sabato, agosto 09, 2008

Guerra in Ossezia

Oggi leggiamo su tutti i quotidiani del conflitto in Ossezia…una regione della Georgia ai confini della Russia che chiede l’indipendenza. Sono molte le zone dell’ex impero russo, a noi spesso sconosciute, chiedono l’ autodeterminazione del loro territorio. Sono le numerose ferite che la caduta del regime sovietico ha messo allo scoperto. Conosciamo in molti la Cecenia per i gravissimi atti terroristici e per la lunga guerra che vede impegnata la Russia. Chi non ricorda la tragedia inumana di Beslan? Con il suo altissimo numero di vittime dell'odio, fra cui moltissimi bambini e ragazzini, è avvenuta in una delle tante Repubbliche che costellano le parti periferiche della Federazione Russa. Accanto alla Cecenia ci sono molte piccole repubbliche: Dagestan, Tartari, Cerkessia, Karelia (accanto alla Finlandia), Adigezia, Altaj, Buriati e anche l’Ossezia…regioni di cui sappiamo ben poco. Sì, l’Ossezia è divisa in Ossezia del nord –dove si trova Beslan- e Ossezia del sud che fa parte dal 1991 della Georgia. La superficie della regione è di 3900 Km², con appena 70.000 abitanti. L'Ossezia Meridionale si è dichiarata repubblica indipendente dalla Georgia nel 1992, senza però nessun riconoscimento ufficiale da parte di altre Nazioni; il capoluogo è Tskhinvali (40.000 ab.). Queste unità territoriali, assieme al Dagestan, formano l'estrema propaggine meridionale dell'Europa. Infatti i geografi situano il confine del nostro continente proprio lungo la catena del Caucaso; la Georgia, dunque, si trova già in Asia. E, particolare piuttosto curioso, l'Ossezia del Nord è in Europa, mentre l'Ossezia del Sud è in Asia. L'Ossezia del Sud si trova nella parte meridionale del Caucaso e presenta caratteristiche geografiche similari a quelle del nord con prevalenza montuosa. Le principali risorse economiche sono l'allevamento di ovini, l'agricoltura (mais, tabacco e legumi), lo sfruttamento forestale e l'estrazione mineraria (piombo, zinco). La maggioranza della popolazione fa parte dell'etnia degli Osseti, di ceppo europeo e di religione cristiana ortodossa, vi è inoltre una minoranza di musulmani.
Io ho conosciuto molti luoghi, molte nazioni, sconosciute che formavano l’ex Unione Sovietica leggendo Imperium di Ryszard Kapuscinki. Imperium, libro edito da Feltrinelli, raccontava lo sgretolamento dell’impero comunista che si è dissolto come neve al sole lasciando Stati, paesi, etnie, culture dimenticate a fare i conti con il loro futuro, ricominciando da un passato violentato e mai sopito.
Kapuscinski è stato molto abile a descrivere quella realtà sommersa dalla violenza, che riaffiorava come in una Babele di lingue, di culture e di rivendicazioni. Quello che si è consumato tra il 1986, anno dell’incidente di Cernobil, il 1989 anno della caduta del Muro di Berlino ed il Natale del 1992, quando con le dimissioni di Gorbacev, è la lenta e inesorabile agonia di un impero in profonda crisi, un regime che non trova più le energie per sollevarsi. Nel 1992 l’Urss cessa di esistere e nasce la CSI, la confederazione russa ovvero la Russia che raggruppa gli Stati dell’ex Unione sovietica eccetto 4 Stati: la Lettonia, la Lituania, l’Estoni e la Georgia.
Con questa guerra improvvisa, scoppiata in questi primi giorni d’agosto 2008, risulta sempre più chiaro che le ferite continuano a sanguinare. Ancora problemi di identità? Di semplice voglia di autodeterminazione? Certo è che viviamo un mondo che, in un quadro di cicli storici ondivaghi, tocca nuovamente un punto basso. Una brutta storia di regressione.

lunedì, agosto 04, 2008

The last lecture

La morte come una occasione per riflettere sul mistero della vita e insieme per apprezzare quello che ci viene dato. Un esempio chiaro c’è dato dalla testimonianza di Randy Pausch, un professore università di scienze informatiche alla Carnegie Mellon University in Pennsylvania, che aveva 47 anni, la tendenza al sorriso, la passione per i pelouches che si vincono al luna park, tre splendidi figli e un passato da progettista di realtà virtuale per la Disney.
L’occasione è stata data in una lezione universitaria denominata the last lecture che è tradizione presso la stessa prestigiosa università dove insegna Randy Pausch, che non l'ha fatto solo per caso; infatti egli ha dovuto prendere questo invito alla lettera: il discorso, a fine settembre dello scorso anno, per lui è stato davvero l'ultima. Randy Pausch è morto alcuni giorni fa.
La lezione è stata un atto di consapevolezza sulla sua ‘fine’, ma non per parlare della morte, ma per raccontare la vita. Così, in un aula davanti a 400 studenti, si è raccontato, senza commiserazione, armato di coraggio e ironia, deciso a ‘rinchiudere tutto me stesso in una bottiglia che poi i miei figli un giorno apriranno’. Per settantacinque minuti si è raccontato, ha fatto ridere il pubblico, lo ha commosso, ha parlato dei suoi sogni infantili, di come è cresciuto, di ciò che considerava giusto e di ciò che considerava sbagliato.
La sua vita era fatta di sogni coltivati nell’infanzia, una infanzia felice e dove crescendo scopre che gli impedimenti a sviluppare i sogni sono la prova per misurare quanto a quei sogni credeva. Dopo aver sbattuto davanti a dei rifiuti, lui è riuscito a lavorare per la Disney, come aveva sognato visitando un parco disneyland da bambino. ‘Non è vivendo più a lungo che si batte la morte, ma vivendo bene e realizzandosi pienamente’: questo è il messaggio che ha voluto lasciare soprattutto a tre persone: i suoi figli.
A questo link troverete, sottotitolato in italiano, la sua ultima lezione.

domenica, agosto 03, 2008

Frasi e aforismi per divertirsi un po'


Era tanto aggressivo e arrogante che sulla tomba fece scrivere: ma che cazzo guardi?
Tra le tombe ne ho vista una con su scritto: ‘Ve l’avevo detto che stavo poco bene’.
Tutti gli anni mia madre faceva il tacchino al forno: un’imitazione di merda.
Mia sorella nella vita ha conosciuto alti e bassi...e se li e' sempre fatti tutti.
Sono stato in banca per dare un'occhiata ai miei risparmi. Ho scoperto di avere tutto il denaro che mi serve. Se muoio domani.
Le conversazioni dal parrucchiere sono la prova inconfutabile che le teste sono fatte per i capelli.
La Natura è fantastica. Un miliardo d'anni fa non avrebbe mai sospettato che noi avremmo portato gli occhiali, eppure ci ha fatto le orecchie!
Vorrei morire ucciso dagli agi. Vorrei che di me si dicesse: "Com'è morto? Gli è scoppiato il portafogli".
E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.
Non prendere la vita troppo sul serio, comunque vadano le cose, non ne uscirai mai vivo...
Ho mandato a fare in culo Fanfani, Andreotti, Craxi, tutti schiattati o quasi, schiatterà pure tu Silvio…il guaio che ritornano sempre tutti sotto mentite spoglie.
A.A.A. Cercasi ragazzo di razza, perché BASTARDO l'ho già avuto!

giovedì, luglio 31, 2008

Alitalia rialzati e vola?

Alitalia paradigma del disastro italiano. Non solo dietro le ambizioni di uno pseudo-statista si cela il fallimento di un carrozzone italiano, che è fuori dalle regole di mercato, ma anche la prospettiva di uscire dalla visione provinciale di un nazionalismo di bandiera che non è sentito neppure da chi lo promuove.
L’Alitalia salvata da una cordata italiana, sarà comunque piccola per affrontare le sfide di un mercato internazionale. E’ di questi giorni la notizia della fusione tra British Airways e Iberia. La Spagna e l’Inghilterra non ci hanno pensato neppure lontanamente di fermare queste nozze in nome della difesa di una compagnia di bandiera nazionale. Nel frattempo si sta delineando un’intesa tra la United Airlines, alleata con la Continental, e la Lufthansa.
Facendo riferimento al mercato, non dimentichiamo che Silvio Berlusconi ha fatto scappare Air France, e alla faccia delle regole di mercato cui dovrebbe intendersene, ora vuol farne una sulle spalle degli altri e con i nostri soldi. Bravo. Bella trovata. Ma cosa ci si aspettava dal furbone?
Il tempo passa. Sono passati oltre quattro mesi dalle sortite elettorali di Silvio Berlusconi e sono ancora dietro a fare i conti. Gli industriali italiani coinvolti nel salvataggio di Alitalia, prima di metterci del loro vogliono garanzie. Ci saranno le contropartite riconoscenti di Berlusconi ma gli azionisti di quelle imprese non saranno disposti a pagare…come non dovremmo esserlo noi cittadini contribuenti che quando cerchiamo un aereo per spostarci lo cerchiamo conveniente e funzionale.
I 2.100 esuberi proposti da Air France, per la nuova Alitalia diventeranno oltre 5.000 e non è detto che basteranno. I sindacati erano felici dell’intervento di Berlusconi che prometteva un rilancio a meno costi. Ora dopo avere ottenuto un prestito dal governo di 300 milioni di euro a primavera, con l’estate in corso i soldi sono finiti e nessuno ci mette davanti i conti. In questo momento c’è stato il richiamo ai sindacati di accettare il tutto senza critiche. Pagheranno ancora i cittadini alla faccia delle promesse. L’unica cosa certa è lo slogan per il rilancio e di slogan il nostro se ne intende. ‘Rialzati Italia’ era quello elettorale, ‘Io amo l’Italia e volo Alitalia’ è quello nuovo. Ho la sensazione che questa Italia non si rialzi e tantomeno voli.

domenica, luglio 27, 2008

L'evoluzione non ha bisogno di Dio

Un buon argomento per riflettere su questo punto viene fornito dalla discussione a Genova sulla costruzione di una moschea, per permettere ai fedeli musulmani di pregare Allah, che è poi lo stesso Dio d’Abramo pregato dai cattolici e dagli ebrei…insomma il Dio del Libro, quello definito Unico Dio. La discussione è singolare ed è sostenuta per una parte dalla paura dell’altro. Dio in questo caso non aiuta davvero.
In fondo si comprende che chi muove gli uomini non è la ricerca di un consenso divino, ma soprattutto la lotta per accaparrarsi le risorse e vincere la sfida della sopravvivenza. Per questo non esiste uguaglianza e lo stesso Dio diventa molto diverso, diventa di parte…vi ricordate il ‘Gott mit uns’?
Darwin spiega bene questi meccanismi. Il successo riproduttivo degli organismi più adatti a un certo ambiente non è affatto casuale e quello che determina l’evoluzione delle specie è piuttosto semplice. La Natura poi non premia a caso e non indirizza l’evoluzione verso nessuna meta. L’evoluzione è necessaria ma non porta a Dio. Eppure questo Dio, che si rivela nel disegno umano tanto ambiguo, potrebbe essere d’aiuto; basterebbe pensarlo unoo che ride. Una sua risata oltre che rendere superfluo il mondo di là, migliorerebbe quello di qua.
Per ora tutto aiuta a esclamare la frase attribuita a Bunuel: ‘Grazie a Dio sono ateo’.

sabato, luglio 26, 2008

Emergenza clandestini?

Emergenza clandestini?
C’è nel mondo un paese dove sono passate tutte le civiltà; sono passate genti di ogni cultura e colore. C’è nel mondo un luogo che è divenuto unico per ricchezza d’arte, per varietà di lingue, di cibi, di paesaggi, costumi, tradizioni…
C’è nel mondo una regione da dove sono partiti uomini per ogni dove; sono uomini che hanno attraversato montagne, deserti e mari per imparare e portare qualcosa di loro. C’è nel mondo una storia che è diventata Storia di tutta l’umanità.
Sapete qual è quel paese, quel luogo e regione del mondo? E’ l’Italia.
Sapete qual è la storia che continua ad essere Storia? La nostra, la storia italiana.
Eppure per strane onde, per flussi e riflussi, l’Italia riesce a dimenticare d’essere se stessa: quello che ha fatto diventare italiani, quelli che l’hanno raggiunta. Eppure per strane relazioni con se stessi alcuni uomini, dimenticando i loro antenati e inventandosi genie stanziali, hanno creato identità perverse. Eppure non c’erano barbari che non facessero paura; non c’erano stranieri che arrivassero soli: qui trovarono qualcosa che li avrebbe cambiati. Impararono una lingua, impararono a mangiare cibi nuovi; impararono a vedere chiese, palazzi, montagne e mari come mai in nessun luogo ce ne fossero stati.
Qui si sono fermate, e continuano a fermarsi, persone che hanno unito più che geni saperi; condividendo clima, paesaggi e destini. Questa è l’Italia, la mia Italia, ed io non ho paura.

sabato, luglio 19, 2008

Rimpiangere Prodi?

Statali: 400 milioni in meno. Mi sembra che si inizi a rimpiangere il governo Prodi. Vi ricordate il martellamento dell’opposizione nei riguardi di Prodi? Se ne deve andare…il peggior governo dell’Italia. Gli italiano non sono mai stati così male. Tutti slogan che ripetuti ossessivamente diventavano credibili: gli italiani entravano nel clima preelettorale mentre il capo dell’opposizione cercava di fare acquisti di senatori per rendere immediato il voto.
Non che il governo Prodi brillasse di grandi iniziative di rinnovamento e desse segnali di fiducia per il futuro, ma lentamente seguiva un piano di risanamento dell’andamento economico, senza il quale ogni politica diventa una chimera. Il risanamento era seguito da Padoa Schioppa, che aveva avviato un ciclo virtuoso di risparmi senza creare contraccolpi nella base sociale. Un obiettivo a breve sarebbero stati i salari, ma tutto precipitò. La fine come vi ricordate fu salutata dall’opposizione in Parlamento con brindisi a base di champagne.
Ed ora? Lacrime e sangue per tutti. In verità qualche accenno era stato fatto anche da Berlusconi; ma si sa dal riccone per antonomasia non ci si aspetta certo una richiesta di sacrifici: lui ci ha levato subito l’ICI, fra poco ci toglierà il bollo auto e poi ridurrà le tasse. Che bello. Non dobbiamo diventare come lui?
Ho paura che finito il lavoro per rendere impunito lui e la casta dei politici, si richiamerà Prodi. L’Europa ci guarda sempre più preoccupata. Intanto 2 leggi fatte nei 5 anni del governo di Berlusconi sono state bocciate: condoni (pagamento IVA) e assegnazioni frequenze televisive (Rete4). Non parliamo poi di altre leggi bocciate, come l’inappellabilità in caso di assoluzione: alla fine bisogna risultare innocenti. Come dire che in Italia qualcuno sconta le pene…in verità sì, siamo noi fuori dal carcere nel vedere i troppo furbi.

giovedì, luglio 17, 2008

La Costituzione italiana come risorsa

Il recupero dello Stato etico politico voluto dalla nostra Costituzione è la prima risorsa da recuperare. Una risorsa capace di portare nuove capacità di investimento anche finanziario ad un paese, che per pagare un enorme debito pubblico accumulato negli anni da 1980 al 1994, ci fa pagare cifre enormi di interessi facendo tagliare risorse ai servizi.
Ma come può la nostra Costituzione liberare risorse finanziarie? Questo lo ha spiegato il prof. Gianni Marongiu, docente di Diritto Finanziario presso l’ateneo genovese, in un incontro promosso nei giorni scorsi dal circolo territoriale Portoria Carignano del PD e dal Movimento dei Repubblicani Europei.
Sì, per Gianni Marongiu esistono le risorse a costo zero per ripartire: ‘sono risorse recuperabili in ogni luogo dove posiamo lo sguardo, in ogni anfratto. Basta raccoglierle’. Sono risorse che deriverebbero dalla lotta all’evasione fiscale conteggiata in 330 miliardi di euro (4 volte la media europea). Sono risorse recuperabili nel perseguire la corruzione, le varie mafie, a ndranghete e corone unite che controllano il territorio e tassano loro con il pizzo, per cui chi paga quello poi non paga lo Stato. La corruzione è un capitolo dolente, ma è molto rappresentativo dell’andamento economico: chi ha meno corruzione ha proporzionalmente più sviluppo economico. La corruzione significa servizi scadenti, inefficienza amministrativa, mancanza di controlli, perdita di diritti...
Inoltre l’esclusione della tassa burocratica’, quella che ci fa fornire 8 documenti, invece di 3 come ogni stato europeo, utili per aprire una attività, con il recupero dell’assenteismo nel lavoro, che è come una evasione fiscale, dove si percepisce uno stipendio senza lavorare, libererebbe altri soldi.
Anche la certezza del diritto, la giustizia civile, per cui non bisogna attendere 10 anni per una sentenza civile, aiuterebbe a non far scappare delle risorse da parte di investitori stranieri.
Ecco, recuperando il valore etico politico della nostra Costituzione potremmo trovare anche le risorse finanziarie per investire. Un bel invito nell’anno in cui la nostra Costituzione compie 60 anni. L’etica paga sempre. Non mi pare che questo governo si stia muovendo in quella direzione.
Pubblicato da Italians sul 'Corriere della sera' online

martedì, luglio 15, 2008

Il piccolo karma in soccorso?

Ecco a chi bisognerebbe prendere le impronte digitali: ai nostri politici. Dopo l’arresto di Ottaviano Del Turco per mazzette, tangenti per 6 milioni. Purtroppo la ‘casta’ con il suo massimo rappresentante, colpiscono ancora: gli arresti sono dovuti a un teorema, i veri delinquenti sono i magistrati. Gli italiani sono contenti. Un sondaggio di un quotidiano dice che la credibilità del premier passa dal 59% di giugno al 55 di luglio: ha ancora la maggioranza assoluta. Incredibile. Ma cosa deve succedere in Italia per cambiare qualcosa? Bisogna invocare i fucili di Bossi? Andare in pellegrinaggio dalla Madonna? Ancora solo aspettare?
Sì, basta aspettare. Io credo che esista una legge del ‘piccolo karma’ per cui certi comportamenti si iniziano a pagare già in questa vita. Credo che chi vive per il potere, per il denaro e faccia il furbo, paghi. Naturalmente non saranno certo dei magistrati a ristabilire la grande legge dell’armonia, cui il karma è strumento, ma l’introduzione in quelle coscienze di semi generanti cambiamenti di vita.
Corsi e ricorsi, come le coazioni a ripetere gli errori, potrebbero essere letti come la strada per giungere al bene, passando obbligatoriamente dal male…da quel male che viviamo quotidianamente.
Intanto prendiamo le impronte digitali alle nostre ombre, alle parti sconosciute di noi stessi, pensando di controllare quel male solo nostro.

domenica, luglio 13, 2008

Aspetto...cosa devo fare?

Cosa sarà mai stata la ‘coazione a ripetere’ il voto a Berlusconi? Sarà stata la propaganda televisiva e le reiterate bugie contro Prodi? Così dopo circa 90 giorni dal voto ci ritroviamo a rivivere un film già visto: le leggi ad personam e l’economia, le istituzioni e il prestigio internazionale dell’Italia che stanno crollando precipitosamente.
Si dice che in democrazia si ha il governo che si merita; a questo proposito bisogna ricordare che non è Berlusconi il male, ma come sempre il male vince e prolifica nel comune senso del pudore (dove il pudore non esiste), in quella ‘pancia’ conformista per cui è tutto scontato, normale: il mondo è sempre andato così…cosa vogliamo fare? Vince quello.
Per questo io non mi sento di meritare, oltre che Berlusconi, Alfano, Bondi, Bossi, Rotondi, Scajola…ecc. allora cosa posso fare? Niente, devo solo protestare e aspettare. Protesto, sperando che serva a qualcosa, ma il clima è quello che è: quello che si vede in giro è poco edificante e allora aspetto. Nell’attesa vivo e cerco di vivere al meglio: l’amore e le amicizie, buone letture, bei film e teatro. Cerco una qualità della vita migliore; questa non me la dà certo il governo. Aspetto, perché ho capito che l’unica arma che abbiamo contro Berlusconi è il tempo: lui ha 72 anni e per quanto gli interventi di chirurgia estetica e di medicina siano importanti non sono certo eterni. Aspetto, perché ho compreso che i regimi in Italia non durano meno di 20 anni e questo è iniziato già da un bel po’; è iniziato nel 1984 con il decreto di Craxi che salva le televisioni di Berlusconi, che trasmettevano in regime di illegalità: il decreto è un ‘tampone’ che da ‘provvisorio’ diventa ‘transitorio’- in attesa di una legge sulle televisioni. Nel 1990 finalmente si fa la legge chiamata Mammì, che sancisce il duopolio, ricevendo la benedizione della partitocrazia. Il resto è la storia della cosiddetta seconda Repubblica.

giovedì, luglio 10, 2008

Arriva l'estate e insieme...

Raccontatami da un amico cieco:
Quest’anno appena sono andato in spiaggia mi sono messo a gonfiare il mio cannotto, ma subito ho iniziato a sentire un brusio e poi le prime frasi: ‘sporcaccione, porco, mai visto una cosa simile, ci sono dei bambini, vergogna, che schifo’…
Poi si è avvicinato un signore e mi ha detto che stavo gonfiando una bambola di gomma…
‘Porca miseria, allora mi sono trombato il cannotto per tutto l’inverno passato!?!’

martedì, luglio 08, 2008

Che strano paese è l'Italia

Che strano paese è l’Italia; mentre si accusa la ‘casta’, la classe politica, ecco che questa trionfa con Berlusconi, che la promuove invocando blocca processi ad hoc e immunità per le alte cariche dello Stato, ovvero lui medesimo. Mentre si denunciano i corrotti, gli inquisiti, i condannati ed i recidivi che siedono in Parlamento, ecco che si invocano leggi sulla sicurezza attaccando la magistratura politicizzata. Poi arriva la spazzatura e Silvio Berlusconi, che con il fratello Paolo se ne intende -è uscito dal processo sulla discarica di Cerro, in cui era accusato di corruzione, peculato, frode nelle forniture pubbliche, con un risarcimento record, mai visto prima: 50 milioni di euro- annuncia: ‘ghe pensi mi’. La gente ci crede.
Che strano paese è l’Italia, oggi si ha paura di tutto, in primo luogo degli zingari e stranieri: sembrano loro i responsabili di tutto il degrado italiano. Intanto ha successo un libro, Gomorra, di Roberto Saviano che descrive come sia stata interpretata qui in Italia la legge della concorrenza capitalista: l’illegalità alla base di ciò che appare legale. Ancora rifiuti, ancora rimozioni; vanno bene le merci, non le persone. Chi detiene il potere va riconosciuto, l’altro chi è?
Che strano paese è l’Italia, a Genova i portuali scioperano contro la magistratura… Berlusconi non ci aveva ancora pensato, ma uno sciopero contro la magistratura potrebbe venire bene anche a lui. Sciopero delle televisioni. Scene di straordinario conflitto. E se domani scioperassero anche i mafiosi? Intanto per la legge sull’immunità, Berlusconi ha messo premura al Parlamento: la legge è urgentissima poiché si rischia di vedere fare un processo per un atto di corruzione che lo vede imputato. Per un momento non interessano più le priorità dei cittadini: salari, sicurezza, economia, criminalità…ora c’è altro a cui pensare.
*Pubblicato da Italians oggi 9 luglio 2008

sabato, luglio 05, 2008

Dell'amore

Ti ho scritto tempo fa di non rifarti il seno e di non gonfiarti le labbra…di lasciar stare le rughe. Ti ho scritto nel frattempo altre lettere d’amore. Ti ho detto che ti amavo così come sei; che non ti perdevo e tu non mi avresti lasciato.
Quello era tutto, ed era solo niente per quel che sentivo. Sì, perché dell’amore non si può parlare. Dell’amore siamo analfabeti. Dell’amore ci piace sapere tanto e vorremmo conoscere tutto, ma quando lo troviamo l’unica cosa che veniamo a conoscere è la nostra fragilità, la nostra inadeguatezza. E non siamo più competenti di niente; non siamo né professori, né scienziati, ma quali studiosi, esperti o peggio santi…siamo semplicemente degli idioti, idioti naturali.
Di fronte al mistero dell'amore e della natura ogni volta ci sorprendiamo. Così l'altro è giustamente un mistero e quello che amiamo non ci appartiene. Tu non sei mia ed io non sono tuo, noi siamo insieme due piccole luci che s'illuminano a vicenda: due luci che non si possono afferrare. Se poi la mia luce riesce ad illuminare il tuo volto tu di rimando illumini il mio.
No, non esiste l'amore esclusivo. Per questo siamo sempre pronti a ripartire; sempre pronti ad amare. E' per l'amore che continuiamo la storia. E' così che tutto continua.
Scusa la mia pretesa di parlare d'amore, ma di quell'amore che c'è nella nostra vita, vive sempre se qualcuno ne parla.

mercoledì, luglio 02, 2008

Il potere

Il potere…questo benedetto potere, come si concretizza? Semplice fare e farsi chiedere raccomandazioni. Il lavoro di questi solerti uomini di potere alla fine si riduce in uno scambio di favori. Non esiste nessun senso etico del potere: quando arrivi in un dato posto si sa in anticipo che poi si deve rendere il favore. In Italia si è costituita una rete clientelare così fitta e ramificata per cui è difficile uscirne senza una rivoluzione. Destra e Sinistra, come partiti vecchi e nuovi, non ne sono immuni. Questo andazzo è a conoscenza di tutti i cittadini italiani e non servono le intercettazioni telefoniche per averne le prove.
Ora i nuovi padroni dell’Italia vogliono bloccare la magistratura nell’effettuare le intercettazioni, ma è una cosa ridicola poiché per salvare le loro vergogne aiuteranno i criminali di ogni risma.
Se intercettassero il sottoscritto, come penso qualunque altro cittadino onesto, non ascolterebbero niente di particolare: con gli amici, i veri amici, sentirebbero parlare di molte storie di vita, quella che scorre con sentimenti di solidarietà, di amore; ascolterebbero racconti di viaggi, di consigli di libri da leggere e mai di raccomandazioni…si potrebbe obiettare, ma tu chi potresti raccomandare? E a chi? Nessuno. E’ vero, io potrei solo chiederle…e questo è il bello: ho scoperto che non chiedendo sono più ricco di Saccà e Berlusconi. Soprattutto non ho incubi giudiziari.

martedì, luglio 01, 2008

I virus del linguaggio

I virus del linguaggio sono inarrestabili. L’ultimo in ordine di tempo è ‘assolutamente’. Si sente spesso dire ‘assolutamente si’, ‘assolutamente no’ e poi anche solo ‘assolutamente’, che non vuol dire nulla, ma si dice. Di questi avverbi e frasi fatte si infarcisce la nostra lingua quotidiana in modo contagioso. Notate come si dice anche, in questo modo forse per apparire forbiti, ‘quant’altro’? Qualche tempo fa c’era ‘l’attimino’, prima ancora c’era ‘a livello di…’, poco fa e ancora persiste il ‘voglio dire’.
Oggi si parla tanto, si scrive tanto, tuttavia il vocabolario è limitato, ripetitivo e domina un generale abbrutimento della lingua. Evidentemente c’è un plagio dovuto al livello culturale della televisione, per cui viviamo tra parolacce, bestemmie e improperi. Come uscirne? Ma poi perché?
Forse è bene lasciare questa lingua, diventata gergo, proliferare. La vitalità di una lingua comporta anche questo pericoloso imbarbarimento. Il ‘vaffanculo’ che si sente spesso, quasi come il ‘voglio dire’, dice di più di ogni altra cosa…e allora?
La lingua, il nostro modo di parlare, sicuramente è in relazione al nostro modo di essere e di vivere: merda, cazzo, culo, ecc. spesso sono parole improprie al comunicare, ma dicono chi siamo e cosa stiamo facendo, più di ogni altra cosa.
Ecco viviamo e stiamo male. Spero allora che nasca il momento di riscoprire la poesia, il piacere di usare parole belle, profumate, intense con il gusto di trovare quella precisa, coerente, originale. Ecco allora che staremo bene; saremo positivi e il male non ci farà paura poiché avremo molte più parole per tenerlo fuori.

domenica, giugno 29, 2008

La Chiesa oggi

Leggo su un quotidiano che…’Seguendo, a modo suo, il filo che lega spiritualità e fisicità Benedetto XVI sta compiendo una grande rivoluzione con piccoli gesti: tentare il rilancio della religione cattolica utilizzando la forza fisica e simbolica del rito, degli oggetti, dei simboli e dei paramenti...il suo rilancio, la sua ripartenza, passa dalla celebrazione della messa in latino ma anche dalla stola di lana bianca riveduta e corretta, dai cappelli a larghe tese ai mocassini dello stesso punto di rosso antico, da altri copricapi e coprispalla ai grandi crocifissi pettorali. Come quello d'oro con diamanti e zaffiri che Silvio Berlusconi ha regalato a Sua Santità nel giorno della visita in Vaticano’.
Proprio in questi giorni ho terminato di leggere, Profezia della povertà di David Maria Turoldo. Questo prete, filosofo e poeta sosteneva che lo spirito di povertà è quello che salva il mondo. I rapporto tra gli uomini dovrebbero essere improntati sullo spirito di povertà, così come la stesa economia. Una povertà da intendere soprattutto come libertà dalle cose; povertà non come miseria, ma come rifiuto della brama di possesso. L’uomo perciò sia apprezzato non per quello che possiede, ma per quello che è.
Per padre Turoldo la povertà era una profezia poiché era la cosa che poteva garantire a tutti i beni; infatti guardandoci in giro non mancano i beni, non sono le cose che difettano.
I pensieri di David Maria Turoldo centravano l’essenza della religiosità cristiana: ‘Cristo è il protagonista del dramma umano; non c’è novità nella storia umana. Cristo è lo spirito della povertà e senza povertà non c’è salvezza. Niente si avvicina di più alla libertà che la povertà. Senza lo spirito di povertà, anche il povero è uguale al ricco, poiché il povero aspira ad esserlo domani’.
Queste pregnanti parole evangeliche sono sempre attuali e continuano ad essere un messaggio rivoluzionario per il credente.
La Chiesa dovrebbe ripensare a questa condizione e diventare essa stessa povera. Con Benedetto XVI invece si va verso il suo opposto. Gli stessi paramenti sacri di Benedetto XVI sono improntati allo sfoggio di ricchezza. La veste bianca di Papa Giovanni Paolo II è stata sostituita da vesti ricamate, si è rispolverato il camauro (berretto rosso dal bordo d’ermellino) e le mitre intessute d’oro. La Chiesa Cattolica sembra abbandonare il Concilio Vaticano II per ritornare ad un tempo passato. Quale messaggio e richiamo alla fraternità cristiana può esserci negli orpelli degli abiti e dei gioielli? Si può chiamare rivoluzione questo ritorno al passato? Non ci sarà solo una affermazione del potere temporale? Quello che in fondo tutti gli uomini all’interno delle istituzioni cercano da sempre?

venerdì, giugno 27, 2008

La raccomandazione

La raccomandazione non so se è un vizio italiano, ma certo è quello che più caratterizza una mentalità, un costume. Con la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche a Saccà in verità scopriamo un mondo che già conosciamo…scopriamo che tutti hanno bisogno di una raccomandazione. Anche Berlusconi ha bisogno di raccomandarsi: di raccomandarsi che la sua raccomandata sia raccomandata, altrimenti c’è il pericolo che si raccomandi a qualcun altro, e allora sono guai per lui che perde le sue raccomandazioni. Quelle di lei.
Nessuno è immune alla raccomandazione e non occorre essere importanti per farla e riceverla. Per tutto pare servano amici, conoscenti, favori e da un Picone qualunque si può arrivare al Papa: lo stesso Papa che ieri ci ha raccomandato alla Madonna, anch'essa utile per raccomandarci a Dio...
Ecco, la raccomandazione è anche la più varia: se ti serve un posto in ospedale, a volte, basta un barelliere o un infermiere; se ti serve lo sconto dal gommista o dall'elettrauto a volte basta un conoscente del bar; se ti serve un lavoro allora...
forse non basta neppure Berlusconi, che consiglia di sposare suo figlio.
Nel sottile gioco del dare-avere la raccomandazione è la premessa, a volte, per fare accadere le cose più turpi: non necessariamente la ragnatela del favore diventa intrigo ma di sicuro poggia su condizioni morali per quello che può succedere. Senza raccomandazione non sei nessuno: non esisti.
Siamo coscienti che la raccomandazione diventa la premessa di una società in cui non ci sono più diritti ma favori discriminanti? Non voglio fare la morale, ma i nostri comportamenti diffusi sono frutto di una cultura da sudditi, di subalterni che delegano, con il potere, lo soddisfacimento dei propri bisogni.
Ora chi ha la pretesa di governarci insiste in questo perfido gioco della raccomandazione, e non trovandola spera di aggirare il tutto con le leggi ad personam. La cultura di fondo non cambia: è quella della raccomandazione per ogni cosa.

sabato, giugno 21, 2008

Appena tornato


Sono appena tornato da un bellissimo viaggio in Perù; nei giorni del mio soggiorno in quel paese si stava processando Alberto Fujimori, che è stato tre volte presidente dal 1990 al 2000. L’ex presidente è imputato per violazione dei diritti umani. La televisione del Perù trasmetteva in diretta il dibattimento processuale e mi è capitato di assistere nelle strade di diverse città a manifestazioni in suo favore. Un amico mi ha detto che malgrado le accuse, se Fujimori si ripresentasse alle elezioni sarebbe rieletto. Malgrado ciò, in Perù si è riusciti a portare a processo questo imputato.
Il processo che si sta svolgendo a Lima, rappresenta un momento importante per il cammino verso la Giustizia in Perù. Sappiamo tutti quanto è diffusa la corruzione in America latina, e questo processo segna una inversione di rotta.
Arrivato in Italia assisto alla votazione del Senato della Repubblica italiana del decreto che sospende i processi fino al 2002, dove è imputato il nostro attuale presidente del consiglio. Capisco che i ‘caudillo’ non si smentiscono mai, ma è possibile che sia avvenuta una specie di metamorfosi geo-politica, oltre che meteorologica, tra America del Sud e Italia?
Una cosa mi consola: credo che tutto prima o poi si paghi e il nostro attuale presidente del consiglio stia ritardando solo un poco l’avvento del suo destino. Spero solo che la sua inevitabile fine, non faccia più danni di quanto ci sia d’aspettarsi. La sicurezza sta nel diritto di tutti e non solo per alcune classi: le rivoluzioni insegnano.
Pubblicato da Beppe Severgnini su Italians del 20 giugno

martedì, giugno 17, 2008

Ritornato dal viaggio in Perù


Sono appena tornato dal viaggio in Perù. Una bella esperienza condivisa con mia moglie Anna.
Ho raccontato il mio viaggio in 8 puntate e sono state pubblicate dal magazine culturale di Genova www.mentelocale.it
Ecco dove trovare i link dove leggere l’esperienza del mio viaggio:
prima puntata
seconda puntata
terza puntata
quarta puntata
quinta puntata
sesta puntata
settima puntata
ottava puntata

sabato, maggio 17, 2008

Partenza Perù

Il 19 maggio partirò per un viaggio in Perù. E’ un viaggio programmato da tempo e che ora prenderà forma. Partirò con mia moglie Anna e staremo via per oltre 3 settimane. E’ un viaggio organizzato da noi, con l’ausilio della guida Lonely Planet, che rappresenta per i viaggiatori un vera e propria bibbia in sedicesimo: un cult per chi deve viaggiare.
Io e Anna ci ripromettiamo con questo viaggio di visitare con calma, e con i nostri tempi, le cose più interessanti che quel paese offre. Le cose sono tante e spero che avrò poi modo di raccontarle.
Il viaggio è in uno dei più affascinanti paesi del mondo, culla della grande cultura e civiltà incaica, per cui cercherò di conoscere la realtà attuale e complessa di quel popolo e di quella terra unica e straordinaria. L’itinerario si snoderà da Lima lungo tutta la sierra andina fino alla scoperta delle antiche civiltà del passato. Le città che visiterò sono oltre a Lima, ciudad de los reyes, Pisco, Nazca, Arequipa, Puno e Cuzco.
Cuzco considerata l’ombelico del mondo sarà anche la base per le escursioni sul Machu Picchu, le imponenti rovine di Sacsayhuaman e la Valle Sacra.
Entonces hasta luego e suerte.

Per la partenza ho qualche preoccupazione, gli amici peruviani che conosco qui, in Italia, sono stati prodighi di consigli, ma soprattutto di raccomandazioni a non farmi derubare: sembra che a Lima ed in molte parti del Perù le rapine e i furti siano una faccenda diffusissima.
A Lima bisogna vestirsi da poveracci e se presi di mira dai locali dire subito: ‘nosotros no somos gringos, nosotros somos italianos’. Non mettersi orologi, catenine, braccialetti, ornamenti vistosi, borse e zaini vanno tenuti sempre d’occhio. Per consultare le guide sedersi in un luogo sicuro e tenere i bagagli in braccio.
‘Jorge y Ana state attenti a prendere bus solo di compagnie sicure. Viaggiate di notte sui bus cama (bus con poltrone letto)…’, così mi rassicurano los amigos peruani. Se viaggiassi con compagnie che non sono la Cruz del Sur, Flores o Ormeño di giorno potrei essere rapinato. Le compagnie che non sono sicure hanno gli autisti che si fermano a raccogliere passeggeri per strada, per arrotondare lo stipendio, e questi si rivelano spesso dei banditi. Mi sembra che in Perù continui il Far West.
Ad ogni modo la mia natura di vedere le cose dal lato positivo forse mi salva. Diversamente penserei: ma chi me lo fa fare di andare in Perù?
La febbre della partenza ha il sopravvento e tutte le paure svaniscono. Così partirò con la voglia di vedere, conoscere, provare. Il viaggio è sempre una esperienza formativa e quindi entonces, hasta luego e suerte.

domenica, maggio 11, 2008

La polemica su Marco Travaglio

Oggi sono scoppiate le polemiche sulle affermazioni di Marco Travaglio in televisione nel programma ‘chetempochefa’. Le cose dette in TV sono scritte nei libri di Lirio Abbate e Peter Gomez, i complici, e nel libro di Marco Travaglio: ‘Se li conosci li eviti’ dove c’è il curriculum di Renato Schifani (diventato nel frattempo la seconda carica dello Stato italiano). Perché solo adesso è scoppiata la bagarre? Si sa che la televisione amplifica le cose, ma certo non stravolge in questo caso i fatti. Nessuno ha ancora smentito le cose dette da Travaglio. Si dice che non c’era contradditorio, che è stato un agguato mediatico, che non si attacca così il presidente del Senato…nessuno però dice che le cose dette da Travaglio sono false. La solita storia dell’informazione di regime che vige in Italia.
Ecco tratto da libro di Marco Travaglio il curriculum di Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Soprannome Fronte del Riporto.
Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro del recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate. Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Assenze 321 su 1447 (22,2%) missioni 20 su 1447 (1,4%).
Frase celebre «Li abbiamo fregati!» (dopo l’approvazione della legge sul legittimo sospetto, che doveva servire per spostare i processi contro Berlusconi e Previti da Milano a Brescia, 1° agosto 2002). «In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani, in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un’ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore» (comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del sen. Schifani, 15 agosto 2006 ).
«Rita Borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici» (12 settembre 2003).
«Sono un sessantottino, ho partecipato anch’io alle occupazioni. Sto dedicando la mia vita a lui, io credo molto in Silvio Berlusconi (...) Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. È un grande stratega e un grande leader» («Libero», 29 luglio 2007 ). «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una
Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano.
Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante della unitè della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» (dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio
2008 ).

venerdì, maggio 09, 2008

Dopo i fatti di Verona

E’ possibile che a distanza di molti anni, molte morti, guerre, tragedie immani si continui a seguire idee naziste, di violenza e di morte? Se poi queste idee sono assunte da giovani, che di quel periodo storico non sanno niente, come si giustifica questa coazione a ripetere? C’è la condanna senz’altro che ha ognuno di noi nel ricapitolare la storia non solo genetica, che ha portato alla specie uomo, ma anche nei passaggi comportamentali, culturali, di costume e spirituali cui l’individuo ha cercato di superare uscendo dal branco e dall’indistinto. Purtroppo questo percorso non fa progredire in automatico: le esperienze non si tramandano, non si insegnano, ognuno deve farle sulla propria pelle.
Succede così che dei giovani, nel loro difficoltoso percorso di identificazione si blocchino alla fase del branco, si riconoscano come tifosi di una razza, di uno pseudoideale di superiorità che non esiste.
Succede così che la politica, utile a risolvere i problemi contingenti e far convivere i cittadini in pace, si divida sulla base di filosofie di fondo, per cui si passa da un traguardo di elevazione spirituale, in cui l’Uomo sappia costruire il proprio destino, o viceversa lo releghi in un oscuro limbo senza speranza: l’uomo nasce cattivo, lo rimane, e deve essere sempre bastonato…qualcuno poi più bravo degli altri ha il diritto di farlo.
Succede così di scoprire quanto il fascismo e il nazismo non siano solo movimenti politici ma stati arcaici dell’anima: il più grande freno all’evoluzione umana e alla trascendenza dello spirito.
Per questo dichiarandoci antifascisti, al di là del fascio storico, si riafferma la volontà di voler uscire dalla barbarie di avere una razza superiore, un duce condottiero come un papà mancante, e una madre castrante che ci deresponsabilizza di ogni nostra azione.
Ci fossero allora padri e madri vere, che sappiano crescere i figli nell’amore, forse una parte dell’antifascismo si sarebbe raggiunto. Il resto rimarrà comunque un percorso individuale che comporta sacrifici, introspezione, letture di libri e molta scuola di vita.

mercoledì, aprile 30, 2008

Finita un'epoca?

Forse con questo ciclo elettorale è finita davvero un’epoca. Con la vincita della destra dovremo cambiare i nostri schemi di interpretazione politica. Le categorie destra e sinistra, come fattori ideologici e di interpretazione della realtà, sono cambiate. Gli elettori si sono liberati? Ancora non si sa, certo che dovremo chiederci se votano per scelte ideali o per cercare di risolvere problemi concreti? L’impressione del momento è che abbiano fatta loro, la massima di Mao: ‘Non importa se i gatti sono bianchi o neri, l’importante è che prendano i topi’.
I topi da prendere sono davvero tanti e gli elettori ora pare che ci provino con la destra. Visto che la sinistra di ‘topi’ non ne ha presi, non ha risolto niente dei malanni che affliggono, ora ci prova con la destra.
La sinistra mentre i topi ballavano si soffermava a parlare di Dico, di diritti gay, di licenze taxi, invece che di salari, di sicurezza e immigrazione. Non che i primi fossero da scartare, ma le priorità certo non erano bene avvertite dalla classe politica di sinistra…lo erano diventate improvvisamente in campagna elettorale e solo dal PD, la sinistra cosiddetta alternativa, di classe ecc. giocava invece la carta dell’identità, come se questa valesse a risolvere qualcosa in una società che cambia ad un ritmo vertiginoso. Infatti quella sinistra è evaporata.
Così tra le urla di Beppe Grillo, la scomparsa di Bertinotti, i pianti di Rutelli e la tristezza di Veltroni, andiamo incontro ad una trasformazione epocale.
Cosa succederà? A guardare la levatura degli uomini non siamo messi bene: Calderoli, Borghezio, Giovanardi, Bossi, Tremonti ecc. li abbiamo già provati e molte cose si sono aggravate…però quelli venuti dopo purtroppo non erano migliori: Giordano, Pecoraro, Mastella, Caruso…altro giro, altro regalo.
Speriamo che l’Europa ci assista.

martedì, aprile 29, 2008

Caso Alitalia

Perché non c’è nessuno che ricorda a Berlusconi tutte le cose dette sul caso Alitalia? Questo caso è emblematico per conoscere sia la persona, sia il politico e di conseguenza il grado di ‘statista’. Eppure i giornali sempre pronti a mettere in ‘prima’, ogni tipo di dichiarazione di Berlusconi - sapendo che nella maggior parte dei casi verrà contraddetto- non menzionano mai le precedenti affermazioni del caso.
Esempio: il 21 marzo 2008, il leader del Pdl annuncia: ‘Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi. Ci sarà anche una grande banca’... ‘Penso ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito. Vista la posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta, che sarà sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche’.
Una settimana dopo, il 28 marzo 2008, dice: ‘Occorre che la trattativa con Air France si chiuda, si chiuda negativamente come io immagino e spero... poi quando noi avremo responsabilità di governo, vedrà che non sarà così difficile, anzi, sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si caricherà Alitalia e che magari con la loro managerialità potrà anche riportare i conti in ordine’.
La campagna elettorale è finita e gustato il trionfo, l’Alitalia è sempre un caso da risolvere. Air France nel frattempo si è ritirata come lui sperava…e il 23 aprile 2008, Berlusconi dichiara: ‘Air France ha detto no per il veto posto dai sindacati’...’La prima motivazione del ritiro di Air France è stato il fermo no dei sindacati sulla riduzione del personale. Per noi forse sarebbe stato meglio lasciare a questo governo la patata bollente’.
La colpa era degli altri, lui il nuovo premier non c’entrava.
Ora 28 aprile 2008, Berlusconi continua: ‘Se l'Unione Europea si mette a zignare, allora potremmo prendere una decisione, per cui Alitalia potrebbe essere acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie dello Stato. Questa è una minaccia, non una decisione. Noi andiamo avanti con la compagine di azionisti, l'ho fatto in rispetto alla Ue, ma noi abbiamo bisogno di un'Europa che ci aiuti e non che metta difficoltà a chi governa’.
Prima governavano gli altri e queste difficoltà ovviamente non esistevano.
La pantomima su Alitalia non è ancora finita e a chissà quante battute assisteremo. Davvero illuminante. Ecco lo statista: il finto liberale diventato statalista.

sabato, aprile 26, 2008

Dov'è Padre Pio?

Perché nel 2008 abbiamo ancora bisogno di reliquie e manifestazioni come quella cui assistiamo a San Giovanni Rotondo? Come è possibile che si muovano così tante persone per osservare una immagine di silicone di Padre Pio? D’accordo, quel santo non è mai stato un esteta ed ora paradossalmente, con la maschera finta preparata dallo studio Gems di Londra, si riafferma il trash, il cattivo gusto. Abbiamo così poca spiritualità?
Per la Chiesa cattolica la fisicità ha sempre avuto un ruolo importante; anche quando si afferma la verginità della Madonna si parte dallo stato dell’imene: bisogna avere una testimonianza fisica. Le stesse stimmate (sebbene false, in quanto i chiodi non vennero conficcati nel palmo delle mani di Gesù) sono da considerare un elemento di schizofrenia fisica più che di santità. Giovanni Calvino potrebbe esserci nuovamente d’aiuto.
Indagare la fisicità, gli aspetti esteriori e materiali della religione cattolica ci porta lontano: in fondo ognuno di noi è portatore, con il possesso del proprio corpo, di qualcosa che va oltre. Sarà per questo che moriamo? Che cessa il nostro contenitore? Il nostro corpo? Noi invece continuiamo spiritualmente a vivere ed in questo caso ci potrebbe aiutare a capire la nostra evoluzione il karma, la legge di causa ed effetto. Allora chissà dove sarà ora lo spirito di Padre Pio: non certo in quella bacheca di vetro o tra i fedeli che corrono a vederlo; neppure in Paradiso. Penso che quello spirito dovrà affrontare altre vite e per questo lo immagino un quarantenne (la data di nascita è certa come la data di morte) che non sa neppure dov’è la Puglia, poiché è un cinese emigrato negli Stati Uniti che fa il ricercatore informatico…

martedì, aprile 22, 2008

25 aprile, ricordo della Resistenza

Con la Resistenza è stata portata via una generazione di giovani. Era una generazione ribelle, che dal 1943 al 1945 si oppose al fascismo. Quei ragazzi in maggioranza ventenni nati e cresciuti nel regime fascista, si rifiuteranno di continuare un massacro al servizio dei nazisti; moltissimi di quei giovani saranno fucilati dai Tribunali speciali e militari della Repubblica di Salò e prima di morire grideranno ‘Viva l’Italia’. Infatti l’Italia in quel momento era divisa: la repubblica di Salò comprendeva più o meno le stesse zone che oggi sono in mano alla Lega Nord. Così quel ‘onore della Patria’ che i repubblichini, servi dei nazisti, con i simboli di morte ben espliciti sull'uniforme, credevano di servire era in fondo una volgarità, un inganno. La RSI- la Repubblica Sociale Italiana- era uno stato creato dai nazisti per fermare l’avanzata delle forze anglo-americane. Ai tedeschi importava poco dell’Italia e avevano capito che Mussolini era un uomo finito. Quegli stessi tedeschi ‘amici’, dopo l’8 settembre massacrarono a Cefalonia ottomila increduli militari italiani. Con quell’eccidio, molti fascisti non videro tornare più a casa i loro cari. I tedeschi insieme ai fascisti avevano emanato decreti di pena di morte per tutto: per chi non si presentava ai distretti militari, per chi si nascondeva, per chi strappava i manifesti…e via di questo passo, con il risultato di far crescere i partigiani.
Leggendo le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, ora disponibili anche sul web,
si troverà nell’elenco degli assassinati oltre i nomi anche l’età: sono in prevalenza ragazzi di 20, 23, 18 anni; sono operai, studenti, soldati, casalinghe, sono la testimonianza di un sacrificio affrontato con la fede e l’amore che fonderà la nostra attuale libertà.
Ricordiamo sempre quel periodo. Il 25 aprile è nella sostanza la data del riscatto: il frutto agognato dei martiri della nostra libertà.

domenica, aprile 20, 2008

La ricetta della felicità

Parlare di felicità, è spesso difficile. A pensare che ci sbattiamo e soffriamo proprio nel ricercare la felicità. La felicità dovrebbe essere la condizione ideale per vivere la nostra vita e invece…soprattutto oggi non si sa più dove andare a cercarla: nell'amore, nel lavoro, nelle amicizie? Quale sarà la fonte della nostra felicità? Sentimenti ed emozioni il più delle volte negative, come la tristezza, la rabbia, la solitudine, la frustrazione ci assalgono e la felicità sembra una condizione così lontana ed irraggiungibile che non penseremmo mai di averla a portata di mano ogni giorno. Sì, la felicità la cerchiamo perché l’abbiamo già provata, la conosciamo.
Allora esiste una ricetta della felicità? A volte si pensa a formule già precostituite. Tipo: 100 grammi di comprensione, 250 grammi di pazienza, 350 grammi di dolcezza. Mescolare a lungo: aggiungere un pizzico di allegria. Cucinare a fuoco moderato per tutta la vita…troppo facile.
In altri casi troviamo consigli come: accettazione di sé, per riuscire a dare e a ricevere amore; adattamento ai cambiamenti della vita, per metabolizzare le tossine del vivere quotidiano con la realizzazione personale attraverso un’attività lavorativa gratificante, insieme ad un ridimensionamento dell’attaccamento ai beni materiali…troppo elaborato.
Dopo questa premessa poniamoci la domanda: quanta energia uso per produrre felicità? L’energia viaggia all’interno di circuiti neuronali che sono sintesi di processi fisici e mentali; dobbiamo sapere che questa energia noi siamo in grado di indirizzarla. Dobbiamo avere la consapevolezza della nostra capacità autogenerativa. Il dolore psichico è spesso una domanda senza risposta.
Abbiamo bisogno di lasciarci andare, fermarsi nella lotta con i nostri fantasmi: abbandonare il conflitto. La vita è un regalo e la nostra mente deve essere lasciata libera di decidere della sua energia. Smettere di combattere con lei. Né facile, né elaborata...troppo semplice? Si, come sempre è la felicità.
Pubblicato da Italians il 27/4/2008

giovedì, aprile 17, 2008

Ci siamo

Ci siamo, si inizia con l’abolizione dell’ICI; ma non sarebbe più giusto dire che si farà un trasferimento di questa tassa sotto un altro nome? Dove prenderanno i soldi i Comuni se si toglie l’Imposta Comunale sugli Immobili? Comunque era nel programma del PDL ed è giusto che venga attuato. La grande vittoria di Berlusconi non su discute…ma ci sarà stato per caso qualche broglio per far scomparire la Sinistra Arcobaleno? Meno male che di brogli ora non si parla più e nemmeno di fucili per cambiare la stampa delle schede. Mi auguro nel frattempo che non ci siano epurazioni, accuse alla stampa e alla televisione di essere tutta in mano alla sinistra: in caso fosse vero, avranno visto che non è servita a nulla?
Io intanto, per sopravvivere alla coppia B&B per i prossimi 5 anni, mi sto attrezzando seguendo il decalogo di Roberto Cotroneo:
Eviterò tutte le trasmissioni televisive, ad iniziare da Porta a Porta. La mia homepage d’apertura di Internet passerà dal Corriere della Sera al Financial Times. Aspetterò l’elezione di Obama e poi metterò nella mia stanza la sua immagine senza la frase ‘we can’. Farò molte passeggiate nei boschi e in riva al mare, dove la natura non è stata inventata da Berlusconi. Coltiverò un hobby, distraendomi con arte e musica classica; mi innamorerò nuovamente. Continuerò a leggere libri e ascolterò la radio di notte dove penso non piomberà uno dei B. Infine aspetterò con pazienza. La provvidenza poi farà la sua parte.

mercoledì, aprile 16, 2008

Che dire?

Che dire? Ha vinto il rappresentante peggiore della cattiva politica; quello che ha già fatto vedere in 5 anni la sua piccola statura in tutti i sensi…eppure gli italiani lo hanno rivotato. Sarà lo spirito critico che da sempre accompagna chi è di sinistra, o l’ambire a cose che non sono mai concrete, ma ogni volta si riesce a perdere l’occasione di trasformare la società in modo migliore.
Io intanto ho imparato da tempo a sostituire la parola colpa con responsabilità, per questo ritengo ognuno di noi responsabile di ciò che gli succede. Allora? Noi italiani abbiamo proprio la memoria corta. Come si fa a dimenticare i 5 anni di governo berlusconi passati?
Io ricordo che non ci sono state in Italia tante manifestazioni come in quel periodo. Si scendeva in piazza per la difesa dei diritti: quelli dell’informazione, dello statuto dei lavoratori. Si manifestava giornalmente per la pace, per la difesa delle fasce deboli. Con quel governo siamo entrati in guerra in Afghanista ed in Iraq; abbiamo avuto l’occupazione della RAI con la cacciata di Biagi e Santoro, l’attacco all’articolo 18 delle Statuto dei Lavoratori, l’attacco alla Costituzione, con una legge che la stravolgeva - e meno male che è stata bocciata da un referendum. Poi le leggi ad personam; le brutte figure all’estero; la legge sulla Giustizia e sulla Scuola, per non parlare della Bossi-Fini che ancora prosegue.
In campagna elettorale facevano finta di niente: proprio la Lega affiggeva manifesti con l’immagine di un indiano pellirossa, dicendo che il centrosinistra faceva fare la stessa fine, imputandone la colpa dell’ingresso dei clandestini ..mentre la legge Bossi – Fini è sempre in vigore.
Io sono davvero triste del risultato e non riesco a capire dove sono finiti i voti della cosiddetta Sinistra comunista e dei Verdi. Cosa è successo? Io penso che il PD ha preso i suoi voti: quelli del grande progetto dell’Ulivo, quelli della speranza di un nuovo soggetto politico che cambi la politica in Italia. Ma gli altri? Dove sono finiti? C’è stato un gioco di prestigio? Dove sono andati gli elettori comunisti, socialisti, ambientalisti? Non so rispondere. Forse l’Italia ha sempre bisogno di decenni per superare i suoi regimi: ora viviamo quello berlusconiano e non ne vedo al momento la fine. Anzi.
Che non sia il fascismo veramente la biografia degli italiani?

giovedì, aprile 10, 2008

Il PD cambia la politica

Ho letto con interesse sui quotidiani molti interventi; sono tante le persone disilluse e rassegnate ad un quadro politico che riflette bene la società: il berlusconismo è purtroppo ancora presente in molti strati sociali e riesce sempre a fare presa. E’ o non è il fascismo la biografia degli italiani? Questo lo affermava Piero Gobetti oltre 80 anni fa. C'è da pensare.
Ma ora abbiamo la democrazia e sappiamo quante persone sono morte per permetterci di votare liberamente; di scegliere dei partiti diversi. La democrazia spinge all'assunzione di responsabilità e quelli che non votano lasciano decidere gli altri anche per loro. Se non ti interessi di politica la politica si interessa a te...
La democrazia poi richiede dei numeri, delle maggioranze che sono numeri grandi: solo con quelli si può governare. Berlusconi li raccoglie. Il gruppo della sinistra arcobaleno cosa raccoglie? Se va bene l’8-9%, cosa serve? Servono anche quelli a fare opposizione, e non certo a governare.
Invece dovremmo accorgerci che andiamo volenti o nolenti verso le grandi formazioni politiche europee? Quelle che sono capaci di far stare insieme ideali diversi per un programma di governo preciso? Prodi ci ha provato, ma con la banda di bottegai cui era attorniato da Pecoraio Scanio, Mastella, Giordano e Di liberto, c'era poco da sperare. Ogni giorno si smentivano a vicenda. Cosa fare? Il PD ha fatto l'unica cosa utile e necessaria. Da quel momento la politica sta cambiando direzione. Non lo avete notato? Ne vedremo ancora delle belle. Il PD sta trasformando la politica cercando di farla uscire dal degrado cui è piombata da almeno 2 decenni.

martedì, aprile 08, 2008

Non è un paese per poveri.

Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la povertà. Mi diceva un conoscente che da una menomazione può nascere una fortuna, come quello che mostra la gamba poliomielitica ridotta ad un osso storto: ci farà uscire quei 50 euro al giorno; così, camminando e allungando la mano. Come quello inginocchiato in mezzo al marciapiede, con il cartello stampato chiaro: ‘Operato al cuore, ho bisogno di aiuto per mangiare’. Il pasto c’esce. Diversamente non sarebbe lì tutti i giorni. Tutti i giorni eccetto la domenica. Riposa.
Non è un paese per poveri.
E’ un paese per professionisti e ora lo sono anche i poveri. I poveri di professione, che sovvertono i poveri zitti: quelli chiusi in casa. Sì perché la povertà è come una malattia ti tiene in casa, anche a letto e non devi muoverti più di tanto perché c’è il rischio che aumenti l’appetito. Sempre il conoscente mi spiegava che la povertà si eredita come la ricchezza. Li vedi quei bambini tra i rifiuti? Sono i poveri di domani: stanno imparando un destino che non si cambia. Ci sono quelli che dipendono dalla tua monetina: hanno imparato a vivere d’elemosina perché non credono nel loro futuro; li hanno convinti che sono poveri per statuto. Come un mestiere.
Non è un paese per poveri.
Eppure poveri lo siamo stati tutti. Ti ricordi il nonno? Quanta fame. Quanta polenta, insaporita con una acciuga appesa, ha mangiato il bisnonno? Ma ora i poveri si vogliono così. Così è più facile passarci sopra con le ruspe. La loro mancanza di dignità, cancella anche la nostra. Ancora il conoscente mi raccontava: stiamo osservando con l’accattonaggio, uno stacco. Troppi ricchi e troppi poveri. Il guaio che a maggioranza si è scelto di essere ricchi…anche se non è vero, che lo si è.
Per questo motivo il nostro non è un paese per poveri.
Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la ricchezza. Una notizia sul quotidiano informa che non avevano i soldi, ma si vergognavano a dirlo. Il mio conoscente conferma. Una signora, privata del botulino per le rughe, confessa: ‘Preferisco farmi il Botox che uscire fuori a cena, ma la situazione è davvero brutta’. Dopo anni di crescita costante, il mercato della chirurgia estetica sta attraversando un momento di crisi. Uno dei principali produttori di protesi per il seno ha riportato un calo nelle operazioni avvenute alla fine dell’anno scorso.
Non è davvero un paese per poveri. Nemmeno per brutti, sporchi e cattivi.

domenica, aprile 06, 2008

Imbracciare i fucili...

Bossi se la prende con le schede elettorali e torna a parlare di rivoluzione armata. ‘Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili’, ha dichiarato il leader della Lega, oggi in un comizio a Verbania. Non dice Bossi che le schede elettorali sono conseguenza di una precedente porcata fatta dal suo Calderoli. Eppoi prendersela sempre con la categoria astratta dei ‘romani’…lui che a Roma è stato ministro e ci mangia pure.
Che squallore inoltre sentire che: ‘potremmo anche imbracciare i fucili’. Contro chi? Non lo dice; forse contro se stesso. Certe frasi dovrebbero essere bandite, poiché la stagione in cui degli sciagurati hanno preso a sparare ed a uccidere, gli italiani la conoscono bene: era la stagione delle bombe fasciste e delle Brigate Rosse.
Certamente che quest’uomo, con i suoi accoliti, rappresentano la frangia più caciarona e impresentabile della politica italiana. Ho detto italiana? Scusatemi, volevo dire di quell’invenzione chiamata Padania; di quella razza che la bastardità non è riuscita a migliorare.

venerdì, aprile 04, 2008

Abbiamo bisogno di nuova politica

Mi ero disamorato della politica fino a quando, con la nascita del Partito Democratico, ho visto arrivare delle facce nuove e molti giovani che con il loro entusiasmo mi hanno fatto riprendere la voglia di partecipare. Vedendo arrivare alcuni giovani, nel circolo territoriale appena costituito, mi ha fatto felice; sentendo poi la ragazza più giovane, spiegare i motivi per cui ha pensato di impegnarsi, mi sono commosso.
L’entusiasmo di questi ragazzi, che si sono messi a fare politica in questi ultimi mesi, è stata per me davvero contagioso: mi hanno fatto riscoprire la militanza, quell’impegno che sorretto dagli ideali fa incontrare le persone e discutere la maniera per risolvere i problemi che assillano una pacifica convivenza.
Così oggi mi ritrovo a piegare depliant con il programma elettorale, ad imbustare lettere con inviti al voto ed a volantinare, per le strade del mio quartiere; mi ritrovo a scrivere comunicati, organizzare incontri e allestire presidi nelle piazze.
Abbiamo bisogno in questo periodo di sbandamento di nuova partecipazione, di riprendere in mano l’iniziativa di una politica, che sappia progettare il futuro senza demagogia e ideologismi del passato. Per questo dovrebbero essere i giovani in primo luogo a spronare i vecchi; dovrebbero essere loro a farsi avanti e sconfiggere quella vecchia nomenklatura, che osserviamo sugli schermi televisivi da ormai troppo tempo.
Io che sentivo di avere ‘già dato’, oggi ho compreso che la mia piccola esperienza può essere di aiuto a questi neofiti della politica. L’alternativa alla politica e alla partecipazione democratica è il caos, la guerra e la dittatura: si affida tutto ad una persona sola.
Non dimentichiamo che se non ci interessiamo della politica, la politica però si interessa a noi: ci usa e costruisce le gabbie come la attuale legge elettorale, voluta da una parte sola; quei partiti che l’hanno concepita era evidente che non ascoltavano i cittadini. Neppure i loro elettori.

mercoledì, aprile 02, 2008

La parte abitata della Rete...continua

La Rete è abitata da moltissime persone; ogni giorno aumentano ed in questo grande spazio in espansione ognuno ritrova un pezzetto di sé. Frequentando la Rete dopo i primi passi, dove si va a naso e con l’idea dell’avventura, ho scoperto di fare sempre gli stessi itinerari: l’abitudine prende il sopravvento. Così i blog, i magazine, i portali e i giornali online, che visito quotidianamente, risultano essere sempre i soliti; allora ci sarebbe bisogno di qualcuno che spinga a lasciare gli ormeggi e guidi verso nuove navigazioni, verso nuovi approdi.
Circa un anno fa era uscito un libro dal titolo ‘La parte abitata della Rete’ di Sergio Maistrello, che raccontava bene cosa si incontra nella navigazione di Internet, come nascono i blog, i wiki, il podcasting e i social network…insomma tutto quanto vive su Internet e fa vivere noi, attraverso gli strumenti più avanzati della tecnologia informatica.
Il libro invitava a guardare il panorama con occhi nuovi per riprendere il viaggio: continuare a usare questa tecnologia in modo sempre più consapevole.
La Rete crea, nella relazione, una ricerca di senso in modo nuovo. Lo strumento mediatico più rivoluzionario si auspica che in breve tempo abbandoni il linguaggio tecnologico per lasciare il posto alla conversazione più personale…parliamo sempre di noi e allora cosa di più arricchente per cambiare, scambiando informazioni?
Con Internet misuriamo anche l’apertura verso gli altri. Con i nuovi strumenti a disposizione, ci trasformiamo anche in autori di contenuti: otteniamo uno scambio continuo di opinioni, visioni del mondo, contaminazioni che se riusciamo a coglierle aiutano a comprendere meglio dove e come viviamo.
La Rete è abitata soprattutto da giovani, da curiosi, da persone che scoprono che gli viene chiesto di creare e condividere cose, emozioni, fatti, servizi e piaceri…l’altro ieri ho scoperto, per sua stessa ammissione, che Berlusconi non frequenta la Rete: ha detto che è vecchio e non conosce la tecnologia di Internet. ‘Forse- ha proseguito- non sarei adatto per questo a modernizzare l’Italia’. Nel gran numero di parole ogni tanto esce un pizzico di verità.

lunedì, marzo 31, 2008

Segnalazione per la chiarezza

Voglio segnalare il linkdi quattro gatti -fadi, marco, paolo, salvatore- che spiegano in modo chiaro alcuni dati economici, utili ad orientare un voto consapevole.
I risultati dell'economia sono spesso un elemento importante per valutare i risultati di una azione di governo. Con le informazioni contenute in questo sito web, abbiamo la maniera di 'istruirci'. Grazie ai quattro gatti che speriamo diventino milioni.

giovedì, marzo 27, 2008

Pensiero sul voto

Il voto non dovrebbe servire a testimoniare un’appartenenza, ma anche e soprattutto a scegliere un governo, un programma per il paese e una classe dirigente. Allora mi domando come mai a sinistra ci ritroviamo ancora Bertinotti? Non era meglio Mussi o Vendola? Bertinotti rappresenta il vecchio del vecchio, e gli avversari politici, come Berlusconi, vorrebbero avere a che fare sempre con degli elementi come Bertinotti…non ci sarebbe battaglia: vincerebbe alla grande…chi? Berlusconi si intende.
Bertinotti è un parolaio senza confini. La sua visione politica e della società è ferma. Non percepisce i cambiamenti profondi che, non solo l’Italia ma, tutto il mondo sta attraversando. Con questa sinistra si finirà sempre e solo a fare l’opposizione: a continuare a dire dei no, come in fondo ha fatto Bertinotti, che ha pensato di rifondare un comunismo che lui non ha mai conosciuto. E per fortuna non ha fatto conoscere a noi…
Per governare il cambiamento e progettare il futuro, dovremo cercare di avere la maggioranza dell’Italia e non accontentarsi di avere si e no il 9% dei voti. Cosa ci facciamo con quelli? Mandiamo Caruso, Bertinotti, Giordano e Pecoraro Scanio a fare gli oppositori? Meglio di no. Pensateci bene a chi dare il voto.
Per governare servono progetti ampi e uomini che non si rinchiudano in ambiti angusti dove fare diventare tutto una botteguccia.

giovedì, marzo 20, 2008

La guerra in Iraq compie 5 anni oggi

Il 20 marzo di 5 anni fa iniziò la guerra in Iraq. Ricordo che alle 3.33 in Italia (le 5,33 in Iraq), con una serie di martellanti raid aerei per decapitare il regime, gli Stati Uniti lanciarono l'operazione "Iraqi Freedom". Il bilancio di questa guerra ancora in corso è devastante. Mentre la pace non è ancora arrivata si contano oltre 650.000 morti tra i civili, aumenta il terrorismo, gli attentati, i marines registrano perdite superiori ai 3500 morti... anche se si tengono segrete le cifre. Le notizie delle morti e delle stragi sono sparite dalle prime pagine dei giornali del mondo, ed ora si possono leggere solo brevi note di agenzie come quelle di oggi: ‘(AGI) - Baghdad, 19 mar. Una terrorista suicida si è fatta saltare in aria al passaggio di una pattuglia di polizia nella cittadina irachena di Bala Druz, nella provincia di Diyala. Il bilancio è stato di quattro morti, tra cui un poliziotto, e 12 feriti, fra cui tre agenti.- (ASCA-AFP) - Karbala, 18 mar - Sale drasticamente il bilancio dell'attacco suicida nei pressi di un santuario sciita avvenuto ieri a Karbala, nel centro dell'Iraq: le vittime sarebbero almeno 52." La guerra in Iraq ha superato nel tempo, con il raggiungimento di 1825 giorni al 20 marzo di quest’anno 2008, la seconda Guerra Mondiale che durò 1347 giorni. Paul Wolfowitz aveva indicato, davanti al Parlamento statunitense, il costo della guerra in 50 milioni di dollari- largamente autofinanziati dai 100 milioni di dollari del petrolio iracheno; oggi si brucia quella cifra ogni settimana, al ritmo di sei milioni di dollari al giorno. Secondo il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, autore del libro "The three trillion dollar war" scritto insieme alla docente di Harvard Linda Bilmes, la guerra irachena supererà il costo record della Seconda Guerra Mondiale (5000 miliardi di dollari del '45). Per gli autori, il conflitto in Iraq costerà complessivamente almeno 3000 miliardi di dollari entro il 2017. Che dire? Cosa aggiungere? Nel 2008 finirà comunque l’era Bush e si spera che l’arrivo di una grande recessione economica, a differenza delle volte scorse che faceva scoppiare le guerre, questa volta faccia rinsavire i potenti della Terra. A proposito nell’occasione della proclamazione di guerra all’Iraq, Bush stillò la lista degli stati canaglia, dov’era presente la Cina... nei giorni scorsi - prima dei fatti in Tibet - è stata depennata. Cosa pensare?
*Articolo pubblicato da L'Unità e da Italians- oggi 20 marzo-

mercoledì, marzo 19, 2008

Questo blog compie 5 anni

Questo blog compirà 5 anni il prossimo 25 aprile. 5 anni di scrittura a ricordare momenti ed esprimere pensieri ed opinioni sulle cose più varie. Dopo un invio di prova a febbraio, dal 25 aprile 2003 iniziavo l’avventura di questo blog, che è rimasto sostanzialmente uguale. Iniziavo con un post sul fascismo:
‘Il fascismo vive sempre. Diciamo la verità, il fascismo è più potente di ogni democrazia e altra qualità umana. Il fascismo è come una legge naturale: forte, barbaro e insieme accomodante; riesce a dare ordine e valore alle parti più cattive, crudeli e rozze di ognuno. Per questo si sono inventate le razze e le civiltà superiori, si dà per scontato che il ricco e il potente, come il furbo, siano di una specie privilegiata. Ai deboli e poveri poi si fornisce un capo, un bravo padre di famiglia che pensa per loro. Il personaggio designato a ricoprire il ruolo suddetto, di solito diventa una macchietta: dimostra di volere saper fare di tutto’.
Ricordate? Non a caso scelsi il 25 aprile per ricordare ancora quanto ci voglia poco a regredire a perdere i diritti acquisiti e saltare nel buio.
Una costante che si legge in questi anni è la presenza di Berlusconi. A leggere ora tutti quei post, dico il vero, mi dispiace che quell’omino, quel guitto della politica, abbia avuto così tanto spazio e continui a imperversare nella nostra vita.
Bisognerebbe ignorarlo. Però è così presente perché rappresenta bene gli italiani o quello che sono diventati. Non è un caso che a distanza di oltre 14 anni dalla sua entrata in politica continui a tenere banco: oltre che il forte supporto dei media che raccontano ogni suo peto, lo vogliono milioni di italiani; non stanchi del suo apparire, delle sue battute, della sua insipienza.
Berlusconi continua…una cosa mi consola: sono molto più giovane di lui e così posso sperare che la sopportazione duri fino ad una naturale soluzione. Sì, perché malgrado il berlusconismo viva, nel popolo della cosiddetta libertà, lui ne è una maschera di sintesi per cui mi auguro che mancando lo specchio cui quelle genti si riflettono, cambino i parametri e le prospettive.

martedì, marzo 18, 2008

Con Veltroni

‘Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte del resto d'Europa’. Bravo Veltroni. Da quanto tempo i cittadini aspettano di vedere attuato questo principio? I costi della politica è una delle tante ragioni per cui i cittadini rifiutano la politica partitica italiana. I politici italiani ci prendono in giro con il finanziamento pubblico e poi vantano migliaia di bonus indecenti. Più avanti nel discorso fatto a Novara, Walter Veltroni, aggiunge anche il bisogno di sobrietà ed efficienza nella politica: ‘E’ la politica che ha voluto fare un Paese complicato’. Altro traguardo utile ad avvicinare alle istituzioni i cittadini italiani che oggi le rifiutano. Finalmente. L’etica in politica passa anche di qui.
Walter Veltroni, libero dai vincoli delle botteghe partitiche, riesce a parlare chiaro e dire le cose che tutti vogliamo sentire. Senza le smentite del giorno dopo.
Fusse che fusse la volta bbona? Parafrasando Nino Manfredi, della Canzonissima della fine anni ’50, possiamo sperare che questa volta qualcosa si farà.
Così oltre a diminuire il numero di parlamentari è giusto che vengano tagliati i loro stipendi. Bisognerebbe pagarli come ‘lavoratori a progetto’. Aggiungerei io.
Fusse che fusse che entriamo nel terzo millennio? Con Veltroni?

domenica, marzo 16, 2008

Da “L’ombra di Mao” di Federico Rampini

Il Dalai Lama è la figura più odiata dai governanti cinesi. Perfino il suo volto è all’indice: l’onnipresente polizia cinese arresterebbe chiunque dovesse esibire una sua foto. Ma nessuna censura, nessuna persecuzione è riuscita a sconfiggere la religiosità diffusa, mistica e corale del popolo tibetano. Lo spettacolo dei pellegrini che invadono quotidianamente Lhasa oggi sembra “normale” perché Pechino ha ripristinato – alle sue condizioni – la libertà di culto. In realtà questo spettacolo è una dimostrazione impressionante di resistenza passiva, alla luce di quel che i buddisti hanno dovuto soffrire. Dopo l’invasione militare cinese del 1950, la tolleranza verso le tradizioni locali durò solo pochi anni. Nel 1959 una prima svolta estremista di Mao Zedong portò all’imposizione dell’ateismo di Stato. Dal 1966 al 1975
la Rivoluzione culturale intensificò le violenze contro la religione, con i famigerati “processi di piazza” ai fedeli. Il Tibet fu vittima della campagna più feroce: i comunisti cinesi uccisero 1,2 milioni di persone, un quinto dell’intera popolazione. Ma la tenacia dei tibetani ingannò perfino il leader più lucido e astuto della Repubblica popolare, Deng Xiaoping. Nel 1979, insieme con la svolta politica moderata, la normalizzazione delle relazioni con l’Occidente e l’avvio delle riforme di mercato, Deng allungò un simbolico ramoscello d’ulivo al Dalai Lama invitandolo a mandare suo fratello in visita in Tibet per constatare che le condizioni di vita dei suoi concittadini erano migliorate. Nei piani di Deng quell’apertura era il preludio per un negoziato con il Dalai Lama da posizioni di forza, per convincerlo a tornare in patria dopo essersi sottomesso all’autorità centrale di Pechino. Secondo le informazioni che Deng riceveva dal partito comunista locale, i tibetani ormai erano assuefatti alla dominazione cinese, e i progressi nel benessere materiale appagavano la popolazione. L’errore di calcolo di Deng fu clamoroso. La visita del fratello del Dalai Lama scatenò un delirante entusiasmo popolare, le manifestazioni di gioia degenerarono in cortei nazionalisti al grido di “Tibet indipendente” e “Han go home” (gli Han sono il ceppo etnico dominante della Cina). Ogni dialogo con il Dalai Lama è stato troncato. In compenso la pratica del buddismo è tornata a fiorire, sia pure con un “numero chiuso” che contingenta il reclutamento dei nuovi monaci: questo non impedisce che oggi nei monasteri di Lhasa molti di loro siano giovanissimi, segno che nessuna secolarizzazione è riuscita a inaridire le vocazioni. Sul fronte economico Pechino ha accelerato gli investimenti per dotare il Tibet di infrastrutture efficienti, dagli aeroporti alle autostrade, e per agganciarlo al boom economico cinese. Nei quartieri nuovi di Lhasa i grandi viali moderni oggi pullulano di gru per la costruzione di palazzi, dilagano le pubblicità e le insegne commerciali al neon, gli shopping mall, i negozi di elettronica e di moda. Ogni giorno che passa Lhasa assomiglia un po’ di più a tutte le altre città della Cina. Questo è vero anche nella composizione demografica: per accelerare lo sviluppo economico Pechino ha incoraggiato l’immigrazione degli Han, più istruiti e più intraprendenti. Eppure la marea dei pellegrini che sommerge Lhasa a tutte le ore in tutte le stagioni dell’anno, è lì a ricordare che questo è un luogo diverso. Mai nella storia millenaria del Tibet, il suo popolo aveva dovuto subìre una invasione etnica come l’attuale immigrazione dei cinesi. Il buddismo locale è pacifista, il Dalai Lama si è sempre rifiutato di appoggiare qualsiasi lotta violenta. Ma la religiosità tibetana ha già dimostrato in passato di saper custodire un nazionalismo profondo, che riemerge in momenti inaspettati e nelle forme più imprevedibili. Come nel Canto dell’Antilope Tibetana, che il gruppo hard rock Vajara intona a tutto volume all’una di notte, nella discoteca gremita di teenagers entusiasti: “Sotto questi cieli azzuri / Sotto le nuvole bianche / Vivono le più belle creature dell’universo / All’improvviso siete arrivati voi / Con le vostre armi e la vostra avidità / State uccidendo l’ultima antilope / Ci state divorando / Lasciateci vivere / Lasciateci vivere”.

domenica, marzo 09, 2008

Situazione Internet in Italia

Un popolo di teledipendenti allergici ad internet. E’ la fotografia Istat del rapporto tra gli italiani e l’universo hi-tech. Dal febbraio 2007 l’Istituto di statistica ha analizzato un campione di 19 mila famiglie (49 mila persone in tutto). I risultati, pubblicati il 17 gennaio 2008, sono desolanti per internet. La televisione resta la più amata dagli italiani. Il piccolo schermo infatti è saldamente in vetta nella classifica delle tecnologie più diffuse: il 95,9% delle famiglie possiede almeno una tv. Seguono a ruota cellulare (85,5 %) e videoregistratore (62%). Fuori dal podio Pc e internet, rispettivamente al quinto e sesto posto.
Nel Belpaese naviga in rete solo il 43% delle famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni (escluse quindi le coppie di anziani). La media europea è del 54%. Nel vecchio continente siamo diciottesimi, dietro la Lituania, un gradino più su di Portogallo, Polonia e Cipro. Se si considera l’intera galassia delle famiglie italiane (incluse quelle di soli anziani) l’accesso ad internet cala al 38,8%. Una delle cause sta nella scarsa diffusione del computer, porta d’accesso al web. In Italia il 41% appena della popolazione usa il Pc.
Navigare senza fili è un lusso. Il 17,3% degli internauti utilizza portatile e WiFi. Che staccano nettamente cellulare via Gprs (7,4%), telefonino Umts (6,8%) e palmare (5,2%). Cresce in compenso la banda larga. Tra le famiglie on-line, le connessioni Adsl e fibra ottica passano dal 14,4% al 22,6%.
Quali sono le mete elette dei web surfer italiani? In cima c’è sempre la posta elettronica. Il 77,3% dei navigatori sbarca in rete per mandare mail. Poi si cercano informazioni su merci e servizi (64,8%), cultura (54,7%), viaggi e turismo (43,4%) e le news (43,1%).
In Italia internet è roba da ricchi. Nelle famiglie di manager,imprenditori e liberi professionisti, il Pc ha una diffusione del 32% in più rispetto alle famiglie di operai e disoccupati. Lo scarto nell’accesso al web invece è del 37,7%. Tra i “ricchi” la Tv non è nemmeno la tecnologia principe. Ai piani alti della piramide sociale il video cede il trono al cellulare: il 97,2% delle famiglie ne ha uno.
L’accesso al web varia a seconda del reddito, ma anche del sesso. Naviga in rete il 31,7% delle donne contro il 42,3% degli uomini. E si allarga ancora la forbice Nord-Sud. Nel mezzogiorno e nelle isole, internet è alla portata del 32% delle famiglie, la banda larga crolla al 18%. Nel centro-nord i numeri schizzano rispettivamente al 41% e al 25%.
I dominatori del web sono gli “under 30”. Il 68% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è un habituè della rete, mentre il 77% possiede un Pc. Più s’invecchia meno si naviga. Tra i 35 e i 44 anni l’uso del computer scende al 54% e internet al 48,5%.
A far ben sperare sono proprio le nuove leve, sempre più distanti dal piccolo schermo e affascinati dalla rete. Altro dato incoraggiante: nel 2007 gli internauti che navigano quotidianamente salgono dal 14,1% al 16,1%.
La televisione, insomma, non cede lo scettro e internet ne deve fare di strada. Per conservare il trono, però, il piccolo schermo passa ai bit. Nel 2007 infatti prende piede il digitale terrestre (dal 15,5% al 19,3%), il satellite (dal 25,6% al 28,6%) e il dvd (dal 51,7% al 56,7%). La tv generalista, quella si, è in pericolo di vita. Qualcuno versa lacrime?

venerdì, febbraio 29, 2008

Cafè Philo a Genova

Giovedì 28 febbraio 2008. Grande successo del primo Cafè Philo a Genova. Oltre 50 persone si sono trovate da Oltreconfine Cafè in Piazza San Lorenzo per seguire il dibattito del Cafè Philo, condotto dalla brava psicofilosofa Giusy Randazzo. Visto il grande interesse e partecipazione comunico che l’iniziativa si ripeterà l’ultimo giovedì di ogni mese.
Gli argomenti da trattare saranno decisi di volta in volta. Al primo Cafè Philo si è parlato d’amore e il tema trattato ha avuto diverse definizioni non trovandone poi una che fosse in grado di comprendere questo sentimento che va oltre ogni logica di contenimento e di razionalizzazione. Giusy Randazzo è stata bravissima a condurre la discussione e partendo dal mito che racconta come l’uomo fosse stato diviso per punirlo in due parti da Giove, per la sua presunzione ad essere loro dei, poi ebbe pietà e donò all’uomo l’amore affinché potesse riunirsi con la metà mancante. L’amore come medicina e sollievo per la pena dell’essere scissi.
Una bell’inizio che ha fatto intervenire molti a legare all’amore altre cose: amore è libertà; amore è sofferenza, come piacere, dolore, possesso, legame…
L’amore è molte cose ed al termine nessuno ha più risposte ma solo domande…ed ecco che la filosofia ha svolto il suo compito. Una bella serata davvero.

lunedì, febbraio 25, 2008

Sarebbe bellissimo

Sarebbe bellissimo se in politica non entrassero i cosiddetti teodem o i teocon. Abbiamo sempre più bisogno di laicità. Abbiamo bisogno che chi si mette al nostro servizio, facendo politica, lasci le convinzioni religiose come un fatto da vivere nel suo personale privato.
Non si vuole divorziare? Non si vuole usare il preservativo? Non si vuole l’inseminazione artificiale? Non si vuole andare a vivere con un’altra donna o altro uomo? Non si vuole fare il testamento biologico? Non si vuole usufruire della legge 194? Nessuno ci obbliga a disporre di queste libertà.
Per quale motivo si vuole uniformare il mondo a propria immagine e somiglianza? Forse perché si è detentori di una verità assoluta?
La libertà è una dolce bevanda che una volta assaggiata dovrebbe aiutare a non tornare indietro, a non essere più schiavi di qualcuno o qualcosa. Purtroppo non è stato sufficiente far ingoiare quel nettare prezioso a molte persone ed interi popoli, per portarli alla causa della democrazia. Per certe menti, e certi cuori, la libertà fa paura: vuol dire prendersi la responsabilità della propria vita seguendo una strada di conoscenza che porta a se stessi, alla propria essenza.
La libertà è una bevanda che aumenta la capacità di scegliere il bene. La libertà non va confusa con la verità o la perfezione, la libertà è semplicemente l’autonomia di sé. Attenzione però, ogni passo nella vita che aumenta la fiducia in se stessi, l’ integrità, il coraggio, la convinzione, aumenta anche la capacità di scegliere l'alternativa desiderabile; finché alla fine non diventi più difficile scegliere l'azione indesiderabile piuttosto che quella desiderabile.
La libertà in questo modo diventa il grado di misura del proprio egoismo e insieme di dominio delle rinunce alle soddisfazione dei bisogni.
Continuando nel paradosso, dove la sola libertà che non abbiamo è quella di non essere liberi, viviamo psicologicamente schiavi di gabbie costruite da noi stessi: pensate che spendiamo miliardi di dollari per fare la guerra con lo scopo di rendere sicura la nostra libertà. Una libertà che ci fa prigionieri.
Dove sono allora i politici che perseguono la vera libertà?

mercoledì, febbraio 20, 2008

I vantaggi della donna

C’è la commissione ministeriale delle pari opportunità, e l’anno 2007 trascorso era stato proclamato Anno europeo Pari Opportunità per Tutti. Bisogna anche dire però, che essere donna ha molti vantaggi e dà maggiori opportunità.
Esempi: l’automobile per le donne è solo un mezzo di trasporto e non un corrispondente proporzionale alla virilità; così il box auto non è una delle sue massime aspirazioni della vita. Inoltre con le loro amiche possono parlare di molte cose senza discutere se fare o non fare sesso sfrenato. Nessuno le domanda quanto resistono...per questo possono fingere gli orgasmi senza essere scoperte, ma allo stesso tempo i loro orgasmi possono essere multipli; insomma recuperano in qualità. Possono divertirsi anche in bagno a chiacchierare con le amiche.
Altro fatto indiscutibile le donne sono decisamente più sensibili, ordinate, curate, fresche e profumate. Non sono costrette a ridere per una stupida barzelletta sporca. Possono avere i capelli del colore che più le piace e tagliandoseli a volte possono anche cambiare la vita. Le donne sono intuitive Si relazionano con serenità con ogni tipo di persona, senza dover pensare ossessivamente di come fare per portarsela a letto. Hanno un buon rapporto con gli animali...
Non hanno bisogno della mani per fare pipì, possono andare in giro senza mutande. Sono la pratica di tutta la teoria.
Ancora, conoscono almeno altre 20 bevande oltre alla birra. Hanno gli orizzonti meno limitati. Hanno meno colesterolo. Non hanno bisogno di essere in gruppo per trovare il coraggio di abbordare qualcuno. Sanno digerire senza essere volgari. Soprattutto non saranno mai un ‘vecchio porco’.
Allora in fondo quali opportunità possono prendere dall’uomo? Forse per fare la fila più corta per andare al bagno? Aprire i vasetti da sole? Sapere tutto sulle auto? Non trascinarsi dietro la borsa piena di cose inutili? Poter ammirare il proprio divo, senza morire di fame per avere qualche somiglianza? Comperare preservativi senza che il negoziante le immagini nude? Perché gli amici non ti incastrino mai con un ‘noti qualcosa di diverso’?
O non sarà mai per perdere una ‘opportunità’ sessuale, perchè non te la senti?
Così come il fare un bel rutto, che è quasi atteso di tanto in tanto?
Naturalmente scherzo…ma pensateci su. E buone opportunità a tutti.

martedì, febbraio 19, 2008

L'ambiguità di G. Ferrara

Giuliano Ferrara incarna attraverso le sue battaglie tutta l’ambiguità possibile.
Giuliano Ferrara ha attraversato tutte le posizioni politiche: da comunista è diventato prima socialista per approdare a Forza Italia; come da ateo è diventato bandiera del clericalismo, con l’invenzione della moratoria sull’aborto.
Forse ambiguo è anche il nostro pensiero, ma Ferrara si è sempre distinto contro le donne e la femminilità. Non dimentichiamo la pubblicazione su Panorama, di cui Giuliano Ferrara prese la direzione nel 1996, della videocassetta dell’incidente probatorio di Stefania Ariosto, l’accusatrice di Previti. Si voleva far passare Stefania Ariosto come una instabile mentale.
Ora si candida non solo per diventare un senatore della Repubblica italiana - dopo che ci aveva provato contro Di Pietro nel Mugello nel 1997- ma anche Ministro della Salute…lui con la sua stazza dovrebbe insegnarci a dimagrire? Giuliano Ferrara ministro lo è già stato con il primo governo Berlusconi nel 1994: Rapporti con il Parlamento, l’attizzatore di risse, l’inventore della TV spazzatura; anche qui chi non lo ricorda dentro il bidone delle immondizie mentre si cosparge di rifiuti? E il suo teatrino sulla 7 dove, intervistando Berlusconi disse che aveva fatto bene a sbattere fuori dalla Rai Biagi, Santoro e Luttazzi, metteva in difficoltà il suo capo? Ora con la lista per la vita chiamata Pro-life, cerca consensi attaccando la pratica abortiva come omicidio e selezione genetica razzista. Ancora sostanzialmente una battaglia contro le donne mascherata da frasi come: ‘Vogliamo restaurare amore e buonumore, come scriveva il teologo Ratzinger. Il risultato sarà una sorpresa, ne sia certo...’- scrive a Berlusconi, sempre il suo referente politico: dovrebbe essere lui ad accoglierlo, a non abortirlo.

martedì, febbraio 12, 2008

In democrazia servono i numeri

In democrazia servono i numeri, serve una maggioranza per prendere le decisioni e governare. Purtroppo alla sinistra, cosiddetta radicale, questo sembra non interessare: procede con proclami, slogan e iniziative sapendo benissimo che da sola, con il 10% dell’elettorato, sarà impossibile fare qualcosa di utile all’Italia. Alla fine la sinistra, cosiddetta antagonista, rivela la sua aspirazione a fare solo l’opposizione.
Nel panorama politico italiano dove prevalgono i personalismi, le frammentazioni basate sui distinguo, non si riesce a trovare mai la sintesi per le decisioni da prendere.
Il centrodestra, evocando un inesistente pericolo comunista, giocando sull’emotività e sul carisma di un capo-padrone, riesce a compattarsi ed avere un buon risultato elettorale. Il centrosinistra invece pur seguendo un razionalismo pragmatico si divide e, rincorrendo battaglie astratte, dimentica gli obiettivi concreti.
Ricordate come era caduto il governo Prodi nel 1998? Per la richiesta di Rifondazione Comunista delle 35 ore settimanali, quali toccasana per l’occupazione. Che battaglia era? Nessuno l’ha più rispolverata. Oggi dopo le varie uscite dei numerosi personaggi: Pecoraro Scanio, Giordano, Di Pietro, Diliberto, Mastella, Dini e successo lo strappo. Se si chiederà perché è caduto nuovamente il governo Prodi, saranno in pochi a ricordarlo. Non sarebbe ora di porre fine a questi siparietti? Se non si cerca di perseguire una maggioranza vera con uomini nuovi, scelti dai cittadini e non dai partiti-bottega non si riuscirà a cambiare niente. In verità neanche Veltroni è un ‘nuovo’, però il soggetto politico che rappresenta è la vera scommessa per una nuova politica, e al suo interno stanno crescendo uomini e donne con la voglia di cambiare.
In democrazia servono i numeri e anche le teste.

domenica, febbraio 10, 2008

Per San Valentino

Lascia perdere gli oroscopi e segni zodiacali, quel giorno che ti ho incontrato mi sono innamorato di te non perché c’era Marte che entrava in Venere o Mercurio che usciva da Giove, ma perché hai risposto al mio sorriso e vederti ridere è stata la mia gioia. Vederti com’eri bambina è il mio segreto d’amore.
Ricordo che ti ho invitata al cinema e nel buio della sala ci siamo presi le mani, solo con quelle abbiamo parlato; abbiamo scambiato più di mille parole.
Abbiamo intrecciato le dita, stretto i palmi, accarezzato i dorsi…le mani, le nostre mani scoprivano i nostri corpi. Toccandoci abbiamo scoperto l’amore.
Lascia perdere San Valentino e le feste comandate; quelle dedicate a questo o quel santo protettore, mi sono innamorato di te e continuo ad amarti senza raccomandazioni. Ti amo per quello che sei, per la tua spontaneità. Amo la tua aria ingenua e lo stupore che scambi.
Ricordo il nostro primo bacio. Ricordo tutte le sensazioni, il brivido che mi donò e che durò parecchi giorni: con la lingua, capii cosa vuol dire gustare, assaggiare, bere umori e vita.
Abbiamo da allora continuato a baciarci ed ancora oggi al mattino o anche dopo una lite, ciò che suggella il risveglio, la pace e il nostro amore è sempre un bacio.
Lascia perdere tutto e mantieni solo i tuoi baci d’amore.

venerdì, febbraio 08, 2008

1968 - Cantavo e canto ancora

1968 sono passati 40 anni. Allora cantavo ‘Hei Jude’ dei The Beatles; allora sognavo la rivoluzione.
Terremoto in Sicilia. La Valle del Belice è distrutta. Allora cantavo ‘Ragazzo triste’. Muore la Primavera di Praga con i carri armati sovietici. Vengono assassinati Martin Luther King e Robert Kennedy. Nixon diventa presidente USA. Si cantava ‘Strangers in the night’. La polizia spara sui manifestanti ad Avola. Io cantavo ‘Contessa’.
Gli studenti di tutto il mondo si muovono contro l’autoritarismo. La società si scopre vecchia e di fronte ad una scolarizzazione di massa sembra incapace a dare a tutti un futuro; ma non è una guerra al potere, c’è invece una ricerca di spazi nuovi, di forme di aggregazione diverse. Cantavo ‘Delilah’.
A Città del Messico strage di studenti da parte dei militari in Piazza delle Tre Culture. Cantavo ‘Qui e là’. Tutte le istituzioni, compresi i partiti di sinistra rimasero interdetti. Cantavamo: ‘Cera un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones’. Ci sono i primi cortei che inneggiano a Mao Tse Tung. Cantavo ‘Affida una lacrima al vento’.
Avanza la contestazione studentesca. Guerriglia a Valle Giulia. Cantavo la ‘Canzone di Marinella’. Ondate di protesta contro la guerra in Vietnam. Cantavo ‘Un’ora sola ti vorrei’.
19-20 maggio, si va alle elezioni politiche. Cantavo ‘Yesterday’. Nasce Lotta Continua. Cantiamo tutti: ‘Vengo anch’io no tu no’. Nasce Potere Operaio. Cantavo ‘Bang Bang’. Nasce l’Isolotto di don Mazzi. Cantavo ‘Cuore Matto’. Sant’Ambrogio a Milano…uova marce contro la borghesia. Cantavo ‘Nel cuore, nell'anima’.
Il 1968 finiva e continuavo a cantare. Si cantava ‘Massachusets’ e ‘L’ora dell’amore’. La rivoluzione è finita. Canto ancora.

martedì, febbraio 05, 2008

La parola ai cittadini...ma la si dia davvero


Sono passati alcuni mesi dal 14 ottobre, quando in tutta Italia furono scelti i candidati per la costituzione nazionale del nuovo Partito Democratico. La risposta di partecipazione fu ampia e dimostrò che c’è molta voglia di partecipazione alle scelte politiche e soprattutto di nuovi modi di fare politica.
La legge elettorale approvata solo dal centrodestra nella scorsa legislatura era stata concepita per non permettere al centrosinistra –a quel tempo dato per favorito dai sondaggi- di governare, e ci sono riusciti. Si è cercato nelle consultazioni di Marini di modificarla ma non si è riusciti. Questo è un fatto gravissimo poiché darà nuovamente alle segreterie dei vecchi partiti la scelta di chi dovrà essere eletto, estromettendo la preferenza dei candidati agli elettori
Ora, in questi giorni, si sono svolte le elezioni per costituire i circoli territoriali del nuovo Partito Democratico, ritirando la tessera di fondatori. Ed io non solo sono andato a 'fondare' il Partito Democratico, ma mi ci sono anche autocandidato, per il circolo territoriale di Portoria Carignano. Sono stato anche eletto con soddisfazione...anche se penso che dovrebbero farsi avanti dei giovani. La cosa mi consola per quanto riguarda le candidate femminili, dove la più votata in assoluto nel seggio dov’ero candidato io, è stata una giovane di 24 anni.

Per dare forma a questo nuovo soggetto politico, sono inevitabili le contraddizioni, insieme col trascinamento, in parte, del vecchio ceto politico: non si può inventare e fare in politica una cosa totalmente nuova senza contare su esperienze e persone impegnate su questo fronte.

La cosa sperabile è che teodem e personaggi ambigui- per non dire falsi- come Giuliano Ferrara e Paola Binetti non dettino loro le condizioni delle scelte politiche, che dovranno essere improntate sulla laicità assoluta. Quindi benvenuti i cattolici, poiché nella realtà italiana senza di loro non avremmo né il divorzio né la legge 194, ma bisognerà stare molto attenti affinché le posizioni religiose che riguardano la fede e la dimensione personale, siano poi imposte anche ai non credenti o ad altri di diversa religione. E’ assurdo l’inalberamento di certi cattolici sulla regolamentazioni delle coppie di fatto: ma che fastidio gli danno? Regolamentare una situazione di convivenza non lede nessun diritto –anzi gli amplia- non costringendo nessuno a fare delle scelte circa la condivisione degli affetti.
La scommessa e l’avventura di un partito nuovo deve continuare e diventare lo strumento per una conseguente nuova politica. Una politica che sappia progettare il futuro e quindi aperto e pronto ad accogliere tutti i giovani che vogliono impegnarsi per costruire su valori condivisi di democrazia, libertà, laicità e giustizia una società più giusta.