giovedì, maggio 16, 2013

Cultura di Marco Aime

Recensione di Giorgio Boratto

Semplicemente Cultura è il titolo di un interessante piccolo saggio -edito da Bollati Boringhieri-, di Marco Aime, che in poco più di cento pagine racconta che cosa si intende per Cultura e per il cui tramite essa ci uniamo, dividiamo e distinguiamo.
Innanzi tutto la Cultura è un sapere appreso e nella concezione antropologica classica si intende quell'insieme di usi, costumi, regole, comportamenti che si apprendono nelle comunità.
All'inizio dell'intenso saggio di Marco Aime c'è il capitolo intitolato: Quella cosa chiamata cultura, che racconta come Pico della Mirandola, nella sua Oratio de hominis dignitate, propone una interessante interpretazione della Genesi: Dio durante la Creazione assegnò un destino ad ogni essere vivente e quando toccò l'uomo si accorse di non averne più a disposizione. Il vuoto, la mancanza di destino e di specializzazione ha portato l'uomo a inventare la cultura per riempire questa mancanza.
In sostanza con la cultura ogni uomo crea il suo destino, dando un senso e un ordine agli avvenimenti che vive. Così la Cultura è diventata per l'uomo una risposta per la sua sopravvivenza e al modo di stare insieme, unirsi in società. Il nostro bisogno di fare gruppo ci porta alla Cultura, come elemento per tenerci insieme. La Cultura è diventata un sistema simbolico e meccanismo di controllo; una serie di istruzioni che orientano le scelte individuali fornendo punti di riferimento ai bisogni.
Del corpo di regole che sintetizziamo con la parola Cultura poi noi, attraverso il conformismo, l'abitudine e la convenienza, ne restiamo vittime. La Cultura costituisce anche una gabbia. Dimenticando d'essere una costruzione umana, la Cultura diventa prodotto che pare naturale. In effetti lungo il percorso la Cultura è diventata un complemento della Natura.
Quello che chiamiamo culture sono gli insiemi di comportamenti e regole che vengono apprese vivendo in un determinato contesto sociale.
In fondo l'etimologia della parola Cultura ci rimanda a Coltura, all'azione del coltivare. Con il termine mutuato dall'agricoltura ci riporta all'alimentazione per cui si possono conoscere tutte le culture, le loro connessioni e insieme andare alla radice stessa.
Circa l'identità si possono prendere i due piatti che più di ogni altra cosa caratterizzano gli italiani: gli spaghetti e la pizza. Uno arriva dalla Cina e l'altro è arabo e su tutti mettiamo il pomodoro che arriva dall'America. Ogni cultura è già multiculturale. Ogni cultura è il prodotto di scambi con altre culture.
Il libro Cultura di Marco Aime termina con: Di fronte alla diversità. Il tema dell'etnocentrismo, la considerazione della propria Cultura come superiore alle altre, è comune in tutte le comunità. Dall'etnocentrismo si è passati prima alla xenofobia e poi al razzismo. La lettura della diversità con il razzismo non è più legata alla cultura ma alla sua natura: alla limpieza de sangre. Questo succede nella Spagna del XVI secolo, Chi aveva sangue spagnolo era superiore. Spostando tutto sulla natura, si toglie all'altro ogni possibilità di cambiamento. Riducendo tutto a dato biologico possiamo continuare a domandarci con Primo Levi: Se questo è un uomo.
A discapito della purezza bisogna sapere che la storia dell'umanità è fatta di incontri, scontri e scambi. L'uomo in realtà non ha radici; se guardiamo in basso vediamo che l'uomo ha dei piedi. Piedi che ci hanno permesso di muoverci, di camminare. Per questo l'uomo ha riempito ogni angolo della Terra. La storia dell'umanità è fatta con i piedi.
Sangue e suolo sono diventati i presupposti di una identità e della tradizione, due concetti che hanno una natura rituale e simbolica ma non legata alla realtà. Spesso avviene riguardo alla tradizione una filiazione inversa, in quanto saranno i figli a generare i loro padri. Non è il passato a modellare il presente, ma il presente che modella il suo passato. Sono retroproiezioni camuffate.
I paladini dell'identità che vorrebbero cancellare l'altro, dovrebbero sapere che è proprio grazie all'altro che essi costruiscono il proprio noi. L'identità è un dato relazionale che si costituisce sulla base della diversità. In conclusione Marco Aime, cita Edouard Glissant (scrittore e saggista martinicano, teorico della creolizzazione) per cui il problema sta nell'ossessione classificatoria che accompagna la visione occidentale del mondo. Tutto deve essere incasellato e avere una collocazione prescisa, netta e distinguibile. Ancora una volta risuonano tintinnanti echi della purezza.
Un libro che aiuta a spazzare tanta ignoranza che è la causa dell'intolleranza e del razzismo.
Marco Aime, tra i più conosciuti antropologhi culturali italiani, tramite le sue pubblicazioni da molto tempo ha raccontato le diversità culturali e tutte le sfaccettature di quanto ci unisce e divide.

Pubblicato su lankelot.eu

mercoledì, maggio 15, 2013

La politica oggi

Viviamo una lunga era, da cui si fa fatica ad uscirne, che ruota attorno ad una unica persona: Silvio Berlusconi. Un'anomalia della politica, che dietro al moto di rigetto di suscitato dallo scandalo di tangentopoli, ha determinato un degrado senza fine della politica italiana.
Anche la parte avversa all'uomo Berlusconi -il più ricco d'Italia, con una sterminata rete di interessi economici e affaristici- si avvitava su se stessa e sebbene tentava di guardare oltre, ha continuato a selezionare uomini e scelte davvero perdenti.
Con Silvio Berlusconi sono entrati in politica personaggi incredibili di avvocati, starlette televisive, industriali, piccoli imprenditori, affaristi e giornalisti che hanno rivelato una insipienza e mancanza di spessore senza precedenti storici.
Come dire che la politica, basta avere le conoscenze giuste e soprattutto essere un fans di Berlusconi, poteva farla chiunque. Altro che spirito di servizio per gli altri e la comunità; altro che generosa dedizione al bene comune, si è visto e si continua a vedere cosa si intenda per politica nell'ambito del PdL.
La difesa del leader, l'arrocco sugli interessi personali del capo, la miope visione di classe in favore dei ricchi, rappresenta la politica che continua ad essere anteposta al bene comune e all'interesse della comunità italiana. Oggi, anche con una nuova fase di rigetto rappresentata dal Movimento 5 Stelle, la situazione non cambia. Abbiamo nei nuovi protagonisti politici che si rapportano ad un nuovo leader, il comico Beppe Grillo, altre insipienze politiche; altre mancanze che, come quella che dietro l'essere duri e puri, portano allo sfacelo.
Cosa possiamo sperare da un governo composto da elementi così diversi? Niente. Da una parte i partigiani del boss e dall'altra i nani politici, che non riescono ad avere una visione che travalichi il loro piccolo orizzonte. Potremo sperare che i cosiddetti grillini crescano in fretta o almeno una attenta e intelligente opposizione attenga qualche risultato. Uno lo hanno perso irrimediabilmente: fare fuori Berlusconi, eppure lo avevano in mano.

martedì, maggio 14, 2013

ZeroZeroZero - il nuovo libro di Roberto Saviano

recensione di Giorgio Boratto

A distanza di 7 anni dal suo primo romanzo Gomorra, diventato un bestseller con oltre 10 milioni di copie vendute, Roberto Saviano torna in libreria con un nuovo libro: ZeroZeroZero. Edito da Feltrinelli, 450 pp., 18 euro.
ZeroZeroZero, racconta della droga che ha preso il sopravvento nel mondo diventando la risposta esaustiva al bisogno impellente dell'epoca attuale: l'assenza di limiti. Con la coca vivrai di più. Comunicherai di più, primo comandamento della vita moderna. Più comunichi più sei felice, più comunichi più te la godi, più comunichi più commerci in sentimenti, più vendi, vendi di più qualsiasi cosa. Più. (pag.47)

Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina.
Il romanzo-documento raccoglie una lunga serie di notizie, racconti, avvenimenti, inchieste, crudeltà, guerre, informazioni che avvolgono il lettore fino a stordirlo, a farne un addicted, un assuefatto come lo scrittore. Infatti nel leggere questo libro si entra in uno stato febbrile da non riuscire più a staccare dai pensieri che conducono alla polvere bianca, a quella farina che da doppio zero diventa triplo zero; diventa un incubo di notizie.
La cocaina è per Roberto Saviano la Balena Bianca è Moby Dick, demone dell'animo umano, e lui si sente con l'ossessione del capitano Achab che non riesce ad afferrarla.

Raccontare questo mondo parallelo, questo inghippo che avvolge il pianeta in un sistema affaristico senza precedenti, per Saviano non deve essere stato facile, così come è difficile ora uscirne. Roberto Saviano ne è consapevole: lui, raccontando e scrivendo questa realtà, è uno che se arrivasse, la morte se l'è cercata. Sì, lui sostiene che è giusto così: è crudele, ma corretto. Non c'è risposta alla scelta di raccontare il potere criminale, quando si sceglie di essere il mezzo e non il fine allora quello che trovi non è una strada buia e senza via d'uscita, ma una porta che dà su altre stanze e altre porte.
All'inizio del libro, come un prologo, si parla di una sorta di lezione tenuta da un boss italo-americano alle nuove generazioni di criminali messicani e colombiani; un seminario per aspiranti boss per cui cinicamente si dice che tutti vogliono dinero, pussy e potere, anche se fingono di volere altro. E' chiara la conclusione del boss: la ferocia si apprende. Per vincere bisogna essere spietati, crudeli. Seminare terrore.
In ZeroZeroZero leggo di atrocità, le stesse di tutte le guerre. Le stesse feroci crudeltà fatte da bande, gang, eserciti, uomini che si trovano uniti nell'odio, nella follia per cui si diventa altro. La responsabilità personale sembra non esistere più. Ma si può fare tutto quel male così, impunitamente? Si può uccidere, seviziare, torturare, dilaniare vite solo per soldi e potere? Tutto per controllare il mercato della cocaina? La crudeltà è una specialità degli uomini. L'uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio forse deve contenere in sé una controbilancia. Per misurare il bene deve conoscere l'abisso del male. L'orrore dei suoi atti. Qualcosa che sfugge anche al mito. Non c'è barlume di pensiero, c'è il dissolvimento dell'umanità.

E' proprio dal Messico e dalla Colombia che prende l'avvio la storia del narcotraffico mondiale e della violenza raccapricciante che l'accompagna. Il Messico, per Saviano, è l'origine di tutto: parte di lì il traffico che supera la frontiera più controllata al mondo eppure la più fragile. E' la frontiera che divide dagli USA, che nel gioco del narcotraffico risulta il mercato di consumatori più forte. Dal Messico, dalla Colombia tramite l'Africa le mafie del mondo si raccordano per espandere il potere criminale più terribile. Non c'è luogo che si può ritenere portofranco: le rotte della cocaina come della finanza attraversano tutti i continenti e tutte le mafie, le 'ndrine, le bande criminali, le camorre, i gruppi armati. La cocaina simbolo del Male del mondo.
Quello che racconta Roberto Saviano non lascia scampo: la cocaina è diventata il motore dell'economia mondiale e detiene il primato per alimentare la criminalità più efferata, una guerra senza fine.

Le domande che sorgono dalla lettura del libro sono tante: ma siamo veramente ridotti così male? E' vera la realtà che ci racconta Roberto Saviano? Veramente gli uomini perseguono questo potere? Siamo davvero accerchiati da cocainomani? Ci muoviamo tutti sui ritmi accelerati dal consumo di droghe e amfetamine? Saviano ad un certo punto del libro, dopo aver descritto la guerra dei cartelli messicani e colombiani, dopo aver descritto gli aspetti di economia globale che accompagnano il mercato della droga, se lo domanda anche lui: Ma è questo il mondo? Saviano lo chiede anche al lettore; quel lettore che viene coinvolto in una conoscenza che è capace di trasformare anche la sua esistenza. Un doppio legame che provoca consapevolezza. Dopo aver letto il libro possiamo vedere il mondo che ci circonda in maniera diversa. Ad un certo momento Saviano scrive: Spesso mi si chiede come possano le parole mettere paura alle organizzazioni criminali. In verità ciò che spaventa non sono le parole, ma chi le legge, chi le ascolta. A fare paura sono i lettori che hanno voglia di capire i meccanismi.

Leggendo il libro sembra di perdere ogni speranza. Di avere già perso una guerra che ci vede inconsapevoli pedine di misteriosi poteri criminali che intaccano quelli ufficiali. Saviano racconta delle ferite perchè quelle ci parlano più di ogni cosa: ci parlano delle ricchezze e delle miserie umane che convivono senza la nostra comprensione. Sì, il libro ZerZeroZero è scioccante: provoca rigetto e nausea, è un libro sotto certi aspetti per palati forti; un libro che però non si può mancare di leggere.

La recensione è stata pubblicata sul sito web di lankelot.eu

ZeroZeroZero
autore Roberto Saviano EditoreFeltrinelli
Data uscita05/04/2013 CollanaI Narratori
Prezzo € 18,00 - Pagine450 – LinguaItaliano
Codice ISBN 9788858811443 EAN

venerdì, maggio 10, 2013

Ingegneria della Felicità di Silvio Ceccato

La cibernetica, la scienza del movimento dei meccanismi di guida fu introdotta in Italia da Silvio Ceccato, conosciuto dal pubblico italiano per il libro Ingegneria della felicità e i suoi interventi in televisione negli anni '80. Ma Silvio Ceccato non era un ingegnere o professore universitario, lui era laureato in lettere e diplomato in violoncello e composizione musicale. Come Maltz Maxwell -di cui ho parlato qualche post fa sul mio blog- aveva applicato la cibernetica alla psicologia, così Silvio Ceccato, l'applicò alle attività linguistiche, spingendo all’uso corretto delle parole: sono celebri le sue conversazioni con i bambini delle elementari, descritte in numerosi articoli apparsi sul quotidiano il Giorno. Quegli articoli apparsi dal 1964 al 1967, furono raccolti in un saggio dal titolo: Cibernetica per tutti.

Con Silvio Ceccato, come tempo prima con Maltz Maxwell, si è applicata una materia scientifica riservata ai meccanismi delle macchine alla ricerca psicologica e filosofica. In fondo l'inventore della cibernetica Norbert Wiener, aveva sempre pensato di utilizzarla non soltanto come tecnica ma anche come nuovo approccio alla filosofia. Certo è che con l'avvento dei nuovi calcolatori e macchine pensanti, la cibernetica ha tralasciato il suo potenziale filosofico.

Tra i suoi vari saggi che applicano i principi della cibernetica all'uomo si possono ricordare: Un tecnico fra i filosofi (due volumi); Corso di linguistica operativa; Linguistic analysis and programming for mechanical translation; Il linguaggio con la Tabella di Ceccatieff; Il maestro inverosimile (due volumi); La mente vista da un cibernetico; Il teocono.

Ne Il perfetto filosofo -libro pubblicato da Laterza nel 1988- Silvio Ceccato racconta la storia della costruzione di una macchina, poi scomparsa, che rappresentava un frammento di cervello...quello di AdamoII; così lo chiamò lui. Ceccato spiegò a tutti, lettori di giornali, agli studenti e agli insegnanti, gli zig-zag con cui gli occhi di una persona guardano un’altra persona, o un quadro, per cercare somiglianze e diversità con altri.

Silvio Ceccato è morto il 2 dicembre del 1997. Sono passati molti anni e questo personaggio sembra ormai dimenticato. Non saprei dire se i suoi libri si possano ancora trovare nelle librerie o magari su qualche bancarella; sulla Rete però c' la possibilità di rintracciarli. Cercateli. Troverete senz'altro Ingegneria della felicità che, come Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick, aiuta a scovare quei meccanismi di pensiero che allontanano dalla felicità...si perchè la felicità si può e si deve costruire.

martedì, maggio 07, 2013

Una nota sul fatto del giorno: La morte di Giulio Andreotti.

Si parla molto dei lati oscuri di Giulio Andreotti il politico italiano che più di ogni altro nella storia nazionale del paese ha esercitato il potere. Era al governo quando sono nato e ha seduto ininterrottamente in Parlamento per oltre 67 anni...che dire?

Ad Andreotti sono attribuite molte cose. Quella del legame con referenti mafiosi siciliani per la sua corrente sono incontrovertibili. Salvo Lima, Ignazio e Nino Salvo -esattori della Sicilia- e soprattutto con Vito Ciancimino i legami furono molto stretti. Su Wikipedia si legge a propositi di Vito Ciancimino, il mafioso che era in contatto diretto con Bernardo Provenzano quello che fu il latitante per eccellenza:
Vito Ciancimino morì a Roma il 19 novembre 2002. Secondo le dichiarazioni del figlio Massimo, il padre sarebbe stato ammazzato perché intenzionato a pentirsi con l'aiuto dei magistrati Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. A Caselli disse: «Quando lei riuscirà a condannare anche il senatore Giulio Andreotti anche a un solo giorno di carcere, dopo 24-48 ore mi chiami e cominceremo a parlare del terzo livello.». Andreotti fu condannato a Perugia il 18 novembre 2002 e il giorno dopo Vito Ciancimino fu trovato morto in casa.

NON SONO RAZZISTA

Si inizia sempre così: non sono razzista..., poi si prosegue 'ma non è giusto che gli extracomunitari ci portino via il lavoro'. Con la stessa impostazione: 'Non ce l'ho con i negri, gli africani, ci mancherebbe non sono mica razzista io, ma cosa vengono tutti qui a fare?'. Poi, per le categorie, non possono mancare gli zingari: 'Non si tratta di razzismo, ma gli zingari rubano e mettono in pericolo la nostra gente, non vogliamo che occupino le nostre case'...subito dopo gli omosessuali:'Non ce l'ho con i gay, le checche, ma non vorrei che contaminino la nostra gioventù'...

L'importante è ribadire: Non sono razzista. Quella è la giusta premessa prima di sparare le stronzate e le banalità più grosse. Già, perché in fondo, non siamo noi che siamo razzisti, sono gli altri che non sono come noi. Sono gli altri, che sono tutti terroni.

Un conoscente napoletano me lo diceva: 'Non sono razzista, ma non è colpa mia se non sono nati tutti a Napoli'. Vero. Aggiunse anche: 'Dio creò la Padania e poi pentitosi fece la nebbia'. Almeno era simpatico.

Per tutti esiste invece il razzismo inconsapevole; premetto che anch'io posso esserne affetto: sicuramente lo rivelerò quando userò la premessa: Non sono razzista, ma… a quel punto anch'io le sparerò grosse.

Una questione di fondo è che i razzisti non li sopporto perché le razze non esistono. Esistono uomini e donne. Esistono intelligenti e idioti. Esistono le categorie dove incasellare tutte le cose, per comprendere il mondo. Ecco che i razzisti si sono costruiti le caselle più belle e giuste: in quelle ci sono solo loro; loro, quelli che lo dicono subito, che non sono razzisti. Li avete mai sentiti?

lunedì, maggio 06, 2013

Battute lapidarie e Lapidi battutarie

Lapidi

Nato sotto Mussolini, vissuto sotto Andreotti, morto sotto Berlusconi. Che vita di merda.

Ve l'avevo detto che stavo poco bene

Lo ebbimo, lo fubbimo

Qui giace Roberto Gervaso che ancora stenta a crederci All'estinto costò caro l'estintore

Non siate tristi, vi ho solo preceduto

Mio nonno era un duro. Un vero duro. Sulla sua lapide c'è scritto: "Cazzo guardi?

Insieme qualche battuta famosa di Woody Allen:

Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio, ma i cattivi da svegli si divertono di più

Baci da Dio! . Beh, sì. . . Lui ha preso tante cose da me!

Ci sono solo due cose che tu puoi controllare nella vita: l’arte e la masturbazione.

La masturbazione è sesso con qualcuno che si ama.

Credo solo in due cose: nel sesso e nel decesso.

L’ultima volta che sono entrato in una donna è stato quando ho visitato la Statua della Libertà.

Il sesso è stata la cosa più divertente che ho fatto senza ridere.

Il sesso è una cosa molto bella tra due persone; in cinque è fantastica!

Il mio cervello: è il mio secondo organo preferito.

La bisessualità raddoppia immediatamente le tue chances al sabato sera.

Ho letto la Bibbia recentemente, non male, peccato però che il personaggio principale sia poco credibile.

Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia.

I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.

sabato, maggio 04, 2013

Cento per cento Americano


Sto leggendo il saggio di Marco Aime, Cultura. Presto leggerete su questo blog la mia recensione. A pagina 67, per descrivere come le varie culture si siano mescolate e siano già tutte multiculturali, al di là dei dibattiti pro e contro per cui debitori e creditori lo sono tutti gli uni agli altri, riporta questa lezione che negli anni '30 il professor Ralph Linton teneva ai suoi studenti:

Cento per cento Americano

Il cittadino americano medio si sveglia in un letto costruito secondo un modello che ebbe origine nel vicino Oriente. Egli scosta le lenzuola e le coperte che possono essere di cotone, pianta originaria dell'India; o di lino, pianta originaria del vicino Oriente; o di lana di pecora, animale originariamente domesticato nel vicino Oriente; o di seta, il cui uso fu scoperto in Cina. Tutti questi materiali sono stati filati e tessuti secondo procedimenti inventati nel vicino Oriente. Si infila i mocassini inventati dagli indiani delle contrade boscose dell'Est, e va nel bagno, i cui accessori sono un misto di invenzioni europee e americane, entrambe di data recente. Si leva il pigiama, indumento inventato in India, e si lava con il sapone, inventato dalle antiche popolazioni galliche. Poi si fa la barba, rito masochistico che sembra sia derivato dai sumeri o dagli antichi egiziani.
Tornato in camera da letto, prende i suoi vestiti da una sedia il cui modello è stato elaborato nell'Europa meridionale e si veste. Indossa indumenti la cui forma derivò in origine dai vestiti di pelle dei nomadi delle steppe del- l'Asia, si infila le scarpe fatte di pelle tinta secondo un procedimento inventato nell'antico Egitto, tagliate secondo un modello derivato dalle civiltà classiche del Mediterraneo; si mette intorno al collo una striscia dai colori brillanti che è un vestigio sopravvissuto degli scialli che tenevano sulle spalle i croati del diciassettesimo secolo. [...]
Andando a fare colazione si ferma a comprare un giornale, pagando con delle monete che sono un'antica invenzione della Lidia. Al ristorante viene a contatto con tutta una nuova serie di elementi presi da altre culture: il suo piatto è fatto di un tipo di terraglia inventato in Cina; il suo coltello è di acciaio, lega fatta per la prima volta nell'India del Sud, la forchetta ha origini medievali italiane, il cucchiaio è un derivato dell'originale romano. Prende il caffè, pianta abissina, con panna e zucchero. Sia l'idea di allevare mucche che quella di mungerle ha avuto origine nel vicino Oriente, mentre lo zucchero fu estratto in India per la prima volta. Dopo la frutta e il caffè, mangerà le cialde, dolci fatti, secondo una tecnica scandinava, con il frumento, originario dell'Asia minore. [...]
Quando il nostro amico ha finito di mangiare, si appoggia alla spalliera della sedia e fuma, secondo un'abitudine degli indiani d'America, consumando la pianta addomesticata in Brasile o fumando la pipa, derivata dagli indiani della Virginia o la sigaretta, derivata dal Messico. Può anche fumare un sigaro, trasmessoci dalle Antille, attraverso la Spagna. Mentre fuma legge le notizie del giorno, stampate in un carattere inventato dagli antichi semiti, su di un materiale inventato in Cina e secondo un procedimento inventato in Germania. Mentre legge i resoconti dei problemi che si agitano all'estero, se è un buon cittadino conservatore, con un linguaggio indo-europeo, ringrazierà una divinità ebraica di averlo fatto al cento per cento americano.

venerdì, maggio 03, 2013

Ricordo intimo


Ricordo che l’ultima volta che vidi mia madre non potei abbracciarla. Che era l’ultima volta non lo percepii subito, lei era malata di un male che faceva paura, era infettivo e segnava profondamente anche la vita dei familiari: la TBC. C’era molta ignoranza a quei tempi e si aveva timore che il contagio avvenisse anche con un bacio.
Io per un lungo tempo mi vergognai di dire che mia mamma era morta di tubercolosi. Quella malattia colpiva soprattutto i poveri, e forse io non volevo far sapere che ero povero. Quei pensieri li ho superati.
Così l’ultima volta che vidi mia madre non potei baciarla. Quel mancato bacio, come quel mancato abbraccio, pesarono molto negli anni. Fu forse per quello che mia madre divenne nei miei pensieri un angelo, uno struggente pensiero d’amore per una donna che non vidi mai più.
Ricordo mio padre e il portiere dell’ospedale Maragliano, dove mia madre era ricoverata, frapporsi tra noi; erano pochi metri, ed io avevo il sole negli occhi. Eravamo all’aperto, non distanti dall’atrio dell’ospedale, c’era una sbarra che attraversava la strada e fermava anche me, lì a guardare mia madre con un vestito scuro, lei pallida con i capelli biondi. Mi sorrideva. Ricordo quel sorriso dolce e malinconico che mi rimase impresso nella mente per molto tempo. Aveva 42 anni, mia madre. Era bellissima, anche se le cure cortisoniche, che si sperimentavano a quei tempi, l'avevano gonfiata. Era bellissima lo stesso mia mamma...

‘Cara mamma io sto bene come spero sia di te…’. Ricordo che così iniziavano tutte le mie lettere speditele poi; quando poi mi dissero che l'avevano trasferita lontano, in un sanatorio in montagna. A quelle mie lettere non ebbi nessuna risposta. Avrei dovuto capire che qualcosa non andava. Mia mamma era morta dopo pochissimo tempo da quell’incontro e nessuno aveva avuto il coraggio di avvertirmi. Così io continuavo a scriverle. A scriverle e a sognarla.
Di mia mamma mi rimane soprattutto quel ricordo. Ho delle foto, ma il ricordo vale a scaldarmi il cuore più di ogni cosa. Sappiatelo tutti: i nostri genitori in verità non muoiono; noi portiamo nel nostro corpo i loro geni. Noi siamo la loro continuazione nel bene e nel male. Noi siamo semplici portatori di un testimone che ha impresso un atto d'amore.

giovedì, maggio 02, 2013

Psicocibernetica di Maltz Maxwell

Maltz Maxwell, nato nel 1899 e morto nel 1975, è stato un chirurgo estetico in un periodo dove chi vi si rivolgeva non era per avere le tette più grosse, le labbra a cannotto, gli zigomi pronunciati o il viso senza rughe, ma per problemi probabilmente più gravi. Maxwell, oltre a parlare, con una sensibilità umana e una competenza psicologica addirittura commovente, di operazioni come la rinoplastica, è stato uno di quei medici eroici che, proprio nel secolo scorso, si è fatto carico di ricostruire i corpi, i volti e le vite di coloro che erano stati colpiti dall’impietosa crudeltà delle due guerre mondiali.
Maltz Maxwell si era reso conto che operando nella ricostruzione dei volti fisici delle persone, procurava un cambio della personalità. Per altri dopo un intervento perfettamente riuscito, dove si poteva aspettare che l'operato sarebbe stata la persona più felice del mondo...invece si accorgeva che continuavano a comportarsi come prima.

In quel momento aveva capito che ognuno di noi ha un’immagine di sé che non si sovrappone esattamente con l’immagine esteriore. Quando chiudiamo gli occhi e ci visualizziamo (e lo facciamo sempre anche se non lo vogliamo) magari ci focalizziamo su qualche piccola imperfezione che nessuno nota, ma di cui noi ci preoccupiamo, e giorno dopo giorno, programmazione negativa su programmazione negativa, magari questa diventa un problema. (un naso un po più pronunciato, il seno un po piccolo, quel neo sul viso...ecc.).

Esisteva la prova che il cervello e il suo sistema nervoso operasse in conformità a noti principi della cibernetica per raggiungere i fini dell'individuo. I meccanismi della mente costituiscono, in sostanza, un meraviglioso e complesso sistema di guida automatico. Questo sistema di guida può agire per noi come meccanismo per il successo o per l'insuccesso. Tutto dipende da come noi operatori lo sappiamo guidare.

E' così che Maltz Maxwell ha preso la cibernetica, scienza che tratta di teleologia, ovvero degli aspetti fisici e matematici più che psicologici, per combinarla all'immagine dell'io. Ognuno ha una propria immagine dell'io che si riferisce al volto della personalità. Insomma ognuno ha una immagine di sé, che pensa di trasmettere agli altri. Maxwell associando la cibernetica alla psicologia ha operato una contaminazione che ha dato ottimi frutti: ha fornito la possibilità di trasformare personalità e relativi comportamenti cambiando l'immagine dell'io. Il termine Cibernetics fu coniato nel 1947 dal matematico statunitense Norbert Wiener, derivandola dal greco Kybernetes, che può essere tradotto con il termine: timoniere, pilota.

Maxwell attraverso il suo studio sostenne come sia stato davvero ironico che la cibernetica, partita come scienza delle macchine e dei principi meccanici, sia giunta a stabilire la dignità dell'uomo come essere unico e creatore. La psicologia al contrario arrivò invece a privare l'uomo di tale dignità. In sostanza coniugando la cibernetica alla psicologia abbiamo la possibilità di sapere come funzioni e come possa essere usata la macchina che possediamo e usiamo quotidianamente.

Nel libro Psicocibernetica pubblicato nel 1960 da Maltz Maxwell, vengono affrontati molti meccanismi che determinano la nostra autostima; argomento quanto mai attuale. Senza avere una buona opinione di noi, non riusciremo a raggiungere nessun obiettivo. In sintesi: un saggio fondamentale, in cui tra l’altro si spiega benissimo che nessuna operazione estetica e nessun accessorio esteriore può aiutare e convincere di valere o di essere attraente; se non lo siamo convinti, di valere e di essere attraenti, prima noi stessi. Il libro è un saggio anticipatore in cui vengono trattate tematiche antesignane: utile per comprendere alcuni disturbi del comportamento alimentare tipo anoressia o bulimia o altri comportamenti autolesionisti ecc. In fondo questo libro anticipa e racchiude tutti i temi principali degli attuali corsi di Programmazione Neuro-linguistica (PNL), Crescita Personale. Inoltre per certi aspetti lo studio di Maxwell anticipa anche quella biologia delle credenze sviluppata con l'epigenetica di Bruce Lipton. Tutto torna. Lo stesso effetto placebo, da mistero della scienza medica per cui non c'è spiegazione al potere della suggestione, è ormai un principio acquisito. Maltz Maxwell, da uomo religioso credeva ai miracoli, alla sorprendente accelerazione dei processi di risanamento naturale che ha il corpo umano, in virtù di una profonda fede. Con lui si può continuare a pensare che il medico cura, la fede guarisce.

mercoledì, maggio 01, 2013

Riflessioni sullo Scrivere

Perché scrivere? La scrittura ha bisogno di qualcosa di più del fare. Non è come fare la raccolta di farfalle o di lattine di birra: scrivere richiede applicazione, lo si impara e soprattutto si pratica, si frequenta, si vive.
La scrittura ha bisogno di metodo, ma poi è essa stessa metodo. Lo scrivere è una capacità che diventa passione e come tutte queste, prende poi il posto che merita nella vita.
Se poi il nostro scrivere diventa una cosa utile, civica, importante, questo non può che fare piacere; ma la molla che fa scrivere è un bisogno intimo di comunicare, di raccontare una storia, di fermare, dare vita a oggetti, ad emozioni, a cose che diversamente si pensa si perderebbero e non esisterebbero.
Se poi il nostro scrivere diventa anche professione è bello ma secondario; è importante, ma non da ricercare. Si scrive soprattutto per sé: per fare ordine nei sentimenti; cercare di comprendere il mondo. Scrivere spesso nasce da un bisogno impellente: quello di raccontare tutto; fermare la vita nel ricordo. Con lo scrivere si ha l'impressione di procedere per l'eternità.
Io poi me lo chiedo spesso: ma perché scrivere? Per raccontare qualcosa che può interessare; qualcosa che vale la pena che altri leggano? Appunto, che qualcuno poi legga. Ecco allora che il primo comandamento è leggere. Prima di scrivere bisogna leggere.
Lo scrivere poi può dare divertimento. Ad esempio lo scrivere gialli è un divertimento, è un raccontare storie che prima di tutto divertono chi le scrive; se poi si estende questo piacere, ecco che un editore pubblicherà il libro per lettori che verranno.
Ma poi in fondo ogni storia è un giallo, ogni racconto contiene una suspense: la nostra vita non è anch’essa un thriller? Sa forse qualcuno come finirà la sua vita?

Ma in fondo la verità l'ha detta forse un grande scrittore, Italo Calvino: Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto.

Queste le mie riflessioni sullo scrivere. Riflessioni versate in un blog che ha appena compiuto 10 anni. E per oggi scrivo ancora: Buon Primo Maggio.

martedì, aprile 30, 2013

Destini personali, libro di Remo Bodei


Con il libro Destini personali, Remo Bodei racconta il lungo viaggio attraverso il processo di identificazione e la formazione delle coscienze, per la costituzione di un io che dialoga e si confonde con l’anima. Nel lungo tempo per arrivare al processo di identificazione, ovvero alla costruzione dell’Io e della coscienza, si trovano due strade, quella individuale e quella collettiva. L’identità personale si rivela erede e surrogato dell’anima, mentre quella collettiva forma l’io con uno stampo sociale che stabilisce una normalità fragile. Quest’io è in lotta perenne tra libertà e risucchio nella folla.
Dice Remo Bodei: 'Ognuno di noi è il risultato di un corpo ricevuto per eredità biologica e di stampi anonimi (lingua, cultura, istituzioni), le cui impronte rielabora in forma inconfondibilmente personale'. Con questo libro Bodei cerca di mostrare da un lato che l'identità dell'uomo deriva da forze - corpo, linguaggio, istituzioni, stati - che, inevitabilmente, lo plasmano; dall'altro, la possibilità della coscienza di rendersi conto di queste stesse forze e sfruttare lo spazio intermedio dei rinvii tra l'Io e il Noi a proprio vantaggio.
Tutto questo percorso ci porta a comprendere quello che già aveva espresso Eraclito con il paradigma: 'Ethos antropos daimon', il Carattere è Destino. Ecco il carattere, quella unicità, individualità che porta a compiere strade diverse al nostro destino, dove trovare il senso ultimo del nostro essere. E’ questo un percorso, non psicoanalitico, ma soprattutto filosofico; le domande: chi sono? Dove vado? Trovano risposte storico dialettiche nell’evoluzione del pensiero e nell’interrogazione continua. La maieutica socratica, il tirar fuori ponendo domande. La filosofia consegna alla psicologia quella visione del mondo che la plasmerà.
Dall'età di Locke alle soglie dell'attualità, Remo Bodei descrive i processi di costruzione dell'Io e della coscienza mettendo in evidenza le relazioni tra la coscienza stessa e i suoi orizzonti storico-politici. Con particolare attenzione alla fase di conclamata denuncia della frammentazione dell'Io e ai successivi progetti autoritari di ricostruirlo (per renderlo più obbediente mediante una colonizzazione delle coscienze).
Schopenauer con il ‘principium individuationis’ affronta il nocciolo della ricerca di identità: sollevare il velo di Maya vuol dire sopprimere l’egoismo e allontanare la paura della morte con l’abbandono del principio di individuazione. ‘La morte dissipa l’illusione che separa la coscienza individuale dall’universale’. La morte in realtà distrugge l’individualità, non la vita né lo spirito. La stessa cosa ha origine nella sessualità, per continuare la specie, nel generare un nuovo individuo c’è la volontà di essere immortali. Ogni uomo manifesta la volontà nel proprio corpo che nel giro di pochi anni si rinnova completamente; ma c’è un nucleo sostanziale del nostro essere che è fuori del tempo. Il suo essere non è dato dalla memoria e dalla coscienza, ma dalla sua volontà. La volontà come consapevolezza, insight, intuizione del nostro spirito.

lunedì, aprile 29, 2013

Scrittrici porno e identità sessuali


Si è concluso il 21 aprile scorso, per la manifestazione La Storia in Piazza, il tema che trattava delle identità sessuali. Molto interessante con importanti testimonianze fra cui quella di Erica Jong, autrice di Paura di volare che alla sua uscita negli anni del femminismo fece gridare allo scandalo. Se c'è stata una rivoluzione vera in questo secolo passato è proprio quella femminista che, se non si è concretizzata con il pieno riconoscimento delle donne, almeno è servita a far prendere coscienza a milioni di uomini e donne della parità di diritti. Quella rivoluzione incompiuta è diventata permanente. Io vorrei inserire una riflessione sulle identità sessuali collegandomi alla letteratura porno e in generale a questo fenomeno che continua in modo esponenziale anche per mezzo dei nuovi media. Io ho sempre presente un detto di Pitigrilli che recitava, Il pudore delle donne è un'invenzione degli uomini, ora vedendo il successo nell'ambito letterario porno, per non dire cinematografico, delle donne possiamo sostenere che le campionesse del genere siano loro. La fantasia sporcacciona delle signore batte quella dei signori maschi. Il femminismo pare lontano: quella rivendicazione della gestione del proprio corpo, pare dimenticata. Io ricordo lo slogan gridato in piazza dalle femministe: Il dito, il dito, orgasmo garantito... D'accordo il diritto delle donne verteva su aborto, pillola, lavoro, ma anche per una emancipazione della sessualità più libera, che oggi però troviamo impadronirsi di strumenti maschili. Nella letteratura da sempre le autrici femminili sono state campionesse: chi non conosce i romanzi cosiddetti erotici come Histoire d'O di Pauline Rèage, Il delta di Venere di Anais Nin, Le età di Lulù di Almudena Grandes, e il già citato Paura di volare di Erica Jong? In questi ultimi dieci anni per arrivare ai libri recenti delle sfumature, siamo passati per Scopami di Virginie Despentes e dalle nostre varie Melissa P., Pulsatilla ecc. senza scordare quella che per me è la più grande: Una Chi (Bruna Bianchi) di cui ho parlato su mentelocale.it Per le identità sessuali, si sostiene che le donne siano in fondo poco interessate alla pornografia e non è per pudore o moralismo ma perché quello che fa ansimare gli uomini annoia le donne. La pornografia è ripetitiva, meccanica, con organi sessuali enormi variamente e insensatamente congiunti. Le donne hanno bisogno di una storia che ecciti prima di tutto la fantasia, che racconti di dedizioni, sottomissioni, punizioni, promiscuità imposta, non per sesso ma per amore. Le donne devono crearsi per il sesso una storia...e un'amica mi ha detto 'vivaddio che è così, diversamente saremo sempre a copulare in ogni angolo di strade e di uffici. Saremo sempre ad accoppiarci'. Forse ha ragione. Ma l'uomo è così gretto? E' proprio così?

domenica, aprile 28, 2013

Grosse Koalition

Con la formazione del governo di Enrico Letta possiamo affermare la fine del bipolarismo e delle leggi elettorali -in ultima il cosiddetto porcellum- che l'hanno incentivato. A questo punto bisognerà pensare seriamente di ritornare ad una legge elettorale proporzionale. Già con il governo di Mario Monti c'era stata una sorta di sospensione politica della logica dei poli destra sinistra. Con l'attuale governo formato dai due maggiori partiti antagonisti, che vede all'opposizione parti delle stesse coalizioni avversarie si è compiuto un atto contro gli elettori dei rispettivi partiti. Il PD è quello che più di tutti è entrato in agonia. Per il PDL il discorso è diverso; lì sono tutti soldati alle dipendenze di Berlusconi e non servono dibattiti o congressi: decide tutto il boss, alla luce dei suoi interessi personali. E' quest'ultima cosa che rimane indigeribile. La grosse Koalition poteva essere anche normale, frutto di un accordo su programmi utili a uscire dalla crisi socio economica; la presenza di Berlusconi fa diventare problematico e a rischio qualunue accordo. Staremo a vedere.

sabato, aprile 27, 2013

Il metodo antistronzi un libro salutare per tutti

C'è un libro, uscito da qualche anno, che risulta sempre attuale; si tratta di Il metodo antistronzi (The No Asshole Rule) scritto da Robert I. Suttonedito dalla piccola casa editrice Elliot Edizioni. Sottotitolo di questo libro, divenuto un bestseller, è: Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è. Gli stronzi analizzati nel libro da cui proteggerci, sono scovati nel luogo privilegiato dove esercitano le loro cattiverie: le aziende, i posti di lavoro, dove nelle gerarchie e nelle relazioni di potere vengono allo scoperto. Robert I. Sutton laureatosi in psicologia applicata al posto di lavoro, ha creato lo Stanford Technology Venture Program (STVP), mirato al pensiero lineare e multidisciplinare all’interno del marketing e attualmente è titolare a Stanford della cattedra di tecnica aziendale innovativa. Il titolo del libro non deve ingannare poiché è un serio trattato sulla psicologia dei prepotenti, maleducati, cafoni, bastardi, aguzzini, tiranni, maniaci oppressivi, despoti, egomaniaci…insomma di tutti quelli che la parola stronzi sintetizza bene. Tutti abbiamo conosciuto degli stronzi, persone insopportabili, capaci di avvelenarci la vita lavorativa; spesso le consideravamo un accessorio imprescindibile del potere e la loro tracotanza la subivamo rassegnati…ora il libro insegna a smontarli, a depotenziarli. Sostenitore della relazione assertiva, ovvero costruttiva e rivolta all’aiuto reciproco, l’autore del metodo antistronzi illustra come le personalità distruttive feriscano il prossimo e danneggino la produttività aziendale. Questo libro è indicato in particolar modo ai dirigenti di aziende e a chi ha la responsabilità di gestire gruppi di lavoro, per questo è un trattato di asshole management ossia di gestione degli stronzi. Può sorprendere invece che fra gli stronzi famosi sia citato Steve Jobs, il capo della Apple, che a quanto pare era noto per l'aggressività, le richieste impossibili ai propri collaboratori e le sfuriate in caso di errori. Sutton ammette che anche gli stronzi possono avere successo, che a volte le loro fissazioni maniacali possono aiutarli, quella di Jobs per l'estetica ad esempio è stata fondamentale, ma in linea di massima la stronzaggine è ben lontana dall'avere risvolti positivi. Secondo Sutton, per quanto lo stronzo possa essere bravo, non vale la pena assumerne uno: il metodo antistronzi consiste proprio nell'evitare di introdurre nel proprio gruppo di lavoro gli stronzi e nello stabilire regole di reciproco rispetto all'interno dell'azienda. Evitare gli stronzi si rivela un grandissimo vantaggio in termini di risparmio di denaro, per non parlare de l'immensamente migliore qualità della vita. Fra le grandi aziende che hanno applicato questo metodo Sutton cita ad esempio Google, dove vige la regola No evil, cioè non essere malvagio, e il grande successo raggiunto da questo gruppo, a partire praticamente dal nulla, dimostra che è stata una buona tattica. Un libro consigliato quindi a chi fa assunzioni e per chi vuole la vita e l’azienda sana. Per saperne di più, visita pagina dell'editore

venerdì, aprile 26, 2013

Recensione del libro: Bourbon & Viagra

Giorgio Boratto con il libro Bourbon & Viagra, segue diverse ispirazioni, con il genere musicale country e quello letterario, c'è anche il cinema dove con i film Nashville, Quando l'amore brucia l'anima, e soprattutto con Crazy Earth e Country Strong, i riferimenti diventano forti. Il racconto lungo di Bourbon & Viagra, così potremo definire questo libro edito da liberodiscrivere@, narra di un cantante country, Martin Hadger, quasi settantenne che con il viagra scopre una seconda giovinezza sessuale. Un cantante che sull'onda del successo avuto negli anni '70, riesce a continuare una attività che lo porta in giro per zone del middlewest americano. E' così che quasi ogni sera cerca di rimediare una scopata sempre con donne diverse. Quando va a buca lo consola il Bourbon...sempre che non lo abbia bevuto prima. Il protagonista del libro, che racconta in prima persona, risulta un uomo solo e con la paura di invecchiare, ma che con una sorta di sentimentalismo e ironia lo porta a vivere la sua avventura on the road. Ad un certo punto della storia Martin riceverà una lettera di una donna, che gli comunica che lui è padre di un figlio di dieci anni. Lui non ricorda né il posto e neppure il nome della madre. Come reagirà questo cowboy? Così infatti lui si ritiene: un cowboy che canta: Mamma non lasciare crescano fino ad essere cowboy/ quelli non sapranno stare a casa e saranno sempre soli/ anche con la persona che amano... Martin con The last cowboy song si domanda: è davvero finito il West, come sta finendo l'Occidente? Ma sono riflessioni che a lui non servono. La cavalcata per lui continua. Libro piacevole e ricco di spunti. Interessante è la lunga colonna sonora, formata dalla citazione di oltre 40 canzoni, che accompagna le azioni del protagonista. Da leggere. Link dell'editore dove è possibile leggere le prime pagine del libro: http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=161922

giovedì, aprile 25, 2013

Festa di Liberazione

Per la Festa della Liberazione, per il 25 aprile ci viene chiesto anche un atto di memoria, di ricordo per una data che ha ridato all'Italia la libertà. Molti hanno bisogno di ritornare su quei sentimenti di unità antifascista, ma per me non c'è solo la componente ideale di un percorso politico, che ha portato poi l'Italia a costruire una democrazia attraverso la Carta Costituzionale. Per me esiste sempre una ragione profonda dell'anima, per cui il fascismo non è solo un movimento politico, ma rappresenta il più grave attacco alla trascendenza umana, alla sua capacità di evolvere e costruire un mondo migliore. Il fascismo è uno stato dell'essere che spunta fuori in ognuno quando si dà voce all'egoismo, al sentimento di superiorità, alla crudeltà che risponde alla parte arcaica della bestia diventata uomo e viceversa. Per la memoria io ricordo quando nei primi anni '90, con l'avvento di Forza Italia e la costituzione politica di quel fenomeno culturale che prende il nome di berlusconismo, si voleva cancellare la Festa del 25 aprile: festa di divisione si diceva, festa di una sola parte; festa che non aveva più senso. Ecco quei personaggi che l'affermavano sono diventati i maggiori responsabili del degrado politico in cui siamo caduti. Non esiste più una vera classe dirigente e l'Italia si trova divisa come non mai. Ora si dovrebbe trovare, secondo molti, un comune senso di responsabilità per uscire da questa grave situazione economica, politica e morale...ecco, la festa del 25 aprile potrebbe essere un momento nuovo. Potrebbe? Poteva. Io ho visto che l'antifascismo come elemento di unità ideale, oggi manca. Nelle pance di molti italiani è sempre forte la spinta al fascismo e lo si riscontra nella ricerca di un condottiero, di un leader, di un papà - che se poi fa anche il papi va bene lo stesso. Ecco che il dramma deve ancora consumarsi. Per la liberazione dobbiamo sempre per forza passare per una piazza Loreto?

martedì, aprile 23, 2013

Ma che cos'è oggi il PD?

Ma cos'è diventato o meglio che cos'è il PD? Il Partito Democratico che avrebbe dovuto costruire, insieme al rinnovamento dell'Italia, la politica italiana? Nel suo logo resiste il riferimento all'Ulivo, l'idea originale di una grande convergenza delle forze democratiche per cambiare l'Italia e costituire un corpo di riforme -tra cui le primarie- utili alla partecipazione dei cittadini alle scelte politiche. Romano Prodi che era il soggetto che lo fondò è stato giustamente candidato a Presidente della Repubblica dal partito. Perché non è stato votato? Io mi sento smarrito e non capisco più niente. La schizofrenia di chi guida il PD è evidente. Allo stesso tempo si comprende che la dirigenza del partito non aveva la statura di leadership. Ha fatto bene ad andarsene in blocco. Ma ora? Io mi rifiuto di pensare e credere che si faccia un governo insieme al partito di Berlusconi: un partito che ha la grande responsabilità della grave situazione in cui ci troviamo. Con quella destra non si è riusciti a costruire nulla. Non è stata cambiata la legge elettorale, studiata da loro per indebolire il centrosinistra; non esiste nessuna affinità di idee per superare la crisi; sono da sempre alleati con un partito xenofobo e razzista come la Lega Nord. Io credo che la cosa giusta sia andare alle elezioni al più presto. Se poi vincerà nuovamente la destra vorrà dire che sono gli italiani che lo vogliono. Gli elettori le scelte le faranno con diversi motivi e uno su tutti la constatazione della insipienza della classe dirigente del centrosinistra. Poi in fondo ho capito che questo paese forse ha l'anima sostanzialmente di destra. Diversamente Berlusconi non avrebbe preso ancora così tanti voti alle ultime elezioni. Forse allora ha ragione Beppe Grillo che è riuscito ad attirare i giovani e portarli al voto. In Italia c'è un altro partito che sta vincendo sempre di più: è quello dell'astensione. Cittadini profondamente delusi da tutto a cui il PD avrebbe dovuto rivolgersi per far riaccendere una speranza di possibile cambiamento. Non so che dire altro. Dire di un partito che è diventato una accozzaglia di personalismi e ha perso le buone idee creative per una buona politica. Avete sentito Berlusconi come elogia la riconferma di Napolitano? Non era lui che gridava al complotto che lo ha portato alle dimissioni? Voleva la commissione d'inchiesta per indagare anche su Napolitano...il comunista che a suo dire gli bocciava le leggi. Noi dovremmo fare un governo con questo qui? Ma va murì ammazzato...

domenica, marzo 17, 2013

Grande rivoluzionario messaggio

Avevo scritto poco tempo fa una riflessione sulla povertà che diceva: Noi siamo atterriti che qualcuno ci porti via il nostro benessere che è diventato la nostra cosiddetta civiltà, per questo viviamo in difesa e dovremmo invece ribellarci. Ma non sappiamo insieme cosa proporre per invertire quel flusso di ricchezza che va sempre verso chi è già ricco. Come reagire? Una strada per cambiare il corso della crisi è quella di imparare da subito ad essere poveri. La povertà intesa come scelta di vita potrebbe essere anche una pratica per salvare il mondo. La povertà imparata è anche un antidoto alla miseria. Mentre la povertà è la mancanza del superfluo, la miseria è la mancanza del necessario. Nella miseria non c'è possibilità di salvezza. La povertà insegna la condivisione, la frugalità, la capacità di essere solidali e soprattutto a continuare ad avere il senso della giustizia sociale... Con la povertà infine si privilegia l'essere a l'avere e questo potrebbe dire tutto. Imparare ad essere poveri non lo si fa certo con un corso accelerato, ma proviamoci. Potremmo scoprire che insieme saremmo anche felici. In questi giorni è stato eletto un nuovo Papa, che ha scelto il nome di Francesco, che ha fatto della povertà e del saperla vivere come virtù, una scelta salvifica per la sua chiesa e per il mondo. Grande. Io spero che questo messaggio vinca.

sabato, febbraio 02, 2013

Stalingrado: la follia umana

Oggi 2 febbraio è la data del mio compleanno. Il 2 febbraio è la data che ricorda la resa dei tedeschi a Stalingrado; l'inizio anche della disfatta della Germania nazista. Sono passati solo 6 giorni dal 27 gennaio, decretato giorno della memoria per ricordare le vittime della Shoah; ma anche questo 2 febbraio, come tutti i 2 febbraio, dovrebbe essere ricordato come giorno dell'inizio della disfatta nazista. Un regime che insieme a quello fascista (suo ispiratore) non solo rappresentava una scelta politica, ma il più grande attacco alla trascendenza umana, alla capacità di prefigurare una umanità degna di questo nome. La battaglia di Stalingrado è stata definita come il più grande e sanguinoso scontro della storia umana fin qui conosciuta. Una battaglia che ha coinvolto oltre 2 milioni di persone e ha avuto oltre un milione di morti. Una battaglia che nel breve tempo di 6 mesi ha consumato tragedie immani. La Germania con l'operazione denominata 'Barbarossa', invadeva nell'estate del 1942 l'URSS. Con questa operazione di guerra la Germania nazista sperimentava la nuova tecnica di guerra: prima un bombardamento a tappeto sugli obiettivi militari; un bombardamento che distruggeva ogni cosa e metteva in fuga il nemico. Seguiva l'arrivo delle truppe di terra per occupare i territori nemici. Il bombardamento a tappeto era stato sperimentato alcuni anni prima, nel 1936, sul territorio spagnolo durante la guerra civile. Guernica, una cittadina martire, ne testimonia l'efferatezza grazie ad un quadro di Picasso, che porta lo stesso nome. A Stalingrado fu quindi usata la stessa tecnica. Con un bombardamento a tappeto senza precedenti per quantità di bombe e di tempo, Stalingrado fu rasa al suolo. All'interno della città distrutta molti soldati russi resistettero in maniera eroica. Bisogna ricordare che Stalingrado è una delle città che si snoda in lunghezza lungo la riva del fiume Volga, per circa 80 chilometri. Quella battaglia si può leggere su piani diversi. I bombardamenti dei tedeschi su Stalingrado oltre che a distruggere tutto, con il genere di bombe infiammanti, bruciarono tutto ciò che era combustibile. La città non aveva più legna, carburante ecc. Qualunque cosa che poteva prendere fuoco, fu bruciata. Quella devastazione divenne la trappola e la prigione delle stesse truppe tedesche, una volta penetrati nella città: oltre 250mila soldati agli ordini di Von Paulus. La conquista della città fu fatta casa per casa. Meglio dire macerie per macerie. La popolazione di Stalingrado visse situazioni incredibili. Non bisognerebbe mai dimenticare che l'esercito tedesco era un usurpatore, un invasore crudele e spinto dall'odio; mentre dall'altra parte c'erano i patrioti; c'erano quelli che si difendevano. Un'altra insensatezza da aggiungere alla guerra, che ha già di per sé, è quella derivata dalla componente ideologica che spingeva i tedeschi a combattere contro Stalingrado quale simbolo dell'uomo Stalin. Con l'arrivo del gelo per i tedeschi quella città divenne l'inferno: non avevano nulla con cui riscaldarsi e rimasti accerchiati dalle truppe russe, assediati dalla fame arrivarono a sfamarsi mangiando i loro cadaveri. Arresisi il 2 febbraio 1943 i soldati tedeschi furono inviati ai lavori forzati in Siberia e nelle miniere di carbone. Ai prigionieri tedeschi fu detto che non sarebbero stati lasciati liberi fino a che non venisse ricostruita Stalingrado. Dopo il 2 febbraio l'Armata Rossa avanzò inesorabile fino nel cuore della Germania e con la battaglia di Berlino cessava il nazismo. Erano passati ancora due anni, di dure battaglie prima che con l'ingresso dei russi nel Reichstag e la conseguente morte di Adolf Hitler, si decretasse la fine del nazismo. Di tutta la sesta armata tedesca solo 5000 soldati fecero ritorno in patria nel 1955. Speriamo che più nessun uomo abbia a rivivere e a vedere ciò che accadde in quella città. Oggi Stalingrado si chiama Volgograd ma farebbe bene a riprendere quel vecchio nome. Non esiste più il regime sovietico e la destalinizzazione è cosa superata. Non dovrebbe essere dimenticata quella città con il suo nome.

domenica, gennaio 27, 2013

Ci risiamo...

Ci risiamo, Berlusconi riesce sempre a far parlare di sé. Lo fa poi adducendo in fondo sentimenti molto diffusi nella 'pancia' degli italiani. Quella famosa 'pancia' a cui parla bene la nostra destra politica. L'ultima sua affermazione, che Benito Mussolini, ad eccezione delle leggi razziali del 1938, non fu poi così male, anzi fece bene, è nella testa di molti nostalgici e tanti italiani. E' chiaro che nei 20 anni di regime fascista furono fatte molte cose e se inserite nel contesto storico, possiamo dire che con il fascismo nasceva lo Stato italiano moderno. Furono gettate le basi di uno Stato che si prendeva cura del cittadino (nel senso totalitario) dalla culla alla bara. L'unità d'Italia sperimentava con il fascismo una prima vera dimensione patriottica. Detto questo non bisogna dimenticare tutto quello che consegue al vivere un regime liberticida, una dittatura che annientava gli oppositori politici e creava, forse fra i primi paesi della storia occidentale, un potere che negava la trascendenza del pensiero: la capacità di prefigurare un futuro diverso. Ecco, si ritorna alla 'pancia', alle pulsioni più grette e ataviche che trasformano l'uomo in bestia e il suo spirito di sopravvivenza in crudeltà. Che altro dire? Che il fascismo è sempre attuale. Come sosteneva Hannah Arendt la banalità del male sta nel conformismo, nella assenza di un pensiero alto; quel conformismo tanto caro al fascismo come al nazismo.

venerdì, gennaio 11, 2013

Berlusconi da Santoro

Eccolo, Berlusconi che pensando di racimolare voti, da cacciatore di consensi qual'è, va a casa del diavolo; naturalmente di quei suoi personali satana: Santoro e Travaglio. Il momento è difficile e con la sua visione del mondo incrollabile, dove conta più l'apparire che l'essere, ecco la maschera di Silvio Berlusconi affacciarsi sul teleschermo di Servizio Pubblico. Capelli finti di un colore improbabile- alla Zed, il robot; fondo tinta a tre strati a coprire le rughe, non il fisico imbolsito di un uomo di oltre 76 anni; sorriso immarcescibile...lo stesso ben raffigurato dal vignettista Altan. Sono passati molti anni e in un mondo dove tutto cambia in fretta fa senso vedere l'ostinazione di questo uomo nel perseguire un potere, che pure ha esercitato per lungo tempo e blandito in tutte le sue versioni. Sono passati Gorbaciov, Clinton, Bush, Blair, Chirac, Sarkozy, Aznar, Zapatero, Schmidt, ecc. ma lui è sempre nell'agone politico a imbastire una commedia tragico comica. Sono passati Mubarak, Lula, Gheddafi, re e regine e Berlusconi riprova a suonare la stessa musica di sempre, distribuendo colpe ad altri per quello che non è riuscito a fare. Quello che doveva essere il giorno per dimostrare ai suoi avversari chi è veramente, l'ha fatto: il suo squallore morale, psicologico e umano è venuto fuori inevitabile. Il momento clou che ha rivelato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, la sua piccola statura di uomo ( non intendo solo quella fisica) si è compiuta con la lettura del mattinale preparato dai suoi scribacchini. Quel mattinale elencava i processi civili nei quali era incorso il giornalista Marco Travaglio. Il piccolo uomo voleva far vedere che chi lo accusava di gravi fatti era anch'esso un reo. L'uomo che è stato presidente del consiglio, quello che si riteneva uno statista, un uomo superiore, un uomo che è tra i più ricchi d'Italia, ha dimostrato tutta la sua miseria e bassezza spirituale. Berlusconi non rispondeva alle accuse ma provava a girarle sul suo accusatore, con il sottinteso intento che se lui è una merda lo sono anche gli altri. Bella prospettiva. La realtà è che le cause che interessavano Marco Travaglio sono o erano normali contenziosi civili dovuti alla professione di giornalista, mentre quelli dove è incorso Berlusconi sono fatti di rilevanza penale legati all'evasione, alla concussione, alla corruzione ecc. Quella che doveva essere una puntata televisiva per guadagnare qualche consenso si è rivelata un grave infortunio: Berlusconi, incontrando il giornalista che ha raccontato i suoi fatti, ha secondo me accelerato la sua parabola discendente.

martedì, gennaio 01, 2013

Un libro per chi vuole divertirsi ed emozionarsi: Bourbon & Viagra

Edizioni: liberodiscrivere.it Il romanzo racconta la cavalcata, attraverso le canzoni country, di Martin Hedger, un cantante che si muove tra il Missouri, Nashville, Memphis e l'Alabama sulle orme di Johnny Cash e Willie Nelson. Con in testa un cappello da cowboy, Martin Hedger vorrebbe lasciare traccia. Ma viaggiando nel vento il suo mondo dura quanto una canzone. Martin è così: uno dei tanti che si stupiscono d'invecchiare, ma hanno riempito la loro vita di tutti gli elementi che lasciano un cappello pieno di pioggia. Martin ad un certo punto scoprirà di avere un figlio illegittimo. Come reagirà? La bolgia di sentimenti del protagonista ci rimanda ad una umanità che, al di là dei luoghi dove Martin si muove, conosciamo e vive in ogni parte del mondo. Di Martin Hedger ce ne sono molti. Uomini che neanche suonano e hanno in testa colonne sonore tristi. Vuote. Come il loro sesso. Il passato si chiude come le serrande dei pub e il futuro non c'è mai. Martin Hedger ha il vantaggio di essere ironico e trova un senso comico nella sua ricerca di sesso a tutti i costi. Come finirà? Nessuna indicazione, ma la sua vita è piena di indizi.


Il libro
Bourbon & Viagra
verrà presentato a la Feltrinelli,
in via Ceccardi a Genova
il giorno
22 gennaio 2013 alle ore 18
Parleranno con l'autore
Luciana Lanzarotti & Giusy Randazzo

lunedì, dicembre 31, 2012

Buon 2013

Che quest'anno porti via definitivamente Berlusconi, Bossi, La Russa, Gasparri, Cicchitto, Verdini e la Santanchè. Per l'immediato basterebbe; se poi aggiungessimo Quagliarello, Ghedini, Formigoni, Brambilla, Mussolini e Miccichè, sarebbe tanta grazia in più. Che quest'anno porti tante cose buone a bilanciare tutto il cattivo passato. Che il futuro porti una buona politica, per cui la corruzione ridiventi una eccezione. Che tutti imparino a vivere poveri, non come costrizione ma con convinzione. Per chi invece ha già imparato a vivere la povertà, regalata dall'economia di mercato, ricordi a tutti che si può essere lo stesso felici. Alla faccia della pubblicità. Con i poveri nasceranno più bambini, è assicurato; così va il mondo all'antica. Ma non si auspica un ritorno al passato, ma un futuro più saggio. Ricco di quel sapere che ognuno in fondo sa di possedere. Una saggezza che sappia far sorridere e renda allegri. Che quest'anno ci liberi dalle calamità, quelle chiamate naturali, che fan piangere sempre troppo e si ricordano poco. Buon 2013. Ricordandoci infine che tutto dipende da noi. Dalla nostra capacità. Dalle nostre azioni e volontà.

domenica, ottobre 28, 2012

Fine parabola

Così Il Foglio, del 25 ottobre, a commento della rinuncia di candidarsi alle prossime elezioni politiche, scriveva:
Nella sua dichiarazione solenne del 24 ottobre, Berlusconi ha detto qualcosa di inaudito per chi ne ha fatto la caricatura fino a oggi: ha detto che Monti si è sempre sottratto alla caccia alle streghe e ha fatto quel che ha potuto, cioè molto, per assicurare una continuità delle idee riformatrici e liberali con cui tutta l’avventura berlusconiana era partita. Una affermazione impegnativa e importante, un contributo di giudizio e di memoria di quelli tanto indispensabili ai giovani quando i vecchi si ritirano (...)Noi siamo solo alla quarta puntata di un romanzo del berlusconismo politico, dal 1994 a ieri, ma tutto il Foglio, nato nel 1996, si è sempre dichiarato senza finzioni e opacità un giornale pilota, o mosca cocchiera, del berlusconismo.
Tre giorni dopo il 28 su Libero, in occasione della conferenza stampa a Villa Gernetto di Berlusconi, per raccontare la sua posizione sulla sua condanna a 4 anni per evasione fiscale, leggiamo:
Il Cav. Spiega che non potrà lasciare l'agone politico poiché deve riformare il Paese e la Costituzione: continuerà in veste di fondatore del Pdl ad avere un ruolo di rilievo nella vita pubblica e politica. Silvio, per inciso, ha già un programma chiaro in testa: abolire l'Imu, riformare il fisco, Giustizia e Costituzione. Di fatto, archiviare l'agenda Monti 'imposta dalla Germania della Merkel'. Il lungo intervento assume toni durissimi. Il bersaglio principale è il governo di Mario Monti: "Stiamo pensando di togliergli la fiducia". L'esecutivo tecnico, ora, è appeso a un filo. Poi le bordate contro Angela Merkel, che "ha forzato il Consiglio dei capi di Stato e di Governo a decisioni che non ho mai condiviso". Riferendosi al celebre episodio del passato, ha ricordato: "I sorrisi di Sarkozy e della Merkel sono stati un tentativo di assassinio della mia credibilità". E ancora, contro Berlino. "La Germania non permise alla Bce di essere una banca a tutti gli effetti per paura dell'inflazione. Gli azionisti internazionali lo capirono".
A pensare che Berlusconi ha governato 8 degli ultimi 10 anni e ora continua a raccontare barzellette in tutti i sensi. Di più salta da una posizione all'altra pensando che gli italiani continuino a bersi tutto. Lui che in questo periodo ha contribuito a rafforzare la casta; quella classe di dirigenti politici che leggiamo tutti i giorni nelle cronache giudiziarie sorpresi a rubare e dediti al malaffare.
Lui di quella schiera di scherani corrotti ne era il modello e il primo rappresentante. Spero che questa parabola politica si chiuda per sempre.

sabato, ottobre 06, 2012

Lettera a uno studente

Durante una cena tra amici, una professoressa del Nautico ha chiesto ad Attilio Sartori, vecchio professore, cosa potesse dire ai suoi alunni per spronarli a studiare e impegnarsi di più nella scuola. Nonostante tutto il suo impegno lei vedeva i suoi studenti demotivati e assenti. Perché allora non scrivere una lettera indirizzata a loro per leggerla in classe? Ecco che cosa ha dettato il vecchio professore:
LETTERA A UNO STUDENTE

Caro Studente, da poco hai inaugurato una fase della tua vita. Fase particolarmente delicata e piena di difficoltà. Conosco questa contraddizione tra il voler essere e la paura. Come si può superare? Rendendosi conto dell'età che hai raggiunto, della porta nuova che si apre in un corso di studi obbligatorio. Corso che ti darà, se ti darà, soddisfazioni e delusioni. Cosa devo consigliarti io che sono un vecchio professore? 1) Di superare con destrezza queste primi ostacoli: devi cercare nel fondo di te stesso le tue contraddizioni. 2) Devi scegliere: è il primo gesto responsabile che hai davanti. 3) Hai di fronte a te 3 anni di corso superiore. Non dico che sei nelle condizioni già ora di scegliere una via d'uscita. Ma devi prepararti a superare diffidenze, ambiguità frustrazioni, facendo leva soprattutto sulla forza morale e sulle vie che ti si aprono e sul cui tragitto troverai molti ostacoli. 4) l'importante è che tu, dedicando qualche tempo a questi problemi, non ti abbandoni al facile iniziale rifugio dell'insegnante e alla forza conoscitiva che ti assale come un enigma. 5) Devi sentirti solo e libero e disposto ad aprirti al mondo della parola, a quello della fantasia, a quello della libertà d'agire che non possono provenire dallo sbando e dall'angoscia, ma avvicinarti con cautela a tutte le forze del sapere umanistico e scientifico, in fondo al quale tu saprai guidare come Ulisse la tua piccola nave e raggiungere un porto tranquillo. Faccio leva sul concetto di tranquillità che non significa, altrimenti ti inganni, quietismo, nullismo, menefreghismo, che sono le tentazioni peggiori per un giovane che studia. Ma giungere alla soglia del Sapere facendo leva sul tuo campo di conoscenze, fidandoti dei saperi altrui quando lo sono veramente. Questo poco che ti ho detto è solo una chiave, forse piccola ma necessaria per raggiungere la maturità e la coscienza di sé stessi più consoni alle tue virtuali facoltà e che ti accompagnerà sul cammino non facile della tua prima giovinezza spalancando l'orizzonte delle tue scelte e delle tue convinzioni. Prof. Attilio Sartori

sabato, settembre 29, 2012

Ruberie continue

20 anni dopo tangentopoli, il malaffare continua. I partiti si sono tutti riformati, hanno tutti cambiato nome e ne sono nati dei nuovi, ma l'antico vizio di sperperare e rubare il denaro pubblico non è cambiato. In aggiunta c'è stato un forte degrado della classe politica e dirigente. Nel 1994 con la discesa in campo di Berlusconi e la nascita di Forza Italia, molti italiani pensavano ad un cambio radicale del sistema di fare politica. C'è stato: in peggio. Mai si era visto un livello culturale e morale così basso di donne e uomini entrati in politica: si rafforzava la casta eliminando per legge i reati che potevano fare solo loro -tipo il falso in bilancio. Leggo sul corriere.it che tra Deputati e Senatori a oggi si conta un numero rilevante di indagati e condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione, corruzione, concussione, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta, finanziamento illecito, associazione per delinquere e favoreggiamento alla mafia. Per molti, si è toccato il punto più basso della storia della Repubblica. Dal 1994 ad oggi solo la Giunta delle Autorizzazioni della Camera ha analizzato 500 casi di procedimenti giudiziari. Mai un caso di malaffare di quel mondo politico è stato denunciato dagli stessi. E' sempre stata l'opera della magistratura a scovare i delinquenti politici. Quella stessa magistratura che è sempre stata messa sotto assedio dalla destra al potere. Ma come sarebbe andata a finire si poteva sapere già dall'inizio. Alla prima elezione, dopo tangentopoli, venivano portati in Parlamento personaggi come Dell'Utri e Previti. Iniziava la saga dei 'perfetti impuniti'. D'accordo, prima Dell'Utri e poi Previti, anche solo per poco in galera c'erano finiti; per il resto anche qualcun altro come Di Girolamo, Papa e Lusi, ma poi tutti gli altri? Bravi! Bravi De Gregorio, Tedeschi, Cosentino...ecc. Gli stessi moralizzatori della Lega Nord, quelli di Roma Ladrona, sono stati pescati con le mani nel sacco. Gli scandali recenti degli eletti nelle Regioni che sperperano i nostri soldi alla faccia della miseria degli italiani, è solo un altro capitolo della situazione in cui ci troviamo. Il saccheggio continua. Quando succederà che tra gli eletti in Parlamento e nelle Istituzioni non ci siano più inquisiti e condannati?

sabato, settembre 01, 2012

La morte del Cardinale Carlo Maria Martini

E' in corso nuovamente una discussione nata sulla scelta del Cardinale Carlo Maria Martini di rifiutare l'accanimento terapeutico al suo stato di malato di Parkinson. Carlo Maria Martini è morto, il 31 agosto 2012, senza dunque l'uso del sondino e alimentazione forzata, visto che da quindici giorni non poteva più deglutire per l'evoluzione terminale del morbo di Parkinson. In merito dopo che i politici nostrani hanno in mente di promulgare una legge sul testamento biologico (fortunatamente mai fatta) che darebbe al medico tutte le decisioni di continuare le cure, io ricordo la posizione del teologo Hans Küng su questo argomento. Il teologo Hans Küng nel 1998 affermò nel libro, Sulla dignità del morire e l’eutanasia, che pur restando ferma l’illiceità morale di ogni eutanasia imposta per costrizione; nello stesso tempo 'è fuori discussione la liceità etica dell’eutanasia nel senso di tentativo di rendere “buona” la morte senza per questo accorciare la vita: quella cioè in cui il medico si limita a somministrare sedativi per ridurre il dolore. Ed è in armonia con l’ideale di un morire degno dell’uomo il tentativo di ridurre il più possibile i dolori fisici e, nelle ultime fasi della vita, di sostenere la mente mediante psicofarmaci. Un’eutanasia di questo tipo non pone problemi giuridici, è eticamente responsabile e doverosa dal punto di vista medico. Il mantenimento in vita del paziente deve andare di pari passo con la riduzione dei suoi dolori e il sostegno della sua libertà. Non è lecito che la conservazione della vita divenga un semplice differimento della morte'. Per quanto riguarda l’eutanasia attiva, Küng inoltre precisa che 'è falso che ogni forma di eutanasia attiva sia di per sé un 'omicidio', come se essa non fosse un atto volontario, un atto di pietà, liberamente chiesto dal paziente, bensì un atto di violenza impostagli contro la sua volontà'. Che altro aggiungere? Bene ha fatto Carlo Maria Martini che con la sua morte ci ha dato una ulteriore lezione di teologia.

lunedì, agosto 27, 2012

La povertà- Parte terza

Imparare ad essere poveri farà vincere la crisi che stiamo vivendo e che sta assumendo dimensioni epocali. Imparare ad essere poveri, ma come? Il primo passo è senz'altro quello legato alle pratiche di risparmio che oltre a essere utili a spendere meno soldi spesso si rivelano ecocompatibili, ovvero sostenibili per salvaguardare l'ambiente che ci circonda. Il risparmio è sì l'arma principale per far fronte alla crisi del potere di acquisto dei salari e degli stipendi, ma è anche uno stile di vita, una filosofia alla base delle scelte di consumo di tutti noi. Il risparmio non è più e non deve essere più considerato come sinonimo di esclusione e disagio sociale, ma segno di un nuovo stile di vita e di visione della vita. Chi risparmia è intelligente e il suo considerarsi povero diventa virtù; chi risparmia ha a cuore la propria famiglia, è sensibile verso il valore dei soldi, verso chi sta peggio di lui, verso il consumismo sfrenato con tutte le sue conseguenze nefaste in termini di ambiente e di salute. Fino a ieri ci avevano insegnato che il sentimento di essere felici aumentava con il crescere del reddito; ora visto che il nostro reddito non crescerà più e per qualcuno, anzi per molti, può addirittura svanire, ecco che dovremmo riflettere: il vecchio stile di vita di consumatori, ci faceva felici veramente? La risposta è facile. Insieme all'enorme quantità di merci le odierne società ci hanno messo davanti una grande quantità di libertà; inversamente aumentano le difficoltà per realizzarle. Esempio quanti fanno un mestiere che si sono scelti? Ancora di più: quanti riescono poi a lavorare? In breve siamo tutti liberi e con questo presupposto se non si riesce a realizzare quello che sogniamo è perché abbiamo fallito, siamo fannulloni e meritiamo la condanna della povertà. Così in sostanza il concetto di libertà nella società capitalistica manifesta tutta la sua ambiguità. Come spiega bene il filosofo Zygmunt Bauman: 'Al di fuori della libertà di consumare, non è data alla maggioranza nessun’altra libertà reale; essa è, oggi come ieri, riservata a una piccola parte della società, che detiene il potere di controllare quella altrui. La libertà non è per nulla una caratteristica appartenente al soggetto in quanto individuo, bensì un prodotto sociale che si fonda sull’asimmetria delle condizioni sociali'. Citando ancora Bauman si deve comprendere che 'la nostra vita non è una successione di prestazioni per raggiungere chissà cosa; la nostra vita è, in quanto frutto di volontà e scelte, un'opera d'arte. Noi con la nostra vita tracciamo un'impronta unica e irripetibile come la nostra individualità. Siamo noi che la creiamo'. Condanna alla povertà, si diceva...ma quale condanna rappresenta una povertà che si sceglie e si impara? Esiste la povertà come virtù. Il primo dono che regala questa virtù è la libertà, la liberazione dai beni materiali. Poi la povertà libera la generosità, l’amore universale, la pace, la contemplazione, la misericordia, l’umiltà. La povertà libera la mente dalla dipendenza psicologica, dalla schiavitù del possesso. Avvantaggia il distacco dalle cose, dall’illusione del possesso. Ci fa provare la leggerezza dell’essere. Chi abbraccia questa virtù ne ricava una passione struggente per la vita stessa, una sensazione pervasiva di gioia e amore per la natura.

giovedì, agosto 23, 2012

La povertà- Parte seconda

La parola povertà nei sistemi sociali antichi di civiltà millenarie non era conosciuta. Nelle lingue autoctone non esisteva quel termine, poiché non era il denaro o il possesso di beni materiali il primo primo posto nella scala dei valori. Se ci pensiamo attentamente la condizione umana è caratterizzata dalla povertà. Nasciamo tutti nudi e indifesi, nasciamo in sostanza poveri. Per prima cosa l'uomo non è padrone della sua vita biologica e la ricchezza vera che si riesce a realizzare consiste nella capacità di vivere l'infinito nella propria interiorità. Con la nostra mente noi riusciamo a immaginare e creare la nostra libertà. Interiormente l'uomo può diventare veramente libero d'essere, di avere, di fare e sapere. Questo è un dato di fatto svincolato da ogni approccio filosofico o religioso. Le filosofie e dottrine che insegnano a volgere attenzione all'interiorità e aiutano l'uomo a realizzare la propria libertà sono utili e hanno un grandissimo merito. Quindi bisogna sempre avere presente che sono sempre le filosofie e le religioni al servizio dell'uomo e non viceversa. Con questa piccola premessa imparare la povertà, iniziando soprattutto a non vergognarsene, per la maggioranza degli italiani che hanno ricevuto una educazione religiosa cristiana dovrebbe essere una cosa facile. Infatti la filosofia cristiana è una delle dottrine che più di molte altre mette al centro del suo messaggio la povertà. Il cristianesimo ha come fondamento la povertà. L'essenza del messaggio cristiano trova nelle diseguaglianze la ragione di tutti i mali. Per porre rimedio a questo Gesù Cristo in maniera radicale parlava di fratellanza, di amore universale e la povertà, come scelta, diventava la risposta alle ingiustizie. Senza la condizione di povertà non si entra nel Regno di Dio. Questa è una regola magistrale e Gesù Cristo è stato chiaro; parlando al ricco che voleva seguirlo disse: 'Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi' (Matteo 19,21). Non dimentichiamo poi il famoso discorso del passaggio più facile del cammello attraverso una cruna d'ago, piuttosto che un ricco entri nel Regno dei Cieli. Qui bisognerebbe fare una rettifica: è stato San Girolamo a tradurre male il vangelo di Matteo; Gesù disse kamel, intendendo con questo termine la grossa corda che serviva per ormeggiare le barche. La sostanza non cambia. Il valore della presenza stessa di Cristo nel mondo manifesta la sua dichiarata volontà di fare dello stato di povertà lo stato ideale dell’uomo. Un messaggio che soprattutto per i credenti è disatteso. San Francesco fu il primo che attuò nella vita le regole evangeliche cristiane e la sua sfida al mondo, con la rivendicazione di un'altissima povertà, non è stata ancora ad oggi raccolta. Egli fu un fuoriclasse nell'imparare la povertà. La sua scelta fu radicale: ogni sua azione e predicazione sarà un inno alla povertà. Imparare la povertà per vincere la crisi, che attanaglia il mondo capitalistico odierno, rappresenta la vera sfida. Rinunciare all'arricchimento potrebbe essere il motto per uscire dalla crisi. La scialuppa di salvataggio non contiene prodotti di lusso: analogamente quello che serve non sono oggetti superflui, ma i propri prodotti culturali, che non sono monetizzabili.

sabato, agosto 18, 2012

La povertà

Inizio con questo articolo una serie di riflessioni sulla povertà. Con la crisi economica finanziaria, che ha colpito tutta la società capitalistica, si affaccia uno scenario da paura. Questo panico è rappresentato soprattutto dal ritorno della povertà. Con il protrarsi della crisi la povertà in Europa è destinata ad aumentare e diventerà una condizione molto diffusa tra la popolazione dei diversi Stati che la compongono. A distanza di 70 anni circa sembra tornare, nelle nazioni europee devastate dall'ultima guerra mondiale, una povertà dimenticata. Fino a poco tempo fa si potevano vedere e contare i cosiddetti nuovi ricchi: erano quei soggetti, fino a ieri poveri, che facendo un salto sociale erano riconoscibili innanzi tutto per l'acquisizione di una grande capacità di consumare; erano la specie di consumatori compulsiva pronta a passare al lusso; a tutti quegli status symbol che rappresentavano il segnale di chi aveva scalato la società. Oggi stiamo assistendo invece alla conta dei nuovi poveri. In quest'ultima categoria possiamo benissimo inserire chi guadagna fino a mille euro al mese e quasi tutti i giovani: la loro condizione di precariato e l'impossibilità di rendersi autonomi li mette in una condizione di poveri. In Italia poi abbiamo tra i giovani delle percentuali di disoccupazione allarmanti: oltre il 31%. Cosa dobbiamo augurare? Che questi giovani invecchino in fretta per non annoverarli più tra la categoria dei giovani? Ma deve fare paura la povertà? Certo per chi non l'ha mai vissuta è senz'altro qualcosa che sconcerta: implica un cambiamento di usi e costumi a cui non si è preparati. Oltretutto questa nuova condizione di poveri viene imposta, viene subita e con questo presupposto si rifiuta. Ma cosa intendiamo per povertà? Inizialmente la povertà si accompagna alla perdita di tutte quelle garanzie che permettevano uno stile di vita medio e integrato nella società dei cosiddetti consumi. Ecco che da cittadino consumatore, sempre alla ricerca di beni che promettevano la felicità, si passa alla condizione di persona anonima in cerca di soddisfare bisogni cosiddetti primari, in uno stato di perenne insicurezza. Preoccupa la nostra futura povertà, eppure la povertà sulla Terra è sempre più presente e testimonia la disparità tra gli esseri umani. Noi siamo atterriti che qualcuno ci porti via il nostro benessere che è diventato la nostra cosiddetta civiltà, per questo viviamo in difesa e dovremmo invece ribellarci. Ma non sappiamo insieme cosa proporre per invertire quel flusso di ricchezza che va sempre verso chi è già ricco. Come reagire? Una strada per cambiare il corso della crisi è quella di imparare da subito ad essere poveri. La povertà intesa come scelta di vita potrebbe essere anche una pratica per salvare il mondo. La povertà imparata è anche un antidoto alla miseria. Mentre la povertà è la mancanza del superfluo, la miseria è la mancanza del necessario. Nella miseria non c'è possibilità di salvezza. La povertà insegna la condivisione, la frugalità, la capacità di essere solidali e soprattutto a continuare ad avere il senso della giustizia sociale. E' la miseria il vero male e non la povertà. Pensiamoci un po', chi non persegue la ricchezza, il desiderio di avere sempre più denaro scardina i giochi del potere: smaschera chi pensa di comandare perché ha più soldi o oggetti da esibire agli altri. Con la povertà infine si privilegia l'essere a l'avere e questo potrebbe dire tutto. Imparare ad essere poveri non lo si fa certo con un corso accelerato, dopo anni di intontimento, dovuto ai messaggi massmediatici, per cui bisognava comprare di tutto in nome del dio mercato, sarà difficile acquisire una consapevolezza del nostro essere poveri. Ma proviamoci. Potremmo scoprire che insieme saremmo anche felici.

martedì, agosto 07, 2012

|Tutti dietro all'andamento della Borsa

Ma è possibile che il nostro futuro economico debba dipendere da un branco di scommettitori? Di giocatori e speculatori di valute? Mi sono spesso chiesto come mai la politica non riesca a frenare queste scommesse che giocano sulle oscillazioni dei prezzi? E' il libero mercato si dice. Guai a toccarlo: è diventato il nostro Dio e allora? Ecco che comanda il denaro diventato merce, per fare altro denaro. Fare soldi con i soldi e non più producendo beni, servizi, materie o cose utili. No, la merce che si muove tra la domanda e l'offerta risulta solo il denaro. Oggi si compra un'azione, una valuta o un titolo di Stato, per rivenderlo subito domani. Ecco allora la schizofrenia delle Borse: oggi giù, domani sù; e noi a guardare l'andamento con il fiato sospeso o almeno facendoci mettere in ansia dal martellamento di notizie d'apertura quotidiane i ogni giornale e telegiornale: ieri bruciati 4miliardi di euro in poche ore...oggi le borse volano e lo spread diminuisce...venerdì nero: Milano -4% Madrid -6%...Tiene Berlino. E noi? A fare i conti con la pensione e lo stipendio, viviamo un'altra realtà. Mi sono informato e sono venuto a sapere che quel branco di speculatori, non hanno nomi e cognomi, non hanno facce e culi...i giocatori che scommettono sull'andamento delle valute e delle azioni sono dei computer. Tutto avviene tramite operazioni realizzate in pochi millesimi di secondo da computer, senza nessun intervento umano. Montagne di denaro vengono mosse alla costante ed esasperata ricerca di profitti a brevissimo termine, senza nessun legame con il mondo reale. Capito come funziona assurdamente la cosa, il rimedio esisterebbe e sarebbe una severa regolamentazione del mercato finanziario; mettere sotto controllo chi ha prodotto tutti gli squilibri economici del mondo in questi ultimi anni. A farlo dovrebbe essere la politica ma questa non ci riesce o non vuole. Ci sarebbe bisogno di recuperare un'etica degli affari e dell'economia ma la politica stessa non ne ha e allora? Bisognerbbe iniziare dal basso, da noi stessi e chiedere quando andiamo in banca di non usare il nostro denaro per speculazioni finanziarie. Un piccolo inizio.

domenica, luglio 08, 2012

Grazie Monti; grazie Napolitano

|Quello che sta facendo il governo di Mario Monti l'avrebbe dovuto fare precedentemente ogni governo serio. Molte manovre decise dall'attuale governo sono cose decisamente di destra e le avrebbe dovute fare il governo Berlusconi, se non fosse stato quello che era: una accozzaglia di destra populista alla ricerca di consensi personali più che di buon governo. Altre cose, come la manovra cosiddetta di spending review, sono elementi che vanno al di là della classificazione destra-centro-sinistra; sono fatti di buona amministrazione che saranno molto graditi e permetteranno di governare con più stabilità e serenità a chi verrà dopo. Certo che alcune cose andranno riviste: sulla Sanità e Ricerca bisognerà trovare dei compromessi; ma in linea di massima questa revisione di spese vanno nella direzione giusta. Con la spending review, si renderà più leggera ed efficiente la macchina dello Stato, che fino ad ieri abbisognava sempre di più soldi per funzionare; dopo questo intervento costerà sempre di meno: penso che darà buoni risultati. La crisi, come spesso si è detto e sovente si dimentica, dovrebbe essere anche un'occasione per cambiamenti positivi e nuove ripartenze. Mario Monti non è certo un uomo di sinistra, come Giorgio Napolitano non è di destra: sono due uomini che hanno alto il senso delle istituzioni e in mezzo all'attuale squalificata classe politica, sono due giganti: allora bisogna dire grazie Monti e grazie Napolitano.

venerdì, maggio 25, 2012

La crisi politica

Le ultime elezioni amministrative hanno confermato la lenta ed inesorabile fine dell'avventura politica della Lega Nord e del suo capo fondatore: Umberto Bossi. Chi ha determinato questo declino sono stati soprattutto gli scandali legati al finanziamento pubblico ai partiti e uno dei vizi italici più diffusi: il familismo. Umberto Bossi finanziava con i soldi pubblici elargiti da quella 'Roma ladrona' i capricci con le paghette ai suoi tre figli. Uno poi (Renzo, detto il Trota) l'aveva fatto eleggere nella giunta della Regione Lombardia; oltre avergli fattp acquistare una laurea fasulla in Albania. Nella crisi che travolge tutti i partiti, quella della Lega Nord è implacabile. Con la fine di quel partito svanisce anche una delle illusioni più grandi: la creazione di una nazione inesistente, la Padania. Quello era l'obiettivo politico perseguito pervicacemente da oltre 20 anni. La Lega Nord è stata al governo con Berlusconi per oltre 8 anni e di quel periodo non si ricorda nulla di importante o che abbia influito negli assetti istituzionali del paese: si conosce solo una legge elettorale, definita dagli stessi creatori una porcata. Per il resto le riforme costituzionali, fatte a colpi di maggioranza parlamentare e prive del coinvolgimento popolare, proposte nel periodo 2001-2005 sono state sonoramente bocciate da un referendum abrogativo. Insomma l'ignoranza istituzionale, l'incapacità di scrivere leggi efficaci, l'inadeguatezza della sua classe dirigente ha compiuto il resto. Rimane di quel periodo solo una legge denominata Bossi-Fini, che dovrebbe combattere l'immigrazione clandestina; una legge sul federalismo fiscale, priva di strumenti attuativi e una riforma della Scuola che è soprattutto un intervento finanziario. Un disastro che è servito a far perdere ancora di più, oltre agli scandali di ruberie e altro, la fiducia degli italiani in questa politica. Ora cosa succederà? Qualcosa si intravede: la nascita di un Movimento 5 stelle, che con un programma minimo riesce a convogliare il voto per il cambiamento della politica. Un fatto nuovo che a sua volta viene dopo un percorso di qualche anno: era l'8 settembre del 2007 quando con un V-Day (Vaffanculo Day), si presentava un programma minimo: No ai parlamentari condannati. Fare compiere solo due legislature agli eletti. Elezione diretta dei candidati votati con la preferenza, e non scelti dalle segreterie dei partiti. Avessero almeno fatto quello...

domenica, maggio 06, 2012

Politici alla carica

Vado avanti, finché c'è il mio nome sulla lista io posso essere eletto': chi parla è Vittorio Sgarbi, il critico d'arte che era stato in precedenza sindaco di Salemi (Trapani), Comune sciolto dal ministero dell'Interno per infiltrazioni mafiose. Ora lo stesso è candidato per il Comune di Ragusa e risulterebbe non eleggibile. La Corte d'Appello ha confermato la pronuncia del Tribunale di Marsala, in base alla norma che vieta le candidature di chi abbia fatto parte di amministrazioni locali sciolte per mafia. La non candidabilità, secondo le leggi vigenti, determinerà la nullità dell'eventuale elezione di Sgarbi e dei candidati della relativa lista nonché l'invalidità, spiega il presentatore del ricorso, Francesco Scoma -coordinatore del PdL locale- di tutta la procedura elettorale indipendentemente dal candidato eletto. A parte questo aspetto, ma chi è che lo ha candidato? E cosa spinge una persona a voler essere a tutti i costi (è il caso di dirlo) sindaco di qualcosa? Cos'è questa infoiazione politica di essere sempre il lista? Certamente non è solo Sgarbi. Noto che chi viene preso dalla politica poi non riesce più a farne a meno; anche se i risultati sono disastrosi e i buoni propositi che li hanno mossi restano sempre delle realizzazioni chimeriche.

domenica, aprile 15, 2012

Scandalo continuo

Gli scandali e le ruberie, senza soluzione di continuità, accompagnano la vita politica italiana ormai da moltissimi anni. Dopo lo scandalo di tangentopoli, ovvero da 20 anni, chi ha avuto compiti di governo non ha mai preso i provvedimenti necessari per fermare il malcostume; anzi si è cercato di eliminare i reati cassandoli. Niente più falsi in bilancio e aumento delle prescrizioni. Il ladrocinio e il malaffare però vengono sempre a galla grazie alla magistratura e alle intercettazioni. Nessun partito ha mai denunciato per primo o pensato di mandar via chi sbagliava. Deve essere ogni volta l'indignazione dei cittadini a chiedere pulizia, dopo che si vengono a conoscere le verità grazie alle inchieste. E non si salva nessun partito politico. Il rischio di cadere in un'altra fase dell'antipolitica è sempre attuale.
Berlusconi in un certo senso fu il risultato di un rifiuto della politica e della speranza di efficienza e pulizia: lui era ricco di suo e non avrebbe rubato, poi da imprenditore via la burocrazia e le lobby corporative. I risultati li abbiamo visti: la Casta dei politici rafforzata e tutto il peggio portato all'eccesso. Ma cosa si pretendeva da un monopolista che non rinunciava al conflitto di interessi e rappresentava soprattutto la categoria dei furbi?
Ora ci sarebbe l'occasione per fare tantissime cose sperate a quel tempo, però la crisi economica e ancora una classe politica immatura e settaria, frena tutto. Forse sarebbe necessaria una sollevazione popolare: una rivoluzione morale contro questi tecnici e politici frutto insieme del 'mito del mercato', che dello stesso hanno fatto scempio.
Tutto ha un prezzo e tutto si può comprare; tutto ha un costo e tutto si può avere. Ma non è quello il capitalismo? Soprattutto quello italiano? Servirebbero delle idee...

sabato, gennaio 07, 2012

SVASTICA VERDE - Il lato oscuro del va' pensiero leghista


Svastica Verde è il libro di Walter Peruzzi e Gianluca Paciucci- edito da Editori Riuniti- in libreria dal
Il sottotitolo del libro è 'Il lato oscuro del va' pensiero leghista'. Sì, c'è un lato oscuro, che poi è molto chiaro. E' oscuro perchè non si vuol vedere, ma nella sostanza ha gli stessi ingredienti di ciò che ha portato la Germania nazista a compiere gli orrori tra i più grandi della storia dell'umanità.
Il movimento leghista, che è stato al governo con Berlusconi fornendo una stampella ad un potere tra i più lugubri e brutti della moderna storia italiana, ha fatto leva su sentimenti retrivi e di esclusione etnica contribuendo al suo imbarbarimento. Basterebbe una raccolta delle pagine del giornale La Padania a fornire la prova immediata e puntuale di ciò che affermano gli autori del libro, ma in questo lavoro c'è la documentazione di molti atti prodotti dalla Lega. Discorsi, delibere, articoli, interviste, atti amministrativi e politici che testimoniano quello che sostengono.
Venti anni di storia dove la Lega ha assunto sempre più importanza. La Destra italiana senza la Lega non sarebbe mai andata al governo. C'è voluto Berlusconi -che comprese da subito l'importanza di questo partito- per tenerlo insieme ad un alleato come Alleanza Nazionale che, per quanto riguardava la visione di patria, sosteneva posizioni inconciliabili alle loro.
La Lega nata su l'avversione ai meridionali ha fatto si che il razzismo, il sessismo, l'omofobia, l’avversione verso gli immigrati e i rom abbiano preso sempre più spazio.
Con la Lega le ultime elezioni fatte con una legge creata da loro e definita sempre da loro stessi una porcata sono state costruite sul tema della sicurezza e additando gli stranieri immigrati come un nemico esterno, parassitario rispetto agli operosi padani, invasore e predatore delle loro risorse.
Con l'aggravarsi della crisi economica le parole d'ordine della Lega trovano consenso: per loro il modo migliore per difendere gli interessi economici dei ceti sociali che vogliono rappresentare consiste nel ridurre i diritti e nel mostrare la faccia feroce. Insomma, l’interesse economico come al solito genera l’ideologia razzista con le conseguenze che si possono prevedere.
La lezione della 'banalità del male', quella che ha portato tutto il popolo tedesco a commettere un genocidio, non deve coglierci impreparati. La nostra coscienza deve rimanere vigile. Per questo è utile anche leggere questo libro.