domenica, maggio 11, 2008

La polemica su Marco Travaglio

Oggi sono scoppiate le polemiche sulle affermazioni di Marco Travaglio in televisione nel programma ‘chetempochefa’. Le cose dette in TV sono scritte nei libri di Lirio Abbate e Peter Gomez, i complici, e nel libro di Marco Travaglio: ‘Se li conosci li eviti’ dove c’è il curriculum di Renato Schifani (diventato nel frattempo la seconda carica dello Stato italiano). Perché solo adesso è scoppiata la bagarre? Si sa che la televisione amplifica le cose, ma certo non stravolge in questo caso i fatti. Nessuno ha ancora smentito le cose dette da Travaglio. Si dice che non c’era contradditorio, che è stato un agguato mediatico, che non si attacca così il presidente del Senato…nessuno però dice che le cose dette da Travaglio sono false. La solita storia dell’informazione di regime che vige in Italia.
Ecco tratto da libro di Marco Travaglio il curriculum di Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Soprannome Fronte del Riporto.
Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro del recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate. Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Assenze 321 su 1447 (22,2%) missioni 20 su 1447 (1,4%).
Frase celebre «Li abbiamo fregati!» (dopo l’approvazione della legge sul legittimo sospetto, che doveva servire per spostare i processi contro Berlusconi e Previti da Milano a Brescia, 1° agosto 2002). «In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani, in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un’ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore» (comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del sen. Schifani, 15 agosto 2006 ).
«Rita Borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici» (12 settembre 2003).
«Sono un sessantottino, ho partecipato anch’io alle occupazioni. Sto dedicando la mia vita a lui, io credo molto in Silvio Berlusconi (...) Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. È un grande stratega e un grande leader» («Libero», 29 luglio 2007 ). «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una
Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano.
Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante della unitè della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» (dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio
2008 ).

venerdì, maggio 09, 2008

Dopo i fatti di Verona

E’ possibile che a distanza di molti anni, molte morti, guerre, tragedie immani si continui a seguire idee naziste, di violenza e di morte? Se poi queste idee sono assunte da giovani, che di quel periodo storico non sanno niente, come si giustifica questa coazione a ripetere? C’è la condanna senz’altro che ha ognuno di noi nel ricapitolare la storia non solo genetica, che ha portato alla specie uomo, ma anche nei passaggi comportamentali, culturali, di costume e spirituali cui l’individuo ha cercato di superare uscendo dal branco e dall’indistinto. Purtroppo questo percorso non fa progredire in automatico: le esperienze non si tramandano, non si insegnano, ognuno deve farle sulla propria pelle.
Succede così che dei giovani, nel loro difficoltoso percorso di identificazione si blocchino alla fase del branco, si riconoscano come tifosi di una razza, di uno pseudoideale di superiorità che non esiste.
Succede così che la politica, utile a risolvere i problemi contingenti e far convivere i cittadini in pace, si divida sulla base di filosofie di fondo, per cui si passa da un traguardo di elevazione spirituale, in cui l’Uomo sappia costruire il proprio destino, o viceversa lo releghi in un oscuro limbo senza speranza: l’uomo nasce cattivo, lo rimane, e deve essere sempre bastonato…qualcuno poi più bravo degli altri ha il diritto di farlo.
Succede così di scoprire quanto il fascismo e il nazismo non siano solo movimenti politici ma stati arcaici dell’anima: il più grande freno all’evoluzione umana e alla trascendenza dello spirito.
Per questo dichiarandoci antifascisti, al di là del fascio storico, si riafferma la volontà di voler uscire dalla barbarie di avere una razza superiore, un duce condottiero come un papà mancante, e una madre castrante che ci deresponsabilizza di ogni nostra azione.
Ci fossero allora padri e madri vere, che sappiano crescere i figli nell’amore, forse una parte dell’antifascismo si sarebbe raggiunto. Il resto rimarrà comunque un percorso individuale che comporta sacrifici, introspezione, letture di libri e molta scuola di vita.

mercoledì, aprile 30, 2008

Finita un'epoca?

Forse con questo ciclo elettorale è finita davvero un’epoca. Con la vincita della destra dovremo cambiare i nostri schemi di interpretazione politica. Le categorie destra e sinistra, come fattori ideologici e di interpretazione della realtà, sono cambiate. Gli elettori si sono liberati? Ancora non si sa, certo che dovremo chiederci se votano per scelte ideali o per cercare di risolvere problemi concreti? L’impressione del momento è che abbiano fatta loro, la massima di Mao: ‘Non importa se i gatti sono bianchi o neri, l’importante è che prendano i topi’.
I topi da prendere sono davvero tanti e gli elettori ora pare che ci provino con la destra. Visto che la sinistra di ‘topi’ non ne ha presi, non ha risolto niente dei malanni che affliggono, ora ci prova con la destra.
La sinistra mentre i topi ballavano si soffermava a parlare di Dico, di diritti gay, di licenze taxi, invece che di salari, di sicurezza e immigrazione. Non che i primi fossero da scartare, ma le priorità certo non erano bene avvertite dalla classe politica di sinistra…lo erano diventate improvvisamente in campagna elettorale e solo dal PD, la sinistra cosiddetta alternativa, di classe ecc. giocava invece la carta dell’identità, come se questa valesse a risolvere qualcosa in una società che cambia ad un ritmo vertiginoso. Infatti quella sinistra è evaporata.
Così tra le urla di Beppe Grillo, la scomparsa di Bertinotti, i pianti di Rutelli e la tristezza di Veltroni, andiamo incontro ad una trasformazione epocale.
Cosa succederà? A guardare la levatura degli uomini non siamo messi bene: Calderoli, Borghezio, Giovanardi, Bossi, Tremonti ecc. li abbiamo già provati e molte cose si sono aggravate…però quelli venuti dopo purtroppo non erano migliori: Giordano, Pecoraro, Mastella, Caruso…altro giro, altro regalo.
Speriamo che l’Europa ci assista.

martedì, aprile 29, 2008

Caso Alitalia

Perché non c’è nessuno che ricorda a Berlusconi tutte le cose dette sul caso Alitalia? Questo caso è emblematico per conoscere sia la persona, sia il politico e di conseguenza il grado di ‘statista’. Eppure i giornali sempre pronti a mettere in ‘prima’, ogni tipo di dichiarazione di Berlusconi - sapendo che nella maggior parte dei casi verrà contraddetto- non menzionano mai le precedenti affermazioni del caso.
Esempio: il 21 marzo 2008, il leader del Pdl annuncia: ‘Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi. Ci sarà anche una grande banca’... ‘Penso ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito. Vista la posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta, che sarà sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche’.
Una settimana dopo, il 28 marzo 2008, dice: ‘Occorre che la trattativa con Air France si chiuda, si chiuda negativamente come io immagino e spero... poi quando noi avremo responsabilità di governo, vedrà che non sarà così difficile, anzi, sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si caricherà Alitalia e che magari con la loro managerialità potrà anche riportare i conti in ordine’.
La campagna elettorale è finita e gustato il trionfo, l’Alitalia è sempre un caso da risolvere. Air France nel frattempo si è ritirata come lui sperava…e il 23 aprile 2008, Berlusconi dichiara: ‘Air France ha detto no per il veto posto dai sindacati’...’La prima motivazione del ritiro di Air France è stato il fermo no dei sindacati sulla riduzione del personale. Per noi forse sarebbe stato meglio lasciare a questo governo la patata bollente’.
La colpa era degli altri, lui il nuovo premier non c’entrava.
Ora 28 aprile 2008, Berlusconi continua: ‘Se l'Unione Europea si mette a zignare, allora potremmo prendere una decisione, per cui Alitalia potrebbe essere acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie dello Stato. Questa è una minaccia, non una decisione. Noi andiamo avanti con la compagine di azionisti, l'ho fatto in rispetto alla Ue, ma noi abbiamo bisogno di un'Europa che ci aiuti e non che metta difficoltà a chi governa’.
Prima governavano gli altri e queste difficoltà ovviamente non esistevano.
La pantomima su Alitalia non è ancora finita e a chissà quante battute assisteremo. Davvero illuminante. Ecco lo statista: il finto liberale diventato statalista.

sabato, aprile 26, 2008

Dov'è Padre Pio?

Perché nel 2008 abbiamo ancora bisogno di reliquie e manifestazioni come quella cui assistiamo a San Giovanni Rotondo? Come è possibile che si muovano così tante persone per osservare una immagine di silicone di Padre Pio? D’accordo, quel santo non è mai stato un esteta ed ora paradossalmente, con la maschera finta preparata dallo studio Gems di Londra, si riafferma il trash, il cattivo gusto. Abbiamo così poca spiritualità?
Per la Chiesa cattolica la fisicità ha sempre avuto un ruolo importante; anche quando si afferma la verginità della Madonna si parte dallo stato dell’imene: bisogna avere una testimonianza fisica. Le stesse stimmate (sebbene false, in quanto i chiodi non vennero conficcati nel palmo delle mani di Gesù) sono da considerare un elemento di schizofrenia fisica più che di santità. Giovanni Calvino potrebbe esserci nuovamente d’aiuto.
Indagare la fisicità, gli aspetti esteriori e materiali della religione cattolica ci porta lontano: in fondo ognuno di noi è portatore, con il possesso del proprio corpo, di qualcosa che va oltre. Sarà per questo che moriamo? Che cessa il nostro contenitore? Il nostro corpo? Noi invece continuiamo spiritualmente a vivere ed in questo caso ci potrebbe aiutare a capire la nostra evoluzione il karma, la legge di causa ed effetto. Allora chissà dove sarà ora lo spirito di Padre Pio: non certo in quella bacheca di vetro o tra i fedeli che corrono a vederlo; neppure in Paradiso. Penso che quello spirito dovrà affrontare altre vite e per questo lo immagino un quarantenne (la data di nascita è certa come la data di morte) che non sa neppure dov’è la Puglia, poiché è un cinese emigrato negli Stati Uniti che fa il ricercatore informatico…

martedì, aprile 22, 2008

25 aprile, ricordo della Resistenza

Con la Resistenza è stata portata via una generazione di giovani. Era una generazione ribelle, che dal 1943 al 1945 si oppose al fascismo. Quei ragazzi in maggioranza ventenni nati e cresciuti nel regime fascista, si rifiuteranno di continuare un massacro al servizio dei nazisti; moltissimi di quei giovani saranno fucilati dai Tribunali speciali e militari della Repubblica di Salò e prima di morire grideranno ‘Viva l’Italia’. Infatti l’Italia in quel momento era divisa: la repubblica di Salò comprendeva più o meno le stesse zone che oggi sono in mano alla Lega Nord. Così quel ‘onore della Patria’ che i repubblichini, servi dei nazisti, con i simboli di morte ben espliciti sull'uniforme, credevano di servire era in fondo una volgarità, un inganno. La RSI- la Repubblica Sociale Italiana- era uno stato creato dai nazisti per fermare l’avanzata delle forze anglo-americane. Ai tedeschi importava poco dell’Italia e avevano capito che Mussolini era un uomo finito. Quegli stessi tedeschi ‘amici’, dopo l’8 settembre massacrarono a Cefalonia ottomila increduli militari italiani. Con quell’eccidio, molti fascisti non videro tornare più a casa i loro cari. I tedeschi insieme ai fascisti avevano emanato decreti di pena di morte per tutto: per chi non si presentava ai distretti militari, per chi si nascondeva, per chi strappava i manifesti…e via di questo passo, con il risultato di far crescere i partigiani.
Leggendo le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, ora disponibili anche sul web,
si troverà nell’elenco degli assassinati oltre i nomi anche l’età: sono in prevalenza ragazzi di 20, 23, 18 anni; sono operai, studenti, soldati, casalinghe, sono la testimonianza di un sacrificio affrontato con la fede e l’amore che fonderà la nostra attuale libertà.
Ricordiamo sempre quel periodo. Il 25 aprile è nella sostanza la data del riscatto: il frutto agognato dei martiri della nostra libertà.

domenica, aprile 20, 2008

La ricetta della felicità

Parlare di felicità, è spesso difficile. A pensare che ci sbattiamo e soffriamo proprio nel ricercare la felicità. La felicità dovrebbe essere la condizione ideale per vivere la nostra vita e invece…soprattutto oggi non si sa più dove andare a cercarla: nell'amore, nel lavoro, nelle amicizie? Quale sarà la fonte della nostra felicità? Sentimenti ed emozioni il più delle volte negative, come la tristezza, la rabbia, la solitudine, la frustrazione ci assalgono e la felicità sembra una condizione così lontana ed irraggiungibile che non penseremmo mai di averla a portata di mano ogni giorno. Sì, la felicità la cerchiamo perché l’abbiamo già provata, la conosciamo.
Allora esiste una ricetta della felicità? A volte si pensa a formule già precostituite. Tipo: 100 grammi di comprensione, 250 grammi di pazienza, 350 grammi di dolcezza. Mescolare a lungo: aggiungere un pizzico di allegria. Cucinare a fuoco moderato per tutta la vita…troppo facile.
In altri casi troviamo consigli come: accettazione di sé, per riuscire a dare e a ricevere amore; adattamento ai cambiamenti della vita, per metabolizzare le tossine del vivere quotidiano con la realizzazione personale attraverso un’attività lavorativa gratificante, insieme ad un ridimensionamento dell’attaccamento ai beni materiali…troppo elaborato.
Dopo questa premessa poniamoci la domanda: quanta energia uso per produrre felicità? L’energia viaggia all’interno di circuiti neuronali che sono sintesi di processi fisici e mentali; dobbiamo sapere che questa energia noi siamo in grado di indirizzarla. Dobbiamo avere la consapevolezza della nostra capacità autogenerativa. Il dolore psichico è spesso una domanda senza risposta.
Abbiamo bisogno di lasciarci andare, fermarsi nella lotta con i nostri fantasmi: abbandonare il conflitto. La vita è un regalo e la nostra mente deve essere lasciata libera di decidere della sua energia. Smettere di combattere con lei. Né facile, né elaborata...troppo semplice? Si, come sempre è la felicità.
Pubblicato da Italians il 27/4/2008

giovedì, aprile 17, 2008

Ci siamo

Ci siamo, si inizia con l’abolizione dell’ICI; ma non sarebbe più giusto dire che si farà un trasferimento di questa tassa sotto un altro nome? Dove prenderanno i soldi i Comuni se si toglie l’Imposta Comunale sugli Immobili? Comunque era nel programma del PDL ed è giusto che venga attuato. La grande vittoria di Berlusconi non su discute…ma ci sarà stato per caso qualche broglio per far scomparire la Sinistra Arcobaleno? Meno male che di brogli ora non si parla più e nemmeno di fucili per cambiare la stampa delle schede. Mi auguro nel frattempo che non ci siano epurazioni, accuse alla stampa e alla televisione di essere tutta in mano alla sinistra: in caso fosse vero, avranno visto che non è servita a nulla?
Io intanto, per sopravvivere alla coppia B&B per i prossimi 5 anni, mi sto attrezzando seguendo il decalogo di Roberto Cotroneo:
Eviterò tutte le trasmissioni televisive, ad iniziare da Porta a Porta. La mia homepage d’apertura di Internet passerà dal Corriere della Sera al Financial Times. Aspetterò l’elezione di Obama e poi metterò nella mia stanza la sua immagine senza la frase ‘we can’. Farò molte passeggiate nei boschi e in riva al mare, dove la natura non è stata inventata da Berlusconi. Coltiverò un hobby, distraendomi con arte e musica classica; mi innamorerò nuovamente. Continuerò a leggere libri e ascolterò la radio di notte dove penso non piomberà uno dei B. Infine aspetterò con pazienza. La provvidenza poi farà la sua parte.

mercoledì, aprile 16, 2008

Che dire?

Che dire? Ha vinto il rappresentante peggiore della cattiva politica; quello che ha già fatto vedere in 5 anni la sua piccola statura in tutti i sensi…eppure gli italiani lo hanno rivotato. Sarà lo spirito critico che da sempre accompagna chi è di sinistra, o l’ambire a cose che non sono mai concrete, ma ogni volta si riesce a perdere l’occasione di trasformare la società in modo migliore.
Io intanto ho imparato da tempo a sostituire la parola colpa con responsabilità, per questo ritengo ognuno di noi responsabile di ciò che gli succede. Allora? Noi italiani abbiamo proprio la memoria corta. Come si fa a dimenticare i 5 anni di governo berlusconi passati?
Io ricordo che non ci sono state in Italia tante manifestazioni come in quel periodo. Si scendeva in piazza per la difesa dei diritti: quelli dell’informazione, dello statuto dei lavoratori. Si manifestava giornalmente per la pace, per la difesa delle fasce deboli. Con quel governo siamo entrati in guerra in Afghanista ed in Iraq; abbiamo avuto l’occupazione della RAI con la cacciata di Biagi e Santoro, l’attacco all’articolo 18 delle Statuto dei Lavoratori, l’attacco alla Costituzione, con una legge che la stravolgeva - e meno male che è stata bocciata da un referendum. Poi le leggi ad personam; le brutte figure all’estero; la legge sulla Giustizia e sulla Scuola, per non parlare della Bossi-Fini che ancora prosegue.
In campagna elettorale facevano finta di niente: proprio la Lega affiggeva manifesti con l’immagine di un indiano pellirossa, dicendo che il centrosinistra faceva fare la stessa fine, imputandone la colpa dell’ingresso dei clandestini ..mentre la legge Bossi – Fini è sempre in vigore.
Io sono davvero triste del risultato e non riesco a capire dove sono finiti i voti della cosiddetta Sinistra comunista e dei Verdi. Cosa è successo? Io penso che il PD ha preso i suoi voti: quelli del grande progetto dell’Ulivo, quelli della speranza di un nuovo soggetto politico che cambi la politica in Italia. Ma gli altri? Dove sono finiti? C’è stato un gioco di prestigio? Dove sono andati gli elettori comunisti, socialisti, ambientalisti? Non so rispondere. Forse l’Italia ha sempre bisogno di decenni per superare i suoi regimi: ora viviamo quello berlusconiano e non ne vedo al momento la fine. Anzi.
Che non sia il fascismo veramente la biografia degli italiani?

giovedì, aprile 10, 2008

Il PD cambia la politica

Ho letto con interesse sui quotidiani molti interventi; sono tante le persone disilluse e rassegnate ad un quadro politico che riflette bene la società: il berlusconismo è purtroppo ancora presente in molti strati sociali e riesce sempre a fare presa. E’ o non è il fascismo la biografia degli italiani? Questo lo affermava Piero Gobetti oltre 80 anni fa. C'è da pensare.
Ma ora abbiamo la democrazia e sappiamo quante persone sono morte per permetterci di votare liberamente; di scegliere dei partiti diversi. La democrazia spinge all'assunzione di responsabilità e quelli che non votano lasciano decidere gli altri anche per loro. Se non ti interessi di politica la politica si interessa a te...
La democrazia poi richiede dei numeri, delle maggioranze che sono numeri grandi: solo con quelli si può governare. Berlusconi li raccoglie. Il gruppo della sinistra arcobaleno cosa raccoglie? Se va bene l’8-9%, cosa serve? Servono anche quelli a fare opposizione, e non certo a governare.
Invece dovremmo accorgerci che andiamo volenti o nolenti verso le grandi formazioni politiche europee? Quelle che sono capaci di far stare insieme ideali diversi per un programma di governo preciso? Prodi ci ha provato, ma con la banda di bottegai cui era attorniato da Pecoraio Scanio, Mastella, Giordano e Di liberto, c'era poco da sperare. Ogni giorno si smentivano a vicenda. Cosa fare? Il PD ha fatto l'unica cosa utile e necessaria. Da quel momento la politica sta cambiando direzione. Non lo avete notato? Ne vedremo ancora delle belle. Il PD sta trasformando la politica cercando di farla uscire dal degrado cui è piombata da almeno 2 decenni.

martedì, aprile 08, 2008

Non è un paese per poveri.

Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la povertà. Mi diceva un conoscente che da una menomazione può nascere una fortuna, come quello che mostra la gamba poliomielitica ridotta ad un osso storto: ci farà uscire quei 50 euro al giorno; così, camminando e allungando la mano. Come quello inginocchiato in mezzo al marciapiede, con il cartello stampato chiaro: ‘Operato al cuore, ho bisogno di aiuto per mangiare’. Il pasto c’esce. Diversamente non sarebbe lì tutti i giorni. Tutti i giorni eccetto la domenica. Riposa.
Non è un paese per poveri.
E’ un paese per professionisti e ora lo sono anche i poveri. I poveri di professione, che sovvertono i poveri zitti: quelli chiusi in casa. Sì perché la povertà è come una malattia ti tiene in casa, anche a letto e non devi muoverti più di tanto perché c’è il rischio che aumenti l’appetito. Sempre il conoscente mi spiegava che la povertà si eredita come la ricchezza. Li vedi quei bambini tra i rifiuti? Sono i poveri di domani: stanno imparando un destino che non si cambia. Ci sono quelli che dipendono dalla tua monetina: hanno imparato a vivere d’elemosina perché non credono nel loro futuro; li hanno convinti che sono poveri per statuto. Come un mestiere.
Non è un paese per poveri.
Eppure poveri lo siamo stati tutti. Ti ricordi il nonno? Quanta fame. Quanta polenta, insaporita con una acciuga appesa, ha mangiato il bisnonno? Ma ora i poveri si vogliono così. Così è più facile passarci sopra con le ruspe. La loro mancanza di dignità, cancella anche la nostra. Ancora il conoscente mi raccontava: stiamo osservando con l’accattonaggio, uno stacco. Troppi ricchi e troppi poveri. Il guaio che a maggioranza si è scelto di essere ricchi…anche se non è vero, che lo si è.
Per questo motivo il nostro non è un paese per poveri.
Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la ricchezza. Una notizia sul quotidiano informa che non avevano i soldi, ma si vergognavano a dirlo. Il mio conoscente conferma. Una signora, privata del botulino per le rughe, confessa: ‘Preferisco farmi il Botox che uscire fuori a cena, ma la situazione è davvero brutta’. Dopo anni di crescita costante, il mercato della chirurgia estetica sta attraversando un momento di crisi. Uno dei principali produttori di protesi per il seno ha riportato un calo nelle operazioni avvenute alla fine dell’anno scorso.
Non è davvero un paese per poveri. Nemmeno per brutti, sporchi e cattivi.

domenica, aprile 06, 2008

Imbracciare i fucili...

Bossi se la prende con le schede elettorali e torna a parlare di rivoluzione armata. ‘Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili’, ha dichiarato il leader della Lega, oggi in un comizio a Verbania. Non dice Bossi che le schede elettorali sono conseguenza di una precedente porcata fatta dal suo Calderoli. Eppoi prendersela sempre con la categoria astratta dei ‘romani’…lui che a Roma è stato ministro e ci mangia pure.
Che squallore inoltre sentire che: ‘potremmo anche imbracciare i fucili’. Contro chi? Non lo dice; forse contro se stesso. Certe frasi dovrebbero essere bandite, poiché la stagione in cui degli sciagurati hanno preso a sparare ed a uccidere, gli italiani la conoscono bene: era la stagione delle bombe fasciste e delle Brigate Rosse.
Certamente che quest’uomo, con i suoi accoliti, rappresentano la frangia più caciarona e impresentabile della politica italiana. Ho detto italiana? Scusatemi, volevo dire di quell’invenzione chiamata Padania; di quella razza che la bastardità non è riuscita a migliorare.

venerdì, aprile 04, 2008

Abbiamo bisogno di nuova politica

Mi ero disamorato della politica fino a quando, con la nascita del Partito Democratico, ho visto arrivare delle facce nuove e molti giovani che con il loro entusiasmo mi hanno fatto riprendere la voglia di partecipare. Vedendo arrivare alcuni giovani, nel circolo territoriale appena costituito, mi ha fatto felice; sentendo poi la ragazza più giovane, spiegare i motivi per cui ha pensato di impegnarsi, mi sono commosso.
L’entusiasmo di questi ragazzi, che si sono messi a fare politica in questi ultimi mesi, è stata per me davvero contagioso: mi hanno fatto riscoprire la militanza, quell’impegno che sorretto dagli ideali fa incontrare le persone e discutere la maniera per risolvere i problemi che assillano una pacifica convivenza.
Così oggi mi ritrovo a piegare depliant con il programma elettorale, ad imbustare lettere con inviti al voto ed a volantinare, per le strade del mio quartiere; mi ritrovo a scrivere comunicati, organizzare incontri e allestire presidi nelle piazze.
Abbiamo bisogno in questo periodo di sbandamento di nuova partecipazione, di riprendere in mano l’iniziativa di una politica, che sappia progettare il futuro senza demagogia e ideologismi del passato. Per questo dovrebbero essere i giovani in primo luogo a spronare i vecchi; dovrebbero essere loro a farsi avanti e sconfiggere quella vecchia nomenklatura, che osserviamo sugli schermi televisivi da ormai troppo tempo.
Io che sentivo di avere ‘già dato’, oggi ho compreso che la mia piccola esperienza può essere di aiuto a questi neofiti della politica. L’alternativa alla politica e alla partecipazione democratica è il caos, la guerra e la dittatura: si affida tutto ad una persona sola.
Non dimentichiamo che se non ci interessiamo della politica, la politica però si interessa a noi: ci usa e costruisce le gabbie come la attuale legge elettorale, voluta da una parte sola; quei partiti che l’hanno concepita era evidente che non ascoltavano i cittadini. Neppure i loro elettori.

mercoledì, aprile 02, 2008

La parte abitata della Rete...continua

La Rete è abitata da moltissime persone; ogni giorno aumentano ed in questo grande spazio in espansione ognuno ritrova un pezzetto di sé. Frequentando la Rete dopo i primi passi, dove si va a naso e con l’idea dell’avventura, ho scoperto di fare sempre gli stessi itinerari: l’abitudine prende il sopravvento. Così i blog, i magazine, i portali e i giornali online, che visito quotidianamente, risultano essere sempre i soliti; allora ci sarebbe bisogno di qualcuno che spinga a lasciare gli ormeggi e guidi verso nuove navigazioni, verso nuovi approdi.
Circa un anno fa era uscito un libro dal titolo ‘La parte abitata della Rete’ di Sergio Maistrello, che raccontava bene cosa si incontra nella navigazione di Internet, come nascono i blog, i wiki, il podcasting e i social network…insomma tutto quanto vive su Internet e fa vivere noi, attraverso gli strumenti più avanzati della tecnologia informatica.
Il libro invitava a guardare il panorama con occhi nuovi per riprendere il viaggio: continuare a usare questa tecnologia in modo sempre più consapevole.
La Rete crea, nella relazione, una ricerca di senso in modo nuovo. Lo strumento mediatico più rivoluzionario si auspica che in breve tempo abbandoni il linguaggio tecnologico per lasciare il posto alla conversazione più personale…parliamo sempre di noi e allora cosa di più arricchente per cambiare, scambiando informazioni?
Con Internet misuriamo anche l’apertura verso gli altri. Con i nuovi strumenti a disposizione, ci trasformiamo anche in autori di contenuti: otteniamo uno scambio continuo di opinioni, visioni del mondo, contaminazioni che se riusciamo a coglierle aiutano a comprendere meglio dove e come viviamo.
La Rete è abitata soprattutto da giovani, da curiosi, da persone che scoprono che gli viene chiesto di creare e condividere cose, emozioni, fatti, servizi e piaceri…l’altro ieri ho scoperto, per sua stessa ammissione, che Berlusconi non frequenta la Rete: ha detto che è vecchio e non conosce la tecnologia di Internet. ‘Forse- ha proseguito- non sarei adatto per questo a modernizzare l’Italia’. Nel gran numero di parole ogni tanto esce un pizzico di verità.

lunedì, marzo 31, 2008

Segnalazione per la chiarezza

Voglio segnalare il linkdi quattro gatti -fadi, marco, paolo, salvatore- che spiegano in modo chiaro alcuni dati economici, utili ad orientare un voto consapevole.
I risultati dell'economia sono spesso un elemento importante per valutare i risultati di una azione di governo. Con le informazioni contenute in questo sito web, abbiamo la maniera di 'istruirci'. Grazie ai quattro gatti che speriamo diventino milioni.

giovedì, marzo 27, 2008

Pensiero sul voto

Il voto non dovrebbe servire a testimoniare un’appartenenza, ma anche e soprattutto a scegliere un governo, un programma per il paese e una classe dirigente. Allora mi domando come mai a sinistra ci ritroviamo ancora Bertinotti? Non era meglio Mussi o Vendola? Bertinotti rappresenta il vecchio del vecchio, e gli avversari politici, come Berlusconi, vorrebbero avere a che fare sempre con degli elementi come Bertinotti…non ci sarebbe battaglia: vincerebbe alla grande…chi? Berlusconi si intende.
Bertinotti è un parolaio senza confini. La sua visione politica e della società è ferma. Non percepisce i cambiamenti profondi che, non solo l’Italia ma, tutto il mondo sta attraversando. Con questa sinistra si finirà sempre e solo a fare l’opposizione: a continuare a dire dei no, come in fondo ha fatto Bertinotti, che ha pensato di rifondare un comunismo che lui non ha mai conosciuto. E per fortuna non ha fatto conoscere a noi…
Per governare il cambiamento e progettare il futuro, dovremo cercare di avere la maggioranza dell’Italia e non accontentarsi di avere si e no il 9% dei voti. Cosa ci facciamo con quelli? Mandiamo Caruso, Bertinotti, Giordano e Pecoraro Scanio a fare gli oppositori? Meglio di no. Pensateci bene a chi dare il voto.
Per governare servono progetti ampi e uomini che non si rinchiudano in ambiti angusti dove fare diventare tutto una botteguccia.

giovedì, marzo 20, 2008

La guerra in Iraq compie 5 anni oggi

Il 20 marzo di 5 anni fa iniziò la guerra in Iraq. Ricordo che alle 3.33 in Italia (le 5,33 in Iraq), con una serie di martellanti raid aerei per decapitare il regime, gli Stati Uniti lanciarono l'operazione "Iraqi Freedom". Il bilancio di questa guerra ancora in corso è devastante. Mentre la pace non è ancora arrivata si contano oltre 650.000 morti tra i civili, aumenta il terrorismo, gli attentati, i marines registrano perdite superiori ai 3500 morti... anche se si tengono segrete le cifre. Le notizie delle morti e delle stragi sono sparite dalle prime pagine dei giornali del mondo, ed ora si possono leggere solo brevi note di agenzie come quelle di oggi: ‘(AGI) - Baghdad, 19 mar. Una terrorista suicida si è fatta saltare in aria al passaggio di una pattuglia di polizia nella cittadina irachena di Bala Druz, nella provincia di Diyala. Il bilancio è stato di quattro morti, tra cui un poliziotto, e 12 feriti, fra cui tre agenti.- (ASCA-AFP) - Karbala, 18 mar - Sale drasticamente il bilancio dell'attacco suicida nei pressi di un santuario sciita avvenuto ieri a Karbala, nel centro dell'Iraq: le vittime sarebbero almeno 52." La guerra in Iraq ha superato nel tempo, con il raggiungimento di 1825 giorni al 20 marzo di quest’anno 2008, la seconda Guerra Mondiale che durò 1347 giorni. Paul Wolfowitz aveva indicato, davanti al Parlamento statunitense, il costo della guerra in 50 milioni di dollari- largamente autofinanziati dai 100 milioni di dollari del petrolio iracheno; oggi si brucia quella cifra ogni settimana, al ritmo di sei milioni di dollari al giorno. Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, autore del libro "The three trillion dollar war" scritto insieme alla docente di Harvard Linda Bilmes, la guerra irachena supererà il costo record della Seconda Guerra Mondiale (5000 miliardi di dollari del '45). Per gli autori, il conflitto in Iraq costerà complessivamente almeno 3000 miliardi di dollari entro il 2017. Che dire? Cosa aggiungere? Nel 2008 finirà comunque l’era Bush e si spera che l’arrivo di una grande recessione economica, a differenza delle volte scorse che faceva scoppiare le guerre, questa volta faccia rinsavire i potenti della Terra. A proposito nell’occasione della proclamazione di guerra all’Iraq, Bush stillò la lista degli stati canaglia, dov’era presente la Cina... nei giorni scorsi - prima dei fatti in Tibet - è stata depennata. Cosa pensare?
*Articolo pubblicato da L'Unità e da Italians- oggi 20 marzo-

mercoledì, marzo 19, 2008

Questo blog compie 5 anni

Questo blog compirà 5 anni il prossimo 25 aprile. 5 anni di scrittura a ricordare momenti ed esprimere pensieri ed opinioni sulle cose più varie. Dopo un invio di prova a febbraio, dal 25 aprile 2003 iniziavo l’avventura di questo blog, che è rimasto sostanzialmente uguale. Iniziavo con un post sul fascismo:
‘Il fascismo vive sempre. Diciamo la verità, il fascismo è più potente di ogni democrazia e altra qualità umana. Il fascismo è come una legge naturale: forte, barbaro e insieme accomodante; riesce a dare ordine e valore alle parti più cattive, crudeli e rozze di ognuno. Per questo si sono inventate le razze e le civiltà superiori, si dà per scontato che il ricco e il potente, come il furbo, siano di una specie privilegiata. Ai deboli e poveri poi si fornisce un capo, un bravo padre di famiglia che pensa per loro. Il personaggio designato a ricoprire il ruolo suddetto, di solito diventa una macchietta: dimostra di volere saper fare di tutto’.
Ricordate? Non a caso scelsi il 25 aprile per ricordare ancora quanto ci voglia poco a regredire a perdere i diritti acquisiti e saltare nel buio.
Una costante che si legge in questi anni è la presenza di Berlusconi. A leggere ora tutti quei post, dico il vero, mi dispiace che quell’omino, quel guitto della politica, abbia avuto così tanto spazio e continui a imperversare nella nostra vita.
Bisognerebbe ignorarlo. Però è così presente perché rappresenta bene gli italiani o quello che sono diventati. Non è un caso che a distanza di oltre 14 anni dalla sua entrata in politica continui a tenere banco: oltre che il forte supporto dei media che raccontano ogni suo peto, lo vogliono milioni di italiani; non stanchi del suo apparire, delle sue battute, della sua insipienza.
Berlusconi continua…una cosa mi consola: sono molto più giovane di lui e così posso sperare che la sopportazione duri fino ad una naturale soluzione. Sì, perché malgrado il berlusconismo viva, nel popolo della cosiddetta libertà, lui ne è una maschera di sintesi per cui mi auguro che mancando lo specchio cui quelle genti si riflettono, cambino i parametri e le prospettive.

martedì, marzo 18, 2008

Con Veltroni

‘Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa’. Bravo Veltroni. Da quanto tempo i cittadini aspettano di vedere attuato questo principio? I costi della politica è una delle tante ragioni per cui i cittadini rifiutano la politica partitica italiana. I politici italiani ci prendono in giro con il finanziamento pubblico e poi vantano migliaia di bonus indecenti. Più avanti nel discorso fatto a Novara, Walter Veltroni, aggiunge anche il bisogno di sobrietà ed efficienza nella politica: ‘E’ la politica che ha voluto fare un Paese complicato’. Altro traguardo utile ad avvicinare alle istituzioni i cittadini italiani che oggi le rifiutano. Finalmente. L’etica in politica passa anche di qui.
Walter Veltroni, libero dai vincoli delle botteghe partitiche, riesce a parlare chiaro e dire le cose che tutti vogliamo sentire. Senza le smentite del giorno dopo.
Fusse che fusse la volta bbona? Parafrasando Nino Manfredi, della Canzonissima della fine anni ’50, possiamo sperare che questa volta qualcosa si farà.
Così oltre a diminuire il numero di parlamentari è giusto che vengano tagliati i loro stipendi. Bisognerebbe pagarli come ‘lavoratori a progetto’. Aggiungerei io.
Fusse che fusse che entriamo nel terzo millennio? Con Veltroni?

domenica, marzo 16, 2008

Da “L’ombra di Mao” di Federico Rampini

Il Dalai Lama è la figura più odiata dai governanti cinesi. Perfino il suo volto è all’indice: l’onnipresente polizia cinese arresterebbe chiunque dovesse esibire una sua foto. Ma nessuna censura, nessuna persecuzione è riuscita a sconfiggere la religiosità diffusa, mistica e corale del popolo tibetano. Lo spettacolo dei pellegrini che invadono quotidianamente Lhasa oggi sembra “normale” perché Pechino ha ripristinato – alle sue condizioni – la libertà di culto. In realtà questo spettacolo è una dimostrazione impressionante di resistenza passiva, alla luce di quel che i buddisti hanno dovuto soffrire. Dopo l’invasione militare cinese del 1950, la tolleranza verso le tradizioni locali durò solo pochi anni. Nel 1959 una prima svolta estremista di Mao Zedong portò all’imposizione dell’ateismo di Stato. Dal 1966 al 1975
la Rivoluzione culturale intensificò le violenze contro la religione, con i famigerati “processi di piazza” ai fedeli. Il Tibet fu vittima della campagna più feroce: i comunisti cinesi uccisero 1,2 milioni di persone, un quinto dell’intera popolazione. Ma la tenacia dei tibetani ingannò perfino il leader più lucido e astuto della Repubblica popolare, Deng Xiaoping. Nel 1979, insieme con la svolta politica moderata, la normalizzazione delle relazioni con l’Occidente e l’avvio delle riforme di mercato, Deng allungò un simbolico ramoscello d’ulivo al Dalai Lama invitandolo a mandare suo fratello in visita in Tibet per constatare che le condizioni di vita dei suoi concittadini erano migliorate. Nei piani di Deng quell’apertura era il preludio per un negoziato con il Dalai Lama da posizioni di forza, per convincerlo a tornare in patria dopo essersi sottomesso all’autorità centrale di Pechino. Secondo le informazioni che Deng riceveva dal partito comunista locale, i tibetani ormai erano assuefatti alla dominazione cinese, e i progressi nel benessere materiale appagavano la popolazione. L’errore di calcolo di Deng fu clamoroso. La visita del fratello del Dalai Lama scatenò un delirante entusiasmo popolare, le manifestazioni di gioia degenerarono in cortei nazionalisti al grido di “Tibet indipendente” e “Han go home” (gli Han sono il ceppo etnico dominante della Cina). Ogni dialogo con il Dalai Lama è stato troncato. In compenso la pratica del buddismo è tornata a fiorire, sia pure con un “numero chiuso” che contingenta il reclutamento dei nuovi monaci: questo non impedisce che oggi nei monasteri di Lhasa molti di loro siano giovanissimi, segno che nessuna secolarizzazione è riuscita a inaridire le vocazioni. Sul fronte economico Pechino ha accelerato gli investimenti per dotare il Tibet di infrastrutture efficienti, dagli aeroporti alle autostrade, e per agganciarlo al boom economico cinese. Nei quartieri nuovi di Lhasa i grandi viali moderni oggi pullulano di gru per la costruzione di palazzi, dilagano le pubblicità e le insegne commerciali al neon, gli shopping mall, i negozi di elettronica e di moda. Ogni giorno che passa Lhasa assomiglia un po’ di più a tutte le altre città della Cina. Questo è vero anche nella composizione demografica: per accelerare lo sviluppo economico Pechino ha incoraggiato l’immigrazione degli Han, più istruiti e più intraprendenti. Eppure la marea dei pellegrini che sommerge Lhasa a tutte le ore in tutte le stagioni dell’anno, è lì a ricordare che questo è un luogo diverso. Mai nella storia millenaria del Tibet, il suo popolo aveva dovuto subìre una invasione etnica come l’attuale immigrazione dei cinesi. Il buddismo locale è pacifista, il Dalai Lama si è sempre rifiutato di appoggiare qualsiasi lotta violenta. Ma la religiosità tibetana ha già dimostrato in passato di saper custodire un nazionalismo profondo, che riemerge in momenti inaspettati e nelle forme più imprevedibili. Come nel Canto dell’Antilope Tibetana, che il gruppo hard rock Vajara intona a tutto volume all’una di notte, nella discoteca gremita di teenagers entusiasti: “Sotto questi cieli azzuri / Sotto le nuvole bianche / Vivono le più belle creature dell’universo / All’improvviso siete arrivati voi / Con le vostre armi e la vostra avidità / State uccidendo l’ultima antilope / Ci state divorando / Lasciateci vivere / Lasciateci vivere”.

domenica, marzo 09, 2008

Situazione Internet in Italia

Un popolo di teledipendenti allergici ad internet. E’ la fotografia Istat del rapporto tra gli italiani e l’universo hi-tech. Dal febbraio 2007 l’Istituto di statistica ha analizzato un campione di 19 mila famiglie (49 mila persone in tutto). I risultati, pubblicati il 17 gennaio 2008, sono desolanti per internet. La televisione resta la più amata dagli italiani. Il piccolo schermo infatti è saldamente in vetta nella classifica delle tecnologie più diffuse: il 95,9% delle famiglie possiede almeno una tv. Seguono a ruota cellulare (85,5 %) e videoregistratore (62%). Fuori dal podio Pc e internet, rispettivamente al quinto e sesto posto.
Nel Belpaese naviga in rete solo il 43% delle famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni (escluse quindi le coppie di anziani). La media europea è del 54%. Nel vecchio continente siamo diciottesimi, dietro la Lituania, un gradino più su di Portogallo, Polonia e Cipro. Se si considera l’intera galassia delle famiglie italiane (incluse quelle di soli anziani) l’accesso ad internet cala al 38,8%. Una delle cause sta nella scarsa diffusione del computer, porta d’accesso al web. In Italia il 41% appena della popolazione usa il Pc.
Navigare senza fili è un lusso. Il 17,3% degli internauti utilizza portatile e WiFi. Che staccano nettamente cellulare via Gprs (7,4%), telefonino Umts (6,8%) e palmare (5,2%). Cresce in compenso la banda larga. Tra le famiglie on-line, le connessioni Adsl e fibra ottica passano dal 14,4% al 22,6%.
Quali sono le mete elette dei web surfer italiani? In cima c’è sempre la posta elettronica. Il 77,3% dei navigatori sbarca in rete per mandare mail. Poi si cercano informazioni su merci e servizi (64,8%), cultura (54,7%), viaggi e turismo (43,4%) e le news (43,1%).
In Italia internet è roba da ricchi. Nelle famiglie di manager,imprenditori e liberi professionisti, il Pc ha una diffusione del 32% in più rispetto alle famiglie di operai e disoccupati. Lo scarto nell’accesso al web invece è del 37,7%. Tra i “ricchi” la Tv non è nemmeno la tecnologia principe. Ai piani alti della piramide sociale il video cede il trono al cellulare: il 97,2% delle famiglie ne ha uno.
L’accesso al web varia a seconda del reddito, ma anche del sesso. Naviga in rete il 31,7% delle donne contro il 42,3% degli uomini. E si allarga ancora la forbice Nord-Sud. Nel mezzogiorno e nelle isole, internet è alla portata del 32% delle famiglie, la banda larga crolla al 18%. Nel centro-nord i numeri schizzano rispettivamente al 41% e al 25%.
I dominatori del web sono gli “under 30”. Il 68% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è un habituè della rete, mentre il 77% possiede un Pc. Più s’invecchia meno si naviga. Tra i 35 e i 44 anni l’uso del computer scende al 54% e internet al 48,5%.
A far ben sperare sono proprio le nuove leve, sempre più distanti dal piccolo schermo e affascinati dalla rete. Altro dato incoraggiante: nel 2007 gli internauti che navigano quotidianamente salgono dal 14,1% al 16,1%.
La televisione, insomma, non cede lo scettro e internet ne deve fare di strada. Per conservare il trono, però, il piccolo schermo passa ai bit. Nel 2007 infatti prende piede il digitale terrestre (dal 15,5% al 19,3%), il satellite (dal 25,6% al 28,6%) e il dvd (dal 51,7% al 56,7%). La tv generalista, quella si, è in pericolo di vita. Qualcuno versa lacrime?

venerdì, febbraio 29, 2008

Cafè Philo a Genova

Giovedì 28 febbraio 2008. Grande successo del primo Cafè Philo a Genova. Oltre 50 persone si sono trovate da Oltreconfine Cafè in Piazza San Lorenzo per seguire il dibattito del Cafè Philo, condotto dalla brava psicofilosofa Giusy Randazzo. Visto il grande interesse e partecipazione comunico che l’iniziativa si ripeterà l’ultimo giovedì di ogni mese.
Gli argomenti da trattare saranno decisi di volta in volta. Al primo Cafè Philo si è parlato d’amore e il tema trattato ha avuto diverse definizioni non trovandone poi una che fosse in grado di comprendere questo sentimento che va oltre ogni logica di contenimento e di razionalizzazione. Giusy Randazzo è stata bravissima a condurre la discussione e partendo dal mito che racconta come l’uomo fosse stato diviso per punirlo in due parti da Giove, per la sua presunzione ad essere loro dei, poi ebbe pietà e donò all’uomo l’amore affinché potesse riunirsi con la metà mancante. L’amore come medicina e sollievo per la pena dell’essere scissi.
Una bell’inizio che ha fatto intervenire molti a legare all’amore altre cose: amore è libertà; amore è sofferenza, come piacere, dolore, possesso, legame…
L’amore è molte cose ed al termine nessuno ha più risposte ma solo domande…ed ecco che la filosofia ha svolto il suo compito. Una bella serata davvero.

lunedì, febbraio 25, 2008

Sarebbe bellissimo

Sarebbe bellissimo se in politica non entrassero i cosiddetti teodem o i teocon. Abbiamo sempre più bisogno di laicità. Abbiamo bisogno che chi si mette al nostro servizio, facendo politica, lasci le convinzioni religiose come un fatto da vivere nel suo personale privato.
Non si vuole divorziare? Non si vuole usare il preservativo? Non si vuole l’inseminazione artificiale? Non si vuole andare a vivere con un’altra donna o altro uomo? Non si vuole fare il testamento biologico? Non si vuole usufruire della legge 194? Nessuno ci obbliga a disporre di queste libertà.
Per quale motivo si vuole uniformare il mondo a propria immagine e somiglianza? Forse perché si è detentori di una verità assoluta?
La libertà è una dolce bevanda che una volta assaggiata dovrebbe aiutare a non tornare indietro, a non essere più schiavi di qualcuno o qualcosa. Purtroppo non è stato sufficiente far ingoiare quel nettare prezioso a molte persone ed interi popoli, per portarli alla causa della democrazia. Per certe menti, e certi cuori, la libertà fa paura: vuol dire prendersi la responsabilità della propria vita seguendo una strada di conoscenza che porta a se stessi, alla propria essenza.
La libertà è una bevanda che aumenta la capacità di scegliere il bene. La libertà non va confusa con la verità o la perfezione, la libertà è semplicemente l’autonomia di sé. Attenzione però, ogni passo nella vita che aumenta la fiducia in se stessi, l’ integrità, il coraggio, la convinzione, aumenta anche la capacità di scegliere l'alternativa desiderabile; finché alla fine non diventi più difficile scegliere l'azione indesiderabile piuttosto che quella desiderabile.
La libertà in questo modo diventa il grado di misura del proprio egoismo e insieme di dominio delle rinunce alle soddisfazione dei bisogni.
Continuando nel paradosso, dove la sola libertà che non abbiamo è quella di non essere liberi, viviamo psicologicamente schiavi di gabbie costruite da noi stessi: pensate che spendiamo miliardi di dollari per fare la guerra con lo scopo di rendere sicura la nostra libertà. Una libertà che ci fa prigionieri.
Dove sono allora i politici che perseguono la vera libertà?

mercoledì, febbraio 20, 2008

I vantaggi della donna

C’è la commissione ministeriale delle pari opportunità, e l’anno 2007 trascorso era stato proclamato Anno europeo Pari Opportunità per Tutti. Bisogna anche dire però, che essere donna ha molti vantaggi e dà maggiori opportunità.
Esempi: l’automobile per le donne è solo un mezzo di trasporto e non un corrispondente proporzionale alla virilità; così il box auto non è una delle sue massime aspirazioni della vita. Inoltre con le loro amiche possono parlare di molte cose senza discutere se fare o non fare sesso sfrenato. Nessuno le domanda quanto resistono...per questo possono fingere gli orgasmi senza essere scoperte, ma allo stesso tempo i loro orgasmi possono essere multipli; insomma recuperano in qualità. Possono divertirsi anche in bagno a chiacchierare con le amiche.
Altro fatto indiscutibile le donne sono decisamente più sensibili, ordinate, curate, fresche e profumate. Non sono costrette a ridere per una stupida barzelletta sporca. Possono avere i capelli del colore che più le piace e tagliandoseli a volte possono anche cambiare la vita. Le donne sono intuitive Si relazionano con serenità con ogni tipo di persona, senza dover pensare ossessivamente di come fare per portarsela a letto. Hanno un buon rapporto con gli animali...
Non hanno bisogno della mani per fare pipì, possono andare in giro senza mutande. Sono la pratica di tutta la teoria.
Ancora, conoscono almeno altre 20 bevande oltre alla birra. Hanno gli orizzonti meno limitati. Hanno meno colesterolo. Non hanno bisogno di essere in gruppo per trovare il coraggio di abbordare qualcuno. Sanno digerire senza essere volgari. Soprattutto non saranno mai un ‘vecchio porco’.
Allora in fondo quali opportunità possono prendere dall’uomo? Forse per fare la fila più corta per andare al bagno? Aprire i vasetti da sole? Sapere tutto sulle auto? Non trascinarsi dietro la borsa piena di cose inutili? Poter ammirare il proprio divo, senza morire di fame per avere qualche somiglianza? Comperare preservativi senza che il negoziante le immagini nude? Perché gli amici non ti incastrino mai con un ‘noti qualcosa di diverso’?
O non sarà mai per perdere una ‘opportunità’ sessuale, perchè non te la senti?
Così come il fare un bel rutto, che è quasi atteso di tanto in tanto?
Naturalmente scherzo…ma pensateci su. E buone opportunità a tutti.

martedì, febbraio 19, 2008

L'ambiguità di G. Ferrara

Giuliano Ferrara incarna attraverso le sue battaglie tutta l’ambiguità possibile.
Giuliano Ferrara ha attraversato tutte le posizioni politiche: da comunista è diventato prima socialista per approdare a Forza Italia; come da ateo è diventato bandiera del clericalismo, con l’invenzione della moratoria sull’aborto.
Forse ambiguo è anche il nostro pensiero, ma Ferrara si è sempre distinto contro le donne e la femminilità. Non dimentichiamo la pubblicazione su Panorama, di cui Giuliano Ferrara prese la direzione nel 1996, della videocassetta dell’incidente probatorio di Stefania Ariosto, l’accusatrice di Previti. Si voleva far passare Stefania Ariosto come una instabile mentale.
Ora si candida non solo per diventare un senatore della Repubblica italiana - dopo che ci aveva provato contro Di Pietro nel Mugello nel 1997- ma anche Ministro della Salute…lui con la sua stazza dovrebbe insegnarci a dimagrire? Giuliano Ferrara ministro lo è già stato con il primo governo Berlusconi nel 1994: Rapporti con il Parlamento, l’attizzatore di risse, l’inventore della TV spazzatura; anche qui chi non lo ricorda dentro il bidone delle immondizie mentre si cosparge di rifiuti? E il suo teatrino sulla 7 dove, intervistando Berlusconi disse che aveva fatto bene a sbattere fuori dalla Rai Biagi, Santoro e Luttazzi, metteva in difficoltà il suo capo? Ora con la lista per la vita chiamata Pro-life, cerca consensi attaccando la pratica abortiva come omicidio e selezione genetica razzista. Ancora sostanzialmente una battaglia contro le donne mascherata da frasi come: ‘Vogliamo restaurare amore e buonumore, come scriveva il teologo Ratzinger. Il risultato sarà una sorpresa, ne sia certo...’- scrive a Berlusconi, sempre il suo referente politico: dovrebbe essere lui ad accoglierlo, a non abortirlo.

martedì, febbraio 12, 2008

In democrazia servono i numeri

In democrazia servono i numeri, serve una maggioranza per prendere le decisioni e governare. Purtroppo alla sinistra, cosiddetta radicale, questo sembra non interessare: procede con proclami, slogan e iniziative sapendo benissimo che da sola, con il 10% dell’elettorato, sarà impossibile fare qualcosa di utile all’Italia. Alla fine la sinistra, cosiddetta antagonista, rivela la sua aspirazione a fare solo l’opposizione.
Nel panorama politico italiano dove prevalgono i personalismi, le frammentazioni basate sui distinguo, non si riesce a trovare mai la sintesi per le decisioni da prendere.
Il centrodestra, evocando un inesistente pericolo comunista, giocando sull’emotività e sul carisma di un capo-padrone, riesce a compattarsi ed avere un buon risultato elettorale. Il centrosinistra invece pur seguendo un razionalismo pragmatico si divide e, rincorrendo battaglie astratte, dimentica gli obiettivi concreti.
Ricordate come era caduto il governo Prodi nel 1998? Per la richiesta di Rifondazione Comunista delle 35 ore settimanali, quali toccasana per l’occupazione. Che battaglia era? Nessuno l’ha più rispolverata. Oggi dopo le varie uscite dei numerosi personaggi: Pecoraro Scanio, Giordano, Di Pietro, Diliberto, Mastella, Dini e successo lo strappo. Se si chiederà perché è caduto nuovamente il governo Prodi, saranno in pochi a ricordarlo. Non sarebbe ora di porre fine a questi siparietti? Se non si cerca di perseguire una maggioranza vera con uomini nuovi, scelti dai cittadini e non dai partiti-bottega non si riuscirà a cambiare niente. In verità neanche Veltroni è un ‘nuovo’, però il soggetto politico che rappresenta è la vera scommessa per una nuova politica, e al suo interno stanno crescendo uomini e donne con la voglia di cambiare.
In democrazia servono i numeri e anche le teste.

domenica, febbraio 10, 2008

Per San Valentino

Lascia perdere gli oroscopi e segni zodiacali, quel giorno che ti ho incontrato mi sono innamorato di te non perché c’era Marte che entrava in Venere o Mercurio che usciva da Giove, ma perché hai risposto al mio sorriso e vederti ridere è stata la mia gioia. Vederti com’eri bambina è il mio segreto d’amore.
Ricordo che ti ho invitata al cinema e nel buio della sala ci siamo presi le mani, solo con quelle abbiamo parlato; abbiamo scambiato più di mille parole.
Abbiamo intrecciato le dita, stretto i palmi, accarezzato i dorsi…le mani, le nostre mani scoprivano i nostri corpi. Toccandoci abbiamo scoperto l’amore.
Lascia perdere San Valentino e le feste comandate; quelle dedicate a questo o quel santo protettore, mi sono innamorato di te e continuo ad amarti senza raccomandazioni. Ti amo per quello che sei, per la tua spontaneità. Amo la tua aria ingenua e lo stupore che scambi.
Ricordo il nostro primo bacio. Ricordo tutte le sensazioni, il brivido che mi donò e che durò parecchi giorni: con la lingua, capii cosa vuol dire gustare, assaggiare, bere umori e vita.
Abbiamo da allora continuato a baciarci ed ancora oggi al mattino o anche dopo una lite, ciò che suggella il risveglio, la pace e il nostro amore è sempre un bacio.
Lascia perdere tutto e mantieni solo i tuoi baci d’amore.

venerdì, febbraio 08, 2008

1968 - Cantavo e canto ancora

1968 sono passati 40 anni. Allora cantavo ‘Hei Jude’ dei The Beatles; allora sognavo la rivoluzione.
Terremoto in Sicilia. La Valle del Belice è distrutta. Allora cantavo ‘Ragazzo triste’. Muore la Primavera di Praga con i carri armati sovietici. Vengono assassinati Martin Luther King e Robert Kennedy. Nixon diventa presidente USA. Si cantava ‘Strangers in the night’. La polizia spara sui manifestanti ad Avola. Io cantavo ‘Contessa’.
Gli studenti di tutto il mondo si muovono contro l’autoritarismo. La società si scopre vecchia e di fronte ad una scolarizzazione di massa sembra incapace a dare a tutti un futuro; ma non è una guerra al potere, c’è invece una ricerca di spazi nuovi, di forme di aggregazione diverse. Cantavo ‘Delilah’.
A Città del Messico strage di studenti da parte dei militari in Piazza delle Tre Culture. Cantavo ‘Qui e là’. Tutte le istituzioni, compresi i partiti di sinistra rimasero interdetti. Cantavamo: ‘Cera un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones’. Ci sono i primi cortei che inneggiano a Mao Tse Tung. Cantavo ‘Affida una lacrima al vento’.
Avanza la contestazione studentesca. Guerriglia a Valle Giulia. Cantavo la ‘Canzone di Marinella’. Ondate di protesta contro la guerra in Vietnam. Cantavo ‘Un’ora sola ti vorrei’.
19-20 maggio, si va alle elezioni politiche. Cantavo ‘Yesterday’. Nasce Lotta Continua. Cantiamo tutti: ‘Vengo anch’io no tu no’. Nasce Potere Operaio. Cantavo ‘Bang Bang’. Nasce l’Isolotto di don Mazzi. Cantavo ‘Cuore Matto’. Sant’Ambrogio a Milano…uova marce contro la borghesia. Cantavo ‘Nel cuore, nell'anima’.
Il 1968 finiva e continuavo a cantare. Si cantava ‘Massachusets’ e ‘L’ora dell’amore’. La rivoluzione è finita. Canto ancora.

martedì, febbraio 05, 2008

La parola ai cittadini...ma la si dia davvero


Sono passati alcuni mesi dal 14 ottobre, quando in tutta Italia furono scelti i candidati per la costituzione nazionale del nuovo Partito Democratico. La risposta di partecipazione fu ampia e dimostrò che c’è molta voglia di partecipazione alle scelte politiche e soprattutto di nuovi modi di fare politica.
La legge elettorale approvata solo dal centrodestra nella scorsa legislatura era stata concepita per non permettere al centrosinistra –a quel tempo dato per favorito dai sondaggi- di governare, e ci sono riusciti. Si è cercato nelle consultazioni di Marini di modificarla ma non si è riusciti. Questo è un fatto gravissimo poiché darà nuovamente alle segreterie dei vecchi partiti la scelta di chi dovrà essere eletto, estromettendo la preferenza dei candidati agli elettori
Ora, in questi giorni, si sono svolte le elezioni per costituire i circoli territoriali del nuovo Partito Democratico, ritirando la tessera di fondatori. Ed io non solo sono andato a 'fondare' il Partito Democratico, ma mi ci sono anche autocandidato, per il circolo territoriale di Portoria Carignano. Sono stato anche eletto con soddisfazione...anche se penso che dovrebbero farsi avanti dei giovani. La cosa mi consola per quanto riguarda le candidate femminili, dove la più votata in assoluto nel seggio dov’ero candidato io, è stata una giovane di 24 anni.

Per dare forma a questo nuovo soggetto politico, sono inevitabili le contraddizioni, insieme col trascinamento, in parte, del vecchio ceto politico: non si può inventare e fare in politica una cosa totalmente nuova senza contare su esperienze e persone impegnate su questo fronte.

La cosa sperabile è che teodem e personaggi ambigui- per non dire falsi- come Giuliano Ferrara e Paola Binetti non dettino loro le condizioni delle scelte politiche, che dovranno essere improntate sulla laicità assoluta. Quindi benvenuti i cattolici, poiché nella realtà italiana senza di loro non avremmo né il divorzio né la legge 194, ma bisognerà stare molto attenti affinché le posizioni religiose che riguardano la fede e la dimensione personale, siano poi imposte anche ai non credenti o ad altri di diversa religione. E’ assurdo l’inalberamento di certi cattolici sulla regolamentazioni delle coppie di fatto: ma che fastidio gli danno? Regolamentare una situazione di convivenza non lede nessun diritto –anzi gli amplia- non costringendo nessuno a fare delle scelte circa la condivisione degli affetti.
La scommessa e l’avventura di un partito nuovo deve continuare e diventare lo strumento per una conseguente nuova politica. Una politica che sappia progettare il futuro e quindi aperto e pronto ad accogliere tutti i giovani che vogliono impegnarsi per costruire su valori condivisi di democrazia, libertà, laicità e giustizia una società più giusta.

venerdì, febbraio 01, 2008

Destra o Sinistra per DNA?

Ad intervalli regolari vengono annunciate le scoperte biologiche che determinano le più varie malattie e stati psicologici umani. Con la scoperta del gene che provoca la morte precoce, chiamato Cloto, ecco quello che provoca l’ernia, la paura, l’infedeltà e l’eterna giovinezza…recentemente è stato trovato il gene che provoca l’obesità. Ricordo anche la scoperta del gene della violenza, nell’agosto del 2002: ‘Sei violento? Decide un gene’, così titolava la stampa quotidiana. Poi abbiamo, sempre in quello stesso periodo, trovato il gene del linguaggio: un gene potrebbe far parlare gli scimpanzè…per ora, intanto, parlano anche gli idioti.
Ricordo la scoperta data dalla Rockefeller University di New York, dove Paul Greengard scoprì la molecola responsabile della depressione. La molecola si chiamava P11 ed era forse l'anello mancante a lungo cercato per capire le basi molecolari della depressione.
Oggi, 31 gennaio 2008, viene ripresa una notizia dello scorso anno,-chissà perché?- tratta da uno studio condotto dalla New York University, per cui la scelta di essere un conservatore o un liberale dipende dai neuroni del nostro cervello: altro che materialismo storico, lotta di classe, condizione sociale e altro…sono le attività cerebrali a determinare le tendenze politiche. Essere di destra o di sinistra non dipenderebbe dalla nostra volontà - o dall'educazione ricevuta - ma dal corredo genetico. Progressisti o conservatori quindi si nascerebbe e non lo si diventerebbe. Con quest’ultima scoperta, il Corriere della sera si lancia nel titolo: ‘Destra o sinistra: dipende dai geni?’. Non è serio e nemmeno vero.
Come reagire a queste informazioni? Noi profani divoratori di farmaci e notizie cosa dobbiamo pensare? dovremo solo sorridere o sperare? Gratta, gratta forse scopriremo che ancora una volta non ci sono ragioni di salute, ma ragioni di business: riportare situazioni psicologiche, sindromi psichiatriche, stati esistenziali e perfino le scelte politiche ad un eccesso o ad un difetto molecolare per i quali è già pronto il farmaco, è solo un metodo per accrescere il fatturato di certe case farmaceutiche. Non è un caso che quei ricercatori poi lavorino per quelle stesse aziende. Che non abbiano nel frattempo da venderci una pillola contro Berlusconi o Veltroni?

lunedì, gennaio 28, 2008

Che tristezza

Che tristezza, non che Prodi mi spingesse all’allegria, ma si poteva con la sua guida, risalire lentamente la china dopo un quinquennio devastante.
Certo che dopo 14 anni avere ancora, tra i possibili candidati a guidare il governo, un personaggio come Berlusconi mi deprime. Certo che per pochi voti avevamo corso il rischio di confermarlo già la volta scorsa. Bisogna dire che come venditore Berlusconi è l’uomo più abile d’Italia, in fondo conosce bene la psicologia dell’italiano medio, incarnandone difetti e virtù: caciarone, infingardo, furbastro e insieme intraprendente, creativo, amicone, del tipo ‘una mano lava l’altra’.
La volta scorsa aveva rischiato di vincere, con la trovata dell’abolizione della tassa dell’ICI; durava ancora una settimana avrebbe promesso di levare anche quella sulla spazzatura. L’importante è vincere. Mantenere le promesse è tutta un’altra cosa. C’è qualcuno che ricorda se ha mantenute quelle precedenti? Ricorda quali sono le leggi fatte da lui più importanti? No, l’italiano ha la memoria corta. Poi a me in verità hanno sempre fatto più paura i suoi servi, i capibastone; infatti le peggiori ‘porcate’ le hanno fatte quelli che gli sono stati sempre vicino: tipo Saccà, con l’allontanamento di Biagi e Santoro. Quando ci sono dei padroni, succede sempre che i servi per mettersi in bella mostra compiano delle nefandezze. A lui bastava sconfessarne poi l’operato.
Io potrei rassegnarmi a vedere vincere la destra, d’altronde la democrazia vuol dire alternanza e assunzione di responsabilità, e la sinistra italiana ha dato un pessimo esempio di governabilità; ma vorrei vederne, insieme alla sinistra, una diversa. Mi sembra che non ci sia allo stato attuale nessuna alternativa.

martedì, gennaio 22, 2008

Una legge elettorale subito

Cosa c’è da dire per l’uscita di Clemente Mastella dal governo? Poco, se non ancora la conferma di come è ridotta oggi la politica. Ma può un eletto, capo di un partito che raccoglie 1,3%, per motivi suoi personali di rapporto con la giustizia far cadere un governo? Sì, oggi è possibile. E di uomini come Mastella, la classe politica è piena. Loro intendono il potere non come un servizio al paese, ma un mezzo per sviluppare interessi e influenze personali. Infatti, nel giorno delle dimissioni da ministro della Giustizia, Mastella disse pomposamente che tra il potere e l’amore della famiglia sceglieva quest'ultimo. Già, ha detto ‘il potere’.
Per impedire ricatti politici e per riformare questa classe politica un aiuto potrebbe darlo una diversa legge elettorale: l’attuale delega alle segreterie dei partiti, e soprattutto ai loro leader, la scelta dei candidati e insieme chi potrà essere eletto. Quindi mi auguro che non succeda più che chi detenga l’1,3% dei consensi ricatti e faccia cadere un governo. Si trovi presto una nuova legge elettorale, che dia ai cittadini la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti e allontani questi partiti ad uso famigliare.

*Pubblicato da Italians e l'Unità il giorno 23 Gennaio 2008 e da SecoloXIX il giorno 24 gennaio 2008

giovedì, gennaio 17, 2008

Bisogno di laicità

Il tema della laicità ha acquisito una forte valenza proprio per la crisi della politica e la conseguente ingerenza della Chiesa Cattolica nel governo dello Stato italiano. Per questo motivo, al momento, non si è riusciti ad avere una regolamentazione delle unioni civili, si sono posti limiti alla procreazione medicalmente assistita e non si possono proseguire le ricerche sulle cellule staminali fetali. In sostanza con il clima di oggi non avremmo né il divorzio, né la legge che disciplina l’aborto. Per quest’ultima normativa c’è un attacco che va al di là del senso della legge stessa e della sua funzione: si cerca di far arretrare una serie di conquiste laiche e civili. Non parliamo poi degli attacchi contro gli omosessuali e le continue posizioni sessuofobiche per l’uso degli anticoncezionali. In ultimo, la moglie incriminata dell’ex ministro Mastella è arrivata a dire di essere attaccata dalla magistratura perché è cattolica.
Cosa vuol dire? Si vive un senso di minaccia da ambo le parti e questo non aiuta il dialogo, la convivenza e quindi la laicità. Viviamo rigurgiti clericali e integralisti che si inseriscono in quello che molti denunciandolo, paradossalmente, l’auspicavano: lo scontro di civiltà tra Occidente e Islam.
Non dobbiamo seguire questi predicati. Nessuno detiene il monopolio della verità. Separare lo Stato dalla Chiesa, il diritto dalla morale, i fatti dalle preferenze, rappresenta di per sé un valore; nonché il presupposto per riconoscersi in valori comuni: razionalità, dubbio, diritti umani, pace, giustizia...ecc. Sono regole e insieme valori.
Tutto quanto non può essere soltanto monopolio di una fede religiosa: ebrea, musulmana o cattolica che sia. Ciascuno difenda con coraggio ciò in cui crede, ma poi sia garante degli spazi di dibattito: così potremo essere laici. Tolleranti e devoti, critici e fideisti, devono trovare l’idea di uno spazio neutro, laico e non anticristiano, dentro il quale tutti possano stare, in condizioni di riconoscimento reciproco.
L’uomo ha le possibilità per migliorare la sua vita e a superare le concezioni arcaiche. Quello che la Chiesa condannava, tipo la democrazia o la non centralità della Terra nell’universo, in seguito è stato recuperato e riconosciuto valido. Questo perché c’è stato un confronto tra religione e scienza; tra sapere fideistico e sapere razionale. Ognuno faccia autocritica.

giovedì, gennaio 10, 2008

Lettere dalla Kirghisia due anni dopo, di Silvano Agosti

Kirghisia è il paese del benessere, della felicità, un paese dell’utopia dunque e questo ci aiuta a credere che volendo si possa finalmente vivere tutti a Kirghisia.
Prendendo in mano il libro di Silvano Agosti, scopriamo immediatamente che a Kirghisia i libri hanno i caratteri di una giusta dimensione, per cui a leggerli non si fatica. Subito dopo scopriamo, dalla prima lettera, che a Kirghisia non c’è bisogno delle ferie. Sì, perché ‘Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili…’. Le ferie in questo contesto appaiono un concetto insensato: a cosa servono se ogni giorno si vive interamente? Si vive insieme la festa e il lavoro? Il tempo non è più carico della tensione di perderlo o sprecarlo con il conseguente malessere sociale.
I politici? Quelli a Kirghisia sono tutti volontari; nel senso che si occupano delle cose pubbliche ma senza guadagnare di più di quello che avevano prima di iniziare quel compito. E poi ancora avanti così, a descrivere tutte le cose sagge e possibili che in questo paese dell’Utopia, sono realtà. La Kirghisia, un altro esempio, è un paese dove gli stadi di calcio sono semivuoti, non perché la persone non amino questo sport, ma perché negli anni hanno iniziato tutti a praticarlo, invece di sedersi sugli spalti, scendono in campo. Queste sono solamente alcune delle tante cose belle e meravigliose che regolano la vita a Kirghisia.
Questo secondo libro composto da lettere spedite da Kirghisia, prosegue quello delle prime lettere, che descrivevano questo paese in cui l’autore era capitato per caso: per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiava ha dovuto fare scalo per due giorni e così ha scoperto una società dove si vive sereni e ognuno gestisce il proprio destino. Il primo libro ‘Lettere dalla Kirghisia’ era uscito nel 2004 e conteneva le prime lettere pubblicate sul quotidiano L’Unità, nell’anno precedente. Ora prosegue con le ‘Lettere dalla Kirghisia due anni dopo’. Nel libro uscito lo scorso anno ci sono 14 lettere totali; ovvero ci sono le prime dieci spedite ad amici da quello strano paese, contenute nel primo libro, più altre quattro ed insieme a quella di Fabio Volo e alcune considerazioni. A leggerlo scopriamo che quel paese in realtà vive nel desiderio di ognuno di noi e non si riesce a capire come mai non lo riesce a raggiungere nessuno; Silvano Agosti, con semplicità e grande saggezza, riesce a farcelo gustare.

domenica, gennaio 06, 2008

Recensione al mio libro

L'amico Antonio Caron ha recensito il mio piccolo libro: 'La poesia come un accidente...'. Qui c'è il link .Questa è la seconda recensione. La prima fu fatta da Marina Giardina la quale in seguito è divenuta una cara amica. La troverete sul mio sito web. I libri a volte creano dei bellissimi circoli virtuosi. Comunicano alle persone delle emozioni intime e con questi riconoscimenti si avvicinano. La scrittura per questo conserva qualcosa di magico. Anche i blog aiutano a far incontrare e conoscere persone. La magia continua. Ma bisogna ricordare che non è un caso: tutto fa parte di un misterioso ordito per realizzare il nostro destino che è quello di scoprire e divenire ciò che siamo.

sabato, gennaio 05, 2008

Il Kenya fa riflettere

Con il Kenya sull’orlo della guerra civile abbiamo una sensazione di dejavù e la constatazione che a distanza di oltre mezzo secolo l’Africa non ha ancora trovato un equilibrio politico sociale. Erano gli inizi degli anni ‘60’ quando l’Africa con le guerre di liberazione e le conquiste dell’indipendenza si affacciava sulla scena mondiale con la speranza e la fiducia per la costruzione di un mondo più giusto e libero. Passarono pochi anni e tutti i leader di quelle battaglie anticoloniali che presero il potere furono rovesciati, imprigionati, esiliati o uccisi. L’Africa rivelava la condanna umana a ripetere il dramma del potere: ascesa e caduta; passione e morte.
L’Africa prima di Nasser, (era il 1956) non aveva nessun nome da portare nella storia del mondo. L’Africa era anonima: i mercanti vi avevano prelevato milioni di schiavi, i bianchi avevano tracciato delle linee creando ipotetiche nazioni, avevano massacrato intere tribù, depredato le ricchezze naturali, e di nessun martire ci era pervenuto il nome. Dopo, con le lotte di liberazione, arrivarono molti nomi: Ben Bella, Nkrumah, Sékou Tourè, Lumumba, Idi Amin Dada ecc.
Come diceva Kapuscinski, la storia risponde alla domanda: perché? Il perché potrebbe essere il perpetuarsi delle dittature: la dittatura suscita l’opposizione e l’opposizione organizza il colpo di stato. Il ciclo ricomincia. Il processo di democratizzazione è lento e in Africa è ancora tutto da raggiungere.
In Africa i veri partiti sono le tribù; ognuno appartiene ad un gruppo etnico ben distinto che continua a fare la guerra con gli altri.
Ora la rielezione del presidente Mwai Kibaki, un politico di 76 anni con oltre 45 anni di attività, sotto accusa di brogli elettorali, rilancia la guerra tribale tra i kikuyu e i lou. Solo l’intervento dell’arcivescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace, e della Comunità Internazionale si è riusciti per il momento a frenare una crisi dalle conseguenze devastanti per tutto il Corno d’Africa.
Nel frattempo è bene ricordare che dal 31 gennaio 2007 sono in corso 29 guerre e di queste 9 sono in Africa. Se non si ferma quella del Kenya si arriverebbe a 10. Ecco l’elenco: Algeria 150 mila morti dal 1991 - Costa d’Avorio 5 mila morti dal 2002 - Nigeria 11 mila morti dal 1999 - Ciad 50 mila morti dal 1996 Sudan-Darfur 250 mila morti dal 2003 - Rep.Centrafricana 2 mila morti dal 2003 - Somalia 500 mila morti dal 1991 - Uganda 20 mila morti dal 1986 - Congo R.D. 4 milioni di morti dal 1998.

sabato, dicembre 29, 2007

Capodanno 2008

Vorrei che il prossimo anno si potesse vivere senza affanno
Camminando piano tenendoci per mano
Vorrei un gennaio gentile, come il mese d’aprile
Oppure un luglio fresco, con il fiore di pesco
Vorrei per tutti un lavoro, che dia ad ognuno decoro
E rifondi speranza anche a chi solitamente non danza
Vorrei giornate serene, passate con chi si vuole bene
Belle chiacchierate con gli amici, in tante serate felici
Vorrei solo notizie belle, da ridere a crepapelle
E se scappa una notizia brutta, sia perché dopo il dolce non c’è la frutta
In conclusione ispirato da Gianni Rodari, mettendomi così in pari:
‘Se voglio troppo non datemi niente, datemi una faccia allegra solamente’.

giovedì, dicembre 27, 2007

Ricordando Gualtiero Schiaffino

Una brutta notizia funesta questo Natale 2007: la morte di Gualtiero Schiaffino, firma storica della satira politica italiana. Gualtiero Schiaffino era un uomo eclettico, un imprenditore culturale dai mille interessi: editore, politico, scrittore, giornalista, disegnatore fumettista, curatore di mostre di grafica, illustrazione, festival dell’umorismo e letteratura per ragazzi; organizzatore di tornei di Ciclo-Tappo (di cui era l’ideatore con la Federazione Italiana Gioco Ciclo-Tappo nata nel 1993). Ex assessore alla Cultura per la Provincia di Genova, Gualtiero Schiaffino era da sempre impegnato nella promozione del libro e della lettura: il premio Andersen, che porta lo stesso nome della rivista di letteratura per ragazzi, è stato creato da lui nel 1982.
Insieme ai vignettisti e cartoonist genovesi, quali Rino D'Anna, Agostino e Franco Origone, Alberto Boccardo e Sergio Fedriani, Gualtiero Schiaffino ha rappresentato la ‘punta’ dell’illustrazione umoristica ligure.
Che dire di più di lui? Per me un amico, un uomo brillante dallo spirito ironico e piacevole. Con Schiaffino tutto ruotava attorno al sorriso e alla sottile sapienza di godere al meglio la vita. Mi mancherà.
Nel dicembre 2004 avevo raccontato della fantasia satirica di Gualtiero Schiaffino sulla politica della nascita dei partiti: una profezia? Ancora mentelocale.it nel marzo del 2005 un articolo aveva descritto gli aspetti creativi di Gualtiero Schiaffino. Rileggendoli rivedo l’amico Gualtiero e la sua verve, la sua vitalità, le sue battute geniali…
Chi non si è imbattuto nei suoi nonsense? Nelle sue freddure, barzellette, vignette e scherzi? Chi non ricorda il suo manuale satirico pubblicato da Zanichelli con successo? Il libro si chiamava ‘Verba Volant - Manuale di brillante conversazione per ben figurare in società, indispensabile al fine dicitore’: un volume di 400 pagine che aiutava a rendere leggeri, a far volare appunto, concetti importanti e pesanti della pubblica amministrazione. Pubblicato nel 1982 da Zanichelli, ora fuori commercio, rimane un libro attualissimo.
Non ho altro da aggiungere. In questo Natale sono un po’ triste per Skiaf –così firmava le sue vignette satiriche sulle importanti riviste del genere. Oggi ho preso uno Skiaf, non uno dei suoi soliti, quelli che allargavano bocca e cervello; oggi ho preso uno Skiaf che stringe il cuore e fa più poveri.

domenica, dicembre 23, 2007

Potere italiano

Non potevo non scrivere niente sulle telefonate intercettate. Così una piccola riflessione la metto su questo blog:
Indubbiamente il contenuto della telefonata tra Berlusconi e Saccà è l’emblema e la conferma di ciò che da sempre pensa la massa degli italiani del potere: un continuo intrallazzo tra chi ha soldi e cariche pubbliche; tra raccomandati, servitori, e politici, trafficanti. In fondo questa è la politica senza un contenuto etico.
Sono passati oltre 15 anni da quando scoppiò in Italia la ventata moralizzatrice di ‘Mani Pulite’; poco è cambiato, forse nulla. Sono entrati in politica i referenti a cui erano asserviti gli scambi di favori, ma non sono cambiati i metodi. Non è cambiato il costume vessatorio, di ricatto, di compra-vendita di voti e consenso soprattutto legato al potere esercitato dalla televisione.
Il campione di questa politica sporca è proprio colui che faceva dell’antipolitica il suo manifesto: il privato che guardava all’interesse della capacità professionale, imprenditoriale del fare e della libertà, ovvero Berlusconi. Bell’esempio.
Le capacità sono quelle di raccomandare bene le persone o di essere raccomandati ad un ente che poi viene condannato perchè assume tutti per raccomandazione. L’imprenditoria e più semplicemente una prenditoria, dove ogni cosa ha un prezzo e basta pagare; per cui libertà o non libertà si può ottenere sempre quello che si vuole. Naturalmente per certi ricchi, per gli altri chi se ne frega; anzi le intercettazioni provocano scandalo non per il contenuto destabilizzante, ma perché sono state rese pubbliche. Meno male che tutti hanno la possibilità di conoscere. A questo serve la democrazia e la libertà: quello di sapere; sapere chi sono i personaggi che si candidano a governarci da sempre. Le solite maschere arlecchino-pulcinellesche.
Questo mio articolo è stato pubblicato oggi 24 dicembre su L'Unità

venerdì, dicembre 21, 2007

il Buon Natale che ho inviato agli amici

Un buon Natale che estendo a tutti i visitatori del mio blog:
Un Buon Natale per non essere banale e non apparire scontato come il telegiornale, che racconta le feste con il solito rituale, deve essere semplice, fuori dallo stress, e dalla corsa al regalo.
Un Buon Natale per essere vero, e ricordarci che siamo in attesa di un evento miracoloso, deve essere silenzioso, ovattato come i passi nella neve che ammanta di bianco ciò che si vede.
Un Buon Natale si deve preparare pensando ad una nascita, come ad una festa; poiché insieme ad un bambino nasciamo tutti, come si nasce, e si muore, ogni giorno e ad ogni ora.
Un Buon Natale si vede nelle opere di bene, nei pensieri buoni, nei visi distesi, nei gesti d’affetto che rammentano, sebbene siamo tutti nati in posti, giorni e anni diversi, che siamo qui insieme a dirci Buon Natale. Buon Natale e ancora Buon Natale.
Noi nasciamo sempre tutti, oggi.

martedì, dicembre 18, 2007

Regalare solidarietà

Una notizia in piccolo su ‘Affari e Finanza’, inserto de La Repubblica, dice che Giorgio Armani regala quest’anno solidarietà. Un semplice biglietto a stampa avverte che la sua maison, per il Natale non manda regali perché i soldi corrispondenti sono stati utilizzati per fare una donazione all’Unicef. ‘Bene, bravo, evviva’, commenta Giuseppe Turani, autore dell’articolo, aggiungendo che il Natale dovrebbe servire proprio ad adoperare i soldi per fare del bene, e non a sprecarli in regali spesso inutili. Allora un plauso a Giorgio Armani, insieme un esempio da imitare, aggiungo io.
Potrebbe essere una bellissima idea regalare un biglietto che testimoni che è stata fatta una donazione. Le associazioni di solidarietà sono tantissime, basterebbe sceglierne una e inviatale una somma, fotocopiata la ricevuta di versamento si potrebbe, dopo averci scritto sopra i nostri auguri di Buon Natale, distribuirla a parenti, amici e conoscenti- a tutte le persone cui si regala qualcosa ogni anno. Sarebbe un Natale fantastico, che forse non accrescerebbe il PIL, il trend dei consumi, ma di sicuro diminuirebbe le spese statali per il cosiddetto welfare e disagio sociale. Una ventata di bontà investirebbe tutti e prenderebbe corpo un significato più vero nel festeggiare la nascita miracolosa.

Pubblicato oggi 19 dicembre su La Repubblica e su Il Secolo XIX

venerdì, dicembre 14, 2007

Fare l'amore

Fare l’amore, così si dice per l’amore tradotto in termini fisici. L’amore sottintende sempre un fare: l’amore va sperimentato. Nella Bibbia fare l’amore, ovvero compiere l’atto sessuale, è il paradigma della conoscenza. Fare l’amore senza penetrazione non è possibile. Allo stesso modo non si può sperimentare la conoscenza senza penetrare nel linguaggio, nel senso delle parole.
Ma come si impara a farlo? Come farlo la prima volta. Come farlo ovunque tranne che a letto. Come farlo in modo ecologico…siamo fuori strada: quelli sono titoli di guide che non aiutano. Considerando l’amore uno scambio sessuale, può succedere di tutto; può succedere ad esempio che ci si rinfacci le prestazioni: l’hai fatto male; pensavi ad un’altra; sei stato troppo svelto…per lui. Per lei invece si può aggiungere: non hai partecipato; avevi paura di far rumore; eri stanca…
Tutti equivoci sull’amore come scambio. Per Erich Fromm l'amore non può essere insegnato, bensì deve essere acquisito tramite uno sforzo continuo, una attenta disciplina e paziente applicazione.
Raggiunto l’amore vero ci accorgeremo che quello è la sola medicina che cura tutti e tutto. L’amore guarisce dalla solitudine e dalle difficoltà dell’esistenza; ma intendiamoci bene, quella medicina, non è ‘fare l’amore’ come equivalenza del ‘fare sesso’. La medicina dell’amore è particolare, fa vivere con l’altro e gli altri in maniera nuova, come sostiene ancora Fromm:’io ti dono qualcosa e tu non mi devi dare nulla; tu mi regali sorrisi e abbracci ed io sono contento. Ci incontriamo ogni giorno su un piccolo sentiero, facciamo dei passi insieme sull’orlo di un burrone, ma non abbiamo paura’.
Tornando al ‘fare sesso’, dovremo essere grati alla Natura per il potere che ci ha dato nel continuare a farlo anche senza lo scopo di scambiarci materiale genetico, né per una pulsione inconscia a spandere i propri geni facendo figli, e così perpetuando la specie, ma per godere dell’orgasmo. Per qualcuno questo potrebbe rappresentare anche l’inesauribile carità di Dio. Poi ci sono anche molti altri motivi, per cui si fa sesso per esibizione, cultura, commercio, passatempo…
In conclusione noi giriamo sempre intorno all’amore e da questo dovremmo dedurre che: il sesso basato sull’ammirazione è un buon sistema per ottenere l’autografo; quello basato sull’affetto è ottimo; quello fatto fra compagni è buono per dividere le spese; quello basato sull’intimità è fantastico, ma è quello basato sull’amore che diventa un cemento che fa crescere persone e bambini.

*Pubblicato da ITALIANS il 30

giovedì, dicembre 13, 2007

Il mercato di Palazzo Madama: dal capocomico alla spalla

Marco Travaglio suul'Unità di oggi
Avrei voluto scrivere qualcosa io su questa ennesima telenovela che ci regala il 'nano', la vera anomalia politica italiana che riassume tutta la cattiva classe dirigente. Ma Marco Travaglio è imbattibile e allora posto il suo articolo:
Il supermarket dei senatori che ha innescato l'ennesima accusa di corruzione a Silvio Berlusconi s'inserisce perfettamente nella nuova stagione politica delle «larghe intese», ultimo approdo della commedia all'italiana, a cura di Castellano & Pipolo. Titolo: «Ok il prezzo è giusto» o «Chi vuol esser milionario». Ecco personaggi e interpreti, in ordine di apparizione.
Berlusconi Silvio, il capocomico. Un tempo si comprava Craxi e quello gli faceva due decreti salva-tv più la legge Mammì. Si comprava il giudice Metta e quello gli regalava la Mondadori. I suoi manager si compravano la Guardia di Finanza (a sua insaputa, s'intende) e quella chiudeva un occhio, anzi due sui bilanci del gruppo. E si compravano pure l'avvocato inglese David Mills (senza dirgli nulla, si capisce) perché testimoniasse il falso nei processi a suo carico. Il grande venditore era anche un formidabile compratore: mostrava il libretto degli assegni, diceva «scriva lei la cifra», e di solito funzionava. Ora, per dire com'è ridotto, telefona ad Agostino Saccà perché «sollevi il morale del Capo» sistemandogli certe «attrici» (ieri l'ometto le ha definite «artiste discriminate perché non di sinistra», insomma ideologhe anticomuniste, un po' come quelle che sedevano sulle sue ginocchia nel parco di Villa Certosa). Una, fra l'altro («la Evelina») sarebbe amica di un senatore dell'Unione «che mi può essere utile per far cadere il governo Prodi». E il governo non cade. Allora corteggia e coccola un senatore dell'Oceania, promettendogli un posto nel suo eventuale, prossimo governo (il famoso «sottosegretariato all'Australia»), e la piazza numero 2 nelle liste nazionali di Forza Italia (o come diavolo si chiama adesso) alle presunte elezioni anticipate. Il tutto con la stessa credibilità con cui Totò vendeva la fontana di Trevi all'italoamericano Decio Cavallo, che lui chiamava Caciocavallo. Solo che, diversamente, da Decio Cavallo, il senatore Randazzo non abbocca e lo manda a stendere, inseguito dal povero Cavaliere che gli promette addirittura «un contratto», millanta «ho con me Dini e i suoi» e lo implora in ginocchio: «Mi basta anche solo una piccola assenza...». Poveretto, come s'offre.
Randazzo Nino, l'antagonista. L'uomo che resiste impavido (e inedito) alle profferte del Grande Compratore è un vecchio giornalista italoaustraliano d'altri tempi, che dinanzi ai contratti e alle promesse risponde: «Sono stato eletto col centrosinistra e dunque resto fedele al centrosinistra perché ho una mia moralità». Alla parola «moralità», il Cavaliere chiama Bonaiuti e chiede un dizionario: dev'essere un termine australiano, comunque arcaico. Poi capisce che non c'è nulla da fare: la lunga permanenza all'estero deve aver guastato il senatore, non troppo aggiornato sulle prassi recenti della nostra politica. Affranto per l'affronto, il Cavaliere ripiega sugli italiani doc.
Nick Scavi, il buttadentro. Imprenditore australiano, si materializza alle spalle di Randazzo un giorno che questo sta passeggiando alla galleria Alberto Sordi, a Roma. Da quel momento diventa il suo angelo custode, gentile omaggio del Cavaliere: «Voglio offrirti la possibilità di diventare milionario», gli dice, e pare gli mostri un assegno in bianco accompagnato dalla frase: «Scrivi tu la cifra, fino a 2 milioni». Il suo ruolo è simile a quello delle ragazze buttadentro che accalappiano i giovanotti davanti alle discoteche. Ma Randazzo, tetragono, resiste anche alle sue sirene.
Saccà Agostino, la spalla. Calabrese, giornalista (chi non lo è?), craxiano, poi forzista, poi dalemiano, poi di nuovo forzista («voto Forza Italia come tutta la mia famiglia»), nel 2002 fu l'esecutore materiale dell'editto bulgaro del Capo contro Biagi, Santoro e Luttazzi. Da allora si garantì una serena vecchiaia. Da direttore generale dovettero cacciarlo perché in un anno la sua Rai aveva perso 4 punti di share su Mediaset: sull'onda dell' entusiasmo, era andato anche oltre il mandato. Ma lo sistemarono a Raifiction, una specie di grotta di Alì Babà piena d'oro, che lui amministra da par suo con gli amici degli amici. Ultimamente, mentre partecipava alla campagna acquisti berlusconiana dei senatori e preparava la fiction sul Barbarossa («Bossi non fa che parlarmene», insisteva il Cavaliere), si spacciava per veltroniano: pare che, per essere credibile, pronunciasse solo parole che iniziano con la w: walter, wafer, water, woobinda, wow, woody allen, watussi, wonderbra. Soprattutto wonderbra.
De Gregorio Sergio, il servo furbo. In controtendenza col proliferare in politica di servi sciocchi, il senatore ex socialista, ex forzista, ex democristiano, ex dipietrista, neo forzista ha recuperato la tradizione plautiana del servo furbo. Eletto nel 2006 con l'Italia dei Valori per nobili motivi ideali -un posto da sottosegretario- fu deluso quando non l'ottenne e cominciò a fare la fronda. Intanto fu indagato a Napoli per certi assegni trovati in mano a un contrabbandiere. E cominciò a votare contro la maggioranza che l'aveva eletto. L'improvvisa sintonia programmatica con la Cdl fu corroborata dalla promessa berlusconiana di finanziare la sua associazione Italiani nel mondo con 5 milioni di euro l'anno. Con tanto di contratto spedito via fax e addirittura firmato - scrive Repubblica - dall'ingenuo Bondi.
Fuda Pietro, servitor di due padroni. Calabrese, già forzista, poi margherito, poi numero 2 del Pdm di Loiero, indagato per storie di 'ndrangheta, balzò alle cronache un anno fa per un comma di poche righe che mandava salvi centinaia di pubblici amministratori nei guai con la Corte dei conti per reati contabili. Saccà, suo conterraneo, lo contatta poi riferisce: «Fuda vuol far sapere al Capo che il suo cuore batte sempre a destra, anche se oggi è costretto a stare a sinistra. Ma se gli toccano gli interessi e le cose sue, darà un aiuto al Cavaliere in Parlamento». Ecco, anche Fuda c'ha le cose sue.
P. S. C'è poi da segnalare Fausto Bertinotti che protesta vibratamente con la Procura di Napoli per la «fuga di notizie» e per eventuali «intercettazioni di parlamentari». Speriamo che il Presidente della Camera trovi anche tempo e modo per allarmarsi della compravendita di senatori in corso nell'altro ramo del Parlamento.

martedì, dicembre 11, 2007

Laicità

La Chiesa non può vantare buone ragioni contro il rispetto della libertà di coscienza. Per quanto riguarda la cosiddetta dittatura del relativismo, cui sempre la Chiesa si scaglia, questa è un’accusa insensata; perché il relativismo non si impone a nessuno. In definitiva: non può esserci, né può venir imposta una verità assoluta. Nessuno detiene il monopolio della verità. Separare lo Stato dalla Chiesa, il diritto dalla morale, i fatti dalle preferenze, rappresenta di per sé un valore; nonché il presupposto per riconoscersi in valori comuni: razionalità, dubbio, diritti umani, pace, giustizia...ecc. Sono regole e insieme valori.
Tutto quanto non può essere soltanto monopolio di una fede religiosa: ebrea, musulmana o cattolica che sia. Ciascuno difenda con coraggio ciò in cui crede, ma poi sia garante degli spazi di dibattito: così potremo essere laici; così insieme yesman e devoti laici che portano lo strascico, demonizzando l’avversario, eviteranno di essere patetici. Tolleranti e devoti, critici e fideisti, devono trovare l’idea di uno spazio neutro, laico e non anticristiano, dentro il quale tutti possono stare, in condizioni di riconoscimento reciproco.
L’uomo ha le possibilità per migliorare la sua vita ed anche delle concezioni arcaiche destinate ogni volta ad essere superate. Quello che la Chiesa condannava, tipo la democrazia o la non centralità della Terra nell’universo, in seguito è stato recuperato e riconosciuto valido.
Dietro il relativismo, ossia dietro la tolleranza e la democrazia che vi si associa, affiora non già un valore debole, bensì assoluto: il valore della compatibilità dei valori. In Occidente, dietro le regole della libertà laica non c’è alcuna indifferenza, ma un insieme di valori risultato di un lungo processo.
Basta seguire l’imperativo kantiano: ‘tratta l’umanità come fine e non come mezzo’. La laicità dovrebbe quindi essere la condizione affinché certe differenze, sul terreno dei valori, restino ‘indifferenti’ e innocue dal punto di vista politico.

domenica, dicembre 09, 2007

Esistono gli angeli

E’ vero amore è vero esistono gli angeli…così cantava Mina. Ed è vero, è vero che gli angeli ci sono: sono nei nostri pensieri. Una volta che i nostri pensieri sono stati creati e proiettati, hanno una loro esistenza materiale: girano, turbinano, vagano, escono e ritornano.
Esaminando i pensieri, è possibile notare come ognuno di questi crei una vera e propria forma mentale-emozionale, che rappresenta le intenzioni del suo creatore.
La nostra vita corrisponde pertanto al modo in cui noi modelliamo i nostri pensieri, unitamente alle condizioni ambientali comuni, di costume e di cultura precedentemente formatesi intorno a noi.
Con i nostri pensieri possiamo così creare le condizioni in noi e le situazioni attorno a noi; condizioni che possono assomigliare al paradiso o all'inferno, o anche essere una via di mezzo: ecco allora gli angeli del bene, del male e gli angeli in divenire…
Se pensiamo male di qualcuno, la forma pensiero raggiunge la persona in oggetto, quindi ritorna al creatore, con forza maggiore. Tale processo crea all'interno dell'atmosfera psichica molta oscurità. Se pensiamo bene una atmosfera di amore e luce ci avvolge, ed i benefici ci ritornano facendoci progredire ed evolvere.
In ogni momento, con la produzione e riproduzione di forme pensiero noi costruiamo e ricostruiamo il nostro ambiente psichico: la nostra personalità. Pertanto possiamo crearci un futuro di salute o malattia, felicità o insoddisfazione, seminare pace o irrequietezza. Per la maggior parte, tale costruzione della personalità avviene in modo subconscio, quando non abbiamo il dovuto controllo sui desideri e sulle emozioni.
La maggioranza delle forme pensiero che dimorano in noi sono intelligenti ed esigenti. Possono costringere la personalità ad agire nel modo adatto al fine di permetterle di soddisfarsi e rinnovarsi. Se ci colmiamo di forme pensiero di bramosia, invidia e odio, tali forme pensiero detteranno alla nostra personalità le azioni e i comportamenti che porteranno a grandi dispiaceri e conflitti: un vero inferno interiore. Se la nostra natura è pacifica e compassionevole, i nostri pensieri ci porteranno in situazioni dove troveremo aiuto e lo potremo diffondere.
Intorno a noi vi sono esseri umani che vivono in totale ignoranza ed oscurità, perciò l'ambiente psico-mentale collettivo è intriso di forme pensiero buone e cattive. Vi sono gli angeli, ma vi sono anche i demoni. Sta a noi creare il polo magnetico che attirerà gli uni e respingerà gli altri.
Come fare? Affidandoci a noi stessi, alla nostra intuitività e lasciandoci vivere. L’angelo del nostro pensiero profondo ci preserverà e soprattutto non ci disturberà il demone della nostra mente che segue gli automatismi di odio e aggressività.

giovedì, dicembre 06, 2007

Berlusputin di Marco Travaglio


Comprensibilmente distratti dagli eventi, giornali e tv hanno purtroppo trascurato la vera svolta della politica italiana: il nuovo look di Bellachioma. Da qualche giorno l’ometto di Stato, come lo chiamava Claudio Rinaldi, se ne va in giro con una t-shirt nera sotto giacca grigia al posto del doppiopetto incamicia to e incravattato. Parrebbe una penosa imitazione di Giorgio Armani, che sposa il nero degli abiti con l’argento della chioma. In realtà lo spirito-guida della new wawe arcoriana viene da lontano, dalla Russia con furore: è Vladimir Putin che sfoggia da sempre un dark look con t-shirt nera sotto giacca nera. Ora, per carità, stendiamo un velo pietoso sulle differenze fra Bellachioma, Armani e Putin. A cominciare da quelle fisiche e pilifere: l’ometto in nero, più che Armani o Putin, ricorda uno scarrafone un po’ sovrappeso, anche per l’abbinamento del nero della t-shirt con quello dell’asfalto che è tornato a coprirgli la capa dacché il trapianto ha fatto una cattiva riuscita.
Ma la svolta, pur fallita sul campo, è interessante almeno per le intenzioni. Che sono tre. 1) Nonno Silvio, 71 anni suonati, nipotini sparsi qua e là e gli ex alleati che gli rinfacciano l’età e persino il conflitto d’interessi, deve apparire più che mai giovanile, atletico, scattante. L’altro giorno il suo Giornale, che dopo Belpietro pare diretto da Antonio Cornacchione, titolava ammirato in prima pagina: «E Silvio corre», magnificandone lo sprint da centometrista che «ha sorpreso gli stessi uomini della scorta» (comparse addestrate a fingersi in affanno quando lui sgambetta per strada). 2) Una questione di marketing: il Partito delle Libertà o come diavolo si chiama stenta ad apparire nuovo, anche perché il leader è quello vecchio: lo stesso che 14 anni fa lanciò Forza Italia in un supermercato di Casalecchio e l’altro giorno l’ha sciolto dal predellino di un’auto in San Babila, salvo precisare che non lo scioglie più, o forse lo fa sciogliere a Dell’Utri, nell’acido. Ma il presunto popolo delle libertà - diversamente da Giovanardi in entrata, da Adornato in uscita, dai leader del Pd sempre pronti ad abboccare e dai giornalisti al seguito sempre pronti a servire - non s’è granché appassionato: ai gazebo di Palermo, che è tutto dire, erano quattro gatti. Così il pover’uomo, non potendo cambiare il brodo, tenta di cambiare pentola. Hai visto mai che chi s’è bevuto di tutto e di più s’accontenti della t-shirt. La terza ragione è subliminale, psicologica e fa quasi tenerezza per il suo aspetto fanciullesco: lui vorrebbe essere Putin, come un bambino vorrebbe essere Totti. E, non potendo (ancora) diventarlo, lo imita nel vestiario. Un oppositore non dialoga? Lui lo fa arrestare. Un imprenditore si mette contro i suoi monopolii? In galera dieci anni. Una giornalista scrive male di lui? Viene trovata morta ammazzata, così non c’è nemmeno bisogno di andare in Bulgaria a chiedere la sua testa. Uno spione parla male di lui? Il polonio 210 fa miracoli. La folla protesta? Lui la fa manganellare e poi arrestare, o arrestare e poi manganellare (ma questo accade anche da noi). Rischia di perdere le elezioni? Scioglie qualche partito avversario, crea un clima di terrore, controlla tv, giornali e istituti di sondaggio, tarocca gli exit poll, organizza brogli in gran stile al punto che se ne accorgono persino l’Ocse e Bush, e alla fine Sarkozy gli telefona per fargli i complimenti. E senza dover sopportare un Bondi, un Cicchitto, una Brambilla. Per questo Putin piace tanto. «Ho parlato con Putin ­ spiegò il 16 marzo 2004 - mi son fatto spiegare come si fa a prendere il 71% alle elezioni». E, a chi ricordava i suoi trascorsi comunisti nel Kgb, rispose sdegnato il 23 dicembre 2005: «Putin è un fiero anticomunista: non era mai stato convinto di quell’ideologia, ha vissuto l’assedio di Stalingrado». Non male per uno nato nel 1952. Per 5 anni lo statista di Milanello ripetè che «la Russia di Putin è matura per entrare nell’Ue». Poi garantì che «in Cecenia non è successo niente, a parte il terrorismo» (e un milione di civili sterminati). Ultimamente ha giurato: «Putin è un sincero democratico, me l’ha detto lui». Ecco: può essere questa un’ottima base per il dialogo sulla riforma elettorale: il modello russo corretto alla cecena. Con t-shirt nera obbligatoria. Per chi ne fosse sprovvisto, è bene accetta la camicia nera. Che si porta su tutto.
da l'Unità