sabato, ottobre 04, 2008

Il male oggi e sempre

Per Hannah Arendt la vera forza del male e del potere sta nella ragnatela di competenze delegata a uomini mediocri a impiegati senza pensiero; quello che compie l’esercito degli sgherri, dei gregari, adulatori, sudditi fedeli è la vera forza del male: la via per compiere i grandi crimini contro l’umanità.
Io aggiungo che anche quella fitta rete clientelare, dove prolifica la raccomandazione e lo scambio di favori, insieme al rafforzamento delle convinzioni negative verso gli altri, i diversi da noi, sono fattori di degrado morale e fonte di mali. Come esistono i circoli virtuosi, dove l’energia positiva si propaga per diffondere il bene, così esistono i circoli malefici dove le negatività si espande creando pregiudizi, paure e insicurezze che sfociano verso la ricerca di un capro espiatorio con cui si pensa di purificare un male che è, e rimane, solo nostro.
Il momento storico, che viviamo in Italia oggi, ha tutte le caratteristiche di un circolo malefico: una classe di governo alimenta messaggi di paura dove, per rimandi proiettivi, riceve dalla massa segnali di violenza gratuita: uno sfogo alle nostre parti più animalesche e immature.
Fermare questi meccanismi, una volta innestati, non è facile. Abbiamo come una maledizione a ricapitolare nella nostra vita, una sorta di filogenesi della malvagità, tutto un passato di violenza e crudeltà per imparare a conoscere che solo il bene, come la pace, può farci vivere felici. Ogni volta si deve sperimentare sulla propria pelle il male per conoscere il bene. L’uomo rinasce ogni volta bambino e per diventare adulto pare debba soffrire ogni volta…è possibile?
E’ possibile che le guerre siano sempre appuntamenti irrinunciabili nella storia dell’umanità? Eppure nascono così, semplicemente con paure, innalzamento di muri e tanta ignoranza sul nostro essere profondo, l’incapacità a interrogare la nostra intima verità.
Allora osservate tutti i nostri politici e guardate quanto ci rappresentano in superficialità, in progetti di difesa e attacco, scoprirete così quel gioco di proiezione che fa girare il male e allontana la medicina di ogni tragedia: l’amore. L’amore per l’umanità intera.

venerdì, ottobre 03, 2008

Maschere

Me lo ha fatto notare mia moglie…’hai visto come Veronica Lario, alias Miriam Bartolini - o viceversa dato che ormai è Veronica per tutti- assomiglia sempre di più a Berlusconi? Forse che vadano dallo stesso chirurgo estetico? Pare proprio di sì’. Già un po’ si tende a somigliare per via della convivenza, per via dei memi che ci si scambia involontariamente; se poi si hanno in testa gli stessi modelli di ‘bellezza’ allora è fatta! Sono una coppia perfetta. Sono la leghista e il forzaitaliota entrati in simbiosi: l’unione degli opposti…e non maschio e femmina ma più precisamente l’ortolana e il nazionalista; chi cura l’orticello di casa e chi mira a fare lo statista.
Ho sempre pensato che la telenovela famigliare del ‘Berluskaz’ -nome datogli da Bossi- fosse una storia molto lineare: anche al tempo della lettera della moglie a La Repubblica; cosa c’era da pubblicare? Niente. Il lamento di una donna trascurata…il richiamo alla serietà e alla responsabilità ad un guitto sul palcoscenico d’Italia…ma lei non è forse un’altra attrice? Lo spettacolo aveva lo stesso copione. Ora abbiamo anche la stessa maschera: Silvio-Veronica

mercoledì, ottobre 01, 2008

Il mito di Berlusconi

Il mito Berlusconi può essere lo strumento per indagare una realtà che sfugge. Questo personaggio controverso, che si ama o si odia, porta in sé aspetti mitologici: il mito è sempre in agguato, con la pretesa di raccontare cose di cui conosciamo poco o niente, ci riporta a quello che di reale c’è nel nostro presente. Il mito è innanzi tutto un racconto. Oggi sappiamo che i miti possono essere fabbricati ma, come succede nella pubblicità, vengono sondati; quindi si osserva come le persone reagiscono. Così il mito si rettifica e si corregge sulle reazioni degli altri, ma non si ha un complotto, si ha soltanto un tipo di organizzazione sociale, un mito che circola.
Il pensiero greco si è sforzato di trovare dietro il mito un significato di carattere razionale. L'unica cosa che bisogna comprendere è che la spiegazione razionale non cancellerà mai il mito; ovvero mito e razionalità coesistono.
Ernst Bloch racconta che nel 1933, poco prima dell'avvento del nazional-socialismo, ci fu una discussione nel palazzetto dello sport a Berlino tra un rappresentante del partito comunista tedesco e un rappresentante nazista: il comunista entra e comincia a spiegare la caduta tendenziale del saggio di profitto secondo Marx, la gente non capisce niente, e aggiunge Bloch, pur dicendo delle cose vere, queste verità non fanno presa; arriva invece il nazista che comincia a parlare in termini mitici della pugnalata alle spalle che gli ebrei e i demoplutocrati hanno dato al popolo tedesco, fa dei discorsi che hanno una grande presa emotiva, usa quei termini come patria, casa, quelle forme di richiamo all'identità delle persone ed esce tra le ovazioni di tutti.
Il principio che Bloch ritiene più originale di tutta la sua filosofia è quello di aver scoperto che la nostra coscienza del presente, che a noi sembra così cristallina, così trasparente, è in realtà opaca, e che quindi il presente in effetti è oscuro. Usando un proverbio cinese Bloch diceva che ‘alla base del faro non c'è luce’. Noi viviamo un’ombra che possiamo illuminare attraverso la conoscenza e la speranza, quello che è il centro del nostro essere. Dobbiamo buttare luce, dare senso a ogni momento della nostra esistenza. Questo accade ad esempio attraverso l'arte, attraverso la musica in particolare, dove si ha il massimo di esattezza matematica e il massimo di pathos.
Indagando il mito scopriamo così di quanta arte, di musica, poesia, bellezza, estetica ed etica abbiamo bisogno oggi. Ecco leggendo il mito possiamo salvarci dal mito stesso, da quello che ci muove nelle direzioni dell’odio e della intolleranza; in questo caso da quello di Berlusconi.

lunedì, settembre 29, 2008

Alcune considerazioni sulla salute oggi

Il sistema sanitario crea incessantemente nuovi bisogni terapeutici; si sono moltiplicati a dismisura gli esami diagnostici specialistici a scapito dell’indagine personale. Chi ricorda più che l’incontro con il medico era essenzialmente verbale? La visita medica era una conversazione. Il paziente raccontava ed il medico ascoltava e ascultava. Era un dialogo intimo che metteva in chiaro uno stato del sentire, preliminare alla diagnosi, per cui già in quella fase entrava in funzione insieme l’aspetto terapeutico.
‘Oggi più aumenta l’offerta di sanità, più aumenta la richiesta di questo bene. E’ come se ci scoprissimo tutti ammalati di una specifica malattia, nello stesso momento in cui si dice che è stato scoperto un sistema per diagnosticare e guarire quel male. E’ possibile? Sembra di si. La medicina che cura i sintomi mantiene in vita la malattia. I farmaci diventano un business incredibile’.
Queste cose le diceva un grande pensatore Ivan Illich, nel 1999. Egli usava l’istituzione sanitaria come un esempio controproducente: il paradosso sociale e culturale per cui la terapia produce malattie.
Il rifiuto della vecchiaia, come del dolore e della morte, ci porta a prolungare la vita in modo disumano, artefatto, indegno. Lo sradicamento operato dalla diagnostica ossessiona malati e anziani spingendoli a rifiutare la loro condizione.
Quanto più è alta l’offerta clinica di intervento per la salute, tanto più si sente la mancanza di salute. La diagnosi ‘obiettiva’ degli strumenti tecnologici, crea una patologia ‘soggettiva’. Tanto più cresce la modernità, tanto più sale l’angoscia.
Cosa dobbiamo pensare? La salute oggi è questa.

domenica, settembre 21, 2008

Pasticcio Alitalia

Per me il pasticcio Alitalia reca un difetto di fondo: il volere continuare a mantenere la compagnia aerea nell’ambito italiano. Non riusciamo ancora a pensare in termini europei. Sarebbe come che una compagnia di volo nordamericana si ostinasse a rimanere del Minnesota…
Questo peccato è dovuto soprattutto al premier Berlusconi quando in campagna elettorale, quasi come uno spot pubblicitario al suo partito e al suo slogan ‘Rialzati Italia’, entrò a gamba tesa nella trattativa di Alitalia con Air France.
Ora ne paghiamo le conseguenze. La verità è che in Europa non esistono più compagnie aeree di bandiera nazionali. Il mercato dei servizi di trasporto aereo è sempre più internazionale e ha bisogno non solo di know-how ma di sinergie industriali- economiche.
Poi diciamo la verità: quanto costava ali italiani la soluzione CAI? Chi ci raccontava i conflitti di interessi? Quando intervenne Berlusconi nell’affare Alitalia i suoi organi di informazione plaudevano dicendo che si era risparmiato agli italiani un salasso…ora stanno tutti zitti. Nessuno dice quanto quell’operazione costava e, per usare lo slogan caro alla destra, come metteva le mani nelle tasche degli italiani. Certo è che la cosa è sempre più complicata. L’Europa rimane, nella testa dei potenti nostrani, sempre una soluzione astratta.

martedì, settembre 16, 2008

Il triangolo drammatico

L’io si difende per combattere una sua radicata paura e senso di inadeguatezza, dovuto agli oggettivi limiti fisici e mentali, con resistenze, ricerca di dominio, avidità; attacchi e difesa diventano così strategie per risolvere i problemi. Ma questo è illusorio, perché semplicemente l’io stesso è il problema. Per osservare questa parte che gestisce la nostra vita abbiamo bisogno di consapevolezza; abbiamo la necessità di diventare testimoni e osservatori della mente.
Generalmente le risposte ai problemi che sorgono quotidianamente sono dettate da meccanismi automatici: sono forme di difesa inconsapevoli che spesso perpetuano la sofferenza; anzi si potrebbe affermare che sono le stesse che generano il dolore.
Il dramma vive in noi. Il dramma vive e si ama poiché il dramma è la nostra storia. Il dramma solitamente scaturisce all’interno della relazione di coppia, ma anche nella solitudine si attivano i meccanismi classici del dramma: quando ci sentiamo in colpa, siamo dispiaciuti, in ansia; quando lasciamo che il passato o il futuro oscurino il presente, creiamo un tempo psicologico in cui il nostro essere non vive: creiamo il dramma. Non vivendo il presente noi creiamo il dramma.
Quando l’io vive un circolo che scambia ruoli continuamente tra colpa, peccato, redenzione- tra vittima, carnefice e salvatore- i problemi diventano il dramma…ossia, il problema e il dramma sono la stessa cosa.
Stephen Karpman ha individuato nello scambio dei tre ruoli: Vittima, Persecutore e Salvatore quello che origina il dramma. Per Karpman il triangolo drammatico è il modello teorico più rappresentativo per comprendere i meccanismi del dramma.
La colpa è il meccanismo principale del dramma che prevede solitamente una Vittima e il suo Persecutore. La colpa viene rimandata come una pallina di ping pong da uno all’altro, finchè non compare il Salvatore, ovvero chi si prende la colpa oppure ne indica l’origine in uno dei due protagonisti. A questo punto il triangolo drammatico è compiuto e la possibilità di uscita non esiste più. Tutto viene giocato all’interno di uno spazio predefinito: il triangolo. Appunto.
Il Persecutore esprime forza e aggressività, nascondendo debolezza e paura
La Vittima esprime dolore e debolezza, nascondendo forza.
Il Salvatore esprime bontà ed interesse, nascondendo bisogni personali e solitudine.
Voi state per caso giocando? Siete dentro il triangolo? Osservatevi: ptreste uscire dal dramma che assilla la vostra vita.

martedì, settembre 09, 2008

I difensori del fascismo

I difensori del fascismo continuano. Il regima fascista è finito da oltre 60 anni in un bagno di sangue e dopo una immane tragedia, che ha segnato come mai nessuno il XX secolo; eppure c’è chi per motivazioni ideologiche e nostalgiche ritorna a scusare e difendere chi uccideva e spargeva terrore negando la libertà nel nome del fascismo mussoliniano.
Qualcuno di questi individui, che difendono quelle scelte scellerate, veste la carica di ministro e di rappresentante delle istituzioni democratiche: sono personaggi cresciuti nel dopoguerra e che non hanno minimamente provato cosa era quel regime…questo è penoso. Non farebbero meglio a pregare in silenzio? Pregare per invocare una pietà che loro non hanno per i vivi oggi? Sono quelli che criminalizzano i clandestini e non vogliono estendere i diritti civili alle coppie di fatto. Ma si sa, il fascismo ha sempre un suo fascino viscerale: è come il tifo nel calcio che scambia per ideale l’indossare una maglietta colorata in maniera diversa. A loro piace il nero e la pena di morte sarebbe in fondo una consequenziale scelta per eliminare chi non ci sta. Ricordate il teschio sulla bandiera nera e il motto: Me ne frego? Quelli erano i ragazzi di Salò; erano quelli che oggi chiamiamo i fondamentalisti islamici: un Osama Bin Laden si trova sempre per fargli imbracciare il fucile. Io non mi sento di onorare i camerati…come non mi sento di onorare Hitler o Saddam Hussein.
Io spero che La Russa e Alemanno non abbiano mai ad incontrare le bande di Salò: avremmo fallito il compito di evolvere nella libertà verso la libertà.

venerdì, settembre 05, 2008

La svolta della filosofia di Giusy Randazzo

Ieri 4 settembre ho presentato insieme a Stefano Bigazzi, presso la libreria Feltrinelli di Genova, il libro di Giusy Randazzo, La svolta della filosofia. Qui ci sono le mie considerazioni.
Il tema è forte e il titolo del libro è impegnativo: ‘La svolta della filosofia’. Questo libro, di Giusy Randazzo, inaugura, con l’altro di Vesna Bijelic, ‘Parole, prospettive e cambiamento’, la collana di Consulenza filosofica per la Cieffepi – Erga edizioni. La filosofia, per le mie reminiscenze filosofiche, ha già fatto diverse svolte: io ricordo l’annuncio di Karl Marx quando disse che la filosofia aveva fino a lui interpretato il mondo, e dopo di lui doveva cambiarlo. Non sappiamo quanto ci sia riuscito, certo è che dopo Marx il mondo non è stato più lo stesso. Marx comunque ci ha dato soprattutto uno strumento per interpretarlo: il materialismo come motore dello sviluppo umano.
Per Giusy Randazzo, docente di filosofia e presidente dell’associazione degli Psicofilosofi italiani, la consulenza filosofica diventa è uno strumento essenziale per sviluppare il dialogo, lo scambio di saperi e di interrogazioni: uno scambio di verità. Questo libro è il contributo analitico e scientifico, che offre molti spunti di riflessione, affinché la filosofia ritorni ad essere un elemento pregnante della nostra esistenza.
Giusy Randazzo nell’affrontare questo tema parte dal mito; parte dalla nascita del sapere. Una grande filosofa del secolo passato, Maria Zambrano, diceva che non c’è azione umana che non sia riferita al mito; il mito è all’origine della storia umana e la filosofia come amore per il sapere, aiuta l’uomo a tendere verso la consapevolezza della propria esistenza.
Il libro inizia il suo excursus filosofico da Eros e Psiche, ovvero dall’incontro tra ciò che unisce e ciò che fugge; tra il desiderio di possesso materiale e fisico e la spiritualità immortale e alata. Tutto questo per risanare una ferita che è anche nei fatti istituzionali e sociali: la scissione di un sapere psicologico che andrebbe riportato all’origine filosofico; per cui si svilupperebbe un sapere generante una consapevolezza che aiuterebbe moltissimo l’uomo a ritrovare nel senso della sua vita anche l’armonia con la Natura.
Illuminante è l’episodio autobiografico che Giusy Randazzo racconta a pag. 110 nel capitolo ‘la follia secondaria’: la sovrastruttura del linguaggio diventa elemento di ‘follia’ ovvero di incomunicabilità poiché genera spesso ‘grammatiche’ diverse. La filosofia può riunirle donandoci la consapevolezza della libertà e soprattutto come sostiene Giusy Randazzo quello scambio di domande tra le persone che stimolano altre interrogazioni per cui non c’è fine al sapere.
Oggi assistiamo come la grandezza e la complessità della scienza nella conoscenza della natura, mettano l’uomo continuamente di fronte a domande cui è difficile rispondere. L'uomo allora sprofondandosi nella presenza del mistero dell'infinito, può dilatare senza limiti il progetto del suo essere come già avevano intravisto Eraclito col Logo ed Aristotele che presenta l'intelletto come ‘capace di diventare e di fare tutte le cose’.
Io ho trovato interessante il capitolo su ‘la rinascita del filosofo’ (pag.28), dove si sostiene che chiunque si vergognerebbe a definirsi filosofo. (Gerd B.Acherbach); questo per sovrastima della filosofia e sottostima di noi stessi, eppure la filosofia come il tendere alla conoscenza è un atto d’amore verso se stessi e il mondo.
Ricordate come la Bibbia usi il termine ‘conoscenza’ per indicare l’unione intima fisica e spirituale? Ecco allora che ‘il tendere’, il ricercare la Sophia, spiega bene Giusy Randazzo, significa ricercare la sapienza, la saggezza e la Verità; la propria verità cui io aggiungo in sintesi la conoscenza di se stessi per essere quello che siamo.
Ricordando come la divisione del sapere filosofico e il sapere psicologico sia iniziato con Cartesio, e poi con Kant venga assunto come principio tra la Ragion pura e la ragion pratica: tra conoscenza e comportamento, Giusy Randazzo conclude riportandoci alle origini del sapere di sé e del sapere di non sapere. La filosofia di Socrate.

sabato, agosto 30, 2008

Essere cristiani oggi

Essere cristiani in questa società è una stravaganza. Essere cristiani nella società berlusconiana e leghista è un paradosso. Ma come si può sostenere di essere cristiani invocando misure contro gli immigrati, i rom e gli stranieri ecc.? Se poi si parla di chiesa cattolica, di istituzione religiosa, il cristianesimo diventa ancora di più un artificio.
La chiesa che sostiene sia una eutanasia non alimentare più artificialmente dopo 16 anni un corpo che non ha più relazioni con niente, è cristiana? Magari insegna che il sacrificio di Cristo è stato giusto per la nostra salvezza, per cui la pietà la prova dopo, ma per noi la pietà possiamo invocarla prima? Una chiesa che non cerca più la dignità di una vita, e che di questa ne fa un mero principio quantitativo, che cosa indica?
Essere cristiani in questa società è davvero difficile e insieme quasi inutile: come dare perle ai porci; come regalare saggezza a chi non vuol sentire.
Dogmi e preti, catechesi e teologia lavorano tutti per disegnare un Dio ridicolo. Quel Dio non è il nostro, quello che si può sempre incontrare nei nostri cuori facendo silenzio e dove con umiltà si può ascoltarlo. Provate e sentirete che dice cose molto diverse dai Papi, dai potenti e da quelli che si ostinano a chiamarsi credenti.

sabato, agosto 23, 2008

Il piccolo fascista

Famiglia Cristiana il settimanale cattolico più venduto in Italia, denunciava nel numero passato un pericolo fascista nella società italiana e insieme il governo che era su quella stessa strada…niente di anormale; si potrebbe dire che il pericolo avvertito da quel giornale è sempre ben presente: per cui è facile cadere in un regime fascista senza grandi scossoni.
Voglio ricordare che il fascismo, come il nazismo, non sono solo fenomeni politici ma anche il disperato tentativo di fermare la capacità dell'uomo di andare oltre il presente e prefigurare un mondo migliore. In tutti noi c’è un ‘piccolo fascista’ ed è rappresentato dalla parte più arcaica: è la forza della conservazione, quello che ci tiene legati al sangue, alla tribù; a quella fame che doveva essere ingordigia, a quella violenza che è anche crudeltà. E' il piccolo fascista che ci impedisce di crescere e ci spinge a cercare un papà duce.
Il fascismo è un partito che trasversalmente è sempre presente in politica; lo si riscontra spesso nel perbenismo, in certe mentalità, tipo di educazione e assunzione di ruoli dove si recitano copioni che non ci vogliono ne soli, ne adulti, ne responsabili.
Piero Gobetti, giovane antifascista liberale, assassinato nel 1926 a Parigi a 25 anni, sosteneva con ragione che il fascismo è la biografia dell’Italia. Per questo non dobbiamo ritenerci immuni mai. Oggi che con lo spauracchio degli immigrati e l’agitarsi del bisogno di ‘sicurezza’, questo piccolo fascista può esplodere come una psicologia di massa.
La comparsa di chi assume su di sè tutte le proiezioni collettive l’abbiamo, e con facilità potrebbe presentarsi come un nuovo duce. Certo che il fascismo non si presenterà con vecchi gagliardetti, camice ritinte o proclami…magari si farà vedere con una scopa in mano, campione della pulizia, come una volta qualcun altro con un fascio di grano davanti alla trebbiatrice a dare il via alla mietitura...magari non ci sarà una divisa d’orbace e quella potrà essere anche un semplice vestito blu con cravatta regimental…ma il fondo illiberale e totalitario tornerà ad opprimerci.
Voi chiamatelo come volete. Io continuo a chiamarlo fascismo.

mercoledì, agosto 20, 2008

‘Perché non posso non dirmi comunista’ di Mario Alighiero Manacorda


‘Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)’ è un libro dello scorso anno di Piergiorgio Odifreddi, il matematico impenitente e scrittore divulgativo di logica scientifica, che richiama nel titolo un libro dell’anno 2000 di Mario Alighiero Manacorda: ‘Perché non posso non dirmi comunista. Una grande utopia che non può morire’. Mentre il libro di Piergiorgio Odifreddi è un aiuto a superare il fondamentalismo religioso, quello di Mario Manacorda risulta utile invece a ritrovare l’adesione ideale ad un progetto di società che è entrato profondamente in crisi.
Il piccolo libro di Mario Alighiero Manacorda, giovane vegliardo novantaquattrenne, ex docente di pedagogia e storia della pedagogia nelle università di Cagliari, Viterbo, Firenze e Roma, illustra le ragioni della sua adesione all’idea comunista: una utopia che conserva tutta la sua capacità di riscatto economico, morale e spirituale del mondo.
Mario Alighiero Manacorda resta insieme a Pietro Ingrao uno dei due grandi vecchi del comunismo italiano. Le passioni non invecchiano e i due continuano a testimoniare gli ideali comunisti per cui si sono battuti tutta la vita mantenendo giovane con il cuore anche la mente.
In un momento di grave crisi del pensiero comunista, dove i partiti che si richiamano a quella società stanno sparendo, o cambiando radicalmente le loro finalità come la Cina, Manacorda continua a dichiararsi comunista e a testimoniare il significato di questa scelta guardando al passato, quando il comunismo ha rappresentato le speranze secolari di milioni e milioni di uomini in tutto il mondo, con l’obiettivo di emanciparsi e uscire dalla schiavitù ed ignoranza.
Il fallimento dei socialismi reali, e la loro scelta rivelatasi perdente, non ha fatto venire meno l’obiettivo di riprovare a costruire una società comunista che rimetta in campo i suoi valori. Potrebbe nascere sotto altri nomi o altre bandiere ma quei motivi saranno sempre gli stessi.
Carlo Marx e Antonio Gramsci sono i pensatori che hanno guidato il ragionamento di Mario Alighiero Manacorda:
Il pensiero filosofico e storico di Carlo Marx è sempre attuale e secondo Manacorda rivivrà nelle aspirazioni dell’uomo per creare quel mondo più libero e giusto che dia una misura di umanità al proprio destino: ‘E se considero il l’assetto che abbiamo ricevuto dalla natura, che è, come per tutti i viventi, il destino di una continua lotta per la sopravvivenza; continuo a sperare che l'uomo possa passare a una gioiosa gara per la convivenza. E anche per questo non posso non dirmi comunista’. (pag. 71)
Per quanto riguarda Antonio Gramsci, invece commenta: ‘Ogni acquisizione logica e morale, di vita civile, non è innata, ma da apprendere attraverso un adeguamento o conformizzazione agli aspetti più elevati della civiltà storicamente raggiunta: solo così ciò che si acquisisce attraverso l'esperienza diventa una ‘seconda natura’ e la necessità diviene libertà. Anzi, questo della «seconda natura», da conquistare attraverso l'educazione, è anch'esso tema ricorrente in lui. Significa che il cucciolo ‘naturale’ dell'uomo deve faticosamente entrare in quella seconda natura che è la storia’. (pag. 84)
Carlo Marx, il comunista per antonomasia, in questa analisi lucida e profonda, ma mai retorica, diventa liberale, diventa il ‘Macchiavelli del proletariato’, umanista, spiritualista, antistalinista. Per questo non è possibile, secondo Manacorda, non riconoscersi comunisti. Ognuno a modo proprio, nonostante le etichette che ciascuno di noi si dà o riceve dagli altri, accidentali e approssimative. Nella riscoperta del valore etico-politico troviamo le ragioni del suo impegno; ragioni ancora valide e forti per tutti quelli che ancora si vogliono professare comunisti. Tutto questo rigorosamente e originalmente ancora valido oggi come ieri.
Ecco il link dove potrete ordinarlo se non lo trovate in libreria:

lunedì, agosto 18, 2008

Guerra in Georgia

Tutti hanno visto come Vladimir Putin racconti bugie sullo stato della guerra in Georgia: la parola d’ordine sembra quella di annunciare il ritiro, mentre le truppe russe avanzano per occupare militarmente tutta la Georgia. La questione è drammatica e il governo italiano, con a capo l’amico barzellettiere ufficiale di Putin, e bugiardo anch’esso per antonomasia, sta a guardare e comunica che c’è stato uno scambio di telefonate con Putin. Ma per raccontarsi cosa? L’ultima su Pierino? Certo che la considerazione di Putin per Belusconi si è notata tutta: una bella risata in attesa anche di una manata sulle spalle. ‘Mi fai sempre ridere, amico Silvietto. Tu si che mi capisci, altro che Bush che fra poco non sarà più presidente. Tu sei un amico sempre in piedi…’: questo è quello che verosimilmente può avere risposto Putin all’amico di ribotte Silvietto.
In fondo poi gli italiani se ne fregano della Georgia e di Putin. Loro hanno votato alla grande Berlusconi per cui va bene tutto. Lui li rappresenta bene: una barzelletta, una pacca sulle spalle, qualche commento sulle donne e via a far ribotta e insieme qualche affare. Oggi va così. Per fermare Putin occorrerà un intervento deciso dell’Europa seria.

venerdì, agosto 15, 2008

Estate dei divieti

La prima estate del quarto governo Berlusconi si è caratterizzata per la sfilza di divieti attuata dai sindaci in base al decreto governativo sulla sicurezza che gli conferisce i poteri di ‘sceriffi’.
Così le proibizioni non si sono fatte attendere e ognuno ha trovato un suo modo di intendere la sicurezza.
Volete qualche esempio?
A Lucca è proibito far fa mangiare ai piccioni: può costare fino a 500 euro di multa. A Eboli c’è la stessa cifra di multa per le effusioni amorose in auto. A Genova non si può passeggiare con una bottiglia di bevanda alcolica in mano, tra i carruggi del centro storico. A Lavagna multa di 250 euro a chi si avvicina alle prostitute. A Forte dei Marmi, cuore della Versilia chic, è vietato tagliare l'erba nel weekend o nelle ore pomeridiane. A Positano e Capri è vietato camminare con gli zoccoli. Troppo rumorosi. In alcune spiagge non si può abbandonare il telo mare per prenotare il posto. A Viareggio è proibito appoggiare i piedi sulle panchine sulla passeggiata del lungomare a qualsiasi ora del giorno. A Voghera invece non ci si può sedere dopo le 23. A Novara, vietato sostare in più di due persone nei parchi pubblici dopo le 23.30. Multa da 25 euro a 500. Niente massaggi da personale ambulante sui litorali toscani e romagnoli. Multa da 2 mila euro a 10 mila. Ad Eraclea, Venezia, è vietato anche costruire castelli di sabbia, perché ostruiscono il passaggio ai bagnanti e non si possono scavare buche.
A Mintumo, Latina, non si possono usare i risciò a pedali sul lungomare nei fine settimana di luglio e in tutto il mese di agosto. Multa 500 euro
Proibiti i massaggi in spiaggia, richiedere l’elemosina in centro città, fare volantinaggio in spiaggia…
Mi fermo qui poiché chissà ancora quanti divieti si aggiungeranno a questi elencati. La cosiddetta ‘tolleranza zero’ è certo che soprattutto abbassa l’intelligenza.
Buon ferragosto

domenica, agosto 10, 2008

La comunicazione rispettosa

Una peculiarità degli esseri umani è di essere dotati di un sistema di comunicazione meraviglioso con cui possono dare espressione ai pensieri della mente e descrivere in dettaglio la loro percezione del mondo. Il linguaggio e la sua ricchezza è senz’altro quello che ci contraddistingue dagli altri animali. Noi umani abbiamo sviluppato, attraverso millenni di storia ed evoluzione biologica del cervello, un linguaggio così vario e complesso che è capace anche di costruire la realtà. Il linguaggio umano nelle diverse interazioni è in grado di suggestionare la nostra mente creando scenari nuovi e permettendoci di vivere vite diverse.
Questo nostro linguaggio è un potente mezzo che ci rivela e rende possibile il nostro benessere come il malessere. Grazie al linguaggio siamo perfino arrivati a curarci e grazie alla comunicazione assertiva possiamo migliorare la qualità della nostra vita. Sembrerebbe una cosa da poco e invece è molto. Ad esempio ringraziare, fare agli altri quello che ci aspettiamo, usare le parole giuste, sono comunicazioni che innestano catene di positività e fanno vivere bene. Spesso invece per conformismo tendiamo a giudicare e classificare gli altri ponendoli in categorie precise: stupido, cattivo, bravo, incapace, ecc. Con queste gabbie ci imprigioniamo da soli; sappiamo invece che ognuno non può identificarsi con quel giudizio e categoria.
I personaggi politici sono in buona parte un esempio di comunicazione negativa: quelli che scaricano frustrazioni, ambizioni, inimicizie, odi e vendette danneggiano loro stessi e non convincono nessuno.
Un altro aspetto che denota il livello di società è la qualità del linguaggio: l’appiattimento dei discorsi, dei contenuti e della forma accompagnata spesso da parole volgari, denigranti e improprie rivela il punto basso in cui ci troviamo.
Esempio: potremo trovare forme di sfogo senza danneggiare qualcuno? Senza mandare ogni volta a fanc… il prossimo?
Altro esempio è l’uso dell’avverbio: assolutamente. Avete sentito come e quanto viene usato? Ultimamente si sente spesso dire ‘assolutamente si’, ‘assolutamente no’ o ancora ‘assolutamente’ e basta. Così, da solo, che non vuol dire nulla. Questo avverbio diventa l’elemento di camuffamento delle nostre debolezze…abbiamo sempre meno certezze e posizioni assolute, eppure vogliamo far sapere che assolutamente noi siamo quelli che dichiarano –magari dopo un ‘voglio dire’ -quello che diciamo. Ahimé, senza alcuna consapevolezza.
Con tutta la ricchezza del nostro linguaggio purtroppo in questo momento storico ci troviamo nel piuttosto che e nel quant’altro, che vorrebbe sopperire tutto quello che noi facciamo intendere di sapere, ma che in realtà è davvero altro.

sabato, agosto 09, 2008

Guerra in Ossezia

Oggi leggiamo su tutti i quotidiani del conflitto in Ossezia…una regione della Georgia ai confini della Russia che chiede l’indipendenza. Sono molte le zone dell’ex impero russo, a noi spesso sconosciute, chiedono l’ autodeterminazione del loro territorio. Sono le numerose ferite che la caduta del regime sovietico ha messo allo scoperto. Conosciamo in molti la Cecenia per i gravissimi atti terroristici e per la lunga guerra che vede impegnata la Russia. Chi non ricorda la tragedia inumana di Beslan? Con il suo altissimo numero di vittime dell'odio, fra cui moltissimi bambini e ragazzini, è avvenuta in una delle tante Repubbliche che costellano le parti periferiche della Federazione Russa. Accanto alla Cecenia ci sono molte piccole repubbliche: Dagestan, Tartari, Cerkessia, Karelia (accanto alla Finlandia), Adigezia, Altaj, Buriati e anche l’Ossezia…regioni di cui sappiamo ben poco. Sì, l’Ossezia è divisa in Ossezia del nord –dove si trova Beslan- e Ossezia del sud che fa parte dal 1991 della Georgia. La superficie della regione è di 3900 Km², con appena 70.000 abitanti. L'Ossezia Meridionale si è dichiarata repubblica indipendente dalla Georgia nel 1992, senza però nessun riconoscimento ufficiale da parte di altre Nazioni; il capoluogo è Tskhinvali (40.000 ab.). Queste unità territoriali, assieme al Dagestan, formano l'estrema propaggine meridionale dell'Europa. Infatti i geografi situano il confine del nostro continente proprio lungo la catena del Caucaso; la Georgia, dunque, si trova già in Asia. E, particolare piuttosto curioso, l'Ossezia del Nord è in Europa, mentre l'Ossezia del Sud è in Asia. L'Ossezia del Sud si trova nella parte meridionale del Caucaso e presenta caratteristiche geografiche similari a quelle del nord con prevalenza montuosa. Le principali risorse economiche sono l'allevamento di ovini, l'agricoltura (mais, tabacco e legumi), lo sfruttamento forestale e l'estrazione mineraria (piombo, zinco). La maggioranza della popolazione fa parte dell'etnia degli Osseti, di ceppo europeo e di religione cristiana ortodossa, vi è inoltre una minoranza di musulmani.
Io ho conosciuto molti luoghi, molte nazioni, sconosciute che formavano l’ex Unione Sovietica leggendo Imperium di Ryszard Kapuscinki. Imperium, libro edito da Feltrinelli, raccontava lo sgretolamento dell’impero comunista che si è dissolto come neve al sole lasciando Stati, paesi, etnie, culture dimenticate a fare i conti con il loro futuro, ricominciando da un passato violentato e mai sopito.
Kapuscinski è stato molto abile a descrivere quella realtà sommersa dalla violenza, che riaffiorava come in una Babele di lingue, di culture e di rivendicazioni. Quello che si è consumato tra il 1986, anno dell’incidente di Cernobil, il 1989 anno della caduta del Muro di Berlino ed il Natale del 1992, quando con le dimissioni di Gorbacev, è la lenta e inesorabile agonia di un impero in profonda crisi, un regime che non trova più le energie per sollevarsi. Nel 1992 l’Urss cessa di esistere e nasce la CSI, la confederazione russa ovvero la Russia che raggruppa gli Stati dell’ex Unione sovietica eccetto 4 Stati: la Lettonia, la Lituania, l’Estoni e la Georgia.
Con questa guerra improvvisa, scoppiata in questi primi giorni d’agosto 2008, risulta sempre più chiaro che le ferite continuano a sanguinare. Ancora problemi di identità? Di semplice voglia di autodeterminazione? Certo è che viviamo un mondo che, in un quadro di cicli storici ondivaghi, tocca nuovamente un punto basso. Una brutta storia di regressione.

lunedì, agosto 04, 2008

The last lecture

La morte come una occasione per riflettere sul mistero della vita e insieme per apprezzare quello che ci viene dato. Un esempio chiaro c’è dato dalla testimonianza di Randy Pausch, un professore università di scienze informatiche alla Carnegie Mellon University in Pennsylvania, che aveva 47 anni, la tendenza al sorriso, la passione per i pelouches che si vincono al luna park, tre splendidi figli e un passato da progettista di realtà virtuale per la Disney.
L’occasione è stata data in una lezione universitaria denominata the last lecture che è tradizione presso la stessa prestigiosa università dove insegna Randy Pausch, che non l'ha fatto solo per caso; infatti egli ha dovuto prendere questo invito alla lettera: il discorso, a fine settembre dello scorso anno, per lui è stato davvero l'ultima. Randy Pausch è morto alcuni giorni fa.
La lezione è stata un atto di consapevolezza sulla sua ‘fine’, ma non per parlare della morte, ma per raccontare la vita. Così, in un aula davanti a 400 studenti, si è raccontato, senza commiserazione, armato di coraggio e ironia, deciso a ‘rinchiudere tutto me stesso in una bottiglia che poi i miei figli un giorno apriranno’. Per settantacinque minuti si è raccontato, ha fatto ridere il pubblico, lo ha commosso, ha parlato dei suoi sogni infantili, di come è cresciuto, di ciò che considerava giusto e di ciò che considerava sbagliato.
La sua vita era fatta di sogni coltivati nell’infanzia, una infanzia felice e dove crescendo scopre che gli impedimenti a sviluppare i sogni sono la prova per misurare quanto a quei sogni credeva. Dopo aver sbattuto davanti a dei rifiuti, lui è riuscito a lavorare per la Disney, come aveva sognato visitando un parco disneyland da bambino. ‘Non è vivendo più a lungo che si batte la morte, ma vivendo bene e realizzandosi pienamente’: questo è il messaggio che ha voluto lasciare soprattutto a tre persone: i suoi figli.
A questo link troverete, sottotitolato in italiano, la sua ultima lezione.

domenica, agosto 03, 2008

Frasi e aforismi per divertirsi un po'


Era tanto aggressivo e arrogante che sulla tomba fece scrivere: ma che cazzo guardi?
Tra le tombe ne ho vista una con su scritto: ‘Ve l’avevo detto che stavo poco bene’.
Tutti gli anni mia madre faceva il tacchino al forno: un’imitazione di merda.
Mia sorella nella vita ha conosciuto alti e bassi...e se li e' sempre fatti tutti.
Sono stato in banca per dare un'occhiata ai miei risparmi. Ho scoperto di avere tutto il denaro che mi serve. Se muoio domani.
Le conversazioni dal parrucchiere sono la prova inconfutabile che le teste sono fatte per i capelli.
La Natura è fantastica. Un miliardo d'anni fa non avrebbe mai sospettato che noi avremmo portato gli occhiali, eppure ci ha fatto le orecchie!
Vorrei morire ucciso dagli agi. Vorrei che di me si dicesse: "Com'è morto? Gli è scoppiato il portafogli".
E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.
Non prendere la vita troppo sul serio, comunque vadano le cose, non ne uscirai mai vivo...
Ho mandato a fare in culo Fanfani, Andreotti, Craxi, tutti schiattati o quasi, schiatterà pure tu Silvio…il guaio che ritornano sempre tutti sotto mentite spoglie.
A.A.A. Cercasi ragazzo di razza, perché BASTARDO l'ho già avuto!

giovedì, luglio 31, 2008

Alitalia rialzati e vola?

Alitalia paradigma del disastro italiano. Non solo dietro le ambizioni di uno pseudo-statista si cela il fallimento di un carrozzone italiano, che è fuori dalle regole di mercato, ma anche la prospettiva di uscire dalla visione provinciale di un nazionalismo di bandiera che non è sentito neppure da chi lo promuove.
L’Alitalia salvata da una cordata italiana, sarà comunque piccola per affrontare le sfide di un mercato internazionale. E’ di questi giorni la notizia della fusione tra British Airways e Iberia. La Spagna e l’Inghilterra non ci hanno pensato neppure lontanamente di fermare queste nozze in nome della difesa di una compagnia di bandiera nazionale. Nel frattempo si sta delineando un’intesa tra la United Airlines, alleata con la Continental, e la Lufthansa.
Facendo riferimento al mercato, non dimentichiamo che Silvio Berlusconi ha fatto scappare Air France, e alla faccia delle regole di mercato cui dovrebbe intendersene, ora vuol farne una sulle spalle degli altri e con i nostri soldi. Bravo. Bella trovata. Ma cosa ci si aspettava dal furbone?
Il tempo passa. Sono passati oltre quattro mesi dalle sortite elettorali di Silvio Berlusconi e sono ancora dietro a fare i conti. Gli industriali italiani coinvolti nel salvataggio di Alitalia, prima di metterci del loro vogliono garanzie. Ci saranno le contropartite riconoscenti di Berlusconi ma gli azionisti di quelle imprese non saranno disposti a pagare…come non dovremmo esserlo noi cittadini contribuenti che quando cerchiamo un aereo per spostarci lo cerchiamo conveniente e funzionale.
I 2.100 esuberi proposti da Air France, per la nuova Alitalia diventeranno oltre 5.000 e non è detto che basteranno. I sindacati erano felici dell’intervento di Berlusconi che prometteva un rilancio a meno costi. Ora dopo avere ottenuto un prestito dal governo di 300 milioni di euro a primavera, con l’estate in corso i soldi sono finiti e nessuno ci mette davanti i conti. In questo momento c’è stato il richiamo ai sindacati di accettare il tutto senza critiche. Pagheranno ancora i cittadini alla faccia delle promesse. L’unica cosa certa è lo slogan per il rilancio e di slogan il nostro se ne intende. ‘Rialzati Italia’ era quello elettorale, ‘Io amo l’Italia e volo Alitalia’ è quello nuovo. Ho la sensazione che questa Italia non si rialzi e tantomeno voli.

domenica, luglio 27, 2008

L'evoluzione non ha bisogno di Dio

Un buon argomento per riflettere su questo punto viene fornito dalla discussione a Genova sulla costruzione di una moschea, per permettere ai fedeli musulmani di pregare Allah, che è poi lo stesso Dio d’Abramo pregato dai cattolici e dagli ebrei…insomma il Dio del Libro, quello definito Unico Dio. La discussione è singolare ed è sostenuta per una parte dalla paura dell’altro. Dio in questo caso non aiuta davvero.
In fondo si comprende che chi muove gli uomini non è la ricerca di un consenso divino, ma soprattutto la lotta per accaparrarsi le risorse e vincere la sfida della sopravvivenza. Per questo non esiste uguaglianza e lo stesso Dio diventa molto diverso, diventa di parte…vi ricordate il ‘Gott mit uns’?
Darwin spiega bene questi meccanismi. Il successo riproduttivo degli organismi più adatti a un certo ambiente non è affatto casuale e quello che determina l’evoluzione delle specie è piuttosto semplice. La Natura poi non premia a caso e non indirizza l’evoluzione verso nessuna meta. L’evoluzione è necessaria ma non porta a Dio. Eppure questo Dio, che si rivela nel disegno umano tanto ambiguo, potrebbe essere d’aiuto; basterebbe pensarlo unoo che ride. Una sua risata oltre che rendere superfluo il mondo di là, migliorerebbe quello di qua.
Per ora tutto aiuta a esclamare la frase attribuita a Bunuel: ‘Grazie a Dio sono ateo’.

sabato, luglio 26, 2008

Emergenza clandestini?

Emergenza clandestini?
C’è nel mondo un paese dove sono passate tutte le civiltà; sono passate genti di ogni cultura e colore. C’è nel mondo un luogo che è divenuto unico per ricchezza d’arte, per varietà di lingue, di cibi, di paesaggi, costumi, tradizioni…
C’è nel mondo una regione da dove sono partiti uomini per ogni dove; sono uomini che hanno attraversato montagne, deserti e mari per imparare e portare qualcosa di loro. C’è nel mondo una storia che è diventata Storia di tutta l’umanità.
Sapete qual è quel paese, quel luogo e regione del mondo? E’ l’Italia.
Sapete qual è la storia che continua ad essere Storia? La nostra, la storia italiana.
Eppure per strane onde, per flussi e riflussi, l’Italia riesce a dimenticare d’essere se stessa: quello che ha fatto diventare italiani, quelli che l’hanno raggiunta. Eppure per strane relazioni con se stessi alcuni uomini, dimenticando i loro antenati e inventandosi genie stanziali, hanno creato identità perverse. Eppure non c’erano barbari che non facessero paura; non c’erano stranieri che arrivassero soli: qui trovarono qualcosa che li avrebbe cambiati. Impararono una lingua, impararono a mangiare cibi nuovi; impararono a vedere chiese, palazzi, montagne e mari come mai in nessun luogo ce ne fossero stati.
Qui si sono fermate, e continuano a fermarsi, persone che hanno unito più che geni saperi; condividendo clima, paesaggi e destini. Questa è l’Italia, la mia Italia, ed io non ho paura.

sabato, luglio 19, 2008

Rimpiangere Prodi?

Statali: 400 milioni in meno. Mi sembra che si inizi a rimpiangere il governo Prodi. Vi ricordate il martellamento dell’opposizione nei riguardi di Prodi? Se ne deve andare…il peggior governo dell’Italia. Gli italiano non sono mai stati così male. Tutti slogan che ripetuti ossessivamente diventavano credibili: gli italiani entravano nel clima preelettorale mentre il capo dell’opposizione cercava di fare acquisti di senatori per rendere immediato il voto.
Non che il governo Prodi brillasse di grandi iniziative di rinnovamento e desse segnali di fiducia per il futuro, ma lentamente seguiva un piano di risanamento dell’andamento economico, senza il quale ogni politica diventa una chimera. Il risanamento era seguito da Padoa Schioppa, che aveva avviato un ciclo virtuoso di risparmi senza creare contraccolpi nella base sociale. Un obiettivo a breve sarebbero stati i salari, ma tutto precipitò. La fine come vi ricordate fu salutata dall’opposizione in Parlamento con brindisi a base di champagne.
Ed ora? Lacrime e sangue per tutti. In verità qualche accenno era stato fatto anche da Berlusconi; ma si sa dal riccone per antonomasia non ci si aspetta certo una richiesta di sacrifici: lui ci ha levato subito l’ICI, fra poco ci toglierà il bollo auto e poi ridurrà le tasse. Che bello. Non dobbiamo diventare come lui?
Ho paura che finito il lavoro per rendere impunito lui e la casta dei politici, si richiamerà Prodi. L’Europa ci guarda sempre più preoccupata. Intanto 2 leggi fatte nei 5 anni del governo di Berlusconi sono state bocciate: condoni (pagamento IVA) e assegnazioni frequenze televisive (Rete4). Non parliamo poi di altre leggi bocciate, come l’inappellabilità in caso di assoluzione: alla fine bisogna risultare innocenti. Come dire che in Italia qualcuno sconta le pene…in verità sì, siamo noi fuori dal carcere nel vedere i troppo furbi.

giovedì, luglio 17, 2008

La Costituzione italiana come risorsa

Il recupero dello Stato etico politico voluto dalla nostra Costituzione è la prima risorsa da recuperare. Una risorsa capace di portare nuove capacità di investimento anche finanziario ad un paese, che per pagare un enorme debito pubblico accumulato negli anni da 1980 al 1994, ci fa pagare cifre enormi di interessi facendo tagliare risorse ai servizi.
Ma come può la nostra Costituzione liberare risorse finanziarie? Questo lo ha spiegato il prof. Gianni Marongiu, docente di Diritto Finanziario presso l’ateneo genovese, in un incontro promosso nei giorni scorsi dal circolo territoriale Portoria Carignano del PD e dal Movimento dei Repubblicani Europei.
Sì, per Gianni Marongiu esistono le risorse a costo zero per ripartire: ‘sono risorse recuperabili in ogni luogo dove posiamo lo sguardo, in ogni anfratto. Basta raccoglierle’. Sono risorse che deriverebbero dalla lotta all’evasione fiscale conteggiata in 330 miliardi di euro (4 volte la media europea). Sono risorse recuperabili nel perseguire la corruzione, le varie mafie, a ndranghete e corone unite che controllano il territorio e tassano loro con il pizzo, per cui chi paga quello poi non paga lo Stato. La corruzione è un capitolo dolente, ma è molto rappresentativo dell’andamento economico: chi ha meno corruzione ha proporzionalmente più sviluppo economico. La corruzione significa servizi scadenti, inefficienza amministrativa, mancanza di controlli, perdita di diritti...
Inoltre l’esclusione della tassa burocratica’, quella che ci fa fornire 8 documenti, invece di 3 come ogni stato europeo, utili per aprire una attività, con il recupero dell’assenteismo nel lavoro, che è come una evasione fiscale, dove si percepisce uno stipendio senza lavorare, libererebbe altri soldi.
Anche la certezza del diritto, la giustizia civile, per cui non bisogna attendere 10 anni per una sentenza civile, aiuterebbe a non far scappare delle risorse da parte di investitori stranieri.
Ecco, recuperando il valore etico politico della nostra Costituzione potremmo trovare anche le risorse finanziarie per investire. Un bel invito nell’anno in cui la nostra Costituzione compie 60 anni. L’etica paga sempre. Non mi pare che questo governo si stia muovendo in quella direzione.
Pubblicato da Italians sul 'Corriere della sera' online

martedì, luglio 15, 2008

Il piccolo karma in soccorso?

Ecco a chi bisognerebbe prendere le impronte digitali: ai nostri politici. Dopo l’arresto di Ottaviano Del Turco per mazzette, tangenti per 6 milioni. Purtroppo la ‘casta’ con il suo massimo rappresentante, colpiscono ancora: gli arresti sono dovuti a un teorema, i veri delinquenti sono i magistrati. Gli italiani sono contenti. Un sondaggio di un quotidiano dice che la credibilità del premier passa dal 59% di giugno al 55 di luglio: ha ancora la maggioranza assoluta. Incredibile. Ma cosa deve succedere in Italia per cambiare qualcosa? Bisogna invocare i fucili di Bossi? Andare in pellegrinaggio dalla Madonna? Ancora solo aspettare?
Sì, basta aspettare. Io credo che esista una legge del ‘piccolo karma’ per cui certi comportamenti si iniziano a pagare già in questa vita. Credo che chi vive per il potere, per il denaro e faccia il furbo, paghi. Naturalmente non saranno certo dei magistrati a ristabilire la grande legge dell’armonia, cui il karma è strumento, ma l’introduzione in quelle coscienze di semi generanti cambiamenti di vita.
Corsi e ricorsi, come le coazioni a ripetere gli errori, potrebbero essere letti come la strada per giungere al bene, passando obbligatoriamente dal male…da quel male che viviamo quotidianamente.
Intanto prendiamo le impronte digitali alle nostre ombre, alle parti sconosciute di noi stessi, pensando di controllare quel male solo nostro.

domenica, luglio 13, 2008

Aspetto...cosa devo fare?

Cosa sarà mai stata la ‘coazione a ripetere’ il voto a Berlusconi? Sarà stata la propaganda televisiva e le reiterate bugie contro Prodi? Così dopo circa 90 giorni dal voto ci ritroviamo a rivivere un film già visto: le leggi ad personam e l’economia, le istituzioni e il prestigio internazionale dell’Italia che stanno crollando precipitosamente.
Si dice che in democrazia si ha il governo che si merita; a questo proposito bisogna ricordare che non è Berlusconi il male, ma come sempre il male vince e prolifica nel comune senso del pudore (dove il pudore non esiste), in quella ‘pancia’ conformista per cui è tutto scontato, normale: il mondo è sempre andato così…cosa vogliamo fare? Vince quello.
Per questo io non mi sento di meritare, oltre che Berlusconi, Alfano, Bondi, Bossi, Rotondi, Scajola…ecc. allora cosa posso fare? Niente, devo solo protestare e aspettare. Protesto, sperando che serva a qualcosa, ma il clima è quello che è: quello che si vede in giro è poco edificante e allora aspetto. Nell’attesa vivo e cerco di vivere al meglio: l’amore e le amicizie, buone letture, bei film e teatro. Cerco una qualità della vita migliore; questa non me la dà certo il governo. Aspetto, perché ho capito che l’unica arma che abbiamo contro Berlusconi è il tempo: lui ha 72 anni e per quanto gli interventi di chirurgia estetica e di medicina siano importanti non sono certo eterni. Aspetto, perché ho compreso che i regimi in Italia non durano meno di 20 anni e questo è iniziato già da un bel po’; è iniziato nel 1984 con il decreto di Craxi che salva le televisioni di Berlusconi, che trasmettevano in regime di illegalità: il decreto è un ‘tampone’ che da ‘provvisorio’ diventa ‘transitorio’- in attesa di una legge sulle televisioni. Nel 1990 finalmente si fa la legge chiamata Mammì, che sancisce il duopolio, ricevendo la benedizione della partitocrazia. Il resto è la storia della cosiddetta seconda Repubblica.

giovedì, luglio 10, 2008

Arriva l'estate e insieme...

Raccontatami da un amico cieco:
Quest’anno appena sono andato in spiaggia mi sono messo a gonfiare il mio cannotto, ma subito ho iniziato a sentire un brusio e poi le prime frasi: ‘sporcaccione, porco, mai visto una cosa simile, ci sono dei bambini, vergogna, che schifo’…
Poi si è avvicinato un signore e mi ha detto che stavo gonfiando una bambola di gomma…
‘Porca miseria, allora mi sono trombato il cannotto per tutto l’inverno passato!?!’

martedì, luglio 08, 2008

Che strano paese è l'Italia

Che strano paese è l’Italia; mentre si accusa la ‘casta’, la classe politica, ecco che questa trionfa con Berlusconi, che la promuove invocando blocca processi ad hoc e immunità per le alte cariche dello Stato, ovvero lui medesimo. Mentre si denunciano i corrotti, gli inquisiti, i condannati ed i recidivi che siedono in Parlamento, ecco che si invocano leggi sulla sicurezza attaccando la magistratura politicizzata. Poi arriva la spazzatura e Silvio Berlusconi, che con il fratello Paolo se ne intende -è uscito dal processo sulla discarica di Cerro, in cui era accusato di corruzione, peculato, frode nelle forniture pubbliche, con un risarcimento record, mai visto prima: 50 milioni di euro- annuncia: ‘ghe pensi mi’. La gente ci crede.
Che strano paese è l’Italia, oggi si ha paura di tutto, in primo luogo degli zingari e stranieri: sembrano loro i responsabili di tutto il degrado italiano. Intanto ha successo un libro, Gomorra, di Roberto Saviano che descrive come sia stata interpretata qui in Italia la legge della concorrenza capitalista: l’illegalità alla base di ciò che appare legale. Ancora rifiuti, ancora rimozioni; vanno bene le merci, non le persone. Chi detiene il potere va riconosciuto, l’altro chi è?
Che strano paese è l’Italia, a Genova i portuali scioperano contro la magistratura… Berlusconi non ci aveva ancora pensato, ma uno sciopero contro la magistratura potrebbe venire bene anche a lui. Sciopero delle televisioni. Scene di straordinario conflitto. E se domani scioperassero anche i mafiosi? Intanto per la legge sull’immunità, Berlusconi ha messo premura al Parlamento: la legge è urgentissima poiché si rischia di vedere fare un processo per un atto di corruzione che lo vede imputato. Per un momento non interessano più le priorità dei cittadini: salari, sicurezza, economia, criminalità…ora c’è altro a cui pensare.
*Pubblicato da Italians oggi 9 luglio 2008

sabato, luglio 05, 2008

Dell'amore

Ti ho scritto tempo fa di non rifarti il seno e di non gonfiarti le labbra…di lasciar stare le rughe. Ti ho scritto nel frattempo altre lettere d’amore. Ti ho detto che ti amavo così come sei; che non ti perdevo e tu non mi avresti lasciato.
Quello era tutto, ed era solo niente per quel che sentivo. Sì, perché dell’amore non si può parlare. Dell’amore siamo analfabeti. Dell’amore ci piace sapere tanto e vorremmo conoscere tutto, ma quando lo troviamo l’unica cosa che veniamo a conoscere è la nostra fragilità, la nostra inadeguatezza. E non siamo più competenti di niente; non siamo né professori, né scienziati, ma quali studiosi, esperti o peggio santi…siamo semplicemente degli idioti, idioti naturali.
Di fronte al mistero dell'amore e della natura ogni volta ci sorprendiamo. Così l'altro è giustamente un mistero e quello che amiamo non ci appartiene. Tu non sei mia ed io non sono tuo, noi siamo insieme due piccole luci che s'illuminano a vicenda: due luci che non si possono afferrare. Se poi la mia luce riesce ad illuminare il tuo volto tu di rimando illumini il mio.
No, non esiste l'amore esclusivo. Per questo siamo sempre pronti a ripartire; sempre pronti ad amare. E' per l'amore che continuiamo la storia. E' così che tutto continua.
Scusa la mia pretesa di parlare d'amore, ma di quell'amore che c'è nella nostra vita, vive sempre se qualcuno ne parla.

mercoledì, luglio 02, 2008

Il potere

Il potere…questo benedetto potere, come si concretizza? Semplice fare e farsi chiedere raccomandazioni. Il lavoro di questi solerti uomini di potere alla fine si riduce in uno scambio di favori. Non esiste nessun senso etico del potere: quando arrivi in un dato posto si sa in anticipo che poi si deve rendere il favore. In Italia si è costituita una rete clientelare così fitta e ramificata per cui è difficile uscirne senza una rivoluzione. Destra e Sinistra, come partiti vecchi e nuovi, non ne sono immuni. Questo andazzo è a conoscenza di tutti i cittadini italiani e non servono le intercettazioni telefoniche per averne le prove.
Ora i nuovi padroni dell’Italia vogliono bloccare la magistratura nell’effettuare le intercettazioni, ma è una cosa ridicola poiché per salvare le loro vergogne aiuteranno i criminali di ogni risma.
Se intercettassero il sottoscritto, come penso qualunque altro cittadino onesto, non ascolterebbero niente di particolare: con gli amici, i veri amici, sentirebbero parlare di molte storie di vita, quella che scorre con sentimenti di solidarietà, di amore; ascolterebbero racconti di viaggi, di consigli di libri da leggere e mai di raccomandazioni…si potrebbe obiettare, ma tu chi potresti raccomandare? E a chi? Nessuno. E’ vero, io potrei solo chiederle…e questo è il bello: ho scoperto che non chiedendo sono più ricco di Saccà e Berlusconi. Soprattutto non ho incubi giudiziari.

martedì, luglio 01, 2008

I virus del linguaggio

I virus del linguaggio sono inarrestabili. L’ultimo in ordine di tempo è ‘assolutamente’. Si sente spesso dire ‘assolutamente si’, ‘assolutamente no’ e poi anche solo ‘assolutamente’, che non vuol dire nulla, ma si dice. Di questi avverbi e frasi fatte si infarcisce la nostra lingua quotidiana in modo contagioso. Notate come si dice anche, in questo modo forse per apparire forbiti, ‘quant’altro’? Qualche tempo fa c’era ‘l’attimino’, prima ancora c’era ‘a livello di…’, poco fa e ancora persiste il ‘voglio dire’.
Oggi si parla tanto, si scrive tanto, tuttavia il vocabolario è limitato, ripetitivo e domina un generale abbrutimento della lingua. Evidentemente c’è un plagio dovuto al livello culturale della televisione, per cui viviamo tra parolacce, bestemmie e improperi. Come uscirne? Ma poi perché?
Forse è bene lasciare questa lingua, diventata gergo, proliferare. La vitalità di una lingua comporta anche questo pericoloso imbarbarimento. Il ‘vaffanculo’ che si sente spesso, quasi come il ‘voglio dire’, dice di più di ogni altra cosa…e allora?
La lingua, il nostro modo di parlare, sicuramente è in relazione al nostro modo di essere e di vivere: merda, cazzo, culo, ecc. spesso sono parole improprie al comunicare, ma dicono chi siamo e cosa stiamo facendo, più di ogni altra cosa.
Ecco viviamo e stiamo male. Spero allora che nasca il momento di riscoprire la poesia, il piacere di usare parole belle, profumate, intense con il gusto di trovare quella precisa, coerente, originale. Ecco allora che staremo bene; saremo positivi e il male non ci farà paura poiché avremo molte più parole per tenerlo fuori.

domenica, giugno 29, 2008

La Chiesa oggi

Leggo su un quotidiano che…’Seguendo, a modo suo, il filo che lega spiritualità e fisicità Benedetto XVI sta compiendo una grande rivoluzione con piccoli gesti: tentare il rilancio della religione cattolica utilizzando la forza fisica e simbolica del rito, degli oggetti, dei simboli e dei paramenti...il suo rilancio, la sua ripartenza, passa dalla celebrazione della messa in latino ma anche dalla stola di lana bianca riveduta e corretta, dai cappelli a larghe tese ai mocassini dello stesso punto di rosso antico, da altri copricapi e coprispalla ai grandi crocifissi pettorali. Come quello d'oro con diamanti e zaffiri che Silvio Berlusconi ha regalato a Sua Santità nel giorno della visita in Vaticano’.
Proprio in questi giorni ho terminato di leggere, Profezia della povertà di David Maria Turoldo. Questo prete, filosofo e poeta sosteneva che lo spirito di povertà è quello che salva il mondo. I rapporto tra gli uomini dovrebbero essere improntati sullo spirito di povertà, così come la stesa economia. Una povertà da intendere soprattutto come libertà dalle cose; povertà non come miseria, ma come rifiuto della brama di possesso. L’uomo perciò sia apprezzato non per quello che possiede, ma per quello che è.
Per padre Turoldo la povertà era una profezia poiché era la cosa che poteva garantire a tutti i beni; infatti guardandoci in giro non mancano i beni, non sono le cose che difettano.
I pensieri di David Maria Turoldo centravano l’essenza della religiosità cristiana: ‘Cristo è il protagonista del dramma umano; non c’è novità nella storia umana. Cristo è lo spirito della povertà e senza povertà non c’è salvezza. Niente si avvicina di più alla libertà che la povertà. Senza lo spirito di povertà, anche il povero è uguale al ricco, poiché il povero aspira ad esserlo domani’.
Queste pregnanti parole evangeliche sono sempre attuali e continuano ad essere un messaggio rivoluzionario per il credente.
La Chiesa dovrebbe ripensare a questa condizione e diventare essa stessa povera. Con Benedetto XVI invece si va verso il suo opposto. Gli stessi paramenti sacri di Benedetto XVI sono improntati allo sfoggio di ricchezza. La veste bianca di Papa Giovanni Paolo II è stata sostituita da vesti ricamate, si è rispolverato il camauro (berretto rosso dal bordo d’ermellino) e le mitre intessute d’oro. La Chiesa Cattolica sembra abbandonare il Concilio Vaticano II per ritornare ad un tempo passato. Quale messaggio e richiamo alla fraternità cristiana può esserci negli orpelli degli abiti e dei gioielli? Si può chiamare rivoluzione questo ritorno al passato? Non ci sarà solo una affermazione del potere temporale? Quello che in fondo tutti gli uomini all’interno delle istituzioni cercano da sempre?

venerdì, giugno 27, 2008

La raccomandazione

La raccomandazione non so se è un vizio italiano, ma certo è quello che più caratterizza una mentalità, un costume. Con la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche a Saccà in verità scopriamo un mondo che già conosciamo…scopriamo che tutti hanno bisogno di una raccomandazione. Anche Berlusconi ha bisogno di raccomandarsi: di raccomandarsi che la sua raccomandata sia raccomandata, altrimenti c’è il pericolo che si raccomandi a qualcun altro, e allora sono guai per lui che perde le sue raccomandazioni. Quelle di lei.
Nessuno è immune alla raccomandazione e non occorre essere importanti per farla e riceverla. Per tutto pare servano amici, conoscenti, favori e da un Picone qualunque si può arrivare al Papa: lo stesso Papa che ieri ci ha raccomandato alla Madonna, anch'essa utile per raccomandarci a Dio...
Ecco, la raccomandazione è anche la più varia: se ti serve un posto in ospedale, a volte, basta un barelliere o un infermiere; se ti serve lo sconto dal gommista o dall'elettrauto a volte basta un conoscente del bar; se ti serve un lavoro allora...
forse non basta neppure Berlusconi, che consiglia di sposare suo figlio.
Nel sottile gioco del dare-avere la raccomandazione è la premessa, a volte, per fare accadere le cose più turpi: non necessariamente la ragnatela del favore diventa intrigo ma di sicuro poggia su condizioni morali per quello che può succedere. Senza raccomandazione non sei nessuno: non esisti.
Siamo coscienti che la raccomandazione diventa la premessa di una società in cui non ci sono più diritti ma favori discriminanti? Non voglio fare la morale, ma i nostri comportamenti diffusi sono frutto di una cultura da sudditi, di subalterni che delegano, con il potere, lo soddisfacimento dei propri bisogni.
Ora chi ha la pretesa di governarci insiste in questo perfido gioco della raccomandazione, e non trovandola spera di aggirare il tutto con le leggi ad personam. La cultura di fondo non cambia: è quella della raccomandazione per ogni cosa.

sabato, giugno 21, 2008

Appena tornato


Sono appena tornato da un bellissimo viaggio in Perù; nei giorni del mio soggiorno in quel paese si stava processando Alberto Fujimori, che è stato tre volte presidente dal 1990 al 2000. L’ex presidente è imputato per violazione dei diritti umani. La televisione del Perù trasmetteva in diretta il dibattimento processuale e mi è capitato di assistere nelle strade di diverse città a manifestazioni in suo favore. Un amico mi ha detto che malgrado le accuse, se Fujimori si ripresentasse alle elezioni sarebbe rieletto. Malgrado ciò, in Perù si è riusciti a portare a processo questo imputato.
Il processo che si sta svolgendo a Lima, rappresenta un momento importante per il cammino verso la Giustizia in Perù. Sappiamo tutti quanto è diffusa la corruzione in America latina, e questo processo segna una inversione di rotta.
Arrivato in Italia assisto alla votazione del Senato della Repubblica italiana del decreto che sospende i processi fino al 2002, dove è imputato il nostro attuale presidente del consiglio. Capisco che i ‘caudillo’ non si smentiscono mai, ma è possibile che sia avvenuta una specie di metamorfosi geo-politica, oltre che meteorologica, tra America del Sud e Italia?
Una cosa mi consola: credo che tutto prima o poi si paghi e il nostro attuale presidente del consiglio stia ritardando solo un poco l’avvento del suo destino. Spero solo che la sua inevitabile fine, non faccia più danni di quanto ci sia d’aspettarsi. La sicurezza sta nel diritto di tutti e non solo per alcune classi: le rivoluzioni insegnano.
Pubblicato da Beppe Severgnini su Italians del 20 giugno

martedì, giugno 17, 2008

Ritornato dal viaggio in Perù


Sono appena tornato dal viaggio in Perù. Una bella esperienza condivisa con mia moglie Anna.
Ho raccontato il mio viaggio in 8 puntate e sono state pubblicate dal magazine culturale di Genova www.mentelocale.it
Ecco dove trovare i link dove leggere l’esperienza del mio viaggio:
prima puntata
seconda puntata
terza puntata
quarta puntata
quinta puntata
sesta puntata
settima puntata
ottava puntata

sabato, maggio 17, 2008

Partenza Perù

Il 19 maggio partirò per un viaggio in Perù. E’ un viaggio programmato da tempo e che ora prenderà forma. Partirò con mia moglie Anna e staremo via per oltre 3 settimane. E’ un viaggio organizzato da noi, con l’ausilio della guida Lonely Planet, che rappresenta per i viaggiatori un vera e propria bibbia in sedicesimo: un cult per chi deve viaggiare.
Io e Anna ci ripromettiamo con questo viaggio di visitare con calma, e con i nostri tempi, le cose più interessanti che quel paese offre. Le cose sono tante e spero che avrò poi modo di raccontarle.
Il viaggio è in uno dei più affascinanti paesi del mondo, culla della grande cultura e civiltà incaica, per cui cercherò di conoscere la realtà attuale e complessa di quel popolo e di quella terra unica e straordinaria. L’itinerario si snoderà da Lima lungo tutta la sierra andina fino alla scoperta delle antiche civiltà del passato. Le città che visiterò sono oltre a Lima, ciudad de los reyes, Pisco, Nazca, Arequipa, Puno e Cuzco.
Cuzco considerata l’ombelico del mondo sarà anche la base per le escursioni sul Machu Picchu, le imponenti rovine di Sacsayhuaman e la Valle Sacra.
Entonces hasta luego e suerte.

Per la partenza ho qualche preoccupazione, gli amici peruviani che conosco qui, in Italia, sono stati prodighi di consigli, ma soprattutto di raccomandazioni a non farmi derubare: sembra che a Lima ed in molte parti del Perù le rapine e i furti siano una faccenda diffusissima.
A Lima bisogna vestirsi da poveracci e se presi di mira dai locali dire subito: ‘nosotros no somos gringos, nosotros somos italianos’. Non mettersi orologi, catenine, braccialetti, ornamenti vistosi, borse e zaini vanno tenuti sempre d’occhio. Per consultare le guide sedersi in un luogo sicuro e tenere i bagagli in braccio.
‘Jorge y Ana state attenti a prendere bus solo di compagnie sicure. Viaggiate di notte sui bus cama (bus con poltrone letto)…’, così mi rassicurano los amigos peruani. Se viaggiassi con compagnie che non sono la Cruz del Sur, Flores o Ormeño di giorno potrei essere rapinato. Le compagnie che non sono sicure hanno gli autisti che si fermano a raccogliere passeggeri per strada, per arrotondare lo stipendio, e questi si rivelano spesso dei banditi. Mi sembra che in Perù continui il Far West.
Ad ogni modo la mia natura di vedere le cose dal lato positivo forse mi salva. Diversamente penserei: ma chi me lo fa fare di andare in Perù?
La febbre della partenza ha il sopravvento e tutte le paure svaniscono. Così partirò con la voglia di vedere, conoscere, provare. Il viaggio è sempre una esperienza formativa e quindi entonces, hasta luego e suerte.

domenica, maggio 11, 2008

La polemica su Marco Travaglio

Oggi sono scoppiate le polemiche sulle affermazioni di Marco Travaglio in televisione nel programma ‘chetempochefa’. Le cose dette in TV sono scritte nei libri di Lirio Abbate e Peter Gomez, i complici, e nel libro di Marco Travaglio: ‘Se li conosci li eviti’ dove c’è il curriculum di Renato Schifani (diventato nel frattempo la seconda carica dello Stato italiano). Perché solo adesso è scoppiata la bagarre? Si sa che la televisione amplifica le cose, ma certo non stravolge in questo caso i fatti. Nessuno ha ancora smentito le cose dette da Travaglio. Si dice che non c’era contradditorio, che è stato un agguato mediatico, che non si attacca così il presidente del Senato…nessuno però dice che le cose dette da Travaglio sono false. La solita storia dell’informazione di regime che vige in Italia.
Ecco tratto da libro di Marco Travaglio il curriculum di Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Soprannome Fronte del Riporto.
Segni particolari Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le «cinque alte cariche dello Stato» (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani «il principe del Foro del recupero crediti», anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate. Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Assenze 321 su 1447 (22,2%) missioni 20 su 1447 (1,4%).
Frase celebre «Li abbiamo fregati!» (dopo l’approvazione della legge sul legittimo sospetto, che doveva servire per spostare i processi contro Berlusconi e Previti da Milano a Brescia, 1° agosto 2002). «In vacanza alle isole Eolie, Renato Schifani, in compagnia di alcuni amici, ha dovuto aspettare per un’ora di fila che si liberasse un tavolo in un ristorante del centro di Lipari. Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama ha pazientemente atteso il proprio turno, senza sollevare alcuna obiezione e senza pretendere un trattamento di favore» (comunicato ufficiale dell’ufficio stampa del sen. Schifani, 15 agosto 2006 ).
«Rita Borsellino sfrutta il nome del fratello per fini politici» (12 settembre 2003).
«Sono un sessantottino, ho partecipato anch’io alle occupazioni. Sto dedicando la mia vita a lui, io credo molto in Silvio Berlusconi (...) Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. È un grande stratega e un grande leader» («Libero», 29 luglio 2007 ). «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una
Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano.
Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante della unitè della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» (dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio
2008 ).

venerdì, maggio 09, 2008

Dopo i fatti di Verona

E’ possibile che a distanza di molti anni, molte morti, guerre, tragedie immani si continui a seguire idee naziste, di violenza e di morte? Se poi queste idee sono assunte da giovani, che di quel periodo storico non sanno niente, come si giustifica questa coazione a ripetere? C’è la condanna senz’altro che ha ognuno di noi nel ricapitolare la storia non solo genetica, che ha portato alla specie uomo, ma anche nei passaggi comportamentali, culturali, di costume e spirituali cui l’individuo ha cercato di superare uscendo dal branco e dall’indistinto. Purtroppo questo percorso non fa progredire in automatico: le esperienze non si tramandano, non si insegnano, ognuno deve farle sulla propria pelle.
Succede così che dei giovani, nel loro difficoltoso percorso di identificazione si blocchino alla fase del branco, si riconoscano come tifosi di una razza, di uno pseudoideale di superiorità che non esiste.
Succede così che la politica, utile a risolvere i problemi contingenti e far convivere i cittadini in pace, si divida sulla base di filosofie di fondo, per cui si passa da un traguardo di elevazione spirituale, in cui l’Uomo sappia costruire il proprio destino, o viceversa lo releghi in un oscuro limbo senza speranza: l’uomo nasce cattivo, lo rimane, e deve essere sempre bastonato…qualcuno poi più bravo degli altri ha il diritto di farlo.
Succede così di scoprire quanto il fascismo e il nazismo non siano solo movimenti politici ma stati arcaici dell’anima: il più grande freno all’evoluzione umana e alla trascendenza dello spirito.
Per questo dichiarandoci antifascisti, al di là del fascio storico, si riafferma la volontà di voler uscire dalla barbarie di avere una razza superiore, un duce condottiero come un papà mancante, e una madre castrante che ci deresponsabilizza di ogni nostra azione.
Ci fossero allora padri e madri vere, che sappiano crescere i figli nell’amore, forse una parte dell’antifascismo si sarebbe raggiunto. Il resto rimarrà comunque un percorso individuale che comporta sacrifici, introspezione, letture di libri e molta scuola di vita.

mercoledì, aprile 30, 2008

Finita un'epoca?

Forse con questo ciclo elettorale è finita davvero un’epoca. Con la vincita della destra dovremo cambiare i nostri schemi di interpretazione politica. Le categorie destra e sinistra, come fattori ideologici e di interpretazione della realtà, sono cambiate. Gli elettori si sono liberati? Ancora non si sa, certo che dovremo chiederci se votano per scelte ideali o per cercare di risolvere problemi concreti? L’impressione del momento è che abbiano fatta loro, la massima di Mao: ‘Non importa se i gatti sono bianchi o neri, l’importante è che prendano i topi’.
I topi da prendere sono davvero tanti e gli elettori ora pare che ci provino con la destra. Visto che la sinistra di ‘topi’ non ne ha presi, non ha risolto niente dei malanni che affliggono, ora ci prova con la destra.
La sinistra mentre i topi ballavano si soffermava a parlare di Dico, di diritti gay, di licenze taxi, invece che di salari, di sicurezza e immigrazione. Non che i primi fossero da scartare, ma le priorità certo non erano bene avvertite dalla classe politica di sinistra…lo erano diventate improvvisamente in campagna elettorale e solo dal PD, la sinistra cosiddetta alternativa, di classe ecc. giocava invece la carta dell’identità, come se questa valesse a risolvere qualcosa in una società che cambia ad un ritmo vertiginoso. Infatti quella sinistra è evaporata.
Così tra le urla di Beppe Grillo, la scomparsa di Bertinotti, i pianti di Rutelli e la tristezza di Veltroni, andiamo incontro ad una trasformazione epocale.
Cosa succederà? A guardare la levatura degli uomini non siamo messi bene: Calderoli, Borghezio, Giovanardi, Bossi, Tremonti ecc. li abbiamo già provati e molte cose si sono aggravate…però quelli venuti dopo purtroppo non erano migliori: Giordano, Pecoraro, Mastella, Caruso…altro giro, altro regalo.
Speriamo che l’Europa ci assista.

martedì, aprile 29, 2008

Caso Alitalia

Perché non c’è nessuno che ricorda a Berlusconi tutte le cose dette sul caso Alitalia? Questo caso è emblematico per conoscere sia la persona, sia il politico e di conseguenza il grado di ‘statista’. Eppure i giornali sempre pronti a mettere in ‘prima’, ogni tipo di dichiarazione di Berlusconi - sapendo che nella maggior parte dei casi verrà contraddetto- non menzionano mai le precedenti affermazioni del caso.
Esempio: il 21 marzo 2008, il leader del Pdl annuncia: ‘Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi. Ci sarà anche una grande banca’... ‘Penso ci sia la possibilità di concretizzare una cordata italiana in pochi giorni. Sono assolutamente fiducioso su questo e credo anche che si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito. Vista la posizione di Air France non ci resta che dare vita a un'altra offerta, che sarà sicuramente presentata da imprenditori italiani insieme alle banche’.
Una settimana dopo, il 28 marzo 2008, dice: ‘Occorre che la trattativa con Air France si chiuda, si chiuda negativamente come io immagino e spero... poi quando noi avremo responsabilità di governo, vedrà che non sarà così difficile, anzi, sarà agevole trovare una compagine di imprenditori italiani che si caricherà Alitalia e che magari con la loro managerialità potrà anche riportare i conti in ordine’.
La campagna elettorale è finita e gustato il trionfo, l’Alitalia è sempre un caso da risolvere. Air France nel frattempo si è ritirata come lui sperava…e il 23 aprile 2008, Berlusconi dichiara: ‘Air France ha detto no per il veto posto dai sindacati’...’La prima motivazione del ritiro di Air France è stato il fermo no dei sindacati sulla riduzione del personale. Per noi forse sarebbe stato meglio lasciare a questo governo la patata bollente’.
La colpa era degli altri, lui il nuovo premier non c’entrava.
Ora 28 aprile 2008, Berlusconi continua: ‘Se l'Unione Europea si mette a zignare, allora potremmo prendere una decisione, per cui Alitalia potrebbe essere acquistata dallo Stato, dalle Ferrovie dello Stato. Questa è una minaccia, non una decisione. Noi andiamo avanti con la compagine di azionisti, l'ho fatto in rispetto alla Ue, ma noi abbiamo bisogno di un'Europa che ci aiuti e non che metta difficoltà a chi governa’.
Prima governavano gli altri e queste difficoltà ovviamente non esistevano.
La pantomima su Alitalia non è ancora finita e a chissà quante battute assisteremo. Davvero illuminante. Ecco lo statista: il finto liberale diventato statalista.

sabato, aprile 26, 2008

Dov'è Padre Pio?

Perché nel 2008 abbiamo ancora bisogno di reliquie e manifestazioni come quella cui assistiamo a San Giovanni Rotondo? Come è possibile che si muovano così tante persone per osservare una immagine di silicone di Padre Pio? D’accordo, quel santo non è mai stato un esteta ed ora paradossalmente, con la maschera finta preparata dallo studio Gems di Londra, si riafferma il trash, il cattivo gusto. Abbiamo così poca spiritualità?
Per la Chiesa cattolica la fisicità ha sempre avuto un ruolo importante; anche quando si afferma la verginità della Madonna si parte dallo stato dell’imene: bisogna avere una testimonianza fisica. Le stesse stimmate (sebbene false, in quanto i chiodi non vennero conficcati nel palmo delle mani di Gesù) sono da considerare un elemento di schizofrenia fisica più che di santità. Giovanni Calvino potrebbe esserci nuovamente d’aiuto.
Indagare la fisicità, gli aspetti esteriori e materiali della religione cattolica ci porta lontano: in fondo ognuno di noi è portatore, con il possesso del proprio corpo, di qualcosa che va oltre. Sarà per questo che moriamo? Che cessa il nostro contenitore? Il nostro corpo? Noi invece continuiamo spiritualmente a vivere ed in questo caso ci potrebbe aiutare a capire la nostra evoluzione il karma, la legge di causa ed effetto. Allora chissà dove sarà ora lo spirito di Padre Pio: non certo in quella bacheca di vetro o tra i fedeli che corrono a vederlo; neppure in Paradiso. Penso che quello spirito dovrà affrontare altre vite e per questo lo immagino un quarantenne (la data di nascita è certa come la data di morte) che non sa neppure dov’è la Puglia, poiché è un cinese emigrato negli Stati Uniti che fa il ricercatore informatico…

martedì, aprile 22, 2008

25 aprile, ricordo della Resistenza

Con la Resistenza è stata portata via una generazione di giovani. Era una generazione ribelle, che dal 1943 al 1945 si oppose al fascismo. Quei ragazzi in maggioranza ventenni nati e cresciuti nel regime fascista, si rifiuteranno di continuare un massacro al servizio dei nazisti; moltissimi di quei giovani saranno fucilati dai Tribunali speciali e militari della Repubblica di Salò e prima di morire grideranno ‘Viva l’Italia’. Infatti l’Italia in quel momento era divisa: la repubblica di Salò comprendeva più o meno le stesse zone che oggi sono in mano alla Lega Nord. Così quel ‘onore della Patria’ che i repubblichini, servi dei nazisti, con i simboli di morte ben espliciti sull'uniforme, credevano di servire era in fondo una volgarità, un inganno. La RSI- la Repubblica Sociale Italiana- era uno stato creato dai nazisti per fermare l’avanzata delle forze anglo-americane. Ai tedeschi importava poco dell’Italia e avevano capito che Mussolini era un uomo finito. Quegli stessi tedeschi ‘amici’, dopo l’8 settembre massacrarono a Cefalonia ottomila increduli militari italiani. Con quell’eccidio, molti fascisti non videro tornare più a casa i loro cari. I tedeschi insieme ai fascisti avevano emanato decreti di pena di morte per tutto: per chi non si presentava ai distretti militari, per chi si nascondeva, per chi strappava i manifesti…e via di questo passo, con il risultato di far crescere i partigiani.
Leggendo le lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana, ora disponibili anche sul web,
si troverà nell’elenco degli assassinati oltre i nomi anche l’età: sono in prevalenza ragazzi di 20, 23, 18 anni; sono operai, studenti, soldati, casalinghe, sono la testimonianza di un sacrificio affrontato con la fede e l’amore che fonderà la nostra attuale libertà.
Ricordiamo sempre quel periodo. Il 25 aprile è nella sostanza la data del riscatto: il frutto agognato dei martiri della nostra libertà.

domenica, aprile 20, 2008

La ricetta della felicità

Parlare di felicità, è spesso difficile. A pensare che ci sbattiamo e soffriamo proprio nel ricercare la felicità. La felicità dovrebbe essere la condizione ideale per vivere la nostra vita e invece…soprattutto oggi non si sa più dove andare a cercarla: nell'amore, nel lavoro, nelle amicizie? Quale sarà la fonte della nostra felicità? Sentimenti ed emozioni il più delle volte negative, come la tristezza, la rabbia, la solitudine, la frustrazione ci assalgono e la felicità sembra una condizione così lontana ed irraggiungibile che non penseremmo mai di averla a portata di mano ogni giorno. Sì, la felicità la cerchiamo perché l’abbiamo già provata, la conosciamo.
Allora esiste una ricetta della felicità? A volte si pensa a formule già precostituite. Tipo: 100 grammi di comprensione, 250 grammi di pazienza, 350 grammi di dolcezza. Mescolare a lungo: aggiungere un pizzico di allegria. Cucinare a fuoco moderato per tutta la vita…troppo facile.
In altri casi troviamo consigli come: accettazione di sé, per riuscire a dare e a ricevere amore; adattamento ai cambiamenti della vita, per metabolizzare le tossine del vivere quotidiano con la realizzazione personale attraverso un’attività lavorativa gratificante, insieme ad un ridimensionamento dell’attaccamento ai beni materiali…troppo elaborato.
Dopo questa premessa poniamoci la domanda: quanta energia uso per produrre felicità? L’energia viaggia all’interno di circuiti neuronali che sono sintesi di processi fisici e mentali; dobbiamo sapere che questa energia noi siamo in grado di indirizzarla. Dobbiamo avere la consapevolezza della nostra capacità autogenerativa. Il dolore psichico è spesso una domanda senza risposta.
Abbiamo bisogno di lasciarci andare, fermarsi nella lotta con i nostri fantasmi: abbandonare il conflitto. La vita è un regalo e la nostra mente deve essere lasciata libera di decidere della sua energia. Smettere di combattere con lei. Né facile, né elaborata...troppo semplice? Si, come sempre è la felicità.
Pubblicato da Italians il 27/4/2008

giovedì, aprile 17, 2008

Ci siamo

Ci siamo, si inizia con l’abolizione dell’ICI; ma non sarebbe più giusto dire che si farà un trasferimento di questa tassa sotto un altro nome? Dove prenderanno i soldi i Comuni se si toglie l’Imposta Comunale sugli Immobili? Comunque era nel programma del PDL ed è giusto che venga attuato. La grande vittoria di Berlusconi non su discute…ma ci sarà stato per caso qualche broglio per far scomparire la Sinistra Arcobaleno? Meno male che di brogli ora non si parla più e nemmeno di fucili per cambiare la stampa delle schede. Mi auguro nel frattempo che non ci siano epurazioni, accuse alla stampa e alla televisione di essere tutta in mano alla sinistra: in caso fosse vero, avranno visto che non è servita a nulla?
Io intanto, per sopravvivere alla coppia B&B per i prossimi 5 anni, mi sto attrezzando seguendo il decalogo di Roberto Cotroneo:
Eviterò tutte le trasmissioni televisive, ad iniziare da Porta a Porta. La mia homepage d’apertura di Internet passerà dal Corriere della Sera al Financial Times. Aspetterò l’elezione di Obama e poi metterò nella mia stanza la sua immagine senza la frase ‘we can’. Farò molte passeggiate nei boschi e in riva al mare, dove la natura non è stata inventata da Berlusconi. Coltiverò un hobby, distraendomi con arte e musica classica; mi innamorerò nuovamente. Continuerò a leggere libri e ascolterò la radio di notte dove penso non piomberà uno dei B. Infine aspetterò con pazienza. La provvidenza poi farà la sua parte.

mercoledì, aprile 16, 2008

Che dire?

Che dire? Ha vinto il rappresentante peggiore della cattiva politica; quello che ha già fatto vedere in 5 anni la sua piccola statura in tutti i sensi…eppure gli italiani lo hanno rivotato. Sarà lo spirito critico che da sempre accompagna chi è di sinistra, o l’ambire a cose che non sono mai concrete, ma ogni volta si riesce a perdere l’occasione di trasformare la società in modo migliore.
Io intanto ho imparato da tempo a sostituire la parola colpa con responsabilità, per questo ritengo ognuno di noi responsabile di ciò che gli succede. Allora? Noi italiani abbiamo proprio la memoria corta. Come si fa a dimenticare i 5 anni di governo berlusconi passati?
Io ricordo che non ci sono state in Italia tante manifestazioni come in quel periodo. Si scendeva in piazza per la difesa dei diritti: quelli dell’informazione, dello statuto dei lavoratori. Si manifestava giornalmente per la pace, per la difesa delle fasce deboli. Con quel governo siamo entrati in guerra in Afghanista ed in Iraq; abbiamo avuto l’occupazione della RAI con la cacciata di Biagi e Santoro, l’attacco all’articolo 18 delle Statuto dei Lavoratori, l’attacco alla Costituzione, con una legge che la stravolgeva - e meno male che è stata bocciata da un referendum. Poi le leggi ad personam; le brutte figure all’estero; la legge sulla Giustizia e sulla Scuola, per non parlare della Bossi-Fini che ancora prosegue.
In campagna elettorale facevano finta di niente: proprio la Lega affiggeva manifesti con l’immagine di un indiano pellirossa, dicendo che il centrosinistra faceva fare la stessa fine, imputandone la colpa dell’ingresso dei clandestini ..mentre la legge Bossi – Fini è sempre in vigore.
Io sono davvero triste del risultato e non riesco a capire dove sono finiti i voti della cosiddetta Sinistra comunista e dei Verdi. Cosa è successo? Io penso che il PD ha preso i suoi voti: quelli del grande progetto dell’Ulivo, quelli della speranza di un nuovo soggetto politico che cambi la politica in Italia. Ma gli altri? Dove sono finiti? C’è stato un gioco di prestigio? Dove sono andati gli elettori comunisti, socialisti, ambientalisti? Non so rispondere. Forse l’Italia ha sempre bisogno di decenni per superare i suoi regimi: ora viviamo quello berlusconiano e non ne vedo al momento la fine. Anzi.
Che non sia il fascismo veramente la biografia degli italiani?

giovedì, aprile 10, 2008

Il PD cambia la politica

Ho letto con interesse sui quotidiani molti interventi; sono tante le persone disilluse e rassegnate ad un quadro politico che riflette bene la società: il berlusconismo è purtroppo ancora presente in molti strati sociali e riesce sempre a fare presa. E’ o non è il fascismo la biografia degli italiani? Questo lo affermava Piero Gobetti oltre 80 anni fa. C'è da pensare.
Ma ora abbiamo la democrazia e sappiamo quante persone sono morte per permetterci di votare liberamente; di scegliere dei partiti diversi. La democrazia spinge all'assunzione di responsabilità e quelli che non votano lasciano decidere gli altri anche per loro. Se non ti interessi di politica la politica si interessa a te...
La democrazia poi richiede dei numeri, delle maggioranze che sono numeri grandi: solo con quelli si può governare. Berlusconi li raccoglie. Il gruppo della sinistra arcobaleno cosa raccoglie? Se va bene l’8-9%, cosa serve? Servono anche quelli a fare opposizione, e non certo a governare.
Invece dovremmo accorgerci che andiamo volenti o nolenti verso le grandi formazioni politiche europee? Quelle che sono capaci di far stare insieme ideali diversi per un programma di governo preciso? Prodi ci ha provato, ma con la banda di bottegai cui era attorniato da Pecoraio Scanio, Mastella, Giordano e Di liberto, c'era poco da sperare. Ogni giorno si smentivano a vicenda. Cosa fare? Il PD ha fatto l'unica cosa utile e necessaria. Da quel momento la politica sta cambiando direzione. Non lo avete notato? Ne vedremo ancora delle belle. Il PD sta trasformando la politica cercando di farla uscire dal degrado cui è piombata da almeno 2 decenni.

martedì, aprile 08, 2008

Non è un paese per poveri.

Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la povertà. Mi diceva un conoscente che da una menomazione può nascere una fortuna, come quello che mostra la gamba poliomielitica ridotta ad un osso storto: ci farà uscire quei 50 euro al giorno; così, camminando e allungando la mano. Come quello inginocchiato in mezzo al marciapiede, con il cartello stampato chiaro: ‘Operato al cuore, ho bisogno di aiuto per mangiare’. Il pasto c’esce. Diversamente non sarebbe lì tutti i giorni. Tutti i giorni eccetto la domenica. Riposa.
Non è un paese per poveri.
E’ un paese per professionisti e ora lo sono anche i poveri. I poveri di professione, che sovvertono i poveri zitti: quelli chiusi in casa. Sì perché la povertà è come una malattia ti tiene in casa, anche a letto e non devi muoverti più di tanto perché c’è il rischio che aumenti l’appetito. Sempre il conoscente mi spiegava che la povertà si eredita come la ricchezza. Li vedi quei bambini tra i rifiuti? Sono i poveri di domani: stanno imparando un destino che non si cambia. Ci sono quelli che dipendono dalla tua monetina: hanno imparato a vivere d’elemosina perché non credono nel loro futuro; li hanno convinti che sono poveri per statuto. Come un mestiere.
Non è un paese per poveri.
Eppure poveri lo siamo stati tutti. Ti ricordi il nonno? Quanta fame. Quanta polenta, insaporita con una acciuga appesa, ha mangiato il bisnonno? Ma ora i poveri si vogliono così. Così è più facile passarci sopra con le ruspe. La loro mancanza di dignità, cancella anche la nostra. Ancora il conoscente mi raccontava: stiamo osservando con l’accattonaggio, uno stacco. Troppi ricchi e troppi poveri. Il guaio che a maggioranza si è scelto di essere ricchi…anche se non è vero, che lo si è.
Per questo motivo il nostro non è un paese per poveri.
Si vorrebbe tutto più dignitoso, anche la ricchezza. Una notizia sul quotidiano informa che non avevano i soldi, ma si vergognavano a dirlo. Il mio conoscente conferma. Una signora, privata del botulino per le rughe, confessa: ‘Preferisco farmi il Botox che uscire fuori a cena, ma la situazione è davvero brutta’. Dopo anni di crescita costante, il mercato della chirurgia estetica sta attraversando un momento di crisi. Uno dei principali produttori di protesi per il seno ha riportato un calo nelle operazioni avvenute alla fine dell’anno scorso.
Non è davvero un paese per poveri. Nemmeno per brutti, sporchi e cattivi.

domenica, aprile 06, 2008

Imbracciare i fucili...

Bossi se la prende con le schede elettorali e torna a parlare di rivoluzione armata. ‘Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili’, ha dichiarato il leader della Lega, oggi in un comizio a Verbania. Non dice Bossi che le schede elettorali sono conseguenza di una precedente porcata fatta dal suo Calderoli. Eppoi prendersela sempre con la categoria astratta dei ‘romani’…lui che a Roma è stato ministro e ci mangia pure.
Che squallore inoltre sentire che: ‘potremmo anche imbracciare i fucili’. Contro chi? Non lo dice; forse contro se stesso. Certe frasi dovrebbero essere bandite, poiché la stagione in cui degli sciagurati hanno preso a sparare ed a uccidere, gli italiani la conoscono bene: era la stagione delle bombe fasciste e delle Brigate Rosse.
Certamente che quest’uomo, con i suoi accoliti, rappresentano la frangia più caciarona e impresentabile della politica italiana. Ho detto italiana? Scusatemi, volevo dire di quell’invenzione chiamata Padania; di quella razza che la bastardità non è riuscita a migliorare.

venerdì, aprile 04, 2008

Abbiamo bisogno di nuova politica

Mi ero disamorato della politica fino a quando, con la nascita del Partito Democratico, ho visto arrivare delle facce nuove e molti giovani che con il loro entusiasmo mi hanno fatto riprendere la voglia di partecipare. Vedendo arrivare alcuni giovani, nel circolo territoriale appena costituito, mi ha fatto felice; sentendo poi la ragazza più giovane, spiegare i motivi per cui ha pensato di impegnarsi, mi sono commosso.
L’entusiasmo di questi ragazzi, che si sono messi a fare politica in questi ultimi mesi, è stata per me davvero contagioso: mi hanno fatto riscoprire la militanza, quell’impegno che sorretto dagli ideali fa incontrare le persone e discutere la maniera per risolvere i problemi che assillano una pacifica convivenza.
Così oggi mi ritrovo a piegare depliant con il programma elettorale, ad imbustare lettere con inviti al voto ed a volantinare, per le strade del mio quartiere; mi ritrovo a scrivere comunicati, organizzare incontri e allestire presidi nelle piazze.
Abbiamo bisogno in questo periodo di sbandamento di nuova partecipazione, di riprendere in mano l’iniziativa di una politica, che sappia progettare il futuro senza demagogia e ideologismi del passato. Per questo dovrebbero essere i giovani in primo luogo a spronare i vecchi; dovrebbero essere loro a farsi avanti e sconfiggere quella vecchia nomenklatura, che osserviamo sugli schermi televisivi da ormai troppo tempo.
Io che sentivo di avere ‘già dato’, oggi ho compreso che la mia piccola esperienza può essere di aiuto a questi neofiti della politica. L’alternativa alla politica e alla partecipazione democratica è il caos, la guerra e la dittatura: si affida tutto ad una persona sola.
Non dimentichiamo che se non ci interessiamo della politica, la politica però si interessa a noi: ci usa e costruisce le gabbie come la attuale legge elettorale, voluta da una parte sola; quei partiti che l’hanno concepita era evidente che non ascoltavano i cittadini. Neppure i loro elettori.

mercoledì, aprile 02, 2008

La parte abitata della Rete...continua

La Rete è abitata da moltissime persone; ogni giorno aumentano ed in questo grande spazio in espansione ognuno ritrova un pezzetto di sé. Frequentando la Rete dopo i primi passi, dove si va a naso e con l’idea dell’avventura, ho scoperto di fare sempre gli stessi itinerari: l’abitudine prende il sopravvento. Così i blog, i magazine, i portali e i giornali online, che visito quotidianamente, risultano essere sempre i soliti; allora ci sarebbe bisogno di qualcuno che spinga a lasciare gli ormeggi e guidi verso nuove navigazioni, verso nuovi approdi.
Circa un anno fa era uscito un libro dal titolo ‘La parte abitata della Rete’ di Sergio Maistrello, che raccontava bene cosa si incontra nella navigazione di Internet, come nascono i blog, i wiki, il podcasting e i social network…insomma tutto quanto vive su Internet e fa vivere noi, attraverso gli strumenti più avanzati della tecnologia informatica.
Il libro invitava a guardare il panorama con occhi nuovi per riprendere il viaggio: continuare a usare questa tecnologia in modo sempre più consapevole.
La Rete crea, nella relazione, una ricerca di senso in modo nuovo. Lo strumento mediatico più rivoluzionario si auspica che in breve tempo abbandoni il linguaggio tecnologico per lasciare il posto alla conversazione più personale…parliamo sempre di noi e allora cosa di più arricchente per cambiare, scambiando informazioni?
Con Internet misuriamo anche l’apertura verso gli altri. Con i nuovi strumenti a disposizione, ci trasformiamo anche in autori di contenuti: otteniamo uno scambio continuo di opinioni, visioni del mondo, contaminazioni che se riusciamo a coglierle aiutano a comprendere meglio dove e come viviamo.
La Rete è abitata soprattutto da giovani, da curiosi, da persone che scoprono che gli viene chiesto di creare e condividere cose, emozioni, fatti, servizi e piaceri…l’altro ieri ho scoperto, per sua stessa ammissione, che Berlusconi non frequenta la Rete: ha detto che è vecchio e non conosce la tecnologia di Internet. ‘Forse- ha proseguito- non sarei adatto per questo a modernizzare l’Italia’. Nel gran numero di parole ogni tanto esce un pizzico di verità.

lunedì, marzo 31, 2008

Segnalazione per la chiarezza

Voglio segnalare il linkdi quattro gatti -fadi, marco, paolo, salvatore- che spiegano in modo chiaro alcuni dati economici, utili ad orientare un voto consapevole.
I risultati dell'economia sono spesso un elemento importante per valutare i risultati di una azione di governo. Con le informazioni contenute in questo sito web, abbiamo la maniera di 'istruirci'. Grazie ai quattro gatti che speriamo diventino milioni.