è una terra promessa. La pace che cerchiamo è percepita prima di tutto dentro di noi: è la calma serenità, un momento di abbandono delle fatiche quotidiane per guardare il cielo azzurro e respirare l’aria pura del mattino. La pace sappiamo tutti che c’è, esiste e si può avere. La pace però è una condizione difficile da mantenere, occorre l’impegno costante dell’attenzione per chi ci sta a fianco. Chi sta vicino a noi, sa di vivere e volere le tue stesse cose: ama i genitori e i figli, ama l’amore e lo cerca al pari di una perla dentro una conchiglia. Poi la paura di perdere, quello che si perde sempre, genera sgomento e insieme l’aggressività.
Il bambino gioca sempre alla guerra; i suoi giocattoli sono primitivi: sono una pietra, una spada, una freccia, una fionda. Il bambino si difende e spara; aggredisce per paura che qualcuno gli porti via gli affetti, gli rubi gli oggetti a cui si aggrappa. Per l’adulto quel gioco si trasferirà nel potere; quel potere che qualcuno gli darà nell’illusione di ricevere riconoscimento, ricevere amore, gratitudine. Ma quanto è veramente adulto quella persona che cerca il potere? In fondo quella persona, rimane un bambino che gioca alla guerra sovvertendo i sentimenti: per lui l’amore si conquista o meglio si acquista; essere in tensione, dimostrare forza genera ansia…l’opposto della serenità, della pace. La terra promessa.

sabato, gennaio 14, 2006

Teatrino politico tragico

Berlusconi non solo è un’anomalia della politica italiana, l’emblema della commistione di affari e partiti politici, è anche il segno del decadimento totale della dialettica democratica, che garantisce lo scambio di opinioni utili a risolvere i problemi reali dei cittadini. Il principale protagonista ci questo sfacelo, l’attore caposcena dell’atroce spettacolo, è l’omino di Arcore. Riusciremo a risalire la china? L’Italia e gli italiani non si meritano questo reality show politico, questo inutile teatrino. Non bisogna seguire i metodi di questo ‘piccolo fratellino’ viziato, megalomane, che come sosteneva Montanelli è un grande bugiardo, abile solo nel fare i suoi affari.
Cosa succederà dopo le premesse della comparsata, del capo del governo in Procura, per dire solo di avere sentito dire? Per gettare fango? Tutto è possibile. Ora i colpi bassi ci stanno tutti. Magari gli italiani si aspettavano che andasse dai giudici a rispondere alle domande dei pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo. Magari poteva dire di avere sentito qualcosa dall’amico degli amici Dell’Utri. Ma forse l’amico Tarak Ben Ammar è lo stesso.
L’importante è non parlare dei veri problemi degli italiani. Intanto, cosa volete? E’ stato fatto tutto. Quello non fatto è perché non si poteva e soprattutto colpa degli altri. Dei comunisti. Dei piccoli partiti; del fatto che lui, il taumaturgo, non possedesse il 51% dei consensi. Dio ce ne scampi e liberi.

giovedì, gennaio 12, 2006

Lady Henderson presenta

Ho visto ‘Lady Henderson presenta’ un film divertente, bello, spumeggiante con venature tragiche, fatto all’antica eppure, o forse per questo, ricco di tutta la magia che può dare il cinema vero. Ad interpretarlo ci sono due ottimi attori, Judi Dench e Bob Hoskins, ma merito della riuscita prova è anche del regista Stephen Frears e dello sceneggiatore, Martin Sherman. Il risultato è questa pregevole commedia, che fa rivivere storia e storie; caratteri e destini, leggerezza e gravità in un amalgama fantastico.
Era da tempo che non riuscivo al cinema a ridere e commuovermi insieme, ‘Lady Henderson presenta’ ci è riuscito. I due personaggi principali si scambiano battute continue; appartengono a due mondi diversi eppure hanno in comune un senso del teatro che è…teatro nel teatro, commedia nella commedia in tutti i sensi. Il film è ispirato da una storia vera nell’Inghilterra fine anni ’30 e inizio anni ’40; quando la guerra arriva a colpire Londra dove il piccolo teatro, perno della storia, diventa la frontiera per un messaggio di pace, di vita e ancor meglio per continuare un diritto alla gioia.

martedì, gennaio 10, 2006

Servitori

I servitori sono più pericolosi dei padroni. Uno è Giuliano Ferrara che da servo di Berlusconi si è dimostrato un vero killer. Uso questo termine forte perché non dimentico che lo stesso fu usato per il quotidiano l’Unità.
Ma Ferrara io lo ricordo anche quando, come direttore di Panorama, allegò alla rivista la cassetta VHS dell’interrogatorio di Stefania Ariosto: un atto per denigrare il teste più importante al processo contro l’accoppiata Previti-Berlusconi. Ora dirige il Foglio di proprietà –si dice per convenienza - della moglie di Berlusconi. Da queste pagine-fogli attacca senza ritegno gli avversari del suo premier. Ultimamente si è scoperto anche clericale e dà lezioni di fede e cristianità a chi in chiesa c’è sempre andato. Ma si sa per soccorrere il capo padrone si fa questo e altro.
Questo Giuliano Ferrara che in molti continuano a vedere come molto intelligente, dobbiamo dirlo: ricorda tanto la verginità di Brooke Shields; tutti ne parlano come se fosse vera. Si dice che sta dalla parte di Berlusconi in modo critico…sarà vero per chi ci vuol credere, la verità è che gioca di sponda: fa finta di dare un colpo al cerchio per bersi tutta la botte. Insieme alla direzione del giornalino di famiglia, regge una trasmissione su Canale 7 (di proprietà di Telecom a sua volta proprietà di Tronchetti Provera) che fa il teatrino semiserio e finto moderato insieme ad una giornalista di ‘sinistra’. Tanto per far vedere com’è la democrazia. A parte il fatto che per controbilanciare Ferrara ce ne vorrebbero tre dall’altra parte: la trasmissione risulta infatti solo sua.
Ieri Ferrara davanti al suo capo ha detto che si è fatto bene a dare una bella pedata nel sedere a Biagi, Santoro e Luttazzi, poiché se la meritavano; un atto di servilismo che mette perfino in imbarazzo l’autore: a licenziarli- infatti dice -è stata la direzione Rai…vi ricordate di Saccà? Come definirlo? Un pericoloso anche lui? Una perifrasi.

domenica, gennaio 08, 2006

Scienza depressa

Sul numero di marzo del 2003 di “Le Scienze”, Carol Ezzell ci spiegava che il suicidio è causato da difetti del metabolismo della serotonina. Ricordo per questo anche la scoperta del gene della violenza nell’agosto del 2002: ‘Sei violento? Decide un gene’, così titolava la stampa quotidiana. Poi abbiamo, sempre in quello stesso periodo, trovato il gene del linguaggio: un gene potrebbe far parlare gli scimpanzè…per ora parlano anche gli idioti- aggiungo io.
Oggi 6 gennaio 2006, sempre dalla stessa rivista ‘Le Scienze’, viene data la notizia che alla Rockefeller University di New York, Paul Greengard ha trovato la molecola responsabile della depressione.
Quest’ultima si chiama P11 ed è forse l'anello mancante a lungo cercato per capire le basi molecolari della depressione, e la base d'azione di alcuni dei farmaci più usati contro questa malattia, quali gli «inibitori della serotonina».
Così, con quest’ultima scoperta, il Corriere della sera si lancia nel titolo: ‘Depressione, scoperto il segreto. Tutta colpa di una molecola’. Non è serio e nemmeno vero.
Ad intervalli regolari vengono annunciate le scoperte biologiche che determinano le più varie malattie e stati psicologici umani. Scoperto anche il gene della morte precoce: Cloto; quello che provoca l’ernia, quello della paura, della eterna giovinezza…
A dire il vero la scoperta annunciata oggi, è stata data anche nel 2003:’ Dopo aver studiato centinaia di famiglie Mormoni nello Utah, un gruppo di ricercatori dell'azienda biotech Myriad Genetics, ritiene di aver individuato il gene che causa la depressione. Chiamato DEP1, questo gene potrebbe portare alla creazione di nuovi farmaci antidepressivi, uno sforzo che è già in corso con una joint venture tra la Myriad e il gigante farmaceutico Abbott’. Questo era il lancio testuale dell’agenzia ZadiG di Roma del 5 febbraio 2003.
Come reagire a queste informazioni? Noi profani divoratori di farmaci e notizie cosa dobbiamo pensare? dovremo solo sorridere o sperare? Gratta, gratta forse scopriremo che ancora una volta non ci sono ragioni di salute- o se ci sono, sono solo secondarie- ma ragioni di business: riportare situazioni psicologiche, sindromi psichiatriche, stati esistenziali ad un eccesso o ad un difetto molecolare per i quali è già pronto il farmaco, è solo un metodo per accrescere il fatturato di certe case farmaceutiche. Non è un caso che quei ricercatori poi lavorino per quelle stesse aziende. C’è da pensare: lo fanno anche i quotidiani?

mercoledì, gennaio 04, 2006

Scrivete anche voi

Con il nuovo anno ho dovuto fare un po’ di pulizia sul pc e nelle varie cartelle dove erano contenuti i miei scritti ho fatto alcuni aggiornamenti: quella su Berlusca è diventata ‘comiche 2005’; penso che non farò una nuova cartella ‘Berlusca’, per le elezioni di quest’anno, ne farò una chiamata, ‘cazzate’. A dire il vero questa cartella esiste da sempre, ma si tratta di cancellare il vecchio contenuto; in maggioranza foto con ‘corna’, con il dito medio in alto, e notizie su ‘Stalin è morto’…insomma, le solite cose di come intende la politica un certo potere. Poi ho alcune ‘utility’ da riavviare, sono una specie di spyware, per scovare i bachi che intaccano la questione morale: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Fiorani, Fazio, Consorte, Riccucci, Tanzi…è un lavoro continuo e snervante. Mi salva l’indignazione, un po’ di ironia e qualche preghiera (laica). Ma il lavoro più grosso è cancellare, buttare nel cestino, tutti gli scritti fatti con passione e sentimento; d’altronde lo spazio della memoria lo impone: fare spazio al nuovo.
Così con il nuovo spazio mi sento di ripartire. Sono pronto con la tastiera ad affrontare fatti nuovi: elezioni, emergenze, tragedie, spaventi, emozioni…amori, sentimenti, gioie, paure e malattie. Insomma, in sostanza le solite cose.
Coraggio, scrivere, come sostiene la poetessa Deena Metzger, è crescere. Niente paura di non avere niente da dire: guardatevi in giro e raccontate pure voi. Create voi il 2006.

lunedì, gennaio 02, 2006

Duemila...sei

Mia figlia mi ha regalato l’agenda di Murphi e riporta come prima frase: se qualcosa può andar male lo farà. Ma più avanti si dice che, un buon posto per cominciare è dove sei…che altro del nostro? Del duemila…sei?
Duemila…sei...un inizio.
Duemila…sei…quello che arriva.
Duemila…sei…la mia speranza.
Duemila…non sei…altro, ma sei ciò che cambia.
Duemila…sei…un libro senza pagine, sei fatto di giorni da scrivere con i fatti; con le azioni e molti pensieri.
Duemila…sei…pensieri belli.
Duemila…sei…ed io sono; sono qua che ti aspetto.
Aspetto l’amore che ho già conosciuto.
Aspetto forse te, che sei al mio fianco.
Aspetto la primavera, gustando il sapore della neve.
Aspetterò poi l’estate, ricordando quelle di ieri.
Duemila…sei…ancora qui.
Ed io resisto ancora. E quelli che ci sono, sono resistenti, sono conviventi, contemporanei, eppure impersistenti come le vite considerate eterne.
Rallegriamoci per un duemila, che ci…sei: se tutto può servire auguri duemilasei.

domenica, gennaio 01, 2006

Personalità e destino

Quello che governa il destino e la personalità non sono le stelle e i pianeti ma le potenze archetipe dei miti. La capacità di leggere simbolicamente la nostra vita è la chiave per comprendere la nostra natura e insieme il futuro. Spesso riviviamo con uno strano disegno la nostra vita passata; ripetiamo una successione di accadimenti che ci portano a ritornare dove si era partiti. Per un certo senso ripercorriamo un cammino speculare a quello dei miti e delle fiabe. Esempio: lo stesso amore è un gioco eterno; un prendersi e lasciarsi continuo, un andirivieni che ci riporta alla ferita inferta dagli dei.
Mentre le fiabe insegnano la felicità e il suo perseguimento, i miti invece sono tragici, sono la storia della storia. Nei miti scorgiamo la verità e nelle fiabe la consolazione; tutte e due però ci aiutano ad elaborare l’inconscio: sono utili a tradurre in immagini visive stati interiori e a trovare i significati della nostra realtà.
Allora lasciamo perdere astrologhi, lettori di carte, di fondi di cafè, maghi, oroscopi ecc. Impariamo a leggere le nostre azioni e scopriremo molto di quello che ci potrà accadere. Lo spirito, il divino in noi, è quell’intelligenza ‘sacra’ che dà il nome a tutte le cose: sa nominare ogni cosa distinguendosi dal caos. Con questo abbiamo un prima e un dopo; con questo possediamo le parole per narrare la storia: la nostra.
Poi, senza scomodare filosofie buddiste e pensieri orientali, dobbiamo sapere che ognuno persegue la sua relativa verità. Ognuno sa di sapere di sé e tuttavia vive senza interrogarsi; non usa la riflessività: quello che ci fa uscire dall’io senza abbandonarsi. Impariamo a contattarci profondamente, ad uscire da noi per osservarci; quello che è posto fuori di noi è fatto per essere riconosciuto interiormente. Allargando la mente ci accorgiamo di abbracciare tutto in tutti. Ecco allora che anche una parte di futuro, come il presente, diventa coscienza.
Ecco che il 2006 può diventare ciò che è nei nostri desideri.

giovedì, dicembre 29, 2005

Carceri oggi

Dall’appello di Papa Giovanni Paolo II ad oggi il dibattito sull’amnistia o indulto non si è mai interrotto, però non si è mai fatto nulla. A parole, per solidarietà verso chi vive il regime duro del carcere, molti si dicono favorevoli nei fatti nessuno fa niente. Eppure è un grave errore alimentare speranze per disattenderle. I detenuti, che in questi anni hanno sofferto in maniera incredibile dello sfascio del sistema penitenziario italiano, hanno solo la certezza della sofferenza. In carcere oggi ci sono solo i poveri cristi e quelli continuano a rimanerci. Io aggiungo che per gli altri, quelli che rubano e delinquono in giacca e cravatta, intervengono prescrizioni, buoni avvocati e leggi ad personam. Non c’è niente di più classista in Italia oggi, che la Giustizia.
Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere la lettera di un detenuto:’…Il nostro futuro è fatto di sogni, come quello di avere un lavoro che ci permetta di pagare l'affitto di una casa e le bollette, ma una volta usciti di qui la realtà è un muro dove sbattiamo la testa senza ottenere alcunchè. Veniamo emarginati, costretti a prescrizioni quali la sorveglianza speciale e l'unica scelta che ci è concessa per sopravvivere è delinquere. Non siamo nati delinquenti, ma molti di noi lo sono diventati per bisogno. Sarebbe un bel sogno avere un lavoro e goderci i nostri figli mentre si divertono al parco-giochi. Ma per far sì che ciò possa succedere abbiamo bisogno dell'aiuto sia qua dentro che fuori e allora molti di noi cambieranno nell'interesse di tutti per un futuro senza più lacrime. Quando si bastona un pitbull per renderlo più feroce, si ottiene un pitbull ferocisimmo. La stessa cosa succede con noi delinquenti, fate in modo che ciò non avvenga…’.
Il nostro sistema carcerario continua a bastonare; continua ad essere scuola di delinquenza. Le nostre prigioni continuano ad alimentare il senso di ingiustizia, continuano ad insegnare l’odio. Volgere lo sguardo verso gli ultimi della società è un atto di alto cristianesimo, che i sepolcri imbiancati dei nostri politici non sono in grado di fare. Eppure molti di loro il carcere lo hanno conosciuto…forse per loro sì, troppo poco. Allora da me, un semplice: ‘Buon anno ai detenuti’.

martedì, dicembre 27, 2005

Le cronache di Narnia

‘«Le cronache di Narnia» è un film della destra ultraconservatrice e non andrò a vederlo’: così scriveva Davide Schenetti, su Italians il 17 dicembre; io forte delle mie convinzioni pacifiste, ma incuriosito, leggendo altre recensioni, lo sono andato a vedere. Devo dire subito che Davide forse ha scritto sull’onda di pregiudizi: il film ‘Le cronache di Narnia’ o l’armoire magique (l’armadio magico) non è un film ‘fondamentalista cristiano’ e neppure guerrafondaio, della destra ultraconservatrice, come si pensa. Ricordiamo che il film è tratto dal libro di C. S. Lewis, pubblicato nel 1950; anni della Guerra Fredda e con il mondo ancora confuso.
Nella battaglia conclusiva, del film, uno scontro soprattutto zoologico, non si riesce a vedere una goccia di sangue. Il leone Aslan che guida il popolo dei fauni, gli abitanti buoni di Narnia, si arrende a Jadis, la Strega Bianca, per salvare un ‘traditore’, il messaggio di perdono e pietà è evidente, ma io non vedo in Aslan un prototipo di Salvatore alla Gesù; lo vedo piuttosto a rappresentare l’Inghilterra, uscita da poco vincitrice nella guerra contro il nazismo. La strega Jadis poi la si potrebbe vedere anche una raffigurazione di Bush che si vuole impadronire del mondo-Narnia. Ambivalenza ed equivocità della simbologia.
Nel film ci sono tutti i personaggi della mitologia: descritto da uno scrittore amico di Tolkien, creatore del Signore degli Anelli, con cui si confrontò per queste storie fantastiche. D’accordo che ci sono molte ‘cadute’ di stile come il brutto doppiaggio del leone Aslan e un Babbo Natale incredibile che regala armi, ma in sostanza, ‘Le cronache di Narnia’, è un film per adolescenti. Insomma, un prodotto del genere fantasy per i bambini di ogni età, una favola come molte - prodotta da Walt Disney- con la sua morale, il bene e il male a contrastarsi con il trionfo dei buoni sentimenti nel finale. Cose già viste e senza aver mai pensato a implicazioni religiose e ideologiche. Volendo fare sofismi si potrebbe dire che moltissime favole si presterebbero a interpretazioni simboliche uguali a quelle dedotte da Davide.
A vedere questo film forse si ha la conferma di come l’infanzia sia sempre attratta dalle solite storie: il mondo fatato che fa parlare gli animali come gli umani, fa saggio un leone e cattiva una strega. Poi si sa, qualunque cosa diciamo, o fantasia sogniamo, parliamo sempre di noi. E chi meglio parla di noi se non il mito e la fiaba? Forse il cuore dell’umanità non è cambiato molto. Rallegriamoci però che vinca sempre l’azione volta al bene, ai valori di onestà, di pietà, di pace e d’amore…la strega cattiva, nel film dice:’l’amore è solo una parola’; noi continuiamo a credere il contrario.

lunedì, dicembre 19, 2005

Fra trent'anni

Ho appena letto su un quotidiano che oggi è possibile spedire una e-mail che sarà ricevuta fra trent’anni da noi stessi, se ci saremo ancora, oppure dalle nostre generazioni future. Questo per ‘comunicare le proprie aspirazioni, i sogni e i progetti…e come abbiamo vissuto un certo periodo della nostra vita’. Così recita l’articolo. Bene. Bella trovata. A parte che le nostre poste molto spesso, senza la moderna tecnologia, ci aveva già fornito l’arrivo di comuni lettere con una distanza ragguardevole di tempo, ora possiamo avere questo nuovo servizio ‘assicurato’: una posta ‘prioritaria’ all’incontrario. Come dire una normale procedura di ritardo, programmato anticipatamente. Bene. Che testa questo Matt Sly, così si chiama, per davvero, l’inventore.
Approfitto dell’occasione e scrivo subito a mia figlia, non a me stesso come si suggerisce per un romantico incontro su ‘come eravamo’. Fra trent’anni penso di non esserci e, se per caso ci sarò, non in condizioni di leggere con tenerezza quello che scrivo oggi, ma solo con una grande incazzatura.
Cara figlia, come stai? Stai ancora lavorando? Questo lo so già: ti mancano ancora 10 anni prima che tu possa percepire un assegno di previdenza sociale… scusa hai ragione, non si chiama più così: ora è una assicurazione vitalizio per la vecchiaia Ma in fondo hai solo 60 anni, sei nel pieno dell’età. Coraggio, nel frattempo penso che avrai raggiunto le 30 ore di lavoro settimanali e allora? So anche che ora morite tutti dimostrando anche 50 anni di meno; però le malattie ci sono sempre. Avete debellato il cancro?
Oggi è un lunedì di dicembre del 2005 e fa ancora freddo come negli inverni di mio nonno: alla faccia dell’effetto serra. Meno male. Al governo c’è ancora Berlusconi e si spera che sia l’ultimo anno. Così ti sarà evitata una dinastia di Silvi. Nel frattempo credo sarà stato fatto al capostipite un funerale di Stato italiano e non padano: una revisione storica gli riconoscerà meriti di esemplare italianità. Infatti, fra un po’ gli italiani saranno tutti diversi: saranno un po’ più moretti di pelle, parleranno anche spagnolo e arabo, però mangeranno sempre pizza e spaghetti. Me lo confermi? Ti ricordi quante cazzate facevamo? Eravamo all’inizio del secondo millennio; avevamo in corso molte guerre: la più grossa era quella in Iraq…a proposito esiste ancora quel paese? Ti ricordi la nostra tecnologia? Conservi ancora quel telefonino che faceva anche le foto? Mi accorgo che ti faccio molte domande senza senso perché a me le risposte non arriveranno e neppure mi interesseranno nel momento che me le darai. Come vedi tutte le scoperte, come questa che stai provando, in sostanza hanno solo un obiettivo: farci sentire immortali…ma poi hanno valore solo se ci permettono di dirci che ci vogliamo sempre bene e io te ne voglio ancora tanto. Un affettuoso saluto da papà e mamma…ma lei la penso ancora lì, vicino a te. Buon 2036.

giovedì, dicembre 15, 2005

Fascismo, nazismo e comunismo

Fascismo, nazismo e comunismo, per la comune visione omnicomprensiva del sistema sociale, sono stati i regimi totalitari che hanno segnato più di ogni altra cosa il secolo passato. Con questo è però necessario, a mio avviso, continuare a rimarcare la profonda diversità esistente tra fascismo, nazismo e il comunismo.
Mentre il comunismo poggia su una razionale ideologia politica, che si rifà al materialismo storico e dialettico per emancipare le classi subalterne, nel fascismo e nel nazismo prevale una filosofia ed una componente psicologica arcaica irrazionale. Il fascismo e il nazismo più che politica la loro affermazione fa leva su pulsioni infantili e oscure: il bisogno di un padre-duce, un’idea di superiorità, che giustifichi il massacro dell’avversario, il bisogno tribale di identità di sangue forti e il dare voce alla parte peggiore di ognuno di noi, mascherandola di perbenismo. Insomma, un po’ di fascismo e nazismo lo portiamo dentro tutti, a differenza del comunismo che è una pia aspirazione di universalismo beneaugurate; un allargamento del potere democratico: la sconfitta dell’egoismo a favore di una umanità superiore. Il fatto di vedersi ‘comunisti’, vincitori dell’egoismo capitalistico, crea poi in verità dei perfetti aguzzini: proseguendo la manichea divisione tra il bene e il male. E il male, anche qui, è sempre dell’altro.
Ricordiamo, poi sempre, che nessun dittatore o folle tiranno sarebbe riuscito a fare tutto quello che è stato fatto se non avesse avuto il consenso di molti uomini perbene, di molti cittadini normali, di molti bravi impiegati e ciechi seguaci. Questo deve farci pensare. Intanto sapremo che, proprio per le sue prerogative psicologiche inconsce e collettive, il nazismo e il fascismo sono sempre in agguato. Le proiezioni malefiche proseguono sempre…come è difficile diventare padri di se stessi! La politica spesso non aiuta, come dovrebbe, a conquistare l’autonomia economica e sociale. Qualcuno si presenta sempre come il salvatore, colui che ci risolve i problemi e tiene lontani i nemici. La politica invece che garantire gli strumenti, i pari diritti e le pari opportunità a tutti i cittadini, naturalmente con i pari doveri, dà poteri a quel qualcuno che, poi state certi, si eleverà al di sopra di tutti. La storia purtroppo si ripete.
Poi il ‘sogno’ comunista, fin qui conosciuto, è passato spesso attraverso coercizioni inumane, spacciate come una ‘nuova umanità’. Uno dei crimini più grandi del comunismo staliniano è stata la deportazione di massa di intere popolazione dai villaggi per cancellarne le radici e gli spiriti di appartenenza.
C’è sempre qualcuno che vuole il nostro ‘bene’, la nostra felicità, consegnandoci un fucile e indicandoci il nemico. Sta a noi saperlo distinguere in tempo.
In fondo poi la differenza sostanziale tra fascismo e quelle comunismo è anche filosofica: il fascismo non nutre nell’uomo nessuna fiducia e trova giusto usare il bastone per raddrizzarlo: riconosce l’uomo peccatore salvo poi assolversi dai propri crimini. Per il comunista c’è una forte e cieca fiducia nell’uomo e nelle sue possibilità di riscattarsi, di evolvere in un futuro luminoso…salvo poi, anche qui, scontare i continui peccati di grandezza in una miseria generalizzata.
Ah, dimenticavo, per i fascisti e nazisti state certi che gli ‘altri’, quelli che non sono con loro, sono solo comunisti. Un altro modo per distinguerli.

martedì, dicembre 13, 2005

L'arco di Kim Ki-duk

Di Kim Ki-duk, eclettico regista coreano molti ricorderanno ‘Ferro3- La casa’ oppure ‘Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora primavera’ e, sull’onda dell’interesse del pubblico per questo autore, ripescato dalla sua produzione precedente, ‘La samaritana’; ora è visibile sui nostri schermi, l’ultima sua opera: ‘L’arco’. I film di Kim Ki-duk sono riconoscibili per l’essenzialità del racconto, la pulizia delle immagini, l’alto contenuto simbolico e l’accostamento poetico ai temi della vita nei suoi passaggi principali: innocenza, peccato, giovinezza, amore, maturità, dolore, vecchiaia, morte.
L’arco, che dà il titolo al film, suona, lancia dardi, legge il destino e stabilisce con la sua curvatura simbolicamente il tempo. Una parabola della vita. Il film, come i precedenti, è scarso di dialoghi, parlano le immagini come sempre curate, con interpreti sconosciuti ma bravissimi.
La storia: su un vecchio barcone, come un’isola, un vecchio vive con una ragazzina, raccolta bambina dalla strada molti anni prima. La barca è usata per la pesca da cittadini che il vecchio imbarca di volta in volta. Il vecchio attende pazientemente che la ragazza compia 17 anni per sposarla, coronando così il sogno di un matrimonio tradizionale. Nel frattempo con l’arco, il vecchio suona e difende la ragazza dagli avventori a bordo che la insidiano; l’arco serve anche a predire il futuro lanciando delle frecce su un buddha, disegnato nella fiancata della barca, scansando la ragazza che le dondola di fronte su un’altalena. In agguato però ci sarà il ‘primo amore’, la scintilla sentimentale tra la ragazza ed un giovane cliente pescatore. Il vecchio non si rassegna e cercherà in tutti i modi di trattenere la ragazza, che il giovane vuole portare via con sè…
Musica, colori, primi piani intensi scandiranno i tempi della storia, per giungere ad una suggestiva e mirabile conclusione. Un’altra grande opera di cinema. Un esempio di come il cinema riesca ogni volta a stupirci parlando un linguaggio universale… l’esempio oggi ci viene dalla Corea. A noi italiani resta il rammarico di non essere stati noi a farlo.

giovedì, dicembre 08, 2005

Verità sulle guerre

Come sempre la verità sulle guerre arriva a pezzetti; arriva in piccole dosi attraversando le maglie della censura e di quello stato di giornalisti embedded –ovvero arruolati, aggregati alle truppe combattenti- cui la stampa viene sottomessa. Così dopo le bombe proibite al fosforo, usate nella strage di Falluja (la città martire irachena) ora si hanno le immagini della battaglia di Nassiriya, combattuta dai nostri soldati i missione di pace: così si dice per chi ci vuol credere.
In seguito si vedranno i film sulla guerra e le atrocità che sempre le accompagnano; ci saranno quelli che chiuderanno gli occhi, quelli che le giustificheranno e quelli che si meraviglieranno, dopo averla dichiarata e fatta. E’ sempre un già visto, una ripetizione di violenza e dolore che dovrebbe insegnare qualcosa, ma si sa che i Bush, i Blair e gli omini come Berlusconi o Aznar si trovano ogni volta pronti a fornire ragioni superiori, ragioni di democrazia, di potenza, di ordine mondiale, dopo un classico pretesto che si chiama Lusitania, spazio vitale o arma di distruzione di massa.
La guerra è anche la prova della potenza della censura. Durante i bombardamenti spariscono le morti civili, tutto deve apparire asettico, come operazioni chirurgiche dove viene tagliato solo il male. Ogni volta però delle immagini e le notizie trapelano e allora un’altra guerra di parole, di contrordini, di nuove ragioni cerca di bloccare le notizie; ma solo gli stolti, solo chi ha interessi sporchi e non dichiarabili può sostenere la ragione della guerra. Ma servirà a ricordarlo ancora? Eppure le immagini che giungono in ogni luogo della Terra basterebbero da sole, a condannare la guerra in ogni forma e per qualunque ragione. Ma dopo quelle delle torture, quelle dei morti civili in maggioranza bambini, non si vuole far vedere. Qualcuno nasconde l’obiettivo, invoca altre nuove ragioni per la vecchia censura: sappiate che quello è il guerrafondaio che resiste.

martedì, dicembre 06, 2005

Vai e Vivrai

Vai e Vivrai è un film di Radu Mihaileanu, conosciuto come il regista di Train de vie; questo nuovo film affronta il tema delle radici, dell’identità in un mondo sempre più diviso e incomprensibile. La traduzione del titolo originale- Va, vis, diviens - è va, vivi e diventa, e quel diventa è un viaggio a ritroso di un bambino cristiano, che si fa passare per ebreo falasha, verso la sua Africa. Il viaggio, raccontato con sapiente ironia e melange d’emozioni, porterà il bambino a diventare uomo e a trovare sua madre, che lo aveva abbandonato per farlo sopravvivere. Tre fasi della vita di Schlomo, vengono raccontate coinvolgendo lo spettatore in un affresco storico e sentimentale come raramente capita di vedere. la verità di Schlomo, così si chiama il protagonista, è di essere nero; il resto è tutto da ricercare e dimostrare. Razzismo, pregiudizi, identità, radici e avvenuta maturità accompagnano la storia di Schlomo, rendendoci partecipi con originali punti di vista: conosciamo veramente Israele? Gli ebrei dalla pelle scura? Il dramma di popoli senza futuro? Quello che però, come nella vita, non ci lascia mai sono le contraddizioni; quel disperato modo di vivere ed esserci, con risate e lacrime, con tenerezza e incazzature. Nel bel film di Radu Mihaileanu c’è tutto questo.
Dentro questo film, poi c’è molto dell’esperienza di vita che il regista ha fatto: Radu Mihaileanu ha cambiato cognome, è fuggito dalla Romania; è passato da Israele prima di approdare in Francia, ovunque andava si sentiva straniero…tutto ciò è diventato ricchezza umana e materiale per nuove storie da raccontare: una, bellissima, è questa: ‘Vai e vivrai’.

mercoledì, novembre 30, 2005

Valeria ha messo le ali


Si è fatta leggera Valeria, è diventata magra, sempre più sottile, si è sottratta ai nostri abbracci. Valeria ha messo le ali. Valeria è volata via.
Ora sono sicuro ci osserva serena, osserva noi che ci disperiamo, piangiamo per lei. Ma cosa di diverso possiamo fare?
Valeria se ne è andata, ma prima ha detto che voleva essere ben vestita, pulita e con la foto dei suoi due bambini posata in grembo. Così vuole che sia quel corpo che l’ha tradita. Valerina ha messo le ali.
Ci ha lasciato qui ancora per un momento. Noi ora piangiamo, ci disperiamo per lei. Ma cosa di diverso possiamo fare?
Valeria ora ci guarda con occhi diversi. Valeria è tornata nel cuore di mamma Elena; poi gioca con i suoi bambini, Rebecca e Federico. Poi ride nascosta da qualche parte. Lei, Valeria, ora lo può.
Ma noi piangiamo. Ma cosa di diverso possiamo fare?
Siamo noi che ti abbiamo perso…tu invece ci stai ad abbracciare.

Valeria è una mia nipote che stasera alle 19,15...è volata via. Questo è il mio post più triste da quando c'è 'sto blog.

martedì, novembre 29, 2005

I sogni del giudice Navarra

I sogni del giudice Navarra di Michele Marchesiello, edito da De Ferrari, ha avuto una presentazione d’eccezione al Nouvelle Vague,con gli interventi di Edoardo Guglielmino, Adriano Sansa e Franco Manzitti.
Ad introdurre la serata è stato un Edoardo Guglielmino in grande forma, che ha descritto il libro come uno strumento ricco di elementi utili per analizzare la condizione dell’uomo di oggi e riflettere in modo profondo come migliorarla. «Tutto è stemperato in un saggio narrativo e ‘l’odio è una pigrizia dell’anima’, così è scritto nel libro, dove la tessitura verbale fa esplodere una comunità gioiosa, la voluttà e se possibile la verità…». Guglielmino invita così a leggerlo e rileggerlo per riuscire a trovare noi una giusta collocazione ad un libro senza trama.
E’ toccato poi ad Adriano Sansa che, come collega e amico, ha ricordato come Marchesiello fosse sempre stato considerato il meno giudice tra i colleghi, per i suoi più vari interessi, ed invece ora lo trova a proporre i sogni da giudice. Per Sansa le storie di Marchesiello nascono da vicende personalissime, ma lo spunto non vale per caratterizzare la letteratura del libro: un libro di gusti, di capacità di aderire alle cose, alle immagini, con grande qualità letteraria. La capacità di Marchesiello è per Sansa, quella di indicare e mozzare il dito; concepire e mutilare, far diventare l’inquietudine angoscia…chi non ha sognato la sera di Natale? Per Sansa è un sogno ricorrente, che fa chiedere ad ognuno come vive la propria coscienza. « La cultura ci aiuta ad apprezzare la vita, ci dà qualità, ma poi arriva anche il tormento che lascia dubbi e patimento. Il giudice vuol dare ordine, regole, norme che rassicurano, ma Marchesiello ci riserva l’inafferrabilità della verità. Trovo molta autobiografia; i contorcimenti sono avvertibili nella scrittura e nella posizione esistenziale».
In ultimo Manzitti dice che dopo Guglielmino e Sansa ha difficoltà a esprimere una opinione; quindi cercherà, con la perversità della sua professione di giornalista, di vedere nei sogni di Marchesiello una via di fuga. Chi lavora con la legge oggi ha bisogno di scappare dalla realtà. Cosa c’è nel libro? Un modo per esternare una realtà diversa? Liberare i sogni è importante ma quanto è sogno e quanto confessione? Manzitti ricorda di avere incontrato la prima volta Marchesiello da giovane cronista e che lo colpì la sua serenità e…il basco. «C’è nel libro la solitudine del giudice, ma soprattutto il dubbio non risolto tra il sogno e la confessione».
Una trasposizione teatrale del racconto ‘Interrogatorio’, a cura di Pietro Barbieri e Luca Rinaldi, ha chiuso la serata di presentazione con Michele Marchesiello commosso per tanta stima e simpatia.
Un mio personale appunto è che in verità il giudice Marchesiello dall’analista non c’è mai stato; allora si accorgerebbe che quell’io, che lui evoca capace di dirigere i sogni, è solo una sua fantasia. In analisi qualunque io sarebbe ridotto, se non cancellato ed i sogni ci aprirebbero alla nostra vera essenza. Ma poi chissà che non sia lo stesso libro una autoanalisi?

lunedì, novembre 28, 2005

Un libro per la storia

Questa sera hanno parlato del libro 'Non mollare (1925)' edito da Bollati Boringhieri alla Portoanticolibri di Palazzo Millo, Matteo Lo Presti, Pietro Lazagna e Roberta Pinotti. E’ stato un incontro ricco di riflessioni. Lo Presti- Circolo Culturale Voltaire- partendo dai personaggi della foto di copertina del libro, nell’ordine: Nello Torquandi, Tommaso Ramorino Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e Nello Rosselli; ha tracciato un quadro dell’epoca e rimarcato la forte attualità del loro pensiero. Quei protagonisti, da soli sono in grado di riscattare tutte le brutture di quegli uomini che si avviavano a portare l’Italia verso il disastro. Essi rappresentano una umanità ed un’etica che getterà le basi per una società rinnovata. Lo Presti ha ricordato in particolare Gaetano Salvemini, loro maestro e Gaetano Pilati, muratore, mutilato della Grande Guerra e intellettuale insieme. “Non vorrei che questi uomini fossero sottoposti a qualche corso revisionistico tanto di moda oggi: loro vanno bene così, come ce li descrive magnificamente questo libro”. Così ha concluso Lo Presti passando il microfono a Roberta Pinotti.
Per la parlamentare diessina Pinotti, il libro fa comprendere tutta la drammaticità delle difficoltà e dei rischi, per stampare e diffondere questo semplice foglio che sintetizza nel titolo ‘Non mollare’ tutta la sua portata storica: con il passaparola e con l’informazione coraggiosa riuscirà a smuovere diverse coscienze. ‘Non mollare’ renderà noto, unica stampa, il memoriale Filippelli, dove si racconta come avvenne l’uccisione di Matteotti e chiamando in causa Mussolini. Pinotti ricorda anche la moglie di Pilati, che fino all’ultimo lottò per avere giustizia dell’assassinio del marito. Nel libro c’è il racconto dell’intrusione in casa dei fascisti e dell’uccisione di Pilati davanti al figlio piccolo. “C’è nel libro il racconto di una umanità forte dalla moralità rigorosa; bisogna diffondere la lettura di questi libri ai giovani”.
Concludendo Pietro Lazagna- docente dell’Università di Genova- traccia la peculiarità fiorentina di questo gruppo di audaci, che da soli passarono all’azione con questo bollettino. “Bisogna che gli scogli storici, dove si costruisce e ricama, siano oggetto di riflessione per conoscere meglio la realtà: dove era l’opposizione in quegli anni? Dove a Genova? Nessuno sa niente; sono storie che scompaiono nella vulgata”. Lazagna dopo queste parole, ricorda i pochi genovesi, quasi tutti preti, che organizzarono qualche accenno di antifascismo…”a Firenze –dice Lazagna- operò una elite, a Genova gli intellettuali sono pochissimi; qui c’è la classe operaia e allora le azioni si trovano nelle fabbriche, nel ponente operaio”…
In ultima analisi tutti concordano che questo libro sa trasmettere una valenza etica che riempie di rabbia. Un invito a tutti a diffonderlo tra i giovani per conoscere pagine di storia da non dimenticare mai.

sabato, novembre 26, 2005

Dedicato al poeta e amico Enrico Carrea

Ci vuole coraggio oggi ad essere poeti. Ci vuole arditezza nel trovare la rima baciata. Ci vuole molta capacità per trovare la bellezza e conservarne ogni volta lo stupore. Ci vuole la mancanza di giudizio e tanta nudità per trovare una poesia. Enrico Carrea ha tutto questo. Ad Enrico Carrea è bastata una ‘Notte insonne’ a farci credere che c’è qualcosa d’immortale: è una poesia dalle parole semplici e antiche che parlano lo stesso linguaggio uguale di sempre; parlano d’amore e della voglia d’amare. Parlano di noi e dell’impersistenza.
Poi lo dico io, che di poesia ne so. Lo dico io e sembro sfrontato; ma sono un poeta perché ho sentito queste poesie. Ho letto le sue e scritte le mie. E sì, siamo aggrappati tutti ad una stessa corda. Così cantiamo al culo e alle tette, parliamo agli amici e alla morte. Così quando arriva la poesia tu, insieme a me, la riconosci e ti meravigli. Ti meravigli come un bambino che scopre quello che c’era sempre stato. Abbiamo voglia lo stesso di raccontarlo. Sappiamo che poi saranno poeti con noi, tutti quelli che già lo sanno.
Questi pensieri sono nati per la mia conoscenza con Enrico Carrea: un poeta che ci sa svegliare dopo una sua notte insonne. Come nella tradizione popolare la poesia arriva di notte, arriva a tenerci svegli, a vivificare ricordi e sentimenti sopiti; per questo penso che ‘Notte insonne’ sia il titolo giusto per il libro di poesie di Enrico Carrea, edito dalla Fratelli Frilli Editori.

domenica, novembre 20, 2005

Oggi ho visto: Crash - Contatto fisico

‘Su avanti, fuori tutti, scendete…questa è l’america’, queste sono le ultime parole del film ‘Crash-Contatto fisico’; le parole vengono rivolte ad un gruppo di asiatici clandestini che approdano nel ‘nuovo mondo’, il nostro. I clandestini arrivano nella nostra realtà come sopraggiunti da un passato remoto e quella, raccontata nel film, è l’america dove ci troviamo tutto e tutti. Los Angeles, dove si svolge il film, è una città che contiene il mondo: l’america intera di oggi con i problemi di coesistenza, tra paure e fiducia, tra identità e sradicamento, tra riserve e incomprensioni. Un film che riesce a trasmettere emozioni forti su un tema sempre d’attualità, il razzismo e la vita in una grande città.
Protagonista, del film, è una comunità cosmopolita, come si può trovare ormai in ogni grande città del mondo. Quello che, Crash –Contatto fisico, racconta sono due giorni ‘normali’; due giorni di quotidiana follia esistenziale: rapine, giustizia, politica, sentimenti, sopraffazione, paure…con un mix di personaggi assunti come studio antropologico. Le varie storie si intrecciano con l’incontro tra i vari protagonisti intenti a risolvere le loro idiosincrasie quotidiane, i loro problemi di sopravvivenza e di vita. Quante volte ci incontriamo inconsapevoli nelle nostre città?
Ho sempre pensato che nessun incontro avviene per caso e questo film, come altri dove capita che si intreccino le storie, li descrive come necessari a rivelare la nostra natura: a metterci alla prova nei pregiudizi e nelle supponenze.
Ho sempre pensato ad un ordito disegnato da uno Spirito superiore: il film ne traccia una trama temporale breve ma significativa: possiamo farne coscienza?
Il film mi è piaciuto e dimostra, alla cinematografia mondiale, come si possa sempre continuare a fare grande cinema anche con mezzi economici modesti. Io lo raccomando.

giovedì, novembre 17, 2005

Oggi ho aggiunto al mio blog i commenti

Finalmente. Scusate ma lo avrei fatto prima se ci fossi riuscito. Ho dovuto capire prima bene i 'tag', i comandi da inserire. Purtroppo non entravano mai in automatico e allora ho dovuto fare l'operazione manualmente. Ora aspetto i commenti se qualcuno vorrà lasciarli.

Bacci sul lettino dello psicoanalista

Bruno Morchio psicoterapeuta e scrittore, si è trovato costretto tra uno psichiatra, Gianni Guasto, ed un psicoanalista, Romolo Rossi. Ad organizzare il gioco pericoloso –per lo scrittore ed il suo personaggio- è stato Andrea Guglielmino della Libreria Portoanticolibri di Palazzo Millo. L’incontro è stato ricco di spunti e di piacevoli digressioni. Gianni Guasto ha introdotto, o meglio ha fatto accomodare Morchio sull’ipotetico lettino, ricordando a tutti che Romolo Rossi è stato il loro ‘professore’ ed era uno che ‘sapeva tutto’, non lasciando scampo a nessuno. Con Rossi non si aveva mai la meglio; a questo però si accompagnava la riconoscenza nello spronare allo studio e di puntare in alto.
Romolo Rossi è stato il primo psicoanalista genovese e, grazie alla sua statura culturale, la sua materia è diventata una importante disciplina universitaria. Per Bacci Pagano e il suo autore un esame alquanto insidioso. Tutto alla luce dell’uscita del suo ultimo libro: ‘La crêuza degli ulivi’, per la Fratelli Frilli Editori.
Romolo Rossi ha esordito dichiarandosi un appassionato lettore di Bacci Pagano, anche perché ha sempre lavorato, studiato e abitato a Genova. Il primo abbozzo è un complimento a Morchio, che come scrittore ha fatto bene a dimenticare la psicoanalisi. Altro merito è quello di essere riuscito a fare di Genova uno sfondo per belle storie gialle, che per la sua natura irsuta e paesana non si immaginava. San Francisco è San Francisco, Los Angeles è Los Angeles, ma con Bacci Pagano che ci porta in giro, Genova è Genova. Genova come Chicago. Poi Bacci parla genovese e oggi pochi parlano genovese, ma qui bisogna essere chiari: o belin o minchia; o scazzo o rebigo…Bacci Pagano è ambivalente; intanto deve sceglier tra una ricca cucina parigina e una povera cucina genovese. A proposito come si fa a bere lo spumante Ferrari con il Cappon magro? Sarebbe stato meglio un vermentino o un pigato. Bacci ha l’aplomb ed ha il dente avvelenato; è ironico e sempre lamentoso. Bacci con le donne pasticcia. Bacci ama le donne e le donne non lo amano. Bacci è ligio al super-io e tanto borghese da diventare intellettuale di sinistra, così diventa rabbioso e anche politico. Rossi ricorda allora quel passaggio in cui si dice ‘cum’an bumbardou ben’. Falso. «Bacci sbaglia: nel 1941 gli inglesi non hanno bombardato i tedeschi ma gli italiani. A Genova. Noi».
Le ambivalenze continuano, però Morchio riesce con Bacci Pagano a ricomporre la scissione smascherando la recita della vita.
Rossi continua: «Però, ‘se io fossi lui’, cercherei di evitare gli schemi fissi e quell’ironia che fa diventare ‘macchiette’ certi personaggi. Ma il libro è uno strumento anche per cantarle a qualcuno e questa è una libertà».
Poi Rossi dichiara di essere demodè, un lettore all’antica, e dire ‘stronzo’ fa cadere molti vocaboli: infido, cattivo, infame, sporco…eviterebbe la brachilogia.
Per concludere Rossi auspica che il libro possa essere tradotto in 10 lingue diverse così da essere letto nel mondo. Però dovrebbe essere ripulito, sprovincializzato: dalla politica italiana intanto, dalle beghe nostrane. Cosa può interessare agli americani dei comunisti di Sestri? Bacci ripulito andrà bene a Boston. Un Bacci meno moralista e senza prediche dunque.
Rossi appare impietoso, ma è il suo mestiere. Morchio incassa. «Devo ammettere che riconosco le critiche di ambivalenza di Bacci, ma è una sua caratteristica. E’ quello che lo porta a soffrire; lui è la chiave del suo successo: uomo tormentato e tormentoso. Questo è il suo lavoro. Poi 5 anni di galera fatti ingiustamente è la spiegazione della sua rabbia. Bacci è lui perché beve quello che beve. Non lo vedo bere Dom Perignon. I comunisti di Sestri meriterebbero un libro solo per loro stessi. Però…quella del bombardamento del ’41 è grossa. Altro che tedeschi. Cercherò di rimediare nella ristampa. Bacci poi si identifica nei barboni, nei deboli, nei perdenti e con lui si raccontano storie di esistenze di altri protagonisti, più che lo svelare il mistero di un assassinio. Buoni e cattivi e rigidità schematica? C’è ma ad esempio salvando un chirurgo di Forza Italia l’ho superata».
Buona fortuna Bacci, ora puoi alzarti e sentirti dopo l’analisi più forte. Una bella seduta.
Bacci Pagano è il detective privato genovese protagonista di tre libri di Bruno Morchio. Bruno è anche un mio caro amico.

domenica, novembre 13, 2005

A che gioco giochiamo

Fondamento delle relazioni umane è trovare carezze, riconoscimenti positivi, ma sovente ci si accontenta anche di un pugno o di un insulto piuttosto dell’indifferenza. Così, tribunali, pronto soccorso, questure, ospedali sono i luoghi dove molto spesso si concludono i giochi relazionali negativi. Eric Berne aveva elencato in modo magistrale, con il libro “A che gioco giochiamo”, tutti i giochi che le persone usano per giungere al ‘tornaconto’, ad un riconoscimento della propria esistenza.
Ognuno si rapporta con gli altri recitando un copione; recita una parte, un ruolo per farsi riconoscere e con questo ricevere la conferma d’esistenza. Che strani animali sono gli umani, oltre che riconoscersi attraverso un specchio hanno bisogno che gli altri dicano che ci sono e come. E’ la fragilità, il camminare sul sottile sentiero tra la terra e il cielo, tra Dio e il mare, a darci il bisogno di conferme a sentirci vivi.
La maggiore conferma d’esistenza è e rimane l’amore. E’ con l’amore che viviamo e ci sentiamo parte dell’universo. Con l’amore, per paradosso, non sentiamo neppure più il bisogno di esserci perché ci perdiamo nell’altro: viviamo un abbandono intimo che ci appaga…eppure si continua a mascherare con recite, dal copione drammatico, questo bisogno d’amore. Chiamiamo ‘amore’ chi ci picchia, ci odia, ci umilia e poi vittime e carnefici, o salvatori e persecutori, diventano ruoli interscambiabili per giocare alla vita: la vita che non c’è. La vita senza amore.
Allora via i principi azzurri e le cenerentole, via le belle addormentate e i cavalieri, via le brave mogli o le infermiere, via i bravi papà o i play boy, proviamo a dare voce alla nostra spontaneità, la nostra ingenuità -che è sospendere il giudizio- e lo stupore…così troveremo l’incontro con l’altro senza recite e ruoli ma con il solo amore.

venerdì, novembre 11, 2005

Darwin sempre attuale

Charles Darwin è sempre più d’attualità e chi lo contesta, come ha sostenuto Enrico Bellone durante una conferenza su la scienza negata, vuol dire che pensa che la Terra è ancora piatta.
Ricordate? Copernico con Galileo diede la prima mazzata alla centralità dell’uomo nella natura, quando disse che la Terra girava intorno al sole e non viceversa; di più poi il sole girava attorno a qualche altra stella di una galassia, che non era la sola. L’ultima mazzata alle certezze dell’uomo la diede, come si sa, Freud quando accertò che non siamo padroni di niente; men che meno di quello che pensiamo. Quello che noi pensiamo e facciamo è solo in piccola parte frutto della nostra coscienza, ma è prodotto dall’inconscio, la parte sconosciuta di noi stessi. Darwin intervenne a metà dell’800 per dimostrarci che non siamo stati fatti ex novo, da un Dio, ma siamo il frutto di una lunga evoluzione animale, che non è conclusa ma è in continua trasformazione, dettata da adattamenti alle condizioni ambientali.
Questa è una verità che rilancia l’assolutismo della vera scienza, alla faccia di Ratzinger e Pera che si scagliano contro i relativisti. Relativisti sono loro, proponendo di insegnare nelle scuole una teoria creazionista a bilanciare quella di Darwin. No, non sono la stessa cosa.
Con ciò, relativisti e cultori del politically correct non sono affatto avversari del potere clericale. Viceversa, come sostiene Jervis nel suo libro, ‘Contro il relativismo’, finiscono per “incoraggiare quei dogmatici che oggi si oppongono al relativismo non già nel nome della realtà, ma nel nome di soggettive convinzioni di fede”. La vera differenza è allora essere non assolutisti ma fondamentalisti e questi neocon lo sono al pari di certi islamici.
Charles Darwin ci dimostrò i nostri limiti fisici, le nostre innumerevoli tare di passate condizioni iscritte ancora nel nostro corpo. Forse quei limiti sono scritti anche al nostro pensiero, che è la cosa più fantastica a cui è approdata finora l’evoluzione. Sembra che da un certo momento in poi l’evoluzione sia certificata dallo strumento che permette il pensiero, ossia il cervello; infatti, la sua stratificazione è la parte fisica che più di ogni altra cosa testimonia l’evoluzione della specie.
La complessità di questo organo fisico è la vera e forse unica discriminante dagli altri animali superiori: i primati. Pare che nel futuro si evolva e si modifichi solo il cervello. Ma è lo stesso cervello che come un potente registratore di fatti, emozioni, conserva tutta storia passata; diventa un archivio grandissimo di vita attraversata, in maniera di dotarci di adattabilità ad ogni nuova situazione.
Ma intanto si aspetta ancora che Darwin venga reintrodotto nelle scuole.
Forse per molti si è bloccata anche questa evoluzione.

lunedì, novembre 07, 2005

Occasione persa

Che peccato! mentre per tutte le altre scienze, presentate al Festival della Scienza di Genova, c’è stato finora un approccio teoretico piano, una divulgazione capace di interessare non annoiando tutti, per la psicoanalisi è andata persa una occasione. La conferenza dal titolo attuale e di grande interesse, quale la psicoanalisi e la guerra, a mio parere è stata svolta in modo sbagliato. Non certo per la preparazione dei conferenzieri, ma per come hanno trattato l’argomento: c’era scritto da 16 anni in su, ma con il ricorso ad un linguaggio fin troppo specifico della scienza psicoanalitica, hanno toppato.
Un elemento di disturbo è stata anche la lettura degli interventi da parte di Eugenio Gaburri e Jole Oberti. Schinaia ha introdotto benissimo e il primo intervento, fatto dall’unico non psicoanalista tra i presenti, ovvero lo storico Antonio Gibelli, è stato bello. E’ seguito dopo l’intervento di David Meghnagi e le sue riflessioni, partendo dalle considerazioni dello storico, sono state un motivo che ha coinvolto tutti: ‘Come insegnare ai nostri figli a non odiare, come posso farlo io che vivo in un paese (Israele) dove si può morire prendendo un autobus?’
Purtroppo non c’è stato quel crescendo di interesse che ci si aspettava, proprio per la lettura degli altri interventi e il troppo specifico linguaggio adoperato.
Alla fine è stata unn’occasione persa e non per lo spessore culturale dei protagonisti, ma per il loro approccio. In questo caso sarebbe stato interessantissimo dare la parola al pubblico subito e fare rispondere gli psicoanalisti. Io credo nella scienza psicoanalitica, mi dispiace molto che questa volta non sia stata all’altezza delle altre per la divulgazione.

mercoledì, novembre 02, 2005

Festival della Scienza

Qualcosa di straordinario sta succedendo al Festival della Scienza di Genova: le star acclamate sono diventate gli scienziati. Altro che ‘isola dei famosi’, dove noti divenuti ignoti e viceversa giocano a fare i ‘morti di fame’; qui c’è un continente di sapere che è illustrato da professori delle più diverse discipline. Non ci sono cantanti dimenticati, veline sculettanti o nullafacenti per arte e per parte; qui ci sono personaggi, filosofi e scienziati, a cui dobbiamo l’esercizio del pensiero come strumento per aumentare la qualità della vita.
Sarà per questo, per un naturale rigetto a tutto il trash, le brutture, le battute ignoranti, le elucubrazioni intestinali, che risuonano quotidianamente nella nostra vita, che c’è voglia di ascoltare in religioso silenzio alti ragionamenti sulla nostra condizione umana, stretta tra teorie, leggi e paradigmi? Intanto quello che avviene al Festival della Scienza è fantastico. Robert Laughlin, Gabriele Veneziano, Remo Bodei, Enrico Bellone, Craig Venter, Piergiorgio Odifreddi, Giulio Manuzio, Giulio Giorello…per citarne solo alcuni, sono applauditi e seguiti da un numeroso pubblico ad ogni conferenza. Che fossimo divenuti tutti più intelligenti? Chissà, intanto è un buon segno. Segno positivo per il nostro prossimo futuro.

martedì, novembre 01, 2005

L’amore?

L’amore? E’ una follia riservata a tutti. L’amore? Ci perturba, ci sconvolge…ci cambia.
L’amore? E’ tra individui diversi, ma non per sesso; è sentimento di attrazione e fuga, è ricerca, attraverso l’altro, di quello che è più tuo.
L’amore? E’ denudarsi, rendersi spogli, chiedere e dare.
L’amore? L’amore crea, non lascia soli, fa correre incontro al mondo; fa gridare che c’è qualcosa di grande, che esistono i miracoli, fa gemere e soffrire ma poi non si riesce ad avere qualcosa di diverso e di valore così alto.
L’amore? Guarda tu come ti senti. Sei ancora tu? Sei felice di vivere? Hai voglia di ridere e giocare? Soprattutto sei pronto a viaggiare? Disposto a perdere le valigie? Se sì, hai l’amore.

sabato, ottobre 29, 2005

Grazie all’Abbè Pierre

Grazie all'Abbè Pierre per il suo libro ‘Dio mio…perché?’. Grazie per la sua saggezza dell’intelligenza, della fede e della vita vissuta. Molti cristiani si domandano il perché su molte cose; su molte posizioni dogmatiche e insieme assurde della chiesa cattolica romana…dico romana perché altre chiese cristiane si sono liberate da preconcetti tipo nascite verginali o preclusioni sessuali come il celibato o la negazione del sacerdozio femminile. In questi tempi di fondamentalismo religioso, non solo islamico, la voce del vecchio frate cappuccino è una dichiarazione d’amore all’umanità tutta. Una umanità che trova valore nel compimento pieno delle sue potenzialità spirituali e di ricerca di Dio in ogni manifestazione della sua vita sociale e individuale. Al di là delle distinzioni sessuali, etniche ed economiche. L’Abbè Pierre ricorda che Gesù non ha mai detto che i preti non potessero sposarsi o le donne celebrare i sacramenti. Anzi Gesù amò su tutti Maria Maddalena, una prostituta.
Con questo ora sappiamo che l’Abbè Pierre non sarà mai nominato santo; non importa averne uno in meno, dopo che ne hanno fatti tanti: avremo un peccatore e un uomo vero in più, come noi.

martedì, ottobre 25, 2005

Buona vita

l'amore e l'amicizia sono due potenti mezzi per risvegliarsi, conoscersi e guarire. Guarire si intende al male di vivere, un modo per superare le difficoltà della vita.
Allora dico ‘buona vita’, un bel saluto che ho sentito e che piace fare mio.
Io considero ogni uomo una opera d'arte. Penso che ognuno racchiuda in sè un potenziale artista; poi non si sa se riuscirà a trovare le sue forme originali d'espressione, comunque sono tutti modi per risvegliarsi alla grandezza della propria vita.
Allora dico ‘buona vita’.
La compassione, se sgorga spontanea, diviene quel com-prendere per con-dividere che unisce gli umani al di là delle provenienze, delle culture, delle religioni.
Cosa aspiriamo di diverso dell’amore di una mamma, dell’amore di una persona? Non siamo forse tutti passeggeri impersistenti?
Ancora auguro ‘buona vita’.

venerdì, ottobre 21, 2005

Ho voglia di dire...

Dire, fare, baciare, lettera e testamento…come un gioco per pagare pegno,
per me è la vita che si srotola.
Ho voglia di dire, di fare e baciare. Ho voglia di dire come è bella la vita;
ho voglia di fare tante cose; ho voglia di baciare ancora te.
Lettera e testamento. Scrivi quello che vuoi, intanto tutto torna.
Poi sei tu il mio testamento. Certo non ti lascio. Non lascio nulla di quanto non mi hai dato.
Lascio tutto quello che ho preso. Portiamo con noi solo l’amato.

Una struggente ballata di Springsteen, sparata in cuffia, mentre cammino su una spiaggia deserta mi fa volare. Come è bella la vita.
Mi balena una forma. Dov’è la terra? Devo piantarle dentro le mie mani.
Non era di creta l’origine a cui è stato alitato spirito? Lasciatemi fare. Voglio creare.
Uno sguardo tuo sereno, uno sguardo d’amore e con semplicità scaturisce un bacio. Ho voglia ancora, ancora di baciarti.

Ancora ho voglia di dire, fare, baciare, lettera e testamento.
Come è bella la vita. Come è bello fare.
Poi ancora baciare e scrivere. In fondo è sempre testimoniare.
Ho voglia di dire come è bella la vita.

giovedì, ottobre 20, 2005

Colpi di coda

La ‘devolution’, la riscrittura della nostra Costituzione, è uno degli ultimi colpi di coda di una maggioranza di destra allo sbando. I prossimi interventi legislativi, li ha già elencati il loro boss, sono la legge detta salva-previti e l’abolizione della par condicio. Con la finanziaria poi si spera non ci sia altro da approvare nel male dell’Italia.
Questi sono colpi di coda che dimostrano anche una pervicace compatta tenuta di intenti: tutti insieme, non nel nome di valori condivisi o per l’interesse dell’Italia ma, per non abbandonare il loro boss: un piccolo capopopolo ormai senza più popolo. Sì, il boss è un piccolo uomo con i più grandi possedimenti privati del paese. Dispone di un impero mediatico senza precedenti e di interessi enormi in ogni campo. Si dice contro i ‘poteri forti’ e insieme umilia la povera gente. Ha cancellato la classe media, creando nella società italiana una frattura mai vista. La cosiddetta ‘devolution’, prevedendo un premierato forte è di fatto contraddetta dal tipo di legge elettorale proporzionale appena varata; al boss in fondo non interessa nulla di devolution o altro; per lui è solo un gioco di forza e di comando, non di governo.
La devolution poi interessa una piccola parte di elettori del nord Italia, che si fanno chiamare padani…questo vorrà dire qualcosa. Siccome è previsto un referendum confermativo si vedrà quel voto come un’occasione unica, forte e irripetibile, per mandare via questa maggioranza e per cancellare uno dei periodi più brutti della nostra storia repubblicana.

lunedì, ottobre 17, 2005

Le mie primarie

Ho fatto lo scrutatore in un seggio, del mio quartiere genovese, che raggruppava i seggi dal numero 363 al 371. Sono stato presente nel seggio, un gazebo in una piazza, dalle 7,30 del mattino fino oltre le ore 23, per lo spoglio finale. E’ stata una esperienza forte che mi ha emozionato. Non esagero. Era la prima volta che si effettuava questo tipo di votazione e incontrare al seggio le persone che incontri tutti i giorni nella tua strada, assumeva per questa consultazione un particolare significato: non era solo un elemento di partecipazione democratica, ma anche un modo per rimarcare una appartenenza o forse un sentimento comune: quello che vuole porre a termine una esperienza di governo, tra le più fallimentari dell’intera storia italiana del dopoguerra. Ecco allora scoprire che la persona del palazzo accanto che incontri dal lattaio, o saluti al bar vicino a casa, è uno che la pensa come te, mentre non te lo aspettavi, dà forza, fa piacere e a me personalmente dà fiducia nel futuro.
Il mio quartiere è un quartiere cosiddetto ‘bene’, un quartiere di pregio del centro città e certo non mi aspettavo una grande partecipazione; pensavo ad un atteggiamento snob, oppure superficiale a questo tipo di voto ‘primario’, per indicare un leader di uno schieramento già designato. Invece…quello a cui ho assistito ha dell’incredibile: una fila continua di persone pronte a sottoscrivere un programma, pagare un obolo di almeno 1 euro e scegliere un candidato tra sette nominativi più diversi. Un successo che non può che fare piacere e far credere che nei momenti peggiori esce allo scoperto un’Italia dalle infinite risorse di riscatto. Per chiudere dico solo una cosa: grazie!

venerdì, ottobre 14, 2005

Legge elettorale

E’ un ritorno al voto proporzionale, all’antico; alla faccia della volontà popolare, espressa con un referendum chiarissimo per avere un sistema maggioritario. Un ritorno al tutti contro tutti e chi ha più soldi vince. Infatti la prossima mossa sarà l’abolizione della ‘Par Condicio’. Ora per mantenere la formula delle coalizioni, si dovrà dichiararle prima del voto; poiché spariranno i simboli sia dell’Ulivo come della Casa delle Libertà, si è pensato, con questa brutta legge, di inserire il ‘capo’ coalizione. ‘Capo’ che certo non sarà un vincolo per designare l’incarico a formare il futuro governo. Prerogativa costituzionale del Presidente della Repubblica; ora con il ritorno al puro proporzionale, ancora di più avvertibile. Si sa i partiti e le loro segreterie ci hanno abituato a molte giravolte e non sarà certo un ’capo’ o un programma a tenerli vincolati agli impegni, soprattutto ora che gli eletti vengono decisi da un singolo partito e votati con quello. Sembra dunque che la priorità avvertita da questo governo nel cambiare la legge elettorale sia dovuta solo ad un ‘si salvi chi può’ o ancora ad un ‘muoia Sansone con tutti i Filistei’.
C’è ancora bisogno di altro per conoscere Berlusconi come persona inaffidabile? Proprio chi attraverso i benefici del maggioritario ha potuto governare, ora cambia le regole. Spero che gli italiani non dimentichino. Spero che un nuovo Parlamento restituisca il maltolto. Purtroppo il vulnus che questa legge elettorale ha prodotto potrebbe avere il risultato di darci una legge nuova ogni legislatura: una legge ad hoc di chi ‘comanda’ e non governa.

giovedì, ottobre 13, 2005

Rivolta

Cresce la falsità. Anche l’informazione. Si dice. Crescono le scuole che non servono. Anche la scolarizzazione. Si accerta. Cresce l’incapacità di relazione. Anche la cultura.. Si pensa. Cresce l’impunità. Anche lo spirito critico. Si spera. Cresce la rassegnazione. Anche l’indignazione. Si auspica.
Stiamo attraversando un brutto periodo storico e l’Italia è ingabbiata da personaggi politici che dovrebbero avere il buon senso di ritirarsi. Purtroppo la storia ha sempre insegnato che certi ‘capipopolo’ quando cadono non lo fanno mai in silenzio e senza drammi: muoia Sansone e tutti i filistei. Staremo a vedere cosa ci riserva ancora il teatrino politico con i suoi pupi e pupari.
Io intanto ho un sogno di rivolta. Di rivoltare che cosa? Come rovesciare? Piegare? No, come dissenso, moto, insurrezione…rivolta contro il rivoltante.
Non sembra tutto un paradosso? Stanno rivoltolando tutto. Rivoltano la frittata, rivolta a tutti. Nessuno più li rivuole, speriamo bene anche senza rivoltella. Ma chi vuole rivoltarsi, ovvero rifiutare, non gli resta che un rimestare, mescolare; girare un brodo rivoltante. Così la rivolta, tarda.

venerdì, ottobre 07, 2005

Fare sesso - fare l'amore

Fare sesso o fare l’amore? La differenza forse sta che chi fa solo sesso al tramonto, difficilmente si ritrova al mattino a fare colazione insieme. Ma mentre le donne preferiscono, sempre, fare l’amore, per gli uomini pare sia più gradito solo fare sesso, anzi più scurrilmente: scopare. Scopare è divenuto un termine molto usato e di per sé evoca l’atto sessuale. La scopa contiene due elementi: un manico infisso in una parte pelosa che poi si muove avanti e indietro. Ma scopare non ha certo la valenza di un fuck, che deriva da un antico vocabolo tedesco, ficken, che vuol dire battere, come l’arabo dok significa pestare in un mortaio. Spingere e pestare sono, come si sa, gli elementi caratterizzanti il rapporto sessuale; sono come andare avanti e indietro o su e giù.
Allora cosa facciamo quando noi spingiamo e battiamo, avanziamo e arretriamo? Facciamo quasi sempre un’operazione verso il basso, se poi la svolgiamo con parti basse è ancora più chiaro il fine: basso. Ma l’umanità ha una chance in più: può trasformare una cosa bassa in una cosa alta; può aggiungere valore e piacere, può evolvere. Ecco che se il sesso si accompagna all’amore diventa sublime e non si sublima. Ecco che diventa uno scambio reciproco, annulla il soggetto per diventare una sola cosa con l’altro. Ma di più nell’orgasmo si muore al presente, e nel culmine della sensorialità si conosce un al di là, si trascende per elevarsi all’Uno. Allora fare sesso e amore insieme è tornare a Dio. Ancora una piccola e grande cosa: siamo tutti frutto del sesso e con il sesso diventiamo immortali
Non mi resta che augurare buon sesso a tutti. Per toccare il cielo e conoscere Dio.

giovedì, ottobre 06, 2005

Discorsi patetici

Ascoltare il presidente della Repubblica con i suoi richiami all’unità, alla concertazione, alla condivisioni della scelte di fondo nazionali, ha del patetico. Ma a chi parla? Spesso si ascoltano da Ciampi dei sermoni che paiono dettati ai bambini. Ma si è reso conto di chi ci governa? Lo sa che lo scontro frontale è la politica sostanziale della destra? Hanno la maggioranza e quindi ritengono di fare tutto. Tutto quello che interessa a loro. Non certo agli italiani. Con quella stessa logica avremo ad ogni cambio di maggioranza una nuova legge elettorale, una nuova riforma della Scuola, della Giustizia, della Costituzione, dell’informazione televisiva…altro che scelte istituzionali condivise; di sistema di valori fondanti l’unità nazionale; di costruzione di nuove classi dirigenti per governare il futuro.
Quello a cui si assiste è lo scontro tra interessi personali, prepotenze istituzionali, caduta di valori etici e ribaltamento del senso delle parole. Mi è capitato di sentire da uno che si definisce moderato per antonomasia, ovvero un UDC, che opponendosi alla legge elettorale l’opposizione fa un gesto di arroganza. Arroganza? Ma loro che vogliono imporre, a fine legislatura una legge per salvarsi il posto, come si chiamano? A sentirli sono vittime. Il ‘poverino’ poi è a capo del governo. Colui che si sacrifica per tutti, sta diventando sempre più ricco: lui è il liberista che si è costruito il monopolio e lo ha sancito per legge. Ora sempre il capo del governo, colui che era per il maggioritario, sempre per suoi interessi di potere lancia gli ultimatum: o il proporzionale o fine CdL. E il paese Italia? Si arrangi.

sabato, ottobre 01, 2005

La cultura è di destra o di sinistra?

La cultura non è di destra né di sinistra, ma certamente non è berlusconiana. Questo non perché il personaggio, a guardarlo, non si presta a pensieri profondi; lui è il tipo terraterra brianzolo o del nordest dove la fabbrichetta, il ferrarino, la villa sarda o la barca, contano più di ogni altra cosa: sono il metro del successo e dell’essere qualcuno.
La cultura non è di destra né di sinistra, ma sentendo Veneziani, uno di destra, sostenere, ‘che quello che distingue oggi la destra dalla sinistra è che la destra crede molto alle radici, ai valori di un radicamento, mentre la sinistra crede molto ai valori di liberazione, di emancipazione. Credo che questo sia lo spartiacque’; concordo. Infatti spesso il dibattito politico culturale verte su questo: tra chi difende la Tradizione e chi il Progresso. Tra chi ha paura del cambiamento, ha paura di perdersi, e chi vuole evolvere, progredire, con un umanesimo che abbracci tutti, senza timori.
Allora la cultura non è di destra né di sinistra, ma chi confonde la Tradizione con quello che possiede, diventa egoista e pensa solo ai suoi interessi, è di destra anche se dice di essere di sinistra. Chi dice che non ama il Progresso poiché non rispetta le minoranze, il diritto di libertà di vivere con chi vuole e come vuole, allora è di sinistra anche se dice di essere di destra.
Ma poi, per me, quello che divide una cultura di destra da quella di sinistra è la riflessione profonda su di sé, che ha rappresentato la psicoanalisi.
Sarà, ma trovo che chi considera la psicoanalisi una bufala di solito è uno di destra, mentre chi la guarda con rispetto e interesse è sostanzialmente di sinistra.
Con la psicoanalisi il pensiero si è ripiegato su se stesso per interrogarsi sul suo modo di pensarsi. Il superamento dell’io, come frutto di un inconscio universale che deve diventare coscienza, è il fine della cultura umana. Se poi, in questo frangente storico, questa riflessività è prevalentemente di sinistra, non è detto che non possa diventare ed esserla anche di destra. Me lo auguro. Allora semplicemente la cultura potrà essere insieme di destra e di sinistra.