domenica, giugno 05, 2005

Referendum, ragioni e religioni

Era dal tempo del referendum sul divorzio che non mi capitava di vedere la chiesa cattolica così schierata su un referendum: a quei tempi invitava ad andare a votare ‘si’, oggi invece sostiene il ‘no’ dicendo di non andare a votare. Ha trovato nel frattempo un nuovo modo per sostenere le sue ragioni, non certo la democrazia: sa che la maggioranza che andrà a votare, perché crede che nella democrazia ci si debba esprimere, voterà ‘sì’; ecco che allora l’idea di far fallire una consultazione popolare.
Certo che vedere all’interno delle chiese i volantini che fanno propaganda per il non voto fa effetto…poi pazienza che se anche il prete durante l’omelia lo ricorda ancora: non andate a votare. Il prete aggiunge anche che non è vero che con la scelta del ‘sì’ si aiutano a vincere delle malattie…ora anche il prete è divenuto un piccolo medico scienziato: punti di vista. L’altra volta diceva che con il divorzio volevamo la fine della famiglia e la dissoluzione della società- ora se questa avviene non è certo colpa del divorzio. Un’altra volta ancora, il prete, impedendo l’uso del preservativo, sosteneva che si andava contro natura e che quegli spermatozoi non erano da fermare. Forse. Non parliamo poi dell’aborto…tutti assassini…o meglio assassine.
Ma allora quelli che sostengono il ‘sì’ sono tutti assassini, nazisti, frankestein, cannibali, crudeli peccatori che invocano una sorta di pena di morte? Ma è così?
Forse tra pochi anni il problema delle cellule staminali degli embrioni, che ora giacciono congelate in parecchi laboratori, non si avrà più; sempre se aiutiamo la scienza e non la contrastiamo con paraventi ideologici e pseudoreligiosi.
La scienza corre e quello che fino a ieri sembrava impensabile domani sarà possibile, con buona pace di molte coscienze oggi travagliate per la nostra conquista del loro paradiso. Si dovrebbe dire intanto però che quelle cellule staminali già congelate poi saranno buttate nel cesso. Allora perché non tentare con queste di dare vita? Vita vera? Farle diventare persone? Io andrò a votare e voterò quattro volte SI’.

lunedì, maggio 30, 2005

Come è finita la faccenda Telecom Serbia?


di Raffaele Mangano

Quante volte diciamo che la realtà supera la fantasia? Talvolta poi la vicenda diventa talmente surreale che stentiamo a crederci! Sentite questa. Ricordate la faccenda Telkom Serbia? La commissione di indagine, i falsi dossier, i calunniatori che parlavano di tangenti a Prodi- Dini- Fassino ( mortadella, ranocchio e cicogna nel fantasioso racconto del perecottaro Marini) ? Bene. Sapete che è finito tutto in vacca. I giudici di Torino hanno chiuso il fascicolo e incriminato i faccendieri. Resta da scoprire i mandanti dell' operazione calunniosa. Ma ecco che nelle carte giudiziarie salta fuori il grottesco.

Seguitemi. Un certo conte Gianni Vitali affida in gestione 13 miliardi alla società Finbroker di San Marino. Forse per evitare il fisco, fatti suoi. Ma i titolari ( tali Bassini e la sua convivente Silvana Spina) gli fanno sparire i soldi e si accusano a vicenda di truffa. A uno dei calunniatori gli scappa di dire in Commissione che fu proprio dalla Finbro ker che uscì la tangente ai politici e i giudici allora sequestrano la contabilità. E cosa trovano? Che dalle casse sociali uscirono soldi, certo, ma andarono al deputato di AN Italo Bocchino ( 2,4 miliardi) e alla Good Time, una società di produzione Tv ( 1,8 miliardi).

Il deputato ha dichiarato che gli servirono per il quotidiano Roma. niente da dire, affari loro. Ma Bocchino era uno dei commissari !!!!! Ah ah ah ah!!!!! Uno che indagava e accusava. E nella Good Time i soci erano la suddetta Spina e Gabriella Buontempo, moglie di Bocchino. ah ah ah ah!!!!!
Quindi uno dei commissari della Telekom Serbia aveva intascato soldi, e la moglie anche, dalla Finbroker ma stava lì ad accusare altri politici !!!!! Non è straordinario?

E per restare in atmosfera surreale, mercoledì sera il rinnovo della Commissione è stato respinto. Perché molti commissari della maggioranza erano a Istambul a vedere la partita! Un bravo invece al nostro presidente del consiglio. Per vedere la finale di Champion si è inventato un vertice italo-turco. Un vero tifoso. Dico sul serio!

sabato, maggio 28, 2005

Referendum su legge 40

L’atteggiamento verso la fecondazione medicalmente assistita- abrogando le norme liberticide della legge 40- dovrebbe essere lo stesso che si ha verso il divorzio, l’aborto e tutte le norme che implicano una scelta di coscienza personale. E’ una questione di civiltà e libertà. Basterebbe questo a zittire tutti i sostenitori del no all’abrogazione della parte di legge che vieta: nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori; la tutela della salute per la donna e la fecondazione eterologa.
Guardateli bene in faccia quei politici quelli che si astengono, non si pronunciano o votano no: sono divorziati, ricchi a sufficienza per andare all’estero o pagare le multe che prevede la legge; sono in maggioranza ‘sepolcri imbiancati’, gente che va in chiesa solo per farsi vedere e non dovrebbe neppure accostarsi ai sacramenti, tanto è grande la distanza dal Dio che pregano e dagli insegnamenti d’amore di Gesù.
Ora fanno a gara per ritenersi, loro, i veri cristiani, i portatori e unici osservanti della dottrina cattolica. Dicono di non uccidere…ma sanno quanti morti –veri- si provocano con i nostri stili di vita? E poi che legge è quella che prevede l’aborto terapeutico per tutelare un embrione? Non è meglio tutelare una vita già avviata alla nascita? Poi si sa che gli embrioni prima o poi finiscono tutti nel cesso?

venerdì, maggio 27, 2005

Da Italians: Padania o Ladronia?


Cari Italians, ditemi se:
1) La Fiat è a Reggio Calabria?
2) Il caso Tangentopoli scoppiò nel Regno delle Due Sicilie?
3) Il Pio Albergo Trivulzio dove si andava e si usciva con valigie piene di soldi era nella Roma dei Papi?
4) Piazza Duomo numero 19 è a Benevento?
5) Il sistema degli appalti pubblici della «Milano da bere» era un gioco del Monopoli?
6) Le Molinette sono a Messina?
7) La Parmalat è un'azienda di Parma...lermo?
8) L’80% dei ministri dell’attuale governo sono meridionali?
9) Il Comune di Limbiate, dove le forze dell’ordine filmano l’assessore all’Edilizia il 2 marzo 2001 mentre riceve una mazzetta di 360 milioni, è in Lucania?
10) Questa famosa classe industriale che si considera magnificamente collocata dal punto di vista geografico (in realtà stra-assistita dallo Stato con i soldi dei contribuenti italiani, la più assistita d’Europa sempre: con Giolitti, con il fascismo e con la Repubblica), è davvero una classe industriale capace?
Se avete risposto dieci volte no e vi secca che, con delle tristi cravatte verdi, stiano distruggendo l’Italia iniziamo il gioco di Ladronia, altro che Padania. Dimenticavo: il commercialista di Dario Fo è di Foggia?
Paolo Giunta La Spada

martedì, maggio 24, 2005

Invito ai baci

Non lesinate baci. Lasciate baciarvi e baciate. Quel lieve contatto delle labbra è un’emozione: sono morsi simbolici, affondi nella fisicità per confermarci che ci siamo per noi e per gli altri.
Non deve passare giorno senza un bacio, senza uno scambio tattile, senza toccarci con le labbra. Non ad ingoiar cibo ma affetto. Non a bere acqua ma a far circolare amore. In fondo siamo vasi comunicanti e dove c’è del vuoto si riversa un troppo pieno.
Un bacio trasmette sempre qualcosa e senza ricercare parole, frasi già dette e fatte, usate la bocca per un silenzioso contatto. Quel bacio parlerà per voi e vi tornerà in doppio: i baci sono sempre tra due. I baci sono pari.
E se i baci sbagliati hanno fatto la storia, quelli regalati, diffusi e amati continuano a farci vivere; continuano un presente.

lunedì, maggio 23, 2005

per fare una signora

Ci vogliono tre generazioni per fare una signora: così si diceva; era normale per affinare gusti e maniere. Non era certo frutto di un Pigmalione- di un docente di bon ton- trasformare una buzzicona, una Sabbri o una Deborah di borgata, in una mannequin che sappia parlare. Poi tutto succede perché alla base c’era una volontà, un desiderio, un obiettivo…ma dopo che si è cantato ‘Non sono una signora’, dopo che si tradito il buon gusto e il nuovo ricco, il cafone illetterato, è diventato un modello, eccoci travolti dai ‘nuovi barbari’. Ecco le vere invasioni barbariche. E non c’è shampoo o sapone idratante che serva a ripulirci dalle brutture, anzi con questi ritrovati ci scopriremo ad odorarci per riconoscerci dagli androidi alla Blade Runner.
Poi tutto è conquista, e non c’è Lapo o Motezemolo che tengano perché anch’essi alla fine risultano caricature di loro stessi, e se per un momento, i cui valori sociologici sfuggono, si è creduto ad un venditore, ad un bugiardo bauscia brianzolo, tutto torna.
Si riuscirà ora a riaffermare il buon gusto italiano? Mi riferisco non alle altre caricature della moda, Dolce e Gabbana, Meschino o Versace, divenute anch’esse, a mio parere, griffe del cattivo gusto- specchio dei tempi scaduti nel senso di decadimento- ma a quello della bellezza rinascimentale.

lunedì, maggio 09, 2005

Immersioni

Immersioni in Internet. Con la testa giù a bere parole, immagini. Sorseggiando un blog e saltando tra homepage varie, eccomi in apnea a trangugiare testi.
E’ chiaro che comunque tu ti specchi…trovi quel che cerchi o almeno così ti pare, perchè quel che trovi non è mai intero ma è solo un frammento di un discorso più generale. Trovi frasi da ricordare e in fondo allora cerchi quello che trovi.
Oggi ad esempio cercavo poesia e mi si è presentato l’amico –si fa per dire- Ferlinghetti:
«Allora, oggi e sempre, esistono solo tre tipi di poesia: quella supina, quella seduta e quella in piedi. La prima è sdraiata, arresa allo status quo, e perciò quasi irrilevante. La seconda è quella che scrivono i cantori dell'establishment, e quindi è noiosa come tutte le cose già note e prevedibili. La terza è l'unica capace di cogliere un'emozione, tradurla in parole, e trasformarla di nuovo in emozione quando qualcuno le legge. E' attiva e spaventosa. E' la luce alla fine del tunnel e l'oscurità all'interno di esso. Puoi farla o chiamarla come ti pare, ma è la sola che abbia sempre senso. La poesia militante resta l'unico antidoto contro il fascismo cresciuto in casa, e non lasciatevi intimidire da chi vuole dipingere il dissenso come un atto non americano».
Perfetto Ferli. Condivido. Ancora Ferli. Leggo.
…Come un vaso di rose
una poesia non dovrebbe essere spiegata
La poesia è una voce di dissenso
contro lo spreco di parole
e la folle pletora della stampa
e ciò che esiste
tra le righe
è fatta
con le sillabe dei sogni
è grida lontane lontane
su una spiaggia quando si fa sera
È un faro
che nuove il suo megafono
sul mare
è una foto della mamma col suo reggipetto
che guarda fuori dalla finestra
in un giardino segreto
è un arabo
che porta tappeti colorati e gabbie per uccelli
lungo le strade di una grande metropoli…

sabato, maggio 07, 2005

Siamo polvere di stelle

Programma ricco di incontri, nei giorni scorsi, dell’astrofisica Margherita Hack a Genova. Io, sull’onda dell’emozione che si prova ad ascoltare una ricercatrice dalla mente brillante, che con i suoi 83 anni fa sentire vecchi gli altri, sono accorso a sentirla alla libreria Portoanticolibri. Presenti Adriana Albini, Pier Paolo Puliafito e Giorgio Bertone, si è parlato di scienza, scuola e ricerca.
Adriana Albini ha subito domandato: per la scienza quali nuove prospettive, anche alla luce dell’astronomia? Per Margherita Hack la scienza dovrebbe essere materia da insegnare alle elementari. La scienza non come formule ma, come scoperta, come divertimento. E l’astrofisica? Come si può divulgare? Per Margherita Hack è un esempio di come la scuola sia lontana dalla scienza: ‘è rimasta ferma quasi a Galileo Galilei, si pensa che chi si occupa di astrofisica guardi solo le stelle, invece si indaga sulla luce, sui gas, cose molto distanti ma che poi aiutano a capire la materia vicina a noi. Oggi, con le grandi potenzialità tecnologiche, saliamo sempre più in alto, osserviamo cose inimmaginabili un tempo, e oggi scoprire l’acqua su Marte ci aiuta a sapere se c’è la vita su quel pianeta’. Poi rispondendo ad una domanda di Puliafito su scienza pura e scienza applicata, Margherita continua: ‘Oggi si investe –mai abbastanza- sulla scienza applicata; ma scienza pura e applicata vanno fatte insieme; la scienza pura poi diventa applicata. La ricerca è fondamentale per il nostro futuro…’.
Giorgio Bertone, quale docente di Letteratura italiana all’Università di Genova, non poteva esimersi dal volgere una domanda letteraria che scaturisce da un carteggio tra la Maria Luisa Ortese e Italo Cavino: ‘Perché guardare il cielo? Perché volgere lo sguardo altrove mentre qui tra noi dobbiamo risolvere impervi conflitti?’ Per Margherita Hack questo universo vuoto ci riguarda molto: la sua evoluzione ha portato a noi. Se ci domandiamo chi siamo, noi possiamo dire di essere polvere di stelle. Tutta la materia che ci circonda e conosciamo è stata scaturita da una esplosione primaria che chiamiamo Big Bang. Un’esplosione originaria e misteriosa…ma se il mistero rimane, qualcuno si domanda, come continuare a sostenersi con assolutismo atea? ‘Io sono atea per fede. La mia è una fede che mi dà piacere sostenere che Dio non c’è. Io non ci credo, ma la mia fede non la voglio certo imporre agli altri…abbiamo un cervello che sicuramente è più misterioso dell’universo’. A Margherita Hack, bastano pochi spunti per trasportarla in vitalissimi ragionamenti, riflessioni e analisi. Così ancora si è parlato di scienza ed embrioni. Per Margherita Hack, la legge sulla fecondazione assistita è oscurantista e antiscientifica –quasi come la posizione espressa dalla scuola su Darwin. ‘Con questa legge si impediscono straordinari progressi per la sconfitta di malattie; poi c’è l’aberrazione di impedire l’utilizzo di embrioni che poi si dovranno buttare nel cesso’. Margherita Hack è schietta come sempre, così da coniugare con straordinaria forza: scienza e impegno; scienza e umanità, scienza e poesia.

martedì, maggio 03, 2005

E’ inutile, come pettinarsi

‘E’ inutile, come pettinarsi’ di Maurizio Mapelli, è un piccolo libro che racconta 8 situazioni, 8 stagioni, 8 momenti che hanno il nome di donna: Marisa, Inge, Sonia…per arrivare ad una gatta. Sì, alla fine l’autore confessa che dormirà insieme solo ad una gatta, di cui domanda chi gli sappia dire di che razza è.
Le donne dei brevi racconti, che compongono il libro di Maurisio Mapelli, sono tutte occasioni mancate: sono come le occasioni perse della nostra vita, come i ricordi belli e brutti di stagioni passate irrimediabilmente ed inutilmente…come pettinarsi.
Riflessioni dolci-amare di un solitario ‘lumpenproletario’ di periferia anni ’70, come si definisce il protagonista. Chissà se quel senso di inadeguatezza, che tutti abbiamo sentito in tanti momenti del nostro crescere, sia ancora presente, sia ancora la condizione di un innamoramento sempre pronto a trasformarci e sempre disposto a essere abbandonato, ma non per pudore…forse solo per codardia: quella che traspare nel racconto di Laura; con la paura di sentirsi dire, no. Quelle del piccolo libro sono storie di 30 anni fa che ci fanno rivedere un mondo che, sotto certi aspetti, non esiste più; senz’altro, per i pochi capelli rimasti in testa a noi, continua l’inutilità del pettinarsi.
Questo piccolo libro, che si legge in pochissimo tempo, l’ho apprezzato molto; il guaio è che è riservato a pochi poiché autoprodotto: è disponibile solo in poche copie presso la libreria Portoanticolibri di Genova.

sabato, aprile 30, 2005

Riflessioni sulla democrazia

Io forse non sono democratico. Delle mille facce che compongono la mia anima, prediligo la più piccola: è un piccolo germoglio, la parte che mi fa sognare un mondo irreale fatto di amicizia, bontà e amore. Questa piccola voce è prepotente vorrebbe contare di più; vorrebbe adattare il mondo ad una bella fiaba, ma vincono gli orchi. La maggioranza di quello che compone il carattere e forma la mia persona sociale, quella che si relaziona con gli altri, la riconosco a volte conformista: le piace il gruppo, il consenso, cerca carezze anche artificiali e corre spesso dietro a quello che pensa buono per un interesse che si rivela opportunista e intollerante. Insomma, con l’amore esiste la voglia di sgozzare qualcuno.
A filtrare questo antagonismo, che penso vivano tutti, e renderlo ‘produttivo’ al vivere civile subentra la Politica e i politici. Allora ecco che ammiro i politici, quelli che sanno interpretare i bisogni, i desideri e le mille facce che compongono le persone. Così, attraverso i politici, identifichiamo un ideale, interessi, proposte, cose da fare…essi ci riflettono, ci assomigliano maledettamente: sono parte (divisi in partiti) di noi.
Per questo allora io non mi sento un ‘politico di maggioranza’ e anche se gioisco alla vincita di una parte, perchè penso miei i suoi valori, continuo a sentire l’inadeguatezza e la difficoltà di tradurre in maggioranza sentimenti intimi di bellezza e felicità.
Perciò allora sono grato ai politici, quelli veri, quelli che poi dovranno scrivere leggi chiare, poiché dovranno sostenere atroci contentezze per personali infelicità.
Per questo poi io odio, sì odio, il politico della maggioranza; di quella maggioranza a tutti i costi: quella che vorrebbe imporre modus vivendi in virtù –sic- dei numeri.
Allora forse io non sono democratico: sono solo una persona semplice e se la democrazia mi vorrebbe cambiare, rimango un anarchico…di minoranza.

domenica, aprile 24, 2005

Giorni d'aprile 1945

Giorni d’aprile del 1945: giorni di liberazione e di vita, giorni di commozione infinita…non ci sarà giorno in quel mese, dell’anno 1945, in cui una notizia brutta non sia affiancata da una bella.
Alcune date importanti:
23 aprile liberazione del campo di Flossembürg; evacuato il 20 aprile, coloro che non erano stati incolonnati nelle lunghe marce della morte verso altri Lager furono liberati dall'esercito americano.
Il complesso industriale triestino dell'ex pilatura del riso trasformato in lager, detto anche Riseria di San Sabba, fu liberato il 30 aprile del 1945, dopo che i nazisti abbatterono con cariche di dinamite l'edificio del forno crematorio e la ciminiera. Molti deportati vennero uccisi in Risiera: i loro corpi venivano bruciati nell'essiccatoio del riso, trasformato nel marzo del 1944 in forno crematorio. Le ceneri e le ossa combuste venivano scaricate in mare dentro sacchi di tela.
Dachau è una cittadina bavarese sita pochi chilometri a nord-ovest di Monaco; in quel campo furono rinchiusi gli oppositori tedeschi del nazismo: comunisti, socialdemocratici, sindacalisti, Testimoni di Geova, giornalisti e religiosi non in linea con le idee naziste. Con l'avanzata degli eserciti alleati, nei primi mesi del 1945 confluirono a Dachau migliaia di deportati provenienti da altri Lager. Il Lager di Dachau fu liberato dall'esercito americano il 29 aprile del 1945.
Il comitato di resistenza che operava clandestinamente nel Lager di Buchenwald rese possibile l'ingresso nel Lager ad alcune unità della terza armata americana, dopo che le SS erano fuggite: era l'11 aprile del 1945. Nel Lager ebbero luogo uccisioni in massa di molti prigionieri di guerra; molti deportati morirono per la fame e per le malattie, per le terribili condizioni di lavoro, per le torture e le violenze ed anche in conseguenza di esperimenti medici.
Il giorno 30 aprile del 1945 l'Armata Rossa liberò il Lager femminile di Ravensbrück rendendo la libertà a quelle circa 3.500 donne che, non essendo in grado di muoversi, non erano state fatte marciare.
Questo era un elenco di ‘liberazioni’ estreme; liberazioni di campi di sterminio, dopo quella di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio dall’Armata Rossa, che influenzò in modo determinante la coscienza del mondo da fare dire: mai più.
Ma poi per l’Italia dopo il 9 aprile, quando partono le operazioni di attacco alla valle del Po, superato il Senio, gli alleati giungono a Imola il 14 aprile, mentre in città i partigiani hanno già scatenato l’insurrezione. Sul fronte tirrenico, Carrara insorge il giorno 10 aprile, e due giorni dopo vi giungono gli anglo-americani. Alla metà del mese molte zone dell’Italia settentrionale vivono già in una situazione pre-insurrezionale (sciopero generale di Torino, 18 aprile), mentre Mussolini abbandona la residenza di Gargnano per trasferirsi, assieme al governo della Rsi, a Milano. Il 21 aprile viene liberata Bologna; il giorno 25 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ordina l’insurrezione generale; a Milano inizia lo sciopero generale, mentre Mussolini fugge dal capoluogo lombardo in direzione di Como. Tra il 25 e il 29 aprile le principali città dell’Italia settentrionale vengono liberate, con il concorso decisivo delle formazioni partigiane: Genova, Milano, Torino, Parma, Brescia…il 28 aprile vengono fucilati Benito Mussolini a Giulino di Mezzegra e numerosi altri gerarchi a Dongo, l’uno e gli altri catturati sulla via della fuga in direzione del confine svizzero. Gli ultimi, importanti combattimenti si svolgono tra la fine di aprile e l’inizio di maggio nell’area veneto-friulana, in alcuni casi anche dopo la resa definitiva delle truppe tedesche in Italia, annunciata ufficialmente il 2 maggio 1945. L’Italia libera ricorda in questo mese i suoi 60 anni.

sabato, aprile 23, 2005

Resistenza continua

Con il 25 aprile di 60 anni fa ci si è liberati dal governo fantoccio, della Repubblica sociale italiana fascista, voluto da Hitler. Dopo averlo liberato al Gran Sasso, Hitler volle Mussolini a capo di un pezzo d’Italia per poter meglio gestire la guerra contro gli anglo americani. Il fascismo infatti era finito il 25 luglio 1943. Con la Repubblica sociale, voluta dai nazisti, nasceva la lotta partigiana e insieme quell’anelito di libertà che ha portato a fare dell’Italia una democrazia europea.
Ora quei politici che cercano di contrabbandare verità diverse con facili revisioni storiche potrebbero andare in Afganistan a commemorare i talebani; potrebbero evitare di chiamare Saddam dittatore e i suoi accoliti terroristi; anche questi somigliano ai patrioti della repubblica sociale italiana cara ai nazisti. In fondo potrebbero solo cessare di leccare i piedi a Bush. La Resistenza contro questi politici continua.

domenica, aprile 17, 2005

Dovremo tornare a Ciampi, Prodi e Amato

Alla fine dovranno richiamare Ciampi, Prodi e Amato per rimettere i conti in ordine. Ancora ci sarà da promettere lacrime e sangue per riconquistare l’immagine di un’Italia seria e con una classe dirigente alla sua altezza.
Purtroppo i 4 anni di governo berlusconiano hanno fatto capire agli italiani quanto le illusioni si paghino care. Altro che miracolo italiano, città sicure, aiuti a chi rimane indietro, riforme per rinnovare il paese e trovare la concordia sociale; abbiamo toccato il fondo senza che i governanti se ne siano accorti. Per loro l’importante erano le depenalizzazioni del falso in bilancio, le leggi Cirami, gli articoli 18, i condoni su tutto, le amnistie per i grandi furti e non certo per i piccoli borseggiatori, le autorizzazioni a costruire dei bunker nelle ville padronali, l’abbassamento delle tasse a chi le ha sempre evase, il soddisfare gli appetiti di potere di una ciurma di destra a digiuno da anni…ora c’è una crisi ma al di là che cambiare il programma di governo, questi qui, li hanno gli uomini giusti? L’hanno una classe dirigente? Avremo sempre dei Gasparri, Castelli, Calderoli, Giovanardi ecc...ministri? Dovremo ritornare a Ciampi, Prodi e Amato.

venerdì, aprile 15, 2005

Forza Giobatta

Giobatta tieni duro, forse ce la farai a non morire sotto Berlusconi. E dire che Giobatta ha 85 anni e nel corso della sua lunga vita ne aveva visto di tutti i colori, ma di morire, di andarsene, di lasciare i suoi nipoti in mano a Berlusconi proprio non gli andava; ora forse ha una speranza ed anche se ha sentito Berlusconi dire ’ Non vi libererete facilmente di me’, sa che ormai ha le ore contate.
Giobatta ormai sa che tenendo duro e vivo l’interesse per la vita, proprio con la speranza che ogni volta tutto possa cambiare, vedrà la fine di un greve periodo della storia italiana.
Giobatta intanto ha visto un ritorno alla vecchia politica e anche se l’aborriva ora la ritiene una cosa meno peggio di quello che gli era stato prospettato come ‘nuovo’…e poi? Poi ha visto che in giro non ci sono più piccoli uomini, dal gigantesco ego, cui far dipendere i destini e questo è un altro buon segno. Ci sarà pur sempre bisogno di persone, di uomini e donne, per far camminare idee, sogni e politica ma per carità: basta ducetti.
Forza Giobatta forse, anche se non volevi neppure quello, morirai ancora democristiano.

giovedì, aprile 14, 2005

50 piccole cose per cambiare il mondo.

Trovate sul sito web di Marco Paolini
1. Rifiuta le buste di plastica ogni volta che puoi. Ogni cittadino britannico consuma fino a 134 buste di plastica all’anno, per un totale di otto miliardi di sacchetti che finiscono abbandonati in discariche sterminate.
2. Leggi una favola a un bambino. Ricordi quant'erano avvincenti le favole? Ora tocca a te comunicare quella sensazione.
3. Usa in casa almeno una lampadina elettrica a basso consumo. Se ce ne fossero almeno tre in ogni casa si risparmierebbe la stessa quantità di energia che serve illuminare tutto il paese.
4. Impara le tecniche di pronto soccorso. Una persona con un'ostruzione delle vie respiratorie può morire in quattro minuti e l'ambulanza può metterci il doppio ad arrivare. Potresti salvare una vita umana.
5. Sorridi e rispondi ai sorrisi. Per sorridere si usa la metà dei muscoli che servono per aggrottare la fronte, ma sorridere fa sentire te e gli altri due volte meglio.
6. Usa i trasporti pubblici. Un autobus a due piani trasporta lo stesso numero di persone che entrano in 40 automobili. E anche se non lo prendi circola lo stesso.
7. Pianta un albero di Natale: assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno. Ogni minuto che passa, in tutto il mondo vengono abbattuti tanti alberi quanto ne entrerebbero in 33 campi da calcio.
8. Fai il bagno con qualcuno che ami. Per riempire una vasca di misura media ci vogliono 65 litri d'acqua: sono 65 litri risparmiati.
9. Se il cartello dice 50 chilometri all'ora, vai a 50. Se investi qualcuno a 60 all'ora hai il doppio delle probabilità di ucciderlo che andando a 50 all'ora.
10. Abbassa di grado il termostato di casa. Ridurrai la bolletta del riscaldamento di 36 euro all'anno e farai miracoli per l'ambiente.
11. Mantieniti in forma fisica e ti sentirai meglio. L'obesità è un problema enorme: cerca di camminare di più, lascia perdere l'ascensore e fai le scale a piedi.
12. Spegni gli elettrodomestici. Se prima di andare a dormire ogni inglese spegnesse il televisore, si risparmierebbe abbastanza energia da illuminare 250mila partite di calcio.
13.Ricicla il tuo cellulare. In Gran Bretagna ogni anno vengono sostituiti 15 milioni di telefonini, quanto basta per aggiungere alle discariche 1.500 tonnellate di rifiuti.
14. Passa un po' di tempo con una persona anziana. Le persone di altre generazioni sanno cose che tu non sai.
15. Registrati on line come donatore di organi. In Italia www.daivaloreallavita.it/int_diventadonatore.html
16. Dai in beneficenza gli spiccioli. Se tutti gli abitanti della Gran Bretagna donassero un penny a settimana, ogni anno milioni di sterline sarebbero devoluti a buone cause.
17. Guarda meno la tv. Accendi il televisore soltanto quando sai quale programma vuoi guardare.
18. Impara dalle espressioni amichevoli in una lingua straniera. Gli alunni delle scuole britanniche parlano più di 300 lingue.
19.Impara almeno una barzelletta divertente. Ridere tonifica i muscoli addominali, abbassa la pressione sanguigna e fa bene alla salute.
20. Informati su come sono investiti i tuoi soldi. Il tuo fondo pensione potrebbe finanziare l'industria delle armi.
21. Spegni la luce quando non serve. Lasciare un ufficio illuminato tutta la notte significa sprecare l'energia necessaria per preparare mille tazze di tè.
22. Fai testamento. Se non fai testamento, il governo potrebbe tassare più del necessario ciò che lascerai ai tuoi cari.
23. Mangia più spesso in compagnia. Secondo alcuni studi, i bambini che mangiano a tavola con i genitori sono meno ansiosi e stressati.
24. Mastica meno gomma americana. In Inghilterra si spendono l'equivalente di 216 milioni di euro all'anno per ripulire le strade dal chewing gum.
25. Usa una tazza e non un bicchiere di plastica. Ogni anno si usano più di sei miliardi di bicchieri e contenitori di plastica, polistirolo e carta, e ben pochi sono riciclati.
26. Dona il sangue. Ogni anno, solo in Gran Bretagna, si usano quasi 1.25 milioni di litri di sangue, ma i donatori sono appena il 6 per cento della popolazione.
27. Paga un po' di più quando fai acquisti nei mercatini di beneficenza.
28. Cogli l'attimo. Cerca di essere d'ispirazione a chi ti circonda dando il buon esempio e incoraggiando gli altri.
29. Ricicla il tuo computer. Quando ne compri uno più potente, cerca qualcuno che ti aiuti a trovare un nuovo uso per il tuo vecchio computer (in Italia tra shware.linux.it)
30. Prepara un dolce per un amico. Un regalo che ha richiesto un po' del tuo tempo avrà più valore.
31. Chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti. Lasciandolo aperto si sprecano migliaia di litri d'acqua ogni anno.
32. Fai qualcosa che credevi di non saper fare. Finchè non ci provi, non puoi sapere se davvero non ne sei capace.
33. Ricicla i tuoi libri. Prestali a un amico o regalali. un libro usato vale quanto uno nuovo, e avrai risparmiato un po' di carta.
34. Compra i prodotti del commercio equo solidale. Sono più convenienti e garantiscono condizioni di lavoro dignitose e condizioni commerciali eque agli agricoltori e ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo.
35. Scrivi alle persone che ammiri. Elogiare qualcuno perché ha fatto qualcosa di bello lo incoraggerà a farlo di nuovo.
36. Dedica un po’ di tempo ad ascoltare gli altri. Non devi risolvere i problemi del prossimo, basta che gli dai la possibilità di esporli.
37. Cedi la precedenza almeno una volta quando ti sposti in automobile. Combatti l’aggressività al volante lasciandoti superare dagli altri automobilisti.
38. Non riempire il bollitore elettrico. Se usi solo l’acqua necessaria risparmierai acqua e corrente elettrica.
39. Fai la spesa nei negozi di quartiere. Hanno bisogno dei loro clienti per sopravvivere.
40. Iscriviti a un’associazione. Entra a far parte di un gruppo o di un club.
41. Abbraccia qualcuno. Chi ti vuol bene desidera essere toccato e abbracciato: comunica questo affetto al maggior numero possibile di persone.
42. Ricicla i tuoi occhiali. Ogni anno nel mondo 200 milioni di persone hanno bisogno di un paio di occhiali ma non possono permetterseli.
43. Pianta un seme o prenditi cura di una pianta insieme a un bambino. Darà a entrambi il senso di aver realizzato qualcosa e distrarrà il bambino dalla televisione o dalla playstation.
44. Segnala al tuo comune i rifiuti abbandonati. E’ tenuto a portarli via.
45. Dai il tuo numero di telefono a cinque persone che abitano nella tua strada. Stabilire rapporti amichevoli con i vicini aiuta a creare un clima migliore.
46. Usa entrambi i lati di un foglio di carta. Per produrre tutta la carta consumata negli uffici britannici, ogni anno sono abbattuti più di 350 milioni di alberi.
47. Passa a un amico la copia di questo giornale. Così anche altri potranno seguire questi consigli.
48. Invia all’autrice del libro un’idea per altre azioni da fare. Falle sapere che cosa vorresti che facessero un milione di persone: lei saprà far circolare le tue proposte.
49. Impara cose nuove, fai cose nuove. Diffondi le idee che secondo te lo meritano, mettendole in atto ma anche parlandone con altre persone.
50. Fai qualcosa gratuitamente. Aiutare nel tempo libero singole persone oppure organizzazioni di volontariato del tuo quartiere può essere fonte di grandi soddisfazioni.

domenica, aprile 10, 2005

Essere TV o non essere TV?

Anche Berlusconi alla fine si è accorto che le sue apparizioni televisive, fatte dal ‘cameriere camerlengo’ Bruno Vespa, non ottenevano più consensi. Così dopo la batosta elettorale e dopo 9 anni di monologhi televisivi ha deciso di andare a Ballarò: la trasmissione politica di punta di Rai3.
Gettandosi ‘senza rete’, in un dibattito televisivo serrato come quello di Ballarò, Berlusconi ha dato anche un segnale per fare capire che lui crede ancora molto in se stesso e nella sua capacità di rigenerarsi come attore principale, come guest star.
Qui, però, si è riscontrato quello che era già previsto; di fronte a D’Alema e Rutelli che gli ponevano domande precise e lo incalzavano con dati precisi, lui rispondeva con la frase consueta: tutto falso, la sinistra è campione di falsità, lei controlla stampa, televisioni, scuole superiori…Berlusconi dimostrava, se ce n’era ancora bisogno, tutta la sua inconsistenza politica; l’opposto di quello che sarebbe necessario per affrontare la grave recessione economica italiana.
Ora mentre il centrodestra sta studiando il modo di recuperare consensi e cerca di organizzarsi per affrontare l’anno che ci separa dalle prossime elezioni, nella testa di Berlusconi c’è un nuovo interrogativo: come affronto le prossime trasmissioni televisive? Questo è il suo vero dilemma. L’uomo della TV, nato con le televisioni, ottenendo con queste il consenso che lo ha portato ad essere il leader di uno schieramento, ora si chiede: essere TV o non essere TV?
Per Berlusconi cui affidava all’immagine, alla ‘presenza’, all’abilità comunicativa ogni mossa politica, vedersi tradito gli provoca sconcerto. ‘Tutto previsto’ è stata la frase d’approccio dopo la sconfitta. Ancora qualche sorriso e poi, via al rilancio: come un giocatore di poker, Berlusconi rilancia ma ormai tutti hanno capito il bluff. Quale sarà il ruolo della TV nel suo prossimo futuro?
In politica prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e i siparietti cui ci ha abituati ormai non incantano più. Se ci devono essere risposte alla crisi del paese, e del centrodestra, queste non saranno certo dettate dall’auditel o dall’aspetto fisico. In queste ultime elezioni un altro fatto dovrebbe fare pensare: è finito il successo per chi passa dallo spettacolo alla politica; si è visto con alcuni protagonisti tipo Flavia Vento, Miss o campionesse di fitness: tutte bocciate.
Allora ancora: essere TV o non essere Tv? Questo è per Berlusconi il dilemma.

lunedì, aprile 04, 2005

Cura omeopatica

Alla luce dei risultati elettorali regionali, la cura omeopatica ha funzionato: la malattia berlusconiana sta regredendo.
La malattia ha prodotto molti guai all’organismo ma con una forte cura ricostituente (anche costituzionale) si potrà riprendere. Innanzi tutto il morale e la morale si sta risollevando. Quei lustrini accompagnati dall’aumento dei crimini, insieme al costo dei beni di prima necessità e la crisi economica, hanno non poco depresso l’umore.
Quel grido Forza Italia, svolto per interessi personali e da ‘patrioti’ con orticelli ben riconoscibili, è divenuto un rantolo.
Tutto l’ottimismo era un sintomo perverso della malattia: una specie di tic ridens che faceva stringere gli occhi e aumentare insane pelurie. Ora ci sarà da conquistare la serenità e la fiducia. Ora con il check-up elettorale abbiamo scoperto che l’organismo reagisce. Reagisce bene.
Ci vorrà ancora un po’ di tempo, sarà possibile qualche ricaduta o infezione postuma, ma la via di guarigione è iniziata…non ci sarà bisogno di aspettare che il ‘virus’ muoia; ha perso, si sono creati i giusti anticorpi.
Il fenomeno epidemiologico del virus ha cambiato segno, ora è negativo.

Due parole da aggiungere alle tante su Giovanni Paolo II.


Non ci sarebbe stato Giovanni Paolo II senza Giovanni XXIII e Paolo VI. Non è stato un caso la sua scelta del nome da parte di Karol Wojtyla, come era stata fatta da Papa Luciani. Se il Papa Giovanni Paolo II è stato grande, lo si deve anche al solco tracciato dai due Papi precedenti. Angelo Roncalli e Giovanni Battista Montini sono stati due precursori del rinnovamento della Chiesa cattolica; i primi ad aprirla al mondo intero.
Le due encicliche: Populorum Progressio (1967) di Paolo VI e Pacem in Terris (1963) di Giovanni XXIII, conservano, a mio parere, ancora oggi una forte attualità; il loro richiamo ai diritti individuali e dei popoli alla libertà, alla giustizia e alla pace sono il tracciato cui si è mosso il Papa appena morto.
Il richiamo continuo ai politici, responsabili delle scelte sul futuro, fatto da Giovanni Paolo II è stato spesso inascoltato. Oggi arrivano in massa, a rendergli omaggio, tutti i potenti della Terra: chissà che non sia, per loro, un momento di riflessione per il destino del mondo. La Terra ha bisogno che le parole del Papa, la sua voce – che lo ha indispettito per la sua forzata interruzione- abbia concreto corso.

mercoledì, marzo 30, 2005

Ogni uomo è una via

Ogni uomo è una via. Ogni uomo fa la sua strada personale per giungere a Sé;
magari lo possono aiutare libri, maestri, religioni, incidenti…magari qualcuno può fare un breve percorso tenendosi per mano con qualcun altro, può avere un guru e recitare un mantra, ma alla fine, l’ultimo pezzo del cammino, l’ultimo tratto lo fa da solo.
Se ogni uomo ascolta se stesso scopre che ogni cosa ha un senso, che conduce alla totalità della natura e tende verso quell’uno che non a caso chiamiamo universo. Ma tutto va riferito alla propria vita, alle proprie esperienze, a quel vissuto che costituisce il nostro ‘passaggio’ all’allargamento della coscienza, ovvero alla consapevolezza di ciò che siamo.
Scopriamo per questo che non c’è vita umana senza sofferenza e questa è percepita spesso come distacco, perdita, abbandono. Ma, senza difendere la sofferenza, dobbiamo pensare che è grazie a lei se noi ci poniamo delle domande. Paradossalmente poi, come risposta, troviamo per vincere la sofferenza le stesse cose che l’hanno provocata: distacco, perdita e abbandono.
Il distacco è il primo dolore: è la cacciata dal ‘Paradiso terrestre’; è la nostra venuta al mondo, alla luce. Con la nascita avviene lo stacco dal grembo materno, dalla condizione prenatale che ci faceva vivere in un limbo piacevole, subiamo il primo traumatico dolore. Ma il distacco è anche ricerca dell’essenza, della propria consapevolezza, l’inizio della nostra individuazione. Il distacco può essere anche quello delle cose materiali o il distacco dall’Io che genera illusioni.
Poi seguirà la ‘perdita’: quella dell’innocenza, della salute, delle persone care, dell’amore…insieme alla perdita proviamo il senso di abbandono ed è con questo che troviamo noi stessi; possiamo sentire risuonare il sé nel silenzio.
Ci troviamo allora da soli a fare i conti con la nostra essenza. Così alla fine impariamo, insieme ai nostri limiti, cos’è e dov’è la nostra ricchezza. Impariamo che la nostra via è la nostra vita.

venerdì, marzo 25, 2005

In paradiso, no

I comunisti vanno in Paradiso. Sicuro. In Paradiso ci vanno anche i musulmani, i buddisti, gli ebrei, i confuciani, gli indù e forse perfino i cattolici. Meno che i ricchi. Per quest’ultimi non si saprebbe come disegnarlo il Paradiso; non sarebbe con le fontane, i fiori e le vergini a disposizione, come lo prefigurano i musulmani; non sarebbe neppure a gironi con cherubini, santi e angeli plaudenti come nell’idea dantesca; men che meno quello del Caffè Lavazza a continuare finzioni e TV. Allora che donare ai ricchi? La reincarnazione in un mulo? Sarebbe allora una ricompensa facile, il guadagno dell’espiazione belle pronta. No, niente Paradiso per i ricchi; d’altronde lo dice il Cristo:” E’ più facile che un cammello…”.
In Paradiso ci va chi ha il senso della Giustizia, chi ha amici ed è anche ateo. In Paradiso ci vanno forse tutti: chi muore per la guerra e chi per sé. Forse ci vanno anche i preti. Meno che i ricchi. Hai voglia di dire che anche i ricchi piangono, che i ricchi soffrono, e non sono neanche sicuri di avere amici per loro stessi e non per i soldi…i ricchi non sono fatti per il Paradiso: non ne hanno l’umiltà. D’altronde come potrebbero girare per le strade del Paradiso- ammesso che ce ne siano- senza le loro grosse automobili con autista? No, niente Paradiso per i ricchi: loro sono destinati a soffrire anche nell’al di là.

mercoledì, marzo 23, 2005

Giornata nera per la democrazia

Oggi 23 marzo 2005 piangiamo la perdita virtuale di una Costituzione nata 58 anni fa, sull’onda di una libertà ritrovata e dall’incontro di alti ideali sociali e politici. Oggi è stata riscritta –anche in un brutto italiano- una Costituzione frutto di un compromesso, all’interno di una maggioranza governativa, tra un partitino che raccoglie meno del 4% e un partito ex fascista che reclamava un premierato forte; gli altri naturalmente a fare da supporto per il mantenimento del potere.
Ho detto ‘virtuale’ perché la Costituzione in vigore ha giustamente previsto che qualche ‘colpo di mano’ fosse poi sottoposto al giudizio popolare con un referendum.
Ora non rimane che battersi affinché la legge costituzionale, regolatrice di tutte le altre leggi, sia riscritta con ampi consensi –possibilmente in bell’italiano- e sappia trasmettere alle generazioni future certezze di uguaglianza e democrazia.
Si stabilisca subito la data del referendum: sarà la data di un’Italia ritrovata.

lunedì, marzo 21, 2005

Chi vince la guerra?


Chi vince la guerra? Chi ha le armi migliori, chi ha la forza più brutale, chi non ha pietà dell’altro. Vince non certo, chi ha la ragione.

Chi vince la guerra? Vince chi rende il nemico inoffensivo, lo zittisce…lo fa morto. Vince non certo, chi cerca la giustizia.

Chi vince la guerra? L’esercito o il popolo? Qualche potente o la gente?

La guerra non la vince nessuno. La guerra fa piangere tutti. Allora non domandiamoci più chi possa vincere la guerra; proviamo a non farla, cerchiamo la pace in ogni dove e la guerra non solo non farà vincere qualcuno, non farà perdere nessuno.

giovedì, marzo 17, 2005

Invecchiare

L’ho sentito dire: ‘Non c’è peccato più grande che invecchiare senza sapere niente di sé’. L’ho sentito dire e ci credo. Sì, perché si invecchia per quello: per sapere di noi. Così quando sappiamo qualcosa ne assumiamo il carattere, tanto da scriverne nel nostro corpo l’immagine. Il nostro corpo allora diviene una metafora, che aggiunge ai processi biologici ulteriori significati. Tutto il nostro essere si sposta gradatamente verso l’anima, ed è lì che prosegue la vita e la sfida per il suo senso.
Così nella vecchiaia assistiamo al sublime mistero della vita: la decomposizione fisica genera pensieri a dimostrare che la vita dipende pure da batteri muffe e chimica, ma il pensiero no! I pensieri più ‘inadatti’ sopravvivono. Ecco come si presenta l’evoluzione. Ecco come succede l’inspiegabile.
Ma ne siamo coscienti? Oggi invece assistiamo ad un allungamento della vecchiaia. Qualcuno pensa anche di fermarla, rinviarla; ma si ottiene solo un allungamento, un percorso più lento, comunque inarrestabile e senza senso.
Ora bisogna, invece che aggiungere capelli alla nostra testa, stirare le rughe del corpo o travasare ricostituenti nelle viscere, si mettano nel cervello nuove idee, nuovi pensieri, e si contemplino nuove libertà.
Come sostiene James Hillman: “Arrivati ai cinquanta o sessant’anni è ora di incominciare un altro tipo di terapia: la terapia delle idee”. Ecco questa cosa l’ho appena letta ed è quello che penso e mi piace.

mercoledì, marzo 16, 2005

L'Unione e le divisioni

Non c’è solo lo scontro elettorale ad acuire le divisioni e la litigiosità tra gli italiani; c’è da tempo –si può dire con l’avvento della destra al potere- una guerra tra fazioni che l’Italia non ha mai conosciuto. Neppure nell’immediato dopoguerra tra la D.C. e Fronte Popolare, tra De Gasperi e Togliatti, ci fu una tale virulenza conflittuale. E’ sempre più chiaro che la destra divide, sempre più fa leva sull’animosità e i sentimenti reazionari: razzismo, richieste di pena di morte, discriminazioni salariali e sociali, vendette e rivincite tra persone, gruppi…lo smantellamento dello stato sociale è poi una condizione basilare per attuare la loro politica di deregulation.
Sembrava, fino a qualche anno fa, che in nome di un pragmatismo laico si fosse abbandonata le guerra ideologica, ma invece questa ritorna: si evoca la paura del comunismo sovietico, dei magistrati cosiddetti giustizialisti- naturalmente solo quando colpiscono il ceto politico- ecc. Tutto continua.
Eppure io credo nell’intelligenza degli italiani. Credo che non piaccia a nessuno continuare a vivere così. Non credo che la realtà del nostro vivere quotidiano sia un ipotetico ring dove scambiarsi pugni anche solo virtuali. Allora le sfida politica messa in campo dall’Unione ha, anche nella sua denominazione, un auspicio: unire le forze per ridare speranza di futuro. La politica deve lavorare per il futuro e questo vuol dire muoversi insieme per obiettivi di benessere comuni.
Solo aiutando il nostro vicino, quello che vive a fianco a noi, aiutiamo anche noi stessi. La destra invece vuole solo il far west; vuole un liberismo, cui ognuno pensa per sé, a scapito del prossimo e della comunità: questo vuol dire dividere e far retrocedere, come sta avvenendo, la nostra società.

lunedì, marzo 14, 2005

A Milano...


Sapessi come strano, sentirsi innamorati a Milano…

cantava una canzone.

Sapessi come lo è ancora in certi luoghi, che si sono fatti poi...

ancora tra notizie di bombe e stragi; ancora tra palazzi vecchi e sporchi.

Ancora è difficile far volare la fantasia.

Eppure mi basta vedere il tuo viso, i tuoi occhi ed il tuo sorriso,

e mi innamoro.



Sapessi come strano, innamorarsi ogni giorno in certe città…

sapessi come dà noia uscire ogni volta.

Dove si corre per far la ‘grana’; dove è provinciale vestirsi come pare,

dove ci si conosce appena.

Eppure mi basta saperti sotto questo stesso cielo, saperti nei pensieri

e dirmi che t’amo.



Poi possiamo pure essere a Milano.

lunedì, marzo 07, 2005

In ricordo di Maria Zambrano

Per l’8 marzo di quest’anno mi piace ricordare una grande filosofa, Maria Zambrano che, al pari di Simone Weil, Hannah Arendt e Edith Stein, ha vissuto nella propria carne la filosofia; ha conseguentemente dato corporeità al suo pensiero.
Maria Zambrano, con le sue opere di filosofia, riporta la storia dell’umanità agli dei, allo spirito originario del pensiero inscritto nel mito, e lo fa con uno stile di linguaggio poetico e filosofico insieme. Lo ‘ spirito’, il ‘divino’, quell’intelligenza che assegna un nome a tutte le cose, ha una coscienza in Prometeo: nella distinzione da Giove, dalla Notte e dal Caos. Negli dei si avverte il passaggio da un ‘prima’ ad un ‘dopo’ per cui dopo si può narrare, si ha la parola per farlo.
Il suo essere donna, e il suo modo di sentirlo, spinge Maria Zambrano inevitabilmente ad ispirarsi a quelle figure di donna che, come Antigone, Eloisa e Diotima, hanno conosciuto la misericordia in quanto "hanno fatto dell'amore una filosofia di vita e della propria vita un'opera filosofica".
Ma più di tutte, l'autrice preferisce la figura mitica di Aurora, sorella della notte, promessa di luce che emerge dalle tenebre di cui mantiene in sè intima traccia.
Maria Zambrano mi ricorda che il filo del pensiero, con cui l’uomo ha tessuto la ragione, è dovuto al lavoro femminile: è Arianna che ha dato il filo a Teseo per uscire dal labirinto.
Maria Zambrano, come Señora de la palabra, ci porta a fare i conti con la Cultura e la Comunicazione, tracce di una matrice profonda dove amore e corpo, anima e vita, sono valori imprescindibili e universali.
Allora traggo da Maria Zambrano: “l’Aurora della parola assiste colui che ha vegliato nella notte, il germe della fiamma che accende la parola vera, la parola promessa…per questo le rovine che appaiono sono il tempo della tragedia, il tempo di un passato che continua ad esserlo. Ogni rovina emana il divino tanto che un tempio in rovina è un tempio perfetto: luogo sacro che incarna la vita con la morte…a raccontare questo sacro è la poesia. Filosofico è il domandare e poetica è la scoperta. Non è forse poetica, sempre, la scoperta?”.

domenica, marzo 06, 2005

Altre razze

Io che non credo alle razze mi devo ricredere. Vedo persone che sempre più considero di un’altra razza. Esempio Berlusconi per me è di un’altra razza; non della famosa ‘razza padrona’, di cui si parlava negli anni’70 per indicare i capitalisti italiani tipo Cefis o Pesenti, ma proprio di un’altra razza, tipo ogm-organismi geneticamente modificati- con differenze geniche e antropologiche evidenti. Guardate: mentre tutti invecchiano, lui ringiovanisce; mentre gli altri perdono i capelli, o gli diventano bianchi, a lui ricrescono e sono sempre colorati; mentre tutti con l’età indossano gli occhiali per leggere, lui no, lui legge senza.
Potrebbe essere un immortale? Uno di una nuova specie? Si potrà pensare di clonarlo? Di effettuare delle inseminazioni staminali speciali?
Intanto io che non credo alle razze mi devo ricredere. Vedo delle persone che per me sono alieni: sanno navigare in questa società malata senza avvertire puzza, anzi ci sguazzano all’apparenza felici: chiamano la guerra mantenimento della pace; preparano leggi per cui leggere non serve, basta guardare i loro ‘capi’; istruirsi non vale, basta non pagare niente. Poi continuano imperterriti una stessa storia che chiamano cambiamento…ma io invece un cambiamento l’avverto: avverto di invecchiare e quello che imparo lo scrivo nel mio corpo con il carattere, tanto che lo stesso diviene una metafora, allorché tutto si sposta nell’anima, e la mia decomposizione genera pensieri che seppur inadatti sopravvivono: ecco dov’è il sublime.
Ma allora? Allora son forse io una nuova razza; io che invece di mettere capelli in testa aggiungo nuove idee e contemplo nuove libertà. Forse allora non sopravivverà il più furbo o il più adatto, solo i più fantasiosi e gli interroganti. Chissà?

sabato, marzo 05, 2005

L'Iraq agli iracheni

Anche se il popolo iracheno con le elezioni ha dato una grande prova di civiltà, di partecipazione alla ricostruzione democratica del proprio grande paese, bisogna ricordare che vive sempre in guerra. Dopo l’abbattimento del sanguinoso regime di Saddam Hussein, per il quale il popolo iracheno con l’attuale guerra ha pagato un contributo di sangue senza precedenti nella sua storia, la normalità non si vede; anzi con il proliferare del terrorismo e la continuazione dell’occupazione militare americana si può pensare ad una catastrofe umanitaria. L’Iraq non sarà mai più una nazione tranquilla e gli americani sono in grande difficoltà poiché in verità controllano solo una piccola parte dell’immenso territorio iracheno.
Questa è la verità che molti giornalisti raccontano. Dopo aver vinto la resistenza con le armi a Falluja, Karbala e Najaf, gli americani vivono alla giornata non avendo nessuna prospettiva se non controllare quello che possono con i nervi a fior di pelle e l’ostilità crescente di tutta la popolazione: sono sempre degli stranieri e a nessuno piace avere in casa propria degli stranieri prepotenti, maleducati, arroganti, come sanno esserlo gli americani?
L’incidente a Giuliana Sgrena, con l’uccisione dell’agente del Sismi, si inserisce in questo quadro. Gli americani non hanno vinto un bel niente. Le guerre non portano democrazia ad un paese, se questi non ne ha in sé i germi.
Gli Stati Uniti d’America per questa guerra si stanno indebitando fuor modo e non sono in grado di inviare più truppe di quante ce ne sono già. Per un controllo totale del territorio iracheno occorrerebbero 3 volte di più i soldati impiegati. Impossibile. Bush non sa come uscirne: spero che l’Europa si dimostri più intelligente degli italiani e non si faccia coinvolgere neppure dando soldi agli USA.
Le elezioni si sono svolte, ora lasciamo l’Iraq agli iracheni

lunedì, febbraio 28, 2005

Devolution delle parolacce

Curzio Maltese ricorda bene, di ricordarci, di una parabola perfetta del berlusconismo, quella del ‘mostro bavoso’. Ecco che una mattina, l’ometto di Arcore, dice che è attaccato dall’opposizione con mille epiteti tra cui quello di ‘mostro bavoso’. Nessuno a sinistra ricorda quell’insulto; ma dopo alcune verifiche si scopre che quell’aggressione verbale è invece stata fatta, da un giornalista che scrive su un suo giornale, all’indirizzo di Romano Prodi, il suo avversario politico.
Nessun giornale di regime o televisione riporta il fatto. Morale, l’insulto dell’insulto continua. La vittima dei ‘cattivi’ avversari ‘comunisti’ è sempre e solo lui.
Se poi si indaga ancora un po’ si scopre che nessuno ha mai pronunciato insulti peggiori del suo attuale alleato Bossi: “Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un kaiser in doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della politica. Un Peròn della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia nel mio pollaio"..."Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C'è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia?”…” Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra, con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano"…tutte dichiarazioni documentate e tratte da agenzie e quotidiani diversi, negli anni che vanno dal marzo-aprile 1994, all’ottobre del 1999.
Di tutto questo però è bene tacere, poiché la campagna elettorale è iniziata, ed è meglio che la verità non si sappia.
Volete mettere la devolution delle parolacce? Un ‘buffone’ dal ‘basso’ costa 500 euro...un ‘mostro bavoso’ quanto costerà? A loro naturalmente niente; queste cose, a loro, li fanno solo guadagnare.

sabato, febbraio 26, 2005

Million dollar baby

Chi lo avrebbe mai detto che Clint Eastwood, dopo 40 anni da ‘Per un pugno di dollari’ e ‘Qualche dollaro in più’, ritornasse con ‘Million dollar baby’? E questi dollari accresciuti, se intesi come energia spirituale e spessore vitale, ci sono tutti. Oggi Clint Eastwood, con il suo ultimo film ‘Million dollar baby’, ci ha regalato un capolavoro.
La storia, raccontata dal film, è apparentemente di boxe; è invece la storia di due caratteri, dove il carattere è anche il destino –non ricordo dove l’ho letto, ma qui il destino è scritto veramente nei caratteri dei due protagonisti. Un vecchio, Frankie Dunn (Clint Eastwood), ha già il destino compiuto ed una giovane donna, Maggie (Hilary Swank), lo compirà grazie all’incontro ostinatamente cercato con il vecchio. A raccontarci questa storia è un altro vecchio, Scrapt, interpretato da Morgan Freeman che, come nel film ‘Le ali della libertà’, fa la voce narrante.
Il vecchio Frankie ripercorrerà ancora una volta il suo destino con la giovane donna. Lui non è un perdente, è un professionista ed ha una saggezza utile a vincere; ma ripagherà la scelta di una passione riperdendo la giovane campionessa, come aveva già perso negli anni la figlia.
Un film amaro, che riflette sulle illusioni della vita. Un film dove è narrata un’esistenza che non si riesce a misurare con il metro della politica e della morale, ma esclusivamente con la propria compassione.
Sì, per compiere un destino, a volte, anche Dio va aiutato. Un destino fatto di solitudine, di illusioni, e dove si può trovare la compassione nelle persone che meno ti aspetti.
Questo è quanto ho provato guardando il film. Ora sta a voi vederlo e ‘sentirlo’.

lunedì, febbraio 21, 2005

Cicli storici

Corsi e ricorsi; cicli storici: ora su e poi giù…come il fiatare. Prima si cresce e poi si decresce. Dentro, fuori. Pieno, vuoto. Periodo buono, periodo cattivo. Ecco, ora siamo nel periodo brutto.
Questo è quello che avverte il popolo, la gente semplice, umile; quelli come me. Fasi alterne: le onde positive e quelle negative. Le onde del nostro crescere; quasi una metafora della vita, quella del battito sincopato del cuore: battere e levare. Ecco, ora siamo in levare.
Questo è quello che vivono i poveri. Ma cosa si poteva pensare, di diventare più ricchi? Diventare come lui? La storia prosegue così: prima una fase di avanzata economica e poi la recessione. Si poteva pensare di aumentare all’infinito ricchezza e diritti? Di stare sempre meglio? E no, la storia insegna. Ora tocca ai ricchi riprendersi quello che sembrava avessero perso. Perseguitati da giudici; incalzati da richieste di moralità, di denaro, di giustizia sociale, uguaglianza…i ricchi non ne potevano più e allora eccoli a governare il periodo giù…per noi naturalmente.
Così ora siamo in attesa della svolta: la fase sì, dei poveri. Ma abbiate fede. Come si sa, sempre male non può andare, sempre bene non può durare.

giovedì, febbraio 17, 2005

Dannati e leggeri

Ad introdurci nella presentazione del libro, Dannati e leggeri di Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, è Claudio Burlando, in qualità di presidente della associazione culturale Maestrale promotrice dell’incontro di stasera, mercoledì 16 febbraio, all’Auditorium Montale. Burlando ci dice subito quanto il libro gli sia piaciuto e l’abbia, oltre che aiutato ad abbassare la testa per leggerlo, –ora che deve sempre tenerla alta per l’impegno elettorale che lo vede protagonista- anche divertito. Seppur breve il romanzo è ricco di avvenimenti, luoghi, e personaggi con molti intrecci storici che attraversano tutto il secolo passato. Burlando parla dei molteplici luoghi che toccano i protagonisti di questa saga familiare; luoghi veri, luoghi precisi che aumentano la piacevolezza della lettura, già di per sé avvincente con la storia raccontata in prima persona dalla bellissima Mirò. E poi le donne, le tante donne che oltre la protagonista sono il sale del racconto.
Tocca poi ad Andreina Boero, imprenditrice, che si definisce per l’occasione la ‘casalinga di Voghera’; questo perché nel suo giudizio avrebbe desiderato un romanzo più consistente delle 108 pagine che lo compongono. Insomma, per quelle vite eccezionali che catturano il lettore, occorreva un bel romanzo ottocentesco dato che gli ingredienti di una storia lunga e appassionata ci sono tutti. Perchè accorciarlo?
Risponderà Paolo Crepet dicendo che si sente vittima del doppio concentrato di pomodoro Mutti e che questo non gli permette di scrivere 500 pagine. «Scrivo cose leggere, non sento di avere la capacità di scrittura di un romanzo del’800 ma forse è cambiato il modo di raccontare ed è cambiato il lettore. Prima c’era anche una pedagogia letteraria, oggi con più cultura e il lettore molto più informato c’è la necessità di una sintesi di scrittura».
Il romanzo rivela Crepet è nato dal racconto ascoltato da un Capitano di lungo corso nella Casa di Riposo di Camogli: quell’anziano signore aveva voglia di raccontare la sua vita di viaggi e trovò lui che lo ascoltò. «Dobbiamo ritrovare il gusto di raccontare ed ascoltare gli altri. Il peggio di noi siamo noi; mentre il meglio è quello che ci dà l’altro. Si impara molto dagli altri e il racconto è confronto».
La protagonista del romanzo Dannati e leggeri è la metafora del racconto, è la straniera che ci porta altrove e ci fa comprendere l’alterità. Le donne per questo detengono il potere: quale capacità di tenere il filo, di saper annodare il racconto e i sentimenti. Quindi impariamo a trasmettere emozioni, riascoltiamo i nonni, le storie vere di vita e non i reality show televisivi; così potremo comprendere gli altri e condividere i sentimenti.
A Gabriele Lavia non rimane che leggere alcune pagine; ma prima vuole ricordare, all’amico Paolo Crepet, che quella giostra descritta nell’ultimo capitolo è anche detta ‘calcioinculo’. E qui sta un’altra metafora, poiché in quei giri di giostra la protagonista si accorgerà che il seggiolino davanti a lei è vuoto: non c’è nessuno a cui dare il calcio in culo…in quei giri di giostra si vedono sfuocati tutti i protagonisti incontrati nella vita, nei molteplici giri di giostra si assapora l’aria e il profumo intenso dei ricordi che formano le nostre radici.

domenica, febbraio 13, 2005

Lettera di un anziano innnamorato

Non parlarmi di San Valentino. Ti prego, non cadere in una scatola di cioccolatini. Lascia stare la festa e parlami di te. Poi anch’io ti parlerò. Io te lo devo dire: mi è successo di pensare a te e di emozionarmi fino alle lacrime. Ho pensato a te come la cosa più bella che ho avuto nella mia vita. Mi piace pensare all’amore e pensandolo dargli il tuo viso; riempirlo di te, della tua voce, delle tue movenze così aggraziate.
E poi devo aggiungere che il nostro amore è diventato una piccola società di mutuo soccorso. No, questo non è riduttivo dell’amore, è l’amore che è cresciuto ed è cambiato. Forse ha perso slanci, ha perso qualche carezza e qualche bacio appassionato in mezzo alla strada…è sopraggiunto un pudore che non conoscevamo: ti avrei baciata un dì, ovunque.
Ma ora pensa, io ci penso, pensiamoci: sapremmo stare vicini adesso, ora, se non saremmo invecchiati insieme? Ci guardiamo ogni mattina appena svegli senza barare. Poi lo so tu, dopo mezz’ora chiusa in bagno, diventi più bella…ma io con l’alito che puzza e il pigiama arrotolato posso ancora sedurti? Guardo in un angolo la cesta dove finiscono i nostri panni sporchi: sono mischiati anche loro, sono uniti da una intimità arcana; siamo noi che continuiamo in attesa del lavaggio a risplendere insieme. Dì la verità, le toccheresti le mie calze sporche se non avessi conosciuto i miei sudori giovanili? Se non fossimo entrati, anche con le dita, negli intimi affanni?
Ora passati gli anni sento di aggrapparmi a te. Sento che non ci sarà un’altra storia che ripercorra tutte le emozioni che mi ha dato la vita con te. Così io ti penso sempre al mio fianco. Senza di te, io non sarei io. Non sarei quello che sono o sono diventato, in bene o in male; poiché non si vive invano insieme tanti anni. Non si vive a fianco senza scambiarsi qualcosa di profondo.
Sì, va bene, ora parlami di San Valentino, forse ho sbagliato; non è poi sempre banale parlare d’amore. Non è banale invecchiare; invecchiare insieme.

venerdì, febbraio 11, 2005

Sulla catastrofe

Argomento di attualità ieri sera, 10 febbraio, alla Libreria Portoanticolibri di Palazzo Millo. Attualità, perché le catastrofi non ci mancano mai: ne siamo circondati e se non sono naturali, come l’ultimo tsunami in Asia, gli umani se le procurano con le guerre e i danni ambientali.
A parlarne è, come l’ha definita Matteo Elio LoPresti –docente di Storia e Filosofia- una ‘compagnia di giro’ composta oltre che da lui, da Michele Marchesiello –magistrato- e Franco Moscone –sacerdote rettore del Collegio Emiliani di Nervi.
L’occasione per parlare di catastrofi è data dalla presentazione del libro ‘Sulla catastrofe- l’illuminismo e la filosofia del disastro’ di Voltaire, Rousseau, Kant. Raccolta antologica di testi curata da Andrea Tagliapietre per l’editore Bruno Mondatori.
La ‘compagnia di giro’ è nata quando Lo Presti trovò a Palazzo di Giustizia di Genova, nello studio di Marchesiello, il libro citato; sorpreso interrogò (lui, il docente) il magistrato che rispose con alcune provocazioni. Con l’aggiunta del sacerdote Moscone, ecco che gli interrogativi presero corpo ed ora sono utili a scandagliare, con l’aiuto dei tre grandi filosofi, i molteplici interrogativi che ogni catastrofe provoca.
Bisogna prima ricordare che per segnare la nascita dell’età moderna uno di essi è, senza dubbio, l’immane terremoto che colpì Lisbona il 1° novembre del 1755. È stata l’ultima volta che i piani di Dio sull’uomo sono stati oggetto di un dibattito pubblico generale in cui si sono impegnate le menti più notevoli del tempo: Voltaire, Rousseau e Kant.
Ancora oggi però le domande e le risposte dei tre filosofi ci aiutano a pensare. Così scopriamo, attraverso le parole dei ‘relatori’, gli aspetti del sublime, dello smarrimento e insieme dell’estetica; dell’inconoscibile, del dolore e della possibilità di riprendere ogni volta, dopo le catastrofi, il cammino storico…il far girare la ruota: questo è Lo Presti che interpreta e chiarisce bene Kant. Marchesiello da magistrato pone il senso dell’ingiustizia che ogni catastrofe provoca. Da qui la ricerca della responsabilità, vero elemento di modernità: insomma indagine tra la fatalità e la responsabilità che spingono alla conoscenza delle cose e così la sottile divisione tra la catastrofe naturale e quella umana rappresentata dalla guerra. Una ricerca della Ragione e della Morale che avvicina il magistrato Marchesiello a Voltaire.
Sembrerebbe a questo punto l’imputato divenire Dio; ma è Rousseau che risponde, e per Moscone diventa facile assumerne il pensiero. Rousseau fedele alla provvidenza universale e propenso a gettare le responsabilità sull’uomo piuttosto che su Dio, rilancia così ciò che l’umanità non deve mai perdere: la speranza. La speranza che ciò che è dell’umanità si rinnovi.
A noi rimane in fondo la semplice interrogazione che nasce ogni volta si presenta una catastrofe: perché? Una interrogazione forse disarmante, ma che dà al pensiero la vertigine di far rinascere ogni volta Dio.

mercoledì, febbraio 09, 2005

Incontro di filosofia

Serata di filosofia, stasera 8 febbraio, alla Biblioteca dell’Università di Genova. Per parlare di filosofia, c’è stata l’occasione della presentazione del libro di Anna Czaika: Tracce dell’umano. Il pensiero narrante di Ernst Bloch. Insieme all’autrice ne hanno parlato Vittorio Coletti e Domenico Venturelli. Bloch è conosciuto come il filosofo del principio di speranza; un filosofo che ha con grande originalità coniugato marxismo, cristianesimo ed ebraismo. In un momento storico che mette in discussione la fede nell’uomo, Bloch la rilancia.
L’introduzione di Vittorio Coletti spiega come la filosofia di Bloch non è da considerarsi sistematica; egli è un creativo e attraverso una scrittura letteraria usa il racconto come forma riflettente. I suoi racconti sono le tracce (spuren) con cui avviene la sintesi del suo pensiero e nell’esperienza narrativa raggiunge il culmine della sua filosofia. Il libro di Czaika Bloch fa proprio riferimento all’opera Spuren – tracce il suo libro più narrativo e poetico. Le storielle che racconta sono esplicative e la narrazione di quello che consideriamo traccia, scarto, lato nascosto, diventano la filosofia per cogliere l’attimo. Poi Bloch ripropone la domanda classica del filosofo: “Chi siamo?”. Molte sono le domande che aggiunge Domenico Venturelli. Molte anche le perplessità sull’attimo, sulla speranza che sconfigge la morte.
Le risposte di Anna Czaika vengono attraverso il lavoro contenuto nel libro: la risposta si può trovare nell’arte, nell’immagine, nella musica come poetica dell’attimo. Così la nuova identità non sarà un melting pot, ma una nuova immagine che sa trasmettere cultura, perché la problematica dell’attimo è una concezione che trova nel passato la sua dimensione. Per Bloch non c’è un mondo da migliorare ma, nel nostro divenire, un ‘mondo altro’. L'idea di Bloch, è che la speranza non è semplicemente un premio di consolazione per le disgrazie necessarie della vita degli individui e della storia, ma è piuttosto uno sforzo per vedere come le cose stanno in movimento, come si evolvono.
Tracce dell’umano. Il pensiero narrante di Ernst Bloch
di Anna Czaika
(Reggio Emilia, Diabasis, 2003)

Premio Salvatore Valitutti 2004

Euro 18

venerdì, febbraio 04, 2005

Il Sergente Paolini

Avevo letto molto tempo fa Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern ed ora ho rivissuto quelle drammatiche pagine, che raccontano la ritirata del nostro esercito in Russia, dalla voce di Marco Paolini. Ieri sera sono andato a teatro a vedere ‘Il Sergente’ di Marco Paolini e l’emozione è stata identica a quella che mi aveva trasmesso il libro, questo grazie alla trasposizione teatrale fatta con una sapiente lettura del testo letterario alla regia e alla bravura dell’attore . La scrittura di Rigoni Stern poi si presta molto all’affabulazione di Paolini.
Grazie a Paolini, come per Vajont, l’opera riesce a trasmettere una forte commozione a tutti i presenti in sala; giovani, uomini e donne, adulti e anziani, vengono tutti scossi. Quel dramma, racconta qualcosa di universale e le lacrime sono liberatorie ed insieme un omaggio a quegli uomini. Uomini che riescono a non perdere la dignità e a trovare in un paese straniero che si voleva conquistare, renderlo ‘nostro’, una originale comune umanità.
Stern si era dimostrato un vero talento narrativo: la sua scrittura è immediata, chiara, concisa, è un bell’esempio di letteratura. Quello ‘’raccontato’’ nel libro è tutto vero, così ne esce un forte monito contro la guerra, la sua insensatezza che vede uomini uccidersi e morire senza ragione. Poco più che ventenne il sergente Rigoni Stern prende il comando di un gruppo di alpini e inizia la ritirata verso un ritorno a casa pieno di insidie. Un ritorno a ‘baita’…e ‘da che parte è l’Italia’? Ogni tanto irrompe questa domanda. Sì, alla fine di 1400 uomini della compagnia del sergente Rigoni Stern, solo 340 torneranno a ‘baita’, a casa. Il drammatico racconto dei sopravissuti è una lezione di memoria, una lezione di storia che è nostro dovere non dimenticare, non scordare.
Cenci, Tourn, Pintossi, Moreschi, insieme a Rigoni, sono i personaggi veri, reali; sono i piccole e grandi uomini che affrontano un’avventura drammatica, tragica con una umanità che giunge a noi a farci dire che mai più si deve violentare gli uomini. Mai più i nostri occhi debbano vedere quello che hanno visto i loro.

mercoledì, febbraio 02, 2005

Dopo Auschwitz

Dopo Auschwitz, dopo quello che sembrava inimmaginabile e incomprensibile, dopo tanto dolore e terrore, c’è sempre da interrogarci se si sia ripresa la strada dell’evoluzione umana o semplicemente si continui il racconto che ci vede sempre uomini mediocri e insieme povere canaglie.
Hannah Arendt indicava nella struttura del potere, in quella ragnatela di competenze delegata a mediocri impiegati e uomini senza pensiero, la componente del male del XX secolo. ‘Gerarchie e poteri paralleli venivano estesi in maniera confusa e intricata così che ognuno gestiva da buon servitore il suo ammirato capo superiore: Hitler o Stalin’.
Ma poi, per Freud, abbiamo una specie di condanna a scontare traumi infantili, madri castranti, cattiverie e repressioni puberali; per cui pessimisticamente l'uomo è un animale cattivo e crudele che continua una storia di assassini, di morte, che riportano ad un parricidio: il peccato originale. Una colpa primordiale. L'uomo uccide sempre, e al di là di nemici individuati con diverse bandiere, come necessità di sopprimere il padre. Il cristianesimo per questo ci aiuta facendolo uccidere da "altri"; dagli ebrei appunto.
Insomma, se quelle energie bestiali, che hanno portato a dare forza e potere a Hitler e Stalin, erano naturali, allora tutto è frutto dell’imbecillità. Era quello che fa dire a San Paolo:" Io non faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ma se faccio quello che non voglio, non sono io a farlo ma la forza del peccato che abita in me". Quel peccato è l'imbecillità, quella bestia che si rigenera ad ogni nascita e ci fa bambini crudeli, egoisti, gelosi; ancora appunto.
Così obbligati a crescere, ci nascondiamo dietro a Ragione e Volontà: veli che si alzano al primo soffio di vento smascherando la Ragione come ideologia e la Volontà come potere. Quindi dov’è l’evoluzione?
Esisterà una evoluzione collettiva che ci metta al riparo dal ritorno di quel male commesso in passato? Penso di no; eppure la stessa Hannah Arendt con la sua analisi - uomini senza pensiero -indicava anche un antidoto.
Hanna Arendt ci aiuta a comprendere allora come il "decalogo" del Dio unico da opporre al male, fosse ben poca cosa contro la forza conosciuta di un Hitler o uno Stalin. La vera forza del male è nell’esercito degli sgherri, dei gregari, adulatori, sudditi fedeli, è il dovere: il non pensiero. Riusciremo allora a trasmettere con un circolo virtuoso il pensiero? La critica e l’introspezione? Buona ricerca a tutti. Poi chissà…

venerdì, gennaio 28, 2005

Ancora Resistenza

Quest’anno al Resistenza compie 60 anni; ma non è da mandare in pensione, come tenta di fare la maggioranza governativa italiana con la Costituzione da essa nata.
Stiamo attraversando un periodo tra i più brutti della storia italiana del dopoguerra; si sta instaurando con la destra al potere un regime reazionario: non è stato risolto il conflitto di interesse di chi guida il governo; si spezzetta l’Italia, si fanno riforme per assoggettare al potere la Giustizia e la Scuola; si sta perdendo ogni riferimento etico e sotto la voce dello spoil sistem si stanno mettendo nelle istituzioni uomini come servitori, invece che con competenze; aumentano i poveri e gli indifesi. Insomma ci si avvia, con le prerogative di un capo proprietario del maggiore sistema di media italiano (case editrici, distribuzione cinematografica, televisioni, giornali, radio ecc.) ad una sorta di nuovo fascismo.
Fascismo, non è una parola grossa o fuori moda: è sempre attuale. Non si ripresenta certo con gli stessi rituali o forme del passato, si aggiorna e anche senza camicie nere, brune o azzurre, sta sovvertendo piano piano il nostro modus vivendi democratico. Dietro all’allarme criminalità, spostato su emigrati, scippatori, piccoli delinquenti, si sposta l’attenzione dei criminali dentro le istituzioni. Con i piccoli furti, che risultano più odiosi e avversati delle grandi rapine, si nascondono o minimizzano, crack finanziari, falsi di bilancio, corruzione di giudici, atteggiamenti mafiosi; si sta costituendo una schiera di intoccabili, di prepotenti che non sono altro che i nuovi gerarchi.
Bisogna ritrovare gli ideali della Resistenza e con questi fermare il disegno politico di un nuovo fascismo.
Questa destra illiberale sta governando da 4 anni attuando tutte le leggi che voleva; malgrado ciò il suo capo cerca di fare la vittima di un odio che è solo suo. Egli vuole trascinare gli italiani in quel psicodramma che mette in gioco vittime e carnefici, per assumere il ruolo di salvatore tanto caro ai dittatori. Invece di rendere conto di quello che ha fatto e non fatto, svia il dibattito politico su paure, su reazioni emotive irrazionali. Questa è la destra reazionaria di sempre; quella che ha sempre fatto pagare ai popoli i più atroci prezzi. Ritorniamo alla Resistenza. Ritorniamo ai valori fondanti la nostra democrazia.

mercoledì, gennaio 26, 2005

I sommersi e i salvati di Primo Levi

In occorrenza del 27 gennaio, giornata della memoria, voglio ricordare un libro di Primo Levi: I sommersi e i salvati. Per Primo Levi sono bastate solo due generazioni per far sì che l’esperienza dei Lager nazisti fosse sfumata, fosse storicizzata; resa lontana e muta. Quel sogno ricorrente, fatto dai detenuti, di non essere creduti, di non potere essere i protagonisti di un orrore tanto grande da non essere considerato vero, non si è avverato; detto questo, il libro parte con una considerazione: la memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace.
Uscito un anno prima della sua morte per suicidio, nel 1986, ‘I sommersi e i salvati’ è una rilettura dell’esperienza di Auschwitz, dopo quasi 40 anni dal libro: “Se questo è un uomo”. I testimoni veri del libro sono ‘i sommersi’, coloro che sono morti; coloro che anche se in possesso di carta e penna, non avrebbero scritto nulla perché la loro morte era già avvenuta, prima di quella corporale.
Il mondo del lager, descritto nel libro ‘Se questo è un uomo’, non poteva essere letto con una semplificazione: da una parte il bene (le vittime)e dall’altra il male (i carnefici). Primo Levi ricorda, che già al primo impatto, chi si aspettava solidarietà dagli altri detenuti rimaneva sorpreso: ognuno pensava per sé, e chi rubava cibo, chi riusciva ad avere privilegi era quello che aveva delle possibilità per sopravvivere; era un ‘salvato’.
Levi con questo libro sostiene che l’aver concepito le squadre speciali, ovvero organizzato gli stessi detenuti a svolgere il lavoro sporco della carneficina, è stato il delitto più demoniaco del nazionalsocialismo. Con le squadre speciali il senso di colpa si spostava sulle stesse vittime. Non c’erano più innocenti. Questa malvagità estrema deve essere scandagliata fino in fondo poiché potrà in futuro coinvolgere ancora noi stessi e i nostri figli. L’orrore e la disumanità di quel lavoro che fa impazzire, genera una sofferenza così grande che impedirebbe di vivere, così fa abituare; fa un ‘salvato’.
Il libro continua ad analizzare la zona grigia della ‘banalità del male’, cui aveva già scritto Hannah Arendt, di quegli uomini che «se non lo facessi io, lo farebbe un altro peggio di me». Uomini di corte, servitori del regime, con una rappresentazione di sé, dell’immagine di prestigio che fa scendere all’inferno con trombe e tamburi, con l’abbaglio del potere. Perché il potere è una droga che richiede sempre l’aumento delle dosi.
Al centro del libro c’è poi l’interrogativo di come ha potuto quel popolo tedesco, fare quello che ha fatto. Ancora la risposta è quella della banalità del male; di quanto orrore si nasconde dietro il conformismo, l’ideologia di un popolo ordinato, retto e superiore. Un popolo che assomiglia e crede molto in quel leader che lo organizza, levandogli il pensiero e l’interrogazione. Non la responsabilità.


venerdì, gennaio 21, 2005

Scrivere per crescere

Deena Metzger è una poetessa che ha dedicato alla scrittura profonde riflessioni. Nel suo libro Scrivere per crescere, in originale Writing for Your Life, dimostra come scrivere sia per gli scrittori, e per chi non ha mai provato a scrivere nulla, un aiuto ad esplorare noi stessi e la nostra creatività. L’autrice con diari, autobiografie, racconti, fiabe e sogni, ci propone le sue storie e numerosi esercizi, dimostrando come scrivere dia forma e significato alla vita, mentre il silenzio ci blocca nella sofferenza. Inoltre, come terapeuta, affronta con lo stesso libro, l’aspetto creativo e d’ispirazione che diventa una guida per i mondi interiori.
Per Deena Metzger, ogni vita è una storia. Scrivere allora la nostra storia è vedere la nostra vita come parte del processo creativo. Il processo di scrittura ci permette di stare sopra al regno dell'immaginazione e, insieme al semplice modo d’esplorare la realtà, si trasforma in parte il senso cui costruiamo la nostra vita- storia che paradossalmente generiamo e ricreiamo.
Deena Metzger, dedica un bellissimo capitolo alla paura di dar voce alla creatività: "Abbiamo paura di fallire, abbiamo paura di non aver nulla da dire, abbiamo paura che possa danneggiarci, abbiamo paura che possa essere una menzogna, abbiamo paura che possa essere la verità, abbiamo paura di dover cambiare la nostra vita…".
Qui di seguito riporto una poesia di Deena Metzger che operata al seno, attaccato da un tumore, descrive la sua ferita come un monito di speranza e rinata bellezza: “Non ho paura degli specchi… -Vi era una sottile linea rossa che attraversava il mio torace - lì dove era entrato un coltello - adesso un ramo circonda la cicatrice - e si porta dal braccio al cuore - Un ramo coperto di verdi foglie dove appesa è l’uva e vi appare un uccello - … - Ho disegnato il mio torace con la cura riservata ad un manoscritto miniato - Non mi vergogno più di fare l’amore. L’amore è una battaglia che posso vincere - Ho il corpo di un guerriero che non uccide né ferisce - Sul libro del mio corpo per sempre ho inciso un albero".

mercoledì, gennaio 19, 2005

Camminiamo stupefatti

Ho sempre invidiato i saggi, coloro che sanno leggere i simboli; coloro che sanno vedere le metafore della nostra vita. La metafora è la nostra via e insieme la nostra medicina.
Quello che vediamo, che si presenta per immagini, non fa che rammentarci la Sapienza: nasciamo ogni giorno con il sole, come moriamo con la notte.
La nostra putredine del corpo si veste d’avvenenza per farci scoprire la bellezza che insieme alla realtà effimera serve all’eterno Dio, cui cantare le lodi.
Nasce così la metafisica…ad insegnarci la felicità. La Sapienza non è poi solo del dotto ma di tutti, basta che si sappia risalire all’origine ultima delle cose. Ogni animo abbandonato e grato dimora, senza saperlo, nel regno della Sapienza: lo vive così l’arabo e il cristiano, come l’induista e il tibetano.
Per questo preghiamo. Al ritmo delle onde, la preghiera simile ad una risacca, forgia l’anima; mantra, litanie, giaculatorie: Kyrie eleison – La ilaha ill Allah…

Ma oggi abbiamo voglia di vivere il nostro tempo, così si dice, e qui sta la fregatura del contingente, del divenire, nell’andare per la storia. Camminiamo stupefatti tra le merci, popolo Narciso, come antichi santi fra gli angeli.
Ma l’essere per l’intelletto non è verbo nel senso del moto, ma di stato; del nostro stato i principi si scoprono e, secondo Platone, si ricordano.
Continuiamo pure a comprare ma si sappia discernere; si sappia che possiamo andare avanti, andare oltre. La Sapienza è il sapere di sé. Quindi abbandoniamo il Narciso. Lasciamolo solo a guardarsi in Tv. Chi sa leggere il nostro tempo, sa che avrà vita breve; ne sta già nascendo insieme un altro. Quello che consideriamo nuovo è già vecchio, è appena morto. Cè un simbolo che ce lo ricorda, c’è un mito da onorare: Sisifo o Edipo vivono sempre.

martedì, gennaio 18, 2005

dichiarazioni da paura

Dopo le ultime dichiarazioni di quello che viene definito ‘premier’, ho pensato dall’inizio che una risata lo soprafacesse Berlusconi; lo sotterrasse con le sue barzellette. Invece devo ricredermi: dietro a questo guitto della politica si è formata una accozzaglia di servitori, vassalli, portaborse, lacché, giornalisti ricurvi, politici opportunisti e ministri riverenti che hanno dato origine ad un vero regime. Per schiodarlo sarà dura poiché, impossessatisi di molti posti di potere, questi personaggi sono pronti a tutto.
Le stesse dichiarazioni sulla sinistra italiana (la stessa che ha dato vita alla Costituzione italiana che ha garantito per 60 anni la democrazia) quale portatrice di ‘terrore, miseria e morte’, fanno presa purtroppo su molti italiani. Ancora una volta la destra italiana usa l’emotività, la paura, per raccogliere consensi. Non ha altre argomentazioni. Basterebbe che ognuno si guardasse nel portafoglio e analizzasse un poco le sue condizioni di vita per dare un giudizio su questo governo. Basterebbe che molti italiani spegnessero la TV e trovassero altre fonti di informazione per credere in una nuova democrazia possibile. In un’altra Destra e in un’altra opposizione.

domenica, gennaio 16, 2005

Teoria di Haeckel e fecondazione assistita

C’è una teoria, chiamata di Haeckel, sostenente che nella ontogenesi si ripete la filogenesi; ossia per costruire una specie si ripercorre il cammino naturale evolutivo per giungere a quella stessa. Questa teoria è ritenuta il più forte apporto alla scientificità della teoria di Darwin. Ora in base a questa teoria, gli embrioni umani sono passaggi delle cellule vitali riferite ad altre specie: sono passaggi che ricordano l’evoluzione della vita che ha portato all’uomo odierno. Nei nove mesi di gestazione, nel feto avviene la ricapitolazione di tutta la storia evolutiva che ha portato alla specie umana. Da un’ameba, si passa ad un pesce, un anfibio, un lemure per giungere ad un piccolo umano…insomma si toccano tutte le tappe, pure con alcune lacune, dell’origine animale che portano alla formazione della persona umana.
Quindi in questa ricapitolazione, che dovrebbe ricordarci l’unità della vita e il Tutto che ci comprende, noi saremmo stati pesci, serpenti, uccelli, scimmie nonché manzi o vitelli. Detto questo, chi è contro il rispetto della vita umana? Chi difende di h3>più la vita? Chi mangia carne o chi manipola un embrione? Per me è più rispettoso un vegetariano che un assertore dell’attuale legge sulla fecondazione assistita.

Mie Terre Radio: 12 ore di libertà

Pietro Busalacchi, il nostro Pietro B. di http://italia.blogoltre.it/ , ha promosso per Giovedì 20 Gennaio: 12ore di libertà chiama il 333 969 0 448 e vai IN DIRETTA su MieTerreRadio!
Con MieTerreRadio Pietro B. è riuscito a dare voce (audio) ai bloggisti. Sosteniamolo intervenendo. Chissà che non sia quella di Pietro B. una nuova frontiera del web? Abbiamo sempre più bisogno di conquistarci spazi di libertà.
Allora sintonizzatevi con: http://www.mieterre.it/
Giovedì 20 Gennaio 2005 dalle 7,30 alle 19,30 su MieTerreRadio andrà in onda solo un sottofondo musicale al quale si potrà sovrapporre LA VOSTRA VOCE!
Come fare? Basterà comporre il numero di cellulare (vodafone)
3339690448 e dopo il primo squillo si aprirà in automatico la comunicazione e da quel momento potrete parlare per il tempo che volete e...SENZA NESSUN FILTRO!
Raccontate e condividete con chi ascolta un vostro pensiero, un'idea, una sensazione...una protesta!
Parlate di quello che più vi interessa in piena libertà! Sarete ascoltati in DIRETTA da chi in quel momento è collegato con MieTerreRadio.
Le telefonate più originali e significative saranno replicate durante la normale programmazione di MieTerreRadio.
Al numero 333 9690448 gli altri giorni risponde la segreteria telefonica.
Chi vuole può registrare un breve messaggio che poi, se si desidera, sarà messo in onda successivamente. In tal caso alla fine del messaggio dite "Si acconsente alla messa in onda".

martedì, gennaio 11, 2005

Fight Club

Ho visto in questi giorni un film in dvd che mi era sfuggito ed un amico mi aveva segnalato: Fight Club. Club di lottatori, picchiatori, incassatori, club della sovversione e di un nuovo messaggio? Fight Club potrebbe essere il racconto della depravazione dei sentimenti, invece no è la sua ricerca. Ancora una volta si trova emblematicamente quello che si cerca. Cosa vuole Jack, il personaggio principale del film di David Fincher? Vuole emozioni. Jack cerca amore ma ne ha paura; cerca semplici carezze ma trova pugni. Allora è meglio un pugno, è meglio sentire l’altro in questa maniera piuttosto di non sentirlo affatto o sentirlo nel ruolo sociale, vederlo intruppato in convenzioni. La crisi dei personaggi che raccontano la storia del film, tratto da un romanzo di Chuck Palahniuk, è la stessa che avvolge la società dei consumi.
Sentirsi vivi, ecco, in nessun posto ci si sente vivi come al Fight Club, perché in nessun posto in realtà si vive. Il masochismo qui assume la dimensione soprattutto maschile; la componente femminile –interpretata da Helena Bonham Carter – è sesso e invadenza, il resto manca. Il dolore è ricercato; diventa paradossalmente l’unica forma di potere: siamo noi a procurarcelo e non a subirlo.
La generazione che si trova nel Fight Club è, come dice Tyler Durden, quella che non ha avuto grandi guerre da combattere o grandi depressioni da affrontare. Per questo si impegna a fare un grande salto spirituale: quello che è la contestazione globale, quello che in un certo senso ogni generazione vive, come uno smarcamento naturale da chi li precede. Ma qui è stravolto da un altro senso: i personaggi del racconto assumono la dimensione caricaturale, ne sono un aspetto in negativo di quello che rifiutano. Alla fine con l’immagine anticipatoria e quasi profetica si assiste alla distruzione dei grattacieli: cadono le Twins Tower. Vince il nichilismo. Ancora Spengler?

domenica, gennaio 09, 2005

Ancora di fronte...alla volgarità

Siamo in un periodo storico cui l’industria culturale offre tutti i prodotti dando l’illusione di una libera scelta. Avete bisogno di vincere? Di sentirvi virili? Ecco che in uno stadio vi è data la possibilità. Volete sentirvi diversi? Ecco la moda punk e dark. Volete distinguervi? Ecco le avanguardie e le jam session. C’è tutto, per tutti i gusti. Corride umane per l’intera gamma delle perversioni mentali.
La televisione in questo contesto spesso è il fantasma che nasce prima del corpo; impastando diverse arti arriva a proporre l’insopportabile trasfigurazione della realtà.
Cosa succede? E’ la massa che regredisce, che cede, o è la forza del linguaggio dell’imbonitore? Insomma dobbiamo vedere per forza cadere le carrozzelle lungo la scalinata di Odessa per criticare il regime? Forse abbiamo ‘grattato’ tutto e messo a nudo la vera cultura: l’intellettualismo, la crema del sapere, era fin qui tutto una farsa per concederci l’illusione di saper meditare e arrovellarsi. Ma quale metafora, simbologia, trascendenza e spiritualità…in questa Italia tutto diventa una scorreggia: la volgarità non provoca più dolore ma risate. Aspettavamo i barbari? Eccoli: non sono venuti da fuori, li abbiamo in Parlamento.
Allora per cambiare, per distinguersi veramente, bisogna cercare una effettiva alternativa al regime. La parola d’ordine (che sia proprio d’ordine) potrebbe essere: non abbiamo diritto all’intrattenimento. Non è un obbligo dilettarci. No ai falsi bisogni. Penso poi che ognuno sia in grado di conoscere quali sono i suoi veri bisogni.

sabato, gennaio 08, 2005

Sanremo famosi? Sanremo fascisti

Sanremo o l’isola dei famosi? Guardando il cast che comporrà il prossimo festival sanremese sembra di trovarci di fronte ad una puntata del reality show: L’isola dei Famosi. Quella che dovrebbe essere naturalmente l’isola dei cantanti, questa volta è l’isola dei recidivi; ossia gli ex big per un prossimo blob targato bluff.
I venti in gara annunciati non sono gli alisei o i libecci, i grecali o la tramontana; sono i cantanti italiani. I dispacci d’agenzia avvertono che ci saranno quattro categorie: uomini, donne, gruppi e classic. Un vero sforzo creativo: quattro categorie umane indiscutibili. Una in verità è un poco aleatoria è classic. Questo lo si diviene con l’età e con il tempo, che poi sono la stessa cosa: più passa, più avanza, più è classic, come il melodramma e la terza età.
Un’altra invece è inappellabile: i gruppi, come i comitati, i partiti e le confraternite; sono le band musicali, come le filarmoniche. Gruppi uniti nella passione e nelle note…speriamo non dolenti.
Ma la novità c’è; c’è del nuovo: ho saputo che Gasparri, sul suo giornale di partito, ha detto che finalmente Sanremo è stato tolto ai comunisti…ma perché era in mano ai comunisti? Pippo Baudo era forse un infiltrato comunista? E quegli assessori di Forza Italia, che salivano tutti gli anni sul palco dell’Ariston, erano forse degli agenti segreti? No forse dopo il passaggio di Renis, l’uomo gradito al capo possidente, ora si instaura per scelta governativa la Tradizione.
Ecco spiegato il festival dei famosi: il festival diverrà un’opera del nuovo regime.
D’altronde il nuovo fascismo avanza.

lunedì, gennaio 03, 2005

Di fronte

Di fronte a tragedie immani, di fronte alla guerre, ma forse di più di fronte ai cataclismi naturali, come il maremoto asiatico, se ci fosse un Dio si potrebbe trattare il salvamento delle città, delle tante Sodoma, se vi fossero trovati almeno dieci giusti. Ma no, quello era un altro tempo e un altro Dio. Quel Dio pare non ci sia più. Ma sì, uomini giusti e innocenti quelli ora ci sono. Ma ora il tempo è solo quello degli uomini e il Dio ora qual’è? Com’è Dio? Indifferente, sembra.
Oggi non abbiamo neppure un interlocutore come Abramo e noi suoi discendenti ci affanniamo a dirci servitori dello stesso Dio.
L’uomo è l’unico che ha ‘visto’ sorgere il sole e poi tramontare; ha ‘visto’ la bellezza della natura e i suoi pericoli. Prima, senza l’uomo, niente era visto e compreso. Pure nella sua limitatezza, nella sua breve vita, l’uomo è colui che ha svelato dei misteri: è penetrato nell’atomo ed ha letto il DNA; con l’arte raggiunto vette sublimi tali da giustificare la sua preservazione e immortalità.
Ma l’uomo si rivela poi anche l’animale più stupido della Terra: uccide milioni di animali ogni giorno, impoverisce la terra con coltivazioni innaturali e distruzione di foreste, costruisce in modo dissennato, continua a fare guerre…eppure se lo volesse, l’uomo potrebbe costruire il suo destino con conoscenza e saggezza, solo ricordandosi della sua umanità. Basterebbe affermare il valore della vita, dell’amore e dell’unità della specie umana. Basterebbe quello, e Dio tornerebbe a parlarci.


venerdì, dicembre 31, 2004

Conoscenza per amare

Scrivo per questo anno 2005 una riflessione e un augurio.
Jung dice che l'incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito.
Il mio percorso d’analisi per conoscermi, non saprei dire quanto è stato sgradevole; è stato difficile e doloroso ma, per quanto sia riuscito, ha portato amore e pietà verso di me. Mi ha portato soprattutto a conoscere la mia parte ‘femminile’, e che dire: la più bella. Quel cammino mi ha dato un’ accettazione con la consapevolezza che quelle cose sgradevoli di me, nascondevano ed erano un aspetto di cose preziose e bellissime. Sempre mie.
Un altro fatto importante, lungo il percorso di conoscenza, è scoprire qualcosa in noi che ci trascende. C’è in noi una voce interiore che è più grande della morale corrente; è quella di una coscienza dove convivono l’abietto e l’eccelso, la verità e la menzogna, il maschile e il femminile, l’infimo e il sommo e per questo ci porta confusione, disperazione, disagio. Imparando ad ascoltare la voce interiore noi diverremo quello che siamo; svilupperemo la nostra personalità, sapremo camminare sull’orlo del precipizio trovando il senso della nostra vita.
Ecco, allora che l’amore acquisterà contorni insperati; l’amore che parte da sé circolerà e diventerà per gli altri. Nel mio caso si chiama Anna.
In verità non so quanto e come l’amo; però certo so che è profondamente nella mia vita; la sento così vicina che anche guardandomi una mano, un ginocchio o che altro, li sento anche suoi: pezzi di corpo, come pezzi di spirito, uniti da quel mistero che è l’amore. Per questo amore, buon anno 2005.



mercoledì, dicembre 29, 2004

Natura Crudele-Uomo Ignorante

La natura crudele, che si presenta con un maremoto, uccide indistintamente giovani, vecchi e bambini. Quella stessa natura che si fa apprezzare, in quei luoghi, per la bellezza del paesaggio, la dolcezza del clima e ricchezza del suo mare con lo stesso porta la devastazione e morte. A noi, pur con tutta la tecnologia, la sapienza scientifica, non ci rimane che il dolore e il pianto. Ci accorgiamo quanto siamo impotenti di fronte alle grandezze degli eventi naturali; ecco che queste immani tragedie, fuori dal controllo umano, devono far riflettere sulla natura umana.
Mentre guardo su Internet le foto, di tutte le parti asiatiche investite dal maremoto, vedendo tutti quei morti raccolti sulle spiagge e in fosse comuni, penso come la nostra vita sia precaria, mortale, effimera.
Poi noi stessi le diamo una mano a renderla così, con l’inconsapevolezza d’essere fragili mortali. Siamo capaci di imporre con la violenza regole e leggi, facciamo guerre, costruiamo città assurde, pensiamo di dominare i fatti, invece senza nessun preavviso ci troviamo, immersi in catastrofi enormi, indifesi e ignoranti.
Questi avvenimenti dovrebbero unirci farci sentire sulla stessa ‘barca’, invece ecco che nella conta ci si scopre europei, francesi, tedeschi e molto. Molto italiani.
Così forse pensiamo di trovarci preparati alla prossima onda lunga. Molto lunga.

sabato, dicembre 25, 2004

Le Stagioni della Vita

Nel libro, ‘Un altro giro di giostra’, Terzani descrive che secondo la visione tradizionale indiana la vita è divisa in quattro precise stagioni. Queste stagioni non sono quelle abituali che noi normalmente consideriamo, ma periodi così suddivisi: il primo, dell’infanzia e adolescenza, è il tempo per imparare e istruirsi; il secondo, della maturità, è quello per mettere in pratica quello imparato, per esaudire i desideri, generare figli, realizzare progetti come la ricchezza la fama la conoscenza. Il terzo è quello ‘dell’andare nella foresta’, ossia del distacco dalle cose perseguite fino a quel momento. Il tempo dove si inizia a cercare qualcosa di permanente. L’ultima stagione o periodo è quello dove si abbandona l’io e ormai bruciato ogni desiderio, ci si prepara alla morte, si cerca solo la liberazione definitiva dall’oceano della vita e della morte, la destinazione finale del viaggio.
Lo svolgimento di queste stagioni non sono certo riferibili a date anagrafiche. Se si può dire quando finisce l’adolescenza o la fanciullezza, quando termina un periodo di studio o apprendimento, non si può certo immaginare quando termina la seconda stagione: quella dell’abbandono dell’Io. L’Io non si abbandona facilmente e quella stagione dei desideri e dei progetti, di perseguimento di ricchezze o di poteri che rafforzano l’ego, può non terminare mai. Anzi è una condizione che ci fa sentire vivi, ci fornisce gratificazioni e allora? Cosa ci può aiutare?
Se poi consideriamo l’ultima stagione, quella che dopo avere raggiunto la maturità ci farebbe abbandonare tutto, allora si capisce quanto è difficile raggiungerla. Allora saremo mai maturi o pronti a spezzare il ciclo delle nascite e delle morti? Ecco un punto cruciale: nella nostra cultura continuiamo tutti a morire ‘giovani’, perpetuando un destino determinato, più che dalle nostre azioni, dalle nostre reazioni. Le nostre difese, i nostri meccanismi di risposta ai problemi che sorgono nella nostra vita sono prestabiliti, automatici; tutte soluzioni che considerano l’uomo separato dal resto della natura e dell’universo.
Questa visione della vita tra noi e l’India è forse la vera discriminante culturale.
E’ la vera divisione tra Occidente e Oriente. Il nostro individualismo non sa riportare ogni cosa al Tutto. Noi non solo conteniamo il mondo ma siamo contenuti dallo stesso. Senza questa consapevolezza noi non conosceremo la Realtà. Con questo, il problema siamo noi e noi siamo la soluzione.