mercoledì, ottobre 01, 2003

Il Muro



Un muro lungo migliaia di chilometri si sta erigendo in Cisgiordania: lo costruiscono gli israeliani invadendo campi palestinesi e incuranti della natura, del paesaggio e dell'umanità, fanno scempio anche delle coscienze. Il muro israeliano è un ostacolo di cemento armato alto oltre 10 metri che scorre come un'autostrada a quattro corsie lungo i campi dei contadini sezionando il paesaggio: dove stanno i buoni? Dove i cattivi? Che strano i prigionieri di questo muro è difficile individuarli subito visto le sue dimensioni…ma in alto si nota il filo spinato elettrizzato, posti guardia per cecchini e telecamere rivolte a sud sudest; ecco dovrebbe rinchiudere i palestinesi, dovrebbe perché invece il muro separa e chiude lo Stato d'Israele e i suoi abitanti, li chiude in uno stato ebraico che è ancor più uno stato mentale che nazione: uno stato dove il Muro del Pianto è il simbolo.
La separazione che gli ebrei hanno subito con i ghetti costruiti nelle città di tutta Europa ora la ricostruiscono da soli, ma allora c'è da chiederci: erano forse loro che volevano vivere, anche qui tra noi, separati?
Si pensa che i "due stati" possano sorgere solo se c'è un muro? Così il muro avanza con la violenza dei bulldozer che scavano colline, abbattono alberi d'ulivo, di fichi e vitigni, demoliscono case palestinesi, contadine; così quello che si vede diventa il più grande campo di concentramento della storia: uno stato per averne due. Inoltre il muro, con la scusa della sicurezza, diventa anche uno scippo di terra dei proprietari palestinesi. Non dimentichiamoci che le macerie dei muri sono sempre crollate in testa a chi li ha costruiti. La "road map", la strada per la pace, i muri dovrebbe abbatterli e non costruirli.
Ora per questo è stata indetto per l'8 novembre un corteo a Roma, contro le deportazioni e contro il muro dell'apartheid, con l'appello: " Stop the wall, now ".
Per adesioni «stopthewall@tiscali.it».





lunedì, settembre 29, 2003

Black Out


Ah, la tecnologia. Ieri a causa del black out sono rimasto senza connessione ad Internet, senza telefono, senza Tv on demand e con il telefonino scarico ero praticamente isolato. Il fatto che poi dispongo di un contratto fastweb a fibre ottiche non solo è servito a niente ma ha aggravato i miei problemi, infatti la situazione si è ristabilita solo stamane alle ore 10 e 30: un record per la mancanza di servizi. Quanto poco basta alla nuova tecnologia per farci piombare nell'oscuro passato. Basta un albero che cade al confine tra Svizzera e Francia. Basta un fulmine al posto giusto e non una regione, un paese, una città, ma l'Italia intera rimane al buio. Ora ci dicono di risparmiare energia, di non aggravare la situazione con consumi eccessivi. Ma non ci avevano raccomandato di consumare di più, di comprare, spendere, produrre, investire, regalare, gioire…Siamo o non siamo il paese più americano di tutti? Sì, lo siamo e per questo abbiamo ripetuto il loro black out; noi ripetiamo sempre tutto, in meglio naturalmente. Ad ogni modo venite ad investire in Italia, troverete belle segretarie, pochi comunisti e tanti, tanti coglioni.

venerdì, settembre 26, 2003

il trash finirà


Immagino fra qualche anno quando qualcuno che fa parte dell'attuale governo rivelerà gli intrighi, i retroscena, le parole, le sceneggiate di questo periodo con al potere il centrodestra: viste le premesse ufficiali ne vedremo delle belle. Chissà che sbotti, che insulti, che mal di pancia si vivono nella casa delle cosiddette libertà. E' capitato e continua a succedere di sentire affermazioni "pesanti" da vari ministri e sottosegretari tipo Bossi, Scajola, Castelli, Taormina…e visto il senso delle parole, ne ascolteremo ancora. Ascolteremo ancora il capo del governo sparare banalità, nonsense, stupidaggini e insulti con il sorriso compiacente del "troppo furbo": i troppo buoni che acclamano poi si trovano sempre.
D'altronde chi sa leggere simbolicamente la realtà comprende il tipo di potere che è perseguito, gestito e attuato, quindi sarà tutto conseguente: un crollo drammatico; come se ne sono già visti e vissuti nella storia.
Intanto attrezziamoci per la difesa, alziamo gli scudi contro gli schizzi di fango che voleranno: la nuova classe dirigente di destra ha dimostrato che è pronta a tutto. A questo punto a noi basterà forse stare in silenzio e voltare lo sguardo per pudore; quando ritorneremo a guardare vedremo la desolazione e una televisione che "frigge": qualcuno avrà staccato definitivamente l'antenna. Il trash finirà.
D'altronde così non può durare.

giovedì, settembre 25, 2003

Chi siamo?

Chi siamo? Da un punto di vista fisico siamo frutti di una mitosi; che strano anche qui c'è un riferimento onomatopeico al mito: quello che ci accompagna alla nascita del pensiero si rifà anche a quello fisico.
Così attraverso questo processo di suddivisione cellulare, la mitosi appunto, cresciamo, aumentiamo, cambiamo nel corso della vita diventando frutto di 50 o 60 suddivisioni di quell'ovulo che eravamo. Nella mitosi avviene uno sdoppiamento dei cromosomi con un processo straordinario e molto complicato che genera cellule figlie identiche della madre. Poi abbiamo i "salti quantici" ossia variazioni misurabili solo con la meccanica quantistica. Poi entriamo in gioco noi: noi esseri specchianti; osservatori osservati. Per antonomasia noi siamo il riflesso di una intelligenza che si riflette nelle sue parole, idee, pensieri per cui la coscienza è scienza del sé. Lo stesso procedimento della mitosi è lo specchiarsi cellulare, un riprodursi identico che genera nuova identità.
La riflessione è un esercizio del pensare che ci permette di guardare dall'esterno ciò che avviene all'interno. Tutto in fondo si riflette, rimbalza, ripercorre, attraversa e quello specchio concavo del cielo stellato entra in noi rivelandoci di che materia siamo fatti: polvere di stelle.
Pensiamo ad esempio quante cose ci avvolgono, legano, ingarbugliano; quale incredibile matassa di fili invisibili ci circonda: le onde elettromagnetiche, i campi radio, le cellule di telefonia mobile, le immagini criptate di segni luminosi, i suoni ultra e infrarossi, flussi di segnali bip e bit…
Ecco noi siamo questo: polvere di stelle che si auto-osserva.

mercoledì, settembre 24, 2003

Tre parole


Non ho mai visto tanti attacchi alla Libertà da quando c'è al governo un raggruppamento che si definisce "casa delle libertà". Loro.
Non ho mai assistito a tanti attacchi alla Giustizia da quando hanno coniato il termine "giusto processo". Loro.
Non ho mai considerato tanti attacchi all'Uguaglianza tra i cittadini da quando, sempre in nome di giustizia e libertà, ho visto fare per governare condoni di ogni genere. Loro.
Ma queste tre parole forti: Libertà, Giustizia, Uguaglianza, sono sempre state nostre. Ora fa una certa impressione sentirle in bocca ad altri, in mezzo alla miseria culturale dei modelli che ci circondano.
Ora altri ribaltano le parole, ne coniano di nuove, poi aggiungono parole a parole, a volte più per confondere che per chiarire. Ora altri usano la parola Libertà per fuggire alle responsabilità, reclamano Giustizia per non avere processi e l'Uguaglianza diventa per certi una catena per negare i diritti per tutti…
Ecco il linguaggio della politica che ha bisogno di argomentare, di spiegare, di analizzare per poi arrivare a sintesi, viene stravolto, viene rettificato e svuotato di significato.
Ma ecco allora ancora: Libertà, Giustizia e Uguaglianza; ecco ancora queste tre parole a dare senso e peso alla nostra vita.
Non abbiamo bisogno di altro per costruire un programma, una legge e il futuro; bastano queste tre parole: Libertà, Giustizia, Uguaglianza. Bastano se sappiamo renderle vere. Nostre.

Forza Laura


Domenica scorsa sono andato a trovare l'amica Laura a Bologna. E' un anno che si è trasferita in quella città come ospite della casa di riposo degli attori "Lyda Borrelli".
Così ho visitato anche la villetta dove ora vive che si trova al numero 236 di via Saragozza.
Come in tutte le case di riposo si respira un'aria retrò, un passato che è presente negli odori, nei visi, nelle parole e in questa particolare casa anche negli arredi: statue e foto d'epoca che ritraggono attori scomparsi; ci sono anche lapidi e marmi incisi che ricordano la visita della regina Elena, gli attori caduti in guerra o lasciti importanti di personaggi famosi, in ultimo quelli di A. Sordi e G. Andreotti.
Laura è una persona eccezionale, dopo diverse vicissitudini lavorative, lei attrice di teatro - lavorava ultimamente a fare animazione per gli anziani nelle case di riposo genovesi - si è trovata in gravi difficoltà economiche e da sola ha trovato la soluzione di entrare in questa casa di riposo per artisti fondata agli inizi del secolo scorso. E' di Laura l'idea e la realizzazione del premio nazionale "Super Nonno" con cui sono stati premiati al Don Orione di Genova, Alberto Sordi, Lino Banfi, Nino Manfredi. Laura ha lavorato sempre come attrice teatrale in numerose commedie e ha conservato uno spirito libero, dolce e disponibile ad aiutare gli altri. Anche con le batoste della vita che ha ricevuto, in ultimo una malattia improvvisa arginata con un intervento chirurgico d'urgenza, Laura è rimasta una amica fantastica. Oggi nel mio blog la voglio ricordare: Forza Laura.

venerdì, settembre 19, 2003

Salti evolutivi


L'Uomo è veramente l'obiettivo finale dell'evoluzione? Questo si chiede Richard Dawkins nel libro: "L'orologio cieco", dove egli sostiene come all'origine ci sia l'informazione, segni, parole, istruzioni che nel genoma risultano essere digitali. Così il disegno della vita non ha bisogno di disegnatori, architetti, ingegneri o altro. Eppure siamo sempre in bilico, non siamo mai definiti, ordinati; siamo a testimoniare una unicità frutto del caso e della necessità (come sosterebbe ancora Democrito). Oggi svelando le "parole" del genoma con la codifica del DNA, il miracolo c'è spiegato: l'evoluzione procede nel suo insieme; va avanti, anche se non è lineare, e il regredire è sempre una continuità, ricchezza, recupero della sostanza materiale insieme al suo spirito.
Continuiamo a farci guerre, ci dividiamo per etnie, religioni, cultura e pensate che il 98,4% del nostro patrimonio genetico coincide con lo scimpanzè…Poi, a conferma, leggo pure sul Corriere.it che è stato scoperto che anche il nostro senso di giustizia deriva dalle scimmie: "La distinzione tra giusto o sbagliato sarebbe quindi figlia del Dna": così il titolo per un articolo che illustra un'informazione ripresa dal periodico "Nature" il quale sostiene che le azioni giuste o sbagliate sono riconoscibili anche dalle scimmie. Benissimo, la socialità è iscritta nel DNA e le regole di cooperazione sociale ce le tramandiamo da quando eravamo scimmie. Tutto torna, ma resta che sappiamo andare anche oltre: a quando eravamo lupi. Lupus in fabula.

giovedì, settembre 18, 2003

Perchè di sinistra?


A distanza di un po' di tempo ho ritrovato questa mia lettera e la trovo ancora attuale:

Perché sono di Sinistra? Perché voglio cose diverse da quelli di Destra? Certo che raccontarlo ad un giovane d'oggi, può apparire difficile, ma è opportuno. Perchè sono di Sinistra? Perché ho memoria di una antica miseria? Perché aspiro ad un mondo migliore? Potrei dire le stesse cose che dice un'altro di Destra; ma poi, forse, tutto passa per la storia personale, per la propria cultura, intelligenza ed esperienza.
A dirlo oggi ad un giovane è dura, ma è importante: perché sono di Sinistra? Potrei dirgli molte cose, raccontargli la storia dell'ultima metà secolo: la mia. Sono nato poco tempo dopo il più spaventoso scoppio della seconda guerra mondiale: la Bomba Atomica; un enorme fungo di fumo che ha scosso per decenni il mondo. Poi la Guerra Fredda. Le battaglie per la democrazia, i licenziati perchè di Sinistra o assunti con il placet della parrocchia. Le battaglie per applicare la Costituzione che ha garantito, pur con tanti difetti la libertà in Italia e che reca in calce - è bene ricordarlo sempre- la firma di un grande comunista italiano: Umberto Terracini. Poi gli ideali di un partito socialista operaio e contro i padroni che poi prese i soldi da tutti. Ancora a Sinistra a vedere la politica che scompiglia gli uomini, li divide per interessi di bottega o magari anche per le idee. Ma poi... Perchè di Sinistra? Per l'uguaglianza, la giustizia, la libertà e la solidarietà. Perchè di Sinistra? Per essere diversi? Poteva esserlo un dì, ora non più: il conformismo attraversa tutti; vestiti uguali, con gli stessi desideri di un benessere borghese a volte ottuso: un conto in banca, una strada pulita, un lavoro sicuro e poi? Poi sono di Sinistra e continuo ad esserlo nonostante sia risalito dalla palude ideologica; nonostante che la Destra, per un gioco speculare, rivoglia quella Sinistra.

Io sono di Sinistra oggi proprio per una interrogazione profonda sull'essere; per la riscoperta di criticare con il presente, il passato senza rinnegarlo. Io sono di Sinistra perchè sono riuscito a uccidere il padre (metaforicamente) e anche se si è spinti a cercarne un altro mi sono accorto che nessuno può dare lo stesso affidamento; questo costringe ad affrontare la realtà senza benedizioni e chi si presenta come tale e vuole abbracciarmi è meglio rinnegarlo.

Per questo sò di essere cambiato profondamente e se la mia fede rousseauniana nell'Uomo, invecchiando diventa pessimistica, rimpiangendo una gioventù seppur settaria, ottimistica, sento però subito le sicurezze di allora, come un grosso limite per proseguire. Ma mi fanno paura le certezze degli altri, degli avversari, di certi politici, financo quelle del Papa.

Ecco perché sono di Sinistra oggi, perché non ho verità rivelate né certezze da trasmettere, ho solo amore per una umanità sporca, assassina e a volte corrotta ma che per questo sento fatta di uguali: nessuno può arrogarsi diritti di casta, di razza, di cultura né- per la terra, l'aria e il mare- di proprietà.

Ecco perchè sono di Sinistra; perché, come dovrebbe al cristiano, mi indigna al pari della grande miseria, il lusso sfrenato. Ancora tante cose avrei da dire, perchè molte sono sempre le cose da fare, per questo i miei sogni continuano come la speranza di vivere l'Utopia.

domenica, settembre 14, 2003

Incontro con Sandra Petrignani




Ieri sera penultima giornata della festa provinciale genovese dell'Unità, ho conosciuto la scrittrice Sandra Petrignani; era venuta per la presentazione del libro: "La scrittrice abita qui". In verità la scrittrice e giornalista, la conoscevo attraverso i suoi libri e articoli su Panorama di molto tempo fa, ai tempi di Biagi e Serra poiché dopo smisi di acquistarlo: l'intervento di Berlusconi in Mondadori ed il cambio politico della rivista mi fecero cambiare letture. Però Sandra Petrignani ho continuato a leggerla e avuta l'occasione di incontrarla personalmente, stringergli la mano e scambiare due chiacchiere con lei è stato per me molto bello.
Il libro: "La scrittrice abita qui" è un libro molto interessante e al link:
http://www.pol-it.org/ital/latodebole17.htm
si può trovare la sua recensione scritta da Rossella Valfrè.

La sua bibliografia completa è: Navigazioni di Circe, Theoria, 1987 (Baldini & Castoldi, 1997); Il catalogo dei giocattoli, Theoria, 1988 (Baldini & Castoldi, 2000); Poche storie, Theoria, 1988 Vecchi, Theoria, 1993 (Baldini & Castoldi, 1999); Ultima India, Baldini & Castoldi, 1996
Giulietta e Romeo, Einaudi Ragazzi, 2002 Le signore della scrittura, La Tartaruga, 1996 Come fratello e sorella, Baldini & Castoldi, 1997 Speriamo che tenga (con Moni Ovadia), Mondadori, 1998 Dopo cena, RAI, 1999.

venerdì, settembre 12, 2003

Lui dice quello che pensa


di Furio Colombo
dall'Unità di oggi


Una volta stabilito che in tutte le televisioni italiane lui parla da solo, Berlusconi si sente libero di lasciarsi andare. Confida i suoi
pensieri che fanno orrore (i giudici sono esseri diversi dalla razza umana) e sa che tutti i nostri Tg (con l'unica diversità del Tg3) arrangeranno le cose che dice in un pastone impenetrabile
(per questo sono febbrilmente al lavoro volenterosi giornalisti di regime) mentre alle spalle si vedono volti e si ascoltano frasi spezzate per dare l'impressione che tanto loro (i comunisti)
si oppongono sempre.
Particolarmente indecente il Tg1 che è diventato ormai la scorta di fiducia del premier. Questa volta i pensieri di Berlusconi (seconda ma non ultima puntata della sua intervista al giornale inglese «The Spectator» e alla «Voce di Rimini») sono pensieri sordidi. Sono una offesa cruda e volgare alle vittime del fascismo, ai cadaveri di cui l'altro regime, quello di Mussolini, aveva seminato l'Italia. Sono la difesa di un assassino, con la
pretesa «di avere difeso un italiano». Con singolare ottusità di sentimenti e sensibilità verso i sopravvissuti e i figli della Shoah, baratro di orrore aperto dalle leggi razziali imposte al Paese dall'italiano di cui questo primo ministro appare così orgoglioso.
Quando Berlusconi parla per «chiarire» è ancora più volgare e squallido.
Vorrebbe dire alla sinistra: «zitti voi, che avete fatto i gulag!», fingendo di dimenticare che parlava da italiano nel Paese che governa, da europeo di una Unione che (per fortuna temporaneamente) presiede, nati, entrambi, dalla lotta per la libertà e contro il fascismo, il nazismo e le «passeggiate al confino» di tanti perseguitati, di milioni di morti. Ha lasciato a bocca aperta i post-fascisti, ha indignato Pannella, ha costretto i «buoni» della sua coalizione a complicate frasi tipo «l'antifascismo dovrebbe unirci, non dividerci». Ha spinto Bondi, con la calza sul viso, a dire a tutti noi che avremmo fatto meglio a tacere perché ieri sera era l'11 settembre.
Evidentemente Bondi non poteva sapere o capire che, insieme alle vittime dell'11 settembre, noi eravamo impegnati a ricordare i 100.000 soldati americani caduti, insieme ai partigiani e agli antifascisti di tutta Europa, per la libertà.
Evidentemente decidono lui e il suo capo se e quando si possono
impunemente insultare le vittime della persecuzione fascista e quelle delle leggi razziali, delle deportazioni, dell'umiliazione, dello sterminio.
Che Berlusconi sia pazzo? si domanda Marco Pannella. Pannella è un politico di lunghissima esperienza. Si meraviglia, certo, ma sa che non è vero. C'è una trama e ormai quella trama, in tutto il suo squallore, si vede bene.
Primo. E' genuinamente incapace di governare. Travolto com'è da un iperattivismo narcisistico che lo costringe a correre da se stesso a se stesso, in cerca di altra attenzione, altro spazio. O forse ha capito che in ogni caso con gli alleati che ha messo insieme, e soprattutto con la Lega, Governare è possibile. E allora si è dato il compito di tenere la scena perché lo spettacolo annunciato non ci sarà.
Secondo. Adesso sa, sondaggi alla mano, che l'Italia per bene non voterà mai più per lui. Ha perduto tutte le persone decenti che aveva potuto attrarre. Ha perduto gli imprenditori, i borghesi seri che hanno rispetto per se stessi, una vasta Italia produttiva che un giorno è imbarazzata da ciò che Berlusconi dice, e un giorno dalla rissa continua, costante, un po' ridicola e un po' selvaggia, dei suoi alleati, diciamo così, di governo.
Terzo. Forse molti degli intellettuali e commentatori che - finora - lo hanno sostenuto di slancio aspettandosi da lui un premio, cominciano a rendersi conto che potrà esserci un «dopo» in cui tutto ciò sarà squallido e desolante folklore. E cominceranno a scorrere sullo schermo i nomi dei partecipanti e co-autori del più brutto e umiliante spettacolo nella storia italiana del dopoguerra. Potrà esserci un «dopo» in cui si sentiranno chiedere, nel mondo, dov'erano e che cosa hanno fatto per difendere almeno un poco la dignità del Paese. O per spiegare che cosa vedevano, credevano, capivano, ascoltavano mentre il Paese era spinto in basso da figuri che - dopo il 25 aprile - non si erano mai più visti in Italia.
Quarto. Berlusconi ha scelto intorno a sè i peggiori - in base alla moralità, ai trascorsi, alla inclinazione, al servizio senza fare domande - perché intende percorrere la strada peggiore: lo scontro violento e distruttivo in fondo al quale, se vince, finisce ciò che resta delle libertà personali e dei diritti civili degli italiani.
Oscar Luigi Scalfaro - indicando i sintomi - aveva visto giusto, aveva indicato il pericolo. L'opposizione, tutta, dice in queste ore ciò che gli italiani per bene si aspettavano di sentir dire. Accetta la responsabilità di fare da argine democratico, di rendere impossibile denigrazione e devastazione istituzionale, tenendo in vista, per il resto del mondo, la immagine decente dell'Italia democratica. Finché il voto ci porterà la liberazione.

giovedì, settembre 11, 2003

GENTE BEVENTE


No, Berlusconi non è più un caso politico, è un caso psichiatrico o meglio umano. Come si fa a stare dietro alle sue dichiarazioni fatte come dice in sintonia della gente? La gente è un ente astratto, un agglomerato in cui a turno entriamo tutti.
Cos'è la gente? E' un'informe categoria virtuale, ad uso marketing, in cui in particolari momenti anche noi, esseri unici ed individuali, diveniamo gente. Siamo gente quando ad esempio esprimiamo pregiudizi, banalità, lo siamo nella mediocrità, nelle scelte conformiste; lo siamo quando avvertiamo un Io forte, quadrato, tetragono forse anche cinico. Ecco siamo la gente che si potrebbe scrivere: "ggientee" a rimarcare la pronuncia, un'inflessione popolare, una massa informe che compra e consuma cui si potrebbe aggiungere qualunque aggettivo. Gente ignorante, gente furba, sciocca, intelligente; gente indifferente, arrabbiata, gaudente. Insomma gente per tutti e per tutto anche per Berlusconi, che sulla gente vanta diritti di proprietari, infatti omette di dire la "sua" gente: gente plaudente, incosciente e soprattutto bevente.

martedì, settembre 09, 2003

Strana coppia


Ieri sera ho assistito al dibattito "Il carcere irrisolto", tra i relatori c'era una strana coppia: Sergio Segio e Sergio Cusani, un ex terrorista ed un ex corruttore; tutti e due con pene detentive scontate ed ora liberi. Il dibattito, cui presenziava anche don Gallo e Franco Corleone, verteva sulla situazione carceraria e sulla sua utilità istituzionale sempre più in crisi e lontana dalle risoluzioni.
La strana coppia, che sempre più spesso scrive articoli e firma congiuntamente, è ammirevole per l'impegno che profonde, attraverso le loro associazioni, sulla condizione dei carcerati. E' partito da loro due il "Piano Marshall" per le carceri italiane: si sottopose al ministro del precedente governo un piano per recuperare i detenuti attraverso il coinvolgimento di tutte le associazioni, organizzazioni di volontariato, comunità, affinché si potesse operare con risorse della nuova finanziaria coordinando in un "cartello" tutti gli interessati al problema per interloquire con amministrazioni e istituzioni…Chiusa la legislatura e cambiato il governo di questo piano non c'è più traccia.
Ad ascoltarli sull'inutilità del carcere come pena educativa e riabilitativa, pare sconfessino la stessa teoria: a loro è servito, è stato utile; quello che però ripetono chiarisce la contraddizione. In carcere attualmente, fatto salvo una piccolissima minoranza, ci sono solo ladri di polli, disgraziati e poveracci; loro, Segio e Cusani con un retroterra culturale sorretto da una capacità intellettiva utile ad interagire con quella realtà, sono riusciti a maturare un impegno ed una umanità nuova da mettere al servizio ai veri esclusi e bisognosi di questa società malata. Malata poiché, don Gallo lo ha ricordato, la criminalità, il reato, sono sempre il sintomo di una società patologica, il cancro che si nutre delle sue stesse cellule.
Un particolare riferimento d'attualità è stato fatto parlando del provvedimento cosiddetto "indultino": una vergognosa legge, una beffa, che non servirà a niente e nessuno. Con quella legge si è preso in giro i detenuti e anche l'appello del Papa.
Mentre Segio ha parlato elencando cifre, leggi, misure cautelari, vessazioni che continuano a perseguitare i carcerati ed ex detenuti; Cusani sinteticamente ha ricordato come la politica, l'esercizio alto per risolvere i problemi di convivenza e civiltà deve tornare a svolgere la sua funzione: oggi abbiamo non la Politica, ma lo scontro di bande e di interessi precisi a scapito di tutta la società. La politica è dimenticata ha perso il suo fine; oggi assistiamo al degrado in tutti i campi del vivere. Il suo appello mi è piaciuto oltretutto ricordo che lui sosteneva molti anni fa una politica che era soprattutto "partitica", era il mezzo che sostituiva il fine e la tangente il vero sostegno ad un regime di malcostume. Chissà i "mariuoli" di quei tempi che percorso hanno fatto.

Caso Psichiatrico


Dopo le ultime dichiarazioni sui giudici matti e l'invidia di Montanelli e Biagi, Berlusconi non è più un caso politico ma psicoanalitico; insomma si dovrebbe interessare di lui la psichiatria. E' da interpretare come una dissociazione anche la richiesta di 15 milioni di euro a Fassino attraverso un giudice (matto?); e poi le querele sporte a quelli che gli gridano "buffone" hanno valore? Da chi si aspetta le sentenze? Comunque segnalo l'articolo di Francesco Merlo sul Corriere della sera di venerdì 3 settembre: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2003/09_Settembre/05/merlo.shtml

domenica, settembre 07, 2003

VIAGGI

"Il clandestino, il viaggiatore, forse anche l'emigrante ancorché spinto dal bisogno è mosso dall'anelare, dall'andare alla ricerca della madre perduta." Questo diceva Jung nel 1912 che sosteneva come la libido, bloccata dal tabù dell'incesto, non trova mai la sua meta e così vaga eternamente. Si può sostenere che la parte oscura del desiderio è legata all'archetipo della madre.
La libertà dell'uomo più grande è quella di muoversi di girovagare e nessuno dovrebbe impedirla. Oltretutto nel nostro muoversi, nel nostro anelare c'è la nostra definizione: noi siamo quello cui tendiamo; c'è un'immagine idealizzata che muove il nostro girovagare.
I nostri comportamenti sono la mimesi dei miti. Quale mito più grande c'è allora d'Ulisse? Dell'odisseo? Non è forse il viaggio la metafora della vita? E così noi viaggiatori attraversiamo soprattutto la vita. Allora la nostra clandestinità è di continuare ad essere uomini in mezzo a confini assurdi, di regole e leggi innaturali dettate per salvaguardare i privilegi a loro volta illusori.
Basta un'idea a muovere noi e muovere il mondo. Basta poco per non costringerci a rimanere solo l'anello di congiunzione tra l'uomo e la scimmia. Riusciremo allora ad essere veramente liberi? A diventare uomini?

venerdì, settembre 05, 2003

ALLA FINE


Alla fine "kapò" è un complimento; per i giudici, il "nostro" che diventa sempre più "loro", ha avuto altri epiteti: pazzi, antropologicamente diversi, mentalmente disturbati…Poverini quei giudici e magistrati morti ammazzati dalle BR e dalla mafia per difendere le istituzioni.
Ora abbiamo a capo del governo degli italiani un personaggio che non si sa se prendere sul serio, se prestare attenzione ai suoi proclami, barzellette, bugie, farneticazioni; ma ha senso del ruolo che ricopre? Comprende cosa vuol dire democrazia? Pensa davvero che l'avere fatto tanti soldi equivalga ad essere il più intelligente e furbo da ritenersi intoccabile? Esiste in lui un senso della misura?
Alla fine così, non resta che vedere sbraitare, sputare sentenze, rettificare, ironizzare sugli altri, chi si è preso la briga di governarci in libertà - si dice. Una libertà che rimane ora solo sua, che con i suoi comportamenti non estenderà a noi, ma affosserà per tutti.

giovedì, settembre 04, 2003

IMPORTANZA


"Volevano essere più importanti di me", questo dice Berlusconi parlando di Biagi e Montanelli, due tra i maggiori giornalisti italiani. Spesso certe affermazioni dicono di noi di più di quanto si voglia dire degli altri; in questo caso quello che ha detto Berlusconi (se ce n'era bisogno) dice di sé quanto vuoto e ambizione lo riguardano: alla faccia delle proprietà, della pienezza di sé che dimostra in pubblico e ai traguardi raggiunti fino ad ora. Egli è ancora "povero" e circondato da persone che si credono più importanti di lui…Dio ci salvi da questi uomini. Tant'è che ora pur essendo presidente del consiglio, non sa consigliarci che il suo mancante amore, il suo sacrificio e dolore: vogliamogli bene e consideriamolo allora per quello che è: il più importante, il più bravo, il più amato ma soprattutto il più bisognoso…di compassione.

lunedì, settembre 01, 2003

TUTTI SPORCHI COMUNISTI?


Ieri pomeriggio ho assistito, alla festa provinciale genovese dell'Unità, alla presentazione del libro di Ennio Remondino "Tutti sporchi comunisti?". Il libro è un documento per fare riflettere e per un certo verso sconvolgente, poiché raccoglie le parole delle massime autorità morali mondiali insieme ad uomini di fede cattolica, di cultura e di politici dei vari schieramenti in merito all'ultima guerra scatenata in Iraq: le dichiarazioni dei più vari personaggi, inserite nel libro, smentiscono in modo netto quanto affermato dalla stampa sul consenso all'intervento militare in Iraq. Il titolo del libro è nato, per ammissione dell'autore, quando ad una conferenza stampa all'Unione Europea sentì citare le dichiarazioni contro la guerra di varie personalità: Jimmy Carter, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Hans Kung ecc…Tutti sporchi comunisti? Questo chiede e si domanda Remondino; queste grandi personalità, questi milioni di persone scese in strada per manifestare contro la guerra sono veramente comunisti tout court? Così con questa premessa il discorso si sposta nuovamente sull'informazione riportandoci al libro scritto precedentemente da Remondino, "La televisione va alla guerra": resoconto delle difficoltà dell'inviato di guerra nel presentare la realtà della guerra all'interno di telegiornali confezionati ad uso "casalingo". La guerra in TV diviene soft: racconto di spostamenti di truppe, di immagini preregistrate, di carri armati che avanzano sicuri con qualche calcinaccio di casa distrutta per sbaglio…La guerra vera non si vede più e la cronaca giornalistica diventa sempre più schizofrenica, avulsa dal contesto informativo; infatti, Remondino sostiene che oggi siamo assaliti dalla comunicazione ma non dall'informazione: oggi ci comunicano di tutto e di più senza farci conoscere in realtà nulla. Prendono il sopravvento nella parola gli eufemismi tipo: effetto collaterale, intervento per emergenza umanitaria, azione di polizia internazionale, ecc. per descrivere vere e proprie tragedie e crimini di guerra. La guerra diviene un paradigma della battaglia informativa: l'interesse occidentale con la sua visione del mondo, della realtà deve prevalere sulle ragioni della verità e della notizia. La notizia, la comunicazione non diviene informazione ovvero elemento di conoscenza, di formazione della comprensione della realtà, ma manipolazione, mistificazione, disinformazione con la perdita della capacità di discernimento. La notizia e la comunicazione come strumento di guerra, arma da usare contro gli avversari ideologici, contro i "comunisti", che sarebbero i "pacifisti" o chi non concorda con le decisioni del potente di turno.
Insomma cosa succede? Cosa ci capita intorno? Comunisti quindi sono i dissenzienti e paradossalmente, con gli stessi mezzi usati dai regimi comunisti, lo diventano i conformisti e gli assertori della ragione superiore dell'attuale potere autodefinitosi democratico. I comunisti definiti nel libro, ricordandoci il suo uso d'epiteto, invece sono quella parte di popolazione che non ci sta e quindi da ghettizzare, da bombardare con notizie che non sono informazioni, da comunicazioni che non danno conoscenza. Bombe mediatiche, tipo cluster, ovvero contenitori di altre piccole bombe, da far si che come ha scritto in una lettera al quotidiano "Il Messaggero", lo stesso Remondino: "Se le stronzate del giornalismo fossero mine, saremmo una categoria di mutilati". Infine il libro presentato è un'altra riflessione sull'informazione, sulla libertà e la pace.




sabato, agosto 30, 2003

PROMEMORIA


Ho terminato di leggere il libro di Corrado Stajano: "Promemoria. Uno straniero in patria tra Campo dè Fiori e Palazzo Madama. Il libro ci racconta l'esperienza dell'autore da senatore, nella XII legislatura: soprattutto l'anno 1994, quello dell'inizio dell'era Berlusconi.
Nelle pagine finali Stajano si chiede che cosa abbia importanza in politica e riflette: "Non la capacità di fare, di portare a compimento un progetto, di coinvolgere gli altri in un'azione socialmente utile. La politica, così come viene intesa, è un dono metafisico staccato dalle miserie del mondo. La qualità non pesa. Ne nasce una ipervalutazione di alcuni e la sottovalutazione di altri che dovrebbero avere responsabilità più alte". Questo è vero soprattutto all'interno delle strutture di partito e allora ancora una volta la politica, quella funzione che dovrebbe aiutarci a risolvere i problemi di convivenza in un quadro di civiltà e cultura in evoluzione, diventa un esercizio di potere e appagamento di ambizioni personali al di là delle proprie reali capacità.
Oggi, a distanza di circa 10 anni, la politica continua il balletto degli interessi partitici e personali. Un segnale di cambiamento potrebbe essere la proposta di Prodi, e accolta dalla sinistra, per un nuovo soggetto politico dove fare emergere gli interessi della società. Io spero sia un successo: potrebbe anche essere un momento di svolta per dare slancio ad un nuovo modo per fare e intendere la politica.

mercoledì, agosto 27, 2003

VALORI CRISTIANI


Si parla molto dei valori cristiani, da inserire nell'atto costitutivo dell'unione europea, come elementi fondanti. Non ci sarebbe nessun problema a scriverli, non ci sarebbe opposizione a riconoscerli, salvo poi considerare la storia di questo continente come generatore in antitesi del male più sconvolgente dell'umanità: l'olocausto.
Nel nome di Cristo e della sua croce si sono commesse molte nefandezze e, nonostante i riconoscimenti papali, ancora se ne commettono. Si tratterebbe allora di inserire nel nome di quei valori fondanti, non solo di una nazione, di un continente, di una filosofia, di una religione, ma dell'essenza dell'uomo stesso comportamenti e leggi conseguenti. Esempio il ripudio della guerra, la scelta di stare con i poveri, gli emarginati e gli ultimi: difenderne i diritti e costruire condizioni per l'emancipazione, quindi intendere l'impresa come motore di crescita sociale e non finanziaria; promuovere l'accesso gratuito all'istruzione e ai mezzi di comunicazione…Si potrebbe continuare ancora. Certo è che per quei valori il cammino è ancora lungo e per questo continente, denominato anche vecchio, il cosiddetto progresso con l'avvicinamento al Dio cristiano è non solo lontano ma perso. Ha senso allora storicizzare in un nome "cristiano" un altro possibile fallimento?

lunedì, agosto 25, 2003

CUCINA TRASH


L'altra sera alla festa dell'Unità, un compagno si è prestato a fare un piatto di spaghetti per i volontari impegnati nel ristorante La Grigliata che aveva esaurito tutto in cucina. Questo piatto mi ha fatto pensare ad un tipo di cucina di menù, da nouvelle cuisine, nascosta ma praticata molto. Si può chiamare cucina trash o da cantiere, è la cucina che prepara piatti improvvisati durante la pausa pranzo degli operai addetti a lavori pesanti.
L'occorrente per questa cucina è un fornelletto ad alcool, ma alla bisogna va bene qualunque cosa infiammabile da accendere sotto ad una pentola d'alluminio buggerata e mancante di solito di una maniglia di bronzo. Altro arnese di questa batteria utile a cuocere, è una grossa padella nera con varie deformazioni ed una strisciata di colore cangiante quale ricordo di una scaldata di fiamma ossidrica o acetilene di un giorno lontano, fatta per scaldare qualche avanzo per "cuccureddu", carpentiere sardo e tifoso juventino.
I piatti tipici di questa dieta underground sono pochi e semplici: spaghetti aglio, olio e peeroncino; pasta ai quattro formaggi: gorgonzola, gorgonzola, gorgonzola con una punta di pecorino sardo, sostanzialmente solo due ingredienti più il peperoncino; tonno, fagioli (in scatola anch'essi), uova sode, cipolline e ancora peperoncino. Quest'ultimo è un piatto freddo che si accompagna con il panino con mortadella e sottilletta di formaggio senza nome, anche qui due o tre tocchetti di peperoncino rosso non mancano.
La composizione di questa dieta è il sapore forte, strong per dirlo in uno slang che originariamente è sardo-calabrese.
Il peperoncino è dunque l'elemento base, il "fil rouge" piccante che uniforma gli avventori trasformandoli il tanti "grisù (draghetto sputafuoco) umani.
Buon appetito. Mi sarebbe gradito conoscere altre ricette di questa formidabile ricca cucina proletaria. Scrivetemi.

sabato, agosto 23, 2003

LEGGI COSTITUZIONALI


Cosa ci stanno preparando i "saggi" riuniti in Cadore a Lorenzago? Si dice un super quadro normativo cui adeguare le nuove leggi e istituzioni; una nuova "magna carta" per tutti i cittadini italiani…Ammazzate oh! Così mi viene da pensare di fronte poi alla statura intellettual-culturale dei "saggi": Calderoli, D'Onofrio, Brancher, Nania più Bossi e Tremonti. Io ci aggiungerei C'è, Borghezio, Schifani e Bondi, chissà cosa ne scaturirebbe; forse una semplice legge che dice: ognuno faccia quello che vuole ma chi comanda deve avere tre televisioni, alcuni giornali, una casa editrice e qualche finanziaria; che sia poi basso e pelato potrà essere un optional (esiste la chirurgia estetica per diventarlo).
Il nuovo regime ci sta così preparando a maggioranza parlamentare (non del paese) una legge principe e lo fa riunendo in un paesino a 880 metri sul livello del mare alcuni personaggi politici; ma viste le premesse non c'è da preoccuparsi più di tanto: quando scenderanno a livello del mare si ricrederanno. Qui c'è un calore di passioni e voglia di partecipare anche affrontando i marosi che non gli lascerà scampo. Ai cosiddetti saggi.


venerdì, agosto 22, 2003

FESTA DELL'UNITA'




Da questa sera, 22 Agsto, sarò apprendista cameriere alla festa dell'Unità genovese. Partecipo come volontario dando una mano al ristorante "La Grigliata". A tale proposito se qualche blogger leggesse e passasse dalla festa si faccia riconoscere…Io sono quello che ha messo la faccia qui a fianco.
E' ormai da molti anni che partecipo a questo appuntamento che per Genova è anche un momento di divertimento e importante evento culturale. Dico questo al mio blog che forse trascurerò o forse invece incalzerò di nuovi messaggi, sollecitati da immancabili incontri e occasioni di discussione che tutti gli anni rappresenta la festa per me. Allora a risentirci presto e "buona festa a tutti". Per questo ho inviato al SecoloXIX questo pezzo:

Quest'anno la festa dell'Unità genovese è veramente un ricco appuntamento culturale; degno assaggio per il prossimo anno quando ci sarà la festa nazionale mancante dal 1989, in concomitanza con Genova 2004, Capitale Europea della Cultura.
Allora diamo un benvenuto alla festa che ci farà discutere, divertire, ascoltare buona musica, gustare piatti tipici e vedere momenti di bel cinema legato al lavoro. Era da tempo che il cinema alla festa non aveva spazio e questo lo considero un gradito ritorno.
Con due dibattiti al giorno, alle 18 e alle 21, la festa toccherà poi tutti gli argomenti politici del nostro stare insieme: lavoro, città, pace, tasse, leggi, istituzioni e democrazia. Gli interventi dei massimi esperti, sulle diverse questioni affrontate saranno numerosissimi, quindi un momento anche per incalzarli e farli rispondere alle nostre domande, alle nostre aspettative sempre per l'aria; alle nostre passioni che ci sorreggono nonostante tutto, alla nostra voglia di esserci ancora.
Poi ci sarà anche il modo di essere protagonisti anche soltanto come apprendisti camerieri, volontari sguatteri per un giorno: ossia il dare una mano per la riuscita di tutto. Perché in fondo il segreto di questa grande festa è tutto qui, sapere partecipare.

martedì, agosto 19, 2003

IL MONDO DEL CALCIO


Il mondo del calcio è per me la faccia di questa "nuova" classe dirigente che vuole cambiare l'Italia. E' il nuovo o forse vecchio modo di intendere il potere, di gestirlo, inseguirlo; è il modo di trovare con pacchi di soldi riconoscimenti personali, alle ambizioni spesso frustrate da malesseri esistenziali più grandi.
Per questo stiamo assistendo al caos che investe ogni cosa.
I nuovi personaggi che dirigono le istituzioni calcistiche sono in verità tanto distanti dallo spirito sportivo, quanto più vicini agli interessi corporativi, di bottega e personali. Dico "nuovi", virgolettato, poiché come si fa a chiamare nuovi Mattarese, Carraro e lo stesso Galliani? Sono tutti di una stessa combriccola forzaitaliota, che non a caso fa capo ad un presidente che è sceso in "campo" soprattutto per difendere i suoi interessi privati.
Si parla tanto di riforme pensionistiche, per questi ci sarebbe bisogno di un pensionamento senza versargli alcun tfr (trattamento fine rapporto): se lo sono già preso. Attorno a questi ultimi ruota poi un manipolo di nuovi ricchi che sulle orme del "cavaliere" assaltano fortini di pseudo rispettabilità al suono di acquisti incauti di calciatori e allenatori. D'altronde è lo spirito agonistico che anima il mercato capitalista. Ma è un capitale falsato da truffe, falsi in bilancio e non sorretto da nessuna moralità. Non servono quindi decreti per fare iniziare i giochi; quei giochi che, sosteneva Freud, essere molto seri. Serissimi.

lunedì, agosto 18, 2003

EVVIVA IL BOOKCROSSING


Oggi devo ringraziare Daniela Carucci che con un bell'articolo su mentelocale.it, mi ha fatto conoscere la realtà del Bookcrossing. Per Genova sarà un gradito avvenimento; trovare un libro etichettato con la dicitura: "Ciao, bentrovato. Io sono un libro molto speciale: non mi piace stare chiuso in una libreria. Desidero essere letto e poi lasciato libero, perché altre persone possano leggermi…", sarà fantastico. I potenziali lettori "aggratis" ci sono tutti, bisognerà trovare a Genova gli etichettattori, i booklanciatori. Bisogna però ringraziare Mentelocale cafè poiché ha messo a disposizione uno spazio per favorire questa pratica e conoscenza. Io certamente, un qualche martedì primo del mese, passerò di lì con qualche libro pronto ad essere liberato: penso che questo sia un atto d'amore per la cultura e per il prossimo. Brava Daniela e nuovamente grazie.

domenica, agosto 17, 2003

PARLARNE ANCORA CON MODERAZIONE


Vorrei riuscire a non parlare più di Berlusconi; bisognerebbe anche ignorarlo, non vederlo più, non sentirlo né parlare né cantare. Occorrerebbe forse andare all'estero ma io vedo che anche lì non c'è tregua: se ne parla e scrive. Proserpina me lo conferma: Berlusconi è diventato il sinonimo dell'italianità caciarona, improvvisatrice e soprattutto barzellettiera; infatti dopo il suo nome ecco sentire: ah ah ah. Cosa fare? Evitare tv e giornali? Evitare partiti, piazze e bar? Chiudersi in convento di clausura? Andare in Patagonia o su qualche isola deserta della Polinesia? Forse basterebbe far finta di niente, continuare a vivere come se non ci fosse. "Berlusconi chi? Forse si riferisce al signor Sarchiapone?". Questa potrebbe essere una risposta. E se qualcuno insiste: "Berlusconi il presidente, il magnate, il cavaliere…". "Ecco, non lo conosco, non frequento certe compagnie, la mia educazione e buon gusto me lo impedisce"…
Purtroppo non ce la farò: milioni di italiani l'hanno scelto anche per me; è la democrazia che m'impone l'inguardabile: per me una specie di "puzzone ignorante", ma tant'è devo accettare le regole della maggioranza che vince e per un tot di tempo ci prova a farmi contento…Ci prova con tutto ed io mi incazzo invece sempre di più. Calma è solo questione di tempo e poi di Andreotti c'è n'è stato uno solo perché c'era la DC che sopravviveva a tutto, ora Forza Italia vivrà in proporzione solo il tempo di una partita allo stadio con i supplementari, seppur appena nata ha già quasi settant'anni, l'età del capo. Fra poco ci sarà il fischio di chiusura. Allora coraggio parliamone con moderazione e un po' di rispetto come si addice alle persone anziane. Fra poco non lo vedremo più.

venerdì, agosto 15, 2003

La Meglio Gioventu'


In questi giorni ferragostani, ho visto il film di Marco Tullio Giordana: "La meglio gioventù"- prima e seconda parte- e devo dire che mi è piaciuto molto. Il film è il lungo racconto della storia di due fratelli, attraverso varie vicissitudini delle cronache italiane che vanno dagli anni '60 ad oggi. In pratica da "A chi…" a "A chi…". Per dire niente, sembra...Eppure c'è tutto. Per dire tanto: dei sentimenti, degli ideali, delle paure e del coraggio, delle conquiste e delle rinunce. Per dire con semplicità di noi. Tutti. Innanzi tutto c'è la bravura degli interpreti; considero Luigi Lo Cascio un Dustin Hoffman e Alessio Boni un Brad Pitt italiani. Per non parlare dell'interpretazione di Jasmine Trinca e Maya Sansa, bravissime. Sarebbe un torto però dimenticare gli altri: Adriana Asti ecc. Poi dico cronache invece di storia poiché il film non vuole raccontare la storia attraverso la cronaca familiare più minuta; per me è l'opposto è la storia familiare che in questo caso si circonda della cronaca pubblica: una storia minore che più di ogni altro avvenimento ci fa riconoscere, il resto è sfondo, contesto, invasione, occasione o combinazione.
Questo è un film che senza retorica recupera memoria, racconto e vita da conoscere con il sentimento di farci ritrovare un'umanità sempre pronta a ricominciare. In autunno il film si potrà vedere sulle reti Rai a puntate: mi auguro che se ne parli ed io spero sia un successo.

lunedì, agosto 11, 2003

MEGASTORE


I Megastore, i grandi centri commerciali, sono il paradiso del rito dell'acquisto dove si può dare sfogo all'irrefrenabile piacere di comprare le cose più strabilianti e inutili.
Se si guardasse la fauna dei megastore con gli occhi di un entomologo, si noterebbero delle alterazioni della specie. Capiterebbe anche di assistere a questi dialoghi:
- Scusi avete autoradio per auto?
- Sono nello scaffale in fondo a destra...Dove ci sono i televisori a 18 cavalli con tubi cattolici.
- Volevo dire con la placenta...
- Quelle non sono ancora arrivate. Ce ne sono d'altri tipi: stereo o con l'aids elle.
- Avete Stereo? Non Sony?
- Scusi avete anche i telefonini vegetali a GPL con fibrillazione?
- Lei parla di quelli cromati?
- Il mio è guasto: è saltato il fusillo a 5 volts...
- Scusi c'è scritto SCART, è uno scarto?
- No, vuol dire che ha una presa apposita.
- Ah, per vedere la candid- camera?
- No, serve per il videoregistratore.
- Ho capito, quello per impressionare le cassette.
- Posso pagare con il Bancomarket o con le dilatazioni?
Dialoghi da marziani? La constatazione è che aumentano i prodotti, aumenta la tecnologia, regredisce il lessico, la comunicazione. Nei megastore, nei nonluoghi, negli spazi fisici indefiniti, ci alieniamo in nome di una funzionalità: diventiamo inconsapevoli consumatori. Forse dei nuovi analfabeti.

venerdì, agosto 08, 2003

Parlerò d'amore

Per non rimanere chiuso nelle morse di una politica che vorrebbe scrivere la storia e invece racconta il suo malessere, parlerò d'amore.
Sì, perché l'amore fa la storia e la nostra storia è soprattutto amore.
E' per l'incontro di due individui che noi esistiamo ed è per questi due che poi abbiamo imparato una lingua e a trasmettere un sapere che è qualcosa di più che imitazione, conoscenza, esperienza o studio, è amore.
E' per l'amore che esistono madri, padri e figli, che vivono persone tra le più varie e per questo che continuiamo la nostra storia. Tutto nasce da un magico incontro, da sorrisi e lacrime, dalla tenerezza di abbracci e coccole, dallo scambiarsi emozioni dolcissime tenendoci per mano.
E' così che tutto continua, e se qualche volta si perde la strada, ci si dimentica o non ci si riconosce più; se succede che finisce l'amore tra due persone, tra una coppia, non è che l'amore cessa d'esistere. L'amore si trasforma e ci cambia: ci vuole pronti ad iniziare sempre la vita e non a trascinarla nel rancore e nel ricordo di ciò che era…
Ecco parlerò d'amore, di quell'amore che c'è nella mia vita e lo vivrò ancora se ne parlerò…Parlerò dell'amore che ancora ci sarà.

giovedì, agosto 07, 2003


Filosofia del bagnasciuga


L'estate è iniziata. Arriva al mare con palletta, secchiello, formine, braccioli, squalo di gomma, Big Jim, pistola ad acqua, pallone e disgraziatamente con la mamma e il papà: è il bimbo da spiaggia che fa l'animazione. L'urlo di gioia del bambino è però soffocato dai genitori. "Attento Paolino, vieni qui!". "Non bagnarti!; "Attento a non buttare la sabbia al signore"; "Non muoverti"; "Te lo dico per l'ultima volta. Guarda che andiamo via!". Magari, pensano tutti gli avventori appostati nelle vicinanze. "Guarda qui, guarda che bello, c'è il secchiello, ora ti prendo l'acqua"; "Guarda quel bimbo che bravo!". Questo è il papà un po’ più conciliante, diplomatico. Intanto il bimbo è smarrito nei suoi pensieri, tra i corpi nudi e immobili e dalla sua principale attrazione: il bagnasciuga.
Il bagnasciuga è misteriosamente il posto più ambito; è il più affollato e la conquista sta nel mettere i piedi a bagno. Chissà, penso, forse proprio qui lo scimmione nostro antenato, scendendo dall'albero si fermò verso sera a guardare la luna e le stelle. Questo limite tra terra e mare deve essere il luogo della nascita. Eravamo anfibi, foche, leoni marini, poi le pinne per alcuni diventarono ali e per noi braccia con all'estremità la radice delle mani. Radice degli u-mani. Sicché l'anello mancante tra lo scimmione e l'uomo siamo noi, sono i bambini che vogliono tornare a mirare il mare-madre…ma non quella che continua a gridare: "Paolino, vieni via di lì".
(scritto pubblicatomi da Il SecoloXIX qualche anno fa, ma oggi con il blog l'ho riscoperto)

lunedì, agosto 04, 2003


Caro Indro


Caro Indro, lo abbiamo provato o meglio lo stiamo provando secondo il tuo consiglio: per levarcelo d'attorno, basta metterlo alla prova. Infatti, il megalomane, continua a parlare di miracoli ed i suoi alleati sono dei ragazzi che hanno bisogno di sfogarsi un po’, mentre lui lavora come un tedesco tipo kapò, forse anche comunista, ma sicuramente più vicino a Milano che a Roma restata sempre ladrona; come sostiene il compagno di cene del lunedì, rubate all'amore con la Bartolini proprietaria di un Foglio fiancheggiatore con un Giornale cognato, (te lo ricordi?) unici esempi di stampa non in mano alla sinistra giustizialista, collusa con una magistratura diventata un cancro da estirpare e quindi prima riforma da fare, dopo quella della scuola già fatta, e dopo alcune leggi tipo depenalizzazione del falso in bilancio, rogatorie internazionali e lodo schifani per garantirsi l'impunità.
Ora in ballo c'è anche la riforma dell'informazione televisiva, che come si sa' gira intorno ai soldi della pubblicità che resterà in mano salda a Pubblitalia, cioè a lui, per un po' di anni in attesa di comprarsi poi quello che resta e avanza alla faccia di tutti.
Gli italiani forse iniziano a prendere le distanze dall'imbonitore e a comprendere che non sempre il più ricco e il più furbo, è anche il più bravo.
Scusa Indro, ma non sarà che gli italiani siano solo quelli di Fucecchio?

domenica, agosto 03, 2003

Odio per Castelli


Il ministro della Giustizia, sostiene che c'è troppo odio: "Si prepara un autunno bestiale... In Senato ho visto l’odio negli sguardi di Brutti e Calvi, ho ritrovato questo livore negli articoli di Giorgio Bocca". Lo dice un appartenente alla Lega che fa il diavolo a quattro contro un indultino, che rifiuta di firmare domande di grazia. Lo dice un compagno di partito di Gentilini, di Borghezio, quello che usa epiteti crudeli contro gli islamici; lo stesso partito pronto a sparare sulle navi dei clandestini e fare la devolution con i "fuciletti". Lui il ministro che è stato definito saggio per la giustizia da Berlusconi, ma non sa interpretare la sua legge; lui che sostiene di essere per il dialogo civile con la magistratura milanese e gli invia ispettori a raffica, accusandoli di tutto. Lui dice che c'è odio. Lui che fa l'ironico con il suo viceministro Vietti: mai visto i democristiani dimettersi, e trova la giusta controreplica: neanche i leghisti; come pensa che reagisca l'opposizione? Come minimo lo attacca contestandolo in maniera ferma e decisa.
Ma non c'è a parer mio odio, c'è semmai mancanza di carità, c'è crisi morale, c'è incongruenza tra il dire e il fare e così tutto diventa sproporzionato. C'è nel frattempo un'aspirazione incondizionata alla sicurezza, alla difesa dei potenti, all'uso della forza con chi la dura la vince, mostra una forza che "al bene anela e sempre il male crea". Ecco cosa c'è. Ci sono i padroni, ci sono gli impuniti potenti, c'è una legge che non è uguale per tutti…altro che odio.

sabato, agosto 02, 2003

Buone vacanze...per chi parte



Con agosto l'italiano tradizionale scende in ferie e sale sul pattino; prende l'auto e fa la coda per un posto qualunque che lo porti fuori: fuori dalle sue abitudini.
In agosto si sa finisce l'anno perché a settembre tutto ricomincia: le sceneggiate della tv e della politica; le comiche di Berlusconi con il suo teatrino. Poi inizia la scuola, riaprono le fabbriche con la produzione che cerca di ripartire mentre va sempre più giù…Ma prima di andare in ferie l'italiano si deve sorbire le ultime barzellette, tipo i miracoli del governo annunciati dal premier o le sue smentite controsmentite dal mentitore stesso; insomma ci vediamo a settembre ma io non smonto: il blog è sempre aperto e soprattutto UBW continua a riallacciare fili e a tessere la trama della notizia che diventa la piccola cronaca di una storia grande.
Molto grande. (A proposito grazie a Pino Scaccia per i suoi ultimi invii). La nostra storia che, a scapito del presidente del consiglio che continua a lavorare per noi, è fatta da allegri fannulloni, affabili conversatori bevitori, appagati oziosi, divertiti nuotatori, giocatori di biliardo e scopone che se ne fregano delle sue tv, guidatori beati che invitano alla calma e soprattutto persone, tanto intente a curarsi l'anima, che non si sentono distratti dalla furia di certe affermazioni. Se lo guardiamo in prospettiva e un po’ da lontano, il mondo è bello e continua ad esserlo malgrado loro (quelli che si credono i padroni). Allora per chi parte buone vacanze.

giovedì, luglio 31, 2003

Il ritorno


Il ritorno del "rompicoglioni":ovvero Scajola è di nuovo ministro Poteva stare fuori un rampante ex democristiano e organizzatore di Forza Italia? No, la gestione del potere è una sua prerogativa, come il linguaggio che usa, a complemento del pensiero predominante: chi comanda? Ma non dimentichiamo le parole del prefetto di Bologna che disse: "fu una circolare dell'ex ministro Scajola a far togliere la scorta a Biagi…Questo contribuì a renderlo un facile bersaglio delle nuove BR". Così si è levato di torno un "rompicoglioni e lui, l'esimio, il nuovo ministro alla attuazione del programma (Dio ce ne scampi) sta sempre sul cazzo.

martedì, luglio 29, 2003

MATRIX Reload


Questa sera in una arena estiva, ho visto Matrix Reload, e stavo per cadere nella trappola di una lettura filosofica che certe premesse potevano presagire. La verità è che mi sono addormentato; dopo l'inizio per me difficile da comprendere non avendo visto il primo episodio mi ero concentrato sul dialogo cercando di riuscire a cogliere il senso di un'immanente scontro tra hardware e software, tra macchine e umani, tra replicanti e buoni sentimenti…ed a un certo punto la mente è volata via. A pensare che l'inizio, mi aveva già spiazzato: "è solamente un sogno" dice l'interprete principale, l'eroe di turno. Solamente un sogno? Ma non sa che nel sogno c'è tutto? Infatti io ero partito per la tangente…Questa mia riflessione iniziale era già un giudizio negativo; anche se le contraddizioni che infarciscono il film raggiungono il ridicolo, oltre che il paradosso, che sarebbe un pregio. Astronavi supertecnologiche che contengono poltrone bergere, grotte illuminate con le torce che si trasformano in discoteca, stanzette anguste senza illuminazione dove si cucina e si dorme come nei villaggi medioevali, capitani come cavalieri della tavola rotonda e nemici come le carte di Alice nel paese delle meraviglie; chiavi fatte a mano per aprire porte che immancabilmente vengono sfondate…Sì senz'altro una bella favola istruttiva è senz'altro meglio di questo film pieno di effetti speciali, che ormai riportano tutti ad un deja vù. Il film alla fine si rivela un videogioco che annoia disegnando senza troppa fantasia il solito futuro arcaico. Forse il film aveva ambizioni e livelli di lettura più profondi che io non sono riuscito a cogliere: la lotta di liberazione di Neo (l'eroe del film vestito da prete) viene insidiata dal dubbio, credere all'Oracolo e ristabilire l'Ordine o sconfiggere l'illusione ed avere un'altra realtà? Il film si interrompe con un "continua"…Io di certo che il seguito non lo vedrò: mi è bastato questo e ce ne cresce. Per una riflessione e per due ore di divertimento preferisco altri spettacoli.

lunedì, luglio 28, 2003

Amore e Follia



Come facciamo a sapere se siamo più vicini al bruto o al saggio? Basterebbe vedere se siamo mossi più dal potere o dall'amore. Se agiamo mossi dal vantaggio personale, per salvarci o avere un proprio piacere, soddisfare un desiderio personale, allora c'entra il potere.
Se seguiamo l'amore ci diventa naturale sentirci in armonia: si dona con gioia il tempo, si ci scambia i sogni, si ci divide il pane e poi toccarsi, stringersi, è la conquista giornaliera più forte. A vedere da fuori gli innamorati li riconosci subito: appaiono folli. Eppure se seguiamo l'amore diventiamo anche saggi poiché ci conciliamo con ciò che ci succede. La saggezza è l'unione dell'amore e della necessità, dove i sentimenti sono liberi di riversarsi nel nostro destino. Ma noi oggi siamo persi molto spesso in labirinti dove le strade sembrano tutte uguali, già conosciute, per questo nessuno sà più di essere un bruto o un saggio. Oggi il male pare una necessità e l'amore un incontro fortuito; ma non è così e per fortuna qualche folle ci dà la saggezza dicendo no al potere.

sabato, luglio 26, 2003

Perchè BLOG?


Il cervello mi ribolle. Le parole fuoriescono spontanee;
le lascio scorrere, come un fiume hanno un loro letto,
e se dopo ci sarà anche un solo lettore, sarò io a farne lettere…

Così scrivo, così racconto con le parole, i fatti della vita: lettere messe insieme come una spirale di DNA.
Si, le parole sono mitocondri che ci alimentano,
ci fanno riconoscere la madre: la lingua.
Con questa lingua riusciamo a sentire il divino, costruiamo la realtà
e insieme la poesia.
Così la poesia ci salva l'anima e la vita.
Si, le parole che emozionano, che parlano, sono la nostra salvezza.
Ma questo dialogo continuo che è lo scrivere, non pensiate che lo sì fa per essere pubblicato e poi letto da chissà chi; si fa per parlarci dentro, per spiegare a se stessi, cosa vediamo.

Ora abbiamo il "blog" un blob di parole, un magma di impressioni; che potente tatzebao è questo muro internettiano.
Ora sfoghiamo la passione dello scrivere, diamo voce a vite nascoste e se la comunicazione è vita, chi vivrà di più?

Così ho anch'io il mio blog, ho una piccola lavagna di pixel colorati e pensieri.
Qui scrivo senza censure la mia libertà che è il limite alla conoscenza di parole. Ma davvero tutto si può raccontare? Si può non descrivere? Non provo a raccontare del tempo che invecchia la pelle; non descriverò gli umori che animano fantasie…Darò infine voce a quello che impasto insieme agli altri; è uno strano forno questo blog che diventa comune: quale pane cuoce per alimentare la vita?




venerdì, luglio 25, 2003

Vecchi quando?


Quando è che siamo vecchi? Non dico anziani o di età avanzata, dico proprio vecchi. Io penso che siamo vecchi quando vogliamo dare agli altri insegnamenti della vita perché pensiamo di averli ricevuti e allora giù a trasmettere consigli accompagnati da censure, disprezzi, giudizi negativi e ..."hai miei tempi...". Ecco questo è uno dei segnali più riconoscibili: i miei tempi; quelli si sa sono solamente i tempi passati che, poi statene certi, diventano nella discussione i tempi meteorologici. E allora ogni volta non ha mai piovuto così tanto, mai fatto così freddo o così caldo. Comunque quello passato è il vero tempo così si ritrova con quello che è vecchio veramente e quel modello di saggio, forse perseguito, cade e si è solo rincretiniti. Si è pronti a lasciare il posto ad altri vecchi come noi, poiché la nostra saggezza non l'abbiamo trasmessa ma solo aspirata e ora "spira" con noi.
Eppure si può essere vecchi in modo diverso, non per l'illusione di aver raggiunto la saggezza, ma per aver raggiunto la libertà. Non più ruoli o maschere da portare; si ci può mostrare così come si è: impudenti, sfrontati, senza modelli da perseguire. Liberi, appunto. Possiamo permetterci di stare fermi, immobili poiché si ci accorge che anche il tempo rallenta come lo scorrere dei passi. Allora si può essere saggi seguendo quello che ci dice l'anima, un'anima senza età, che non conosce date, oroscopi, orologi ma che ci chiede di lasciarci andare, di ascoltarla e seguirla...Là dove tutto acquista un nuovo sapore, là dove in fondo è tutto più bello e pieno: la vita diventando breve dà più profondità al possesso e la libertà di amare ci trasporta nell'eternità. Questa dovrebbe essere la vecchiezza: una diversa giovinezza, una diversa età della vita.

mercoledì, luglio 23, 2003

Cortigiani


Bisognerebbe tenere sempre conto che i regimi totalitari, le dittature, non avrebbero potuto gestire e tenere il potere senza la massa formata dalla corte dei servitori ed esecutori acritici degli ordini del capo.
Hannah Arendt aveva splendidamente analizzato questo potere arrivando a definire banale quel male commesso dalla schiera di cortigiani formata da brave casalinghe, solerti impiegati e onesti soldati. Quindi il potere di alcuni personaggi storici, responsabili dei crimini contro l'umanità, è stato sorretto da tante brave persone ossequienti e per certi versi tanto zelanti da superare le aspettative del loro stesso capo. In verità una mano a certo potere la dà anche il silenzio: quello di coloro che restano indifferenti alle malefatte o semplicemente annuiscono.
Queste corti sono sempre individuabili ed ancora oggi pur non essendo di fronte a regimi totalitari o tirannici svolgono la funzione di garantire un potere al di là, del normale esercizio democratico. Ora ad esempio, avete mai visto Schifani mentre fa le dichiarazioni davanti alla foto autografata di Berlusconi con famiglia? Sembra entrare in estasi scandendo sempre le stesse frasi…Avete visto Agostino Saccà ex direttore generale della RAI come ha eliminato Biagi e Santoro? Avete visto la nuova legge denominata Gasparri o il testo di legge per la risoluzione del conflitto di interessi? Regali. Vi ricordate della foto della zucca del premier sulla copertina di Panorama? Piaggeria bella e buona. Non vi sembrano dei nuovi cortigiani? Io inizierei a prendere le distanze da questi signori poiché proprio da quelli alla fine partirà il tradimento…La storia insegna anche quello. Ad ogni modo bisognerebbe sviluppare sempre lo spirito autocritico; ma viene da domandarmi: non sarà che la sinistra ne ha sviluppato anche troppo?

martedì, luglio 22, 2003

Il mio '68


Raccolgo l'invito di Michele Serra fatto sull' "Amaca" di martedì 22 luglio: …qualcuno dica qualcosa in difesa di quelle lontane turbolenze (il sessantotto), prima che l'amnistia, oltre a pacificarsi tutti, sotterri la verità".
Rispondo anche perché lo stesso giorno leggo che Bossi attribuisce ai romani la nascita di "Mani pulite"; ancora interpretazioni fantasiose e prive di verità sulla storia, più o meno recente, come il '68.
Tutto iniziava negli anni'60 definiti favolosi per la musica, per il boom economico lo erano un po' meno per i fermenti sociali: venivano al pettine con i primi "lussi", un televisore o una fiat"500", le contraddizioni della società ancora compartimentata in rigide divisioni di classe. Nasceva dapprima la contestazione e con i primi capelli lunghi, i primi ritmi sincopati mischiati allo swing, il '68. Prima conosciuto come il maggio studentesco francese, il '68 in Italia diventava il '69 e più che studentesco, era operaio. Prima però bisogna ricordare gli USA e l'università di Berkley in California: là nel 1966 nasceva la contestazione giovanile. Va da sé che un grande fermento investiva tutto l'ordinamento costituito e partendo dalla scuola fino alle fabbriche cambiava il mondo.
Su quegli anni è stato scritto molto e di tutto; io non voglio fare la storia ma semplicemente dire che nessuno era escluso da quel cambiamento e la storia, molte volte vissuta come un accidente esterno dovuta a scelte politiche fatte da in alto e da altri, faceva entrare come protagonisti gli operai e gli studenti. Per me il '69 era l'anno di "Nord e Sud uniti nella lotta", delle prime battaglie per i diritti sul luogo di lavoro e delle prime riforme importanti; l'anno seguente entrava in vigore lo Statuto dei lavoratori. In un continuo accavallarsi di obiettivi progressisti civili, si assaporava uno spirito libertario con la possibilità di cambiamenti reali, mai avuti nella società italiana (obiezione militare, divorzio, aborto, legge 180): tutto questo anche sulla spinta di nuovi consumi e nuove consapevolezze. Un capitolo a parte bisognerebbe aprirlo con la lotta per la "Ciassificazione Unica", ovvero la battaglia per la conquista di pari trattamento normativo e salariale tra operai e impiegati. A quel tempo esistevano le paghe di "posto" e una forte discriminazione tra lavoro manuale e intellettuale. Solo la spinta egualitaria di quegli anni nel mondo del lavoro, riuscì ad unificare il trattamento ottenendo una paga differenziata su livelli di responsabilità. Intanto il movimento femminista si era innescato in quel nuovo ribollire segnandolo in modo efficace; riuscendo a far partire quella rivoluzione delle donne che è giunta ininterrotta sino ai giorni nostri: forse l'unica grande e vera rivoluzione. Subito dopo ecco apparire il terrorismo nero e rosso. Ecco, per dirla con Pertini, che l'anima cattolica che permea da sempre l'educazione italiana usciva fuori con l'estremismo di un inferno e un paradiso: ognuno ci voleva portare nel suo paradiso creando l'inferno. Ma per me quegli anni, a parte la cupezza delle misure speciali di polizia adottate subito dopo per quei numerosi fatti di sangue, furono anni della scoperta del piacere, dell'amore senza paure, dello scoprire agi borghesi senza esserlo; di riuscire dopo anni a soffiare nel vento…Blowing in the wind. La risposta poteva essere colta nel vento, avevo l'ottimismo che né Renato Curcio, né Mario Rossi o Mario Tuti, potevano cancellare nel diventare uomo. Nascevano là le mie speranze o illusioni di poter trasformare il mondo…Se guardo ora la società e vedo Berlusconi al potere, simbolo del conformismo più bieco, devo dire che non ci sono riuscito ma per quanto riguarda la mia persona io ho vinto: ho cambiato la mia condizione anche grazie al '69 e sono pronto a lasciare un testimone di onestà e di ideali a chi li vuole continuare.

domenica, luglio 20, 2003

Ricordato Carletto




Oggi 20 Luglio 2003, alle 18 e 20 è partito da piazza Alimonda, ormai conosciuta dal movimento new global come piazza Carlo Giuliani- ragazzo, il corteo per ricordare il secondo anniversario della morte di Carletto Giuliani. Prima c'era stata la commemorazione, nel punto preciso dell'assassinio di Carlo, alle 17 e 27 con le parole di Giuliano Giuliani e la famiglia al completo a raccogliere la solidarietà da tutti i presenti. La manifestazione era iniziata alle ore 10; una processione continua aveva portato a riempire la piazza con persone giunte da molte parti d'Italia.
I presenti saranno stati circa 10.000 e hanno manifestato pacificamente e per un primo tratto del corteo in silenzio: tantissimi portavano un cerotto sulla bocca a ricordare come l'insabbiamento processuale metta a tacere la verità su quei tragici fatti. E' stato lo stesso Giuliano Giuliani, il padre di Carlo, a dare il segnale di fine silenzio. A quel punto un battito di mani scandito e una canzone accompagnata da una piccola band ha vivacizzato il corteo. Più dietro poi è iniziata ad arrivare la musica rap da un amplificatore posto su un camion di un centro sociale. Il corteo si è animato e con i colori anche le voci più diverse hanno riempito l'aria infuocata di questo pomeriggio d'estate. Non c'è stata nessuna lacrima da parte dei genitori: la mamma Haidi e il papà Giuliano; nemmeno la sorella Elena ha pianto, anzi bellissimi sorrisi erano dispensati agli amici che li circondavano e anche con la comprensibile tristezza di fondo nel cuore, la serenità si percepiva in tutta la manifestazione. Di nuovo Giuliano Giuliani confuso a metà corteo, poco lontano dallo striscione del comitato "Piazza Carlo Giuliani", era intervenuto frapponendosi tra un gruppo di manifestanti polemici e un plotone di poliziotti schierati alla prima confluenza di Corso Torino: "Buoni ragazzi, mantenete gli applausi per il concerto di stasera…".
Il lungo corteo si è concluso alla Fiera del Mare, zona Foce nello stesso luogo dove quel dannato 20 luglio di due anni fa era stata allestita la cittadella della polizia per garantire la sicurezza del G8. Oggi invece la polizia era con una discreta presenza, schierata in fondo alla strada che porta all'ingresso della Fiera e senza la tenuta anti-sommossa, sfoderata in quei terribili giorni. La manifestazione si è conclusa con un concerto dei Modena City Ramblers. Il movimento continua a vivere.

venerdì, luglio 18, 2003

Lo Chiamavano Impunita'




Questo libro è per i cittadini che vogliono conoscere la vera storia del caso Sme Ariosto e continuare a vivere in un paese dove la giustizia è uguale per tutti. Oggi esistono due processi Sme. Quello politico e mediatico, nato dalla fertile fantasia di Silvio Berlusconi dopo le su «dichiarazioni spontanee» al Tribunale di Milano, poi proseguite in vari salotti televisivi compiacenti. E quello giudiziario, nato dalle carte delle banche svizzere sui conti della Fininvest, degli avvocati Previti e Pacifico, dei giudici Verde e Squillante. Mentre il Tribunale si occupa dell´eventuale prezzo dei due magistrati romani, il presidente del Consiglio dirotta l´attenzione generale sul prezzo della Sme. Aveva promesso agli elettori che non avrebbe cercato l´impunità, che si sarebbe fatto giudicare da un «giudice imparziale».La Cassazione ha stabilito che il suo giudice imparziale è a Milano. Ma Berlusconi ha rovesciato il tavolo: «Voglio essere giudicato dai miei pari». Cioè da nessuno. Ed è partita l´Operazione Impunità Duratura : per lui (lodo Maccanico) e per Previti (ritorno all´immunità parlamentare). Un´operazione che avrà successo soltanto se i cittadini continueranno a ignorare come stanno le cose. Raccogliendo e confrontando le versioni di tutti i protagonisti (De Benedetti, Berlusconi, Prodi, Amato, Ariosto…) e la seconda requisitoria (inedita) di Ilda Boccassini, questo libro li aiuta a sapere. Quasi un manuale di autodifesa.

giovedì, luglio 17, 2003

Naturalmente amore

L'amore come la vita segue un percorso naturale: dipende da particolari strani, del tutto imprevedibili e irripetibili. All'inizio tutto sembra seguire una traiettoria già conosciuta; si prevede un percorso di scambi reciproci, di interessi, tutto verso la crescita e la felicità. Si pensa con l'amore di appartenerci e ci diciamo, sei mio o mia. Ma poi nessuno è in grado di prevederne il corso: indietro non si torna mai e gli sbagli, gli incidenti del tempo come le passioni e la gioia, segnano la storia. Allora si piomba nel caos, sì ci sente persi se l'amore finisce; se quell'amore finisce, se quel particolare sentimento cessa. E' così perché doveva.
Se sapessimo in anticipo come sarà la Primavera, se sapessimo come sarà l'Estate e forse senz'altro lo immaginiamo, perderemmo l'incanto e lo stato di grazia. Invece no, poiché non capiamo, e non riusciamo ancora a conoscere il mistero di questa straordinaria energia primaverile che fa sbocciare i fiori e rinascere la natura, noi continuiamo l'amore e con lui la trascendenza. Per questo che anche noi al pari delle piante, rifioriamo e ci troviamo immersi in una manifestazione cosmica cui tutto ci sfugge. E non siamo più competenti di niente nessuno; non siamo né professori, né scienziati, ma quali studiosi o esperti…Siamo semplicemente degli idioti naturali e di fronte al mistero dell'amore e della natura ci sorprendiamo. Così l'altro è giustamente un mistero e quello che amiamo non ci appartiene. Tu non sei mia ed io tuo, noi siamo insieme due piccole luci che si illuminano il volto; due luci che non si possono afferrare. Non esiste l'amore esclusivo. Per questo siamo sempre pronti a ripartire; sempre pronti ad amare.

mercoledì, luglio 16, 2003

Soggezioni

La ricchezza una volta dava soggezione soprattutto a chi era nato e cresciuto povero. Una volta si consideravano le fortune come segno di una predilezione celeste, come frutto di capacità superiori. Si ammiravano per quelle ricchezze possedute i loro beneficiari. La soggezione poi era diffusa per l'autorità in genere; mio padre arrivava a temere persino "quellu du gazzu", il controllore del gas che veniva a prendere la numerazione del contatore e all'epoca portava una divisa e cappello con visiera da apparire un graduato militare. Questa soggezione era inculcata dai genitori e conteneva un arcaico rispetto verso quello che era considerato "superiore".
Oggi questa soggezione fa sorridere. La diffusione del benessere accompagnata ad una crescita culturale e ad una maggiore consapevolezza, ha trasformato la soggezione in relazioni alla pari.
Oggi diversamente, si pensa che le grandi ricchezze accumulate siano dovute più a ladrocini e truffe che ad altro; se poi si guardano i possessori di queste enormi ricchezze non c'è proprio da provare né invidia né soggezione. E' una categoria molto eterogenea che comprende molti figuri il cui dato caratteristico in maggioranza non è certo la signorilità o il buon gusto.
Poi se si pensa quanta ignoranza e poca felicità ci sia tra i possessori di queste ricchezze, quanto più preziosa sia la conoscenza di sè e della vita, allora la soggezione non deve essere certo più nostra.
Poi se si pensa che Cristo venne in Terra per condannare la morale che faceva ritenere la povertà come una maledizione e una malattia contagiosa, allora la soggezione ecco che vola via.
Certo però che le persone che riescono ad accumulare ricchezze miliardarie per il lavoro alacre, per il loro gran d'affare, ci servono: abbiamo bisogno di questi pionieri della fisicità, del possesso quale compendio agli ultimi della terra, dove pietà e vergogna muovono gli animi. Abbiamo bisogno dei ricchi e potenti per disegnare i limiti e anche i massimi di quanto l'uomo può arrivare con l'appetito, l'egoismo, l'avidità; quanto potere si può avere e desiderare. Infatti, questi uomini, lavorano come noi alacremente per l'immortalità; lavorano per gli eredi, per la stirpe e in un certo senso anche per noi. Accumulano, si dice "fortune" che si traducono, si spera, in lavoro, in nuove creazioni. Ecco allora che i ricchi, i tanto ricchi, svolgono una funzione sociale utile a far progredire tutti...Così si dice. Così si pensa…Ma poi sarà vero che abbiamo bisogno di questi pionieri? A guardare com'è distribuita la miseria e la ricchezza sopraggiungono i dubbi: non sarà che i cristiani abbiano sbagliato tutto? Non sarà che quelle crune d'ago così difficili da oltrepassare siano una invenzione per non farci arricchire? Non sarà allora la soggezione un modo per tenerci lontani? Per perderla veramente ci dobbiamo allora per forza arricchire anche noi?

Tremonti e i genovesi

E così la finanziaria 2003 di Tremonti ci spiega anche come fare a spendere senza soldi: farseli imprestare ipotecando la casa. Grazie. Bel consiglio per i spendaccioni e le cicale. Ma siamo sicuri che gli italiani seguiranno il consiglio? L'Italia è sempre più un paese di anziani e in certi comportamenti sono tradizionalisti: hanno comprato la casa risparmiando lira su lira ed ora non credo cambino costume per rilanciare i consumi. Già, dopo averci inculcato per anni che bisognava risparmiare, che il risparmio è virtuoso e aiuta l'Italia; ora con l'avvento del berlusconismo cambia tutto: la parola d'ordine è consumare, spendere, indebitarsi…Ci siamo trasformati da cittadini a consumatori e spettatori di pubblicità: grazie! Grazie! Recita l'ultimo spot a chi ha comprato un regalo. Tutto alla faccia della miseria e dei salti mortali che sempre più fanno gli italiani per arrivare alla fine del mese. Infatti, dagli ultimi dati istat, la povertà aumenta; sono cresciuti i nuovi poveri: quelli che pagato l'affitto, le bollette del gas, telefono e luce non hanno soldi per mangiare e vestirsi.
Poi per noi abitanti di Genova entra poi in gioco la genovesità: essere nati qui e cresciuti in questa città che non ostenta e scialacqua, che guarda al sodo e all'essenza, certi messaggi non attecchiscono. Già, quegli uomini antichi che hanno fatto Genova, l'hanno fatta così forte e personale che ora è Genova che fa chi l'abita. Così si pensa che la vera ricchezza è il vivere per proprio conto, vivendo a fianco dell'altro senza darne peso. Sarà allora per questo che io ancora pur avendone ora le possibilità viaggio sui treni in seconda classe. Su questo modesto apparire sta l'anima di Genova; perciò, con questa cultura, continuo il viaggio con voi, in seconda anche nella vita…E così non dico grazie a Tremonti, ma a Genova e i genovesi. Oggi quel poco che ho, non lo regalo certo all'uomo più ricco d'Italia, che ora ha si leva lo sfizio di governarci, imprestandoci, magari con le sue aziende finanziarie, anche i soldi.

lunedì, luglio 14, 2003

Conformismo

C'è un conformismo che è dato dall'uniformità dei comportamenti propri di una società consumistica e regolata dalle leggi di mercato. Questa uniformità, pare a me, anch'essa regolata dall'entropia o seconda legge della termodinamica che afferma come tutti i processi fisici che sviluppano calore vanno in una unica direzione: dall'ordine al disordine.
Così il calore delle passioni, delle lotte, dei sentimenti viene stemprato in un crogiolo dove tutto fonde e sfuma. Così abbiamo una società sempre più disordinata ma omologa. E' un pò come mescolare delle palline bianche e nere ottenendo il risultato di vedere tutto grigio. Questo è il grigiore della cultura d'oggi. All'apice si è scelto per "salvarci" da questa società, un campione del conformismo dilagante, Berlusconi: un campione della televisione, un campione degli spot; un campione di questa società. Infatti, oggi si fa paradossalmente il processo alla volgarità televisiva per nascondere la volgarità del pensiero unico che predica la libertà e pratica la censura; vuole la legalità perseguendo i disgraziati senza permesso di soggiorno e non chi ruba in giacca e cravatta a tutti noi con i falsi in bilancio. Si nascondono gli affari sporchi e si perseguono interessi personali spacciandoli per nazionali. Si salva con leggi ad hoc il potere corrotto e corruttore.
Non so alla fine cosa e chi ci salverà. Forse sarà un marziano o chissà: sarà un uomo che non riesce a leggere la pubblicità; sarà un uomo che viene da lontano, che ha attraversato il deserto e non conosce più il linguaggio di questa società...
Ma a pensarci non di salvatori abbiamo bisogno, ma di interrogazioni e di silenzio. Abbiamo bisogno di inventarci una nuova società, senza questi protagonisti; pensarla senza di loro è già un fatto che ci farà uscire dall'uniformità: diventeremo allora palline colorate che sfuggendo al calore, costruiranno un futuro diverso e certamente migliore. Già a cambiare noi stessi, assumendo nuovi comportamenti di vita vuol dire ricolorare la società; vuol dire dare speranza all'umanità.

domenica, luglio 13, 2003

VIAGGI

"Il clandestino, il viaggiatore, forse anche l'emigrante ancorché spinto dal bisogno è mosso dall'anelare, dall'andare alla ricerca della madre perduta." Questo diceva Jung nel 1912 che sosteneva come la libido, bloccata dal tabù dell'incesto, non trova mai la sua meta e così vaga eternamente. Si può sostenere che la parte oscura del desiderio è legata all'archetipo della madre.
La libertà dell'uomo più grande è quella di muoversi di girovagare e nessuno dovrebbe impedirla. Oltretutto nel nostro muoversi, nel nostro anelare c'è la definizione: noi siamo quello cui tendiamo. C'è una immagine idealizzata che muove il nostro girovagare.
I nostri comportamenti sono la mimesi dei miti. Quale mito più grande c'è allora dell'odisseo? Non è forse il viaggio la metafora della vita? E così noi viaggiatori attraversiamo soprattutto la vita. Allora la nostra clandestinità è quella di continuare ad essere uomini in mezzo ai confini assurdi di regole e leggi innaturali dettate per salvaguardare i privilegi a loro volta illusori.
Basta un'idea a muovere noi e muovere il mondo. Basta poco per non costringerci a rimanere solo l'anello di congiunzione tra l'uomo e la scimmia.

sabato, luglio 12, 2003

Internet liberal


Condivido l'affermazione di Beppe Severgnini che "Internet è sempre stata più "liberal" e libertaria della media nazionale". Io lo constato ogni giorno navigando tra le pagine web e soprattutto in quell'arcipelago dei "blog": sorta di diario, notiziario, sfogo, simil forum sentimentale, ricco di curiosità e idee più varie: qui ho trovato diverse comunità; ho notato che come nella vita alla fine si incontra chi si cerca consapevolmente o no. Ebbene la maggioranza delle opinioni, delle idee, in cui mi sono imbattuto sono di carattere liberale o meglio critiche verso la destra presente nel nostro paese. Sarà allora per questo che di intelligente di destra ho trovato solo poche cose una è il blog: legnostorto.com dal sotto titolo, "Da un legno storto come quello di cui è fatto l'uomo, non si può costruire niente di perfettamente dritto (Kant)". Indicativo. Ho poi trovato: http://didestra.blogspot.com/ - http://www.antifranza.splinder.it/- http://www.capperi.net/ - http://www.ileonimorti.it/passo2.htm- http://iloveamerica.splinder.it/ … Magari poi questi hanno dei rimandi a blog apertamente schierati a sinistra ma come si vede le contaminazioni sono nella rete molto diffuse. D'altronde come si può rimanere "integri" in questo mare di parole, immagini e idee?
Questo mi fa riflettere su quanto la destra politica italiana e in generale, nella realtà, trova sponda e consensi sempre su istinti irrazionali: la paura per il diverso, per la perdita di identità, per la mancanza di sicurezza; insomma la filosofia hobbesiana, di educare con il bastone, sul web non trova spazio. Esiste poi di riflesso una corrispondenza con la natura stessa di Internet che è anarchica: dà ad ognuno in partenza le stesse possibilità, le stesse opportunità; quindi mal si presta ad un controllo padronale.

Ai tuoi vent'anni


Quante volte te lo sarai domandato? Questi vent'anni sono ingrati per tutto quello che senti, vuoi, provi e non puoi; ti accorgi di non farcela e che ti manca sempre qualcosa. Anch'io ricordo alla tua età sentivo e volevo le stesse cose; non c'era ragione, c'era una energia che avanzava, spingeva avanti, verso gli altri, verso la vita.
E' come un passaggio obbligato, una prova della vita che si ripete sempre. Poi scoprirai che tutto ha un nome; questa energia che si fa forte e ci chiama è l'amore. E' questo che cerchi, è questo in fondo che vuoi e allora…Allora l'amore arriverà. Ti sta già cercando, allora non dovrai dimostrare niente, che sei meglio o sei altro: l'amore arriverà e senza che tu lo cerchi ti troverà. Tu proverai allora la forza e l'energia che pensavi di non possedere. Ci saranno parole, sogni, sorrisi; ci saranno rabbie, porte sbattute, pianti: sarà una lotta con tutto e tutti e tu ti sentirai speciale. Sarai confuso e proverai sensazioni mai sentite.
Conserva questa mancanza, adesso, non fare dell'attesa un vuoto: riempila di te. L'amore lo sai arriverà e solo allora ti conoscerà. Conoscerà te e non ti sentirai perso. Vedrai un altro essere che come te vuole conoscere l'intimità; il posto dove nascondi i tuoi pensieri, il posto più bello, segno della tua unicità. Capirai che è lo stesso che tu costruisci con la solitudine, segno della nostra individualità. L'amore così quando arriverà non coprirà un vuoto ma donerà una presenza: il tuo essere.

venerdì, luglio 11, 2003

COMPARSE


Ogni regime, ogni potere ha i suoi cantori, la sua corte di bei signori.
Tutti fan da scenario, sono la quinta della tragedia storica; sono la parte pubblica che svolge la funzione di invitati, di comparse per girare la scena del copione. Di loro si saprà tutto, vestiti, amanti, piccoli vizi e qualche virtù a compensare la nullità dell'esistenza. Secondo la moda ognuno sfoggia la presenza di una invidiabile "linea" con l'aria di "essere arrivato", di aver fatto un buon colpo; niente che susciti uno sforzo intellettuale. Le frasi più comuni sono: "Come ti trovo bene"; "Guarda quella come si è sciupata"; "Sei ingrassato"; "Hai visto? E' arrivato?". Un vezzo di questo ambiente è coltivare personaggi e caratteri che sono dati poi al pubblico. Perciò descriversi fra loro con garbo e talento e qualvolta inserendo piccole maldicenze, vuol dire coltivare la frivolezza e la mondanità...
Intanto come passatempo si consumano riti e cerimonie come una festa di beneficenza per la ricerca sul cancro. Per farsi vedere, ecco una buona occasione ed eccoli riuniti nella comparsata in tv. Macché bravi? Sapete cosa hanno versato? Il rimborso spese della partecipazione alla festa, ossia si sono pagati la pubblicità.

giovedì, luglio 10, 2003

Trionfo d'amore


Ti voglio boccare, manare e piedare, tu che mi fai innamorare.
Io ti voglio bacciare, sellare e vellare;
Ti voglio poi vollare con tutte le doppie che ci sono nelle coppie
Io ti voglio ammare solo per affare…affare tutto con te

mercoledì, luglio 09, 2003

La spiaggia UBW


A fianco l'elenco completo dei siti aderenti a UBW

UBW -l 'isola che c'è -


Vedo che i blog si stanno schiumando: avviene una naturale selezione che crea una classifica possibile da conoscere scorrendo la lista dei link preferiti fatta da altri blogger. Succede così che si formano nel mare internettiano, isole, barche, navi o atolli dove si ritrovano comunità affini.
Come in un liquido le sparse sostanze simili si raggruppano; così i blogger si incontrano per affinità, interessi e simpatia: sì, alla fine interviene il "gran simpatico", la parte fisica dell'empatia, la corrispondenza un po’ più alta della pancia dove si condensano la voce e le risa, la rabbia e la gioia.
Io ad esempio ho trovato UBW, una unità aperta, una spiaggia dove si può decidere di fermarsi per poi proseguire altrove, oppure sostarci e depositare uova feconde a mo' di grosse tartarughe. Ecco quindi che qui a fianco ho inserito l'ultimo elenco degli UBW.

martedì, luglio 08, 2003

Siamo piccoli

E' una grande mente, un vero intellettuale, si potrebbe dire anche un uomo importante; è pure un uomo d'affari, uomo di governo e di grande caratura morale…ma poi, come si diventa piccoli, come li si scopre deboli, incapaci e ridicoli di fronte ai fenomeni più semplici della vita. Pare dimenticata l'esperienza e quel fare con l'uso delle mani; pare scordata la realtà della debolezza.
Così che piccoli ci sì scopre di fronte ad un mal di pancia.
Ora il grand'uomo rovista anche nel portafogli, tra tante carte di credito e biglietti, come pulirsi. Poi il telefonino squilla, gli cadono gli occhiali, nel raccoglierli pure la camicia s'imbratta. "Povero me", potrebbe scappargli di bocca, ma tace. Fra mezz'ora deve ricevere un applauso. Forse battono le mani a chi vogliono piccoli e lui scopre di esserlo già. Qua chiuso in un piccolo cesso senza aria e senza carta; lui ha la penna, quella degli autografi: la carta no. Pronto? Dove sei? Già, ora si domanda dove sei per prima cosa. Dove è? Come è dovrebbe dire: accucciato, schiacciato, sporco…e piccolo. Ecco com'è: piccolo. Piccolo come lo sono a volte gli uomini.

lunedì, luglio 07, 2003

POTERE


L'uomo più potente e ricco d'Italia dice che non ha potere; sostiene che nel Consiglio dei Ministri non lo ascoltano né riesce a farsi ubbidire. Lui il capo con il complesso di superiorità, come ha ammesso lui stesso, non comanda. Questa è una tra le tante dichiarazione che ogni giorno le varie agenzie di stampa sfornano a ciclo continuo. Sembra che ogni affermazione detta da Berlusconi sia molto importante; così inframmezzate da barzellette, battute ironiche, doppi sensi, metafore, allusioni, attacchi all'opposizione alla magistratura, ai comunisti, ai rossi egli pronunci il verbo della verità. Poi succede (spesso) che dica delle cazzate da smentire subito dopo a da reinterpretare, ma questo per lui non vale: lui che si permette anche di dare ai suoi ministri le raccomandazioni di come parlare con la stampa. L'ossessione del potere per questa persona raggiunge dei livelli patologici, infatti mal sopporta le contestazioni, l'opposizione e il suo liberalismo è soltanto a parole; in lui vive più che mai l'anima monopolista che è l'anima illiberale per non dire dittatoriale del potere. La legge sulla televisione è un esempio di spregio del mercato e della libertà. Certo che più sono forti le sue ambizioni, più conosce l'illusione del potere. Sì poiché quel potere alla fine si rivelerà una triste parabola.
Quel potere dura e vale tanto quanto gli altri, il prossimo, è disposto a darlo e i servi che lo adulano diventano i primi nemici.

venerdì, luglio 04, 2003

Nonna Virginia


Ho conosciuto nonna Virginia che ha trovato il modo di seguire, a suo dire, la migliore telenovela, i telegiornali che danno le notizie su Berlusconi: la sagra delle sue gesta batte per colpi di scena e battute tutte le Dinasty finora prodotte. In queste ore Virginia, con i suoi 80 anni, è gasatissima: lo scontro con la Germania la riporta ad antichi ricordi. Proprio un personaggio quel premier, non lascia mai tranquilli e soprattutto le riempie le sue giornate: monologhi al processo di Milano, Interventi al Parlamento italiano con baci a abbracci; discorsi generali al Parlamento europeo con battute per sceneggiature di film, pranzi di gala con sorrisi e barzellette, corna nelle foto di gruppo, saluti militari, cantante ai matrimoni, dichiarazioni alla stampa poi smentite, interviste televisive senza domande…Tutto vero. Quello che vede è la realtà. A Virginia poi piace la divisa di Berlusconi: un doppiopetto grigio o blu sempre uguale, ci deve essere la zampa di qualche costumista importante del cabaret.
Virginia già dal primo telegiornale, quello della mattina presto, inizia la visione dove viene sviluppato il canovaccio delle interpretazioni del premier Berlusconi. Durante la mattina sono registrate le prove e dopo una carrellata su gli interpreti minori e di contorno, ecco apparire sorridente: l'americano a Roma, l'italiano a Bruxelles, il tedesco a Berlino, lo chansonnier a Parigi, ossia sempre lui, Berlusconi Silvio di Arcore, l'uomo più ricco d'Italia che la fa divertire. Virginia nella sua lunga vita ne ha viste di tutti i colori, è stata sposa di guerra ma di politica non si è mai interessata e, come si dice, questa si è interessata a lei; la sua vita non è stata certo rose e fiori, anzi un susseguirsi di sacrifici, rinunce e dolori; ma ora la TV di Berlusconi e per Berlusconi la diverte, le porta in casa la recita del mondo, soprattutto le nuove interpretazioni della politica, il siparietto del "nuovo": la grande interpretazione del cambiamento italiano.

mercoledì, luglio 02, 2003

Berlusconi a punti

Mi piace la proposta, letta sul blog di Sabelli Fioretti, sulla presidenza del semestre europeo a punti come la patente. Facciamo conto che un attacco personale valga 5 punti in meno; un attacco alla magistratura e alla stampa italiana (per Berlusconi quasi tutta di sinistra) altri 5 punti in meno (siamo buoni); accuse alla stampa estera (sempre influenzata dalla sinistra italiana) ancora 5 punti in meno (siamo tolleranti); accuse al presidente della commissione europea, 5 punti in meno (dato che si tratta di Prodi, suo avversario politico che lo ha già battuto alle elezioni, ancora un po' di misericordia); perdita del far play dello statista, 5 punti in meno (non si può infierire su questo punto); per una bugia sempre 5 punti in meno (nella previsione vogliamo essere magnanimi).
Oggi avrebbe preso il via la patente per la presidenza europea e se stiliamo le penalità delle prime infrazioni vediamo: 5 punti in meno per attacco personale a deputato europeo del Spd tedesco definendolo buono per interpretare il kapo' in un campo di concentramento nazista. 5 punti in meno per dileggio ad alcuni parlamentari dell'opposizione apostrofati come "turisti della democrazia". 5 punti in meno per affermazioni sulla stampa italiana: all'85% in mano alla sinistra. Altri 5 punti in meno per avere detto una bugia, ossia che in Italia non esiste nessun conflitto di interessi solo perché delle televisioni lo attaccano (si dimentica di condoni, tasse, bonus fiscali, manovre borsistiche, assicurative, influenza sui lacchè dirigenziali nella RAI e non ultima la legge Gasparri sull'informazione).
Veramente un bell'inizio; se va avanti così in quattro giorni finisce il mandato.

Irvine Welsh il gallese per una serata genovese


Con la chiusura del Festival Internazionale della poesia di Genova, la poesia ha toccato le viscere, è entrato nelle budella per uscire in un impasto d'umanità perdente: cazzo, merda, fottiti, è di scena Irvine Welsh. L'autore di "Trainspotting" ha letto pagine di "Porno" il suo ultimo libro che riprende dopo dieci anni la storia dei personaggi dell'opera che lo ha rivelato, "Trainspotting". Nel frattempo Welsh ha scritto altri 5 romanzi e due opere teatrali: un vero successo; ma Welsh cosa c'entra con la poesia? C'entra soprattutto con le parole. Irvine è un grande scorritore di parole inframmezzate di turpiloqui, ma provate ad ascoltarle nella sua lingua originale, un gallese frammisto all'inglese più sgangherato; provate a sentire il sincopato ripetitivo del "fucking marks…fuck out… it'so fucking cold…it's fate man fucking fate… Think any of you fuckin simple fools can fucking well stiff"…Pare musica. Musica rock. Così quel binomio musica e parole che ha caratterizzato questo nono Festival Internazionale della Poesia, alla fine con Welsh trova la quadra. Insomma epiteti, volgarità e parolacce come rafforzativi ed imprecazioni salgono al cielo e alla notte; alle stelle, al giorno come al buio. Allora Genova questa sera, con la lettura di Welsh, diventa Edimburgo, diventa una città bassa, dai pensieri bassi, scopre una lingua del ghetto, di pensieri primitivi. Scopre una umanità che è pronta per la poesia; si è solo fermata un momento prima: accidenti non è poi così difficile scoprirci poeti. Sì Irvine ci dice che quelli del basso hanno poche parole per esprimersi e cazzo, merda, fica, fottiti, contengono lo stesso il mondo.
Può essere il mondo di una classe operaia che si sta disintegrando; quello di una gioventù senza chiari orizzonti, quella di chi vive il disagio sociale di ricchezze e piccoli lussi sbattuti fuori dalla porta di casa che non contiene più la famiglia ma i "vecchi" quelli che rappresentano solo un passato di "merda". Cazzo e ancora cazzo; una rabbia per dirla tutta. Anche una contentezza, un grido di piacere estremo: cazzo, la vita può essere davvero bella. L'appuntamento per il prossimo Festival Internazionale della Poesia è per l'anno 2004, quando Genova sarà Capitale Europea della Cultura; il promotore Claudio Pozzani ci ha assicurato che sarà un evento scoppiettante e pieno di sorprese, le premesse viste quest'anno ci fanno ben credere. Allora arrivederci.

Irvine Welsh il gallese per una serata genovese


Con la chiusura del Festival Internazionale della poesia di Genova, la poesia ha toccato le viscere, è entrato nelle budella per uscire in un impasto d'umanità perdente: cazzo, merda, fottiti, è di scena Irvine Welsh. L'autore di "Trainspotting" ha letto pagine di "Porno" il suo ultimo libro che riprende dopo dieci anni la storia dei personaggi dell'opera che lo ha rivelato, "Trainspotting". Nel frattempo Welsh ha scritto altri 5 romanzi e due opere teatrali: un vero successo; ma Welsh cosa c'entra con la poesia? C'entra soprattutto con le parole. Irvine è un grande scorritore di parole inframmezzate di turpiloqui, ma provate ad ascoltarle nella sua lingua originale, un gallese frammisto all'inglese più sgangherato; provate a sentire il sincopato ripetitivo del "fucking marks…fuck out… it'so fucking cold…it's fate man fucking fate… Think any of you fuckin simple fools can fucking well stiff"…Pare musica. Musica rock. Così quel binomio musica e parole che ha caratterizzato questo nono Festival Internazionale della Poesia, alla fine con Welsh trova la quadra. Insomma epiteti, volgarità e parolacce come rafforzativi ed imprecazioni salgono al cielo e alla notte; alle stelle, al giorno come al buio. Allora Genova questa sera, con la lettura di Welsh, diventa Edimburgo, diventa una città bassa, dai pensieri bassi, scopre una lingua del ghetto, di pensieri primitivi. Scopre una umanità che è pronta per la poesia; si è solo fermata un momento prima: accidenti non è poi così difficile scoprirci poeti. Sì Irvine ci dice che quelli del basso hanno poche parole per esprimersi e cazzo, merda, fica, fottiti, contengono lo stesso il mondo.
Può essere il mondo di una classe operaia che si sta disintegrando; quello di una gioventù senza chiari orizzonti, quella di chi vive il disagio sociale di ricchezze e piccoli lussi sbattuti fuori dalla porta di casa che non contiene più la famiglia ma i "vecchi" quelli che rappresentano solo un passato di "merda". Cazzo e ancora cazzo; una rabbia per dirla tutta. Anche una contentezza, un grido di piacere estremo: cazzo, la vita può essere davvero bella. L'appuntamento per il prossimo Festival Internazionale della Poesia è per l'anno 2004, quando Genova sarà Capitale Europea della Cultura; il promotore Claudio Pozzani ci ha assicurato che sarà un evento scoppiettante e pieno di sorprese, le premesse viste quest'anno ci fanno ben credere. Allora arrivederci.