giovedì, febbraio 22, 2007

Continuate a scrivere

Con il nuovo anno 2007, avevo dovuto fare un po’ di pulizia sul pc e, nelle varie cartelle dove erano contenuti i miei scritti, feci alcuni aggiornamenti: quella su Berlusca divenne ‘comiche 2006’; pensando di non fare più una nuova cartella ‘Berlusca’, ne feci una chiamata, ‘cazzate’. A dire il vero quella cartella esisteva da sempre, ma si trattava di cancellare il vecchio contenuto; in maggioranza foto con ‘corna’, con il dito medio in alto, e notizie su ‘Stalin è morto’…insomma, le solite cose di come intende la politica un certo potere.
Poi avevo alcune ‘utility’ da riavviare, una specie di spyware, per scovare i bachi che intaccano la questione morale: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Fiorani, Fazio, Consorte, Riccucci, Tanzi…era un lavoro continuo e snervante. Mi salvava un po’ di ironia e qualche preghiera laica. Ma il lavoro più grosso era stato cancellare, buttare nel cestino, tutti gli scritti fatti con passione e sentimento; d’altronde lo spazio della memoria lo impone: fare spazio al nuovo.
Così, con il nuovo spazio mi sentivo di ripartire: ero pronto con la tastiera ad affrontare fatti nuovi: Pacs diventati Dico, Conflitto di Interessi, Riforma Radiotelevisiva, Liberalizzazioni, Riordino della macchina statale, Scuola, Giustizia, intanto insieme non mancavano spaventi, emozioni, amori, sentimenti, gioie, paure e malattie…insomma, in sostanza, le solite cose.
Poi di colpo ieri è diventato tutto vecchio: è ritornato tutto l’antico. Prodi si è dimesso e siamo risprofondati nel 2006, ante elezioni. La Destra incalza e riprende slancio. Calderoli, Tremonti, Casini e Fini stanno ritornando aiutati da due talebani rossi. Due comunisti ‘duri e puri’. Ho ancora ragione di scrivere?
Questa è l’unica cosa che mi salva. Oltre a fare memoria la scrittura aiuta. Scrivete anche voi. Oltre a vivere, almeno noi si cresce

Oggi mi sfogo

La verità è che il fondo con Berlusconi forse non lo avevamo toccato, diversamente non si sarebbero create, per colpa di due ‘duri e puri’, le condizioni per un suo ritorno. E alla grande.
Ecco che la sinistra ancora una volta dimostra tutti i suoi limiti di un infantilismo politico fatto di divisioni, contorcimenti, lacerazioni, attaccamenti ideologici, più che ideali, a dimostrazione che le responsabilità di governo non gli si addice.
Prepariamoci allora verso qualcosa di gommoso, stantio e già visto nel governo italico: l’inciucio.
Da una parte i ‘duri e puri’ contenti di non essersi contaminati con i ‘guerrafondai’, e dall’altra i ‘moderati’, i ‘liberal’, contenti di muoversi come sempre: alla caccia di affari e interessi personali.
Bel colpo per la sinistra, che con il governo perde anche la poca credibilità che poteva conquistarsi nel governare per 5 anni in modo diverso dal passato.
Purtroppo anche a destra manca una classe dirigente, seria e affidabile, che sappia muoversi fuori dalla ‘pancia’ e dai ‘ducetti’. Diversamente molti di sinistra, oggi come oggi, sarebbero pronti a votarla. Per questo abbiamo bisogno di cambiare le regole di un gioco democratico votato al massacro. Vogliamo un nuovo governo a Berlusconi per scendere ancora più in basso? Allora state pronti a mettervi tutti l’elmetto e cantare Forza Italia in favore di chi ha i conti in Svizzera. Poi forse succederà che comunisti italiani e rifondaroli faranno sembrare ‘rivoluzione’ anche andare al bar. Evviva i comunisti duri e puri. Evviva l’ Afganistan…che ci fa saltare tutte le buone leggi in programma…come i talebani.

giovedì, febbraio 15, 2007

Le nuove BR

Sul ritorno delle Brigate Rosse si è scritto nuovamente molto; però quello che mi ha colpito e che andrebbe analizzato più profondamente è l’aspetto psicologico e personale che, da grande conoscitore del fenomeno brigatista, ha sviluppato Giorgio Bocca nell’articolo del 14 febbraio scorso su La Repubblica.
Egli scrive: ‘Negli anni in cui ho interrogato, ascoltato centinaia di terroristi per scrivere la loro storia, la ragione della loro scelta di campo, la ragione vera che veniva fuori dalle loro testimonianze era personale e psichica: non potevano sopportare la parte che altri, i loro genitori, i loro amici, il loro partito avevano fatta per conto loro. Non potevano sopportare che la loro vita fosse già decisa, già tracciata da altri. Spesso, per non dire quasi sempre, il movente vero, decisivo, della scelta terroristica era l’affermazione della propria personalità, di fargliela vedere a chi pensava di poterli comandare, a chi pensava di essere il loro padrone’.
Io penso che molti di questi br, per me ‘balordi rossi’, rientrino, più che in un discorso politico, in casi di psicosi: legati ad un processo di identificazione distorto.
E’ chiarissimo che la politica, quella del senso più nobile di far convivere i cittadini in pace e benessere, non c’entra nulla con il terrorismo in generale e con quello specificatamente italiano denominato BR. Io ricordo ancora una immagine di Renato Curcio- il fondatore delle BR storiche- che dichiarava, alla fine di quella triste esperienza, che quello che cercava in fondo era la mamma. Lo ricordo in una foto sul Corriere della Sera abbracciato alla mamma. Quanta strada per poterla ritrovare…soprattutto ritrovarsi lui: rivoluzionario manicheo del più classico pensiero cattolico, da una parte il Paradiso e dall’altra l’Inferno. Come dire: Merda o Berretta rossa. Ancora quelli; quelli che ci vogliono mettere la berretta rossa in testa. Il processo di vera liberazione, passa sempre attraverso un percorso personale e spirituale profondo. Dovremmo essere noi aiutarli a liberarsi loro. Intanto facciamo bene a liberarci di questi, che pensano di diventare i nuovi padroni.
*Pubblicato oggi 16 febbraio su Italians (rubrica del Corsera online)

mercoledì, febbraio 14, 2007

Racconto di San Valentino

‘L’ultimo che arriva è scemo’ e poi una corsa lungo un campo verde. Lei e lui dietro, ansimando forte, giù a rotta di collo. Cento, forse duecento metri prima che un abbraccio li unisse nuovamente. Dopo giorni neri finalmente quella era una giornata serena. Ma non era il sereno del cielo, quello era denso di nuvole; il sereno era nell’anima di lei che si sentiva libera.
Lei correva e lui la inseguiva; lei era nei pensieri di lui sempre. Lei aveva da risolvere qualcosa che non sapeva bene. Lui aspettava.
Lui sapeva di amarla e lei capiva benissimo; lui le piaceva moltissimo. Lui la vedeva da molti giorni senza dire altro che il suo nome. Lei scappava.
‘Io ti voglio bene’, queste furono le parole di lui, appena la raggiunse dopo la corsa. Lei si ritrasse un poco; non si sentiva pronta per la risposta. Lei aveva ancora in testa un altro amore, un altro che le aveva detto la stessa cosa. Ma quell’altro era sparito, era diventato un ricordo, qualcosa di assente, ma capace di invadere ogni istante della sua vita.
Lui insisteva e lei sviava; lui sentiva di avere trovato l’amore che cercava. Lui così trovava il coraggio di dire qualcosa che non avrebbe mai immaginato di riuscire a dire.
Poi…‘L’ultimo che arriva è scemo’, ma sarà anche il più fortunato: questo lo pensò subito dopo lui, dopo che l’aveva raggiunta. Dopo che l’abbracciò di slancio; dopo che le disse: ‘Io ti voglio bene’.
Poi…ancora ’Se ce la fai, raggiungimi’, lei la decisione la prese in quel momento; mentre pronunciava come una bambina gioiosa quella frase. Lui la raggiunse in un baleno. Questa volta con l’abbraccio spuntò anche un bacio. Un lungo bacio. Che strano quel giorno era il 14 febbraio, San Valentino. Il giorno si dice degli innamorati. Loro iniziarono in quel giorno ad esserlo.

domenica, febbraio 11, 2007

Famiglie diverse

Quanta ipocrisia nella posizione della chiesa cattolica e dei suoi fedeli nel difendere la famiglia. Ma quale famiglia? Nessuno mette in dubbio la famiglia come nucleo costitutivo la persona umana; l’elemento primario della perpetuazione della specie. Ci mancherebbe altro. Però bisogna sapere che la famiglia è il luogo dell’amore e della pace, ma anche il luogo della perdizione e dell’inferno. Molti cosiddetti ‘mostri’, che conosciamo tramite le cronache criminali, non hanno forse una famiglia? Come è successo che molti ‘Maso’ hanno massacrato la propria? Come succede che molte madri uccidono i propri figli?
La chiesa riconosce una Sacra Famiglia, dove è stato concepito un figlio non dal padre naturale, ma da un fattore divino. Quel padre fu un padre mancato, e fu conosciuto più come un falegname, che un genitore…poi si sa, che essere padri e madri non vuol dire necessariamente ‘darli alla luce’. I figli sono di chi li cura, li alleva, li ama e protegge.
La chiesa sa che gli apostoli, chiamati da Gesù, abbandonarono famiglia, mogli e figli; fecero qualcosa come un ‘patto di solidarietà mistica’. Ancora oggi i preti, le suore e i frati abbracciano altre ‘famiglie’. In effetti l’istituto famigliare cui vediamo oggi ha ben poco di redento. Oggi assistiamo a sempre più separazioni, conflitti e disagi all’interno delle famiglie. Nel nome di una giusta autonomia personale, che è anche fattore di libertà e affermazione del proprio sé, vediamo giustamente il formarsi di altre unioni e famiglie. Fa quindi pena vedere negare diritti e possibilità di garantirsi mutui aiuti a cittadini italiani, da politici che per primi hanno fatto scempio dell’istituto familiare. Anzi qualcuno continua a fare il gigolò…in effetti gli italiani si comunicano alla domenica per poi ritenersi liberi di peccare tutti gli altri giorni. Il guaio che gli stessi non vogliono che ‘pecchino’ quelli che in chiesa non ci vanno. Forse loro hanno delle famiglie diverse.
Pubblicato, oggi 13 febbraio, sul Secolo XIX

martedì, febbraio 06, 2007

La ricerca dell'Io

Nel lungo tempo per arrivare al processo di identificazione, ovvero alla costruzione dell’Io e della coscienza, si trovano due strade, quella individuale e quella collettiva. L’identità personale si rivela erede e surrogato dell’anima, mentre quella collettiva forma l’io con uno ‘stampo sociale’ che stabilisce una normalità fragile. Quest’io è in lotta perenne tra la libertà e risucchio nella folla.
Il libro Destini personali, di Remo Bodei, racconta il lungo viaggio attraverso il processo di identificazione e la formazione delle coscienze, per la costituzione di un io che dialoga e si confonde con l’anima.
‘Ognuno di noi è il risultato di un corpo ricevuto per eredità biologica e di stampi anonimi (lingua, cultura, istituzioni), le cui impronte rielabora in forma inconfondibilmente personale’. Partendo da questa premessa il libro di Remo Bodei cerca di mostrare da un lato che l'identità dell'uomo deriva da forze - "corpo, linguaggio, istituzioni, stati" - che, inevitabilmente, lo plasmano, e dall'altro, la possibilità della coscienza di rendersi conto di queste stesse forze e sfruttare lo spazio intermedio dei rinvii tra l'Io e il Noi a proprio vantaggio.
Tutto questo percorso ci porta a comprendere quello che già aveva espresso Eraclito con il paradigma: "Ethos antropos daimon", il Carattere è Destino. Ecco il carattere, quella unicità, quell’individualità che porta a compiere strade diverse al nostro destino, dove trovare il senso ultimo del nostro essere.
E’ questo un percorso, non psicoanalitico, ma soprattutto filosofico; le domande: chi sono? Dove vado? Trovano risposte storico dialettiche nell’evoluzione del pensiero e nell’interrogazione continua. La maieutica socratica, il ‘tirar fuori’ ponendo domande. La filosofia consegna alla psicologia quella visione del mondo che la plasmerà.
Dall'età di Locke a quella di Schopenauer e alle soglie dell'attualità, Bodei descrive i processi di costruzione dell' Io e della coscienza mettendo in evidenza le relazioni tra la coscienza stessa e i suoi orizzonti storico-politici. Con particolare attenzione alla fase di conclamata denuncia della frammentazione dell' Io e ai successivi progetti autoritari di ricostruirlo (per renderlo più obbediente mediante una colonizzazione delle coscienze).
Schopenauer può essere il terminale di questo cammino filosofico che con la sua opera ‘La volontà come rappresentazione’ tocca la questione di fondo: il sé non riesce mai a realizzarsi compiutamente.
L'uomo, dotato di consapevolezza, soffre nel modo più doloroso il suo essere limitato dalla volontà e al contempo l'essere teso verso verità non limitate. Dunque nulla soddisfa, nulla riempie completamente l'uomo. L'uomo si trova così sospeso tra dolore e noia: dolore per il bisogno insaziabile di tendere a qualcosa di diverso e noia per il non riuscire a riempire la sua esistenza.
Schopenauer con il ‘principium individuationis’ affronta il nocciolo della ricerca di identità: sollevare il velo di Maya vuol dire sopprimere l’egoismo e allontanare la paura della morte con l’abbandono del principio di individuazione. ‘La morte dissipa l’illusione che separa la coscienza individuale dall’universale’. La morte in realtà distrugge l’individualità, non la vita né lo spirito. La stessa cosa ha origine nella sessualità, per continuare la specie, nel generare un nuovo individuo c’è la volontà di essere immortali.
Ogni uomo manifesta la volontà nel proprio corpo che nel giro di pochi anni si rinnova completamente; ma c’è un nucleo sostanziale del nostro essere che è fuori del tempo. Il suo essere non è dato dalla memoria e dalla coscienza ma dalla sua volontà. La volontà come consapevolezza, insight, intuizione del nostro spirito.

mercoledì, gennaio 31, 2007

I playboy d'oggi

Una volta esistevano i playboy ed erano dei maschietti che il femminismo degli anni ’70 ha spazzato via senza rimpianti…però qualcuno, che oggi ha giusto 70 anni, continua a coltivare quel sogno di latin Lover, post millennio: si sente ancora un Rossano Brazzi, un Porfirio Rubirosa, un Marcello Mastroianni…forse in sostanza solo un Alberto Sordi nel ruolo del seduttore. Il personaggio è quello, e non servono lifting, trapianti di capelli o altro per aggiornare un bagaglio culturale che tocca il culmine con le canzoni cantate da Apicella.
Una volta c’erano quei maschi, e nel conformismo imperante i modelli erano sullo standard del Sorpasso. Al Bar Sport, come in un Trani a gogò, pullulavano certi tipi e non mancava mai il playboy, qualcuno di quelli, lo ha dimostrato, ha fatto tanti soldi e ha avuto un grande successo. Ma state attenti perché qualcun altro è diventato un serial killer come Donato Bilancia. Molti sogni, molte paure; tante frustrazioni e tante rivincite. Come misurare il tutto? La bella macchina, ma poi tante donne, belle donne da esibire come trofei di caccia e allora?
I playboy sono in estinzione totale e l’ultimo che ci provava ancora, oggi ha chiesto scusa. Bene. Basterebbe a ristabilire le cose solo una domanda: se invertissimo i ruoli, cosa sarebbe una moglie se facesse la playgirl?
*Pubblicato oggi su ITALIANS (rubrica Corriere della sera online)

martedì, gennaio 30, 2007

A proposito di Pacs

Pacs è un acronimo che ha diversi significati ma quello corrente –di cui si parla tanto in questi giorni- sta per Patto Civile di Solidarietà. Questi patti non sono antagonisti o alternativi al matrimonio, ma una opportunità in più per garantire libertà, riconoscimenti e diritti a chi per libera scelta decide di condividere amore, amicizia, mutuo soccorso senza necessariamente sposarsi. Poi più prosaicamente condividere pensioni, casa, stipendi e tutto quanto aiuta a vivere dignitosamente.
In questo caso non c’entra né la religione, né l’etica laica, ma sostanzialmente la capacità di uno stato moderno a legiferare in ordine ai bisogni reali dei propri cittadini.
Per la religione chiunque non sposato in chiesa è di per sé già coppia di fatto. Allora? Dove sta il problema? Prima dell’istituzione del divorzio in Italia esistevano milioni di coppie di fatto e milioni di figli ‘illegittimi’. Si diceva che con l’introduzione del divorzio sarebbe finita la famiglia e la nostra società civile…penso che oggi in fondo si ripetano quelle paure e quella stessa storia.
Dopo approvati i Pacs, le persone continueranno a sposarsi, separarsi, risposarsi come sempre, e i Pacs saranno presto dimenticati.
Oggi per chi non si sposa neppure civilmente cosa rimane? Ecco che i Pacs forniscono altre forme di ‘contratto’ oltre a quello religioso e civile. In questo caso quindi non dovrebbero intervenire giudizi morali, di fede, o altro; fare un Pacs vorrà dire semplicemente dare, a quei cittadini che lo desiderano, i diritti alle diverse situazioni riconosciute attualmente solo a chi ha contratto il matrimonio.
Un esempio: nel campo delle successioni per causa di morte si richiede una via privilegiata che preveda la quota legittima anche per il convivente. Lo sapevate che tali accordi sono previsti per i nostri parlamentari? Non si comprende perché non possano essere applicati a tutti i cittadini. Se muore un ‘onorevole’ o ‘senatore’ i beni possono essere trasferiti al convivente, per noi semplici cittadini, no. Davvero bravi quei parlamentari che si oppongono ai Pacs. Perché non iniziano anche solo da lì? Altro esempio è quello di impedire che si possano porre veti sulla visita del compagno/a all’ospedale, perché non rientrante nella sfera famigliare…una aberrazione morale, giuridica e umana. Non entriamo poi nel diritto alla casa e alla reversibilità della pensione. In una realtà di precariato diffuso ascoltare le domande di tutela e diritto è un dovere.
In ultimo, i Pacs sono presenti in Francia, in Germania, nella cattolicissima Spagna, in Olanda e Belgio. Ora auguro a tutti di vivere in pace e in Pacs: una conquista di libertà. Certo che il cammino è lungo: dalla Jus primae noctis, c’è sempre qualcuno che vuole sindacare sui diritti. L’Italia purtroppo è così: deve fare i conti con una va in chiesa invadente che pretende di regolare la vita anche a chi non crede. Ma se credono così tanto nella famiglia perché intanto non permettono ai loro preti di sposarsi? Sarebbe un piccolo passo per superare i loro Pacs occulti.

venerdì, gennaio 26, 2007

27 Gennaio- Giornata della Memoria

27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria; ma quale memoria abbiamo noi della Shoah? Di quel crimine chiamato genocidio, di quel periodo storico mortifero e crudele? Ora che, dopo i Sommersi, se ne sono andati pure i Salvati? Più passa il tempo più cresce l’incapacità di percepire le esperienze altrui. Cosa possiamo recuperare noi di quelle atroci testimonianze?
Le esperienze dei lager nazisti per i giovani degli anni ’50 e ‘60 erano cose vissute dai loro padri; per i giovani degli anni ’80 erano cose dei loro nonni, e per i giovani del nuovo millennio, che cose sono? Contro l’oblio nel 1986 uscì appunto il libro: ‘I sommersi e i salvati’ scritto da Primo Levi, l’autore di ‘Se questo è un uomo’.
Primo Levi affermava di non sentirsi un testimone. Testimoni lo erano chi aveva toccato il fondo, lo erano i sommersi; lui era un salvato. I sommersi anche se avessero avuto a disposizione carta e penna per raccontare, non avrebbero testimoniato nulla perché erano già morti, ancor prima che fisicamente, nello spirito.
Il libro si apre con una prefazione dove si dice che i militi delle SS ammonivano i perseguitati di un orrore dei lager così grande che anche se raccontato non poteva essere creduto…questo stesso pensiero affiorava in forma di sogno anche nei prigionieri. Un segnale che fa comprendere l’unicum dei lager.
Quello che il libro si propone è di rispondere alle domande, sempre attuali: quanto di quell’orrore, dei Lager nazisti, potrà ripetersi? Si riuscirà a confinarlo in un posto come la schiavitù o il codice dei duelli? Ma soprattutto quanto ognuno di noi può fare affinché questa minaccia venga scongiurata?
Dai giovani di oggi la risposta potrà essere conseguente ad un insegnamento dei valori umani di fratellanza e libertà. Perché non bisogna dimenticare che quel male fu commesso da un popolo intero: da esseri umani che avevano il nostro viso ed erano mediamente intelligenti; non erano mostri. Erano in massima parte gregari, funzionari rozzi, diligenti impiegati desiderosi di far carriera; alcuni erano fanatici, altri indifferenti o paurosi di punizioni…erano in sostanza stati educati male. Erano tutti concordi con le ‘belle parole’ del caporale Hitler.
*Pubblicato oggi 27 gennaio su Il Secolo XIX e su Italians (rubrica del Corriere della Sera)

giovedì, gennaio 25, 2007

In merito ad un articolo di Silvia Neonato sul Il Secolo XIX

Mi auguro che le donne aumentino in politica; ora che la politica in generale non sta esprimendo il meglio di sé; trovo giusta la considerazione di Silvia Neonato che nelle emergenze si ha bisogno delle donne. Ma è così? La città delle donne, non sarà ancora quella pensata oniricamente da Federico Fellini?
Certo che per la maggioranza degli uomini la donna continua ad essere un fattore perturbante: l’oggetto di seduzione e l’incarnazione dell’eros. Nessuno si è scandalizzato quando a Genova, Berlusconi, con a fianco Renata Olivieri –candidata Presidente della Provincia- si diceva pronto a raccogliere i numeri di telefono delle signore presenti, la stessa Olivieri rideva divertita…forse il suo glielo aveva già dato. Per me c’è ancora bisogno di tempo per crescere.
Intanto la politica, specchio crudele dei tempi di vita collettiva, dimostra che più di capacità, di sensibilità, di saper fare e di saper ascoltare, ha bisogno di soddisfare enormi ambizioni personali. In questo caso maschi o femmine con un ego pauroso, danno il via a competizioni spesso davvero meschine. Sullo sfondo ci sono gli interessi dei cittadini (maschi e femmine), ma più che progetti, idee per la soluzioni dei problemi, escono nomi di uomini e donne; escono personalismi.
Però non smettiamo di sperare nel futuro. Non dimentichiamo che la storia ha i suoi tempi. Ricordiamo che uno dei passaggi cruciali della civiltà umana è rappresentato dalla agricoltura –da cui viene mutuata la parola ‘cultura’- ed è nato per intuizione delle donne. L’uomo andava a caccia e la donna raccogliendo le erbe, intorno al villaggio, scoprì i semi da coltivare.
Ora aspettiamo senz’altro che le donne ci facciano vedere qualcosa di nuovo.

lunedì, gennaio 22, 2007

Oggi è morto l'Abbè Pierre

Oggi è morto l’Abbè Pierre, una figura di frate in Francia e nel mondo molto famosa. Fondatore del movimento Emmaus, Henri Antoine Groués, questo il vero nome dell’Abbè Pierre, è morto a 94 anni. Fino all’ultimo è stato attivo nel diffondere le idee del cristianesimo più autentico. Fino all’ultimo è stata una voce dello ‘scandalo’ di Cristo: lo scandalo di stare con gli ultimi della Terra, con gli affamati, i miseri, i vecchi, gli anziani e i malati.
Solo lo scorso anno era uscito un suo libro: ‘Dio mio…perché?’, in cui rivelava di avere avuto relazioni sessuali con delle donne. Creò scalpore. Forse in fondo in quella confessione non c’era niente di male; ma la sua testimonianza ancora una volta era inserita in maniera da provocare riflessioni e discussioni: si diceva, in quel libro, d’accorso ai preti sposati, e a preti celibi che ‘possano consacrarsi totalmente alla preghiera e agli altri’, all'ordinazione al sacerdozio delle donne e al riconoscimento delle coppie omosessuali.
A proposito di perché, un giorno era stato chiesto all’Abbè Pierre, che cosa avrebbe voluto chiedere a Dio? Egli rispose: ‘mio Dio vi amo con tutto il cuore, con tutta l’anima…però non capisco niente dell’ordine della creazione cominciando dal fatto che gli animali più grandi per vivere e conservarsi debbano divorare i più piccoli. La legge naturale per cui bisogna servire prima i più forti a scapito dei più deboli non mi lascia tranquillo. Certo, questo non sminuisce il mio amore per Dio, però non posso tacerlo, glielo devo chiedere. Gli chiederò anche delle sofferenze ingiustificate di molte popolazioni. È vero che la miseria è il frutto del peccato degli uomini, di ciascun uomo, dei governanti; è colpa nostra se non esiste un’equa distribuzione dei beni terreni tra gli uomini, però perché non chiamare Dio in causa?’ Una domanda che penso continui ad assillare tutti i cristiani.
Il 12 Dicembre del 2003 l’Abbè Pierre venne a Genova per una lectio magistralis, nella Cattedrale di San Lorenzo, sulla carità predicata dal Vangelo. In quella giornata l’Abbè Pierre parlo d’amore. Parlò dell’amore che non trova all’inizio tempo per tutte le cose da dire, per quante cose da fare; poi - come con la preghiera - succede di stare bene insieme, con la persona amata, in silenzio. Poi potrà esserci anche solo una parola: la tua felicità è la mia; quando soffri tu soffro anch’io, la mia gioia è la tua…
Ecco in questo Amore, che insieme al male fa vedere le meraviglie della vita, c’è il ringraziamento a Dio e la risposta per trovare la giustizia. Spero che il suo insegnamento continui
*Pubblicato oggi 24 Gennaio su 'Il SecoloXIX'

sabato, gennaio 13, 2007

Olindo e Rosa

Olindo e Rosa due brave persone, due lavoratori, due cittadini normali, tanto normali da essere folli…folli assassini. La normalità è spesso il risultato di una costante allerta contro le latenti potenze di disgregazione. Come la malattia è sempre pronta ad intaccare il corpo; così la follia è pronta a impossessarsi dello spirito. Ancora una conferma che noi non siamo mai una persona sola, siamo migliaia di persone, siamo le persone ereditate, introiettate, imitate; siamo il frutto di molti ‘stampi’, e quello sociale, quello del gruppo ideologico e tribale, fornisce una identificazione fragile. Così può succedere che dinnanzi ad un problema lo si affronti annientandolo. Uccidendo.
La storia mostra come gli stati, i governi, le religioni, le chiese e tutte le istituzioni sono i mezzi grazie ai quali l’uomo (animale e selvaggio) acquisisce la sua piccola parte di ragione, giustizia e verità. Così si creano le civiltà: una mano di vernice sottilissima, sotto la quale si trovano intatti gli istinti e le passioni primitive dell’animale uomo. ‘Dentro di noi c’è sempre un selvaggio, un pazzo addormentato e incatenato sempre pronto ad uscire dalla caverna del nostro cuore’: così sosteneva lo storico Ippolito Taine.
Se osserviamo le guerre, in sostanza sono le tragedie in grande di quello che succede in piccolo; succede in piccolo sempre più spesso nelle province italiane e del mondo. Chi uccide in guerra poi si sente innocente, si sente come Olindo e Rosa: che hanno ‘cancellato’ il loro problema...un problema che non poteva, per la loro piccola mente, essere risolto diversamente.
Ecco dove bisognerebbe portare il Vangelo…altro che ai musulmani. Bisognerebbero portarlo nelle nostre care, amate, produttive, ricche e ‘normali’ province. Quanto lavoro da missionari c’è in questo nostra civiltà in continuo ‘apocalipto’. Certo che io però auspico missionari laici, missionari senza croce, che aiutino a comprendere che il male non è frutto di diavolerie, destini imperscrutabili, espiazioni divine ma semplicemente del non saperci ‘vedere’ e pensare diversi da quello che ostentiamo. Noi siamo anche altro.
Saremo mai capaci, tutti insieme, di stracciare il Velo di Maya?

sabato, gennaio 06, 2007

Come in alto, così in basso

Come in alto, così in basso; come nel grande, così nel piccolo.
Le analogie non sono solo esoteriche come tra Uomo e Cosmo, ma più prosaicamente significa anche che quello che seminiamo nei nostri pensieri ricadrà nella nostra realtà fisica, e che quello che riusciremo a trasformare o non trasformare nell'organizzazione delle nostre società (macrosistemi) ricadrà all'interno delle nostre relazioni personali e della nostra vita quotidiana (microsistemi).
Così in alto, così in basso. Così recita Ermete Trimegisto. Così si può pensare per trovare la strada verso la verità interiore.
Lei è un esperto di letteratura occulta", cominciò Gurdjieff, "e per questo motivo mi riferirò alla ben nota formula della Tavola Smeraldina di Ermete: "Come in alto, così in basso". Questa formula è un ottimo punto di partenza per la nostra conversazione. Ma le premetto che non è affatto necessario ricorrere all'occultismo per avvicinarsi alla conoscenza della verità. La verità parla da sé, qualunque sia la forma in cui si manifesta. Questo fatto le si chiarirà solo con l'andar del tempo, ma fin d'ora vorrei almeno un granello di comprensione. Ripeto, parto da questa formula occulta perché sto parlando con lei. So che ha tentato di decifrarla, e che in un certo senso la comprende: ma questa sua comprensione non è che un debole e lontano riflesso della luce divina.
"So che lei capisce l'unità delle leggi che governano l'universo, ma le dirò che la sua comprensione è solo astratta e teorica. Non basta che lei concepisca con l'intelletto, ma deve sentire con tutto il suo essere l'esattezza assoluta e l'infallibilità di tale verità; soltanto allora potrà dire in coscienza e con piena convinzione: io so." Questo fu il senso delle parole con cui Gurdjieff iniziò la conversazione.
da “Vedute sul Mondo Reale” di G.I. Gurdjieff ed. Neri Pozza.

sabato, dicembre 30, 2006

Oggi è stato impiccato Saddam Hussein

E così il tirannicidio è stato compiuto. Morte al dittatore, e di dittatori uccisi se ne sono visti tanti nella storia: è un po’ la metafora del potere maligno, che dimostra ogni volta la sua caduta atroce. Si fa presto a personificare il male, ad addossare tutte le colpe ad una persona, ed alla cerchia di fedeli esecutori di ordini criminali. Il tempo, poi si dice, è galantuomo e restituisce quello che si è seminato; ma la barbaria dell’intervento di un boia, a perpetuare un assassinio per un assassinio è ancora contro l’uomo e la sua umanità.
Che tristezza vedere il rito di un omicidio pubblico e l’esposizione di un cadavere come un supremo atto di giustizia. L’uccisione di un despota come una catarsi per liberarci dal Male; come un monito a futuri tiranni, che paradossalmente pullulano nella nostra vita sociale e inconscia.
Muore un Saddam ma non la colpa di Bush e della sua democrazia nel fomentare guerre, torture, morti innocenti; non la colpa di un potere che, nel nome del mercato e degli interessi particolari di una sola nazione, ha creato altri tiranni come Pinochet, Videla, Stroessner, Jean Claude Duvalier, Somoza…per citarne alcuni - quando il Sudamerica era considerato il suo ‘giardino di casa’.
Saddam come Mussolini e Hitler, si era ipotizzato; dimenticando che quegli uomini incarnavano il ‘progetto’, sostenuto dalla stessa malvagità di ognuno, di considerare quello ‘diverso’ da noi, come un male da distruggere…povero male. Continua. Continua nell’illusione della pena di morte: è forse diverso Bush? Sono forse diversi i sostenitori dei tiranni e i loro boia?
*Pubblicato oggi su L'Unità (31/12/2006)

venerdì, dicembre 29, 2006

Buon Anno 2007

Non lo dite a nessuno, solo pochi amici lo comprendono, dobbiamo vivere per andare all’inferno. Nelle notti d’amore dove siamo stati concepiti e abbiamo concepito, anche una luce fievole di candela sorprende. Non possiamo vivere nell’oscurità. Non possiamo non aspirare al volo.
Poi possiamo anche bruciarci le ali. Finché non facciamo nostro questo ‘muori e diventa’, noi vivremo stranieri in ogni luogo.
Questo è un invito a sperimentare su di noi le cose, a viverle pienamente. Nessuna cosa vada perduta. Un augurio a vivere il presente. Un augurio del qui e ora per il 2007, e sempre.
Così ispirato dai versi di J.W. Goethe, della poesia del ‘Beato struggimento’ tratta da ‘Divano occidentale-orientale’, ho scritto questi miei per gli auguri un buon anno 2007 a tutti gli amici.

lunedì, dicembre 25, 2006

Riflessione sul Natale 2006

Il Papa, Benedetto XVI, si domanda se l’uomo di oggi ha ancora bisogno di un salvatore…la risposta io l’ho trovata grazie ad un piccolo libro di David Maria Turoldo: profezia della povertà. E’ in questa profezia, nel messaggio di povertà di Cristo, che vive la salvezza dell’uomo.
Cristo può nascere ovunque, a Betlemme come a Napoli; a Parigi come a Bombay. In verità egli nascerà sempre in periferia e verrà sempre ucciso in una prefettura. Cristo incarna il dramma umano. La prima relazione che ha Dio con l’uomo, dopo averlo cacciato dall’Eden, è per domandargli: ‘Caino, che hai fatto di tuo fratello?’. Da quel momento inizia la difesa del misero, dell’inerme, dell’offeso, del giusto che soccombe e parte da lì la ‘profezia della povertà’, che si concretizza con la nascita di Cristo. ‘Beati i poveri di spirito…guai a voi ricchi’. ‘E’ più facile che un cammello passi dalla cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli…’. Cristo insegna per primo lo spirito di povertà.
Naturalmente lo spirito di povertà è una conquista che deve fare non solo il ricco, ma anche e soprattutto il povero; perché il desiderio di possesso di beni materiali, oltre quelli che ci permettono di vivere, è di tutti. Lo spirito della povertà significa avere il cuore libero. Libero di essere non uguale al ricco, per non invidiarlo né cercare di imitarlo. Non serve entrare nell’interpretazione della parola povero; basta sapere che la povertà è la legge del mondo. E’ la povertà che ispira l’economia ed ogni rapporto tra uomo e uomo.
Senza lo spirito di povertà non si trovano risposte. Non c’è salvezza. Sì, perché la ricchezza eccessiva di beni materiali significa diminuzione irreversibile delle risorse mondiali. Il motto della salvezza dovrebbe essere: meno è più.
Così, quando l’uomo troverà il coraggio di affermare che tutto quello che ha prodotto fino ad oggi non gli serve, evolverà verso una condizione superiore: diverrà ricco senza smettere la coscienza di essere povero. Si salverà.

domenica, dicembre 17, 2006

L'albero o il presepe?

Il presepio che è diventato una bandiera dell’italianità e dell’affermazione cattolica non si discute…ma perché tutte quelle polemiche? Presepe si, presepe no? Ognuno si faccia i presepi suoi. Io quest’anno intanto a Natale ho deciso: farò solo l’Albero di Natale. In verità il presepe ce l’ho già confezionato dentro una scatola e basterà tirarlo fuori e aggiungere il ‘bambinello’, la sera di Natale.
Un amico mi ha convinto a fare solo l’albero di Natale con una riflessione semplice: l’albero di Natale è meglio delle donne e dà agli uomini un senso di rivincita in famiglia. Infatti, l’albero di Natale se ne frega di quanti alberi di Natale hai avuto prima di lui o se ne hai uno artificiale nell’armadio; non da’ fuori di testa se usi lucine esotiche, lo guardi da sotto o gli rompi le palle. Inoltre l’albero di Natale non si ingelosisce se sei circondato da altri alberi di Natale e non si innervosisce se guardi la partita per tutto il giorno…poi terminate le feste puoi lasciarlo sul marciapiede e aspettare che lo portino via, diversamente se lo leghi e lo butti nel bagagliaio della tua autovettura non si lamenta. Davvero uno spasso. Viva l’albero di Natale.
Ma io aggiungo evviva le donne. Evviva le donne che ti aiutano a fare l’albero di Natale; quelle che ti aiuteranno a decorarlo con gusto, a mettere la stella cometa sulla punta dell’albero. A proposito, senza stella cometa che indica una nascita dove fa a finire il Natale?
Però lo sappiamo: se Gesù Bambino è l’elemento principale del presepe, se Babbo Natale deposita i regali sotto l’albero addobbato, alla fine disferemo il presepe e butteremo via l’albero con la Befana. La donna che ci rimane.

giovedì, dicembre 14, 2006

La matematica non è un’opinione?

Se la matematica non fosse un’opinione l’uomo avrebbe trovato un modello perfetto, un sistema unico per misurare e comprendere il mondo; invece non è così. Grazie a Dio, la matematica è un’invenzione dell’uomo e con questa si ha l’ulteriore risultato che non esistono certezze assolute. Tutto questo lo ha spiegato bene Godel: il metro che usiamo per misurare le cose, ci dà un risultato riferibile a quello stesso metro. Quel metro però non è la realtà. La legge naturale segue formulazioni che noi non conosciamo. Semplicemente, per Godel, la completezza dell'aritmetica non poteva essere dimostrata dagli assiomi dell'aritmetica stessa: occorreva qualcos'altro.
Così non solo la matematica è un’opinione, ma è il più grande ed articolato sistema di opinioni che l’uomo abbia mai prodotto ed è, come tale, discutibile, opinabile, modificabile e adattabile. Altrettanto vale per tutte le altre scienze in generale.
Se poi aggiungiamo le scoperte di Heisenberg, per cui non si può conoscere contemporaneamente e con precisione la posizione e la quantità di moto di una particella subatomica, crolla ogni pretesa razionalistica della ragione di spiegare tutto. Addentrandoci nell’infinitamente piccolo troviamo solo delle probabilità, mai delle certezze.
Con i nostri sistemi di indagine produciamo dei teoremi né veri, né falsi. Non produrremo mai sistemi perfetti.
Prendiamo ad esempio il linguaggio come un modello o sistema di rappresentazione e affermiamo: “questa frase è falsa” Cosa significa? Se la frase è vera allora è vero che è falsa e quindi non può essere vera; se invece la frase è falsa, allora è falso che la frase è falsa e quindi deve essere vera. La frase è semplicemente indecidibile, ovvero è sia falsa che vera e sia non-falsa che non-vera. Partendo da ciò possiamo allora con serenità aspettarci dalla scienza risultati sempre imperfetti e modificabili.
Con questo ragionamento semplice e profondo sono arrivato a capire che sia l’osservato che l’osservante agiscono in un mondo a sé stante e quindi hanno sempre una cognizione della realtà limitata. Ecco i nostri limiti, le nostre debolezze che ci hanno fatto paradossalmente pensare a Dio.
Ora questo Dio lo ringraziamo con la sottintesa speranza di riuscire a prendergli le misure con la matematica. Noi poveri tapini. Noi chiusi in una dimensione umana, capace però di pensare l’infinito. Non ci rimane che il mistero. Questo.

mercoledì, dicembre 06, 2006

Informazione e sapere

Tutto ruota intorno all’informazione e su quello che ci viene propinato. Oggi abbiamo, grazie alla Rete e alla tecnologia elettronica, la possibilità di avere maggiori informazioni e soprattutto verificarle. Naturalmente prima bisogna sviluppare un pensiero critico e dopo andare alla ricerca dei riscontri di quanto viene detto da radio, stampa, televisione e Internet.
Siamo passati nei secoli, dalla selce al silicio, ovvero dalla pietra che incideva nella roccia segni, al granello di sabbia dove viene ‘inciso’ un microcircuito elettrico: il microchips. Siamo passati dal libro ed il giornale stampato ad Internet, passando dalla radio e la televisione.
Ora con l’allargamento della parte informata dovremmo avere più democrazia, meno potere oligarchico, meno abusi e più diritti…ma non è ancora così.
Pur riuscendo a levare molto potere ai nuovi ‘principi medievali’, il controllo del potere sull’informazione è ancora forte. L’influenza mediatica gioca ancora ruoli prepotenti. Si può essere famosi e impuniti, come si può cadere nelle gogne pubbliche e diventare ‘mostri’ con la stessa facilità. Ora penso che succeda questo perché non si è ancora sviluppata tutta la potenzialità dell’informazione su Internet: questa sarà in grado di sovvertire ogni controllo.
Per Internet però esiste un ulteriore bisogno di verifica. Con la possibilità di tutti di immettere in Rete informazioni, bisognerà sempre più attestarne la veridicità. C’è un aspetto moltiplicatore, dovuto al ‘copia e incolla’, che però potrà essere scoperto anche ai meno abili navigatori di Internet con i motori di ricerca.
Come vediamo il re è sempre più nudo. Sapendo poi che senza consenso popolare non governa nessuno, l’informazione diventa la vera arma di difesa e di conoscenza vera verso il potere in generale.
Però intanto per l’eccesso di informazioni siamo storditi, siamo groggy come pugili. Esempio: sapevate che l’aviaria non è mai stata veramente pericolosa? Che esiste già una alternativa al petrolio? Che esistono le risorse per sconfiggere la fame nel mondo da subito?...Purtroppo paradossalmente non sappiamo neppure più quali sono i frutti di stagione della terra. Così non conosciamo più neppure i sapori veri…ed il piacere di tornare a dire: ‘che bello, fra poco è il tempo delle fragole’. Una semplice informazione che è frutto di un sapere.
Allora? In sostanza siamo sempre noi a dirigere l’interesse su dove e come trovare l’informazione e dirigere quindi il nostro sapere. Per questo il fattore umano è sempre preminente.
E’ colpa nostra se si scambia per informazione l’oroscopo, e la consapevolezza del nostro essere con il rispecchiarsi nei reality show televisivi.
In tempi di complotti, di guerre mediatiche, di persuasori occulti bisogna sempre più sviluppare il senso critico e dare ascolto al nostro sentire intimo: passa anche da lì buona parte della verità.

lunedì, dicembre 04, 2006

messaggio inequivocabile

Il viaggio in Turchia di Papa Ratzinger ha segnato un punto importante per riavvicinare Occidente e Islam. L’incontro nella Moschea Blu tra il Papa cristiano e l’Imam islamico per pregare insieme lo stesso unico Dio, Padre di Abramo e Giacobbe, è stato un momento che resterà nella storia e toglierà a tutti- specialmente a certi nostri politici- il pretesto di scontri e negazioni tra le due religioni. Le colombe della Pace hanno volato unite, per una straordinaria coincidenza, nelle immagini dei rispettivi doni.
A Costantinopoli poi c’è stato il rilancio dell’ecumenismo messo in forse da molti pseudo-teologi, teocon e preti cattolici vari. C’è stato un dialogo ecumenico tra le chiese cristiane e interreligioso con l’Islam che darà buoni frutti. Servirà spero ai credenti, a chi segue i precetti religiosi, a sentire rispetto e riconoscimento di chi prega quell’unico Dio onnipotente e misericordioso.
Troppo spesso si sente parlare tra noi di: no alle moschee, di frontiere cristiane, di guerre religiose, di invasioni islamiche; discorsi fatti poi da persone che alla domenica si possono trovare in chiesa ad ascoltare la Santa Messa…ma avranno capito qualcosa?
Papa Benedetto XVI all’Angelus di domenica ha poi concluso ricordando l’esperienza dell’Avvento, dell’approssimarsi del Santo Natale: «Viene nella storia dell'umanità, a bussare alla porta di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà, per recare agli individui, alle famiglie e ai popoli il dono della fraternità, della concordia e della pace». Non sbagliano Papa Benedetto XVI e il Patriarca Bartolomeo I: è l'Europa la terra da evangelizzare. E’ dell’Occidente lo scandalo della miseria delle altre parti del Mondo.

domenica, dicembre 03, 2006

Tempo di regressione

E’ vero sono tempi di regressione femminile; come d’altronde anche maschile. In termini storici basta osservare la classe cosiddetta dirigente e chi l’accompagna, quale specchio della situazione culturale più generale, per accorgerci che viviamo tempi infelici. Quello che consola però è sapere guardare l’aspetto ridicolo di tutta la situazione. Già, gli uomini di potere ed in vista, a partire dalla maschera di Berlusconi, con il panorama che ci circonda è tutto da ridere.
Certo che la commedia italiana ha aspetti tragico-comici: da Pio Pompa a Scaramella, passando per Briatore e Vittorio Emanuele, si può trovare di tutto. Alla fine siamo più Totò che Le Carrè. L’anima italiana? I difensori del cristianesimo cattolico romano? Tutti falsi e poco cristiani. Ecco i cavalieri e quali donne per questi?
Tutto è conseguente, quindi non c’è una condizione femminile in crisi ma una cultura ed un costume in discesa libera.
Ma non disperate. Basta fare un ‘giro’ sui blog femminili, quelli delle simpatiche, irriverenti ragazze che usano la Rete, per accorgersi che dentro le crisi si sviluppa qualcosa che ci farà rinascere, risalire dalla situazione attuale.
Queste nuove bloggers, queste giovani donne ci sbattono in faccia tutta l’ipocrisia della sessualità repressa e tutti gli stereotipi di una moda che soccorre i maschi; loro davvero sempre in crisi.
Per queste ragazze persino l'ancestrale venerazione nei confronti della vagina vacilla dinnanzi al rapporto idilliaco che il maschio riesce ad instaurare con i suoi personalissimi feticci. Distaccati e solennemente disgustati dai membri del loro stesso sesso che hanno l'ardire di possedere più di due paia di scarpe, i maschi covano sentimenti passionali e travolgenti, che arrivano a palesarsi con dimostrazioni di imbarazzante adorazione, verso una squadra di pallone, verso un gadget tecnologico, una automobile o un accessorio modaiolo di nicchia.
Per questo affermano che dentro ogni maschio batte il cuore di un bambino microcefalo. Questo ‘Sguardo delle donne’ non è quello che avverte Rossella Ronti,
ma è un aspetto che forse aiuterà i maschietti ad interrogarsi sulle loro relazioni. Sì, perché -come dice Sharon Stone- ‘Forse le donne sanno fingere gli orgasmi. Ma gli uomini sanno fingere intere relazioni’. E chi scrive questo è un maschio.

sabato, novembre 25, 2006

La tecnologia ci potrebbe salvare

La tecnologia ci potrebbe salvare, da subito…se la sapessimo usare con intelligenza. La tecnologia, la scienza e le nuove scoperte informatiche ci aiuterebbero non solo a vivere meglio, ma a sporcare meno la Terra. Il problema dello smog, dei consumi e della devastazione ambientale è tutto collegato al nostro modo di vivere. La tecnologia applicata bene, ci potrebbe sollevare da molti affanni e storture.
Il lavoro ad esempio: con Internet, e le soluzioni Intranet, si potrebbe già lavorare in moltissimi modi da casa. Ecco che molte persone non spostandosi, eviterebbero di consumare inutilmente carburante ed inquinare le città. Poi con le teleconferenze, usando la tecnologia tipo Skype, si eviterebbe di far muovere persone da una città all’altra, se non da continenti diversi. Altri risparmi di costi ed energie.
Infine fare diventare Internet come la radio, oggi è già possibile con la tecnologia WiMax. Attraverso le onde radio si può già estendere la possibilità di entrare in Rete in modo facile, come accendere una radiolina. Pensate, si potrebbero trasferire tutti i tipi di file semplicemente per via aerea; quindi foto, documenti, filmati, musica e altro potrebbero essere scambiati facendo ‘click’ su una icona di un piccolo schermo, come quello esistente sui telefonini.
A proposito lo sapete che qualcuno aveva anche pensato di far viaggiare via etere non solo la musica, le immagini, voci e scritte ma anche l’energia? Si chiamava Nicola Tesla e aveva sviluppato un progetto già nel 1899. Poi non se ne fece più niente e per molti rimase un mistero.
Ci pensate? Avere l’energia a portata d’aria: una rivoluzione che avrebbe degli sviluppi incredibili. Tutto girerebbe innalzando al cielo una piccola antenna: luce, pc, auto, radio, tv, lavatrici, macchine funzionerebbero come per magia…
Ma non è stata la tecnologia a scombussolare tutto? Forse sì. E’ stato il suo uso stupido, non indirizzato a migliorare l’uomo, ma il suo potere. Ma se solo per poco, si riesce a generare nuove consapevolezze, ecco che si può riscattare con l’uomo, anche la tecnologia. Basta volerlo. Basta gridarlo: la tecnologia può salvare l’uomo, non trasportandolo su un altro pianeta ma, fornendo strumenti di conoscenza e rispetto di sé, mettendola al servizio di tutti.

venerdì, novembre 24, 2006

Viva il Panettone e la Mortadella

Tremonti aveva pronosticato che Prodi non sarebbe arrivato a mangiare il panettone di Natale; invece Prodi lo mangerà e tireremo tutti un sospiro di sollievo: l’incubo Berlusconi si allontana sempre di più. Non mi fido né delle finte interviste, né delle dichiarazioni di ‘tenuta’. Berlusconi cederà solo sulla distanza. Distanza lunga. Esisterà sempre il rischio di vederlo ritornare, magari con i capelli ‘rasta’ e un lifting da trentenne. Sarà per caso un highlander?
A proposito di tasse, io ho fatto il calcolo delle mie, sul link del Corsera online, e mi dice che pagherò 98 euro in meno. Bene. Alla faccia di chi diceva il contrario.
Ora attendiamo la grande manifestazione di piazza della destra, dove per partecipare ci vorrà il kit - a differenza della fantasia artigianale della sinistra.
Il Kit è una ‘fissa’ della destra: lo ricordate quello del candidato perfetto? Camicia celeste, cravatta regimental, sorriso incorporato, fondo tinta, mano asciutta…
Ora invece occorreranno i boxer in puro cotone (made in China) con la scritta: ‘Ho pagato le tasse a Prodi’; la t-shirt con stampato: ’67 nuove tasse- I ricchi non piangono ma io sì’. C’è anche l’ombrello con la dicitura: ‘Piovono tasse, governo ladro di libertà’…già la libertà vera per loro è quella di non pagarle. Infatti la manifestazione è indetta per la libertà. Ma perché in Italia la libertà c’era solo quando governava la destra? Semmai con loro era in pericolo. Con loro c’erano i condoni, le promesse di non pagare più nulla, di essere furbi…ecco ora come ci troviamo dopo 5 anni. Spero che dopo 5 di Prodi tutto cambi. Vale a dire che non ci sia più nessuno dei due.
* Pubblicato oggi su L’Unità

giovedì, novembre 23, 2006

Habib e la casa

Solo pochi mesi fa Habib aveva gioito e festeggiato per l’Italia campione del mondo. Per Allah, lui si trovava proprio nel paese vincitore della Coppa del Mondo di Calcio; per quello aveva telefonato subito alla famiglia per fare sentire i cori e i boati di allegria: tutto vero e bello. Per Allah, si sentiva davvero fortunato.
Habib ora invece avrebbe mandato al diavolo: Gattuso, Buffon, Cannavaro, insieme a tutto il resto…colpa della burocrazia, che fa del contratto di lavoro un contratto di vita. Come si può subordinare affetti, identità, famiglia, valori al contratto di lavoro? Un lavoro che per vivere ti fa adattare a qualunque situazione, prezzo e maniera: con straordinari, umiliazioni, silenzi.
Si capisce quanto poco vali, quanto i diritti umani siano aleatori. Tu conti per le braccia, per la fatica, per il resto non vali nulla. Ecco, forse invece che le braccia, avesse avuto dei ‘buoni piedi’, allora sarebbe cambiato il suo destino. Eppure i piedi erano buoni, lo avevano condotto qui. Ne aveva fatta di strada Habib: aveva attraversato una parte del Sahara, aveva camminato tantissimo…grazie ai suoi buoni piedi.
Ora era fermo in coda aspettando il rinnovo del permesso di soggiorno e si sentiva una bestia da marchiare. Extracomunitario, lui era quello: un extracomunitario, ma ‘extra’ a chi? Gli uomini erano andati, prima che lui nascesse, sulla Luna: ‘Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità’…là eravamo tutti extracomunitari, e l’umanità era una…sulla Luna. Pensieri semplici di Habib. Ora dove potrà trovare casa Habib?

martedì, novembre 21, 2006

il telefonino

A me piace il telefonino, un telefono piccolino, un telefono senza fili che fa a volte cose strane. Mi piace quando suona e compare il tuo nome.
Mi piace tanto che me lo porto dietro ovunque. E’ bello sapere che con il telefonino ti posso raggiungere in ogni momento. Non importa dove sei, con il telefonino mi sei vicino. E’ bello il telefonino.
E’ bello ascoltare la tua voce in posti impensati. Come ora qui. Qui sopra un ponte con il fiume sotto. Qui mentre decido di chiamarti e dirti che è tutto finito…
fra poco questo telefonino lo caccerò giù. Lo lascerò cadere nel fiume. Perderò il telefonino e insieme penserò di avere perso anche te. E’ così che finisce oggi un amore. Finisce qui, con il telefonino trascinato dal fiume lontano. E’ bello far morire d’amore il telefonino. E’ bello come l’amore del vicino. Come l’amore che consumiamo d’estate. L’amore che chiamiamo così per credere di non essere soli. Così è l’amor fou. E’ bello il telefonino…Domani ne comprerò un altro.

sabato, novembre 18, 2006

Sui Diritti

Dopo la lezione di Carlo Augusto Viano sulla laicità, grazie al circolo Calogero-Capitini, ieri, venerdì 17 novembre, c’è stato l’incontro per parlare di diritti. Questa volta a parlarne è stato il professore Mauro Barberis.
Dopo l’introduzione di Marco Fallabrini e Mario Menini, si è affrontato il diritto come elemento che sostiene la democrazia, e come ingrediente per misurarne di quest’ultima la qualità, negli aspetti storici e filosofici.
Mauro Barberis ha esordito citando il titolo di un famoso libro di Sigmund Freud: Totem e tabù. ‘Sì- ha detto- i diritti sono totem e tabù della nostra epoca e della nostra tribù’. I diritti sono totem in quanto idoli da seguire e tabù per il loro contro-perseguire. Come il tabù tra genero e suocera- ricordato nel libro di Freud- la difficoltà dei diritti è quella di parlarne in modo esogamico; ovvero fuori del gruppo sociale.
Mauro Barberis parla di diritti anche nel suo ultimo libro, Etica per giuristi, edito da Laterza. In quel libro affronta il discorso giuridico ed etico di concetti come libertà, democrazia, costituzioni e, appunto, i diritti, come valori apparentemente condivisi, ma insieme più contradditori.
Come muoverci? Questo è l’interrogativo che Mauro Barberis ci porta a formulare, per poi darci una possibile risposta, dopo un excursus storico.
La parola diritti trova un senso nella norma giuridica nella civiltà occidentale. Dal diritto romano via, via si procede con passaggi in progress che trovano nelle tre grandi rivoluzioni un loro momento topico. Le rivoluzioni sono quella americana, quella francese e quella russa. Nella costituzione americana e poi nelle successive fino a quella dei Diritti dell’Uomo ci sono elencati, seppur idealmente, i passaggi dei diritti ritenuti fondamentali dell’umanità. Ci sono i passaggi dei diritti politici, di quelli sociali e quelli individuali. Sono le basi del percorso della civiltà occidentale. Cose che non si studiano a scuola. Oggi siamo arrivati alla quarta generazione dei diritti; sono quelli ambientali, della salute…tutti sono riferibili alla libertà.
Ma bisogna tenere presente che non c’è un elemento comune, che fa dei diritti un concetto universale. I diritti sono ‘interessi giustificati’; hanno ragioni di diverso carattere. Ma non c’è un carattere, una ragione che li unisca tutti? No, i diritti sono plurali ed ogni diritto è fondamento di se stesso. O diritti sono utilizzabili ad hoc.
Mauro Barberis però avanza per fare comprendere meglio il carattere dei diritti, le ragioni di chi li critica, chi li contesta. Per Burke con i diritti finiscono i cavalieri e la cavalleria ed inizia l’era dei geometri e ragionieri. Per Bentham sono menzogne e assurdità. I diritti divengono inflazionati ed entrano anche in conflitto tra loro. Un esempio, raccontato da Mauro Barberis, è quello del 1994, dove contro la censura, operata su opere cinematografiche di carattere religioso, il comitato Otto Preminger insorgeva in Austria rivendicando il diritto alla libertà d’espressione. Invece a Strasburgo prevalse la libertà di religione e perse la causa che sembrava ovvia e vinta. Nello stesso nome dei diritti si può fare tutto. I diritti possono essere una religione, fino ad evocare uno scontro di civiltà? Si può fare la guerra dei diritti come la guerra di religione? Queste sono le domande che precedono la riposta a quella iniziale. Cosa fare? Come si può dialogare?
I diritti non sono comuni, non sono neutrali, universali e comprensibili a tutti. I diritti sono come dei della propria tribù. Nei confronti degli altri il linguaggio dei diritti diventa religioso. ‘I miei dei sono quelli che mi hanno fatto progredire’. Questo possiamo dire agli altri. Ma sono sempre i propri dei.
‘Allora la risposta su come e cosa fare per dialogare è ricercare un sincretismo religioso. Dobbiamo costruire un Pantheon dove ognuno possa seguire e pregare i propri dei’. Questa risposta chiude la lezione e conferenza di Mauro Barberis. Il dibattito è aperto. Le idee e la nostra mente hanno qualcosa di più per elaborare una convivenza tra le diverse culture che compongono il mondo globalizzato di oggi.
Un altro bel risultato delle iniziative promosse dal circolo Calogero Capitini e dal suo presidente Luigi Fasce.

domenica, novembre 12, 2006

Taglia 42 per tutti

Il ministro Melandri si è rivolta agli stilisti di moda affinché abroghino la taglia 38; può essere un’idea, ma forse il messaggio non andava diretto a loro. Il motivo, che ha fatto apprezzare agli stilisti le donne sempre più magre, era perché alle sfilate i presenti non guardavano i vestiti ma le modelle…guai a far sfilare in passerella delle donne ben tornite e formose: gli occhi erano per le curve audaci e i desideri non erano rivolti al vestito, ma al contenuto.
Oggi abbiamo gli obesi e gli stecchi. Abbiamo solo i grassi e i magri. Non ci sono più le mezze misure. Come le mezze stagioni. Si dice che sta sparendo anche la classe media. In ‘medio stat virtus’, anche quello si diceva, e con il ‘centro’ ci hanno giocato poi tutti i politici fino a far comparire una ‘Italia di mezzo’. Ma di medio, ci fan vedere solo il dito.
Oggi è sorta l’esigenza salutare di dimagrire, e nello stesso tempo di non creare la psicosi del grasso. Ancora la ricerca di una via di mezzo: che sarebbe quella di una sana distribuzione delle risorse. Di tutte le risorse: materiali, umane, economiche e spirituali.
Le preoccupazioni principali, però mi è parso di capire, sono per quelle ragazze sempre più magre, che hanno dei disturbi alimentari. L’educazione alimentare dovrebbe essere un primo passo verso tutte quelle forme distorte di assunzione di cibo. Poi ci vorrebbe un codice deontologico della pubblicità su questa materia; perché ora abbiamo perfino l’acqua che è diventata ‘vitasnella’.
Non esistono cibi che fanno dimagrire e quindi non ci sono formaggi, merendine light o dolcificanti artificiali che non fanno ingrassare. Anzi se prendiamo la aspartame –un dolcificante sintetico- scopriamo che fa dimagrire sul serio…provocando tumori. Attenti quindi alla pubblicità.
Ecco se devolvessimo tutto quanto spendiamo per dimagrire, ancora meglio per non ingrassare, riusciremmo forse a sconfiggere la fame nel mondo. E la taglia 38? Potrebbe diventare una 42 per tutti.

lunedì, novembre 06, 2006

Il Tirannicidio

Il tirannicidio è forse l’unica sentenza di morte ammissibile…forse. Rimane il fatto che moralmente è una condanna a morte, che colpisce un uomo come noi. Colpisce quindi tutta l’umanità. Colpisce con i nostri peccati anche la pietà e la possibilità del riscatto. Noi non siamo mai una sola persona. Il male che vediamo è il male che possediamo. Tutti ed ognuno.
Inoltre si può sempre riflettere come fece Hannah Arendt, durante il processo di Gerusalemme nel 1961, quando fu condannato a morte Adolf Heichmann, responsabile della morte di oltre 5 milioni di ebrei.
Con un libro titolato ‘La banalità del male- Eichmann a Gerusalemme’, Hannah Arendt aveva affrontato il problema morale, sociale, giuridico e politico che sta dietro ai crimini contro l’umanità: la mancanza di un pensiero critico, l’accettazione ubbidiente di ordini nel nome di un dovere ‘superiore’.
Il male commesso da Heichmann, un uomo insignificante, era stato possibile perché inconsapevolmente svolto da altre migliaia di persone: brave massaie, buoni soldati, onesti impiegati, scrupolosi generali e servizievoli cittadini che avevano messo in moto una feroce macchina di morte.
Così si può dire di ogni despota, di ogni dittatore, di ogni personaggio pubblico, che ha la particolare capacità di tirare fuori il male dentro di noi: quel male banale. Appunto.
Saddam Hussein ha potuto svolgere per molti anni la repressione del suo popolo perché molti suoi cittadini comuni, molti suoi bravi generali e militari, sostenuti dagli stessi paesi che ora lo processano, lo hanno ‘aiutato’. Lo stesso popolo che esulta alla condanna, prima era al suo acritico servizio.
Infine Saddam Hussein non è Osama Bin Laden; di quest’ultimo era un nemico. Saddam Hussein era il più occidentale dei dittatori.
Ora nel popolo iracheno assistiamo invece ad un male nuovo. Ora in Iraq si rivendica, con il terrorismo, appartenenze di sangue e di religione…un altro aspetto della banalità di esseri persi nella ricerca di qualcosa che non hanno.
*Pubblicato oggi su L'Unità

giovedì, novembre 02, 2006

Wonderjock

Una notizia strepitosa dopo il Wonderbra, il reggiseno definito delle meraviglie, che alza il seno delle donne donandogli un rotondità sexy, ecco apparire sul mercato, una versione wonderbra maschile, per rendere attraenti gli uomini…naturalmente da alzare e gonfiare questa volta non c’è il seno, ma l’apparato idraulico-genitale.Dopo il reggiseno, in verità, era uscito anche lo slip che ridisegnava i sederi piatti: quelli ‘brasiliani’ erano da allora disponibili a tutte. Dietro ad ogni operazione si nascondeva una parola magica. Per i reggiseno: PushUp; per gli slip: CurvesUp, e per le nuove mutande da uomo? Ecco il Wonderjock. ‘Meraviglioso Giacomo’: così si potrebbe tradurre tout-court il nuovo neologismo; intendendo jock come una contrazione di Jack. Potrebbe essere anche un riferimento alla pianta Jock Horror, una cannabis che inebria in modo allegro, oppure Jock, come termine colloquiale che in Gran Bretagna indica uno scozzese…penso però che in questo caso si faccia riferimento a Jockstrap, un semplice sospensorio.
Certo che tutto è frutto dei tempi in cui viviamo e allora in questi si sente l’esigenza di ‘alzare’ i testicoli, piuttosto che la mente; si sente di elevare i genitali piuttosto che l’intelligenza.

giovedì, ottobre 26, 2006

Idea di città- Genova naturalmente-

Idea di città, è gran bel parlare. Di idee io ne avrei, ma poi a chi interessano? Ci sono quelli pagati apposta per averle, pagati anche profumatamente, e allora le mie a che servono? Io, intanto, la città la vivo.
Sono un cittadino. Sono uno a cui piace vivere tra la gente, con le persone con cui scambiare saluti, parole, affetti e servizi. Lo sapete anche voi, la città serve per stare vicini e per incontrare sempre persone diverse, che poi capita di avere già visto; in una città si pensa di poter soddisfare meglio i propri bisogni…di avere tutto a ‘portata di mano’, io dico meglio se di ‘piede’. A me piace il cinema, il teatro, il cappuccino da prendere al bar; piace la strada piena di negozi e di gente, la pizzeria e il pub…
Diversamente sarebbe bene andare a vivere in campagna; ancora meglio su un’isola deserta: due palme e un cocco, sono sempre un sogno.
Non mi piace il traffico di auto e moto, lo smog ed il rumore che producono, lo sporco dei marciapiedi ed il selciato rotto; non mi piace il verde incolto e l’inciviltà. Ma queste cose, è superfluo dire, sono sentimenti comuni.
Le idee dovrebbero essere conseguenti, e allora via le auto e per queste costruire dei grandi contenitori dove posteggiarle, potenziare e fare nuove linee di trasporti pubblici: una bella monorotaia elettrica sul torrente Bisagno, da Struppa a Borgo Incrociati, dove, su una piastra sopra al torrente, fare un capolinea per lasciare tutti le auto e le moto. Agganciare la linea del metrò di Via Buozzi, alla linea ferroviaria esistente, costruendo una nuova linea affiancata verso il ponente. Superata Sampierdarena, la linea metrò avrebbe tutto lo spazio per dividersi per gli Erzelli e per l’aeroporto. Insomma, viva il trasporto su rotaia elettrico.
Tant’é che qualche idea, alla fine l’ho detta; ma se ci penso sconfino nei sogni. Se ci penso vorrei poter passeggiare sulla sopraelevata, vorrei salire sopra i forti intorno alla città, con teleferiche panoramiche; vorrei passeggiare sui tetti del centro storico, camminare su un tapis roulant dalla Foce al Porto Antico…vorrei una città dove è bello muoversi in sicurezza e libertà.
Ma chi ci dà queste cose? In democrazia si costruisce insieme l’autorità. Allora chi si presenta a sostenerla –questa capacità- dico avrete il mio appoggio. E se mi cercate mi trovate in giro per la città.

martedì, ottobre 24, 2006

Preghiera di un immigrato


ispirata dal poeta Juan Gelman.
Padre nostro, misericordioso Allah, potente Jahvè, scendi in terra tra di noi. Ritorna a raccontarci la tua storia, che qui tutti l’hanno dimenticata.
Io sono arrivato qui povero e disgraziato in questo paese. Vieni qui e guarda tu come sono ridotto. Ho le scarpe bucate, lo stomaco vuoto ed ora arriva pure il freddo. Le mie mani non servono, le hanno rifiutate; ora sono sporche di fango, ma non hanno mai rubato.
Dio mio, Spirito Santo, non voglio arrabbiarmi, tienimi lontano dalla collera. Io sto facendo pensieri tristi e brutti: ma perché sono nato? Perché devo soffrire così tanto? Aiutami Signore, lo chiedo a te come l’ho chiesto a molti uomini, in tante lingue. Cosa devo fare?
Padre nostro, misericordioso Allah, potente Jahvè, scendi e spiegami tutto bene perché non ho capito. Sono sicuro che verrai a trovarmi. Io intanto ti cerco. Ti cerco come sto cercando la pace e il cibo; una casa e il bene.
Mi chiedi di rimettermi i debiti, ma mi sembra di averli tutti io. Così, scusami tanto, mi sento perfino di perdonarti: io che sono l’ultimo arrivato, non alla mensa, fuori dalla porta.
Ma non sono rassegnato al male, non sono ancora soggiogato, continuo a camminare; continuo a emigrare e se tu scendi in terra- perché se tu è vero, che sei in Cielo- devi essere qui al mio fianco.

giovedì, ottobre 19, 2006

Visita a Nomadelfia

Mi ha sempre incuriosito la storia di Nomadelfia, la comunità, fondata da don Zeno Saltini (1900-1981). Così questa estate, durante una vacanza in Maremma, ho visitato Nomadelfia che vuol dire legge di fraternità.
Nomadelfia nacque come idea il 6 gennaio del 1931, quando don Zeno Saltini appena ordinato sacerdote, chiese di adottare un diciassettenne appena uscito dal carcere. Dopo una discussione avuta da Zeno Saltini, ancora ragazzo, con un anarchico che contestava ai cattolici cristiani di vivere incoerentemente oltre ad essere da ostacolo al progresso umano, crebbe dentro in lui un tarlo; con la fondazione della comunità di Nomadelfia volle dare la dimostrazione che esisteva la possibilità concreta di seguire l’insegnamento del Vangelo: siamo tutti fratelli in Cristo, poiché tutti siamo figli di Dio. Quel fatto impegnò la vita di don Zeno fino alla sua morte.
Un altro passaggio importante della costruzione di Nomadelfia, successe nel 1941 quando una giovane parrocchiana si presentò a don Zeno dichiarandosi disposta a fare da mamma ai piccoli bambini orfani e abbandonati, raccolti in canonica: fu la prima ‘mamma per vocazione’. Da allora con le parole di Gesù, pronunciate dalla Croce alla Madonna e all’apostolo Giovanni, ‘Donna, ecco tuo figlio, Figlio, ecco tua madre’, verranno consegnati da don Zeno, i bimbi abbandonati alle mamme per vocazione e alle famiglie unite.
Mi ha fatto da guida, per la visita, Francesco: un nomadelfo che vive nella comunità da oltre 20 anni; dopo avere sposato una ragazza che viveva a Nomadelfia, ha deciso di restarci anche lui. Francesco è disponibile a dare tutte le spiegazioni e partendo dalla unità centrale, ovvero il complesso che racchiude gli uffici e il teatro, mi porterà in giro per tutto il villaggio. Le costruzioni sono adagiate sui dolci declivi della campagna dei dintorni di Grosseto. C’è la zona delle stalle, il caseificio, la cantina, la chiesa, il cimitero e sparse con una certo distacco ci sono le casette che raccolgono le unità familiari. Ogni ‘gruppo familiare’ è composto da 4-5 famiglie e vive insieme in una abitazione centrale, dove c’è la sala da pranzo, la cucina e il soggiorno; intorno a questa unità ci sono le piccole case prefabbricate dove ogni famiglia ha le camerette. Chi ha bisogno di qualcosa di personale si rivolge all’economato che glielo procurerà. Tutto intorno si respira un’aria di pace. Domando: ‘Ho visto molte cose ma la scuola, non esiste?’. ‘No-mi spiega Francesco- come ogni adulto è padre e madre dei bambini della comunità, così è anche insegnante’. I ragazzi studiano nella comunità e poi da privatisti sosteranno gli esami della scuola pubblica. A 18 anni infine potranno decidere se rimanere in comunità oppure uscire, andare via per il mondo.
Quest’anno Nomadelfia compie 75 anni di vita, e per quel tipo di comunità è forse un record. E’ difficile condividere e vivere la vita in stretta vicinanza. Invidie, gelosie, giuste rivendicazioni o ricerca di spazi personali sono naturali; ma sorretti da una forte idealità e da valori cristiani, ecco che tutto può diventare possibile. Una società davvero diversa che riesce a mettere in pratica come vivere l’insegnamento del Vangelo: siamo tutti fratelli, perché siamo tutti figli di Dio.
A Nomadelfia non circola denaro, non esiste la proprietà privata, tutti lavorano e i lavori pesanti sono fatti insieme da tutti i partecipanti la comunità; sembra di vivere all’interno di questa comunità un vero comunismo: quello delle origini cristiane.
Certo che crisi e difficoltà non mancano, in questi anni sono state molte le vicissitudini che hanno scosso la comunità di Nomadelfia: contestata agli albori dalla stessa gerarchia ecclesiale è riuscita nel tempo ad avere i massimi riconoscimenti: nel 1981, Papa Giovanni Paolo II la visitò. Nomadelfia continua ad esistere ed a rappresentare un seme di speranza che testimonia come un altro mondo c’è.
Attualmente ci vivono circa 300 persone, tra adulti, anziani e bambini…non è un grande numero, anzi a me pare basso; dopo l’esistenza di questa realtà da molti anni, solo 300 individui testimoniano quanta difficoltà ci sia nel vivere una dimensione comunista e cristiana, oggi. Forse è non è semplice da sempre. Però è bello sapere che qualcuno ci prova.

lunedì, ottobre 09, 2006

La decrescita:valore positivo

Sono passati ormai diversi anni da quando una pubblicità, della Chiesa Cattolica, invitava per salvare il mondo a cambiare stile di vita, a consumare meno. Era il 1992 e sembrava che avessimo preso coscienza che la ricchezza dei pochi, era la miseria dei molti; lo spreco di chi più contava era la morte di chi meno possedeva. Come lo sfruttamento delle risorse ambientali devastasse la Terra.
C’è come un rapporto direttamente proporzionale tra la ricchezza mercantile e l’impoverimento morale: più sale uno, più si abbassa l’altro. La pubblicità in questo campo spinge a consumare sempre di più, crea nuovi bisogni artificiali. Bisogna crescere, crescere sempre di più. Tutti invocano la crescita come un obiettivo primario: per fare quadrare i conti di una sperequazione tra consumi e produzione; tra merce e spazzatura. No, anzi la spazzatura, l’usurato, il ‘gettato via’, cresce sempre di più. E allora?
Per cambiare la tendenza del mondo al pensiero dominante, dello sviluppo cosiddetto sostenibile, che fa crescere sempre in modo esponenziale la miseria, la ‘decrescita’ è la nuova parola d’ordine.
Nel sito: http://www.decrescita.it/ilmanifesto.php potrete leggere il manifesto di Serge Latouche per il doposviluppo. Allo stesso indirizzo internet si possono trovare queste sagge considerazioni:
Oggi è pacifico che l'unità di sopravvivenza nel mondo biologico reale è l'organismo più l'ambiente. Stiamo imparando sulla nostra pelle che l'organismo che distrugge il suo ambiente distrugge se stesso.
(Gregory Bateson)
Ciascuno di noi è ricco in proporzione al numero delle cose delle quali può fare a meno. (Henry D. Thoreau)
Tutti gli oggetti che continuiamo a raccogliere nel corso della nostra vita non ci daranno mai forza interiore. Sono, per così dire, le stampelle di uno storpio.
(Ivan Illich)

lunedì, settembre 25, 2006

Breve vacanza

Mercoledì parto per la Maremma. Una breve vacanza in un luogo d’Italia che conosco poco. Poi vi racconterò le mie impressioni. L’Italia devo dire l’ho girata molto, ma questa parte della Toscana, no. Conosco bene Firenze, Siena, le Terre senesi, il Casentino, Viareggio, la Lunigiana, Carrara, Pisa, Lucca…ma Grosseto e i suoi dintorni, no. Sono curioso di vedere il Parco della Maremma, noto come Parco dell’Uccellina. E’ un posto dove si respira una natura in armonia con gli insediamenti umani. La foce dell’Ombrone con il monte Argentario e le colline dell’Uccellina si prestano a numerose passeggiate e viste diverse. La meta del viaggio è Principina a mare. Ecco qui una cartolina di dove soggiornerò:

giovedì, settembre 21, 2006

Per il partito dell'Ulivo

Niente da dire sulle scelte politiche di ognuno. L’importante è avere degli ideali.
Di fronte ad un mondo cinico, dove la guerra sembra l’unica risposta alla risoluzione dei problemi, fare delle scelte ed avere delle idee su come costruire la società è una cosa lodevole.
Questa premessa è doverosa per affrontare il tema di una sinistra che si dividerà ulteriormente, in occasione della costruzione del partito democratico. Se ne sente il bisogno? La sinistra da sempre si dibatte tra apparenti sofismi per dividersi in concreti schieramenti. Da sempre la sinistra perde per questo, e per questo non riesce a governare la società in continua trasformazione.
A mio parere dietro la ricerca di un partito, qualunque esso sia, c’è il bisogno di confermarci da che parte stiamo; poi ci sta anche il perseguimento di un consenso democratico, che dica quanto potere abbiamo per dare ‘gambe’ ai progetti ideali e politici. I partiti segnano sempre la vita democratica di un paese: essi ne sono la forza e anche la debolezza; debolezza consistente nell’essere spesso consorterie di personaggi di potere per il potere; di essere ‘bande’ per inciuci e spartizioni ‘familiari’.
E le idee? Per quelle io non sento la necessità di un partito che me le indichi e in certi casi, paradossalmente, me le rinfacci. Quelle idee sono tanto mie come la mia persona. Le idee di sinistra poi le considero una parte dell’ essere, dell’etica dei comportamenti, di ognuno le faccia proprie. Io non ho quindi paura di perdermi nell’affrontare la costruzione di un soggetto politico nuovo. Un partito che persegua la costruzione di una società futura più giusta, unisca persone diverse, parli ai giovani e sappia interpretare la realtà, che è sfuggita a tutti gli attuali partiti. Per fare questo però è bene ricordare che sarà necessaria una classe dirigente nuova; occorreranno uomini diversi da quelli che compongono le attuali segreterie e direzioni partitiche. Le risorse umane e ideali nuove ci sono.
Prodi in preparazione del Seminario di Orvieto del 6-7-ottobre, per la costruzione del partito democratico, ha detto bene:
‘Le divisioni del passato non hanno dunque più ragione di esistere, ma è nel futuro che dobbiamo cercare le ragioni di una unità nuova e feconda. Queste ragioni oggi sono forti ed hanno il loro fondamento nella domanda di cambiamento del Paese che sale dalla nostra gente che si attende sia un orizzonte di crescita economica e sociale guidata da criteri di equità, di merito e di solidarietà che un quadro di stabilità di governo assicurato da un sistema politico bipolare trasparente e moderno’. Benvenuto allora al partito dell’Ulivo.

sabato, settembre 16, 2006

Oriana Fallaci e l'Europa

Per la morte di Oriana Fallaci, si può dire che la passione è stata la sua caratteristica più importante. Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, che ha pubblicato i suoi ultimi interventi, l’ha descritta bene: ‘Quella di Oriana Fallaci è stata una esperienza unica; lei può essere definita la più grande giornalista che ha avuto l’Italia ed anche la nostra più conosciuta scrittrice nel mondo’. I suoi ragionamenti estremi, le sue posizioni intransigenti, le sue arrabbiature forti erano tutte autentiche. Per questo merita rispetto. Rimane il fatto che dopo le moltissime cose che ha fatto verrà ricordata solo per il suo anti-islamismo. Sentinella della civiltà occidentale, così viene definita dai politici di destra.
Certo, la cultura di Oriana Fallaci aveva radici profonde nel cuore dell’occidente: la cultura fiorentina e la filosofia greca; però la strada guerrafondaia, che aveva intrapreso contro chi crede in Maometto, nel Corano ed in Allah, come la risoluzione dei nostri problemi, non me la fa apprezzare.
Ultimamente la sua condanna era rivolta all’Europa. ‘Un' Europa che non è più Europa ma Eurabia e che con la sua mollezza, la sua inerzia, la sua cecità, il suo asservimento al nemico si sta scavando la propria tomba’: così scriveva il 16 luglio 2005. nel suo ultimo articolo sul Corriere della Sera. Era anche la presentazione al libro La Forza della Ragione, edito da Rizzoli International.
Ma io, per quel che vale, sono dell’idea che l’Europa dopo 60 anni, dopo le più grandi tragedie collettive umane del secolo passato, è divenuta il nuovo modello di convivenza pacifica, di multiculturalismo. Io continuo a pensare che la guerra auspicata dalla Fallaci contro gli islamici non ci salverà. Io concordo con Tiziano Terzani, cui aveva già risposto ad Oriana Fallaci, con le sue ‘Lettere contro la guerra’. Io penso che un nuovo equilibrio mondiale, dove l’Europa tornerà ad essere il vero centro motore della cultura mondiale, potrà essere la via per la pace. L’Europa insegna. Chi poteva immaginare di riuscire a mettere d’accordo francesi, tedeschi e inglesi? Chi poteva dire che gli italiani, gli spagnoli, gli olandesi si mettessero sullo stesso piano per fare mercato? Eppure oggi viviamo in pace in tutta l’Europa. Perché non potrebbero fare altrettanto nel medioriente? Quella vasta area del mondo dominato dalla cultura araba potrebbe integrarsi e dare vita ad un nuovo continente pacifico, che facendo sistema con le nostre risorse e intelligenze può fare progredire tutta l’umanità.
Oltretutto quelle divisioni sono insensate e senza prospettiva: cosa può tenere diviso il mondo quando le tecnologie, gli interessi economici, le naturali spinte psicologiche tendono ad unire? No, io continuo a non sentirmi in guerra con nessuno. Spero che anche gli altri condividano i miei sentimenti. Poi naturalmente rispetto le idee di chiunque, ma attenti ad armare le mani dei giovani: le ragioni di una civiltà che si ritiene superiore, sono le stesse che hanno portato alla Shoah.

venerdì, settembre 08, 2006

No, Santoro biondo no

No, per carità, Santoro non diventare biondo. Ma è possibile che l’immagine (e quale immagine), l’apparire piacenti, belli (si fa per dire) diventi una imposizione da far diventare ridicolo chi fa televisione? In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori: abbiamo visto i colori inverosimili del toupè di Biscardi, le sfumature rosse, viola, grigie e dorate della criniera di Mirabella, i rossi-tiziano e i marroni-castagnaccio della ‘testa’ di Paolo Limiti; i biondi rossicci della permanente di Renzo Arbore…ma ora vedendo la capigliatura, naturalmente grigia, di Michele Santoro diventare biondo-cherubino, c’è da rimanere allibiti.
Non bastavano le false bionde? C’era bisogno anche dei falsi biondi?
Aggiungendo poi che, rientrando a fare le trasmissioni per la RAI, Santoro vuole invitare Berlusconi il trash diventa improponibile. Ma come, al finto aggiungiamo il finto? Ma come, Santoro, senza Berlusconi non è più capace a fare televisione?
Per favore, non vorrei vedere rientrare Enzo Biagi, con i riccioli ed in salopette, intervistare Pippo Baudo con le finte basette bianche, oppure Luttazzi condurre l’Isola dei Famosi…per favore. Per favore: ridateci quelli senza capelli; ridateci Telly Savalas e Yul Brynner.

giovedì, settembre 07, 2006

E’ difficile essere cattivi

Sì, è più facile essere buoni che cattivi; è faticoso e complicato fare i cattivi. Invece dovremmo sapere tutti come è bello voler bene, usare la gentilezza e la cortesia: ci guadagneremmo tutti. Ad essere buoni lo spirito diventa leggero, vola, si alza e fa nascere sorrisi. Tutti noi abbiamo la necessità di gentilezza, di amicizia e compassione. Il rispetto per gli altri è la condizione prima per stabilire una relazione.
Il cattivo di solito spreca una enorme quantità di energie; deve sempre apparire il ‘duro’, l’ intransigente, colui che non deve chiedere: mai. Che fatica vivere in quel modo. Tutti sappiamo che nessuno sceglie la cattiveria così, tanto per fare il cattivo, ma si trova in quel ruolo forse per rivendicare un diritto negato, per pretendere qualcosa che altri non gli danno, per essere considerato e magari amato; ma poi va bene anche essere odiati: sempre meglio dell’indifferenza, così sanno che esisti.
Il cattivo è sempre in guerra. Il cattivo si dedica con dedizione a principi di facciata, di orgoglio, di potere. Così non si trova mai una vera pace.
Quei cattivoni, che vediamo nei film americani, disegnati a ‘tutto tondo’: cattivi fino in fondo e crudeli senza speranza, non esistono nella realtà. Tutti sappiamo di essere sia buoni che cattivi, e quando siamo solo cattivi, o almeno l’appariamo agli altri, c’è sempre qualche difficoltà di relazione, qualche turba psicologica, sociale e morale.
Un po’ di tempo fa si era scatenata la caccia ai cosiddetti ‘buonisti’: bisognava essere cattivi si disse; in politica, come nella vita non c’era spazio per i buoni, per la comprensione degli altri, per gli avversari. Era il tempo di La Russa, Gasparri, Calderoli, Castelli, Borghezio, Bossi, Cicchitto…e altri: i promotori della cattiveria tout-court.
Certo forse c’erano anche i ‘buonisti’, intesi come i falsi cortesi, coloro che volevano a tutti i costi farsi amici e continuare l’andazzo ipocrita e inconcludente; ma pensateci un po’, possono durare questi ‘buonisti’?
Non so se quel tempo sia finito; certo dovremo comprendere che alla lunga, a fare i cattivi si perde. Forza, se ci sappiamo ascoltare, se ci lasciamo parlare, spegnendo le voci ‘contro’, riusciremo a trovare la serenità e la gioia di vivere in pace. Tutto sarà più facile. Fare i cattivi richiede molto sforzo e stanca da morire.

lunedì, settembre 04, 2006

Voglio parlar d'amore

Voglio parlar d’amore perché l'amore fa la storia e la nostra storia è soprattutto d’amore.
E' per l'incontro di due individui che noi esistiamo ed è per questi che poi impariamo una lingua e trasmettiamo un sapere che è qualcosa di più che imitazione, conoscenza o esperienza; è amore.
E' per l'amore che esistono madri, padri e figli, che vivono le persone più varie ed è per questo che continuiamo la storia.
Tutto nasce da un magico incontro. Tutto nasce da sorrisi e lacrime, da teneri baci ed abbracci; dallo scambio d’emozioni dolcissime e qualche dolore.
E' così che tutto continua, e se qualche volta si perde la strada, ci si dimentica o non ci si riconosce più; se succede che finisce l'amore tra le persone, tra una coppia, l'amore non cessa d'esistere. L’amore continua.
L'amore si trasforma e ci cambia: ci vuole pronti ad iniziare sempre la vita e non a trascinarla nel rancore e nel ricordo di ciò che era…
Ecco voglio parlare d'amore, di quell'amore che c'è nella vita e vive sempre se qualcuno ne parla.
Ecco io parlerò d'amore, di quell'amore che c’è e ancora e sempre ci sarà.

venerdì, settembre 01, 2006

In memoria

C’è una bella lettera scritta da Nando Dalla Chiesa che ricorda, con una successione di ‘Ho visto…’, quanti misfatti sono stati commessi nella passata legislatura. Si ricordano le leggi ad personam, quelle sul falso in bilancio, sull’abolizione dell’imposta di successione sui patrimoni più grandi; sull’occupazione monopolistica della RAI e l’istituzionalizzazione del duopolio con Mediaset. Si ricorda la legge che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione; l’ allungamento della durata della legislatura per votare l’impunità in un processo ad una persona; l’istituzione di una commissione, ‘Telekom Serbia’, negando quella sui gravi fatti successi a Genova durante il G8. Ancora poi, si rammenta come è stata levata ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi, perché lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni- anche alla Mediolanum; gli insulti alle parlamentari, definite ‘vacche’ e ‘galline’, perché reclamavano le ‘quote rosa’; l’umiliazione del Parlamento e dell’opposizione, negando le discussioni su legge costituzionale e legge elettorale; l’esultare di un ministro della Repubblica italiana, al grido: ‘chi non salta italiano è’…magari andando a presenziare subito dopo, con i fazzoletti verdi padani, a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.
Quella lettera dovrebbe essere ricordata tutti i giorni dai parlamentari eletti nel centrosinistra, affinché non succeda più di trovarci in quella situazione. Purtroppo è risaputo che la memoria degli italiani è molto corta; poi, per i politici tutti, valgono migliaia di convenienze sempre alla faccia dei cittadini. Così conviene a certi ‘sinistri figuri’ di invocare principi da non infrangere per regalarci nuovamente altri anni di ‘straordinario’ berlusconismo.
Grazie, abbiamo già dato, mi verrebbe da dire. Grazie, ricordo quando Bertinotti per le ‘35 ore’ -di cui ora non parla più nessuno- mandò via Prodi dal governo. Grazie a questi paladini, se la politica è più partitica che altro. Insomma, prima di tutto c’è il partito: il simbolo di un’appartenenza che regala cariche, stipendi e infine anche qualche idea pronta a diventare ideologia da non infrangere. Sempre alla faccia dei più deboli. Intanto anche se ritornerà la destra al governo a loro che importa? Sarebbe ‘Un altro giro di giostra’, regalato a loro. Per noi solo un altro ‘girone dantesco’.

sabato, agosto 26, 2006

Life is now!-Laif is naoo!

‘Laif is naoo!’, così c’era scritto su un muro. Forza della pubblicità o forse del ‘pupone’ Totti. Cosa vorrà dire? E’ l’invocazione di un innamorato? E’ il grido di felicità per aver vinto i mondiali? E’ il richiamo a vivere meglio il presente? Un inno alla vita?
Life is now, la vita è adesso, come la canzone di Claudio Baglioni. Sì, la vita è ora, in ogni momento da assaporare. Poi basta un attimo per morire; allora ogni attimo va vissuto fino in fondo, perché la vita è bella. La vita è meravigliosa e, anche se moriamo metaforicamente ad ogni insorgere di tristezza, grazie alla vita assaporiamo tutto.
‘Laif is naoo!’. Un’invocazione. Un qui ed ora da perseguire sempre. Ma ne siamo consapevoli? Penso di no. Quella frase è usata per invitare a comprare schede telefoniche, un invito a parlare a meno…meno soldi. Quel ‘laif is naoo’ diventa un intercalare alla moda come ‘a livello di’, ‘voglio dire’, ‘attimino’,’assolutamente si’, ecc. Io vedo che si è sempre in attesa di qualcosa: del tutto o del niente. Si aspetta che succeda qualcosa, che arrivi o torni; si aspetta soprattutto il futuro. Indietro intanto, pare, si può tornare. Indietro nel passato ci si è già stati, c' è il già conosciuto: così si attende. Ma non sappiamo che siamo qui ed ora, con il potere di fermarci, con il potere di non spendere e perdere tutto nell'attesa. Fermiamoci, la vita è adesso. Qui. Ora. Un invito bello.
Quindi saper vivere il tempo presente è una sfida importante. Una sfida per l’autonomia ed avere coscienza di se stessi.
‘Laif is naoo!’. Potrebbe essere un’altra storia.

giovedì, agosto 24, 2006

Siamo ancora a cercare...

In conclusione siamo ancora a cercare l’Uomo, colui che ci ha segnato.
Sì, c’è già stato un uomo che ci ha fatto vedere e credere di avere molte cose da dimostrare a noi stessi e a Dio. Quell’uomo disse che Dio è un padre; disse che è un creatore, l’origine dello spirito fecondo, che sa andare oltre quello che si vede.
Quell’Uomo è Gesù Cristo. L’Uomo ideale. Da quella conoscenza abbiamo iniziato a contare il tempo. Da quella data siamo ancora a cercare l’Uomo, colui che ci ha insegnato la dignità e l’amore.
Sono passate circa sessantacinque generazioni da Cristo; troppo poche? Quei mitocondri vivono freschi in noi. Non è appassito lo slancio spirituale, la forza ad andare oltre. Eppure continuiamo a maledire il cielo; continuiamo a pregare e sperare.
Quell’uomo muore perché condannato a morte; muore perché ha fatto la guerra. Quell’uomo muore di vecchiaia e malattie che non ha mai vinto: le pensa come il male; le pensa come Hitler e i tiranni…ma c’è qualcuno che pensava di averli sconfitti? Siamo ancora a cercare l’Uomo, colui che ogni volta impara a sue spese.
Quell’uomo siamo noi ogni volta. Quell’uomo è la nostra possibilità e insieme la nostra costrizione. Poi cosa ci sarà?

martedì, agosto 22, 2006

La guerra in Libano ed in generale

L’ultima guerra in Libano ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, dell’inutilità delle guerre. Anche se Israele dispone di uno degli eserciti più potenti della Terra; anche se ha a disposizione la copertura satellitare militare americana –quella per intenderci che era capace, già negli anni ’70, di leggere dallo spazio la Prava sulla piazza Rossa- non ha vinto niente: ha solo ottenuto che si decidesse di far intervenire i ‘caschi blu’. E per fare quello bastava richiederli subito, senza fare morti, uccidendo molti civili e distruggendo la città di Beirut.
Ogni volta la guerra non fa vincitori, ma solo perdenti. Anche l’ultima guerra voluta dal nazismo tedesco, e appoggiata dai fascisti italiani e giapponesi, ha fatto solo dei perdenti: quelli che l’hanno proclamata. Ma i vincenti, macchiandosi di uno dei più grandi crimini della Storia, con lo sgancio di due bombe atomiche su città giapponesi, hanno delle responsabilità morali gravissime che li rende, anch’essi in un certo senso, perdenti.
L’ultima guerra in Libano ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, dell’inutilità degli eserciti. La vera guerra è combattuta con il terrorismo e la guerriglia diffusa senza regole: contro questa è inutile ogni arma e repressione. La risposta ai problemi rimane sempre la politica e la mediazione tra ‘pari’. Purtroppo c’è sempre qualcuno che si reputa superiore. Superiore perché ha Dio dalla sua parte; superiore perché ha il cannone più grosso; superiore perché si crede erede di una civiltà più importante e così si misura, non l’intelligenza ma, la stronzaggine. Come si può pensare di vivere tranquilli e in pace affidandoci alle armi? Al terrore? Alla paura? Ogni volta, dopo le distruzioni delle guerre, si comprende che si ha bisogno di tutti per ricostruire e per progredire; per imparare e crescere. Ma dura poco: la memoria del dolore, procurato dalle guerre, viene rimosso presto. Si ricomincia ad uccidere il nemico pensando così di risolvere il problema…alla radice. La radice però è un’altra: è speculare al nostro vedere il nemico. Quello siamo inconsciamente sempre noi. Pensateci.

domenica, agosto 20, 2006

Gunter Grass e il nazismo

Con la rivelazione di Günter Grass, di essersi arruolato a 17 anni nelle squadre SS naziste, si è aperto un dibattito. Non bisognerebbe mai confondere l’artista con l’opera. Molti sono i casi in cui quello che si vede nell’opera d’arte, non può essere riconducibile al solo autore. D’accordo che ogni cosa facciamo, parliamo sempre e comunque di noi; ma le molte qualità morali trasmesse, i tanti slanci generosi comunicati, non sono solo nostri: sono aspirazioni e ideali che ognuno nutre e sente propri. Poi nella sostanza, il male ed il bene vivono insieme in noi.
Noi non siamo mai una persona sola, ma un numeroso insieme di persone. Noi siamo un mondo. Ognuno di noi è molte persone diverse: ereditate, imitate, subite, assimilate, confuse, spesso nemiche fra loro; per buona parte inconsce. Tuttavia ognuno colpisce con la sua individualità, per la sua particolarità e sappiamo invece che è un caos.
Se poi parliamo di fascismo, o di nazismo, possiamo affermare che quello non è mai stato solo un fenomeno politico, ma anche un uno stato dell’essere. Quando diamo ascolto alla parte peggiore di noi, quando pensiamo di essere superiori agli altri, quando un naturale istinto di difesa diventa violenza crudele; quando si perde il senso di responsabilità personale, per sottostare a ordini e spinte collettive, allora nasce il fascismo.
Alcuni giorni fa Gorge Bush aveva parlato di ‘fascismo islamico’; qualcuno gli obiettò che il fascismo nasceva ‘cristiano’. Per me il fascismo è universale. Nei secoli di storia, il fascismo ha indossato diverse camicie: nere, brune, rosse o verdi; certo è che nella sostanza risultava e rimane identico.
Per questo il pericolo fascista come altri ‘mali’, rimane sempre attuale. Per questo riscontriamo ogni volta la fatica ad evolvere. La speranza ci viene offerta ogni volta con la ‘confessione’, con il riconoscere le colpe e la consapevolezza che sempre tutto torna. Günter Grass ne è la prova.

*Pubblicato oggi sul'Unità-

venerdì, agosto 18, 2006

Dedicato a Chinaski-l'alter ego di Bukowski

Un bar dove sorseggiare un caffé da 5 cents.
Un bar dove pensare dove uno ha sbagliato o dove invece ci ha azzeccato.
Un bar aperto e chiuso nel mondo.
Un bar per un bicchiere di vino o una birra.
Un bar dove scontare la pena della solitudine.
Chinaski ama Brenda, ma ama anche Stella. Ma chi ama Chinaski?
Chinaski aspetta seduto su uno sgabello vicino al bancone e ad un bicchiere. Chinaski vorrebbe essere portato via.
Chinaski sa che quelle donne oltre che farti godere creano problemi.
Simpatico Chinaski con i suoi malanni: la difficoltà non è di vivere, ma di morire. Chinaschi è un uomo in guerra; non riesce a stare in pace: il fastidio di stare solo e in compagnia.
Forza Chinaski, c’è un Harry che va via e tu rimani con la rivista da firmare: lui ha imparato a dire ‘merda’ solo cinque volte. Cazzo! Riesce a cambiare pure la figa. Quell’altro vola alto.
Chinaski e chi lo direbbe che questa è solo l’america?
Ritorna al tuo bar Chinaski e ordina una birra ghiacciata; ordinala bionda come la cameriera che ti strizza l’occhio: gli hai appena detto ieri che hai vinto il Pulitzer.
Chinaski, saltà giù dallo sgabello. Ritorna in te Chinaski, hai solo pochi dollari guadagnati con due racconti. Ora ti manca l’ispirazione, ma presto verrà…la poesia sgorga dalle molte ferite della tua anima.
Sì, chiamatelo dottore. Chinaski ha preso diverse lauree: ospedali, galere e puttane; quelle sono le sue università. Sono quelle della vita.
Ma ora basta Chinaski, rischi di essere monotono: basta bere per sentirti maledetto, sentirti poeta e migliore. Basta Chinaski…io ti ho nascosto la bottiglia.

lunedì, agosto 14, 2006

Il cacciatore di aquiloni

Ho appena terminato di leggere il libro: ‘Il cacciatore di aquiloni’. Il libro è una storia che racconta insieme l’anima di un popolo, quello afgano, ed un passaggio alla maturità, quella del protagonista, Amir. E’ lui che racconta la storia. Una storia che si snoda lungo un periodo storico che va dagli anni ‘80 fino ad oggi. Così viene raccontata l’infanzia in una Kabul prima dell’invasione sovietica e la maturità, con l’epilogo della Kabul sotto il regime talebano.
Ho trovato il libro di Khaled Hosseini, pieno di verità e insieme di dolori. Un ritratto della vita, che ci chiede sempre conto su cosa stiamo facendo o dove stiamo andando.
Come una metafora bisogna tornare sempre sul luogo del ‘delitto’, sulle nostre debolezze, bisogna sempre ‘scoprire’ il mistero che accompagna ogni vita, per avere la pace; per comprendere se stessi e insieme il destino.
La verità di essere tutti uomini divisi; di essere uomini a metà: presi dalla nobiltà dei sentimenti e dalle convenzioni sociali. Sempre in bilico tra la libertà e il conformismo, tra la giustizia e la vigliaccheria. Amir e Hassan, sono due fratellastri che incarnano la divisione delle nostre anime. Una colpa sentita da Amir lo porterà ad espiare una colpa e insieme alla redenzione a recuperare un figlio, un nipote: un bambino che non potrà mai più essere tradito.
In fondo il messaggio è chiaro: mai disattendere la bellezza, la spontaneità, la verità del bambino che alberga sempre in noi. Poi, tutto torna. Il messaggio è che il passato non si cancella. Tutto viaggia in circolo. L’aquilone che apriva la storia, l’intesa e un’amicizia, la chiude per riaprirne un’altra. Ancora. Ancora vola la speranza.

lunedì, agosto 07, 2006

Parliamo ancora d'amore

Come sono grandi, le storie piccole. Come l’amore semplice, la dedizione dell’uno all’altro, rende felici. Non ci vuole molto per trovare la costanza di stringersi ogni giorno. Puoi trovare coppie così. Continuano ad amarsi in silenzio con teneri gesti quotidiani. Quello è l’amore che meno vediamo, ed è quello che ci salva…
Poi potremo anche dire, come la canzone di Edith Piaf: a che cosa serve l’amore? Se l’amore ci fa piangere, soffrire, se ci illude e solo uno su due sopravvive?
A che cosa serve amare se alla fine tutto è uno strazio?
L’amore serve per trovare ciò che c’era ancora; l’amore serve per ciò che ho scritto prima: serve a fare grandi, le piccole storie.
Poi l’amore che si è perso continua ad avere il gusto del miele. Perché ogni volta tu sei l’ultimo amore, come lo è stato il primo. Perché si continua a credere che l’amore è eterno, ed ogni volta si riscopre che senza si vive per niente.
L’amore serve a dire le stesse frasi: sei tu che cercavo, sei tu che volevo; tu sei il primo e sei buono, tu la mia ultima e sei una stella.
Ancora serve l’amore, serve per invecchiare…che paradosso; ma questo rivela sempre una verità doppia: d’altronde come si può baciare una vecchia? Come si può baciare un vecchio? Invece si baciano. Continuano. Solo amandosi e invecchiando insieme penso si riesca a farlo ancora. Questo è un piccolo fatto ed è quello che ci salva.

giovedì, agosto 03, 2006

Al posto di Fidel

Al posto di Fidel, il fratello Raul; il potere passa da un ottantenne ad un settantacinquenne. Le dittature hanno questo particolare: non sanno creare una classe dirigente, che succeda al dittatore. Gli altri, per chi detiene il potere, sono visti tutti come potenziali nemici, usurpatori; sono coloro che poi deviano dall’ortodossia rivoluzionaria…e intanto il popolo bue ingoia tutto: rumina e pascola nell’insipienza e nell’ignavia.
Che tristezza per il glorioso, dignitoso e solare popolo cubano; stanno lì in attesa che il ‘re’ muoia, per vivere un cambiamento inevitabile comunque.
Non ho mai creduto al potere della polizia, alla repressione dell’esercito per mantenere un popolo in condizioni illiberali e povere; ho pensato che l’adesione, al pensiero politico dominante, sia della maggioranza delle persone che abitano quel paese. Con questo però si assisterà, con la fine di Fidel Castro e con le conseguenze buone e cattive, al passaggio della società cubana verso il mercato libero. Inevitabile. Come è successo per la Cina.
A distanza di quasi 50 anni di regime, non si può giustificare tutto e sempre come la difesa dall’orco imperialista americano. Gli USA hanno le loro indiscutibili colpe, ma il mondo che gli si oppone è anacronistico e inconsistente, sia sul piano morale che della libertà.

mercoledì, agosto 02, 2006

In quei luoghi...

In quei luoghi, dove Dio scelse di farsi uomo per salvare il mondo, divampa ancora la guerra. Sono i luoghi della Galilea, luoghi poveri, che videro le gesta di Gesù: Nazareth, la nascita; Cana, il primo miracolo; Tiberiade, il lago dove camminò sulle acque. Ora in quei posti piovono bombe e due religioni, invocando paradossalmente lo stesso Dio d’Abramo, si contendono gli spazi.
Quei posti diventano un altro luogo, dopo Auschwitz, dove si assiste al silenzio di Dio. Un altro luogo dove muoiono bambini e innocenti per mano di chi si vanta di essere un popolo eletto che si è costituito in nome, non già di nascita ma, di fede. E possibile? Quel Dio silenzioso, oggi senz’altro come allora, non ha niente da dire su queste miserie. Quel Dio non ha certo da scegliere, di stare dalla parte di Giosuè e allungare il giorno per sconfiggere i filistei.
Dall’altra parte, altri sacerdoti, simili a quelli dei templi in cui si muoveva Gesù, insegnano l’odio. Una spirale che forse fa guadagnare il Paradiso nell’al di là a tutti. Una spirale di morte che rifugge la pietà e l’amore.
In fondo, concludo con una battuta sarcastica: ‘Se Dio esiste spero abbia le sue buone ragioni’.